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Eppure
ero lì, sulla linea 7, all'incrocio con la Columbus quando un
ubriaco stava paralizzando il traffico non permettendoci di
passare. Avvertivo la stessa sensazione del casino di Via Umberto In poche parole... che ci facevo li, come un cittadino che oblitera il ticket e torna casa da una fabbrica di Frisco, in un pomeriggio di settembre, a Grant Street, su un bus municipale pieno di ragazzini cinesi, a lamentarmi con una simpatica conducente per un imbecille che ci blocca mezz'ora? Tutti questi miei movimenti, stranamente, mi venivano del tutto naturali come se fossi vissuto lì da sempre. Eppure ero lì, a San Francisco! Bella, bellissima città, che merita almeno quattro giorni per essere visitata come si deve. Chissà quante vie e viuzze nascoste che non ho visto! Rispetto ad altre città americane Frisco è completamente diversa, sembra di essere in Europa e non negli States. Prendiamo, per esempio, Phoenix e Fresno. Hanno il solito Dowtown in cui nessuno ci vive e che è circondato da immensi rioni-dormitoi in periferia con caratteristiche architettoniche tipiche di Paperopoli: bellissime villette basse distanziate duecento metri l'una dall'altra, autorimessa con scivola, verdissimo prato all'inglese, il college col campo sportivo, il pullman giallo della scuola che passa... Un paesaggio a noi molto familiare, visto centinaia di volte. Anche San Francisco ha il suo Dowtown, ma la differenza è che ci dormono dentro. La città non è una spugna come le altre che si svuota a seconda del lavoro dei suoi cittadini. Qui, come una tipica città europea, è possibile trovare il negozio che cerchi, il grande centro commerciale ma anche il piccolo supermercato; le strade, i quartieri, i viali, i controviali, le piazze hanno un assetto urbanistico molto diverso dai parametri statunitensi. Anche le costruzioni, alcune con stile vittoriano, ricordano il vecchio continente. Ce lo ricordano anche il modo di vivere, di pensare, di leggere, di conoscere, di riunirsi, di suonare. Forse troppo, perchè troppa gente non fa altro che farsi vedere in "divisa": troppi intellettualoidi occhialuti vestiti esattamente come Woody Allen in "Prendi i soldi e scappa", rigorosamente in bicicletta, scarponcini, jeans, giacca di velluto, occhiali alla Gramsci, l'immancabile portatile appresso. Li vedi tutti lì, a prendere un caffè al Vesuvio sulla Columbus Avenue a North Beach o di fronte mentre timbrano il cartellino di presenza davanti alla Lights Bookstore (la libreria dove si riunivano i fondatori della Beat Generation) per far colpo sulle ragazze recitando a memoria il concetto filosofico di Schopenhauer (il suo cognome suona bene e fa fico) sul "noumeno come animale metafisico" oppure facendo uscire volutamente dalla tasca della giacca libri con titoli assurdi, che so, "Autobiografia di una sacca da golf" o "Analisi sessuologica delle frasi di Dickens".
Come a Las Vegas, anche in questa pagina mi trovo in difficoltà a descrivere tutto ciò che ho visto. Troppe, troppe cose. Mi restano le emozioni nel guardare la città sulla baia dal Golden Gate, l'immensità di un negozio di strumenti musicali (non ricordo più dov'ero) in cui navigavo in corridoi di fantastiche chitarre, la felicità d'assaggiare finalmente un espresso come si deve da Peet e la considerazione che hanno di noi italiani. Praticamente ci adorano!. Sintetizzo il resto della permmanenza all'interno dei due ponti che rappresentano questa città: la sera prima al Bay Bridge e tutto il giorno dopo al mitico Golden Gate, uno dei simboli d'America. Che altro ho fatto a San Francisco?..boh! Per sfogare la vostra curiosità perchè non vi fate un giro sulle zone cliccabili di Frisco che ho preparato qui sotto, facendo finta di obliterare il biglietto del Cable Car? Oltre alle eccellenti informazioni inserite grazie al sito di A. Arreghini, troverete anche un po' di diari di viaggio di alcuni miei "colleghi". Quando avrete finito, mi troverete ad aspettarvi in fondo alla pagina con le valigie già pronte.Domani si riparte per New York, purtroppo. |
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San
Francisco è la quarta città della California, sulla costa occidentale
degli Stati Uniti, dopo Los Angeles, San Diego, e San José. La città
si trova all’estremità nord della penisola di San Francisco, fra l’oceano
Pacifico e la baia di San Francisco. I limiti amministrativi della
municipalità e della contea di San Francisco sono identici. San
Francisco è la città americana più altamente popolata dopo New York.
Quattordicesima città del paese, l’agglomerazione conta all’incirca
744 041 abitanti. Le tracce più antiche di occupazione umana sul territorio dell’attuale città risalgono a 3 000 anni a.C. circa. I primi abitanti conosciuti della regione della baia di San Francisco sono gli Amerindiani Ohlone (termine indiano che significa “il popolo dell’ovest”). Il navigatore inglese Francis Drake costeggia la costa californiana nel 1579 ma non entra nella baia di San Francisco. Gli spagnoli sono i primi europei ad esplorare e colonizzare la regione, rinforzando in questo modo il loro dominio sull’oceano Pacifico, il “lago spagnolo”, in particolare con i loro possedimenti filippini e americani. San Francisco rappresentava così l’estremità settentrionale di una serie più o meno continua di installazioni militari e religiose destinate ad proteggere fisicamente la sovranità spagnola su questo vasto territorio. La spedizione di don Gaspar de Portolà arrivò il 2 novembre 1769 nella baia di San Francisco. Il 17 settembre 1776, gli spagnoli fondano un presidio e il 9 ottobre la missione appena costruita è dedicata al patrono dei missionari: San Francisco de Asis (San Francesco d’Assisi). Come il resto della California, San Francisco passa sotto dominio messicano nel 1821. È solamente nel 1836 che si installano le prime abitazioni di un villaggio sui bordi della baia, in un luogo chiamato Yerba Buena (“la buona erba”), in riferimento alla menta che cresce sulle colline dei dintorni. La
città si sviluppa con la febbre dell’oro nel 1848-1849, accogliendo
gli emigrati alla ricerca del prezioso minerale. È il punto d’arrivo
della prima ferrovia transcontinentale. Gli avventurieri del mondo
intero sono attirati da questo paese dell’oro dove si arriva
attraverso la porta dorata (Golden Gate). Qualche anno dopo, la scoperta
di giacimenti d’argento nella Sierra Nevada accelera lo sviluppo dell’agglomerazione. Vi si trovano numerosi parchi e giardini pubblici. Il Golden Gate Park è lo spazio verde più conosciuto e più esteso della città con oltre 70 ettari in più del Central Park di New York, ma è meno esteso del Griffith Park a Los Angeles. A sud del Golden Gate si trova un altro parco celebre, l’ex base militare del Presidio. Quest’ultimo fa parte della Golden Gate National Recreation Area, che include Alcatraz e numerose altre aree protette. Buena Vista Park, situato nel quartiere di Haight-Ashbury, creato nel 1867, è il giardino pubblico più antico della città. Non lontano, Alamo Square è celebre per le sue vedute sulla città e la sua fila di dimore vittoriane soprannominate i Painted Ladies. Un’importante lago di acqua dolce, Lake Merced, si estende a sud-ovest della città, vicino all’Università di Stato di San Francisco e Fort Funston. San Francisco comprende anche numerose spiagge pubbliche, principalmente Baker Beach e Ocean Beach, reputate pericolose per i nuotatori a causa delle loro acque fredde e le correnti che sono regolarmente fatali per i surfisti bagnati imprudenti. La città di San Francisco occupa la punta di una penisola lunga circa 50 km situata fra l'Oceano Pacifico e la Baia.Superficie della città: 125 km quadrati Popolazione: 799.000 Latitudine: 37° 46' 11" Nord Longitudine: 122° 27' 53" Ovest
TRASPORTI Cable
Car Museum
La rete di tram e autobus si chiama Muni. La metropolitana Muni percorre
in lunghezza la Market St. c le stazioni, tra Embarcadero e il Civic
Center, e sono le stesse di quelle della BART. E bene munirsi
dell'ammontare esatto. Il biglietto dell'autobus costa $1,50. Se avete
bisogno di cambiare autobus, conservate il biglietto (transfer) che vi
consentirà di salire su altri due mezzi entro un'ora e mezzo. BART CLIMA
San Francisco (37,6°N), nella parte nord della fascia 2., ha profilo termico fortemente condizionato dalle nebbie di avvezione che mantengono molto fresca l'estate, creando spesso spettacoli suggestivi sul Golden Gate. All'aeroporto queste sono le temperature medie: gennaio 9,2°, aprile 13,1°, luglio 17,0°, settembre 18,0° (il mese più caldo!), ottobre 16,1°, anno 13,9°. 500 tondi i mm di pioggia che cadono in tutto l'anno, con buoni apporti invernali (gennaio 110 mm, febbraio 80, dicembre 78), discreti nelle mezze stagioni (ottobre 31 mm, aprile 35), quasi nulli d'estate (1 mm in luglio e agosto).
COME MUOVERSI Muoversi a SF non è certamente problematico. I famosi
Cable Car coprono poche rotte molto turistiche ma gli autobus
completano egregiamente il lavoro. Mi raccomando di non perdervi un giro
in Cable Car sulle colline della città! E' sicuramente una delle
esperienze da non perdere! Non
avendo una idea molto chiara su ciò che più mi sarebbe potuto
interessare, alla fine io decisi di andare con le attrazioni del City
Pass. Tenete presente che se la vostra è la prima visita a SF, ci
vogliono almeno quattro giorni per dare un'occhiata alla città e vedere
tutto ciò che il City Pass offre.
L'Exploratorium è una sorta
di città della scienza dove potrete imparare cose interessanti
divertendovi con esperimenti e simulatori. Non è la Citée de Sciences
di Parigi ma un paio di ore le merita.
Un posto che vi consiglio di non perdervi, specialmente per il tramonto
è Alamo Square, dove si trova la famosa Postcard Row ...una
fila di bianche casette vittoriane estremamente fotogenica con SF di
sfondo. Recensione pubblicata la prima volta su free.it.viaggi.usa il 19 Maggio 2004 |





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ALAMO
SQUARE
(diario di viaggio) Sarà pure il panorama di San Francisco più famoso e più fotografato dai turisti, ma per noi Alamo Square rimane "il parchetto dietro casa", quello dove andiamo a prendere il sole nei (rari) giorni di caldo e a prendere il vento in tutti gli altri. Mi piace perchè rappresenta l'essenza di San Francisco, con le case vittoriane in primo piano e downtown sullo sfondo, i cani che corrono felici e i loro padroni un pò hippie con gli infradito anche a gennaio e accostamenti di colori a dir poco azzardati. E' anche un importante pezzo di storia della città, visto che le case vittoriane risalgono tutte al XIX secolo: ce l'hanno fatta a superare indenni il terremoto del 1906 proprio perchè costruite su una collina rocciosa che ha attutito il movimento sismico. Ho fotografato Alamo Square con la nebbia, con la pioggia, al tramonto e col sole splendente, ma una sposa non mi era ancora capitato di vederla.
MARINA GREEN - PRESIDIO Il
Presidio di San Francisco, che originariamente si chiamava El Presidio
Real de San Francisco, è un parco nella estrema punta nord della
penisola dove si trova la città e, con la penisola di Marin, forma lo
stretto ingresso della baia denominato Golden Gate. ON
THE DOCK OF THE BAY
E' la baia con il fiammeggiante Golden Gate Bridge, l'immagine più
comune e famosa della città. Anche i
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California dreamin'...E quando si dice California il pensiero corre a San Francisco. Il carattere cosmopolita, la ricca varietà di prodotti freschi della regione e l'abbondanza di pesce hanno reso San Francisco il paradiso della gastronomia americana e la culla della "California Cuisine". Molti ristoranti però non accettano prenotazioni, sopratutto durante il weekend, come per esempio gran parte dei ristoranti al Fisherman's Wharf e quelli in voga al momento. Si usa lasciare una mancia del 15% sul conto. In tutti i ristoranti di San Francisco è vietato fumare. Francisco, una città particolarmente amata dagli europei, perchè è un'anomalia tra le città americane che città non sono in quanto agglomerati immensi e senza fine. San Francisco, nonostante la skyline del centro storico, conserva un suo fascino urbano d'altri tempi, grazie ai popolarissimi tram, grazie ad alcuni quartieri che sembrano essere sfuggiti all'implacabile avanzata del progresso. Una città di grandi contrasti, che è riuscita a fare in rapida successione ben due rivoluzioni a prima vista antitetiche, come quella degli hippies e quella informatica della Silicon Valley. Uno spirito innovativo a largo spettro che si manifesta anche a tavola. La cucina californiana, ammesso che esista, ha pochi anni di
vita e crediamo di potere azzardare una data ben precisa. Era il
1971 quando Alice Waters aprì Chez Panisse. Una piccola influenza
francese nel nome e nello stile che in breve diede forma all'eperienza
forse piú significativa tentata oltre oceano in questo campo.
Alimentata dal vento libertario del '68, dalla vicinanza
dell'università di Berkeley, dalla convivenza con i movimenti
giovanili e di contestazione del popolo di Haight Asbury, ecco che
questo locale elaborò senza saperlo una linea di cucina che fece
e fa ancora oggi tendenza. Cosa significa “libertà in cucina”?
Alice Waters ci ha fornito risposte ben precise con il suo
esempio: significa fare un menú rispettoso della natura e quindi
delle stagioni, significa adoperare ingredienti sani, naturali,
“organic”, cioè biologici. E, visto che a quell'epoca ce
n'erano pochi, eccola propugnare un ritorno alle tecniche
tradizionali del passato, incoraggiando le comunità dei giovani a
coltivare in modo “giusto” la terra. Ma tutto questo non basta. Non è sufficiente partire da una buona selezione di materia prima, occorre non disperdere questo patrimonio in cucina. Una cucina basata sulla freschezza che aboliva tutto quello che era pesante e complicato in nome di una leggerezza e spontaneità che partivano dalle tecniche culinarie, fino a coinvolgere anche la gestione stessa del locale. In cucina comandavano le idee e non le regole, erano abolite le divisioni dei compiti, di gerarchie e delle partite in favore della libertà di espressione di chi ci lavorava dentro. E costoro, andando poi in giro per il mondo, hanno divulgato questo stile che favoriva come pochi la libera creatività senza sprofondare nella confusione. Nasce così una cucina californiana che nella sua migliore espressione si riallaccia ai principi di quella mediterranea per i profumi e la freschezza, ma che ha alla sua base una gamma di ingredienti molto piú eterogenea, quella che gli immigrati del mondo intero sono riusciti a coltivare con successo in questa terra meravigliosa e feconda. Ma San Francisco è questo e altro ancora. I ristoranti italiani anche qui mietono allori, e convivono (come nel resto degli USA) con quelli di altre etnie, in particolare asiatiche. Qui è sorta la piu antica Chinatown degli USA, qui è nata la cucina cinese di America, detta comunemente “chop suey”, chop (significa tagliare) suey (piccoli pezzi, per via dell'usanza di tagliare in pezzi piccoli per risparmiare prezioso combustibile e cuocere rapidamente nel wok l'insieme degli ingredienti). Nome che si è poi diffuso nel mondo. La tavola odierna risente di queste culture e anche se la rivoluzione dei fiori è finita, permane nella città una grande attenzione al cibo “sano”, agli ambienti informali, e sono relativamente pochi i locali esclusivi ed elitari. Quali sono i ristoranti migliori? Dove bisogna andare? Non ci sono zone speciali, certo permane la raffinatezza di Nob Hill, il quartiere residenziale piú chic, l'oriente tende a concentrarsi intorno a Chinatown e l'Italia a North Beach, il trendy imperversa a SoMa (south of the Market st, la via che taglia in due la città). Ma ristoranti buoni li troverete un po' ovunque. Tra gli italiani ci pare doveroso citare l'antico Alioto's, forse il primo ristorante italiano della città, assieme a quel Cioppino's al quale si deve l'invenzione dell'omonimo piatto, ormai largamente diffuso e proposto ovunque, una specie di zuppa di granchi e crostacei con brodo di finocchio, vino e pomodoro. Piú recenti e sicuramente piu attendibili come linea di cucina di credibile ispirazione italiana sono il Delfina e l'Oliveto. Il primo si riallaccia fin dal nome alla cucina toscana: Craig Stoll, lo chef, ha trascorso un lungo periodo alla Delfina di Artimino, un eccellente ristorante di cucina tradizionale toscana, e ripropone qui con successo quanto appreso. All'Oliveto lo chef Paolo Bertolli fa onore al suo nome usando con accortezza l'olio di oliva e proponendolo di diverse regioni con diversi abbinamenti studiati.
Passando al pesce, è difficile resistere ad una passeggiata al Fisherman Wharf, l'antico porto convertito in una zona commerciale ad alta vocazione gastronomica, senza assaggiare i crostacei e i frutti di mare cucinati continuamente di fronte ai vostri occhi. I ristoranti di pesce sono logicamente posizionati lungo i “pier” (moli) del porto e della Marina del Golden Gate. Tra i tanti è da segnalare Dantès seafood grill per il “dungeness crab” servito “sizzling hot” con bruschetta, l'Hyde seafood restaurant specializzato nel pesce e nei crostacei al cartoccio. Piú vicini al vero spirito della città sono però i locali di cucina fusion e ci pare sia giusto cominciare da Baraka, un moderno locale che propone una doppia fusion, fondendo prima la Spagna con il Marocco e poi trasportando il tutto in California. Un doppio passaggio che viene interpretato con finezza tramite una gradevole sequenza di minipiatti dove abbondano hummus e harissa che finiscono per mescolarsi a frutti di mare e coda di rospo, passando per un cus cus alla cannella e finendo con una creme caramel all'acqua di rose. Al Bacar situato nel SoMa troverete musica jazz dal vivo, oltre
a 200 vini alla mescita. Anche il cibo merita la menzione, basti
pensare alle sensazionali cozze cotte nel wok a fuoco vivo. Collegato per gestione al Bacar ecco il locale forse piú in voga del momento, l'Eos. Qui lo chef Arnold Eric Wong offre la migliore cucina fusion della città: piatti che denotano tecnica e misura come le capesante in spuma di carote al profumo di zenzero e basilico o il petto di anatra affumicato al tè, senza dimenticare l'audacia della spettacolare tuna tower. Intramontabile, ma a noi piace citarlo sempre, è Zuni, uno storico bistrot, informale e simpatico, gestito splendidamente da Judy Rodgers. Venimmo qui la prima volta tanti anni fa durante un viaggio al Culinary Institute of California con Lidia e Alfonso Jaccarino. Oggi come ieri Judy continua a proporre una cucina allegra e divertente, soprattutto di mare, che trova l'eccellenza nella selezione di ostriche del Pacifico, con selezioni di provenienza Fanny bay, Sinku bay, Cortes Islands. Ma a proposito di ostriche come non citare il glorioso Swan Oyster Depot, quasi un secolo di vita, un locale rimasto semplice che offre però l'eccellenza del genere, comprese le famose ostriche di Hog Islands. Tornando alla cucina fusion, ecco un altro indirizzo da non perdere. Siamo nel SoMa in un locale scintillante fin dall'arredo che fa di tutto, e ci riesce, per non passare inosservato: l'Asia SF. La cucina è in linea con il nome ed ha il Pacifico come suo baricentro: cozze cotte nel sakè, agnello laccato all'arancio con riso al cocco e altre delizie del genere accompagnate da una buona carta di vini californiani e da un servizio al femminile mozzafiato, che non è facile dimenticare! Per gli amanti della griffe, da non perdere il Caffè Niebaum
Coppola (Niebaum è il nome dell'azienda vinicola acquistata dal
famoso Atmosfera sofisticata della vecchia Hanoi la trovate invece in un locale molto alla moda, perfetto nella sua ambientazione con belle foto in bianco e nero dell'Indocina francese, sapientemente nascosto all'interno di una corte. Si sviluppa su due livelli e riesce ad ospitare a prezzi non lievi oltre un centinaio di persone, mentre la clientela in esubero aspetta il suo turno nel bel patio che precede la sala. Non sarete delusi da questa cucina che rende opulenta la povera cucina vietnamita con un menu raffinato pieno di interessanti proposte. Da provare il tasting platter (selezione di food fingers vietnamita) per poi passare all'eccellente Cari Tom (gamberoni in curry di cocco e mango) il delicato Ca Hap La Chuoi (pesce stufato in foglia di banana con zenzero, coriandolo, lime e spaghettini in agrodolce) o l'Hai San (zuppa di frutti di mare e crostacei al lime e tamarindo). Tutti piatti che vengono proposti a circa 30$. Se invece volete inseguire i miti dell'upper class di San
Francisco, lasciate il superlusso del Four Seasons e puntate verso
il SoMa, per altro poco distante. Ecco i due Hotels forse piú
trendy del momento (ma le mode cambiano velocemente da queste
parti!): il Clift hotel e il W hotel. Il Clift Hotel è stato
completamente rinnovato e tra le sue attrattive è sicuramente la
Redwood Room, un bar dall'arredo scioccante che cavalca eclettismo
e art deco mescolando Dalì ad arte africana, in un tripudio di
corna di gazzella e pelli di struzzo. Ma qui vedrete passare la
gente piú elegante della città. W è la nuova catena della Starwood che interpreta con successo uno stile minimalista raffinato che cerca di non scivolare nell'asettico (sono alberghi in genere situati nel centro delle città piú importanti). Questo di San Francisco è adiacente al Museo di Arte Moderna e
di fronte al nuovo Yerba Buena Park. Andate al bar al secondo
piano, l'XYZ bar per ammirare un decoro studiato nei minimi
particolari e le bellissima clientea che lo frequenta. Se poi
scegliete il W come vostro albergo, sappiate che nel minibar
troverete tutto quello che serve, anche il preservativo. Sarà il clima della Baia (qui la nebbia può arrivare all'improvviso e far calare la temperatura di molti gradi anche in piena estate) sarà l'acqua o il territorio, o forse le varie cose assieme, ma ecco che a San Francisco il pane acquista un sapore particolare. Merito dei lieviti che qui si sono sviluppati e danno vita al famoso “sourdough” (questo il nome del pane locale) che si giova di una lunga lievitazione naturale e che potete acquistare in una delle tante panetterie che lo propongono. Famose e ben distribuite (anche all'aeroporto) sono le Boudin Bakeries, che offrono il sourdough (la pagnotta è rotonda) anche scavato con dentro la classica clam chouder. Con alcuni amici abbiamo provato alcuni vini californiani comprati al supermercato a costo inferiore ai 10$. Segnaliamo l'Esser Cellars per la sua eccellente gamma di prodotti, merlot, cabernet sauvignon e chardonnay, annata 2002, e l'ottimo shiraz Delicato 2002. Salendo un poco di prezzo, mediamente 15$, segnaliamo con un ottimo rapporto prezzo qualità: lo zinfandel Sausal Alexander valley 2000, lo zinfandel Markham Napa valley 2000, il viognier Sobon Estate 2002 Shenandoah valley e l'intrigante (leggermente piú caro) 2002 Vos vineyards un viognier di Carneros suadente e profumato. L'ultima avvertenza è per il cioccolato. Proposto ovunque in confezioni fantasiose e appariscenti, in genere sotto il marchio Ghilardelli, alla degustazione si rivela di scarsa qualità come per altro la pralineria rozza e approssimata in mostra nelle vetrine lascia presagire. Tra l'altro le etichette riportano numerose indicazioni, ma tralasciano quella piú importante: la percentuale di cacao! Gli indirizzi :
Luigi Cremona, tratto da La Madia TravelFood |

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UNION
SQUARE
CIVIC CENTER
MARKET STREET Market
Street è una delle più importanti strade che attraversano San
Francisco. Inizia all'Embarcadero, di fronte al Ferry Building nel lato
nordest della città e continua verso sudovest tagliando diagonalmente
il reticolato di strade ortogonali del centro cittadino. Attraversa il
Financial District, delimita il quartiere di SOMA, attraversa Downtown,
il Tenderloin nell'area nota come Mid-Market, il Civic Center e quindi
si dirige verso Castro, dove continua con Portola Drive e costeggia le
colline di Twin Peaks. |
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WATERFRONT
Conosciuta anche come "Soma", la zona di South of
Market è diventata negli ultimi anni molto alla moda. Vi si
trovano rinomati ristoranti, musei, teatri sperimentali,
night-club, centri d'arte e centri commerciali. Le attrazioni
principali sono il Museo d'Arte Moderna, Contemporary Jewish
Museum, Yerba Buena Center.
TELEGRAPH
HILL
Manifestazioni anche in Italia per ricordare un mito che, pur in
aria di crisi, appassiona da generazioni di Alessandra Retico Dalle ciminiere alle passerelle, dalla polvere alle stelle. Poche sono le cose che possono vantare percorsi così luminosi e durevoli, assumendo su di sé il peso e l'onore di essere simbolo, cultura e persino emozione condivisa da generazioni e Paesi distanti nella geografia e nel tempo. Poche cose, come le cose, e cioè tutto ciò che rientra in quella che viene detta "cultura materiale", sanno allacciare nessi tra persone ed esperienze. I jeans sono tra queste, e gli strafamosi Levi's, riconosciuti i padri generatori di una prole feconda, ancor di più. L'occasione per ricordare quanta forza si nasconda nella trama di una semplice tela di denim, il 150esimo compleanno dalla nascita della Levi's (e il 130esimo del famoso modello 501) che cade questa settimana. Occasione
pubblicitaria per la celebre casa di San Francisco, certo. Ma
anche di riflessione, leggera eppure attenta, sulla potenza e
pervasività delle icone nel nostro immaginario e nella nostra
quotidianità. Partiamo dalla cronaca delle celebrazioni: mentre
negli Usa il gigante dei jeans ha organizzato una caccia al
tesoro 24 carati, nascondendo in una località segreta del
vecchio West un paio di jeans, con bottoni di pietre preziose e
tasche imbottite di lingotti d'oro, in Italia, più
modestamente, ha previsto festeggiamenti nei Levi's store di
Roma e a Milano tra l'8 e il 10 maggio (con Morgan, il cantante
dei BluVertigo come testimonial), con distribuzione di gadget e
offerte promozionali. Le scelte di marketing non sono mai neutre, ovvio. Musica e jeans è un connubio originario nella storia del pantalone più famoso al mondo: dal rock and roll a Woodstock a Seattle e fino alla Mtv generation, i jeans nascono in sinonimia con la trasgressione, la voglia di svecchiamento, di libertà, di creatività. E d'America. Indossati dai miti del cinema e della musica di tutti i tempi, da Marilyn Monroe a James Dean a Marlon Brando a Grace Kelly, da Bob Dylan a Bruce Springsteen, fino ai giorni nostri a Madonna, sono passati nei guardaroba di uomini politici e guru della finanza. Subendo cambi di segno in questi traslochi "sociali", ma senza mai perdere quella matrice di giovinezza, "diversità", temperamento, sessualità, anche quando il jeans è entrato negli atelier delle grandi firme e addosso a personaggi difficilmente percepibili come "sovversivi" (vedi il presidente americano George W. Bush: l'obiezione che è texano e quindi ha nei cromosomi il jeans, regge, ma non è sufficiente ci pare). Insomma, la vulgata della resistenza del tessuto è pari a quella della sua tenuta simbolica. Il pantalone a cinque tasche ha conquistato il suo posto nell'armadio e nell'immaginario collettivo lungo un travagliato cammino che inizia nella seconda metà dell'800. Levi's è il marchio che per gran parte del '900 è stato al primo posto nella produzione dei jeans (dai Settanta comincia a perdere seduttività e se la deve vedere con "brand" più giovani e innovativi, come Diesel). Il suo fondatore, Levi Strauss, un immigrato 24enne bavarese che andò come tanti a San Francisco per cercare l'oro (nel 1853), con l'aiuto di Jacob Davis, sarto del Nevada che per primo mise al denim i celebri bottoni di metallo, fondò le prime basi dell'impero al numero 90 di Sacramento Street: da allora oltre due miliardi di paia di blue-jeans porteranno il marchio Levi's in tutto il mondo. E tante leggende, come quella secondo cui Levi Strauss abbia fabbricato i primi jeans con la stoffa delle tende: in realtà comprava le tele in Francia, a Nimes (che poi per sempre si chiamera Denim) e ha l'idea di utilizzarlo per farne indumenti da lavoro. Ma è il 1873, il 20 maggio, che tutti considerano la data da fissare per la nascita del mito: è il giorno in cui i Levi's furono brevettati. La storia seguente è piuttosto nota: da pantaloni da lavoro insostituibili perché indistruttibili, a oggetto di moda e strumento di comunicazione. Soprattutto dagli anni Cinquanta, i "red label" entrano nelle case dei giovani insieme ai primi idoli del cinema e del rock'n'roll. La popolarità dell'azienda di San Francisco è inarrestabile almeno fino agli anni '70. Poi, è venuta la concorrenza, da una parte dei marchi di lusso, dall'altra della grande produzione "low cost". Guai per la Levi's, che nell'ultimo trimestre del 2002 accusa perdite di 24 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Europa e dal '97 sta chiudendo fabbriche e tagliando migliaia di posti di lavoro. Nel logo della casa, quella targhetta di cuoio sul retro dei jeans, ci sono due cavalli che tirano i pantaloni per provarne la resistenza. Anche con strappi e scuciture e ferite, quella tensione "mitica", faticosamente, continua a durare. (2 maggio 2003)
NORTH
BEACH
La
Beat Generation fu un movimento artistico letterario e musicale
sviluppatosi attorno agli anni cinquanta e sessanta negli Stati
Uniti. Beat è ribellione. Beat è battito. Beat è ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be-bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Beat è la scoperta di se stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. I viaggi che essi descrissero non sono solo viaggi fisici da un luogo a un altro degli USA, ma anche viaggi mentali, mediante l'uso di sostanze psichedeliche come l'acido lisergico (LSD) o il Peyote, volti ad accrescere le conoscenze degli uomini, mediante l'abbattimento di ogni barriera prestabilita. All'origine del movimento in America ci sono probabilmente figure più o meno vicine al movimento del Trascendentalismo ottocentesco, fra cui spiccano Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman. Fra i movimenti affini, ma storicamente troppo distanti, ci sono quelli cinici della Grecia antica. In Italia fu Fernanda Pivano, con le sue traduzioni, a far conoscere e diffondere la cultura Beat. Attraverso le traduzioni di Fernanda Pivano l'atto del tradurre diviene un gesto di creazione e non di pura riproduzione. Molte prefazioni alle opere di artisti Beat in Italia appartengono a lei. |
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CHINATOWN La Chinatown di San Francisco è considerata una delle comunità cinesi più grandi fuori dai confini asiatici e rappresenta una delle principali attrazioni turistiche di San Francisco. Questa cittadella nel centro della città occupa 24 isolati, otto di lunghezza e tre di larghezza. La strada principale, Grant Avenue, un tempo chiamata Dupont Street e considerata la strada più vecchia della città. Gli edifici, con i loro tetti a pagoda, così come i lampioni e le cabine telefoniche, hanno un aspetto orientale e le strade e i vicoletti portano le segnalazioni in cinese ed inglese. I negozi che si affacciano su Grant Avenue sfoggiano un vasto assortimento di cianfrusaglie cinesi, preziosi vasi antichi, gioielli di giada, tovaglie ricamate e stoffe di sera. Minuscole erboristerie offrono polverine e pozioni in grado di curare dai reumatismi all'impotenza. Ma se la Grant Avenue è la strada più frequentata dai turisti, la parallela più in alto, Stockton Street, offre un'immagine più autentica della vita cinese. Qui, fra i negozi di pesce, di frutta e verdura e le rosticcerie con le anatre laccate esposte in vetrina, si può vedere un incessante brulichio di donne che fanno la spesa, anziani che leggono i quotidiani cinesi, camion parcheggiati in doppia fila che scaricano casse di came e verdure. Assieme ai ristoranti che offrono una svariata selezione di cucine regionali esistono le Tea Houses dove si pub gustare il Mim sud, classico pranzo costituito da vari bocconci di pasta di farina di riso ripieni di carne, pollo, pesce o verdura. Situata nel pieno centre, della città, Chinatown offre una piacevole passeggiata senza pericoli sia di giorno che di sera. FINANCIAL
DISTRICT
Prendete la linea del cable car su Powell Street e scendete all'angolo della Washington Street con la Mason Street. Davand a voi c'è il Cable Car Museum, dove potrete vedere in funzione il meccanismo del Cable Car e osservare una mostra permanente sulla sua storia. Risalite poi la Mason Street fino alla California Street. Siete arrivati a Nob Hill, il colle dei nababbi, dove, nel secolo scorso, sorgevano le imponenti ville dei miliardari che avevano accumulato enormi fortune con I'estrazione dell'argento dalle miniere del Nevada e con la costruzione della ferrovia che collegava le due coste. In questo quartiere molto elegante sorgono oggi alcuni degli alberghi più prestigiosi della città come il Fairmont, il Mark Hopkins, I'Huntington e lo Stanford Court. La Flood Mansion, di fronte al Fairmont Hotel, costruita nel 1886 e ristrutturata in seguito al terremoto del 1906, ospita l'esclusivo Pacific Union Club. Il piccolo giardino pubblico adiacente alla Flood Mansion si chiama Huntington Square. Sulla piazza si affaccia la cattedrale protestante Grace Cathedral, costruita nel 1928. Un'architettura delle sue torri si ispira a quella di Notre Dame di Parigi. I portali in bronzo sono copie dei portali del duomo di Firenze. |
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TIBURON
- ANGEL ISLAND Tiburon è uno dei sobborghi
residenziali più eleganti della baia di San Francisco. Questa
incantevole e soleggiata cittadina assomigliante ad un villaggio
del New England, ha degli splendidi panorami della baia,
ristoranti con terrazze all'aperto ed un clima mite. Si può
raggiunge in mezz'ora di traversata in traghetto da San
Francisco con la Blue and Gold Fleet . Da Tiburon parte il traghetto per Angel Island, la grande isola in mezzo alla Baia. Prima dell'arrivo degli spagnoli, Angel Island era meta degli indiani Miwok per la caccia di cervi, lontre marine e otarie e per la pesca del salmone. L'isola, che venne chiamata Isla de los Angeles dal tenente spagnolo Juan Manuel de Ayala che A approdò nell'agosto 1775, divenne una postazione militate sia sotto dominio spagnolo che messicano. Quando la California divenne americana, Angel Island venne adibita a centro di quarantena per gli emigranti e durante la seconda guerra mondiale divenne sede di una prigione ed ospedale militare. Oggi è un parco statale frequentato dagli amanti della mountain bike che ne godono le numerose piste ciclabili ed è meta preferita dai locali per le scampagnate domenicali. Si può noleggiare una mountain bike sul posto oppure fare un tour su un tram all'aperto dal quale avrete delle spettacolari vedute di San Francisco e del Golden Gate Bridge. |
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SAN FRANCISCO OAKLAND BAY BRIDGE - YERBA BUENA ISLAND - TREASURE ISLAND Il
San Francisco-Oakland Bay Bridge (conosciuto in città
semplicemente come Bay Bridge) è un ponte a pedaggio che
attraversa la Baia di San Francisco e collega la città di
Oakland a San Francisco stessa. È parte della Interstate 80 ed
è uno dei ponti più trafficati degli Stati Uniti, portando
quasi 280 mila veicoli al giorno. L'idea
di un ponte sulla baia tra San Francisco ed Oakland è stata
studiata e presa in considerazione fin dai primi anni del 1900.
Nel 1921 si prese in considerazione un tunnel sottomarino, ma
questo era chiaramente incompatibile con il traffico
automobilistico. Nel 1926 il governo della California stabilì
l'autorità dei Ponti a Pedaggio; questa prese in esame subito i
casi delle contee di San Francisco ed Alameda. Per rendere il
ponte più semplice, si scelse di utilizzare un approdo
intermedio sull'isola di Yerba Buena, riducendo così il
materiale necessario per la costruzione. Al tempo Yerba Buena
era una base della marina contigua alla nascente Treasure
Island. Il progetto ebbe il via libera dal Congresso degli Stati
Uniti nel 1931 e nel 1933 iniziò la costruzione del ponte.
L'intero ponte era stato fabbricato usando rivetti di acciaio
fuso, che non è possibile trattare a caldo e perciò rimasero
relativamente morbidi. Le analisi mostrarono che questo fatto
poteva causare il collasso della struttura se sottoposta ad un
grave carico. Per questo furono rimossi quasi ovunque (con una
speciale tecnica) e sostituiti: era un'operazione molto più
difficile di quanto possa sembrare, sia per il loro numero, sia
per la loro posizione spesso proibitiva, sia per la verniciatura
del ponte a base di piombo e quindi tossica. Modifiche furono
fatte anche ai supporti di cemento nella parte ovest del ponte
per assicurare una sua maggiore resistenza in caso di sisma.
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