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Martedì 24 maggio il più famoso ed influente musicista vivente compirà 70 anni. Nessun festeggiamento, ma soltanto una pausa nel suo "Never ending tour" che il 22 giugno tornerà in Italia per cantare ancora una volta "Forever Young". Una leggenda che resiste alla ruggine del tempo e all'era di internet. Un profeta che nessuno riuscirà a chiudere in un museo Giuseppe
Attardi
Da
un estrattto de l'introduzione "Sussurrando tra me e me" di
John Waters all'ultimo libro di Paolo Vites, "Un sentiero verso le
stelle. Sulla strada con Bob Dylan". Una sorta di romanzo rock in
cui l'autore racconta quasi trent'anni di concerti di Bob Dylan a cui ha
assistito. *
* * In
qualsiasi momento potrebbe essere lui come potrebbe non esserlo, e
probabilmente non lo è. C'è chiaramente un personaggio in questa
canzone, ma non voglio suggerire che questo sia Dylan stesso. Potrebbe
esserlo, ma questo non è decisivo. Chiunque abbia letto il suo libro
autobiografico Chronicle saprà che gli piace seminare false tracce e
mandare all'aria le comuni certezze. Ma qui c'è una verità/lealtà
difficile da evitare. La sua voce è lì, vicina, come raramente accade.
È come se si fosse fermato per farsi vero, anche solo per pochi
istanti. La canzone, se può essere chiamata una canzone, è grande
proprio perché non è una canzone. Non c'è alcun appiglio reale cui
nascondersi dietro. Non c'è un ritornello, solo la ripetizione del
verso che dà il titolo alla canzone. Inoltre, la canzone stessa si
occupa di generare tracce false, mostrando la duplicità che giace
dietro la parola e la nota e il volto e il nome. In fondo, come ha
ripetuto più volte, nessuno ha un nome.
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Vederlo suonare e cantare, almeno una volta nella vita, per ogni uomo dovrebbe essere indispensabile come lavorare, vaccinarsi, andare alla scuola dell'obbligo, far l'amore, toccare un Oceano o, che so, vedere il Manchester United o .... la Mecca! Credo che anche lui, ormai, si sia convinto di essere un semidio e che tutta la sua esistenza fosse stata una vera missione mirata al raggiungimento della divinità. Ne era già convinto nella sua adolescenza quando, appena quindicenne, rinnegò il cognome paterno facendosi chiamare Dylan. Ne erano convinti anche i ragazzi di Hibbing, rimanendo stregati dal quel ragazzo insignificante, miope e paffutello. Era superbo, taciturno, misterioso; se la tirava a mille ed era insopportabile, eppure emanava un carisma e un fascino così grandi da rendere credibili anche le sue puerili bugie, così grandi da rendere amabile anche la sua scarsa affabilità, così grandi da rendere simpatico anche quell'antipatico visionario. Fosse stato un "normale", sarebbe stato preso a calci nel sedere, da subito. Ma il ragazzo di Duluth non era un normale, aveva dentro di sè qualcosa di speciale e già allora sapeva chi sarebbe diventato. Quei "pregi" gli erano necessari per cominciare a costruire il grande personaggio che c'era in lui, aprire quel bozzolo chiamato Robert Allen Zimmermann e liberare una crisalide che da lì a poco si sarebbe trasformata per volare in alto, molto in alto. Ecco, il genio che c'era in lui era proprio il capire che doveva liberare qualcosa da quello scomodo involucro che era il suo corpo! Cinquant'anni fa, grazie a quella farfalla, nel mondo cominciò a prendere forma uno stile di vita, un modo nuovo di concepire la musica e, soprattutto, un modello da seguire per intere generazioni di giovani. Di lui è stato detto "Se fra cent'anni qualcuno canterà una canzone del ventesimo secolo, sarà una canzone di Bob Dylan". Da quello che vedo..... anche in questo secolo, anche in questo secolo, perbacco! In questo mondo così privo di ideali, Dylan è ancora una leggenda vivente. Una delle ultime rimaste, ed è bello sapere che esiste! Figuriamoci dal vivo! Fargli qualche scatto a Firenze, assieme a Mario Di Guardo, è stata anche l'occasione per dedicargli questa pagina. Mister Zimmy, adesso sì che sono totalmente vaccinato! |

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Florence, Italy - Mandela Forum - April 18, 2009 by Giovanni Zecchi È
la prima volta che scrivo a “Maggie’s Farm” (seguo le news quasi
tutti i giorni…), ma dopo il mio primo concerto di Dylan mi sono
sentito in un certo senso in dovere di farlo. Lo show di Firenze è
finito da un’ora e mezza: scrivo le mie impressioni-emozioni a caldo,
come uno di 26 anni che non sa molto di musica, che non sa suonare
nessuno strumento, ma che un giorno nell’autunno del 2006 ha comprato
per caso un CD (“Modern Times”) che lo ha fatto letteralmente
innamorare (prima per me Dylan era solo il nome di UN cantante): da
allora, attraverso tutti i suoi album e tutte (o quasi…!) le sue
canzoni, ho fatto un meraviglioso viaggio all’indietro nel tempo fino
al 1962… L’hanno scorso avevo acquistato il biglietto per il
concerto di Bergamo, mi ero recato sul posto, ma per problemi personali
non avevo potuto assistere allo show: tutta quell’amarezza (durata
quasi un anno) stasera è stata completamente cancellata…
La seconda magia della serata sono state le canzoni, ascoltate
direttamente dalla voce dell’Incantatore: posso fare paragoni solo con
quelle sentite dagli album ufficiali, dai CD live e da qualche bootleg,
non avendo assistito ad altri concerti prima di questo. Forse non mi
ricordo tutto esattamente, mi affido al flusso della coscienza…
Il momento inaspettato è stato il breve giro di “Return To Me”, l’ultima
strofa (“solo tu, solo tu, solo tu…”) cantata in italiano “americanizzato”:
Alla fine c’è stata una sorta di standing ovation, con i musicisti
raccolti sul palco di fronte alla platea: lui a un certo punto ha
voltato le spalle al pubblico di scatto, ostentatamente (questo l’ho
percepito di sicuro…) e se ne è andato dietro le quinte camminando
molleggiato, seguito dagli altri membri della band. Posso solo dire che io un concerto così non l’ho mai visto, un tipo così non l’ho mai visto: più volte nel corso del concerto mi è venuto da piangere e da sorridere insieme, e questo vale più di ogni altra cosa… P.s.: lo so, sono stato troppo lungo, ma non potevo descrivere tutte le emozioni che questo concerto mi ha dato in uno spazio più breve di questo… P.p.s.: comprerò sicuramente “Together Through Life”, ma la maglietta del merchandising ufficiale a 30 € mi ha lasciato l’impressione di un furto…!! Grazie, Giovanni Zecchi (maggie'sfarm.it)
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Bob
Dylan nasce come Robert Allen Zimmerman, a Duluth, una piccola cittadina
del Minnesota, quasi al confine con il Canada, il 24 Maggio 1941. Dopo
pochi anni la sua famiglia si trasferisce nella vicina Hibbing, un
centro minerario, dove il padre Abe apre con i fratelli un negozio di Questo gli permettera' si' di diventare famoso, ma sara', come vedremo, un marchio quasi indelebile negli anni successivi. In quei mesi, Dylan canta soprattutto composizioni di Woody Guthrie o comunque nel suo stile, ed e' questa immagine di nuovo Guthrie, che Dylan ci mostra nel suo primo LP per la Columbia, BOB DYLAN, che registra grazie a John Hammond, nel 1962. Solo due canzoni del disco sono sue, una in puro stile Guthrie, l'altra SONG TO WOODY e' a lui dedicata. Il disco vende pochissimo e solo la forte influenza di Hammond, rende possibile a Dylan l'incisione di un secondo LP. Ma Bob cresce in fretta: il suo secondo album, THE FREEWHEELIN' BOB DYLAN, contiene alcune fra le piu' belle canzoni di sempre. BLOWIN' IN THE WIND, GIRL FROM THE NORTH COUNTRY, A HARD RAIN'S A-GONNA FALL, MASTERS OF WAR, DON'T THINK TWICE, IT'S ALL RIGHT, sono passate alla storia, e Dylan le esegue normalmente in concerto ancora oggi. Blowin' in the wind, sopra tutte, lancera' Dylan nell'olimpo dei folk singer, con Pete Seeger, Joan Baez e gli altri grandi. La consacrazione vera e propria avverra' a Newport nel 1963 dove Dylan verra' eletto praticamente come il Re del Folk. Vive un amore molto profondo e contrastato con Suze Rotolo, la ragazza che lo abbraccia sulla copertina di "Freewheelin'", che si conclude male, e lascia Bob distrutto. Non sara' l'ultima volta. Seguono anni e album di grande successo: THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN' e' la conferma di Dylan come cantore della protesta. I tempi stanno cambiando e chi non puo' stare al passo si faccia da parte; sono canzoni contro la guerra, contro le ingiustizie sociali, contro i vecchi borghesi bigotti. Ma anche Dylan sta cambiando. Crescendo si fa piu' introspettivo.
Canzoni
come MAGGIE'S FARM, SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES, SHE BELONGS TO ME
fondono il ritmo del rock 'n' roll con i testi "impegnati" del
folk. Questa nuova miscela, raggiungera' le vette delle classifiche
nell'interpretazione che i Byrds daranno di Mr. Tambourine Man, e verra'
chiamata, con poca fantasia in realta', FOLK-ROCK. Nella seconda
facciata inanella quattro capolavori di sempre: la gia' citata
MR.TAMBOURINE MAN, GATES OF EDEN, IT'S ALL RIGHT MA e IT'S ALL OVER NOW,
BABY BLUE. Un disco scioccante, ma il meglio deve ancora venire: dopo
una tournee trionfale in Inghilterra, rigorosamente acustica, Dylan
torna in america e si presenta al Newport Folk Festival, tempio della
musica folk, imbracciando una chitarra elettrica accompagnato da un
gruppo rock, e da vita a una delle piu' dirompenti esibizioni dal vivo
di tutti i tempi. "Non lavorero' piu' nella fattoria di
Maggie..." urla Dylan dal microfono, ad un pubblico allibito, che
non sa far di meglio che fischiare e reclamare il "vecchio
Bob" e la chitarra acustica. Ma ormai Dylan e' su un'altra strada,
non si esibira' mai piu' da solo con l'acustica per un intero concerto. Nel
1968, un Dylan diverso, anche fisicamente, ricompare per celebrare il
suo vecchio maestro Guthrie, in un concerto in suo onore. Dopo aver ascoltato i nastri del concerto, Dylan decide di abbandonare l'idea di un tour. Il suo pubblico dovra' aspettare per quasi 5 anni. Il primo disco degli anni settanta e' probabilmente uno dei piu' controversi della discografia Dylaniana: SELFPOTRAIT. Una raccolta di brani originali, di tradizionali come "Blue Moon" o "Let It Be Me" assolutamente non-Dylaniani, di alcune vere perle come "Copper Kettle", brani dal vivo dal tristemente gia' citato concerto di Wight. Greil Marcus sintetizzera' l'umore dei fans con una recensione che inizia cosi':"Cos'e' sta merda?". Dylan si giustifichera', prima difendendo il suo disco, poi dichiarando di aver fatto di proposito un disco orribile, e di averlo fatto doppio per rincarare la dose: "...volevo fare qualcosa di tanto brutto, che la gente smettese di comprare i miei dischi...". Non sappiamo se sia vero o meno, fatto sta che Dylan raggiunse il suo scopo. Riascoltato oggi, a distanza di tanti anni, "Selfpotrait" e' sicuramente migliore di quanto la critica sentenzio' nel 1970. Da quel momento in poi, comunque, non fu piu' un Mida della musica pop. Spaventato da tanta critica, Dylan si affretto' a far uscire a soli 4 masi di distanza NEW MORNING, che fu salutato come il migliore album da anni. In realta' cominciava un periodo di crisi creativa, che durera' circa tre anni, nel quale Dylan eseguira pochi lavori minori. Apparira' nel 1971 al concerto organizzato dall'amico George Harrison in aiuto dei popoli del Bangladesh, fara' uscira una raccolta con pochi inediti e realizzera' una buona colonna sonora per il film PAT GARRETT & BILLY THE KID di Sam Peckinpah, nel quale avra' anche un piccolo ruolo. Nello stesso anno vengono pubblicati una raccolta di testi delle sue canzoni, e quello che e' a tutt'oggi l'unico libro scritto da Dylan: TARANTULA. Questo libro, scritto verso la meta' degli anni sessanta, circolato per anni nel mercato clandestino, e' un testo di difficile lettura, nello stile "visionario" di quegli anni, e lo stesso Dylan era poco convinto della sua pubblicazione. Sconsigliato ai fan di primo pelo. Il Dylan protestatario fa capolino quando viene pubblicato un 45 giri dedicato a George Jackson, il leader delle "Pantere Nere", ucciso in carcere. Il risultato e' una canzoncina innocente proposta in due versioni distinte. Nel 1973 dopo la decisione di cambiare casa discografica, la Columbia, pubblica un disco di scarti di Selfpotrait chiamato DYLAN, e minaccia di farne uscire altri venti in breve tempo, ma Dylan irremovibile passa alla Asylum. Il disco che esce nel gennaio del 1974 PLANET WAVES e' il migliore dai tempi di JOHN WESLEY HARDING. Nello stesso tempo Dylan si imbarca nella sua prima tournee in America da otto anni. Milioni di persone richiedono i biglietti per questi show e il tour produce una eco enorme. Ne verra' fuori anche un souvenir, il doppio album BEFORE THE FLOOD. Il tour attraversa gli stati uniti e il Canada e si potrae per quasi due mesi. Dopo i primi concerti, ottimi e variati, Bob si stufa di stare "on the road", la scaletta si stabilizza e Dylan assume un modo di cantare che verra' detto "da stadio", cioe' urla a volte piu' che cantare, e su sua stessa ammissione conclude il tour svogliatamente, non vedendo l'ora di tornare a casa. A casa l'aspettano pero' i problemi con Sara, la moglie e madre dei suoi cinque figli. Da questa situazione penosa nascera' quello che probabilmente e' il disco piu' profondo di Dylan, e senza dubbio uno dei migliori in assoluto: BLOOD ON THE TRACKS. Praticamente ogni canzone di questo disco e' un capolavoro. Per la cronaca, il disco sancisce anche il ritorno alla Columbia, per la quale Dylan incide ancora oggi. La pubblicazione di questo album rialza moltissimo le quotazioni di Dylan, che comincia a farsi rivedere nei locali del Village, come nei primi anni sessanta. Eccitato da questa "seconda giovinezza" torna in studio e incide l'album di maggior successo della sua carriera: DESIRE. Nel singolo HURRICANE dedicato a un campione di pugilato, Rubin Carter, che stava marcendo in prigione per un omicidio non commesso, Dylan ritrova anche la sua vena protestataria, per la gioia dei suoi fan piu' vecchi. I problemi in famiglia sembrano risolti, e Dylan ritrova tutta l'energia dei suoi momenti migliori. DESIRE e' un successo assoluto, e Bob decide di fare una cosa che meditava, sin dai tempi del tour del '66: mette in piedi una specie di carrozzone, chiamando a se' molti suoi amici musicisti, come Joan Baez, Jony Mitchell, Mick Ronson, Roger McGuinn e parte per gli states, in una tournee fatta di concerti a sorpresa, senza battage pubblicitario, in piccole sale di provincia. Gli show durano per ore e molte volte il gruppo suona per due concerti consecutivi, in un giorno. Gran parte del tour chiamato ROLLING THUNDER REVIEW, viene filmata dalla troupe di Dylan, che utilizzera' poi questi filmati nel suo film RENALDO E CLARA. Nel frattempo vengono pubblicati i BASEMENT TAPES. Dylan e' nuovamente all'apice della fama. L'anno successivo quando la Rolling Thunder riprende il suo cammino, la magia se ne e' andata. Molti show avvengono in grandi stadi, gli arrangiamenti sono meno interessanti, molti amici musicistiv non ci sono piu'. Inoltre, verso la fine del Tour avviene l'irreparabile. Sara scopre il suo ennesimo tradimento e chiede il divorzio che avverra' l'anno dopo. La fine del 1976 vede il concerto di addio della Band, il gruppo che dal 1965 aveva legato la sua storia con Dylan. Lo show, che presenta numerosi ospiti fra cui ovviamente Dylan, viene ripreso dal regista Martin Scorsese ed esce nelle sale discografiche col titolo di THE LAST WALTZ. Un triplo LP dallo stesso titolo viene pubblicato in contemporanea. Dylan, forse per reazione al divorzio, passa tutto il 1977 a montare il SUO film, girato durante il tour del '75. Inframmezza scene di recitazione, spesso improvvisate, con canzoni dal vivo. Il risultato e' un film, per lo piu' incomprensibile, di 4 ore di durata: RENALDO & CLARA. La critica questa volta e' feroce. Dylan si imbarca nel suo tour piu' lungo: 115 date da Febbraio a Dicembre, dal Giappone al Canada. Un nuovo gruppo di molti musicisti, fra cui un sax e tre coriste. Dylan come Presley? Questo e' quello che i critici americani dicono senza peli sulla lingua. Stessa sorte tocca nell'estate al nuovo album STREET LEGAL, che nonostante soffra di una produzione frettolosa, resta per la verita' un ottimo disco. Da questo momento la critica si dividera': da una parte gli americani, che non avranno piu' parole di elogio, fino al 1988; da l'altra il resto del mondo, che invece, con le dovute eccezioni, apprezzera' i lavori futuri. In estate torna in Europa e canta dopo 12 anni in Inghilterra e in Francia, dove nel 1966 era stato tanto duramente contestato. Questa volta e' tutta un'altra storia. I suoi concerti vengono considerati i migliori di sempre. La tournee europea si conclude vicino Londra, dove oltre 200.000 persone assistono a un trionfale concerto all'aerodromo di Blackbush. Ma il tour non finisce qui: l'ultima parte della tournee riporta Dylan negli USA, dove come dicevamo la critica, e' molto meno benevola con lui. Alla fine del 1978, Dylan sta malissimo. Non e' un problema fisico: qualcosa deve cambiare a livello interiore. Dopo essere stato ebreo per tutta la vita, cerca nella religione un "riparo dalla tempesta":si converte al Cristianesimo. Pubblica nel 1979 SLOW TRAIN COMING, il piu' intransigente dei due album "religiosi". GOTTA SERVE SOMEBODY ottiene un Grammy e l'album prodotto dall'emergente Mark Knopfler e' un buon successo commerciale. I
testi pero' sono quasi fanatici e scendono nel cattivo gusto
"...sceicchi che vanno in giro come Re, con buffi gioielli e
l'anello al naso...". Alla fine dell'anno torna in tournee. Nuovo
gruppo e nuove canzoni: per un anno intero, nonostante le pressanti
richieste del pubblico, quando non le vere e proprie defezioni, Dylan si
rifiuta di cantare le vecchie composizioni. Qualcuno fra i vecchi fans
sintetizza cosi' i loro sentimenti: "Va benissimo che Dylan, se
crede si converta al Cristianesimo, ma perche' deve cantarcelo?." I
testi del nuovo LP SAVED sono piu' rivolti alla compassione e Proprio
in occasione del Farm Aid, Dylan decide di farsi accompagnare da Tom
Petty & the Heartbreakers. Si trovano talmente bene insieme, che
l'anno dopo decidono di andare in tour, prima nell'estremo oriente e poi
negli States. Nell'ultimo anno della decade, Dylan mette a segno il grande colpo: pubblica OH MERCY, il miglior album in studio dai tempi di BLOOD ON THE TRACKS. Con la produzione di Daniel Lanois, mette insieme un disco di grandi canzoni, che sinceramente sembrava troppo sperare. MOST OF THE TIME, MAN IN THE LONG BLACK COAT, RING THEM BELLS, non sfigurerebbero in nessun album del periodo d'oro. Il pubblico purtroppo, non la pensera' cosi', e Oh Mercy non sara' un successo di vendite. Nonostante cio', o a maggior ragione, rimane un vero capolavoro "Se verrai a cercarmi quando avro' 90 anni, probabilmente mi troverai su di un palco da qualche parte...", cosi' Dylan diceva ad un giornalista qualche anno fa. Gli anni novanta hanno significato soprattutto concerti per Bob Dylan. Il tour che era iniziato nel 1988, continua ancora oggi (gli ultimi show si sono svolti a meta' novembre negli USA): il Never Ending Tour, il tour senza fine appunto. Se cio' in parte ha limitato l'attivita' in studio, ha dato modo a Dylan di far conoscere la sua musica alle nuove e nuovissime generazioni. All'inizio del 1990 comunque, Dylan si reca in studio per incidere quello che sara' UNDER THE RED SKY. Un buon disco, completamente differente dal precedente OH MERCY, ma non al suo livello. Ma l'inizio della nuova decade vede Dylan sul palco di un piccolo locale di New haven, il Toad's Place, eseguire uno dei concerti che piu' hanno colpito l'immaginario dei suoi fans: quattro set per un totale di 50! canzoni e oltre 4 ore di show. E tutto questo a quasi cinquanta anni. Dylan, per la prima e unica volta, esegue brani a richiesta fra cui Joey (non prima di aver fatto notare che il richiedente era gia' stato accontentato piu' volte). Poi il tour vero e proprio ha inizio: Brasile, Europa e ancora America del Nord. Nell'ultima parte della tournee, G.E.Smith il bravo chitarrista, che aveva dato un'impronta decisa al sound del gruppo, abbandona la band. Dylan inizia una insolita "prova sul campo" di alcuni chitarristi, facendoli letteralmente debuttare in pubblico, per testarne le capacita'. In realta' saranno necessari ben 2 chitarristi per rimpiazzare l'eclettico Smith. All'inizio del 1991 anche il batterista abbandona. La nuova line up vede ora J.J.Jackson alle chitarre, un povero rimpiazzo per la verita', e il ritorno dietro alla batteria di Ian Wallace, che aveva suonato nel tour del 1978. Questa formazione e' certamente la piu' modesta dell' intero Never Ending Tour IN febbraio, riceve il Grammy alla carriera, e in piena crisi del Golfo, si presenta davanti a milioni di americani, cantando "Masters of War". Nel proseguo del 1991, Dylan accusa un deciso calo di forma, e le sue performance dopo un discreto inizio a Londra in febbraio, cominciano a peggiorare, fino a giungere al nadir durante il tour europeo in luglio. Sia il cantato che la chitarra di Dylan, sono quasi imbarazzanti in certi momenti di questi show. Le cose migliorano decisamente in autunno, nella fase americana del tour. In occasione dei 50 anni di Dylan, la Sony pubblica un cofanetto di 3 cd, contenente solo brani inediti: THE BOOTLEG SERIES VOL.1-3. L'anno successivo un altro membro si aggiunge alla band di Dylan: Bucky Buxter e' un polistrumentista di ottima caratura. Il suono della sua pedal-steel guitar arricchira' da ora in poi il sound del gruppo, mentre il suo mandolino svolgera' un ottimo contrappunto, nelle versioni acustiche di molti classici. Il tour fa vela per l'Australia, poi ancora negli USA, e il livello si alza decisamente rispetto al '91. Un altro vecchio amico di Bob, Charlie Quintana, si affianca a Wallace dietro una seconda batteria. Poi l'europa, e Dylan rientra nel suo "mood" nero. Alterna buone prestazioni, ad altre decisamente scadenti. Ancora in America: il livello risale. Il 16 ottobre 1992 il gotha della musica rende omaggio a Bob. Un concerto in suo omaggio viene organizzato dalla casa discografica, per il suo trentennale nel mondo della musica. A parte qualche defezione, tutti gli amici sono a rendergli omaggio, piu' qualche nuova "stellina" che la Sony spera di lanciare. Lo stesso Dylan, e' coinvolto nello spettacolo. Il primo brano che esegue e' "Song To Woody", ed e' significativo, che nel giorno del suo tributo, lui renda omaggio al suo vecchio maestro. Bel gesto a parte, la sua performance e' abbastanza scadente, al punto che il cantato di una canzone deve essere in parte reinciso in studio. Dall'evento la Sony trarra' mesi dopo un doppio cd dal titolo THE 30TH ANNIVERSARY CONCERT CELEBRATION. (Pare per motivi tecnici, ma proprio "Song to Woody" manca l'inserimento nell'album). Esce GOOD AS I BEEN TO YOU un disco assolutamente spiazzante. Dylan dopo 28 anni, da solo con la chitarra acustica. Le canzoni non sono sue, sono tutte dei tradizionali, che Dylan ha ripescato nel suo immenso archivio. La critica e' entusiasta. Le vendite ancora una volta... Dopo il tributo, Dylan continua il suo tour. Di colpo ricomincia a cantare come Dio comanda, e la sostituzione dei due batteristi con il giovanissimo Winston Watson, produce una carica che ancora oggi non accenna ad esaurirsi. Il 1993 inizia ancora una volta da Londra. Il
nuovo batterista e' una vera forza della natura, ha inventiva e potenza,
e le canzoni di Dylan ne escono rivitalizzate. Gli show americani in
primavera, sono ancora migliori, e cosi anche quelli europei
dell'estate. Dylan inizia a suonare la chitarra solista, un poco
impacciato per dire la verita', e i suoi lunghi fraseggi dilatano le
canzoni a dismisura. Uno show di 14 canzoni si potrae per oltre due ore
e mezza. Esce il secondo capitolo acustico: WORLD GONE WRONG se e'
possibile e' ancora piu' bello del precedente. (Avrebbe potuto essere
registrato con piu' cura, ma tant'e'...). Ancora tradizionali, ma
stavolta l'album ha un impronta decisamente piu' blues. Il tour continua
in America in autunno e a novembre Dylan decide di registrare, come
altri artisti prima di lui, uno show per Unplugged di MTV. Tiene una
serie di quattro concerti gratuiti, in due serate al Supper Club di New
York, e sono quattro concerti acustici bellissimi, che pero' non
vedranno la luce se non su bootleg. Dylan non ne e' soddisfatto. Il 1994
si apre con dei concerti in Giappone, dove pare che Dylan sia realmente
idolatrato. Tornera' piu' tardi quello stesso anno, per una trionfale
partecipazione al GREAT MUSIC EXPERIENCE accompagnato da un'orchestra
sinfonica! Anche il 1994 vede una notevole attivita' concertistica. USA,
poi Europa, ancora America, dove ad Agosto suona anche al nuovo festival
di WOODSTOCK ("solo un altro show, veramente." dira' Dylan).
Ancora novembre e ancora Unplugged. Questa volta in due spettacoli Dylan
riesce a mettere su un cd per MTV. Il risultato, pubblicato su cd e
video VHS, con l'ovvio nome di UNPLUGGED, pur essendo di ottimo,
veramente ottimo, livello non regge il confronto ne' con i concerti del
novembre '93, ne' con le canzoni che Dylan ha scartato da questi due
show del '94. La Sony fa anche uscire una raccolta, abbastanza inutile GREATEST HITS VOL.3, che contiene un solo inedito, Dignity, dalle sessions per "Oh Mercy", rimaneggiato qui e la' da un nuovo produttore. Lo stesso Brendan O'Brien che suona l'organo hammond in Unplugged. L'unica novita' di rilievo nei concerti del 1995, e' che Dylan esegue, prima quasi l'intero concerto, poi solo alcune canzoni, senza suonare la chitarra. Con in mano il microfono, e muovendosi con quel suo modo un poco "legnoso", Dylan accenna anche dei passi di "danza". Le virgolette sono d'obbligo dato il personaggio. Per il resto i concerti si mantengono su livelli altissimi. Esce, ed e' un evento, il CD-ROM multimediale, HIGHWAY 61 INTERACTIVE, che contiene tantissimo materiale, anche inedito, fra cui alcuni spezzoni di video, e una discografia con gli album ufficiali e tutti i testi. Muore Jerry Garcia, il chitarrista-leader dei Grateful Dead, grande amico di Dylan. "Un fratello maggiore" lo aveva definito. Da questo momento un riferimento musicale a Garcia non manchera' quasi mai nei suoi concerti. Nel dicembre Dylan esegue un breve tour con Patty Smith. Nessuna novita' per i primi mesi del 1996, sia nel livello artistico degli show, che nella formazione che ormai e' la stessa dalla fine del 1992. E' la band che ha suonato a tutt'oggi piu' tempo con Dylan. Tony Garnier, il bassista, ancora oggi nel gruppo, e' con Dylan dal 1989! Si sente in effetti il bisogno di un cambiamento, prima che lo spettacolo inizi a ristagnare. Dylan inserisce nuovi brani in scaletta, ma non risolvono il momento di empasse. Dopo il tour europeo , il batterista lascia la band. Al suo posto arriva David Kemper, guarda caso gia' batterista del gruppo di Garcia. Il suo "drumming", decisamente meno incisivo di quello di Watson, da alle canzoni un colore piu' raffinato ma meno moderno. Dopo la tournee in Giappone del febbraio 1997, anche il chitarrista lascia a favore dell'ottimo Larry Campbell, anche se la sostituzione e' meno significativa, dato il ruolo sempre piu' secondario del chitarrista, da quando Dylan stesso esegue la maggior parte delle parti solistiche. Questa e' la formazione dei nostri giorni. Da tempo intanto, si parla della prossima uscita del nuovo disco in studio con brani originali. Dylan pero' e' ancora in tour: aprile e maggio si segnalano per alcuni fra i migliori show del never ending tour. Poi all'improvviso si diffonde la notizia che Dylan e' ricoverato, gravissimo, in ospedale. Una forma di istoplasmosi ha colpito il suo cuore. Sono momenti realmente tragici, inoltre, la proverbiale difesa della privacy di Dylan, non fa filtrare nessuna notizia. Dylan e' costretto ad un lungo periodo di convalescenza a letto. Pian piano cominciano a circolare voci sulla sua possibile guarigione. Incredibilmente, dopo due mesi, Dylan torna a suonare dal vivo. Ha 56 anni e non intende fermarsi. Fra l'altro gli show sono bellissimi, con Dylan che a volte sussurra le parole, dando una connotazione quasi intima alle sue interpretazioni. A settembre Dylan e' davanti al Papa a Bologna. Poi quattro show in Inghilterra e soprattutto l'uscita dopo sette anni di un suo disco di nuove canzoni: TIME OUT OF MIND. Un disco stupendo. Una volta tanto pubblico e critica si mettono d'accordo: vince 3 Grammy e diventa disco di platino. Ancora show in America, fra i migliori di sempre, chiudono quest'anno cosi' importante per Bob Dylan. Ha rischiato seriamente di morire, ma e' tornato piu' in forma che mai. Ed eccoci giunti dopo questa breve, neanche tanto, carrellata sulla vita di Dylan al 1998. Un altro anno di concerti in tutto il mondo e tutti di alto livello, del suo tour senza fine. Da poco la Sony ha fatto uscire il volume 4 della Bootleg Series: il concerto di Manchester del 17 maggio 1966. Il concerto passato ormai alla storia, dove qualcuno dal pubblico grido' "Judas", traditore. Ebbene, Dylan e' stato tante cose, protestatario, campagnolo, ebreo, cristiano, folk singer, cantante rock, country, blues, zingaro, predicatore, reazionario e innovatore, drogato e vegetariano, padre e marito, amante e rivoltoso, acustico ed elettrico, commerciale ed elitario, ma senz'altro non e' mai stato un traditore. E quasi quaranta anni di musica a livelli cosi' elevati, da essere spesso irraggiungibili, stanno li' con tutta la loro grandezza a dimostrarlo. |

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Dalla
pubblicazione dello splendido Time Out Of Mind dato 1997 il mito
dilaniano sembra essere tornato alla ribalta in tutta la sua forza e Se la prima documenta dettagliatamente solo i primi anni di carriera, la seconda è quella più recente e aggiornata la cui pecca principale è quella di curare solo l’aspetto del gossip mettendo da parte ogni approfondimento sui dischi e sui testi. In questo senso molto più completa è “Vita e musica di Bob Dylan” di Robert Shelton (Feltrinelli 1987) che pur non essendo molto aggiornata, è da considerarsi come uno dei migliori libri di sempre essendo condita da spunti di analisi sui testi e da una ricca dose di aneddoti. Di non minor valore sono poi “Jokerman” di Clinton Heylin (Tarab 1996), che copre tutta la carriera fermandosi al 1990 e l’introvabile ma bellissimo “Bob Dylan, profeta, poeta, musicista e mito” di Alan Rinzler (Sonzogno 1980) che pur contenendo una enorme quantità di foto inedite, si ferma a Street Legal del 1978. Salvatore Esposito http://www.ilpopolodelblues.com
L'introduzione di Riccardo Bertoncelli. Quando
nel marzo del 1962 uscì per la Columbia il primo LP di Bob Dylan, ben
pochi videro in quel ragazzotto provinciale e grassoccio l'uomo nuovo,
il profeta, venuto a svegliare Miss Amerika da un torpore secolare.
Eppure la persona decisiva sarebbe stata proprio lui. Bobby del
Greenwich Village, la chitarra intima ed essenziale e il cappelluccio di
traverso, proprio lui con il codazzo di sentimenti e di contraddizioni,
gli enigmi sfolgoranti di una mente come poche. E riescono sempre ad insegnare qualcosa. ottobre
1972 - RICCARDO BERTONCELLI Per
un anno ho dovuto dargli la caccia ma alla fine, nel gennaio del 1971,
Bob Dylan, una persona estremamente gelosa della sua vita privata e che
raramente concede interviste, ha finalmente acconsentito a ricevermi.
Voleva sapere cos'ero andato scrivendo su di lui e arrivammo ad un
accordo: gli avrei fatto leggere la prima stesura di questo mio libro e
lui, in cambio, mi avrebbe concesso un'intervista. L'accordo non lo
specificava, ma era sottinteso che non gli avrei concesso alcun
intervento sul mio testo. Quando l'ebbe letto mi chiamò al telefono. La
presente biografia di Bob Dylan, uomo e leggenda, è il risultato di
diverse centinaia di ore passate a conversare con chi lo ha conosciuto,
con chi lo ha amato, con chi talvolta lo ha odiato e talvolta temuto e
con chi, come è successo spesso, ha avuto bisogno di lui. Senza l'aiuto
di queste persone, non avrei potuto scrivere questo libro: è giusto
quindi che le ringrazi. Sono particolarmente grato a: Joan Baez, Suze e
Carla Rotolo, Echo Helstrom. e Terri Thal Vari Ronk. Ma i miei
ringraziamenti vanno anche a: Eric von Schmidt, Dave Vari Ronk, Eric
Andersen, Jack Elliott, Phil Ochs, Manny Greenhill, David Cohen, John
Koerner, Gretel Hoffman Pelto, Ellen Baker, Bob e Sid Gleason, Mikki
Isaacson, Eve, Mac e Peter McKenzie, Mike Porco, Izzy Young, Nat
Hentoff, Pete Karman, Carolyn Hester, John Hammond Sr., Sue Zuckerman,
A. J. Weberman.
I MIGLIORI LIBRI IN ITALIANO
QUELLI SCRITTI DA DYLAN
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Devo andare, ho un incontro col Papa. Bologna, 27 settembre 1997. In occasione del ventitreesimo Congresso eucaristico, un concerto all’aperto presso il “Centro Agroalimentare”, al quale assistono trecentomila persone e duecento cardinali, celebra la visita pastorale di Giovanni Paolo II alla città che una volta era l’avamposto settentrionale dello Stato della Chiesa. Una squadra di pop star italiane porge i suoi omaggi al pontefice, alternando canzoni italiane a cover inglesi e americane. Poi
un giovane attore legge il testo di Blowin’ in the wind in italiano,
con un discreto accompagnamento di chitarra in sottofondo. Giovanni
Paolo II, dopo aver seguito il testo su di un foglio che gli è stato
dato, pronuncia un discorso che fa storia negli annali della
dylanologia:
Per la sua esibizione a Bologna, Dylan aveva preparato una scaletta di cinque brani. Poi gli organizzatori gli dissero che il pontefice era stanco e che si sarebbe congedato dopo la seconda canzone. Dylan decise di tagliare due dei pezzi (si dice che una delle canzoni sacrificate fosse With god on our side, addirittura…), ma cantò A Hard Rain’s A-Gonna Fall e Knockin’ on Heaven’s Door, forse il momento più alto dell’intera serata. Poi salì i gradini che lo portavano alla sedia papale per stringere la mano a Giovanni Paolo II, inciampando un poco e togliendosi il cappello da cowboy solo all’ultimissimo momento prima di trovarsi faccia a faccia con il Papa (cosa che lasciò molti senza fiato), o perché era troppo nervoso o per via del suo sempre impeccabile, chaplinesco senso del tempo. Dopo che Giovanni Paolo II se ne fu andato, un Dylan visibilmente sollevato eseguì Forever Young. E’ riuscito, Dylan, a esorcizzare se stesso? Erano esorcizzati abbastanza, lui e gli anni sessanta nel 1997? Forse no. Certamente non a sufficienza per il Papa successivo, Benedetto XVI, che non è mai stato molto favorevole al theatrum catholicum di Giovanni Paolo II. Nella primavera del 2007, quando vennero pubblicati i suoi ricordi dell’illustro predecessore, il giudizio negativo di Joseph Ratzinger a proposito della parata pop del Congresso eucaristico di Bologna fece il giro del mondo. A quanto pareva, Benedetto XVI aveva forti ragioni di dubitare che fosse stata una buona idea quella di permettere l’esibizione di “quella specie di profeta”, vale a dire Bob Dylan, che aveva un messaggio totalmente diverso da quello del Papa. Da Canzoni d’amore e misantropia (Alessandro Carrera – Ed. Feltrinelli Le Nuvole)
Per altre info su quell’evento: http://www.maggiesfarm.it/ppp.htm
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Bob Dylan (1962)
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"Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan ci ha liberato la mente"... (Bruce Springsteen)

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L'unica
volta in Sicilia TAORMINA
- 29.7.2001 Ha reso omaggio all'Etna, scrutandola e ammirandola, mentre
gustava pennette all'arrabbiata e peperoni, cibi piccanti per non
distaccarsi troppo dalle pietanze messicane delle quali è un ghiottone.
"Ma ha assaggiato anche la pasta alla Norma e gli involtini di
pescespada", rivela Antonio Chemi, proprietario del ristorante
"La Botte" che, sabato sera, ha curato il catering per lo
staff di Bob Dylan. In molti speravano di incontrare l'introverso
artista americano dopo la straordinaria performance al Teatro antico
davanti a oltre seimila spettatori. Ma, ancora una volta, Dylan è
rimasto fedele al suo cliché di artista schivo e antidivo, preferendo
la lussuosa intimità della suite del Timeo alla folla e al chiasso di
un locale. 1) nell'articolo non è scritto che al suo arrivo all'Hotel Timeo di Taormina, il Direttore dell'albergo con tutto lo staff tirato a lucido e schierato per le grandi occasioni, gli andò incontro per salutarlo. Dylan, con le mani rimaste nelle sue tasche, gli passò vicino e senza fermarsi mormorò solamente "I Bob", lasciandolo lì con la mano tesa in avanti. 2) nonostante mi fossi presentato due mesi prima, il teatro era già esaurito in tutti gli ordini di posti già da un mese. Dopo qualche tempo seppi che un mio amico faceva l'assistente ai suoni del Teatro Greco e mi raccontò di come, durante le prove, infilò i microfoni e altre diavolerie dentro la camicia (pesantissima, sotto un gilet di pelle) di Dylan. Curioso, gli chiesi "Ma che impressione ti ha fatto? Non eri emozionato?" Quello, fan di Prince, mi rispose "Mimmo, nessuna impressione, mi ha solo chiesto di sistemarglielo più in alto. Mi sono emozionato molto di più una settimana dopo, quando ho sistemato il microfono sulla maglietta di Sabrina Salerno". (M.R.)
Il
Bootleg che fu realizzato
Bob Dylan - Taormina, Italy - Teatro Greco July 28, 2001 Dsc 1 1:04:52.27 1.
Somebody Touched Me [0:03:59.52] Disc 2 1:06:16.49 1.
Rainy Day Women #12 & 35 [0:10:40.57] (encore) Bob Dylan - Larry Campbell - Charlie Sexton - Tony Garnier - David Kemper
Mister
Tambourine canta a Taormina Il
Mito ha quattro suite. Tre se le è riservate al Mazzarò Sea Palace,
un' altra, all' hotel Timeo, la utilizzerà stasera come camerino prima
del
Bob Dylan celebra il raduno dei reduci TAORMINA
- Stivali da cow boy, giacca e pantaloni
neri, camicia tutta abbottonata: alle 9,40 della sera Bob Dylan, il
Mito, appare sul palco del Teatro antico e l' ala sinistra della platea,
che conta un centinaio di americani, va in visibilio. Basta aspettare un
po' e Mister Tambourine si esibisce in un assolo di armonica che dura
cinque minuti buoni. Proprio Dylan che nel 1965 al festival di Newport
sconvolse i puristi del folk presentandosi con una band elettrica,
adesso sembra salvare l' anima alle sue canzoni grazie alla sincerità
della versione acustica, anche se gli arrangiamenti elettrici non sono
del tutto accantonati. Tutt' attorno il palco si consuma la festa del
gran revival dei Settanta. Alle 7 della
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Non è stato facile. Queste sono le più fedeli e ricordate, ma chissà quante altre Telecaster o Gibson ha imbracciato lungo il suo interminabile Never Ending Tour che dura ormai da vent'anni. |
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Non inserisco links che si occupano di testi e accordi per chitarra delle canzoni di Bob Dylan perchè mi sembrerebbe banale e scontato.
Trovarli in rete, oggi, è più facile di versarsi un bicchiere d'acqua.
SCARICA IL POSTER IN FORMATO A3
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No
Direction Home - Martin Scorsese: ''Racconto gli occhi di Bob
Dylan" Due uomini che hanno fatto la storia del Novecento, nella musica e nel cinema: sono Bob Dylan e Martin Scorsese. Sono insieme in un dvd di 200 minuti che ripercorrono la carriera del menestrello del rock attraverso materiali inediti, foto di famiglia, registrazioni dei primi concerti. A un incontro alla cineteca di Bologna, che ha seguito per noi Giorgia Bentivogli, Martin Scorsese ha dato questa definizione al suo documentario: "Questo film è un atto d'amore". Il titolo del dvd - 'No direction home' - è tratto dalla canzone più celebre di Dylan, 'Like a rolling stone' la prima conosciuta anche da Martin Scorsese. MS: "Il mio obiettivo era trovare una linea narrativa a questo film, costruirlo come una storia. Io non sono una grande autorità per quanto riguarda Bob Dylan, infatti la prima canzone che ho ascoltato era 'Like a rolling stone', quando Dylan era già passato alla sua fase elettrica e aveva lasciato quella acustica. Non sono un intenditore di musica folk, né all'epoca ero pianemente cosciente della relazione tra la politica e la musica folk. Ma dopo ore e ore di visione di questi materiali inediti, mi sono reso conto che la chiave era cercare di spiegare questo passaggio tra la fase acustica e quella elettrica: è stato un tradimento, in un certo senso. Dylan aveva deluso i suoi fan cambiando genere. Questo è stato il senso della realizzazione del film". Come tutti gli incontri più magici, quello tra Bob Dylan e la sua chitarra, accadde per caso. BD: "Ho iniziato a suonare la chitarra a dieci anni, forse. Ne trovai una nella casa che comprò mio padre. E trovai anche qualcos'altro: c'era una grossa radio di mogano. Sopra, sotto un coperchio, un giradischi. Lo sollevai e sul piatto c'era un disco country con una canzone intitolata 'Drifting too far from shore'. Mio padre e i suoi fratelli avevano un negozio di materiale elettrico. Il mio primo lavoro fu di spazzare il negozio". Dal negozio di suo padre al Greenwich Village di New York, Bob Dylan ci arrivò nel 1961. BD:
"Scesi dall'auto sul George Washington Bridge e presi la
metropolitana per il Village. Andai al caffé 'Wha?' ad osservare la
gente. Molto probabilmente chiesi dal palco se qualcuno sapeva dove due
persone potevano passare la notte. Ero pronto per New York. Iniziai a
suonare immediatamente e mi resi subito conto che ero nel luogo giusto,
perché i posti dove suonare erano molti". Anche per Martin Scorsese, quegli anni al Village rappresentano un'epoca indimenticabile per una intera generazione. Nei tre anni in cui il regista ha lavorato al documentario, ha maturato la convinzione che fosse proprio la magia di quel luogo il segreto dell'epopea degli anni Sessanta. MS: "Ho scoperto che sentivo l'urgenza di dare un senso a quello che erano il Mid West, New York e il Greenwich Village, in quell'epoca tra la fine degli anni Quaranta e il 1966. Soprattutto per le giovani generazioni. Ho cercato di restituire il senso di quegli anni anche attraverso le sensazioni visive, l'atmosfera: concentrandomi, ad esempio, su lunghe sequenze di altri musicisti, piuttosto che su una serie di immagini veloci". "Quelli, però, erano anche gli anni della contestazione e della guerra in Vietnam. Spesso a Dylan, si chiedeva se avrebbe manifestato. Lui rispondeva ironico: "stasera no, sono occupato". BD:: "Non avevo risposte a quelle domande. Non avevo niente più di un qualsiasi altro artista da dire. Ma questo non impedì alla stampa o alla gente di farmi queste domande. Per qualche motivo, la stampa pensava che gli artisti avessero le risposte a questi problemi della società. Ci chiedevano: cosa ne pensi di questo? Ma era assurdo". Quello di Martin Scorsese è stato un lavoro lungo tre anni, diventato un film di 200 minuti. Ma il grande regista italoamericano riesce a riassumerlo magnificamente in una sola immagine. MS: "Alla fine, dopo aver visto sul grande schermo queste dieci ore di inteviste con Bob Dylan, mi sono reso conto che questo film parla dei suoi occhi: lui dice molte cose ma si capisce che i suoi occhi vanno altrove".
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| Io non sono qui | Hearts of fire | Masked and anonymous | No direction home | Renaldo e Clara | Paradise cove | Pat Garrett e Billy Kid |
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Non
criticare ciò che non puoi capire. Tu sollevi la marea su di me ogni giorno ed insegni ai miei occhi a vedere. Quante strade deve percorrere un uomo, prima che lo si possa chiamare uomo? Non hai bisogno di un metereologo per sapere da che parte tira il vento. Non mi ritengo un poeta, perché non uso le parole. Sono un artista del trapezio. Bob Dylan? Sono felice di non essere io! Non vi fidate dei bagni senza scritte sui muri. Per vivere senza leggi bisogna essere persone oneste. Tutto quello che posso fare è essere me stesso, chiunque io sia.
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