LA PRIMA VOLTA IN SERIE A CINQUANT’ANNI FA

Pressappoco in questo stesso periodo, la squadra rossazzurra ebbe a conquistare la sua prima promozione nella massima serie.

Fu un avvenimento che coinvolse tutta la citta gia proiettata in quel ventennio d'oro

italico passato alla storia come boom economico.

La formazione-tipo di quella squadra (vado a memoria) era: Seveso- Baccarini-Bravetti; Bearzot-Santarnaria-Fusco; Cattaneo-Manenti-MicheIoni (Ghiandi)-Marin-Bassetti. Presidente Giuseppe Rizzo, allenatore Piero Andreoli.

In questo "pezzo", nato "per ordine" di Daniele Lo Porto, mi limito a ricordare alcune ore particolari che io passai, cinquanta anni fa, alla stazione Termini di Roma. Il Catania ha appena pareggiato 0-0 a Como conquistando così il punto necessario che vale la promozione in sede A. Ad attendere i giocatori che in treno ritornano in sede ci sono alcuni tifosi, qua e là, con bandiere e striscioni...

Da Vercelli, dove ero stato una ventina di giorni ospite di mia sorella e di mio cognato, raggiunsi Genova col "bus diretto" e salii sul treno per Roma dove avrei dovuto attendere la coincidenza per Catania. Giunsi alla stazione Termini alle sei di mattina e notai subito un centinaio di uomini bivaccati chi a terra chi sulle panche, tutti aventi accanto bandiere avvolte attorno alle aste. Pensai: un gruppo folkloristico di sbandieratori. Un signore, con una sciarpa colorata al collo, mi chiese "del fuoco" per una cicca che teneva in bocca; mi guardò attentamente e fece: "Siciliano, vero?". "Si, di Catania" risposi. "Carusi - gridò - ancora unu dei nostri c'è". Quel centinaio di persone che prima parevano pupi sfasciati, all'improvviso presero vita, spiegarono le loro bandiere in un'orgia sfrenata di rosso e di azzurro, e, saltando freneticamente, cominciarono a ritmare tutti in coro: "Ca-ta-nia, Ca-ta-nia. . . ". Quindi, con la stessa celerità con la quale erano balzati in piedi, ripresero le loro posizioni di prima. Cosciente che era stato diretto alla mia umile persona tanto entusiasmo, chiesi lumi al mio gentile conterraneo. "Come perché? Fra un'ora agghicono i nostri jucatureddi ... Ma lei è scognito, non lo sapi ca semu in serie A?". Manco aveva finito di pronunciare "serie A' che di nuovo i pupi sfasciati si proiettarono in piedi sventolando bandiere, gagliardetti, sciarpe, fazzolettini da taschino, cambiando questa volta il concetto del coro: "Serie A, Serie A", indi, coerentemente, tornarono ad assopirsi ai loro posti. "Venga, caro giovane amico, nuatrì semu tutti marca liotro e figghi di sant'Aituzza; travagghiamu a Roma ma u nostru cori restau a Catania... e sta vittoria ppi nuatri è na cosa ca non si pò spiegare! E quannu arrivunu i jucaturi i vulemu abbrazzari a unu a unu ppi dirici ca na cuntintizza di stu generi mai l'avernu pruvatu, mai! Viva Catania, Viva Bellini".

Alla parola "Bellini" una nota operistica colpì le orecchie dei pupi in dormiveglia che, forse memori de "Suona la tromba intrepido", guizzarono in piedi come spinti da una molla e cominciarono a strombazzare in un concerto che avrebbe ucciso per asfissia il "Cigno".

Gli astanti guardavano sbigottiti ma anche divertiti questa irrefrenabíle massa umana saltellante e caotica, mentre due signore, sedute in disparte, commentavano fra loro spiacevoli sentenze: "Ecco, cara mia, adesso arriva la diligenza e gli indiani l'assaltano... !". La diligenza, cioè il treno Milano-Siracusa, arrivò alle sette e dieci. Il gruppo dei tifosi catanesi, nel frattempo, s'era infoltito. Dire che successe una baraonda infernale è poco, anzi è niente. I tifosi, sempre più esaltati, si catapultarono negli scompartimenti ruggendo come leoni affamati per azzannare i poveri gladiatori pallonari; furono versati sulle loro teste fiumi di champagne e champagnette, e ad essi fu profetizzato che mai sarebbero morti, mai, etemi sarebbero rimasti, e che comunque se a qualcuno fosse capitata tale disgrazia, dritto in paradiso sarebbe andato, accanto alla patrunedda di Catania, a san Petru e Paulu e a ddu santu cristianu ca fu Dusmet".

"Selvaggi sono, selvaggi", intanto proclamavano le due signore ancora in disparte e impaurite, "selvaggi, selvaggi'. Mi avvicinai a loro e col mio abituale tatto chiesi quale fosse l'illustre città che le vide nascere. "Voghera, cittadina civile che non partorirà mai figli così selvaggi!". Le guardai amorevolmente e proferii educatamente: "Andate a fare in c... voi due e tutta Voghera!" ed entrai rozzamente nella mischia gridando a squarciagola "Viva Catania, forza Liotru ... !".

A mia imperituna ignominia, non continuai il viaggio di ritorno su quel treno bardato tutto in rossazzurro; una gonnella made in London mi fece cambiare tragitto. Mi raccontarono poi che, nelle stazioni di fermata, il treno della gloria etnea fu preso d'assalto e osannato, e che a Giarre e ad Acireale fu costretto per tre ore intere a fermarsi sotto la pressione di masse gigantesche di tifosi esaltati e felici. E che in piazza della stazione di Catania una marea di cittadini, tifosi e non, mai finì di lanciare enormi, roboanti, sterminate grida di giubilo tal che il cielo tremò e gli uccelli scapparono e in quel posto mai più ebbero a tornare. In tale baccanale di gioia solo una voce fu di dissenso: quella di mio padre. "Che vergogna, manco quando arrivò Garibaldi tutta questa gente... Viva il Re!".

(Aldo Motta – Giorn. Prov. di Catania, aprile 2004)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IMMAGINI DELLA DISASTROSA SERIE A 1983-84

 

 

La storia del calcio Catanese comincia nel 1908, anno per altri versi infausto e triste in quanto il terremoto aveva spazzato via le città di Messina e Reggio Calabria.E’ il 19 giugno quando il Corriere di Catania annuncia la nascita, in riva allo stretto, di una società sportiva pro educazione fisica per le province di Catania e Messina, che grazie alla generosità dell’Amministrazione Comunale catanese dell’epoca, avrà uno stadio in Piazza d’Armi o Piazza Esposizione, (l’attuale Piazza Verga).La Società è la "Pro Patria", guidata dal presidente comm. Francesco Sturso D’Aldobrando, che promuove molte attività e molti sport: oltre il calcio anche la ginnastica, la scherma, l’alpinismo, l’aeronautica, l’automobilismo, ecc.La prima partita ufficiale della squadra di football "Pro Patria" si svolge a Catania il 30 giugno 1909, in onore dei congressisti della Lega Nazionale e dei componenti della flotta del Mediterraneo, contro la squadra della Corazzata "Regina Margherita" che si trovava a passare dal porto di Catania. L’incontro terminò con il risultato di parità ,una rete per parte. La formazione schierata era la seguente:Vassallo: Gismondo Bianchi; Messina Slaiter Caccamo; Gregorio Binning Cocuzza Ventimiglia Pappalardo (Spedini), nomi che a quei tempi rappresentarono il pionierismo del calcio catanese. Da quella partita in poi, ogni qual volta una nave arrivava a Catania i ragazzi della Società si precipitavano a organizzare un incontro. Al seguito della squadra c’era anche un fotografo animato da una tenacia incredibile, tale da fargli trascinare dalla città fino a Fontanarossa quella pesante macchina fotografica, con relativo cavalletto, per immortalare gli atleti nelle loro fasi di gioco. Tra i calciatori di questa prima fase di pionierismo ricordiamo il Generale Spedini, ala sinistra molto veloce, e il portiere Roberto Nicotra (entrambi saranno travolti dal ciclone della 1ª Guerra Mondiale e ricordati come eroi), il dott. Cocuzza, valido centravanti, e il dott. Pappalardo, che partecipò alla Coppa Lipton, una manifestazione che a quel tempo rivestiva una certa importanza. Il 23 luglio si svolse un altro incontro al giardino Bellini con i componenti di una nave inglese che si trovava alla fonda nel porto di Catania, il "Broyser". I catanesi in quell’occasione subirono una sonora sconfitta per sette a zero.A questo punto il calcio si comincia a modificare: iniziano i campionati, nasce e si affianca alla "Pro Patria", lo "Sport Club Trinacria", con l’intenzione di forgiare nuovi atleti. Fu cosi che la "Pro Patria" si trasformò in "Associazione Sportiva Catanese" e accolse parecchi giovani alla ricerca di un sano svago.L’Amministrazione Comunale nel mentre provvide a costruire in piazza Esposizione un campo di calcio con due tribune, con una capienza di cinquemila posti.Il calcio a Catania aveva superato la fase pionieristica e soprattutto la 1ª Guerra Mondiale, quindi cominciò ad avere una sua collocazione in campo nazionale.Nel 1929 si costituisce a Catania la Società "SS. Catania" per merito del Console Santi Quasimodo e del suo segretario Ercole Pappalardo.Nel 1931/32 il Catania viene ammesso alla 1ª Divisione (l’attuale C1). Anche a quel tempo c’era nella squadra un pizzico di esterofilia: gioca il turco Mustafà, un libico di sangue misto che giocava scalzo nelle partite d’allenamento e soprattutto deliziava il pubblico con giocate di prima qualità. La squadra alla fine del campionato fu sesta, ma quello che bruciava a quel tempo come oggi, fu la sconfitta con i cugini del Siracusa per due a zero.A questo punto dobbiamo fermarci per parlare di un personaggio che diede tantissimo al calcio catanese:Nicolò Nicolosi, nato a Lercara Freddi, affettuosamente chiamato col nomignolo di "Cocò". Il suo ruolo era quello di centravanti e chi lo ha visto giocare ha parlato di lui come di un grande atleta con il senso innato del goal: difatti nel periodo che va dal ‘32 al ‘38 impressionò per la sua costanza e la regolarità con cui segnava; ma soprattutto era un uomo generoso che riempiva lo spogliatoio con la sua umanità. Era arrivato a Catania proveniente dalla Lazio; nell’Atalanta si era messo in luce a suon di goal conquistando per questo una convocazione nella Nazionale Universitaria. Alla fine della sua carriera fu allenatore: le sue tappe furono Ragusa, Enna, Pisa, Salerno, Modica, Acireale, Gela e Palermo.Nell’anno 32/33 il Catania è quinto sempre in 1ª Divisione, alternando prestazioni ottime a partite senza nerbo atletico. Nel 1933/34 finalmente arriva la tanto sospirata promozione in serie B che tutti attendevano. Alla presidenza della squadra arriva un esponente della nobiltà locale: il Duca Vespasiano Trigona di Misterbianco, coadiuvato da un importante Consiglio d’Amministrazione che subito opera diversi acquisti di calciatori, tra cui Amedeo Biavati, che sarà un grande giocatore della Nazionale Italiana di Pozzo, e l’allenatore ungherese Geza Kertsz.Si vede subito la stoffa della squadra che conduce un campionato strepitoso, tanto che a tre giornate dalla fine si troverà a lottare con il glorioso Genova per la promozione in Serie A. 

Nello scontro diretto, alla fine del primo tempo il risultato arride ai rossoazzurri per due a zero, con reti del bomber Nicolosi. Ma negli spogliatoi avvenne qualcosa d’imprevisto: ai giocatori fu dato l’ordine di non spingere troppo per ottenere la vittoria. Dopo si seppe che la società aveva un deficit di parecchi milioni e se la squadra fosse andata in Serie A le casse sarebbero rimaste completamente vuote. Il Genova pareggio l’incontro in maniera incredibile e andò in Serie A. La formazione del Catania in quell’occasione era la seguente:Sernagiotto: Bedendo Ferraro: Migliavacca Degni Micossi: Biavati Bodini Pignatelli Casanova Nicolosi.Nel 1936/37 nonostante la società disponesse di una rosa molto valida, si trovò penultima in compagnia di Messina, Vercelli e Venezia, che furono facilmente battute dal Catania nello spareggio per non retrocedere. Ma a Messina, nella partita di ritorno, la società schierò i ragazzi, che alla fine del 1° tempo vincevano per due a uno. Negli spogliatoi Nicolosi fu avvicinato da dirigenti catanesi e messinesi i quali fecero presente che le società erano d’accordo per vincere ciascuna tutte le partite in casa e perdere quelle in trasferta, in modo da costringere la Lega ad annullare lo spareggio e mantenere tutte le squadre in Serie B. Il Catania perse l’incontro e la Federazione con somma beffa per tutti, impose alle quattro Società la ripetizione degli incontri con il sistema degli scontri diretti. Il Catania aveva che già mandato i propri giocatori in vacanza, perse tutte e quattro le partite.Ci vollero due stagioni prima che la Società si riprendesse.Alla fine del campionato 38/39, i rossazzurri dopo essersi classificati settimi nel girone h della Serie C, vincevano il torneo e rientravano in serie B.Dal 1939 al al 1945, data la situazione precaria del Nord Italia a causa della 2ª Guerra Mondiale e il conseguente blocco dei campionati, la squadra disputa dei campionati in serie C.Dal libro dei ricordi leggiamo che nel gennaio del 1942 si disputò un derbies con il Palermo. Il Catania vinse per 4 a 1 e schierava questa formazione: Costanzo; Stivanello Nebbia; Tesi Nelli De Luca;Colombo Mattoni Koennig Miglioli Schillani.La guerra con il suo carico di bombe aveva stravolto anche i ritmi della gente e la vita di tutti i giorni; quando si cominciò a intravedere la fine di essa la gente prese coraggio e anche in Sicilia si cominciarono a porre le prime basi per quello che sarà il prosieguo del calcio a Catania.Nel 46/47 nasce il glorioso Club "Calcio Catania".Nell’anno 1946-47 nasce il glorioso Club Calcio Catania, la cui sede sociale a quell’epoca era in Via Terranova.La squadra di quell’anno era abbastanza modesta e difatti non andò oltre il 6° posto in Serie C. L’anno successivo si giocò un campionato di C allargato, con 18 gironi di qualificazione (una vincente per ogni girone), per creare un campionato a basi più ristrette nella la stagione 48-49. Il Catania vinse il suo raggruppamento, dopo un epico duello con la Reggina battuta al Cibali per due a zero nella terzultima partita. Il Catania cosi fu ammesso alla nuova serie C, divisa in quattro gironi.Arriva in città il tecnico Banas e la  squadra, che tra le sue fila annovera giocatori di un certo valore come il portiere Goffi, Messora, Ardesi, e Prevosti, vince di nuovo il suo girone, battendo ancora una volta la Reggina, con il sostegno di una miriade di tifosi al suo seguito. Ma il grande rivale del Catania quell’anno è l’Avellino, staccato di un punto alla fine del campionato. Purtroppo il destino è in agguato e il punto che il Catania aveva sull’Avellino viene tolto dalla Lega per il tesseramento irregolare di un giocatore, per cui la Serie B dovrà essere decisa da uno spareggio all’Arena di Milano con l’Avellino.L’attesa a Catania era enorme tanto che furono piazzati in ogni angolo della città altoparlanti collegati con lo stadio milanese. Si disputò l’incontro e alla fine l’Avellino vinse per uno a zero con una rete di Fabbri .Il presidente catanese dell’epoca, Fazio se ne usci con questo proclama: "Abbiamo perduto sul campo,ma vinceremo a tavolino, Viva S.Agata". In effetti la Patrona della città fece il miracolo.L’Avellino fu retrocesso e venne promosso il Catania. Era successa una storia di corruzione: un certo Staffieri giocatore avellinese in disaccordo con la società, aveva denunciato i dirigenti campani di una serie di illeciti commessi. Il problema era reperire le prove e a questo ci pensò il Catania. Staffieri fu invitato a Catania e condotto nella birreria Lorenti. Nicolosi e Lorenti raccolsero la deposizione di Staffieri, mentre dietro una tenda ascoltavano la deposizione, il Maresciallo Maccarrone dei Carabinieri e il Commissario di P.S. Musumeci. Fu quella la prima volta in cui la Lega tenne conto di una inchiesta giudiziaria, non effettuata da funzionari della stessa Lega Calcio. L’Avellino fu retrocesso all’ultimo posto e il Catania promosso in Serie B.Il rientro in B fu modesto, la squadra non era stata adeguatamente rinforzata ma si salvò. Fu chiamato un commissario che doveva dare una certa impronta alla Società. Il suo nome era Arturo Michisanti, personaggio con una buona rendita finanziaria e parecchie idee bellicose, grazie alle quali nel 1951/1952 il Catania si piazzò al 4° posto e l’anno successivo 1952/1953 puntò decisamente alla Serie A con una squadra che divenne molto popolare, allenata da Giulio Cappelli, che allineava tra le sue fila Soldan, Bearzot, Bravetti Brondi, Randon, Fusco, Santamaria e Avanzolini. La squadra si piazzò terza, ma disputò lo spareggio per la promozione in Serie A con il Legnano.

I rossazzurri avevano concluso a due punti dal Legnano ma la Lega Calcio aveva ribaltato il risultato dell’incontro che il Catania aveva perduto a Padova. Durante l’incontro il guardalinee era stato colpito in testa da una bottiglietta lanciata dal pubblico, ma l’arbitro aveva considerato l’incontro regolare. In seguito a varie polemiche fu data ragione al Catania per cui si arrivò allo spareggio.L’incontro si giocò a Firenze in piena estate. Il Catania era allenatissimo, il Legnano dovette richiamare i suoi giocatori che erano andati in ferie. Ma fu uno choc generale per le migliaia di catanesi che seguirono l’incontro con l’orecchio incollato alla radio (che trasmetteva la radiocronaca del 2° tempo) quando Nicolò Carosio diede la notizia che il Legnano aveva battuto il Catania per quattro a uno. Sui catanesi cadde lo scoramento; svanirono cosi i sogni di Serie A.Ma solo per poco, l’anno dopo il Catania doveva finalmente centrare l’obiettivo.Dopo la sconfitta con il Legnano, il Presidente Michisanti voleva svendere la squadra, ma la società venne rilevata dal dottor Giuseppe Rizzo, giovane rampante pieno di entusiasmo con una cordata di finanziatori, che ottenne la società da Michisanti dopo non poche vicissitudini, e con l’arbitrato dell’allora presidente della Lega Barassi.Rizzo era presidente Nazionale dell’Azione Cattolica, non amava fare proclami, però fece molti fatti. Il suo Catania aveva in cassa a quel tempo 23.000 lire a fronte di duecento milioni di debiti. Ma non si perse d’animo, anche perché in alto poteva contare su amicizie politiche molto in vista: uno di questi era il Presidente Scelba.Ingaggiò un ottimo allenatore, Piero Andreoli e condusse una buona campagna acquisti, ingaggiando calciatori come Manenti, Marin, Bassetti, Pirola, Biancardi e Seveso.Al termine del girone d’andata il Catania era in testa con ventisei punti seguito da ProPatria, Verona ,Como, Cagliari, Lanerossi Vicenza.Nel girone di ritornò prosegui la sua cavalcata in maniera eccezionale e venne promosso in Serie A con una giornata d’anticipo.Al rientro a Catania ci furono accoglienze trionfali. A Giarre i giocatori vennero prelevati dal treno e fatti salire su dei carri con cui dovevano raggiungere Catania annunciati da una banda che intonava varie marce. Intanto a Catania nei caffè più in voga come Caviezel, il Caffè dello Sport, non si parlava d’altro: Il Presidente Rizzo, con quel Catania costato in tutto 100 milioni, di cui 70 concessi come prestito dal Banco di Sicilia sulla garanzia concessa del contributo Comunale, aveva fatto il miracolo.La carovana partita da Giarre impiegò sei ore per raggiungere Catania, per gli entusiastici festeggiamenti lungo tutto il percorso, le ripetute esplosioni di mortaretti e un incredibile affollamento di tifosi che sbandieravano i vessilli della squadra. Entrati a Catania, come scrivono i cronisti dell’epoca, la banda intonò la marcia dell’Aida. Alle 21,10 finalmente i giocatori raggiunsero il Municipio: il Sindaco, Dottor La Ferlita, fece la solenne promessa che la Società sarebbe stata assistita in ogni circostanza dall’Amministrazione Comunale. Inoltre, da profano del calcio, disse: "E adesso vogliamo lo scudetto". La formazione che aveva conquistato la Serie A era la seguente:Seveso, Baccarini, Bravetti; Bearzot, Fusco, Santamaria; Cattaneo, Manenti, Micheloni, Marin, Bassetti; allenatore Piero Andreoli.Dopo aver onorevolmente partecipato per la prima volta al Campionato di Serie A chiudendo al 12° posto –ricordiamo quale regista della squadra Karl Hansen (33 anni)- ecco che ci fu la grande delusione: scoppia lo scandalo Scaramella, che coinvolse l’arbitro romano Scaramella, un pubblicista catanese e il vice presidente del Catania. I contorni dello scandalo non furono molto chiari. Purtroppo la Lega Calcio appurò che il Catania aveva corrotto l’arbitro e quindi lo spedì in B insieme all’Udinese, colpevole di illecito sportivo. Un disastro.La marcia dell’Aida e i festeggiamenti sembravano cose avvenute un secolo prima. Ma si posero le basi per quella che fu considerata l’era d’oro di Ignazio Marcoccio e dell’Avvocato Silvestro Stazzone.Anno1955/56 L’Allenatore Piero Andreoli dopo la retrocessione del Catania in B per illecito sportivo, rimase a Catania. Ma dopo pochi mesi fu esonerato e rientrò a Verona sua città natale; gli subentrò Matteo Poggi, genovese. Andreoli sarebbe dopo ritornato a Catania per allenare l’altra squadra in C dei fratelli Massimino, la Massiminiana, chiamato a sostituire Renzo Vellutini.  Nel Frattempo c’era stato un cambiamento al vertice della società Catania. Al posto del Presidente Rizzo, erano entrati a far parte della Presidenza i Sig.ri Pesce, Giuffrida e Orlando. Dopo circa un anno subentrò al posto di Orlando il signor Di Stefano mentre era Poggi l'allenatore.La squadra quell’anno si comportò più che onorevolmente e sfiorò la promozione in serie A finendo terza. Al Catania durante l’ultima partita a Modena sarebbe bastato un pareggio, ma purtroppo la squadra subì una rete beffarda da un certo Scarascia che, a detta delle cronache dell’epoca, era la bestia nera del Catania. Sfumò quindi la promozione.Nell’anno 1957/1958 le polemiche per la mancata promozione non si erano sopite. La situazione tecnica cominciò a precipitare. A Poggi subentrò Carapellese che tra l’altro giocava a Catania con l’argentino Ricagni, gli ultimi scampoli di carriera. Carapellese nonostante il suo palmares, non fu molto fortunato come allenatore per cui gli subentrò Cocò Nicolosi vecchia bandiera ma poco fortunato anche lui come allenatore. Si procedette alla nomina di un nuovo allenatore che fu il barese Capocasale: fu un valzer di allenatori e una stagione tutta da dimenticare.Nell’anno 1965-1966 il Catania si apprestava a partecipare al suo sesto campionato consecutivo di Serie A. La squadra proveniva da cinque anni che dire esaltanti sarebbe stato fin troppo riduttivo.

 Il Catania quell’anno cominciò il suo campionato in maniera poco felice: qualche polemica che all’interno non mancava mai, le cessioni degli elementi più rappresentativi come Danova e Cinesinho, nonchè il mancato arrivo di ricambi adeguati, fecero scricchiolare quello che aveva rappresentato per i Catanesi un meraviglioso giocattolo.Al termine del girone d’andata la squadra aveva totalizzato solo dieci punti e aveva perso troppi incontri manifestando una debolezza caratteriale notevole. Il malumore per questa crisi di risultati aveva contagiato allenatore, squadra e ambiente. Poi un giorno scoppiò la bomba che mise a nudo la debolezza della dirigenza e della squadra. Mentre l’allenatore Carmelo Di Bella dirigeva l’allenamento, un fotografo immortalò inconsapevolmente l’allenatore accanto ad una valigia porta indumenti, l’episodio venne strumentalizzato non poco e Di Bella molto nervoso, vedendo quella foto pubblicata sul giornale fraintese il messaggio, per cui si presentò al Presidente Marcoccio dicendo che voleva andarsene. Il presidente tentò invano di dissuaderlo, ma Don Carmelo che era un uomo di parola e di grande temperamento, andò via e a lui subentrò l’allenatore in seconda Gigi Valsecchi. Il Catania affidato a Gigi Valsecchi ebbe inizialmente una bella fiammata d’orgoglio, pareggiò a Napoli, a Brescia e sembrava che la situazione potesse essere raddrizzata. Alla quinta di ritorno, nell’incontro al Cibali con l’Inter di Herrera - che annoverava tra le sue fila Bedin, Jair, Mazzola, Corso, Sarti e Peirò e che l’anno prima avevano vinto lo scudetto, Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale, coronando il sogno del Presidente Moratti - davanti ad una folla immensa e festante, gli etnei fecero un incontro memorabile e batterono l’Inter per uno a zero, con un goal di testa del suo più forte giocatore, Carlo Facchin. L’Inter da parte sua, con quel corredo di campioni, sembrava inebetita dal ritmo imposto dal Catania, e sprecò le uniche due occasioni per pareggiare, con Mazzola e Jair.Sembrava l’inizio di una ripresa per gli etnei , ma purtroppo non fu così; i rossoazzurri vinsero quell’anno solo due volte, con la Roma per uno a zero, e con il Varese per tre a zero. Quell’anno la squadra si classificò penultima dietro il Varese retrocedendo in serie B, dopo sei anni di massima serie. I marcatori furono Facchin con nove reti, Fanello con quattro reti , Petroni e Magi con tre reti. Inoltre alla fine del campionato il Catania partecipò a due incontri internazionali nell’ambito della  Coppa Amicizia: con il Lens e a Grenoble nell’ambito del gemellaggio della stessa città con Catania. In ambedue gli incontri il Catania perse in modo molto netto. 1966-1967 Ritrovarsi in B per il Catania non fu facile. Dopo gli anni in cui la città e la squadra avevano camminato allo stesso livello delle grandi del calcio, pur con mezzi inferiori, ci si illuse che questa conduzione societaria del Presidente Marcoccio e il Dirigente Giuffrida potesse durare in eterno. Ma non fu cosi. La squadra venne smembrata: il centravanti Fanello andò via a novembre; poi lo segui Magi, Vavassori -il grande portiere che aveva entusiasmato la platea catanese, andò a Bologna per finire la carriera- in cambio del portiere Rado -che poi si rivelerà un grande portiere- la mezzala Fara e l’ala Pasqualini. Andò via Biagini, Facchin ,Petroni, Cella, Branduardi, Lampredi, Michelotti e Landoni. Ci fu un repulisti generale. Degli anziani rimasero solo Calvanese e Rambaldelli a fare da chioccia ai nuovi arrivati. Oltre ai già citati Rado e Fara arrivarono Montanari (stopper), l’ala Albrigi dal Torino, il mediano Teneggi dal Torino, il laterale Vaiani e, per il settore di punta, l’ala Carelli e il centravanti Baisi, Pereni dal Novara - mezzala di buona tecnica- e infine l’ala Girol, un elemento che si rivelerà mobile guizzante e costante nel rendimento. La squadra venne affidata ad un ottimo allenatore per quel tempo, Dino Ballacci, un sergente di ferro affezionato alle proprie idee che però non ebbe grande feeling con la gente di Catania. Nella fase iniziale la squadra tardò a trovare i giusti ritmi, poi con il rientro di Calvanese la squadra cominciò ad avere una sua fisionomia e ottenne brillanti risultati totalizzando 42 punti. Quell’anno furono promosse in Serie A Sampdoria e Varese. Il Catania perse a tavolino l’incontro con il Modena a Catania in quanto un giocatore del Modena era stato colpito da un sasso proveniente dalla tribuna. Giocò con il Palermo allenato dall’ex Carmelo Di Bella e pareggiò in casa. Nel girone di ritorno il Catania incamerò la bellezza di 25 punti, andando a vincere a Palermo grazie ad un goal dell’estroso Mario Fara. Tra i marcatori si distinsero Baisi, con nove goal, seguito da Girol con sei reti e quindi Fara ,Calvanese e Pereni con tre goal.Negli anni che vanno dal 1967 al 1969 la squadra venne rinforzata ancora una volta: andò via il nucleo storico costituito da Bicchierai, Artico, Calvanese e Fantazzi insieme ad Albrigi e il danese Cristensen. Questi elementi vennero rimpiazzati con l’ala Trombini proveniente dal Mantova, Gavazzi, elemento molto estroso e di umore variabile proveniente dalla Reggiana;lo stopper Strucchi, il piccolo e guizzante Volpato e, per ultimo il fiore all’occhiello della campagna acquisti, il centravanti Vitali del Catanzaro, che l’anno prima aveva segnato diciannove goal e che era richiesto da squadre di Serie A. Ma neppure questa annata fu felice: incomprensioni e polemiche dilaniarono lo spogliatoio, l’unico successo fu un 5 a 1 conseguito al Cibali con il Bari; poi una serie di sconfitte che costrinsero la dirigenza a chiamare il fedelissimo Gigi Valsecchi, persona umile e serio professionista. Egli inanellò una serie di risultati utili, vincendo a Reggio Emilia, Novara, Reggio Calabria e infine a Messina con una partita magistrale e due goal di Fara e Gavazzi.Il Catania tra alti e bassi si classificherà al 10° posto; perderà il derby al Cibali con il Palermo -che quell’anno sarà promosso in Serie A con 52 punti precedendo Verona e Pisa, guidato dell’ex Don Carmelo di Bella. 

 

Il Catania 1967-68. In piedi: Buzzacchera, Vaiani, Fara, Vitali,  Montanari, Rado. Accosciati: Strucchi, Rambaldelli, Girol, Pereni, Teneggi.

 

Con la trasformazione delle società calcistiche in società per azioni, uscì di scena un personaggio che tanto aveva dato al Calcio Catania, il dr. Ignazio Marcoccio,che aveva regalato alla città di Catania insieme alla squadra, pagine indimenticabili. A Marcoccio subentrò il vulcanico Angelo Massimino uomo competente, appassionato e grande tifoso, che lascerà anche lui un segno indelebile nella storia del calcio catanese e fu subito soprannominato "Mister miliardo". Sarebbe stato l’uomo della rinascita, pur con i suoi atteggiamenti balzani ma generosi. Ad allenare la squadrà chiamò Egizio Rubino, un gentleman della panchina, allenatore serio e preparato, il quale porrà le basi per la promozione del Catania in Serie A l’anno successivo.Nel 69/70 il Catania comincia il campionato con grande disinvoltura; Massimino prepara le cose per bene: ingaggia il terzino Limena dal Torino -che verrà battezzato il nuovo Facchetti- e che scomparirà tragicamente qualche anno dopo in un incidente stradale alla scogliera. Il mediano Bernardis -detto "Cavallo pazzo" per le sue sgroppate in avanti- Cavazzoni, centravanti di movimento, e, fiore all’occhiello della campagna acquisti, l’ala sinistra Aquilino Bonfanti, grande realizzatore, proveniente dal Verona. La squadra cominciò a spron battuto; nulla fu precluso ai rossoazzurri di Rubino: Mantova, Bergamo, Arezzo sono i campi dove il Catania giocò e diede spettacolo. Bonfanti, Limena e Cavazzoni ripagarono il loro presidente a suon di goal.

 Il girone di ritorno fu un po' difficile ma la squadra lo superò con grande disinvoltura; tra l’altro esordì quell’anno un catanese purosangue, Mimmo Ventura: giocò in prima squadra in B nell’incontro con il Varese, e negli altri incontri nei quali si trovò a giocare diede il suo apporto alla promozione.La certezza dell’avvenuta promozione si ebbe a Reggio Calabria, nello storico derby con la Reggina del 14/06/1970, battuta dali etnei per 3 a 1. Era lo stesso giorno in cui l’Italia giocava con il Messico per l’accesso alla finale dei mondiali del 1970. Quella di Reggio fu la più corposa invasione esterna che il tifo catanese si sia concesso in tutti i tempi. Si calcola che ventimila tifosi si siano trasferiti al di là dello stretto per sostenere la squadra, una formazione umile e compatta che riuscirà a compiere il terzo miracolo. Segna Pirola per i calabresi, pareggia Bonfanti su punizione calibratissima, ma il pareggio non basta. Al 75° finalmente la liberazione: segna Volpato , ed è qui che Massimino, piangendo di gioia, si alza dalla panchina e va verso la tribuna alzando le braccia in una ovazione di pubblico. Il terzo goal del suggello della vittoria lo mette a segno Zimolo. E’ l’apotesi quel pomeriggio. I rossoazzurri schieravano: Rado; Strucchi Limena; Buzzacchera Reggiani Bernardis; Volpato Vaiani Zimolo (Gavazzi) Pereni Bonfanti.Reggina;Jacoboni ; Divina Grossi; Tacelli Pirola Sonetti; Perrucconi Lombardo Vallongo Campagna Toschi. Bonfanti sarà il capocannoniere della Serie B con 14 reti e Rubino, coadiuvato dai fidi Calvanese e Bongiovanni, avrà la soddisfazione di essere premiato come migliore allenatore per la B. Il Catania fu promosso in Serie A insieme a Varese e Foggia. Il Mantova suo immediato inseguitore sarà scavalcato dagli Etnei di un punto.Nell’anno 70/71 il Catania in Serie A ingaggia l’esperto centrocampista Romano Fogli , il terzino Cherubini della Reggiana e il centravanti Baisi dal Torino (cavallo di ritorno). Quell’anno, l’Amministrazione Comunale dell’epoca non aveva per nulla affiancato Massimino cosi come si era ripromessa. Inoltre una guerra interna tra marcocciani, abituati a un certo modo di gestione, e massiminiani, abituati a seguire l’umore del proprio presidente sempre più autocratico, crearono non pochi problemi. Il Cibali restava l’eterna incompiuta: la sua penosa insufficienza e la scarsa cura, erano diventati la favola di tutti e la giustificazione per certe batoste subite dalla squadra. Di calcio quell’anno se ne vide poco: il Catania retrocesse l’anno dopo vanificando la meravigliosa pagina di Reggio Calabria. Nell’anno 71/72 il Catania tornato in B liquida il bravo Rubino e si affida alla vecchia bandiera Calvanese, ma farà presto a mollarlo alla terza giornata richiamando l’allenatore Carmelo Di Bella. La società catanese ingaggia il centravanti Quadri , il terzino Guasti dal Prato, l’esperto stopper Spanio -uomo di mille battaglie- l’ala D’Amato dalla Lazio e l’ala sinistra Francesconi, puntuale realizzatore, proveniente dalla Sampdoria ma alla fine della carriera e che si affianca a Bonfanti. Con questa squadra molto bene equilibrata Di Bella infila una serie positiva vincendo a Como e a Modena, ma alla tredicesima giornata di campionato scende al Cibali il Livorno. L’arbitro Porcelli di Lodi, dopo aver fatto finta di non vedere un paio di episodi sospetti in area livornese, convalida un goal irregolare di Righi e i tifosi inviperiti rispondono con una sassaiola da dimenticare. Il campo del Catania venne squalificato per quattro giornate e gli etnei furono costretti a peregrinare per i campi siciliani.Il Cibali riapre i battenti; il pareggio con il Palermo e la vittoria ottenuta sul neutro di Alessandria con il Monza, mettono gli etnei in condizione per poter ambire alla promozione in A. Durante l’incontro al Cibali con il Como, il Catania ha l’opportunità di vincere per ben due volte grazie a Francesconi, ma non c’è nulla da fare contro l’agguerrita difesa del Como. A tre minuti dalla fine l’arbitro Sgherri inspiegabilmente concede un rigore inesistente al Como. Scoppia la fine del mondo: prima un tentativo di sassaiola, poi l’invasione di campo; l’arbitro viene colpito mentre rientra negli spogliatoi. Il referto dell'arbitro è duro, ma la risposta del Giudice sportivo è tremenda: cinque giornate di squalifica vengono appioppate al Catania che chiude l’anno con l’amaro in bocca e qualche recriminazione, a ragione. L’anno si chiude con Francesconi cannoniere con dieci goal e Bonfanti con nove, ed una classifica molto interessante che senza le decisioni del giudice sportivo, avrebbe potuto portare qualcosa di più. L’annata nonostante tutto fu positiva sotto l’aspetto tecnico, ma negativo sotto quello gestionale, tifoseria e ordine pubblico. Nell’anno 1972/73 il malcontento dei tifosi è immenso, prima perché la Società decide di sfoltire i ranghi mandando via Baisi e Bonfanti insieme a Pereni; viene ingaggiato il centravanti Turchetto dal Vicenza , il terzino Simonini dal Modena, lo stopper Ghedin dalla Fiorentina, Picat Re, punta dal Novara e Muraro portiere dal Rovereto. Le difficoltà cominciano dal ritiro precampionato: mettersi d’accordo con i giocatori fu un compito arduo per via dei contratti di ingaggio. Finalmente il campionato comincia e Di Bella, con i giocatori a disposizione, dopo una Coppa Italia disastrosa, apre con un successo e continua vittoriosamente, perdendo pochi incontri per tutto il girone di andata. Dopo qualche battuta a vuoto nelle prime giornate del girone di ritorno, il Catania ha il colpo d’ala vincente a Mantova prima e a Catanzaro dopo. Ma per una serie di incontri sbagliati, situazioni societarie particolari, fallisce la promozione in Serie A . Il Catania chiude il campionato a 43 punti, al quinto posto, vedendosi passare la promozione sotto il naso.  Per la seconda volta il cannoniere principe è Francesconi. L’anno che era cominciato sotto cattivi auspici si chiuse in bellezza, grazie anche a Di Bella che con la sua perizia e la sua esperienza seppe tenere unito il gruppo. Bisogna pure ricordare che oltre ai goal di Francesconi, professionista serio e puntiglioso, la squadra mostrò un buon impianto di gioco, e delle buone individualità.Così si rivede quella lontana serie C e inizia il valzer delle promozioni e retrocessioni.Dalla C in B e dalla B di nuovo alla C nel campionato 76/77.Il Catania resta in C per 3 anni,dove ottiene risultati soddisfacendi che gli permisero solo al terzo anno di ritornare in serieB. Dopo due stagioni in B nel campionato 82/83 dopo aver battuto a Roma negli spareggi il Como e a Cremonese e qualificandosi terza,risale in A. Si parte dalla riconferma di Gianni Di Marzio. Il Catania quell'anno, durante il mercato estivo, aveva rifiutato gente del calibro di Prohaska, Juary, e Colomba (si disse che erano troppo vecchi). Massimino aveva puntato su due giovani promesse del calcio brasiliano Luvanor e Pedrinho, e su alcuni elementi considerati "adatti" ad una matricola: Torrisi, Sabadini, Bilardi ecc.. ad ottobre invece, arrivò il giovane e promettente Andrea Carnevale dal Cagliari. Il Catania dopo un buon pareggio al Cibali col Torino prese una piccola sbornia a Udine e da quel momento perse un pò la bussola. Di Marzio viene esonerato nel corso del campionato e la squadra viene affidata a G.B. Fabbri, che purtroppo, non riesce a fare il miracolo e il Catania retrocede in serie B. Nel 84/85 arriva come allenatore Mimmo Renna coadiuvato (solo per sei mesi) da Giacomo Bulgarelli come Direttore Sportivo. Il Catania disputa un campionato anonimo e si piazza al 15° posto. Nel 85/86 tornano due vecchie conoscenze dei catanesi: Giovanni Mineo come General Manager e Gennarino Rambone come allenatore.

Il Catania si piazzò 13°. Nel 86/87 nonostante i giocatori siano di primo piano: Benedetti, Tesser, Braglia, Canuti, Borghi tanto per fare alcuni nomi, la squadra etnea prende una piccola sbornia e retrocede in C1. Nel 87/88 dopo l'ennesima polemica sul nome di Massimino, arriva al timone della società Angelo Attaguile che rileva la società a campionato iniziato (se non ricordo male dopo otto giornate). La prima mossa fu l'ingaggio di un nuovo allenatore: Pietro Santin (sostituito poi da Bruno Pace) che prende il posto di Osvaldo Jaconi (all'epoca poco conosciuto). Al termine di quella stagione si sfiora addirittura la C2, evitata solo dopo lo spareggio con la Nocerina disputato a Cosenza. Nella stagione regolare il Catania si era piazzato al 15° posto. Dal 88/89 al 92/93 il Catania disputa una serie di campionati anonimi, sulla panchina rossazzurra siedono tanti allenatori: Bruno Pace, Pino Caramanno, Carmelo Russo, Franco Vannini, Angelo Benedicto Sormani e Salvatore Bianchetti. Furono tanti anche i giocatori che indossarono la maglia rossazzurra: Scienza, Caini, Nicoli, M. Tarantino, D'Ottavio, Cipriani, tutta gente di qualità che riuscì o che aveva fatto anche la serie A. Il Catania rimane per cinque anni in C questi i piazzamenti: 88/89 10° posto; 89/90 10° posto; 90/91 11° posto; 91/92 6° posto; 92/93 8° posto. Nell'estate del 1993 il Catania, vive forse il periodo più nero delle sua storia: venne ingiustamente radiato per inadempienze finanziarie (storia poco chiara) e venne retrocesso nel campionato di eccellenza regionale. Nel 93/94 dopo un terzo posto in eccellenza, viene ripescato nel CND. La guida tecnica in quella stagione era stata affidata in un primo momento a Franco Indelicato. Purtroppo, le cose non andarono molto bene e al suo posto venne chiamato Lorenzo Barlassina (già ex giocatore etneo negli anni 80'). Nel 94/95 la formazione catanese, ritorna in serie C2 vincendo il campionato dopo una lunga lotta con il Milazzo. L'allenatore era Angelo Busetta che aveva sostituito  Pier Giuseppe Mosti dopo poche giornate dall'inizio del campionato. Nel 95/96 il Catania affronta il campionato di C2. L'allenatore è Lamberto Leonardi (tecnico che in C aveva già vinto con Latina e Nocerina). La squadra, purtroppo, non ha un gioco è la società chiama Mario Russo, tecnico di grande esperienza che qualche anno prima era stato l'artefice della promozione in B dell'Andria. Il Catania in quella stagione si piazzo 8°. Il 4 marzo del 1996 muore in un incidente stradale il presidente Angelo Massimino. Ma nonostante tutto la famiglia continua a gestire la società. Nuovo presidente viene nominata la moglie di Massimino: Maria Grazia Codiglione. Nel 96/97 al termine del campionato arriva un 4° posto ma non basta per acquisire la promozione diretta, si deve spareggiare per i play-off contro la Turris. Il Catania pareggia 0 - 0 al Cibali ma perde per 1 - 0 il confronto di ritorno (ad Avellino) ed esce battuto. L'allenatore era Giovanni Mei che a stagione in corso aveva sostituito Busetta. Nel 97/98 Mei viene confermato dalla società ma la squadra alterna prestazioni positive ad altre tutte da dimenticare. Quindi, Mei venne esonerato e per salvare la stagione venne chiamato Franco Gagliardi. Il Catania quell'anno si piazzò al decimo posto. Nel 98/99 la società prepara la squadra già in estate affidando la campagna acquisti al nuovo direttore sportivo Silvano Mecozzi che chiama alla conduzione tecnica Piero Cucchi ed ingaggia alcuni giocatori che in C2 fanno la differenza: l'attaccante Passiatore, il centrocampista Marziano, P. Tarantino, Monaco ecc. e a fine stagione arriva la promozione in C1. Nel 99/2000 viene smantellata la squadra della promozione. Vanno via alcune "bandiere" come Gennaro Monaco, Bifera, Furlanetto e tanti altri. I programmi sono a lunga scadenza (si parla di serie B in tre anni). C'è un nuovo direttore sportivo: Guido Angelozzi (catanese purosangue ed ex giocatore etneo anni 70'). Un nuovo allenatore che pratica il gioco a zona come Gianni Simonelli. Ma soprattutto tanti volti nuovi tra i giocatori: Napolioni, Facciotto, D'Angelo, Pagano, De Silvestro, Recchi e cosi via. Tra i "vecchi" rimangono Passiatore, Manca e Marziano. Il Catania si piazzò al 7° posto. Nel 2000/2001 la società viene rilevata dalla famiglia  Gaucci che promette subito la serie B. Riccardo Gaucci è il nuovo presidente, mentre tra i giocatori ci sono diverse facce nuove: Umberto Marino, Turchi, Zeoli, Cicconi, Campolo, Capparella, Zancopè, insomma, tutta gente di prim'ordine per la serie C. La squadra, disputa un girone di andata piuttosto deludente, e ne fanno le spese l'allenatore Ivo Iaconi (esonerato per ben due volte e sostituito in entrambe le circostanze da Vincenzo Guerini) e alcuni giocatori. Il Catania si riprende, e grazie ad un favoloso girone di ritorno, e all'innesto di qualche giocatore di categoria superiore come Pane, Cordone, Corradi, Ambrosi e Criniti, arriva meritatamente il 3° posto che vale l'accesso ai playoff. Nella primo turno il Catania affronta il forte Avellino di Fini e De Martis (i due diventeranno rossazzurri la stagione successiva) e riesce ad avere la meglio. Quindi va in finale contro i cugini del Messina. La partita di andata si gioca al Cibali e gli etnei non vanno oltre lo 1 - 1. La partita di ritorno al Celeste è tutta da dimenticare per i rossazzurri che vengono sconfitti per 1 - 0. Sfumano i sogni di gloria. Nel 2001/2002 La società mantiene l'intelaiatura dello scorso anno ed aggiunge alcuni giocatori di spessore: Eddy Baggio e Fini su tutti. L'inizio della stagione non è scoppiettante e ne fa le spese l'allenatore Ammazzalorso. Al suo posto viene chiamato Pietro Vierchowod, il quale, non riesce a concludere il campionato per alcuni contrasti con la società. A questo punto, la guida tecnica viene affidata a Francesco Graziani già responsabile dell'area tecnica. Il Catania conclude il campionato al 3° posto ed accede ancora una volta ai Play-Off per andare in B. Gli avversari sono l'ostico Pescara, il Lanciano e il Taranto. Nella prima fase il Catania affronta il Pescara che riesce a superare dopo la sconfitta dell'Adriatico per 1 - 0 e alla vittoria per 1 - 0 al Cibali (gol di Cicconi). La finale è Taranto - Catania. Una finale al cardiopalmo e zeppa di polemiche. All'andata gli etnei superano i pugliesi per 1 - 0 con un gran gol di Fini, mentre nella partita di ritorno pareggiando per 0 - 0 in Puglia e conquistano la tanto attesa promozione in serie B che mancava ormai da ben 15 anni. Nella stagione 2002/2003 l'ultima in serie,il Catania disputa un anomalo campionato di serie B. La squadra viene puntellata di gente calcisticamente esperta e conosciuta dal capitano Lulù Oliveira, a Possanzini e Taldo. Il Catania vince quasi tutte le gare disputate al "Massimino" vittorie prestigiose e importanti,come quella nel derby con il Palermo. Fuori casa una serie invece tremenda di sconfitte,15. Si susseguono pure in questa stagione tantissimi allenatori nella panchina rossazzurra: O. Iaconi, Pellegrino, Toshack, Reia e Guerini. Il Catania si trova a lottare per la salvezza,con squadre blasonate come Genoa e Napoli. Nonostante la quart'ultima posizione in classifica e quindi, retrocessione, il Catania ha ancora un altra partita da giocare quella con la "carta bollata". Spunta fuori infatti un caso di irregolarità in una gara disputata dai rossazzurri con il Siene. Dopo mille lotte tra Caf,Corte Federale, Tar,Figc e Coni, la società del presidente Gaucci ottiene giustizia e si salva. Questa è nel bene e nel male la storia del Catania, fatta di ricordi, aneddoti e curiosità ma soprattutto di tanta nostalgia, che probabilmente i più giovani tra i tifosi rossazzurri non conoscono.

La vittoria di Pulvirenti: "Interrotto un lungo digiuno". CATANIA - "E' indubbiamente una promozione meritata al termine di un campionato difficile con società importanti che ci hanno dato filo da torcere sino all'ultimo. Questi ragazzi con i nostri mezzi ci sono riusciti". Antonino Pulvirenti, presidente del Catania, festeggia la promozione in serie A del club siciliano atteso ben 23 anni. "Erano troppi - aggiunge il numero uno del club etneo -, bisognava rompere questo digiuno, sono emozionato. Festeggio con i ragazzi, con i tifosi, con molto entusiasmo. Ci tenevamo tutti a conquistare questa serie A: ringrazio i tifosi, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, il tecnico Marino e la squadra. Abbiamo coquistato la serie A - chiude Pulvirenti guardando al futuro - ora vediamo cosa succederà...".

Un sogno lungo 23 anni. Il Catania torna in serie A e la festa degli etnei è un... vulcano in piena eruzione. Correva l'anno 1983 quando la squadra siciliana faceva la sua ultima presenza nel massimo campionato: dopo gli spareggi, con la carovana dei quarantamila tifosi a colorare di rossazzurro l'Olimpico di Roma nella "finale" con la Cremonese.

Poi il pronto ritorno in B, che riapriva l'era dei saliscendi tra i cadetti e la C1. Adesso è solo storia vecchia: il Catania torna nel calcio di prima serie con l'intento di restare il più a lungo possibile. Il campionato di serie B, vinto meritatamente dall'Atalanta, ha visto il Catania sempre in lotta per le prime posizioni. I bergamaschi di Colantuono hanno poi messo la parole fine al sogno degli etnei di vincere il torneo cadetto e da qui la lotta, splendida, per il secondo posto finale (vale la promozione diretta) tra il Catania ed un brillante Torino.

La forza dei siciliani ha il nome, su tutti, di Gionatha Spinesi. Ventitrè reti per l'ex centravanti di Arezzo e Bari, quattro rigori, ed una sicurezza a piene mani per il reparto offensivo dei rossazzurri, perla preziosa di un tridente sempre decisivo. Brillante stagione di Mascara, De Zerbi senza dimenticare i veterani Baiocco, Biso e Sottil.

E' la vittoria anche per la dirigenza Pulvirenti. Nel 2004 c'è stato infatti il passaggio di proprietà dalla famiglia Gaucci all'imprenditore catanese che ha sempre creduto in progetti ambiziosi ed ecco qui la prima splendida realtà. Il Catania chiude il campionato di serie B, come detto, al secondo posto, con 78 punti, frutto di 22 vittorie, 12 pareggi e 8 sconfitte.

Catania che conclude la stagione con il miglior attacco: ben 67 reti per gli etnei, a fronte però delle 42 subite. Adesso il Catania si affaccia nuovamente nel calcio di massima serie. La volata finale premia i rossazzurri di Marino e la prima ..."cartolina" arriva da Palermo e dal Palermo. C'è attesa per lo storico derby siciliano, lontano tanti anni dalla serie A. Tornerà presto nel calendario della massima categoria con la speranza di vedere (sempre) solo due belle partite di calcio e con una leale e sportiva rivalità che ha sempre contraddistinto la sfida a distanza tra i due più importanti club siciliani.

28/05/2006

 

 

Il Catania della scalata in serie A

 

 

 

 

 

QUELLI CHE HANNO FATTO GRANDE QUESTA SQUADRA

A questo spazio, prossimamente, sarà dedicata un'intera pagina web. Rigrazio pubblicamente il mio amico Alessandro Russo,

per i suoi continui,  numerosi e preziosi contributi, autentiche chicche per ogni tifoso rossazzurro.

 

 

4/6/1961: QUEL GIORNO AL CIBALI

c'erano questi: Gaspari Michelotti Giavara Ferretti Grani Corti Caceffo Biagini Calvanese Prenna Castellazzi 

e pure questi: Da Pozzo Picchi Facchetti Bolchi Guarneri Balleri Bicicli Lindskog Firmani Corso Morbello

arbitro: De Marchi di Pordenone

 

Clamoroso al Cibali. Il grido di Sandro Ciotti a Tutto il Calcio minuto per minuto il 4 giugno del 1961 è entrato nella storia, il Catania ha battuto l'Inter di Herrera per 2-0
Ricordo di quel mitico Catania, da allora simbolo della riscossa delle provinciali

CLAMOROSO AL CIBALI è diventato uno slogan, ha dato nome a siti internet, lo sentia
mo tirare in ballo quando c'è un risultato clamoroso, fa da contenitore di storie di bidoni, di imprese singolari.
La partita del "clamoroso al Cibali", urlato da Ciotti al secondo gol rossazzurro l'abbiamo ricostruita con le testimonianze dei giocatori del Catania che erano in campo quel giorno. E vinsero 2-0

L'ANTEFATTO - Ultima giornata di campionato. L'Inter è seconda in classifica a due punti dalla Juve.
Ma dopo si dovrà ripetere Juventus-Inter, lo scudetto è ancora possibile. La partita si era giocata in campionato il 16 aprile ed era stata sospesa dall'arbitro Gambarotta perché oltre cinquemila spettatori che non avevano trovato posto sugli spalti si erano piazzati a bordo campo. Decisione della disciplinare: 0-2 per l'Inter. La Juve non ci sta, presenta ricorso (Umberto Agnelli è presidente della Juventus e della Figc). La Caf, proprio alla vigilia di Catania-Inter, decide che la partita dovrà ripetersi, Per l'Inter è una brutta mazzata, ma non è ancora tutto perduto. Invece….
LA VENDETTA - Il Catania, neo promosso in A, è la rivelazione del campionato. Alla penultima di andata è secondo a due punti dall'Inter, che dovrà affrontare a San Siro. Il Catania ne prende cinque, quattro sono autoreti. Helenio Herrera dichiara a fine partita: "Abbiamo
battuto una squadra di postele-grafonici". E il Catania se la lega al dito.
Così ricordava Memo Prenna (1930-2008) centrocampista e leader della squadra: "Per come avevamo giocato forse aveva pure ragione, quattro autoreti sono un po' troppe. Ma ci siamo guardati in faccia promettendoci vendetta".
Aggiunge Amilcare Ferretti, mediano che giocò poi nella Fiorentina e nel Torino: "Herrera involontariamente ci diede una carica enorme. Dopo il 5-0 di San Siro abbiamo battuto il Milan per 4-3. Raccontano che Herrera abbia detto all'interista Bicicli: ti mando a giocare con i postelegrafonici". E Mario Castellazzi, autore del primo gol: "Eravamo un gruppo unito, Prenna era un vero capitano anche fuori dal
campo. Ci invitava a casa sua, eravamo decisi a vendicarci".FATE I BRAVI - Giorgio Michelotti, terzino, rivela un particolare: "Qualche giorno prima della partita vennero i dirigenti ad offrirci un premio doppio se avessimo lasciato vincere l'Inter. Ci alzammo tutti in piedi: 'No, ci dispiace. Ce la giochiamo'. E giocammo alla morte". "Quella partita - aggiunge il portiere Gaspari - l'abbiamo preparata noi giocatori. Abbiamo mandato tutti fuori, Di Bella, i dirigenti, ci tenevamo troppo".
"E comunque quel Catania poteva vincere con chiunque", ricorda il centravanti argentino Salvador Calvanese, che è ritornato nel 1974 nella sua Buenos Aires e che abbiamo rintracciato in vacanza a Bariloche.
LA PARTITA - "La palla loro l'hanno vista poco - dice Ferretti - Mi hanno detto che in tribuna c'era anche Suarez che l'Inter aveva acquistato per la stagione successiva. Mi sono divertito tanto, il Cibali era un inferno per gli avversari, quell'anno riuscì a vincere solo la Juve". E il fondo campo catanese non era il massimo. Nelle note di quella partita la Gazzetta scrive: "Terreno con qualche vago presentimento d'erba".

Non può dimenticarla nemmeno Alvaro Biagini, centrocampista: "Mi sono sposato tre giorni dopo. Ricordo un torello fatto da me, Calvanese e Ferretti con Facchetti frastornato tra gli olè del pubblico. Conservo una foto di Gaspari portato in trionfo dai tifosi catanesi".
E Prenna: "I nostri tifosi intonarono un ironico Herrera cha cha cha. E quando Calvanese capitava vicino alla panchina dell'Inter, stoppava la palla col sedere sotto gli occhi del mago". Michelotti: "Facchetti era così confuso da sbagliare spogliatoio a fine partita".
Gaspari dopo la partita andò a salutare i giocatori dell'Inter nel loro albergo. "Avevo giocato a Livorno con Picchi e Balleri. Erano amareggiati. Balleri si era fatto pure espellere. Mi dissero: ci avete rovinato".

La Juve, pareggiando in casa col Bari, vinse lo scudetto. A quel punto la ripetizione della partita diventava ininfluente. Il 9 giugno l'Inter mandò in campo per protesta una squadra di ragazzini. Finì 9-1 per la Juventus, con sei gol di Sivori, che però non riuscì a vincere la classifica dei marcatori. Il gol per l'Inter venne segnato dal debuttante Sandro Mazzola. Fu anche l'ultima partita di Boniperti
CHE GOL - Il primo fu di Castellazzi: "Me lo ricordo benissimo, respinta della difesa dell'Inter, stop di petto e tiro a volo all'incrocio, Me ne annullarono un altro, presi una traversa. Poteva finire anche 4-0".
"Ricordo che fu un golazo, anche se ho dimenticato come si sviluppò l'azione", afferma Calvanese, commosso a sentir parlare di Catania, di quella partita. Con un rimpianto. "Dopo aver giocato nel Catania, avevo cominciato ad allenare i ragazzi del vivaio rossazzurro molti erano pronti per diventare titolari. Massimino non voleva saperne. Un giorno (all'inizio della stagione 1971-72 n.d.r.) offre a me la panchina della prima squadra. Io gli dico che preferisco restare con i giovani anche perché non ho il tesserino di allenatore, Lui insiste. La Federcalcio non lo consentì e io rimasi fuori sia dalla prima squadra che da quella ragazzi. Ecco perché ho lasciato Catania".
Ma lui resterà sempre quello di Clamoroso al Cibali. Nato per colpa di Helenio Herrera.

Fonte: www.gazzetta.it - Testo di Giuseppe Bagnati

 

Giorgio Bernardis, il calciatore “ciclista” (cavaddu pazzu)

Qualche giorno fa ho incontrato il dottor Lucio De Odorico, stimato medico di base operante nel nostro paese, ma pure presidente dell’Udinese Club Romans, il quale si apprestava a guidare i supporters bianconeri romanesi nella trasferta, dal chiaro sapore turistico, fino a Catania, in occasione della sfida di serie A, che l’Udinese era chiamata a disputare contro la formazione sicula stessa. Per l’occasione ho fatto presente al nostro medico, che una volta giunto laggiù avrebbe potuto far presente e vantare, con legittimo orgoglio, qualora avesse avuto modo di scambiare qualche battuta o intavolare un discorso coi tifosi del Catania, che negli anni Sessanta e Settanta, ad ingrossare le file della formazione locale c’era pure un nostro glorioso calciatore proveniente dalla Pro Romans, ovvero Giorgio Bernardis, attaccante prima, centrocampista e difensore poi, nato a Campolongo al Torre (Ud) il 22 giugno 1945, il quale dopo aver militato nelle formazioni giovanili e nella prima squadra della Pro Romans, nel 1963, assieme a Giorgetto Zoff, venne ceduto al Mantova, con la cui compagine ha esordito in seria A nella stagione 1964/65, collezionando tre presenze. “Cavallo pazzo”, Bernardis, come lo chiamavano allora i tifosi della Pro Romans, è passato quindi per una stagione in forza all’Empoli in serie C, poi per due stagioni nella stessa serie col Pesaro, mentre nella stagione 1968/69 finì al Catania in serie B, dove rimase per 6 stagioni, di cui una in serie A nel campionato1970/71, collezionando 30 presenze con 2 reti all’attivo. Nel novembre 1973 Bernardis venne prelevato dal Lanerossi Vicenza in serie A, con la cui formazione rimase in forza per tre stagioni, di cui due in serie A. Complessivamente il nostro Bernardis, che oggi vive a Reggio Emilia, dove esercita la professione di fisioterapista, vanta 55 presenze in serie A, con 5 reti all’attivo; 112 in serie B, dove ha siglato 11 reti, mentre in serie C conta 97 presenze con 6 reti all’attivo. E proprio pensando al nuovo libro della Pro Romans, ho desiderato contattarlo telefonicamente, sia per chiedergli una foto con dedica con cui impreziosire il nostro libro, ma ancor più ero mosso dal desiderio di risentirlo, considerando che non l’ho più incontrato dopo aver militato assieme a lui nella Pro Romans e dopo la trasferta a Mantova del 1963, quando in tre, lui, Giogetto Zoff ed il sottoscritto, abbiamo sostenuto quel provino calcistico alla corte dell’Ozo Mantova. Un provino che mise giustamente in risalto le doti dei due miei compagni di squadra, che io non potevo vantare, tant’è che Giorgio Bernardis e Giorgetto Zoff, hanno in seguito militato nella massima serie calcistica italiana. Ma tornando al capitolo libro, sono riuscito a mettermi in contatto con l’amico Bernardis e l’ho trovato come l’avevo lasciato, vale a dire una persona molto semplice, spontanea e genuina, come del resto rimangono tutte quelle persone che hanno dovuto guadagnarsi la carriera col sudore, la costanza, tanto impegno e massima applicazione. E la conferma che portava ancora con sé quei preziosi valori morali mi è giunta dalla foto che mi ha gentilmente spedito e che qui vi allego, in cui emerge, forse inconsciamente, tutto il suo non proprio agevole passato, che ritengo si possa intravedere pienamente nella dedica che impreziosisce la foto in cui si legge testualmente: “Agli sportivi della Pro Romans in ricordo dei tanti chilometri percorsi in bicicletta per giocare a pallone. Con affetto Bernardis Giorgio”.
Bisogna sapere, infatti, che Bernardis ai tempi in cui militava nelle file della Pro Romans, vale a dire nei primi anni Sessanta, lavorava in una fabbrica del triangolo della sedia, mi pare fosse Manzano o altra località limitrofa, che giornalmente, partendo da Campolongo, raggiungeva in sella alla propria bicicletta, mentre al ritorno allargava il suo giro ciclistico toccando Romans nei giorni in cui doveva sostenere le sedute di allenamento con la Pro. Sacrifici che evidentemente gli sono rimasti impressi nella mente, esternandoli forse proprio attraverso la significativa dedica che ha regalato ai suoi ex sostenitori giallo-rossi. Spero proprio che il 30 dicembre, in occasione della presentazione del libro, possa essere presente pure lui. “Se per caso mi trovo a Campolongo, dove faccio spesso ritorno - mi ha confidato - sarò ben lieto di venire a Romans”. Lo speriamo tutti.

dal sito della Pro Romans di Udine
 

Enzo Bearzot

 

La circolare 94 scivolava veloce sulla corsia preferenziale,un fiume di asfalto che ricopre un'antica cerchia dei navigli fiancheggiato dagli alti complessi residenziali del centro storico della città. Correva il bus arancione col suo carico di passeggeri che il primo tepore della primavera aveva sospinto fuori delle case, in marcia verso gli uffici, i centri commerciali e gli eleganti negozi del cuore della city milanese.

A una fermata una coppia di coniugi anziani era salita e facendosi largo tra la folla aveva trovato un posto. Lei un volto sereno, una chioma argentata s'era accomodata, lui, quasi a proteggerla, le era rimasto accanto in piedi, il viso che pareva scavato in un tronco di un secolare legno montano, lo sguardo che scrutava il percorso o immaginava orizzonti tempi e momenti già vissuti.

Qualcuno lo riconosceva e sorrideva; non doveva essere impresa difficile perché tante volte i giornali, la televisione avevano riproposto una delle immagini più note del CT azzurro incollato all'immancabile pipa mentre sull'aereo presidenziale affronta l'interminabile scopone col presidente della Repubblica Sandro Pertini che riporta a casa la nazionale di calcio reduce da Madrid, campione del inondo 1982.

Mi trovai così per caso e per la seconda volta accanto a Enzo Bearzot.

La prima accadde in una sera quasi estiva di tanti anni prima. Sulla terrazza del mio vicino di casa in cui un muretto rendeva facili le relazioni tra le due famiglie, un gruppo di amici si era riunito per cenare e prendere un pò di fresco facendo quattro chiacchiere sotto le stelle. Noi bambini, insieme a qualche amichetto che abitava nel palazzo eravamo stati invitati per fare compagnia alle tre figlie del padrone di casa, un giovanotto di Livorno che si chiamava Alfredo Piram, il capitano del Catania, il club calcio che militava in serie B al cui vertice stava Arturo Michisanti l'uorno che gestiva, attraverso la Sisam, i servizi di nettezza urbana della città. C'erano Klein, Bassetti, l'immancabile portiere Pattini, Brondi. Manenti e proprio lui, Enzo Bearzot il mediano friulano che, proveniente dall'Inter, giocava nelle file rossazzurre.

Da quell'incontro erano trascorsi più di cinquant'anni ma, trovandomi accanto al mediano della squadra che per la prima volta nel 1954 esordì in serie A mi colse la stessa emozione di quella sera in cui gli chiesi l'autografo.

Confesso che provai ad avvicinarlo in maniera un pò goffa; avrei potuto chiedergli degli azzurri di Spagna, di Tardelli o di Altobelli, avrei potuto strappargli un giudizio sul momento del calcio italiano, sulla proposta di legge per evitare la bancarotta delle società. Riuscii a mormorare soltanto: Tosso stringerle la mano? lo sono di Catania".

Si illuminò il suo volto e il suo cuore, che portava sulle spalle leggermente ricurve settantasette primavere, suppongo abbia avuto un leggero sussulto. Mi rispose con un sorriso: Io avevo la casa ad Acitrezza".

La circolare si era leggermente svuotata e correva veloce lungo il fiume della sua corsia preferenziale. Mi parve, a un certo punto, che cercasse l'azzurro mare dei Ciclopi quando Enzo, l'ex ragazzo di Mariano del Friuli, cominciò a coniugare i verbi della sua memoria.

lo mi ricordo. . .- disse - E giù col Catania di Michisanti prima e di Nuccio Rizzo, Seba D'Amico e Pippo Galli dopo, quello dei fratelli Mineo il segretario Giovanni e il medico sportivo Saro. Il Catania del mister Piero Andreoli, di capitan Fusco, di Seveso di Quoiani proprio quello che era stato promosso in serie A e che al rientro da Como dopo l'ultima partita fu accolto da una marea di tifosi alla stazione di Giarre e dal sindaco La Ferlita a Palazzo degli Elefanti.

E poi i giocatori che frequentavano il barbiere Giovanni in via lago di Nicito o il ristorante di Ibri Finocchiaro in via Euplio Rejna o utilizzando li filobus andavano agli allenamenti al Cibali. Parla e ricorda Enzo Bearzot e mi sembra di rivedere un documentario di Ugo Saitta con le immagini della città felice e piena di speranze che c'era: la via Etnea lucida d'acqua che profuma di lavanda a Villa Bellini che vibra degli ottoni della banda civica diretta dal maestro Pennacchio, il treno che sferraglia sulla scogliera di Guardia Ognina e di San Giovanni Li cuti e poi il nuovo palazzo di Giustizia che si inaugura e hotel Excelsior che emerge dalle lave di piazza Esposizione. Catania del "passiaturi" di piazza dei Martiri, della pasticceria svizzera di via Etnea con l'elegante Peppino Nicolosi gran maestro del caffè espresso, gli arancini di Giardini e la cordialità di un'altro Peppino, il commendator Lorenti nel gran caffè di piazza Giovanni Verga. Catania, quella del fortunato programma radiofonico "Tutta la città ne parla", quella che accoglie Emma Bonino miss Italia 1954 e il lido dei Ciclopi che seleziona le candidate del concorso Miss Sicilia 53 e "forse stasera canta Don Marino Barreto".

Lo vedo allontanarsi, attento e protettivo, dando il braccio alla moglie, lo seguo mentre scompare tra la folla che sciama e si disperde sul marciapiede e la sua figura ormai lontana mi pare che sulle spalle leggermente ricurve abbia posata ancora la maglia con i colori rosso-azzurri. Sembra dirigersi verso la tribuna B, verso l'abbraccio dei tifosi del Cibali al suo centro mediano, verso la sua stagione giovanile che alimentava i miei sogni di bambino sempre in bilico tra le trecce bionde di Iva Piram e le mani enormi di quella saracinesca umana che suppongo sia stato il riminese Giano Pattini.

(Lino Serrano – Giorn. Prov. di Catania, aprile 2004)

Bulgarelli a Catania, stile e competenza.


di Andrea Lodato - la Sicilia, 15.2.2009

Un campione elegante e garbato in campo. Un uomo gentile e per bene nella vita. Insomma Giacomo Bulgarelli, "Giacomino" per i tanti amici come me che hanno avuto la fortuna e l'onore di conoscerlo e di lavorare con lui, era davvero una persona splendida, di quelle con le quali dovevi necessariamente instaurare un rapporto corretto e leale, veroe sincero.
E in quei sei mesi della stagione calcistica 1984-'85, quando il Catania del presidentissimo Angelo Massimino gli affidò il ruolo di direttore sportivo in serie B, tra me, giovanissimo cronista sportivo di questo quotidiano, e Lui, ex calciatore di chiara fama e di classe cristallina e dirigente alle prime esperienze importanti, era davvero nato subito un rapporto speciale.
Sì, è proprio così, forse in me, e per la verità anche in qualche altro giovane collega di allora, Giacomino aveva visto più un figlio, un ragazzotto pieno di buona volontà che cominciava ad affrontare con impegno la difficile ma affascinante vita del giornalista, e quindi, da buon padre di famiglia, da bolognese tutto d'un pezzo, nei miei confronti aveva quasi un occhio di riguardo, che cercai di meritarmi sempre.
Ma c'è da dire che Bulgarelli, arrivato con il tecnico Mimmo Renna in un Catania appena tristemente retrocesso dalla serie A dopo una stagione disastrosa nella quale aveva racimolato la miseria di 12 punti,
aveva subito affascinato tutti con il suo garbo da gentiluomo vecchio stampo, coi suoi occhi buoni dal colore ceruleo, con la riga dei capelli sempre ordinata, col suo dialetto bolognese simpatico e forbito, con la sua passione per la buona tavola e per il vino di qualità, con le sue idee moderne e innovative in campo calcistico, con la sua storia di atleta serio e di gran classe.
In quei sei mesi in rossazzurro mi parlò di tante storie della sua vita, belle e brutte. Era orgoglioso delle 486 partite giocate sempre e solo con la maglia del Bologna, dell'unico scudetto vinto coi felsinei nello storico spareggio del 1964 a Roma contro la grande Inter del mitico Helenio Herrera e del titolo europeo conquistato nel 1968 con la Nazionale, di cui faceva parte anche il catanesissimo Pietruzzo Anastasi.
Gli bruciava, invece, ancora la sconfitta subita nel 1966 ai Mondiali d'Inghilterra contro i dilettanti della Corea del Nord e mi parlava spesso anche di quel rigore "inesistente" fischiatogli a favore dall'arbitro Gonella nell'altrettanto famosa finale di Coppa Italia tra Palermo e Bologna. "E' vero, quel rigore non c'era, ma il Palermo in quella partita si mangiò almeno dieci gol", ripeteva con la solita onestà quasi a giustificarsi ancora nei confronti del Palermo, squadra con la quale per altro lavorò dopo aver lasciato il Catania.
Questo era Bulgarelli, che voleva rilanciare la squadra rossazzurra ma alla fine non riuscì a trovare il feeling giusto con Massimino, nonostante la stima reciproca. E così, prima che quel campionato finisse, andò via, sempre con grande stile e con una classe immensa. Quella stessa con la quale volava sul campo insieme con i campionissimi di allora Rivera e Mazzola, con la quale ha vissuto tutta la sua vita e della quale, chi lo ha conosciuto, non si dimenticherà mai.

 

Addio a Horst Szymaniak

di Ellebi

http://diariossazzurro.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=434

 

10.10.2009 - Dopo una lunga malattia è morto ieri a Melle l'ex centrocampista del Catania Horst Szymaniak, uno dei protagonisti dei fantastici anni '60 trascorsi dai rossazzurri in Serie A sotto la gestione di Ignazio Marcoccio in società e di Carmelo Di Bella in panchina.

Nato il 29 agosto 1934 a Erkenschwick, in Germania, Szymaniak ha collezionato con la maglia del Catania 62 presenze e 8 reti in campionato, 2 presenze e 1 rete in Coppa Italia, oltre a due 2 presenze nelle Coppe Europee.

Marcoccio lo portò in rossazzurro all'alba della stagione 1961-'62, strapandolo al Karlsruher e compiendo un colpo a sensazione, uno dei tanti che lo avrebbero reso celebre. Nel 1961 il possente centrocampista fu addirittura in lizza per il Pallone d'Oro, premio che poi fu assegnato ad Omar Sivori. Dopo la fortunata parentesi ai piedi dell'Etna, durata due stagioni, Szymaniak passò all'Inter, con cui vinse la Coppa dei Campioni, pur trovando pochisismo spazio in maglia nerazzurra, passò al Tasmania Berlino 1900, prima della parentesi al Biel-Bienne in Svizzera e dell'avventura statunitense con la formazione del St Louis Stars.

Un altro pezzo di storia rossazzurra dunque se ne va, ma rimane lo splendido ricordo dei magici momenti che il gigante tedesco ha regalato al pubblico del Cibali. Speriamo che il Catania possa ricordare Szymaniak giocando con il utto al braccio la prossima gara di campionato in programma contro il Cagliari il 18 ottobre prossimo.

Nonno Ignazio

 

(di Alessandro Russo) - tratto da La Zona Franca - n. 10/2009 - Novembre.

 

Mi capita, ultimamente, di passare al telefono molto più tempo del solito.

Sono sei mesi - mi strilla l’editore all’orecchio destro- che aspettiamo questa ‘famosa’ intervista per La Zona Franca… “

“Sissignore - provo goffamente a difendermi - ma il dottor Ignazio Marcoccio, monumento inossidabile di una Milano del sud rossazzurra d’elite, non a ma ricevere intrusi in casa.”

“Si ricordi che ogni promessa è un debito e lei ci aveva prospettato un vero e proprio percorso di memoria storica del mondo sportivo etneo. Un’ultima cosa, caro il mio Russo: lasci perdere le opinioni del direttore Cagnes ! Incastri pure quei suoi cappelletti all’inizio di ogni articolo, chè a me piacciono, intesi ?”

“Strana gente, i miei capi al giornale” penso mentre poso il cellulare in tasca.

Così  ora son qui che busso a casa Marcoccio. Accanto a me Filippo Solarino e Roberto Quartarone, due fra i più diligenti studiosi di storia del calcio catanese che io conosca.

All’ingresso ci accoglie, cordiale e sorridente, il presidente onorario del Catania e del Teatro Stabile, novantasei anni appena compiuti, un concentrato di simpatia e umanità.

Il pallone di oggi è marcio, – esordisce con una voce carica di energia- una volta non era così, in generale fare sport era una cosa magnifica, c’era un entusiasmo goliardico, ora c’è un carrozzone che va verso un pericoloso declino. Niente di genuino, solo un mero interesse economico, per questo da un giorno all’altro io ho mollato e non sono più andato allo stadio. Non è sport, questo, ma un pretesto per riscuotere denaro.

Quando ero ragazzo, giocavo una partita dopo l’altra; mi torna in mente il Duca di Misterbianco, un presidente che ci ha rimesso tanti soldini. Aveva un ufficio di rappresentanza in via Etnea che poi divenne la sede della società; ero un fanatico di pallone e facevo parte dell’Associazione Fascista Calcio Catania. Giocavo all’ala sinistra ma non sono arrivato in prima squadra; in compenso ci riuscì mio fratello Umberto che era più bravo di me e giocò con la casacca rossazzurra in serie C. Quando le forze alleate liberarono la città nel ’43, per un po’ i catanesi si concentrano sulla ricostruzione poi, un giorno, qualcuno riprende a giocare. Ormai la società legata al vecchio regime non esiste più e mancano veri appassionati in grado di plasmarne una forte. Rinascono quattro squadre che poi diventano due, ma lo spirito dei veri sportivi è immutato. Nel settembre ‘46 grazie all’impegno di Gianni Naso viene firmata la carta che sancisce la nascita della nuova società. Ma quasi tutti i dirigenti e i giocatori erano quelli del vecchio Catania, la maglietta è rimasta rossazzurra e anche lo stemma è identico a quello precedente.

Intanto mi trasferisco a Roma ed entro a far parte del C.O.N.I. poi nel ’59 vengo nominato Commissario straordinario di un club sull’orlo del baratro e senza soldi nemmeno per i dipendenti. Riesco a salvarlo e vi rimango alla guida per dieci anni: sono stati tornei bellissimi, sia in A che in B. Ho dato ciò che potevo, senza mai prendere una lira. Mi piaceva l’idea di competere con le società del nord e l’ho fatto per la mia città, non certamente per mettermi in mostra; sin dall’inizio ho cercato di smuovere le acque e far andare avanti una baracca malmessa. Ero ottimo amico di Angelo Moratti e in buoni rapporti con i più importanti presidenti così da Torino e Milano, tornavo a casa con buoni giocatori che ci consentivano di tenere alta la nostra bandiera.

Mi dicevano che avevo capacità manageriali, che ero un  punto di riferimento ma la verità era che non mi interessava il lucro. Formammo una sorta di triplice alleanza; al mio fianco c’erano Michele Giuffrida, un dirigente bravo come pochi nel condurre le trattative e mister Carmelo Di Bella. Questi due signori erano formidabili a far funzionare le cose. Il mio compito, invece, era spiegare ai calciatori di non pensare a guadagni spropositati, anzi che si preoccupassero di giocare bene e divertirsi. La squadra era una famiglia: si viveva intensamente dentro e fuori dal campo. Mi è rimasto nel cuore Giorgio Michelotti, difensore arcigno e grintoso; l’episodio che ho invece impresso è il 2-0 con cui al Cibali liquidammo l’Internazionale, che poi perdette lo scudetto. Ci avevano definito ‘post-telegrafonici’ e hanno avuto ciò che si meritavano.

Quando nel 1969 la Federazione volle trasformare i club in società per azioni, ho capito che non c’era più spazio per me. Sapevo che prima o poi lo spirito vero dello sport ne sarebbe uscito con le ossa rotte. Ricordo il momento in cui tutti noi dirigenti eravamo riuniti a Torino; c’era Umberto Agnelli e con lui gli altri presidenti, una confusione indescrivibile. Uno sbraita da un lato ‘Facciamo questa cosa !’, dal fondo della sala gli risponde un altro ‘No, facciamo questa !’ Dentro di me penso ‘Questi discorsi e questa baraonda non mi piacciono‘ e quando tocca a me dico: ‘Arrivederci e grazie, avete rovinato il calcio.’ La mia dichiarazione bomba è ancora annotata agli atti: prima non si pensava al dio denaro, ora è scomparso lo sport. Ho passato la mano, è venuto Angelo Massimino, un grande innamorato, uno che si esponeva in prima persona rischiando in proprio. Non è vero che avevamo un rapporto conflittuale, è stata la stampa a ricamarci su in questa vicenda. Il mio concetto di come fare sport non coincideva col suo e Massimino era troppo accondiscendente con i calciatori.

Vengo trascinato in politica e nel ’72 sono primo cittadino. Sistemo piazza Europa, faccio il campo scuola e altri impianti di atletica. Tutti sanno che non sono lì per arraffare ma per mettere la mia esperienza al servizio della cittadinanza. A un certo punto capisco che anche da sindaco è meglio passare la mano; mi propongono di fare l’onorevole regionale. Rispondo: no, grazie…”

È il congedo, lo sguardo e la voce di Ignazio Marcoccio tradiscono un pizzico di malinconia.

“Grazie per la visita, ragazzi. Io non amo parlare con la stampa, anche perché ho una certa età. Ho fatto un’eccezione per voi, come l’ho fatta in radio con Silvia Ventimiglia, che conosco da una vita e che mi chiama affettuosamente ‘Nonno ‘Gnazio’.” 
  
Alessandro Russo 

 

IMMAGINI TRATTE DAL VOLUME "DAL FONDO UN TRAVERSONE"

Fogli mai ingialliti

 

(di Alessandro Russo) - tratto da Catania Magazine - novembre 2009

 

Estate 2009, movida catanese: strette di mano, pacche sulle spalle e strizzatine d’occhio. Quindi un salto indietro fino agli anni Settanta della storia rossazzurra: argomento scelto Romano Fogli.

“Per uno come lui–parola di Roberto Quartarone, classe ’86, studente di Lingue con la testa al calcio e al basket - la fatidica frase ‘Una vita da mediano’ è riduttiva. Sono nato più di dieci anni dopo la sua partenza da Catania ma quando ne sento parlare penso a un centrocampista di valore assoluto. Immaginiamo Pirlo o De Rossi che a un tratto, seppur ancora capaci di giocare ad alti livelli, decidono di passare a una provinciale. Fogli veste il rossazzurro in un‘altalena di emozioni contraddittorie che ci vedono oscillare fra lo splendore della serie A e le buie cantine della C; nonostante fosse a fine carriera, con classe ed esperienza ha onorato quella maglia per quattro anni e con noi ha totalizzato 113 presenze e 3 reti.”

L’ing. Antonio Buemi, 34 anni e alla perenne ricerca di soluzioni ordinarie, inserisce un tassello.

“Con Haller e Bulgarelli, negli anni Sessanta dava forma al centrocampo del Bologna, incarnando lo stereotipo del mediano instancabile. Ingranaggio invisibile e indispensabile di una squadra vincente, in rossoblù ‘Romanino‘ recupera palloni e macina chilometri. Conquista così la vittoria del campionato e diventa ‘Grissino tricolore’; leggendario rimane il suo gol direttamente su calcio piazzato che sblocca lo spareggio-scudetto contro l’Internazionale. Era il 7 giugno ‘64, si giocava allo Stadio Olimpico di Roma e fu lui il vero mattatore di quell’afoso pomeriggio estivo. Consacratosi ad alti livelli, passa al Milan, alza al cielo Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale e colleziona 13 gettoni di presenza in azzurro.”

Silvia Ventimiglia, irresistibile e romantica freelance viagrandese doc, raccoglie l’assist.

“Io ho superato i quarant’anni e ricordo perfettamente quei quattro campionati da noi. Era un play-maker di qualità e la sua caratteristica principale era una continuità impressionante. Ho letto che da piccolo giocava in parrocchia e nelle piazze con una palla fatta di stracci e il debutto in A arrivò, del tutto inaspettato, a diciott’anni con la maglia granata del Toro. Dieci anni dopo era in nazionale nella sfortunata spedizione inglese ai Mondiali del ’66. Nell’estate ’70 Fogli è il botto etneo al calciomercato di Milano, il punto di forza della nostra campagna acquisti per irrobustire la zona nevralgica del campo. Diventa un riferimento per i compagni e tenta di mantener fermo il timone in anni non facili per il calcio catanese.“

“Quest’anno –le strappa la parola Cecilia Amenta, 35 anni, bionda come una spiga di grano e vivace più dell’ape maia- sono stata presente in tribuna al Massimino in quasi tutte le partite casalinghe. E’ capitato più volte, quando ci veniva assegnata una punizione dal limite, che i miei vicini di posto, due simpatici e brizzolati abbonati sulla sessantina, mormorassero a denti stretti ‘Ci vorrebbe un tiro alla Romano Fogli, una delle sue imprendibili punizioni a foglia morta che lasciavano il portiere ad acchiappar farfalle.”

“Qualche giorno fa –puntualizza la ventiseienne Antonietta Licciardello, giornalista- l’ho sentito per un’intervista alla radio. ’Intanto -queste le sue parole- ringrazio una città che mi ha voluto bene sin dal primo momento e ancora una volta si è ricordata di me. Le mie stagioni in Sicilia furono travagliate ma all’ombra dell’Etna mi trovai benissimo. Venni giù a 32 anni compiuti, non certo per svernare ma con la voglia giusta; ci tenevo insomma a lasciare il segno. Fu il presidente Massimino in persona a convincermi: la sua era una passione immensa e nel calcio la passione è tutto. Abitavo in via Villini a mare in una zona meravigliosa e miei vicini di casa erano Volpati, Pereni, Montanari e il compianto Memo Prenna. Il primo campionato si concluse con la retrocessione tra i cadetti e l’ultimo addirittura con una rovinosa caduta in terza serie; in mezzo conquistammo un ottavo e poi un quinto posto in B. Appese le scarpette al chiodo, ho continuato a vivere di pallone allenando Reggiana, Foggia, Livorno e Siena; poi sono stato il vice di Trapattoni a Firenze e di Gentile nell’under 21 azzurra. “

Filippo Solarino, 42 anni, pubblicitario, rossazzurro fino al midollo apre l’album dei ricordi e chiude i lavori.

“In un pomeriggio primaverile del ’72 –spiega- giochiamo al Vittorio Emanuele di Siracusa, in campo neutro, a causa di una delle tante giornate di squalifica del Cibali. Io ho 6 anni e l’avversario è il Modena; appena chiedo a mio padre come mai quel giocatore ha una fascia bianca sul braccio, mi risponde che è il 'capitano' e dai suoi piedi passano tutti i palloni importanti. Fogli è il regista, il simbolo indiscusso della squadra, il fine tessitore di gioco; polmoni d’acciaio e grande tecnica, è quello che detta i tempi.

Dagli spalti e ancor di più dal campo, notavi il suo stile, la precisione dei passaggi, e sopratutto il suo carisma. L'ultimo ricordo che ho di Romano in maglia rossazzurra è il placcaggio a un invasore nel corso di un Catania-Novara, nello sfortunato torneo ’73-’74. Anche in quel gesto emerge la personalità di uno che non è abituato a tirarsi indietro.”

 

 

 

 

(utili per le scommesse al Bar dello Sport)

ANNO

SERIE PIAZZ. FOTO

FORMAZ.TIPO

ALLENATORE PRESIDENTE
08-09    

Vassallo Gismondi Bianchi Messina Slaiter Caccamo Gregorio Binning Corazza Ventimiglia Pappalardo

  S.S. CATANIA

1914-1919 - SOSPENSIONE PRIMA GUERRA MONDIALE

1919-1928 - U.S. CATANESE (fusione tra Trinacria e Catanese)

29-30

 

D  

Di Maira Sciuto D'Amelio De Gaetani Fanò Cifarelli Paolillo Foti Soraci Messina Nicotra - All. Baresi

 

S.S. CATANIA

30-31 D  

Di Maira Sciuto D'Amelio De Gaetani Fanò Guglielmo Pomara Mustafà Soraci D'Urso Saetta - All. Baresi

   
31-32 C 6

Di Maira Sciuto D'Amelio De Gaetani Fanò Guglielmo Pomara Longo Soraci D'Urso Saetta - All. Baresi

   
32-33 B 1

Fontana Bedendo Degni Bodini Pignatelli Bianzino Micossi Casanova Miltoni Niccolini Magliavacca - All. Baresi

   
33-34 B 6

Sernagiotto Bedendo Ferraro Migliavacca Degni Micossi Biavati Bodini Pignatelli Casanova Nicolosi - All. Kertesz

   
34-35 B  

Sernagiotto Bedendo Sinibaldi Paglierini Micozzi Finotto Manazza Stella Nicolosi Mialich Franzoni - All. Kertesz

   
35-36 B  

Sernagiotto Bedendo Sinibaldi Paglierini Micozzi Finotto Manazza Stella Nicolosi Mialich Franzoni - All. Kertesz

   
36-37 C  

Sernagiotto Stivanello Sinibaldi De Bortoli Micozzi Bettini Pulzoni Corallo Brossi Mialich Franzoni - All. Kertesz

   
37-38 C 7

Sernagiotto Stivanello Sinibaldi De Bortoli Micozzi Cavenago Pulzoni Bavazzano Miltone Pavazzano Andreolo - All.  Corbjons

   
38-39 C 1

Sernagiotto Stivanello Sinibaldi De Bortoli Micozzi Cavenago Pulzoni Bavazzano Miltone Pavazzano Andreolo - All. Degni

   
39-40 B 18

Sernagiotto Tugnoli Nebbia De Bortoli Rotta Bettini Mancini Bellini Violi Rossi Nicolosi - All. Metzaros

   
40-41 C 8

Sernagiotto Tugnoli Nebbia De Bortoli Rotta Cicerano Mancini Bellini Koening Presselli Marcoccio - All. Degni

   
41-42 C 6

Costanzo Stivanello Nebbia De Luca Nelli Tesi Colombo Matteoni Koening Miglioli Schillani - All. Degni

   
42-43 C 1

Costanzo Stivanello Nebbia De Luca Nelli Tesi Colombo Matteoni Koening Miglioli Schillani - All. Degni

   
43-44 - SOSPENSIONE SECONDA GUERRA MONDIALE
45-46 - CLUB CALCIO CATANIA (fusione fra Virtus ed Elefante)

46-47 C 6

Goffi La Rosa Mirabella Barbiani Fardella Mineo Perrone Greco Conti Beligni Scuderi. All. Degni e Nicolosi

  CALCIO CATANIA (fusione fra Virtus e Catanese)
47-48 C 2

Goffi  Molon Robespierri Catacchio Ardesi  Faita Prevosti Calvani Cadei Beligni Scuderi. All. Degni

 

   
48-49 C 2

Rega Messora Zucchelli Gaggiotti Tesi Ardesi Prevosti Fusco Porcelli Bossi Zega - All. Banas

   
49-50 B 12

Goffi Piram Molon Brondi Messora Fusco Romani Gavazzi Pierini Porcelli Garavoglia -  All. Politzer

   
50-51 B 6

Pattini Piram Pistone Brondi Cadè Fusco Romani Gavazzi Klein Randon Toncelli - All. Politzer

   
51-52 B 4

Soldan Baccarini Bravetti Brondi Bearzot Fusco Bartolini Klein Dalcerri Randon Toncelli - All. Marini

   
52-53 B 2

Soldan Baccarini Bravetti Bearzot Santamaria Fusco Micheloni Klein Quoiani Bartolini Toncelli Cappelli - All. Naldi

   
53-54 B 1

Seveso Baccarini Bravetti Bearzot Santamaria Fusco Cattaneo Manenti Micheloni Marin Bassetti - All. Andreoli

 
54-55 A ill.

Bardelli Boniardi Bravetti Pirola Santamaria Hansen Cattaneo Spikofski Ghiandi Gotti Bassetti - All. Andreoli

 
55-56 B 5

Bardelli Origi Bravetti Hansen Boniardi Malinverni Cattaneo Spikofski Ghiandi Perin Bassetti - All. Andreoli

 
56-57 B 4

Menozzi Origi Toros Gelio Grani Malinverni Bicicli Hansen Uzzecchini Buzzin Spikofski - All. Poggi

   
57-58 B 11

Menozzi Caceffo Toros Gelio Grani Corti Meroi Bolzoni Righetto Buzzin Carapellese Nicolosi - All. Poggi

   
58-59 B 16

Seveso Fermi Toros Marcellini Napoleoni Bonci Carapellese Corti Buzzin Ricagni Prenna Marianovic - All. Borel e poi Di Bella

 
59-60 B 3

Gaspari Michelotti Bonci Ferretti Grani Corti Macor Caceffo Buzzin Biagini Prenna - All. Di Bella

60-61 A 8

Gaspari Michelotti Giavara Ferretti Grani Corti Castellazzi Biagini Prenna Calvanese Morelli - All. Di Bella

61-62 A 10

Vavassori Alberti Rambaldelli Corti Zannier Benaglia Castellazzi Szymaniak Calvanese Biagini Prenna - All. Di Bella

62-63 A 11

Vavassori Giavara Rambaldelli Corti Bicchierai Benaglia Vigni Szymaniak Calvanese Milan Prenna - All. Di Bella

63-64 A 8

Vavassori Lampredi Rambaldelli De Dominicis Bicchierai Magi Danova Biagini Fanello Cineshino Turra - All. Di Bella

64-65 A 8

Vavassori Lampredi Rambaldelli Michelotti Bicchierai Cordova Danova Biagini Calvanese Cineshino Facchin - All. Di Bella

65-66 A 17

Vavassori Buzzacchera Rambaldelli Cella Bicchierai Fantazzi Petroni Biagini Fanello Calvanese Facchin - All. Di Bella

66-67 B 4

Rado Buzzacchera Rambaldelli Vaiani Montanari Fantazzi Albrigi Pereni Baisi Fara Girol - All. Ballacci

 
67-68 B 10

Rado Strucchi Buzzacchera Vaiani Teneggi Montanari Girol Pereni Vitali Fara Trombini - All. Ballacci

 
68-69 B 11

Rado Cherubini Limena Vaiani Strucchi Buzzacchera Volpato Girol Cavazzoni Pereni Trombini - All. Rubino

69-70 B 2

Rado Strucchi Limena Montanari Reggiani Buzzacchera Volpato Gavazzi Cavazzoni Bernardis Bonfanti - All.  Rubino

70-71 A 14

Rado Strucchi Guasti Bernardis Reggiani Buzzacchera Volpato Pereni Baisi Fogli Bonfanti - All. Rubino

71-72 B 8

Rado Montanari Guasti Bernardis Spanio Buzzacchera Francesconi Biondi Baisi Fogli Bonfanti - All. Calvanese

72-73 B 5

Rado Simonini Ghedin Bernardis Spanio Montanari Francesconi Volpato D'Amato Fogli Scarpa - All. Di Bella

73-74 B 18

Petrovic Simonini Fatta Malaman Ceccarini Fraccapani Spagnolo Biondi Piccinetti Fogli Picat Re - All. Mazzetti

74-75 C 1

Petrovic Codraro Prestanti Poletto Battilani Fraccapani Spagnolo Giagnoni Ciceri Biondi Malaman - All. Rubino

75-76 B 17

Petrovic Ceccarini Labrocca Poletto Pasin Benincasa Spagnolo Panizza Ciceri Biondi Malaman - All. Rubino

76-77 B 18

Petrovic De Gennaro Labrocca Cantone Pasin Fraccapani Morra Barlassina Mutti Panizza Angelozzi - All. Di Bella

77-78 C 2

Muraro De Gennaro Leonardi Cantone Bertini Chiavaro Frigerio Fusaro Bortot Morra Malaman - All. Matteucci

 
78-79 C 3

Muraro Cantone Labrocca Raimondi Bertini Chiavaro Rappa Barlassina Labellarte Morra Frigerio - All. Matteucci

 
79-80 C 1

Sorrentino Castagnini Labrocca Casale Bertini Chiavaro Croci Barlassina Borghi Morra Piga - All. De Petrillo

 
80-81 B 13

Sorrentino Salvatori Labrocca Mosti Ciampoli Croci Morra Barlassina Bonesso Casale Piga - All. Mazzetti

81-82 B 9

Sorrentino Miele Castagnini Mosti Ciampoli Vella Crialesi Barlassina Cantarutti Gamberini Morra - All. Mazzetti

82-83 B 3

Sorrentino Ranieri Mosti Giovannelli Chinellato Mastropasqua Crialesi Crusco Cantarutti Mastalli Morra - All. Di Marzio

83-84 A 16

Sorrentino Sabadini Pedrinho Giovannelli Mosti Ranieri Torrisi Mastalli Cantarutti Luvanor Carnevale - All. Di Marzio, G.B. Fabbri, Prenna

84-85 B 15

Onorati De Simone Pedrhino Ermini Maggiora Polenta Coppola Mosti Borghi Luvanor Puzone - All. Renna

85-86 B 13

Marigo De Simone Longobardi Maggiora Canuti Polenta Puzone Braglia Borghi Luvanor Mandressi - All. Rambone

86-87 B 18

Onorati De Simone Tesser Pellegrini Canuti Polenta Novellino Mastalli Borghi Braglia Puzone Sorbello - All. Rambone

87-88 C1 15

Mattolini Rossi Tesser Garzieri Canuti Polenta Palermo Scienza D'Ottavio Marini Maddaloni - All. Jaconi

88-89 C1 10

Nieri Rossi Tesser Raise Tarantino Polenta Borghi Scienza D'Ottavio Marini Casilli - All. Pace

89-90 C1 10

Paradisi Salvadori Tesser Rossi Schio Biagini Cipriani Scienza D'Ottavio Marini Ghezzi - All. Melo Russo

 
90-91 C1 11

Paradisi Esposito Salvadori Manieri Schio Aloisio Cecconi Patta Pelosi Del Vecchio Cipriani - All. Sormani

91-92 C1 6

Grilli Dondoni Del Vecchio Caliari Colasante Caini Nicoli Spigarelli Cipriani Palmisano Romano - All. Caramanno

92-93 C1 r.

Tontini Susi Di Bin Palmisano Dondoni Grossi Pittana Greco Cipriani Marini Pelosi - All. Bianchetti

93-94 ECC. 3

Rescigno Binda Rigano Biondelli Pomo Sparti Mangano Mignemi Belnome Di Gregorio Mariano - All. Barlassina

94-95 CND 1

Noto Drago Del Vecchio Pellegrino Sparti Sciuto Romano Ardizzone Mosca Marino Crisafulli - All. Busetta

95-96 C2 8

Di Muro Macrì Del Vecchio Pellegrino Grillo Sampino Intrieri Marino De Carolis Barraco D'Isidoro - All. Mario Russo

 
96-97 C2 12

Fimiani Grillo Di Dio Brutto Chicchetti Ercoli Pannitteri Intrieri Russo Marino D'Isidoro - All. Gianni Mei

 
97-98 C2 7

Giorgianni Calcaterra Di Dio Brutto Cicchetti D'Aviri Di Julio Intrieri Costa Fajeta Lugnan - All. Gagliardi

 
98-99 C2 1

Bifera Del Vecchio Di Dio Marziano Furlanetto Monaco Brutto Tarantino Passiatore Manca Lugnan - All. Cucchi

99-00 C1 7

Iezzo Pagano Piras Marziano Recchi D'Angelo Brutto Napolioni Passiatore Battaglia Califano - All. Simonelli

00-01 C1 2

Iezzo Zeoli Corradi Napolioni Recchi Baronchelli Bresciani Pane Ambrosi Criniti Cicconi - All. Guerini, Jaconi

01-02 C1 1

Iezzo Zeoli Bonomi Bussi De Martis Baronchelli Fini Cordone Baggio Pane Karnenglè - All. Ammazzalorso, Werchewood, Graziani

02-03 B  

Castellazzi Malusci Iacopino Grieco Mirri Monaco S. Fini Martusciello Taldo Possanzini Oliveira - All. Graziani/Pellegrino, Toshack, Reja, Guerini

03-04 B  

Squizzi Giallombardo Del Vecchio Grieco Stendardo Monaco S. Fini Firmani Olivera Mascara Taldo - All. Colantuono

04-05 B  

Pantanelli Lo Monaco Bianco Suriano Paschetta Caserta Padalino Firmani Ferrante Anastasi Bruno - All.  Sonetti

05-06 B 12

Pantanelli Sabato Sottil Bianco Cesar Caserta Biso Baiocco Spinesi De Zerbi Mascara - All. Marino

06-07 A 13

Pantanelli Silvestri Vargas Stovini Sottil Caserta Colucci Edusei Baiocco Spinesi Corona Mascara - All. Marino

07-08 A 17

Polito Sardo Vargas Stovini Terlizzi Izco Martinez Tedesco Spinesi Baiocco Mascara  - All. Baldini - Zenga

08-09 A  

15

 

Bizzarri Potenza Capuano Stovini Silvestre Carboni Biagianti Morimoto Ledesma Paolucci Mascara  - All. Zenga

09-10 A  

 

 

Andujar Alvarez Capuano Silvestre Spolli Biagianti Martinez Carboni Llama Mascara Lopez - All. Atzori - Mihajlovic

 

 

 

 

 

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