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ARANCINI Pulite ed affettate le rigaglie di pollo. Fate appassire in una casseruola il burro con una piccola cipolla tritata e insaporita con una foglia di salvia. Aggiungete la carne e le rigaglie di pollo, infine il sale. Lasciate cuocere a fuoco lento per quindici minuti, mentre in un altro tegame lessate in un litro di brodo bollente il riso fino ad assorbimento. versate il riso in una terrina e aggiungete il formaggio e due uova, lasciatelo intiepidire. raccogliete nel palmo della mano una cucchiaiata di riso, fate una piccola conca al centro e mettete un poco di sugo, poi chiudete con un'altra cucchiaiata di riso dando la forma di una arancia. Infine, passate gli arancini nella farina, nell'uovo battuto salato, nel pane grattato e friggeteli in abbondante olio fumante. Scolateli su carta assorbente e servite caldi. PARMIGIANA DI MELENZANE Questo e' un antico piatto siciliano in cui, erroneamente, in tutti i libri di cucina controllati (pochi per dir la verita`), si riporta, tra gli ingredienti, il formaggio parmigiano, da cui prende nome il piatto. Niente di piu' falso. Il nome parmigiana non deriva dal nome del formaggio forastero, bensi' dall'italianizzazione dalla parola dialettale parmiciana. La parmiciana e` l'insieme delle liste di legno che compongono una persiana. Esse sono messe una sopra l'altra, come le fette di melenzane nel piatto che andiamo a descrivere. Ingredienti: 8 melenzane, 1 kg. di pomodoro maturo, 2 cipolle, 100 gr. di pecorino o cacio cavallo (o se volete di parmigiano, va bene lo stesso), un mazzetto di basilico, olio e sale. Tagliate le melenzane a fette (mezzo cm. circa), mettetele a riposare in acqua salata per qualche ora, scolatele e friggetele in padella con olio di oliva abbondante e ben caldo. Preparare una salsa di pomodoro con la cipolla, i pomodori ed il basilico. Sul fondo di una pirofila versate qualche cucchiaio di salsa ed alternate strati di melenzane (a la parmiciana) coperte di salsa, pecorino grattugiato e foglie di basilico. Coprite l'ultimo strato con salsa e pecorino e passate al forno per circa 20 minuti. Servite tiepida. CAPONATINA
Ingredienti:
una tazza di salsa di pomodoro (preparata con 600 gr. di
pomodoro maturo, 2 cipolle piccole e basilico), Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell'Aida (Camilleri) Mascolini
marinati Ingredienti: Mascolini (Alici) gr. 500, aglio 2 spicchi, limoni 5 o 6, prezzemolo un mazzetto, olio, sale, pepe. Preparazione: Pulite bene i mascolini, lavateli sotto l'acqua corrente e togliete loro la lisca e la testa. Disponeteli in una zuppiera coperti con succo di limone, e aggiungete un pizzico di sale. Lasciate riposare per qualche ora, poi cambiate il succo con quello di altri limoni freschi e condite ancora con un pizzico di sale. Mettete i mascolini in frigorifero e dopo 24 ore toglieteli dalla marinata e serviteli come antipasto, con un filino d'olio, molto pepe, aglio a pezzetti, prezzemolo tritato e qualche fetta di limone. Se non vorrete consumarli subito i pesciolini potranno stare nella marinata, in frigo, per quattro o cinque giorni. CRISPEDDI
DI MUCCO Cioè:
frittelle di neonata di sardine o triglie. Pochi cibi al mondo, per gusto
e fragranza possono stare alla pari delle frittelle di
muccu (o di nannatu). Legare i pesciolini con le uova crude sbattute, il
trito d'aglio e prezzemolo; olio d'oliva, sale, pepe. Nella padella delle
fritture, con olio abbondante fumante, versare una cucchiaiata dei
pesciolini così conciati. Subito si forma una frittella che, con la
paletta o la forchetta, va voltata appena diventa dorata. Sgocciolare
sull'apposita carta, con l'avvertenza, però, di consumare subito queste
frittelle, giacchè calde sono più buone. Consiglio un bianco
adattissimo: il Grecanico. Alivi Cunzati Alla Musco Ingredienti quantità ingrediente 600 G Olive Nere Salate 1 Arancia (listarelle Scorza) 3 Spicchi Aglio 50 G Semi Di Finocchio 1 Limone Grande (succo) 1 Limone (listarelle Scorza)
Il celebre attore e mimo catanese Angelo Musco si piccava di essere un grande
gastronomo, anche se talvolta Crispelle
Ingredienti: Farina kg. 1, latte mezzo litro, lievito di birra gr. 40, acciughe
salate gr. 100 (oppure ricotta fresca gr. 200), sale, pepe, sugna gr. 500. Preparazione: Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido e versate in una zuppiera insieme alla farina. Lavorate con una forchetta, finché il composto non sia perfettamente amalgamato. Aggiungete un pizzico di sale e continuate a sbattere la pasta per circa venti minuti. Lasciate da parte a lievitare per un'ora. Sciogliete la sugna in un tegamino e passatela a fuoco a riscaldare. Quando sarà bollente prendete la pasta lievitata con un cucchiaio e al centro mettete mezza acciuga oppure un cucchiaino di ricotta, condita con sale e pepe. Aiutandovi col dito cercate di chiudere il composto prima di versarlo nel tegamino a friggere nella sugna bollente. Appena dorate togliete le crespelle dal fuoco e passatele in una carta assorbente perchè perdano l'unto. Servite ben calde.
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Ingredienti per 4 persone: 500 g di spaghetti, 2 seppie di media grandezza(è importante che contengano ancora il sacchetto dell' inchiostro), 600 g di passata di pomodoro, aglio, olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b. Esecuzione: In una pentola, mettete l'olio e due spicchi d'aglio, dopo qualche minuto aggiungete le seppie che avrete pulito e tagliato a listarelle ( mettete da parte i sacchetti dell'inchiostro), fate friggere per circa 7 minuti, aggiungete la passata di pomodoro, fate cuocere per alcuni minuti finchè la salsa non risulti densa, a questo punto mettete nella salsa i due sacchetti di inchiostro( la salsa diventerà completamente nera).Nel frattempo avrete cotto gli spaghetti, scolateli e aggiungete la salsa, ancora una volta la magia è fatta. Si consiglia di spolverare con Pecorino prima di servire e di dotare i commensali di appositi bavaglioni. Questo è un piatto di tradizione Palermitana, dove il protagonista principale è il mare di Sicilia, ingredienti semplici e poveri, ma ricchi di sapore a rallegrare i pranzi degli antichi pescatori Siciliani..
Maggio e Giugno sono i mesi migliori per la raccolta dei ricci di mare. A luna piena i ricci di femmina sono pieni d'uova arancione attaccate lungo l'orlo della calotta inferiore. Di solito, aperte le sfere ricciute con appositi coltelli, le uova vengono prelevate con pezzettini di pane o con cucchiaini dopo averle spruzzate di limone. La pasta con le uova di ricci è una vera preziosità. Rientra come gli spaghetti con vongole o con le cozze nelle vasta famiglia delle pietanze condite con i frutti di mare Non potevano quindi non figurare nei menù delle nobili mense della cultura marinara del bacino del mediterraneo. Per 4 persone: 500 gr. di spaghetti, n° 100 ricci di mare, 1 spicchio d'aglio, pepe e sale q.b., un mazzetto, di prezzemolo, olio d'oliva extravergine. Tagliate i ricci a metà, puliteli bene e prelevate le uova che sistemerete in una terrina. Mettete sul fuoco una padella con dell'olio e fate soffriggere a fuoco lento l'aglio schiacciato. Mettete una pentola sul fuoco con l'acqua e portate ad ebollizione. Salate, calate gli spaghetti e fateli lessare. Scolateli bene al dente e conditeli con l'olio, dopo avere eliminato l'aglio. Aggiungete quindi le uova dei ricci senza mescolare e spolverate con abbondante prezzemolo tritato e pepe. Serviteli caldissimi su di un piatto di portata.
La cucina di una regione ricca di tradizioni, come la Sicilia, difficilmente si abbandona a nuove pietanze. Dimenticando per un attimo arabi, francesi e spagnoli, ecco un primo che non rientra nella tradizione gastronomica siciliana. Ripiddu 'nnivicatu, montagna innevata in italiano, e un primo piatto frutto di un'invenzione moderna di un cuoco catanese. Si tratta di un riso al nero di seppie presentato a piramide, con la punta condita con ricotta, e sulla cima salsa di pomodoro piccante. Il piatto rappresenta l'Etna innevato e col fuoco al centro. Il nero di seppia è una specialità che è diffusa un pò in tutte le regioni italiane e soprattutto nel Veneto. Per 6 persone: 500 gr di riso per risotto, 500 gr di seppie, 50 gr di parmigiano grattuggiato 2 cipolle scalogne, 150 grammi di ricotta fresca, 2 cucchiai di salsa di pomodoro, 250 gr di concentrato di pomodoro, 1 spicchio d'aglio, olio d'oliva extravergine, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 bicchiere di vino bianco, Sale e pepe q.b. Pulite le seppie, mettendo da parte i sacchetti che contengono il nero e tagliatele a pezzetti sottilissimi. Tritate finemente una cipolla e soffrigetela, a fuoco medio, assieme allo spicchio d'aglio schiacciato. Aggiungete il concentrato di pomodoro, le sacche del nero ed i pezzettini di seppia. Salate e fate cuocere per circa quaranta minuti fino ad ottenere una salsa densa, nera e bordata di rosso. Intanto a parte, fate soffriggere in olio, un'altra cipolla tritata, senza farla dorare. Aggiungete il riso e mescolando, bagnate con il mezzo bicchiere di vino, facendolo evaporare. Unite un mestolo d'acqua e fate cuocere per dieci minuti circa, facendo attenzione che il riso non si attacchi. Unite a questo punto la salsa con il nero di seppia e portate a termine la cottura, rimescolando sempre ed aggiungendo, di tanto in tanto, un poco d'acqua. Sistemate il riso a forma di cono su un piatto di portata e decoratelo con la ricotta mischiata alla salsa di pomodoro e al parmigiano per simulare le colate di lava. Spolverate infine con il prezzemolo tritato.
PASTA
CON LE SARDE Ingredienti: 500 gr. di maccheroni, 1 kg. di finocchietti di montagna, 2 cipolle, 3 acciughe salate, 50 gr. di uva sultanina, 50 gr. di pinoli, 1 bustina di zafferano, 500 gr. di sarde fresche, olio e sale. Lessate i finocchietti in abbondante acqua salata, scolateli e tritateli. A parte soffriggete le cipolle finemente affettate e spappolatevi le acciughe. Pulite le sarde e togliete la lisca, eliminando la testa e la coda; tagliate a pezzi e fate rosolare nel soffritto di cipolla e acciughe. Aggiungete i finocchietti, salate e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Unite l'uva sultanina ed i pinoli, la bustina di zafferano. Nell'acqua dei finocchietti lessate i bucatini, scolateli al dente e mescolateli energicamente con il condimento preparato. Aggiungete il pangrattato abbrustolito e servire dopo qualche minuto.
PASTA ALLA NORMA Preparare la salsa partendo a freddo con 1500 gr. di polpa di pomodoro; ½ bicchiere d'olio; sale; pepe; e ½ cipolla affettata: far ridurre fino ad un terzo del volume. C'è chi usa l'aglio al posto della cipolla. Friggere 1 Kg. di melanzane, sbucciate e tagliate a fette (dopo averle tenute sotto peso e salate per 1 ora). Cuocere 500 gr. di spaghetti, e tirarli al dente. Scolare la pasta; sistemarla in una zuppiera; sformaggiare 150 gr. di ricotta salata; unire la salsa di pomodoro; aromatizzare con foglie di basilico e pepe, e mescolare. Sistemare ora la pasta nei piatti individuali, aggiustarvi alcune fette di melanzane, ed ancora grattugiare della ricotta fresca e decorare con foglioline di basilico. Una gloriosa ricetta squillante di profumi e sapori. I consigli: spaghetti al dente, direttamente sollevati con forchettone dalla pentola e scolati in aria, poi adagiati sul piatto, subito cosparsi di una abbondante nevicata di ricotta salata e infornata (riscaldare la grattugia), su cui verrà adagiata una densa coltre di salsa di pomodoro fresca insaporita con aglio e foglie fresche di basilico. Infine le fette ancora calde di melanzane fritte nell’olio, ma prima messe a scaricare l’amaro come sappiamo (si tagliano le melanzane a fette e si immergono in acqua salata). Poi occorre una seconda informaggiata di ricotta.
Pasta
coi broccoli catanesi Ingredienti: Pasta corta e grossa (ditalini o maccheroni) gr. 600 broccolo 1 da gr. 800 circa, salsiccia gr. 250, ricotta gr. 300, aglio uno spicchio, pangrattato tostato gr. 100, salsina a tubetto una spruzzata, olio, sale, pepe. Preparazione: Lessate il broccolo a fiocchetti in abbondante acqua salata, scolatelo e mettetelo da parte. Soffriggete in tegame, in olio abbondante, l'aglio intero, aggiungetevi la salsiccia, cui avrete tolto la pelle, una spruzzata di salsina a tubetto e in ultimo i broccoli. Lasciate insaporire allungando se necessario, con un mestolo dell'acqua di cottura del broccolo. Sciogliete in una terrina la ricotta con un pò d'acqua tiepida e tostate il pangrattato in padella senza olio, a fuoco basso. Appena gli ingredienti saranno tutti pronti, lessate la pasta nell'acqua del broccolo, conditela nella zuppiera con la salsa di broccoli e salsiccia, e aggiungete su ogni piatto la ricotta sciolta e un cucchiaino di pangrattato.
MACCU Ingredienti: 2 kg. di fave grosse fresche, un mazzetto di finocchietto selvatico, una cipolla piccola, 300 gr. di taglierine. Soffriggete in tegame la cipolla grattugiata con un po` d'olio ed appena dorata aggiungete le fave sgusciate (che saranno di quelle grosse e gia' un po` dure), ed il finocchietto tagliuzzato. Allungate con acqua e lasciate cuocere a fuoco basso per circa due ore, ammaccando sempre col mestolo in legno perche` le fave si sfarinino. A fine cottura versate in tegame la pasta sminuzzata, aggiungete se necessario un altro po` d'acqua, e condite con sale, pepe e olio crudo. Servite la minestra tiepida o fredda. Esistono molte varianti. In generale oltre alle fave, si possono mettere (previa messa in acqua per almeno una notte) ceci, lenticchie, castagne, fagioli e piselli secchi (la cottura in questo caso e' di almeno 3 ore). Spesso il piatto e' servito senza l'aggiunta della pasta
500 gr. di pomodori perini; 2 spicchi di aglio; 6 cucchiai di olio extravergine di oliva; 6 acciughe sotto sale;1 cucchiaio di prezzemolo tritato; 4 cucchiai di pangrattato; 400 gr. di maccheroncini; sale q.b. Un buon vino bianco secco, ad esempio un D.O.C. Bianco d'Alcamo Immergere per 1 minuto i pomodori in acqua bollente, poi spellarli e tritarli grossolanamente. In un tegame e a fuoco basso far dorare l'aglio, quindi eliminarlo; unire le acciughe da sbriciolare delicatamente con una forchetta ed unire il prezzemolo e i pomodori a pezzetti. Fare cuocere a fuoco basso per 20 minuti. Porre in un padellino il pangrattato e fare abbrustolire con un po' d'olio, su fiamma media, mescolando continuamente. Nel frattempo cuocere la pasta e scolarla al dente, porla in una zuppiera e unire il condimento; mescolare delicatamente e poi cospargerla con il pangrattato abbrustolito.
Ingredienti per 4 persone pennette: 400 g melanzane: 2 piccole, funghi freschi: 200 g. pomodori: 300 g maturi e sodi. Preparazione: 20' aglio: 1 spicchio prezzemolo: 1 mazzetto olio extravergine d'oliva: 3 cucchiai; pecorino grattugiato: 2 cucchiai sale e pepe: q.b. PREPARAZIONE - Tagliate a pezzetti le melanzane private delle punte. Pulite i funghi e divideteli a fettine. Fate scottare, in un pentolino con acqua bollente, i pomodori dai quali toglierete i semi e spezzetterete. Fate appassire l'aglio in olio caldo e fate quindi rosolare le melanzane a fuoco vivace. Unite i funghi e fate rosolare anch'essi per 2-3 minuti. Scolate melanzane e funghi e teneteli da parte. Nello stesso tegame fate cuocere i pomodori con un pò di sale e pepe, per circa 15 minuti. Aggiungete le melanzane e i funghi e continuate la cottura per altri 5 minuti circa. Prima di toglierli dal fuoco cospargete di prezzemolo tritato. Fate cuocere la pasta, scolatela al dente e conditela con la salsa precedentemente preparata
Ingredienti per 6 persone: 1 Kg vongole veraci, 6 scampi, due calamari medi, 500gr di broccoli siciliani (mappette), pasta sfoglia per lasagne, farina, sale, mezzo litro di latte, una decina di pomodori pachino, prezzemolo, pepe peperoncino aglio un bicchiere vino bianco pangrattato q.b. Far aprire le vongole veraci, filtrare l'acqua e con la stessa preparare la besciamella unendo l'acqua filtrata con il latte. Nel frattempo preparare una padellina e mettere a scaldare aglio, olio e peperoncino. Quando il tutto e' colorito buttare versare nella padellina i calamari a pezzetti. Far cuocere circa 3 minuti, aggiungere un po' di vino e far evaporare. Aggiungere di seguito gli scampi,le vongole private del guscio e qualche pomodorino. Nel frattempo fate lessare le mappette dei broccoli scolarle e saltarle in padella con aglio olio e peperoncino.Iniziate quindi a preparare la lasagna (fate bollire i pezzi di lasagne mettendole ad asciugare su un canavaccio). Ungete una pirofila possibilmente di coccio con olio e pangrattato ed iniziate a fare gli strati di lasagna pesce besciamella e broccoli.l'ultimo strato guarnitelo con alcune vongole con il loro guscio, gli scampi interi un pizzico di pepe e qualche foglia di prezzemolo.Fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti circa!!! Un successone...
RAVIOLI
DI RICOTTA
Ingredienti: Pasta, farina, uova, sale. Ripieno: ricotta, maggiorana, uova (a piacere, formaggio grattugiato). Preparazione: Per il ripieno schiacciare la ricotta assieme alle uova e condirla con la maggiorana (e il formaggio). Preparare la pasta d´uovo secondo la ricetta base; una volta tirata la sfoglia avvolgerla sul rullo, sfilare il rotolo di pasta e tagliarlo a larghe strisce. Tagliare ogni striscia di pasta in quadrati. Al centro di ogni quadrato di pasta porre poi un cucchiaio del ripieno preparato. Chiudere il quadrato di pasta a triangolo o a rettangolo badando a chiudere bene i bordi dei ravioli a finche´ non fuoriesca la ricotta. Cuocere i ravioli in acqua bollente salata, man mano che i ravioli vengono a galla, raccoglierli in un colapasta. Una volta ben scolati servirli con il sugo di maiale e formaggio stagionato grattugiato.
Ingredienti per 4 persone: 400 g. di maccheroni, 200 g. di carne di manzo 100 g. di caciocavallo non stagionato, 3 cucchiai di olio extravergine, di oliva, 1 cipolla, 1 bicchiere di vino rosso, 200 g. di passata di pomodoro, 4 cucchiai di pecorino grattugiato, 2 foglie di alloro sale pepe q.b. Preparazione: Tagliate il caciocavallo a fettine sottili. Fate appassire la cipolla affettata nell’olio extravergine per 5 minuti; unite la carne di manzo e lasciatela rosolare per qualche minuto. Bagnate con il vino e fate evaporare a fuoco vivace; aggiungete la passata di pomodoro e l’alloro e continuate la cottura a fuoco medio per 40 minuti. Levate la carne dai tegame e tagliatela a pezzetti piccolissimi, senza tritarla però; rimettetela nel sugo, salate e pepate. Lessate al dente i maccheroni, scolateli e mettetene metà in una pirofila. Spolverizzate con 2 cucchiai di pecorino, condite con metà sugo di carne e metà fette di caciocavallo. Coprite con i rimanenti maccheroni e ripetete la sequenza di strati. Fate gratinare in forno caldo per 5 minuti e servite.
Persone 4 - Ingredienti 320 G Pasta Tipo Bavette, 500 G Broccoli Siciliani , 1 Cucchiaio Pinoli , 1 Spicchio Aglio 4 Cucchiai Formaggio Pecorino Grattugiato 1 Cucchiaino Ricotta Schianta Olio D'oliva Extra-vergine Sale Lessare al dente i broccoli. In un mixer metterne 3/4 con aglio, pinoli, ricotta e frullare facendo scendere l'olio a filo fino ad ottenere una crema. In una ciotola amalgamare al pesto il pecorino. Cuocere la pasta nell'acqua di cottura dei broccoli (ed usarne 2 cucchiaiate per diluire il pesto) e condirla col pesto.
300 gr di spaghettini 3 grosse melanzane 100 gr di ricotta 200 gr di salsa di pomodoro fresco 80 grammi di parmigiano 12 foglie di basilico fresco olio d'oliva extravergine sale e pepe q.b. Tagliate le melanzane a fette senza privarle della buccia e mettetele sotto sale, per almeno un'ora, in un colapasta, affinchè perdano l'amaro. A parte preparate la salsa di pomodoro. Lavate ed asciugate le fette di melanzane e friggetele in abbondante olio. Appena dorate asciugatele con carta paglia per eliminare l'olio superfluo. Cuocete in abbondante acqua bollente e salata i capellini, scolateli al dente e metteteli in un recipiente capiente. Conditeli con 3 quarti di salsa di pomodoro e con ricotta. Spruzzate di parmigiano e mescolate bene. Adagiate le fette di melanzane su di un vassoio e su di esse collocate la pasta condita. Arrotolate le fettine di melanzane con il ripieno, chiudetele con uno stecchino e sistematele in una pirofila che avrete comparso di salsa di pomodoro. Coprite con il resto della salsa e spolverate con abbondante parmigiano. Mettete il coperchio alla pirofila ed introducetela nel forno, che avrete portato nel frattempo ad una temperatura di 240°, per circa 1/2 ora. Servite in tavola guarnendo con foglie di basilico e pezzetti di ricotta.
500 gr. di maccheroncini - 150 gr. di ricotta-50 gr. di burro 80 gr. di pancetta a fette - 2 uova - 3 carciofi - pecorino grattugiato q.b. Sale q. b. - pepe q.b. Pulire i carciofi, tagliarli in piccoli spicchi, lasciandoli a bagno in una scodella con acqua e succo di limone. Tritare la pancetta e rosolarla in una padella con il burro, aggiungere gli spicchi di carciofi e cucinare per 15 minuti circa...dipende dal tipo di carciofi. In una padella mescolare la ricotta setacciata, il pecorino grattugiato, e le uova sbattute. Aggiungere i carciofi e la pancetta con il loro sugo di cottura. Cuocere in abbondante acqua salata i maccheroncini, scolarli al dente, e padellarli nella crema di ricotta e carciofii.
Ingredienti per 4 persone: Per la pasta :500 g di farina di grano duro,2 uova,1/4 di acqua. Per il ripieno : 500 g di ricotta, 5 cucchiai colmi di zucchero. Per il sugo: Carote,sedano,cipolla,puntine di maiale,concentrato di pomodoro,zucchero e sale. Mettete in una terrina la farina, aggiungete le uova e l'acqua e amalgamate con le mani fino ad ottenere un impasto di media densità.Dopo avere ottenuto l'impasto stiratelo fino ad ottenere uno strato sottile di pasta.Mettete la ricotta e lo zucchero in una terrina e amalgamate fino ad ottenere una crema liscia e vellutata,ora mettete la ricotta con un cucchiaio sulla sfoglia di pasta ad ottenere dei panzerotti ripieni.Una volta fatti i ravioli metteteli a riposare per un paio d'ore. Esecuzione del Sugo: In una casseruola mettete un filo d'olio extravergine d'oliva, aggiungete carote,sedano e cipolla tritate finemente, fate dorare per qualche minuto, poi aggiungete le puntine di maiale 5 o 6 in base alla grandezza,fatele rosolare per qualche minuto ancora, poi aggiungete 4 cucchiai colmi di concentrato di pomodoro e 1/2 litro d'acqua.Fate cuocere per due tre ore a fuoco lento, fino a che il sugo non risulti molto denso. A questo punto fate bollire dell'acqua e aggiungete i ravioli, fate cuocere per 3 o 4 minuti poi scolateli bene metteli nei piatti e aggiungete il sugo ancora caldo, infine spolverate con abbondante Cacio Cavallo Ragusano grattugiato e servite. Questo è un piatto che le massaie usavano fare nei giorni di festa in Sicilia, il gusto della ricotta , il sugo di maiale e il Cacio Cavallo Ragusano, creano un armonia di sapori unica che non che non si può spiegare a parole l'unico modo è assaporarli di persona.
Ingredienti per 4 persone 1
Cipolla rotonda grossa 2 zucchine (Cucuzzi di 40 jorna); 1 pomodoro; olio
extra vergine d'oliva; Ricotta salata per grattugiare; 400 grammi di penne
rigate preparazione
(grazie a Francesco Raciti)
Ingredienti per 4 persone 2
seppie freschissime di 500 grammi ciascuna in modo da ottenere
una buona sacca di nero;
5 cipolle rotonde ben robuste;
8 foglie di alloro; 100 grammi di vino cotto da mosto, di consistenza molto
densa; 500 cl di vino bianco possibilmente Insolia; un cucchiaino di
cannella macinata; un pizzico di peperoncino rosso; 300 grammi di estratto
di pomodoro (a buatta); 400 di passata di pomodoro; olio; sale
Preparazione 2)
Spellare e pulire bene le seppie, quindi
tagliarle a striscioline. Asciugarle in una padella, senza acqua e
aggiungendo solo un
bicchiere abbondante di vino bianco. A parte soffriggere due cipolle tritate finemente con dell'olio extra vergine
assieme a tre foglie di alloro. Quando la cipolla è dorata aggiungere
le seppie; regolare con un pizzico di peperoncino (si raccomanda di non
abusare); aggiungere ancora un altro buon bicchiere di vino bianco e farlo
sfumare con molta cautela in modo che il composto risulti cremoso. 4)
Quando si arriva a metà cottura si aggiungono le sacche del nero, il vino
cotto da mosto e infine le seppie già pronte nella precedente padella. Aggiungere la cannella
macinata e ancora un pizzico di peperoncino per bilanciare bene quel sapore
agrodolce che si sta creando nella pentola. Aspettare che il composto si addensi fino a che il cucchiaio di legno
non rimanga in piedi, ciò per la riuscita di una
buona consistenza. (grazie a Francesco Raciti)
per 6 persone. Ricetta originale di Nonna Grazia, famosa Monsù al servizio della Nobiltà catanese nel primo Novecento.
Ingredienti 1 kg. di piccole alici del Golfo di Catania (meglio se le piccole "masculini da magghia"), 5 cipolle grosse, 4 mazzetti di finocchietto selvatico abbondante (finocchiu rizzu); 5 grosse alici essiccate sottosale (angiova da cugnetta); 100 g di uva sultanina (uva passula); 50 g pinoli; 1 mazzetto di prezzemolo; 200 g di pecorino grattugiato; 750 g passata di pomodoro; 400 g concentrato di pomodoro (a buatta, va); 10 foglie di alloro; 200g di pangrattato (a muddica); Olio extra vergine di oliva; 1 cucchiaino di cannella macinata; un pizzico di peperoncino rosso macinato; 1/2 cucchiaio di zucchero; 500 g di penne; 3 spicchi di aglio; 4 noci di burro
Preparazione 1)
Deliscare i mascolini, lavarli per bene, farli scolare in un colapiatti e
metterli da parte (servono per la fase C) Fare attenzione a non buttare l'acqua di cottura, diventata di colore verde (servirà nella fase D, per far cuocere la pasta). fase
A 4)
Nella stessa padella soffriggere con dell'olio extra vergine di oliva, in
modo molto lieve, l'aglio tritato finamente
spegnere il fornello e aggiungere il pangrattato abbrustolito già messo da
parte al punto 3). fase
B (composto 1) fase
C (composto 2) 12)
A metà cottura aggiungere delicatamente i mascolini già puliti e asciugati
al punto 1) fase D 15)
Far cuocere (fino a metà cottura) la pasta, preferibilmente penne,
nell'acqua verde del finocchietto che avevamo messo da parte
aggiungere mestoli del "composto 1" e del
"composto 2" 18)
Infine aggiungere alcune noci di burro per la morbidezza del piatto. (grazie a Francesco Raciti)
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FRUTTICOLTURA
MAZZARRONE
La
coltivazione dell'uva da tavola nel Mazzarronese affonda le sue radici nel
secolo scorso, come si evince da alcuni atti pubblici di compravendita di
terreni coltivati a vigneto stipulati tra la fine del 1800 e l’inizio del
1900. Anche il Pastena, nel suo libro “La civiltà della vite in Sicilia”,
riporta che alla fine del secolo scorso la produzione di uva da tavola rappresentava il 5 % della produzione viticola del
«Mandamento di Caltagirone». Nel corso degli anni a seguito di innovazioni
tecniche e evoluzioni varietali l’uva da tavola di Mazzarrone ha assunto
sempre maggiore rilevanza sino a diventare parte integrante e imprescindibile
della vita locale.
Come
si consuma. L’uva possiede numerose proprietà benefiche per l’organismo,
che sono sfruttate al meglio se si consuma il frutto la mattina a digiuno: è
disinfettante e antivirale, diuretica e lassativa, attiva le funzioni
epatiche, facilita la digestione, contribuisce a ridurre il livello di
colesterolo nel sangue. In cucina, si consuma fresca o si può utilizzare per
la preparazione di dolci, marmellate, gelatine e sorbetti.
Si usa anche in cosmesi: il suo succo si utilizza per schiarire e ammorbidire
la pelle.
Come
si conserva. L’uva, se tenuta a temperature molto basse e con un tasso di
umidità tra l’85 e il 90%, può essere conservata fino a sei settimane.
Come si produce. La forma di allevamento utilizzata per la coltivazione
dell'uva da tavola è il tendone; per la cultivar Cardinal è utilizzata anche
la controspalliera. Fra le tecniche di coltivazione ha particolare importanza
la copertura dei vigneti con film plastico, adeguatamente fissato alla
struttura del vigneto, allo scopo sia di anticipare la maturazione a giugno
che posticipare la raccolta fino alla fine di dicembre. Altro elemento
importante, fra le tecniche di coltivazione, è la potatura che viene eseguita
al secco e al verde.
Molto importanti, al fine di migliorare qualitativamente la produzione, sono
gli interventi sulla fruttificazione, diradamento dei grappoli, sistemazione
dei grappoli ed interventi sui grappoli.
SAN
CONO
Il
Ficodindia appartiene al genere Opuntia della famiglia delle Cactacee.
Originario dell'altopiano Messicano venne introdotta in Europa dagli spagnoli
verso la metà del 1500 a seguito della conquista del Nuovo Mondo.
Inizialmente venne coltivato negli orti e nei girdini dei nobili. Nelle
regioni del Nord non andò, però, oltre questi spazi privilegiati, riuscendo
a superare l'inverno solo in luoghi riparati o all'interno delle serre. Nelle
più miti regioni mediterranee, il ficodindia trovò invece condizioni
ambientali ottimali: si diffuse velocemente e si naturalizzò al punto da
divenire uno degli elementi più comuni e ceratterizzanti del paesaggio. Il
ficodindia è una pianta arborescente che può giungere a 3-5 m. di altezza,
anche se in coltura si tende a limitare lo sviluppo a non più di 2-2,5 m.. E'
caratteristica peculiare l'articolazione della parte aerea in cladodi
(comunemente dette "pale"), segmenti
lunghi 30-40 cm, larghi 15-25
cm e spessi 1,5-3, uniti alla base fino a formare lunghe branche. Le foglie
sono effimere e caduche. I cladodi basali tendono a lignificare al
quarto-quinto anno di età fino a formare un tronco ben definito. La parte
interna dei cladodi, a cui è demandata la funzione fotosintetizzante,
particolare nelle cactacee, è costituita da un tessuto parenchimatico opaco
che assolve la funzione di immagazzinamento dell'acqua e che determina
l'adattabilità del ficodindia a condizioni di estrema siccità. Sulla
superfice dei cladodi si trovano le areole (130/160 per cladodio)
caratteristiche gemme ascellare modificate tipiche delle Cactacee. Le spine
vere e proprie, lunghe da 1 a 2 cm e saldamente inserite sono piuttosto rare
nelle forme di ficodindia coltivate in Italia. I glochidi, invece, sono sempre
presenti nelle areole; tali "spinette", lunghe pochi millimetri non
risultano sclerificate alla base e qundi sono facilmente amovibili. L'apparato
radicale, infine, è superficiale, concentrandosi nei primi 30 cm. di
profondità. I fiori del ficodindia sono ermafroditi, hanno il calice e la
corolla formati da sepali poco evidenti e petali appariscenti di colore
giallo-aranciato, numerosi stami che circondano il gineceo, costituito da un
pistillo sormontato da uno stigma multiplo. L'ovario è infero, uniloculare,
con diversi ovuli disposti in placentazione parietale. I fiori si concentrano
sulle areole lungo il margine superiore della corona del cladodio. La
fioritura avviene in modo scalare nel periodo compreso tra l'ultima decade di
maggio e la prima quindicina di giugno. I frutti derivati dalla fioritura
ordinaria (noti come "agostani" o "latini") maturano
scalarmente a partire dall'ultima decade di agosto fino alla fine di
settembre. La coltura intensiva del ficodindia in Italia è tuttavia
finalizzata quasi esclusivamente alla produzione di frutti tardivi, noti anche
come "bastardoni" o "scozzolati", derivati da una seconda
fioritura ottenuta grazie all'asportazione dei fiori e dei cladodi emessi in
primavera. Tale tecnica detta "scozzolatura" è utilizzata per
indurre rifiorenza e la conseguente produzione di frutti qualitativamente più
pregiati a maturazione autunnale. Il frutto del ficodindia è una bacca
uniloculare, polispermica e carnosa, composto da un epicarpo che circonda la
porzione edule del frutto (polpa). A maturazione del frutto, l'epicarpo assume
il colore caratteristico della cultivar (gialla, rossa o bianca) e diviene
facilmente separabile dalla porzione commestibile, che rappresenta circa il
55-60% del frutto. I semi rappresentano il 2-5% del peso del frutto. In
Italia, il ficodindia in coltura specializzata interessa quasi esclusivamente
la Sicilia, dove è localizzato il 90% della superficie coltivata nazionale.
Nelle altre regioni del Meridione, tranne qualche eccezione in Puglia, in
Calabria ed in Sardegna, il ficodindia è presente in orti familiari o in
giardini con funzione di bordatura, ma non in impianti intensivi.In Sicilia,
oltre il 70% delle colture si concentrano in tre aree: "Colline di San
Cono", "SudOvest etneo" e "Valle del Belice". L'area
di San Cono è la più importante ed è localizzata nella Sicilia Orientale,
all'incrocio tra le Province di Catania, Caltanissetta ed Enna.
Le principali cultivar prodotte in Italia sono:
la
"Gialla" (o Surfarina, o Nostrale) che rappresenta l'80-90% degli
esemplari che compongono i ficodindieti specializzati;
la "Rossa" (o Sanguigna) che rappresenta circa il 10% degli impianti
specializzati;
la "Bianca" (o Muscaredda, o Sciannarina) che rappresenta circa il
2% degli impianti specializzati.
Il frutto viene generalmente consumato allo stato fresco, opportunamente
sbucciato. Tuttavia, a livello locale, risultano molteplici le elaborazioni
gastronomiche ottenute, quali ad esempio la marmellata,
"l'estratto", consistente in un liquido sciropposo, i "mustaccioli",
ottenuti dal succo ristretto per ebollizione cui si aggiunge farina di semola
ed aromi, la "mostarda", preparata in modo analogo ma addizionata di
succo d'uva. Il frutto può essere conservato anche attraverso canditura.
MALETTO
I prodotti della terra, la posizione geografica, il clima, fanno sì che
Maletto punti le sue carte sullo sviluppo del turismo e, in particolare,
dell'agriturismo. La campagna è ricca di antichi casali che racchiudono parte
della storia di questo antico paese etneo.
La
produzione delle fragole ha reso Maletto famosa nel mondo. Grazie all'arte dei
fragolicoltori e alla particolare posizione territoriale, questo frutto
possiede delle proprietà (profumo, sapore e colore) che lo rendono unico. La
coltivazione è stata introdotta negli anni '50. La scoperta di acque
sotterranee nella zona a valle dell'abitato e la presenza di numerosi pozzi,
hanno permesso la coltivazione della cosiddetta "fragolina",
utilizzata principalmente nell'industria dolciaria. La piantina di fragola,
che nasce spontaneamente nei boschi, viene trapiantata a pieno campo, senza
altri procedimenti artificiali di maturazione che ne possano alterare le
caratteristiche organolettiche. Ciò conferisce alla fragola di Maletto una
straordinaria squisitezza e fragranza. Oggi questo prodotto è presente nei
mercati ortofrutticoli italiani ed esteri, ed è molto ricercato. Gustare una
fragola di Maletto significa fare il pieno di un profumo e di un gusto che
solo queste terre riescono ad infondere al rosso e polposo frutto.
Ogni anno, nel mese di giugno, Maletto diventa la città delle fragole,
richiamando centinaia di turisti e di visitatori. Nel corso della Sagra, le
maestranze locali realizzano una gigantesca torta alla fragola di oltre mille
chili, che viene offerta a tutti i partecipanti Durante la manifestazione
vengono esposti in appositi stand le fragole in piantine e in cassette e sono
offerte come assaggio gratuito ai visitatori. Il frutto matura tra i primi di
maggio e la fine di giugno e nell'ambito della sagra sono esposti diversi tipi
di fragole: la fragolina di pasticceria, la fragola "rifiorente",
che matura da gennaio a dicembre, e la fragola tradizionale, dal sapore più
dolce e dall'odore più profumato. La sagra dura tre giorni e si svolge di
solito dal venerdì alla domenica.
SCORDIA.
Le arance a polpa rossa. Città adagiata nella piana di Catania, a sud del
fiume Simeto, al confine fra le province di Catania e Siracusa, Scordia deve
il caratteristico aspetto del suo paesaggio di macchia mediterranea, al verde
intenso degli agrumeti che permane tutto l'anno, offrendo sfumature cangianti
a seconda delle stagioni.
Qui
la coltivazione degli aranci è presente sin dalla fine del XVIII secolo,
quando i primi innesti furono impiantati sull'arancio amaro, la cui coltura,
insieme a quella del Limone, i contadini locali già praticavano.
Nacquero così i primi agrumeti o "giardini", come si usa dire da
queste parti. Da allora, i "giardini", si sono progressivamente
diffusi sul territorio di Scordia, fino a diventare la primaria fonte di
reddito per i suoi abitanti.
La principale varietà colturale (o cultivar) è il TAROCCO, arancia a polpa
rossa con le sue diverse varianti. Sono presenti pure altri cultivar di arance
a polpa rossa quali il MORO e il SANGUINELLO.
Le arance a polpa rossa sono le ottime arance dalla polpa di colore rosso -
rubino, dovuto alla presenza di particolari sostanze, le ANTOCIANINE, che ne
pigmentano la polpa e il succo donandole non solo quella nota di colore che le
rende veramente appetitose, ma anche una grande carica salutare.
I farmacologi già da tempo riconoscono che le ANTOCIANINE attribuiscono al
frutto varie proprietà terapeutiche e curative indispensabili per una
salutare e corretta alimentazione.
In particolare: - intervengono attivamente a sostegno delle difese del nostro
organismo nell'eliminazione delle scorie metaboliche (i radicali liberi);
- rafforzano le mucose gastriche prevenendo così l'insorgere di gastriti e di
ulcere;
- proteggono le pareti vascolari e favoriscono una buona circolazione;
- riducono il tasso di colesterolo;
- favoriscono l'azione del fegato;
- rigenerano la porpora visiva migliorando la vista;
- sono ottimi antiossidanti, al centro di alcune interessanti ricerche e
sperimentazioni volte a sconfiggere il cancro.
Le arance a polpa rossa sono dolcissime, pur mantenendo zuccheri e calorie al
di sotto della media e costituiscono un'importante scorta di Vitamina C
(presente in quantità ben maggiore che nelle arance a polpa gialla), di
sodio, di potassio e di altri sali minerali.
Sono il frutto che accompagna la nostra vita, prezioso per la salute, naturale
aiuto nella gravidanza, nella crescita, nello sviluppo e nell'età avanzata
(Salvatore Pennisi).
LEONFORTE.
Le pesche nel sacchetto. Una sorpresa nella terra degli aranci e dei mandorli.
La Sicilia è terra di agrumi, olivi, mandorli,
fichi d’India. Le pesche, si direbbe, sono roba dell’Emilia Romagna, della
Campania, del Piemonte. Roba da frutteti iperspecializzati. Al limite, su quei
terreni assetati e in quel caldo africano si potrebbero cercare le primizie,
che so, una pesca che matura a maggio, magari anche prima. E invece no.
Nel cuore della Sicilia ci sono pesche antiche e, mentre l’Italia ormai da
un secolo coltiva soltanto varietà americane e corre dietro alle “pesche di
moda”, qui si sono conservate. Nessuno le ha disturbate perché non erano
così importanti: a Leonforte la produzione vera era quella di agrumi e di
frumento. Gli alberi di pesche nascevano fra gli aranci, e si lasciavano lì.
Nascevano dai semi, per caso, e per caso si incrociavano. E siccome qui non
siamo sulle coste assolate, ma alle pendici dei monti Erei, erano perlopiù
pesche tardive.
Ci volle un po’ di tempo, ma poi qualcuno si accorse che quegli alberi erano
preziosi: quale altra regione italiana poteva permettersi pesche appena
raccolte ai Santi? Quale altra zona siciliana aveva la fortuna di Leonforte:
possedere ricche sorgenti d’acqua? Perché le pesche devono essere irrigate,
altrimenti non vivono.
Così, negli anni ’50, nasce il primo pescheto “specializzato”: poca
cosa, un terreno di due tumuli (mezzo ettaro), ma nella celebre Contrada Noce,
“la zona migliore - ci spiegano - con i terreni argillosi e bagnati dalle
acque della Gran Fonte”.
Nel 1951 Carmelo Salomone, uno dei pionieri della pesca di Leonforte, con quei
due tumuli guadagna una cifra ai tempi straordinaria: due milioni. Ma dopo
appena tre anni, gli agricoltori ricevono un telegramma: bisogna sospendere la
raccolta perché le pesche appena consegnate sono marce. È arrivata la mosca
mediterranea, un flagello. La coltivazione è abbandonata: per anni le pesche
rimangono sugli alberi. Fino all’idea geniale. Un certo Pappalardo di
Acireale, che a Leonforte possiede un appezzamento di agrumi, inizia a
difendere i frutti con un sacchetto. È il 1965. Poco per volta la pratica
dell’insacchettamento si diffonde e la storia della pesca di Leonforte
ricomincia.
La storia di una piccola “follia”, di un lavoro certosino che inizia a
giugno, ogni anno. I frutti ancora piccoli e verdi sono insacchettati a mano,
uno per uno. I sacchetti di carta pergamenata si chiudono con un sottilissimo
fil di ferro: proteggono le pesche dalla mosca, ma anche dal vento, dalla
grandine e poi consentono di raccoglierle quando sono dolci e mature. Un
lavoro per uomini (in Sicilia le donne non vanno in campagna) che viene pagato
a cottimo: 35 lire per ogni sacchetto (in un giorno i più veloci ne legano
più di 2 mila). Fino agli anni ’70 la carta si comprava a Giarre: le donne
di Leonforte se la facevano tagliare su misura e la cucivano a macchina. Anche
fare i sacchetti era un piccolo mestiere: si guadagnavano 4 o 5 lire al
sacchetto.
Ora i sacchetti si comprano già incollati, ma il lavoro manuale è ancora
tanto: bisogna dare il rame agli alberi, potarli, dare l’olio bianco alle
gemme quando sono gonfie e rosa (rigorosamente l’ultimo trattamento),
irrigare, concimare, fare un’ultima potatura a giugno (quella verde, per
togliere i succhioni e diradare i frutti). Anche la raccolta è un’operazione
delicatissima: alla fine di settembre i sacchettini con il loro prezioso
contenuto vengono staccati dall’albero con una leggera rotazione del
picciolo (guai a strapparli). Poi si scartano le pesche e si selezionano,
ancora una volta a mano e ancora una volta una per una: si eliminano i frutti
con qualche difetto e si dividono gli altri in base alle dimensioni: da una
parte le più piccole e via via le più grandi, divise meticolosamente in base
al diametro.
BRONTE,
capitale italiana del pistacchio! La Sicilia è l'unica regione italiana dove
si produce il pistacchio ("pistacia vera") e la cittadina etnea, con
oltre tremila ettari in coltura specializzata, ne esprime l'area di
coltivazione principale (più dell'80% della superficie regionale) con una
produzione dalle caratteristiche peculiari.
Bronte, Eden di pistacchio, con un frutto dal gusto e dall'aroma
universalmente riconosciuti come unici e particolari.
L'"oro verde", così è denominato il "pistacchio verde di
Bronte", rappresenta la principale risorsa economica del vasto territorio
della cittadina etnea.
Concorreranno la terra e le sciare dell'Etna, la temperatura o il portainnesto,
le tradizioni di coltura tramandate da padre in figlio, fatto è che la
pistacchicoltura brontese, a differenza dei prodotti di provenienza americana
o asiatica, in massima parte con semi di colore giallo, produce frutti di alto
pregio, molto apprezzati e richiesti nei mercati europei e giapponesi per le
dimensioni e l'intensa colorazione verde.
Il pistacchio brontese è dolce, delicato, aromatico. Soprattutto è unico.
Fra le varie qualità coltivate nel Mediterraneo e nelle Americhe possiede
colori e qualità organolettiche che ne fanno un unicum in tutto il mondo con
un suo sapore soave che i frutti prodotti altrove non hanno. Viene apprezzato
nei mercati italiani ed esteri per l'originalità del gusto e l'adattabilità
in cucina e in pasticceria. E' usato nell'industria dolciaria sopratutto per
preparare torte, paste, torroni, mousse, confetti, gelati, e granite, ma è
squisito anche nei primi e secondi piatti o arancini; è utilizzato anche
nella preparazione degli insaccati (ottimo nelle mortadelle e nelle
soppressate) e nel settore cosmetico.
A Bronte se ne raccolgono oltre 30 mila quintali e, quello con guscio (la
"tignosella") si vende a circa 4,00/6,00 euro al chilo e a
9,00/15,00 quello senza guscio ("sgusciato"). Una ricchezza di quasi
15 milioni di euro che rappresenta poco più dell'1% della produzione mondiale
di pistacchi.
L'ottanta per cento del prodotto brontese è esportato all'estero, sopratutto
in Europa, il restante 20% trova impiego nell'industria nazionale (il 55%
industria delle carni insaccate, il 30% nell'industria dolciaria ed il 15%
nell'industria gelatiera, con un rapporto gelateria industriale/artigianale
che potrebbe essere del 60/40%).
Il
frutto viene commercializzato sotto diverse forme: Tignosella (pistacchio non
sgusciato, i brontesi lo chiamano "babbalucella"), pelato (sgusciato
e privato dell'endocarpo), granella, farina, bastoncini, affettato o pasta di
pistacchio. Certamente quasi nessun agricoltore brontese vive più di solo
pistacchio: la coltivazione occupa solo una parte dell'impegno lavorativo e
fornisce una fetta di reddito; è in pratica una seconda attività, ma
essenziale per la sopravvivenza della famiglia e della comunità e forse è
più la passione che l'economia a spingere i brontesi ad impiantare ancora
alberi di pistacchio (che daranno i primi frutti solo dopo circa dieci anni).
Nella zona si contano quasi mille produttori, la maggior parte con piccoli
appezzamenti di terreno sciaroso di meno di un ettaro e qualche grosso
produttore con un multiplo di ettari. Il frutto raccolto viene in genere
smallato ed asciugato ad opera del produttore stesso, che poi vende il suo
pistacchio in guscio alle aziende esportatrici o lo conferisce alle
cooperative. L'Oro Verde di Bronte nelle diverse fasi di maturazione (in
fioritura ad aprile, nel mese di maggio ed a fine agosto). A destra in basso
una vecchia macchina per rimuovere ("sgrollare") il mallo,
l'involucro coriaceo che ricopre il frutto. Sulla sinistra della "machina
ppi sgrullari i frastuchi", due antichi recipienti della tradizione
locale: "u stutafocu" (si riempiva di brace ardente per ottenere la
carbonella) e "u menzarangiu" (grosso recipiente di rame usato per
bollire alimenti o, anche, fare la mostarda di fichidindia).
Il Mediterraneo è stato da sempre uno dei principali centri di scambio e di
valorizzazione delle produzioni agro-alimentari mondiali. È stato,
tradizionalmente, il mare del gusto, degli aromi, dei sapori, delle spezie.
Una peculiare caratteristica che ha disegnato e formato la cultura, l'economia
ed anche il paesaggio, trasformandolo profondamente ed in modo quasi
irreversibile.
Le spezie in genere ma anche il basilico, il rosmarino, il pepe, l'olivo, gli
agrumi, i carciofi, il vino e la vigna e mille altri prodotti e coltivazioni
di maggiore o minore diffusione hanno invaso e trasformato questo spazio
geografico e culturale, portando allo scambio di merci ma anche al confronto
culturale e al mantenimento di un costante valore comune di sapori e
tradizioni.
I prodotti di origine mediorientale rappresentano un particolare aspetto di
questo patrimonio ed hanno avuto una notevole influenza nella cultura
gastronomica europea e mediterranea. Il cus cus, il peperone, perfino il vino,
la castagna e cento altri prodotti derivano dal progressivo e millenario
scambio e il Mediterraneo ne ha rappresentato lo spazio di comunicazione.
Il Pistacchio, un frutto dalla storia antichissima, noto ai Babilonesi, Assiri,
Giordani, Greci, citato addirittura nel libro della Genesi e riportato
nell'obelisco, fatto innalzare dal re dell'Assiria, attorno al VI secolo a.C.,
è uno di questi prodotti agro-alimentari, che ha contribuito a delineare il
patrimonio culturale-gastronomico dei popoli mediterranei. Di questo prezioso
frutto, portato in Sicilia dagli Arabi, Bronte rappresenta la capitale
italiana.
L'Iran è il principale produttore mondiale di pistacchio (56%) con una
superficie di 230.000 ettari di terreno coltivato, seguito dalla Turchia, con
39.000 ettari, gli Stati Uniti, 31.000 (dove è presente la cultivar "Bronte")
e la Siria, con 20.000. Nell'Unione Europea solo Italia, Grecia e Spagna ne
sono produttori (i primi due con circa 9.000 ettari di terreno coltivato e la
Spagna con 1.500, di cui 2.000 in Andalucia).
In Sicilia il Pistacchio cresce in prevalenza a Bronte con l'80% della
superficie regionale coltivata (e nei comuni di Adrano e Ragalna) e nelle
province di Agrigento (i cui centri di produzione sono Favara e Raffadali) e
di Caltanissetta (S. Cataldo). La produzione biennale media siciliana è di
circa 32.000 quintali di prodotto sgusciato, l'80% dei quali viene esportato
all'estero.
A Bronte alcune cooperative ed una decina di aziende esportatrici, in
concorrenza fra loro, alcune ottimamente attrezzate e con avanzata tecnologia,
si occupano della lavorazione e della commercializzazione del pistacchio.
Si è costituita anche un'associazione di pasticceri che utilizzano il frutto
esaltandolo nei loro tradizionali prodotti (paste, torte, gelati, torroni,
fillette, panettoni e colombe, torroncini, creme, pesto, ...).
Il "pistacchio verde di Bronte", perennemente minacciato da
importazioni di qualità assolutamente inferiore, ha oggi conquistato il
dovuto riconoscimento di prodotto DOP: il Disciplinare di produzione è stato
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fin dall'Ottobre 2001.
Ma si è perso tempo. Solo dopo quattro anni, il 3 novembre 2004, è stato
finalmente costituito il Consorzio di tutela che dovrebbe iniziare a breve il
proprio lavoro.
La Denominazione d'Origine Protetta riguarda una zona di produzione, compresa
fra i 300 e i 900 metri s.l.m., che ricade nei territori di Bronte, Adrano e
Biancavilla. La peculiarità del pistacchio brontese è il colore
uniformemente verde vivo della sua pasta, nonchè la sua pronunciata
aromaticità, per cui è senz'altro privilegiato nella manifattura dei
torroni, dei prodotti dolciari e dei gelati ma soprattutto delle carni
insaccate di pregio e nella gastronomia di alta classe. Tali caratteristiche,
uniche fra i prodotti similari di altre zone, sono egregiamente valorizzate
proprio nel luogo di produzione.
Ogni anno in alcune viuzze e piazze del centro storico di Bronte si svolge da
parecchi anni una sagra (la Sagra del Pistacchio).
Dal pesto alla crema, dalla torta al gelato, dall'arancino alla salsiccia la
Sagra è il trionfo del pistacchio in tutte le sue varianti; si celebra nel
mese di settembre e nella scorsa edizione ha richiamato ben 100 mila
visitatori. E' l'occasione che la città offre ai numerosi visitatori per fare
conoscere le raffinate prerogative e le proprietà dell'"oro di Bronte".
Il clou della Sagra sono le degustazioni del frutto e dei prodotti che vanno
dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dalle torte ai torroni, al gelato,
alle crepes, alla filletta, oltre a numerose altre prelibate dolcezze (col
pistacchio di Bronte viene prodotto anche un liquore, il pesto, una crema da
spalmare sul pane, un ottimo arancino, il formaggio, il salame, le classiche
antiche fillette, il caffè, ...e numerose altre prelibatezze dal gusto
unico).
(da www.bronteinsieme.it)
RAMACCA.
Il Violetto e la sua Città:Ramacca. Cittadina agricola sorta ai margini
sud-occidentali della piana di Catania, all'inizio del XVIII sec., vanta un
territorio di 305,382 kmq, uno dei più estesi della Sicilia. Questo si
articola in basse colline, morbidi declivi e vaste estensioni pianeggianti.
Bellissime masserie sparse in tutto il territorio arricchiscono lo stupendo
paesaggio di veri e propri capolavori d'architettura rurale. Il territorio
ramacchese stato
abitato
fin dalle epoche più remote. Ciò è dimostrato dai numerosi siti
preistorici, scoperti nelle contrade Torricella, S. Maria, Poggio Croce,
Perriere Sottano, dalla presenza di una città indigeno-greca sulla Montagna
di Ramacca, abitata fin dal VII sec. a.C, fino all'età ellenistica. Gli scavi
archeologici hanno portato alla luce reperti, molti dei quali sono esposti
nelle sale del Museo Archeologico Civico.
Il carattere urbanistico del paese presenta una pianta ortogonale, con vie
larghe e rigorosamente squadrate. Il centro di Ramacca è costituito dalla
piazza Umberto I, che ha la morfologia di un ottagono regolare, al cui lato
meridionale sorge il settecentesco Palazzo baronale, oggi sede del Municipio,
del Museo Civico Archeologico e della Biblioteca Comunale.
Le
Caratteristiche del Carciofo: II carciofo (Cynara
scolymus L.) appartiene alla famiglia delle Asteraceae (ex Compositae), tribù
delle Cynareae.
Il carciofo è una pianta davvero "generosa", di cui si può
utilizzare praticamente tutto: dai capolini per il fresco a tavola o per la
trasformazione agroalimentare, ai carducci o alle foglie fresche e secche per
l'alimentazione del bestiame, per finire con le foglie e le radici da cui si
estraggono ortofenoli ed acidi utilizzati in farmacologia e nell'industria dei
liquori. Il consumatore è poco informato sugli aspetti qualitativi e
nutrizionali di questo ortaggio. Visto il periodo di raccolta (fine
autunno-inverno) ostile a molti fitofagi, in alcune zone viene prodotto senza
alcun intervento fitosanitario, o comunque tali interventi risultano rari ed
in casi di emergenza. Un'altra caratteristica da prendere in considerazione è
il suo valore officinale, infatti, grazie ad una particolare sostanza, la
cinarina, contenuta nelle foglie, nello stelo e nell'infiorescenza, svolge
un'azione benefica sulla secrezione biliare, favorisce la diuresi renale e
regolarizza le funzioni intestina!!. Oltre ad essere un eccellente protettivo
epatico il carciofo abbassa il tasso di colesterolo nel sangue, con benevoli
effetti sulla circolazione sanguigna e sull'attività cardiaca. Inoltre al
carciofo è attribuita una forte capacità antiossidante. L'elevato contenuto
di inulina lo rende particolarmente idoneo all'alimentazione dei diabetici.
Grazie alla ricca presenza di composti vitaminici, infine contribuisce a
ridurre la permeabilità e la fragilità dei vasi capillari. In cosmesi, il
succo svolge un'azione bioattivante, vivificante e tonificante per la pelle.

|
FALSOMAGRO Ingredienti:
1 fetta di 700/800 g di fesa di vitello allargata senza buchi a forma di
rettangolo, 200 g di prosciutto (o mortadella), 200 g di salsiccia di maiale
fresca o salame molle di Chiaromonti Gulfi, 4 uova sode, 100 g di lardo o
pancetta (una striscia lunga quanto il falsomagro), 80 g di carne trita, 1
cipollina fresca lunga, 1 uovo battuto, 1 spicchio d’aglio, 100 g di
caciocavallo piccante o provolone tagliato a bacchette, 60 g di pecorino col
pepe grattugiato, prezzemolo, 80 g di piselli teneri sbollentati in acqua e
sale, salsina
di pomodoro, 1 noce di sugna, 1 spruzzata di vino rosso vecchio, Olio d’oliva,
sale e pepe. Si tratta del più celebrato piatto di carne in Sicilia, detto "falsomagro" appunto perché dentro rinserra strettamente tanto ben di Dio. Si comincia col battere bene la carne allargandola a rettangolo: su tutta la superficie si accomodano il prosciutto o le fette di mortadella, poi, al centro, si mettono in fila le uova, nel senso della lunghezza, si pone una striscia di lardo, naturalmente senza cotenna e poi, nello stesso senso, bacchette di provolone piccante, ciuffetti di prezzemolo, pezzettini d’aglio e una bella cipollina fresca. Per completare la farcia manca ormai la carne trita, amalgamata con un uovo ed il brontese con la lagrima, cioè con l’olio che gocciola attorno ai grani di pepe, grattugiato, ed i pisellini teneri e, se si vuole, anche la salsiccia fresca sbriciolata. Adesso sì che possiamo arrotolare la grande fetta di carne per racchiudere quanto elencato e, col filo bianco sottile, tracciare fittissimi paralleli, per far diventare "magro" il grosso salsiccione imbottito preparato. Ed eccoci pronti per adagiare nella grande padella dei fritti il falsomagro per rosolarne la crosta nel grasso delle salsiccia prima fritta nella stessa padella, oppure con un po’ di strutto e di olio. A questo punto, se il falsomagro non è destinato ad arricchire il sontuoso gran ragù della festa, cioè finire stufato in tegame assieme alla salsiccia e alle polpette rosolate, ma dovrà troneggiare da solo in tavola, allora si versa il vino sul falsomagro ben rosolato da tutte le parti e, sempre rigirando, si fa cuocere fino ad evaporazione. Finalmente si aggiunge la salsina di pomodoro, allungata con un po’ d’acqua, e si fa cuocere quietamente, incoperchiato, per circa un’ora. Al momento di servire liberarlo dal filo e tagliarlo in tavola, mai prima, ne va della bellezza del risultato, giacché, se avete fatto le cose a dovere, tagliando adesso fette di due centimetri di spessore, ecco comparire al centro di ogni rotonda fetta il brillare del giallo d’uovo incastonato nel suo alone di bianco, con accanto la nebulosa di lardo e tutt’intorno i verdi pianetini dei piselli ruotanti nel via lattea del caciocavallo fuso, emergenti dagli spazi infinitamente saporiti del falsomagro, sovrano indiscusso della portata di carne in Sicilia.Servire con la salsa di cottura. |

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' Nzuddi
Ingredienti: 800 gr. di farina, 100 gr. di strutto, 150 gr. di margarina, 250 gr. di mandorle tostate, 2 uova intere e 2 tuorli, 7 gr. di ammoniaca per dolci, vaniglia, cannella in polvere, 70 gr. di acqua. Preparazione:Frullate uova, zucchero, ammoniaca, strutto ed essenze fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungete l'acqua, le mandorle e,alla fine, la farina. Con l'impasto formate larghi biscotti ovali dello spessore di 1 cm. Metteteli in una teglia distanziati, spennellandoli di uovo e passateli in forno caldo fino a quando saranno dorati. CASSATA SICILIANA Ingredienti:
800 g.di ricotta di pecora; -500 g. di zucchero; vanillina;-100 g. di cioccolato
spezzettato; -100 g. di frutta candita a pezzetti, gocce di rosolio; -1
forma di pan di Spagna; pistacchi; strisce di zuccata. Preparazione: -800 g. di
ricotta di pecora passata al setaccio, 500 g.di zucchero, un pizzico di
vaniglia, 100 g. di cioccolato tagliato a pezzettini piccolissimi, 100 g. di
frutta candita spezzettata anch'essa fine. Mescolate il tutto con la ricotta con una cucchiaia di legno, tenete presente che più mescolate la ricotta meglio viene il risultato finale , ma a mano senza frullatori ecc, aggiungete qualche goccia di rosolio.Ora prendete una forma, fatta apposta, appoggiatevi un foglio di carta da cucina, con la gelatina di frutta, sistematevi intorno le fettine di pan di Spagna.Prendete il tutto come si trova e sistematelo dentro il frigorifero per circa due ore.Poi preparate un piatto di cartone da pasticceria e sistemateci sopra la cassata a testa in giù.A questo punto e pronta si deve solo decorare... a vostro piacimento, vestitela con glassa e il pistacchio sistematici la frutta candita ecc. OLIVETTE DI S.AGATA
Le olivette di Sant'Agata sono i dolci più tipici della festa di Sant'Agata, si
trovano su tutte le bancarelle, assieme ai torroni e alle mandorle zuccherate.
Le "olivuzze", o "olivette", non sono altro che pasta reale
colorata di verde a forma di TORRONE Non c'è festa popolare in Sicilia dove mancano i "turrunari". Il torrone infatti è diffuso in tutta l'isola. L'origine del dolce è araba, come lo è anche la parola qubbayt, che in siciliano è diventata "cubbàita". Originariamente era fatto con miele, mandorle e "giuggiulena" (semi di sesamo lasciati dagli arabi a Siracusa). Molte le varietà dei torroni per ingredienti. Un tempo si preparava a Licata la "cicirata", con ceci tostati e cotti nel miele. I più noti di oggi sono quelli con mandorle e pistacchio, tradizionali a Paternò per la patrona S. Barbara, o ricoperti di cioccolata, molto diffusi a Piazza Armerina. Poi ci sono i torroni con nocciole e arachidi. CASSATELLE DI AGIRA Pasta per cassatelle:Ingredienti:• Kg. 3 Farina tipo “00” • Kg. 0,7 Zucchero• Kg. 1,3 Sugna• 4 uova (se sono piccole usarne 5) •, acqua. Procedimento:Mescolare a mano farina e sugna in modo da sciogliere la sugna, aggiungere le uova sbattute e lo zucchero, amalgamare l’impasto e aggiungere lentamente dell’acqua in modo da dare alla pasta una consistenza tale da permettere di essere stirata con il mattarello.Far riposare la pasta per circa 10 ore prima di lavorarla.Lavorare la pasta in modo da realizzare dei bastoncini di un diametro tale che possano stare in una mano (non usare tanta forza). Ripieno:Ingredienti:•
Kg 1,25 di mandorle sgusciate e tostate • Kg 1,1 Zucchero• g. 90 Cacao
amaro• g. 140 Cacao dolce• litri1,5 acqua• buccia di 3 limoni.•
Farina di ceci o di grano duro.Procedimento:Tritare le mandorle tostate
assieme alle bucce di limone. Ripetere l’operazione di tritatura almeno tre volte in modo da raffinare il tritato.Mettere in pentola l’acqua con lo zucchero e le mandorle tritate, a fuoco lento portare all’ebollizione e mescolare in modo da rendere l’impasto omogeneo. Una
volta raggiunta l’ebollizione aggiungere il cacao e mescolare
continuamente in modo da amalgamare bene l’impasto ed evitare che si
attacchi al fondo della pentola.Sempre a fuoco breve aggiungere la farina
lentamente (in modo da evitare grumi) quella che prende per ottenere la
giusta consistenza (di solito non più di 300 g.).Far cuocere il tutto per
circa 5-10 minuti mescolando continuamente.Al termine della cottura
riporre l’impasto in un contenitore preferibilmente di ceramica o di
smalto.Attendere che il riempimento si raffreddi prima di usarlo
lavorarlo. (per evitare che si indurisca in superficie mescolare di tanto
in tanto) Staccare un poco di pasta dai bastoncini e realizzare delle palline che verranno stirate con il matterello per formare foglia di pasta di forma circolare (diametro 15 cm circa). (spargere l’area di lavoro con farina per evitare che la pasta si attacchi attenzione a non sporcare di farina la parte superiore della sfoglia perché altrimenti non sarà possibile chiuderla).Mettere un cucchiaio di impasto al centro della foglia realizzata e richiudete a metà pressando con le dita sui bordi del semicerchio in modo da richiudere per bene il ripieno (attenzione evitate di sporcare i bordi con il ripieno o la farina per evitare che la cassatella rimanga aperta)e tagliarecon la rotella o l’apposita formina (realizzata artigianalmente ad Agira) in modo da formare la mezzaluna.Riporre le cassatele su una teglia (tipicamente si usano le teglie di latta che impediscono alle cassatele di attaccarsi, usare eventualmente la carta da forno con le teglie tradizionali) e far cuocere in forno ad alta temperatura (tipicamente viene usato il forno in pietra dove prima di mettere le cassatele viene fatta ardere la buccia di mandorle) per pochi minuti in modo da fare indurire la pasta esterna (occhio a evitare che si brucino).Spolverare le cassatele con zucchero o zucchero a velo e cannella in polvere, per far aderire meglio lo zucchero alla cassatella è consigliabile spennellare le cassatella con un collante prima di spolverarle.Il collante viene preparato facendo cuocere un poco d’acqua con dello zucchero e deve essere tale da non essere assorbito dalla pasta della cassatella e nello stesso tempo consentire allo zucchero in polvere di aderire. TORTA
DI MANDORLE Ingredienti: 500 g. di miele, 300 g. di farina, 200 g. di mandorle tritate, burro q.b. Procedimento: Sciogliere sul fuoco il miele e unirvi dopo fuori dal forno, la farina e le mandorle. Versare l´impasto in una teglia unta di burro e velata di farina e infornare. A metà cottura, tagliare la torta a porzioni e rimetterla nel forno per farla cuocere meglio, CANNOLI DI RICOTTA Ingredienti: Pasta: 500 g. di farina 00, due tuorli, 25 g. di alcool, 20 g. di sugna, vino (al posto del vino e l' alcool si può usare del vino rosso invecchiato), sugna per friggere. Esecuzione:
Fare la fontana con la farina e nel centro mettere lo strutto, i due
tuorli e impastare con l´alcool e il vino fino ad ottenere una pasta
abbastanza consistente. Fate riposare un pochino la pasta coperta con un tovagliolo (1/2 ora circa). Tirare poi una sfoglia dello spessore di 2 o 3 mm e tagliare la sfoglia in cerchi di diametro di 10 cm. circa. Avvolgere ogni cerchio di pasta negli appositi cannelli (un tempo erano di canna, oggi si trovano di latta). Badare a saldare bene i due lembi di pasta, poi friggere i cannoli in abbondante sugna. Quando saranno dorati, colarli sopra una carta assorbente. Lasciare raffreddare e poi sfilare i cannoli dai cannelli. Ripieno: Ricotta, zucchero,canditi tritati, cioccolata a pezzetti. Esecuzione: mescolare la ricotta con lo zucchero e passare il tutto a setaccio perché deve risultare come una crema. Aggiungere i canditi e il cioccolato e mescolare bene. Riempire i cannoli, pareggiare le due estremità con la lama bagnata di un coltello e decorare con mandorle brustolite tritate molto finemente. In ultimo spolverare con zucchero a velo. FRUTTA
MARTORANA Ingredienti: 250 g. di farina di mandorle; 1 Kg. di zucchero; 200 g. di glucosio; coloranti per dolci; gomma arabica. Preparazione: Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero ed il glucosio e versare il tutto in una pentola. Mettere sul fuoco a fiamma bassa mescolando sempre e togliere il composto prima che arrivi ad ebollizione. Versare su un piano (possibilmente di marmo) e lasciare raffreddare. Lavorare il composto come per la pasta fatta in casa. Con le mani prelevare dei pezzetti di pasta, dare le forme più svariate di frutta, metterle al forno a calore medio; ritirarle quando presentano la doratura in superfice. Colorare
con le varie gradazioni di colore per dolci e, per dare lucentezza,
lucidare con gomma arabica sciolta in acqua.
SFINCIE
DI S. GIUSEPPE 500
g di acqua 100 g di margarina 50 g di zucchero 500 g di farina 1 bustina
di lievito per dolci 7 uova olio In
un tegame riscaldare l’acqua, la margarina e lo zucchero e portare ad
ebollizione. Spegnere il fuoco e aggiungere la farina a spolvero
mescolando di continuo e quando il tutto è tiepido aggiungere il lievito.
Quando il composto sarà freddo aggiungere le uova. Il composto che si
otterrà dovrà essere abbastanza fluido. Scaldare abbondante olio di
oliva in un tegame e quando caldo versarvi delle cucchiaiate del composto
che tirerete fuori quando ben dorate e le metterete a sgocciolare.
Guarnire le frittelle così ottenute con zucchero a velo misto a cannella.
MOSTARDA Ingredienti:
1 lt. di vino cotto, 200 gr. di amido, chiodi di garofano, mandorle
tritate sminuzzate. Esecuzione:
mescolare il vino all'amido a freddo, filtrare per evitare che si formino
grumi, aggiungere i chiodi di garofano e le mandorle e mettere sul fuoco.
Portare ad ebollizione a fiamma bassa e far cuocere, dal momento in cui
bolle, per circa un'ora. GELO
DI LIMONE Ingredienti:
8 limoni, 300 gr. di zucchero, 80 gr. di amido, 1lt. di acqua. Esecuzione:
grattugiare la buccia dei limoni badando a prendere soltanto il velo
superiore, mettere la buccia in un panno bianco e spremerla nell'acqua
fino a quando si sara' sciolta tutta l'essenza della buccia, quindi
procedere alla cottura come una normale crema. Quando e' pronta versarla
in coppette umide e appena si raffredda metterla in frigo. MPANATIGGHI Ingredienti:
pasta: (dose per 2 kg. 40 pezzi circa), 500 gr. di farina 00 ( o quella
che prendono le uova), 125 gr. di zucchero, 100 gr. di sugna, 5 tuorli, 1
uovo intero e 1 lt. d'acqua. Conserva:
200 gr. di filetto (carne), 200 gr. di mandorle tostate tritate, 250 gr.
di zucchero, 2 tavolette di cioccolata modicana, 5 chiare d'uovo, cannella
e vaniglia (a piacere). Esecuzione:
pasta: impastare a poco a poco la farina con le uova, poi aggiungere tutta
la sugna e lo zucchero in modo da ottenere conserva:
fare asciugare la carne sul fuoco in un tegamino e poi tritarla due volte,
unirvi lo zucchero e tritare l'impasto; aggiungere le mandorle, la
cannella, la vaniglia e le chiare d'uovo rimaste dall'impasto della pasta
(se la conserva risultasse un po' dura aggiungervi qualche altra chiara
d'uovo mescolando bene). La
pasta si divide in 4 parti uguali, da ognuna di queste parti si devono
ottenere 9-10 dischi, si mette un po' di conserva su meta' di ogni disco e
si ricopre con l'altra meta', avendo cura di inumidire i bordi della 'mpanatigghia
in modo che si chiuda perfettamente. Fare sopra ogni dolce un forellino
con la punta del coltello e infornare. Cospargere di zucchero a velo. MOSTACCIOLI Ingredienti:
(dose per 1 kg. circa), 1 kg. di farina scelta, scorza d'arancia tritata,
miele a volonta', 1 uovo. Esecuzione:
impastare gli ingredienti in modo da ottenere una pasta ben compatta.
Formare strisce di pasta spessa (1 cm. almeno) e tagliarle ogni 3 cm.
circa. Infornare e lasciare scurire nel forno. BIANCO
MANGIARE (CREMA DI MANDORLE) Ingredienti:
200 gr. di mandorle sbucciate, 200 gr. di zucchero, 1 lt. d'acqua, 90 gr.
di amido per dolci, 1 buccia di limone fresco, cannella. Esecuzione:
sbucciare le mandorle e farle asciugare bene, tritarle e, messe in un
canovaccio bianco, si "sdillacciunu" nell'acqua. Quando la
mandorla e' ormai asciutta, avendo perso tutta la sua essenza, si prepara
la crema secondo il solito, aggiungendovi la buccia di limone e un cannolo
di cannella. La crema pronta si suole versarla nelle tipiche forme
siciliane, prima inumidite. Una volta rapprese, le forme di bianco
mangiare si servono su piatti di foglie di limone.
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Il
Rosso dei Simply Red in vendita on line
E' stata una sorta di test, nel luogo culto del food & wine italiano
con l'apparizione – per un istante – anche della mitica Sofia Loren,
seppure solo in fortuito passaggio. Ma quest'apparizione potrebbe essere
il segno del destino, per un vino destinato a diventare famoso, come lo
è già il suo produttore. "Il Cantante" è il vino prodotto
in Sicilia da Mick Hucknall, per l'appunto il cantante dei Simply Red ed
è stato sottoposto al "giudizio" da un pool di giornalisti di
settore, in quel della Città del Gusto, a Roma, quartier generale del
Gambero Rosso. Quattro bottiglie di Etna Rosso doc, vendemmie 2001,
2002, 2003, 2004, in degustazione guidata alla presenza dell'enologo che
ne ha curato la vinificazione, Salvo Foti, già artefice dei vini per
Benanti e Gulfi. PALERMO.
L’innamoramento continua. Stregato dalla bellezza della Sicilia
alcuni anni fa, il leader dei Simply Red, Mick Hucknall, ha deciso di
acquistare altri vigneti sull’Etna. Piccole porzioni di terra vocata
alla vite che sul vulcano dove la proprietà è molto frammentata sono
già molto significative. Salvo Foti, il brillante enologo catanese
che assiste Mick in questa sua avventura tra uva e bottiglie, annuncia
che gli ettari sono sei di cui quasi due già vitati e presto
diventeranno dieci. Il cantante inglese dei Simply Red ha acquistato
terreni e un palmento del ‘700 a Sant’Alfio e sta per rilevare gli
altri ettari a Randazzo. L’obiettivo è quello di produrre tra 4
anni circa 100 mila bottiglie, rossi in prevalenza, ma anche qualche
bianco, sul versante nord del vulcano, là dove la viticoltura già
estrema si fa veramente difficile, magari per provare il Riesling o
alti vitigni a bacca bianca che crescono bene col freddo. Hucknall ha
presentato a Roma le prime quattro annate del suo vino etneo che
naturalmente si chiama “Il Cantante”. Un rosso, Etna Doc, blend
tra Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Sono pronte le annate 2001,
il 2002, il 2003 e il 2004 sono in fase di affinamento. La metà delle
cinquemila bottiglie, millesimo 2001, sarà in vendita solo via
internet a partire dal 17 ottobre. Un rosso che coniuga struttura ed
eleganza. Musica...allo stato liquido.
Giornale
di Sicilia – 21 September 2005 Il
mito del “Cantante” - 13/10/05 Mick
Hucknall: osannato cantante, coraggioso produttore, attento manager Mick
Hucknall – il famoso cantante rock dei Simply Red, al centro della
foto con la fidanzata e un amico – si presenta con una carnagione
bianco latte e i fiammanti capelli rossi. Ha però una voce nera e la
sua passione per la black music viene da lontano. Lo chiamano
“red” e non è un caso che Simply Red sia il marchio della band
che ha fondato nel 1984 a Manchester. Dal 2001 – o forse prima –
ha però un’altra grande passione: il vino; meglio se prodotto da
lui e in un territorio naturalmente vocato per i grandi vini: la
Sicilia. Nell'estate del 2001, affascinato dall'Etna, decide di
acquistare dei vigneti al fine di produrre, nel rispetto delle
tradizioni e del territorio, dei vini dell'Etna che siano vera
espressione dei vulcano e, come la grande musica, non abbiano a temere
l’ingiuria del tempo: inizia così, dopo la grande avventura di
Manchester, quella dell'azienda vitiivinicola IL CANTANTE. L'azienda
ha oggi circa sei ettari di superficie vitata e da vitare, in due
versanti dell'Etna: est e nord. Dalla
vendemmia 2001, con la collaborazione di Salvo Foti, si è iniziato a
selezionare delle vecchie vigne ed a vinificarne le uve autoctone per
la produzione dell'Etna rosso a Doc. Nel
versante est, nel territorio di S.Alfio, a circa 800 metri s.l.m. si
è proceduto ad acquisire delle antiche vigne ad alberello e ad
impiantare, sempre ad alberello, dei nuovi vigneti e la produzione
dell'Etna Doc di questo versante dell'Etna inizierà, presumibilmente,
con la vendemmia 2006. Qui è anche in fase di completamento la
ristrutturazione della cantina-palmento della metà del XVIII secolo,
dove verranno aperti un museo dedicato alle pratiche vitivinicole e
una sala di degustazione. Le uve dei vini Etna Rosso Doc fin qui
prodotti, provengono invece da vigneti di proprietà del versante
nord, in territorio di Castiglione di Sicilia, a circa 700 metri s.l.m.. Gli
impianti sono ad alberello, 8.000 viti per ettaro, terrazzati e le
varietà sono tutte rigorosamente autoctone etnee (Nerello mascalese e
Nerello cappuccio) selezionate proprio per la produzione di questi
vini tradizionali. L’altitudine
media, compresa fra i 700 e gli 800 metri, condiziona fortemente le
escursioni termiche gionaliere – che sono state rilevate anche
superiori ai 30 C° nelle 24 h – ma anche mensili e annue,
influenzando così i processi fisiologici delle piante nelle loro fasi
di alligagione, fioritura, invasatura e maturazione dei frutti. Così,
mentre la ricercata esposizione a nord e nord-est accentua gli effetti
dell’altitudine elevata, stemperando le morbide influenze
mediterranee del vicino mare Jonio, quella a est e sud-est, si concede
a produzioni maggiormente quantitative, ma senza nulla cedere nei
confronti della qualità. Il
progetto definitivo di Mick prevede altre acquisizioni – già
individuate – fino a un comporto totale di dieci ettari di vigne e
la realizzazione dì una cantina per la produzione di un massimo di
100mila bottiglie di vini etnei. A più lunga scadenza sono previste
due tipologie di Etna rosso a Doc e due bianchi di cui uno a Etna Doc. Mick
Hucknall, che alle doti di cantante unisce quelle di ottimo manager,
non ha fin qui voluto proporre sui mercati tradizionali il suo
prodotto che viene per ora commercializzato solo con il sistema delle
aste private. La primissima asta fin qui indetta di sole 100 casse da
6 bottiglie l’una dell’Etna Rosso Doc 2001, sarà indetta sul sito
web www.ilcantante.com dalle ore 9.00 del 17 ottobre 2005 fino alle
ore 21.00 del 24 ottobre. Trascorso tale termine le 4.400 bottiglie
restanti verranno ritirate dal mercato e riproposte fra 12 mesi.
Ulteriori informazioni dettagliate sulla procedura d’asta, i costi
di spedizione, termini e condizioni tutte, saranno disponibili sullo
stesso sito a partire dalle ore 9.00 del 17 ottobre p.v. Le
annate 2001/02/03/04 che abbiamo avuto il privilegio di gustare in
casa di Mick, a S.Alfio, nel corso di una piacevole degustazione
guidata dallo stesso Salvo Foti e riservata solo a giornalisti e
specialisti di settore, hanno messo in rilievo come i notevoli sbalzi
di temperatura tra giorno e notte dell’alta collina, abbiano giovato
alle uve che hanno conservato così tutta la loro gamma di profumi
varietali, cui i terreni sabbiosi vulcanici ricchi di minerali hanno
aggiunto forte acidità fissa, mentre le condizioni meteo – inverno
freddo, primavera normalmente piovosa, estate calda ventilata e
autunno fresco – hanno garantita la perfetta sanità dei prodotti. I
quattro vini derivati da una protratta macerazione in acciaio sui loro
stessi lieviti naturali, hanno dimostrato di aver gradito (o di
gradire) il prolungato soggiorno in botte piccola – dai 12 ai 18
mesi – seguito da un calibrato affinamento in bottiglia (annate
2001/02/03). Di nobile e compassata struttura il 2001, invadente nelle
sue grandi note aromatiche – secondarie e terziarie - il 2002, serio
e misurato il 2003, giovanile nel suo fresco entusiasmo il 2004. Carlo
Ravanello
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Nel Catanese la zona più importante per produzione vinicola è quella dell'Etna, dove grazie alle condizioni climatiche legate al vulcano, si ottiene un ottimo vino DOC Etna, nelle tre qualità rosso, bianco e rosato. Le città produttrici in questa zona sono dodici: Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Piedimonte, Pedara, Milo, Randazzo, Sant'Alfio, Riposto, Trecastagni, Santa Venerina, Viagrande e Zafferana Etnea. I vitigni coltivati sono il Cataratto, il Carricante, il Nerello Mascalese e l'Inzolia. Oltre alla visita nelle numerose cantine è d'obbligo l'ascesa ai crateri dell'Etna e una visita ai centri storici di Randazzo, Linguaglossa e Zafferana Etnea in occasione dell'Ottobrata. Alcune enoteche:
Etna
bianco Zona di produzione: i colli che circondano Catania. Vitigni: Carricante 60%, Cataratto bianco comune o lucido fino al 40%. Possono concorrere Trebbiano, Minnella bianca ed altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 15%. Gradazione alcolica minima: 11,5%. Invecchiamento: nessuno. Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati; profumo delicato di Carricante; sapore secco, fresco, armonico. Qualificazioni: nessuna. Abbinamenti :antipasti magri, primi piatti con sughi di pesce, fritture e gratin di acciughe e sardine, pesci in bianco con salse delicate. Etna bianco superiore Zona di produzione: parte del territorio del comune di Milo. Vitigni: Carricante 80%, Cataratto bianco comune o lucido fino al 20%. Possono concorrere Trebbiano, Minnella bianca ed altri vitigni non aromatici a frutto bianco. Gradazione alcolica minima: 12%. Invecchiamento: nessuno. Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino molto scarico con riflessi verdognoli; profumo delicato, di frutto; sapore secco, lievemente fresco, armonico e morbido. Qualificazioni: nessuna. Abbinamenti :frutti di mare crudi, risotti marinari, crostacei arrosto, pesci pregiati al forno o al cartoccio, zuppe di pesce saporite. Etna rosato Zona di produzione: i colli che circondano Catania. Vitigni: Nerello Mascalese minimo 80%, Nerello mantellato (Nerello cappuccio) fino al 20%. Possono concorrere altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 10%. Gradazione alcolica minima: 12,5%. Invecchiamento: nessuno. Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino che con l'invecchiamento presenta leggeri riflessi granato o rosato tendente al rubino; profumo vinoso, intenso e caratteristico; sapore secco, caldo, robusto, pieno, armonico. Qualificazioni: nessuna. Abbinamenti :primi piatti con sughi di carne, arrosti di carni bianche, vitello e manzo stufati, grigliate miste, formaggi vaccini stagionati. Etna rosso Zona di produzione: i colli che circondano Catania. Vitigni: Nerello Mascalese minimo 80%, Nerello mantellato (Nerello cappuccio) fino al 20%. Possono concorrere altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 10%. Gradazione alcolica minima: 12,5%. Invecchiamento: nessuno. Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino che con l'invecchiamento presenta leggeri riflessi granato o rosato tendente al rubino; profumo vinoso, intenso e caratteristico; sapore secco, caldo, robusto, pieno, armonico. Qualificazioni: nessuna. Abbinamenti :primi piatti con sughi di carne, arrosti di carni bianche, vitello e manzo stufati, grigliate miste, formaggi vaccini stagionati.
Località di produzione
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| LA PESCHERIA | IL PESCE DEL GOLFO | RICETTE CATANESI | |
| CELEBRI SPECIALITA' | UN PO' DI STORIA | CURIOSITA' E SEGRETI | RISTORAZIONE A CATANIA |
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