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Catania, quanto tenera è la notte
Nella
città etnea alla scoperta dei luoghi più amati dal "popolo
notturno". Non è solo un viaggio tra locali e ritrovi dei giovani,
è un'esperienza per vivere pienamente l'affascinante centro cittadino. Qualcuno dice che è l'aria, così carica di zolfo. Altri che è il vento d'Africa, che sale dall'altra riva del mare. La terra, scaldata dal fuoco dell'Etna, oppure l'acqua, che sotto la città scorre in un fiume sepolto dalla lava. Magari, invece, è solo la primavera, ma Catania si sveglia a mezzanotte. E a dormire non vuole andarci mai. Trecentomila abitanti, un vulcano attivo piantato sulla linea dell'orizzonte come un'enorme minacciosa nave, un incanto di cupole barocche e tutte le contraddizioni di una Sicilia bella e violenta: Catania ti strega di giorno con odore di mare e arancini, grida al mercato del pesce e sussurri dei cortili ombrosi. E poi ti avvolge, al buio, in una notte lunghissima. La città di Verga e di Bellini, filmata da Bolognini e Germi, cantata da Battiato e sbattuta in prima pagina dalle cronache, ha un'anima nottambula e inquieta, si accende al tramonto di luci impreviste, di suoni, incontri, colori inattesi.
Catania
si prepara a un'altra notte. Ma con calma, non c'è fretta. Qui i ritmi
sono morbidi, come il clima, come quell'accento che stira le sillabe in
una cantilena. L'aperitivo si beve alle nove, a tavola ci si siede alle
dieci, e poi via, il popolo degli insonni sciama nel fitto gomitolo tra
la scalinata Alessi e vicolo Bonajuto, via del Teatro Massimo e via
della Landolina: fuori e dentro i locali, fino all'ultimo cocktail, fino
all'ultimo appuntamento della fitta agenda notturna. Tanto, l'alba non
arriva mai. E i chioschi di piazza Umberto, dove a notte fonda ci si
ritrova a bere un tamarindo, sono sempre aperti. Milano del sud, la chiamavano negli anni '60 questa città nera di lava e bianca di calcare, che, oggi, passata non senza cicatrici per terremoti e eruzioni, anni oscuri di guerre di mafia e anni luminosi di rinascita, pare, ad attraversarla al buio, una Berlino alle porte dell'Africa. È il bisogno quasi fisico di ritrovarsi in strada, l'intraprendenza di quelli che, dagli anni '90 ad oggi, hanno continuato a investire nella rivalutazione del centro storico, il design di architetti e decoratori come Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Valeria Geremia, Salvo Puleo, Antonio Busà, Franco Adorna e Mario Cutuli ad aver cambiato strade e atmosfere della Catania antica, ad aver inventato spazi nuovi per vivere la notte. Oggi, il venerdì sera comincia sprofondando nei divani bianchi della Cappella Bonajuto, cullati dalla musica lounge che riecheggia tra le mura bizantine dell'antica cripta che ospita il locale. Appena fuori, affollata nello stretto vicolo, sembra che tutta Catania si sia data appuntamento. Fitto chiacchiericcio e risate, tintinnio di ghiaccio nei bicchieri e accordi su come proseguire la serata. Basta un'occhiata a Lapis, quindicinale che da dodici anni aggiorna i catanesi sugli imprescindibili "dove e quando" di ogni nottata, per scoprire che, qualche viuzza più in là, al Mammuth si inaugura la mostra di un giovane pittore: le ragazze sbocconcellano tartine davanti alle tele, le coppie si lasciano avvolgere dalla luce delle lampade, gli ultimi arrivati, all'esterno, si salutano sotto il bagliore di una stufa al cherosene che fa la notte catanese più calda. Se invece si sceglie Scenario Pubblico, ex deposito di frutta secca trasformato nella sede della compagnia di danza Zappalà e nel luogo dove i ballerini del Teatro Bellini si mescolano alla folla dell'aperitivo, si può assistere all'ultimo spettacolo in cartellone o assaggiare i piatti dello chef Alex Patti. Lui è uno di quelli che, dopo una vita di viaggi, ha scelto di tornare a casa: Qualcuno dice che è l'aria, così carica di zolfo. Altri che è il vento d'Africa, che sale dall'altra riva del mare. La terra, scaldata dal fuoco dell'Etna, oppure l'acqua, che sotto la città scorre in un fiume sepolto dalla lava. Magari, invece, è solo la primavera, ma Catania si sveglia a mezzanotte. E a dormire non vuole andarci mai. Trecentomila abitanti, un vulcano attivo piantato sulla linea dell'orizzonte come un'enorme minacciosa nave, un incanto di cupole barocche e tutte le contraddizioni di una Sicilia bella e violenta: Catania ti strega di giorno con odore di mare e arancini, grida al mercato del pesce e sussurri dei cortili ombrosi. E poi ti avvolge, al buio, in una notte lunghissima. La città di Verga e di Bellini, filmata da Bolognini e Germi, cantata da Battiato e sbattuta in prima pagina dalle cronache, ha un'anima nottambula e inquieta, si accende al tramonto di luci impreviste, di suoni, incontri, colori inattesi. Cala il sole su piazza del Duomo, e chiudono i cancelli della cattedrale che accoglie - ogni anno all'inizio di febbraio - migliaia di persone arrivate in città per la festa della patrona Sant'Agata, il cui velo, secondo la leggenda, saprebbe placare la furia dell'Etna. Cala il sole sulla via Etnea, che dal vulcano solca la città fin quasi al mare. Si spengono le insegne dei negozi, il passeggio dello shopping, il quotidiano viavai degli uffici. Si accendono i lampioni. Le viuzze del centro storico (Patrimonio dell'Umanità Unesco dal 2002), che da piazza Università si intrecciano fino a piazza Bellini, cominciano a risuonare delle prime voci, dei primi brindisi, dei primi dischi scelti per ammorbidire la serata. Catania si prepara a un'altra notte. Ma con calma, non c'è fretta. Qui i ritmi sono morbidi, come il clima, come quell'accento che stira le sillabe in una cantilena.
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La
luna dei Pub Piccola storia di un mito tutto catanese
(Aurelio Cardaci)
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La tradizione del ciosco a Catania non è una moda
passeggera…e diversi sono i cioschi storici. Io vi consiglio quello di
Giammona. Si trova in Piazza Umberto, all'angolo più in fondo andando
lungo via Umberto verso la Via Etnea. E' aperto praticamente quasi 24
ore al giorno e non soo ma anche 365 giorni all'anno perché ormai la
tradizione del ciosco non si esaurisce con la fine dell'estate. I suoi
sciroppi sono favolosi, il servizio definirlo rapido è quasi un
insulto…è rapidissimo…e secondo l'antica tradizione…dovreste
vedere con che rapidità tagliano i limoni, li spremono e poi
aggiungano
seltz e sale…è proprio uno spettacolo nello spettacolo…e poi i
prezzi sono contenuti… E'
davvero molto piacevole precede o anche concludere una serata passata in
pizzeria, al cinema o in discoteca o in qualsiasi altro posto con un
salto finale da Giammona. Inoltre, se avete di gusti particolari…vi
assicuro che chi vi sta servendo non si sottrarrà alle vostre anche più
strane esigenze… Il
ciosco Giammona è praticamente a gestione familiare…e se avrete la
fortuna di trovare il titolare in persona…vedrete che non si sottrarrà
a raccontarvi i tanti aneddoti di vita catanese legati alla storia del
suo ciosco… Infine
una nota carinissima…ormai da un po' di tempo, il ciosco Giammona è
ritornato alle vecchie tradizioni ed è divenuto anche itinerante. Mi è,
infatti, capitato che 3 anni fa, a Nicolosi ad una festa privata di
ritrovarmi davanti ad un vero e proprio ciosco…con tutti i suoi
sciroppi, il seltz ed il limone, gestito ed organizzato proprio da
Giammona…è stata proprio la ciliegina sulla torta… Da
buon catanese vi auguro…di ritrovarci tutti insieme davanti al ciosco
Giammona…offro io!!!! Antonio
Magrì (da un forum sul web)
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U CIOSPU
a cura di Salvo L.G. (www.catanesidov.it)
Ormai
quest’ultimo è di tipo elettrico, ma qualcuno utilizza ancora una
specie di pinza-morsa che provvede a schiacciare il mezzo limone per
prelevarne il succo. Questo è soltanto una delle varie tipologie di bevande richieste dai tanti che accalcano i chioschi in tutte le ore della giornata, sia nei periodi estivi che in quelli invernali, a tal punto da essere diventati un vero e proprio punto d’incontro e una tappa fissa dell’uscita serale per i cittadini di Catania. Ma i chioschi non preparano esclusivamente queste bibite, essi hanno una vastissima scelta di bevande. Il “frappé alla nutella“, per esempio, è uno dei preparati preferiti dai più giovani che i chioschi di Catania si vantano di aver ideato per primi. Il Tamarindo, utile per digerire dopo un’abbuffata. Si beve fino a metà bicchiere facendo aggiungere solo allora una punta i bicarbonato. A quel punto di corsa tutto giù d’un sorso e la digestione è garantita. Un altro preparato tipico è il “Mistofrutta” realizzato unendo insieme vari pezzetti ti frutta fresca tagliati a cubetti irrorati da sciroppo alla frutta e seltz.
Ho visitato molte città d’Italia e da nessuna parte ho trovato un “ciospo” come questi appena descritti, tuttalpiù ho trovato piccoli bar con cornetti e caffé, ma mai un chiosco alla Catanese e questo è un altro aspetto che ci rende orgogliosi di essere catanese. . |
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Questa
frase che non ha bisogno di traduzione è una frase che un qualsiasi
cittadino di Catania o del suo hinterland avrà ripetuto tante e tante
volte. Il "ciosco (in italiano diviene "chiosco") non è
semplicemente un "punto di ristoro" come potrebbe essere
definito da una qualsiasi guida turistica o libro del Touring Club
Italiani…il ciosco è un punto di ritrovo diurno e notturno per
giovani e meno giovani, è ormai un vero e proprio "cult" e
simbolo della vita di ciascun catanese. Ogni catanese ha il suo ciosco
preferito…e tanti se ne trovano in giro per la città. Ce ne sono a
piazza Roma, a piazza Cavour, in piazza della Borsa per citare quelli in
zona centro ma i più famosi sono quelli di Piazza Umberto (piazza
Vittorio Emanuele III, lì ce ne sono due: Giammona e Vezzosi) lungo
proprio la via Umberto, ad un passo dalla "fera u' lune", cioè
in pieno centro a Catania…in questa opinione parlerò un po' della
storia e dell'importanza che hanno assunto i chioschi nella vita
quotidiana di un catanese e poi vi parlerò di quello che è forse il
Ciosco per eccellenza: il "ciosco" Giammona. La
storia dei chioschi a Catania si perde nel tempo…e l'evoluzione del
modo di preparare e vendere bevande, sciroppi e bibite è stata rapida e
trova sicuramente origini nei venditori ambulanti di "acqua e e
zammù", cioè acqua e anice che tenendo in fresco l'acqua in posti
"ombrosi" strategici delle città riusciva a dissetare e
rinfrescare l'ugola dei catanese in cerca di un modo per alleviare le
sofferenze provocate dal gran caldo. Nel
tempo, da una attività ambulante, la vendita di bibite fresche, che
potevano essere o acqua e zammù o acqua e limone, si trasforma in
vendita in veri e propri negozietti dislocati nelle varie piazze e
piazzette catanese. Questi piccoli negozietti, quelli che chiameremo
comunque storici, hanno una particolarità nella loro forma…in pratica
sono delle piccole casette a forma esagonale con un tettuccio in
legno…in cui gli avventori potevano da ognuna di queste sei parti in
cui era presente una finestrella con tanto di appoggio in cui è
possibile ordinare, bere e ripararsi dal sole poiché ognuna di queste
aperture è anche dotata di una piccola ma efficace tettoia. Passano
gli anni e si comincia anche ad usare oltre all'acqua naturale liscia
anche l'acqua naturale frizzantina rinvenibile in fonti sul versante
sud-ovest dell'Etna…e poco dopo arrivano nell'ordine gli sciroppi ed
in seguito il seltz. Gli sciroppi, inizialmente, erano di pochi gusti e
mono-marca, le famose bibite Fabbri ma poi nel tempo i vari cioscari
catanese si sono a poco a poco industriati e passati dalla semplice
vendita anche alla produzione di tali sciroppi: ed arrivano così nei
diversi cioschi bibite preparate con sciroppi "home-made"
essenzialmente al sapore di mandarino, la famosa orzata, o il tamarindo
ma anche bibite assolutamente inedite come il cosiddetto "sciampagnino"
(cedrata con acqua e seltz). A tutt'oggi diversi cioschi vendono
esclusivamente bibite con sciroppi di propria produzione. Come
dicevo prima il fatto di andare al ciosco per un catanese è una
tradizione che tra l'altro non ha praticamente nessun riferimento né in
altri luoghi siciliani o fuori dalla Sicilia ed è talmente radicato nel
DNA del catanese che non è neanche un fenomeno passeggero o una moda
temporanea quella di passare a bere qualcosa al ciosco. Al ciosco
potreste anche ordinare un caffè, una bibita classicaca come una coca
cola…ma se farete ciò, tutti gli avventori del ciosco vi noteranno e
proveranno per voi una certa nota di "antipatia"…dovete
adattarvi alla tradizione…senno "su coppa"…(sono botte)… Ed
allora cosa prendere?...la bibita tradizionale è sicuramente seltz,
limone e sale…che consiste in una spremuta di limoni in acqua gassata,
con aggiunta di seltz (quella morbidissima schiuma che si deposita in
alto) ed una cucchiaiata abbondante di sale…la bibita che berrete sarà
talmente dissetante e soprattutto avrà un effetto digestivo nel vostro
stomaco da lasciarvi davvero soddisfatti e felici per la scelta… Un'altra
bibita che tira moltissimo nasce dall'accoppiata tra il limone ed il
mandarino…che prende così l'aspro del limone ed il sapore dolce del
mandarino. Un altro ottimo digestivo è il tamarindo con limone e
bicarbonato mentre tra i vari sciroppi quello al mandarino verde risulta
essere una piacevolissima e gusto novità. Così anche a chi non piace
il limone non rimarrà a bocca asciutta. |

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