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Reti:
58' Robinho - 84' Ibrahimovic.
CATANIA
(4-3-3): Andujar; Augustyn (65' Ricchiuti), Silvestre, Spolli,
Capuano; Sciacca (81' Morimoto), Carboni (45' Pesce), P.Ledesma;
Gomez, Maxi Lopez, Mascara. A disp.: 1 Kosicky, 12 Marchese, 20
Martinho, 29 Cuomo. All: Simeone.
MILAN
(4-3-1-2): Abbiati; Bonera, Thiago Silva, Yepes, Antonini; Van
Bommel, Ambrosini, Merkel (46' Emanuelson); Robinho; Cassano
(58' Oddo), Ibrahimovic. A disp.: 30 Roma, 18 Jankulovski, 15
Sokratis, 54 Calvano, 7 Pato. All: Allegri.
ARBITRO:
Tagliavento di Terni; Romagnoli-Nicoletti; IV Morganti.
INDISPONIBILI:
Terlizzi (fuori rosa), Biagianti, Alvarez, Bellusci, Campagnolo,
Potenza, Llama, Izco; Boateng, Zambrotta, Inzaghi, Amelia,
Flamini, Pirlo, Abate, Nesta, Gattuso, Seedorf. SQUALIFICATI:
- DIFFIDATI: Alvarez,
Silvestre, Mascara; Pirlo. AMMONITI:
Merkel, Van Bommel, Spolli, Yepes, Ambrosini, Mascara.
Rimanere
lucidi
Comprendo
come non sia assolutamente semplice. Ma è proprio in momenti di
tal fatta che rimanere lucidi risulta essenziale. La delusione
è tanta, più per il modo in cui è giunta l'ennesima
sconfitta, la sesta in sette gare, che per il risultato stesso,
che obiettivamente ci poteva stare, considerata la differenza di
valori in campo. Il Catania di questa sera è da considerarsi
quasi nullo. Tuttavia, sarebbe troppo facile salire sul carro
nei momenti felici e scenderne, "italico modo", quando
le cose vanno male. Io non lo faccio. Dico che bisogna
analizzare a fondo, criticare anche duramente, invitare
giocatori, allenatori e società a un cambiamento repentino, ma
in generale AIUTARE, SOSTENERE, non distruggere, perché il bene
della massima serie è troppo importante per tutti, e la maglia
è la nostra, non di Maxi, Mascara o Andujar, di tutti. Per
questo mi fa molto male rileggere puntualmente tutto il fango
vomitato in occasione della scorsa stagione, quando il Catania
veniva dato per spacciato (adesso è solo al limite della zona
retrocessione...). Se non restiamo razionali, sì che andiamo a
fondo. E razionalità significa proporre analisi equilibrate,
non dettate dalla delusione del frangente. Innanzitutto, si può
partire dai numeri, impietosi nelle ultime sette giornate, ma
ancora "aperti". E' vero che le sconfitte sono tante,
è vero che i gol subiti sono troppi (addirittura 11 in 6 gare),
è vero che si segna poco, ma è confortante che malgrado ciò i
rossazzurri siano ancora fuori (in attesa delle gare di domani)
dalla zona caldissima. Una consolazione in apparenza magra,
giacché rimane implicito che, migliorando un tantino, ci siano
corpose possibilità di tirarsi fuori dalle sabbie mobili della
bassa classifica.
Un
Catania inoffensivo e atleticamente giù
Poi,
si giunge ad approfondire un tantino di più i problemi tecnici,
tattici e atletici. E ci si accorge che bisogna lavorarci su
tanto. E urgentemente. Lo sta facendo il Cholo, ma le
"scorie" di un'Era Giampaolo -lo dico assumendomene
tutte le responsabilità- più dannosa dell'Atomica di Hiroshima
appaiono evidenti e, soprattutto, macroscopiche. Il succo: il
Catania non ha un gioco offensivo (qualcuno vuole imputarlo a
Simeone?); non ha carattere (e qui il guerriero della Pampa deve
lavorare sodo); è out atleticamente, se è vero come è vero
che negli ultimi 30' di tutte le ultime partite il calo si
mostra evidentissimo. La gara odierna giocata al
cospetto di un Milan oberato da 11 assenze, in campo con un
ragazzo della Primavera (Merkel), un nuovo acquisto fallosisismo
(Van Bommel) e molte seconde linee come Bonera, Yepes e Antonini,
appare paradignatica e riassuntiva. Il Catania ha sparato a
salve per un'ora (non un tiro in porta) di fronte a un
avversario in giornata non felicissima (0 tiri pericolosi verso
Andujar pure da parte dell'undici di Allegri), è andato in
superiorità numerica per la giusta espulsione del
centrocampista olandese Van Bommel (perfetto -e non
condizionato- Tagliavento, uno dei migliori arbitri italiani)
e... si è sciolto nel finale, prendendo due gol evitabilissimi
(Robinho, con la complicità di Andujar, non esaltante nella
respinta sulla fucilata di Ibra dai 25 metri, e lo stesso Ibra
su ennesimo errore di posizione dello sconsiderato Capuano),
nonché altre tre ripartenze potenzialmente letali. Un velo
pietoso sugli errori sotto
porta dell'ultimo quarto d'ora è doveroso stenderlo. Non
sarebbe giusto infierire. Ricchiuti fallisce l'unica palla gol
seria costruita con un tiraccio sopra la traversa da buona
posizione, Morimoto da solo davanti ad Abbiati ciabatta
debolmente rasoterra e, soprattutto, Pesce riesce a sparacchiare
sopra la traversa da 30 centimentri davanti alla linea di porta
senza portiere... Meglio soprassedere. Devo dire che sono
rimasto molto, molto deluso dalla partita del Catania, anche
sotto il profilo del carattere. Pensavo si sarebbe sciorinata
una grande prestazione, tutta "anema e core". E,
invcece, probabilmente si è giocata una delle peggiori partite
del campionato. A parte un immenso Spolli, tutti gli altri hanno
giocato sotto tono. E non vale l'alibi delle assenze, dei
giocatori fuori ruolo (Augustyn a destra per la contemporanea
assenza di Alvarez e Potenza) e affini. Una squadra con le palle
le supera. Male, malisismo da centrocampo in su. Carboni, come
sempre generoso, non è elemento in grado di far girare il gioco
della squadra (oltre tutto, si è infortunato, lasciando campo a
Pesce. Voto al "vichingo" 5,5; 5 al sostituto).
Sciacca non ha ripetuto Parma, ma non si può certo dare tutta
la responsabilità a un ragazzo di 20 anni, su cui è necessario
in ogni caso insistere. Maluccio Ledesma, prova priva di
personalità. Malissimo Mascara, probabilmente limitato dalle
ripetute voci di mercato che lo vogliono a Napoli (ma se è
così, non sarebbe meglio lasciarlo "riposare"?). A
intermittenza Gomez, bene una mezzora, poi sparisce (capita
spesso ultimamente...). Desolato Maxi Lopez, impossibilitato a
giocare, considerato che non gli arriva una palla che una. Non
infierisco attribuendo un giudizio ai sostituti, i quali pochi
colpe hanno. Appare evidente quale sia il problema più grosso:
la concatenazione mediana-attacco in fase di possesso palla. Non
va. Il Catania, al momento, è fra le squadre meno brillanti in
zona offensiva. Non si riesce a verticalizzare praticamente mai.
Non si indovina una rifinitura. Non si mette dentro un cross
decente. Bisogna migliorare. E per migliorare, è chiaro,
potrebbe servire qualcos'altro. La società lo sa e sta
provvedendo, in piena sintonia con il nuovo tecnico argentino.
Nodo
mercato
Mi
fa solamente sorridere di gusto chi afferma che questo Catania
sia scarso e inadeguato alla categoria. L'unica risposta (ma
proprio perché la si vuole dare, vista l'inadeguatezza delle
argomentazioni) è questa: andate a rileggervi gli organici dei
precedenti quattro Catania, se non sbaglio "salvi" in
Serie A. Fuoriclasse inarrivabili come Rossini e Minelli ci
regalarono la A. Sardo e Sabato, Millesi e Lucenti, Edusei e
Nardini. Quindi, bando alle minchiate tipiche del "momento
catanese" (in sostanza, le solite di similari frangenti,
trite e ritrite: "semu 'nda B", "società
pezzente", "ci volunu cincu iucaturi", "il
gatto e la volpe", "Puvvirenti nesci i soddi",
"Sogno un Catania senza quei due" -spero di non aver
dimenticato qualcosa di significativo), è necessario andare al
cuore del problema piuttosto che pontificare (anche perché,
poi, qualcuno dovrebbe dirmi quale sia l'alternativa, a Catania,
al presidente Pulvirenti...). E lo si fa semplicemente andando
ad ascoltare le parole di "Sime One" nel postgara.
Frasi facili facili che anche i geniali prìncipi del tiro al
piccione -e pure masochisti, considerate le innumerevoli e
reiterate malacumpasse cui sono stati sottoposti negli ultimi
anni (memorabile quella della scorsa "stagione di
caccia", ma pare che la Storia non insegni nulla a Catania,
altrimenti non sarebbe Catania...) possono comprendere.
"Stiamo discutendo con la società, sanno quello che devono
fare". Chiaro? Ma può esistere a Catania, dopo tanti anni,
ancora qualche sprovveduto capace di credere che dirigenti
"attenti" ai fattori economici come Pulvirenti e Lo
Monaco vogliano rischirae di compromettere tutto il bel lavoro
fin qui svolto per non investire qualche euro in uno o due
giocatori? Se ci sarà da fare qualcosa lo faranno. E sanno che
qualcosa va fatto. Al di là delle dichiarazioni di prammatica,
lavorano in questo senso da mesi. E negli ultimi giorni qualcosa
si vedrà. A mio parere, in attacco e a centrocampo. Anche se, a
mio parere, appare improcrastinabile la sistemazione della
corsia laterale sinistra difensiva, zona in cui il Catania
risulta fra i team meno attrezzati della categoria. Non vorrei
infierire, ma andate a rivedere i due gol presi oggi e ditemi in
cosa differiscono dalla decina incassati precedentemente...
Detto questo, e lo ribadisco non per coerenza, ma perché ci
credo, anche così il Catania ha l'organico per salvarsi. Però,
c'è un però. Ce l'ha se i giocatori più rappresentativi
cominceranno a giocare secondo le proprie potenzialità. Per
adesso, non lo stanno facendo. Solo colpa loro?
A
Cesena una finale
Lo ha detto anche "Sime One", mercoledì sera, in
occasione del turno infrasettimanale, i rossazzurri giocheranno
una "finale" a Cesena. Non avremmo mai voluto dirlo,
ma si è giunti a questo punto. Bisogna evitare di fallire.
Però, se si gioca come stasera, le possibilità che lo si
faccia aumentano a dismisura. Bisogna cambiare registro, al di
là delle risultanze del mercato. Più carattere, più corsa e
più gioco offensivo. E, soprattutto, bisogna mettere la palla
dentro. A Maxi e compagnia il compito di risollevare le sorti di
una tifoseria "attapirata".
Max
Licari (calciocatania.com)
Ecco
Bergessio, Lodi e Schelotto
Ingaggiati
l'attaccante del Saint Etienne, il trequartista ex Frosinone e
l'esterno del Cesena. Mascara passa al Napoli a titolo
definitivo (accordo sino al 2013) e saluta la piazza etnea:
"Grazie a tutti, mi hanno trattato come un principe"
Tre arrivi e una partenza eccellente. Il Catania chiude
così la sessione di mercato di gennaio.
Il
primo volto nuovo è quello di Francesco Lodi, trequartista
proveniente dal Frosinone (23 presenze e 7 reti nella stagione
in corso). Classe '84, napoletano, Lodi in passato ha vestito le
maglie di Empoli, Vicenza e Udinese facendosi notare per le
proprie qualità tecniche e le buone doti realizzative. Il nuovo
acquisto etneo, in grado di ricoprire più ruoli a centrocampo,
arriva con la formula della compartecipazione.
Nel
pomeriggio, il secondo acquisto, quello di Gonzalo Bergessio.
L'attaccante argentino, classe '84, è stato prelevato dai
francesi del Saint Etienne. Ex Benfica e San Lorenzo, la punta
sudamericana, già nel mirino del Catania nel recente passato,
arriva in prestito, con l'opzione del diritto di riscatto del
cartellino a fine campionato.
In
extremis - tanto da dare vita a un piccolo giallo - è stato
perfezionato anche l'ingaggio di Matias Ezequiel Schelotto dal
Cesena. Esterno destro in grado di giocare in difesa come a
centrocampo, classe '89, l'argentino naturalizzato arriva con la
formula del prestito con diritto di riscatto della metà del
cartellino.
Peppe,
buona fortuna! Ma meritavi ben altra uscita, non cosi!
A
salutare, invece, è Peppe Mascara. Il capitano catanese, in
scadenza di contratto a giugno, passa al Napoli a titolo
definitivo (accordo sino al 2013). Mascara, 31 anni, lascia la
maglia rossazzurra da recordman di marcature in Serie A (31 gol)
e con un bilancio complessivo di 225 presenze e 58 reti tra
Serie A, B e C1.
"Ringrazio
il Catania per la possibilità che mi ha dato: mi hanno trattato
come un principe", ha detto Mascara, parlando da ex
capitano degli etnei e da neo acquisto del Napoli. "Arrivo
a Napoli con umiltà ed entusiasmo - ha aggiunto Mascara a Radio
Kiss Kiss Napoli - la trattativa non è stata semplice. Per me
è un onore far parte di questo gruppo disposto a raggiungere
obiettivi importanti. Contro il Chievo non giocherò per
squalifica meglio così perchè in questo modo potrò essere
sempre a disposizione della squadra. Mia moglie è campana,
vengo con grande entusiasmo e anche un pò di esperienza nel
calcio che conta".
Mascara
arriva a Napoli "con grande umiltà". "Il numero
di maglia? Priorità assoluta - ha sottolineato - a quelli che
ci sono; non ho ancora parlato con nessuno della società.
Scudetto o Champions? Non lo so, è difficile, ma ribadisco che
vengo a Napoli con tanta umiltà ed entusiasmo. Non è facile -
ha concluso Mascara - ma ci sarò anch'io a dare il mio
contributo per questo sogno".
La
storia non si cancella.
“Si
viene e si va comunque ballando, pensando ‘una vita forse non
basterà’. Si viene e si va cercandoci un senso, che poi alla
fine il senso è tutto qua”. Si viene e si va, così come
recita una canzone di Luciano Ligabue di qualche anno addietro.
Si cerca un senso, quel senso che alla fine è tutto qua:
Mascara al Napoli, evviva Mascara! Si viene e si va, comunque
ballando: il Catania è ancora in A, evviva il Catania! Con la
cessione di Giuseppe Mascara al Napoli si chiude un capitolo (e
che capitolo!) della recente storia del Calcio Catania 1946. Si
chiude un capitolo, ma non la storia rossazzurra pronta a
scrivere uno, due, tre mila capitoli nuovi. La vita continua, il
pallone rotola ancora..
Un
capitolo di storia si chiude, un capitolo di storia si apre; ma
l’Elefante ha buona memoria e, nel bene o nel male, non
dimentica nulla. Mascara al Napoli ed ecco le ‘presumibili’
reazioni di una piazza che si spacca: “Traditore! Abbandoni la
nave prima che affondi, codardo ed opportunista!” oppure “Mercenario!
Solo la Maglia amiamo solo la Maglia!” La Maglia, la Maglia..
Domanda: quante volte Mascara ha indossato e difeso la Maglia
del Catania? Rossazzurra, bianca, nera, rossa, blunotte, blu
arancio ma pur sempre con il ‘Liotru’ stampato sul petto,
quante volte? Quante volte a far un ‘mestiere’ non suo,
trasformato dai Baldini, dagli Atzori e dai Giampaolo, in
tornante, in terzino aggiunto, a far su e giù per la fascia per
dar manforte alla difesa. Quante volte, tante. Chiedere ai
numeri: 149 presenze in serie A. 77 in serie B, 11 in coppa
Italia per un totale di 226 presenze impreziosite da 60 reti
complessive distribuite nei vari tornei, nelle sei stagioni e
mezza di rossazzurro. 60 reti, non male per un terzino. Terzino,
centrocampista, attaccante.. non ricordo bene il ruolo ricoperto
da Mascara con la Maglia rossazzurra. Ma la Storia, quella non
la si può dimenticare, perché è scritta ed é indelebile..
Una Maglia e la sua Storia, del Catania.
Catania,
7 settembre 2003, serie B, Catania – Cagliari 0 – 3.
Catania, 22 gennaio 2011, serie A, Catania – Milan 0 – 2. L’esordio
ed il congedo di Beppe Mascara in rossazzuro. Una storia che si
apre e si chiude con due sconfitte, ma in mezzo quanti successi,
quante soddisfazioni. Di corsa, veloce,
rievocando le tappe, gli aneddoti di Mascara con la Maglia del
Catania. Il primo gol: 20 settembre allo stadio “Arechi” di
Salerno, di testa; l’ultimo: il calcio di rigore realizzato al
Parma lo scorso 12 settembre. Serie B, 2003/04: prelevato dal
Genoa dalla famiglia Gaucci Beppe Mascara da Caltagirone diventa
un calciatore del Catania, e fu subito amore: 41 presenze e 13
reti, alcune delle quali spettacolari come i pallonetti al
Venezia del ‘povero’ Soviero, la perla alla Ternana, il gol
allo 94’ al Treviso al “Massimino”. Perle di un Mascara,
col 20 sulle spalle, che distribuisce magie lungo la fascia
sinistra nel 4-4-2 di mister Colantuono. Al termine della
stagione Catania nono (con rimpianti) e Società che passa dai
Gaucci a Pulvirenti. Società e non parco giocatori, non
Mascara. Ma non è un addio, è un arrivederci. Dopo una
stagione di ‘esilio’, più o meno forzato, Mascara ritorna a
Catania: 2005/06, l’anno della promozione in serie A. Il
numero di maglia è diverso, il 9, le magie in campo le stesse:
la gemma di Rimini, la rete del sorpasso a Bergamo, la tripletta
al Mantova, la serie A conquistata il 28 maggio 2006 al “Massimino”.
Serie A 2006/07: le reti nei derby contro Palermo e Messina, la
prodezza di Milano contro l’Inter sono in parte vanificate
dalle tre espulsioni rimediate contro Messina, Torino e Roma
nelle prime dodici giornate. L’approccio con la nuova
categoria non è proprio dei migliori. Travolto dal 2 febbraio
anche Beppe vivacchia nel grigiore di una squadra che sembra
alla deriva. Sembra, perché alla fine emerge: il 27 maggio 2007
a Bologna contro il Chievo in campo, in una formazione decimata,
Beppe c’è! La stagione seguente, con Baldini in panca,
Mascara si ‘riscopre’ terzino, abbandonando cilindro, magie
e gol (appena 4 reti), soffrendo e sfiancandosi per conquistare
quella salvezza che arriverà all’ultimo respiro del 18 maggio
2008 contro la Roma. Stagione 2008/09, la ‘Consacrazione’:
34 presenze e 12 reti (record personale in serie A) con la
fantascientifica prodezza del “Barbera” del primo marzo 2009
a far da copertina. Poco più tardi arriverà anche il
riconoscimento azzurro: 6 giugno 2009, a Pisa, contro l’Irlanda
del Nord giunge il debutto con la maglia della nazionale
italiana. Stagione 2009/10, è tempo di record: il 12 marzo 2010
con un rigore da infarto, a nove minuti dal termine, beffa l’interista
Julio Cesar portando in vantaggio il Catania sull’Inter e
raggiungendo, a quota 29, il compianto Memo Prenna come
marcatore principe dei rossazzurri in A. Qualche settimana più
tardi, è 24 marzo 2010, con il gol realizzato alla Fiorentina
stacca Prenna nel trono dei bomber rossazzurri nella massima
serie. Storia scritta che non si cancella.
Mascara
al Napoli? A far la panchina, a far la riserva a Lavezzi.
Possibilmente sarà così, ma poco importa. Certi treni passano
una volta sola: Napoli secondo in classifica a quattro punti dal
Milan capolista, quindi, in piena lotta scudetto. Un evento che
, almanacco alla mano, non accadeva da più di vent’anni. Gli
anni di Maradona, di Careca e dei due scudetti all’ombra del
Vesuvio. Metterlo in croce per questo? No, perché alla soglia
dei 32 anni (da compiere il 22 agosto) con tante energie date (
e non sprecate!) per la ‘Causa Rossazzurra’ le ‘cartucce’
ancora da sparare sono davvero poche. Quindi, meglio cederlo ai
partenopei per 1,2 milioni di euro che svincolato a parametro
zero tra qualche mese. È triste parlar in questi termini, ma è
questo è il dogma del calcio moderno.
Chiudendo
gli occhi, cercando di rievocare il ricordo più bello del ‘Capitolo
Mascara’ in rossazzurro si finisce a trovarsi in un ingorgo di
gol, emozioni e gesti di pazzia. In quasi sette anni di ricordi
ce ne sono tanti, ma qual è il più bello? Forse il ‘cucchiaio’
(o se preferite u ‘cuppinu’) all’Inter o la meteorite
scagliata a Palermo; forse la tripletta al Mantova o quella al
Torino. Forse si, forse no. Personalmente, il ricordo più bello
è quel gol realizzato al “Via del Mare” di Lecce il 21
maggio 2006 contro il Catanzaro: quel gol giunto dopo quindici
minuti di silenzioso e religioso silenzio in memoria di Fabio e
Carmelo, fratelli rossazzurri, scomparsi per un tragico
incidente stradale solo qualche ora prima. Il suo gol arrivato
durante il primo coro che spezzò quel silenzio surreale: “Alè
Vulcano! Alè Capitano!” Catania ti ha fatto grande e tu hai
fatto grande il Catania! Grazie Beppe, in bocca al lupo!
(Calciocatania.com)
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