Da Piazza Dante riprendiamo Via Vittorio Emanuele in discesa e arriviamo di nuovo al Duomo. Dal duomo comincia Via Etnea,  arteria di primo piano di Catania, la strada più amata dalla ricca borghesia dell’Ottocento, una delle più eleganti della città. In questa via ha avuto sede storica il celebre "Caviezel", negozio aperto nell’Ottocento da immigrati svizzeri ora trasferitosi in Via Cervignano: sono famosi i suoi "pezzi duri", la cassata gelata, la fetta di cedro, il cannolo gelato, la spuma di caffè.

Via Etnea racchiude in sé il cuore della storia catanese. Immaginarsela ingombra di macerie a tal punto da non essere percorribile è un po' difficile oggi, quando lungo questo rettifilo catanese si passeggia passando di vetrina in vetrina. Immaginarsela come un luogo di distruzione e fatiscenza è altrettanto complicato, poiché agli inizi del terzo millennio essa appare come una gradevole infilata di palazzi per lo più ottocenteschi. Ma tale era la situazione dopo il terremoto del 1693. Una data che per via Etnea segnò una svolta, poiché dagli inizi del Settecento divenne uno degli assi di espansione della città verso l'Etna, e la via per eccellenza della borghesia.

Nel 1870, per regolare il livello della strada, fu tagliata o innalzata a molti palazzi la base. Questo avvenimento, il terremoto del 1818 e gli incendi da parte dei soldati borbonici cambiarono il volto della via. La via parte da piazza Duomo e corre per tre chilometri verso nord. Caratterizzata da eleganti negozi e da un vivace passeggio, animata a tutte le ore del giorno e della notte, soprattutto d’estate, annovera notevoli monumenti. Oggi rimangono dell’originaria via Etnea: Palazzo San Demetrio ai quattro canti, Palazzo Cilestri di fronte alla chiesa dei Minoriti, la Collegiata e l'ex Ospedale San Marco in piazza Stesicoro

La Via Etnea comincia da Piazza Duomo e subito dopo il duomo  c'è Piazza Università, con i suoi palazzi Universitari.

La grande e luminosa piazza Università è dominata dalla mole rigorosa del palazzo dell’Università; la prestigiosa istituzione fu voluta, nel 1434, da Alfonso il Magnanimo e restò, per molto tempo, l’unica della Sicilia. Fu, però, nel XVIII secolo che essa crebbe di prestigio influenzando culturalmente la vita cittadina; questa importanza è sottolineata dal fatto che il palazzo degli studi venne collocato in una piazza disegnata e ritagliata proprio all’inizio della via principale di quel tempo e cioè la via Uzeda (oggi via Etnea), che aveva inizio dall’omonima porta monumentale. La storia del palazzo attuale ha inizio nel 1696, tre anni dopo il terremoto che distrusse Catania, quando cominciarono i lavori di ricostruzione sulle fondamenta dell’antico edificio; questi primi lavori diedero vita a quella che è la sede attuale del Rettorato e di alcuni uffici centrali. Il cortile circondato da un elegantissimo porticato a due piani fu disegnato dal Vaccarini (1730). Il prospetto principale è stato ridisegnato dall’architetto Mario Di Stefano dopo i danni provocati dal terremoto del 1818. Il catanese Giovan Battista Piparo affrescò il primo piano e la volta della sontuosa Aula Magna che presenta le pareti interamente rivestite di damasco. I lavori della nuova sede furono completati verso la fine del XVIII secolo quando si poterono riunire tutti gli istituti e i gabinetti scientifici necessari per un regolare svolgimento dei corsi di laurea.

Uno stretto rapporto con la città

Ai nostri giorni nel palazzo settecentesco di piazza Università sono ospitati solamente il Rettorato, gli uffici e la Biblioteca Regionale Universitaria; le Facoltà e i Dipartimenti hanno trovato differenti collocazioni in prestigiosi edifici. L’Ateneo catanese, infatti, ha in attuazione un importante piano di riuso di immobili nel centro di Catania. Negli anni Sessanta di questo secolo fu riadattata la settecentesca villa Cerami che oggi ospita la Facoltà di Giurisprudenza; negli anni Settanta la Facoltà di Lettere e Filosofia ha avviato il recupero del vastissimo complesso dei Benedettini di S. Nicolò l’Arena. Anche il palazzo Sangiuliano (sempre in piazza Università di fronte all’Ateneo) è stato occupato da alcuni istituti della Facoltà di Lettere e Filosofia. Oltre alle sedi prestigiose l’Università di Catania possiede molti musei di alto valore storico, artistico e scientifico. In ogni Facoltà esistono fondi librari pregiati, quello più importante appartiene alla Facoltà di Giurisprudenza che vanta il possesso di antichissimi testi di storia del diritto compresi incunaboli e cinquecentine. Nel futuro Museo dei Benedettini sarà esposta la documentazione riguardante l’edificio e sarà valorizzato l’archivio della ceramica che contiene oltre 10.000 schede di vasi greci antichi.

La Chiesa della Collegiata è una delle chiese storicamente più importanti a Catania, soprattutto per il ruolo di prestigio di cui ha goduto. Sorta a ridosso di un altare dedicato alla Madonna dell’Elemosina, la chiesa era prima conosciuta come  "Regia Cappella" perché frequentata dai Re Aragonesi e dalle loro Corti e vi si accedeva da via Uzeda.

 Il 31 marzo del 1446 Papa Eugenio IV costiuì un capitolo di preti individuati tra i sacerdoti delle altre chiese della città e resosi autonomo dal potere del vescovo da allora la chiesa prese appunto il nome di Collegiata.

Anche questa come la maggior parte dei monumenti a Catania, fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita ma stavolta con l’ingresso su via Etnea che divenne di fatto la via più importante durante la ricostruzione e la facciata, che poggia su un’ampia scalinata, fu realizzata anche in questo caso da Stefano Ittar che ha saputo realizzare un suggestivo movimento di concavità che la rendono armoniosa e maestosa al contempo. Tipici infatti i capitelli ad ornamento delle sei colonne sovrastate dalle statue dei santi Pietro e Paolo inserite all’interno di due grandi nicchie, mentre tutto intorno un gioco di sculture di angeli e figure allegoriche.

E un altro vero capolavoro del barocco e del suo amore per l’architettura complessa e incantevole è certamente la Badia di Sant’Agata che, proprio per la sua posizione molto vicina alla Cattedrale, spesso posta in secondo piano, ma anche questa struttura, opera del Vaccarini, propone il gioco di concavità e convessità che conferiscono movimento all’intero edificio dominato  da una grande cupola e grazie all’insieme di decorazioni che sembrano merletti, bassorilievi, e statue rappresentative sembra fare eco e rispecchiare la solennità del Duomo. Sobrio l’interno, a pianta ottagonale allungata, presenta decorazioni di stucchi bianchi in contrasto con i ricchi altari.

E un altro vero capolavoro del barocco e del suo amore per l’architettura complessa e incantevole è certamente la Badia di Sant’Agata che, proprio per la sua posizione molto vicina alla Cattedrale, spesso posta in secondo piano, ma anche questa struttura, opera del Vaccarini, propone il gioco di concavità e convessità che conferiscono movimento all’intero edificio dominato da una grande cupola e grazie all’insieme di decorazioni che sembrano merletti, bassorilievi, e statue rappresentative sembra fare eco e rispecchiare la solennità del Duomo. Sobrio l’interno, a pianta ottagonale allungata, presenta decorazioni di stucchi bianchi in contrasto con i ricchi altari.

Ciao Catania - di Nino Urzì

Non sarà stato il caffè l’"Aragno" di Roma oppure il"Greco", sempre di Roma in via Condotti, oppure il "Giubbe rosse" di Firenze, oppure il "Florian" di Venezia, oppure il "Cova" di Milano, oppure il "Petrocchi" di Padova nel periodo risorgimentale, frequentatissimo dal giovane Giuseppe Verdi e dalla moglie Giuseppina Strepponi, da musicisti e scrittori, veri cenacoli letterari frequentatissimi da scrittori del tempo, o il "Tommaseo" e la stessa piazza Cavana di Trieste sulle cui vecchie, belle e nobili masegnecamminarono gli scrittori Umberto Saba, Italo Svevo,l ’irlandese James Joyce e Baslen, ma il "Savia" e il "Caviezel" di Catania con quel tratto di marciapiede, che andava dal rinomato caffè di fronte all’ingresso centrale della Villa Bellini sino apiazza Stesicoro, ne hanno visto di grandi scrittori catanesi esiciliani.

Lì, davanti al "Savia" oppure al "Caviezel", dove il marciapiede diventa uno slargo, l’agrigentino Luigi Pirandello, che sublima il teatro e la narrativa; il catanese Giovanni Verga maestro della grande prosa; il belpassese Nino Martoglio, che esalta il dialetto nel teatro e nella poesia; il  catanese Mario Rapisardi, raffinato e sottile poeta; il menenino Luigi Capuana, grande con le sue favole, le novelle e il teatro, solevano ritrovarsi perparlare dei movimenti letterali e politici. Però non erano sempre discussioni pacifiche, talvolta i toni si accendevano soprattutto tra Pirandello e Verga, il quale sosteneva a spada tratta il suo verismo, non condiviso dal drammaturgo; o quando arrivava Martoglio, il quale con la sua sottile ironia ne aveva per tutti, soprattutto contro gli odiati defeliciani (questi ultimi saranno accusati della sua morte, che invece è avvenuta per disgrazia), contro i quali non faceva mistero della sua antipatia nelsatirico – e come satirico! – "D’Artagnan".Ma certamente, in quegli incontri, c’era il meglio dell’intelligenza catanese e siciliana. Da quel tratto di via Etnea, tra il trottare dei cavalli e lo stridore delle ruote delle carrozze sul selciato lavico, partiva anche un flusso benevolo e tonificante per la cultura nazionale. Autentici prìncipi della letteratura e della poesia. Quel gruppo letterario non chiuse un’epoca, sebbene ne siastato il più rappresentativo. Ne seguì un altro, che fece capo ai catanesi Vitaliano Brancati con le sue storie di donne e di "galletti"; ad Ercole Patti, dotato invece di penetrante e arguto moralismo; a Saverio Fiducia con le sue stupende e intriganti "passeggiate"; al siracusano Elio Vittorini che risentì dell’influsso  della narrativa americana. Un gruppo descritto inmodo stupendo da Saverio Fiducia, che ci ha ricordato soprattutto l’aspetto culturale di Catania, anche per la presenza della sesta Università italiana. Le amicizie nascevano infatti nel vecchio Ateneo di piazza Università, per svilupparsi di fronte ad uno dei Giardini più belli d’Europa, in cui si ritrovavano tutti a passeggiare, su e giù, per ore. I professori Santi Correnti e Nino Torrisi con altri chiarissimi accademici rappresentano gli ultimi e la fine di un magnifico periodostorico della nostra letteratura, difficilmente ripetibile.

Siamo a piazza Stesicoro per una volta non per aspettare l’autobus o per comprare il giornale: al centro della piazza si trovano i resti dell’anfiteatro romano di Catania.

I lavori per portare alla luce questa meraviglia iniziarono molto tardi, solo nel 1904, ordinati dal Sindaco De Felice che affidò il progetto all’architetto Filadelfo Fichera.

Conclusisi nella primavera i lavori portarono alla luce delle splendide rovine di un grandioso monumento romano, uno dei più grandi in Italia e totalmente sommerso dal nuovo tessuto urbano.Il monumento ha una circonferenza di 309 metri, solo l’arena misura 192 metri, e grazie alla sua imponenza poteva ospitare fino a 15.000 spettatori a sedere, circa il doppio se si considerano i posti in piedi.

Anche qui si propone la medesima composizione in pietra lavica, tipica di tutti i monumenti del catanese alternata al marmo e ai mattoni che, insieme alle decorazioni e agli stucchi dovevano rendere l’intera struttura di suggestiva bellezza.

Sulla sua età esistono anche qui pareri controversi ma si ipotizza che l’anfiteatro sia sorto intorno al secondo secolo avanti Cristo, e anch’esso seguì lo stesso triste destino che toccò a molti monumenti a Catania: quello di subire lo scempio di parte delle proprie strutture per edificarne altre.

Ancora oggi si possono notare i blocchi provenienti dell’anfiteatro nella parte esterna delle absidi della cattedrale al numero civico 159 di vi Vittorio Emanuele, opera questa ordinata da Ruggero il Normanno.

CURIOSITA’: la grandezza di questo anfiteatro, terzo in Italia dopo quello di Roma e quello di Verona,  permetteva la realizzazione di spettacoli di ogni genere come i combattimenti dei gladiatori, quelli di uomini contro animali feroci e persino le battaglie navali. Infatti, grazie a dei meccanismi idraulici molto complessi, si riusciva a trasformare l’arena in una grande piscina e dar vita a sorprendenti spettacoli acquatici. Prima di andare alla Villa Bellini non possiamo non gustare gli arancini catanesi da Spinella, proprio di fronte.

 Per i catanesi il Giardino Bellini è semplicemente ‘a Villa, luogo di svago, di relax, di passeggiate e di incontri. Occupa, nel suo complesso, una superficie di 70.942 mq all’interno della quale si dispongono, aiuole fiorite, piazze per manifestazioni sportive e musicali, panchine per il riposo e la lettura, viali ombreggiati e fontane. Una parte dello spazio, oggi occupato dalla villa, costituiva l’antico ‘Labirinto’, pittoresco giardino che circondava un edificio realizzato, nel ‘700, da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari. L’abitudine di costruire giardini con percorsi intricati nei quali gli ospiti si potessero facilmente smarrire, era una delle tante mode diffuse nell’Europa del Settecento quando si fondevano e convivevano la razionalità e la fantasia, il gusto per le ‘meraviglie’ e il rigore scientifico. Intorno alla metà dell’Ottocento il Comune di Catania acquistò la villa della famiglia Paternò Castello per costruirvi un parco pubblico. Negli anni successivi furono acquisiti nuovi terreni per dare ancora più spazio al giardino e consentire alla popolazione catanese di recarsi in un grande luogo verde, ricchissimo di decorazioni floreali, palmizi, alberi centenari e fontane. Tra le pagine di una breve ma essenziale guida di Catania, edita nel 1899, troviamo una gustosa descrizione del giardino che, sin dalla sua apertura, fu considerato uno dei più belli d’Europa. "Il Giardino Bellini - leggiamo nella guida - è il ritrovo più simpatico e ameno della città. La sua posizione è incantevole. Da due collinette, che si ergono nel centro e che sono divise da un ampio piazzale, si domina buona parte della città, la distesa del mare e lo spettacolo maestoso dell’Etna. Per questa diversità di panorami che offre, il Giardino di Catania è considerato come uno dei migliori d’Europa. Chi guarda da una delle due colline, prova le stesse impressioni di chi sta a guardare Roma dalla spianata del Pincio o Firenze dal piazzale Michelangelo. I viali di questo giardino sono diversi e tortuosi, fittamente ombreggiati e tracciati tanto sul pendio delle due collinette, come nei punti piani della villa. Diversi ponticelli, costruiti con vera eleganza, i sottopassaggi, un tunnel, le aiuole fiorite, i praticelli erbosi e ricchi di ogni specie di fiori, la fontana, il piazzale che divide le due colline, tutto si fonde per trasformare questo meraviglioso giardino in un luogo di delizie. Nell’estate vi si godono pomeriggi freschi, col riparo degli alti ed ombrosi alberi: meravigliosi tramonti per la calda orientale vivacità dei loro riflessi; le serate si passano deliziosamente, quando sciami di signore popolano la villa illuminata fantasticamente e riccamente". Queste parole possono, ancora oggi, essere considerate pertinenti; l’atmosfera che si respira nella villa Bellini è la stessa che animava l’entusiasmo del nostro scrittore di guide. Nel 1932, l’antico ingresso sulla via Etnea venne reso monumentale; sempre quell’anno fu innalzato il cavalcavia sulla via Sant’Euplio e fu realizzata la grande vasca circolare nella quale vennero messi a dimora alcuni bellissimi cigni bianchi. Nel 1933 l’artista M.M. Lazzaro collocò nel piazzale dell’ingresso principale le statue che personificano le arti. Negli ultimi anni la villa Bellini accoglie spettacoli prestigiosi che allietano le serate dei catanesi e dei visitatori italiani e stranieri.

Lasciando il centro storico da Via Umberto ci immettiamo sul Corso Italia, parte finale del "Viale", lunghissimo, che incrocia via Etnea ed arriva alla parte finale ovest della città. Il viale, una volta pieno di giardini e ville Liberty, finiva fino all’attuale Piazza Europa dove una volta c’era solo "sciara" davanti al mare. Stop. Negli anni Sessanta fu costruito il lungomare che collega Piazza Europa al quartiere di Ognina.

 

 

 

 

 

Questo quartiere merita qualcosa in più, e quindi vi mando a fare una crociera fra l'Egeo e lo Jonio. Cliccate sulla targa stradale.

 

 

Nei pressi di piazza Europa e lungo viale Ruggero di Lauria, che di notte è illuminata anche da una luce verde soffusa, che evidenzia gli alberi del viale, vengono allestiti d'estate alcuni solarium con ingresso libero e delle scalinate in legno per facilitare l'accesso al mare. I catanesi amano particolarmente questa parte della costa, anche se per arrivare fino al mare il cammino è spesso impervio. Lungo le banchine si fermano spesso i passanti ed i turisti per ammirare il golfo che si estende alla vista fin verso Siracusa.

A piazza Nettuno vi si tengono concerti e manifestazioni. A fine estate si tiene ogni anno una processione con le barche per festeggiare la Madonna di Ognina.

Il porticciolo di San Giovanni Li Cuti è un piccolo gioiello incastonato nel golfo e quello antichissimo di Ognina un ritrovo per i buongustai del pesce, che vanno a comprarlo appena pescato. Famoso anche perchè comprende quella spiaggetta sempre ripresa dalle TV nazionali che fa vedere i primi bagni degli italiani.

Oltre Ognina, vi sono i lidi e prestigiosi alberghi e ristoranti sul mare. E' uno dei tratti della costa più belli ed affascinanti, ove il nero della costa lavica spicca nel contrasto con l'azzurro vivido del mare e del bianco delle onde.

 

 

 

 

Fonti:

Enciclopedia di Catania, Catania 1987.

G. Dato, La città di Catania. Forma e struttura, 1693-1833, Roma 1983.

Guida di Catania e provincia, a c. di N. Recupero, Catania 1991.

Roma 1981. G. Dato, La città di Catania. Forma e struttura, 1693-1833, Roma 1983.

S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città, 1610-1760

Z. Dato Toscano, U. Rodonò, Il Teatro Bellini di Catania. I progetti e la fabbrica dall’archivio dei disegni di Carlo Sada architetto (1849-192 4), Catania 1990.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in sottofondo CHI SI RICIUNU, da "LA CANZONE CATANESE TRA '800 E '900"intrepretate e arrangiate  dall'Associazione Culturale "Schizzi d'arte"con la promozione del Rotary Club - Catania - Distretto 2110