ARANCINI

Pulite ed affettate le rigaglie di pollo. Fate appassire in una casseruola il burro con una piccola cipolla tritata e insaporita con una foglia di salvia. Aggiungete la carne e le rigaglie di pollo, infine il sale. Lasciate cuocere a fuoco lento per quindici minuti, mentre in un altro tegame lessate in un litro di brodo bollente il riso fino ad assorbimento. versate il riso in una terrina e aggiungete il formaggio e due uova, lasciatelo intiepidire. raccogliete nel palmo della mano una cucchiaiata di riso, fate una piccola conca al centro e mettete un poco di sugo, poi chiudete con un'altra cucchiaiata di riso dando la forma di una arancia. Infine, passate gli arancini nella farina, nell'uovo battuto salato, nel pane grattato e friggeteli in abbondante olio fumante. Scolateli su carta assorbente e servite caldi.

PARMIGIANA DI MELENZANE 

Questo e' un antico piatto siciliano in cui, erroneamente, in tutti i libri di cucina controllati (pochi per dir la verita`), si riporta, tra gli ingredienti, il formaggio parmigiano, da cui prende nome il piatto. Niente di piu' falso. Il nome parmigiana non deriva dal nome del formaggio forastero, bensi' dall'italianizzazione dalla parola dialettale parmiciana. La parmiciana e` l'insieme delle liste di legno che compongono una persiana. Esse sono messe una sopra l'altra, come le fette di melenzane nel piatto che andiamo a descrivere. Ingredienti: 8 melenzane, 1 kg. di pomodoro maturo, 2 cipolle, 100 gr. di pecorino o cacio cavallo (o se volete di parmigiano, va bene lo stesso), un mazzetto di basilico, olio e sale. Tagliate le melenzane a fette (mezzo cm. circa), mettetele a riposare in acqua salata per qualche ora, scolatele e friggetele in padella con olio di oliva abbondante e ben caldo. Preparare una salsa di pomodoro con la cipolla, i pomodori ed il basilico. Sul fondo di una pirofila versate qualche cucchiaio di salsa ed alternate strati di melenzane (a la parmiciana) coperte di salsa, pecorino grattugiato e foglie di basilico. Coprite l'ultimo strato con salsa e pecorino e passate al forno per circa 20 minuti. Servite tiepida.

CAPONATINA

Ingredienti: una tazza di salsa di pomodoro (preparata con 600 gr. di  pomodoro maturo, 2 cipolle piccole e basilico), 200 gr. di olive bianche, un mazzetto di sedano, 50 gr. di capperi, 12 melenzane, 3 cucchiai di aceto, 3 cucchiai di zucchero, 100 gr. mandorle tostate. Tagliate le melenzane a dadi e friggetele dopo averle tenute per piu' di un'ora in acqua e sale. A parte fate rosolare in un tegame con poco olio le olive snocciolate, i capperi ed il sedano, che avrete tagliuzzato e gia` bollito in acqua per una decina di minuti per intenerirlo. Aggiungete la salsa di pomodoro e condite con l'aceto e lo zucchero. L'aceto dell'agrodolce potra` essere aggiunto in misuar maggioreb di quello indicato secondo i gusti. Versate nel tegame anche le melenzane e lasciatele insaporire per qualche minuto nel sugo a fuoco bassissimo, scuotendo di tanto in tanto il tegame per non farle attaccare la fondo. Passate la caponata nel piatto di portata e copritela con le mandorle tritate. Servite perfettamente fredda, anche il giorno dopo.

Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell'Aida (Camilleri)

Mascolini marinati

Ingredienti: Mascolini (Alici) gr. 500, aglio 2 spicchi, limoni 5 o 6, prezzemolo un mazzetto, olio, sale, pepe.

Preparazione: Pulite bene i mascolini, lavateli sotto l'acqua corrente e togliete loro la lisca e la testa. Disponeteli in una zuppiera coperti con succo di limone, e aggiungete un pizzico di sale.

Lasciate riposare per qualche ora, poi cambiate il succo con quello di altri limoni freschi e condite ancora con un pizzico di sale. Mettete i mascolini in frigorifero e dopo 24 ore toglieteli dalla marinata e serviteli come antipasto, con un filino d'olio, molto pepe, aglio a pezzetti, prezzemolo tritato e qualche fetta di limone.

Se non vorrete consumarli subito i pesciolini potranno stare nella marinata, in frigo, per quattro o cinque giorni.

CRISPEDDI DI MUCCO

Cioè: frittelle di neonata di sardine o triglie. Pochi cibi al mondo, per gusto e fragranza possono stare alla pari delle frittelle di muccu (o di nannatu). Legare i pesciolini con le uova crude sbattute, il trito d'aglio e prezzemolo; olio d'oliva, sale, pepe. Nella padella delle fritture, con olio abbondante fumante, versare una cucchiaiata dei pesciolini così conciati. Subito si forma una frittella che, con la paletta o la forchetta, va voltata appena diventa dorata. Sgocciolare sull'apposita carta, con l'avvertenza, però, di consumare subito queste frittelle, giacchè calde sono più buone. Consiglio un bianco adattissimo: il Grecanico.

Alivi Cunzati Alla Musco

Ingredienti quantità ingrediente 600 G Olive Nere Salate 1 Arancia (listarelle Scorza) 3 Spicchi Aglio 50 G Semi Di Finocchio 1 Limone Grande (succo) 1 Limone (listarelle Scorza)

Il celebre attore e mimo catanese Angelo Musco si piccava di essere un grande gastronomo, anche se talvolta si compiaceva di certi paradossi, come la seguente dichiarazione, che soleva ripetere quando qualcuno cercava di dargli non richiesti consigli: 'Nta me vigna ci chiantu mirruzzi' (nella mia vigna coltivo merluzzi). Questa ricetta, ricordata anche dal bollettino dell'Accademia della Cucina, non insegna a coltivare merluzzi, bensì a condire in maniera deliziosamente sicula le belle e carnose olive nere salate, che luccicano come ebano lustrato nei vivacissimi mercati di Catania. C'è bisogno di un bel barattolo di vetro con tappo a tenuta dove riporre le olive, assieme alle listarelle di buccia d'arancia e di limone,private della parte bianca amarognola. Spremere il succo di un grosso limone e mescolare gli spicchi d'aglio e i semi di finocchio. Tappare e servire dopo, almeno, dodici ore. E' questo il primo 'chiama vinu', per cui sorseggeremo con queste profumate olive, freschissimo, il Draceno dei vigneti della Valle del Belice. 

Crispelle

Ingredienti: Farina kg. 1, latte mezzo litro, lievito di birra gr. 40, acciughe salate gr. 100 (oppure ricotta fresca gr. 200), sale, pepe, sugna gr. 500.

Preparazione: Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido e versate in una zuppiera insieme alla farina. Lavorate con una forchetta, finché il composto non sia perfettamente amalgamato. Aggiungete un pizzico di sale e continuate a sbattere la pasta per circa venti minuti. Lasciate da parte a lievitare per un'ora.

Sciogliete la sugna in un tegamino e passatela a fuoco a riscaldare. Quando sarà bollente prendete la pasta lievitata con un cucchiaio e al centro mettete mezza acciuga oppure un cucchiaino di ricotta, condita con sale e pepe. Aiutandovi col dito cercate di chiudere il composto prima di versarlo nel tegamino a friggere nella sugna bollente.

Appena dorate togliete le crespelle dal fuoco e passatele in una carta assorbente perchè perdano l'unto. Servite ben calde.

 

 

 

 

 

 

 

SPAGHETTI COL NERO DI SEPPIA

Ingredienti per 4 persone: 500 g di spaghetti, 2 seppie di media grandezza(è importante

che contengano ancora il sacchetto dell' inchiostro), 600 g di passata di pomodoro, aglio, olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.

Esecuzione: In una pentola, mettete l'olio e due spicchi d'aglio, dopo qualche minuto aggiungete le seppie che avrete pulito e tagliato a listarelle ( mettete da parte i sacchetti dell'inchiostro), fate friggere per circa 7 minuti, aggiungete la passata di pomodoro, fate cuocere per alcuni minuti finchè la salsa non risulti densa, a questo punto mettete nella salsa i due sacchetti di inchiostro( la salsa diventerà completamente nera).Nel frattempo avrete cotto gli spaghetti, scolateli e aggiungete la salsa, ancora una volta la magia è fatta. Si consiglia di spolverare con Pecorino prima di servire e di dotare i commensali di appositi bavaglioni.

Questo è un piatto di tradizione Palermitana, dove il protagonista principale è il mare di Sicilia, ingredienti semplici e poveri, ma ricchi di sapore a rallegrare i pranzi degli antichi pescatori Siciliani.. 

 

 

 

 

SPAGHETTI CON LE UOVA DI RICCI

Maggio e Giugno sono i mesi migliori per la raccolta dei ricci di mare. A luna piena i ricci di femmina sono pieni d'uova arancione attaccate lungo l'orlo della calotta inferiore. Di solito, aperte le sfere ricciute con appositi coltelli,  le uova vengono prelevate con pezzettini di pane o con cucchiaini dopo averle spruzzate di limone. La pasta con le uova di ricci è una vera preziosità. Rientra come gli spaghetti con vongole o con le cozze nelle vasta famiglia delle pietanze condite con i frutti di mare Non potevano quindi non figurare nei menù delle nobili mense della cultura marinara del bacino del mediterraneo.

Per 4 persone: 500 gr. di spaghetti, n° 100 ricci di mare, 1 spicchio d'aglio, pepe e sale q.b., un mazzetto, di prezzemolo, olio d'oliva extravergine.

Tagliate i ricci a metà, puliteli bene e prelevate le uova che sistemerete in una terrina. Mettete sul fuoco una padella con dell'olio e fate soffriggere a fuoco lento l'aglio schiacciato. Mettete una pentola sul fuoco con l'acqua e portate ad ebollizione. Salate, calate gli spaghetti e fateli lessare. Scolateli bene al dente e conditeli con l'olio, dopo avere eliminato l'aglio. Aggiungete quindi le uova dei ricci senza mescolare e spolverate con abbondante prezzemolo tritato e pepe. Serviteli caldissimi su di un piatto di portata.

 

 

RIPIDDU 'NNIVICATU

La cucina di una regione ricca di tradizioni, come la Sicilia, difficilmente si abbandona a nuove pietanze. Dimenticando per un attimo arabi, francesi e spagnoli, ecco un primo che non rientra nella tradizione gastronomica siciliana. Ripiddu 'nnivicatu, montagna innevata in italiano, e un primo piatto frutto di un'invenzione moderna di un cuoco catanese. Si tratta di un riso al nero di seppie presentato a piramide, con la punta condita con ricotta, e sulla cima salsa di pomodoro piccante. Il piatto rappresenta l'Etna innevato e col fuoco al centro. Il nero di seppia è una specialità che è diffusa un pò in tutte le regioni italiane e soprattutto nel Veneto.

Per 6 persone: 500 gr di riso per risotto, 500 gr di seppie, 50 gr di parmigiano grattuggiato

2 cipolle scalogne, 150 grammi di ricotta fresca, 2 cucchiai di salsa di pomodoro, 250 gr di concentrato di pomodoro, 1 spicchio d'aglio, olio d'oliva extravergine, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 bicchiere di vino bianco, Sale e pepe q.b.

Pulite le seppie, mettendo da parte i sacchetti che contengono il nero e tagliatele a pezzetti sottilissimi. Tritate finemente una cipolla e soffrigetela, a fuoco medio, assieme allo spicchio d'aglio schiacciato. Aggiungete il concentrato di pomodoro, le sacche del nero ed i pezzettini di seppia. Salate e fate cuocere per circa quaranta minuti fino ad ottenere una salsa densa, nera e bordata di rosso. Intanto a parte, fate soffriggere in olio, un'altra cipolla tritata, senza farla dorare. Aggiungete il riso e mescolando, bagnate con il mezzo bicchiere di vino, facendolo evaporare. Unite un mestolo d'acqua e fate cuocere per dieci minuti circa, facendo attenzione che il riso non si attacchi. Unite a questo punto la salsa con il nero di seppia e portate a termine la cottura, rimescolando sempre ed aggiungendo, di tanto in tanto, un poco d'acqua. Sistemate il riso a forma di cono su un piatto di portata e decoratelo con la ricotta mischiata alla salsa di pomodoro e al parmigiano per simulare le colate di lava. Spolverate infine con il prezzemolo tritato.

 

PASTA CON LE SARDE

Ingredienti: 500 gr. di maccheroni, 1 kg. di finocchietti di montagna, 2 cipolle, 3 acciughe salate, 50 gr. di uva sultanina, 50 gr. di pinoli, 1 bustina di zafferano, 500 gr. di sarde fresche, olio e sale. Lessate i finocchietti in abbondante acqua salata, scolateli e tritateli. A parte soffriggete le cipolle finemente affettate e spappolatevi le acciughe. Pulite le sarde e togliete la lisca, eliminando la testa e la coda; tagliate a pezzi e fate rosolare nel soffritto di cipolla e acciughe. Aggiungete i finocchietti, salate e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Unite l'uva sultanina ed i pinoli, la bustina di zafferano. Nell'acqua dei finocchietti lessate i bucatini, scolateli al dente e mescolateli energicamente con il condimento preparato. Aggiungete il pangrattato abbrustolito e servire dopo qualche minuto.

 

 

 

PASTA ALLA NORMA

Preparare la salsa partendo a freddo con 1500 gr. di polpa di pomodoro; ½ bicchiere d'olio; sale; pepe; e ½ cipolla affettata: far ridurre fino ad un terzo del volume. C'è chi usa l'aglio al posto della cipolla. Friggere 1 Kg. di melanzane, sbucciate e tagliate a fette (dopo averle tenute sotto peso e salate per 1 ora). Cuocere 500 gr. di spaghetti, e tirarli al dente. Scolare la pasta; sistemarla in una zuppiera; sformaggiare 150 gr. di ricotta salata; unire la salsa di pomodoro; aromatizzare con foglie di basilico e pepe, e mescolare. Sistemare ora la pasta nei piatti individuali, aggiustarvi alcune fette di melanzane, ed ancora grattugiare della ricotta fresca e decorare con foglioline di basilico. Una gloriosa ricetta squillante di profumi e sapori. I consigli: spaghetti al dente, direttamente sollevati con forchettone dalla pentola e scolati in aria, poi adagiati sul piatto, subito cosparsi di una abbondante nevicata di ricotta salata e infornata (riscaldare la grattugia), su cui verrà adagiata una densa coltre di salsa di pomodoro fresca insaporita con aglio e foglie fresche di basilico. Infine le fette ancora calde di melanzane fritte nell’olio, ma prima messe a scaricare l’amaro come sappiamo (si tagliano le melanzane a fette e si immergono in acqua  salata). Poi occorre una seconda informaggiata di ricotta.

 

 

Pasta coi broccoli catanesi

Ingredienti: Pasta corta e grossa (ditalini o maccheroni) gr. 600 broccolo 1 da gr. 800 circa, salsiccia gr. 250, ricotta gr. 300, aglio uno spicchio, pangrattato tostato gr. 100, salsina a tubetto una spruzzata, olio, sale, pepe.

Preparazione: Lessate il broccolo a fiocchetti in abbondante acqua salata, scolatelo e mettetelo da parte. Soffriggete in tegame, in olio abbondante, l'aglio intero, aggiungetevi la salsiccia, cui avrete tolto la pelle, una spruzzata di salsina a tubetto e in ultimo i broccoli.

Lasciate insaporire allungando se necessario, con un mestolo dell'acqua di cottura del broccolo. Sciogliete in una terrina la ricotta con un pò d'acqua tiepida e tostate il pangrattato in padella senza olio, a fuoco basso.

Appena gli ingredienti saranno tutti pronti, lessate la pasta nell'acqua del broccolo, conditela nella zuppiera con la salsa di broccoli e salsiccia, e aggiungete su ogni piatto la ricotta sciolta e un cucchiaino di pangrattato.

 

 

MACCU

Ingredienti: 2 kg. di fave grosse fresche, un mazzetto di finocchietto selvatico, una cipolla piccola, 300 gr. di taglierine. Soffriggete in tegame la cipolla grattugiata con un po` d'olio ed appena dorata aggiungete le fave sgusciate (che saranno di quelle grosse e gia' un po` dure), ed il finocchietto tagliuzzato. Allungate con acqua e lasciate cuocere a fuoco basso per circa due ore, ammaccando sempre col mestolo in legno perche` le fave si sfarinino. A fine cottura versate in tegame la pasta sminuzzata, aggiungete se necessario un altro po` d'acqua, e condite con sale, pepe e olio crudo. Servite la minestra tiepida o fredda. Esistono molte varianti. In generale oltre alle fave, si possono mettere (previa messa in acqua per almeno una notte) ceci, lenticchie, castagne, fagioli e piselli secchi (la cottura in questo caso e' di almeno 3 ore). Spesso il piatto e' servito senza l'aggiunta della pasta

 

 

PASTA "CA MUDDICA"

500 gr. di pomodori perini; 2 spicchi di aglio; 6 cucchiai di olio extravergine di oliva; 6 acciughe sotto sale;1 cucchiaio di prezzemolo tritato; 4 cucchiai di pangrattato; 400 gr. di maccheroncini; sale q.b.

Un buon vino bianco secco, ad esempio un D.O.C. Bianco d'Alcamo

Immergere per 1 minuto i pomodori in acqua bollente, poi spellarli e tritarli grossolanamente.

In un tegame e a fuoco basso far dorare l'aglio, quindi eliminarlo; unire le acciughe da sbriciolare delicatamente con una forchetta ed unire il prezzemolo e i pomodori a pezzetti. Fare cuocere a fuoco basso per 20 minuti.

Porre in un padellino il pangrattato e fare abbrustolire con un po' d'olio, su fiamma media, mescolando continuamente.

Nel frattempo cuocere la pasta e scolarla al dente, porla in una zuppiera e unire il condimento; mescolare delicatamente e poi cospargerla con il pangrattato abbrustolito.

 

 

PENNETTE ALLA SICILIANA

 

Ingredienti per 4 persone pennette: 400 g melanzane: 2 piccole,  funghi freschi: 200 g. pomodori: 300 g maturi e sodi. Preparazione: 20' aglio: 1 spicchio  prezzemolo: 1 mazzetto olio extravergine d'oliva: 3 cucchiai; pecorino grattugiato: 2 cucchiai   sale e pepe: q.b.

PREPARAZIONE - Tagliate a pezzetti le melanzane private delle punte. Pulite i funghi e divideteli a fettine. Fate scottare, in un pentolino con acqua bollente, i pomodori dai quali toglierete i semi e spezzetterete. Fate appassire l'aglio in olio caldo e fate quindi rosolare le melanzane a fuoco vivace. Unite i funghi e fate rosolare anch'essi per 2-3 minuti. Scolate melanzane e funghi e teneteli da parte. Nello stesso tegame fate cuocere i pomodori con un pò di sale e pepe, per circa 15 minuti. Aggiungete le melanzane e i funghi e continuate la cottura per altri 5 minuti circa. Prima di toglierli dal fuoco cospargete di prezzemolo tritato. Fate cuocere la pasta, scolatela al dente e conditela con la salsa precedentemente preparata

 

 

Lasagne di mare con broccoli sicilianI

Ingredienti per 6 persone: 1 Kg vongole veraci, 6 scampi, due calamari medi, 500gr di broccoli siciliani (mappette), pasta sfoglia per lasagne, farina, sale, mezzo litro di latte, una decina di pomodori pachino, prezzemolo, pepe peperoncino aglio un bicchiere vino bianco pangrattato q.b.

Far aprire le vongole veraci, filtrare l'acqua e con la stessa preparare la besciamella unendo l'acqua filtrata con il latte. Nel frattempo preparare una padellina e mettere a scaldare aglio, olio e peperoncino. Quando il tutto e' colorito buttare versare nella padellina i calamari a pezzetti. Far cuocere circa 3 minuti, aggiungere un po' di vino e far evaporare. Aggiungere di seguito gli scampi,le vongole private del guscio e qualche pomodorino.

Nel frattempo fate lessare le mappette dei broccoli scolarle e saltarle in padella con aglio olio e peperoncino.Iniziate quindi a preparare la lasagna (fate bollire i pezzi di lasagne mettendole ad asciugare su un canavaccio).

Ungete una pirofila possibilmente di coccio con olio e pangrattato ed iniziate a fare gli strati di lasagna pesce besciamella e broccoli.l'ultimo strato guarnitelo con alcune vongole con il loro guscio, gli scampi interi un pizzico di pepe e qualche foglia di prezzemolo.Fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti circa!!! Un successone...

 

RAVIOLI DI RICOTTA

 

Ingredienti: Pasta, farina, uova, sale. Ripieno: ricotta, maggiorana, uova (a piacere, formaggio grattugiato).

Preparazione: Per il ripieno schiacciare la ricotta assieme alle uova e condirla con la maggiorana (e il formaggio). Preparare la pasta d´uovo secondo la ricetta base; una volta tirata la sfoglia avvolgerla sul rullo, sfilare il rotolo di pasta e tagliarlo a larghe strisce. Tagliare ogni striscia di pasta in quadrati. Al centro di ogni quadrato di pasta porre poi un cucchiaio del ripieno preparato. Chiudere il quadrato di pasta a triangolo o a rettangolo badando a chiudere bene i bordi dei ravioli a finche´ non fuoriesca la ricotta. Cuocere i ravioli in acqua bollente salata, man mano che i ravioli vengono a galla, raccoglierli in un colapasta. Una volta ben scolati servirli con il sugo di maiale e formaggio stagionato grattugiato.

 

MACCHERONI ALLA SICILIANA

Ingredienti per 4 persone: 400 g. di maccheroni, 200 g. di carne di manzo

100 g. di caciocavallo non stagionato, 3 cucchiai di olio extravergine, di oliva, 1 cipolla, 1 bicchiere di vino rosso, 200 g. di passata di pomodoro, 4 cucchiai di pecorino grattugiato, 2 foglie di alloro sale pepe q.b.

Preparazione: Tagliate il caciocavallo a fettine sottili. Fate appassire la cipolla affettata nell’olio extravergine per 5 minuti; unite la carne di manzo e lasciatela rosolare per qualche minuto. Bagnate con il vino e fate evaporare a fuoco vivace; aggiungete la passata di pomodoro e l’alloro e continuate la cottura a fuoco medio per 40 minuti.

Levate la carne dai tegame e tagliatela a pezzetti piccolissimi, senza tritarla però; rimettetela nel sugo, salate e pepate.

Lessate al dente i maccheroni, scolateli e mettetene metà in una pirofila. Spolverizzate con 2 cucchiai di pecorino, condite con metà sugo di carne e metà fette di caciocavallo.

Coprite con i rimanenti maccheroni e ripetete la sequenza di strati. Fate gratinare in forno caldo per 5 minuti e servite.

 

BAVETTE AL PESTO DI BROCCOLI SICILIANI

Persone 4 - Ingredienti 320 G Pasta Tipo Bavette, 500 G Broccoli Siciliani , 1 Cucchiaio Pinoli , 1 Spicchio Aglio 4 Cucchiai Formaggio Pecorino Grattugiato 1 Cucchiaino Ricotta Schianta Olio D'oliva Extra-vergine Sale

Lessare al dente i broccoli. In un mixer metterne 3/4 con aglio, pinoli, ricotta e frullare facendo scendere l'olio a filo fino ad ottenere una crema. In una ciotola amalgamare al pesto il pecorino. Cuocere la pasta nell'acqua di cottura dei broccoli (ed usarne 2 cucchiaiate per diluire il pesto) e condirla col pesto.

 

 

 

MELANZANE RIPIENE DI SPAGHETTI

300 gr di spaghettini 3 grosse melanzane 100 gr di ricotta 200 gr di salsa di pomodoro fresco 80 grammi di parmigiano 12 foglie di basilico fresco olio d'oliva extravergine sale e pepe q.b.

Tagliate le melanzane a fette senza privarle della buccia e mettetele sotto sale, per almeno un'ora, in un colapasta, affinchè perdano l'amaro. A parte preparate la salsa di pomodoro. Lavate ed asciugate le fette di melanzane e friggetele in abbondante olio. Appena dorate asciugatele con carta paglia per eliminare l'olio superfluo. Cuocete in abbondante acqua bollente e salata i capellini, scolateli al dente e metteteli in un recipiente capiente. Conditeli con 3 quarti di salsa di pomodoro e con ricotta. Spruzzate di parmigiano e mescolate bene. Adagiate le fette di melanzane su di un vassoio e su di esse collocate la pasta condita. Arrotolate le fettine di melanzane con il ripieno, chiudetele con uno stecchino e sistematele in una pirofila che avrete comparso di salsa di pomodoro. Coprite con il resto della salsa e spolverate con abbondante parmigiano. Mettete il coperchio alla pirofila ed introducetela nel forno, che avrete portato nel frattempo ad una temperatura di 240°, per circa 1/2 ora. Servite in tavola guarnendo con foglie di basilico e pezzetti di ricotta.

 

 

MACCHERONCINI CON RICOTTA E CARCIOFI

500 gr. di maccheroncini - 150 gr. di ricotta-50 gr. di burro 80 gr. di pancetta a fette - 2 uova - 3 carciofi - pecorino grattugiato q.b. Sale q. b. - pepe q.b.

Pulire i carciofi, tagliarli in piccoli spicchi, lasciandoli a bagno in una scodella con acqua e succo di limone.

Tritare la pancetta e rosolarla in una padella con il burro, aggiungere gli spicchi di carciofi e cucinare per 15 minuti circa...dipende dal tipo di carciofi.

In una padella mescolare la ricotta setacciata, il pecorino grattugiato, e le uova sbattute.

Aggiungere i carciofi e la pancetta con il loro sugo di cottura.

Cuocere in abbondante acqua salata i maccheroncini, scolarli al dente, e padellarli nella crema di ricotta e carciofii.

 

 

RAVIOLI DI RICOTTA AL SUGO DI MAIALE

Ingredienti per 4 persone: Per la pasta :500 g di farina di grano duro,2 uova,1/4 di acqua.

Per il ripieno : 500 g di ricotta, 5 cucchiai colmi di zucchero. Per il sugo: Carote,sedano,cipolla,puntine di maiale,concentrato di pomodoro,zucchero e sale.

Mettete in una terrina la farina, aggiungete le uova e l'acqua e amalgamate con le mani fino ad ottenere un impasto di media densità.Dopo avere ottenuto l'impasto stiratelo fino ad ottenere uno strato sottile di pasta.Mettete la ricotta e lo zucchero in una terrina e amalgamate fino ad ottenere una crema liscia e vellutata,ora mettete la ricotta con un cucchiaio sulla sfoglia di pasta ad ottenere dei panzerotti ripieni.Una volta fatti i ravioli metteteli a riposare per un paio d'ore.

Esecuzione del Sugo: In una casseruola mettete un filo d'olio extravergine d'oliva, aggiungete carote,sedano e cipolla tritate finemente, fate dorare per qualche minuto, poi aggiungete le puntine di maiale 5 o 6 in base alla grandezza,fatele rosolare per qualche minuto ancora, poi aggiungete 4 cucchiai colmi di concentrato di pomodoro e 1/2 litro d'acqua.Fate cuocere per due tre ore a fuoco lento, fino a che il sugo non risulti molto denso.

A questo punto fate bollire dell'acqua e aggiungete i ravioli, fate cuocere per 3 o 4 minuti poi scolateli bene metteli nei piatti e aggiungete il sugo ancora caldo, infine spolverate con abbondante Cacio Cavallo Ragusano grattugiato e servite.

Questo è un piatto che le massaie usavano fare nei giorni di festa in Sicilia, il gusto della ricotta , il sugo di maiale e il Cacio Cavallo Ragusano, creano un armonia di sapori unica che non che non si può spiegare a parole l'unico modo è assaporarli di persona.

 

 

 

PASTA CHE CUCUZZI FRITTI  E A RICOTTA SALATA (ricetta originale di Nonna Grazia, famosa Monsù al servizio della Nobiltà catanese nel primo Novecento.)

 

Ingredienti per 4 persone

1 Cipolla rotonda grossa 2 zucchine (Cucuzzi di 40 jorna); 1 pomodoro; olio extra vergine d'oliva; Ricotta salata per grattugiare; 400 grammi di penne rigate

preparazione
Tagliare le zucchine a rondelle in uno spessore di circa 4 millimetri e mettere da parte. Tagliare la cipolla con la mezza luna in modo piccolo e sottile. Dunque far imbiondire la cipolla con dell'olio e dopo cotta, ma non troppo, toglierla dalla padella e metterla da parte.
Friggere la zucchina tagliata a rondelle; unire la cipolla e la zucchina nella stessa padella e unire il pomodoro sminuzzato facendo amalgamare il tutto. 
Dunque scolare le penne rigate appena sono pronte e miscelarle con il composto. Una bella grattata di ricotta salata e buon pranzo.

 

(grazie a Francesco Raciti)

 

 

 

PICCIATU CCO' NIURU DE SICCI (ricetta originale di Nonna Grazia, famosa Monsù al servizio della Nobiltà catanese nel primo Novecento. )

Ingredienti per 4 persone

2 seppie freschissime di 500 grammi ciascuna in modo da ottenere una buona sacca di nero; cipolle rotonde ben robuste; 8 foglie di alloro; 100 grammi di vino cotto da mosto, di consistenza molto densa; 500 cl di vino bianco possibilmente Insolia; un cucchiaino di cannella macinata; un pizzico di peperoncino rosso; 300 grammi di estratto di pomodoro (a buatta); 400 di passata di pomodoro; olio; sale

Preparazione
1) Estrarre la sacca del nero, che poi deporremo in un bicchiere con dell'olio di oliva.

2) Spellare e pulire bene le seppie, quindi tagliarle a striscioline. Asciugarle  in una padella, senza acqua e aggiungendo solo un bicchiere abbondante di vino bianco. A parte soffriggere due cipolle tritate finemente con dell'olio extra vergine assieme a tre foglie di alloro. Quando la cipolla è dorata aggiungere le seppie; regolare con un pizzico di peperoncino (si raccomanda di non abusare); aggiungere ancora un altro buon bicchiere di vino bianco e farlo sfumare con molta cautela in modo che il composto risulti cremoso.
3) In un'altra pentola a parte, di buone proporzioni, in olio extra vergine far soffriggere le altre tre cipolle rimaste con dell'alloro. Appena la cipolla è dorata, aggiungere prima il concentrato di pomodoro allungandolo leggermente con qualche bicchiere di acqua e poi la passata di pomodoro. Aspettare che si addensi il composto. 

4) Quando si arriva a metà cottura si aggiungono le sacche del nero, il vino cotto da mosto e infine le seppie già pronte nella precedente padella. Aggiungere la cannella macinata e ancora un pizzico di peperoncino per bilanciare bene quel sapore agrodolce che si sta creando nella pentola. Aspettare che il composto si addensi fino a che il cucchiaio di legno non rimanga in piedi, ciò per la riuscita di una buona consistenza.
5) Scolare i bucatini; mescolare il tutto, facendo risaltare bene le seppie tagliuzzate. Prima di sevire aggiungere del pecorino.

(grazie a Francesco Raciti)

 

 

 

PASTA CCO FINOCCHIU RIZZU (Penne con alici, finocchietto selvatico e mollica)

per 6 persone. Ricetta originale di Nonna Grazia, famosa Monsù al servizio della Nobiltà catanese nel primo Novecento.

 

Ingredienti

1 kg. di piccole alici del Golfo di Catania (meglio se le piccole "masculini da magghia"), 5 cipolle grosse, 4 mazzetti di finocchietto selvatico abbondante (finocchiu rizzu); 5 grosse alici essiccate sottosale (angiova da cugnetta); 100 g di uva sultanina (uva passula); 50 g pinoli; 1 mazzetto di prezzemolo; 200 g di pecorino grattugiato; 750 g passata di pomodoro; 400 g concentrato di pomodoro (a buatta, va); 10 foglie di alloro; 200g di pangrattato (a muddica); Olio extra vergine di oliva; 1 cucchiaino di cannella macinata; un pizzico di peperoncino rosso macinato; 1/2 cucchiaio di zucchero; 500 g di penne; 3 spicchi di aglio; 4 noci di burro


Preparazione

1) Deliscare i mascolini, lavarli per bene, farli scolare in un colapiatti e metterli da parte (servono per la fase C)
2) Pulire bene il finocchietto lasciando solo le parti più tenere; poi farlo cuocere in un tegame abbastanza capiente.  Quando il finocchietto è cotto, tagliarlo a pezzettini, tritarlo con uva sultanina e i pinoli e poi metterlo da parte (serve per la fase B).

Fare attenzione a non  buttare l'acqua di cottura, diventata di  colore verde (servirà nella fase D, per far cuocere la pasta).

fase A
3) In una padella far abbrustolire il pangrattato e metterlo da parte appena cotto (muddica atturrata)

4) Nella stessa padella soffriggere con dell'olio extra vergine di oliva, in modo molto lieve, l'aglio tritato finamente
5) Dopo averle pulite, aggiungere le 5 alici sottosale (angiova) fino a farle amalgamare con l'olio e l'aglio. Appena le alici si sono sciolte,

     spegnere il fornello e aggiungere il pangrattato abbrustolito già messo da parte al punto 3).
6) Lasciar raffreddare. Poi aggiungere il pecorino macinato e una bella manciata di prezzemolo tritato finemente; poi mettere il tutto
  in una ciotola, che servirà nella fase D.

fase B (composto 1)
7) In una padella tritare due cipolle e farle imbiondire con dell'olio e delle foglie di alloro
8) Quando le cipolle sono dorate, aggiungere il finocchietto già messo da parte al punto 2)
9) Far cuocere a fuoco lento un paio di minuti aspettando che l'uva si cuocia  

fase C  (composto 2)
10) In una seconda pentola tritare le altre tre cipolle rimaste e soffriggerle con l'alloro
11) Aggiungere la passata e il concentrato e allungare il tutto con qualche bicchiere di acqua, aspettando che il tutto si addensi

12) A metà cottura aggiungere delicatamente i mascolini già puliti e asciugati al punto 1)
13) Aggiungere la cannella e 3 cucchiaini di zucchero, dunque aggiustare di sale e peperoncino.
14) Miscelare alcuni mestoli del "composto 1"  in modo da amalgamarlo con i mascolini  

fase D

15) Far cuocere (fino a metà cottura) la pasta, preferibilmente penne, nell'acqua verde del finocchietto che avevamo messo da parte
16) Preparare una grande teglia imburrandone la base; cospargerla con il contenuto della ciotola messa da parte (vedi fase A); quindi

       aggiungere  mestoli del  "composto 1" e del "composto 2" 
17) Adagiare uno strato di pasta e poi aggiungere mestoli dei due composti ripetendo questa operazione fino al termine degli ingredienti

18) Infine aggiungere alcune noci di burro per la morbidezza del piatto.
19) Mettere in forno per circa 15 minuti.

(grazie a Francesco Raciti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SARDE "A BECCAFICO" FRITTE ALLA CATANESE

E` una delle specialita' siciliane piu' rinomate. Di chiara influenza araba, nasce nel palermitano ma esiste la versione catanese.  Ingredienti: 1 Kg di sarde fresche non molto piccole, 100 g di pangrattato, 100 g di pecorino con pepe grattugiato, 1 trito d'aglio e prezzemolo, 3 uova sbattute, più 2 per passare nell'uovo le sarde, 100 g di farina bianca una scodellina d'aceto forte, olio d'oliva, sale e pepe. Preparazione:Intanto preparare un composto di pangrattato, formaggio pecorino grattugiato, trito d'aglio e prezzemolo, uova sbattute insaporite da sale e pepe; impastare e formare una polpetta larga e allungata che verrà chiusa da due sarde aperte.

Quando le due sarde aperte diventano reciprocamente "coperchio", con dentro la farcia che si è detto, vanno inzuppate nell'uovo battuto e poi nella farina: ora potranno friggere nell'olio fumante.

Superlative calde o fredde.

Perché sono detta "a beccafico"? Salvatore Lo Presti, insigne studioso di folklore in catania, spiega in Lo stivale allo spiedo (Roma, cassini), che il "beccafico" è un uccelletto bigiognolo, avido di fichi maturi, e quindi "sarda a beccafico" vuol essere un omaggio ittico all'uccelletto buongustaio, purché le sarde stiano una sopra e l'altra sotto, aperte a linguata, ed in mezzo ci sia la farcia, come accade da tempo immemorabile, dopo aver tolto la testa e lisca, e averle messe a macerare entro l'aceto forte.

Ed infatti, contrariamente a quanto accade a Palermo, nella Sicilia orientale, per "sarde a beccafico" si deve trattare sempre di "due sarde", e mai di una giacché, oltretutto, se fosse una sola arrotolata o a barchetta, omaggio all'uccelletto bisignolo a parte, chi è che "becca", e chi è il "fico"?

SARDE CON CIPOLLATA

Ingredienti per 4 persone: 12 sarde diliscate, 3 cucchiai di farina 00, 300 g cipolle di giarratana, 2 cucchiai di aceto, 1 cucchiaio di zucchero, 2 foglie di alloro, Pepe in grani, 3 dl olio di oliva

Passare le sarde nella farina e friggerle in olio di oliva. A parte dorare la cipolla con altro olio d'oliva ed aromatizzarla con alloro e pepe appena frantumato .Ultimata la cottura della cipolla aggiungere dopo aver saltato l'aceto e lo zucchero e fare bollire alcuni minuti. A questo punto fare intiepidire, e dopo aver sistemato le sarde dorate in un piatto di portata,distribuire sulle stesse la cipolla e servire. Vino consigliato: Arbiato - Chardonnay - Murgo

Tunnina ammarinata

Ingredienti: Tonno a fettine kg. 1, cipolle 2, aceto 3 cucchiai, zucchero 3 cucchiai, olio, sale, pepe.

Preparazione: Tagliate la cipolla a fette, mettetela in tegame con un pò d'acqua ed appena questa sarà evaporata, versate olio abbondante e fate soffriggere bene.

A questo punto condite con sale e pepe e aggiungete l'aceto e lo zucchero per l'agrodolce. A parte avrete provveduto a soffriggere nell'olio le fettine di tonno, che metterete anch'esse ad insaporire nel tegame.

Togliete dal fuoco, disponete a strati nel piatto di portata e servite poi fredde, anche da un giomo all'altro.

Baccalà alla siciliana

Ingredienti: Filetti di baccalà già ammollati kg. 1, patate gr. 500, olive nere gr. 150, cipolla grossa una, capperi gr. 100, prezzemolo un mazzetto, sedano un mazzetto, salsina gr. 50, olio, sale, pepe.

Preparazione: Mettete in un tegame largo la cipolla tagliata a fette sottili, le olive intere disossate, prezzemolo e sedano tritati, i capperi, la salsina, un bicchiere d'acqua, olio, sale e pepe.

Lasciate insaporire a fiamma bassa e aggiungete le patate tagliate a bastoncini e dopo circa 15 minuti disponete nel tegame anche il baccalà badando che il pesce sia coperto dal sugo.

Lasciate cucinare ancora per 15 minuti a fiamma bassissima senza mai rimestare per non sciupare il baccalà. Passate con delicatezza nel piatto di portata e servite tiepido. 

AGGHIOTTA DI PESCE SPADA

Ingredienti per 4 persone: pesce spada: 4 fette da 150 g, pomodori maturi: 300 g, olio extravergine d'oliva: 6 cucchiai, cipolla: 1, aglio: 1 spicchio, uvetta passolina: 30 g, pinoli: 30 g, capperi: 1 cucchiaio,  olive verdi snocciolate: 50 g,  prezzemolo tritato: 1/2 cucchiaio,   sale e pepe: q.b.  PREPARAZIONE: Preparate la salsa "agghiotta"; ammorbidite per mezz'ora l'uvetta in acqua tiepida, poi strizzatela. Fate rosolare la cipolla affettata e l'aglio in olio bollente. Unite i pinoli, l'uvetta, i capperi, le olive e i pomodori tritati e privati dei semi. Coprite col coperchi e fate cuocere per un quarto d'ora a fuoco moderato. Nel frattempo lavate e asciugate le fette di pesce, salatele e pepatele e ponetele in una teglia da forno unta d'olio. Versatevi la salsa preparata prima e spolverizzate di prezzemolo. Fate cuocere in forno già caldo per 15 minuti circa girando le fette a metà cottura. Servitele calde.

COUSCOUS DI PESCE

Il couscous è una specialità trapanese dalla preparazione elaborata che, a differenza di quello arabo (con carne), si condisce con pesce da zuppa (ricciole, merluzzo, cernia, spatola, scorfano, gronco, aiole, polipetti, cozze e gamberi). L'origine antica del couscous rimanda ai cartaginesi che ne facevano grande uso con aggiunta di miele e formaggio. Ma altri sostengono per questo piatto una eredità medievale di quando gli arabi occuparono la Sicilia. Letteralmente la parola significa piccoli pezzi perché il couscous è formato da minuscoli grumi ottenuti lavorando la semola in una ciotola di terracotta chiamata mafaradda. Questa è la ricetta per 6 persone:

Ingredienti: 500 gr. Di semola a grana grossa e 500 gr. A grana fina, una cipolla, 1 l. d'acqua poco salata, 1,5 kg. Di pesce da zuppa, 500 gr. Tra gamberetti, polipi e cozze, olio, 4 pomodori, 2 spicchi d'aglio. Prezzemolo, un pizzico di cannella.

Preparazione: versate la semola in una zuppiera di terracotta bassa, spruzzatela con l'acqua salata e con le dita amalgamatela fino a formare minuscoli grumi. Ungetevi le dita con un po' di olio e riprendete ad amalgamare. Quindi versate i grumi su un canovaccio e lasciateli asciugare. Soffriggere quindi aglio, cipolla e prezzemolo in un tegame di coccio, unire i pomodori a pezzi e la cannella. Cuocere per 20 minuti. Pulite e tagliate il pesce, sistematelo sul sugo e fate cuocere per 40 minuti. Filtrate 1,5 di brodo tenendo il resto in caldo e versatelo in una pentola. Versate i grumi di semola nella couscoussiera, coprite, mettetela sulla pentola col brodo. Fate cuocere 2 ore mescolando ogni mezz'ora. Versate il couscous cotto nel piatto di portata, mettete attorno il pesce, condite col brodo rimasto e servite.

MASCULINI COTTI N'TA LUMIA (Alici cotte nel limone)

Ingredienti 1000 G Acciughe Minute, 4 Limoni (succo In Due Volte) Abbondante Prezzemolo 1 Peperoncino Rosso Aglio, Olio D'oliva, Sale, Pepe

Preparazione : Diliscare e buttare le teste delle piccole acciuga della Plaja di Catania (che i pescatori mangiano anche crude) e metterle, così aperte, a cuocere a freddo nel succo di due limoni. Lasciarle in un grande piatto per circa mezz'ora, affinché l'azione dell'acido citrico possa cuocere la tenerissima carne delle acciughe che, da rossa che era, diventerà bianca. A questo punto buttare il primo succo di limone, dove rimarranno le tracce del sangue delle acciughe, se queste erano freschissime. Condire con olio d'oliva di prima spremitura, foglioline di prezzemolo intere, il succo degli altri due limoni, sale, pepe, un peperoncino rosso intero e guarnire con fette di limone.

INVOLTINI DI PESCE SPADA

Dosi per 4: 12 fettine di pescespada tagliate sottili di circa 30 g ciascuna - 200 g di polpa di pescespada - 2 cipolle - 10 fette di pancarrè - 2 dl di olio extra-vergine d'oliva - 50 g di uvapassa - 50 g di pinoli - 3 uova - 100 g di parmigiano grattugiato - 1 ciuffo di prezzemolo - 16 foglie di alloro - pangrattato - un pizzico di sale

Lavate con acqua fredda il prezzemolo, asciugatelo delicatamente con un canovaccio, quindi tritatelo. Sbriciolate il pancarrè e mettetelo in una terrina insieme al parmigiano, al prezzemolo tritato e al sale. Sbucciate le cipolle, lavatele, asciugatele con un canovaccio, quindi grattatene una e tagliate a fette l'altra. Pulite la polpa di pesce spada e tagliatela a cubetti. Ponete in una padella con l'olio d'oliva la cipolla grattata, ponetela su fuoco basso e fatela imbiondire. Aggiungete i cubetti di pesce spada, l'uvetta e i pinoli, e fate cuocere per circa 5 minuti mescolando con un cucchiaio di legno. Unite il tutto nella terrina con il pancarrè, aggiungete le uova e mescolate per amalgamare bene il tutto.

Battete leggermente le fettine di pesce spada, facendo attenzione di non rompere la polpa. Ponete al centro di ogni fette un po' di ripieno e chiudete ad involtino, facendo attenzione che siano ben chiusi per non fare fuoriuscire il ripieno.

Infilzate gli involtini in stecchi di legno, alternandoli alle fette di cipolla e di alloro, mettendone tre in ogni stecco. Ungeteli da ogni parte con olio e passateli in pangrattato. Quindi fateli cuocere alla griglia da ambo le parti a fuoco moderato per circa 10 minuti.

Serviteli ben caldi, irrorandoli con un filo di olio crudo.

PESCE SPADA ALLA MANIERA DI CATANIA

1 kg e 1/2 di tranci di pesce spada, 1 tazzina di un battuto di erbe aromatiche, un mazzetto di basilico, 1 spicchio d'aglio, 1 tazza di olive nere, 1 tazzina di capperi, 1 bicchiere di vino bianco, olio extravergine di oliva, sale, peperoncino.

Rosolare il battuto di erbe e lo spicchio d'aglio schiacciato insieme con un filo abbondante d'olio. Quando l'aglio comincia a prendere colore toglietelo e aggiungete i tranci di pesce spada, i capperi, le olive e versate il vino. Condite con sale e un pizzico di peperoncino e portare a cottura. Servite cospargendo di basilico tritato.

TUNNINA CA CIPUDDATA

Ingredienti per 4 persone: 4 cipolle di media grandezza,1 kg di tonno a fette, olio extravergine d'oliva, zucchero, aceto, qualche foglia di menta.

Prendete le cipolle, affettatele, mettetele in una padella insieme ad un bicchiere d'acqua e 1/2 di olio.Fate cuocere per qualche minuto finchè la cipolla non sia dorata (non troppo), quindi aggiungete sale, 1 cucchiaino di zucchero e 1/2 bicchiere di aceto.Cuocete per altri cinque minuti. In un altra padella fate friggere il tonno, appena pronto mettetelo nella stessa padella con la cipolla, fate cuocere per altri 5-6 minuti, infine aggiungete la menta.Da servire freddo.

Ancora una volta stiamo a parlare di un piatto antichissimo, che viene dalle tradizioni dei pescatori, ancora una volta si compie la magia della cucina tipica Siciliana.............

STOCCAFISSO

Stoccafisso 1 kg, Polpa di pomodoro 500 g, 4 grosse patate, 1 carota,olive verdi snocciolate, capperi,pinoli, uva sultanina, 1 cipolla, 2 spicchi d'aglio, sale e pepe q.b.

Tagliare lo Stoccafisso ( già tenuto in ammollo per almeno 12 ore) a pezzi.In un tegame far soffriggere una cipolla e 2 spicchi d'aglio in olio extravergine d'oliva, raggiunta la doratura aggiungere lo Stoccafisso, annaffiare con un bicchiere di buon vino bianco secco, fate evaporare il vino.Aggiungere a questo punto la polpa di pomodoro, sale, pepe e acqua fino a coprire lo Stoccafisso, continuare la cottura per un ora.Aggiungete poi le patate fatte a tocchetti, le olive verdi, la carota affettata, mezzo cucchiaino di pinoli, e mezzo di uva sultanina, un po di sedano affettato, completrare la cottura per mezz'ora ancora. Ecco un altro piatto di grande importanza per la cucina siciliana, dove i sapori del mare si fondono con quelli della terra di Sicilia.

TOTANI RIPIENI
1 totano di media grandezza a persona, salsa di pomodoro, prezzemolo, una manciata di menta, capperi dissalati, pangrattato, 2 uova, pepe nero, olive verdi.
Pulite i totani tagliando i tentacoli e lasciando intatta la testa che verrà farcita con il ripieno più tardi.
Soffriggete i tentacoli tagliati a piccoli pezzettini. Aggiungete sale e del vino e cuocete a fuoco basso per un po'.
Rimuovete il pesce dalla padella e, a fuoco basso, aggiungete altro olio, soffriggete due spicchi d'aglio, aggiungete il pomodoro, il prezzemolo tritato e del sale. Cuocete la salsa per un po'.
Nel frattempo, preparate il ripieno con due uova sbattute, il pangrattato, le olive tritate, il pepe nero, i capperi tritati e i tentacoli.
Farcite il pesce, chiudetene l'estremità con degli stuzzicadenti o, meglio, con dello spago da cucina e ago, cucendo l'apertura.
Cuocete in salsa di pomodoro per quanto è necessario.
Potete anche cuocere il pesce in forno su di una teglia unta con olio e un po' di vino bianco.
In questo caso è meglio non utilizzare l'uovo nel ripieno ma aggiungere altre erbe aromatiche come menta e basilico e delle acciughe dissalate.
Per rendere il pesce più morbido, soffriggetelo per un secondo in padella per asciugarlo, prima di farcirlo.

PALOMBO FRITTO

6 fette di ventresca di palombo, aceto, farina, olio, sale, pepe.

Immergere una alla volta le fette di colombo in un piatto colmo di aceto scolare e passarle nella farina.

Friggere le fette in padella con olio bollente salarle, peparle e servirle subito calde.

POLPO LESSATO

Ingredienti: 1 polpo da gr. 800 circa; cipolla, sedano, aglio; limone; olio di oliva; sale e pepe.
Procedimento: Pulite il polpo, togliete la scarsella, gli occhi, la bocca e battetelo sul piano di marmo per qualche minuto. puliscitelo e mettetelo in una pentola coperta di acqua poco salata ed insaporita con una cipolla e mezzo gambo di sedano.
Portate ad evaporazione e cuocete per circa 30 minuti. cessatelo di tenere raffreddare nell'acqua di cottura poi scolatelo, reciditelo a pezzi e servitelo condito con uno spicchio di aglio e un cucchiaio di prezzemolo, olio, succo di limone, sale e pepe.

SPAGHETTI 'CCO NIURU RI SICCI

400 gr. di spaghetti, 2 seppie (circa 150 gr. l'una), 2 spicchi d'aglio, ½ bicchiere d'olio, 3 etti di filetti di pomodoro, 1 peperonino rosso secco, una manciata di prezzemolo tritato, sale q.b.
Pulite le seppie e staccate a ciascuna la vescica contenente il nero, facendo attenzione a non romperle.
Tagliate le seppie a listarelle e, dopo averle ben lavate, lasciatele ben sgocciolare in uno scolino. Mentre le seppie sgocciolano bene preparate un soffritto con prezzemolo, aglio e peperoncino.
Appena il soffritto sarà dorato versate le seppie e le vesciche che si romperanno quando col mestolo rimesterete per insaporire il tutto. Aggiungete il pomodoro, salate e lasciate cuocere a fuoco lento e coperto. Lessate gli spaghetti e scolatele al dente. Versate sul fondo di una zuppiera parte del sugo.
Unitevi gli spaghetti. Mescolate bene e distribuite sulla superficie il sugo rimanente con una spolverata di prezzemolo tritato.

SPARACANACI

1000 g di russuliddu (triglie), alcune foglie di alloro, aceto di vino bianco, olio d'oliva, sale, pepe (o peperoncino). Cioè: neonata di triglie soffritta. Il neonato di triglie e 'sparacanaci' assume un colore che dal grigio argento tende ad un tenue rosso corallo: va soffritto alla paolina, cioè con pochissimo olio, sale, pepe (o pezzetti di peperoncino) e foglie di alloro.
Rigirando nella padella con la paletta, va sfumato con una bella spruzzata di aceto di vino bianco.
E' buonissimo anche freddo.

ZUPPA DI PESCE ALLA CATANESE

Ingredienti: kg. 1,200 pesce ( scorfani, dentice, sogliole, gamberi, cozze ecc.); gr. 400 pomodori maturi; gr. 50 uva sultanina; gr. 50 oliva verdi; Capperi, aglio, basilico, prezzemolo; olio di oliva; sale e pepe.
Procedimento: lavate il pesce, puliscitelo e lasciatelo sgocciolare. In un capace tegame di terracotta, in un bicchiere di olio fate prendere colore a due spicchi di aglio schiacciati; privateli e mettete i pomodori sbucciati e passati al setaccio, un cucchiaio di prezzemolo ed uno di basilico tritati, i capperi lavati, le olive snocciolate, l'uva sultanina addolcita in acqua tiepida e strizzata, sale e pepe abbondante.
Lasciate consumare a fuoco lento per una decina di minuti e unite il pesce mescolando per qualche minuto per farlo insaporire bene nella salsa, poi copritelo a filo con acqua calda. Coprite e cuocete per più di mezz'ora. Prima di servire controllate la salatura, poi scodellate in fondine dove avrete messo fette di pane abbrustolite nel forno.

SAURI ALL'AGGHIATA

Pesce poco costoso,ma gustoso e grasseto,quasi sempre freschissimo,dato che appartiene alla famiglia del pesce azzurro,ha tempi di conservazione assai brevi,quindi o si smercia subito o si butta. Infarinateli con semola di grano duro e friggeteli salandoli in cottura. Buttate l'olio della prima frittura,e nella stessa padella aggiungete olio nuovo che insaporirete, facendo soffriggere spicchi d'aglio che poi potete eliminera o no, a seondo i gusti.
Rimettete i pesci in padella e sfumate abbondante aceto bianco. Qua ci sta bene perchè tende a sgassare il sapore del pesce.
Quando si aggiunge l'aceto si scatena un putiferio di schizzi,quindi attenti alle bruciature. Servite ben caldo col sughetto di cottura,e foglie di prezzemolo o menta.

DENTICE ALLA GRIGLIA

Ingredienti : Per 4 persone. 2 dentici da gr. 400/500 l’uno, limone olio di oliva, sale.
Preparazione : Squamate e svuotate i pesci. Lavateli e lasciateli sgocciolare poi adagiateli sulla graticola, cospargeteli di sale non raffinato e fateli cuocere possibilmente sulla brace. Durante la cottura rigirateli una sola volta e serviteli accompagnati con spicchi di limone e un filino di olio.

CAPONE APPARECCHIATO

Ingredienti per 4-6 persone:

1kg di capone, sedano, 30 g di capperi, 100 g di olive verdi, 1 cipolla, olio d'oliva, 100 g di salsa di pomodoro, sale, pepe, 2 cucchiai di zucchero, 5 cucchiai d’aceto di vino bianco, 2 foglie d’alloro.

Preparazione: pulire il pesce, lavarlo sotto acqua corrente, tagliarlo in trance. Infarinare le trance di pesce e friggerle in un bicchiere d’olio d’oliva ben caldo, colorandole da entrambe le parti. In un largo tegame fare leggermente colorire la cipolla tritata in 4 cucchiai d’olio, aggiungere quindi il sedano tritato e dopo qualche minuto unire la salsa di pomodoro, i capperi dissalati, lo olive snocciolate, sale, pepe, alloro, aceto e zucchero. Far cuocere su fiamma media sino ad avere una salsa abbastanza densa. Unire il pesce e far cuocere altri 5 minuti. Lasciare che si raffreddi prima di servire.

 

 

 

 

FRUTTICOLTURA

 

MAZZARRONE La coltivazione dell'uva da tavola nel Mazzarronese affonda le sue radici nel secolo scorso, come si evince da alcuni atti pubblici di compravendita di terreni coltivati a vigneto stipulati tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Anche il Pastena, nel suo libro “La civiltà della vite in Sicilia”, riporta che alla fine del secolo scorso la produzione di uva da tavola rappresentava il 5 % della produzione viticola del «Mandamento di Caltagirone». Nel corso degli anni a seguito di innovazioni tecniche e evoluzioni varietali l’uva da tavola di Mazzarrone ha assunto sempre maggiore rilevanza sino a diventare parte integrante e imprescindibile della vita locale.

Come si consuma. L’uva possiede numerose proprietà benefiche per l’organismo, che sono sfruttate al meglio se si consuma il frutto la mattina a digiuno: è disinfettante e antivirale, diuretica e lassativa, attiva le funzioni epatiche, facilita la digestione, contribuisce a ridurre il livello di colesterolo nel sangue. In cucina, si consuma fresca o si può utilizzare per la preparazione di dolci, marmellate, gelatine e sorbetti.
Si usa anche in cosmesi: il suo succo si utilizza per schiarire e ammorbidire la pelle.

Come si conserva. L’uva, se tenuta a temperature molto basse e con un tasso di umidità tra l’85 e il 90%, può essere conservata fino a sei settimane.
Come si produce. La forma di allevamento utilizzata per la coltivazione dell'uva da tavola è il tendone; per la cultivar Cardinal è utilizzata anche la controspalliera. Fra le tecniche di coltivazione ha particolare importanza la copertura dei vigneti con film plastico, adeguatamente fissato alla struttura del vigneto, allo scopo sia di anticipare la maturazione a giugno che posticipare la raccolta fino alla fine di dicembre. Altro elemento importante, fra le tecniche di coltivazione, è la potatura che viene eseguita al secco e al verde.
Molto importanti, al fine di migliorare qualitativamente la produzione, sono gli interventi sulla fruttificazione, diradamento dei grappoli, sistemazione dei grappoli ed interventi sui grappoli.

 

SAN CONO Il Ficodindia appartiene al genere Opuntia della famiglia delle Cactacee. Originario dell'altopiano Messicano venne introdotta in Europa dagli spagnoli verso la metà del 1500 a seguito della conquista del Nuovo Mondo. Inizialmente venne coltivato negli orti e nei girdini dei nobili. Nelle regioni del Nord non andò, però, oltre questi spazi privilegiati, riuscendo a superare l'inverno solo in luoghi riparati o all'interno delle serre. Nelle più miti regioni mediterranee, il ficodindia trovò invece condizioni ambientali ottimali: si diffuse velocemente e si naturalizzò al punto da divenire uno degli elementi più comuni e ceratterizzanti del paesaggio. Il ficodindia è una pianta arborescente che può giungere a 3-5 m. di altezza, anche se in coltura si tende a limitare lo sviluppo a non più di 2-2,5 m.. E' caratteristica peculiare l'articolazione della parte aerea in cladodi (comunemente dette "pale"), segmenti lunghi 30-40 cm, larghi 15-25 cm e spessi 1,5-3, uniti alla base fino a formare lunghe branche. Le foglie sono effimere e caduche. I cladodi basali tendono a lignificare al quarto-quinto anno di età fino a formare un tronco ben definito. La parte interna dei cladodi, a cui è demandata la funzione fotosintetizzante, particolare nelle cactacee, è costituita da un tessuto parenchimatico opaco che assolve la funzione di immagazzinamento dell'acqua e che determina l'adattabilità del ficodindia a condizioni di estrema siccità. Sulla superfice dei cladodi si trovano le areole (130/160 per cladodio) caratteristiche gemme ascellare modificate tipiche delle Cactacee. Le spine vere e proprie, lunghe da 1 a 2 cm e saldamente inserite sono piuttosto rare nelle forme di ficodindia coltivate in Italia. I glochidi, invece, sono sempre presenti nelle areole; tali "spinette", lunghe pochi millimetri non risultano sclerificate alla base e qundi sono facilmente amovibili. L'apparato radicale, infine, è superficiale, concentrandosi nei primi 30 cm. di profondità. I fiori del ficodindia sono ermafroditi, hanno il calice e la corolla formati da sepali poco evidenti e petali appariscenti di colore giallo-aranciato, numerosi stami che circondano il gineceo, costituito da un pistillo sormontato da uno stigma multiplo. L'ovario è infero, uniloculare, con diversi ovuli disposti in placentazione parietale. I fiori si concentrano sulle areole lungo il margine superiore della corona del cladodio. La fioritura avviene in modo scalare nel periodo compreso tra l'ultima decade di maggio e la prima quindicina di giugno. I frutti derivati dalla fioritura ordinaria (noti come "agostani" o "latini") maturano scalarmente a partire dall'ultima decade di agosto fino alla fine di settembre. La coltura intensiva del ficodindia in Italia è tuttavia finalizzata quasi esclusivamente alla produzione di frutti tardivi, noti anche come "bastardoni" o "scozzolati", derivati da una seconda fioritura ottenuta grazie all'asportazione dei fiori e dei cladodi emessi in primavera. Tale tecnica detta "scozzolatura" è utilizzata per indurre rifiorenza e la conseguente produzione di frutti qualitativamente più pregiati a maturazione autunnale. Il frutto del ficodindia è una bacca uniloculare, polispermica e carnosa, composto da un epicarpo che circonda la porzione edule del frutto (polpa). A maturazione del frutto, l'epicarpo assume il colore caratteristico della cultivar (gialla, rossa o bianca) e diviene facilmente separabile dalla porzione commestibile, che rappresenta circa il 55-60% del frutto. I semi rappresentano il 2-5% del peso del frutto. In Italia, il ficodindia in coltura specializzata interessa quasi esclusivamente la Sicilia, dove è localizzato il 90% della superficie coltivata nazionale. Nelle altre regioni del Meridione, tranne qualche eccezione in Puglia, in Calabria ed in Sardegna, il ficodindia è presente in orti familiari o in giardini con funzione di bordatura, ma non in impianti intensivi.In Sicilia, oltre il 70% delle colture si concentrano in tre aree: "Colline di San Cono", "SudOvest etneo" e "Valle del Belice". L'area di San Cono è la più importante ed è localizzata nella Sicilia Orientale, all'incrocio tra le Province di Catania, Caltanissetta ed Enna.

Le principali cultivar prodotte in Italia sono:

la "Gialla" (o Surfarina, o Nostrale) che rappresenta l'80-90% degli esemplari che compongono i ficodindieti specializzati;
la "Rossa" (o Sanguigna) che rappresenta circa il 10% degli impianti specializzati;
la "Bianca" (o Muscaredda, o Sciannarina) che rappresenta circa il 2% degli impianti specializzati.
Il frutto viene generalmente consumato allo stato fresco, opportunamente sbucciato. Tuttavia, a livello locale, risultano molteplici le elaborazioni gastronomiche ottenute, quali ad esempio la marmellata, "l'estratto", consistente in un liquido sciropposo, i "mustaccioli", ottenuti dal succo ristretto per ebollizione cui si aggiunge farina di semola ed aromi, la "mostarda", preparata in modo analogo ma addizionata di succo d'uva. Il frutto può essere conservato anche attraverso canditura.


MALETTO I prodotti della terra, la posizione geografica, il clima, fanno sì che Maletto punti le sue carte sullo sviluppo del turismo e, in particolare, dell'agriturismo. La campagna è ricca di antichi casali che racchiudono parte della storia di questo antico paese etneo. La produzione delle fragole ha reso Maletto famosa nel mondo. Grazie all'arte dei fragolicoltori e alla particolare posizione territoriale, questo frutto possiede delle proprietà (profumo, sapore e colore) che lo rendono unico. La coltivazione è stata introdotta negli anni '50. La scoperta di acque sotterranee nella zona a valle dell'abitato e la presenza di numerosi pozzi, hanno permesso la coltivazione della cosiddetta "fragolina", utilizzata principalmente nell'industria dolciaria. La piantina di fragola, che nasce spontaneamente nei boschi, viene trapiantata a pieno campo, senza altri procedimenti artificiali di maturazione che ne possano alterare le caratteristiche organolettiche. Ciò conferisce alla fragola di Maletto una straordinaria squisitezza e fragranza. Oggi questo prodotto è presente nei mercati ortofrutticoli italiani ed esteri, ed è molto ricercato. Gustare una fragola di Maletto significa fare il pieno di un profumo e di un gusto che solo queste terre riescono ad infondere al rosso e polposo frutto.
Ogni anno, nel mese di giugno, Maletto diventa la città delle fragole, richiamando centinaia di turisti e di visitatori. Nel corso della Sagra, le maestranze locali realizzano una gigantesca torta alla fragola di oltre mille chili, che viene offerta a tutti i partecipanti Durante la manifestazione vengono esposti in appositi stand le fragole in piantine e in cassette e sono offerte come assaggio gratuito ai visitatori. Il frutto matura tra i primi di maggio e la fine di giugno e nell'ambito della sagra sono esposti diversi tipi di fragole: la fragolina di pasticceria, la fragola "rifiorente", che matura da gennaio a dicembre, e la fragola tradizionale, dal sapore più dolce e dall'odore più profumato. La sagra dura tre giorni e si svolge di solito dal venerdì alla domenica.

 

SCORDIA. Le arance a polpa rossa. Città adagiata nella piana di Catania, a sud del fiume Simeto, al confine fra le province di Catania e Siracusa, Scordia deve il caratteristico aspetto del suo paesaggio di macchia mediterranea, al verde intenso degli agrumeti che permane tutto l'anno, offrendo sfumature cangianti a seconda delle stagioni.
Qui la coltivazione degli aranci è presente sin dalla fine del XVIII secolo, quando i primi innesti furono impiantati sull'arancio amaro, la cui coltura, insieme a quella del Limone, i contadini locali già praticavano.
Nacquero così i primi agrumeti o "giardini", come si usa dire da queste parti. Da allora, i "giardini", si sono progressivamente diffusi sul territorio di Scordia, fino a diventare la primaria fonte di reddito per i suoi abitanti.
La principale varietà colturale (o cultivar) è il TAROCCO, arancia a polpa rossa con le sue diverse varianti. Sono presenti pure altri cultivar di arance a polpa rossa quali il MORO e il SANGUINELLO.
Le arance a polpa rossa sono le ottime arance dalla polpa di colore rosso - rubino, dovuto alla presenza di particolari sostanze, le ANTOCIANINE, che ne pigmentano la polpa e il succo donandole non solo quella nota di colore che le rende veramente appetitose, ma anche una grande carica salutare.
I farmacologi già da tempo riconoscono che le ANTOCIANINE attribuiscono al frutto varie proprietà terapeutiche e curative indispensabili per una salutare e corretta alimentazione.
In particolare: - intervengono attivamente a sostegno delle difese del nostro organismo nell'eliminazione delle scorie metaboliche (i radicali liberi);
- rafforzano le mucose gastriche prevenendo così l'insorgere di gastriti e di ulcere;
- proteggono le pareti vascolari e favoriscono una buona circolazione;
- riducono il tasso di colesterolo;
- favoriscono l'azione del fegato;
- rigenerano la porpora visiva migliorando la vista;
- sono ottimi antiossidanti, al centro di alcune interessanti ricerche e sperimentazioni volte a sconfiggere il cancro.
Le arance a polpa rossa sono dolcissime, pur mantenendo zuccheri e calorie al di sotto della media e costituiscono un'importante scorta di Vitamina C (presente in quantità ben maggiore che nelle arance a polpa gialla), di sodio, di potassio e di altri sali minerali.
Sono il frutto che accompagna la nostra vita, prezioso per la salute, naturale aiuto nella gravidanza, nella crescita, nello sviluppo e nell'età avanzata (Salvatore Pennisi).

 

LEONFORTE. Le pesche nel sacchetto. Una sorpresa nella terra degli aranci e dei mandorli. La Sicilia è terra di agrumi, olivi, mandorli, fichi d’India. Le pesche, si direbbe, sono roba dell’Emilia Romagna, della Campania, del Piemonte. Roba da frutteti iperspecializzati. Al limite, su quei terreni assetati e in quel caldo africano si potrebbero cercare le primizie, che so, una pesca che matura a maggio, magari anche prima. E invece no.
Nel cuore della Sicilia ci sono pesche antiche e, mentre l’Italia ormai da un secolo coltiva soltanto varietà americane e corre dietro alle “pesche di moda”, qui si sono conservate. Nessuno le ha disturbate perché non erano così importanti: a Leonforte la produzione vera era quella di agrumi e di frumento. Gli alberi di pesche nascevano fra gli aranci, e si lasciavano lì. Nascevano dai semi, per caso, e per caso si incrociavano. E siccome qui non siamo sulle coste assolate, ma alle pendici dei monti Erei, erano perlopiù pesche tardive.
Ci volle un po’ di tempo, ma poi qualcuno si accorse che quegli alberi erano preziosi: quale altra regione italiana poteva permettersi pesche appena raccolte ai Santi? Quale altra zona siciliana aveva la fortuna di Leonforte: possedere ricche sorgenti d’acqua? Perché le pesche devono essere irrigate, altrimenti non vivono.
Così, negli anni ’50, nasce il primo pescheto “specializzato”: poca cosa, un terreno di due tumuli (mezzo ettaro), ma nella celebre Contrada Noce, “la zona migliore - ci spiegano - con i terreni argillosi e bagnati dalle acque della Gran Fonte”.
Nel 1951 Carmelo Salomone, uno dei pionieri della pesca di Leonforte, con quei due tumuli guadagna una cifra ai tempi straordinaria: due milioni. Ma dopo appena tre anni, gli agricoltori ricevono un telegramma: bisogna sospendere la raccolta perché le pesche appena consegnate sono marce. È arrivata la mosca mediterranea, un flagello. La coltivazione è abbandonata: per anni le pesche rimangono sugli alberi. Fino all’idea geniale. Un certo Pappalardo di Acireale, che a Leonforte possiede un appezzamento di agrumi, inizia a difendere i frutti con un sacchetto. È il 1965. Poco per volta la pratica dell’insacchettamento si diffonde e la storia della pesca di Leonforte ricomincia.
La storia di una piccola “follia”, di un lavoro certosino che inizia a giugno, ogni anno. I frutti ancora piccoli e verdi sono insacchettati a mano, uno per uno. I sacchetti di carta pergamenata si chiudono con un sottilissimo fil di ferro: proteggono le pesche dalla mosca, ma anche dal vento, dalla grandine e poi consentono di raccoglierle quando sono dolci e mature. Un lavoro per uomini (in Sicilia le donne non vanno in campagna) che viene pagato a cottimo: 35 lire per ogni sacchetto (in un giorno i più veloci ne legano più di 2 mila). Fino agli anni ’70 la carta si comprava a Giarre: le donne di Leonforte se la facevano tagliare su misura e la cucivano a macchina. Anche fare i sacchetti era un piccolo mestiere: si guadagnavano 4 o 5 lire al sacchetto.
Ora i sacchetti si comprano già incollati, ma il lavoro manuale è ancora tanto: bisogna dare il rame agli alberi, potarli, dare l’olio bianco alle gemme quando sono gonfie e rosa (rigorosamente l’ultimo trattamento), irrigare, concimare, fare un’ultima potatura a giugno (quella verde, per togliere i succhioni e diradare i frutti). Anche la raccolta è un’operazione delicatissima: alla fine di settembre i sacchettini con il loro prezioso contenuto vengono staccati dall’albero con una leggera rotazione del picciolo (guai a strapparli). Poi si scartano le pesche e si selezionano, ancora una volta a mano e ancora una volta una per una: si eliminano i frutti con qualche difetto e si dividono gli altri in base alle dimensioni: da una parte le più piccole e via via le più grandi, divise meticolosamente in base al diametro.

 

BRONTE, capitale italiana del pistacchio! La Sicilia è l'unica regione italiana dove si produce il pistacchio ("pistacia vera") e la cittadina etnea, con oltre tremila ettari in coltura specializzata, ne esprime l'area di coltivazione principale (più dell'80% della superficie regionale) con una produzione dalle caratteristiche peculiari.
Bronte, Eden di pistacchio, con un frutto dal gusto e dall'aroma universalmente riconosciuti come unici e particolari.
L'"oro verde", così è denominato il "pistacchio verde di Bronte", rappresenta la principale risorsa economica del vasto territorio della cittadina etnea.
Concorreranno la terra e le sciare dell'Etna, la temperatura o il portainnesto, le tradizioni di coltura tramandate da padre in figlio, fatto è che la pistacchicoltura brontese, a differenza dei prodotti di provenienza americana o asiatica, in massima parte con semi di colore giallo, produce frutti di alto pregio, molto apprezzati e richiesti nei mercati europei e giapponesi per le dimensioni e l'intensa colorazione verde.
Il pistacchio brontese è dolce, delicato, aromatico. Soprattutto è unico.
Fra le varie qualità coltivate nel Mediterraneo e nelle Americhe possiede colori e qualità organolettiche che ne fanno un unicum in tutto il mondo con un suo sapore soave che i frutti prodotti altrove non hanno. Viene apprezzato nei mercati italiani ed esteri per l'originalità del gusto e l'adattabilità in cucina e in pasticceria. E' usato nell'industria dolciaria sopratutto per preparare torte, paste, torroni, mousse, confetti, gelati, e granite, ma è squisito anche nei primi e secondi piatti o arancini; è utilizzato anche nella preparazione degli insaccati (ottimo nelle mortadelle e nelle soppressate) e nel settore cosmetico.
A Bronte se ne raccolgono oltre 30 mila quintali e, quello con guscio (la "tignosella") si vende a circa 4,00/6,00 euro al chilo e a 9,00/15,00 quello senza guscio ("sgusciato"). Una ricchezza di quasi 15 milioni di euro che rappresenta poco più dell'1% della produzione mondiale di pistacchi.
L'ottanta per cento del prodotto brontese è esportato all'estero, sopratutto in Europa, il restante 20% trova impiego nell'industria nazionale (il 55% industria delle carni insaccate, il 30% nell'industria dolciaria ed il 15% nell'industria gelatiera, con un rapporto gelateria industriale/artigianale che potrebbe essere del 60/40%).

Il frutto viene commercializzato sotto diverse forme: Tignosella (pistacchio non sgusciato, i brontesi lo chiamano "babbalucella"), pelato (sgusciato e privato dell'endocarpo), granella, farina, bastoncini, affettato o pasta di pistacchio. Certamente quasi nessun agricoltore brontese vive più di solo pistacchio: la coltivazione occupa solo una parte dell'impegno lavorativo e fornisce una fetta di reddito; è in pratica una seconda attività, ma essenziale per la sopravvivenza della famiglia e della comunità e forse è più la passione che l'economia a spingere i brontesi ad impiantare ancora alberi di pistacchio (che daranno i primi frutti solo dopo circa dieci anni).
Nella zona si contano quasi mille produttori, la maggior parte con piccoli appezzamenti di terreno sciaroso di meno di un ettaro e qualche grosso produttore con un multiplo di ettari. Il frutto raccolto viene in genere smallato ed asciugato ad opera del produttore stesso, che poi vende il suo pistacchio in guscio alle aziende esportatrici o lo conferisce alle cooperative. L'Oro Verde di Bronte nelle diverse fasi di maturazione (in fioritura ad aprile, nel mese di maggio ed a fine agosto). A destra in basso una vecchia macchina per rimuovere ("sgrollare") il mallo, l'involucro coriaceo che ricopre il frutto. Sulla sinistra della "machina ppi sgrullari i frastuchi", due antichi recipienti della tradizione locale: "u stutafocu" (si riempiva di brace ardente per ottenere la carbonella) e "u menzarangiu" (grosso recipiente di rame usato per bollire alimenti o, anche, fare la mostarda di fichidindia).
Il Mediterraneo è stato da sempre uno dei principali centri di scambio e di valorizzazione delle produzioni agro-alimentari mondiali. È stato, tradizionalmente, il mare del gusto, degli aromi, dei sapori, delle spezie. Una peculiare caratteristica che ha disegnato e formato la cultura, l'economia ed anche il paesaggio, trasformandolo profondamente ed in modo quasi irreversibile.
Le spezie in genere ma anche il basilico, il rosmarino, il pepe, l'olivo, gli agrumi, i carciofi, il vino e la vigna e mille altri prodotti e coltivazioni di maggiore o minore diffusione hanno invaso e trasformato questo spazio geografico e culturale, portando allo scambio di merci ma anche al confronto culturale e al mantenimento di un costante valore comune di sapori e tradizioni.
I prodotti di origine mediorientale rappresentano un particolare aspetto di questo patrimonio ed hanno avuto una notevole influenza nella cultura gastronomica europea e mediterranea. Il cus cus, il peperone, perfino il vino, la castagna e cento altri prodotti derivano dal progressivo e millenario scambio e il Mediterraneo ne ha rappresentato lo spazio di comunicazione.
Il Pistacchio, un frutto dalla storia antichissima, noto ai Babilonesi, Assiri, Giordani, Greci, citato addirittura nel libro della Genesi e riportato nell'obelisco, fatto innalzare dal re dell'Assiria, attorno al VI secolo a.C., è uno di questi prodotti agro-alimentari, che ha contribuito a delineare il patrimonio culturale-gastronomico dei popoli mediterranei. Di questo prezioso frutto, portato in Sicilia dagli Arabi, Bronte rappresenta la capitale italiana.
L'Iran è il principale produttore mondiale di pistacchio (56%) con una superficie di 230.000 ettari di terreno coltivato, seguito dalla Turchia, con 39.000 ettari, gli Stati Uniti, 31.000 (dove è presente la cultivar "Bronte") e la Siria, con 20.000. Nell'Unione Europea solo Italia, Grecia e Spagna ne sono produttori (i primi due con circa 9.000 ettari di terreno coltivato e la Spagna con 1.500, di cui 2.000 in Andalucia).
In Sicilia il Pistacchio cresce in prevalenza a Bronte con l'80% della superficie regionale coltivata (e nei comuni di Adrano e Ragalna) e nelle province di Agrigento (i cui centri di produzione sono Favara e Raffadali) e di Caltanissetta (S. Cataldo). La produzione biennale media siciliana è di circa 32.000 quintali di prodotto sgusciato, l'80% dei quali viene esportato all'estero.
A Bronte alcune cooperative ed una decina di aziende esportatrici, in concorrenza fra loro, alcune ottimamente attrezzate e con avanzata tecnologia, si occupano della lavorazione e della commercializzazione del pistacchio.
Si è costituita anche un'associazione di pasticceri che utilizzano il frutto esaltandolo nei loro tradizionali prodotti (paste, torte, gelati, torroni, fillette, panettoni e colombe, torroncini, creme, pesto, ...).
Il "pistacchio verde di Bronte", perennemente minacciato da importazioni di qualità assolutamente inferiore, ha oggi conquistato il dovuto riconoscimento di prodotto DOP: il Disciplinare di produzione è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fin dall'Ottobre 2001.
Ma si è perso tempo. Solo dopo quattro anni, il 3 novembre 2004, è stato finalmente costituito il Consorzio di tutela che dovrebbe iniziare a breve il proprio lavoro.
La Denominazione d'Origine Protetta riguarda una zona di produzione, compresa fra i 300 e i 900 metri s.l.m., che ricade nei territori di Bronte, Adrano e Biancavilla. La peculiarità del pistacchio brontese è il colore uniformemente verde vivo della sua pasta, nonchè la sua pronunciata aromaticità, per cui è senz'altro privilegiato nella manifattura dei torroni, dei prodotti dolciari e dei gelati ma soprattutto delle carni insaccate di pregio e nella gastronomia di alta classe. Tali caratteristiche, uniche fra i prodotti similari di altre zone, sono egregiamente valorizzate proprio nel luogo di produzione.
Ogni anno in alcune viuzze e piazze del centro storico di Bronte si svolge da parecchi anni una sagra (la Sagra del Pistacchio).
Dal pesto alla crema, dalla torta al gelato, dall'arancino alla salsiccia la Sagra è il trionfo del pistacchio in tutte le sue varianti; si celebra nel mese di settembre e nella scorsa edizione ha richiamato ben 100 mila visitatori. E' l'occasione che la città offre ai numerosi visitatori per fare conoscere le raffinate prerogative e le proprietà dell'"oro di Bronte". Il clou della Sagra sono le degustazioni del frutto e dei prodotti che vanno dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dalle torte ai torroni, al gelato, alle crepes, alla filletta, oltre a numerose altre prelibate dolcezze (col pistacchio di Bronte viene prodotto anche un liquore, il pesto, una crema da spalmare sul pane, un ottimo arancino, il formaggio, il salame, le classiche antiche fillette, il caffè, ...e numerose altre prelibatezze dal gusto unico).
(da www.bronteinsieme.it)

 

RAMACCA. Il Violetto e la sua Città:Ramacca. Cittadina agricola sorta ai margini sud-occidentali della piana di Catania, all'inizio del XVIII sec., vanta un territorio di 305,382 kmq, uno dei più estesi della Sicilia. Questo si articola in basse colline, morbidi declivi e vaste estensioni pianeggianti. Bellissime masserie sparse in tutto il territorio arricchiscono lo stupendo paesaggio di veri e propri capolavori d'architettura rurale. Il territorio ramacchese stato abitato fin dalle epoche più remote. Ciò è dimostrato dai numerosi siti preistorici, scoperti nelle contrade Torricella, S. Maria, Poggio Croce, Perriere Sottano, dalla presenza di una città indigeno-greca sulla Montagna di Ramacca, abitata fin dal VII sec. a.C, fino all'età ellenistica. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce reperti, molti dei quali sono esposti nelle sale del Museo Archeologico Civico.
Il carattere urbanistico del paese presenta una pianta ortogonale, con vie larghe e rigorosamente squadrate. Il centro di Ramacca è costituito dalla piazza Umberto I, che ha la morfologia di un ottagono regolare, al cui lato meridionale sorge il settecentesco Palazzo baronale, oggi sede del Municipio, del Museo Civico Archeologico e della Biblioteca Comunale.

Le Caratteristiche del Carciofo: II carciofo (Cynara scolymus L.) appartiene alla famiglia delle Asteraceae (ex Compositae), tribù delle Cynareae.
Il carciofo è una pianta davvero "generosa", di cui si può utilizzare praticamente tutto: dai capolini per il fresco a tavola o per la trasformazione agroalimentare, ai carducci o alle foglie fresche e secche per l'alimentazione del bestiame, per finire con le foglie e le radici da cui si estraggono ortofenoli ed acidi utilizzati in farmacologia e nell'industria dei liquori. Il consumatore è poco informato sugli aspetti qualitativi e nutrizionali di questo ortaggio. Visto il periodo di raccolta (fine autunno-inverno) ostile a molti fitofagi, in alcune zone viene prodotto senza alcun intervento fitosanitario, o comunque tali interventi risultano rari ed in casi di emergenza. Un'altra caratteristica da prendere in considerazione è il suo valore officinale, infatti, grazie ad una particolare sostanza, la cinarina, contenuta nelle foglie, nello stelo e nell'infiorescenza, svolge un'azione benefica sulla secrezione biliare, favorisce la diuresi renale e regolarizza le funzioni intestina!!. Oltre ad essere un eccellente protettivo epatico il carciofo abbassa il tasso di colesterolo nel sangue, con benevoli effetti sulla circolazione sanguigna e sull'attività cardiaca. Inoltre al carciofo è attribuita una forte capacità antiossidante. L'elevato contenuto di inulina lo rende particolarmente idoneo all'alimentazione dei diabetici. Grazie alla ricca presenza di composti vitaminici, infine contribuisce a ridurre la permeabilità e la fragilità dei vasi capillari. In cosmesi, il succo svolge un'azione bioattivante, vivificante e tonificante per la pelle.

 

FALSOMAGRO

Ingredienti: 1 fetta di 700/800 g di fesa di vitello allargata senza buchi a forma di rettangolo, 200 g di prosciutto (o mortadella), 200 g di salsiccia di maiale fresca o salame molle di Chiaromonti Gulfi, 4 uova sode, 100 g di lardo o pancetta (una striscia lunga quanto il falsomagro), 80 g di carne trita, 1 cipollina fresca lunga, 1 uovo battuto, 1 spicchio d’aglio, 100 g di caciocavallo piccante o provolone tagliato a bacchette, 60 g di pecorino col pepe grattugiato, prezzemolo, 80 g di piselli teneri sbollentati in acqua e sale, salsina di pomodoro, 1 noce di sugna, 1 spruzzata di vino rosso vecchio, Olio d’oliva, sale e pepe.

Si tratta del più celebrato piatto di carne in Sicilia, detto "falsomagro" appunto perché dentro rinserra strettamente tanto ben di Dio. Si comincia col battere bene la carne allargandola a rettangolo: su tutta la superficie si accomodano il prosciutto o le fette di mortadella, poi, al centro, si mettono in fila le uova, nel senso della lunghezza, si pone una striscia di lardo, naturalmente senza cotenna e poi, nello stesso senso, bacchette di provolone piccante, ciuffetti di prezzemolo, pezzettini d’aglio e una bella cipollina fresca. Per completare la farcia manca ormai la carne trita, amalgamata con un uovo ed il brontese con la lagrima, cioè con l’olio che gocciola attorno ai grani di pepe, grattugiato, ed i pisellini teneri e, se si vuole, anche la salsiccia fresca sbriciolata. Adesso sì che possiamo arrotolare la grande fetta di carne per racchiudere quanto elencato e, col filo bianco sottile, tracciare fittissimi paralleli, per far diventare "magro" il grosso salsiccione imbottito preparato. Ed eccoci pronti per adagiare nella grande padella dei fritti il falsomagro per rosolarne la crosta nel grasso delle salsiccia prima fritta nella stessa padella, oppure con un po’ di strutto e di olio. A questo punto, se il falsomagro non è destinato ad arricchire il sontuoso gran ragù della festa, cioè finire stufato in tegame assieme alla salsiccia e alle polpette rosolate, ma dovrà troneggiare da solo in tavola, allora si versa il vino sul falsomagro ben rosolato da tutte le parti e, sempre rigirando, si fa cuocere fino ad evaporazione.

Finalmente si aggiunge la salsina di pomodoro, allungata con un po’ d’acqua, e si fa cuocere quietamente, incoperchiato, per circa un’ora. Al momento di servire liberarlo dal filo e tagliarlo in tavola, mai prima, ne va della bellezza del risultato, giacché, se avete fatto le cose a dovere, tagliando adesso fette di due centimetri di spessore, ecco comparire al centro di ogni rotonda fetta il brillare del giallo d’uovo incastonato nel suo alone di bianco, con accanto la nebulosa di lardo e tutt’intorno i verdi pianetini dei piselli ruotanti nel via lattea del caciocavallo fuso, emergenti dagli spazi infinitamente saporiti del falsomagro, sovrano indiscusso della portata di carne in Sicilia.Servire con la salsa di cottura.

 

 

 

 

 

'Nzuddi

Ingredienti: 800 gr. di farina, 100 gr. di strutto, 150 gr. di margarina, 250 gr. di mandorle tostate, 2 uova intere e 2 tuorli, 7 gr. di ammoniaca per dolci, vaniglia, cannella in polvere, 70 gr. di acqua.

Preparazione:Frullate uova, zucchero, ammoniaca, strutto ed essenze fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungete l'acqua, le mandorle e,alla fine, la farina.

Con l'impasto formate larghi biscotti ovali dello spessore di 1 cm. Metteteli in una teglia distanziati, spennellandoli di uovo e passateli in forno caldo fino a quando saranno dorati.

CASSATA SICILIANA

Ingredienti: 800 g.di ricotta di pecora; -500 g. di zucchero; vanillina;-100 g. di cioccolato spezzettato;  -100 g. di frutta candita a pezzetti, gocce di rosolio; -1 forma di pan di Spagna; pistacchi; strisce di zuccata. Preparazione: -800 g. di ricotta di pecora passata al setaccio, 500 g.di zucchero, un pizzico di vaniglia, 100 g. di cioccolato tagliato a pezzettini piccolissimi, 100 g. di frutta candita spezzettata anch'essa fine.

Mescolate il tutto con la ricotta con una cucchiaia di legno, tenete presente che più mescolate la ricotta meglio viene il risultato finale , ma a mano senza frullatori ecc, aggiungete qualche goccia di rosolio.Ora prendete una forma, fatta apposta, appoggiatevi un foglio di carta da cucina, con la gelatina di frutta, sistematevi intorno le fettine di pan di Spagna.Prendete il tutto come si trova e sistematelo dentro il frigorifero per circa due ore.Poi preparate un piatto di cartone da pasticceria e sistemateci sopra la cassata a testa in giù.A questo punto e pronta si deve solo decorare... a vostro piacimento, vestitela con glassa e il pistacchio sistematici la frutta candita ecc.

OLIVETTE DI S.AGATA

Le olivette di Sant'Agata sono i dolci più tipici della festa di Sant'Agata, si trovano su tutte le bancarelle, assieme ai torroni e alle mandorle zuccherate. Le "olivuzze", o "olivette", non sono altro che pasta reale colorata di verde a forma di grossa oliva. Questi dolci si sono adeguati ai tempi: nascono infatti, in occasione della festa dei Santi e per il giorno dei Morti, ma oggi si trovano durante tutto l'anno. Inoltre un tempo, con il loro impasto, si imitava solo la frutta, mentre adesso è facile trovare nelle pasticcerie siciliane persino figure di personaggi tratti dal mondo dei fumetti. Il dolce è ricordato come "Frutta di Martorana" dal nome della chiesa di Palermo che anticamente aveva il "monopolio" della sua di preparazione L'importazione della pasta di mandorle, risale al prospero periodo della dominazione araba ed è detta reale, perchè, giustamente considerata "regina" della pasticceria isolana. La tradizione di preparare, per devozione, questi deliziosi dolcetti fatti con pasta di mandorle è ancora esistente e nasce da una leggenda che narra la nascita di un ulivo selvatico nel luogo in cui Sant'Agata, mentre veniva condotta al suo processo, si chinò per allacciarsi un sandalo.

TORRONE

Non c'è festa popolare in Sicilia dove mancano i "turrunari". Il torrone infatti è diffuso in tutta l'isola. L'origine del dolce è araba, come lo è anche la parola qubbayt, che in siciliano è diventata "cubbàita". Originariamente era fatto con miele, mandorle e "giuggiulena" (semi di sesamo lasciati dagli arabi a Siracusa). Molte le varietà dei torroni per ingredienti. Un tempo si preparava a Licata la "cicirata", con ceci tostati e cotti nel miele. I più noti di oggi sono quelli con mandorle e pistacchio, tradizionali a Paternò per la patrona S. Barbara, o ricoperti di cioccolata, molto diffusi a Piazza Armerina. Poi ci sono i torroni con nocciole e arachidi.

CASSATELLE DI AGIRA

Pasta per cassatelle:Ingredienti:• Kg. 3 Farina tipo “00” • Kg. 0,7 Zucchero• Kg. 1,3 Sugna• 4 uova (se sono piccole usarne 5) •, acqua.

Procedimento:Mescolare a mano farina e sugna in modo da sciogliere la sugna, aggiungere le uova sbattute e lo zucchero, amalgamare l’impasto e aggiungere lentamente dell’acqua in modo da dare alla pasta una consistenza tale da permettere di essere stirata con il mattarello.Far riposare la pasta per circa 10 ore prima di lavorarla.Lavorare la pasta in modo da realizzare dei bastoncini di un diametro tale che possano stare in una mano (non usare tanta forza).

Ripieno:Ingredienti:• Kg 1,25 di mandorle sgusciate e tostate • Kg 1,1 Zucchero• g. 90 Cacao amaro• g. 140 Cacao dolce• litri1,5 acqua• buccia di 3 limoni.• Farina di ceci o di grano duro.Procedimento:Tritare le mandorle tostate assieme alle bucce di limone.

Ripetere l’operazione di tritatura almeno tre volte in modo da raffinare il tritato.Mettere in pentola l’acqua con lo zucchero e le mandorle tritate, a fuoco lento portare all’ebollizione e mescolare in modo da rendere l’impasto omogeneo.

Una volta raggiunta l’ebollizione aggiungere il cacao e mescolare continuamente in modo da amalgamare bene l’impasto ed evitare che si attacchi al fondo della pentola.Sempre a fuoco breve aggiungere la farina lentamente (in modo da evitare grumi) quella che prende per ottenere la giusta consistenza (di solito non più di 300 g.).Far cuocere il tutto per circa 5-10 minuti mescolando continuamente.Al termine della cottura riporre l’impasto in un contenitore preferibilmente di ceramica o di smalto.Attendere che il riempimento si raffreddi prima di usarlo lavorarlo. (per evitare che si indurisca in superficie mescolare di tanto in tanto)

Staccare un poco di pasta dai bastoncini e realizzare delle palline che verranno stirate con il matterello per formare foglia di pasta di forma circolare (diametro 15 cm circa). (spargere l’area di lavoro con farina per evitare che la pasta si attacchi attenzione a non sporcare di farina la parte superiore della sfoglia perché altrimenti non sarà possibile chiuderla).Mettere un cucchiaio di impasto al centro della foglia realizzata e richiudete a metà pressando con le dita sui bordi del semicerchio in modo da richiudere per bene il ripieno (attenzione evitate di sporcare i bordi con il ripieno o la farina per evitare che la cassatella rimanga aperta)e tagliarecon la rotella o l’apposita formina (realizzata artigianalmente ad Agira) in modo da formare la mezzaluna.Riporre le cassatele su una teglia (tipicamente si usano le teglie di latta che impediscono alle cassatele di attaccarsi, usare eventualmente la carta da forno con le teglie tradizionali) e far cuocere in forno ad alta temperatura (tipicamente viene usato il forno in pietra dove prima di mettere le cassatele viene fatta ardere la buccia di mandorle) per pochi minuti in modo da fare indurire la pasta esterna (occhio a evitare che si brucino).Spolverare le cassatele con zucchero o zucchero a velo e cannella in polvere, per far aderire meglio lo zucchero alla cassatella è consigliabile spennellare le cassatella con un collante prima di spolverarle.Il collante viene preparato facendo cuocere un poco d’acqua con dello zucchero e deve essere tale da non essere assorbito dalla pasta della cassatella e nello stesso tempo consentire allo zucchero in polvere di aderire.

TORTA DI MANDORLE

Ingredienti: 500 g. di miele, 300 g. di farina, 200 g. di mandorle tritate, burro q.b.

Procedimento: Sciogliere sul fuoco il miele e unirvi dopo fuori dal forno, la farina e le mandorle.

Versare l´impasto in una teglia unta di burro e velata di farina e infornare. A metà cottura, tagliare la torta a porzioni e rimetterla nel forno per farla cuocere meglio,

CANNOLI DI RICOTTA

Ingredienti: Pasta: 500 g. di farina 00, due tuorli, 25 g. di alcool, 20 g. di sugna, vino (al posto del vino e l' alcool si può usare del vino rosso invecchiato), sugna per friggere.

Esecuzione: Fare la fontana con la farina e nel centro mettere lo strutto, i due tuorli e impastare con l´alcool e il vino fino ad ottenere una pasta abbastanza consistente.

Fate riposare un pochino la pasta coperta con un tovagliolo (1/2 ora circa).

Tirare poi una sfoglia dello spessore di 2 o 3 mm e tagliare la sfoglia in cerchi di diametro di 10 cm. circa.

Avvolgere ogni cerchio di pasta negli appositi cannelli (un tempo erano di canna, oggi si trovano di latta).

Badare a saldare bene i due lembi di pasta, poi friggere i cannoli in abbondante sugna. Quando saranno dorati, colarli sopra una carta assorbente.

Lasciare raffreddare e poi sfilare i cannoli dai cannelli.

Ripieno: Ricotta, zucchero,canditi tritati, cioccolata a pezzetti.

Esecuzione: mescolare la ricotta con lo zucchero e passare il tutto a setaccio perché deve risultare come una crema.

Aggiungere i canditi e il cioccolato e mescolare bene. Riempire i cannoli, pareggiare le due estremità con la lama bagnata di un coltello e decorare con mandorle brustolite tritate molto finemente. In ultimo spolverare con zucchero a velo.

FRUTTA MARTORANA

Ingredienti: 250 g. di farina di mandorle; 1 Kg. di zucchero; 200 g. di glucosio; coloranti per dolci; gomma arabica.

Preparazione: Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero ed il glucosio e versare il tutto in una pentola. Mettere sul fuoco a fiamma bassa mescolando sempre e togliere il composto prima che arrivi ad ebollizione. Versare su un piano (possibilmente di marmo) e lasciare raffreddare.

Lavorare il composto come per la pasta fatta in casa. Con le mani prelevare dei pezzetti di pasta, dare le forme più svariate di frutta, metterle al forno a calore medio; ritirarle quando presentano la doratura in superfice.

Colorare con le varie gradazioni di colore per dolci e, per dare lucentezza, lucidare con gomma arabica sciolta in acqua.

SFINCIE DI S. GIUSEPPE

500 g di acqua 100 g di margarina 50 g di zucchero 500 g di farina 1 bustina di lievito per dolci 7 uova olio

In un tegame riscaldare l’acqua, la margarina e lo zucchero e portare ad ebollizione. Spegnere il fuoco e aggiungere la farina a spolvero mescolando di continuo e quando il tutto è tiepido aggiungere il lievito. Quando il composto sarà freddo aggiungere le uova. Il composto che si otterrà dovrà essere abbastanza fluido. Scaldare abbondante olio di oliva in un tegame e quando caldo versarvi delle cucchiaiate del composto che tirerete fuori quando ben dorate e le metterete a sgocciolare. Guarnire le frittelle così ottenute con zucchero a velo misto a cannella.

MOSTARDA

Ingredienti: 1 lt. di vino cotto, 200 gr. di amido, chiodi di garofano, mandorle tritate sminuzzate.

Esecuzione: mescolare il vino all'amido a freddo, filtrare per evitare che si formino grumi, aggiungere i chiodi di garofano e le mandorle e mettere sul fuoco. Portare ad ebollizione a fiamma bassa e far cuocere, dal momento in cui bolle, per circa un'ora.

GELO DI LIMONE

Ingredienti: 8 limoni, 300 gr. di zucchero, 80 gr. di amido, 1lt. di acqua.

Esecuzione: grattugiare la buccia dei limoni badando a prendere soltanto il velo superiore, mettere la buccia in un panno bianco e spremerla nell'acqua fino a quando si sara' sciolta tutta l'essenza della buccia, quindi procedere alla cottura come una normale crema. Quando e' pronta versarla in coppette umide e appena si raffredda metterla in frigo.

MPANATIGGHI

Ingredienti: pasta: (dose per 2 kg. 40 pezzi circa), 500 gr. di farina 00 ( o quella che prendono le uova), 125 gr. di zucchero, 100 gr. di sugna, 5 tuorli, 1 uovo intero e 1 lt. d'acqua.

Conserva: 200 gr. di filetto (carne), 200 gr. di mandorle tostate tritate, 250 gr. di zucchero, 2 tavolette di cioccolata modicana, 5 chiare d'uovo, cannella e vaniglia (a piacere).

Esecuzione: pasta: impastare a poco a poco la farina con le uova, poi aggiungere tutta la sugna e lo zucchero in modo da ottenere una pasta morbida ed omogenea; lasciarla riposare un po' fra due piatti (se resta della farina che le uova non assorbono, questa servira' per preparare i dischi di pasta).

conserva: fare asciugare la carne sul fuoco in un tegamino e poi tritarla due volte, unirvi lo zucchero e tritare l'impasto; aggiungere le mandorle, la cannella, la vaniglia e le chiare d'uovo rimaste dall'impasto della pasta (se la conserva risultasse un po' dura aggiungervi qualche altra chiara d'uovo mescolando bene).

La pasta si divide in 4 parti uguali, da ognuna di queste parti si devono ottenere 9-10 dischi, si mette un po' di conserva su meta' di ogni disco e si ricopre con l'altra meta', avendo cura di inumidire i bordi della 'mpanatigghia in modo che si chiuda perfettamente. Fare sopra ogni dolce un forellino con la punta del coltello e infornare. Cospargere di zucchero a velo.

MOSTACCIOLI

Ingredienti: (dose per 1 kg. circa), 1 kg. di farina scelta, scorza d'arancia tritata, miele a volonta', 1 uovo.

Esecuzione: impastare gli ingredienti in modo da ottenere una pasta ben compatta. Formare strisce di pasta spessa (1 cm. almeno) e tagliarle ogni 3 cm. circa. Infornare e lasciare scurire nel forno.

BIANCO MANGIARE (CREMA DI MANDORLE)

Ingredienti: 200 gr. di mandorle sbucciate, 200 gr. di zucchero, 1 lt. d'acqua, 90 gr. di amido per dolci, 1 buccia di limone fresco, cannella.

Esecuzione: sbucciare le mandorle e farle asciugare bene, tritarle e, messe in un canovaccio bianco, si "sdillacciunu" nell'acqua. Quando la mandorla e' ormai asciutta, avendo perso tutta la sua essenza, si prepara la crema secondo il solito, aggiungendovi la buccia di limone e un cannolo di cannella. La crema pronta si suole versarla nelle tipiche forme siciliane, prima inumidite. Una volta rapprese, le forme di bianco mangiare si servono su piatti di foglie di limone.

 

 

 

 

 

 

La strada del vino più antica d'Europa. Dai vini doc dell’ Etna al Cerasuolo di Caltagirone

Un privilegio assoluto di cui pochi parlano. Un itinerario economico e turistico , preistorico e moderno, che potrebbe offrire alla Sicilia migliaia di posti di lavoro, come sostengono il Corriere della Sera – Lavoro del 21. Maggio 1999 e la “ Guida al turismo del vino 1999 “ del Touring Club. “Italia Oggi “ il 24.sett.’99 titola un interessante inchiesta : “ Le strade del vino aprono al turismo 10 mila nuovi posti di lavoro “.Ma pochi siciliani, e pochissimi catanesi, se ne sono resi conto. Misteri delle furbizie campanilistiche e di bottega , limiti della scarsa frequenza alla lettura della storia antica e moderna, ignoranza demoralizzante dell ‘esistenza di tesori autentici che possono offrire sviluppo a un’isola che non può condizionare la propria economia aspettando in eterno elemosine statali ed europee che non vengono.

Il privilegio nasce dal fatto che nessuna provincia italiana, come la nostra, può vantare un itinerario economico antico di 4000 anni , che trova conferma nella vocazionalità moderna. Infatti, la via collinare che va da Kamarina a Catania, ( e viceversa ), passando da Caltagirone, era percorsa dai trafficanti Egei che venivano in Sicilia per comprare vino, olio di oliva e miele . Poi, sostengono diversi storici antichi, portavano questi prodotti in tutta l’area del Mediterraneo, con grande successo. ( Da fare invidia ai tempi moderni ).

Plinio il Vecchio sostiene che il vitigno Murgentia , coltivato dai Morgeti nella zona di Caltagirone, forniva un vino “ che non doveva mancare in nessuna mensa regale di tutte le capitali del Mediterraneo” . ( Oggi il probabile erede è il CERASUOLO DOC )

Questo percorso, corrisponde ad una vasta area della Sicilia orientale con vocazione agricola di grande rilievo economico e commerciale. Ci riferiamo agli agrumi pigmentati ed all’olio di oliva che vanno da Catania a Caltagirone, ai fichidindia di Militello V.C., ai carciofi di Niscemi ed alle primizie di Acate, Vittoria , Comiso e Kamarina. Dunque , una vocazionalità agricola consolidata nei millenni che dovrebbe stimolare felici ritorni. Inoltre , le città attraversate , ( Lentini, Scordia, Militello, Mineo, Grammichele, Palagonia, Caltagirone, Acate, Vittoria, Comiso e Kamarina ) , sul piano turistico e culturale , offrono monumenti e testimonianze storiche ricchissime, che vanno dalla tavoletta di cultura egea di Militello V.C. , ai musei di Caltagirone e di Kamarina, dove si conservano collezioni di anfore di terracotta , uniche nel suo genere e dalle coppe vinarie di cultura micenea del museo di Adrano . Un itinerario per tutti i gusti dei visitatori, un paesaggio che si mantiene, malgrado tutto, costituito – diceva Piovene - di tutte gradazioni di verde esistenti in natura, e che tocca province diverse. E poi, colline e coste marine dal fascino più diverso , concentrate in poche diecine di chilometri . Il forestiero avrebbe l’ imbarazzo della scelta.

Molte “strade “ , purtroppo, sono state inventate sulla carta per ragioni pubblicitarie, ma nessuna ha questi supporti storici ed economici, come hanno meritato la “ Strada della seta “, quella “ del sale “ ecc. ecc. .

Per fare decollare questo originale itinerario, che non ha pari, mancano poche opere innovative e pochi spiccioli da spendere, anche se mulini ad acqua , abazie, monasteri , casali secenteschi attendono il restauro previsto dai fondi CEE. ( Che mai la Sicilia ha preteso ).

A parte il carente entusiasmo per valorizzare i propri tesori , che caratterizza i siciliani, basterebbe , per il momento, una dettagliata guida stradale , i cartelli indicatori, ed una campagna di propaganda pubblicitaria opportuna.

Ma forse le cose belle che costano poco hanno poca credibilità.

C’è da considerare, in fine , che “ La strada del vino più antica di Europa “ consentirebbe un flusso turistico diversificato da non esaurire in poche ore. Faciliterebbe lunghe soste per la visita ai centri dell’interno . Tutta la Sicilia orientale trarrebbe grandi benefici da questo nuovo modo di far turismo, gastronomia ed economia vinicola , con i suoi famosi vini a D.O.C.

fonte © Salvatore Cosentino   www.vini-imakara.it

 

 

Cenni storici Fin dai tempi più remoti nel nostro Paese la coltura della vite ha avuto notevole importanza, tant'è che all'Italia antica venne dato il nome di Enotria: terra del vino. In Sicilia addirittura prima del 2000 a.C. si hanno indizi di vinificazione, probabilmente grazie alle remotissime correnti commerciali della civiltà minoica ed egeo-micenica con la nostra isola.

Nell'Odissea il grande Polifemo viene reso inoffensivo grazie ad un eccessivo uso di vino preparato da Ulisse. Quindi già prima dei Ciclopi si conosceva l'arte della vinificazione.

I Fenici, che ebbero forti contatti commerciali con la Sicilia, importavano anche del vino.

In epoca romana, dopo un periodo di incertezza, la tecnica vitivinicola si perfezionò, facendo segnare una netta preminenza dei prodotti enologici su tutti i mercati d'esportazione. Infatti, furono celebri il Catiniensis e l'Adrumenitanum dell'Etna, il Murgentium del Calatino. A cominciare dal II secolo d.C. si entra in un periodo di decadenza che non raggiunse livelli irreparabili grazie alla speciale considerazione in cui il vino fu tenuto dalla nuova religione: il vino infatti era ed è indispensabile alla celebrazione del rito della Mensa Eucaristica. Ciò portò i religiosi a dedicare cure speciali alla coltura della vite, nei chiusi recinti dei broli conventuali e delle chiese, dove si è potuta proteggere dai predoni e dalle varie dominazioni che caratterizzarono il Medioevo. Con l'avvento dell'età dei Comuni vennero adottate nuove disposizioni per favorire la diffusione della vite e per proteggerla da ogni sorta di danno.

L'invenzione della stampa contribuì alla diffusione delle tecniche viticolo-enologiche, che rimasero fino alla metà del XIX, legate alle millenarie tradizioni: la tecnica esposta dai migliori autori non si scostava affatto da quella già magistralmente illustrata da Calumella e Virgilio.

La comparsa di tre parassiti giunti dall'America (oidio, Oidium Tuckeri, la fillossera, Phylloxera vastatrix, e la peronospora, Plasmopora viticola) determinò una vera rivoluzione nella tecnica colturale: non fu più possibile mettere in atto le conoscenze tramandate da padre in figlio. Si rese necessario appoggiarsi sulle scienze biologiche e fisico-chimiche per combattere i nuovi microscopici e implacabili nemici. Grazie alle ricerche e studi di numerosi scienziati e tecnici, è stato possibile individuare il sistema per salvare e migliorare la coltivazione dei nostri vigneti. 

La qualità, specie per il vino, è come la bellezza: facile da apprezzare, ma difficile da definire. Tuttavia possiamo dire che per qualità di un vino si intende l'insieme delle sue caratteristiche compositive che possono essere:

• intrinseche: composizione chimica, costituenti (valutabili con l'analisi chimica attraverso la misura di parametri chimici come il pH, il grado alcolico, l'acidità volatile, fissa e totale, l'anidride solforosa libera, combinata e totale, gli zuccheri, l'estratto secco, i polifenoli, etc.);

• estrinseche: caratteri sensoriali misurabili mediante parametri sensoriali da ricercare con l'analisi organolettica o sensoriale e da valutare con la degustazione (aspetto: colore e limpidezza, bouquet: finezza, intensità olfattiva e franchezza, gusto: corpo, armonia, intensità gustativa e gusto-olfattiva, caratteri di tipicità).

Secondo Emile Peynaud la qualità di un vino è data dai suoi costituenti sapidi (fissi: amaro - dolce - salato - acido - insipido) e odorosi (volatili), in armonia sia nel sapore che nell'odorosità.

La qualità dei vini in Italia è controllata dalla legge, la quale stabilisce tra l'altro alcuni parametri chimici ed organolettici a cui un vino deve corrispondere. La legge di riferimento è la 164 del 1992 che ha sostituto la legge 930 del 1963, il DPR 12 luglio 1963 n. 930. La normativa vigente prevede che i vini in relazione alla loro provenienza e qualità si possono distinguere in:

• Vini a D. O. C. (Denominazione di Origine Controllata), le uve provengono tutte dalla zona determinata e, nella produzione dell'uva come nella trasformazione, si deve rispettare un apposito disciplinare stabilito per Decreto del Ministro delle Politiche Agricole;

• Vini a D. O. C. G. (Denominazione di Origine Controllato e Garantita), ai requisiti della DOC si aggiungono analisi fisico-chimiche ed organolettiche al fine di riconoscere il particolare pregio del vino;

• Vini a I. G. T. (Indicazione Geografica Tipica), almeno l'85% delle uve deve provenire dall'area geografica determinata. (Vino IGT Sicilia D.M. 10/10/95 - G.U. n. 269 del 17/11/95.

A livello di Unione Europea, i vini di qualità vengono classificati in:

• V.Q.P.R.D. (Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate), nei quali rientrano i DOC e DOCG;

• V.F.Q.P.R.D. (Vini Frizzanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate);

• V.S.Q.P.R. D. (Vini Spumanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate).

Secondo recenti statistiche i vini a D.O.C, e D.O.C.G. contano una produzione annua italiana di circa dieci milioni di ettolitri pari a circo il 15% della produzione vinicola totale. In particolare i vini di qualità a D.O.C, e D.O.C.G. al Nord rappresentano il 64%, al Centro il 24% al Sud e nelle Isole il 12%.

La qualità nel campo enologico è dettata dal "Disciplinare di Produzione" presente presso le Camere di Commercio (C.C.I.A.A.), le quali oltre ad indicazioni relative alla delimitazione del territorio vacato di provenienza (aree viticole) contengono i parametri che stabiliscono gli standard qualitativi e cioè:

• Uvaggio (vitigni);

• Resa produttiva ad ettaro;

• Eventuali periodi d'invecchiamento o maturazione;

• Parametri chimici ed organolettici.

Come recita l'art. 13/164 del '92, condizione utile per l'utilizzazione delle D.O.C, e D.O.C.G. è la "Certificazione Positiva" rilasciata dalle C.C.I.A.A. su richiesta dei produttori.

Le Denominazioni di origine sono strumenti, certificanti la qualità, a disposizione dei produttori, ai quali per poterne usufruire, non basta avere il vigneto ricadente nella zona delimitata dal disciplinare di produzione, ma occorre che i loro vini siano prelevati e sottoposti ad esami chimici ed organolettici da parte delle Commissioni di degustazione funzionanti presso le C.C.I.A.A., composte da Enologi, Esperti, Tecnici laureati. Periti agrori. Agrotecnici, Agronomi e Assaggiatori di Vino. Tali Commissioni devono constatare se i prodotti presentati per essere esaminati, corrispondono a quanto indicato dalle norme contenute nel relativo "Disciplinare di Produzione". In base alla legge esistono tre stati qualitativi:

1 ) Qualità dettata da parametri minimi che sono inseriti nel disciplinare di produzione;

2) Qualità detta creativa, cioè quella data da quel quid in più a disposizione del produttore per differenziare in senso qualitativo migliore la sua produzione;

3) Qualità certificata, che è quella attestata dal nullaosta rilasciato dalle C.C.I.A.A. per utilizzare le denominazioni di origine controllata e garantita. In Italia esistono al momento quasi quattrocento vini a D.O.C e a D.O.C.G.

I fattori che influenzano la qualità del vino sono:

• fattori permanenti: vitigno (vacato o no), clima, microclima, terreno (natura geologica, giacitura, esposizione, caratteristiche fisiche e chimiche); zona vacata o no;

• fattori modificabili (tecnica colturale, sistema di allevamento e potatura, sesto d'impianto, fertilizzazione, difesa fitosanitaria);

• fattori enologici (sistema di vinificazione, trattamenti di cantina, igiene dell'ambiente, delle attrezzature e dei contenitori);

• fattori variabili (annata di produzione);

• fattori umani (conoscenze tecniche del cantiniere e dell'enologo, preparazione, competenza ed educazione del consumatore);

• fattori condizionanti (gusto, abitudini, moda, ambiente, potere nutrizionale, prezzo di vendita, rarità del prodotto.

L'Etna DOC Dante definì la Sicilia "Isola del Fuoco", riferendosi al vulcano Etna. Ed è proprio qui che i vigneti assumono caratteristiche uniche, dove la realtà rafforzata dalle tradizioni e dalla mitologia, danno origine al "vino del fuoco". Un vino di primissima qualità che riesce a dare al bevitore un forte potere evocativo dei luoghi di produzione.

Nella "Storia dei Vini d’Italia", pubblicata nel 1596, venivano ricordati i vini prodotti sui colli che circondano Catania la cui bontà veniva attribuita alle ceneri dell’Etna.

La D.O.C. Etna è stata riconosciuta con D.P.R. 11 agosto 1968, ai sensi della legge 3 febbraio 1963, n. 116. Il relativo disciplinare di produzione fissa le caratteristiche e i territori comunali interessati (vedi cartina).     

 

Il Rosso dei Simply Red in vendita on line
22 September 2005

E' stata una sorta di test, nel luogo culto del food & wine italiano con l'apparizione – per un istante – anche della mitica Sofia Loren, seppure solo in fortuito passaggio. Ma quest'apparizione potrebbe essere il segno del destino, per un vino destinato a diventare famoso, come lo è già il suo produttore. "Il Cantante" è il vino prodotto in Sicilia da Mick Hucknall, per l'appunto il cantante dei Simply Red ed è stato sottoposto al "giudizio" da un pool di giornalisti di settore, in quel della Città del Gusto, a Roma, quartier generale del Gambero Rosso. Quattro bottiglie di Etna Rosso doc, vendemmie 2001, 2002, 2003, 2004, in degustazione guidata alla presenza dell'enologo che ne ha curato la vinificazione, Salvo Foti, già artefice dei vini per Benanti e Gulfi.
Il responso sensoriale è stato lusinghiero, soprattutto per l'Etna Rosso 2001, un vino che a tutti è sembrato pronto per essere commercializzato. E Mick Hucknall ha annunciato che, «non abbiamo ancora deciso di vendere, anche perché non sappiamo bene quale prezzo fare, ma per questo a ottobre (forse il 17) su Internet faremo un'asta on line delle bottiglie (la produzione ammonta a 5mila bottiglie, ndr) del Cantante 2001».
Naturalmente questo happening – con pranzo dedicato ai "sapori della vendemmia sul vulcano", curato dallo chef Carmelo Chiaramente, in ottima forma - è stato anche l'occasione per celebrare l'Etna, per parlare dei suoi vigneti, delle caratteristiche dei vitigni della Doc, per ripercorrere anche la storia dell'incontro fra il cantante anglo-scozzese-irlandese e l'enologo Foti. Una storia che comincia nel 2001, quando il Simply Red decide di acquistare un vigneto nel territorio di Sant'Alfio e produrre un vino che rispettasse tradizioni e territorio. Quindi l'incontro con Foti e questa sorta di "sperimentazione" che dati i risultati ottenuto adesso ha fatto il passo di sottoporsi a un pubblico qualificato. Si cercano conferme, mentre il progetto "Il Cantante" continua ad andare avanti: oggi l'azienda possiede 6 ettari di vigne sui versanti est e nord del vulcano, nel territorio di Sant'Alfio sono state acquistate vigne ad alberello e terreni in cui impiantarne di nuove (sempre ad alberello), si sta inoltre completando la ristrutturazione della cantina palmento, risalente al 1760 che verrà adibita a museo vitivinicolo e sala degustazione. Il progetto prevede che l'azienda a regime conti su 10 ettari di vigneti, su una cantina per la produzione di 100 mila bottiglie: due Etna rosso Doc e due bianchi, uno Etna bianco doc e "qualcosa fuori dalla Doc" (forse Pinot nero).
Un progetto ormai delineato e avviato, capace di innescare anche un certo richiamo per il turismo enogastronomico, vista la fama - e l'etichetta – di chi fa questo vino. Un anticipo del successo che può avere questa operazione si può avere guardando a come è andato via – agli sportelli del Banco di Sicilia – "Il Cantante Nero d'Avola", venduto in 13 mila bottiglie, in doppia confezione a 49 euro. Non poco, e a scatola chiusa. Evidentemente i fans di Mick Hucknall sono anche intenditori.


Giornale di Sicilia – 21 September 2005
Cantante Doc, il leader inglese dei Simply Red acquista altri vigneti sull’Etna

PALERMO. L’innamoramento continua. Stregato dalla bellezza della Sicilia alcuni anni fa, il leader dei Simply Red, Mick Hucknall, ha deciso di acquistare altri vigneti sull’Etna. Piccole porzioni di terra vocata alla vite che sul vulcano dove la proprietà è molto frammentata sono già molto significative. Salvo Foti, il brillante enologo catanese che assiste Mick in questa sua avventura tra uva e bottiglie, annuncia che gli ettari sono sei di cui quasi due già vitati e presto diventeranno dieci. Il cantante inglese dei Simply Red ha acquistato terreni e un palmento del ‘700 a Sant’Alfio e sta per rilevare gli altri ettari a Randazzo. L’obiettivo è quello di produrre tra 4 anni circa 100 mila bottiglie, rossi in prevalenza, ma anche qualche bianco, sul versante nord del vulcano, là dove la viticoltura già estrema si fa veramente difficile, magari per provare il Riesling o alti vitigni a bacca bianca che crescono bene col freddo. Hucknall ha presentato a Roma le prime quattro annate del suo vino etneo che naturalmente si chiama “Il Cantante”. Un rosso, Etna Doc, blend tra Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Sono pronte le annate 2001, il 2002, il 2003 e il 2004 sono in fase di affinamento. La metà delle cinquemila bottiglie, millesimo 2001, sarà in vendita solo via internet a partire dal 17 ottobre. Un rosso che coniuga struttura ed eleganza. Musica...allo stato liquido.

 

Giornale di Sicilia – 21 September 2005

Il mito del “Cantante” - 13/10/05

Mick Hucknall: osannato cantante, coraggioso produttore, attento manager

Mick Hucknall – il famoso cantante rock dei Simply Red, al centro della foto con la fidanzata e un amico – si presenta con una carnagione bianco latte e i fiammanti capelli rossi. Ha però una voce nera e la sua passione per la black music viene da lontano. Lo chiamano “red” e non è un caso che Simply Red sia il marchio della band che ha fondato nel 1984 a Manchester. Dal 2001 – o forse prima – ha però un’altra grande passione: il vino; meglio se prodotto da lui e in un territorio naturalmente vocato per i grandi vini: la Sicilia. Nell'estate del 2001, affascinato dall'Etna, decide di acquistare dei vigneti al fine di produrre, nel rispetto delle tradizioni e del territorio, dei vini dell'Etna che siano vera espressione dei vulcano e, come la grande musica, non abbiano a temere l’ingiuria del tempo: inizia così, dopo la grande avventura di Manchester, quella dell'azienda vitiivinicola IL CANTANTE. L'azienda ha oggi circa sei ettari di superficie vitata e da vitare, in due versanti dell'Etna: est e nord.

Dalla vendemmia 2001, con la collaborazione di Salvo Foti, si è iniziato a selezionare delle vecchie vigne ed a vinificarne le uve autoctone per la produzione dell'Etna rosso a Doc.

Nel versante est, nel territorio di S.Alfio, a circa 800 metri s.l.m. si è proceduto ad acquisire delle antiche vigne ad alberello e ad impiantare, sempre ad alberello, dei nuovi vigneti e la produzione dell'Etna Doc di questo versante dell'Etna inizierà, presumibilmente, con la vendemmia 2006. Qui è anche in fase di completamento la ristrutturazione della cantina-palmento della metà del XVIII secolo, dove verranno aperti un museo dedicato alle pratiche vitivinicole e una sala di degustazione. Le uve dei vini Etna Rosso Doc fin qui prodotti, provengono invece da vigneti di proprietà del versante nord, in territorio di Castiglione di Sicilia, a circa 700 metri s.l.m..

Gli impianti sono ad alberello, 8.000 viti per ettaro, terrazzati e le varietà sono tutte rigorosamente autoctone etnee (Nerello mascalese e Nerello cappuccio) selezionate proprio per la produzione di questi vini tradizionali.

L’altitudine media, compresa fra i 700 e gli 800 metri, condiziona fortemente le escursioni termiche gionaliere – che sono state rilevate anche superiori ai 30 C° nelle 24 h – ma anche mensili e annue, influenzando così i processi fisiologici delle piante nelle loro fasi di alligagione, fioritura, invasatura e maturazione dei frutti. Così, mentre la ricercata esposizione a nord e nord-est accentua gli effetti dell’altitudine elevata, stemperando le morbide influenze mediterranee del vicino mare Jonio, quella a est e sud-est, si concede a produzioni maggiormente quantitative, ma senza nulla cedere nei confronti della qualità.

Il progetto definitivo di Mick prevede altre acquisizioni – già individuate – fino a un comporto totale di dieci ettari di vigne e la realizzazione dì una cantina per la produzione di un massimo di 100mila bottiglie di vini etnei. A più lunga scadenza sono previste due tipologie di Etna rosso a Doc e due bianchi di cui uno a Etna Doc.

Mick Hucknall, che alle doti di cantante unisce quelle di ottimo manager, non ha fin qui voluto proporre sui mercati tradizionali il suo prodotto che viene per ora commercializzato solo con il sistema delle aste private. La primissima asta fin qui indetta di sole 100 casse da 6 bottiglie l’una dell’Etna Rosso Doc 2001, sarà indetta sul sito web www.ilcantante.com dalle ore 9.00 del 17 ottobre 2005 fino alle ore 21.00 del 24 ottobre. Trascorso tale termine le 4.400 bottiglie restanti verranno ritirate dal mercato e riproposte fra 12 mesi. Ulteriori informazioni dettagliate sulla procedura d’asta, i costi di spedizione, termini e condizioni tutte, saranno disponibili sullo stesso sito a partire dalle ore 9.00 del 17 ottobre p.v.

Le annate 2001/02/03/04 che abbiamo avuto il privilegio di gustare in casa di Mick, a S.Alfio, nel corso di una piacevole degustazione guidata dallo stesso Salvo Foti e riservata solo a giornalisti e specialisti di settore, hanno messo in rilievo come i notevoli sbalzi di temperatura tra giorno e notte dell’alta collina, abbiano giovato alle uve che hanno conservato così tutta la loro gamma di profumi varietali, cui i terreni sabbiosi vulcanici ricchi di minerali hanno aggiunto forte acidità fissa, mentre le condizioni meteo – inverno freddo, primavera normalmente piovosa, estate calda ventilata e autunno fresco – hanno garantita la perfetta sanità dei prodotti. I quattro vini derivati da una protratta macerazione in acciaio sui loro stessi lieviti naturali, hanno dimostrato di aver gradito (o di gradire) il prolungato soggiorno in botte piccola – dai 12 ai 18 mesi – seguito da un calibrato affinamento in bottiglia (annate 2001/02/03). Di nobile e compassata struttura il 2001, invadente nelle sue grandi note aromatiche – secondarie e terziarie - il 2002, serio e misurato il 2003, giovanile nel suo fresco entusiasmo il 2004.

Carlo Ravanello

 

 

 

 

  Nel Catanese la zona più importante per produzione vinicola è quella dell'Etna, dove grazie alle condizioni climatiche legate al vulcano, si ottiene un ottimo vino DOC Etna, nelle tre qualità rosso, bianco e rosato.

Le città produttrici in questa zona sono dodici: Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Piedimonte, Pedara, Milo, Randazzo, Sant'Alfio, Riposto, Trecastagni, Santa Venerina, Viagrande e Zafferana Etnea. I vitigni coltivati sono il Cataratto, il Carricante, il Nerello Mascalese e l'Inzolia. Oltre alla visita nelle numerose cantine è d'obbligo l'ascesa ai crateri dell'Etna e una visita ai centri storici di Randazzo, Linguaglossa e Zafferana Etnea in occasione dell'Ottobrata.

Alcune enoteche:

  • "la Nuova Cantina" - 95126 Catania (CT) - Via Grasso Finocchiaro, 120 Tel.095.493860

  • Osteria Uno" - Catania (CT) Tel.095.438936 Cell.388.0417910

  • sud Est" Vini & Co. - 95131 Catania (CT) - Via A. Di Sangiuliano, 171 Tel.095.315583

  • voglia Di Vino" - 95131 Catania (CT) - Via F. Crispi, 236 Tel.095.537178

  • Florio - 95127 Catania (CT) - Via Vittorio Emanuele Orlando, 129/131 Tel.095.505262

  • Tocco Di Vino - 95024 Acireale (CT) - Via Galatea, 18/20 Tel.095.7634215

  • Regionale Di Sicilia - 95129 Catania (CT) - Viale Africa, 31 Tel.095.7462210

  • Tarallucci E Vino - 95126 Catania (CT) - Via Duca Degli Abruzzi, 185 Tel.095.372187

  • Il Grappolo D'uva - Enoteca (ristoranti) - 95131 Catania (CT) - Via Vittorio Emanuele, 83 Tel.095.7150291

  • L'enoteca Di Sicilia D.o.c. Di Tracin Agata E C. S.a.s. - 95127 Catania (CT) - Via Leopardi Giacomo, 5 Tel.095.7110081

Etna bianco

Zona di produzione: i colli che circondano Catania.

Vitigni: Carricante 60%, Cataratto bianco comune o lucido fino al 40%. Possono concorrere Trebbiano, Minnella bianca ed altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 15%.

Gradazione alcolica minima: 11,5%.

Invecchiamento: nessuno.

Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati; profumo delicato di Carricante; sapore secco, fresco, armonico.

Qualificazioni: nessuna.

Abbinamenti :antipasti magri, primi piatti con sughi di pesce, fritture e gratin di acciughe e sardine, pesci in bianco con salse delicate.

Etna bianco superiore

Zona di produzione: parte del territorio del comune di Milo.

Vitigni: Carricante 80%, Cataratto bianco comune o lucido fino al 20%. Possono concorrere Trebbiano, Minnella bianca ed altri vitigni non aromatici a frutto bianco.

Gradazione alcolica minima: 12%.

Invecchiamento: nessuno.

Caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino molto scarico con riflessi verdognoli; profumo delicato, di frutto; sapore secco, lievemente fresco, armonico e morbido.

Qualificazioni: nessuna.

Abbinamenti :frutti di mare crudi, risotti marinari, crostacei arrosto, pesci pregiati al forno o al cartoccio, zuppe di pesce saporite.

Etna rosato

Zona di produzione: i colli che circondano Catania.

Vitigni: Nerello Mascalese minimo 80%, Nerello mantellato (Nerello cappuccio) fino al 20%. Possono concorrere altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 10%.

Gradazione alcolica minima: 12,5%.

Invecchiamento: nessuno.

Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino che con l'invecchiamento presenta leggeri riflessi granato o rosato tendente al rubino; profumo vinoso, intenso e caratteristico; sapore secco, caldo, robusto, pieno, armonico.

Qualificazioni: nessuna.

Abbinamenti :primi piatti con sughi di carne, arrosti di carni bianche, vitello e manzo stufati, grigliate miste, formaggi vaccini stagionati.

Etna rosso

Zona di produzione: i colli che circondano Catania.

Vitigni: Nerello Mascalese minimo 80%, Nerello mantellato (Nerello cappuccio) fino al 20%. Possono concorrere altri vitigni non aromatici a frutto bianco fino ad un massimo del 10%.

Gradazione alcolica minima: 12,5%.

Invecchiamento: nessuno.

Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino che con l'invecchiamento presenta leggeri riflessi granato o rosato tendente al rubino; profumo vinoso, intenso e caratteristico; sapore secco, caldo, robusto, pieno, armonico.

Qualificazioni: nessuna.

Abbinamenti :primi piatti con sughi di carne, arrosti di carni bianche, vitello e manzo stufati, grigliate miste, formaggi vaccini stagionati.

Località di produzione

  • Aci S.Antonio, Nicolosi, Pedara, Zafferana, Viagrande - VINI DEL BOSCO ETNEO

  • Adrano (CT) - ADRANO ROSSO

  • Bronte (CT) - MADERA DELL’ETNA

  • Catania - ARABESCO BIANCO - ARABESCO ROSSO

  • Etna - BOSCO DELL’ETNA ROSSO, BIANCO DI S. VENERINA

  • SAN SALVADOR ROSSO - VINI DELLA PIANA DI MASCALI - BIANCAVILLA ROSSO

  • BOSCO DELL’ETNA BIANCO - VINO ETNA MAZZULLO BIANCO E ROSSO D.O.C. - TRECASTAGNI - BELPASSO ROSSO - ETNEI DI MEZZA MONTAGNA - CICLOPI ROSSO - BIANCAVILLA BIANCO

  • Etna (Riposto) - ANTEO ROSATO - ANTEO ROSSO - ANTEO BIANCO

  • Fiumefreddo (CT) - TERREMORTE

  • Giarre (CT) - ETNA ROSSO SETTETORRI

  • Linguaglossa (CT) - ETNA ROSSO RAGABO (ROSSO DELL’ETNA)

  • Mascalucia (CT) - OMBRA

  • Milo (CT) - ETNA ROSATO VILLAGRANDE o VINO DEL GATTOPARDO, ETNA BIANCO SUPERIORE VILLAGRANDE, ETNA ROSSO VILLAGRANDE

  • Misterbianco (CT) - TERREFORTI, CICLOPI ROSE’, CICLOPI BIANCO

  • Paternò e Ragalna (CT) - RAGALNA BIANCO E ROSSO

  • Randazzo (CT) - RANDAZZO, ETNA ROSSO CALDERARA, ETNA BIANCO CALDERARA

  • Riposto (CT) - ETNA ROSSO, NERELLO QUATTROSTELLE, ETNA BIANCO, ETNA ROSSO - FATTORIA DI PASSO CAVALLO 1809, SILENO

  • S.Giovanni Montebello di Giarre (CT) -ETNA ROSSO - FATTORIA VILLA IOLANDA

  • Solicchiata (CT) - SPARVIERO BIANCO E ROSSO, ETNA ROSSO SOLICCHIATA, ETNA ROSSO TORREPALINO, ETNA BIANCO TORREPALINO, ETNA ROSATO MONTEDOLCE

  • Mascali (CT) - NERELLO MASCALESE

 

 

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in sottofondo LA VUCCA, da "LA CANZONE CATANESE TRA '800 E '900"intrepretate e arrangiate  dall'Associazione Culturale "Schizzi d'arte"con la promozione del Rotary Club - Catania - Distretto 2110