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Via
Etnea racchiude in sé il cuore della storia catanese. Immaginarsela
ingombra di macerie a tal punto da non essere percorribile è un po'
difficile oggi, quando lungo questo rettifilo catanese si Nel 1870, per regolare il livello della strada, fu tagliata o innalzata a molti palazzi la base. Questo avvenimento, il terremoto del 1818 e gli incendi da parte dei soldati borbonici cambiarono il volto della via. La via parte da piazza Duomo e corre per tre chilometri verso nord. Caratterizzata da eleganti negozi e da un vivace passeggio, animata a tutte le ore del giorno e della notte, soprattutto d’estate, annovera notevoli monumenti. Oggi rimangono dell’originaria via Etnea: Palazzo San Demetrio ai quattro canti, Palazzo Cilestri di fronte alla chiesa dei Minoriti, la Collegiata e l'ex Ospedale San Marco in piazza Stesicoro La Via Etnea comincia da Piazza Duomo e subito dopo il duomo c'è Piazza Università, con i suoi palazzi Universitari. La
grande e luminosa piazza Università è dominata dalla mole rigorosa del
palazzo dell’Università; la prestigiosa istituzione fu voluta, nel
1434, da Alfonso il Magnanimo e restò, per molto tempo, l’unica della
Sicilia. Fu, però, nel XVIII secolo che essa crebbe di prestigio
influenzando Uno stretto rapporto con la città
Il 31
marzo del 1446 Papa Eugenio IV costiuì un capitolo di preti individuati
tra i sacerdoti delle altre chiese della città e resosi autonomo dal
potere del vescovo da allora la chiesa prese appunto il nome di
Collegiata. Anche questa come la maggior parte dei monumenti a Catania, fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita ma stavolta con l’ingresso su via Etnea che divenne di fatto la via più importante durante la ricostruzione e la facciata, che poggia su un’ampia scalinata, fu realizzata anche in questo caso da Stefano Ittar che ha saputo realizzare un suggestivo movimento di concavità che la rendono armoniosa e maestosa al contempo. Tipici infatti i capitelli ad ornamento delle sei colonne sovrastate dalle statue dei santi Pietro e Paolo inserite all’interno di due grandi nicchie, mentre tutto intorno un gioco di sculture di angeli e figure allegoriche. E
un altro vero capolavoro del barocco e del suo amore per l’architettura
complessa e incantevole è certamente la Badia di Sant’Agata che,
proprio per la sua posizione molto vicina alla Cattedrale, spesso posta
in secondo piano, ma anche questa struttura, opera del Vaccarini,
propone il gioco di concavità e convessità che conferiscono movimento
all’intero edificio dominato da una grande cupola e grazie all’insieme
di decorazioni che sembrano merletti, bassorilievi, e statue E un altro vero capolavoro del barocco e del suo amore per l’architettura complessa e incantevole è certamente la Badia di Sant’Agata che, proprio per la sua posizione molto vicina alla Cattedrale, spesso posta in secondo piano, ma anche questa struttura, opera del Vaccarini, propone il gioco di concavità e convessità che conferiscono movimento all’intero edificio dominato da una grande cupola e grazie all’insieme di decorazioni che sembrano merletti, bassorilievi, e statue rappresentative sembra fare eco e rispecchiare la solennità del Duomo. Sobrio l’interno, a pianta ottagonale allungata, presenta decorazioni di stucchi bianchi in contrasto con i ricchi altari. Ciao Catania - di Nino Urzì Non sarà stato il caffè l’"Aragno" di Roma oppure il"Greco", sempre di Roma in via Condotti, oppure il "Giubbe rosse" di Firenze, oppure il "Florian" di Venezia, oppure il "Cova" di Milano, oppure il "Petrocchi" di Padova nel periodo risorgimentale, frequentatissimo dal giovane Giuseppe Verdi e dalla moglie Giuseppina Strepponi, da musicisti e scrittori, veri cenacoli letterari frequentatissimi da scrittori del tempo, o il "Tommaseo" e la stessa piazza Cavana di Trieste sulle cui vecchie, belle e nobili masegnecamminarono gli scrittori Umberto Saba, Italo Svevo,l ’irlandese James Joyce e Baslen, ma il "Savia" e il "Caviezel" di Catania con quel tratto di marciapiede, che andava dal rinomato caffè di fronte all’ingresso centrale della Villa Bellini sino apiazza Stesicoro, ne hanno visto di grandi scrittori catanesi esiciliani. Lì,
davanti al "Savia" oppure al "Caviezel", dove il
marciapiede diventa uno slargo, l’agrigentino Luigi Pirandello, che
sublima il teatro e la narrativa; il catanese Giovanni Verga maestro della
grande prosa; il belpassese Nino Martoglio, che esalta il dialetto nel
teatro e nella poesia; il catanese Mario Rapisardi, raffinato e sottile
poeta; il menenino Luigi Capuana, grande con le sue favole, le novelle e
il teatro, solevano ritrovarsi perparlare dei movimenti letterali e
politici. Però non erano sempre discussioni pacifiche, talvolta i toni si
accendevano soprattutto tra Pirandello e Verga, il quale sosteneva a spada
tratta il suo verismo, non condiviso dal drammaturgo; o quando arrivava
Martoglio, il quale con la sua sottile ironia ne aveva per tutti,
soprattutto contro gli odiati defeliciani (questi ultimi saranno accusati
della sua morte, che invece è avvenuta per disgrazia), contro i quali non
faceva mistero della sua antipatia nelsatirico – e come satirico! –
"D’Artagnan".Ma certamente, in quegli incontri, c’era il
meglio dell’intelligenza catanese e siciliana. Da quel tratto di via
Etnea, tra il trottare dei cavalli e lo stridore delle ruote delle
carrozze sul selciato lavico, partiva anche un flusso
Siamo
a piazza Stesicoro per una volta non per aspettare l’autobus o per
comprare il giornale: al centro della piazza si trovano i re I lavori per portare alla luce questa meraviglia iniziarono molto tardi, solo nel 1904, ordinati dal Sindaco De Felice che affidò il progetto all’architetto Filadelfo Fichera. Conclusisi
nella primavera i lavori portarono alla luce delle splendide rovine di
un grandioso Anche
qui si propone la medesima composizione in pietra lavica, tipica di
tutti i monumenti del catanese alternata al marmo e ai mattoni che,
insieme alle decorazioni e agli stucchi dovevano rendere l’intera
struttura di suggestiva bellezza. Sulla sua età esistono anche qui pareri controversi ma si ipotizza che l’anfiteatro sia sorto intorno al secondo secolo avanti Cristo, e anch’esso seguì lo stesso triste destino che toccò a molti monumenti a Catania: quello di subire lo scempio di parte delle proprie strutture per edificarne altre. Ancora oggi si possono notare i blocchi provenienti dell’anfiteatro nella parte esterna delle absidi della cattedrale al numero civico 159 di vi Vittorio Emanuele, opera questa ordinata da Ruggero il Normanno. CURIOSITA’: la grandezza di questo anfiteatro, terzo in Italia dopo quello di Roma e quello di Verona, permetteva la realizzazione di spettacoli di ogni genere come i combattimenti dei gladiatori, quelli di uomini contro animali feroci e persino le battaglie navali. Infatti, grazie a dei meccanismi idraulici molto complessi, si riusciva a trasformare l’arena in una grande piscina e dar vita a sorprendenti spettacoli acquatici. Prima di andare alla Villa Bellini non possiamo non gustare gli arancini catanesi da Spinella, proprio di fronte.
Per
i catanesi il Giardino Bellini è semplicemente ‘a Villa, luogo di
svago, di relax, di passeggiate e di incontri. Occupa, nel suo
complesso, una superficie di 70.942 m |
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Fonti: Enciclopedia di Catania, Catania 1987. G. Dato, La città di Catania. Forma e struttura, 1693-1833, Roma 1983. Guida di Catania e provincia, a c. di N. Recupero, Catania 1991. Roma 1981. G. Dato, La città di Catania. Forma e struttura, 1693-1833, Roma 1983. S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città, 1610-1760 Z. Dato Toscano, U. Rodonò, Il Teatro Bellini di Catania. I progetti e la fabbrica dall’archivio dei disegni di Carlo Sada architetto (1849-192 4), Catania 1990.
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