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Partenza da Phoenix e destinazione finale il favoloso Grand Canyon! Prima di lasciare la capitale tutti volevano fotografare i cactus dell'Arizona. Quindi tutti in gruppo col cactus, in due sotto il cactus, seduti sul cactus in un posto del cactus, pieno di queste tipiche piante grasse dell'Arizona già descritto ieri. Me le aspettavo di dimensioni normali e invece (come del resto tutto, qui) sono enormi.
Quando alla fine siamo pieni di spine, Renè (la nostra guida) raccoglie i resti rimasti indenni e li mette tutti in pullman per andar via! A bordo ci racconta che il Governo degli Stati Uniti, preoccupato per l'estensione di grandi città dell'Arizona come Phoenix e Tucson, nel 1994 ha deciso di dichiarare il deserto di Sodona, già monumento nazionale dal 1933, Parco Nazionale. Questo per preservarlo da "eventuali e future" cementificazioni che potessero mettere a rischio la sua naturalezza e la sopravvivenza di quelle piante peculiari del posto.
Ma... lo sapete quant'è grande il deserto dell'Arizona? Credo che per arrivare a parlare di pericoli di urbanizzazione occorrano secoli, e secoli, e secoli. In tutte le cose esagerati, anche nella lungimiranza! Però, come ne vorrei anche solo un pezzettino piccolo di questa esagerazione. Per chi? Per la mia Catania, me ne basterebbe solo un poco. Dal Castello di Montezuma (descritto meglio più sotto) in poi ci accorgiamo che il paesaggio comincia a cambiare, l'arida e giallastra campagna del deserto comincia a sparire lasciando il posto a pini, abeti e a rocce di un colore che non avevo mai visto prima: rosso. A
metà giornata arriviamo a Sedona, cittadina collocata
sotto l'Oak Creek Canyon e circondata da
grandi formazioni di pietra, appunto rosse. Qui abbiamo solo un'ora di tempo per il lunch
per poi ripartire secondo la tabella di marcia. Qualcuno mi invita a sedermi per consumare un panino e una birra. No grazie, caso mai il sottoscritto digiuna rimandando tutto a cena! Sedona è una cittadina di 15.000 abitanti e sebbene il suo nome possa sembrare quello di un pistolero tipo "Dio perdona, Sedona no", invece è semplicemente quello della moglie di uno dei suoi fondatori e alla quale fu dedicato il primo ufficio postale agli inizi del solo scorso.. Oltre ad essere una meta turistica per le sue manifestazioni artistiche e culturali, è famosa anche per i suoi ambienti che ricordano parecchi film western americani girati proprio nel suo territorio (credo anche Bonanza) e per questo è soprattutto una città "cowboy", piena di negozi con pacchianerie rigorosamente "made in USA" (e stavolta non made in China) che a me piacciono tanto. Con tutto quel ben di Dio che mi scorreva davanti agli occhi e alle tasche, avrei mai potuto sprecare quella minuscola ora a disposizione consumando un panino uguale a tutti quelli che avrei mangiato nella mia vita? Una cosa del genere dove mi capitava più? Così via di corsa a crogiolarmi in quei negozi country dove Moriconi, qui sì, non avrebbe avuto problemi col negoziante per fargli capire ciò che voleva. Cappelli di tutte le misure, laccetti per camicie, cinturoni dalle borchie più stravaganti, selle, pellami e tanti altri "giocattoli". Per Nando questo posto sarebbe stato l'Eldorado che cercava. Vista la vicinanza con Flagstaff, c'è addirittura un negozio tutto dedicato alla Route 66 (lì dentro ci sono rimasto mezz'ora!). Qui sono tutti gentili, anche i poliziotti sono gentili. In America non si stancano mai di salutare; nemmeno gli sconosciuti, in ogni momento della giornata. Se poi si accorgono che sei un turista ti irradiano un "welcome" tutto luccicante con un sorriso a 32 denti; e se hai problemi con la lingua cercano di aiutarti in ogni modo, fino all'impossibile. Al contrario di quel che pensavo, devo dire che mi sbagliavo sul loro conto. Me li aspettavo spacconi e superbi, invece sono molto educati, simpatici, giocherelloni e disponibili con tutti. Visto che eravamo distanti solo un miglio, sull'autostrada chiedo di variare il percorso per un caffè pomeridiano a Flagstaff o, al limite, fermarsi in una bella e malandata stazione di servizio con accanto un palo della '66 come per dire "sì, c'ho fatto solo pipì ma ci sono stato!". Sorry, not possible. Mentre comincio a veder scorrere sulla mia destra i cartelli di ingresso a Flagstaff e Williams, autentiche roccheforti della '66, che quasi mi salutano con malinconia, il bus macina chilometri dritti dritti fino all'incrocio con la 64, dopo l'uscita di Williams, per poi salire a nord. Eccoci arrivati al South Rim del Grand Canyon. Il South Rim è l'ingresso più conosciuto e dista da quello Nord circa 6 ore d'auto. Al casello di ingresso il ranger addetto alla biglietteria ci sorride e si mette quasi in posa per farsi fotografare. Eravamo in gruppo, ma se fossi stato solo mi sarei fatto un giro in treno sul Railway. Doveva essere fantastico! Il Grand Canyon Village è un grande complesso costruito tanto tempo fa e, per la sua ampiezza, è l'unica struttura alberghiera-turistica della zona. Praticamente c'è tutto, dagli alloggi ai supermercati, dai musei alle stazioni ferroviarie, dagli uffici postali ai ristoranti, dai negozi al country bar. Non manca proprio niente. Bright Angel Lodge
è l'ingresso principale dove c'è la direzione del Parco e tutti
i servizi connessi. Il Yavapai Lodge (zona Plaza) era il
settore dove eravamo stati destinati sia per dormire (fra cervi, lupi
e gufi) sia per mangiare alla vicina Cafeteria, una sorta di Mc Donald fra le foreste,
peccato. . Ma... lui... dov'e? Chi? ...........Il Grand Canyon! Un attimo, no? (just moment, please!) Attraversando gli interni del Bright Angel Lodge si accede dall'altra parte, in un grandissimo terrazzo-belvedere che si divide in due strade laterali, le Rim Trail, che scappano via a destra e sinistra con i loro numerosi "point-wiev" e che con buona lena di gambe si possono raggiungere in tempi accettabili. Essi sono il Yavapai, il Mather, il Powell, il Maricopa, l'Hopi, il Mohave, il Pima, il Grandwiev, il Desertwiev, il Yaki Point. Dunque, faccio ancora dei passi avanti, mi avvicino ai parapetti centrali e mi accorgo all'improvviso di qualcosa (un essere?) che non avevo mai visto: uno spettacolo immenso, colossale, indescrivibile, una grandiosa meraviglia disegnata con tutti i colori del mondo. Un teatro multistrato dalle mille tonalità che si sovrappongono l'una sull'altra e che costituiscono le varie età di questa "cosa" sollevatasi 70 milioni di anni fa nella zona sud-occidentale degli Stati Uniti. Nella valle, il profumo di tutta la vegetazione che c'è attorno e le aquile che librano in quel sipario sembrano quasi sancire l'assenza delle voci dei turisti, che ancora ammutoliti sembrano rispettare il religioso silenzio imposto dal gigante che hanno davanti: il Grand Canyon!
Ho cominciato a fotografarlo, quel gigante, e subito ho avuto problemi con l'obiettivo della mia fedele fotocamera: nonostante col 18 allargassi al massimo il grandangolo, non c'entrava, lui non c'entrava! Avevo problemi a farlo entrare dentro l'obiettivo! Il soggetto era un extra, ma tanto extra-large, una XXXX LLLLL! E allora valutavo le distanze di scatto, lo zoom giusto, ma niente! Salomonicamente l'ho dovuto dividere in due. Guardando quella città di pietra il mio capo ciondolava come i cani di pezza che una volta si mettevano sul parabrezza posteriore. Sembravo quasi annuire ad ogni domanda sulla sua bellezza senza fermarmi, sempre da destra a sinistra o da sinistra a destra. Mai fermarmi al centro, impossibile. In nessun altro posto al mondo esiste una così magnifica varietà di strati di rocce colorate e di impressionanti monoliti immersi in così smisurate voragini. Il Grand è il canyon rispetto al quale tutti gli altri canyon vengono misurati. Da sopra si può scorgere il Colorado, il grande fiume che lo scava da milioni di anni. I rangers raccomandano di non tentare di raggiungerlo a piedi perchè, anche se appare vicino, si trova a 1.400 metri di profondità dalla strada . Occorrono permessi speciali, oppure si può raggiungerlo con escursioni guidate a mezzo di navette,dorso di mulo, rafing. Quindi più di un giorno. Dal 1919 Parzo Nazionale, nel 1979 è stato dichiarato patrimonio dell'umanità e vedendolo, anche il turista più sprovveduto si rende subito conto che quell'immensità va assolutamente rispettata perchè, come diceva il Presidente Roosvelt, quel patrimoniio è anche suo, appartiene al pianeta intero. Anche perchè il visitatore più sprovveduto capisce subito che la sua sola vista incute subito un senso di devozione e di rispetto.
I miei appunti di oggi finiscono qui perchè meglio delle immagini non c'è nessun altro modo per descrivere il Grand Canyon, e forse nemmeno quelle. Si deve star qui per capire. Ammirarlo, poi, dall'elicottero è a dir poco commovente. Alcune mie istantanee (per quello che valgono a comprendere), incluse quelle della mattina successiva dal punto di osservazione Desert-wiev, sono nella fotogallery più sotto. Dopo cena siamo ritornati - con le torce elettriche - negli alloggi del Yavapai Lodge, luogo pieno di cottage che ricorda tanto le escursioni delle Giovani Marmotte. La giornata è stata faticosa ma stupenda, alle undici siamo già tutti a letto e dal mio mi sembra di vedere il Gran Mogol che passa davanti alla finestra per controllare se c'è qualcuno ancora in piedi. Mah...sarà un'allucinazione da stanchezza, oppure tutte le meraviglie e i colori che ho visto oggi. Buonanotte...... |

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Una
cultura preistorica di cacciatori si insediò nell'area circa
4000 anni fa e rimase nella regione fino al 1000 a.C. I
Puebloani arrivarono nell'area all'incirca nel 500 a.C. e se
ne allontanarono nel 1150, lasciandosi alle spalle tracce di
insediamenti. Nel I primi europei ad esplorare la zona arrivarono in circa nel 1540, cioè 80 anni prima dell'atterraggio a Plymouth Rock. Gli spagnoli, parte della spedizione di Francisco Coronado alla ricerca dell'oro e delle Sette Città di Cibola, furono i primi uomini a vedere il Canyon, dopo che gli indiani nativi Hopi avevano“ parlato loro di un grande fiume verso il nord.” Guidati dagli indiani Hopi per 20 giorni, 13 uomini di ’Coronado furono condotti al fiume Colorado dove, dopo tre giorni di esplorazione, non scoprirono alcun punto di passaggio possibile che consentisse esplorare più a fondo la zona. Presto si arresero e riferirono il risultato della missione a Coronado, che decise di smontare le tende e andare avanti, lasciando il Canyon alla gente del posto. Fu solo più’ di 300 anni più tardi che una nuova squadra di esplorazione arrivò al Canyon. Joseph
Ives, un esploratore che nel 1857 si addentrò in queste
terre, scriveva in un passaggio del suo diario: "Ciò che
più mi dispiace è che questa remota meraviglia rimarrà per
sempre sconosciuta agli uomini". Oggi, soltanto un secolo
dopo, il Grand Canyon è visitato da 4 milioni di turisti
all'anno. Le
descrizioni e le avventure di questo pioniere, raccolte in un
appassionante diario, provocarono sensazione negli ambienti
scientifici. L'opera che racconta il viaggio di Powell,
"Canyons of the Colorado", anche se abbonda di
impressioni soggettive e considerazioni filosofiche, si rivelò
il punto di partenza obbligato per gli studiosi che in seguito
si sarebbero avvicinati al Nel 1882, fu costruitra una linea ferroviaria verso la città più grande della zona, Flagstaff, a opera della Santa Fe Railroad. L'anno successivo, gli autobus cominciarono a portare i turisti da Flagstaff al Canyon (un viaggio lungo 11 ore). Il turismo aumentò notevolmente del 1901, quando la Santa Fe Railroad completò un raccordo ferroviario verso il Grand Canyon Village. Nel 1903, visitando il Grand Canyon, il presidente americano Theodore Roosvelt disse: Sono venuto fin qui per ammirare il Grand Canyon, non tenterò di descriverlo perché non ne sono capace, non potrei scegliere parole sufficientemente adatte a spiegare a chi già non l'abbia veduto quale meraviglia esso sia. Voglio che mi promettiate una cosa, nel vostro interesse e in quello della nazione, non deturpate mai la bellezza di questo luogo, lasciatelo così come voi stessi l'avete trovato, non costruite in esso alcun edificio, non una residenza estiva, non un albergo, nulla che possa sminuire la sua selvaggia grandiosità. Lasciamolo così com'è : il tempo e l'acqua hanno già terminato il lavoro che l'azione dell'uomo potrebbe solo rovinare. Non rovinate questa meraviglia della natura, fate in modo che il suo fascino unico non venga mai meno, l'opera dell'uomo non può aumentarne la straordinaria bellezza, lasciate che i vostri figli e i figli dei vostri figli possano ammirare il fiume, le foreste ed il paesaggio che voi stessi avete contemplato perché io credo che ogni americano debba avere il diritto di godere di questa vista unica e memorabile. Nel 1919 il Congresso degli Stati Uniti approvò l'atto di istituzione del Parco Nazionale del Grand Canyon, esteso su una superficie totale di 272.596 ettari, portati, nel 1975, agli attuali 493.000. Nel 1979 l'UNESCO lo ha dichiarato Patrimonio mondiale dell'Umanità.
il Grand Canyon Village è situato a sud Rim del Grand Canyon, nella Contea di Coconino, Arizona, Stati Uniti. Situato nel Grand Canyon National Park, è interamente dedicato all'accoglienza dei turisti che visitano il canyon. Le sue origini risalgono alla ferrovia costruita per il canyon da Santa Fe nel 1901. Molte delle strutture in uso oggi sono di quel periodo. Il villaggio contiene numerosi edifici e punti di riferimento è di per sé un monumento storico nazionale Grand Canyon Village Historic District.
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