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Dopo il successo della prima edizione, andata esaurita in pochi mesi, torna in libreria "Tutto il Catania minuto per minuto" nella ristampa che contiene il capitolo dell'ultima stagione. Patrocinata dall''Università degli Studi di Catania, il volume sarà presentato il 19 dicembre 2011, alle ore 10:00, presso l'Aula Magna della Facoltà di Scienze politiche alla presenza del Rettore, del Preside di Facoltà e di una delegazione del Calcio Catania. La distribuzione del libro sarà curata dalla Libreria Bonaccorso di via Etnea 20/22. In vendita anche in molti punti vendita nonchè on-line sul sito della casa editrice al prezzo di 35 euro. |
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Lassu' (e quaggiu') qualcuno mi ama. Intervista a Nino Pulvirenti. di Fabiola Foti
«Facciamo un’intervista breve, vero?» «Certo!»
ho risposto mentendo al Presidente e alla fine, abbiamo fatto una
chiacchierata di quasi due ore.
Lei lo sa, che probabilmente è l’unico “uomo d’affari” vero di questa città? «Sbagliato.
Io sono un imprenditore, un uomo d’affari che non ci mette mai la
passione nelle sue attività, il vero uomo d’affari non compra una
squadra di calcio. Io l’ho fatto e mi sono accollato il rischio,
diciamo per amore» Certo, non ho inventato niente di nuovo. Ho solo importato un certo modello in Sicilia, anticipando gli altri.» Come commenta il fatto, che l’Alitalia stia diventando una compagnia low cost? «Il sistema ha sfondato. All’inizio si tentò di ostacolare questo percorso appigliandosi a gap di sicurezza, ma le persone, nel tempo, hanno compreso che il prezzo basso non era a scapito della sicurezza. Il costo del biglietto dipende da economie di scala, che interessano la compagnia nel suo nascere e quindi lungi dall’impostazione iniziale di Alitalia e Meridiana. Nel passato potevano fare certi prezzi (alti) perché avevano il monopolio, dopo di che hanno tentato con la sicurezza e quando lo spauracchio è finito anche loro hanno deciso di ridurre il costo del biglietto». Percepisce come concorrenti le compagnie aeree tradizionali? «Certo, ma noi non possiamo prendere tutto il mercato. C’è spazio per tutti. Noi serviamo da calmiere, fino a quando non esauriamo i posti disponibili, loro devono stare al nostro prezzo, dopo di che, tornano ad essere quelli di sempre. A Maggio abbiamo registrato l’80% di pieno sugli aerei per tutte le tratte, si tratta di un risultato eccezionale, considerato che il settore è difficilissimo e che sconta il prezzo del petrolio in continua oscillazione.» Il futuro qual è? «L’africa. E’ una terra ancora in via di sviluppo.» Che non è stata sfruttata «Sì, (ride NdR) sono due facce della stessa medaglia. Quando finiranno gli “scompigli” africani la Sicilia potrà aspirare a diventare un hub naturale. La nostra isola, al centro del mondo potrebbe divenire l’interruzione naturale per smistare i passeggeri provenienti dal nord verso il sud. Ma siamo troppo in ritardo con le infrastrutture, specie a Catania.» È soddisfatto del nuovo aeroporto? «È una struttura nuova, ma che già ci sta stretta. In Italia il più grande incremento del traffico si registra in tre regioni: Lombardia, Lazio e Sicilia. Per ora può andare, ma per il futuro?» Che intende per futuro? «Due
anni. Bisognerebbe pensare subito a come sfruttare la vecchia
aerostazione per cercare di allargarlo.» «Soprattutto le piste, non si riesce a fare i voli intercontinentali. E in proposito, non si intravede neanche uno spiraglio di luce all’orizzonte. Che peccato!» Il posizionamento dell’aeroporto catanese è migliore di quello palermitano? «Non è tanto questo, quanto il fatto che i numeri di Palermo non siano neanche la metà di quelli di Catania e questo vuol dire che la Sicilia orientale ha una cultura del viaggio più spiccata.» Lei, in questo contesto, non si sente stretto? Il fatto di dover dipendere dall’immobilismo determinato dalla nostra politica? «Il
“pubblico” è comunque necessario visto che, viviamo qui.» E questa
struttura (il centro sportivo di Torre del Grifo NdR)? L’ha
realizzata, malgrado gli ostacoli. «Quando abbiamo cominciato la
procedura per costruire questo centro, abbiamo attivato lo sportello
unico e a Mascalucia non sapevano neanche cos’era. Ignari della prassi
da seguire, il consiglio comunale si era automaticamente dotato di un
potere che non aveva, mentre invece, doveva soltanto ratificare. Alla
fine non è stato necessario rivolgersi a nessun legale. Abbiamo pagato
4 milioni di euro per oneri di urbanizzazione e 500 mila euro per
finanziare un’opera da realizzarsi nel comune. Certo, non abbiamo
avuto Tutti si lamentano che il Catania arrivi alla salvezza sempre all’ultimo, ma secondo lei la città è pronta per una squadra che raggiunga i massimi livelli? «Se la città è pronta non mi interessa, io vado avanti comunque. Il discorso è un altro: 6 squadre vanno in Europa: Inter, Milan, Juve, Roma, Lazio e Fiorentina. Il Catania ha ricavi per 30 milioni, loro per 270 circa e questo perché le tv a pagamento destinano le risorse economiche a squadre come l’Inter, con milioni di tifosi in tutto il mondo. Poi ci sono i ricavi dello stadio, il nostro è troppo piccolo per competere con San Siro. Le squadre investono l’80% dei loro ricavi in calciatori, a queste condizioni, noi non potremo mai competere, è un calcolo matematico, noi spediamo 20 milioni, loro 250 milioni. Però, lo sport non è solo analisi di numeri e allora abbiamo adottato un’altra strategia: la formazione dei giocatori. Torre del Grifo nasce con questo obiettivo. Questa è la strada del Barcellona, la squadra migliore del mondo,14 giocatori della loro rosa vengono dal vivaio». Si è riappacificato con Acireale? «Non ho mai litigato con Acireale, credo di essere stato quello che ha dato di più a quella squadra». Gli acesi si sono sentiti abbandonati «Non hanno capito. Era una cosa che desideravo da sempre, non ho cambiato Acireale con Giarre. Io sono nato a Catania era la squadra della mia città che io volevo da sempre.Nessun tradimento».
Di tutti i settori di cui si occupa, quale si è rivelato più problematico? «Quella più difficile: la compagnia aerea, che dipende da tantissimi fattori. Ci si deve meravigliare quando un aereo arriva puntuale. Ricordi, che l’ultima a voler fare ritardo è la compagnia, perché gli costa, su 10 volte, 9 non è per responsabilità della compagnia.» Mi faccia un esempio «Basta
che da Catania il primo volo in uscita mi ritardi un quarto d’ora
perché non c’è il push back che spinge l’aereo. La mattina a
Fiumicino arrivano contemporaneamente gli aerei provenienti da tutta l’Italia,
se a Fontanarossa ritarda quello che spinge il vettore, a Fiumicino ti
mettono in fila 20 minuti per atterrare ed in totale, io perderò tre
quarti d’ora, che non potrò mai recuperare e ricadranno sui
successivi voli.» «Adesso sì. Oggi abbiamo 13 velivoli, nel passato 1, se in questo momento mi si ferma un aereo io ne ho altri 12 su cui contare e distribuire il ritardo. Invece, con un solo aereo a terra, avevo il 100% della flotta fuori uso. I ritardi del passato sono partiti da qui ed erano veramente impressionanti.» C’è ostruzionismo, voglio dire, si da la priorità alle compagnie tradizionali? «Per certi versi è vero, ma se parliamo di ritardi non voglio fare la vittima, in passato la responsabilità era nostra che non avevamo una flotta di riserva. Ma come vuoi avviare una compagnia aerea, se non parti dal basso?» Grande Distribuzione, alberghi di lusso, una squadra di calcio, compagnia aerea, c’è un altro settore che le interessa? «No, però non mi precludo niente». Come vanno gli alberghi? «A Taormina bene». Puntualizza? «Sì certo, a Catania è difficile. Se siamo soddisfatti che in città arrivino i croceristi allora non abbiamo capito nulla. In cosa spendono? Un gelato e un souvenir e alla fine sporcano pure. Nessuna riserva per questo tipo di turismo, ma voglio solo dire, che al crocerista non interessa niente che non sia già sulla nave. Ogni tanto fanno l’escursione, scendono armati di capellino e infradito… e questo può essere il nostro turismo?» Su cosa dobbiamo puntare allora? «Sui centri congresso, dove si stravolgerebbe il settore turismo. Penso ad una struttura da 10.000 posti». Qualcosa del genere potrebbe nascere alla Playa. «Bene! Mi auguro che lo facciamo al più presto». Però ci sono problemi. Pensa di poter fare una specie di evento stile motorshow a Catania? «Penso a tutto. Le grandi multinazionali a convegno, in Sicilia abbiamo tutto: clima, mare e montagna. Una multinazionale che organizza convegni a Catania riempie gli alberghi della città per due-tre giorni e pure i posti a sedere dei ristoranti. Si è puntato sul campo da golf, ma non è per tutti, è per la nicchia.» Le piace lo stadio di Catania? «No, lei lo sa che nei servizi igienici delle curve non ci sono le porte? Per scelta, mica perché le hanno rubate. Come si fa ad andare in bagno?» Per scelta di chi, non ci sono le porte? «Dell’allora autorità competente che decise dopo i fatti del febbraio 2007 (derby Catania-Palermo NdR), che per poter riaprire lo stadio era necessario rimuovere le porte che potevano essere utilizzate come ariete contro i poliziotti. Ma è illogico, e sa perché? Perché da due anni i poliziotti in campo non ci sono più, e della sicurezza si occupa la società, che da quando gestisce non ha avuto più problemi di sicurezza – senza nulla togliere alla polizia, che ha lavorato anche in condizioni disumane – però bisogna capire che se tratti le persone come animali non potrai ricevere in cambio un comportamento civile. Si paga il biglietto per entrare». Così non si avvicinano le famiglie allo sport. E lei dove lo immagina lo stadio? «Fuori dalla città, con i parcheggi. Con la possibilità di raggiungere lo stadio senza fare tre ore di fila, e senza arrivare allo stadio che sono già un pazzo.» A Messina, hanno costruito subito lo stadio «Sì, ma anche quella è un’opera a metà. Oggi uno stadio senza copertura che senso ha?». Il tifo quando cambierà? «Quando cambieranno gli stadi. Dopo il centro sportivo alla fine sarà la società a costruire lo stadio. Però un’opera del genere ha bisogno di servizi, di strade, e questo, non possiamo mica farlo noi». Che tempi si è prefissato per agire? Torre del Grifo è nato in 18 mesi. Lo stadio potremmo costruirlo in 12, a parte i tempi burocratici». Lo sa che alla fine sarete voi a farlo? «Certo, il problema è dare la possibilità a chi vuole fare investimenti di poterli realizzare. Se l’aeroporto fosse stato privato, a quest’ora la pista era già realtà. Per allungarla, la soluzione c’è, basta interrare la ferrovia di Bicocca. Un progetto c’è già e i costi sono già noti». È una questione di soldi? «No,
è che non sanno come dividersi il merito dell’opera». |
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«RAPPORTO DI PROFONDO AFFETTO» - «Con Pietro c’è un rapporto di profondo affetto, amicizia oltre che di stima professionale. Lavoriamo insieme da dieci anni: è lui l’artefice del 'modello Catania' che tutti ci invidiano. Non c’erano assolutamente i presupposti per interrompere un rapporto così saldo. Non basta certo un equivoco», continua Pulvirenti. Nessuna gelosia tra i due, nessuno sgomitare in cerca di visibilità da parte del presidente che spesso è apparso un passo dietro al suo collaboratore, una specie di «principe consorte». «Dopo questa riappacificazione non cambia niente: tutto proseguirà come prima. Io so di avere il migliore dirigente del calcio italiano e mi basta di avere il merito di metterlo nelle condizioni per dare il meglio. Non voglio assolutamente smentire il mio ruolo di presidente. Il progetto Catania continua: c’è da mettere a regime il Torre del grifo village, c’è poi da pensare al nuovo stadio che realizzeremo entro i prossimi due-tre anni. Nell’immediato c’è da definire le operazioni di mercato già avviate e alle quali lo Monaco ha lavorato ininterrottamente, anche quando ha preannunciato le dimissioni. Diciamo che siamo andati tutti e due un po’ oltre le righe. Ma l’importante è aver chiarito tutto». Dimissioni respinte, quindi. Luigi Bartoli 26 luglio 2011 Stretta
di mano Lo Monaco-Pulvirenti. Galeotta fu la Salernitana CATANIA - Tavola virtualmente imbandita con tarallucci e vino. È finita com’era ormai previsto la querelle Pulvirenti-Lo Monaco. Dopo le frasi di fuoco a mezzo stampa, il presidente del Catania e l’amministratore delegato hanno fatto pace. «Sono stato a casa sua, l’ho abbracciato e l’ho convinto a continuare a lavorare per il progetto rossazzurro». Racconta così il momento cruciale Nino Pulvirenti, una scena da feuilleton ottocentesco e non da cronaca sportiva, dove questa sorta di temporale estivo dei sentimenti è stato relegato. DIVERGENZA
D'OPINIONI - Sereno, a tratti un po’ teso, a volte imbarazzato, Pulvirenti
racconta alla stampa e al popolo catanese, nella saletta del Torre del grifo
village, particolari ormai noti e altri inediti di questi cinque giorni
incandescenti per il club etneo. «Abbiamo avuto una divergenza d’opinione sul
'caso Salernitana'. Lui voleva rilevare la società per avviare una
collaborazione tecnica, io ero contrario perché una piazza importante come
quella poteva diventare nostra concorrente. E poi ci sono i pessimi rapporti tra
le due tifoserie, cosa della quale lo Monaco non era a conoscenza», spiega il
massimo dirigente del Catania. Da qui ha l’inizio il braccio di ferro
pubblico, che poi si è trasformato in un abbraccio fraterno, in privato. Questa è una società modello. Lo Monaco è una persona capace e non bisogna intralciarlo. Comandare nel calcio è complicato, in due lo è ancora di più. Per costruire certi equilibri in questo campo servono anni, mentre per distruggerli basta appena un secondo”.
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Pressappoco in questo stesso periodo, la squadra rossazzurra ebbe a conquistare la sua prima promozione nella massima serie. Fu un avvenimento che coinvolse tutta la citta gia proiettata in quel ventennio d'oro italico passato alla storia come boom economico. La formazione-tipo di quella squadra (vado a memoria) era: Seveso- Baccarini-Bravetti; Bearzot-Santarnaria-Fusco; Cattaneo-Manenti-MicheIoni (Ghiandi)-Marin-Bassetti. Presidente Giuseppe Rizzo, allenatore Piero Andreoli. In questo "pezzo", nato "per ordine" di Daniele Lo Porto, mi limito a ricordare alcune ore particolari che io passai, cinquanta anni fa, alla stazione Termini di Roma. Il Catania ha appena pareggiato 0-0 a Como conquistando così il punto necessario che vale la promozione in sede A. Ad attendere i giocatori che in treno ritornano in sede ci sono alcuni tifosi, qua e là, con bandiere e striscioni... Da
Vercelli, dove ero stato una ventina di giorni ospite di mia sorella e
di mio cognato, raggiunsi Genova col "bus diretto" e salii
sul treno per Roma dove avrei dovuto attendere la coincidenza per
Catania. Giunsi alla stazione Termini alle sei di mattina e notai
subito un centinaio di uomini bivaccati chi a terra chi sulle panche,
tutti aventi accanto bandiere avvolte attorno alle aste. Pensai: un
gruppo folkloristico di sbandieratori. Un signore, con una sciarpa
colorata al collo, mi chiese "del fuoco" per una cicca che
teneva in bocca; mi guardò attentamente e fece: "Siciliano,
vero?". "Si, di Catania" risposi. "Carusi - gridò
- ancora unu dei nostri c'è". Quel centinaio di persone che
prima parevano pupi sfasciati, all'improvviso presero vita, spiegarono
le loro bandiere in un'orgia sfrenata di rosso e di azzurro, e,
saltando freneticamente, cominciarono a ritmare tutti in coro: "Ca-ta-nia,
Ca-ta-nia. . . ". Quindi, con la stessa celerità con la quale
erano balzati in piedi, ripresero le loro posizioni di prima.
Cosciente che era stato diretto alla mia umile persona tanto
entusiasmo, chiesi lumi al mio gentile conterraneo. "Come
perché? Fra un'ora agghicono i nostri jucatureddi ... Ma lei è
scognito, non lo sapi ca semu in serie A?". Manco aveva finito di
pronunciare "serie A' che di nuovo i pupi sfasciati si
proiettarono in piedi sventolando bandiere, gagliardetti, sciarpe,
fazzolettini da taschino, cambiando questa volta il concetto del coro:
"Serie A, Serie A", indi, coerentemente, tornarono ad
assopirsi ai loro posti. "Venga, caro giovane amico, nuatrì semu
tutti marca liotro e figghi di sant'Aituzza; travagghiamu a Roma ma u
nostru cori restau a Catania... e sta vittoria ppi nuatri è na cosa
ca non si pò spiegare! E quannu arrivunu i jucaturi i vulemu
abbrazzari a unu a unu ppi dirici ca na cuntintizza di stu generi mai
l'avernu pruvatu, mai! Viva Catania, Viva Bellini". Alla parola "Bellini" una nota operistica colpì le orecchie dei pupi in dormiveglia che, forse memori de "Suona la tromba intrepido", guizzarono in piedi come spinti da una molla e cominciarono a strombazzare in un concerto che avrebbe ucciso per asfissia il "Cigno". Gli
astanti guardavano sbigottiti ma anche divertiti questa irrefrenabíle
massa umana saltellante e caotica, mentre due signore, sedute in
disparte, commentavano fra loro spiacevoli sentenze: "Ecco, cara
mia, adesso arriva la diligenza e gli indiani l'assaltano... !".
La diligenza, cioè il treno Milano-Siracusa, arrivò alle sette e
dieci. Il gruppo dei tifosi catanesi, nel frattempo, s'era infoltito.
Dire che successe una baraonda infernale è poco, anzi è niente. I
tifosi, sempre più esaltati, si catapultarono negli "Selvaggi sono, selvaggi", intanto proclamavano le due signore ancora in disparte e impaurite, "selvaggi, selvaggi'. Mi avvicinai a loro e col mio abituale tatto chiesi quale fosse l'illustre città che le vide nascere. "Voghera, cittadina civile che non partorirà mai figli così selvaggi!". Le guardai amorevolmente e proferii educatamente: "Andate a fare in c... voi due e tutta Voghera!" ed entrai rozzamente nella mischia gridando a squarciagola "Viva Catania, forza Liotru ... !". A mia imperituna ignominia, non continuai il viaggio di ritorno su quel treno bardato tutto in rossazzurro; una gonnella made in London mi fece cambiare tragitto. Mi raccontarono poi che, nelle stazioni di fermata, il treno della gloria etnea fu preso d'assalto e osannato, e che a Giarre e ad Acireale fu costretto per tre ore intere a fermarsi sotto la pressione di masse gigantesche di tifosi esaltati e felici. E che in piazza della stazione di Catania una marea di cittadini, tifosi e non, mai finì di lanciare enormi, roboanti, sterminate grida di giubilo tal che il cielo tremò e gli uccelli scapparono e in quel posto mai più ebbero a tornare. In tale baccanale di gioia solo una voce fu di dissenso: quella di mio padre. "Che vergogna, manco quando arrivò Garibaldi tutta questa gente... Viva il Re!". (Aldo Motta – Giorn. Prov. di Catania, aprile 2004)
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IMMAGINI DELLA DISASTROSA SERIE A 1983-84
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La
storia del calcio Catanese comincia nel 1908, anno per altri versi
infausto e triste in quanto il terremoto aveva spazzato via le città di
Messina e Reggio Calabria.E’ il 19 giugno quando il Corriere di
Catania annuncia la nascita, in riva allo stretto, di una società
sportiva pro educazione fisica per le province di Catania e Messina, che
grazie alla generosità dell’Amministrazione Comunale catanese dell’epoca,
avrà uno stadio in Piazza d’Armi o Piazza Esposizione, (l’attuale
Piazza Verga).La Società è la "Pro Patria", guidata dal
presidente comm. Francesco Sturso D’Aldobrando, che promuove molte
attività e molti sport: oltre il calcio anche la ginnastica, la
scherma, l’alpinismo, l’aeronautica, l’automobilismo, ecc. La prima
partita ufficiale della squadra di football "Pro Patria" si
svolge a Catania il 30 giugno 1909, in onore dei congressisti della Lega
Nazionale e dei componenti della flotta del Mediterraneo, contro la
squadra della Corazzata "Regina Margherita" che si trovava a
passare dal porto di Catania. L’incontro terminò con il risultato di
parità ,una rete per parte. La formazione schierata era la
seguente:Vassallo: Gismondo Bianchi; Messina Slaiter Caccamo; Gregorio
Binning Cocuzza Ventimiglia Pappalardo (Spedini), nomi che a quei tempi
rappresentarono il pionierismo del calcio catanese. Da quella partita in
poi, ogni qual volta una nave arrivava a Catania i ragazzi della
Società si precipitavano a organizzare un incontro. Al seguito della
squadra c’era anche un fotografo animato da una tenacia incredibile,
tale da fargli trascinare dalla città fino a Fontanarossa quella
pesante macchina fotografica, con relativo cavalletto, per immortalare
gli atleti nelle loro fasi di gioco. Tra i calciatori di questa prima
fase di pionierismo ricordiamo il Generale Spedini, ala sinistra molto
veloce, e il portiere Roberto Nicotra (entrambi saranno travolti dal
ciclone della 1ª Guerra Mondiale e ricordati come eroi), il dott.
Cocuzza, valido centravanti, e il dott. Pappalardo, che partecipò alla
Coppa Lipton, una manifestazione che a quel tempo rivestiva una certa
importanza. Il 23 luglio si svolse un altro incontro al giardino Bellini
con i componenti di una nave inglese che si trovava alla fonda nel porto
di Catania, il "Broyser". I catanesi in quell’occasione
subirono una sonora sconfitta per sette a zero.A questo punto il calcio
si comincia a modificare: iniziano i campionati, nasce e si affianca
alla "Pro Patria", lo "Sport Club Trinacria", con l’intenzione
di forgiare nuovi atleti. Fu cosi che la "Pro Patria" si
trasformò in "Associazione Sportiva Catanese" e accolse
parecchi giovani alla ricerca di un sano svago.L’Amministrazione
Comunale nel
Ma il grande rivale del Catania quell’anno è l’Avellino, staccato di un punto alla fine del campionato. Purtroppo il destino è in agguato e il punto che il Catania aveva sull’Avellino viene tolto dalla Lega per il tesseramento irregolare di un giocatore, per cui la Serie B dovrà essere decisa da uno spareggio all’Arena di Milano con l’Avellino.L’attesa a Catania era enorme tanto che furono piazzati in ogni angolo della città altoparlanti collegati con lo stadio milanese. Si disputò l’incontro e alla fine l’Avellino vinse per uno a zero con una rete di Fabbri .Il presidente catanese dell’epoca, Fazio se ne usci con questo proclama: "Abbiamo perduto sul campo,ma vinceremo a tavolino, Viva S.Agata". In effetti la Patrona della città fece il miracolo.L’Avellino fu retrocesso e venne promosso il Catania. Era successa una storia di corruzione: un certo Staffieri giocatore avellinese in disaccordo con la società, aveva denunciato i dirigenti campani di una serie di illeciti commessi. Il problema era reperire le prove e a questo ci pensò il Catania. Staffieri fu invitato a Catania e condotto nella birreria Lorenti. Nicolosi e Lorenti raccolsero la deposizione di Staffieri, mentre dietro una tenda ascoltavano la deposizione, il Maresciallo Maccarrone dei Carabinieri e il Commissario di P.S. Musumeci. Fu quella la prima volta in cui la Lega tenne conto di una inchiesta giudiziaria, non effettuata da funzionari della stessa Lega Calcio. L’Avellino fu retrocesso all’ultimo posto e il Catania promosso in Serie B.Il rientro in B fu modesto, la squadra non era stata adeguatamente rinforzata ma si salvò. Fu chiamato un commissario che doveva dare una certa impronta alla Società. Il suo nome era Arturo Michisanti, personaggio con una buona rendita finanziaria e parecchie idee bellicose, grazie alle quali nel 1951/1952 il Catania si piazzò al 4° posto e l’anno successivo 1952/1953 puntò decisamente alla Serie A con una squadra che divenne molto popolare, allenata da Giulio Cappelli, che allineava tra le sue fila Soldan, Bearzot, Bravetti Brondi, Randon, Fusco, Santamaria e Avanzolini. La squadra si piazzò terza, ma disputò lo spareggio per la promozione in Serie A con il Legnano.
Inoltre, da profano del calcio, disse: "E adesso vogliamo lo scudetto". La formazione che aveva conquistato la Serie A era la seguente:Seveso, Baccarini, Bravetti; Bearzot, Fusco, Santamaria; Cattaneo, Manenti, Micheloni, Marin, Bassetti; allenatore Piero Andreoli.Dopo aver onorevolmente partecipato per la prima volta al Campionato di Serie A chiudendo al 12° posto –ricordiamo quale regista della squadra Karl Hansen (33 anni)- ecco che ci fu la grande delusione: scoppia lo scandalo Scaramella, che coinvolse l’arbitro romano Scaramella, un pubblicista catanese e il vice presidente del Catania. I contorni dello scandalo non furono molto chiari. Purtroppo la Lega Calcio appurò che il Catania aveva corrotto l’arbitro e quindi lo spedì in B insieme all’Udinese, colpevole di illecito sportivo. Un disastro.La marcia dell’Aida e i festeggiamenti sembravano cose avvenute un secolo prima. Ma si posero le basi per quella che fu considerata l’era d’oro di Ignazio Marcoccio e dell’Avvocato Silvestro Stazzone.Anno1955/56 L’Allenatore Piero Andreoli dopo la retrocessione del Catania in B per illecito sportivo, rimase a Catania. Ma dopo pochi mesi fu esonerato e rientrò a Verona sua città natale; gli subentrò Matteo Poggi, genovese. Andreoli sarebbe dopo ritornato a Catania per allenare l’altra squadra in C dei fratelli Massimino, la Massiminiana, chiamato a sostituire Renzo Vellutini. Nel Frattempo c’era stato un cambiamento al vertice della società Catania. Al posto del Presidente Rizzo, erano entrati a far parte della Presidenza i Sig.ri Pesce, Giuffrida e Orlando. Dopo circa un anno subentrò al posto di Orlando il signor Di Stefano mentre era Poggi l'allenatore.La squadra quell’anno si comportò più che onorevolmente e sfiorò la promozione in serie A finendo terza. Al Catania durante l’ultima partita a Modena sarebbe bastato un pareggio, ma purtroppo la squadra subì una rete beffarda da un certo Scarascia che, a detta delle cronache dell’epoca, era la bestia nera del Catania. Sfumò quindi la promozione.Nell’anno 1957/1958 le polemiche per la mancata promozione non si erano sopite. La situazione tecnica cominciò a precipitare. A Poggi subentrò Carapellese che tra l’altro giocava a Catania con l’argentino Ricagni, gli ultimi scampoli di carriera. Carapellese nonostante il suo palmares, non fu molto fortunato come allenatore per cui gli subentrò Cocò Nicolosi vecchia bandiera ma poco fortunato anche lui come allenatore. Si procedette alla nomina di un nuovo allenatore che fu il barese Capocasale: fu un valzer di allenatori e una stagione tutta da dimenticare.Nell’anno 1965-1966 il Catania si apprestava a partecipare al suo sesto campionato consecutivo di Serie A. La squadra proveniva da cinque anni che dire esaltanti sarebbe stato fin troppo riduttivo.
Il
Catania quell’anno cominciò il suo campionato in maniera poco felice:
qualche polemica che all’interno non mancava mai, le cessioni degli
elementi più rappresentativi come Danova e Cinesinho, nonchè il
mancato arrivo di ricambi adeguati, fecero scricchiolare quello che
aveva rappresentato per i Catanesi un meraviglioso giocattolo.Al termine
del girone d’andata la squadra aveva totalizzato solo dieci punti e
aveva perso troppi incontri manifestando una debolezza caratteriale
notevole. Il malumore per questa crisi di risultati aveva contagiato
allenatore, squadra e ambiente. Poi un giorno scoppiò la bomba che mise
a nudo la debolezza della dirigenza e della squadra. Mentre l’allenatore
Carmelo Di Bella dirigeva l’allenamento, un fotografo immortalò
inconsapevolmente l’allenatore accanto ad una valigia porta indumenti,
l’episodio venne strumentalizzato non poco e Di Bella molto nervoso,
vedendo quella foto pubblicata sul giornale fraintese il messaggio, per
cui si presentò al Presidente Marcoccio dicendo che voleva andarsene.
Il presidente tentò invano di dissuaderlo, ma Don Carmelo che era un
uomo di parola e di grande temperamento, andò via e a lui subentrò l’allenatore
in seconda Gigi Valsecchi. Il Catania affidato a Gigi Valsecchi ebbe
inizialmente una bella fiammata d’orgoglio, pareggiò a Napoli, a
Con la trasformazione delle società calcistiche in società per azioni, uscì di scena un personaggio che tanto aveva dato al Calcio Catania, il dr. Ignazio Marcoccio,che aveva regalato alla città di Catania insieme alla squadra, pagine indimenticabili. A Marcoccio subentrò il vulcanico Angelo Massimino uomo competente, appassionato e grande tifoso, che lascerà anche lui un segno indelebile nella storia del calcio catanese e fu subito soprannominato "Mister miliardo". Sarebbe stato l’uomo della rinascita, pur con i suoi atteggiamenti balzani ma generosi. Ad allenare la squadrà chiamò Egizio Rubino, un gentleman della panchina, allenatore serio e preparato, il quale porrà le basi per la promozione del Catania in Serie A l’anno successivo.Nel 69/70 il Catania comincia il campionato con grande disinvoltura; Massimino prepara le cose per bene: ingaggia il terzino Limena dal Torino -che verrà battezzato il nuovo Facchetti- e che scomparirà tragicamente qualche anno dopo in un incidente stradale alla scogliera. Il mediano Bernardis -detto "Cavallo pazzo" per le sue sgroppate in avanti- Cavazzoni, centravanti di movimento, e, fiore all’occhiello della campagna acquisti, l’ala sinistra Aquilino Bonfanti, grande realizzatore, proveniente dal Verona. La squadra cominciò a spron battuto; nulla fu precluso ai rossoazzurri di Rubino: Mantova, Bergamo, Arezzo sono i campi dove il Catania giocò e diede spettacolo. Bonfanti, Limena e Cavazzoni ripagarono il loro presidente a suon di goal.
Il girone di
ritorno fu un po' difficile ma la squadra lo superò con grande
disinvoltura; tra l’altro esordì quell’anno un catanese purosangue,
Mimmo Ventura: giocò in prima squadra in B nell’incontro con il
Varese, e negli altri incontri nei quali si trovò a giocare diede il
suo apporto alla promozione.La certezza dell’avvenuta promozione si
ebbe a Reggio Calabria, nello storico derby con la Reggina del
14/06/1970, battuta dali etnei per 3 a 1. Era lo stesso giorno in cui l’Italia
giocava con il Messico per l’accesso alla finale dei mondiali del
1970. Quella di Reggio fu la più corposa invasione esterna che il tifo
catanese si sia concesso in tutti i tempi. Si calcola che ventimila
tifosi si siano trasferiti al di là dello stretto per sostenere la
squadra, una formazione umile e compatta che riuscirà a compiere il
terzo miracolo. Segna Pirola per i calabresi, pareggia Bonfanti su
punizione calibratissima, ma il pareggio non basta. Al 75° finalmente
la liberazione: segna Volpato , ed è qui che Massimino, piangendo di
gioia, si alza dalla panchina e va verso la tribuna alzando le braccia
in una ovazione di pubblico. Il terzo goal del suggello della vittoria
lo mette a segno Zimolo. E’ l’apotesi quel pomeriggio. I
rossoazzurri schieravano: Rado; Strucchi Limena; Buzzacchera Reggiani
Bernardis; Volpato Vaiani Zimolo (Gavazzi) Pereni Bonfanti.Reggina;Jacoboni
; Divina Grossi; Tacelli Pirola Sonetti; Perrucconi Lombardo Vallongo
Campagna Toschi. Bonfanti sarà il capocannoniere della Serie B con 14
reti e Rubino, coadiuvato dai fidi Calvanese e Bongiovanni, avrà la
soddisfazione di essere premiato come migliore allenatore per la B. Il
Catania fu promosso in Serie A insieme a Varese e Foggia. Il Mantova suo
immediato inseguitore sarà scavalcato dagli Etnei di un punto.Nell’anno
70/71 il Catania in Serie A ingaggia l’esperto centrocampista Romano
Fogli , il terzino Cherubini della Reggiana e il centravanti Baisi dal
Torino (cavallo di ritorno). Quell’anno, l’Amministrazione Comunale
dell’epoca non aveva per nulla affiancato Massimino cosi come si era
ripromessa. Inoltre una guerra interna tra marcocciani, abituati a un
certo modo di gestione, e massiminiani, abituati a seguire l’umore del
proprio presidente sempre più autocratico, crearono non pochi problemi.
Il Cibali restava l’eterna incompiuta: la sua penosa insufficienza e
la scarsa cura, erano diventati la favola di tutti e la giustificazione
per certe batoste subite dalla squadra. Di calcio quell’anno se ne
vide poco: il Catania retrocesse l’anno dopo vanificando la
meravigliosa pagina di Reggio Calabria. Nell’anno 71/72 il Catania
tornato in B liquida il bravo Rubino e si affida alla vecchia bandiera
Calvanese, ma farà presto a mollarlo alla terza giornata richiamando l’allenatore
Carmelo Di Bella. La società catanese
Per la seconda volta il cannoniere principe è Francesconi. L’anno che era cominciato sotto cattivi auspici si chiuse in bellezza, grazie anche a Di Bella che con la sua perizia e la sua esperienza seppe tenere unito il gruppo. Bisogna pure ricordare che oltre ai goal di Francesconi, professionista serio e puntiglioso, la squadra mostrò un buon impianto di gioco, e delle buone individualità.Così si rivede quella lontana serie C e inizia il valzer delle promozioni e retrocessioni.Dalla C in B e dalla B di nuovo alla C nel campionato 76/77.Il Catania resta in C per 3 anni,dove ottiene risultati soddisfacendi che gli permisero solo al terzo anno di ritornare in serieB. Dopo due stagioni in B nel campionato 82/83 dopo aver battuto a Roma negli spareggi il Como e a Cremonese e qualificandosi terza,risale in A. Si parte dalla riconferma di Gianni Di Marzio. Il Catania quell'anno, durante il mercato estivo, aveva rifiutato gente del calibro di Prohaska, Juary, e Colomba (si disse che erano troppo vecchi). Massimino aveva puntato su due giovani promesse del calcio brasiliano Luvanor e Pedrinho, e su alcuni elementi considerati "adatti" ad una matricola: Torrisi, Sabadini, Bilardi ecc.. ad ottobre invece, arrivò il giovane e promettente Andrea Carnevale dal Cagliari. Il Catania dopo un buon pareggio al Cibali col Torino prese una piccola sbornia a Udine e da quel momento perse un pò la bussola. Di Marzio viene esonerato nel corso del campionato e la squadra viene affidata a G.B. Fabbri, che purtroppo, non riesce a fare il miracolo e il Catania retrocede in serie B. Nel 84/85 arriva come allenatore Mimmo Renna coadiuvato (solo per sei mesi) da Giacomo Bulgarelli come Direttore Sportivo. Il Catania disputa un campionato anonimo e si piazza al 15° posto. Nel 85/86 tornano due vecchie conoscenze dei catanesi: Giovanni Mineo come General Manager e Gennarino Rambone come allenatore.
La vittoria di Pulvirenti: "Interrotto un lungo digiuno". CATANIA - "E' indubbiamente una promozione meritata al termine di un campionato difficile con società importanti che ci hanno dato filo da torcere sino all'ultimo. Questi ragazzi con i nostri mezzi ci sono riusciti". Antonino Pulvirenti, presidente del Catania, festeggia la promozione in serie A del club siciliano atteso ben 23 anni. "Erano troppi - aggiunge il numero uno del club etneo -, bisognava rompere questo digiuno, sono emozionato. Festeggio con i ragazzi, con i tifosi, con molto entusiasmo. Ci tenevamo tutti a conquistare questa serie A: ringrazio i tifosi, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, il tecnico Marino e la squadra. Abbiamo coquistato la serie A - chiude Pulvirenti guardando al futuro - ora vediamo cosa succederà...". Un
sogno lungo 23 anni. Il Catania torna in serie A e la festa degli etnei
è un... vulcano in piena eruzione. Correva l'anno 1983 quando la
squadra siciliana faceva la sua ultima presenza nel massimo campionato:
dopo gli spareggi, con la carovana dei quarantamila tifosi a colorare di
rossazzurro l'Olimpico di Roma nella "finale" con la
Cremonese. Poi il pronto ritorno in B, che riapriva l'era dei saliscendi tra i cadetti e la C1. Adesso è solo storia vecchia: il Catania torna nel calcio di prima serie con l'intento di restare il più a lungo possibile. Il campionato di serie B, vinto meritatamente dall'Atalanta, ha visto il Catania sempre in lotta per le prime posizioni. I bergamaschi di Colantuono hanno poi messo la parole fine al sogno degli etnei di vincere il torneo cadetto e da qui la lotta, splendida, per il secondo posto finale (vale la promozione diretta) tra il Catania ed un brillante Torino. La forza dei siciliani ha il nome, su tutti, di Gionatha Spinesi. Ventitrè reti per l'ex centravanti di Arezzo e Bari, quattro rigori, ed una sicurezza a piene mani per il reparto offensivo dei rossazzurri, perla preziosa di un tridente sempre decisivo. Brillante stagione di Mascara, De Zerbi senza dimenticare i veterani Baiocco, Biso e Sottil. E' la vittoria anche per la dirigenza Pulvirenti. Nel 2004 c'è stato infatti il passaggio di proprietà dalla famiglia Gaucci all'imprenditore catanese che ha sempre creduto in progetti ambiziosi ed ecco qui la prima splendida realtà. Il Catania chiude il campionato di serie B, come detto, al secondo posto, con 78 punti, frutto di 22 vittorie, 12 pareggi e 8 sconfitte. Catania che conclude la stagione con il miglior attacco: ben 67 reti per gli etnei, a fronte però delle 42 subite. Adesso il Catania si affaccia nuovamente nel calcio di massima serie. La volata finale premia i rossazzurri di Marino e la prima ..."cartolina" arriva da Palermo e dal Palermo. C'è attesa per lo storico derby siciliano, lontano tanti anni dalla serie A. Tornerà presto nel calendario della massima categoria con la speranza di vedere (sempre) solo due belle partite di calcio e con una leale e sportiva rivalità che ha sempre contraddistinto la sfida a distanza tra i due più importanti club siciliani. 28/05/2006
MI FERMO QUI: DA ALLORA IN POI E' UN SOGNO CHE ANCORA SI AVVERA, ED E' DOCUMENTATO IN QUESTE PAGINE
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(Forse erano utili per le scommesse al Bar dello Sport. Adesso, dopo l'uscita del libro "Tutto il Catania minuto per minuto", la bibbia del calcio catanese, valgono solo per dare una sbirciata.
Quindi questa pagina per oro colato perchè è è da aggiornare

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