Villa Bellini: sospiri, perle e figuracce
14 - settembre - 2010
di Giovanni Grillo

 

Festeggiamo sì, esultiamo pure, ma non di quella gioia cristallina come quando ci capita un lieto evento. No. Piuttosto come quando tiriamo un profondo e benedetto sospiro di sollievo, per una disgrazia evitata per un pelo. Riapre la Villa Bellini, il 23 Settembre, riconsegnata ai catanesi ben restaurata dopo anni e anni d’interminabili lavori, carrettate di milioni d’euro, tre dei quali raccattati all’ultimo secondo utile, e una serie di solenni figuracce equamente distribuite tra responsabile dei lavori, Sindaco, Giunta e Consiglio comunale. In queste brevi righe, masochisticamente, vogliamo solo ricordarvi, e ricordarci, alcune delle perle che la turbolenta vicenda dei lavori della Villa Bellini ha regalato.

Andiamo in ordine sparso e cominciamo dalla pantomima della richiesta della Commissione d’inchiesta, fieramente voluta dal Consigliere Manlio Messina insieme a quindici colleghi, per poi squagliarsi, la commissione e molti dei 15 richiedenti, al suo apparire in aula consiliare per il voto. Sonoramente bocciata dall’intera maggioranza Pdl (all’epoca era ancora intero), Mpa e Udc. Ma ricordiamoli i nomi dei richiedenti la Commissione: Manlio Messina (Pdl), Puccio La Rosa (Pdl Sicilia), Carmencita Santagati (Pdl), Andrea Barresi (Udc), Vincenzo Li Volsi (Pdl), Vincenzo Castelli (Pdl Sicilia), Carmelo Giustolisi (Pdl), Gemma Lo Presti (La Destra), Francesco Montemagno (Misto), Rosario D’Agata (Pd).

Ancora ricordiamo, era il 7 Aprile, le parole pronunciate dall’Udc Valeria Sudano in Consiglio prima dell‘uccisione della Commissione d‘inchiesta: “Siamo responsabili del nostro operato innanzi ai cittadini che ci hanno accordato il loro voto”. Responsabili. Sì. Responsabili della politica che in quell’occasione arretra, si dimette dalle sue prerogative, si dichiara inutile, il Consiglio comunale dice ai catanesi che l’hanno votato che non vuole rispettare il patto d’onore con gli elettori. Non vuole farsi carico della domanda che Catania si fa da un anno: perchè ci hanno tolto la Villa Bellini? La Commissione deve accertare le responsabilità politiche sull’angosciante vicenda della Villa Bellini. Non c’entra la responsabilità penale, è in ballo quella amministrativa. E questa è responsabilità del Consiglio. Che la rifiuta. Perché la magistratura indaga sulla Villa Bellini.

E allora ecco l’altra perla, siamo al 24 Marzo, il Sindaco Stancanelli che dopo aver annunciato la trasmissione dei documenti sulla Villa Bellini alla Procura, contatta il capo dell’avvocatura comunale per disporre appunto detto “passaggio di carte”. Ma la risposta che i legulei comunali danno al primo cittadino è da shock: “Ehm, veramente, la Procura ha già da un anno le carte sui lavori. E’ venuta la Guardia di Finanza e si è presa tutta la documentazione sulla Villa Bellini”. Un pasticcio politico-amministrativo degno di una combriccola di saltimbanchi dilettanti che ci spinse allora a chiederci: se da un anno la Procura della Repubblica ha deciso d’indagare sulla Villa Bellini com’è possibile che l’Amministrazione Stancanelli non ne sapesse nulla? Qualcuno si è dimenticato di avvertire di questo piccolissimo dettaglio il Sindaco e l’Assessore competente? Se invece l’Amministrazione sapeva, perchè a quanto pare al Comune non è più rimasta neanche una “carta” sulla Villa Bellini, perchè non ha informato il Consiglio comunale e la città? Cosa si aspettava a dirlo?

E per chiudere la perla più bella, anzi la regina della perle, tanto imbarazzante da continuare ancora a turbare i sogni dei protagonisti della vicenda, essendo ancora pendente. La superperla è il bando dei lavori di restauro della Villa Bellini che doveva essere pubblicato anche sulla gazzetta ufficiale europea. Non solo su quella italiana. La gara doveva essere aperta alle aziende di tutto il continente. Ma non è stato così, non si è fatto, vi è stato un errore, forse una distrazione. L’Unione Europea se n’è accorta. Ha chiesto spiegazioni al Comune che ha risposto per email: tutto a posto, abbiamo i documenti, ve li mandiamo.

Passano i mesi l’Europa si spazientisce, minaccia di inviare dei funzionari che accertino la situazione. E’ allora che si tenta il jolly, l’ultima difesa: tranquilli la documentazione l’abbiamo ed è corretta, non c’è stato possibile inviarla solo perchè non ci funziona la stampante. Non è una battuta. E’ la stampante mal funzionante la linea Maginot di Palazzo degli Elefanti, l’estrema difesa per salvare il salvabile. Ha funzionato? Pare di no, ma questa è la seconda parte della storia, quella ancora da scrivere. Ma il compito spetta alla magistratura e all’Unione Europea. Noi festeggiamo, ci ridanno la Villa Bellini. Sospiro di sollievo.

http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/15582

 

«Villa Bellini, l'amministrazione risponda e faccia chiarezza»
di La Red
Il gruppo consiliare del PD e i Giovani Democratici alla vigilia della riapertura del Giardino storico: «Siamo contenti, dopo quattro anni di chiusura. Ma chieidamo risposte alle nostre domande sul rischio di dover restituire i soldi all'Unione europea, sui 3 milioni attinti dalle casse comunali e destinati ad altro, sulle responsabilità di ritardi. La città vuole e deve sapere»
«Siamo felici che la Villa Bellini sia restituita finalmente alla città e ci auguriamo che l'amministrazione e i cittadini sappiano preservarla e valorizzarla perché costituisce un patrimonio di grande valore. Ma c'è poco da festeggiare, visto che i lavori di restauro sono durati 4 anni e la Villa è stata per troppo tempo negata alla città. Il sindaco e l'amministrazione comunale ci devono ancora dei chiarimenti sulle spese sostenute, sui 12 milioni di euro di fondi europei che non sono bastati e su cui pende la sciagurata possibilità di doverli restituire, sugli ulteriori tre milioni necessari per completare i lavori prelevati dalle casse comunali, sull'indagine della magistratura». E' quanto hanno detto stamattina davanti all'ingresso principale della Villa Bellini i consiglieri comunali del PD, Rosario D'Agata (capogruppo), Carmelo Sofia, Lanfranco Zappalà, Francesca Raciti, Pippo Castorina e Giovanni D'Avola assieme ai Giovani Ddemocratici guidati dal segretario Livio Gigliuto, impegnati a distribuire volantini dal titolo inequivocabile: "E hanno pure il coraggio di festeggiare".

«Finalmente la città riavrà la Villa, ma sono trascorsi quattro anni e non sappiamo se i lavori saranno del tutto completati, anche alla luce dei dubbi espressi da chi ha preso a cura le sorti della Villa. L'amministrazione comunale non ha mai risposto alle nostre sollecitazioni, l'ultima del 23 agosto - dice il capogruppo Rosario D'Agata - e nonostante la maggioranza in Consiglio abbia scelto di non istituire la commissione d'indagine sui lavori di restauro della Villa come avevamo chiesto, dal sindaco e dalla Giunta ci attendiamo chiarezza su molti punti. L'amministrazione ci fornisca la documentazione che abbiamo chiesto di verificare: in primis le risultanze dell'avvenuta pubblicazione in Gazzetta europea della gara d'appalto dei lavori, visto che se non fosse avvenuta si materializzerebbe il rischio concreto di dover restituire i fondi (12 milioni di euro) all'Unione europea. Ci fornisca la variante del progetto con grafici e atti contabili per valutare perché i fondi europei non sono bastati e quali errori sono stati commessi; ci dia i verbali degli atti con cui sono stati concordati i nuovi prezzi dei lavori, i pareri della Soprintendenza e il progetto esecutivo. Inoltre - aggiunge D'Agata - ci dia ragguagli sulla spesa aggiuntiva, i 3 milioni di euro necessari a completare i lavori, finanziati con mutui accesi dal Comune e destinati ad altro scopo: una pratica di dubbia legittimità, visto che l'accensione di mutui e il bilancio sono materia di esclusiva competenza del Consiglio comunale».

«Noi, come tutta la città, chiediamo trasparenza sulla vicenda della Villa Bellini - aggiunge Lanfranco Zappalà - Vogliamo sapere di chi è la responsabilità dei ritardi. C'è l'indagine della Procura e se ci saranno dei rilievi penali si vedrà, ma vogliamo conoscere gli aspetti amministrativi e le responsabilità amministrative e politiche». «Vogliamo che la Villa sia simbolo di una cittadinanza partecipe - aggiunge Livio Gigliato, segretario dei Giovani democratici -. L'amministrazione non ha coinvolto nessuno sul progetto di restauro né tanto meno l'altra metà del cielo, i giovani, che in questa città non hanno spazi».
www.ildito.it

 

"Sfregiato" il murales di Falcone Addiopizzo: «Un atto vile che colpisce non solo il nostro progetto ma un'intera comunità»

Il viso di Giovanni Falcone "sfregiato" con della vernice rossa. Così il murales di viale Ulisse, sulla circonvallazione, è stato rovinato.
Addiopizzo Catania lo stava ultimando per ricordare la strage di Capaci. «Il vile atto – si legge in una nota dell'associazione – è uno sfregio all'intera città, non certo al progetto di Addiopizzo Catania. Ci viene difficile credere che nessuno abbia visto all'opera il vigliacco armato di rullo; da quella strada, a qualsiasi ora, passano migliaia di catanesi. Vorremmo che alle attestazioni di stima per il progetto che stiamo realizzando seguissero segnalazioni concrete alle forze dell'ordine. Noi in ogni caso andremo avanti, continueremo a ricordare quanti hanno sacrificato la vita per questa terra, lo faremo nelle scuole, nelle università, sui muri. Non ci fermeremo». È bene ricordare che solo una decina di giorni fa era stata una scritta su un muro sempre di Addio Pizzo ad essere "censurata".
Decisa condanna dell'episodio del sindaco Raffaele Stancanelli: «Suscita sentimenti di sdegno e riprovazione il vile gesto nei confronti della coraggiosa azione di denunzia dei ragazzi di Addiopizzo. Ora più che mai bisogna insistere e andare avanti e per quanto ci riguarda faremo la nostra parte in maniera come sempre sobria e concreta». «La politica deve regire» ha detto il segretario provinciale de La Destra, Ruggero Razza. «Sarebbe bello se fossero gli amministratori di Catania a dare un segnale forte chiedendo a assessori, consiglieri, rappresentanti delle società partecipate e consulenti di depositare nella segreteria generale di ciascun ente il proprio certificato del casellario giudiziario, quelli dei carichi pendenti e un'autocertificazione dalla quale emergano anche i coinvolgimento familiari in procedimenti penali per fatti di mafia».
«Ci turba il fatto che a distanza di pochi giorni due murales di Addiopizzo vengano imbrattati e deturpati». Il parlamentare nazionale del Partito Democratico, Giuseppe Berretta si dice convinto che «tanti catanesi onesti e coraggiosi che hanno fatto di Falcone un esempio di vita sapranno reagire e sono sicuro che i giovani di questa città, come quelli di Addiopizzo». Secondo l'on. Salvo Pogliese, vice presidente vicario PdL all'Ars «un gesto da vigliacchi e da illusi. Solo un povero illuso può credere che basti della vernice per cancellare dal cuore dei catanesi la figura di Giovanni Falcone e degli altri eroi antimafia. Esorto i ragazzi di Addiopizzo Catania ad andare avanti con i loro murales che servono a tramandare la memoria di testimonianze della legalità». «È necessario rinnovare un impegno quotidiano per la legalità, contro ogni fenomeno malavitoso e mafioso che tenta di infiltrarsi nella vita delle comunità» ribadisce la parlamentare regionale del Pd Concetta Raia, componente della commissione Antimafia.
Dura condanna da parte del presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione. «Deturpare un simbolo antimafia è un gesto di decadimento morale; quella morale che invece dobbiamo tenere sempre alta, così come la nostra testa, proprio per persone come Falcone, Borsellino». I militanti di Giovane Italia Catania sottolineano «l'atto vile compiuto è uno sfregio all'intera città e al progetto di Addiopizzo Catania che dimostra come il parlare di mafia nella nostra città dà sempre fastidio. Ma non sarà questo stupido atto a fermare la nostra voglia di cambiare e seminare per un futuro migliore». Per il deputato del PdL Nino D'Asero «azioni di questo tipo devono servire da stimolo a non abbassare mai la guardia. Gesti sconsiderati non possono intaccare il grande lavoro culturale, istituzionale e sociale contro la criminalità».

 

 

IN DIFESA DEL LUNGOMARE DI CATANIA

 

Si trasmette in allegato l'appello che numerosissime associazioni, cittadini, professionisti, tecnici e docenti universitari hanno scritto in difesa del "Lungomare di Catania", contro il progetto di realizzazione di un centro commerciale lungo 1,2 km a 10 metri sul livello del mare.

 

 

Catania, 31 luglio 2009

 

Le associazioni CittàInsieme, Centro sociale "De Felice Giuffrida", Comitato Civico Salute Ambiente di Adrano, CO.P.E., Decontaminazione Sicilia, Grilli dell'Etna, Italia Nostra, Legambiente Catania, LIPU, Rifiuti Zero Catania, Tapallara, Vivisimeto, WWF Catania e numerosissimi cittadini, professionisti, tecnici e docenti universitari esprimono profonda indignazione e sconcerto per le notizie pubblicate in questi giorni sui quotidiani e riguardanti lo scempio che si sta per compiere nei riguardi del lungomare di Catania.

Dietro la parola "waterfront", adoperata agli inizi degli anni 2000 dall'allora sindaco Scapagnini si nascondono "400 mila metri quadri di sbancamento a 10 metri sul livello del mare, 56 mila metri quadri di centro commerciale e 48 mila mq di parcheggi a pagamento spalmati tra una strada che doveva essere una via di fuga antisismica e un pezzo di costa lungo 1200 metri, in concessione per 38 anni ad un gruppo imprenditoriale ". Tutti questi elementi cancellano gli intenti primordiali del termine "waterfront" rimandanti, a detta dei suoi promotori, alla volontà di consegnare ai cittadini catanesi, ed ai pedoni in particolare, la fruibilità della costa del lungomare di Catania spostando la viabilità veicolare a monte.
Il progetto sembra essere già in avanzato stato di esecuzione. Ma i cittadini sono stati tenuti all'oscuro di tutto, la documentazione relativa al progetto è di difficilissima reperibilità ed il Consiglio Comunale non è mai stato convocato per discuterne.
Alla luce di ciò, i firmatari della presente esprimono un deciso no al progetto così come riportato sugli organi di stampa; chiedono a gran voce che il Sindaco e l'Assessore all'Urbanistica si rendano disponibili il prima possibile ad un dibattito pubblico con i cittadini in modo da fornire tutte le spiegazioni che quest'ultimi riterranno opportuno richiedere; esortano le associazioni ed i cittadini catanesi - in particolar modo i residenti del quartiere Ognina Picanello - ad unirsi al nostro grido di indignazione affinché il silenzio delle istituzioni di questa città non continui ad incombere anche su questa vicenda e possa essere scongiurato l'ennesimo scempio della città che allontanerebbe a colpi di cemento i catanesi dal mare.

 

 

CittàInsieme - Centro sociale "De Felice Giuffrida" - Comitato Civico Salute Ambiente di Adrano - CO.P.E. - Decontaminazione Sicilia - Grilli dell'Etna - Italia Nostra - Legambiente Catania - LIPU - Rifiuti Zero Catania - Tapallara - Vivisimeto - WWF Catania

 

 

 

IL WATERFRONT DI CATANIA  
 
La riqualificazione dell’area costiera tra piazza Europa e Borgo Ognina, e più in generale del litorale di Catania, sta procedendo attraverso la rivitalizzazione di ampie parti di territorio degradato per mezzo della realizzazione e implementazione di progetti di risanamento che definiscano e recuperino oggetti immobiliari capaci di produrre funzioni abitative, commerciali, produttive e turistiche.  
Lo studio del Piano su cui si baseranno i numerosi interventi che sfrutteranno le potenzialità dell’area litoranea è stato affidato al gruppo Mbm Arquitectes di Barcellona fondato da Martorell, Bohigas e Mackay, progettisti del waterfront di Barcellona e del Villaggio olimpico nel 1992, e completato nel 2004.  
L’obiettivo è creare un collegamento urbano tra il porto e la città, oggi ancora inesistente, in un arco temporale di circa dieci anni, all’interno del quale, si ipotizza, molte delle opere verranno realizzate in project financing.  
La virtualità attrattiva della città per il turismo e la potenzialità delle risorse della sua fascia costiera sono notorie ma non utilizzate.  
L'intervento dovrebbe collegare il porto Vecchio al porto di Ognina tramite un percorso lungomare senza soluzione di continuità con caratteristiche di fruibilità e possibilità di attraversamento che permettano il godimento da parte degli abitanti della linea di costa e la vista privilegiata dello scenario.  
In questo modo da un lato verrebbe ristabilito un rapporto diretto con il mare, risorsa fino ad oggi poco utilizzata, dall’altro si amplierebbero i confini del centro storico, si riqualificherebbero i quartieri che sul porto affacciano, si creerebbero centri di diffusione della modificazione del tessuto edilizio.  
Per eliminare gli elementi di interruzione saranno necessari gli interramenti della linea  
ferroviaria, delle officine e dei capannoni.  
Il modo è collegare la piazza del porto alla stazione tramite un viale e un parco, dando un carattere urbano e di ordine che oggi non esiste.  

 
 
 
 
 
 

 

 


'Ciò che la Gabanelli non capisce, ne capirà mai...'
11 aprile 2009  Giorgione (riporta Nello Pica da 'Zermo Posta')

 

Catania sembra l'unico posto al mondo in cui l'arte dello sghignazzo non infastidisce il potere. "Me la sono goduta tutta" scrive nel suo blog Tony Zermo, e pubblica lo scanzonato sfottò di Nello Pica. E' da una vita che i catanesi la mettono sul ridersi addosso. Ridiamoci addosso che ci passa. Che ne pensate?
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Da: http://www.lasicilia.it/index.php?id=19891&template=zermoposta

No niente, fuoco di paglia, anzi neppure quello. Catania ha già superato lo shock di Report, non oggi ma il lunedi stesso aveva dimenticato, o meglio, dovendo scegliere tra i cani incazzusi di Piazza Europa, la lampada di Scapagnini, l'Inter in posticipo o l'ennesima prodezza balistica di Mascara (ma che cognome è?!?) il liotro medio si è giocato questi ultimi due, preferendo alla fine, per ovvi motivi di tifo (non quello che verrà alla ragazza mozzicata dal canuzzo all'ultimamente, quello calcistico) il vantaggio temporaneo del folletto rossazzurro. Io però che mi guardo Amici, Bruno Vespa e Uomini&Donne, Sos Patata per puro masochismo, opterei per le cambiali, come mi disse un cliente (fantastico) tanti anni fa e quindi voto per la lampada di Scapagnini.

Report però me lo ricordo parola per parola e come si dice "mi ammazzo dalle risate", chissà forse perchè è l'unica reazione sensata che riesco ad avere, di insensate, istintive me ne sono venute, ma in quel caso si tratterebbe di decidere per una pensione completa di medio-lungo periodo a spese dello Stato, arance escluse. Non fa per me, tra dire ed il fare c'è di mezzo lo Stretto di Messina dove si sa, ci sono un sacco di correnti e capace che col culo che mi ritrovo, preso di acidità lascio correre un massacane alla finestra del Comune in segno di protesta, prendo il muro di sgalleggio, il sasso mi torna in piena fronte e finisco al Garibaldi vecchio (voglio essere portato li, anche se mi spacco una gamba in Valtellina "puttatimi o garibaddi!"), se mi va bene, oppure sul cofano della mia macchina, che poi non è mia ma di mia moglie e allora.. Opterei per il Garibaldi (vecchio). Perle, vere e proprie perle si sono viste e sentite per più di un'ora su Rai Tre come quella della Farmacista. Volto oscurato, capelli vaporosi e mani ingioiellate appartenenti alla Catania bene, che indicata da Scapagnini quale ideatrice del cocktail Highlander alla semplice domanda “scusi è suo il preparato magico di Berlusconi?” questa rispondeva, la dottoressa, quella elegante della Catania bene che nei fine settimana gioca a Bridge, va alla prima al Bellini e non si perde un salotto: “ie picchì, allei chi ci interessa?”. Catania bene, anzi "LA" Catania bene.

Umby, l'ex Sindaco di Catania non di Montepirocchio racconta: Berluscone arriva a Catania con la nave e un raggio di sole illumina la sua discesa al porto tutti sbandieravano e Lui, il mitico Scapagnini pure ma con tale e tanta enfasi da perdere la bandiera di forzitalia e quindi senza accorgersene scotolando la sola asta, da lontano sarebbe potuto sembrare Orlando alla riscossa contro i saraceni, “turlindana” alla mano, invece era solo un uomo di mezza età dal ghigno tutt'altro che rassicurante. Penso a questo episodio raccontato da Champagne e lo associo ad un avvenimento simile dall'epilogo amaro. All'epoca della storica promozione in serie A, era il 1983 mia mamma mi aveva cucito con una Singer a pedale la bandiera rossazzurra, "5000 mila lire per una bandiera? Jettasagnu!". Tornata vincitrice al Cibali dopo lo spareggio contro la Cremonese tutti noi aspettavamo la squadra, chi sbandierava, applaudiva, fischiava, pippo pinnacchio faceva le pernacchie per mille lire, Turi Cafudda anche lui per celebrare l'evento si era appena esibito, sotto la curva sud nella cagata più grossa degli ultimi 6 anni, con tanto di applauso di un piccolo capannello di curiosi. Pippo Titillo, campione europeo di autoerotismo per l'occasione si presentò con un personale di 12 performances in una mattinata (ci abbiamo creduto sulla parola), Bicchierai esultante per l'ennesima vittoria della Paoletti alzava due per volta i giocatori, cristianazzi alti 2 metri per 100kg, lui alto 1,50 ma largo 1,70 con ogni mano pesante circa 15kg. Normale amministrazione nella Catania dei primi ottanta. Le raccontavo di me felice come Scapagnini, agitavo la mia bandiera che, haimè, ogni uno col proprio mestiere, non era fissata sull'asta e quando Mastalli, il genietto è entrato in campo è volata in piazza Spedini dove il trisavolo del cane che ha addentato la ragazza in piazza Europa la settimana scorsa, l'aspettava su due zampe per farla a brandelli, "spacch'i'cani l'hannu ppi vi ziu".

Anche all'epoca c'erano i randagi ma senza Internet ne la Gabanelli lo sapevamo in pochi. Io, Scapagnini ed il Catania o Catania dunque abbiamo avuto lo stesso strano destino. Nel 1983 agitavo la sola asta per salutare una squadra che solo 6 mesi dopo sarebbe divenuta lo zimbello dell'Italia calcistica, con gli interisti/juventini/milanisti catanesi che dopo qualche settimana di tifo locale sono tornati ad essere interisti/juventini/milanisti e quindi tifavano per Rumenigge, Falcao, Rossi e contro Predinho e Luvanor. Sa che Zico fino al mese scorso credeva che l'Udinese giocasse due volte in casa ad Udine e a Catania? Lino Banfi su Catania ci ha fatto Bar Sport, "cap'dicaz Parola!" insomma cose da ricordare. Qualche lustro dopo quindi mi sono ritrovato uno Scapagnini che come me scotolava la sola l'asta ed il cerchio miseramente si chiude...

Ora, tra me e Scapagnini qualcuno porta sfiga, è sicuro. Considerando però la mia totale ininfluenza sul destino della città (se non per qualche spazzatura buttata nel cassonetto alle 08.30 del mattino invece delle 20.30 regolamentari) direi che è giusta la seconda che ho detto, in più Umby (esempio) essendo come il piritoliscio, quello che una volta liberato si attacca alla scia seguendoti in auto, in ufficio in banca, poichè nessuno lo ha spezzato con una giravolta o andando a zigzag, oggi ci ritroviamo Stancanelli che ad occhio e croce non ha ancora capito di quale città è diventato Signò Sindaco, l'ha sulla punta della lingua ma non se la ricorda. E' un problema di flusso, sarebbe bastata una giravolta ma anche camminare per qualche metro a zig zag, una fesseria.

Tornando a La Sicilia, anzi “al giornale” come amate chiamarlo voi, vorrei tranquillizzarla Tonyzermo tutt'apposto non è successo niente, non la portiamo neppure a cafè perchè non c'è stata offesa per nessuno, continuerò a comprarlo, da buon catanese non posso fare a meno di articoli e rubriche di indubbia utilità, i famosi "cù mossi?", le signore in coro "piii mischìno!", gli annunci immobiliari e la cronaca nera con i suoi coraggiosi report... Pardon, pezzi di indubbio valore letterale con neologismi ed espressioni degne dell'accademia della Crusca, facciamo simenza/passatempo, tipo: "verso le 19.30 c'è stata una rapina" nei quali il giornalista di turno mostrando coraggio non esita a citare nomi, cognomi e foto di pericolosi malavitosi acciuffati da intrepidi falchi (il terrore di noi ragazzi degli anni 80, prima ti davano una jaggnata eppoi chiedevano il documento, tu non avevi fatto un cazzo ma accunto ti avevano stampato cinque dita sulla faccia. E se tornato a casa la raccontavi a tuo padre, lui ti dava anche il resto) dopo un inseguimento che, a Catania è sempre e comunque rocambolesco, rei, di avere posto in essere per l'ennesima volta quell'odiosa pratica criminale che è la vera emergenza sociale, ciò che scredita la nostra città agli occhi del mondo intero rendendoci insicuri e scantati: lo scippo ai danni della vecchina, il fermo al turista tedesco stordito al quale puoi dire cento volte di non camminare alla pescheria con la macchina fotografica al collo, ma quello tedesco è, il palpeggiamento della studentessa paesana sul 726 a Piazza Stesicoro oppure il furto di autoradio ad opera dell'esperto di Acicatena (Acicatena capitale mondiale dell'autoradio, che cazzo se ne faranno poi ad Acicatena di tutte quelle radio che a stento si prende il primo canale, non si sa.) In questi casi La Sicilia non perdona ne fa sconti a nessuno. Li definisce ladruncoli, coprendoli di ridicolo, spesso ironizza sulle loro gesta maldestre tipo quello che si era portato a casa il bancomat con la motopala ma non avendo staccato la telecamera si era tirato dietro anche due pattuglie della Polizia. Un giornale cattivo, alcuni non meritano trattamenti migliori. Alcuni.

Ciò che la Gabanelli non capisce, ne capirà mai non essendo catanese (per questo ci da addosso è mmiriusa, come tutti gli altri italiani del resto, mmiriusi e cunnuti) è che il Suo giornale è anche un irrinunciabile “must” estivo, la domenica mattina dopo avere lasciato in cabina la cronaca nazionale (magari gli butto l'occhio dopo pranzo quando mi cala la catena) che secondo me leggono in tre e Domenico Tempio nel loculo con l'aria condizionata affittato a 200 euro a posto letto con due studenti fuoricorso di Vizzini, Tutankhamon e Moctezuma II e da dove ogni tanto tira fuori la mano per scrivere quattro cose a caso o correggere le bozze dei giovani reporter, pardon giornalisti, dicevo, mi prendo la Sicilia di Catania, sigaretta d'ordinanza e sotto l'ombrellone mentre squaro la giornata inizia davvero. "Accunto, vediamo a chi hanno attaccato oggi", poi nella cronaca cittadina, tra uno scippo, un pensionato dato per disperso nei pressi di una buca in via Leucatia, i titoli del Supercinema e la ricetta della domenica unitamente all'imperdibile Riunione pomeridiana del Lions/Rotary/Clebdellastampa (per 15mila euro in contanti, di certa gente non mi fido, potrei presenziarne una, massimo due) sbillico per vedere se trovo la vera ed unica ragione del mio investimento di 1 euro o 20 euro di benzina alla SP: gli articoli sulla “movidacatanese” tutto unito, di Eva Spampinato. Io questa donna pur non avendola mai vista la ammiro Ma si perchè non è da tutti disattivare miliardi di neuroni per usarne uno solo e scrivere puntualmente anche bisettimanalmente articoli sul nulla, in altre parole le serate catanesi ed i suoi protagonisti, con una verve poi che guardi, è come se alla festa dei soliti quattro ex ex ex ragazzi che non si arrizzettano e sono sempre gli stessi nomi da una vita anzi due, come se li conoscessi uno per uno e invece non ne conosco manco mezzo ma campo vergognosamente lo stesso. Per carità niente in contrario, certo una rubrica simile te l'aspetti dal Corriere di Buccheri non dal Suo giornale che bene o male viene distribuito in Sicillia a 5 milioni di potenziali lettori e non a Lisca Bianca.

Nell'editoriale di Domenico Tempio del 17 marzo, martedi col fuso orario di Tebe, sotto al titolone a quattro colonne “I cani in fuga continuano a fare paura” in qanto a titoloni non siete secondi a nessuno, si accusava di Report di avere politicizzato l'inchiesta danneggiando volutamente "il giornale". Ha presente Liverani del... Di quel posto appena dopo Bagheria (non riesco a scriverlo)? Ai microfoni di Sky Sport, prima delle quattro scoppole prese dal Catania ha dichiarato: “soffriamo contro le piccole” forse il pur bravo calciatore non sa di giocare per il appena-dopo-Bagheria e non per il Real Madrid cosi come forse, e dico forse, Domenico Tempio non ha capito dopo tanti anni che La Sicilia non è il Washington Post, però ad onor del vero con le sue pagine il “mauro” si incarta a meraviglia perdendo tra l'altro il tipico sapore di gasolio di Ognina e forse Sigfrido Rannucci proprio alla pescheria ha scoperto l'esistenza del Suo quotidiano (mi ci faceva riflettere un mio amico più "liscio" di me), o magari passando nei pressi di uno dei tanti cantieri aperti in città dove per ovvi motivi climatico-folkoristici chi ci lavora non usa l'elmetto giallo ma la barchetta di giornale dove svetta la solita pubblicità dell'ennesimo orologio in vendita presso una famosa gioielleria. A tal uopo mi permetta una storiella. Incuriosito dalla puntuale pubblicità a tutta pagina di questo bell'orologio, le cose giuste, io che ne capisco poco o niente ho pensato tra me e me “ppi talia cchebbello, cu sapi quantu costa, macari picca (la Sicilia non è Capital, non siamo a Montecarlo ma a Montepalma) visto che nell'altra pagina ci sono i tappeti Toluian scontati del 98%”, cosi mi prendo mezz'ora e vado ad informarmi:” Minchia Tonyzermo, non l'avessi mai fatto, 22mila euro!”,”A chi siti mpreni?!?”. Da prima, istintivamente, mi sono sentito uno straccione dopo riflettendoci con calma ho fatto qualche considerazione su alcuni dei miei concittadini.

Evidentemente c'è gente che si accontenta di stare immersa, al buio nella munnizza di una città dove praticamente non funziona niente ma all'orologione non rinuncia e di conseguenza se lo può permettere, forse...Si perchè, detto tra noi, volendo aprire questa chianca, glielo dico con cognizione di causa in molti per esempio esibiscono l'esenzione ISE quando si tratta di partorire o farsi visitare, ma certe gioiellerie/negozi di abbigliamento (dove, ora si sono presi il vizio, se ti vuoi comprare un paio di scarpe invernali a marzo che le tue sono incerte, prima cercano di venderti un paio di infradito da 180 euro poi quando capiscono senza offesa passano al cliente successivo) sono sempre pieni, specialmente il sabato pomeriggio e guardi Zermo non è affatto folla e mala vendita ma l'effetto quella tanta voglia di MilanoNewYorkLondra tipica di una certa Catania, piccola ma rumorosa (si crede rappresentativa di una città, ma non lo è, non lo è mai stata) che purtroppo non capisce che qui il livello è quello di Mazzarone, anche se laggiù producono l'uva migliore del mondo, ogni chicco è un orgasmo citrigno, qui invece è solo fumo, e neppure di quello buono... Chiusa la chianca. Ripenso a chi faceva la fila per comprare, scontati del 40% maglioncini a 300,00 euro al pezzo e sono d'accordo con Lei o Tutankhamon ora non me lo ricordo, dovremmo essere noi cittadini per primi a migliorare ne gioverebbe la comunità, sacrosante parole, inutile lamentarsi del Sindaco se poi parcheggiamo male o sgamiamo la fila. Ridicolo è presentarsi alla SERIT di Via Calipso col "vucchiareddo" pregando il direttore di non pignorarti la casa per un Sostare grattato male se 8 minuti prima ti hanno visto papariato davanti al Bar Epoca al cellulare sul rengerover. Paesani di città.
Ma io ho deciso di cambiare ce lo giuro, non produco più spazzatura me la conzo con un po di olio buono e cala che è un piacere, ho perfino chiamato la finanziaria dicendo che non si disturbassero più a mandarmi altre lettere di sollecito, di percorrere 170 volte al giorno i 30 metri del controviale tra Bar Italia e Caffè Europa con la BMW X6, macari mi siddiai, queste cose le lascio ai ragazzi e agli ex ex ex tali... Ma non è tutto Caro Zermo, siccome non voglio rinunciare al mio diritto di cittadino, voto, si ma per il rinnovo del consiglio comunale di Aosta, col piacere, almeno li le cose funzionano e se voto me ne accorgo il giorno dopo. Ma noi siamo gente di mare, che ne capiscono questi polentoni mezzi francesi, mezzi piemontesi, puppi e pacchiotti, noi abbiamo il mare, la montagna si può contemporaneamente sciare e nuotare, Taormina, il terzo aeroporto italiano, la Via Etnea, SantAita e le stigghiole in Via Plebiscito, "i" Catania in serie A, la granita con panna sottessopra.

E chennesanno quelli di Report, a Roooma si devono lamentare!
A Roooma devono chiedere conto e ragione!
Quelli di Rooooma ci hanno rovinato, loooro!
Noi non solo siamo in mezzo ai vai, anche a questi ci dobbiamo sentire che poi non diamo fastidio a nessuno e ciononostante, automaticamente ce l'hanno sempre con noi, ccù stà Catania sempre na ucca.... Sti cunnuti ie sbirri.
Distinti saluti da una città senza speranza.
Nello Pica

Sulla puntata di Report dedicata a Catania, Enzo Bianco scrive al Dito. «Un pugno allo stomaco, ma che lascia amarezza. I filoni dell'inchiesta di Report li abbiamo denunciati da anni, dando il via alle indagini della magistratura. Un'inchiesta che racconta le nostre denunce, eppure siamo stati "condannati" giornalisticamente assieme ai responsabili dello sfascio di Catania»

Caro Direttore,
le chiedo ospitalità per esprimere i sentimenti contrastanti che provo in questo momento. Come tutti, a Catania, ieri sera ho visto la puntata di Report sulla città, annunciata con grande evidenza nei giorni precedenti. L’ho vista assieme ad altri cittadini, per provare a trasformare in energia positiva la rabbia che avremmo provato nell’assistere al documento dello sfascio di Catania.

Un’inchiesta molto dura, forte, efficace, un vero pugno nello stomaco, condotta con professionalità, anche se con qualche presa di posizione di parte. Catania è stata rivoltata come un calzino, mostrata senza veli a tutti i catanesi, anche a chi, senza alcuna responsabilità, ha trovato talvolta più comodo guardare da altre parti. E anche a noi, che - persi tra mille emergenze – forse non siamo andati sempre a fondo in tutte le situazioni denunciate.

Una constatazione, però, è da fare. Non è stato fatto cenno alcuno all’Altra Catania. E non penso solo alla Catania di dieci anni fa, che era diventata punto di riferimento tra le città ben amministrate, pur rimanendo moltissime le cose da fare e le emergenze da superare. Penso alla città dei ricercatori universitari più brillanti, a quella delle imprese all’avanguardia nel settore tecnologico nonostante la crisi che attanaglia tutti; ai tanti, privati e associazioni, che continuano a fare cultura. Al volontariato, a chi rispetta le regole, a chi non si è rassegnato. Quest’altra Catania è stata cancellata nel servizio di Report. Come se i catanesi siano condannati geneticamente ad essere sempre male amministrati, qualche sia il colore politico di chi li governa. Non è così!

Infine, caro Direttore, provo anche un sentimento personale di profonda amarezza. Perché l’inchiesta – con qualche caduta di stile come nelle modalità dell’intervista al cavaliere Maina - si è sviluppata su cinque filoni, tutti sfociati in indagini giudiziarie. Che, guarda caso, hanno tratto spunto dalle mie, dalle nostre denunce. Primo, le infiltrazioni mafiose nella festa di Sant’Agata: le denunciai pubblicamente il 12 agosto del 2005. Parte della città e i miei avversari politici dissero: “Bianco attacca Sant’Agata”. Al contrario, io volevo difendere la festa da condizionamenti inaccettabili. E la successiva inchiesta della magistratura confermò tutte le mie preoccupazioni. Secondo, il dissesto finanziario del Comune: è noto a tutti che lo denunciammo per la prima volta nel 2003, e nel 2005 in Consiglio comunale feci le cifre dello sfascio dei conti di Palazzo degli Elefanti. Anche qui seguì l’inchiesta della magistratura. Tre, i parcheggi: l’inchiesta giudiziaria è partita proprio dall’articolo pubblicato sul Dito in seguito a un mio intervento in Consiglio comunale. Quattro, il voto di scambio e il processo per i contributi cenere che ha visto la condanna di Scapagnini: è nato dalle nostre denunce, tutti sanno che mi sono costituito parte civile e che ho perso quelle elezioni per l’uso spregiudicato di fondi pubblici e di clientele. Io ho perso le elezioni per questo! Cinque, in ultimo la vicenda del sequestro dell’ex Mulino Santa Lucia: anche qui fu il capogruppo del mio partito in Consiglio ad avere sollevato la questione.

In più, non è stato detto che chi ha accompagnato i giornalisti di Report a Librino, è un consigliere di quartiere della lista con Bianco per Catania. Qualcuno mi dice che s’è voluta rispettare una superficiale par condicio, vista la spietata disamina dei guai combinati dal centrodestra, in questi anni. Una sciagurata tesi, confermata dal finale. In chiusura della puntata, infatti, con un frase, come una sentenza, vengo condannato per “non avere commesso i fatti, anzi per averli denunciati!”.

www.ildito.it

 

I VICERE’  

 

RAI TRE - Report - 15 marzo 2009
di Sigfrido Ranucci

 

Il professore Umberto Scapagnini, medico di fiducia di Silvio Berlusconi ha amministrato Catania per otto lunghi anni, dal 2000 al 2008. Avrebbe voluto somministrare l’elisir di lunga vita anche alla città oltre che al premier. Non gli è riuscito: ha lasciato un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. Lo scorso inverno a causa delle casse vuote, Catania è rimasta al buio. L’ha temporaneamente salvata un decreto del Governo che ha destinato i 140 milioni che il Cipe aveva concesso per la realizzazione di alcune opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati evitando così all’amministrazione siciliana la dichiarazione di dissesto finanziario. Il comune non aveva pagato le bollette all’Enel: il segno più evidente di una città sull’orlo del fallimento. Duecento aziende fornitrici non sono state pagate, gli automezzi del trasporto urbano hanno viaggiato con l’assicurazione scaduta e a singhiozzo perché non avevano i soldi per pagare il gasolio, i servizi sociali non erano più in grado di fornire assistenza, ancora oggi uffici giudiziari, scuole, commissariati rischiano lo sfratto perché il comune da mesi non paga l’affitto. Come si è arrivati a questo? Come sono stati spesi i soldi che hanno provocato il buco? Con una gestione fatta di opere inutili e abbandonate, con milioni di euro spesi per i piccoli appalti alcuni dei quali finiti in mano ai clan, oppure per consulenze e progetti mai realizzati, o con una gestione dei 4 mila dipendenti comunali che ha trasformato l’amministrazione siciliana in un gigantesco pachiderma che costa 400 mila euro al giorno. Umberto Scapagnini è stato poi nominato commissario straordinario per il traffico e per l’emergenza sismica: ma ha lasciato l’ ufficio con poche opere realizzate, molti debiti causati dall’appetito dei soliti imprenditori. Soldi spesi sempre alla ricerca del consenso elettorale. Tutto in una città dove l’informazione è in regime di monopolio e ha un nome ben preciso: Mario Ciancio editore e direttore de “La Sicilia”. La salverà la patrona Sant’Agata?

 

140 milioni, effetto Report - Atti sequestrati al Comune
di La Red

ULTIM'ORA / Stamattina la polizia giudiziaria ha sequestrato documenti negli uffici comunali. Si tratterebbe di atti relativi alla lista delle infrastrutture inviata al Cipe per accedere ai fondi Fas, che poi il governo, con decreto, ha permesso di utilizzare per ripianare il bilancio del Comune
Effetto Report direbbe qualcuno. Stamattina i sostituti Alessandro La Rosa e Barbara Laudani hanno guidato la polizia giudiziaria nel sequestro di atti relativi alla lista delle infrastrutture consegnata dal Comune al Cipe per accedere ai fondi Fas. In seguito alla delibera positiva del Cipe, per un ammontare di 140 milioni di euro di finanziamento, il governo emanò un decreto legge che permette di utilizzare i fondi per le aree sottoutilizzate (fas) non più per finanziare infrastruttre, ma per ripianare i bilanci 2003, 2004 e 2006. Insomma, così s'è evitato il dissesto, ma dopo le pubbliche affermazioni del sindaco a Report (ma in realtà Stancanelli aveva già "confessato il reato" in occasione dell'incontro a Città Insieme qualche mese fa) la Procura ha voluto approfondire la faccenda. La notizia dell'inchiesta era stata data già ieri sera da Report, che era tornata su Catania, riproponendo l'ammissione del sindaco sul "giochetto" fatto con le risorse fas.

Stasera del sequestro s'è parlato anche in Consiglio Comunale. Il consigliere Rosario D'Agata ha chiesto se fosse vera la notizia e se si trattasse di atti relativi alla lista di infrastrutture fornita al Cipe. Il segretario generale del Comune ha confermato che il sequestro c'era stato, in mattinata, ma su documenti prelevati dalla magistratura non ha dato indicazioni.

 

 

Nel grande calderone televisivo la mia Catania cotta e mangiata
di Enzo Bianco*

"L'inchiesta di Report ha scosso la città, ha messo una dietro l'altra molte realtà molte "storture" che io in prima persona e il mio partito abbiamo denunciato da tempo. Ma non compare mai come contraltare quell'ampia parte di Catania che è sana, creativa, propositiva, con punte di eccellenza". Ecco la lettera di Enzo Bianco a "La Sicilia"
Dieci giorni fa, Rai Tre ha trasmesso la puntata di Report su Catania. Un'inchiesta, annunciata con un accurato battage, che ha scosso profondamente la città. Dura, forte, un pugno nello stomaco, ha messo una dietro l'altra molte realtà che i catanesi conoscono da tempo ma subiscono passivamente con una indifferenza ormai pericolosa. Molte di queste "storture" io in prima persona e il mio partito le abbiamo denunciate da tempo. E alle nostre denunce talvolta sono seguite anche inchieste giudiziarie.
Le infiltrazioni mafiose nella festa di Sant'Agata le denunciai pubblicamente il 16 agosto del 2005. Parte della città e i miei avversari politici dissero: "Bianco attacca Sant'Agata". Al contrario, io volevo difendere la festa da vecchi e nuovi condizionamenti inaccettabili. L'inchiesta della magistratura ha confermato le mie preoccupazioni. Il dissesto finanziario del Comune lo denunciammo per la prima volta nel 2003, e nel 2005 in Consiglio comunale feci le cifre dello sfascio dei conti di Palazzo degli Elefanti. Anche qui seguì l'inchiesta della magistratura. Il processo per il voto di scambio e i contributi cenere distribuiti a tre giorni dalle elezioni comunali, che ha visto la condanna di Scapagnini in primo grado, è nato dalle nostre denunce: tutti sanno che mi sono costituito parte civile in quel procedimento e che ho perso quelle elezioni per l'uso spregiudicato di fondi pubblici e di clientele.
In merito alla vicenda che ha portato al sequestro dell'ex Mulino Santa Lucia, fu il capogruppo del mio partito in Consiglio comunale a sollevare la questione. Così come abbiamo denunciato profili di illegittimità sui parcheggi in project financing, dubbi che sono stati sin qui confermati dalle successive vicende giudiziarie.

Report dunque ha confermato, tra l'altro, molte delle nostre preoccupazioni. C'è, però, un limite grave a questo tipo di inchiesta: non compare mai come contraltare quell'ampia parte di Catania che è sana, creativa, propositiva, con punte di eccellenza, presenza che avrebbe dato valore all'inchiesta stessa. Così come viene offerta allo spettatore solo la visione di una città sempre governata da gruppi di potere che fanno e disfanno; ciò che suona come una condanna senza appello, come se Catania fosse una città irredimibile e rassegnata e i catanesi condannati geneticamente a questo destino.
Rimossa del tutto, cancellata, la memoria di una città, che dieci anni fa era ben altro, una città che aveva guadagnato sul campo (sul terreno della buona amministrazione prima che della politica) la considerazione e il rispetto del Paese; ma soprattutto aveva risvegliato l'orgoglio dei cittadini. Ci si rende conto che questo rischia di fertilizzare il già ricco terreno di una visione del Sud tutto uguale e che non si può salvare?
So benissimo che non ci si può aspettare morbidezza nei toni e nella sostanza da un'inchiesta giornalistica e Report ha messo giustamente sulla brace temi scottanti e di primo piano, di cui occorre parlare, dibattere, su cui serve risvegliare coscienze e consapevolezza, compreso il tema dell'informazione, al di là di monopoli e accordi commerciali tra grandi gruppi editoriali (perché il futuro dell'informazione potrebbe anche essere su Internet). Temi però finiti in un grande e lurido calderone indistinto di fatti e comportamenti nell'arco di trent'anni, presentati in un'unità di tempo senza soluzione di continuità (e so perfettamente che tra coloro che hanno gioito per questo taglio della trasmissione non ci sono solo avversari ma anche presunti compagni di strada che certo non hanno lavorato per Catania in questi anni). Ma davvero nulla è cambiato?

Negli ultimi venti anni Catania ha vissuto stagioni assai diverse e negli anni Novanta, pur con tutti i problemi di fondo, non era certo la città disastrata che gli ultimi anni di governo del centrodestra ci hanno consegnato. Ma più in generale, si può ignorare chi ha fatto cosa, e quando, senza offrire i necessari riferimenti alla memoria - già virtù molto labile nei catanesi - dei telespettatori? Occorre dunque distinguere i piani, i momenti storici. Per esempio, di un immobile oggi abbandonato e vandalizzato - come il teatro di Librino o Palazzo Bernini - sarebbe utile sapere quando, perché e da chi è stato costruito, come doveva essere utilizzato, cosa è successo, chi ha amministrato gli anni in cui è finito nel degrado. Certo, i tempi della televisione spesso impongono la sintesi e la semplificazione e questo talvolta non giova alla completezza dell'informazione, che ne può uscire dimezzata. E una verità "visiva", parziale, diviene verità assoluta o, viceversa, menzogna faziosa tout court da tacciare come pretestuosa.
Infine, devo rilevare una punta di amarezza personale (è un eufemismo forzato il mio) per alcuni passaggi della trasmissione che hanno provato a tirarmi in ballo, senza che abbia ricevuto una richiesta di commento o di replica. Ma sono convinto che chi ha un ruolo pubblico debba sempre e comunque fornire ai cittadini spiegazioni, anche se è evidente l'intento di colpire la mia onorabilità (a cui tengo più di ogni altra cosa, io che non ho mai costruito apparati di potere o clientelari). Onorabilità che tutelerò come sempre in tutte le sedi. L'accenno al parcheggio Due Obelischi, realizzato sui terreni da generazioni di proprietà della famiglia di mia moglie e destinati ampiamente a opere pubbliche (e perciò penalizzati) già dal 1964, espropriati dall'amministrazione Scapagnini a prezzi di molto inferiori a quelli di mercato, è una vicenda vecchia e strumentale, su cui mia moglie ha già fatto ampiamente chiarezza anche sulle colonne di questo giornale. Ricordo che mia moglie si è opposta con un ricorso al Tar in cui lei stessa chiedeva l'annullamento dell'esproprio per illegittimità del provvedimento; non è mai stata pagata e aspetta pazientemente, come è sempre avvenuto, che il magistrato stabilisca il valore del danno subito. Al danno la beffa!

Sulle intercettazioni di cui ha parlato Report non credo ci sia nemmeno bisogno di precisare che ogni illazione è priva di qualsiasi fondamento. Questo lo sanno veramente tutti i catanesi: sanno che il mio impegno è stato sempre di scontro fermo e duro non solo contro la mafia, ma anche contro l'indifferenza o la semplice minimizzazione del fenomeno. Lo sanno questi signori chi ha abbattuto le costruzioni abusive a piazza Carlo Alberto e nell'Oasi del Simeto? Chi ha fatto costituire, sempre, il Comune parte civile nei processi contro mafia, usura ed estorsione? Suvvia...
Anche per questo, non ci sto a quel finale che mi accomuna ingiustamente a chi ha guidato la città negli ultimi otto anni, gli anni del disastro che ho combattuto con tutte le mie forze. La "mia" Catania non era quella odierna e i catanesi lo sanno.

Da "La Sicilia" del 26 marzo 2009

 

 

CATANIA — Volendo il tour nella Catania by night ha anche il suo fascino. Nell'aria c'e già odore di primavera e le luci spente di strade e piazze sembrano una trovata per turisti. Catania e una città al buio, non solo nei quartieri ghetto come Librino ma anche in centro. Da giorni none illuminata Piazza Roma e persino un tratto della mitica Via Etnea, buio pesto anche nelle stradine dei pub e della movida. In Corso Italia la luce e tornata solo venerdì dopo una settimana di tenebre ma a macchia di leopardo — confermano i vigili urbani — le luci sono ancora spente in tante zone del centro».
Il salotto buono di Catania vive in un'atmosfera surreale, in cui si aggira lo spettro di una nuova Taranto. I black-out sono infatti dovuti alla mancanza di soldi nelle casse municipali. Non c'e più un centesimo e nessuno, Enel compresa, e disposto a far credito.
Persino la Cassa Depositi e Prestiti nega nuovi mutui. Per evitare il peggio bisogna recuperare subito 83 milioni. Il 20 marzo e infatti il termine ultimo posto dalla Corte dei Conti perche vengano ri­pianati i buchi relativi ai bilanci 2003 e 2004. Oltre quella data sarà il dissesto finanziario.
Per porre fine ai black-out, proprio nella settimana in cui si festeggia la patrona Sant'Agata, a dovuto intervenire prefetto Giovanni Finazzo invitando “tutti al senso di responsabilità”. Alla fine la società (collegata all'Enel) che gestisce la pubblica amministrazione si è decisa a riattaccare la luce solo dopo l’impegno del Comune a pagare entro febbraio 4 dei 10 milioni di debiti accumulati. Ma sono tanti i black-out nella macchina comunale. Anche le Poste (credito di 8 milioni) si sono stancate e hanno bloccando il servizio notifiche. Fioccano gli sfratti per gli immobili affittati al Comune: una settimana fa e stato il turn dell'archivio della procura e prima era suc­cesso per l'ufficio notifiche. Da sei mesi senza stipendio i dipendenti delle cooperative socioassistenziali.
Alla porta del municipio un esercito di creditori mentre la ditta di accalappiacani (aspetta 2 milioni) minaccia di la­sciare liberi centinaia di cani randagi. Persino i poveri cristi rischiano di non avere una degna sepoltura: il falegname che fornisce le bare per gli indigenti deve incassare 250 mila euro. Secondo l'as­sessore al bilancio Gaetano Tafuri in totale il disavanzo è di circa 280 milioni. Per le opposizioni è ben più consistente ma il problema è: come ripianarlo? “Ce la faremo” assicura Scapagnini che, intanto, viene dato candidato al Senato “non prima però di aver risanato i conti”

Alfio Sciacca dal Corriere della Sera del 28/1/08

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Il filosofo Manlio Sgalambro

CATANIA — "Sanno tutti che io non amo la luce e che le tenebre sono connaturate al mio temperamento. Ma questo un buio diverso. E il buio di una città che ha toccato il suo punto pia basso".
Anche un cultore della penombra come il filosofo Manlio Sgalambro, autore tra l'altro de “La morte del sole”, è diso­rientato dal buio della sua Catania. “Non amo le città luna-park alle quali preferisco quelle scatapicchiate che danno il senso della rovina. Ma se per un momento mi sposto da me debbo dire che que­sto a veramente un momento misero per la città.
Colpa di chi? “Catania sembra aver dimenticato quanto era ricca di tante cose e soprattutto di voglia di fare. Oggi invece mi pare ricca di niente. E tutto spento: non solo le luci delle piazze ma so­prattutto sono spenti i catanesi, gente che non manda più alcuna luce. Le responsabilità sono sicuramente di un ceto politico trafficone che ricorda la peggiore Dc, ma anche dei Catanesi.

Corriere della Sera del 28/1/08

 

 

 

A favula d’augghia*

sottotitolo

Notarella facile sulle modifiche alla legge

Costituzionale voluta dal caimano (cala-i-manu*) e ddò vavusu*.

(vavusu in quanto si vavia quando parla come un pesce del mare Adriatico che vive vicino il delta

Del fiume Po,noto per la bava copiosa e ripugnante ‘ntiso* pure Bossu delle cento leghe sotto i maroni).

Presidente del consiglio:

a) Determina e non coordina solo l’attività politica del governo;

b) Elezione diretta del candidato a premier;

c) S’insedia senza bisogno del voto di fiducia;

d) Nomina e revoca i ministri;

e) Ha il potere di chiedere lo scioglimento della Camera dei deputati.

Federalismo o devolution:

a) Alle Regioni passa la legislazione esclusiva (e non alternativa) su assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, polizia amministrativa e locale.

Parlamento:

a) I membri della Camera scendono da 630 a 518, 18 eletti dagli italiani all’estero;

b) I senatori da 316 sono ridotti a 252;

c) Il Senato non può sfiduciare il Presidente del Consiglio e la presentazione della mozione di sfiducia spetta solo alla Camera;

d) Il Senato si occupa delle leggi in cui Stato e Regioni hanno competenze comuni.

Iter delle leggi:

a) Alla Camera si discutono e approvano le leggi che riguardano materie riservate allo Stato;

Politica estera, immigrazione, sicurezza, politica monetaria;

b) Il Senato può proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera, ma è la Camera a decidere alla fine in via definitiva.

Capo dello Stato:

a) Scioglie la Camera solo per richiesta del Presidente del Consiglio;

b) Non può scegliere il premier in quanto è indicato ad elezione diretta dagli elettori;

c) Perde il potere d’autorizzare il Governo alla presentazione dei disegni di legge alle Camere;

Corte Costituzionale:

a) Rimane di 15 membri, ma non 5+5+5, in altre parole 5 eletti dal Parlamento, 5 dal Presidente della Repubblica e 5 dai magistrati. Con le modifiche diventano 7 dal Parlamento, 4 dal Presidente della Repubblica, 4 dai Magistrati.

Si può approfondire l’argomento cercando con internet: www.governo.it

Queste modifiche evidenziano che chi ha redatto la legge aveva poche idee, ma confuse in quanto vavusu! Le norme in argomento vanno abolite con un bel:

NO

Giorno 25 e 26 giugno prossimo!

 

S.C.

 

Corrieredaristofane

73

(edizione fuori commercio e dedicata con affetto al nuovo Governatore della Banca d’Italia, è inviata solo ai giornali d’economia e finanza e alle grandi… testate ).

Son tornati i Draghi nelle fiabe italiane.

Rispetto massimo al Governatore della Banca d’Italia, se non altro per la buona volontà dichiarata nel voler fare, forse semplificare, al grido di dolore...all’etica tornare!

(E’ dura per gli imprenditori italiani!)

C’è questo di nuovo e bello: Etica e Politica, o Etica e Finanza..o semplicemente Etica.

Gli imprenditori italiani si sono tutti prima confessati con Draghi. Assolti dal nuovo governatore (non poteva fare altrimenti) si sono visti infliggere, per il passato, la pena tremenda di quattro Avemaria e un Paternostro.

Poteva finire peggio, visto che il governatore uscente Fazio infliggeva agli imprenditori la pena inumana di recitare e spiegare la filosofia di San Tommaso d’Aquino on-line o in coro come quello antoniano o meglio…ambrosiano.

Son cambiati i tempi.

Dai tempo al tempo!

I lati sorprendenti della relazione sono che i problemi economici citati sono sempre gli stessi:

1) correzione dei conti pubblici ( auspicata dai tempi di Caligola imperatore!),

2) revisione profonda del sistema previdenziale ( il nuovo Ministro del lavoro Cesare Damiano afferma saggiamente: niente nuove riforme, già n’abbiamo tante);

3) Controllo rigoroso della spesa corrente ( in corsa o corrente dalla fine dell’impero romano..d’occidente);

4) recupero produttività (con gli extracomunitarii?),

5)abbattimento del cuneo fiscale (… un’altra legge sui tributi? Togliamo l’Ici, togliamo tutto, per cortesia togliamo pure la… spazzatura!);

6) lavoro flessibile con sussidi di disoccupazione (..paga Pantalone purché non tocchiamo il padrone!);

7) investimenti massicci sui giovani (i giovani dovranno obbligatoriamente assicurarsi contro gli incidenti stradali?)

8) revisione del sistema universitario …(professori liberi docenti non copiate, per cortesia, dalle tesi degli studenti!).

In Italia si assolvono sempre gli imprenditori (non solo nelle aule dei tribunali).

Quanto valgono gli imprenditori italiani, in quest’Italia post-made in Italy, post-office che non funziona, post-privatizzazioni falliti, post-Magalli-ciao-ti penso- in piazza grande.

Gli imprenditori non si toccano!Quante critiche feroci sono state fatte nel tempo a partiti, sindacati, destri e sinistri e palla al centro, e intellettuali d’asporto..

- Critiche all’on.le (allora non si era solo deputati) De Martino impazzito per gli equilibri più avanzati..

-…ai sindacati che hanno…rovinato l’Italia…

-…a Moro con il suo inutile compromesso storico rimasto abbandonato in via..Fani;

-... a Craxi, sporco brutto e cattivo ma sempre utile …sur padrun dalli bei braghi bianchi…

E dietro la banda che suonava la vecchia canzonetta( della bassa-padania!): padrone socialista sciopero!

-...ai giudici di mani pulite con i piedi sporchi e domani, berlusconianamente, meglio… castrati…

Ogni tanto si trova un capro espiatorio, tra gli imprenditori, così detto furbetto da quartierino.

Quanti altri furbetti si nascondono in altri “quartierini’.

L’importante è trovare un capro espiatorio d’abbandonare nel deserto dell’est o meglio del nord-est!

( Forse è stato scelto Ricucci perché felice sposo della bonissina Anna Falchi…, cosa non esplode per l’invidia…).

Per cinque anni abbiamo avuto un governo d’imprenditori o meglio favorevole agli imprenditori.

Finanche la legalità s’è abbassata a livelli mai raggiunti pur di incoraggiare gli investimenti.

Un giorno gli storici dell’economia scriveranno tante fiabe sul capitalismo italiano.

La prima fiaba inizierà così:

“ C’era una volta una banca italiana con tante banche intorno che avevano bisogno di un altro “cuore” per dissetarsi...magari un cuore di Drago. Nella favola bella gli imprenditori italiani si sono magicamente trasformati in sultani orientali del nord-est misterioso popolato dal proletariato indiano-sik del basso-impero ambrosiano...”

Caro Governatore Draghi ti voglio bene, sei simpatico a tutti, non somigli a Fazio con quell’aria di pacioso spermatozoo a mazza di hochey!

Tu sei così, semplice, conciso, con gli occhi pungenti, il naso a mitragliera, somigliante quasi all’attore Andy Garcia, che in ogni modo è più bello di te.

Hai l’aria precisina e intelligente di chi sa il fatto suo (ma lo sai veramente?).

Hai una bellissima moglie, e gli uomini importantissimi come te hanno sempre una bella moglie.

Con una bella moglie tutto riesce meglio e geniale (non mi riferisco alle intimità erotiche..).

Auguri Governatore…..ah dimenticavo, se gli imprenditori italiani fanno i monelli li porti in

Confessionale e la pena non superi le quattro Avemaria e un Paternostro!

Ciao.

Aristofane

 

2 juovi gghiugnu 2006 Sant’Eramu e festa ddò nbracchiu.

www.corrieredaristofane.it

 

 

CORRIEREDARISTOFANE N°69

IL Sindaco di Catania, SCAPAGNINI (scienziato!) sempre… contronatura. Catania a lutto per un grave "scippo" eseguito da operai del comune, che hanno impietosamente sradicato: alberi, palme orientali, aiuole, complessivamente un parco Pensile lussureggiante al centro di Catania sul lungomare (Piazza Europa), per costruire brutte opere in cemento! Sindaco Polecenella!

Polecenella* tagliò il bosco Quasi quasi di nascosto(ndè matinati*) Polecenella Scapagninu Ccù ddà faccia di parrinu* Ccù lu curtigghiu di li trona* sempri chinu. Ora pari 'n'abortu settiminu.* Polecenella contro i cittadini Scippa palme e fiorellini Napoletano spicchiusu* Finirà a mangiari maccaruni ndò dammusu* In complicità ccù l'assissuri: Drago, Maimone e Vasta S'arraspanu* tutti li ciuri di rasta.* Mentri sfasciavunu ccù la ramazza Vasta travagghiava ppi distruggire a chiazza(Carlo Alberto). Puttusi puttusi* Vasta-si ci sguazza*. L'assissuri Maimone Ccà duvissi fari ribbillione* Essendo fotti di litra e cotturali* Invece se la fici 'ndò rinali* Polecenella, Vasta, Drago, Maimone: assessori in avaria Sono pronti per trasiri nella vicaria* Polecenella scienziato maganzisi* e di cazzata Prestu ndà puliciusa* ccù tutta a lazzata*. Assissuri gnucculuni* Ccù li corna a pennuluni* Chi l'abbiri scantona Primo o poi ci scoppia lu curtigghiu di li trona*. Scoppierete comu a Vanna Macchi Degni figghi di li sgracchi* Sinnucu e assissuri la gente Etnea è stanca Ndà testa aviti na chianca* Ccò baccagghiu duru e citrignu* in bocca!

Aristofane

 

*Traduzione dei termini siciliani(diz.S.Camilleri): 1) Polecenella=pulcinella, secondo la terminologia secentesca napoletana; 2) ndè matinati=di mattina presto; 3)parrinu=prete; 4)curtighhiu di li trona=culo 5)n'abortu settiminu=un neonato nato di sette mesi; 6)spicchiusu=puzzolente 7)dammusu=sottotetto, era costruito una volta nelle case, termine d'origine araba; 8)S'arraspanu=hanno tolto 9)ciuri di rasta=fiori di vaso; 10)puttusi=buchi di strada; 11)sguazza=giocare nelle pozzanghere; 12)ribbellamentu=ribellarsi in quanto assessore ai beni culturali; 13)rinali=vaso da notte un tempo utilizzato per gli improvvisi bisogni; 14)vicaria=carcere; 15)maganzisi=come Gano di Magonza, cioè traditore! 16)puliciusa=carcere scritto in altro modo; 17)lazzata=con il gruppo con cui fa parte! 18)gnucculuni=preso d'interessi privati; 19)pennuluni=che pendono fino a terra; 20)sgracchi=sputi; 21)chianca=pezzo grosso d'albero utilizzato dai macellai per tagliare la carne, in questo caso significa che hanno tante corna quante se ne trovano nei magazzini del macello. 22)Baccagghiu duru e citrignu=morso per il cavallo, in parlata mafiosa vuol dire pure con la lingua paralizzata.

 

Corrieredaristofane n° 66

 

Una borgata di città: Picanello.

Una volta era un borgo perché era distante dal centro città circa tre chilometri. I suoi abitanti se andavano al centro, non dicevano: “andiamo al centro di Catania, ma semplicemente: ”andiamo a Catania.”

Villini e case ad un piano riempivano il borgo, un tratto impressionista, un po’ liberty.

Erano gli anni cinquanta, senza auto, senza fretta, con le strade a fondo naturale dove si muovevano carretti con ruote grandi di legno.

Via caduti del lavoro si chiamava via Smedila perché il barone Smedila era proprietario di mezza borgata.

I villini non erano abitazioni per oziosi nobili catanesi ma, residenze di commercianti, famiglie di lavoratori, che, se potevano, d’estate s’affittavano la carrozza per andare a sentire le musiche di Vincenzo Bellini nel giardino in Via Etnea.

Si scendeva con il tram per andare a fare acquisti a “Catania”. Era il tram n° 3, almeno così dicono

Gli “antichi” abitanti della borgata. Oggi c’è l’autobus 830, e il 3 è rimasto, ancora, fra un otto e uno zero!

Noi, da bambini, guardavamo passare i carretti, quelli con le ruote di legno colorati come quelli di cumpari Turiddu. I bambini di strada, tutti eravamo di strada, quelli bravi, sperti, pieni d’iniziativa, ci attaccavamo dietro il carretto per farci trascinare, pieni d’ebbrezza per il viaggio brevissimo ma gratis: “arreri ‘ncoppu di zotta”, era il grido di chi invidioso era rimasto a guardare e la speranza che il carrettiere colpisse il compagno, dietro il carretto, con la frusta.

Nelle strade polverose, non asfaltate, con le biciclette, si descrivevano percorsi come serpi sonnolenti.

Era Picanello d’una volta, con le botteghe di generi alimentari che non rispettavano le norme sanitarie e dove si poteva comprare tutto a peso: maccaruneddi diritali, fillata, u vinu ddò putiaru*

Le sigarette si potevano acquistare anche sciolte, ad una ad una.

Tanti villini belli, bassi, sono rimasti; scampati alla furia degli “unni” che hanno violentato questo quartiere con moderne, inutili costruzioni, i terribili anni sessanta della speculazione edilizia.

Sono nato in questo quartiere, in Via Smedila e mi ricordo che la mattina passavano le pecorelle e si poteva comprare il latte dal pecoraio.

Una grossa e simpatica parrucchiera era chiamata: “a pilucchera” che non è vocabolo di cattivo gusto siciliano, ma una colta riduzione dell’equivalente termine spagnolo: “peluchera”.

Picanello sembra un nome misterioso, e per tanti studiosi lo è sempre stato, significa, forse, semplicemente: “fico snello”, ma non siamo sicuri, perché nella borgata vi erano e vi sono tante piante di fichi.

Uno strano vecchio di cent’anni,abitava in via Macaluso, mi confidava: “quando ero piccolo, nel quartiere di Picanello, vi era un albero di fichi dove i fidanzati si scambiavano gli anelli…”

Boh! Le solite minchiate dei catanesi!

Oggi è tanto diversa. Picanello, non è più una borgata, è un quartiere con tanti palazzi scoloriti, costruiti a “tradimento” negli anni sessanta.

Ma questa è un’altra storia!

 

 

 

Corrieredaristofane n°65

 

Edizione straordinaria Nella legge finanziaria per il 2006 prevista la sanatoria per…Tutto!

In particolare:

Presentando domanda in carta semplice, si possono sanare i reati compiuti da:

1) Venditori di fumo… con la seguente motivazione: sebbene molti richiesti nelle stanze del…potere, sono perdonati perchè costretti ora a…fumare fuori del “palazzo” nell’attesa. delle nuove elezioni politiche;

2) Famosissime(!) dell’isola dei famosi,  sebbene occupano gli spazi televisivi con piagnistei, lazzi, frizzi e marvizzi*, incretinendo il popolo italiano, sono perdonati perchè  costretti a sopportare il cantante Adriano Pappalardo,

3) Presentatori, presentatrici televisive, giornalisti, mezzibusti, mezzecalzette, mezzeporzioni, cantanti a metà prezzo, cuochi televisivi senza sale e saltati in padella, televenditori di cose inutili… sono perdonati in quanto, nonostante sparino.smafarati* interplanetarie, …hanno promesso di esibirsi e recitare gratis regalando gl’incassi al comune di Catania, per sanare il deficit di bilancio ed evitare la

Bancarotta semplice o fraudolenta!

4) Fiscalisti d’uomini politici…con la seguente motivazione: in quanto sebbene spataioli*, pure i commercialisti hanno un’anima (forse) purchè s’astengano da chiedere la sanatoria senza avvisare i loro clienti, specialmente se presidenti del consiglio dei ministri;

5) Arrivisti… in quanto sebbene scavalcatori, cavalcatori di colleghi di lavoro, qualcuno cavalcato, per la folle corsa s’arrampicano nei muri lisci riportando spesso fratture, rotture e malocchio;

6) Giornalisti Jizzu* nonostante dediti alle lecconerie hanno dimostrato d’essere di buona FEDE!

7) Leghisti (vedi foto di testa: cane mastino, chiamato Borghezio): nonostante il loro parlare zaurdu e vastasi*, sono degni di perdono perchè hanno promesso d’andarsene definitivamente dal panorama politico italiano e di dedicarsi solo alla raccolta delle acque del Po e le acque delle fognature delle città della Padania.

8) Ciclisti catanesi, con la seguente motivazione: sebbene utilizzano per le loro ncursioni* in città i marciapiedi, i sensi vietati, il sesto senso, rischiano d’essere arrotati dalle auto, in quanto la città è priva di piste ciclabili(ma quannu?);

9) Architetti e artisti consulenti del comune di Catania che hanno messo una testa di plastica…in una statua borbonica, vicino palazzo Biscari, senza testa, fatta smammare* da focosi garibaldini nel 1860 (vedasi foto sempre…in testa al presente messaggio), dimostrando cattivo gusto e di essere a loro volta na bella testa di min….

10) I Tangentisti…sono perdonati con la seguente motivazione:  sebbene a sprezzo …delle leggi hanno rapinato l’economia nazionale conquistandosi l’oscar del disonore “made in italy”, … nonostante tutto hanno fatto sempre meno di chi ha eseguito omicidi e stragi (anche quest’ultimi nell’attesa di sanatoria? Se resta tempo….).

Aristofanesco

 

Comunicazioni di servizio e avviso ai naviganti catanesi.

I cittadini catanesi che hanno adibito i loro garage ( dieci metri quadrati) a ristoranti, pub, sale da gioco, casini di caccia, Fini Casini e altro sono pregati di pagare, per detti garage, la tassa per la spazzatura al comune di Catania;

Coloro che hanno adibito le soffitte e ddammusi* a garage, specie nei piani alti, considerato che il comune di Catania li ha considerati autorimesse, sono pregati di trasportare a mano le automobili evitando di danneggiare gli ascensori!

Si ricorda, per chi l’avesse dimenticato, che: la mafia fa schifo!

Non gettate i televisori funzionanti nella spazzatura, prima distruggeteli con buoni martelli!

(possono riprodursi!)

 

*Traduzione delle parole siciliane:

marvizzi=tordo

smafarati=minkiate;

spataioli=ladri;

jizzu=schiavo;

zaurdu e vastasi=maleducati, scurrili;

ncursioni=veloci corse;

smammare=buttare fuori;

ddammusi=(arabo) controsoffitto.

 

 

 

Corrieredaristofane n° 64

 

I misteriosi cavalieri di Belzebù e i suspiri di monaca!

 

- (Elegia per trame nere e tramezzini, traduzione dalla lingua madre siciliana, nella lingua figlia italiana, alla fine della satira).

Tanti CAVALIERI DI BELZEBU’

E quanti scecchi* ccà ci su!

Colpa di Bellusconi-pappagoni che a tutte l’ore trasmette di queste sucalore*.

Vero pezzo di salifizzio*

Fa in televisione quest’afflizzio*

Lascerebbe la…CONSOTTE

Pur di comandare di notte e notte*

Non perde FEDE con la tonaca

Ma recupera solo… SUSPIRI DI MONACA*.

Bellusconi ora ha pensato

Di non mettersi di lato

Lesto chiama I CAVALIERI DI BELZEBU’

Spioni pronti a far BUBU’

I cavalieri spioni fascistizi

Ora lavorano per Bellusconi-salifizzi*.

Ai tempi di Rodolfo Graziani governatore libico

I cavalieri presero lo sciddico*

Con il generale DE LOR (O) NZO

Stavano preparando lo sconzo*

Tramavano con JULIO BORGHESE

Decima flottiglia mas…che bel paese!

Sono ancora negli avelli

Con GELLI il signore degli anelli.

In COSTI PA ZIONE con LETTA

Cercano “carta”…usa e getta.

Ora lavorano per questo fascistigno

Con il grugno e con il tigno.

Se ne vanno CRAI CRAI*

Riempiendo l’Italia di guai.

 (invocazione finale)

Re Artù liberaci da questa bubù

Spaccaci il pupù

Ai cavalieri di Belzebù!

 

Traduzione:

1)      Scecchi= asini,

2)      Sucalore= poppatoi, nel senso che “alluppianu*”, come dare l’oppio ai telespettatori;

3)      Salifizzio=scorpione che si muove senza tregua.

4)      Afflizzio=tristezza;

5)      Di notte e notte= modo di dire siciliano, cioè anche a notte fonda;

6)      Suspiri di monaca=sospiri, anche d’amore, che non hanno effetti desiderati; (anche dolci tipici di Messina).

7)      Sciddico=discesa facile;

8)      Sconzo (u) =confusione, qui nel senso di colpo di stato;

9)      Crai crai=altro modo di dire siciliano, forse provenzale, come il gracchiare del corvo (diz.Piccitto);

 

 

 

Corrieredaristofane   n° 62

 

Dedicato a Sant’AJITA* martire catanese

Tantissimi furono i cristiani siciliani e in particolare catanesi perseguitati da funzionari dell’Impero Romano intorno al 250 d.c.

Consoli come Quinziano, il giustiziere della “Santuzza”, non erano rari in quel tempo di

Lotta al Cristianesimo, religione non sempre tollerata, spesso e volentieri sottoposta a rappresaglie dure.

E’ intuitivo credere che giovani fanciulle cristiane attirassero, in particolar modo, i detentori del potere. In tutti i tempi chi ha il potere cerca d’abusarne ed è facile tentare di abusare di una giovane donna bella e priva di difesa, rea di “lesa maestà.”

Inutile perdersi nel pro e contro la storia della vita e martirio di Santaituzza Bedda. Sturiusi d’ogni RISIMA*, si sono perduti tra il sacro e il profano…anzi, il pagano!

I catanesi stavano per perdere la loro “patrona”, attorno al milleseicento, per colpa dei soliti palermitani che: sporchi, brutti e cattivi, sostenevano che Agata felicissima e Santa, era nata a Palermo e ivi aveva subito il martirio.

E’ noto che i palerminati sono invidiosi dei catanesi e non perdono un solo momento per “allisciarici a mutria”*.

I canonici di legno* di Catania presero subito.. fuoco, guidati, nella feroce difesa della natività d’Agata, dal prode dotto ecclesiastico Bernardo Colnago, che vinse la disputa, dinanzi ai tribunali vaticani, senza appello!

Purtroppo la vita non è semplice, al solito, struriusi e altri sturiusi non hanno dato pace ad Agata, ch’è stata considerata anche erede del culto di Demetra, Atena, e soprattutto Iside.

Del culto della dea Iside i catanesi erano seguaci fanatici da tempi remotissimi.

L’obelisco di Piazza Duomo sopra la famosissima statua di pietra dell’elefante, è un obelisco egiziano con scritti e forse preghiere, indirizzate alla dea, appunto, Iside, sposa egiziana del dio Osiride.

Gli isidei erano vestiti di bianco e gridavano: “cives vivat isis”, che oggi equivale al nostro “cittadini e viva Santajita”

Storici dei “culti e miti dell’antica Sicilia”, come il famoso prof. Emanuele Ciaceri, hanno sostenuto in diversi scritti , che il culto religioso di Agata, nelle sue manifestazioni folkloriche e più popolari , non è altro che la trasposizione cristiana della religione pagana propria dell’antico Egitto, cioè la religione di Iside e Osiride.

Affermazioni contestate sempre dagli studiosi di scuola religiosissima apologetica, come monsignor Salvatore Romeo, che, non hanno mai creduto ad una sola parola del professore Ciaceri.

Emanuele Ciaceri insegnava nell’università di Catania fino ai primi del novecento, era stimato ed approfondito studioso di culti religiosi antichi, molti scritti, in merito, si trovano nella rivista dell’Archivio storico di Catania.

La “calata da marina”* con cui iniziano i festeggiamenti del 4 febbraio, è un rito di “calata”, appunto, della nave verso le acque dello Jonio, di una grande barca, come la divinità orientale Iside, idolo della gente di mare.

Una calata simile avveniva, per Iside, nelle acque della città di Corinto.

Iside era molto amata dalla gente di mare e il culto molto diffuso nell’Italia meridionale.

In tempi antichi non molto lontani, la vara o fercolo di Sant’Ajita era, appunto, a forma di nave.

Vara-barcone ormai scomparsa, ma che in antiche fotografie ancora si può vedere ed ammirare.

 (per esempio nel libro pubblicato nel 1922 e scritto da monsignor Salvatore Romeo)

La vara a barca era molto simile alla vara di Santa Rosalia che, fino ad oggi, nella festa di luglio, gira per Palermo con la statua della santa palermitana.

I minnuzzi di santajituzza* sarebbero il relitto di una cerimonia che facevano i sacerdoti isidei

Portando, durante la festa, una coppa a forma di seno di donna, pieno di latte, simbolo di fertilità, latte che era regalato copiosamente al popolo dei fedeli pagani.

Non possiamo scrivere: ai posteri l’ardua sentenza, perché questi studi storici, antropologici o demopsicologici non sono stati continuati ed approfonditi e oggi nessun studioso, ci s’ammisca*.

La fede e la devozione a Sant’Agata è straordinariamente importante, se solo si contano non solo i numerosi fedeli e le numerosissime chiese intitolate a Sant’Agata e sparse per il mondo.

Oltre che in Sicilia, si trovano chiese cattoliche dedicate a Sant’Agata in: Ancona, Ravenna, Roma, Malta, San Marino, Cremona, Bologna, Vercelli (Santhia), Bergamo (Martirengo), Como. L’elencazione non è completa e dovrebbe comprendere anche chiese cattoliche ubicate all’estero e, in particolare, nell’america del sud.

In questi tempi di televisione dove l’informazione è preparata per metterci nel sacco,

è molto meglio entrare nel sacco che indossano i devoti di Santaituzza.

Spegniamo il televisore, anzi: buttiamo a mare i televisori senza pietà!

Avviso Sacro

Tutti a vedere la grandiosa Festa barocca di febbraio, che prevede:

1)      A calata da marina;

2)      Acchianata* dei cappuccini;

3)      Acchianata di via San Giuliano;

4)      ..u suspiru*.. delle monache benedettine;

5)      i vastunati o scuru* e di notti e notti fra i fedeli del rione cappuccini e i fedeli dell’angelo custode, …arbitro padre TIGNA! Con disfida finale in via Alonzo e Consoli (dove in tempi cavallereschi si facevano i duelli rusticani a Catania)

6)      annacata ddè cannalori;

7)      arriccogliuta taddi* e relativo incazzamento dell’arciprete don Ajulidda Janca* della diocesi di Centorbi*

masculi mangiativi i minni…fimmini i sfingiuni*….olivetti e magari …i viscotti ccà liffia*…nsumma addivittivi e lasciate solo in TV il presentatore Cocuzza che sebbene catanisi pari npocu nciucciatu di pipiritani*…

Cittadini evviva SANT’AJITA!

Nihil obstat quominus imprimatur, Magoo, censor ecclesiaticus.

 

*Traduzione di alcuni termini da lingua madre (siciliano) in lingua figlia (italiano)

sturiusi d’ogni risima=studiosi di diverse materie;

allisciarici a mutria= schiaffeggiare in viso;

canonici di legno= modo di dire siciliano per indicare tempi remoti;

calata da marina=discesa verso il mare;

minnuzzi di santajituzza=seni di Sant’Agata;

s’ammisca=s’intromette;

acchianata=salita;

suspiru ddè monichi=canto delle monache benedettine al passaggio della processione;

vastunati o scuru=botte da orbi,

arricogliuta taddi=ritornare tardi;

Ajulidda Janca=frate religioso(diz.Camilleri)

Centorbi=Centuripe

masculi mangiativi i minni..fimmini i sfingiuni=uomini e donne mangiate i dolci tipici della festa;

viscotti ccà liffia=biscotti con crosta di zucchero(diz.Piccitto)

nciucciatu di pipiritani=tutto preso da meretrici.

 

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Corrieredaristofane n° 60 (arte)

   

Il pittore siciliano Francesco lo Jacono, il ladro della luce. Francesco lo Jacono, raffinato pittore siciliano, palermitano.

Le tele di Francesco lo Jacono sono la Sicilia ottocentesca, un macchiaiolo un pò speciale, un paesaggista che fotografa, ruba la luce introducendola, esaltandola come poesia magica dei paesaggi siciliani.

Sogni d’un tempo che fu.

Il paesaggio dipinto è diverso da quello che vediamo alle prime luci del mattino, correndo verso Palermo.

I paesaggi dipinti sono la Sicilia dell’unità d’Italia, ancora borbonica.

Una Sicilia che lui rappresentava così, senza intellettualismi, senza contorcimenti fumosi, una Sicilia che sembra serena, solare, è una Sicilia senza la storia, nuda e cruda privata della solita violenza dei fatti storici, dell'angoscia della quotidianità.

La storia è violenza, ha scritto giustamente Elsa Morante.

Abbandoniamoci all’estasi, anzi, alla “sindrome di Stendhal”

La Sicilia, al tempo di Francesco Lo Jacono, aveva vissuto pericolosi momenti. La rivoluzione del quarantotto, le rivolte antiborboniche, la controversa conquista del regno delle due Sicilie compiuta da Garibaldi, la strage di Bronte per opera del generalissimo Nino Bixio, un plebiscito d’annessione al regno dei “piemontesi”, manipolato, la delusione delle classi sociali siciliane meno agiate, la rivolta del sud, un brigantaggio che non era brigantaggio ma una guerra civile di popolo, che, voleva un ritorno al Regno Borbonico, voleva continuare a sopportarsi i Borbone di Napoli, meglio così, dei due mali volevano scegliere il minore.

Poi persero.

La Sicilia di Francesco lo Jacono è una Sicilia serena, senza preoccupazioni politiche, col cuore in mano, i fatti e i misfatti della crudele quotidianità si avvertono appena.

Il dipinto: “L’arrivo inatteso” (vedasi foto in testa) è il “fatto” storico, la sintesi di un’esperienza di guerra, dopo, che la comunità dei contadini vive nel ritorno del parente, dell’amico, forse d’un compagno dei lavori nei campi.

Da quale guerra o fatto d’armi ritorna il nostro “eroe”?

Le guerre sono tutte le stesse.

Vincitori e vinti accomunati dalla stessa brutalità.

Tutti perdenti.

L’eroe del dipinto (!), abbraccia una giovane contadina, la contadina sembra con la pancetta un po’ gonfia, certamente una piccola mamma nella attesa.

La sposa si dedica al lavoro dei campi, come le altre contadine, si direbbe: giovani e forti contadine siciliane, i personaggi del dipinto sono tutte donne meno due.

Lavoravano le donne quasi certamente perché i mariti andavano al fronte, o forse perché non erano, alcune, neppure sposate, ma da “signorine” abituate alla fatica.

Tutte donne quelle presenti nel dipinto, scrivevamo, meno due: il soldato che ritorna, e uno strano bracciante in primo piano, ch’è tenuto stretto dalla sua compagna, una contadina che difende il suo “uomo” con una piccola falcetta, non vuole regalarlo allo Stato che si ricorda dei contadini solo per inviarli al fronte.

La sposa del soldato “inatteso” non si abbandona ad abbracci sensuali, quasi frena l’ardore represso del suo soldato, del suo sposo, che si era liberato della paura del fuoco nemico.

Ora il soldato “inatteso” è tra amici, compagne di lavoro, forse domani ritornerà tra loro a lavorare, tagliare o a raccogliere fra campi di finocchio riccio e selvatico: a “scibbare”, come dicono i braccianti nei paesini dei Nebrodi o nelle sonnacchiose campagne palermitane del latifondo agricolo.

Più tardi, nell’intimità delle loro pareti, la sposa timida sarà più appassionata del marito.

Erano così le donne siciliane, una volta.

Paura d’apparire sfacciate, ma di nascosto una vera sorpresa… per gli uomini.

A quei tempi, nell’ottocento, e in tutti i tempi, le donne siciliane erano tutte “acque chete”, rovinavano i ponti nel chiuso delle loro stanze, con animalesca e dolce sensualità nascosta.

Nell’intimità, nessuna timidezza.

E’ poco credibile la moglie del principe Salina, il Gattopardo del romanzo di Tomasi di Lampedusa.

Una moglie complessata, quella descritta dal famoso romanziere siciliano. Una moglie inibita da un’educazione religiosa che definisce tutto “peccato”.

 “A razziaddìu, è fatta per essere accucciata, vissuta, amata”. La grazia di Dio, è fatta per viverla, amata e godersela.

Il vero peccato è soffocare il diritto delle donne ad amare, ad essere desiderate, in fondo Dio le ha create anche per questo.

Il vero peccato è abbandonarle, trascurale, in nome d’una morale che, in questo solo caso, diventa ostacolo alla bellezza e alla natura. Il “vero” peccato verso Dio è andare contro-la-vita, il desiderio.

Dentro la sessualità c’è un dono di spiritualità.

.Il soldato inatteso è circondato, da donne sorridenti, una sola prega.

Dio l’ha esaudita, ha pregato per gli altri.

Dio ha vinto ancora sul male.

La guerra è il male, che esce sconfitto dalle sole preghiere.

Eravamo nell’attesa di essere acchiappati, rapiti, dalla famosa: SINDROME DI STENDHAL, un colto professore di liceo (artistico?) spiegava ai suoi allievi questo e quello.

In verità disturbava un poco, con il seguito d’irrequieti ragazzi di scuola.

Bisogna riconoscere, a parte la “rottura”, che condurre i ragazzi delle scuole a vedere dipinti e opere d’arte, rappresenta un momento educativo importante. Un mezzo, anche esiguo, per combattere le stupidità dell’informazione e dei programmi informativi “spazzatura” opprimenti o deprimenti.

Mi accorsi che il professore aveva un’approfondita conoscenza della storia dell’artista e dei dipinti e declamava:

”..l’arrivo inatteso” di Francesco lo Jacono, fu una tela acquistata dalla regina Margherita e da Umberto primo, i reali d’Italia, per le collezioni Savoia. Questo dipinto fece scrivere a Gabriele D’Annunzio frasi memorabili, nel giornale Fanfulla della Domenica,

scrisse D’Annunzio: …..il pittore Francesco lo Jacono pieno d’impeto e di prorompenti effusioni soffocatrici…”

Boh! Soffocatrici… ma di che cosa?  (pag.322 del catalogo della mostra)

Povero D’Annunzio…

Consiglio agli appassionati d’arte di non fidarsi dei critici. Il professore testè citato, in fondo lo perdoniamo, del resto doveva tenere a bada, disciplinati, circa trenta diavoletti scatenati che capivano e non capivano d’arte.

Non fidiamoci dei critici d’arte, fosse pure Sgarbi, critico sanguigno e competente.

Non fidiamoci dei critici d’arte perché ci mettono nei giudizi una retorica dotta che ci fa girare le scatole, e alla fine ci porta fuori strada. Scrivono della loro esperienza, giudizi caldi e freddi dinanzi al dipinto, la loro sensibilità (se ne sono in possesso), non la nostra, ognuno, nel mondo è diverso dall’altro.

Guardiamo e basta! Che te frega, se ci sei o non ci sei, oppure se senti qualcosa, se ti dimentichi tutti e tutto guardando un quadro, un dipinto..va bene così.

Alla fine facciamo noi le nostre “dotte” deduzioni, meglio in… privato.

Non compriamo libri d’arte commentati, oppure compriamoli ma dopo, dopo aver visitato la mostra, dopo aver visto.

Del resto il catalogo in vendita non è tanto caro.

Non si possono descrivere tutti i 130 dipinti esposti, e il valore indiscusso dagli altri pittori contemporanei nel tempo e nello stile verista, che fanno da dolce contorno all’arte di Francesco lo Jacono.

Guardiamoci un'altro favoloso dipinto di Francesco Lo Jacono: Dopo la pioggia (vedesi foto in testa).

Questo dipinto, di dimensioni notevoli, sembra ricordare la ben nota poesia di Giacomo leopardi: La quiete dopo la tempesta.

Non è così.

Nella lirica del poeta di Recanati, dopo la tempesta c’è la gioia: “…..odo uccelli far festa…”, non solo per gli uccelli che ritornano a cacciare e svolazzare, ma felicità, anche, per tutti i paesani del “…natio borgo selvaggio…”

Nel dipinto di Francesco Lo Jacono, a parte che non svolazzano uccelli, i tre personaggi dipinti e i due cavalli sembrano rassegnati a sottomettersi ad una natura che capricciosa fa quello che vuole.

C’è la rassegnazione dei siciliani al: “..accussì voli IDDIU…”.

Il dipinto porta la data del 1886, la Sicilia sta perdendo la speranza di ritornare borbonica, inizia un periodo di decadenza economica, tristi, molto tristi navi, anzi bastimenti si stanno preparando, nei porti, per traghettare i lavoratori disoccupati siciliani e di tutto il sud, verso le americhe e in terre d’oltremare come: l’Argentina, gli Stati Uniti, l’Australia.

 “…Partuni i bastimenti ppi terri assai luntane…”

Nel dipinto non si vedono “bastimenti” ma la rassegnazione dei lavoratori dei campi sopra i due cavalli, imbacuccati pensano alla giornata non buona e anche loro “traghettano” verso la speranza del giorno dopo.

L’acqua, delle pozze in centro del dipinto, è l’umore umido dei “cavalieri” che si allontanano, appena rischiarate da un ombrello rosso tenuto aperto.

Si tiene aperta la speranza, appunto, come dire: “….calati juncu ccà passa a china”.

L’ombrello rosso, tenuto quasi di malavoglia, appoggiato sulla spalla, che non copre neppure amichevolmente l’altro cavaliere, è portato così, forse non c’è né alcun bisogno, rassegnato.

Il colore rosso è stato sempre il colore della gioia.

In oriente, in quasi tutti i paesi, la sposa si veste con abiti rossi per il matrimonio (India)

Gli stessi sacerdoti, della chiesa cattolica, si vestono con la stola rossa per celebrare messa nelle festività di grande importanza religiosa. Il rosso è il colore che attira in modo mirabile, il rossetto delle donne, il richiamo di fiori per la gioia degli insetti, la bandiera delle rivoluzioni.

Francesco Lo Jacono ha dipinto l’ombrello in rosso per dare un’ultima speranza ai siciliani, per ravvivare un paesaggio che sarebbe stato irrimediabilmente triste, depressivo, troppo malinconico, un rosso messo lì, non a caso, nella sezione aurea.

Con l’auto che ci portava, di mattina presto, verso Palermo, abbiamo notato strade e stradine di campagna che rassomigliavano a questa strada dipinta del pittore.

Le strade non sono calpestate da cavalli carichi di passeggeri infreddoliti, né fanciulli si attardono a guardarsi gli oggetti tra le mani, come fa il ragazzino che si vede di spalle: “dopo la pioggia”.

Oggi, la nostra campagna siciliana è umida lo stesso, con pozzanghere qua e là, gocce sopra i carciofeti di Cerda, tra case di campagna ora antiche ora nate o rifatte secondo uno stile che vuole essere moderno, ma ch’è solo di cattivo gusto.

I moderni impianti che costeggiano il mare, vicino Termini Imprese, hanno spezzato l’incanto che rapiva il viaggiatore alla vista del mar Tirreno sbucando dalle valli delle Madonie.

La pioggia c’è sempre, oggi, tra strade e stradine di campagna, in Sicilia. Tristi notizie giornalistiche affermano che ora piove acqua acida.

Bontà del progresso!

Non è acida la pioggia raccolta nelle strette fossette di acqua che padroneggiano il dipinto.

E’ un’acqua ottocentesca, alla buona, rimasta lì a ricordarci che la natura esiste, forse amica, non matrigna, come affermava il poeta Leopardi.

Gabriele D’Annunzio se ne ricordò nella sua famosissima poesia: “la pioggia nel pineto”?

D’Annunzio, dimenticandosi la sua forza lirica interiore, ci lascia detto che: “…prorompenti

Effusioni soffocatrici..” aleggiano o volteggiano nei stupendi dipinti del Lo Jacono.

Retorica di muscoloso fascista, non di poeta di raffinata sensibilità.

Un buono e bravo giovanotto, che vigilava nelle sale della mostra, precario anche lui in questi tempi …precari e di… precariato, mi vietò d’utilizzare la camera fotografica.

Mi sembra giusto.

Fu allora che mi ricordai, guardando quei dipinti, che in qualche modo la fotografia doveva aver affascinato pittori di quel tempo. Probabilmente (sicuramente!) anche il nostro macchiaiolo siciliano.

Le ombre che fanno emergere l’afa estiva, il paesaggio colto, rapito in un’istantaneità miracolosa, l’abbandono sensuale al caldo di fraticelli stanchi, e, anche loro oppressi dalle esigenze del corpo più che dell’anima, i riflessi placidi sul mare fermo, tutto è afferrato in una frazione di pochi secondi, trasmesso da un’istantanea fotografica.

Certamente questi poeti della pittura, pur utilizzando le voluminose macchine fotografiche su treppiedi di legno, con lastre fotografiche esagerate, non potevano accontentarsi dell’istantanea del paesaggio o della scena ripresa. Dovevano con calma ritornare nei luoghi per rivivere l’emozione lirica o l’intuizione lirica, come avrebbe detto Benedetto Croce.

L’emozione del paesaggio siciliano, solare, caldo, sensuale e sempre nuovo.

Con la fotografia si fermavano le ombre, si tracciavano le linee del dipinto; con il colore, dopo, con calma, si preparavano i “miracoli” della creazione di un’opera d’arte, delle bestemmie che l’artista crea in concorrenza con il Divino.

Uscendo dall’ex convento di Sant’Anna, oggi museo adibito a mostre di questo prestigio, mi ritrovai nel vecchio suk arabo di via dei lattarini, non si può immaginare un tempo così lontano come quello in cui gli arabi spadroneggiavano in Sicilia, possiamo oggi intrufolarci, però, nel mondo ottocentesco siciliano, che i dipinti di Francesco Lo Jacono rappresentano con la poesia di…..

Un tempo che fu.

 

Corrieredaristofane n°59

Coppola nera e storta

Sei sempre tu siciliano

Con la coppola nera e storta

T’ho visto in strette viuzze medievali

Con ingenua aria di bbabbalàcchiu*

Spaurito

Tirano contro di te

Sassi pesanti

Dolorosi

Dolorosi asciugarli

Nella fronte umida

Sei buono

Con la coppola nera e storta

Non sei mafioso

Non sai maffiare

Sei buono

Stai lì

Aspettando nuovi sassi

Sporchi, pesanti.

Tirano contro di te

Sassi pesanti

Dall’Olgiata o dal Casalpalocco

Da Roma

Tirano contro di te

Sassi pesanti

Dalle brumose lunghe nebbie

Del naviglio

Nebbie basse fuse d’orgoglio

Da Milano.

Uomo vecchio siciliano

Padre, fratello, amico.

Tu dici sempre: “Si”

Come serva nzalanuta*

Tu dici sempre: ”Si”

E pure ringrazi!

T’hanno tolto tutto

T’hanno tolto

Atene, Bisanzio, Damasco, Aragona…

Ed anche: free de rics

Gli Dei dalla Sicilia se ne sono andati spesso

Sei rimasto tu

Solo

Con la coppola nera e storta

A prender SASSI.

 

Santo Catarame

  

*Traduzione da lingua madre (siciliano) in lingua figlia (italiano):

-bbabbalàcchiu= balbuziente, in questo caso timido e sottomesso,

-serva nzalanuta=serva fra le nuvole, poco attenta.

-free de rics, cioè freno dei potenti, è parola provenzale (lingua d’oc) con cui era definito Federico secondo, re del regno di Sicilia, dal poeta provenzale Limosino Gausbert de Poicibot.

 

Corrieredaristofane n° 58

 

Ferrovia locale, la circumetnea, un mondo poetico….

 

L’ultima volta che ho viaggiato sulla littorina della circumetnea è stato circa cinquant’anni fa, ero un bambino, adolescente,  viaggiavo, quasi sempre, in estate. Da bambini fare un viaggio è un’esperienza meravigliosa. Negli anni cinquanta non erano iniziati i grandi viaggi nazionali e intercontinentali di oggi. La vita era semplicemente respirata tra piccole cose, Catania era più piccola, più paesana, forse si ci conosceva di più, si camminava di più

Allora, viaggiavo sempre con mio padre e mia madre. Mio padre era un uomo bellissimo, alto biondo, con gli occhi verdi, d’origine slava, ma ormai tutti parliamo IN FAMIGLIA a“ccaccarara”, cioè in siciliano d’hoc, e tutti i parenti sono figli “ddò liotru”.

Prendevamo la littorina per andare nella località di Passopisciaro, nel comune di Castiglione di Sicila, dove avevamo una casetta piccola,  non mancavano  le comodità, antica casa, con il gabinetto che si trovava fuori, in giardino in  una casupola minuscola, vicino alle stanze da letto.

Con mio padre e mia madre partivamo la mattina presto.

A volte andavamo con il fratello di mia madre che aveva un’auto fiat- seicento, una seicento nuova degli anni cinquanta, facevamo il giro inverso, prima Acireale, Giarre, Piedimonte. A me piaceva la “littorina”, nell’auto stavo stretto, al chiuso.

Con la littorina potevo vedere di più, stavo più comodo. Il viaggio in ferrovia è diverso, più riposante, la possibilità che la mamma mi passasse con calma un dolcetto: si mangia meglio.

Oggi, negli anni del consumismo senza limiti, prendere la “littorina”, come si chiama ancora, è come fare un viaggio poetico, un viaggio nel passato,perdere tempo, un’analisi della nostra infanzia, come stare nel lettino dello psicanalista e raccontargli tutte le storie di quando eravamo piccoli, felici con poco.

La strada l’ho voluta fare tutta: da piazza Galatea a Riposto, mi sono abbandonato, di mattina presto a questi ricordi, raccolti in fretta, in una mattinata di dicembre, chissà perché.

Diventando vecchi, si ritorna bambini, si afferra la vita con le mani aggrappandosi.

L’aurora era appena passata, sono sceso nella “underground”, come si dice oggi( parlando un pò sofisticati, in inglese).

Oggi è un’occasione unica, ritorno indietro di cinquant’anni, oggi il grande miracolo: si ritorna bambini.

Alle sette del mattino non c’è anima viva nella “underground” catanese. La stazione metropolitana di piazza Galatea è bella, più bella delle metropolitane di Roma e di Milano.

Scendendo nel sottosuolo avvolto dalle pareti lucide di mattonelle bianche brillanti, mi accorgo che non c’è controllo, nessun impiegato, nessun viaggiatore solitario come me.

Probabilmente sono spiato dalle telecamere.

Nel marciapiede, nel sottosuolo, vicino alle strette linee ferrate, dopo dieci minuti arriva uno studente, giovane, con libri e quaderni, mi guarda come se fossi un animaletto uscito da un giornalino dove si descrivono extraterrestri.

La mattina in questa stazione della metropolitana si ritrovano tutti, e si conoscono tutti, cambiano alla stazione Borgo, dove aspettano la coincidenza con  i treni all’aperto che girano attorno all’Etna., verso Paternò, Randazzo, Riposto.

Alla stazione Borgo arrivo anch’io, un intruso, un curioso anziano che tutti guardano perché non l’hanno visto mai, un tale ch’è disposto a fare una levataccia, pur di ritrovarsi adolescente.

Un bambino che , forse, vuole anche pensare a suo padre che non c’è più.

Ho portato con me le mie macchine fotografiche.

Cattiva abitudine.

I turisti, quelli veri, sono sempre con le macchine fotografiche in mano, oggi con supertecnologiche camere digitali o piccoli gioiellini computerizzati.

Perché cattive abitudini?

Perché il turista non si abbandona alla novità, sta lì a “catturare” immagini, monumenti, vuole “avere” non vuole “essere”. Viviamo in una società dove tutto si deve” consumare” e consumare in fretta.

Il turista non si fa coinvolgere dalla poesia di piccoli sentimenti, emozioni, frammenti di visioni mattutine artistiche e non artistiche, ma piccole cose di un tempo che fu.

Uomini e cose della vechia Sicilia

Oggi no, sono fortunato, ho tutto il tempo a mia disposizione, posso guardare le vecchie littorine posteggiate, non più riparabili, dove un cane “cirneco” dell’Etna si avvicina con la gamba alzata profanado una vetustà che sa di fascismo, di saluti romani.

La circumetnea non è stata realizzata durante l’era del “fascio”, molto prima, dopo l’unità d’italia. Fu pensata dai Borboni, ma non fecero in tempo a costruire la strada ferrata. Garibaldi arrivò in fretta fece subito l’italia, qui.

La circumetnea, invece, non arrivò subito, dopo quasi venti anni dopo l’unità d’Italia.

Littorina fu il nome che gli diede il fascismo, da “littorio” o “fascio littorio”.

Scendono dal trenino, alle otto quasi del mattino, tanti studenti che si recano a Catania per studiare, c’è pure un vecchio di Maletto con la zampogna, arzillo, più tardi sarà ubriaco di vino.

Gli zampognari sono tutti di Maletto, una razza in via d’estinzione. Suonano davanti i presepi, ed è tradizione mai tralasciata che, alla fine della sonatine, gli si regali un bicchiere di vino, alla fine ritornano in paese ubriachi fradici, dormono nei treni delle circumetnea con la zampogna sullo stomaco, sazi, ebri, figli di un dio minore: Dioniso.

A Natale mancano solo due settimane.

Il trenino parte orgoglioso strisciando tra le lave di Nesima e mi siedo  vicino a tanti viaggiatori che sono preoccupati della giornata un po’ nuvolosa. Piove, come si dice in Sicilia, “assuppa  viddanu”, cioè con piccole gocce che non fanno male.

I Siciliani non amano la pioggia, si sentono a disagio.

C’è tanta gente sul treno. Non me l’aspettavo.

La professoressa, biondina, carina, giovane, corteggiata da un bigliettaio lavativo,dolce ma lagnoso, che ride sempre.

Salgono tanti studenti, anche loro, lavativi, vanno a Misterbianco e a Paternò.

Paternò è una città importante, una città etnea dove ci sono più scuole.

Le giovani studentesse non sono come le ragazze siciliane degli anni cinquanta.

Negli anni cinquanta in queste”littorine”, s’incontravano ragazze che neanche ti guardavano, timide, senza fidanzato, accompagnate da genitori o parenti, era una Sicilia “islamica” ormai perduta per sempre.

Ci descrivono ancora oggi,  i settentrionali, con le donne in testa lo scialle nero, madonne con il velo, i vecchi e anche i giovani con la coppola nera .

Non ci sono più questi simboli d’una civiltà antica, i settentrionali sbagliano,  non conoscendo, non visitando la Sicilia, non hanno mai capito nulla di noi.

Le ragazze, pure ragazzine, ora guardano negli occhi i maschietti, sono intraprendenti, vestono con jeans stretti e top provocanti.

I ragazzi ( maledetti) non corteggiano più le ragazze, sembrano “passuluni”, cioè fichi maturi che cadono a terra senza essere “mangiati”.

Le ragazze, a volte, cominciano con discorsi imbarazzanti del tipo. “ho lasciato Luca perché m’annoiavo, forse mi metto con Salvatore ch’è tanto carino, se solo fosse un po’ più vicino a me…”.

I maschi siciliani sono storditi, hanno perso un po’, forse molto, del dongiovannismo, si mettono, i tappi nelle orecchie per ascoltare chiassose canzoni, non guardano le ragazze che gli muoiono davanti.

La fine del maschio siciliano?

E le donne stanno a guardare….

Il trenino ora passa per Piano tavola, nell’area commerciale di Catania,. tra  tante tante piante di fichid’india, che nessuno raccoglie,  qualche bella pianta di  zzamara, pianta grassa che in italiano si dice agave o aloe, gli immancabili agrumi di Paterno, la qualità sanguinello, qualche albero di limone e tanti uccelli caccarazze che volteggiano arroganti di ramo in ramo

Dopo Piano tavola , subito, la nuova,  quasi pronta Etnapolis.

Etnapolis è una lunga e grande muraglia di cemento, un deposito lungo un chilometro, una megalopoli e non Etnapolis, non c’è nessuna tradizione greca da richiamare, è un “fatto” commerciale dove importanti lobby italiane e straniere hanno deciso che la Sicilia è un grande mercato di consumo.

Niente cambia, così ci considerarono dopo l’unità d’italia i “piemontesi”.

La lunga costruzione di cemento somiglia tanto al quartiere romano di Corviale, un lungo caseggiato, triste, una lunga casa popolare estesa un chilometro, un’idea pazzesca di costruttori post-moderni.

Etnapolis è grande, occuperà tanti giovani, niente male se ogni tanto si perde un “pezzo” di poesia.

Per fortuna la vicinissima stazioncina di Valcorrente ci restituisce la poesia del paesaggio che per pochi minuti avevamo perduto.

Valcorrente è una fragile stazione della circumetnea, circondata da  fichidindia e con una piccola sala ch’è d’attesa con una porta antica arredata con tendine ricamate finemente.

Purtroppo questa stazioncina minuscola, aggraziata, fra le lave e il verde solitario della campagna, rischia di essere trasformata in una grande stazione moderna per l’utilità di nuove e grandiose iniziative commerciali.

Nella stazione di Paternò mi sorprende una strana manovella, girata con ardore da un ferroviere imbaccuccato.

A “manuvella” arrotola un filo robusto d’acciaio che per mezzo di carucole in alto e, per tutto il prospetto della stazione, corre ad abbassare il passaggio a livello che impedisce alle automobili l’entrata nella città di Paternò.

Sinceramente non me l’aspettavo.

Sembra un gioco per fanciulli, fatto dai grandi, ma la ferrovia circumetnea è così. Speriamo che resti così ancora tanto tempo.

Prima di Adrano sfioriamo un campo di calcio mai completato da anni.

Spesso in Sicilia le opere pubbliche s’iniziano e non si completano. Può darsi che l’attività è ferma per ragioni di “carte”, cioè burocrazia, spesso perché rivalità politiche, inutili,impediscono il completamento;, spesso interviene l’autorità giudiziaria che si confonde tra le “carte” e poi si arriva tardi o con troppo ritardo in Cassazione.

I siciliani non sono fatalisti, sono contemplativi, è diverso; molti è  vero si danno da fare e diventano ricchi, ma i siciliani non hanno perso la mentalità orientale, un po’ bizantina un po’

Levantina, araba.

Vediamo le coltivazioni di pistacchio fino a Bronte ed oltre.

Prima di parlare del pistacchio, una fermata del treno a Passo zingaro, scende uno dei pochi contadini rimasti a coltivare la terra, era salito nella vicina stazione di Adrano, seduto accanto a me, prima di scendere, mi aveva confidato che aveva l’auto guasta, che la circumetnea non gli  interessava e la potevano togliere subito, anche se vecchio, troppo vecchio per lavorare ancora, non poteva abbandonare i suoi pistacchi che qui si chiamano pure: oro verde.

Voleva solo la sua auto vecchia per spostarsi.

Costa caro il pistacchio, costa caro soprattutto raccoglierlo, poi bisogna pagare i contributi e i braccianti.

I braccianti, sono, anche loro, una razza in via d’estinzione,  ora anche stranieri;  se lavorano trenta giorni ne vogliono “segnati” cinquantuno all’ufficio di collocamento.

Molti proprietari si lamentano per questi “pizzi”, ma poi pagano i contributi all’Inps in più, in fondo il prezzo del pistacchio è remunerativo.

I proprietari sempre si lamentano, ma il pistacchio è buono anzi eccezionale, come quello che si produce in Turchia, gli acquirenti pagano e guadagnano meglio rivendendolo in bustine, un po’ ridicole, ma carissime di prezzo.

Dopo Bronte il treno si prende d’affanno, a tutto gas attacca la salita verso Maletto, siamo nei pascoli alti di Maniace, il treno a Maletto raggiunge i mille metri d’altitudine: un record assoluto in Sicilia.

Maletto è il paese dei “picurara” dei silenzi tra il verde e le valli che sembrano alpine.

Pecore tra sassi pieni di muschio, brucano la “veccia”, un’erba di cui vanno ghiotte pure le vacche.

Qui c’è l’alpeggio, estate ed inverno, il paesaggio ricordo il verde, il dolce verde incantato d’Irlanda.

Non occorre andare in Irlanda, a Sligo oppure a Galway, qui c’è un pezzo di terra anglosassone.

Anglosassone era Nelson, a cui i Borboni regalarono una bella e fertile ducea, per i suoi meriti militari: aveva fermato l’arroganza e prepotenza francese nelle acque di Trafalgar.

Tutto inutile, la rivoluzione francese fece il suo corso, nel bene e nel male.

La rivoluzione francese non è mai arrivata veramente in Sicilia.

E’ arrivata la rivoluzione delle “donne”, delle donne che lavorano, delle donne imprenditrici che hanno creato laboratori anche immensi dove si producono capi d’abbigliamento. Bronte, Randazzo, Maletto e alri paesi dell’Ennese e dei Nebrodi sono pieni zeppi di laboratori dove si lavora a “facon”.

Al Duca Nelson, come scrivevamo, fu regalata una ducea grande come un immenso feudo.

Le malelingue, anche gli storici più precisi, affermano che il duca Nelson non venne mai a Bronte a vedere la sua ducea di Maniace

Può darsi.

Sono certamente arrivati i suoi eredi, suoi eredi erano quelle inglesine che venuti a godersi le vacanze in Sicilia, nella ducea del loro avo, per il grande caldo d’agosto, pensarono maliziosamente di spogliarsi nude completamente e fare il bagno in una piccola piscina, che  esiste all’interno del castello di Maniace.

Erano tutte ignude e rilassate quando un “picuraro” curioso, nascosto tra cespugli e alberi non crede ai suoi occhi di siciliano arrapato.

Sarà stato il caldo, oppure un’astinenza forzata tra le pecore del gregge; insomma il “pastorello” non frenò e si lanciò correndo e focoso verso le inglesine nude e sprovvedute.

Il pastorello ebbe la peggio.

Non ci fu l’orgia da lui prevista, ma un sacco di legnate con sedie di ferro che le belle e nude bagnanti inflissero al giovane in ardore.

Il pastorello fu ricoverato con prognosi riservata nel vicino ospedale e con diverse imputazione di reato: tentativo di stupro e altri .

 “Cunnutu e vastuniatu”. Cornuto e bastonato, perché ormai nessuno corteggia con modi garbati o all’inglese le donne…anche ignude, u “picuraru” poi, quando mai! Rimase rosso di lividi e in…bianco e con infinite grane con la giustizia.

Sfortunato  pastorello di Maniace.

Torniamo a Maletto, che nel verde irlandese, si prepara al Natale con i suoi pochi zampognari che prendono la littorina della circumetnea per andare a Catania, per suonare davanti ai presepi montati da grandi e piccini.

Un’occasione per fare buoni soldi.

Scendiamo verso Randazzo.

L’Etna, come la chiamiamo noi: “a montagna” è piena di neve. Neve bianca e lava nera. Mongibello, dall’arabo: GEBEL, che significa montagna.

Tra Maletto e Randazzo un’immensa quantità di piante tipiche del paesaggio etneo.

Ho avuto la fortuna di restare sulla littorina con un appassionato palermitano d’insetti, un entomologo; si recava nel museo di Scienze naturali di Randazzo.

Da Maletto a Randazzo siamo rimasti soli in treno, e quindi abbiamo avuto il tempo di parlare. Ho ascoltato la descrizione di alcuni rari uccelli e rare piante che si trovano in Sicilia, non ho capito molto, invece, d’insetti, argomento per me molto difficile.

L’amico palermitano conosceva pure  i cespugli, e mi raccontava che molte piante si trovano solo in Sicilia. Alcune piante sono velenose, come il tasso baccato che vive nei boschi etnei o nel bosco di Mangalaviti.

I frutti del tasso baccato si possono mangiare, e gli uccelli ne sono ghiotti, ma le foglie sono velenosissime.

Nella campagna non è raro il finocchio marino,( come mai in montagna?), le violacciocche selvatiche, i capperi, ginestre, querce, bagolari, lo spino santo. Piante che magari ammiriamo ma non comprendiamo come si riproducano lì dai tempi in cui l’uomo non era neanche comparso sulla terra.

Tra Maletto e Randazzo si trova la grande vallata che scende fino alle contrade di Maniace.

Petrosino,fondaco, e dietro la contrada di semantile, pezzo, poi  la strada che porta fino a Tortorici e Alcara li fusi, ma siamo già nelle montagne dei Nebrodi.

In questo periodo invernale non si vedono molti uccelli, ma mi diceva il mio amico viaggiatore che con la stagione dei fiori, si possono ammirare tante specie di volatili, grandi e piccoli, a portella mandrazzi o portella femmina morta.

Una volta,. non tanto tempo fa, in Sicilia volavano i grifoni, uccelli dalle immense ali; scomparvero perché mangiavano i corpi morti delle volpi avvelenate.

Le volpi erano un flagello per i contadini; i grifoni, invece, uccelli d’ammirare nei loro ampi volteggi.

Spesso per il cattivo ci va dimezzo il buono. Così con l’avvelenamento delle volpi sparirono pure i grifoni.

I cattivi rimangono lo stesso: le volpi sono sempre presenti nei boschi dell’etna e non è raro incontrarle; i grifoni, purtroppo, sono spariti.

Il mio compagno di viaggio, entomologo palermitano mi ha riempito la testa di strani nomi,  nomi di piante e uccelli, non posso ricordarle tutte. Mi chiedevo dentro di me, quante piante ci sono in Sicilia e quanti animali piccoli e grandi.

Come siamo ignoranti delle cose di questa terra.

Gli entomologi studiano solo gli insetti, ma finiscono per conoscere tutto il genere umano e tutte le  piante.

A Randazzo sono sceso insieme al mio nuovo amico palermitano, incontrato in treno .Siamo andati insieme nel museo di scienze naturali di Randazzo. Il museo è bellissimo, ma io non ho resistito molto a tutte le spiegazioni approfondite e logorroiche; alla descrizione di tutti gli uccelli che ci guardono fissi, immobili, imbalsamati testimoni di una natura bella e a volte irrecuperabile.

Troppi nomi, troppe piante, troppa ignoranza la mia.

La Sicilia delle piante e degli animali è una Sicilia tutta da scoprire (almeno per me!)

Ci siamo salutati davanti ad un caffè corretto bevuto in un bar di Randazzo. Bar antico d’almeno cento anni, dove un paffuto proprietario ci spiegava gli intonaci liberty che erano stati recentemente restaurati.

Stucchi restaurati male; ma lo stile, l’arte, l’atmosfera del tempo che fu c’era, si faceva strada fra rozze ridipinture.

Col mio occasionale amico ci siamo salutati e sono ritornato nella stazioncina di Randazzo.

La littorina della circumetnea, da Randazzo a Riposto, attraversa un paesaggio verde e ormai poco coltivato.

Pochi passeggeri, sembra un trenino per oziosi come me.

Due fidanzati che si punzecchiavano dispettosi, una polacca che mi spiegava come la littorina non si fermava più in tutte le piccole stazioni.

Passò pure dritta  davanti alla stazione di Passopisciaro.

Per potersi fermare bisognava dirlo prima al conducente del treno. Poco male, potevo andare a Passopisciaro in auto, in un’altra occasione, o forse mai.

I ricordi bisogna lasciarli come sono, fissi, immobili, lievemente dolci e inutili, tutti o quasi nel sogno . Rivedere la casa d’estate che non è più di proprietà, non è una bella soluzione.

La giornata la stavo passando rilassandomi, perché aggravarla di rimpianti?

Lontano, il bosco di Malabotta, nell’agro di Moio Alcantara, tutta Valdemone, ma la littorina da Piedimonte corre, gira lesta verso Nunziata di Mascali, brevissima sosta e poi il mare, il porto di Riposto.

Il viaggio sta per finire;  s’intravedono le piccole navi accostate alle banchine del caricatore.

Il mare Jonio, il mare dei Greci.

Il porto di Riposto era un porto importante nell’ottocento, ma anche molto prima; porto commerciale ed ora anche un po’ turistico.

Oggi è giornata di scuola e di lavoro, ho molto oziato con questa littorina che gira tutta l’Etna.

Non posso ritornare a Catania, il trenino si ferma qui.

Posso rifare la strada al contrario, non mi conviene: sono ritornato di nuovo bambino.

 

Santo Catarame (Aristofane junior…)

 

Corrieredaristofane

Edizione Straordinaria per lo sciopero generale.

 Welfare o non Welfare?

Ministoria

Dello

Stato Sociale in Italia fino alla sciagurata politica del lavoro del governo Berlusconi.

Nel vocabolario inglese-italiano leggiamo che WELFARE significa: benessere, prosperità, benessere della nazione, previdenza, assistenza sociale….

La storia della nascita e dello sviluppo dello stato sociale (welfare) è la nascita e lo sviluppo

Della civiltà contemporanea completamente libera dall’oscurantismo ottocentesco e dai residui della legislazione feudale di tipo corporativo.

Nel medio-evo, esiste, una forma arcaica di welfare; esistono istituzioni di beneficenza, organizzazioni corporative delle arti e mestieri dove maestri d’arte e apprendisti lavorano insieme.

Confraternite che si preoccupano della salute spirituale e materiale, ove possibile, dei confratelli

La quantità di confraternite esistenti nel medio-evo era considerevole.

Le confraternite erano legate al concetto di mestiere, che a sua volta era tramandato di padre in figlio.

Per esempio in Sicilia, e in tutto il sud, durante il regno Borbonico, importante era la confraternita dei lavoratori del lino e della seta..

Una strada di Catania si è voluta chiamare, in tempi lontani “consolato della seta”, fino ad oggi si chiama così, e testimonia un’attività ormai scomparsa.

Attività scomparsa proprio perché non protetta dalla politica economica dei nuovi governanti “piemontesi”, venuti dal nord-italia.

Una volta molto era lasciato alla generosità dei ricchi e dei potenti, e, logicamente all’onore dei patrizi. L’aristocrazia elargiva per riaffermare un prestigio, ma anche per pagarsi una buona entrata in paradiso.

La mano morta ecclesiastica aumenta d’importanza con acquisizioni di doni, o, a volte d’interi patrimoni che venivano “legati”.

Questi patrimoni lasciati in “legato” erano destinati ad opere pie, opere di beneficenza e destinati alla ristorazione del popolo povero e diseredato.

In alcuni casi erano fondate case per “la nutrizione”, o “reclusori”, per assistere i bambini abbandonati (projetti) e per avviare ad un lavoro redditizio e legale le fanciulle che: sedotte ed abbandonate, potevano perdersi nelle difficoltà della vita.

In fondo la società antica e medievale non era così sprovveduta, e il “sentimento” d’assistenza sociale e di pietà per il prossimo era abbastanza conosciuto e praticato.

Il Regno d’Italia non innovò molto rispetto agli Antichi Stati, la legislazione sociale fu presa in considerazione dopo il consolidarsi dell’industria dei “panni” nel italia settentrionale e sfruttamento del lavoro delle donne, e con l’attenzione che s’incominciò a sviluppare nei confronti del lavoro dei fanciulli, soprattutto nel sottosuolo e nelle miniere di zolfo in Sicilia.

Il secolo romantico, in altre parole l’ottocento, finì con le storie non-romantiche dello sfruttamento di donne e fanciulli

Il lavoro delle donne nei nuovi opifici, e il lavoro dei “carusi” siciliani, sensibilizzò il mondo civile, e quindi politico, per una legislazione più “umanitaria”.

In Italia, finalmente, nel 1893 fu approvata la legge sulla “polizia delle miniere”, primo nucleo di

Quell’ispettorato del lavoro che in seguito avrebbe creato tante attese per i lavoratori, ma anche tante delusioni.

Nel 1898 si approvava la prima legge sugli infortuni sul lavoro e un primo “abbozzo” di legge

Sull’invalidità e vecchiaia, assicurazione solo facoltativa e non obbligatoria.

E’ il principio d’assicurazione privata che domina i progetti del legislatore, siamo ancora lontani

Dalla legislazione sociale amministrata dai pubblici poteri.

Le leggi di prevenzione infortuni prevista solo per i lavoratori delle miniere, la competenza per l’attuazione apparteneva al Ministero dell’Industria.

Non esiste ancora il Ministero del lavoro.

In Italia l’inizio del welfare porta un solo nome: Giovanni Giolitti.

Giovanni Giolitti, capo del governo, liberale, ma sensibile alle sofferenze della classe lavoratrice, inaugura il nuovo corso.

Le leggi del lavoro, imposte nel Regno d’Italia, si approvavano un po’ copiando dalle soluzioni giuridiche anglo-sassoni, e dai nuovi orizzonti di gloria del movimento operaio degli Stati Uniti d’America.

Giovanni Giolitti ha in parte imitato le soluzioni e le leggi degli altri paesi, è vero anche che l’Italia, per quei tempi, non rimane indietro ad una concezione moderna d’assistenza e previdenza.

La legge per l’ordinamento dell’orario di lavoro del 1923, nasce come conquista sudatissima del movimento dei lavoratori.

La legge sull’orario di lavoro è redatta con una stesura complicata, che dimostra le tragiche mediazioni tra governo, imprenditori e lavoratori usciti dalle lotte del “biennio rosso”.

Otto ore di lavoro per tutti è in ogni modo una dolce realtà.

Per gli imprenditori conservatori e bigotti: una sconfitta.

Per gli imprenditori più progressisti solo un evento da gestire con grande managerialità.

La rivincita della “razza padrona” si attua solo pochi mesi dopo con la presa del potere delle camicie nere.

Il fascismo e il duce ex socialista, però, non bloccano questo processo all’espansione delle leggi del lavoro.

Bisogna riconoscere che durante il ventennio tantissime furono le leggi approvate a favore dei lavoratori, (busta paga, libretto di lavoro, riposo domenicale ecc.ecc.) mentre prendevano corpo e sostanza gli istituti previdenziali: INPS, INAIL, INAM.

Durante il fascismo la settimana lavorativa viene, in linea di massima (!), stabilita in 40 ore settimanali. La “vera” attuazione delle 40 ore settimanali è delegata ai contratti corporativi.

Se il fascismo esorcizzò la paura del comunismo per far piacere a “razza padrona”, dall’altra bisogna riconoscere che l’impegno a favore dei lavoratori subordinati assunse una dimensione efficace.

Era il segno dei tempi.

La crisi economica del 1929 fece più paura del comunismo sovietico.

Gli economisti inglesi gridavano al “nuovo corso” in economia (J.M.Keynes)

 Il nuovo corso era l’impegno dello Stato a potenziare risorse per evitare che il calo dei consumi privati precipitasse il “sistema capitalistico”.

La legislazione sociale veniva in aiuto del sistema capitalistico.

Assistenza e previdenza si armonizzavano con il concetto d’ammortizzatori sociali.

La nuova minestra per creare la società dei consumi era pronta.

Dopo la seconda guerra mondiale, in Italia bisognava ricostruire tutto.

Fu ricostruito il Ministero del lavoro: il collocamento fu funzione pubblica.

Amintore Fanfani, con la scelta corretta che il collocamento bisognava tenerlo sotto controllo,

non contentò tutti, ma pose le basi per un’istituzione che è durata a lungo e con successo

I recenti cambiamenti delle leggi sull’avviamento al lavoro, approvati con un’illogica ansia di rivincita del privato sul pubblico, non hanno risolto nulla, ma hanno soltanto creato un’immensa quantità di giovani e non giovani precari.

San Precario non è un santo nato per caso, è un’icona dell’Italia moderna.

Nel novembre di quest’anno il giornale della confidustria: il Sole-24 ore, ha dovuto ammettere che il lavoro part-time è aumentato di circa tre milioni di dipendenti. Questo dato non è per nulla confortante e positivo, ma evidenzia come i datori di lavoro preferiscono mimetizzare un lavoro full-time con un lavoro a tempo parziale e precario per dimezzare il pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

La finanza poco creativa dell’on.le Tremonti ha complicato il versamento dei contributi a favore dei lavoratori.

Una miriade di leggine ed esenzioni ad hoc sui contributi sociali, non fanno crescere lo sviluppo, ma complicano i conti delle imprese senza creare la voglia d’investire da parte egli imprenditori.

E’ inutile diminuire le imposte se non cresce la voglia di “fare” impresa..

E’ inutile privare gli enti e le istituzioni dei fondi pubblici, la recessione sarà sempre più grande.

I consumi sempre più bassi.

Gli insegnamenti di J.M.Keynes sono ancora validissimi.

Non si possono mortificare gli enti previdenziali svendendo il loro capitale immobiliare all’insegna di una parola difficile e per questo paurosamente ingannatrice:

Cartolarizzazione.

Vendere gli immobili dell’INPS è come vendere il risparmio dei lavoratori., in nome di una finanza creativa che sa d’imbroglio.

La risposta per una ripresa economica non sta in teorie e diagrammi o dati sul PIL.

Difendere legislazione del lavoro significa rispetto per la storia del lavoro in Italia.

La recente polemica fra welfare attivo e welfare passivo, nasconde solo la voglia d’indirizzare la legislazione del lavoro ad un ridimensionamento o arretramento che non è nelle tradizioni storiche del nostro paese, e che, è ridicola se si pensa agli sforzi che si fecero prima con il governo Giolitti, con il fascismo e in seguito nella terribile notte del dopoguerra.

In periodi difficilissimi per la finanza pubblica e per le risorse a disposizione degli imprenditori e dell’Italia tutta.

.Il mantenimento della pace sociale è condizione di serenità, sviluppo economico e condizione unica che convincerà gli imprenditori creativi a rischiare negli investimenti, più semplicemente ad aver voglia di far impresa.

In questo festival d’illegalità vengono meno pure gli organi di controllo per far applicare la legislazione sociale.

L’ispettorato del lavoro “accorpato” agli ex uffici del lavoro, versa ormai in uno stato d’avanzata decomposizione iniziato da qualche tempo, per colpa  di “casi” di mancanza di freni morali di  personale ispettivo, che dimentica irresponsabilmente come l’ufficio sia nato per difendere sopratutto le leggi e i contratti per i lavoratori.

Si auspica che l’Arma dei Carabinieri, già presente negli uffici dell’ispettorato del lavoro,

erediti la competenza in materia del lavoro e si crei un Nucleo Indipendente, come già avviene egregiamente per i nuclei d’assistenza sanitaria e per la difesa dei beni culturali.

La fine degli Ispettorati del lavoro e il potenziamento dei Carabinieri, che trasferiscono nella loro organizzazione militare le competenze in materia di legislazione sociale, può far ritornare la speranza nei lavoratori che lo Stato per loro ancora c’è!

Dr Santo Catarame, ispettore del lavoro i.q.

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(la foto di testa appartiene a Uliano Lucas)

Aristofane e Magoo  ogni tanto “ospitano” argomenti più impegnativi

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www.corrieredaristofane.it  e le nuove fotografie: uomini e cose della vecchia Sicilia.

25 vènniri nuvièmmuru 2005 Santa Catarina

 

 

 

Corrieredaristofane n°57

Aristofane aderisce al partito siciliano:

La mafia fa schifo.

Miniminagghia (indovinello)

Chi scrisse? “l’abitudine a credere è l’ostacolo maggiore per la conoscenza”

 De immenso (g.b.)

 P H I L O S O PH I A

 Quanti filosofi ci sono in servizio dipendente (libro paga) in Italia?

Scegliere la risposta:

 

1)      Nessuno;

2)      Uno, nessuno e centomila;

3)      Alberoni, Bottiglione o Bottiglione, Pera, Cacciari..

 

 

1) Alberoni della scuola “dell’innamoramento ed amore”, è riconosciuta a livello intercontinentale e interinale come la scuola Filosofica delle casalinghe: inquiete, innamorate, arrapate, in amore.e pure in calore.

 Alberoni, filosofo dell’intolleranza di tendenza aziendalista e falso moralista.

 (Leggasi prima pagina giornale Corrieredellasera, del lunedì. Articoli filosofici tra le pagine dello SPORT, insieme al CALCIO parlato scritte dal FILOSOFO ALBERONI (?).Un calcio… pure per Alberoni)

 Alberoni, mezza punta e mezza tacca di sfondamento al viagra, contemplativo di nascita, mezzano-ruffiano nelle dispute logico-etico-ontologico-gnoseologico-gnocco-alla-romana-

metafisico e mezza-pugnetta- meta tisico-estetico-stitico-epistemologico-non mi pistari u peri- un po’ bruttino senza parrucchino-innamorato di bellusconi-pappagone-

frequentatore di salotti milanesi e di CASINI Onorevoli

Scopritore di testi: SESSUAL-Filosofici.

Alberoni la MENTE..Tinto Brass la mette!

 2) Buttiglione, che con la famosissima filosofia del BOTTIGLIONE ha rotto pure i cojoni, di orientamento teologico-salesiano-ratzingeriano-papale-papale in altre parole papalino-senza mano-sottobanco-dammi il ministero- tanto sono filosofo e non penso alle poltrone mi basta la botte di Diogene- e-la botte piena di vino. Sono un GUAGLIONE, ed esercito la FILOSOFIA DEL BOTTIGLIONE!

 3) Pera, della scuola popperiana….

(Karl Popper,filosofo, avversario dichiarato della televisione:e rigorosamente laico-liberale…..la vita  non è che un continuo risolvere problemi!)

 Il vero problema è il “filosofo” PERA, che è popperiano ma scrive con il papuccio RATZINGER, e fa festuccia con i dittatori dell’emittenza(!)..mi consenta!

 Perché POPPER A PERA,… sì quelle della Carlucci(!)

 Pera, uomo filosoficamente disinteressato, vuole fare solo il Presidente della Repubblica;

fa il presidente del Senato…imparziale.. tifa solo a destra

 Pera liberale, col vizietto clericale.

 Pera sarai Presidente se ti metterei sempre sull’attenti (filosoficamente) dinanzi alla LEGA, tanto che te frega, sei un filosofo… distaccato.

Attento ai Casini che sono FINI e può essere che RU(V)INI.

Sei liberale, potresti aspirare ad una cattedra interinale( o anche fuori il rinale) con quella testa a ..PERA!

Pera sei metafisico? Hai voluto POPPER e non ti sei accorto che il filosofo è al di sopra del potere, non cerca incarichi e neanche BRISCOLE!

PERA  perché non pensi solo alla CARLUCCI e alle sue… POMPER(testa-coda-sei-nove)… A.. PERA?

 4)CACCIARI?

E’ LARIO…ANZI…LEI E’ LARIO…

(lario in siciliano significa brutto! Oppure la moglie di….lui)

Una volta era marxista, ai tempi della lista(unica)…poi divenne fanculista negativo(Nietzsche e Wittgestein) e perse la vista ed entrò in KRISIS*

Perché s’innamorò di una signora ARRIVISTA , che faceva la… BELLAVI(S)TA(!) in un teatro per solo uomini…..ma a lei che cosa interessa, è per caso BUDDILISTA?(nel senso di CASINI)

No..è che mi mancò la vista nel vedere questa bella signora arrivista  che si metteva in vista,

come se nulla fosse con le popper in vista!

Vuole dire KARL POPPER?

No questo è stato detto sopra per PERA. e ti sbagghi..

E per Cacciari ?

……Basta lisciarici  lu pilu e dari l’agghi!* .

 Magoo & Aristofane

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In testa il dipinto di Raffaello: la scuola di Atene, e la pubblicità della Regione Siciliana contro la mafia.

*Basta lisciari lu pilu e dari l’agghi=dargli una lezione…. (proverbio citato dal Pitrè)

Soluzione della miniminagghia= Spaccio de la bestia trionfante.

Pera è riconosciuto “seguace” del filosofo Karl Popper, ma agisce in modo….contrario;

*Cacciari, marxista, è attento al “pensiero” negativo e a filosofi come: Nietzche e Wittgestein, proponendo una sintesi complicata e un po’ fumosa; ha scritto, “Krisis, saggio sul pensiero negativo……”

Bottiglione….non si capisce cosa pensa!

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29 marti nuvièmmuru 2005 Santa Livia

 

 

 

CORRIEREDARISTOFANE N° 53

 

ARISTOFANE:

Risvegliato, evocato, disturbato e interrogato da sciamano siberiano, così parlò in merito alla Recente polemica sulla

SATIRA POLITICA, dai suoi tempi a ROCKPOLITIK.

 Parla ARISTOFANE:

 In principio era la SATIRA,

Nacque da un BOATO che ignoranti scienziati post-moderni hanno chiamato, con un nome volgare, in altre parole: BIG-BANG.

 In realtà FU una grande risata del CREATORE accortosi, che fra i cieli e la terra c’era poco da ridere,

pensò, giustamente, di riderci sopra creando questo TEATRINO, abitato, in parte da esseri umani.(e da qualche cretino!)

 I primi abitanti furono Adamo ed Eva, e qui cominciarono le risate.

Non fu Eva a dare la mela ad Adamo, ma fu Adamo che la strappò al serpente, accertato che questo , con la scusa di strisciare di nascosto, si stava mangiando tutte le mele del paradiso terrestre.

 Con i Sumeri, gli Egizi ed OMERO, c’era poco da ridere.

Poi arrivò ARISTOFANE, CIOE’ IO.

Accortomi che i miei compatrioti piangevano ascoltando le TRAGEDIE GRECHE, decisi di satireggiare un po’.

E’ vero che nacqui in un’isola dell’Egeo, ma vissi in Sicilia  

I SATIRI nacquero in principio TUTTI a Catania (KATANE),  

 erano chiamati: STRURUSI.

STRURUSU  è parola d’incerta origine etimologica.

Secondo i dizionari siciliano-italiano, STRURUSU significa: sarcastico o dispettoso, parola molto diffusa, appunto in Catania, ma anche in altre provincie siciliote.

STRURUSU si può dire anche: STRUDUSU, ma quest’ultima parola non è utilizzata nella parlata catanese d’hoc.

STRURUSU non è da confondersi con JARRUSU, perché quest’ultima è parola d’origine  PERSIANA e significa: CIAURUSU.  Chi si profuma molto è CIAURUSU e alla fin fine anche un poco JARRUSU.

CIAURUSU, non va confuso con chi si fa trapiantare i capelli o se li tinge, in quest’ultimo caso è proprio:

 FANCULISTA! (frocio)

Ai miei tempi, cioè nel IV secolo a.c., nessuno si faceva trapiantare i capelli, al massimo i  CONNA ma in questo caso il trapianto avveniva  GRATIS con sommo gaudio delle mogli, conviventi e fidanzate provocanti e avvenenti.

NESSUNO poteva essere eletto in POLITICA se di statura inferiore al metro e novanta.

Furono esclusi pertanto: BUSH, BELLUSCONI, PUTIN e TOTO’ U CURTU e altri soggetti MALVIVENTI, perché meglio fare a meno di chi è CUTTU e NZIGALATU o SINGALIATU cioè

! E’ SSINGALIATU CUTTU E  AVI AD ESSIRI TINTU PPI-FFOZZA! (Attenti! E’ segnato e corto, non può essere nulla di buono!).

IO, ARISTOFANE mossi morto in Catania e fui sepolto in piazza Stesicoro!

(Le mie ossa furono ritrovate durante gli scavi per il rifacimento di via Etnea, ma il sindaco SCAPAGNINI, che accertò il…decesso avvenuto nel IV secolo a.c., rimase fesso e non si spiegava come in tutto quel fracasso ero rimasto immobile e di sasso!)

Dopo di me si rise con i Romani, poco con gli Arabi, per via di Maometto, che essendo extracomunitario fu rimpatriato dalla chiesa cattolica perché eretico e VENTRILOQUO, cioè amante delle danzatrici del ventre..

Il cognato di Maometto: ALI’, reagì alla flotta dei PISANU e dalle acque del GOLFO PERSICO nacque BIN LADEN.

Nel MEDIO EVO, in Sicilia si rideva prima del VESPRO, perché gli Angioini non mangiando “CICIRI” erano STITICHI e furono messi alla porta da GUALTIERO DA CALTAGIRONE.

Quest’ultimo essendo CANTRARO e quindi appassionato di ceramica fine marmorizzata, riteneva opportuno importare: SPAGNOLETTE, e, la Sicilia Bedda passò sotto il regno SPAGNOLO ARAGONESE.

Bisogna andare al periodo BORBONICO per farci altre quattro risate, perché, nonostante che i borbonici risollevarono ECONOMICAMENTE il REGNO DELLE DUE SICILIE, tutti i RE BORBONICI ERANO: NASONI E BOMBA!

Con l’Unità d’Italia s’incominciò a ridere al nord, mentre al SUD…SI PIANGEVA.

GARIBALDI FU FERITO?

Certamente, ma come il solito, in Italia, si esagerò.

LA SATIRA  divenne farsa con il FASCISMO, perché si scherzava e si satireggiava in locali quali: VAVVERI; CUSTURERI (barbieri e sarti) e luoghi ameni come PUTIE E FUNNACI (vinaioli e locande) dove circolavano BARZILLETTE.

VESTIVAMO ALLA MARINARA e in spiaggia, ad OSTIA, il DUCE nell’ONDA cercava la QUARTA SPONDA.

Trovò invece BADOGLIO, uomo d’orgoglio (?), che con un imbroglio, girò LA SPONDA

Con gli ANGLO-AMERICANI, e gli italiani non trovarono manco un POLLO e restarono con il sedere a MOLLO!:

Venne la D.C., e le risate si fecero assordanti.

La D.C. fece PSI, e… PSI; PSI, PSI  tutti incontinenti, prostrati con prostata, scappavamo nei cessi in mezzo a tanti pro-cessi!

E ARISTOFANE?

ARISTOFANE E’ RIMASTO LO STESSO!

Ora siamo fra LENTO e ROCK.

Se il rock è..stock ed è fisso, può essere stokafisso!

Se è lento, me ne pento, so poco contento, ma per questo non vado in CONVENTO e SOTTOVENTO!

Allora CIAURUSI, ridete, SATIREGGIATE, in queste contrade, non vedete come vanno le cose?

PACIENZA, comprate a CRIRENZA (a credito)

Volete la PENSIONE?…E’ un lusso da CREDULONE.

Ascoltate il mio consiglio, rideteci sopra, non è vero che state male… è tutto un imbroglio.

E’ veramente un BRUTTO IMBROGLIO! (leggi e governo)

 SCRISSE un famoso STORICO catanese (giarrizzo):

BUON CACHINNO A TUTTI!

ARISTOFANE & MAGOO

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Cachinno è voce latina medievale che significa: ridere in modo sguaiato.

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11 venniri nuviémmuru 2005 (undici novembre 2005)

 

Corrieredaristofane n°55

Edizione straordinaria

L’attuale Rinascita del movimento

S E P A R A T I S T A

In Sicilia

 RISPOSTA FORTE ALLA PREPOTENZA E ARROGANZA DEL GOVERNO NAZIONALE

La recente scelta dell’On.Le Lombardo, presidente della provincia di Catania, di abbandonare il partito UDC, per creare un movimento sicilianista: il Movimento per l’autonomia siciliana; e la determinazione dell’On.Le Nello Musumeci, parlamentare europeo e vice-sindaco di Catania, di lasciare Alleanza Nazionale per fondare il partito Alleanza Siciliana, coinvolge tutte le forze politiche della Sicilia alla riflessione, per una politica di quasi-separatismo.

La destra siciliana ha già scelto di portare la lotta, con decisione nuova, contro il governo nazionale, considerato inaffidabile e latitante sugli importati problemi della mai risolta: questione meridionale.

Le scelte nuove coinvolgono la stessa SINISTRA, al cui interno è gia iniziato un dibattito vivace e definito interessante, che sta animando l’inizio della campagna elettorale per l’elezione dei rappresentati all’assemblea regionale siciliana nel 2006.

Sono troppe le lacune del governo Berlusconi. Troppe concessioni inutili alla LEGA NORD, troppe attenzione ai problemi del ITALIA SETTENTRIONALE, nulle le iniziative nei confronti del sud.

La volontà dei Siciliani non è, al momento, animata da EMOTIVITA’

INSURREZIONALI,

Da una preoccupata riflessione: come sono passati inutilmente questi CINQUE anni di legislatura nazionale per gli irrisolti problemi della SICILIA, e come invece siano stati proficui questi cinque anni per soddisfare le attese di BOSSI e della sua CRICCA; costringe di più i siciliani ad aprirsi uno spiraglio all’orizzonte, per crearsi un ASTRO NUOVO, ma sempre antico: il SEPARATISMO.

I siciliani hanno sempre COVATO nei secoli, l’aspirazione a ritornare come SICILIA STATO, così come quest’idea è stata chiarita dal PENSIERO e AZIONE di molti politici siciliani di destra e di sinistra, non prezzolati dall’integralismo degasperiano.

Finocchiaro Aprile, Canepa, Attilio Castrogiovanni, il Duca di Carcaci e tantissimi altri, sono i nomi che ritornano nei discorsi politici attuali sia dell’UOMO DI STRADA siciliano, sia dal politico navigato e dicono BASTA ad un governo che ha fatto e sta facendo di tutto per provocare una reazione separatista nel sud e in Sicilia in particolare.

Bossi e compagni si sono prodigati a far mutare l’inno nazionale: fratelli d’Italia di Mameli in quello tanto conosciuto dell'opera "Nabucco" di Giuseppe Verdi. E’ l’unica cosa che Berlusconi, fino ad oggi, non ha concesso.

I siciliani stanno preparando l’orchestra per suonare la melodia dall’opera: ”I puritani” di Vincenzo Bellini, inno di tutti gli indipendentisti vecchi e nuovi?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Magoo

-per un approfondimento della problematica sull’Indipendenza Siciliana si consiglia leggere:

-Memorie del Duca di Carcaci, il movimento per l’indipendenza della Sicilia;

-Natale Turco, l’essenza della questione siciliana, storia e diritto 1812-1983.

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20 rumminica nuvièmmuru 2006-Sant’Ottavia,

 

PROVERBIO SICILIANO:

Cumannari è megghiu di…farisiri futtiri!

 

 

 

.: Corrieredaristofane n° 48:.

                                         (tempo e spazio non esistono)

                                               Y O G A

  Le culture e le civiltà occidentali hanno ignorato per molto tempo il patrimonio spirituale orientale: la letteratura, la filosofia, l’arte, la medicina ecc.ecc.,

  Il “modo” d’essere orientali é concepire i veri valori del mondo; un rispetto antico per gli uomini e gli animali, l’amore per Dio, la pratica religiosa senza dogmi.

  La spiritualità orientale è anche compassione per tutto, specialmente per gli esclusi dalla società, che non facilmente perdona, é considerare la ricchezza materiale e il troppo denaro come un peso grave, quasi un’infelicità.

   Dicono in oriente: “quel tale è ricco……chissà com’è infelice!”

   L’amore per la contemplazione per le opere di Dio, i mantra, le preghiere liberatrici,

  La religione come liberazione, come gioia, non sofferenza, non penitenza, ricerca dell’assoluto, del nirvana, meditazione come abolizione delle ansie e dei pensieri negativi, ricerca

                                                        Dell’Unione con Dio

   Namasté, è il saluto indiano che è per tutti, per chi viene da paesi lontani per stupirsi dell’India, magari carico di pregiudizi e di superiorità occidentale.

   Sono stati gli occidentali a NON volere la “globalizzazione” vera, quella spirituale con le genti dell’Africa, gli Arabi, gli Asiatici.

    In passato, gli imperi colonizzatori, sono andati in oriente a catturare prede, uomini da utilizzare per le piantagioni nel nuovo “mondo”, da sacrificare negli “altari” preparati per la violenza e dove la razza bianca era la forza, il diritto a sacrificare l’umanesimo in ragione dell’opportunità produttiva, come affermare che: “in principio….c’era il diritto alla materializzazione, era ed è tutto costi e ricavi.

   Un esercito di pirati é andato in oriente con velieri inglesi, che si mutarono in “Compagnia delle indie orientali”.

   Gli indiani li accolsero con affetto e gli invasori lì “civilizzarono” in nome del dio “profitto”.

   Ancora continuano, ancora……….

   …..sei ancora quello della pietra e della fionda………

  ….dentro il carro di fuoco…..

  ….eri tu con la tua scienza esatta persuasa dello sterminio…

……………………………………………………………..

                                                      (S. Quasimodo)

 

  Abbiamo perduto l’armonia con le cose del mondo, la semplicità, non guardiamo di sera le stelle, non ci fermiamo neppure un attimo a fantasticare col mare, siamo indifferenti alle nuvole alte sovrastanti campi e colline, distruggiamo ogni giorno il bambino che è in noi.

   Indifferenti all’arte antica degli sguardi, mangiamo di corsa anche l’amore, in fretta,

perché non c’è spazio né tempo per pronunciare discorsi inutili come: poesia, colori, fiabe e racconti.

   Tutto è: fast-food, vip, on-line, at the cost of life, be quick, business………….

   Corriamo ansiosi per nuovi “guadagni e ricavi”, il tempo è prezioso, il tempo è denaro, abbiamo perduto il “sano istinto animale”, la contemplazione del silenzio,  la consapevolezza che dentro di noi brilla un sole piccolissimo, atomo infinitesimale, che fa dire agli amici indiani, salutando cortese:

 Namastè: saluto il Dio che c’è in te.

   Siamo pietra grezza da cui può trarsi un diamante.

   Solo se lo vogliamo possiamo cambiare noi stessi e rinascere felici.

   Illusione (maya) è l’avere, reale è la gioia dell’essere.

                                    Ch’è tutta st’amprèscia………

                                   Fàusu ntentu, su sempri

                                   Finisci u filu ddò fusu….

 

                                  ( che significa tutta questa fretta….

                                        Se inesorabile ci attende sempre la fine del fuso

                                       (nel senso della fine del “filo” della vita…)

 

                                                                                                      S.C.

 

                                                                                                                   Magoo

 

 

Leggete www.corrieredaristofane.it  (nuove novelle, poesie, foto di viaggi, satire in dialetto)

           

 

                                                                                 (traduzione)

Tri fimminazzi sinistrossi                                     tre belle donne di sinistra                

Son  pigghiati e d’amor scossi                              prese d’entusiasmo d’amore

Delli ziti masculini                                                  discutono dei corteggiatori

Cuntun pregi e attarini.                                         E dei loro pregi e difetti

 

Parra prima la Fassina                                          prende la parola la prima

Formosetta e culumbrina:                                     allegra e di bell’aspetto

 

-lu me zitu è un veru stellu                                     -il mio fidanzato

Bellu comu cicciu-bellu                                             è bello come un bambolotto

Mi purtau a margarita                                             mi porta sempre fiori

Certamente mi marita!-                                           certamente mi sposerà-

 

Ci arrispunni Mussicusa                                          ci risponde la smorfiosa

Sua cumpagna ma ‘nvidiusa:                                   amica invidiosa

 

-Haju ‘nzitu jorni e notti                                           ho un fidanzato sempre

Ciauria a Bergamotti                                                 profumato al bergamotto(?)

Voli sempre lu me pugnu                                          vuole che lo saluti col pugno chiuso

Mi piaci e ci lu dugnu.                                                Lo faccio volentieri

Cumunisti di burgata                                                  siamo comunisti di base

Semu tutti nna lazzata-                                               siamo tutti una cosa sola

 

Venni all’ultimu Angius-divina                                  l’altra amica come angelo divino

Puru idda culumbrina                                                 pure lei provocante

Dici:                                                                                dice:

 

-Un pocu di creanza                                                     un po’ d’equilibrio

Anzamai vi cala a vaddira ddà panza                        potreste stare male con l’ernia

Megghiu fallo(!) o scuru o scuru                                     meglio trattative riservate

Ccù Rosselli ccà è ‘n mulo                                           con Rosselli(?) il vigoroso(?)

Non mi spagnu  si cc’è ’Alena                                     non mi spavento di Alena(?)

Raramente restu prena!-                                             raramente resto incinta!

 

(cunsiderazioni)

 

Ma cchi razza i fimminazzi                                          che razza di donne

Sunu chini di spaccazzi                                                 pensano a litigare

Quannu virunu li mazzi                                                appena vedono occasioni

Fannu scerri comu i pazzi                                            sembrano fuori di testa

 

(cunsolu)

 

Se del democratico pattito                                            di un buon partito per sposarvi

Vi rimane solo un dito                                                  vi rimane poco

Se quel dito  non v’abbasta                                          e quel poco è insufficiente

Non vv’à arraspati a rasta?                                         Non vi disperate?                          

 

(mastru finali)

 

Mussi mussi mussiava                                                la smorfiosa

E la coppula rattava                                                   si innervosiva

 

La Fassina s’allippava                                                la prima allegrotta

E la clava non lassava                                                 non voleva cedere

 

Angius-dei ormai in caluri                                         la terza irritata

Craxiava ccù assai amuri                                           cercava (crasti) soluzioni sentimentali

 

(invucazioni all’unità)                                        

 

Fimminazzi fimminazzi                                              care donne

Non tuccati li spaccazzi                                              non fate liti e scissioni

Nesci spacchi e sono guai                                           le divisioni sono guai

Vi finisci crai crai!                                                       Vi finisce male!

 

 

Aristofane c i c i l i a n o

 

 

 

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sull'affaire Piazza Europa (www.ildito.it) - Piazza Europa e lo scempio - Silenzio sul progetto tra ruspe e parcheggi (ildito.it)

Dopo piazza Sciascia, adesso le ruspe hanno colpito una delle piazze più amate dai cittadini: piazza Europa.

Gli alberi sono stati sradicati, senza alcun riguardo per le bellissime palme e il verde secolare, nonostante il grido di allarme degli ambientalisti. Al loro posto “catrame e cemento” come direbbe Celentano. Motivo? La costruzione dell’ormai famigerato parcheggio multipiano, con annesso centro commerciale.

Nei giorni scorsi, con le macchine appena in movimento, i consiglieri comunali della Margherita, hanno cercato di riportare il buon senso; hanno chiesto all’amministrazione Scapagnini di ragionare sulle conseguenze del progetto. Fino all’accorato appello di Enzo Bianco che, da sindaco, in quella piazza era riuscito a riportare all’antico splendore. Obiettivo: “verificare se fosse opportuno continuare ciò che era stato iniziato”.

Gli appelli, però, sono rimasti inascoltati, gli alberi non ci sono più e ai cittadini non è dato sapere cosa riserva il sindaco per quell’area.

Non è dato conoscere la copia del progetto esecutivo, e quello dell’atto di convenzione stipulato tra il comune di Catania e la ditta appaltatrice dei lavori.

Tutto segreto, insomma, tra i muri di Palazzo di Elefanti, un po’ come è avvenuto per la delibera sull’aumento dell’Ici, la cui esistenza fu negata dal sindaco nonostante fosse già stata approvata.

E mentre l’amministrazione comunale si trincera dietro silenzi e bisbigli, affermando che questi sono progetti realizzati grazie ai cosiddetti “poteri speciali” del sindaco, il mistero continua, alla faccia della trasparenza. Intanto, i “poteri” sono scaduti e l’ufficio non ha più un responsabile.

Sarebbe interessante capire il motivo di tanta fretta, nonostante la mobilitazione dei consiglieri comunali e dei cittadini. E nonostante il sindaco in persona, il 26 aprile, abbia assicurato in una seduta della commissione Urbanistica “che con estrema urgenza avrebbe relazionato al consiglio per offrire massima chiarezza sull’attività svolta attraverso i Poteri speciali”.

Cosa che, ad oggi, due mesi dopo, non si è mai verificata.

Ma vuoi mettere un parcheggio interrato per 397 autovetture, funzionante ventiquattr’ore su ventiquattro con una tariffa, diciamo così, “politically correct”? E che dire dei 600 ( seicento) parcheggi auto a raso, limitrofi a quelli interrati?
Chiudete gli occhi e immaginate il futuro parcheggio di piazza Europa. Tutti ne parlano ma pochi ne conoscono il volto. Il volto che verrà, naturalmente e che potrebbe rimanere uguale a se stesso per almeno quarant’anni, giusto la durata della concessione.
Questo volto ve lo anticipiamo noi.
L’operazione sarà elefantiaca, la prima del suo genere in città.
Sotto terra quasi 400 macchine, sopra e precisamente nelle vie Zoccolanti, piazza S. Maria della Guardia, viale Africa, via Cervignano, piazza Galatea, via vecchia Ognina, via Milazzo, via Messina, Corso Italia, via delle Acacie, piazzale delle Americhe, piazzale Oceania, via Correnti, via Leopardi, largo Sarajevo, via Monfalcone, via Pola, via Milano, via Livorno, via Condelli, via Asiago, via Teramo, largo Aquileia, via Trieste, piazza Ariosto, via Gradisca, via della Zagare e via Metastasio.
Che fine farà la gestione di Sostare in queste aree, beh, c’è da chiederselo.
La gestione dei parcheggi a raso sarà effettuata dal concessionario nelle sua piena autonomia, con il solo vincolo del rispetto della tariffa oraria.
I tempi di realizzazione?
Per il progetto definitivo, un tempo di 120 giorni dalla data di comunicazione di avvio della fase di progettazione definitiva, un tempo massimo di 80 giorni per la realizzazione del progetto esecutivo, 21 mesi per la realizzazione delle opere al netto di tutte le tempistiche per autorizzazioni e collaudi.
Il Comune si impegnerà a conferire al concessionario in uso o in diritto di superficie, gratuitamente e per tutta la durata della concessione, gli spazi da adibire a parcheggio.
Il concessionario si impegnerà anche a corrispondere gli onorari e le spese relative alle indennità previste per legge al responsabile unico del procedimento, nonché spese e oneri accessori.
Il concessionario provvederà alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere eseguite.
E veniamo ai nomi.
Sul verbale di consegna delle aree compaiono gli attori della vicenda. La ditta concessionaria – appunto il soggetto aggiudicatario della concessione che si dovrà occupare della progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera, che la realizzerà e che si occuperà della gestione finanziaria e dello sfruttamento economico - con la quale il Comune ha firmato il contratto lo scorso giugno 2005 si chiama “Parcheggio Europa spa”, il progettista è invece Renato Grecuzzo e il responsabile unico del procedimento è Tuccio D’Urso. O meglio era Tuccio D’Urso, visto che l’oramai ex capo dell’Ufficio poteri speciali non è più al servizio dell’amministrazione comunale, né come capo, né come direttore generale.
Il “Parcheggio Europa spa” ha un consiglio di amministrazione presieduto dal cavaliere del lavoro Ennio Virlinzi.
Il verbale che porta la data del 24 marzo 2006, serve a ratificare l’autorizzazione a procedere alla ditta concessionaria all’impianto di cantiere.
Ma c’è un altro, interessante, ventaglio di sigle che compare nell’atto di convenzione per la progettazione esecutiva. Per esempio quello dell’associazione temporanea di imprese EVIRFIN, di cui fa parte la Repin srl via Duca degli abruzzi 180, la Fin.cos. srl di via Palazzotto 13 , la R.e.a. ingegneria 2000 consulting srl sede Padova via Emanuele Filiberto di Savoia 3, la Keynesia srl di via Cervignano 29 e la Cisa spa di via Odorico da Pordenone 50.
Nell’atto di convenzione il Comune si richiama al Programma triennale delle opere pubbliche, al Piano commissariale degli interventi, e in particolare al “Piano urbano parcheggi”.
I parcheggi di piazza Europa saranno realizzati grazie alla Merloni ter e al project finacing (la formula che prevede il finanziamento di un’opera pubblica da parte di privati che, a loro volta, si autosostengono grazie ai flussi di cassa generati da un’efficiente gestione).
Dimenticavamo.
Quanto pagheremo una volta arrivati dentro il parcheggio? Per il sotterraneo, un euro e 50 per la prima e la seconda ora, 1, 10 € per la terza e la quarta, 0,20 dalla quinta ora in poi. Di notte 1,40 € per la prima e la seconda ora, 0,20 dalla terza all’ottava, gratis dalla nona in poi.
Pagheremo anche nei festivi sia di giorno che di notte. Possibili abbonamenti con la formula 24 ore.
Per quelli a raso 2,10€ dalle 8,30 alle 13 (sola mattinata) idem per il pomeriggio. Costeranno 25 euro gli abbonamenti mensili.
Venghino singori, venghino.
La partita è appena iniziata.

 

 

PIAZZA BELLA PIAZZA


Catania: tornano i comitati d'affari?
di Antenore

Cinquecento milioni di euro per costruire a Catania 13 parcheggi scambiatori in periferia e 9 in centro, tre linee tranviarie urbane, due linee metropolitane, e per ristrutturare e abbellire le più importanti vie cittadine. Una spesa enorme che Umberto Scapagnini ha concentrato in buona parte nelle mani dei principali affaristi della Città: Mario Ciancio ed Ennio Virlinzi.
E dire che il sindaco aveva iniziato con interventi, diciamo, di semplice rifinitura: il restauro di una piazza, la ripavimentazione di Via Etnea, lo spurgo urgente dei tombini dalla sabbia vulcanica (per il quale - a suo dire - aveva persino subito un ingiusto procedimento da parte della Corte dei Conti). Cosette, insomma...
Adesso, legittimato dal secondo mandato e dalla rinnovata delega di Commissario Straordinario per il Traffico e la Sicurezza Sismica ricevuta dall'ex premier Berlusconi, ha utilizzato per i grossi affari la scorciatoia delle procedure straordinarie (è un Commissario straordinario, perbacco), che hanno tagliato fuori sistematicamente da ogni decisione il Consiglio comunale, l'Ufficio Tecnico e la Commissione per l'edilizia e l'urbanistica. Ogni cosa si è decisa all'interno dell'"Ufficio speciale Emergenza traffico e Sicurezza sismica", presieduto dall'ingegnere Tuccio D'Urso (quello, per capirci, che si è presentato con il caschetto giallo alle elezioni regionali).
Tra le procedure straordinarie, c'è anche l'assegnazione dei nove parcheggi cittadini attraverso criteri di valutazione discrezionali e il finanziamento dei lavori con il sistema del project financing, che significa la concessione temporanea (non meno di quarant'anni) della gestione dei parcheggi alle imprese aggiudicatarie dei lavori. Come dar torto a Scapagnini: non è il traffico, come diceva Johnny Stecchino, il più drammatico problema di noi siciliani? Certo, l'emergenza ha portato il sindaco a tralasciare alcuni dettagli: l'affidabilità delle aziende appaltatrici, l'improvvisa comparsa (all'atto della stipula dei contratti) di nuove misconosciute società o le modifiche in extremis, presso privati notai, delle convenzioni che regolamentano le concessioni.
Altri dettagli, quelli più gustosi, riguardano invece le imprese beneficate dal signor sindaco per la costruzione dei nove parcheggi. Tra le società compaiono l'Ira Costruzioni srl, la Si.Gen.Co. srl e la Operae SpA. Andiamo per ordine.
L'Ira Costruzioni (aggiudicataria del Parcheggio Cavour), un tempo del cavaliere Graci e rilevata insieme alla F.lli Costanzo dalla Ferrari Costruzioni generali Srl, ha vinto negli anni scorsi due importanti lavori a Catania per oltre 35 milioni di euro ma adesso è sull'orlo del fallimento. Da settembre del 2005, a causa delle difficoltà finanziarie dell?intero gruppo Ferrari, ha interrotto tutti i lavori e non paga né stipendi né contributi ai propri dipendenti. Solo nell'aprile di quest'anno, dopo mesi di trattative, è stata annunciata (ma non ancora formalizzata) la vendita della società alla Intrapresa Srl, un'impresa costituita appositamente per rilevare i cantieri bloccati.
Non gode di ottima salute nemmeno la Si.Gen.Co. (dovrebbe realizzare il Parcheggio di Fontanarossa) che nel gennaio 2004 si è vista rescindere dalla Società Autostrade il contratto d'appalto per il risanamento di una galleria sulla A7 a causa dei gravi ritardi e del mancato adempimento alle indicazioni ricevute dalla Direzione dei Lavori. Uno dei legali rappresentanti della società Si.Gen.Co. è l'avvocato Santo Campione, membro del Cda della Cogei Costruzioni dei fratelli Rendo assieme ai quali fu rinviato a giudizio (e poi assolto) per corruzione nella costruzione della diga dell?Ancipa, quel mostro di cemento realizzato senza autorizzazioni urbanistiche e ambientali, fessurato da 15 anni per errori nella progettazione e per la cui realizzazione, secondo il boss Angelo Siino, sarebbe stata interessata direttamente la mafia.
Realizzatrice del Parcheggio Lanza sarà la Operae SpA dell'immobiliarista Vittorio Casale. Massone dichiarato, Casale, citato nell'inchiesta sulla loggia massonica deviata di Salvatore Spinello. Nel 2000 Casale aveva costituito con i fratelli Joaquin e Jesus Franco la Codere Italia per la gestione delle sale Bingo in Italia. Oggi la Recreativos Franco dei fratelli Joaquin e Jesus, e di cui fa parte la Codere, è indagata per presunte connessioni con il gruppo di riciclatori e narcotrafficanti del boss Fausto Pellegrinetti e di Lillo Rosario Lauricella. Pellegrinetti è stato condannato a 8 anni per riciclaggio, Lauricella a 3 anni e 8 mesi, ma è stato assassinato a Caracas nel 2002.
Nell'affare di Piazza Europa entrano il Cavaliere Ennio Virlinzi, proprietario della Evirifin SpA e presidente del raggruppamento di imprese Parcheggio Europa SpA e Mario Ciancio, socio insieme a Valeria Guarnaccia (sua moglie) della Cisa SpA. Al momento della presentazione del progetto, la società per azioni Parcheggio Europa era costituita da cinque società (Evirifin SpA, Keynesia srl, Cisa SpA, Fin.Cos. srl, Ingegneria 2000 Consulting srl). Senza alcuna motivazione, il numero delle società é aumentato a sei, (con la Repin srl) all'atto dell'aggiudicazione dei lavori, come è indicato nella convenzione che affida alla società la costruzione e la gestione per quarant'anni del parcheggio.
Ma non è la sola "trasformazione" dell'ultimo momento. C'è anche un'improvvisa modifica di convenzione, non più stipulata a Palazzo degli Elefanti davanti al Segretario Generale del Comune, ma presso un notaio di Giarre, presenti solamente D?Urso e Virlinzi. La convenzione originale prevedeva anche la gestione di 600 posti auto nelle vie attorno alla piazza. Per non entrare in conflitto con la società Sostare, i 600 posti si sono trasformati in botteghe cedibili a terzi, a prezzo «lasciato alla libera contrattazione tra le parti». Un cartellone in Piazza Europa dice «vendesi», ma non è ancora chiaro se si tratta della vendita definitiva di un bene pubblico da parte di privati, o di una cessione temporanea, cosi come l'intera gestione del parcheggio.
Dimenticanze, distrazioni, incompetenza? Difficile crederci. Nella spartizione dell'Affare Catania? nulla sembra lasciato al caso.

Edited by Anna on set 1, 2006 at 6:40 PM

 

 

Parcheggi Ct, Licandro: «È allarme generale!» Cannata: Al via petizione popolare.

- 3 giugno 2007
Il deputato dei Comunisti Italiani, Orazio Licandro, e il segretario provinciale, Salvo Cannata, hanno tenuto oggi una conferenza stampa sul tema dei parcheggi che l’amministrazione comunale sta realizzando in alcune piazze cittadine. Per i due esponenti del Pdci, si tratta di opere realizzate al di fuori delle regole, come risulta da documenti ufficiali, dalla nota di Bertolaso, dal parere del collegio di difesa, dalla protesta del Dap che ha inviato persino un’informativa alla Procura della Repubblica relativa al parcheggio di piazza Lanza. “Siamo di fronte - ha detto Licandro - a un allarme generale, per una materia di cui sfuggono ormai i contorni: tanti parcheggi sotterranei in un nucleo ristretto della città, senza considerare che non c’è più un solo centimetro quadro libero dalle strisce blu e intere piazze sono destinate a parcheggio. Cosa c’è dietro un’operazione del genere?” Nel corso dell’incontro con i giornalisti è stata ricordata, fra l’altro, la dichiarazione, da parte del collegio di difesa, dell’illegittimità delle modifiche delle convenzioni originarie relative ai parcheggi Europa e Lupo, modifiche che prevedono superfici da destinare a pertinenze commerciali: “pertinenze di un parcheggio - ha spiegato il parlamentare - possono essere le biglietterie, i bagni pubblici, persino l’autolavaggio, ma non per esempio una farmacia o un centro di abbigliamento”. Il parlamentare ha chiesto a chi serve quest’opera e ha parlato anche dei problemi di sicurezza che questi lavori pongono in una città ad alto rischio sismico, con “sbancamenti poderosi in un perimetro ristretto”, dove peraltro i palazzi furono costruiti quando non c’era una normativa antisismica. Licandro e Cannata hanno quindi sottolineato come, ad esempio, da piazza Verga al mercato di Piazza Carlo Alberto, in un tratto di appena un centinaio di metri in linea d’aria, ci siano tre megaparcheggi: i due dirigenti del Pdci hanno ricordato come l’unico modo per decongestionare il traffico fossero “i parcheggi scambiatori con un sistema di trasporto pubblico serio, che invece è stato abbandonato”. Sul tema della sicurezza Licandro ha infine annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere l’intervento del capo della Protezione civile, mentre Cannata ha spiegato che i Comunisti italiani saranno nei prossimi giorni nelle piazze interessate dai lavori per raccogliere firme a fianco dei comitati di cittadini. Si comincia il 30 maggio alle ore 18 in piazza Europa, stessa ora l’indomani in piazza Ariosto. Le date degli altri appuntamenti sono ancora da definire.

Catania, 28 maggio 2007

 

 

Totò, Peppino e il parcheggio Europa
di Michele Spalletta

La Parcheggio Europa s.p.a. mette in vendita locali commerciali nel futuro parcheggio scambiatore. I dubbi sulla legittimità dell’operazione sono parecchi e fondati giuridicamente. Totò in un suo celebre film riuscì a vendere perfino la fontana di Trevi, ma quello era pur sempre un film…

Il parcheggio in piazza Europa che ha fatto discutere (forse non quanto avrebbe dovuto) fino a qualche mese fa, non si stanca di stupire. Da quando sono iniziati gli scavi infatti non è difficile notare un bel cartello che pubblicizza l’opera nel quale, ai più attenti, non sarà sfuggito di leggere la messa in vendita di locali commerciali, da realizzarsi dentro il colosso di cemento armato, da parte della ditta appaltatrice, una non ben precisata Parcheggio Europa s.p.a.

Il dubbio sul reale significato della scritta e sulla legittimità dell’operazione ha sorvolato giuristi e non, e noi fra essi.

C’è da sapere che il parcheggio Europa, facente parte delle opere pubbliche messe in progetto nel piano triennale del Comune di Catania nel 2003, è stato messo in bando utilizzando la forma del Project Financing. Tale strumento permette al Comune, che deve realizzare un’opera pubblica ma non ha i soldi per farlo, di dare in appalto il progetto a una ditta privata, che si occupa di investire il proprio denaro per la realizzazione dello stesso. Lo stesso privato godrà del diritto di gestire e sfruttare economicamente l’opera pubblica per un determinato periodo di tempo, così da recuperare il denaro investito e guadagnare un utile. Punto fondamentale e imprescindibile del Project Financing è il piano economico-finanziario che la ditta appaltatrice deve presentare al Comune. In tale piano infatti deve essere ben chiaro il programma economico attraverso il quale la ditta riuscirà a completare i lavori e ricavarne un utile dalla sua gestione nel tempo prestabilito. Se il piano economico-finanziario non rispetta dei requisiti ben severi di equilibrio e fattibilità, l’opera non può essere appaltata al privato.
Dopo queste premesse di fondo, passiamo al caso specifico e vediamo da dove nascono i dubbi.
L’articolo 19 del Codice civile, al comma 2, recita che “A titolo di prezzo, i soggetti aggiudicatori possono cedere in proprietà o diritto di godimento beni immobili, la cui utilizzazione sia strumentale e connessa all’opera da affidare in concessione”. Il bando di gara per la costruzione del parcheggio Europa contiene infatti le informazioni economiche per definire da dove potranno derivare i ricavi per il concessionario e cioè dai rientri tariffari dei posti auto a rotazione (come qualsiasi parcheggio a pagamento) e dai rientri derivanti dalla cessione a privati di posti auto o di box auto (affitto dei posti auto per il tempo della concessione). Il tutto è corredato da cifre precise per garantire quell’equilibrio di fattibilità del piano economico, come abbiamo accennato in precedenza.

Oltre queste voci ce n’è un’altra però, che fa riferimento al cartello citato, che fa sorgere i dubbi maggiori. Si legge infatti nel bando che il concessionario (la Parcheggio Europa s.p.a.) può incrementare i ricavi attraverso “la realizzazione di superfici commerciali che possono essere cedute a terzi o concesse in locazione” e che “Il prezzo di cessione è lasciato alla libera contrattazione tra le parti”.

Ora, è prevista dalla legge la possibilità, come abbiamo visto, di cedere in proprietà o godimento beni immobili dell’opera pubblica, ma allo scopo di garantire l’equilibrio economico-finanziaro ed assicurare così che il privato riprenda i suoi soldi e un utile. Ciò, tuttavia, deve essere previsto nel bando con riferimento preciso alla natura e alla destinazione dell’immobile, in quanto ciascun concorrente deve essere a conoscenza degli strumenti finanziari di cui può disporre. Se non viene specificata il tipo di esercizio che può nascere all’interno del parcheggio, come si può sapere quali saranno i guadagni e quindi preservare il tanto osannato equilibrio del piano economico (un autolavaggio concede delle entrate ben diverse da quelle di un negozio di elettrodomestici)? Inoltre, come specificato dalla legge sempre al comma 2 dell’articolo 19, l’utilizzazione dell’immobile deve essere strumentale e connessa all’opera pubblica. Ad un parcheggio scambiatore potrà essere strumentale e connesso un autolavaggio. Sicuramente non lo è il già citato negozio di elettrodomestici. Senza queste specifiche, non solo non è assolutamente garantito l’equilibrio del piano economico-finanziario (la matematica non è un’opinione e questo gli esperti dovrebbero saperlo), ma l’operazione di Project Financig non sembra rispettare il suo interesse, che è quello relativo alla realizzazione di una specifica opera pubblica, un parcheggio, e non ad un nuovo potenziale centro commerciale (peraltro illegale) in una zona che, fino a poco tempo fa, era tra le più belle del territorio catanese.
(25 ottobre 2006)

 

 

 

«Era meglio non fare»
Intervengo a favore del lettore che qualche giorno fa ha scritto sul verde che mancherà a Catania a seguito dei cantieri in corso. Caro
signore, credo che ormai sia troppo tardi. Ci abbiamo dormito un po’ tutti su questi lavori che stanno cambiando la nostra città. A cominciare dagli ambientalisti, i quali non hanno impedito che un’intera collina antistante Via Sgroppillo-Nuovalucello destinata a verde pubblico venisse ricoperta da orrendi alveari costruiti in cooperativa, cancellando per sempre la vista del mare a chi percorreva quella strada. In cambio della concessione edilizia, se proprio si doveva costruire, bastava imporre la costruzione di questi canyon di cemento un po’ più a valle, facendo respirare l’intera zona e rispettando così il territorio. Un simile scempio ambientale non lo vedevo dagli anni Settanta. Ma ormai, si sa, è troppo tardi.

Quest’estate una nonna ha scritto a questa rubrica perché la nipotina piangeva per gli alberi di Piazza Europa, tolti per far spazio alle ruspe. E ha chiesto una promessa ai nostri amministratori: quella di far tornare il sorriso alla bambina rimettendo gli alberi al loro posto. Credo che la bambina piangerà ancora di più. Piazza Europa era già bella com’era, non era necessario stravolgerla per far spazio a negozi sotterranei, parcheggi dai costi proibitivi, ecc. Dovunque stanno andando avanti da soli, senza il parere di illustri urbanisti, senza comitati cittadini, senza chiedere il consenso della cittadinanza. Il vecchio cavalcavia di Ognina era perfetto, funzionale. Adesso per tornare a Ovest occorre arrivare quasi alla Scogliera schivando un pericoloso albero senza nessun valore. Ma il ponte sì è dovuto abbattere perché siamo in zona sismica, caratteristica che perdiamo già a pochi chilometri, a Fasano, con viadotti alti venti metri e una metropolitana che percorrerà le viscere del vulcano più grande d’Europa!
Tremo all’idea di veder stravolto anche San Giovanni Li Cuti. Gli alberghi sul mare? Quello demolito sul lungomare di Bari insegna. Ma ormai è troppo tardi, i lavori sono in fase avanzata e "il mare restituito alla città" è un ricordo sbiadito. Anche Corso Italia non aveva bisogno di niente. Adesso - e non ne capisco il motivo - andava riqualificato, però nel peggiore dei modi. Perché? Non l’aveva chiesto nessuno, nemmeno i commercianti. E allora perché questo spreco di denaro pubblico che poteva essere destinato ad opere che meritano più attenzione o per zone che dovrebbero essere addirittura "bonificate" e che non sanno cosa significhi il termine "qualifica"? Altro che riqualificazione! Ma quelle zone non le vede nessuno. Hanno già avviato i lavori, ormai è troppo tardi.

In edicola ho visto un giornalino locale dove in prima pagina c’è scritto, a caratteri grossi "Ecco come vi sto cambiando Catania". Non sarebbe stato meglio scrivere, con più umiltà e nei tempi giusti, "Ecco come avrei intenzione di cambiarvi Catania. Voi cosa ne pensate?".
MIMMO RAPISARDA - La Sicilia 12.12.2006

 

 

 

 

 

STADIO, CI RISIAMO

Sul sito ufficiale del Calcio Catania, Lo Monaco ha lanciato l'allarme: lo stadio non è pronto. Queste le sue parole: "Catania, non soltanto il Catania, non si può permettere di non avere lo stadio pronto. Se per la prima giornata l'impianto non dovesse essere funzionale, sarebbe una vergogna per la città."
Come al solito ci risiamo. La Società ha fatto il suo dovere per i lavori di competenza ma il Comune si è puntualmente adagiato sui morbidi guanciali della negligenza. Tranquilli, non si vergogna affatto.
Matarrese ci classifica ancora come uno stadio non a norma e con un pizzico di soddisfazione sorride ironicamente per le pronosticate inadempienze, per il presagito menefreghismo etneo.
Dopo i fatti di febbraio, non solo l'Italia ma tutto il mondo guarda Catania con curiosità e aspetta una pronta risposta da parte di una comunità che si è sempre dichiarata ferita ma che però non sta facendo nulla per riscattarsi o per dimostrare di essere "anche" una città di serie A e non di C. L'occasione la stiamo perdendo.
I lavori al Massimino andavano eseguiti con estrema celerità, perchè più che lavori di sistemazione erano una questione di orgoglio cittadino davanti a tutta la nazione; quei cantieri dovevano avere la massima priorità su tutti gli altri, più dei marciapiedi di Corso Italia, più dei parcheggi sotterranei, più di tutto.
L'Amministrazione comunale ha avuto a disposizione tutto il tempo necessario per rendere a norma lo stadio e farlo diventare quel gioiellino che avrebbe tappato per sempre certe bocche romane ma, ancora una volta, ha mancato l'ennesimo appuntamento importante per Catania. Sì, sarebbe proprio una vergogna. E non potremmo più accampare scuse: stavolta ci rideranno tutti in faccia.
Perché i catanesi devono ricevere ancora simili schiaffoni? Non sono bastati quelli che abbiamo ricevuto sei mesi fa? Addirittura siamo arrivati al rischio concreto di posticipare gli incontri da disputare in casa. Se ciò dovesse accadere, a chi bisognerebbe chiederlo il rimborso dell'abbonamento se non a certa gente che sa solo promettere nei momenti opportuni e che poi dimostra palesemente di non avere a cuore la dignità di un'intera città?
Ma forse a tutto questo, o a situazioni analoghe, ci stiamo ormai abituando o …. ci stanno abituando. Non solo il Comune, ma tutti i Palazzi alle falde dell'Etna stanno plasmando piano piano le nostre coscienze, ci stanno convincendo che, dopo tutto, queste paradossali situazioni fanno parte della norma e così (come già segnalato da questo quotidiano) dopo una settimana di lavoro, con rassegnazione ci fanno mettere in coda due ore sul tratto Giarre-Fiumefreddo inducendoci nella convinzione che tutto questo sia normale. E noi accettiamo anche quest'ultimo schiaffone, passivamente.
Ripristinare la pavimentazione nel mese di giugno sarebbe normale sulla A23 Palmanova-Tarvisio, qui no. L'autostrada A-18 è un'arteria di fondamentale importanza per il nostro turismo, però stranamente certi lavori si iniziano prima dell'estate dimenticando che quel tratto di asfalto è per noi sacrosanto e che bisogna sfruttare ogni momento favorevole per renderlo pronto ed efficiente proprio in questo periodo. Rifare il manto stradale sulla Catania-Messina a primavera inoltrata è come mandare in officina il fercolo di Sant'Agata il 3 febbraio!
Ma tanto è inutile, la mentalità è la stessa, simile a quella dei cantieri aperti al Massimino o a quelli interminabili (cosiddetta Archeologia urbana) disseminati per la città.
Complimenti per la rubrica, però le cambierei il nome. Vista la strafottenza dei destinatari di questi messaggi, la intitolerei "Lo dico al vento".

MIMMO RAPISARDA - La Sicilia 6.7.2007

 

 

 

TIRA A CAMPARE                                    Edoardo Bennato