Derby, maglie e quant'altro possa soddisfare la curiosità di un vero interista.

 

 

La storia di una maglia

INTER STORY - di Enzo Anderloni -

La guardi, la riguardi, la pieghi con cura, come se si trattasse di una reliquia. L'ultima carezza, discreta, e la riponi con cura nel cassetto. Un rito, qualcosa di sacro, appunto, che si ripete ogni volta che ti capita tra le mani l'oggetto di culto per eccellenza: la maglia della tua squadra del cuore, la maglia dell'lnter. "Camera tua è un disastro, tutto in disordine! Perché non metti a posto tutto come fai con quella maglietta?! ". Nero e azzurro. I colori che il pittore Giorgio Muggiani, tra i fondatori della società, mise insieme all'oro disegnando quel mitico logo quasi cento anni fa e che da allora ci sono entrati nel sangue. Due colori accostati che profumano di storia, che rievocano vittorie epiche anche passati attraverso l'obbiettivo del fotografo d'epoca, in bianco e nero: il nerazzurro spicca anche nelle immagini che lo traducono in "nero e grigio". Quanto è nerazzurra quella maglia, al Prater di Vienna in Coppa Campioni, edizione '63-64 (la prima conquistata dalla Grande Inter). Eppure, oltre alla registrazione della parlantina impostata e cadenzata di Nicolo Carosio, cosa ci rimane di quella sfida? Delle immagini sgualcite, delle fotografie graffiate che riportano le undici camisetas blancas degli spagnoli che corrono affianco a delle casacche a strisce apparentemente nere e grigie. In realtà, nerazzurre. Ma quali origini hanno quelle strisce? Perché quei due colori? Già allora le maglie di Corso e Mazzola, Burgnich e Facchetti, Picchi e Suarez avevano quasi sessantanni di storie, di episodi e di aneddoti alle spalle. Adesso quei sessantanni sono diventati quasi un secolo, e gli aneddoti sono esponenzialmente aumentati. Tanto da diventare storia. E per provare a ricostruirla questa storia della maglia a strisce nerazzurre, quella che lega la bella maglia in tessuto hi-tech di oggi al cotone grezzo (o alla lana) di una volta siamo '"o" andati fino all'ombelico del nostro mondo. Nel ventre del Meazza di San Siro, c'è infatti il museo che raccoglie ogni cimelio possibile e immaginabile (anche inimmaginabile, per la verità) appartenente alla storia del F.C.

Internazionale Milano. Come quella sorta di gilet a strisce verticali nerazzurre, che il direttore del museo, Onorato Arisi (nonché collezionista, storico dell'lnter e interista storico dalla passione viscerale) ci spiega essere stato il premio scudetto per coloro che nel 1910 regalarono il primo tricolore alla società. E' il più antico capo nerazzurro in circolazione. Un pezzo unico, come tanti altri esposti al museo. E sono tutti pezzi suoi. Ha impiegato quasi tutti i suoi 50 anni (a proposito li ha compiuti in agosto ma festeggiati pochi giorni fa con una serata fantasmagorica proprio al Meazza: tanti auguri, Onorato!) per metterli insieme. Battendo ogni pista, andando a cercare giocatori in pensione, parenti di giocatori in pensione, grandi tifosi, collezionisti di memorabilia. Passando al setaccio tutti i mercatini finché ha potuto. Fino a quando cioè non è diventato una celebrità nel settore e si è visto sistematicamente raddoppiare "ad personam" il prezzo di ogni reperto. E' a lui che ci siamo rivolti per provare a ridisegnare le tappe evolutive che portano la divisa nerazzurra fino alla Nike di oggi. E a lui abbiamo chiesto notizie della prima maglia. Quella che al museo non c'è. E che secondo lui non esiste nemmeno più.
Così tutto si fa risalire a quella prima foto, ormai stranota: quella della formazione Campione d'Italia 1909/10 che sembra una piramide con "Nasone" Campelli, il portierone (piccolo di statura ma fortissimo) che alza il pallone sopra la testa, il bomber Peterly seduto per terra in prima fila, con lo sguardo meditabondo e un quantomeno singolare copricapo a strisce in testa, e al centro Virgilio Fossati con uno scudetto crociato, simbolo milanese, grosso come una tovaglia, sul petto. Forse il modo di allora per far capire che il capitano era lui. Ecco, la prima maglia aveva un colletto particolare:girocollo con i laccetti sul petto, stile Robin Hood. Qualcosa che si sarebbe rivisto anche 50 anni dopo, ai tempi del bel Angelillo. Osservando la foto si nota anche che la sartoria era del tutto artigianale. Non ci sono due maglie uguali: qualcuno ha il girospalla nero, qualcun altro ce l'ha azzurro e il senso di disordine è accentuato da ciò che molti vestivano sotto la casacca: maglie bianche con il colletto a polo, più grande, più piccolo, alla coreana. Chi il petto nudo. Tutti la braga bianca. Appena sopra il ginocchio. Ecco signori, così vestiva la prima Inter. Così vinse il primo scudetto. Quella era la maglia che quei pionieri portavano all'Arena, d'inverno, o al campo di Ripa Ticinese, d'estate (l'impianto di via Goldoni venne inaugurato nel 1913). La scelta del nero e azzurro a guanto pare non fu casuale : la leggenda vuole che quando i "ribelli" uscirono sbattendo la porta dall'Associazione Calcistica Milan, scelsero di affiancare al nero l'azzurro per sottolineare la netta differenza tra le due squadre. Se la loro era quella dei diavoli, la nostra era quella degli angeli. 

Tuttavia non esiste un pezzo di carta, un documento ufficiale che confermi la veridicità della supposizione. La storia mette a verbale l'atto di fondazione con i suoi 43 soci ma della scelta dei colori non dice nulla. Storia e leggenda si mescolano alle dicerie popolari, così come quella di un presunto anatema lanciato dai nostri quarantatre, che abbandonarono i rossoneri con una minaccia: "Non vincerete niente per tanti anni quanti siamo noi". Se l'albo d'oro è affidabile e se la matematica non è un opinione, dal 1907, anno della scissione, al 1951, anno della vittoria del primo scudetto del Milan dopo la "maledizione", ci sono di mezzo proprio 43 campionati in bianco. Ma torniamo a noi, a quella maglia che accompagnò la squadra anche attraverso la Prima Guerra Mondiale. Una maglia, va ricordato, senza elementi distintivi per i giocatori: non c'erano né i nomi né i numeri sulla schiena. E infatti i cronisti dell'epoca faticavano a trascrivere le formazioni, spesso elencate alla rinfusa, mescolando nomi e ruoli.
A distinguersi, come dicevamo, c'era solo lo stemma del capitano. Il povero Fossati, primo interista anche in maglia azzurra, però non potè fregiarsene a lungo. Non avrebbe infatti fatto ritorno dal Fronte e quindi tornato in campo quando, nel 1919, il Campionato riprese e l'Inter rivinse lo scudetto. La maglia era sempre quella con i laccetti, in porta spuntava sempre il naso di Campelli, l'Inter era quella di Aebi e Cevenini. E non ci sarebbero stati stravolgimenti fino al 1928 se non l'introduzione del girocollo nel 1923: colori della stessa tonalità, bande della medesima larghezza. Con un solo, clamoroso episodio, un fulmine in un cielo nerazzurro documentato al museo da un'immagine incorniciata: 12 febbraio 1928, al campo milanese di Via Goldoni, si affrontano Inter e Novara. Cosa c'è di strano? I padroni di casa si presentano sul terreno di gioco con una maglia completamente granata. Il perché, non si sa. Ci resta solo quella foto, in bianco e nero, a trasmettere un misterioso granata una tantum. Il cambiamento vero avviene, purtroppo, quando è tutta l'Italia a cambiare, o meglio, a essere cambiata. Seguendo le bacheche del museo si arriva in piena era fascista. Il duce Benito Mussolini non apprezza il nome della società nerazzurra: quell'Internazionale Football Club ricorda troppo l'inno dei socialisti e suona troppo all'inglese. Bisogna modificarlo, italianizzarlo milanesizzandolo: Ambrosiana.
Il tributo al Santo patrono di Milano è gradito al regime, anche perché in questo modo si può giustificare la fusione, espressamente richiesta dal Duce, con l'Unione Sportiva Milanese. E con essa, orrore, le tradizionali bande nere e azzurre spariscono. Al loro posto appare una grossa croce rossa su fondo bianco: i colori della città di Milano. "Di quella maglia - ci spiega Arisi -non sono riuscito a trovare traccia, se non nelle immagini". E dunque, al museo, ci si sofferma davanti a una splendida cartolina d'epoca, che non è una foto ma un disegno. Raffigura un calciatore dell'lnter, pardon Ambrosiana, palla al piede. Con questa maglietta bianco-crociata . Al centro della croce, in pieno petto, un ovale bianco che fa da sfondo al fascio littorio. Che cosa c'entra con l'Inter e la sua storia? Niente. E poi c'è la fusione obbligatoria con l'Unione Sportiva Milanese, la terza società di Milano. I tifosi si ribellarono. Furono loro a decretare il pensionamento anticipato della nuova casacca al grido di "Inter, Inter", l'incitamento dell'Arena, che mai si tramutò in "Ambrosiana, Ambrosiana". Quello era il nome della squadra, quelli i colori della sua gente. Così la foto della formazione con la croce sul petto esposta al museo, con il "Balilla" Meazza seduto a gambe incrociate in prima fila, i capelli impomatati con la riga in mezzo, lo sguardo un po' corucciato, è testimonianza di una sola stagione, quella in cui ha ballato l'Ambrosiana bianco crociata, giunta solo sesta nonostante un Meazza capocannoniere con 29 gol. Sarebbe bastato tornare al nerazzurro per vincere: nel 1929/30 infatti ecco i colori originali. Ma la maglia doveva accontentare tutti, i tifosi e le autorità. Per rispondere all'impetuosa richiesta dei primi dominano le tanto amate strisce verticali nerazzurre. Per non scontentare però nemmeno i politici, locali e non, si decide di ornare il petto dei giocatori con uno stemma circolare a scacchi bianchi e neri, in ricordo della fusione con l'Unione Sportiva Milanese. La maglia originale Arisi non ce l'ha, ma la foto di quella squadra vincente sì, ben esposta anche se un po' sgranata: eccoli da sinistra in piedi: Gianfardoni, Degani, Allemandi; accosciati: Rivolta, Viani, Castellazzi; seduti a terra: Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich e Conti. Ci pensa lo scudetto, il terzo della storia, conquistato da questi prodi, con Meazza ancora capocannoniere (31 gol) a ripulire la divisa: costringe, per collocare il tricolore, a levare dal petto gli scacconi che trovano così spazio, nella stagione successiva, sul colletto delle divise. Una soluzione molto particolare, che però sembra piacere a Pietro Serantoni, bello sorridente nella foto che lo ritrae con scacchetti al collo e scudettone sul petto. E fa bene a sorridere: quello sarà per lui, formidabile centrocampista, l'unico scudetto con la maglia nerazzurra. L'Inter però lo proiettò anche in Nazionale e al titolo Mondiale del 1934. Sorride anche Annibale Frossi, dietro i suoi occhiali tondi da intellettuale, che non gli impedivano di segnare gol di testa a raffica. Sorride forte di un titolo Olimpico in azzurro, nel 1936 a Berlino che lo vide capocannoniere e di ben due scudetti con la maglia dell'lnter. E proprio una di quelle due maglie scudettate porta in questa foto. Nerazzurra, girocollo, parente stretta di quella che al museo fa bella mostra di sé, incorniciata proprio vicino alla faccia di Frossi. E' la più antica che Arisi è riuscito a catturare.
Anche dietro il vetro, è come un'opera d'arte antica, un capolavoro: da i brividi. Tessuto ruvido, colletto a "v", manica corta, sul petto uno scudettino. Non è tricolore. Ma è così, con lo stemma sabaudo e il fascio, che venne evidenziato il titolo conquistato nella stagione 1937/38. Quella è infatti la maglia di campione d'Italia che nella stagione 1938/39 indossava Carmelo Buonocore, velocissimo difensore di Capua, detto "La freccia del Sud" anche perché fu il primo giocatore meridionale a sfondare in nerazzurro. Un numero due titolare fisso (la formazione partiva immancabilmente così: Peruchetti, Buonocore...) senza numero due. Le maglie allora non portavano numeri e questa, donata ad Arisi dalla vedova del giocatore, non fa eccezione. A rompere il nerazzurro assoluto c'è solo quel pezzettino di stoffa cucito alla bell'e meglio. Stupenda nella sua semplicità. Dopo di lei, la guerra. Il tempo solo per quello scudetto conquistato nel '40, che Frossi ci mostrava in bianco e nero.
E si arriva agli Anni Cinquanta, che lungo le bacheche del museo di San Siro rappresentano un giro di boa. Dopo il conflitto mondiale le maglie si mantengono quantomai tradizionali: variano leggermente nei colletti e nelle attaccature: unica nel suo genere la famosa versione a laccetti (che ricorda quella pionieristica del 1910) che però non ebbe vita lunga. Le testimonianze sono però bellissime. Una foto di squadra di fine Anni Quaranta, maglia con i laccetti sul petto e autografi di pugno giocatore per giocatore, da Aldo Campatelli a Benito Lorenzi passando per Osvaldo Fattori e per un fantastico "Nyers Etienne", come si firmava il foltissimo bomber di origine ungherese ma di provenienza francese. Sempre una maglia con laccetti, sia pure di dieci anni successiva, è testimoniata dalla bella copertina di una rivista monografica dedicata ad Antonio Valentin Angelillo, l'uomo dei 33 gol in una sola stagione-record. Quella maglia reca anche un grande stemma dell'lnter, quello disegnato da Muggiani, sul petto. Siamo arrivati così vicinissimi agli anni d'oro, i Sessanta. E lì Arisi si scatena con dei veri pezzi da novanta. E l'epoca della formazione che sembra una formula magica {Sarti, Burgnich, Facchetti...) che ogni interista conosce a menadito. E' tempo di grandi successi, è tempo di grandi novità. Nasce in questi anni la divisa da trasferta, bianca con delle bande nere e azzurre orizzontali o oblique, due varianti che convivono nello stesso periodo. E lì puoi vedere e toccare (quasi) con mano tutto. La maglia nerazzurra di Tagnin, abbracciata anche sotto vetro a quella di Di Stefano. E' quella della finalissima di Coppa dei Campioni del 1964, quella giocata al Prater di Vienna. La maglia di uno cui Helenio Herrera intimò di seguire Alfredo Di Stefano, il grandissimo, anche negli spogliatoi, anche in bagno se fosse stato necessario per impedirgli di ricevere il pallone e di giocarlo. E Tagnin obbedì, con quella bellissima maglia nerazzurra indosso. Con quell'enorme scudetto tricolore sul petto, quel colletto a polo nero, si attaccò a Di Stefano e non lo mollò finché non ebbe in mano la Coppa, come i suoi compagni di squadra. E Di Stefano, gran signore, gli regalò anche la sua camiseta bianco merengue. La maglia di Giacinto Facchetti, quella di Mazzola. Quella bianca con le bande orizzontali di Picchi... la maglia della Coppa Intercontinentale. Il Capitano, nella foto che poi fece epoca, con le due Coppe in mano, quella dei Campioni e quella Intercontinentale, ha una bella maglia nerazzurra girocollo. Ma quella è un immagine posata. A Madrid quel giorno di settembre del 1964 quando l'Inter battè l'Independiente nel match di spareggio solo ai tempi supplementari, con un grandissimo gol di Mariolino Corso, la maglia era quella, bianca, girocollo, con una fascia nera e una azzurra orizzontali all'altezza del pezzo, colletto e polsini pure nerazzurri. E quella lì, sotto vetro, con il mitico numero 6 del mitico Capitano può essere emozionante anche per chi rivive quell'impresa e quel grande campione solo nei racconti dei padri o dei nonni. Dalla Grande Inter in poi gli anni si rincorrono attraverso i campioni e i loro numeri: il nove di Bonimba.

 E il nove di Altobelli, l'undici di Rummenigge, il dieci di Matthaeus. Da allora in poi il nerazzurro resta ma i cambiamenti più o meno importanti da un punto di vista estetico hanno cadenza annuale. A sancirlo, nella stagione '81-'82, c'è una rivoluzione: la comparsa, sulle casacche della squadra, dello sponsor. L'Inter è la prima società a stamparsi sul petto il nome dell'azienda partner: Inno-Hit, prodotti dell'elettronica di consumo. E' il marketing, con le sue regole, ad apportare da quel momento i cambiamenti più significativi. L'obiettivo della pubblicità è quello, per definizione, di rendere visibile un marchio, un prodotto, un'azienda. Per questo motivo si adottano delle soluzioni grafiche che permettano allo sponsor di ottenere buona visibilità. Così la tonalità del blu viene smorzata, le bande nere si restringono e così via. L'altra novità di quegli anni fu l'introduzione di un nuovo stemma: un biscione forse troppo stilizzato (fino al punto di essere chiamato vermicello) per durare negli anni. E infatti, non durò. Il resto è storia, ma recente. Le tonalità si smorzano, si riaccendono, tornano ad essere più soavi; le bande che si allargano e si restringono; inserti gialli che compaiono (anni di grazia 2001-02 e 2002-03) e poi spariscono esattamente come sono venuti. Maglie rugbistiche, cioè a bande orizzontali, che evocano nottate d'Uefa vittoriose all'ombra della Tour Eiffel (a proposito, le bande orizzontali, blu e grigio-azzurre, sono di ritorno sui campi europei in questa stagione) e divise da trasferta modello anni '60 (bianche con pochi ma significativi tocchi di nerazzurro). Il percorso storico della maglia dell'lnter si ferma qui, alle nuove maglie ufficiali che non sono ancora da museo: vivono ogni nuova sfida da protagoniste sul campo in questa stagione, addosso ai nostri eroi, con i loro nomi a grandi lettere sulla schiena. Gente che va a caccia di quelle imprese che porteranno le maglie domani a fare da gloriosi souvenir nelle bacheche del Museo di San Siro. Onorato Arisi è pronto ad afferrarle, catalogarle, accendere i riflettori su di loro. Era il sogno della sua vita, l'ha realizzato e continua a viverlo. La sua collezione cresce giorno dopo giorno. L'ultima emozione gliel'ha regalata un grande ex, il suo amico Hansi Muller che si è presentato alla festa di compleanno con la maglia usata da Adriano nel recentissimo Germania-Brasile, autografata e dedicata dal nostro formidabile bomber. Sarebbe da esposizione. Ma probabilmente è troppo privata. Come privatissima è la nostra, quella che magari, all'insaputa di tutti, teniamo sotto il cuscino, cullando sogni di gloria. In nero e azzurro.

(Fonte : F.C. Inter - Ottobre 2004 - pagg 98 a 109)

 

 

 

 

 

 

 

 

17 Feb 1910 5-1 3 PETERLY, ENGLER, CAPRA
3 Apr 1911 3-6 2 ENGLER, TRERE
21 Gen 1912 0-3
9 Feb 1913 0-1
22 Feb 1914 5-2 2 L.CEVENINI III, A.CEVENINI I, BAVASTRO, AEBI
2 Mag 1915 3-1 2 AEBI, AGRADI
30 Gen 1921 1-1 L.CEVENINI III
3 Apr 1927 1-2 CASTELLAZZI
30 Apr 1928 2-1 MEAZZA, E.RIVOLTA
13 Apr 1930 2-0 19' SERANTONI, 47' SERANTONI
26 Ott 1930 1-1 5' AUT. MITTONE, 80' SERANTONI
6 Mar 1932 0-0
6 Nov 1932 5-4 2' DEMARIA, 6' MIHALIC, 10' MAGNOZZI, 25' DEMARIA, 44' LEVRATTO, 59' ARCARI III, 74' MORETTI, 76' MEAZZA, 79' MAGNOZZI
1 Nov 1933 3-0 2 MEAZZA, PITTO
14 Apr 1935 2-0 2' PORTA, 88' DEMARIA
29 Set 1935 1-1 30' MORETTI, 75' MEAZZA
7 Feb 1937 1-1 21' COSSIO, 27' BISIGATO
17 Ott 1937 2-1 13' FERRARIS II, 24' FERRARI, 84' CAPRA
2 Ott 1938 1-0 41' FROSSI
17 Dic 1939 0-3 19' CHIZZO, 56' BOFFI, 75' BOFFI
9 Feb 1941 2-2 21' FROSSI, 40' AUT. BONIFORTI, 56' CAPPELLO, 83' MEAZZA
7 Giu 1942 2-2 1' BOFFI, 19' QUARIO, 82' CAMPATELLI, 90' TRAPANELLI
3 Gen 1943 3-1 10' BALDINI, 20' GADDONI, 82' CANDIANI, 83' RIG. MORSELLI
10 Feb 1946 2-0 50' ACHILLI, 67' PENZO
21 Lug 1946 0-1 64' PURICELLI
16 Mar 1947 1-2 TOSOLINI, PURICELLI, RIG. CAMPATELLI
11 Apr 1948 0-2 39' ANTONINI, 45' PURICELLI
6 Feb 1949 4-4 ANNOVAZZI, AUT. GRATTON, 2 NYERS, SLIAN, 2 NORDAHL, LORENZI
6 Nov 1949 6-5 2 CANDIANI, NYERS, NORDAHL, LIEDHOLM, 3 AMADEI, RIG. NYERS, LORENZI, ANNOVAZZI
25 Mar 1951 0-1 NORDAHL III
4 Nov 1951 2-2 NYERS, BURINI, LORENZI, TOGNON
8 Mar 1953 0-0
1 Nov 1953 3-0 NYERS, NYERS, RIG. NYERS
3 Apr 1955 1-1 BRIGHENTI, NORDHAL
16 Ott 1955 2-1 NESTI, NORDAHL, LORENZI
10 Mar 1957 1-1 BEAN, INVERNIZZI
6 Ott 1957 1-0 RIG. VINCENZI
22 Mar 1959 1-0 FIRMANI
8 Nov 1959 0-0
2 Mar 1961 1-2 ALTAFINI, LIEDHOLM, RIG. LINDSKOG
1 Ott 1961 1-3 PIVATELLI, GREAVES, SUAREZ, CONTI
3 Feb 1963 1-1 MAZZOLA, SANI
19 Gen 1964 0-2 FORTUNATO, RIVERA
28 Mar 1965 5-2 2 AMARILDO, JAIR, DOMENGHINI, 2 MAZZOLA, CORSO
21 Nov 1965 1-1 DOMENGHINI, AMARILDO
2 Apr 1967 4-0 CAPPELLINI, FACCHETTI, SUAREZ, DOMENGHINI
22 Ott 1967 1-1 BENITEZ, RIVERA
2 Mar 1969 1-1 CORSI, PRATI
9 Nov 1969 0-0
7 Mar 1971 2-0 12' CORSO, 32' MAZZOLA
28 Nov 1971 2-3 2' BIGON, 18' GHIO, 30' RIVERA, 42' BONINSEGNA, 85' BIGON
18 Mar 1973 0-2 39' SABADINI, 90' BENETTI
2 Dic 1973 2-1 14' BONINSEGNA, 40' BENETTI, 70' FACCHETTI
10 Nov 1974 0-0
28 Mar 1976 0-1 41' BIGON
27 Mar 1977 0-0
6 Nov 1977 1-3 4' BURIANI, 51' RIG. RIVERA, 77' ANASTASI, 84' BURIANI
18 Mar 1979 2-2 50' ORIALI, 78' ALTOBELLI, 80' DE VECCHI, 89' DE VECCHI
28 Ott 1979 2-0 14' BECCALOSSI, 84' BECCALOSSI
7 Mar 1982 2-1 10' PROHASKA, 17' AUT. PROHASKA, 32' ALTOBELLI
6 Nov 1983 2-0 SERENA, MULLER
17 Mar 1985 2-2 22' VIRDIS, 48' RUMMENIGGE, 81' ALTOBELLI, 85' VERZA
6 Apr 1986 1-0 77' MINAUDO
1 Mar 1987 1-2 26' AUT. BARESI, 53' GALDERISI, 85' VIRDIS
20 Dic 1987 0-1 4' AUT. FERRI
30 Apr 1989 0-0
19 Nov 1989 0-3 52' VAN BASTEN, 75' FUSER, 86' MASSARO
24 Mar 1991 0-1 74' VAN BASTEN
1 Dic 1991 1-1 18' VAN BASTEN, 54' KLINSMANN
10 Apr 1993 1-1 44' BERTI, 83' GULLIT
7 Nov 1993 1-2 34' PANUCCI, 52' PAPIN, 64' RIG. BERGKAMP
15 Apr 1995 3-1 43' SENO, 69' JONK, 85' STROPPA, 87' AUT. ROSSI S.
29 Ott 1995 1-1 19' PAGANIN II, 46' SAVIVEVIC
13 Apr 1997 3-1 32' RIG. DJORKAEFF, 43' ZAMORANO, 58' GANZ, 88' BAGGIO
22 Nov 1997 2-2 13' SIMEONE, 29' WEAH, 68' RIG. RONALDO, 80' RIG. CRUZ
14 Mar 1999 2-2 7' AUT. N'GOTTY, 14' LEONARDO, 52' LEONARDO, 77' ZANETTI J
24 Ott 1999 1-2 19' RIG. RONALDO, 73' SHEVCHENKO, 87' WEAH
11 Mag 2001 0-6 2' COMANDINI, 19' COMANDINI, 53' GIUNTI, 66' SHEVCHENKO, 77' SHEVCHENKO, 81' SERGINHO
21 Ott 2001 2-4 12° VENTOLA, 61° SHEVCHENKO, 64° CONTRA, 67° INZAGHI F., 77° SHEVCHENKO, 92° KALLON
12 Apr 2003 0-1 62° INZAGHI
5 Ott 2003 1-3 38° INZAGHI F., 49° KAKA', 79° SHEVCHENKO, 80° MARTINS
27-02-2005 0-1 77' Kakà
12-04-2005 0-3 forf.
11-12-2005 3-2 61' Martins, 24' Adriano, 85' Stam, 39' Shevchenko, 93' Adriano

 

 

 

 

 

 

in ordine alfabetico

 

 

Il distintivo dell'Inter fu disegnato dal pittore Giorgio Muggini il 9 marzo 1908, esattamente quando nasceva l'Inter. Le sigle indecifrabili e intrecciate "FCIM" significano Football Club Internazionale Milano e sono scritte in campo oro chiuso da due cerchi, uno nero e uno azzurro (i colori della notte e del giorno).

 

Il "mago" HERRERA aveva tappezzato lo spogliatoio dell'Inter di cartelloni con scritte incitando i suoi calciatori:
"Ogni uomo nella vita deve avere uno scopo: il tuo è lo Scudetto!"
"Convincere: non imporre!"
"Il desiderio di vincere si trasmette!"

 

IVAN CORDOBA è il primo difensore colombiano a giocare in una squadra famosa come l'Inter: le sue doti e le caratteristiche del suo giocare a calcio entrano a far parte del repertorio ottimale dei difensori del suo paese. E' alto 1,73 m, i suoi muscoli sono predisposti per la velocità, da fermo può saltare fino a 70 cm!

 

RONALDO è il campione più citato nel cinema italiano?! Certo, non lo si vede direttamente, però lo si nomina, entra nelle battute dei copioni comici, suscita sorrisi e divertimento, imponendosi come personaggio. Volete un esempio? Nella memoria collettiva è rimasta impressa la scena di Tre uomini e una gamba, omaggio di Aldo, Giovanni e Giacomo alla loro squadra del cuore: vedendo la maglia nerazzurra, Giovanni obietta "Pure tu, dormire con la maglietta di Sforza!". Aldo risponde piccato "Quella di Ronaldo era finita!" rischiando le botte dell'amico, per evitare le quali riesce a farsi male da solo.

 

BOBO VIERI quando giocava in Australia, calcio meno sofisticato del nostro, rivestiva il ruolo di terzino sinistro. Ma, come lui stesso afferma "Dopo parecchie giornate di campionato avevo segnato talmente tanti gol, che mi tolsero da lì e mi buttarono direttamente in attacco: da lì non mi sono più mosso!".E speriamo che non si muova neanche dall'Inter!

 

 

 

 

 

poster regalo a grande risoluzione

poster regalo a grande risoluzione