di Alessandro Russo e Mimmo Rapisarda

si ringrazia Angelo Scaltriti e Catania Magazine

 

 

PALERMO-CATANIA 0-4 (Primo tempo: 0-3)
Ledesma al 14' pt, Morimoto al 37' pt, Mascara al 45' pt, Paolucci al 21' st


PALERMO (4-3-1-2): Amelia; Cassani (dal 1’st Succi), Kjaer (dal 25’st Carrozzieri), Bovo, Balzaretti; Migliaccio (dal 20’st Tedesco), Liverani, Bresciano; Simplicio; Miccoli, Cavani. (A disp.: Ujkani, Guana, Savini, Nocerino). All.: Ballardini.

 

CATANIA: (4-1-3-2): Bizzarri; Potenza, Silvestre, Stovini, Capuano (dal 1' st Silvestri); Carboni; Ledesma, Biagianti (dal 25’st Izco), Baiocco; Mascara, Morimoto (dal 1' st Paolucci). (A disp.: Kosicky, Tedesco, Spinesi, Martinez). All.: Zenga.

 

ARBITRO: Rosetti di Torino.

ESPULSO: Bresciano (P) al 16' pt. AMMONITI: Simplicio (P), Migliaccio (P), Capuano (C).NOTE: giornata di sole, terreno in discrete condizioni. Spettatori: 21.287. Angoli: 8-2 per il Palermo. Recupero: 1' pt, 5' st.

Tema: “ Descriva il candidato la gioia sportiva più grande di tutta la sua vita.”

Svolgimento.

L’orologio a cucù indica le sei antimeridiane spaccate del primo giorno di Marzo dell’anno del Signore 2009, prima domenica di Quaresima, quando le piccole pesti, Oriana e Matteo, decidono di far scattare l’ora X. Ancora una volta senza pietà alcuna, ad un ignoto segnale prestabilito, i due marmocchi Russo, dieci mesi ancora da compiere, buttano giù dal letto me e Laura, mia moglie. Prima che strillino ulteriormente, mi tocca alzarmi e condurli nel campo da gioco: un letto matrimoniale regolamentare, con tanto di porte, tribune, spogliatoi, mix-zone e tabellone luminoso.

Io e Matteo vestiamo la tradizionale casacca rossazzurra con lo stemma dell’Elefante ben in vista. Dall’altra parte del talamo, Laura e Oriana, con addosso due camicette rosa, hanno il privilegio del calcio d’inizio. Già dalle prime battute, non c’è storia: troppo forti i maschietti che sciorinano una grande lezione di football. Col passare dei minuti, l’incontro si trasforma per noi in apoteosi. Al triplice fischio del direttore di gara, il tabellone segnala il risultato di 4 a 0 in favore dei rossazzurri, mentre dagli spogliatoi si odono felicitazioni  e crucci di vincitori e vinti.  

“Batti il cinque, Matteo: è stata una partita fantastica, infarcita di azioni spedite e tiri come saette”

“C’era vento e poi gli dei della palla tonda non sono stati benevoli con i nostri colori, Oriana.”

La gioia per la grande prestazione mattutina, condita dal raggiungimento dei tre punti in palio, è enorme; la successiva gigantesca euforia mi fa dimenticare di tender l'orecchio alle previsioni zodiacali radiofoniche. Vuole la consuetudine, infatti, che la domenica mattina, appena sveglio, ascolti alla radio l’oroscopo settimanale per lo Scorpione. Con l’animo sufficientemente predisposto a gioie e dolori, mi preparo così per il nuovo dì di festa e i successivi sei. Fa nulla,  la mia nuova settimana non sarebbe potuta cominciare  meglio.

Dopo pranzo, alle tre in punto, mentre Laura dà la pappa a Matteo e Oriana, sorseggio un caffè  e penso a voce alta. “Azz, sono due anni che non si vince lontano dal Massimino. Se ci riuscissero oggi al Barbera di Palermo, nel giorno della quattrocentesima gara  in A, gli uomini di Zenga si laurerebbero eroi del pallone con lode e bacio in fronte.”

Nello stesso istante, a circa centonovanta chilometri di distanza, undici giovanotti dipinti di un rossazzurro sfavillante si preparano a una  nuova sfida. “Noi siamo il Catania ’46, -urlano a gran voce e intanto si guardano fitti negli occhi- i campioni di Trinacria.” Mentre ripassano schemi e movimenti, trattengono il respiro e gonfiano il petto: provano così a stringere i nodi del proprio destino con la storia del Club dell’Elefante.

I  loro nomi ?  Albano Bizzarri,  Alessandro Potenza, Matias Silvestre, Lorenzo Stovini, Ciro Capuano, Ezequiel Carboni, Pablo Ledesma, Davide Baiocco, Marco Biagianti, Beppe Mascara e Takayuki Morimoto.

Sull’altra metà del rettangolo verde, l’U.S. Città Palermo in pantaloncini neri e casacca rosa pallido con l’aquila per distintivo guadagna il prato del terreno di gioco, prendendo posto alla spicciolata.

La scelta tattica di mister Walter Zenga, stratega della panchina etnea, prevede una formazione per nulla abbottonata, anzi lineare ed equilibrata. Quattro sono i centrocampisti in linea per formare una diga elastica che argini le iniziative nemiche: l’ordine è ‘Contenere e ripartire’. I primi dieci minuti sono molto tattici e servono ai due schieramenti per studiarsi a vicenda, ma il Catania è più pimpante e mantiene alto il baricentro. Grazie a un facile cambio di passo, ottimo possesso palla e rapida costruzione di gioco, la supremazia territoriale si fa presto costante.

Davide, capitano di mille battaglie, spegne subito la lampadina avversaria Liverani mentre Ezequiel imbriglia immediatamente Simplicio e lo annulla. Sulla linea mediana del campo, la spavalda sicurezza della loro superiorità tecnico-tattica non tarda a farsi sentire. I ‘fantastici 4’ si esaltano e macinano un gioco brillante e votato all’offesa,  proponendosi  rapidamente a supporto dei due attaccanti. Al minuto quattordicesimo, Takayuki Morimoto  riceve in area, si gira, supera Kjaer  e mette in mezzo un pallone morbido morbido. Arriva Pablo Ledesma che si tuffa e inzucca in rete mentre un intero stadio ammutolisce. Due minuti più tardi, Bresciano entra in modo sconnesso su Morimoto e l’arbitro Rosetti lo caccia fuori. E’ il trentasettesimo quando Baiocco riceve palla e taglia il campo con un lancio di quaranta metri; lesto a ricevere c’è ancora il piccolo samurai che fredda Amelia con un gran diagonale: 2-0.

L’ U.S. Città Palermo è  un pugile che prende botte da tutti i lati;  non ha il tempo per risvegliarsi che viene stordito e mandato al tappeto. L’elefante rossazzurro sale in cattedra, poi sull’astronave e raggiunge lo spazio, mentre l’aquila rosanero affonda inesorabilmente. Il solo Miccoli prova a tenere in piedi la baracca e cerca invano di dare la sveglia agli imbambolati compagni. Sette minuti dopo, dalla lunetta di centrocampo, Morimoto appoggia di testa al folletto di Caltagirone, Beppe Mascara. Il magnifico giocoliere di casa nostra intravede Amelia fuori dai pali e, con acuta pazzia, calcia al volo un destro d’istinto. La sfera di cuoio con una naturalezza sfacciata supera sette cieli, volteggia nello spazio e poi  ‘uccella’ il portiere palermitano. E’ tutto marca liotru il gol più bello del mondo, una perla da cineteca che entra nell’epica calcistica. Anche il pubblico rosanero non smette di applaudire la splendida marcatura,  un colpo di genio lungo cinquanta metri che incorona Beppe re del derby.

Incredibileee, -urlano i commentatori di radio e tivù, intontendo ulteriormente gli spettatori palermitani in tribuna- meglio di Maradona, Del Piero e Beckham.”

Mamma miaaaaaaaa, - il ruggito inconfondibile di Angelo Patanè è carico di pathos- mamma miaaa, da impazzire.  Che gol incredibile, un  gesto balistico assolutamente  i n c r e d i b i l e  !

“ M e r a v i g l i o s o , - sulle note dei Negramaro, invece, canta a squarciagola Angelo Scaltriti- ma non ti accorgi di quanto il mondo sia .........

m e r a v i g l i o s o…”

Sul tre a zero, con i rosanero sommersi dai fischi di tutto il Barbera,  termina il primo tempo. Trascorrono i minuti, entrano Michele Paolucci, Mariano Izco e Christian Silvestri e i rossazzurri restano padroni del campo. Quando vogliono, ci danno dentro, pigiano sull’acceleratore e per i cugini rosanero sono guai. Biagianti calamita palloni in quantità industriale e semina il panico, poi ci prova Mascara con una conclusione al volo, fuori di un soffio. Al sessantaseiesimo, l’elefante riparte: Mascara serve Biagianti che si incunea in area in slalom e scodella al centro per l’accorrente Paolucci. Il numero nove  scocca un tiro di prima, potente e preciso: 4-0 . C’è gloria anche per uno strepitoso Bizzarri, sempre pronto a negare la meritata rete della bandiera. L’US Città Palermo è a pezzi, annichilito, strapazzato e umiliato; il Catania ‘46 è da favola, brioso, sciolto e spumeggiante.

Quando ero bambino, estasiato ascoltavo da mio nonno Giuseppe le storie di Orlando, di Rinaldo e della bella Angelica. Un giorno ai miei nipotini, racconterò invece dei ghiribizzi dei loro genitori, Oriana e Matteo. Ma gli dirò anche di una domenica fuori del comune, del gran balzo di Pablo, del fendente di Takayuki, del colpo di genio di Beppe e del tocco delizioso di Michele. Insomma del delirio rossazzurro, del tracollo rosanero e della gioia sportiva più grande di tutta la mia vita.

                                                                                                                                                                                          Alessandro Russo

 

 

 

DI TUTTO, DI PIU'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quasi due anni che il Catania non vinceva in trasferta; più se ne parlava e più questa maledizione diventava pericolosa e iettatoria. Oggi è finita, finalmente. 

Scrivetevelo nei diari della vostra domenica sera, perchè oggi è successo un fatto sensazionale, fantastico, straordinario: dopo una settimana di messaggi palermitani su come si dovrebbe gestire (o sperperare?) il patrimonio di una società di serie A, il Catania ha risposto con quattro scoppole da antologia calcistica spedite proprio a quei mittenti che in questi giorni si sono dichiarati appartenenti ad un altro pianeta ovvero ad una squadra di categoria superiore a noi, costruita con 30 milioni di euro.

Oggi il Catania ha fatto capire che con la metà di quei soldi si può costruire un centro sportivo per tutta la città (mattoni, non coppe di latta) e che con il resto di mancia si riesce pure a stravincere il derby siciliano in trasferta, rimanendo

 a -3 con il fiato sul collo dei cugini miliardari.

Una giornata memorabile, indimenticabile. Forse non abbiamo mai vinto 4-0. Per di più questo risultato lo abbiamo ottenuto fuori casa, addirittura a Palermo in un derby, in serie A ...e.....  con quattro perle da cineteca una delle quali, quella di Mascara, da conservare nel manuale del calcio mondiale. Il suo gesto atletico sta già facendo il giro del mondo! Nemmeno Maradona è riuscito a far meglio. Sì, lo fece tempo fa con la Lazio, col portiere fuori dall'area. Ma Diego era sulla trequarti, oggi Beppe era a centrocampo! Fortuna? No, perchè Topolinik le prove le aveva già fatte a San Siro due anni fa, con l'Inter!

Questo è un giorno che sarà ricordato a Catania come i centenari della nascita di Bellini, la Festa di Sant'Agata, la nascita di Verga, l'Ottava, i Morti e la Madonna del Carmine.

Catanesi, ricordatevi ogni anno l'1 marzo: festeggiatelo sempre per onorare San Giuseppe Mascara da Cibali! 

1.3.2009 (Mimmo Rapisarda)

 

 

 

 

Storia di una rivalità che profuma di primato

Catania e Palermo, due città, due realtà da sempre storicamente rivali si ritrovano anche quest'anno ad affrontarsi nella massima competizione calcistica italiana: La Serie A.
Ormai stabilmente presenti nella massima serie le due squadre si incontrano in un momento di splendida forma, ad un punto dalla vetta il Palermo, seguito dal Catania.

Scontro al vertice che fa tornare alla mente una rivalità tra due squadre. Una rivalità che è andata a volte oltre il limite, superando la competizione calcistica, sfociando in una contesa economica tra due città che da sempre hanno voluto primeggiare in Sicilia.
Una partita quindi dal fascino folkloristico tra l'Aquila rosanero e "U' liotru" rossazzurro, il simpatico elefante ormai simbolo della città catanese. Gli sfottò della gente, le dichiarazioni a distanza dei tifosi nei vari blog sparsi nella rete, le discussioni nei bar, le trasmissioni televisive, creano ogni anno un'attesa che come detto va oltre l'evento calcistico, un'attesa che dà luce all'aspetto ludico-folkloristico della gara.
Da quando le due squadre sono ritornate in Serie A, dopo decenni di scontri nelle serie minori, gli ultimi incontri risalivano agli anni sessanta, si sono affrontate 3 volte allo stadio Massimino di Catania (guarda le statistiche ) e i risultati dicono che c'è una perfetta parità tra partite vinte, pareggiate e perse.

Difficile non menzionare anche accadimenti tragici a margine di una partita che dovrebbe profumare sempre di sport, ma che a volte è sfociata nelle violenza non coinvolgendo solo qualche facinoroso, come nel caso del purtroppo indimenticabile derby del 2 febbraio 2007, giornata in cui si è scritta forse la pagina più nera della storia del calcio italiano. La morte del poliziotto Filippo Raciti, a margine di un incontro divenuto scontro fuori dalle mura del Massimino, resterà il simbolo di ciò che il calcio non deve e non può essere.

Non resta che augurarci che il prossimo derby tra Catania e Palermo sia solo una festa di sport e che vinca il tifo per la Sicilia.

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Tutti i precedenti in serie A

1961/62 Catania-Palermo 0-0 Palermo-Catania 0-0

1962/63 Palermo-Catania 1-1 (4' Fernando, 43' Prenna rig.) Catania-Palermo 0-0

2006/07 Palermo-Catania 5-3 (27’ Corona, 28’ Gio. Tedesco, 47’ Simplicio, 65’ Mascara , 69’ Corini rig., 74’ Amauri, 81’ Barzagli, 92’ Spinesi)

Catania-Palermo 1-2 (50' Caracciolo, 58' Caserta, 81' Di Michele)

2007/08 Catania-Palermo 3-1 (29' Mascara, 41' Spinesi rig., 63' Caserta, 89' Martinez) Palermo-Catania 1-0 (84' Miccoli)

2008/09 Catania-Palermo 2-0 (69' Martinez, 87' Mascara rig.)

 

Palermo e Catania: un odio antico come il vino.

Può suonare paradossale ma per chiunque viva lontano dalla propria terra d’origine l’onore e il buon nome di questa sua terra vale molto di più di quanto vale per chi è rimasto ad abitarci. Oggi però è una di quelle pochissime giornate della mia vita in cui essere siciliano, essere catanese, mi dà vergogna. Ieri sera centinaia di catanesi hanno fatto vedere al mondo il peggio della bestialità umana, hanno macchiato di infamia la città, l’isola; hanno macchiato d’infamia i catanesi, i siciliani, i tifosi di calcio di tutt’Italia; sono riusciti a fare vergognare di essere di Catania persino a chi la ama così svisceratamente e profondamente come gli emigrati.

Un uomo ucciso, decine di arresti e di feriti, l’intero quartiere dello stadio gettato nel panico della guerriglia urbana, strade devastate, una sconfitta onorevole sul campo di gioco che è diventata onta per la coscienza di una città. Questo però non è gioco, non è sport ed è ora di finirla.
Noi catanesi abbiamo rotto definitivamente il giocattolo. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo a voce forte, consapevole, e non cadere nel tranello del “non facciamo di tutta l’erba un fascio”. I derby siciliani da troppi anni sono sinonimo di guerra tra tifoserie, vera guerra, e purtroppo quella del Catania è quella più violenta. Guardiamoci dentro, tutti abbiamo in noi il germe della colpa, che nasce da quel campanilismo che ci porta a odiare senza un perché il Palermo e i palermitani, il Messina e i messinesi e così via. Chi almeno per una volta non ha ragionato, nella propria vita di tifoso di calcio e tifoso del Catania, in termini di odio calcistico per le altre squadre siciliane? La morte dell’ispettore Filippo Raciti è figlia di questo odio sottile che i siciliani provano per altri siciliani, per quello strisciante senso di superiorità, per quella malcelata invidia. C’è chi se la tiene e la cova come la maggioranza di noi, c’è chi la sente come ragione di vita e cerca costantemente la rissa allo stadio, insulta chi non la pensa come lui. Sembrano cose diverse ma sono due facce della stessa medaglia.
Oggi noi catanesi dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo rotto il giocattolo. Dobbiamo chiedere che i campionati professionistici di questa stagione si fermino qui, che il Catania Calcio venga punito con la massima severità per responsabilità oggettiva, affinché tutti i suoi tifosi e tutta la città si ricordi per sempre che è stato ammazzato un uomo per colpa di un gioco.
Amare Catania non è difendere il nome della sua squadra di calcio con spranghe e bombe carta, non è supportare la squadra con logiche ultras, non è uccidere col volto coperto da sciarpe rossoblu. Amare Catania, oggi, è scusarsi con tutta l’Italia, chiedere la giusta dura punizione e inginocchiarsi dinnanzi alla memoria di chi ha perso la vita, di chi ha perso un marito, di chi ha perso un padre. Tutto ciò per una partita di calcio.

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