Valverde si sviluppa a 305 metri sul livello del mare e raccoglie quasi 7.000 abitanti.

Dal punto di vista artistico Valverde si ricorda soprattutto per i suoi edifici sacri, a partire dal Santuario della Madonna di Valverde. Tale edificio risale alla fine del 1600 e prevede l'annessione del Convento degli Agostiniani. Esso si presenta con un portale tardoquattrocentesco che raccoglie dei motivi floreali nella fascia dei capitelli. L'interno si presenta con l'impianto e gli arredi risalenti alla fine del 1600 e permette di ammirare le sepolture dei Riggio, una nobile famiglia che influi' molto sulla storia catanese del 1700.

Nel vicino comune di Aci San Filippo si trova un'altro edificio sacro interessante, la Chiesa dell'Eremo di S. Anna. Il complesso si trova in una posizione davvero suggestiva: essa domina una buona parte della costa ionica ed alcuni comuni rientranti nella provincia di Catania il cui nome inizia per "Aci"; il sito e' circondato da una vasta zona comprendente numerosi agrumeti e vigneti. La Chiesa si presenta con un pavimento in maiolica ed offre la possibilita' d'ammirare una tela raffigurante la Madonna col Bambino e S.Anna.

Tra le Chiese minori cittadine occorre citare quella intitolata a Santa Maria della Misericordia.

 

Viagrande e' una cittadina sulle pendici sud-orientali del vulcano ETNA. Posizionato tra il vulcano e il mare sorge a circa 410 m. d'altezza. La sua popolazione, di circa 5688 abitanti, vive principalmente di agricoltura e commercio dei prodotti ad essa connessa (Agrumi e Vino). L'industria edile e le attivita' connesse ad essa sono molto sviluppate e moltissimi cittadini viagrandesi la svolgono anche nei comuni e provincie limitrofe. Anche l'artigianato e' molto sviluppato, sopratutto la lavorazione del ferro, del legno e delle pietre. Viagrande prende il nome dall'antica via regia per Messina detta appunto viagrande.

La baronia di Viagrande appartenne dal 1700 sino agli ultimi tempi feudali alla famiglia Alliata dei principi di Villafranca.

Il centro del paese è pavimentato a grandi lastroni di pietra lavica. La settecentesca Chiesa Madre ha una facciata scandita dalla stessa scura pietra che sottolinea le linee verticali, i portali e le finestre che li sovrastano. La pietra lavica decora sia la Chiesa Madre (S. Maria Dell'idria in Piazza S. Mauro) che la chiesa di Santa Caterina in Via Garibaldi. Gli interni di entrambe le chiese sono decorati con pregevoli stucchi ed affreschi.

Passando da Viagrande non si possono non assaggiare le "Siciliane" da Urna

 
 

Zafferana Etnea e' riversata sulla costa ionica e la Timpa di Acireale, a 574 sul livello del mare. La citta' attualmente raccoglie quasi 8.100 abitanti.

Il borgo sorge intorno al XII secolo nelle strette vicinanze del monastero dei Frati Benedettini del quale oggi sfortunatamente non rimane nulla. Esso divento' un comune autonomo nel 1826.

Zafferana ha saputo risorgere con orgoglio da alcuni cataclismi naturali, a partire dal terremoto del 1693 e a quello del 1818.

Il nucleo abitativo attuale ha come fulcro la principale Piazza Umberto I arricchita dalla presenza del ricco Giardino Pubblico e della Chiesa Madre intitolata alla Madonna della Provvidenza. Tale edificio sacro si presenta con un barocco blocco centrale affiancato da due campanili gemelli ed una facciata in pietra bianca contenente la statua della Madonna. Il suo interno conserva alcune espressioni dell'arte figurativa a tema sacro, come il dipinto raffigurante San Giuseppe col Bambino.

La citta' e' nota soprattutto per il suo ambiente circostante. Esso comprende la famosa quanto affascinante Valle del Bove costituita dall'antico cratere Rocca degli Zappini, dalla Serra Giannicola Grande - la spaccatura dei crateri avvenuta nel 1908 - ed il Sentiero Natura di Monte Zoccolaro che inizia con

un bosco di castagni.

 
 

A Km 27 da Catania, 750 mt. s.l.m. e 10 Km dalla costa Jonica. E' il più alto dei comuni sul versante orientale del vulcano. Si trova in un territorio di grande interesse naturalistico nell'area del Parco dell'Etna.

Economia: turismo estivo, coltivazione della vite, commercio di legno.

La sua ubicazione è ideale per chi ama la montagna senza voler rinunciare al mare. Fu fondata nel '300 da Giovanni d'Aragona e duca di Randazzo, nel territorio della contea di Mascali. E' stata frazione di Giarre fino al 1923 e poi di Sant'Alfio. Nel 1955 raggiunge l'autonomia. Il nome proviene dal greco-bizantino "Milos" il cui significato è "scuro", come il colore della lava. E' un rinomato luogo di villeggiatura estiva collinare, insieme alle sue frazioni di Fornazzo e Caselle. Il suo ambiente, immerso nel verde e ombreggiato, è stato scelto come dimora estiva anche dai cantautori Franco Battiato e Lucio Dalla.

Milo non conoscerebbe forse le sue attuali fortune, se un certo en Juan, fratello di en Pere (Pedro II, re d’Aragona e di Sicilia) e suo vicario nell’Isola, non avesse deciso di costruire intorno al 1340 fra i boschi del Milo, un chiesetta dedicata a Sant’Andrea attribuendole i relativi valori feudali che le permisero di sopravvivere con i tributi locali e di diventare un priorato della chiesa di  Catania. En Juan, che trascorreva parte della torrida stagione estiva nelle costruzioni adiacenti la chiesa e svolgeva la sua opera amministrativa ricevendo i grandi del tempo, finì per trasformare Milo, almeno nei mesi più caldi, nel centro politico della Sicilia. Qui, colpito dalla grande peste del 1348 che aveva vanamente tentato di sfuggire, lasciò per sempre l’amata montagna e le sue spoglie mortali furono trasportate a Catania dove ancora riposano. Con la morte di en Juan anche Milo perse la sua importanza, ma la vita continuò e la comunità si accrebbe di altre anime che trovarono nei boschi circostanti di che vivere e lavorare. Milo può essere raggiunta da Catania mediante la provinciale per San Giovanni la Punta, Viagrande e Zafferana (29 chilometri) oppure lasciando l’autostrada A 28 Messina - Catania allo svincolo di Giarre, salendo fino al borgo per una decina di chilometri di piacevolissimo percorso. Ma giungendo da Zafferana, Milo si presenta come meglio non potrebbe, con il Bosco Nicolosi che vale come dimostrazione completa delle bellezze naturali di questo fortunato territorio e che, inaspettatamente, si ritrae alla vista del paese. Dopo l’affascinante storia del Principe Giovanni e del suo grande amore per Milo, il borgo continuò la sua tranquilla esistenza fatta di attività boschive, agricole e pastorali ma anche di diritti feudali che la Chiesa di Catania ebbe a concedere in successione ai vari ordini monastici. Si hanno notizie fra il XIV ed il XVII secolo della presenza dei Certosini, dei Benedettini e dei Teresiani: per certo solo nel 1815 Milo, che contava un migliaio di abitanti, si affrancò dalla contea di Mascali conquistando l’autonomia. L’esperienza più tragica per Milo, comunque, doveva iniziare il 26 novembre 1950 allorché,  apertesi due bocche eruttive a 1800 metri, l’Etna fece sentire la sua voce tonante e l’imperio vulcanico ebbe termine solo sei mesi dopo quando i Milesi sfollati poterono finalmente tornare a casa. Le ferite inferte al territorio erano però state gravissime: scomparse molte delle famose fonti cui pare si ristorasse en Juan, inghiottiti ettari di vigneti, frutteti e bosco, divorati palmenti, mulattiere e casette rurali. Il resto è storia recente: nel 1955 Milo, dopo una lunga battaglia legale condotta nei confronti del comune di Giarre, conquista per sé e per la frazione di Fornazzo l’autonomia amministrativa. Dopo di allora, malgrado le devastanti eruzioni del 1971 e del 1979 che assestarono un altro duro colpo all’economia del paese e provocarono uno spostamento del tradizionale flusso turistico legato alla villeggiatura estiva dei Catanesi, Milo ha ricominciato a ricandidarsi con autorità come centro turistico legato alla cultura del vino e all’escursionismo di qualità.Posizionato sul fianco orientale del Vulcano, Milo si sporge come da un balcone sul mare Ionio. Terra di boschi, frutteti e vigneti, è meta importante per escursionisti ed enoturisti alla ricerca degli antichi sapori della tradizione gastronomica isolana. A Fornazzo, piccolo borgo di Milo, queste tradizioni trovano il loro naturale rifugio.

Frazione di Milo, è il più alto dei comuni sul versante orientale del Vulcano. Sviluppatosi ad una altitudine media di 750 metri, ha un territorio di grande interesse naturalistico che ricade pressoché per intero nella area del Parco dell Etna. La sua posizione geografica ne fa base ideale per chi ama la montagna ma non intende rinunciare al mare: appena 14 chilometri, infatti, lo separano dai 1.714 metri di quota del Rifugio Citelli e soltanto 10 dalle coste dello Jonio.

Il Centro Visita Parco dell’Etna del Comune di Milo si trova a Fornazzo, accanto alla Chiesa Madre, nei locali dell’ex scuola elementare. Fornazzo, nominato nel 1992 "Villaggio ideale d’Italia" dalla rivista Airone, è posto a circa 800 metri di quota sul versante orientale dell’Etna.

Il Centro Visita è particolarmente importante in quanto offre alle scolaresche, agli insegnanti e ai semplici visitatori l'occasione di approfondire la conoscenza del territorio in maniera diretta, pratica, interattiva. A tale scopo il Centro Visita è in grado di fornire servizi differenziati a seconda del tipo di utenza.

Nel Centro Visita sono presenti: una reception con funzioni informative generali (distribuzione di depliants e materiale vario, informazioni turistiche e naturalistiche, assistenza, ecc.); una sala attrezzata come laboratorio didattico - naturalistico dotato di collezioni naturalistiche, terrario, raccolta di tracce, pennario, xiloteca, raccolta sonora di canti e versi di animali, microscopio, ecc... che rende possibile la realizzazione di svariate attività nel campo dell’educazione ambientale; una sala adibita ad accogliere mostre tematiche sul Parco dell’Etna; una biblioteca naturalistica.

L’area circostante l’edificio del Centro Visita, ricco di querce e ginestre dell'Etna, viene utilizzata come laboratorio naturalistico all'aperto. Il Centro Visita è gestito da NeT, Natura e Turismo, associazione ONLUS, formata da geologi, naturalisti, paleontologi e biologi, che opera nel campo del Turismo Naturalistico, dell'Educazione Ambientale e dell'Attività Scientifica. L'Associazione NeT aderisce all'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche.

L'Associazione NeT è inoltre gruppo locale dell'Associazione Nazionale CTS AMBIENTE - Centro Turistico Studentesco e Giovanile - (riconosciuto nel 1992 dal Ministero dell'Ambiente tra le associazioni nazionali di protezione ambientale).

 

 

Sant'Alfio si sviluppa a 531 metri sul livello del mare e conta 1.769 abitanti. La citta' colpisce soprattutto per la bellezza naturalistica dei dintorni. In effetti da qui e' possibile effettuare varie escursioni. La prima interessa i "Crateri del 1928" che furono creati da una potente eruzione dell'Etna. Essi sono raggiungibili partendo dalla contrada Magazzeni in direzione della contrada Ripe della Naca dove e' possibile ammirare i conetti di scorie saldate create dall'eruzione. Una seconda escursione interessa il Sentiero Natura Monti Sartorius, un'escursione che permette di ammirare i crateri a bottoniera dei Monti Sartorius, i boschetti di ginestra dell'etna e la formazione di betulla endemica. Una terza escursione riguarda il Parco Comunale di Contrada Cava, affascinante dal punto di vista naturalistico perche' raccoglie vari esempi di vegetazione, dalla macchia mediterranea ai boschi di castagno, di leccio e di cerro, ma interessante anche dal punto di vista storico perche' permette di ammirare i primi insediamenti rurali d'origine seicentesca.

Completa l'aspetto naturalistico della citta' il cosi' chiamato "Castagno dei 100 cavalli" Il Castagno dei Cento Cavalli secondo il noto botanico torinese Peyronal ha un'età di 3000 - 4000 anni ed è l'albero più antico d'Europa e il più grande d'Italia. 
A soli 300 metri di distanza, in contrada Taverna di Mascali, si trova il secondo albero più grande d'Italia con un'età di oltre 1000 anni il cosiddetto "Castagno della Nave".
Alcuni, negli anni passati, hanno scritto delle  mal ridotte condizioni del Castagno dei Cento Cavalli; è facile dimostrare il contrario, basti pensare che già alla fine del '700 Jean Houel nel Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari (1784 II pg 76-80) lo descrive "in uno stato non ottimale" e Alberto Fortis (1780 "Della coltura del castagno) rincara sostenendo che "esso trovasi attualmente degradato......"  mentre nel 1967 l'eminente professore dell'Università di Padova Lucio Susmel, riportando le notizie scritte a fine ottocento dal botanico Parlatore lo classificò come non più esistente, salvo a ricredersi dopo una simpatica corrispondenza con un intellettuale del luogo.
Vale la pena citare lo scrittore Vincenzo Consolo che su Specchio  del 16/10/1999 ha definito il Castagno dei Cento Cavalli "un prodigio della natura, una miracolosa sopravvivenza di un profondissimo tempo" per smentire quanti vorrebbero privarci di questo "superbo orgoglio di una vita che non si spegne".
Il Comune di Sant'Alfio negli ultimi anni ha profuso un forte impegno per salvaguardare il millenario Patriarca; sono stati eseguiti diversi interventi sulla pianta consistenti essenzialmente nella potatura delle parti secche e nella cura e manutenzione dell'albero. Tali interventi sono stati operati seguendo i suggerimenti tecnici per il risanamento e la conservazione guidata dell'albero tratti da uno studio eseguito dai docenti Oscar Alberghina, Giovanni Granata e Santi Longo dell'Università di Catania nonchè sotto la sorveglianza di un'apposita commissione tecnico scientifica composta da rappresentanti del Comune, della Forestale, della Soprintentenza BB.CC. e dell'Università e con la collaborazione della Provincia Regionale di Catania. In atto l'albero gode di buona salute ed è ricoperto di una sana e rigogliosa vegetazione.

E' considerato l'albero più antico e più grande d'Europa. Il nome è legato alla tradizione secondo cui, sotto le sue enormi chiome, durante un temporale trovarono piacevole... riparo la regina Giovanna d'Aragona e il suo seguito di cento cavalieri. Cantato e descritto da numerosi viaggiatori e studiosi nel '700 e nell'800, il Castagno è oggi meta di visitatori di tutto il mondo oltre che di botanici per i quali costituisce interessante oggetto di studio.

Visto che siamo in zona, si può pranzare a Le case Perrotta.
Dal punto di vista artistico la citta' si ricorda soprattutto per la seicentesca Chiesa Madre intitolata ai "tre fratelli martiri" S. Alfio, San Filadelfo e San Cirino che da qui passarono seguendo il loro percorso per il luogo destinato al loro martirio. La Chiesa e' impreziosita dalla presenza di alcuni altari in marmi policromi e svariati affreschi tra i quali spiccano quelli ottocenteschi presenti nell'abside che rafffigurano il "Trionfo dei Tre Martiri".

Tra le Chiese minori cittadine occorre citare quella ottocentesca del Calvario, situata in un luogo privilegiato che consente di ammirare splendidi panorami sullo Ionio che domina nella parte bassa del paese, e quella dei Nucifori che si ricorda soprattutto il busto della Madonna di Tindari, molto venerato dagli abitanti di S. Alfio.

 
 

Linguaglossa si sviluppa a 550 metri sul livello del mare ed e' frequentata soprattutto dagli amanti degli sport invernali. Essa conta quasi 6.000 abitanti.

Il paese, letteramente due volte lingua (Glossa in greco) testimonia, nell'ipotesi più intrigante, la sua posizione "calda" proprio sulle pendici dell'Etna che spesso furono invase da sciare di lava incandescente.

Probabilmente essa fu fondata dai superstiti dalla superstizione di Naxos, cosi' come e' provato da alcuni reperti archeologici riferibili all'eta' greca ritrovati presso il torrente Ficheri.

Dal punto di vista artistico e culturale la citta' ha molto da offrire, a partire dalla seicentesca Chiesa Madre intitolata alla Madonna delle Grazie. L'edificio sacro si presenta con una facciata realizzata con il duplice uso di pietra lavica ed arenaria ed un interno suddiviso in tre navate. Qui si possono ammirare due tele attribuite ad Olivo Sozzi ed un settecentesco coro ligneo intagliato i cui lacunari rappresentano eventi della vita di Gesu'.

Un successivo edificio sacro cittadino da ricordare e' la Chiesa dell'Immacolata con un annesso convento. Entrambi furono edificati nella prima meta' del 1600. La principale opera d'arte conservata in questo complesso sacro e' la "Custodia", il settecentesco ciborio realizzato in legno ed intarsiato. Tra le altre opere d'arte qui raccolte sono da ricordare, inoltre, l'altare

maggiore realizzato con legno di noce a intarsio ed una settecentesca pala d'altare raffigurante L'Immacolata e Santi.

Da citare, infine, la Chiesa dell'Annunziata e la Chiesa intitolata a S. Egidio.

Anche i dintorni cittadini meritano un'attenta visita.

In effetti la citta' offre alcune vie d'accesso per le escursioni all'Etna e alle localita' sciistiche di Mareneve e piano Provenzana.

Da non dimenticare, la vicinanza cittadina con il superbo bosco di Linguaglossa ed alcune interessanti grotte, come la Grotta delle Femmine, la Grotta delle Palombe e la Grotta dei Lamponi.

La Pro Loco di Linguaglossa, lungo la via principale del paese, funge da principale punto di riferimento per le escursioni sull'Etna. Materiale e pannelli esplicativi all'interno della sede aiutano a conoscere il parco ed il vulcano, a programmare le gite. Lungo la strada Mareneve, fiancheggiata da una bella pineta di pini lanci, si giunge fino a Piano Provenzana dove si può lasciare la vettura per effettuare l'escursione ai crateri sommitali.

Etna - Ascesa al versante nord - In un bellissimo percorso, il pulmino fuoristrada raggiunge i 3000 m ca di altitudine. Su questo versante è stato installato il nuovo osservatorio che ha sostituito quello distrutto dalla lava durante l'eruzione del 1971 (durata 69 giorni) che ha interessato sia il versante sud (ove oltre all'osservatorio viene "cancellata" la vecchia funivia), che il versante orientale ove la colata lavica arriva a minacciare alcuni centri abitati (Fornazzo, Milo) per fermarsi a circa 7 km dal mare. Dalle vicinanze dell'osservatorio, a 2750 m ca, si gode di una magnifica vista. Si prosegue poi fino a quota 3000. Qui si abbandona il fuoristrada per procedere a piedi e vedere da vicino quelle terribili sbuffanti bocche che a seconda del loro umore decidono di risparmiare le terre attorno o di mondane di una sciara, o di fuoco vivo. Il percorso varia a seconda dei capricci del vulcano. Lungo il ritorno, viene effettuata una sosta a 2400 m d'altitudine, per vedere i crateri protagonisti dell'eruzione del 1809.

La strada orientale - Una volta ritornati a Piano Provenzana si può proseguire lungo la strada panoramica Mareneve che costeggia la zona sommitale dal lato est. Sulle basse pendici del versante orientale dell'Etna, si trovano numerosi paesini agricoli che sfruttano la fertilità del suolo vulcanico per coltivare vite ed agrumi.

In località Fornazzo, appena prima di immettersi sulla strada che collega Linguaglossa con Zafferana Etnea, si giunge fino all'incredibile colata lavica che, nel 1979, ha "rispettato" la piccola Cappella del Sacro Cuore (sulla sinistra) sebbene addossandosi ad uno dei muri e riuscendo a penetrare un poco all'interno. Oggi è meta dei numerosi fedeli che vedono in questo un evento miracoloso e vi portano numerosi ex-voto. Da Fornazzo una breve deviazione sulla sinistra permette di raggiungere Sant'Alfio.

 
 

 Una delle escurssioni della Valle del Bove

PIANO DELL'ACQUA - MONTE CALANNA

 

 

Caratteristiche: Difficoltà: escursione di media difficoltà, Quota di partenza: 830 m/slm, Dislivello: 180 m

Lunghezza del percorso: circa 1100 m, Tempo di percorrenza: h. 1,30 circa, Punti di osservazione: 5

Il sentiero è localizzato nel versante orientale dellEtna ed è raggiungibile dallabitato di Zafferana Etnea, seguendo le indicazioni che conducono al fronte della colata lavica 1991/93.

Percorsa interamente la stradella in basolato lavico (circa 800metri) si arriva ad un piccolo pianoro a circa 830 msl da cui ha inizio un sentiero che si sviluppa per oltre un chilometro e per circa 200 metri di dislivello.

Laspetto prevalente è costituito dagli imponenti ammassi lavici delleruzione laterale che consentono allescursionista di vivere un paesaggio primordiale.

Ai margini del sentiero si notano ancora i segni del precedente paesaggio vegetale costellato da in basso da tipici frutteti (pometi, ciliegeti, etc.) sostituiti in quota da piccoli isolotti ("dagale") a prevalenza di Ginestre. Rare le essenze arboree presenti per lo più con sparuti esemplari di Roverella, Leccio, Frassino e talora da piccole cenosi di Pioppo tremulo.

Leruzione 1991/93, durante 473 giorni di attività, ha emesso oltre 300 milioni di metri cubi di lave e ricoperto oltre sette kmq di superficie. Uno sciame sismico e una intensa esplosivo effusiva diede origine ad una delle più imponenti eruzioni laterali degli ultimi 300 anni, ricordata anche per gli interventi di protezione civile.

Lungo il sentiero sono posti dei pilieri in pietra lavica con sovrimpressi i numeri da 1 a 5 che segnalano Punti di Osservazione con particolari caratteristiche.

P.O. 1

Colata 1991-93 - particolari della solidificazione di superficie delle lave lungo le fessure eruttive (a lastroni, a catasta). Si osservano le diverse fasi della colonizzazione delle colate: si passa dalle rocce rese grigiastre dalla presenza dello Stereocaulon vesuvionum, un tenace Lichene incrostante, agli anfratti rocciosi con Felci e piccole Graminacee; ai terreni rocciosi in cui domina la Ginestra dellEtna (Genista aetnensis), lElicriso (Helicrysum italicum), la Valeriana rossa (Centranthus ruber), la Scrofularia canina (Scrophularia canina) che con la loro presenza conferiscono a questi ambienti una straordinaria varietà di colori e profumi.

P.O. 2

Si incomincia ad intravedere Monte Calanna nell'omonima ex valle tra le lave del 1991-93. A valle si osserva l'abitato di Zafferana Etnea. L'aspetto vegetazionale dei costoni che delineano l'ex Val Calanna, è caratterizzato da una lussureggiante copertura boschiva mista, con prevalenza di Faggio (Fagus silvatica).

P.O. 3

Si osservano Monte Calanna, il Salto della Giumenta, la colata del 1991-93, la Serra delle Concazze e del Salifizio - nelle cui pareti rocciose è scritta buona parte della complessa storia di questo straordinario Vulcano poligenico - Rocca Musarra (1632 m/slm dalla caratteristica forma a "dente") e Rocca Capra (resti di antichi collassi calderici che hanno interessato le unità del Trifoglietto); vista dei Crateri sommitali.

P.O. 4

Il paesaggio è dominato da un bellissimo campo di ginestre, oltre il quale si osserva Piano-Bello e in lontananza, Monte Fontane. Dalla parte opposta Monte Zoccolaro. In primo piano le morfologie superficiali dell'eruzione del 1950-51. La Serra del Salifizio e la Serra delle Concazze delimitano quell'enorme anfiteatro naturale dalla caratteristica forma a "ferro di cavallo": la Valle del Bove (perimetro 18 km - superficie 37 kmq) che rappresenta uno dei più affascinanti e selvaggi ambienti naturali del Parco dell'Etna.

Il recinto calderico è costituito a Nord e a Sud da alte pareti scoscese, con altezze comprese tra i 400 e i 1000 m. Queste pareti subverticali includono le testate di antichi banchi lavici che con pendenze varie si immergono in direzione opposta alla Valle e costoni rocciosi noti come Serre. Alle Serre si alternano i Canaloni, incisioni vallive dove si accumulano i detriti provenienti dallo smantellamento dei banchi lavici e che danno luogo, a valle, ad estesi conoidi di deiezione.

P.O. 5

Portella Calanna - Localizzazione delle dighe di contenimento durante l'eruzione 1991-93. Il 2 maggio 1992, per proteggere l'abitato di Zafferana Etnea, la Protezione civile intraprese la costruzione di un importante rilevato in terra lungo 234 m ed alto 21 m. La tettonica regionale ha fortemente dislocato quest'area, ormai completamente ricoperta dai prodotti dell'eruzione 1991-93. La Val Calanna si è formata per coalescenza di caldere di collasso di edifici vulcanici ascrivibili ai Centri Eruttivi Alcalini Antichi. Il Salto della Giumenta che divide la Valle Calanna dalla Valle del Bove rappresenta il più evidente di questi elementi morfologico-strutturali.

Da qui i più volenterosi attraverso le sciare delleruzione 1852/53, potranno arrivare alla base di Monte Calanna, costituito da livelli lavici e potenti banchi di scorie attraversati da numerosi dicchi fortemente alterati.

Consigli e attrezzatura:

Curare labbigliamento in funzione del clima e del particolare morfologia del terreno: il vestiario dovrebbe essere comodo, tanto da consentire libertà di movimento, ma robusto per evitare graffi. Le scarpe potranno essere più o meno pesanti purché fornite di una buona suola per affrontare il terreno lavico.

Non uscire dal sentiero segnalato. Potreste recare disturbo alla vegetazione ed agli animali.

Il sentiero attraversa unarea protetta. Non buttare carta ed oggetti, non estirpare o danneggiare piante, non raccogliere fiori, non accendere fuochi. Fate in modo che chi visiterà il sentiero dopo di voi non si accorga del vostro passaggio.

Consigli e attrezzatura:

Vista la presenza di varie specie volatili vi invitiamo a percorrere il sentiero in silenzio, per evitare di disturbare la fauna presente al momento e di osservare la stessa dai capanni. E' indispensabile l'uso di un binocolo e di teleobiettivi per una migliore osservazione delle varie specie.

Non uscire dal sentiero segnalato. Il sentiero attraversa unarea protetta. Non buttare carta ed oggetti, non estirpare o danneggiare piante,hich non raccogliere fiori, non accendere fuochi. Fate in modo che chi visiterà il sentiero dopo di voi non si accorga del vostro passaggio.

 

 

 

 

 

 

in sottofondo LA CANZUNA DI LI CARRITTERI, da "LA CANZONE CATANESE TRA '800 E '900"intrepretate e arrangiate  dall'Associazione Culturale "Schizzi d'arte"con la promozione del Rotary Club - Catania - Distretto 2110