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L’ULTIMA NOTTE DI X di Antonio Ciravolo (Splen edizioni)

di Alessandro Russo

 

Sia ben chiara una cosa: ‘L’ultima notte di X’ di Antonio Ciravolo (Splen ed, pg163, €14), romanzo di prim’ordine imbevuto di religiosità e stregoneria, non risparmia nessuno. Questo libro è un’articolata equazione letteraria da risolvere in un lento e buio intervallo temporale. Di più: il racconto d’una misteriosa e cupa tortura, la narrazione d’un supplizio ricolmo di truculenti incantesimi. Suddivisa in due tappe dello stesso giro infernale, la costruzione del testo è teatro puro: un angosciante conto alla rovescia tra rapide battute, accattivanti melodie e silenzi d’impercettibile lentezza. Se esiste X– questo il teorema di Ciravolo- ci dovrà essere anche Y ed entrambi indugiano immersi tra finte convenzioni e falsi perbenismi. Il problema matematico di quest’intrigante testo è la ricerca della soluzione, cioè la giustizia terrena. Con una scrittura fredda e lucida, l’autore ci sussurra che laddove c’è un reato, parimenti deve starci un giudizio inappellabile ben prima di quello capitale. “Dietro ogni domanda –va ripetendo– si annida un dubbio” e allora rompe le barriere, architetta una successione frenetica di avvenimenti e sperimenta nuove strategie narrative. Non contento, punta il dito verso i lettori e li interroga uno per uno.

La sua scrittura è minimalista ma penetrante, i dialoghi scelti sono minuziosi e serrati. In modo siffatto e in virtù dell’esattezza fantasiosa in dote agli scrittori illuminati, condisce un noir che si srotola tra pena di morte e pena di vita.  Avviene tutto in una notte: si apre il sipario e fanno capolino due tipi pressoché della stessa età. Uno indossa una tuta bianca, l’altro una divisa nera: i due sprofondano l’uno nella psiche dell’altro. L’uomo in bianco si guarda allo specchio, rivede il suo babbo che gli insegna ad abbottonarsi la camicia e ritrova la sua sposa e signora. Quello vestito di nero lo scruta attento e si chiede quanto strazio possa sopportare l’anima d’ogni essere umano. Il confronto, dapprima analitico-meditativo, diventa vivace e frenetico. “È attraverso il dolore – sono concordi ora i due uomini – che si riconosce il senso della vita. Epperò il dolore del tradimento non può essere seppellito in alcun modo.” Dolce, candida e odorosa di camelie, oppure esuberante e dalle sembianze d’una Femme Fatale, la donna è la vera protagonista d’ogni pagina de ‘L’ultima notte di X’. Intanto, sospeso a mezz’aria, chi legge riceve una serie ininterrotta di colpi sotto la cintura.

Laborioso e prolifico medico-scrittore catanese, Antonio Ciravolo da più di dieci anni gode della mia stima incondizionata.  «Secondo te –gli domando- che cos’è la medicina letteraria?»

«Utilizzare una visione anatomica del mondo. Curare le proprie creature, coccolarne le storie. Seguirle, annusarle, inventarne la forma, le bellezze, fino a tirarne fuori le nevrosi, farle proprie e subirne il transfert. Quando si sta lì, in mezzo a quei mondi che ti è capitato di immaginare, non puoi fare a meno di consolare le brutture delle sofferenze di cui sei portavoce e cinico responsabile. In fondo è letteratura: la terapia per i mali di cui non possiamo fare a meno di ammalarci.»

«Dove è diretto –lo incalzo- Antonio Ciravolo ?»

«Io vado per esplorazioni. Credo nello scrivere, questa passione emuntoria e poetica. Viva come un’appendice carnosa e pulsante della vita. Compio un passo in avanti o di lato, un salto magari. Mai fermo, un’avventura depurante, sinuosa come una danza che ha in sé mille melodie. E  a quel punto il dove diviene secondario se si viaggia immersi in questo sortilegio. Truffaut diceva che l’avvenire è dei curiosi di professione. Mi basta essere un curioso per ambizione, il resto verrà da sé. Noi siciliani  viviamo da tempo una lunghissima ultima notte, affezionati a piccole luci scambiate per soli. Questa terra ha bisogno che tutti partoriscano il coraggio e la bellezza che merita »

«Cosa sono gli incontri post-lettura che ti vedono spesso protagonista?»

«Sono dei piacevoli momenti in cui incontro i lettori che hanno terminato di leggere uno dei miei romanzi. Ci sediamo in cerchio e iniziamo a percorrere a ritroso le sensazioni (belle o brutte non importa) che quelle storie hanno saputo concedere. È un esercizio di sguardi, di gesti, un vociare in microesplosioni da cui pian piano mi defilo, all’improvviso, per ascoltare altre formule legate alle storie che io stesso ho scritto. È pura empatia.»

https://letteratitudinenews.wordpress.com/2016/06/22/lultima-notte-di-x-di-antonio-ciravolo/

 

 

 

 

 

 

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