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QUELLI CHE HANNO FATTO GRANDE QUESTA SQUADRA a cura di Alessandro Russo e Mimmo Rapisarda
La maggior parte del merito di questo Tesoretto è da attribuire ad Alessandro Russo, che ringrazio pubblicamente per i suoi continui, numerosi e preziosi contributi. Le sue sono autentiche chicche (firmate Catania Magazine) per la felicità di ogni tifoso rossazzurro.
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Mastropasqua,
l'uomo che castigò Zoff Oggi,
«Mastro» allena l'Alzano tra i Dilettanti e vive a Bergamo: «Quel 18
agosto, lo stadio Cibali era stracolmo di persone per festeggiare noi e
per accogliere Platini. Segnai subito, sfruttando una punizione di
Mastalli. La città era bellissima: io, Pedrinho e Cantarutti andavamo a
fare la spesa e non ci facevano pagare. Non ci sembrava giusto, ma i
tifosi insistevano...»
Se
non ci fosse stato lui, la Juve, magari, non avrebbe preso il talentuoso
Gaetano Scirea dall'Atalanta. Sì, Giorgio Mastropasqua fu l'atleta che,
dalla casa base, accettò il percorso destinazione Bergamo.
Ce lo racconti.
Il tecnico nativo di Rivoli (TO), è un esperto delle massime cateogorie dilettantistiche. Dopo essere cresciuto nel vivaio juventino, inizia la carriera professionistica esordendo in Serie A il 24 settembre 1972 in Napoli-Ternana 1-0. Gioca come libero e all'occorrenza anche come centrocampista. Dopo il campionato 1972/73 con la maglia rossoverde, ritorna a Torino. Al termine del campionato 1973/74, le sue presenze saranno solamente 8; Mastropasqua viene ceduto all’Atalanta. Mastropasqua, rimane nella compagine orobica per cinque stagioni, prima di cominciare un lungo girovagare per l’Italia, che lo porterà a vestire le maglie di Bologna, Lazio, Catania, Piacenza e Pavia, con la quale concluderà la carriera professionistica nel 1988.
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Lorenzo Fazio, il presidente del Catania dal 1949 al 1951
Viagrande,
casa Fazio: domenica 27 settembre 1959.
ricordi raccolti a casa Fazio da Alessandro Russo e depositati nella rivista i Vespri
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Capitan Corti, siamo tutti con te.
"Gentile dott. Russo, speravo se in qualche modo la città di Catania avesse ricordi di Mario Corti, mio padre. Non è un bel periodo perchè la sua salute non è il massimo ma ho capito che a papà mancano tanto i vecchi tempi. Ho anche inserito un filmato su youtube intitolato 'Calcio Catania-capitano Corti'. Vorrei far sapere dove lo ha portato la sua passione per il pallone e spero che oltre ad essere ricordato come capitano della Catania serie A, si sappia che ha giocato e allenato in Serie A australiana fino a 42 anni, poi si è messo a fare solo l'allenatore. Mio padre è stato uno dei pionieri a sviluppare il football a livello professionale in Australia, poi è diventato campione del mondo di squash per i dopo 50. Lui mi ha insegnato tanto specialmente nella psicologia sportiva che applico negli arti marziali. Scusi i miei errori, sono in Italia da qualche anno ma l'inglese é la mia lingua madre. Ciao e grazie, Paul Corti," Anzitutto è bene che mi presenti perché non sono
affatto sicuro che tutti mi conoscono e ho una tremenda paura di
sembrare uno che si sopravaluti. Dunque, mi chiamo Mario Corti e sono
nato a Genova ventinove anni addietro, il 16 novembre del 1931. Genova,
dovete sapere, è una gran bella città, grande e piena di sole come
soltanto una città marinara può esserlo, con tante piazze dove i
ragazzini vanno a giocare interminabili partite con una palla di stracci
o, nei casi più
A questo punto, rimetto il prezioso volumetto al suo posto, mi siedo e
compongo il numero di un grande conoscitore di calcio catanese. "
Mario Corti -mi spiega con calma Raffaello Brullo- è un vero capitano.
L'ho sentito un annetto fa, quando mi ha detto testualmente che 'avere
un siciliano per amico non è una cosa facile ma, quando ce l'hai, è
per il resto della vita'. Da noi
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4 giugno 1961
arbitro: De Marchi di Pordenone Clamoroso
al Cibali. Il grido di Sandro Ciotti a Tutto il Calcio minuto per minuto
il 4 giugno del 1961 è entrato nella storia, il Catania ha battuto
l'Inter di Herrera per 2-0 L'ANTEFATTO
- Ultima giornata di campionato. L'Inter è seconda in classifica a due
punti dalla Juve. La
Juve, pareggiando in casa col Bari, vinse lo scudetto. A quel punto la
ripetizione della partita diventava ininfluente. Il 9 giugno l'Inter
mandò in campo per protesta una squadra di ragazzini. Finì 9-1 per la
Juventus, con sei gol di Sivori, che però non riuscì a vincere la
classifica dei marcatori. Il gol per l'Inter venne segnato dal
debuttante Sandro Mazzola. Fu anche l'ultima partita di Boniperti Fonte: www.gazzetta.it - Testo di Giuseppe Bagnati
4
giugno 1961: Catania-Inter 2-0. La domenica precedente, penultima di
campionato, la vetta della classifica: Inter e Juventus punti 46, Milan
44, anche perchè i nerazzurri hanno vinto a tavolino il confronto
diretto, sospeso al 30’ per invasione pacifica del campo. Ci si
dovrebbe avviare ad uno spareggio...
Le discussoni via e-mail fra Mimmo Rapisarda e .... un "clamoroso" scettico. (il nome ed altri riferimenti, per ovvi motivi, sono stati omessi)
Pur
essendo tifoso del Torino, quello vero s'intende, non quello di oggi, ho
seguito per diversi anni la vostra squadra. Eravamo e siamo amici di
famiglia con quello che è stato il vostro capitano per 5 - 6 anni, vale
a dire Buzzacchera, (il quale aveva giocato 5 anni a Torino, da qui
deriva la nostra amicizia) seguivamo spesso il Catania quando veniva al
nord: Como, Bergamo, Varese, Vicenza,Torino, Alessandria. Ho avuto anche
l'occasione di conoscere Fogli, Rado, Pereni... tutti ottimi ragazzi. la stagione era quella del 1965 - 66, non il 1961. Inoltre
non ci sarebbe stato granchè di clamoroso nel battere un'Inter che in
quegli anni non valeva certo lo squadrone che ha avuto dal 63 in avanti. Grazie
per la risposta! Ma voi non ricordate nulla? Questo era su la gazzetta dello sport, c'e' anche su wikipedia. F..........., non metto in dubbio la tua testimonianza, perche' se tutto fosse il contrario sarebbe un bel colpo. Chiedero' lumi anche ad Alessandro Russo, nipote del grande Massimino. (n.d.r.: Lo speciale della Gazzetta riportato sopra)
Ulteriore
balla! Guarda su wikipedia la storia del Catania, parlano si, del 1961
riferendosi a quella frase, ma danno il risultato di 1 a 0. Ad
un certo punto dicono...Il Catania era la squadretta.....ecc ecc, mentre
l'Inter era la stratosferica squadra che vinceva in Europa e in tutto il
mondo. Balle! L'Inter del 61 non vinceva nulla, avevano chiamato Herrera
perchè erano stufi di non vincere nulla!. Parlano perchè gli piace
riempirsi la bocca di parolone!
Da
'Scusa Ameri' a 'Clamoroso al Cibali' - Video - RepubblicaTv
- la Repubblica.it - la Repubblica.i
tv.repubblica.it
Le voci dei
protagonisti di 'Tutto il calcio minuto per minuto', la
trasmissione sportiva che il 10 gennaio compie 50 anni.
GRAZIE ALL'AIUTO DI ALESSANDRO RUSSO, ECCO LE REAZIONI:
Alessandro Russo Buondì Mimmo, a differenza di quanto riporto in UNA VITA PER (IL) CATANIA l’idea che mi son fatto finora di questa leggenda metropolitana è che Sandro Ciotti riferisca il fatidico CLAMOROSO AL CIBALI qualche giorno dopo il 4 giugno del 1961. L’ occasione si verificherebbe, insomma, non già nel tradizionale TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, ma nella trasmissione radiofonica mandata in onda in differita qualche giorno dopo come approfondimento settimanale del resconto della domenica. Rispondendo a F.......... da Torino, questa mia risoluzione spiega come mai il collegamento esista seppur siamo a fine campionato e ci sia di mezzo una squadra in lotta per il tricolore (l’Internazionale). In ogni caso, la tesi tua o meglio di F........... non è solo suggestiva o interessante punto e basta, è molto di più. Per questo mi son messo di buzzo buono a lavorar sulla spionsa questione. Cosa ho combinato? Ho parlato con Alfredo Provenzali e con Bruno Pizzul; entrambi si sarebbero convinti della bontà delle affermazioni vostre, ma non avendo una prova oggettiva nessuno potrebbe smentire quanto affermato dalle attuali fonti d’informazione. Ordunque, servirebbe la prova della pistola fumante per risalire all’assassino e alla data del delitto, e io son convinto che prima e poi arma, movente, criminale e perfino giorno , mese e anno del fattaccio saranno identificati una volta per tutte.
Sergio Nunzio Capizzi Effettivamente nella gara del 61 in campo non v'era Sarti (bensì da pozzo)...c'è un'errore di fondo da parte di F.......... che scrive che il famoso match del 4-6-1961 era la penultima giornata...falso..era la 34a dunque l'ultima...anche se l'inter doveva recuperare la gara con la Juve finita col famoso 9-1 (inter in campo con i ragazzi, ultima di boniperti e prima di mazzola). Non ti so dire se abbia ragione F........, anche a me ha sollevato i dubbi...ma nell'immaginario collettivo rimase la sfida del 4-6-1961, anche perchè all'andata si era perso malamente per 5-0 con diverse autoreti... Ci
sono altri episodi come questo Alessandro, poco chiari...per esempio
campionato 1959-60 all'ultima giornata il catania perse a brescia
4-2...ora si dice che i giocatori piansero a fine gara perchè la
triestina conduceva a parma...FALSO !!! La Triestina già al primo tempo
se non sbaglio era sotto di 2 reti, e accorciò solo le distanze...altro
episodio: in un intervista remo morelli, racconta di essere stato
cacciato da un ristorante di napoli per aver segnato un gol che aveva
retrocesso in b la squadra partenopea...FALSO PURE QUESTO !!! Morelli
aveva segnato contro il napoli nel 61, ma ad un punto del campionato in
cui la squadra era ancora in gioco...fu invece prenna nelle ultime
battute del torneo 62-63 a spedire quasi matematicamente in b il
napoli...entrambi gli errori sono presenti nel libro dal fondo un
traversone...cosiccome l'episodio del "clamoroso al cibali". Ps. e perchè non potrebbe essere allora quella del 63, la famosa sfida di clamoroso al cibali ? Anche allora era una corazzata l'inter e aveva già i vari sarti,mazzola, burgnich, facchetti e compagnia bella...anche se ancora vittorie zero...ma lo scudetto lo vinsero proprio quell'anno, contro un catania che stentò molto, ma battè milan inter e juve.
Roberto Quartarone Non sono convinto di questa tesi. Nel senso che se posso credere che l'attento torinese ha ascoltato alla radio "Clamoroso al Cibali" nel '66, ma che nel 61 sia stato gridato ai microfoni per la prima volta ha anche un senso... Consideriamo la storia del premio a perdere raccontata da Michelotti, che il Catania era tranquillo, che l'Inter si giocava lo scudetto dopo tutte le polemiche, che non aveva ancora vinto nulla ma i rossazzurri erano delle matricole... Be', considerate anche che la frase è abusata da tempo e quello del '66 potrebbe essere stato il primo caso in cui è stata ripresa... Un controllo in biblioteca non ci starebbe male, cmq, perché tra le foto de La Sicilia che ho io non se ne parla..
Filippo
Fabio Solarino la partita del 60-61,ma purtroppo non c'e'. Anche se la storia dice che quando l'Inter arriva a Catania nel 61 ha ormai perso lo scudetto a meno di un suicidio della juve..E dice pure che l'Inter che arriva a Catania nel 66 e' quella euromondiale,e non quella ancora un po sfigata del 61. ..
Roberto Quartarone http://www.step1.it/index.php?id=6615-clamoroso-al-cibali-o-forse-no Sandro
Ciotti pronunciò davvero la storica frase il 4 giugno del 61 durante la
partita Catania-Inter? Non esistono registrazioni e cè chi mette in
dubbio la paternità delle tre parole entrate nel lessico comune per
commentare un evento inaspettato. Tutti i particolari della storia nella
nuova puntat... Filippo Fabio Solarino ncredibile la coincidenza..o forse non lo e' (visto che radio zammu' e' proprio di catania) . quindi la trasmissione e' andata in onda ieri..... forse e' anche strano che uno di noi non sia stato interpellato.... cmq i dubbi restano, ma purtroppo nei dubbi vince la vulgata popolare,che e' quella del clamoroso al Cibali pronunciato da Ciotti nel 61 appena
ascoltata (purtroppo)... avrei ucciso il conduttore quando ha detto che
l'Inter che arrivava nel 61 era quella campione d'europa di Herrera.... (ndr:
condivido!) Sono quasi certo che la frase non sia del 61, ma manca
la prova decisiva Antonio Buemi Ciao
Ale, Si
tratta di un libro di Riccardo Cucchi, giornalista RAI, dato in uscita
ad agosto 2010 (magari hanno ritardato). Non penso comunque troveremo
informazioni diverse da quelle che abbiamo ascoltato dalla viva voce
dell'autore nella puntata celebrativa de "La Storia siamo
noi", nella quale si riferivano comunque sempre al 2-0 del 1961.
D'altra parte allora la cosa clamorosa sarebbe stato il fatto che
l'Inter avrebbe perso lo scudetto all'ultima giornata, ma dalle cronache
del tempo sembra che non ci credessero più, per via della mancata
assegnazione della vittoria a tavolino contro la Juventus che era
nll'aria.
Filippo Fabio Solarino Interessantissimo.se solo riuscissimo a trovare la maledetta ''pistola fumante''...Certamente l'Inter divento grande solo nel 1963, e quella de 61 non vinceva nulla dai primi anni 50, ne aveva mai fatto la coppa dei campioni. e quando venne da noi quel fatidico giorno aveva pochissime speranze di farcela....sicuramente la leggenda metropolitana sul ''clamoroso'' va oltre le cazzate di internet,ed e' diventata verita' intoccabile...Potremmo parlarne tra le righe del nostro racconto, ma se i dati rimangono questi e' difficile sostenere una tesi diversa.
VISTO CHE IL SIGNOR F HA SCATENATO L'INTERESSANTE QUESITO DA GIALLO POLIZIESCO, RIMETTENDO TUTTO IN DISCUSSIONE E NON SAPENDO QUANTO NOI CATANESI SIAMO CURIOSI E AFFASCINATI DA QUESTI GIOCHETTI , IN ATTESA DI SCOPRIRE L'ASSASSINO, IL DIBATTITO E' ANDATO A FINIRE QUI:
Il
popolare telecronista della Rai Bruno Pizzul è uno degli ospiti di
"Catania Show", il roto...calcio radiofonico condotto da
Nicola Savoca, in onda su Radio Flash tutte le volte che gioca il
Catania. Domenica 31 ottobre, a partire dalle ore 20.45 - in
contemporana con Catania-Fiorentina - la voce più famosa del calcio
italiano dirà la sua sulla leggenda del "Clamoroso al
Cibali", la definizione che - secondo gli storici del calcio -
sarebbe stata pronunciata il 4 giugno del 1961 da Sandro Ciotti dopo
l'inaspettato - quanto, appunto, clamoroso - 2-0 in casa del Catania
contro l'invincibile Inter di Helenio Herrera.
http://sicilia-journal.blogspot.com/
E ANCHE QUI
Anche al titolare di questo sito, attraverso Radio Flah Catania, il 10 nov 2010 è stato chiesto il parere sulla vicenda.
il giallo continua, alla caccia del testimone per risolvere il giallo
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giugno 2002, è serie B! Ma non per quel Catania guerriero, quello di Iezzo, Baronchelli, Zeoli e Cicconi, scottati dalla beffa di un anno prima e tremendamente vogliosi di riscatto. Non per quei stoici 1500 tifosi rossazzurri impavidi nel popolare, tra mille cinquecento rischi, il settore ospiti dello stadio “Erasmo Jacovone” di Taranto, assiepato da 25000 tarantini. Millecinquecento tifosi rossazzurri: mille per ogni anno vissuto lontano da quella serie B, mai così desiderata come allora. Quindici anni spesi a girovagare tra Eccellenza, C.N.D (l’attuale serie D), la serie C2 e la serie C1 (oggi Prima e Seconda Divisione della Lega Pro). A masticar la polvere per quindici anni, prima di strappare dal manto erboso dello “Jacovone” quelle due B disegnate prematuramente dai ‘giardinieri’ tarantini. Son passati nove anni ma il ricordo di quella gioia è ancora vivo. La festa in piena notte al ‘vecchio Cibali’ (che da li a poco sarebbe stato ribattezzato Angelo Massimino) con migliaia di tifosi rossazzurri pronti ad esaltare gli ‘Eroi dello Jacovone”: cori, colori, luci nella notte di festa. Grazie a loro. Grazie, anche, alla Famiglia Gaucci. Perché se è vero che han lasciato il Catania pieno di debiti, è altrettanto vero che non si possono dimenticare gli sforzi sostenuti per riportare i rossazzurri in serie B. L’Elefante ha la memoria lunga e non dimentica mai. “Salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi delle cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo: e quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno, XXXIV Canto, vv 136-139). Addio Inferno! Noli
offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est! Il 10 marzo 2002, la rivincita. Dopo una scrosciante pioggia il Catania travolge il Taranto con un secco 3-0 (reti di Amoruso, Fini e Bonomi) tra un tripudio di colori ed ironia, in un cocktail di catanesità allo stato puro. Gli etnei di Vierchowod sorpassano in classifica il Taranto dell’ex Simonelli, puntando con decisione a quel primo posto occupato dall’Ascoli. Ma le velleità di promozione diretta si dissolvono nello scontro diretto del “Del Duca” di Ascoli. Rossazzurri sconfitti ed in caduta libera, Via Vierchowood ecco la ‘strana coppia’ composta da Graziani e Pellegrino pronti a riscrivere un finale che sembrava tristemente segnato. Il Taranto ‘beffa’ il Catania ‘rubandogli’ il secondo posto nel rush finale della stagione regolare, relegando gli etnei alla terza piazza. Play off, il momento della verità. Tra mille polemiche Catania e Taranto superano in semifinale rispettivamente Pescara e Lanciano, dandosi appuntamento in finale. I giorni del giudizio finalmente arrivano. Il 2 giugno al “Cibali” decide un capolavoro balistico di Michele Fini, nello striminzito (ma pesantissimo alla lunga) 1-0 per gli etnei. Risultato da difendere con le unghia e coi denti nella gara di ritorno. Sette giorni più tardi, è il 9 giugno 2002, il Catania esce indenne dalla bolgia dello “Jacovone” di Taranto. Zero a zero. Nel settore ospiti dell’impianto tarantino i tifosi etnei ‘saldano’ il conto: “Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est!” Non offendere la Patria di Agata perché ella è vendicatrice delle ingiurie. Il Catania vola in serie B. Ingiuria vendicata. I
tabellini delle due finali: Catania-Taranto
1-0 Catania: Iezzo, De Martis, Zeoli, Pane, Bussi, Baronchelli, E. Baggio (68’ Kanyengele), Cordone, Cicconi, L. Amouruso (69’ C. Bonomi), Fini (76’ Breda). All: Graziani & Pellergrino Taranto: Di Bitonto, Galeoto, Pisano, Marziano, Siroti, Bennardo, Cazzarò, Monza (46’ Giugliano), Riganò, Parente (66’ De Liguori), Cariello. All: Simonelli Arbitro: Brighi di Cesena Rete:
49’ Fini. Taranto-Catania
0-0 Taranto: Di Bitonto, Galeoto, Pisano, Marziano, Siroti, Bennardo, Cazzarò (23’ Andrisani), Giugliano, (46’Parente), Riganò, Triuzzi, Cariello (82’ De Liguori). All: Simonelli Catania:
Iezzo, De Martis, Zeoli, Pane, Bussi, Baronchelli, E. Baggio (87’
Breda), Cordone, Cicconi, C. Bonomi, Fini.
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Giorgio
Bernardis, cavaddu pazzu. dal
sito della Pro Romans di Udine |

Enzo Bearzot
La
circolare 94 scivolava veloce sulla corsia preferenziale,un fiume di
asfalto che ricopre un'antica cerchia dei navigli fiancheggiato dagli
alti complessi residenziali del centro storico della città. Correva
il bus arancione col suo carico di passeggeri che il primo tepore
della primavera aveva sospinto fuori delle case, in marcia verso gli
uffici, i centri commerciali e gli eleganti negozi del cuore della
city milanese. A una fermata una coppia di coniugi anziani era salita e facendosi largo tra la folla aveva trovato un posto. Lei un volto sereno, una chioma argentata s'era accomodata, lui, quasi a proteggerla, le era rimasto accanto in piedi, il viso che pareva scavato in un tronco di un secolare legno montano, lo sguardo che scrutava il percorso o immaginava orizzonti tempi e momenti già vissuti. Qualcuno lo riconosceva e sorrideva; non doveva essere impresa difficile perché tante volte i giornali, la televisione avevano riproposto una delle immagini più note del CT azzurro incollato all'immancabile pipa mentre sull'aereo presidenziale affronta l'interminabile scopone col presidente della Repubblica Sandro Pertini che riporta a casa la nazionale di calcio reduce da Madrid, campione del inondo 1982. Mi trovai così per caso e per la seconda volta accanto a Enzo Bearzot. La prima accadde in una sera quasi estiva di tanti anni prima. Sulla terrazza del mio vicino di casa in cui un muretto rendeva facili le relazioni tra le due famiglie, un gruppo di amici si era riunito per cenare e prendere un pò di fresco facendo quattro chiacchiere sotto le stelle. Noi bambini, insieme a qualche amichetto che abitava nel palazzo eravamo stati invitati per fare compagnia alle tre figlie del padrone di casa, un giovanotto di Livorno che si chiamava Alfredo Piram, il capitano del Catania, il club calcio che militava in serie B al cui vertice stava Arturo Michisanti l'uorno che gestiva, attraverso la Sisam, i servizi di nettezza urbana della città. C'erano Klein, Bassetti, l'immancabile portiere Pattini, Brondi. Manenti e proprio lui, Enzo Bearzot il mediano friulano che, proveniente dall'Inter, giocava nelle file rossazzurre. Da quell'incontro erano trascorsi più di cinquant'anni ma, trovandomi accanto al mediano della squadra che per la prima volta nel 1954 esordì in serie A mi colse la stessa emozione di quella sera in cui gli chiesi l'autografo. Confesso che provai ad avvicinarlo in maniera un pò goffa; avrei potuto chiedergli degli azzurri di Spagna, di Tardelli o di Altobelli, avrei potuto strappargli un giudizio sul momento del calcio italiano, sulla proposta di legge per evitare la bancarotta delle società. Riuscii a mormorare soltanto: Tosso stringerle la mano? lo sono di Catania". Si illuminò il suo volto e il suo cuore, che portava sulle spalle leggermente ricurve settantasette primavere, suppongo abbia avuto un leggero sussulto. Mi rispose con un sorriso: Io avevo la casa ad Acitrezza". La circolare si era leggermente svuotata e correva veloce lungo il fiume della sua corsia preferenziale. Mi parve, a un certo punto, che cercasse l'azzurro mare dei Ciclopi quando Enzo, l'ex ragazzo di Mariano del Friuli, cominciò a coniugare i verbi della sua memoria. lo mi ricordo. . .- disse - E giù col Catania di Michisanti prima e di Nuccio Rizzo, Seba D'Amico e Pippo Galli dopo, quello dei fratelli Mineo il segretario Giovanni e il medico sportivo Saro. Il Catania del mister Piero Andreoli, di capitan Fusco, di Seveso di Quoiani proprio quello che era stato promosso in serie A e che al rientro da Como dopo l'ultima partita fu accolto da una marea di tifosi alla stazione di Giarre e dal sindaco La Ferlita a Palazzo degli Elefanti. E poi i giocatori che frequentavano il barbiere Giovanni in via lago di Nicito o il ristorante di Ibri Finocchiaro in via Euplio Rejna o utilizzando li filobus andavano agli allenamenti al Cibali. Parla e ricorda Enzo Bearzot e mi sembra di rivedere un documentario di Ugo Saitta con le immagini della città felice e piena di speranze che c'era: la via Etnea lucida d'acqua che profuma di lavanda a Villa Bellini che vibra degli ottoni della banda civica diretta dal maestro Pennacchio, il treno che sferraglia sulla scogliera di Guardia Ognina e di San Giovanni Li cuti e poi il nuovo palazzo di Giustizia che si inaugura e hotel Excelsior che emerge dalle lave di piazza Esposizione. Catania del "passiaturi" di piazza dei Martiri, della pasticceria svizzera di via Etnea con l'elegante Peppino Nicolosi gran maestro del caffè espresso, gli arancini di Giardini e la cordialità di un'altro Peppino, il commendator Lorenti nel gran caffè di piazza Giovanni Verga. Catania, quella del fortunato programma radiofonico "Tutta la città ne parla", quella che accoglie Emma Bonino miss Italia 1954 e il lido dei Ciclopi che seleziona le candidate del concorso Miss Sicilia 53 e "forse stasera canta Don Marino Barreto". Lo vedo allontanarsi, attento e protettivo, dando il braccio alla moglie, lo seguo mentre scompare tra la folla che sciama e si disperde sul marciapiede e la sua figura ormai lontana mi pare che sulle spalle leggermente ricurve abbia posata ancora la maglia con i colori rosso-azzurri. Sembra dirigersi verso la tribuna B, verso l'abbraccio dei tifosi del Cibali al suo centro mediano, verso la sua stagione giovanile che alimentava i miei sogni di bambino sempre in bilico tra le trecce bionde di Iva Piram e le mani enormi di quella saracinesca umana che suppongo sia stato il riminese Giano Pattini. (Lino Serrano – Giorn. Prov. di Catania, aprile 2004) |

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Bulgarelli a Catania, stile e competenza.
Un
campione elegante e garbato in campo. Un uomo gentile e per bene nella
vita. Insomma Giacomo Bulgarelli, "Giacomino" per i tanti
amici come me che hanno avuto la fortuna e l'onore di conoscerlo e di
lavorare con lui, era davvero una persona splendida, di quelle con le
quali dovevi necessariamente instaurare un rapporto corretto e leale,
veroe sincero.
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di Ellebi 10.10.2009 - Dopo una lunga malattia è morto ieri a Melle l'ex centrocampista del Catania Horst Szymaniak, uno dei protagonisti dei fantastici anni '60 trascorsi dai rossazzurri in Serie A sotto la gestione di Ignazio Marcoccio in società e di Carmelo Di Bella in panchina. Nato il 29 agosto 1934 a Erkenschwick, in Germania, Szymaniak ha collezionato con la maglia del Catania 62 presenze e 8 reti in campionato, 2 presenze e 1 rete in Coppa Italia, oltre a due 2 presenze nelle Coppe Europee. Marcoccio lo portò in rossazzurro all'alba della stagione 1961-'62, strapandolo al Karlsruher e compiendo un colpo a sensazione, uno dei tanti che lo avrebbero reso celebre. Nel 1961 il possente centrocampista fu addirittura in lizza per il Pallone d'Oro, premio che poi fu assegnato ad Omar Sivori. Dopo la fortunata parentesi ai piedi dell'Etna, durata due stagioni, Szymaniak passò all'Inter, con cui vinse la Coppa dei Campioni, pur trovando pochisismo spazio in maglia nerazzurra, passò al Tasmania Berlino 1900, prima della parentesi al Biel-Bienne in Svizzera e dell'avventura statunitense con la formazione del St Louis Stars. Un
altro pezzo di storia rossazzurra dunque se ne va, ma rimane lo
splendido ricordo dei magici momenti che il gigante tedesco ha regalato
al pubblico del Cibali. Speriamo che il Catania possa ricordare
Szymaniak giocando con il utto al braccio la prossima gara di campionato
in programma contro il Cagliari il 18 ottobre prossimo.
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LUTTO
NEL MONDO DEL CALCIO A CATANIA
CATANIA - Addio a un pezzo importante della storia del calcio etneo. È morto Ignazio Marcoccio, storico presidente del Catania degli anni Sessanta, che portò la squadra in Serie A battendo anche l'Inter di Herrera, impresa resa immortale dal «clamoroso al Cibali» gridato da Sandro Ciotti nella radiocronaca di Tutto il calcio minuto per minuto al secondo gol degli etnei. Marcoccio avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 7 novembre. Era presidente onorario del Catania e consigliere del Teatro Stabile. La notizia è stata diffusa sul sito ufficiale del Catania calcio, di cui Marcoccio era presidente onorario dal 2004. «Il presidente Antonino Pulvirenti, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, i dirigenti ed i collaboratori, i tecnici e gli atleti della prima squadra e del settore giovanile del Calcio Catania S.p.A - si legge sul sito - piangono la scomparsa del Commendatore. In memoria del brillante e versatile dirigente sportivo, catanese sincero ed appassionato, il Calcio Catania ha chiesto ed ottenuto dai vertici del calcio italiano l'autorizzazione ad osservare un minuto di raccoglimento prima del fischio d'inizio della gara contro il Parma. Il Catania giocherà inoltre con il lutto al braccio». Marcoccio,
il 16 marzo 1959, fu nominato commissario straordinario del Catania. La
società rossazzurra era sull'orlo del fallimento e grazie ai suoi
appoggi Marcoccio riuscì a salvare la squadra. Il sindaco Luigi La
Ferlita gli concesse anche un mutuo di 120 milioni di lire. Con Michele
Giuffrida e Silvestro Stazzone ricostruì la squadra; si confermò
Carmelo Di Bella come allenatore e il Catania fu subito promosso in A,
giocando sei stagioni consecutive nella massima serie. Tra i giocatori
acquistati dal presidente Marcoccio si ricordano Amilcare Ferretti,
Giuseppe Vavassori, Salvador Calvanese, Giancarlo Danova, Carlo Facchin,
Bruno Petroni, Cinesinho e Horst Szymaniak. Lasciò il 25 ottobre 1969,
quando la squadra fu rilevata da Angelo Massimino. Marcoccio è stato
anche sindaco di Catania negli anni Settanta: dal 21 gennaio 1972 al 3
agosto 1975. Redazione
online
Nonno Ignazio (di Alessandro Russo) - tratto da La Zona Franca - n. 10/2009 - Novembre.
Mi capita, ultimamente, di passare al telefono molto più tempo del solito. “ “Sissignore - provo goffamente a difendermi - ma il dottor Ignazio Marcoccio, monumento inossidabile di una Milano del sud rossazzurra d’elite, non a ma ricevere intrusi in casa.” “Si ricordi che ogni promessa è un debito e lei ci aveva prospettato un vero e proprio percorso di memoria storica del mondo sportivo etneo. Un’ultima cosa, caro il mio Russo: lasci perdere le opinioni del direttore Cagnes ! Incastri pure quei suoi cappelletti all’inizio di ogni articolo, chè a me piacciono, intesi ?” “Strana gente, i miei capi al giornale” penso mentre poso il cellulare in tasca. Così ora son qui che busso a casa Marcoccio. Accanto a me Filippo Solarino e Roberto Quartarone, due fra i più diligenti studiosi di storia del calcio catanese che io conosca. All’ingresso ci accoglie, cordiale e sorridente, il presidente onorario del Catania e del Teatro Stabile, novantasei anni appena compiuti, un concentrato di simpatia e umanità.
Quando
ero ragazzo, giocavo una partita dopo l’altra; mi torna in mente il
Duca di Misterbianco, un presidente che ci ha rimesso tanti soldini.
Aveva un ufficio di rappresentanza in via Etnea che poi divenne la sede
della società; ero un fanatico di pallone e facevo parte
dell’Associazione Fascista Calcio Catania. Giocavo all’ala sinistra
ma non sono arrivato in prima squadra; in compenso ci riuscì mio
fratello Umberto che era più bravo di me e giocò con la casacca
rossazzurra in serie C. Quando le forze alleate liberarono la città nel
’43, per un po’ i catanesi si concentrano sulla ricostruzione poi,
un giorno, qualcuno riprende a giocare. Ormai la società legata al
vecchio regime non esiste più e mancano veri appassionati in grado di
plasmarne una forte. Rinascono quattro squadre che poi diventano due, ma
lo spirito dei veri sportivi è immutato. Nel settembre ‘46 grazie
all’impegno di Gianni Naso viene firmata la carta che sancisce la
nascita della nuova società.
Ma quasi tutti i dirigenti e i giocatori erano quelli del vecchio
Catania, la maglietta è rimasta rossazzurra e anche lo stemma è
identico a quello precedente. Intanto mi trasferisco a Roma ed entro a far parte del C.O.N.I. poi nel ’59 vengo nominato Commissario straordinario di un club sull’orlo del baratro e senza soldi nemmeno per i dipendenti. Riesco a salvarlo e vi rimango alla guida per dieci anni: sono stati tornei bellissimi, sia in A che in B. Ho dato ciò che potevo, senza mai prendere una lira. Mi piaceva l’idea di competere con le società del nord e l’ho fatto per la mia città, non certamente per mettermi in mostra; sin dall’inizio ho cercato di smuovere le acque e far andare avanti una baracca malmessa. Ero ottimo amico di Angelo Moratti e in buoni rapporti con i più importanti presidenti così da Torino e Milano, tornavo a casa con buoni giocatori che ci consentivano di tenere alta la nostra bandiera. Mi
dicevano che avevo capacità manageriali, che ero un punto di
riferimento ma la verità era che non mi interessava il lucro. Formammo
una sorta di triplice alleanza; al mio fianco c’erano Michele
Giuffrida, un dirigente bravo come pochi nel condurre le trattative e
mister Carmelo Di Bella. Questi due signori erano formidabili a far
funzionare le cose. Il mio compito, invece, era spiegare ai calciatori
di non pensare a guadagni spropositati, anzi che si preoccupassero di
giocare bene e divertirsi. La squadra era una famiglia: si viveva
intensamente dentro e fuori dal campo. Mi è rimasto nel cuore Giorgio
Michelotti, difensore arcigno e grintoso; Quando nel 1969 la Federazione volle trasformare i club in società per azioni, ho capito che non c’era più spazio per me. Sapevo che prima o poi lo spirito vero dello sport ne sarebbe uscito con le ossa rotte. Ricordo il momento in cui tutti noi dirigenti eravamo riuniti a Torino; c’era Umberto Agnelli e con lui gli altri presidenti, una confusione indescrivibile. Uno sbraita da un lato ‘Facciamo questa cosa !’, dal fondo della sala gli risponde un altro ‘No, facciamo questa !’ Dentro di me penso ‘Questi discorsi e questa baraonda non mi piacciono‘ e quando tocca a me dico: ‘Arrivederci e grazie, avete rovinato il calcio.’ La mia dichiarazione bomba è ancora annotata agli atti: prima non si pensava al dio denaro, ora è scomparso lo sport. Ho passato la mano, è venuto Angelo Massimino, un grande innamorato, uno che si esponeva in prima persona rischiando in proprio. Non è vero che avevamo un rapporto conflittuale, è stata la stampa a ricamarci su in questa vicenda. Il mio concetto di come fare sport non coincideva col suo e Massimino era troppo accondiscendente con i calciatori. Vengo trascinato in politica e nel ’72 sono primo cittadino. Sistemo piazza Europa, faccio il campo scuola e altri impianti di atletica. Tutti sanno che non sono lì per arraffare ma per mettere la mia esperienza al servizio della cittadinanza. A un certo punto capisco che anche da sindaco è meglio passare la mano; mi propongono di fare l’onorevole regionale. Rispondo: no, grazie…” È il congedo, lo sguardo e la voce di Ignazio Marcoccio tradiscono un pizzico di malinconia. “Grazie
per la visita, ragazzi. Io non amo parlare con la stampa, anche perché
ho una certa età. Ho fatto un’eccezione per voi, come l’ho fatta in
radio con Silvia Ventimiglia, che conosco da una vita e che mi chiama
affettuosamente ‘Nonno ‘Gnazio’.”
Addio a Marcoccio, presidente del Catania «clamoroso al Cibali»
CATANIA - Addio a un pezzo importante della storia del calcio etneo. È morto Ignazio Marcoccio, storico presidente del Catania degli anni Sessanta, che portò la squadra in Serie A battendo anche l'Inter di Herrera, impresa resa immortale dal «clamoroso al Cibali» gridato da Sandro Ciotti nella radiocronaca di Tutto il calcio minuto per minuto al secondo gol degli etnei. Marcoccio avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 7 novembre. Era presidente onorario del Catania e consigliere del Teatro Stabile. Il
16 marzo 1959 fu nominato commissario straordinario del Catania Calcio.
La società rossazzurra era sull'orlo del fallimento. Grazie ai suoi
appoggi, Marcoccio riuscì a salvare la squadra. Il sindaco Luigi La
Ferlita gli concesse anche un mutuo di 120 milioni di lire. Con Michele
Giuffrida e Silvestro Stazzone ricostruì la squadra. Confermò Carmelo
Di Bella come allenatore, il Catania fu subito promosso in A e giocò
sei stagioni consecutive nella massima serie. Tra i giocatori acquistati
dal presidente Marcoccio si ricordano Amilcare Ferretti, Giuseppe
Vavassori, Salvador Calvanese, Giancarlo Danova, Carlo Facchin, Bruno
Petroni, Cinesinho e Horst Szymaniak. Lasciò il 25 ottobre 1969, quando
la squadra fu rilevata da Angelo Massimino. Marcoccio è stato anche
sindaco di Catania negli anni Settanta: dal 21 gennaio 1972 al 3 agosto
1975.
IMMAGINI TRATTE DAL VOLUME "DAL FONDO UN TRAVERSONE"
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Fogli mai ingialliti
(di Alessandro Russo) - tratto da Catania Magazine - novembre 2009
Estate 2009, movida catanese: strette di mano, pacche sulle spalle e strizzatine d’occhio. Quindi un salto indietro fino agli anni Settanta della storia rossazzurra: argomento scelto Romano Fogli. “Per uno come lui–parola di Roberto Quartarone, classe ’86, studente di Lingue con la testa al calcio e al basket - la fatidica frase ‘Una vita da mediano’ è riduttiva. Sono nato più di dieci anni dopo la sua partenza da Catania ma quando ne sento parlare penso a un centrocampista di valore assoluto. Immaginiamo Pirlo o De Rossi che a un tratto, seppur ancora capaci di giocare ad alti livelli, decidono di passare a una provinciale. Fogli veste il rossazzurro in un‘altalena di emozioni contraddittorie che ci vedono oscillare fra lo splendore della serie A e le buie cantine della C; nonostante fosse a fine carriera, con classe ed esperienza ha onorato quella maglia per quattro anni e con noi ha totalizzato 113 presenze e 3 reti.” L’ing. Antonio Buemi, 34 anni e alla perenne ricerca di soluzioni ordinarie, inserisce un tassello. “Con
Haller e Bulgarelli, negli anni Sessanta dava forma al centrocampo del
Bologna, incarnando lo stereotipo del mediano instancabile. Silvia Ventimiglia, irresistibile e romantica freelance viagrandese doc, raccoglie l’assist. “Io ho superato i quarant’anni e ricordo perfettamente quei quattro campionati da noi. Era un play-maker di qualità e la sua caratteristica principale era una continuità impressionante. Ho letto che da piccolo giocava in parrocchia e nelle piazze con una palla fatta di stracci e il debutto in A arrivò, del tutto inaspettato, a diciott’anni con la maglia granata del Toro. Dieci anni dopo era in nazionale nella sfortunata spedizione inglese ai Mondiali del ’66. Nell’estate ’70 Fogli è il botto etneo al calciomercato di Milano, il punto di forza della nostra campagna acquisti per irrobustire la zona nevralgica del campo. Diventa un riferimento per i compagni e tenta di mantener fermo il timone in anni non facili per il calcio catanese.“ “Quest’anno –le strappa la parola Cecilia Amenta, 35 anni, bionda come una spiga di grano e vivace più dell’ape maia- sono stata presente in tribuna al Massimino in quasi tutte le partite casalinghe. E’ capitato più volte, quando ci veniva assegnata una punizione dal limite, che i miei vicini di posto, due simpatici e brizzolati abbonati sulla sessantina, mormorassero a denti stretti ‘Ci vorrebbe un tiro alla Romano Fogli, una delle sue imprendibili punizioni a foglia morta che lasciavano il portiere ad acchiappar farfalle.” “Qualche
giorno fa –puntualizza la ventiseienne Antonietta Licciardello,
giornalista- l’ho sentito per un’intervista alla radio. ’Intanto
-queste le sue parole- ringrazio una città che mi ha voluto bene sin
dal primo momento e ancora una volta si è ricordata di me. Le mie
stagioni in Sicilia furono travagliate ma all’ombra dell’Etna mi
trovai benissimo. Venni giù a 32 anni Filippo Solarino, 42 anni, pubblicitario, rossazzurro fino al midollo apre l’album dei ricordi e chiude i lavori. “In un pomeriggio primaverile del ’72 –spiega- giochiamo al Vittorio Emanuele di Siracusa, in campo neutro, a causa di una delle tante giornate di squalifica del Cibali. Io ho 6 anni e l’avversario è il Modena; appena chiedo a mio padre come mai quel giocatore ha una fascia bianca sul braccio, mi risponde che è il 'capitano' e dai suoi piedi passano tutti i palloni importanti. Fogli è il regista, il simbolo indiscusso della squadra, il fine tessitore di gioco; polmoni d’acciaio e grande tecnica, è quello che detta i tempi. Dagli spalti e ancor di più dal campo, notavi il suo stile, la precisione dei passaggi, e sopratutto il suo carisma. L'ultimo ricordo che ho di Romano in maglia rossazzurra è il placcaggio a un invasore nel corso di un Catania-Novara, nello sfortunato torneo ’73-’74. Anche in quel gesto emerge la personalità di uno che non è abituato a tirarsi indietro.”
GIOVANNI LO FARO |


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La filosofia da indiano di Luca Lugnan
"Ciao
Ale, -chiedo scusa, ma al telefono c'è il mio amico Mimmo Rapisarda-
solo un consiglio. Per il prossimo 'Golden ex' lascia perdere ciò che
non serve: le api, il supermercato, la tua amica che ti chiama per
strada, il campo di calcio di quando eri bambino.'Don't bury the lead'
dicono gli anglosassoni, non allontanarti dal fatto più importante.
Togli il superfluo e punta al cuore delle cose: più breve è il testo,
maggiore sarà il valore di ogni parola."
Alessandro Russo (Catania Magazine - marzo 2010)
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Quei «ragazzi» anni Settanta, «padri» del Catania di oggi
Estratti dal quotidiano La Sicilia (giugno 2010) - Giovanni Lo Faro

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Labrocca,
emozioni rossazzurre
Pezzetti di storia, tessere di un mosaico che, quasi per magia (e per
l'idea che ha felicemente ispirato Nino Cantone, ex centrocampista del
Catania in C e in B ma, soprattutto, catanese innamorato dei colori
rossazzurri), s'è ricomposto, in una calda domenica d'estate.
Risvegliando ricordi e scatenando emozioni.
Amarcord Lunedì 28 Giugno 2010
- Giovanni
Lo Faro
Benincasa, che cuore rossazzurro Giovanni
Lo Faro
Domenica 04 Luglio 2010
Ritornano quei due: Ciceri e Spagnolo
Giampaolo
Spagnolo è oggi un distinto signore poco più che sessantenne. Il fisico
rotondetto, i capelli bianchissimi, fatichi a vedere in lui l’attaccante,
agile e svelto, l’ala destra (a quei tempi di esterni ancora non si
parlava…) che faceva ammattire gli avversari, saltandoli come birilli
prima di puntare la rete. Poi,
largo ai ricordi, alle prodezze di quella stagione esaltante: diciotto
volte in gol, Claudio Ciceri mise la firma, con l’ex acese Fatta e con
Malaman, sull’ultima decisiva vittoria del Catania a Torre del Greco:
"Pomeriggio indimenticabile, quello, c’erano tifosi appollaiati
dovunque, al Liguori: segnai il primo gol, poi fu un trionfo".
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eccoli, i carusi, dopo un po' di anni e qualche chilo in più. ma sempre "carusi".

grazie ad Alessandro Russo, brillante medico ortopedico catanese e collaboratore del Magazine "Calcio Catania" (da cui provengono i testi del Golden Ex). E' inoltre coautore di "Tutto il Catania minuto per minuto" e autore di "Massimino, una vita per (il) Catania" dedicato al nonno Angelo, compianto ed indimenticabile Cavaliere del calcio catanese.
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