Provenendo dal porto di Catania o all'opposto dalla provinciale Catania-Siracusa s'incontra la spiaggia della Plaja, che si estende per diversi chilometri lungo il viale Kennedy. La sabbia finissima, indorata d'estate dai raggi infuocati del sole, lambisce uno splendido mare dai colori intensi. Tutta l'area della Plaja è punteggiata dal verde di boschetti di pini marittimi. I lidi, che accolgono migliaia di catanesi e turisti, si susseguono ininterrottamente lungo il viale Kennedy. Vi sono anche l'Ente Fiera, campeggi, aziende agro-turistiche, alberghi, aree di ricreazione (bowling, ecc.), aree di ristoro, discoteche, nights.

Tutta l'area è interessata al Patto Territoriale di Catania Sud, già finanziato. Con la sua attuazione sarà creato un porto turistico, il viale Kennedy sarà trasformato in strada turistica e nascerrano nuovi ed avanzatissimi servizi ricettivi.

A sud della Plaja vi è il territorio delimitato come riserva naturale orientata Oasi del Simeto, un antico e vasto ecosistema palustre che comprende diverse zone umide, tra le quali quella di Agnone, Valsavoia e Pantano di Catania, ove tra la tipica vegetazione sostano numerosissime specie di uccelli migratori.

 

Dopo la Plaja comincia la Piana di Catania

Cittadina barocca, deve la sua fortuna all'arrivo di Giovanna d'Austria (1573-1630), nipote di Carlo V, che vi si trasferisce quando sposa Francesco Branciforte e porta con sè la sete di cultura ed il gusto del bello. Militello si trasforma in corte e vive il momento del suo massimo splendore.

La cittadina è caratterizzata da molti palazzi e monumenti di epoca barocca che si affacciano sulle vie del centro.

Monastero Benedettino - Piazza del Municipio. L'imponente complesso (1614-1641), oggi sede del Comune, possiede una facciata decorata. L'attigua chiesa è caratterizzata, nel prospetto, da un elemento decorativo tipico del barocco militellese, il bugnato a graticcio del finestrone. All'interno si possono ammirare l'Ultima Comunione di S. Benedetto, tela di Sebastiano Conca (terza cappella a sinistra) ed un bel coro ligneo con la raffigurazione dei Misteri e scene della vita di S. Benedetto (1734).

Percorrere via Umberto, su cui si affaccia il settecentesco Palazzo Reforgiato, fino a piazza Vittorio Emanuele.

Museo di S. Nicolò - E' ospitato nelle cripte di sepoltura della Chiesa Madre, edificata nel 1721. Il suggestivo allestimento evidenzia il valore e la bellezza degli oggetti: una ricca collezione di paramenti liturgici dei sec. XVII-XVIII, i tesori di alcune chiese cittadine tra cui spiccano gli argenti della Chiesa di S. Maria alla Catena, i gioielli, gli ex-voto ed il corredo liturgico di S. Agata. Chiude la visita la Pinacoteca con la pala dell'Annunciazione di Francesco Franzetto (1555), l'Attentato a S. Carlo Borromeo del toscano Filippo Paladini (1612) caratterizzato dal luminismo caravaggesco, e la dolce Immacolata di Vaccaro.

S. Maria alla Catena - Questo oratorio venne riedificato nel 1652. L'interno presenta una bella decorazione a stucchi di artisti di Acireale con scene dei Misteri Gaudiosi nel registro superiore e statue di sante siciliane incorniciate da putti, festoni e cornucopie in quello inferiore. A completare l'insieme, un bel soffitto ligneo a cassettoni del 1661.

Imboccare, a sinistra, via Umberto. Superata la bella facciata concava della Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, si giunge in piazza Maria SS. della Stella.

Maria SS. della Stella - Edificata tra il 1722 ed il 1741, possiede un bel portale incorniciato da colonne tortili. All'interno è conservata una magnifica pala d'altare di Andrea della Robbia in terracotta invetriata e raffigurante la Natività (1487). lI Tesoro conserva una bella pala della fine del '400 raffigurante momenti della vita di S. Pietro, opera del Maestro della Croce di Piazza Armerina ed il Ritratto di Pietro Speciale, bassorilievo di Francesco Laurana.

Sul lato della piazza che fiancheggia la chiesa si può ammirare Palazzo Majorana, una delle poche testimonianze di epoca cinquecentesca, con massicci cantonali a bugnato arricchiti da leoni in pietra. Voltando dopo il palazzo a sinistra e subito a destra si scorge la Chiesa di S. Maria la Vetere.

Chiesa di S. Maria la Vetere - Crollata con il terremoto del 1693, conserva solo la navata laterale destra (murata). La facciata, con protiro cinquecentesco, ha un bel portale con bassorilievi nella lunetta e compone un insieme suggestivo che si staglia in splendida posizione sullo sfondo di una verdeggiante vallata, al limitare della città. Risalendo e voltando poi a sinistra si costeggiano i resti del Castello Branciforti (un torrione circolare e tratti di mura) e si giunge, superata la Porta della Terra, nella piazza della Fontana della Ninfa Zizza che costituiva la corte del castello. La fontana venne edificata nel 1607 per commemorare l'apertura del primo acquedotto di Militello, promosso dal Branciforte. Ripassando la Porta della Terra e voltando subito a sinistra, si giunge alla Chiesa dei SS. Angeli Custodi dal bel pavimento in maiolica di Caltagirone (1785).

E se dopo tanto girovagare...... avete un certo appetito - La trattoria U' Trappitu (il frantoio), in via P.pe Branciforti 125, è sistemata nei locali di un frantoio del 1927 che grazie ad una ristrutturazione intelligente ha mantenuto la struttura originaria, mentre l'arredamento contribuisce a rendere suggestiva l'ambientazione: macine e presse per la spremitura delle olive, "coffe" cioè recipienti circolari in fibra vegetale in cui si raccoglieva la polpa dopo la prima spremitura e attrezzi vari....o siete solo golosi - Le ghiottonerie della cittadina sono le cassatelline, dolci di pasta di mandorle, cioccolato e cannella, i mastrazzuoli, dolci natalizi a base di mandorle cannella e vino cotto, e la mostarda preparata con estratto di fico d'india bollito con semola di grano o con mosto (la 2 o 3 domenica di ottobre si celebra una Sagra della Mostarda).

Vizzini si trova a quasi 600 metri sul livello del mare, in prossimita' delle sorgenti del Fiume Dirillo o Acate e su tre colli rientranti nei Monti Iblei, esattamente il Colle Castello, il Colle Maddalena ed il Colle Calvario. Proprio nella Collina del Castello sono presenti numerose grotte, alcune delle quali oggi poco visibili, che testimoniano probabili insediamenti preistorici.

Notizie piu' certe si hanno sul passato greco della citta' grazie ad alcuni ritrovamenti. Di fatto, la citta' sorge in epoca medievale attorno al Castello. Nonostante la presenza di questa struttura, in realta' Vizzini e' quasi sempre stata una citta' demaniale che ha riscattato la sua liberta' pagando ingenti somme di denaro. Agli inizi del XV secolo si attesta una crescente espansione urbanistica presso il Colle Calvario.

Il fascino cittadino risiede non solo nella discreta mole dei monumenti sacri e civili che la citta' raccoglie, ma anche nella struttura viaria che va a ricreare il centro storico, nel carattere integro della sua costituzione originaria, elemento poco scalfito dalla mondanita', per aver dato i natali ad uno degli scrittori italiani piu' importanti, Giovanni Verga. Dal punto di vista architettonico, occorre precisare innanzitutto che il terremoto del 1693 reco' anche in questa citta' numerosi danni, per cui buona parte degli edifici sacri e civili sono stati ricostruiti in base allo stile barocco.

Vizzini si sviluppa intorno a piazza Umberto I, su cui si affacciano Palazzo Verga ed il Palazzo Municipale. Di fianco a quest'ultimo, la Salita Marineo è una lunga scalinata decorata, sulle alzate, da maioliche a motivi geometrici e floreali, con al centro di ognuna un medaglione con scorci di palazzi vizzinesi. Terminata nel 1996, ricorda la Scala di S. Maria del Monte a Caltagirone. La Chiesa Madre conserva un portale gotico normanno (lato destro), unico superstite del terremoto del 1693 che distrusse gran parte della città e che diede impulso alla ricostruzione. Tra gli edifici barocchi si evidenzia la bella facciata di S. Sebastiano. Nella Chiesa di S. Maria di Gesù, Madonna col Bambino di Antonello Gagini.

Chiesa Madre - Un itinerario turistico cittadino deve obbligatoriamente iniziare dalla Chiesa Madre intitolata a San Gregorio. Essa si presenta con un incrocio di stili, a partire dal portale in stile gotico-catalano risalente al XV secolo e posto sul lato sud della cinta muraria. L'interno della Chiesa si presenta suddiviso in tre navate ed ha una struttura ottagonale ed archi a sesto acuto. Il soffitto ligneo coevo e' stato realizzato da un appartenente alla famiglia Bonaiuto. All'interno della Chiesa si possono ammirare varie espressioni dell'arte figurativa, a partire da due splendidi dipinti realizzati dall'artista Filippo Paladino nei primi anni del 1600 e rappresentanti il primo il Martirio di San Lorenzo ed il secondo la Madonna della Mercede.

Basilica di San Vito - Nelle vicinanze della Chiesa Madre si trova la Basilica di San Vito sotto il titolo di Spirito Santo. La Chiesa si presenta in stile tardo-barocco con reminescenze rinascimentali ed offre la possibilita' di ammirare un Crocifisso ligneo scolpito, una cappella decorata riccamente da stucchi di gusto neoclassico ed un ammirevole reliquario.

Chiesa di Sant'Agata - La Chiesa di S. Agata fu edificata intorno al XIV secolo, ma fu ricostruita nel XVIII. Originariamente era intitolata a San Pietro. Al suo interno possiamo ammirare una pala d'altare raffigurante il Martirio di S. Agata e la Cappella barocca dedicata al Sacramento.

Chiesa di San Giovanni Evangelista - La tradizione vuole che nel luogo dove oggi sorge l'attuale Chiesa intitolata a San Giovanni Evangelista si trovassero i templi dedicati a Bacco e Minerva. Il suo interno si presenta suddiviso in tre navate ed ampliamente arricchito da decorazioni a stucco realizzate da un Bonaiuto.

Monumenti minori e dintorni - Tra le altre Chiese cittadine citiamo quella intitolata alla Santissima Annunziata, meglio conosciuta con il nome di Santa Lucia e soprattutto per gli affreschi barocchi presenti nelle volte e raffiguranti i Santi venerati nella citta', la Chiesetta dedicata a S. Elena - anch'essa meglio conosciuta con un secondo nome, cioe' con il titolo di Madonna Santissima del Pericolo e contenente una grotta interna dove si puo' ammirare un quattrocentesco pregevole dipinto raffigurante una Madonna - e la quattrocenteca Chiesetta intitolata a Santa Maria del Gesu'.

Vizzini è la cittadina in cui lo scrittore Giovanni Verga ambientò alcune novelle, tra cui La lupa (e la Cunziria fa da sfondo ad alcune scene del film di G. Lavia) e La Cavalleria Rusticana (da cui poi Mascagni trasse la celebre opera), ed il romanzo Mastro Don Gesualdo. Il modo forse più suggestivo per visitare il paese è proprio quello di ritrovare l'osteria ove Turiddo e Alfio si sfidano a duello con la chiesa di S. Teresa ove le comari vanno a pregare (nell' opera), le case della Gna Lola e Santuzza e la Cunziria, antico quartiere dei conciatori, fuori dall'abitato, ove i due compari combattono. Ed anche la casa ed i palazzi nobiliari che fanno da sfondo alle vicende di Mastro Don Gesualdo fanno capolino qua e là.

Per rivivere Verga ... si consiglia di leggere almeno la novella La Cavalleria Rusticana prima di effettuare la visita e di rivolgersi alla Pro Loco (in via Lombarda 8 tel.0933/965905) per poter effettuare una visita guidata. I luoghi di memoria verghiana infatti sono interessanti se la narrazione è ben impressa nella memoria.

E se volete pranzare - A Cunziria (tel. 0933/ 965507), nei pressi dell'omonimo borgo, è un'azienda agrituristica alloggiata in grotte naturali che nel tempo sono state adibite ad abitazione, poi a stalla ed infine a ...ristorante, che ha mantenuto comunque il fascino dell'ambiente arricchendolo di oggetti della tradizione popolare.

 

Mineo si sviluppa a 511 metri sul livello del mare nei pressi degli Iblei e raggruppa quasi 6.650 abitanti.

La citta' ha molto da offrire dal punto di vista culturale. Uno dei simboli cittadini piu' noti e' la Biblioteca-Museo di Luigi Capuana. Il famoso letterato siciliano nacque proprio in questa citta' e l'edificio appena citato permette di ammirare la ricostruzione del suo studio milanese, tutti i suoi manoscritti, la biblioteca personale, i vari carteggi con gli intellettuali dell'epoca e gli innumerevoli esempi della sua attivita' di fotografo.

Una prima tappa di un possibile itinerario religioso riguardante la citta' di Mineo puo' interessare la Chiesa dedicata a San Tommaso. Essa si presenta con un impianto a croce latina e svariati stucchi settecenteschi e paliotti in marmo mischio. Al suo interno si puo' ammirare, tra l'altro, la seicentesca opera raffigurante la Deposizione realizzata da Filippo Paladino.

La collegiata di S. Agrippina si presenta nella sua maestosa struttura settecentesca. L'interno di questa Chiesa dedicata alla patrona cittadina presenta settecenteschi stucchi raffiguranti scene dell'Antico Testamento, un bel presepe costituito da varie statuette con una datazione settecentesca, una cinquecentesca statua lignea rappresentante la Santa titolare ed una cripta d'origine medievale meta di innumerevoli pellegrinaggi perche' dal tufo arenaro che la costituisce si ricava un'argilla ritenuta miracolosa. Quest'ultima parte della Chiesa e' dedicata al culto di S. Agrippina, martire all'epoca di Valeriano.

La Chiesa intitolata a San Pietro si presenta in una forma ristrutturata dopo il terremoto del 1693. La sua facciata presenta le statue degli Apostoli. Il suo interno e' a croce latina e suddiviso in tre navate. Qui si possono ammirare svariate opere d'arte, a partire dalla seicentesca pala raffigurante la Flagellazione di Cristo e la settecentesca statua riccamente decorata in oro zecchino rappresentante Santa Lucia.

La Chiesa intitolata a S. Maria Maggiore si presenta con una pianta basilicale ed una suddivisione interna in tre navate. Tra le opere qui preservate si possono ammirare una seicentesca tela raffigurante San Pietro, una quattrocentesca statua rappresentante la Regina degli Angeli, un settecentesco coro ligneo ed un maestoso altare costituito da marmi policromi.

Anche i dintorni cittadini hanno un alto valore storico.

In contrada San Cataldo si trovano i resti della fortezza di Mongiliano, detta anche Castello di Montalone, edificio di probabile origine normanna costruito su di uno sperone roccioso. I resti piu' importanti riguardano un grande torrione.

Quasi al confine con la citta' di Caltagirone si trova l'abitato di Piano Casazze dove si possono ammirare i resti di una cinta muraria d'origine greca.

Da citare doverosamente e' la necropoli di Mulino Della Badia risalente al X secolo A. C..

Lo sviluppo del comprensorio fu notevolmente segnato dalla comparsa del culto dei fratelli Palici professato nei pressi del lago Naftia, di origine vulcanica. La tradizione vuole che questi

fratelli siano scaturiti improvvisamente dal grembo della terra. La loro presenza sotterranea, sempre seguendo la tradizione, sarebbe provata da alcuni soffioni vulcanici che rendono impossibile ogni forma di vita nella zona circostante in cui si manifestano. In passato il luogo citato incuteva timore e rispetto, oggi e' ricoperto da una cupola adibita alla creazione di anidride carbonica.

Il comprensorio di Mineo fu abitato, come del resto testimoniano alcuni reperti archeologici ritrovati presso l'altura della Rocchicella. Mineo occupa il sito dell'antica "Mene", cittadina fondata dal re dei Siculi Ducezio nel V secolo A. C..

Asse principale di Caltagirone è la lunga via Roma che, tagliando in due la città, arriva fino ai piedi dell'ormai famosa scalinata di S. Maria del Monte, sua continuazione ideale. Lungo la via si affacciano alcuni tra gli edifici più interessanti, con numerosi esempi di decori in maiolica. Nel tratto iniziale appare, sulla sinistra, la bella cinta della Villa comunale con il Teatrino.

Villa Comunale - E' un bellissimo giardino disegnato verso la metà del secolo scorso da Basile ed ispirato ai giardini inglesi. Il lato che si affaccia su via Roma è delimitato da una balaustrata ornata da vasi con inquietanti volti diavoleschi ai quali si alternano pigne dal verde intenso e lampioncini dai sostegni in maiolica. Il giardino si sviluppa in una serie di sentieri ombreggiati che celano spazi più ampi abbelliti da opere in ceramica, statue, fontane. Il più appariscente è senz'altro lo spiazzo con al centro un delizioso palchetto della musica dalle forme arabeggianti ed ornato da maioliche.

Museo della Ceramica - Il Teatrino, singolare costruzione settecentesca ornata di maioliche, ospita questo interessante museo che permette di ripercorrere la storia della ceramica locale dalla preistoria agli inizi del Novecento. Attraverso i manufatti si scoprono l'evoluzione delle forme e delle decorazioni. La diffusione e l'importanza della lavorazione dell'argilla è attestata da un bel cratere del V sec. a.C, su cui sono raffigurati un vasaio ed un giovane mentre lavorano al tornio.

Particolarmente ben rappresentato il XVII sec, con albarelli dalla decorazione vivace, sui toni del giallo, del blu e del verde, anfore e vasi con medaglioni a soggetto religioso o profano.

Poco oltre, sempre in via Roma, sulla destra si trova la bella balconata di Casa Ventimiglia decorata dall'omonimo maiolicaro calatino nel Settecento. Superato il Tondo Vecchio, esedra in pietra e mattoni, ci si imbatte (a destra) nell'imponente facciata di S. Francesco d'Assisi seguita dall'omonimo ponte maiolicato, che immette nel cuore vero e proprio della città. Oltre la chiesetta di S. Agata, sede della confraternita dei maiolicari, si trova l'austero carcere borbonico.

E' d'obbligo una visita al Museo Regionale della Ceramica.

Carcere Borbonico - E' un edificio dalla mole imponente e squadrata che il recente restauro ha valorizzato nuovamente. In pietra arenaria, venne progettato alla fine del '700 dall'architetto siciliano Natale Bonajuto ed adibito a carcere per circa un secolo. Attualmente ospita al suo interno un piccolo museo civico che permette di scoprirne anche le massicce strutture interne.

Museo Civico - La visita inizia al 2° piano con una mostra permanente di opere contemporanee in ceramica. In una sala è conservato il fercolo di S. Giacomo in legno dorato ed argento (fine XVI sec.), utilizzato fino aI 1966 per la processione del 25 luglio. Si notino i volti delle cariatidi, dai tratti delicati. La 3° sala è dedicata ai Vaccaro, due generazioni di pittori attivi nel XIX sec. Particolamente belli lo stesicoro di Francesco e Bambina che prega di Mario. Al 1° piano è ospitata la Pinacoteca che raccoglie opere di artisti siciliani.

Piazza Umberto I - Vi si affaccia il Duomo di S. Giuliano, edificio barocco che ha subìto notevoli rimaneggiamenti, tra i quali il più rilevante è la sostituzione della facciata agli inizi del '900. Si giunge in vista dell'ormai famosa scala di S. Maria del Monte, ai piedi della quale, sulla sinistra, si erge il Palazzo Senatorio con alle spalle la Corte Capitaniale, bell'esempio di edificio civile (1601) opera dei Gagini. A destra, una scalinata permette di raggiungere la Chiesa del Gesù con, all'interno, una Deposizione di Filippo Paladini (3° cappella a sinistra). Alle spalle dell'edificio si trova la Chiesa di S. Chiara, la cui elegante facciata è attribuita a Rosario Gagliardi (XVIII sec.). Subito oltre, l'edificio di inizio Novecento dell'Officina elettrica deve la facciata ad Ernesto Basile,

Ritornare in piazza Umberto.

Scala di S. Maria del Monte - La scala costituisce il punto di collegamento tra la città vecchia (superiore), sede nel '600 del potere religioso, e la parte nuova, ove invece erano raccolti gli edifici civili. Ai due lati si estendono i due vecchi quartieri di S. Giorgio e di S. Giacomo che racchiudono, nelle intricate viuzze, begli edifici religiosi. I 142 gradini in lava sono decorati, sull'alzata, da belle formelle in maiolica policroma che alternano motivi geometrici, floreali, decorativi e ispirati al mondo animale in un succedersi di reminiscenze arabe, normanne, spagnole, barocche e contemporanee. Una volta l'anno la scala brilla di fiammelle colorate che formano "quadri" ogni volta differenti: riccioli, volute, disegni floreali, figure femminili, o il più ricorrente simbolo della città, un'aquila con sul petto uno scudo crociato. Sono le notti di S. Giacomo, il 24 e 25 luglio, quando migliaia di lumini racchiusi in involucri rossi, gialli o verdi vengono disposti sulla scala ed accesi.

In cima alla scala. S. Maria del Monte, chiesa matrice, sede antica del potere religioso. All'altare maggiore si trova la Madonna di Conadomini, tavola del XIII sec.

I quartieri di S. Giorgio e di S. Giacomo - Ai piedi della scala, via L. Sturzo, sulla destra, è fiancheggiata da alcuni bei palazzi, tra cui Palazzo della Magnolia (al n° 74), dall'esuberante e ricca decorazione floreale in terracotta, opera di Enrico Vella. Subito oltre si trovano le due chiese ottocentesche di S. Domenico e del SS. Salvatore, al cui interno si trova il Mausoleo di Don Luigi Sturzo ed una Madonna col Bambino di Antonello Gagini. Alla fine di via Sturzo si giunge alla Chiesa di S. Giorgio (XI-XIII sec.) ove è conservata la tavola del Mistero della Trinità attribuita al fiammingo Roger van der Weyden.

Il proseguimento ideale di via Sturzo, ma dalla parte opposta rispetto alla scala, è via Vittorio Emanuele che conduce alla Basilica dl S. Giacomo, patrono della città, al cui interno si trova la cassa argentea che racchiude le reliquie del santo, realizzata dai Gagini.

Una passeggiata per i caratteristici quartieri che si nascondono dietro le vie di grande scorrimento può riservare piacevoli ed inaspettate sorprese quali, ad esempio, la facciata neogotica della Chiesa di S. Pietro (nell'omonimo quartiere, a sud-est), decorata da maioliche.

Chiesa del Cappuccini - Situata ai confini orientali della città, la chiesa conserva all'altare, una bella pala di Filippo Paladini raffigurante il trasporto dall'Oriente all'Occidente della Madonna dell'Odigitria portata a spalla da monaci basiliani. Lungo il fianco sinistro dell'unica navata, la Deposizione di Fra' Semplice da Verona, presenta un bel gioco prospettico. Contigua alla chiesa, si trova la Pinacoteca che raccoglie dipinti dal '500 ai nostri giorni. Da qui si ha accesso alla cripta ove si trova un singolare presepe che riunisce i vari momenti della vita di Gesù che vengono successivamente illuminati ed accompagnati da frasi evangeliche. Le statuette sono state realizzate negli anni '90 e sono opera di diversi artisti di Caltagirone.

Caltagirone, città della ceramica - Tutto nasce dalla ricchezza di argilla della zona. La facilità di reperire il materiale dà impulso alla lavorazione di manufatti di terracotta, soprattutto vasellame, che serve a rifornire l'intera regione. Questa diviene ben presto una delle principali attività della cittadina. Dai modelli locali si passa a quelli di influsso greco (quando si infittiscono i commerci) ed alla lavorazione, più veloce e precisa, al tornio (sono i Cretesi ad introdurlo, intorno al 1000 a.C.), fino all'arrivo degli Arabi (IX sec.). Sono loro a modificare completamente la produzione. Introducono motivi orientali, ma soprattutto la tecnica dell'invetriatura, processo innovativo utile anche per rendere impermeabile l'oggetto. Si sviluppa un'arte più raffinata, con bei decori geometrici, stilizzati, tratti dal mondo vegetale ed animale. I colori dominanti sono il blu, il verde ed il giallo. A testimonianza dell'importanza della dominazione araba resta anche la radice musulmana del nome della città che nell'ipotesi più intrigante significa Castello o Rocca dei vasi.

Con la dominazione spagnola si modificano i gusti e le committenze. La decorazione è adesso monocromatica (blu, bruna) a motivi floreali o con stemmi nobiliari di famiglie ed ordini religiosi. La città conosce un periodo di particolare floridità, grazie anche ad altre attività della zona: la produzione di miele, qui particolarmente abbondante, fa sì che i mielai siano tra i clienti più assidui delle botteghe di vasai. Ai cannatari (da cannate, i boccali), come erano generalmente chiamati gli artigiani della ceramica, si aggiungono i quartari (da quartare, anfore che derivano il nome dalla loro capacità, corrispondente a 12,5 litri, un quarto di un barile). Riuniti in confraternite, gli artigiani aprono le loro botteghe in una zona piuttosto estesa, a sud della città, entro le mura. Oltre alla produzione di vasellame, a Caltagirone si progettano anche rivestimenti per ornare cupole, facciate di chiese, palazzi e pavimenti. Grandi artisti sono attivi tra il Cinquecento ed il Settecento tra i quali i fratelli Gagini e Natale Bonajuti. I decori sono gli stessi del vasellame: motivi geometrici, floreali e stilizzati tra cui spicca la piccola palma persiana di derivazione toscana (Montelupo). Nel XVII sec. si diffonde anche una decorazione a medaglioni con figure umane ed effigi di santi (tipici di tutta la produzione siciliana), mentre nel secolo successivo vengono introdotti decori plastici che vanno ad ornare le superfici dei vasi in ricche volute e ricami policromi.

L'Ottocento segna invece un periodo di decadenza ravvivato solo dalla produzione di figure, spesso utilizzate come statuine da presepe. La loro creazione vede impegnati, nella seconda parte del secolo, le mani esperte dei Bongiovanni-Vaccaro.

Chi arriva a Caltagirone non può lasciarsi sfuggire una presenza che sembra accompagnare la città: la ceramica, che non solo troneggia all'interno dei negozi in un'euforia di vasi, piatti, suppellettili, ma abbellisce ponti, balaustre, facciate e balconi. E questo a testimonianza di un'arte che, in questa zona, è antica quasi quanto le origini della città.

Innumerevoli sono i negozi di ceramiche che si allineano lungo le vie del centro e costeggiano la Scala di S. Maria del Monte. Chi volesse avere una panoramica della produzione locale, può rivolgersi alla Mostra Mercato Permanente in via Vittorio Emanuele, che riunisce i lavori di alcuni artigiani della città.

Dove mangiare: Il ristorante La Scala, all'inizio della scala di S. Maria del Monte sulla destra, è sistemato in un bel palazzo settecentesco che a pianterreno possiede delle stanze ove scorrrono ancora oggi delle acque sorgive che all'epoca erano l'equivalente dell'acqua corrente.

 
 
 

In una regione in cui abbondano olivi e mandorli, Noto è un piccolo gioiello barocco arroccato su un altopiano che domina la valle dell'Asinaro, coperta di agrumi. La sua bellezza, così armoniosa da sembrare una finzione, la scena di un teatro, nasce da un fatto tragico: il terremoto del 1693, che in questa parte di Sicilia portò distruzione morte, ma diede impulso alla ricostruzione. Prima di allora la città sorgeva a 10 km di distanza. Di origini assai antiche, Noto diede i natali a Ducezio, che nel V sec. a.C. fece tremare i Greci per aver fatto insorgere contro di loro i Siculi. Il terremoto del 1693 distrugge completamente la città. Per la ricostruzione viene scelto un luogo meno impervio e più vasto, che permetta la realizzazione di un impianto semplice, lineare, con intersezioni ad angolo retto e strade parallele ed ampli come vuole il nuovo gusto barocco. Tre le strade principali che corrono da est a ovest perchè il sole le illumini sempre. Tre i ceti sociali che vi si stabiliscono: la prima, Più alta, viene destinata alla nobiltà, la centrale al clero (l'unica eccezione è il palazzo secolare dei Landolina), l'ultima al popolo. I palazzi sono maestosi, tutti costrui nella pietra calcarea locale, tenera e compatta, dal candore che il tempo ha colorato creando quella magnifica tinta dorata e rosata che la luce del tramonto accentua, questa ricostruzione, condotta dal Duca di Camastra, rappresentante a Noto del vicerè spagnolo, partecipano molti artisti siciliani, tra i quali Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Rosario Gagliardi, che, influenzato da Borromini, è forse uno dei più inventivi. La cittàviene costruita come se fosse una scenografia, studiando e truccando le prospettiva in modo singolare, giocando con le linee e le curvature delle facciate, con le decorazioni delle mensole, i riccioli e le volute, i mascheroni, i putti, i balconi dai parapetti in ferro battuto che si piega in forme aggraziate e panciute. Creazione originale c maestri locali. Noto si inserisce comunque nel panorama che dalle mani degli artisi italiani vede fiorire il sogno barocco in tutta Europa e che dà vita alla nuova capitale russa, San Pietroburgo.

IL CENTRO BAROCCO

L'asse principale è corso Vittorio Emanuele, scandito da tre piazze. In ogni piazza una chiesa, il corso è annunciato dalla Porta Reale, monumentale ingresso a forma di arco di trionfo, eretto nel XIX sec. La porta è sormontata da un pellicano, simbolo dell'abnegazione nei confronti di Re Ferdinando. Ai due lati si trovano una torre, simbolo di fortezza ed un cirneco (antica razza canina siciliana), sinbolo di fedeltà. Alle spalle si stende un viale alberato fiancheggiato dal bel Giardino Pubblico caratterizzato dalle macchie viola della bougainvillea e dai ciuffi delle palme tra i quali emergono i busti marmorei di famose personalità locali. E' uno dei luoghi di ritrovo degli abitanti.

Piazza Immacolata - E' coronata dalla facciata barocca, abbastanza semplice, di S. Francesco all'immacolata (opera di Sinatra) preceduta da un'imponente scalinata che in alto si apre in una terrazza delimitata dall'omonimo convento e con al centro la statua della Vergine. All'interno della chiesa, sono custodite opere provenienti dalla chiesa francescana di Noto antica, tra cui una Vergine col Bambino in legno dipinto attribuita a Antonio Monachello (1564) (sull'altare) e, lungo a navata, sulla destra, la lastra tombale di un padre francescano (1575). A sinistra della chiesa, all'imbocco di via S. Francesco d'Assisi, si eleva il bel Monastero dei SS. Salvatore con l'elegante torre dalla facciata curvilinea, antico belvedere. Deliziose le panciute grate in ferro battuto alle finestre che caratterizzano anche il Convento di S. Chiara (sul lato opposto del corso), opera del Gagliardi.

Piazza Municipio - E' la più maestosa e movimentata delle tre piazze, delimitata a sinistra dalla facciata mossa di Palazzo Ducezio, a destra dalla sinuosa scalinata della Cattedrale cui si affiancano due belle esedre.

Cattedrale - L'ampia facciata, scandita da due campanili che la delimitano, lascia intravedere in secondo piano i resti della cupola, purtroppo crollata, con gran parte della navata centrale, nel 1996. L'edificio è preceduto da un'amplissima scalinata digradante nella piazza e fiancheggiata da due esedre alberate, ciascuna sovrastati da un percorso lastricato che ne sottolinea l'andamento curvilineo. Ai lati della cattedrale, allo stesso livello, il Palazzo Vescovile (XIX sec.) e Palazzo Landolina di Sant'Alfano hanno linee più sobrie e sembrano controbilanciare l'esuberanza degli altri edifici.

Il lato opposto della piazza è invece occupato dalle armoniose linee curve di Palazzo Ducezio, cinto da un porticato classicheggiante, opera di Sinatra. Fino agli anni '50 il piano superiore non esisteva.

Il lato orientale della piazza è coronato dalla facciata della Basilica del SS.Salvatore.

Via Nicolaci - Proseguendo lungo corso Vittorio Emanuele, sulla destra. Lo sguardo si lascia condurre lungo questa via, leggermente in salita, chiusa a monte dalla Chiesa di Montevergini, dalla bella facciata concava inquadrata tra due campanili, opera di Sinatra. I due lati della via sono fiancheggiati da bei palazzi barocchi. Spicca, sulla sinistra, Palazzo Nicolaci di Villadorata dai balconi esuberanti, con mensole fantasiose a forma di putti, cavalli, sirene e leoni e figure grottesche tra cui spicca, al centro, un personaggio dalle fattezze tipicamente mediorientali (naso camuso e labbra grosse). Terminati i lavori di restauro il palazzo riaprirà le sue sale al pubblico.

Verso metà maggio, dietro i portoni dei palazzi, fa capolino la gente del posto circondata da un tappeto coloratissimo: sono i petali che serviranno a comporre l'infiorata. Il selciato della via si trasforma in una lunga tela che gli artisti riempiono di pennellate di petali variopinti, a formare quadri ogni anno diversi.

Ritornando in corso Vittorio Emanuele si incontra poi, sulla sinistra, l'imponente complesso della Chiesa e Collegio dei Gesuiti attribuito a Gagliardi, il bel portale centrale è racchiuso da quattro colonne sovrastate da mascheroni mostruosi.

Piazza XVI Maggio - E' dominata dall'elegante facciata convessa della Chiesa di S.Domenico, opera di Gagliardi, definita da linee vigorose, sottolineate dalle colonne sovrapposte che scandiscono i due ordini divisi da un alto cornicione. L'interno, bianco, coperto di stucchi, ha altari in marmo policromo.

Davanti alla chiesa si trova la deliziosa Villetta d'Ercole con al centro l'omonima fontana, settecentesca. Di fronte si staglia l'ottocentesco Teatro Vittorio Emanuele III.

Via Ruggero VII, seconda traversa sulla sinistra di corso Vittorio Emanuele, permette di raggiungere la Chiesa del Carmine, caratterizzata da una bella facciata concava e da un portale barocco. Ritornando in piazza XVI Maggio, salire lungo via Bovio, fiancheggiata sulla destra dalla Casa dei Padri Crociferi.

Via Cavour - E' la via sovrastante e parallela a corso Vittorio Emanuele. Passaggio nobile, è fiancheggiata da edifici interessanti tra cui Palazzo Astuto (n° 54) con bei balconi dalle ringhiere bombate e Palazzo Trigona Cannicarao (n° 93).

Superato il palazzo voltare a sinistra in via Coffa e in fondo ancora a sinistra. Costeggiato Palazzo Impellizzeri, in stile tardo-barocco, voltare a destra in via Sallicano. In fondo prospetta la Chiesa del SS. Crocefisso, progettata da Gagliardi. All'interno è conservata la Madonna della Neve di Francesco Laurana, dai tratti delicati.

Uno sguardo diverso

Andar per vicoli - Tutt'intorno all'impianto regolare settecentesco del centro storico, sono "sorti" i quartieri popolari (Agliastrello. Mannarazze, Macchina Ghiaccio, Carmine) caratterizzati dagli stretti, tortuosi e spesso labirintici vicoli che contraddistinguono i borghi medievali. L'associazione Allakatalla, oltre ad offrire un servizio di visite guidate per il centro storico, organizza percorsi alternativi in questi quartieri e li arricchisce con racconti e leggende popolari. Un vero e proprio tuffo nel passato, ancor più suggestivo se fatto la sera, quando le luci soffuse creano un'atmosfera quasi magica. Allakatalla, largo Porta Reale, 10/3 0931/ 8350050.

Dove mangiare

La Trattoria del Carmine, in via Ducezio, vicino all'omonima chiesa, propone una cucina casereccia a prezzi molto contenuti.

 

 

 

 

 

 

 

in sottofondo NON LU SAPITI, da "LA CANZONE CATANESE TRA '800 E '900"intrepretate e arrangiate  dall'Associazione Culturale "Schizzi d'arte"con la promozione del Rotary Club - Catania - Distretto 2110