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...e se invece di parlar di crisi ballassimo l'hully gully? Canteremo e balleremo i mitici anni 60-70-80-90
Cari
Amici, in una sera piovosa ci siamo ritrovati a casa di amici in
montagna, davanti al fuoco che "caliava" le castagne e il
rosso dell'Etna, nettare degli dei, che colorava le nostre guance, come
tarocchi di Palagonia! Buona strada a tutti...anzi buon HULLY GULLY a tutti noi.
Vincenzo Spampinato
SI
COMINCIA VENERDI 5 Novembre
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16 luglio 2010 ore 21:00 al Cortile Platamone per la Rassegna del Teatro Stabile "VENDITORE DI NUVOLE " il nuovo Concerto di VINCENZO SPAMPINATO
Venditore
di Nuvole è un singolare concerto con arrangiamenti curatissimi, che
Spampinato con la sua verve, la sua ironia e la sua grande esperienza
artistica porterà in giro nei Teatri di tutta la Sicilia in prima
uscita e in secondo tempo in tutto il territorio nazionale.
10 euro PREVENDITA BOX-OFFICE CATANIA
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«In questi momenti non si trovano mai le parole- commenta a
caldo il cantautore etneo - però la gioia è tanta, perché dopo
tantissimi anni di musica mi sembra un sogno ricevere un premio così
prestigioso proprio nella mia Sicilia». Sotto quei capelli bianchi e
scapigliati si nascondono anni di esperienza, una carriera musicale
lunghissima fatta di soddisfazioni, ma anche di tante amarezze. Lui, che
comincia sempre i suoi spettacoli dal vivo mostrando le ciminiere del
petrolchimico di Gela, ama la sua Sicilia in modo viscerale. La
racconta, la canta e la spiega come pochi, talmente legato alla sua
Isola che quando è cominciata la crisi a Termini Imerese ha venduto la
sua auto Fiat in segno di solidarietà nei confronti degli operai in
cassa integrazione. La Sicilia, Sabato 29 Maggio 2010 - Luca Ciliberti
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Muddichedda muddichedda
Che bedda a Terra mia quannu agghiorna supra la sciara pari 'na Maronna cu li capiddi ca ci chiovunu a racina unni la tocchi sona comu 'na cianciana ma la pulitica la riddussi a la ruvina ma idda è sempre additta e pari 'na riggina.
Che bedda a Terra mia quannu chiovi Speriamu ca a Missina nesci u suli e me matruzza m'assittava nto pisolu ravanti a conca arricamava u so linzolu e nta Girmania ni trattavunu che peri semu i patruni no non semu i cammareri.
Leru leru leru leru la… Muddichedda muddichedda t'aia ratu la me vita…leru leru leru leru la…Muddichedda
muddichedda.
Che bedda a Terra mia quannu canta la po vasari picchì è terra santa è 'n vinu anticu ca fa sangu e alligria comu 'n tuppetturu la testa ti furria ma rimmi comu si ni po' parrari mali ri sti tri ghita ri pararisu ammensu o mari.
Leru leru leru leru la…Muddichedda muddichedda t'aia ratu la me vita…leru leru leru leru la…Muddichedda
muddichedda.
Che bedda a Terra mia quannu scura macari a genti tinta s'innamura supra i canceddi abbrancicati i gessumini co Signuruzzu adduma comu e lampadini e su sta Terra la vulissumu canciari iu sugnu prontu ca me vuci e co me cori.
Leru leru leru leru la… Muddichedda muddichedda
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Musicista,
cantautore atipico e originale, mai “personaggio”: perché Vincenzo
Spampinato, che da sempre ha privilegiato l’essenza, è persona di
cuore e talento nel panorama della musica d’autore italiana.
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IO SONO UN CATANESE “Sono sacri amore, famiglia e amicizia”
di Alberto Marcelli
Ho
incontrato Vincenzo Spampinato alla Lengi
Music . A Catania. La sede discografica di via
S. Nicolò al Borgo 12, fondata con il fratello Pippo. E’
arrivato alle 11, puntuale e trafelato. Contro
ogni luogo comune e pregiudizio anti
meridionalista che ci vuole ritardatari ma non certo ritardati. Sotto
l’occhio vigile e compiacente di Marianna, sua giovane e per niente
anoressica segretaria, che mi aveva appena ricevuto, dopo un breve
saluto, ci accomodiamo in salotto. Il suo volto
pallido mi appare come quello di un Gesù crocifisso
tante volte… Ha gli occhi chiari, profondi come abissi marini
stracolmi di malinconia. E di rabbia? Pochi convenevoli eppoi Vincenzo attacca: “Terrone , bastardo, devi morire, così mi dissero tanti anni fa durante un concerto al Nord… Capisci… C’era anche un cartello che non ho potuto fotografare che diceva: Forza Etna! Incredibile! Ma cosa gli abbiamo fatto? Quando vi fu l’alluvione al Nord i primi a partire siamo stati noi Siciliani… se lo sono dimenticati sti gnoranti! A un altro che mi insultava, risposi che avevo il coraggio di metterci la faccia e un nome alle cose che facevo e non la vigliaccheria dell’anonimato…” “Non riesco a capire perché non ci devono accettare per come siamo… Ci hanno rubato tutto anche la nostra lingua… Parlo naturalmente della lingua siciliana di un tempo… Noi siamo gli eredi del gattopardo… sia chiaro…” Ricorda quelle cose lontane ormai trent’anni con calore ma anche con disincanto… Alle provocazioni ora Vincenzo, come dice in una sua canzone, “ci va liscio”. E’ un artista anche quando s’indigna Spampinato. Forse è l’artista autarchico più a sud d’Italia. La dice lunga sul suo essere siciliano e catanese anche il suo cognome S –p- a- m- p- i- n- a- t o. Che vuol dire senza “pampine”… E malgrado le suppliche dei suoi discografici, non l’ha voluto mai cambiare. Vincenzo penso sia uno di quegli uomini per cui anche il morire diventa una maniera di vivere. Tanto sanno spendere bene la vita. Dopo un incontro con Vincenzo se ne esce arricchiti. Difficile catalogarlo. E’ a mio parere, una rara combinazione di genio e spontaneità che rasenta l’innocenza… Sì, perché Vincenzo è uno di quei figli che nutre un amore sviscerato per la propria madre terra. La Sicilia. Un amore che è anche odio. L’odio di chi difficilmente si sente completamente felice, quando si accorge che agli altri non importano sempre le cose che importano a te. L’odio di chi vede negli occhi della gente l’indifferenza per i problemi della vita… L’odio, infine, di chi sa, per averlo purtroppo vissuto sulla propria pelle, che la vita è sofferenza…
Il mondo globalizzato così com’è è un afflosciamento collettivo, una spersonalizzazione di massa. Malgrado “l’alta tecnologia” , non è più possibile comunicare gli uni con gli altri, perché non v’è più un “prossimo” e non vi sono più “simili”. Ci
troviamo nel regno della solitudine egoista, quindi dell’indifferenza
assoluta. Viviamo in una società camuffata, narcisistica senz’anima
che forse è meglio chiamare col nome che veramente meglio la definisce:
una macchina. Ricordando appunto Gurdjieff,
col suo uomo meccanico e la meccanicità
dell’esistenza. Ben congegnata e precisa, ma sempre una macchina impersonale e brutale che dimentica e opprime l’uomo. Ecco perché nonostante l’apparente sua potenza l’attuale società ci appare disumana. Conversare con Vincenzo fa comprendere cosa significa comunicare con una persona. Poliedrico e curioso di ogni forma d’arte (musica, teatro, danza, letteratura) ho cercato di concentrare la conversazione sulla tematica più cara a Spampinato: La Sicilianità. E attraverso questa, sono venute fuori tutte le passioni che inevitabilmente esprime Vincenzo. Per la vita, per i personaggi scomparsi della sua città (Catania) per il suo indimenticabile zio, per gli amici, per la letteratura, la poesia, la musica… Vincenzo è la memoria storica, in musica e parole, della città di Catania, e se non fosse anche musicista, ci piacerebbe chiamarlo senza che questo significhi una “diminutio”, il cantastorie di una realtà che non c’è più. Spampinato è, inoltre, un interlocutore inesauribile, dalle mille risorse e dialogare con lui è stato conoscere più che la sua personalità, la sua interiorità: una piacevole scoperta che spero di condividere con tanti lettori. Ho apprezzato molto alcuni tuoi brani che parlano della Catania di una volta popolata da personaggi tipici come Jachino Marletta, Tony Stella ecc. oppure espressioni come “fussimu ‘nda sudda”.
Tu sei più intransigente o autorevole? Guarda le persone coerenti mi sono sempre state sulle balle, io dico le persone che cambiano idea, e qui vorrei citare Pitigrilli “si nasce incendiari e si muore pompieri…” è la bellezza della vita… Diciamo che in certe cose sono intransigente, no, alcune cose non possono passare… ma poi più che autorevole sono un po’ fermo. Ti faccio un esempio: è inutile che la ciurma di una nave detti la rotta, perché la nave inevitabilmente affonderà, occorre l’autorevolezza di un comandante, il famoso nocchiero di dantesca memoria. Significa che se non hai il comandante giusto vai alla deriva… Ti cito Seneca: “Un buon marinaio si vede quando ha la vela rotta”. Che bella perla di saggezza! Cosa ne pensi dell’altra trinità odierna: Droga sesso e rock e roll? A me personalmente la droga non mi è mai interessa. Ci sono le canne… i viaggi…lo sballo ecc. Queste cose le ho sempre trovate, come si può dire… un fuggire la realtà. A me piace, pur essendo una persona di fantasia, vivere la realtà con tutto il rispetto per tutti quelli che hanno delle storie difficili e che capisco… Tutti abbiamo avuto dei momenti difficili, questo non vuol dire che dobbiamo diventare tutti alcolisti… drogati… Il sesso fa parte degli esseri umani, guai se non ci fosse… Anche
se non faccio Rock and Roll, se non ci fosse
non staremmo qui a parlare… La sola cosa assoluta disse Einstein è: “che tutto è relativo”, ma anche provvisorio mi pare. Le verità che contano, i grandi principi, alla fine restano sempre due o tre sapresti indicarmene qualcuno? Credo che la vita non sia un gioco. Credo fermamente in tre cose che sono per me fondamentali. Possono anche sembrare le più retoriche, le più banali, le più semplici ma nello stesso tempo le più difficili da mantenere e da contenere: sono l’amore, la famiglia, dunque i figli e l’amicizia. Quando sei in difficoltà e ti arriva una telefonata e magari l’amico che ti ha chiamato non sa neanche cosa dirti, però ti ha telefonato, “non ti rici nenti, però ti rici tutto”…Queste sono per me le priorità della vita. Molti siciliani giovani e meno giovani minacciano di andarsene dalla Sicilia, dove tutto cambia per non cambiare niente. Tu hai mai pensato così? Sì, tutti abbiamo pensato di andarcene. Non voglio fare retorica. Voglio solo dire ai giovani: andate, andate, per avere il grande piacere di ritornare. Perché questa è la grande cosa bella che ho provato, la voglia di andare e la grande gioia di ritornare… Cosa pensi di Catania e dei suoi amministratori? Sarò molto schietto. Ci sono state cose belle fatte dalla sinistra e cose altrettante belle fatte dalla destra. Come ci sono state molte altre cose discutibili da ambo le parti… Sembra una risposta marzulliana… ma oggi sono arrivato a un punto che chiunque si alzi, di qualsiasi partito, e fa una proposta di miglioramento per la gente, allora io sposo quella causa… non è qualunquismo credimi…non è saltare sul carro dei vincitori… Ho fatto una un disco che s’intitola “Judas” che parla del lato “B” del mondo… io sto sempre con i perdenti, tu mi puoi dire “picchi?” Perché mi diverto di più… se fossi un allenatore di calcio, lotterei per salire in serie A eppoi direi: no, no, la serie A ve la fate voi … adesso torno in “B” perché la grande vittoria è arrivare in serie “A”… C’è qualcosa e qualcuno che ti lega a questa città? Piazza Borgo, alla quale ho dedicato la canzone, “I ragazzi del borgo” il quartiere della Consolazione … Perché io appartengo… io sono… Sono nato in Via Amore, è una traversina di Via Monserrato a 50 metri dal Borgo, poi ho vissuto molto tempo della mia vita alla Consolazione un quartiere povero, ma bello, ricco e nobile di grandi personaggi…Venivo a giocare a Piazza Borgo e quindi ho eletto questa piazza a mia patria, a mia terra, a mio luogo…
Se non fossi stato Vincenzo Spampinato chi avresti voluto essere? Vincenzo Spampinato Sei soddisfatto di te? Da un punto di vista pragmatico potevo raccogliere di più. Ogni tanto mi rimbomba nella mente una frase che mi diceva un impresario musicale: Se fossi meno siciliano, saresti primo in classifica sempre… Gli risposi: “Ma come faccio a essere meno siciliano se io purtoppo, anzi per fortuna, sono così… L’altra sera allo stadio Cibali per la festa del Catania Calcio promosso in serie A, quando Pippo Baudo mi ha presentato e ha detto: Lui è del Borgo, e ho sentito tutto il calore del pubblico…beh, quella è vita…” Chi ti ha spinto e che cosa a fare il cantante? Tutto parte da nonno Vincenzo. Faceva il metronotte, sai gli dava da vivere…Quando rientrava dal servizio, si sganciava la pistola, con la quale non aveva mai sparato un colpo, era una persona buona, umile, e imbracciava la sua vera arma: la chitarra. E, come Woody Guthrie, diceva che quell’arma uccideva la violenza…Alla morte del nonno la chitarra passò a un mio zio e, successivamente, alla sua morte, la volli io perché lui l’avrebbe donata a me… Tu come musicista, nasci chitarrista? Sì nasco come chitarrista. Poi studio un po’ di tutto… danza, teatro, ecc. Sono cose che servono nel lavoro che faccio… Sono ancora chitarrista, ma ora mi interessa molto di più la composizione più che l’esecuzione. Come sono diventato musicista? Credo che musicisti, poeti, attori ecc. si nasce. Come diceva il grande Totò: “Io lo nacqui…” Una persona che non dimenticherai mai? Mio zio Nino il chitarrista. Che tipo di musica ascolta Vincenzo Spampinato? Musica classica prevalentemente! Il pezzo più bello che hai mai ascoltato? Una serenata di Cajkovskij per archi e orchestra diretto da Von Karajan Il titolo di un libro che ti ha cambiato la vita? Ho letto molta saggistica, tanti romanzi, poesie… Mi colpì moltissimo il poeta Kahlil Gibran Lo sai che Giovanni Raboni, il critico letterario del Corriere della Sera, ha detto che i versi di Gibran sono “bolle di sapone”? Io ho sentito che aveva pace interiore. Mi ha dato tanta serenità ma anche una terribile angoscia… I miei migliori amici sono i poeti… Giacomo Leopardi me lo fece amare un mio insegnante, leggendo l’Infinito si mise a piangere. Con le lacrime agli occhi mi dissi: appena crescerò, andrò sul colle dell’Infinito e voglio vedere che effetto mi farà. Sono andato e ho pianto… “Naufragar m’è dolce in questo mar”… Che cosa ami fare al di fuori del tuo lavoro? Stare in famiglia, per me è una scelta felice. Uscire con gli amici, quegli amici che condividono la mia stessa semplicità. Faccio le cose che fanno tutte le persone comuni nel senso nobile della parola… Vincenzo, Cos’è un uomo? La risposta
sta nel vento… (Dal Settimanale “I Vespri” n. 13 - 8/Luglio/ 2006) http://www.microcosmoflash.it/index.php?option=com_content&view=article&id=57&Itemid=67 |
BIOGRAFIA
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Presente sulla scena artistica degli anni ’70, ’80 e ’90 come interprete della canzone d’autore, con le più prestigiose case discografiche. Nel 1978 è secondo al FestivalBar, nel 1979 vince il premio come miglior paroliere, molteplici le sue tournée in tutti i maggiori teatri e palasport italiani. Singolari i due tour con Vasco Rossi, Fortis, Ferradini ('Primo concerto' 1979) e con i New Trolls (1981). Nel 1991 canta in coppia con i Matia Bazar al Cantagiro, con la canzone "Antico suono degli dei". Non solo musicista, Spampinato s’interessa, come cultore della danza (alle spalle scuole di mimo, drammatizzazione, dizione, fonazione, creatività pubblicitaria) del teatro e d’ogni forma artistica. E’
anche Ispettore Onorario dei Beni Culturali. Sulle orme di Schaeffer,
Henry, Cage, da tempo percorre le strade sperimentali della Musica
Concreta. Come compositore ha prodotto brani (milioni di dischi al suo attivo) che sono stati interpretati, tra gli altri, da Fausto Leali, Irene Fargo, Milva, Viola Valentino, Riccardo Fogli. Diversi i successi per Viola Valentino tra cui "Sola" e "Arriva Arriva" (Sanremo 1983). Suoi anche molti successi di Riccardo Fogli tra cui "Sulla buona strada" (Sanremo 1985) e "Per Lucia" (Eurofestival 1983). Curioso un secondo posto allo Zecchino d’oro del 1987 come autore della canzone "Il mio grande papà". Versatile autore di colonne sonore per film, spot pubblicitari, sigleTV, danza, teatro, alta moda… tra le tante: Premio Regia Televisiva (RAI Uno Teatro Ariston anni 90); 'Di penna e di spada' (sceneggiato su Nino Martoglio per RaiTre); Sorrisi, inno per lo spot del settimanale TV sorrisi e canzoni (primo posto nelle classifiche di vendita nel 1984); 'Delito sull'autostrada', film di Sergio Corbucci con Tomas Milian.
Ma il successo più clamoroso lo ottiene con "Quiero un angel" in Venezuela, dove la cantante Kiara resta in vetta alla classifica per mesi e mesi. Nel 2001, Patrizia Bulgari esce in Grecia con "La tarantella di Socrate", un Cd con varie canzoni di Vincenzo. Altre sue canzoni vengono tradotte in Africa e in Cina. La Bastogi editrice ha pubblicato, "Lettere mai spedite", la sua biografia. Ha collaborato con i Rondò Veneziano, diretti da Giampiero Reverberi, grande arrangiatore del mitico Lucio Battisti. Con loro ha realizzato parte di "Kokalos.3", un Cd interamente in lingua siciliana amalgamando la world mediterranea con le preziose armonie della singolare orchestra, un’unione che ha rispolverato l’antico amore di Spampinato per la musica classica. "Kokalos.3" è stato presentato con successo al Midem di Cannes nel 2000. Da anni è il Direttore Artistico della Rassegna musicale "Le Ciminiere" di Catania, ma soprattutto da quando è nato è sempre stato un uomo semplice, da sempre interessato ai diritti civili, affabile e contrario ad ogni forma di divismo. Insomma, una persona per bene.
Questa la biografia ufficiale. Io aggiungo che Vincenzo è un uomo davvero speciale, un'anima pura che sa cogliere ancor oggi i momenti più emozionanti della vita trasformandoli in note sul pentagramma. In questo spietato mondo dello spettacolo, manovrato da mezzi di informazione che travolgono molti artisti (compresi quelli che non volevano mai inchinarsi) in un buco nero di reality, suonerie per cellulari, spot televisivi e dubbie apparizioni televisive, lui è rimasto uno dei pochi artisti rimasti attaccati in modo schietto e sincero a questo ruolo, un artista con la A maiuscola. Innamorato da sempre del proprio mestiere, Spampinato è un po' il menestrello della città di Catania, la sua città alla quale è molto legato. Nel corso della sua carriera si è sempre impegnato in iniziative umanitarie usando come strumento la sua musica. Guccini diceva "Non ho mai detto che a canzoni si fa fan rivoluzioni". Certo, rivoluzioni no (anche se Dylan c'era quasi riuscito), ma se la sua chitarra può servire anche a sfamare qualcuno oltre che a deliziarlo, ben vengano le sue opere. La biografia citata all'inizio si conclude così: "insomma, una persona per bene". Io aggiungerei: ".... e un vero signore!". .
E' con immenso piacere che dedico questo spazio a un mio grande amico. (Mimmo Rapisarda)
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DISCOGRAFIA
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Progetto
assolutamente innovativo LA ROCCIA è il prodotto dell’esperienza
pluridecennale di Raffaele Guerra e dell’ Associazione Compagnia
Nazionale Italiana Danza Classica 80 che,sotto l’egida dell’E. T.
I.- Ente Teatrale Italiano- intende visitare i maggiori palcoscenici
italiani con una tournèe che chiuderà la sua prima fase a metà
dicembre 2004, per proseguire poi dalla primavera per tutta l’estate e
affrontare la sua conclusione nell’autunno 2005.
A conferma dell’intento divulgativo attraverso la danza e le arti sceniche in genere, la produzione proporrà per ciascuna delle tappe del tour un duplice appuntamento ovvero quello serale legato al debutto e riservato ad un pubblico adulto e un secondo appuntamento in matinèe per gli studenti spesso preceduto da un incontro con l’autore o il regista.
Metafora
dei vizi capitali, condanna della stoltezza umana e della durezza dei
cuori davanti alle emozioni LA ROCCIA racconterà storie di pietra al
passo di danza di dieci solisti, guidati nei movimenti coreografici da
Alessandra Delle Monache e da Giuseppe Carbone in un percorso composto
da sei principali quadri: la "Danza delle Scarpe" in cui si
sottintende l’esistenziale quesito su cosa sia giusto o ingiusto;
"Giorzia" che per nulla impietosito dal misero aspetto di un
uomo gli negò il pane e perciò da questi, rivelatosi essere Dio in
persona, venne tramutato in pietra; "Il Bivacco" luogo di
raduno per Atlante, Polifemo e Sisifo accumunati dalle loro eterne
condanne; "Andromeda" che per la vanità della madre Cassiopea
fu ancorata ad una roccia e poi liberata da Perseo; "Defile"
pietra contro pietra – pietra con pietra – pietra su pietra ;
"Orlando Ritrovato" ovvero la fuga da una follia fatta di
monotonia, di assuefazione al quotidiano, di visione piatta del proprio
ambiente e l’improvvisa rinascita nella voglia di ricrearsi.
Spettacolo di danza,di musica e di prosa LA ROCCIA ha per interpreti Stefania Graziosi e Gianluigi Fogacci relativamente "Roccia" e "Giorno" diretti da Alessio Pizzech, che li accompagnerà nell’antico dialogo tra l’uomo e la propria origine, nel corso del quale la narrazione delle storie di pietra permetterà di giungere nel più profondo dell’ anima in un luogo di sicura rinascita: le storie raccontate, quasi una finestra aperta sul ricordo di una civiltà antica, si pongono come tappe di un viaggio scomodo per l’uomo contemporaneo ma necessarie per il procedere di una nuova umanità.In questo viaggio Roccia tocca il dolore della contemporaneità, viaggia nel tempo della storia umana e pone al centro l’epocale scontro tra il Bene ed il Male.
E’ proprio in questa logica di incontro/scontro che lo spettacolo ipotizza la rinascita di una nuova luce per l’uomo ed è di questa luce che Roccia diviene portatrice: una nuova luce che sia la strada per uscire dal buio di una notte che Giorno, come spesso ognuno di noi, sta attraversando.
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Nel 1992, esce il disco che forse lo rappresenta al meglio: L’amore nuovo. Nel 1993 il disco vince il Premio Tenco.
Oltre alla presenza di importanti collaborazioni è un disco che, insieme a pochi altri, porterei tranquillamente con me su un'isola deserta o nel caso di catastrofe planetaria. E se dovesse accadere questo, al momento dell'atterraggio su un altro pianeta lo farei ascoltare agli alieni dicendo loro: "vedete, questa qui si chiama ...musica". L'album è incastonato da perle: la prima è Bella il mare, dove Spampinato gioca con le note e le armonie fino a costringere il mare a far sentire veramente la sua voce. Il mare, incoraggiato dalle tonalità da tenore che gli presta Lucio Dalla, canta davvero. Ed è come se fosse costretto a farlo, come se la sua ugola fosse stata stanata, catturata, tirata fuori. Il finale è la liberazione di un ritrovato cantante (che nemmeno sapeva di esserlo) con travolgenti risacche musicali simili a onde di Libeccio che tornano indietro e poi si infrangono sugli scogli. Sentire la voce del mare, lo garantisco, mette i brividi. L'amore nuovo, che dà il titolo all'album, è una bellissima ballata cantata in duetto con un eccellente Franco Battiato. Consiglio, a chi si diletta con la chitarra, di provare ad azzeccare il tempo giusto per suonare insieme ai musicisti del pezzo. Se si riesce a farlo e ad entrare nella carreggiata dell'autostrada, si innesca dentro di noi qualcosa di travolgente che ti spinge a suonare, a cantare, a muoverti rimanendo stregato dal bellissimo ritmo di questa canzone. Se riusciremo a farlo, questa canzone ci trascinerà in qualcosa che ci fa sognare, che non puoi scordare, che ci intreccia come funi, che riempie queste mani, che ti entra nelle ossa... per poi riprendere follemente la sua corsa. Velenoso riso è un geniale (ed erotico) scherzo con una particolare strumentazione acustica composta da flauto, tammorra e con un finale da festa paesana (sempre acustico) suonato dal corpo bandistico V. Bellini Monterosso Almo. Le altre perle che meritano almeno un ascolto sono Milano dei miracoli, C'è di mezzo il mare, E la luna si fermò. Primosole è lo splendido bambino di questa carovana. E' un quadro 18x18, un piccolo acquerello dipinto in musica da un pittore seduto su un marciapiedi di Via Etnea, nei pressi di Savia. Ma il Brancati della situazione, stavolta, si chiama Vincenzo Spampinato. (Mimmo Rapisarda)
in esclusiva per questo sito
I testi delle canzoni e alcune chicche fotografiche scattate durante la registrazione del disco.
Fu che ritornarono i capelloni qui a Elephantwon e fu che la montagna scese fino al mare sopra lo stivale spuntò il sole il profeta diventò più spiritoso e le mani si cercarono e le voci si unirono e l’amore, sì, l’amore diventò … nuovo. |
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QUANDO VERRA' IL 3000 Quando
verrà il 3000 amore, chissà noi dove mai saremo, se c'è una vita oltre questa vita, soltanto allore forse lo sapremo, in quale modo andranno poi vestiti, sarà sparita ogni malattia, e i fiumi e gli alberi li vedremo soltanto in video o in fotografia. E quali cose strane mangeranno, su quali fantamacchine andranno in giro, se gli extraterrestri un giorno arriveranno e anche con loro poi si accoppieranno. Se il campionato ancora ci sarà e quale musica si ascolterà, se i delinquenti li spediranno a calci e sputi nell'aldilà. Se un altro Cristo tornerà con l'orecchino e il chiodo nero, sopra una moto luccicante farà un concerto a San Siro. Se tutti i porci dimagriranno, non sporcheranno più la terra e quei bastardi se ne andranno da un'altra parte a far la guerra. Quando sarà il 3000 amore chissà come rinasceremo, con quale nome ci volteremo e quale faccia nuova indosseremo, se andremo ancora dai commercialisti, se ci daranno i consigli per gli acquisti, se avremo l'allegria in ogni stanza e la vita sarà una lunga vacanza.
Ernesto Vitolo dei "Napoli Centrale" con un vero Hammond C3, prima del "solo" in "Quando verrà il 3000"
MILANO DEI MIRACOLI E' stagione di sciacalli della lupa ladra, anime alternate dentro l'aria avvelenata, o mia bella madunina derubata violentata, senti il ritmo dell'autunno scalzo come avanza. Tutti dentro il ballo ma la musica non cambia, siamo nubi di passaggio con un cielo da riempire. Se qualcuno si spostasse si vedrebbe il sole a Milano, Milano, E’ tempo di darci una mano. Milano, Milano,
è tempo di darci una mano. E' che il nostro grande amore è lontano un treno, è che noi più ci abbracciamo più ci allontaniamo. Siamo muri di cartone. "Forza Etna" è da scordare, se si aprisse una breccia entrerebbe il sole a...Milano, Milano, è tempo di darci una mano. Milano, Milano, è tempo di darci una mano. Ah la lava come lava, ah la lava come lava. Ah la lava come lava. A mafia n'astuta u suli, a mafia n'astuta u suli e non ci su paroli, nè santi di priari. La mafia ci spegne il sole, la mafia ci spegne il sole e noi cosa facciamo e noi cosa facciamo? (coro di bambini) La mafia ci spegne il sole e noi lo riaccendiamo .Luciano Torani , fonico anche di De Gregori (sua la produzione de "La Donna Cannone") e il grande Vincenzino Mancuso.
I SEPARATI I separati sono stelle cadute dentro il fondo di un bicchiere, sono angeli con le ali al muro, li vedi svegli ma sanno sognare. Mele mature con un morso solo, sulla tavola del mondo, chissà chi le finirà di mangiare quando al destino chiederanno il conto. I separati davanti alle scuole con i cuccioli d'aspettare e ricordarsi di comprare il pane e ricordarsi di dimenticare. Con una mano sanno accarezzare e con l'altra sanno pugnalare, anno una radio che gli ammazza i pensieri e da una vita un libro da finire. E vanno, e gli anni se ne vanno, ma dove come e quando ci si guadagna il tempo ricominciando. E vanno, e gli altri se ne vanno, di come gira il mondo per chi si è perso amando. Ma i separati sono stelle cadute dentro il fondo di un bicchiere, se nella vita il treno è già passato, si volta pagina punto e accapo. BELLA E IL MARE Bella era nata fra stelle silenziose, lungo la strada che rotolava giù per la mattina, e sotto i suoi capelli conchiglie mai accese da qualche mano buona. E la sua bocca rossa sembrava la porta dell'inferno, invece era il Paradiso, soltanto che era chiusa sbarrata dall'interno, di notte sulla spiaggia l'orecchio sulla sabbia, piangendo. E
il mare, il mare, non chiama e non risponde, quante volte con un sasso hai rotto le sue onde. E il mare, il mare, sia maledetto il mare, uove le sue labbra eppure non si fa sentire. Bella certa gente è più sorda di te, la verità è una bugia mai scoperta, qui nessuno ha niente da dire e se potessi e se tu volessi come Zorba io ti farei danzare. E il mare, il mare, non chiama e non risponde, quante volte con un sasso hai rotto le sue onde. E il mare, il mare, sia maledetto il mare. Ed una sera chiara chiara, come in fondo al sole, raccolse un'onda con le sue mani a bicchiere, bevendola d'un fiato il mare scese al suo cuore. Fino a farsi sentire.
Dalla che ha appena finito di cantare in Bella e il Mare
C'E' DI MEZZO IL MARE Noi di terra abbiamo solo queste mani per scavare tra la gente, corvi bianchi sul triangolo del sole, matematica, tangente. Per un miglio di ignoranza ci allontanano dal tempio, Nostradamus lo aveva detto in tempo; sopra Ustica il gabbiano fu abbattuto dal silenzio, la risposta, amore mio, sta nel vento. C'è di mezzo il mare, c'è di mezzo il mare per
incontrarci in questa vita. Dalla chiesa suggerivano il perdono, i martelli e le bandiere, ma Gerusalemme ancora non è stata liberata ed Orlando scopre i pupi con la spada, questa terra prima era una bella cartolina, guarda i mandorli armati già in collina. Com'è difficile vivere qui, com'è difficile dire di sì. C'è di mezzo il mare, c'è di mezzo il mare per incontrarci in questa vita. c'è di mezzo il mare, c'è di mezzo il male.
Vincenzo e il Dott. Locasciulli (fuori concorso)
E LA LUNA SI FERMO' E la luna si fermò, notizie fresche avvolte in un giornale, il sole a nascondino tra le vele, bimbi giù a rincorrere le onde riempirono le madri di sguardi e di domande. E la luna si fermò, mi disse non esiste più l'amore, la gente non ha tempo per sognare ed al tramonto mi vedrai partire. Dimmi che fai, silenziosa luna. Io senza te mi perderei, io senza te come vivrei. Con chi mi fermerò a parlare, a chi leggerò le cose che ho dentro di me. E la luna si fermò, con gli occhi poi mi cominciò a parlare, la sabbia prese forma dell'amore, dal cielo come neve giù i gabbiani. E furono parole, poi furono le mani. In un silenzio magico irreale, mi disse sono stanca d'aspettare ed al tramonto mi vedrai partire. Dimmi che fai silenziosa luna, io senza te mi perderei, io senza te come vivrei. Con chi mi fermerò a parlare a chi leggerò le cose che ho dentro di me. E la luna si fermò, cavalli accesi dietro il lungomare e la sua mano pronta a sventolare, ma il vento disse forte tu rimani, la rotolò dal cielo e si impigliò tra i rami. E la luna mi abbracciò.
VELENOSO RISO Mi ricordo che pioveva al Grand Hotel Champagne e Riso, io ti assaggiai con i miei occhi: per antipasto il tuo sorriso. E slegasti i tuoi capelli e le mie mani già forchetta, spaghetti al vento odor di timo, mi dicesti "Questo è il primo". La luna dentro il miele, ubriaca ormai d'amore, spegnesti la tua sete, la tua bocca verso Sud. Io verrò, io verrò, io verrò, tu aspettami su al davanzale. Io verrò, io verrò io verrò, sentirai i miei rami tremare, io verrò, io verrò, quando i salici a ogni soffio di maggio sorridono, e le onde laggiù poi s'ingrossano e le nere boscaglie s'imbiancano. Sbottonasti le tue nuvole, mi arrampicai sopra i tuoi monti, da lì vedevo tutto il mondo, dicesti "Questo è il secondo". Scendendo
fino a valle rischiavo la mia pelle E nel tuo labirinto io mi persi e mi trovai. Io verrò, io verrò, io verrò, tu aspettami su al davanzale. Io verrò, io verrò io verrò, sentirai i miei rami tremare, io verrò, io verrò, quando i salici a ogni soffio di maggio sorridono, e le onde laggiù poi s'ingrossano e le nere boscaglie s'imbiancano. Profuma di città il risveglio. Chiamai: rispose un tuo biglietto, scappasti con il cameriere. Salato il conto da pagare.
Il corpo bandistico "V. Bellini" Monterosso Almo di Velenoso riso
PRIMOSOLE Torna il sole al Giardino Bellini, i soldati partiti in vacanza, dai gelati si affacciano i bambini. tornerà a suonare la banda. Tu puoi andare la notte in giro, c'è il cammino di un'altra speranza, anche se questo non sarà mai vero tornerà a suonare la banda.
L'AMORE NUOVO Se dentro te porti i segni di amori feroci, se ti hanno fatto del male parole veloci, quando il silenzio spaventa il digiuno del cuore io ci sarò. Se un quintale di errori ti curva la schiena ti hanno costretto a passare dentro la cruna ti toglierò alla notte e con le mie erbe tu mi guarirai. Come un giunco ti rialzerai, come un giunco ti rialzerai. E' l'amore nuovo quello che ci fa sognare. E' l'amore nuovo quello che non puoi scordare. E' l'amore nuovo che ci indica la strada. Sì è l'amore nuovo, t'innamori della vita, è l'amore nuovo. A piccoli sorsi berremo le nostre stagioni, ci riempiremo la bocca di nuove canzoni e
fino all'anima con gli occhi tuoi veneziani mi spoglierai. Le tue sabbie mosse calmerai. Le tue sabbie mosse calmerai. E' l'amore nuovo quello che ci fa sognare. E' l'amore nuovo quello che non puoi scordare. E' l'amore nuovo che ci intreccia come funi. Sì è l'amore nuovo, che riempie queste mani. E' l'amore nuovo quello che ci fa sperare, sì è l'amore nuovo quello che non puoi scordare. E' l'amore nuovo che ti entra nelle ossa. E' l'amore nuovo e riprendi la tua corsa. E ti rimette in gioco, è l'amore nuovo, ti dà tutto e chiede poco. E' l'amore nuovo.
Battiato pronto per cantare l'Amore Nuovo. |
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