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Villa
Bellini: sospiri, perle e figuracce
Festeggiamo sì, esultiamo pure, ma non di quella gioia cristallina come quando ci capita un lieto evento. No. Piuttosto come quando tiriamo un profondo e benedetto sospiro di sollievo, per una disgrazia evitata per un pelo. Riapre la Villa Bellini, il 23 Settembre, riconsegnata ai catanesi ben restaurata dopo anni e anni d’interminabili lavori, carrettate di milioni d’euro, tre dei quali raccattati all’ultimo secondo utile, e una serie di solenni figuracce equamente distribuite tra responsabile dei lavori, Sindaco, Giunta e Consiglio comunale. In queste brevi righe, masochisticamente, vogliamo solo ricordarvi, e ricordarci, alcune delle perle che la turbolenta vicenda dei lavori della Villa Bellini ha regalato. Andiamo
in ordine sparso e cominciamo dalla pantomima della richiesta della
Commissione d’inchiesta, fieramente voluta dal Consigliere Manlio
Messina insieme a quindici colleghi, per poi squagliarsi, la
commissione e molti dei 15 richiedenti, al suo apparire in aula
consiliare per il voto. Sonoramente bocciata dall’intera maggioranza
Pdl (all’epoca era ancora intero), Mpa e Udc. Ma ricordiamoli i nomi
dei richiedenti la Commissione: Manlio Messina (Pdl), Puccio La Rosa (Pdl
Sicilia), Carmencita Santagati (Pdl), Andrea Barresi (Udc), Vincenzo
Li Volsi (Pdl), Vincenzo Castelli (Pdl Sicilia), Carmelo Giustolisi (Pdl),
Gemma Lo Presti (La Destra), Francesco Montemagno (Misto), Rosario D’Agata
(Pd). Ancora ricordiamo, era il 7 Aprile, le parole pronunciate dall’Udc Valeria Sudano in Consiglio prima dell‘uccisione della Commissione d‘inchiesta: “Siamo responsabili del nostro operato innanzi ai cittadini che ci hanno accordato il loro voto”. Responsabili. Sì. Responsabili della politica che in quell’occasione arretra, si dimette dalle sue prerogative, si dichiara inutile, il Consiglio comunale dice ai catanesi che l’hanno votato che non vuole rispettare il patto d’onore con gli elettori. Non vuole farsi carico della domanda che Catania si fa da un anno: perchè ci hanno tolto la Villa Bellini? La Commissione deve accertare le responsabilità politiche sull’angosciante vicenda della Villa Bellini. Non c’entra la responsabilità penale, è in ballo quella amministrativa. E questa è responsabilità del Consiglio. Che la rifiuta. Perché la magistratura indaga sulla Villa Bellini. E allora ecco l’altra perla, siamo al 24 Marzo, il Sindaco Stancanelli che dopo aver annunciato la trasmissione dei documenti sulla Villa Bellini alla Procura, contatta il capo dell’avvocatura comunale per disporre appunto detto “passaggio di carte”. Ma la risposta che i legulei comunali danno al primo cittadino è da shock: “Ehm, veramente, la Procura ha già da un anno le carte sui lavori. E’ venuta la Guardia di Finanza e si è presa tutta la documentazione sulla Villa Bellini”. Un pasticcio politico-amministrativo degno di una combriccola di saltimbanchi dilettanti che ci spinse allora a chiederci: se da un anno la Procura della Repubblica ha deciso d’indagare sulla Villa Bellini com’è possibile che l’Amministrazione Stancanelli non ne sapesse nulla? Qualcuno si è dimenticato di avvertire di questo piccolissimo dettaglio il Sindaco e l’Assessore competente? Se invece l’Amministrazione sapeva, perchè a quanto pare al Comune non è più rimasta neanche una “carta” sulla Villa Bellini, perchè non ha informato il Consiglio comunale e la città? Cosa si aspettava a dirlo? E per chiudere la perla più bella, anzi la regina della perle, tanto imbarazzante da continuare ancora a turbare i sogni dei protagonisti della vicenda, essendo ancora pendente. La superperla è il bando dei lavori di restauro della Villa Bellini che doveva essere pubblicato anche sulla gazzetta ufficiale europea. Non solo su quella italiana. La gara doveva essere aperta alle aziende di tutto il continente. Ma non è stato così, non si è fatto, vi è stato un errore, forse una distrazione. L’Unione Europea se n’è accorta. Ha chiesto spiegazioni al Comune che ha risposto per email: tutto a posto, abbiamo i documenti, ve li mandiamo. Passano i mesi l’Europa si spazientisce, minaccia di inviare dei funzionari che accertino la situazione. E’ allora che si tenta il jolly, l’ultima difesa: tranquilli la documentazione l’abbiamo ed è corretta, non c’è stato possibile inviarla solo perchè non ci funziona la stampante. Non è una battuta. E’ la stampante mal funzionante la linea Maginot di Palazzo degli Elefanti, l’estrema difesa per salvare il salvabile. Ha funzionato? Pare di no, ma questa è la seconda parte della storia, quella ancora da scrivere. Ma il compito spetta alla magistratura e all’Unione Europea. Noi festeggiamo, ci ridanno la Villa Bellini. Sospiro di sollievo. http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/15582
«Villa
Bellini, l'amministrazione risponda e faccia chiarezza» «Finalmente la città riavrà la Villa, ma sono trascorsi quattro anni e non sappiamo se i lavori saranno del tutto completati, anche alla luce dei dubbi espressi da chi ha preso a cura le sorti della Villa. L'amministrazione comunale non ha mai risposto alle nostre sollecitazioni, l'ultima del 23 agosto - dice il capogruppo Rosario D'Agata - e nonostante la maggioranza in Consiglio abbia scelto di non istituire la commissione d'indagine sui lavori di restauro della Villa come avevamo chiesto, dal sindaco e dalla Giunta ci attendiamo chiarezza su molti punti. L'amministrazione ci fornisca la documentazione che abbiamo chiesto di verificare: in primis le risultanze dell'avvenuta pubblicazione in Gazzetta europea della gara d'appalto dei lavori, visto che se non fosse avvenuta si materializzerebbe il rischio concreto di dover restituire i fondi (12 milioni di euro) all'Unione europea. Ci fornisca la variante del progetto con grafici e atti contabili per valutare perché i fondi europei non sono bastati e quali errori sono stati commessi; ci dia i verbali degli atti con cui sono stati concordati i nuovi prezzi dei lavori, i pareri della Soprintendenza e il progetto esecutivo. Inoltre - aggiunge D'Agata - ci dia ragguagli sulla spesa aggiuntiva, i 3 milioni di euro necessari a completare i lavori, finanziati con mutui accesi dal Comune e destinati ad altro scopo: una pratica di dubbia legittimità, visto che l'accensione di mutui e il bilancio sono materia di esclusiva competenza del Consiglio comunale». «Noi,
come tutta la città, chiediamo trasparenza sulla vicenda della Villa
Bellini - aggiunge Lanfranco Zappalà - Vogliamo sapere di chi è la
responsabilità dei ritardi. C'è l'indagine della Procura e se ci
saranno dei rilievi penali si vedrà, ma vogliamo conoscere gli
aspetti amministrativi e le responsabilità amministrative e
politiche». «Vogliamo che la Villa sia simbolo di una cittadinanza
partecipe - aggiunge Livio Gigliato, segretario dei Giovani
democratici -. L'amministrazione non ha coinvolto nessuno sul progetto
di restauro né tanto meno l'altra metà del cielo, i giovani, che in
questa città non hanno spazi».
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"Sfregiato"
il murales di Falcone Addiopizzo: «Un atto vile che colpisce non solo
il nostro progetto ma un'intera comunità»
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IL
WATERFRONT DI CATANIA
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Catania
sembra l'unico posto al mondo in cui l'arte dello sghignazzo non
infastidisce il potere. "Me la sono goduta tutta" scrive nel
suo blog Tony Zermo, e pubblica lo scanzonato sfottò di Nello Pica.
E' da una vita che i catanesi la mettono sul ridersi addosso.
Ridiamoci addosso che ci passa. Che ne pensate? No niente, fuoco di paglia, anzi neppure quello. Catania ha già superato lo shock di Report, non oggi ma il lunedi stesso aveva dimenticato, o meglio, dovendo scegliere tra i cani incazzusi di Piazza Europa, la lampada di Scapagnini, l'Inter in posticipo o l'ennesima prodezza balistica di Mascara (ma che cognome è?!?) il liotro medio si è giocato questi ultimi due, preferendo alla fine, per ovvi motivi di tifo (non quello che verrà alla ragazza mozzicata dal canuzzo all'ultimamente, quello calcistico) il vantaggio temporaneo del folletto rossazzurro. Io però che mi guardo Amici, Bruno Vespa e Uomini&Donne, Sos Patata per puro masochismo, opterei per le cambiali, come mi disse un cliente (fantastico) tanti anni fa e quindi voto per la lampada di Scapagnini. Report però me lo ricordo parola per parola e come si dice "mi ammazzo dalle risate", chissà forse perchè è l'unica reazione sensata che riesco ad avere, di insensate, istintive me ne sono venute, ma in quel caso si tratterebbe di decidere per una pensione completa di medio-lungo periodo a spese dello Stato, arance escluse. Non fa per me, tra dire ed il fare c'è di mezzo lo Stretto di Messina dove si sa, ci sono un sacco di correnti e capace che col culo che mi ritrovo, preso di acidità lascio correre un massacane alla finestra del Comune in segno di protesta, prendo il muro di sgalleggio, il sasso mi torna in piena fronte e finisco al Garibaldi vecchio (voglio essere portato li, anche se mi spacco una gamba in Valtellina "puttatimi o garibaddi!"), se mi va bene, oppure sul cofano della mia macchina, che poi non è mia ma di mia moglie e allora.. Opterei per il Garibaldi (vecchio). Perle, vere e proprie perle si sono viste e sentite per più di un'ora su Rai Tre come quella della Farmacista. Volto oscurato, capelli vaporosi e mani ingioiellate appartenenti alla Catania bene, che indicata da Scapagnini quale ideatrice del cocktail Highlander alla semplice domanda “scusi è suo il preparato magico di Berlusconi?” questa rispondeva, la dottoressa, quella elegante della Catania bene che nei fine settimana gioca a Bridge, va alla prima al Bellini e non si perde un salotto: “ie picchì, allei chi ci interessa?”. Catania bene, anzi "LA" Catania bene. Umby, l'ex Sindaco di Catania non di Montepirocchio racconta: Berluscone arriva a Catania con la nave e un raggio di sole illumina la sua discesa al porto tutti sbandieravano e Lui, il mitico Scapagnini pure ma con tale e tanta enfasi da perdere la bandiera di forzitalia e quindi senza accorgersene scotolando la sola asta, da lontano sarebbe potuto sembrare Orlando alla riscossa contro i saraceni, “turlindana” alla mano, invece era solo un uomo di mezza età dal ghigno tutt'altro che rassicurante. Penso a questo episodio raccontato da Champagne e lo associo ad un avvenimento simile dall'epilogo amaro. All'epoca della storica promozione in serie A, era il 1983 mia mamma mi aveva cucito con una Singer a pedale la bandiera rossazzurra, "5000 mila lire per una bandiera? Jettasagnu!". Tornata vincitrice al Cibali dopo lo spareggio contro la Cremonese tutti noi aspettavamo la squadra, chi sbandierava, applaudiva, fischiava, pippo pinnacchio faceva le pernacchie per mille lire, Turi Cafudda anche lui per celebrare l'evento si era appena esibito, sotto la curva sud nella cagata più grossa degli ultimi 6 anni, con tanto di applauso di un piccolo capannello di curiosi. Pippo Titillo, campione europeo di autoerotismo per l'occasione si presentò con un personale di 12 performances in una mattinata (ci abbiamo creduto sulla parola), Bicchierai esultante per l'ennesima vittoria della Paoletti alzava due per volta i giocatori, cristianazzi alti 2 metri per 100kg, lui alto 1,50 ma largo 1,70 con ogni mano pesante circa 15kg. Normale amministrazione nella Catania dei primi ottanta. Le raccontavo di me felice come Scapagnini, agitavo la mia bandiera che, haimè, ogni uno col proprio mestiere, non era fissata sull'asta e quando Mastalli, il genietto è entrato in campo è volata in piazza Spedini dove il trisavolo del cane che ha addentato la ragazza in piazza Europa la settimana scorsa, l'aspettava su due zampe per farla a brandelli, "spacch'i'cani l'hannu ppi vi ziu". Anche all'epoca c'erano i randagi ma senza Internet ne la Gabanelli lo sapevamo in pochi. Io, Scapagnini ed il Catania o Catania dunque abbiamo avuto lo stesso strano destino. Nel 1983 agitavo la sola asta per salutare una squadra che solo 6 mesi dopo sarebbe divenuta lo zimbello dell'Italia calcistica, con gli interisti/juventini/milanisti catanesi che dopo qualche settimana di tifo locale sono tornati ad essere interisti/juventini/milanisti e quindi tifavano per Rumenigge, Falcao, Rossi e contro Predinho e Luvanor. Sa che Zico fino al mese scorso credeva che l'Udinese giocasse due volte in casa ad Udine e a Catania? Lino Banfi su Catania ci ha fatto Bar Sport, "cap'dicaz Parola!" insomma cose da ricordare. Qualche lustro dopo quindi mi sono ritrovato uno Scapagnini che come me scotolava la sola l'asta ed il cerchio miseramente si chiude... Ora, tra me e Scapagnini qualcuno porta sfiga, è sicuro. Considerando però la mia totale ininfluenza sul destino della città (se non per qualche spazzatura buttata nel cassonetto alle 08.30 del mattino invece delle 20.30 regolamentari) direi che è giusta la seconda che ho detto, in più Umby (esempio) essendo come il piritoliscio, quello che una volta liberato si attacca alla scia seguendoti in auto, in ufficio in banca, poichè nessuno lo ha spezzato con una giravolta o andando a zigzag, oggi ci ritroviamo Stancanelli che ad occhio e croce non ha ancora capito di quale città è diventato Signò Sindaco, l'ha sulla punta della lingua ma non se la ricorda. E' un problema di flusso, sarebbe bastata una giravolta ma anche camminare per qualche metro a zig zag, una fesseria. Tornando a La Sicilia, anzi “al giornale” come amate chiamarlo voi, vorrei tranquillizzarla Tonyzermo tutt'apposto non è successo niente, non la portiamo neppure a cafè perchè non c'è stata offesa per nessuno, continuerò a comprarlo, da buon catanese non posso fare a meno di articoli e rubriche di indubbia utilità, i famosi "cù mossi?", le signore in coro "piii mischìno!", gli annunci immobiliari e la cronaca nera con i suoi coraggiosi report... Pardon, pezzi di indubbio valore letterale con neologismi ed espressioni degne dell'accademia della Crusca, facciamo simenza/passatempo, tipo: "verso le 19.30 c'è stata una rapina" nei quali il giornalista di turno mostrando coraggio non esita a citare nomi, cognomi e foto di pericolosi malavitosi acciuffati da intrepidi falchi (il terrore di noi ragazzi degli anni 80, prima ti davano una jaggnata eppoi chiedevano il documento, tu non avevi fatto un cazzo ma accunto ti avevano stampato cinque dita sulla faccia. E se tornato a casa la raccontavi a tuo padre, lui ti dava anche il resto) dopo un inseguimento che, a Catania è sempre e comunque rocambolesco, rei, di avere posto in essere per l'ennesima volta quell'odiosa pratica criminale che è la vera emergenza sociale, ciò che scredita la nostra città agli occhi del mondo intero rendendoci insicuri e scantati: lo scippo ai danni della vecchina, il fermo al turista tedesco stordito al quale puoi dire cento volte di non camminare alla pescheria con la macchina fotografica al collo, ma quello tedesco è, il palpeggiamento della studentessa paesana sul 726 a Piazza Stesicoro oppure il furto di autoradio ad opera dell'esperto di Acicatena (Acicatena capitale mondiale dell'autoradio, che cazzo se ne faranno poi ad Acicatena di tutte quelle radio che a stento si prende il primo canale, non si sa.) In questi casi La Sicilia non perdona ne fa sconti a nessuno. Li definisce ladruncoli, coprendoli di ridicolo, spesso ironizza sulle loro gesta maldestre tipo quello che si era portato a casa il bancomat con la motopala ma non avendo staccato la telecamera si era tirato dietro anche due pattuglie della Polizia. Un giornale cattivo, alcuni non meritano trattamenti migliori. Alcuni. Ciò che la Gabanelli non capisce, ne capirà mai non essendo catanese (per questo ci da addosso è mmiriusa, come tutti gli altri italiani del resto, mmiriusi e cunnuti) è che il Suo giornale è anche un irrinunciabile “must” estivo, la domenica mattina dopo avere lasciato in cabina la cronaca nazionale (magari gli butto l'occhio dopo pranzo quando mi cala la catena) che secondo me leggono in tre e Domenico Tempio nel loculo con l'aria condizionata affittato a 200 euro a posto letto con due studenti fuoricorso di Vizzini, Tutankhamon e Moctezuma II e da dove ogni tanto tira fuori la mano per scrivere quattro cose a caso o correggere le bozze dei giovani reporter, pardon giornalisti, dicevo, mi prendo la Sicilia di Catania, sigaretta d'ordinanza e sotto l'ombrellone mentre squaro la giornata inizia davvero. "Accunto, vediamo a chi hanno attaccato oggi", poi nella cronaca cittadina, tra uno scippo, un pensionato dato per disperso nei pressi di una buca in via Leucatia, i titoli del Supercinema e la ricetta della domenica unitamente all'imperdibile Riunione pomeridiana del Lions/Rotary/Clebdellastampa (per 15mila euro in contanti, di certa gente non mi fido, potrei presenziarne una, massimo due) sbillico per vedere se trovo la vera ed unica ragione del mio investimento di 1 euro o 20 euro di benzina alla SP: gli articoli sulla “movidacatanese” tutto unito, di Eva Spampinato. Io questa donna pur non avendola mai vista la ammiro Ma si perchè non è da tutti disattivare miliardi di neuroni per usarne uno solo e scrivere puntualmente anche bisettimanalmente articoli sul nulla, in altre parole le serate catanesi ed i suoi protagonisti, con una verve poi che guardi, è come se alla festa dei soliti quattro ex ex ex ragazzi che non si arrizzettano e sono sempre gli stessi nomi da una vita anzi due, come se li conoscessi uno per uno e invece non ne conosco manco mezzo ma campo vergognosamente lo stesso. Per carità niente in contrario, certo una rubrica simile te l'aspetti dal Corriere di Buccheri non dal Suo giornale che bene o male viene distribuito in Sicillia a 5 milioni di potenziali lettori e non a Lisca Bianca. Nell'editoriale di Domenico Tempio del 17 marzo, martedi col fuso orario di Tebe, sotto al titolone a quattro colonne “I cani in fuga continuano a fare paura” in qanto a titoloni non siete secondi a nessuno, si accusava di Report di avere politicizzato l'inchiesta danneggiando volutamente "il giornale". Ha presente Liverani del... Di quel posto appena dopo Bagheria (non riesco a scriverlo)? Ai microfoni di Sky Sport, prima delle quattro scoppole prese dal Catania ha dichiarato: “soffriamo contro le piccole” forse il pur bravo calciatore non sa di giocare per il appena-dopo-Bagheria e non per il Real Madrid cosi come forse, e dico forse, Domenico Tempio non ha capito dopo tanti anni che La Sicilia non è il Washington Post, però ad onor del vero con le sue pagine il “mauro” si incarta a meraviglia perdendo tra l'altro il tipico sapore di gasolio di Ognina e forse Sigfrido Rannucci proprio alla pescheria ha scoperto l'esistenza del Suo quotidiano (mi ci faceva riflettere un mio amico più "liscio" di me), o magari passando nei pressi di uno dei tanti cantieri aperti in città dove per ovvi motivi climatico-folkoristici chi ci lavora non usa l'elmetto giallo ma la barchetta di giornale dove svetta la solita pubblicità dell'ennesimo orologio in vendita presso una famosa gioielleria. A tal uopo mi permetta una storiella. Incuriosito dalla puntuale pubblicità a tutta pagina di questo bell'orologio, le cose giuste, io che ne capisco poco o niente ho pensato tra me e me “ppi talia cchebbello, cu sapi quantu costa, macari picca (la Sicilia non è Capital, non siamo a Montecarlo ma a Montepalma) visto che nell'altra pagina ci sono i tappeti Toluian scontati del 98%”, cosi mi prendo mezz'ora e vado ad informarmi:” Minchia Tonyzermo, non l'avessi mai fatto, 22mila euro!”,”A chi siti mpreni?!?”. Da prima, istintivamente, mi sono sentito uno straccione dopo riflettendoci con calma ho fatto qualche considerazione su alcuni dei miei concittadini. Evidentemente
c'è gente che si accontenta di stare immersa, al buio nella munnizza
di una città dove praticamente non funziona niente ma all'orologione
non rinuncia e di conseguenza se lo può permettere, forse...Si
perchè, detto tra noi, volendo aprire questa chianca, glielo dico con
cognizione di causa in molti per esempio esibiscono l'esenzione ISE
quando si tratta di partorire o farsi visitare, ma certe
gioiellerie/negozi di abbigliamento (dove, ora si sono presi il vizio,
se ti vuoi comprare un paio di scarpe invernali a marzo che le tue
sono incerte, prima cercano di venderti un paio di infradito da 180
euro poi quando capiscono senza offesa passano al cliente successivo)
sono sempre pieni, specialmente il sabato pomeriggio e guardi Zermo
non è affatto folla e mala vendita ma l'effetto quella tanta voglia
di MilanoNewYorkLondra tipica di una certa Catania, piccola ma
rumorosa (si crede rappresentativa di una città, ma non lo è, non lo
è mai stata) che purtroppo non capisce che qui il livello è quello
di Mazzarone, anche se laggiù producono l'uva migliore del mondo,
ogni chicco è un orgasmo citrigno, qui invece è solo fumo, e neppure
di quello buono... Chiusa la chianca. Ripenso a chi faceva la fila per
comprare, scontati del 40% maglioncini a 300,00 euro al pezzo e sono
d'accordo con Lei o Tutankhamon ora non me lo ricordo, dovremmo essere
noi cittadini per primi a migliorare ne gioverebbe la comunità,
sacrosante parole, inutile lamentarsi del Sindaco se poi parcheggiamo
male o sgamiamo la fila. Ridicolo è presentarsi alla SERIT di Via
Calipso col "vucchiareddo" pregando il direttore di non
pignorarti la casa per un Sostare grattato male se 8 minuti prima ti
hanno visto papariato davanti al Bar Epoca al cellulare sul
rengerover. Paesani di città. E
chennesanno quelli di Report, a Roooma si devono lamentare! |

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Sulla
puntata di Report dedicata a Catania, Enzo Bianco scrive al Dito. «Un
pugno allo stomaco, ma che lascia amarezza. I filoni dell'inchiesta di
Report li abbiamo denunciati da anni, dando il via alle indagini della
magistratura. Un'inchiesta che racconta le nostre denunce, eppure
siamo stati "condannati" giornalisticamente assieme ai
responsabili dello sfascio di Catania» Caro
Direttore, Un’inchiesta molto dura, forte, efficace, un vero pugno nello stomaco, condotta con professionalità, anche se con qualche presa di posizione di parte. Catania è stata rivoltata come un calzino, mostrata senza veli a tutti i catanesi, anche a chi, senza alcuna responsabilità, ha trovato talvolta più comodo guardare da altre parti. E anche a noi, che - persi tra mille emergenze – forse non siamo andati sempre a fondo in tutte le situazioni denunciate. Una
constatazione, però, è da fare. Non è stato fatto cenno alcuno all’Altra
Catania. E non penso solo alla Catania di dieci anni fa, che era
diventata punto di riferimento tra le città ben amministrate, Infine, caro Direttore, provo anche un sentimento personale di profonda amarezza. Perché l’inchiesta – con qualche caduta di stile come nelle modalità dell’intervista al cavaliere Maina - si è sviluppata su cinque filoni, tutti sfociati in indagini giudiziarie. Che, guarda caso, hanno tratto spunto dalle mie, dalle nostre denunce. Primo, le infiltrazioni mafiose nella festa di Sant’Agata: le denunciai pubblicamente il 12 agosto del 2005. Parte della città e i miei avversari politici dissero: “Bianco attacca Sant’Agata”. Al contrario, io volevo difendere la festa da condizionamenti inaccettabili. E la successiva inchiesta della magistratura confermò tutte le mie preoccupazioni. Secondo, il dissesto finanziario del Comune: è noto a tutti che lo denunciammo per la prima volta nel 2003, e nel 2005 in Consiglio comunale feci le cifre dello sfascio dei conti di Palazzo degli Elefanti. Anche qui seguì l’inchiesta della magistratura. Tre, i parcheggi: l’inchiesta giudiziaria è partita proprio dall’articolo pubblicato sul Dito in seguito a un mio intervento in Consiglio comunale. Quattro, il voto di scambio e il processo per i contributi cenere che ha visto la condanna di Scapagnini: è nato dalle nostre denunce, tutti sanno che mi sono costituito parte civile e che ho perso quelle elezioni per l’uso spregiudicato di fondi pubblici e di clientele. Io ho perso le elezioni per questo! Cinque, in ultimo la vicenda del sequestro dell’ex Mulino Santa Lucia: anche qui fu il capogruppo del mio partito in Consiglio ad avere sollevato la questione. In più, non è stato detto che chi ha accompagnato i giornalisti di Report a Librino, è un consigliere di quartiere della lista con Bianco per Catania. Qualcuno mi dice che s’è voluta rispettare una superficiale par condicio, vista la spietata disamina dei guai combinati dal centrodestra, in questi anni. Una sciagurata tesi, confermata dal finale. In chiusura della puntata, infatti, con un frase, come una sentenza, vengo condannato per “non avere commesso i fatti, anzi per averli denunciati!”. |

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I VICERE’
RAI
TRE - Report - 15 marzo 2009
Il professore Umberto Scapagnini, medico di fiducia di Silvio Berlusconi ha amministrato Catania per otto lunghi anni, dal 2000 al 2008. Avrebbe voluto somministrare l’elisir di lunga vita anche alla città oltre che al premier. Non gli è riuscito: ha lasciato un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. Lo scorso inverno a causa delle casse vuote, Catania è rimasta al buio. L’ha temporaneamente salvata un decreto del Governo che ha destinato i 140 milioni che il Cipe aveva concesso per la realizzazione di alcune opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati evitando così all’amministrazione siciliana la dichiarazione di dissesto finanziario. Il comune non aveva pagato le bollette all’Enel: il segno più evidente di una città sull’orlo del fallimento. Duecento aziende fornitrici non sono state pagate, gli automezzi del trasporto urbano hanno viaggiato con l’assicurazione scaduta e a singhiozzo perché non avevano i soldi per pagare il gasolio, i servizi sociali non erano più in grado di fornire assistenza, ancora oggi uffici giudiziari, scuole, commissariati rischiano lo sfratto perché il comune da mesi non paga l’affitto. Come si è arrivati a questo? Come sono stati spesi i soldi che hanno provocato il buco? Con una gestione fatta di opere inutili e abbandonate, con milioni di euro spesi per i piccoli appalti alcuni dei quali finiti in mano ai clan, oppure per consulenze e progetti mai realizzati, o con una gestione dei 4 mila dipendenti comunali che ha trasformato l’amministrazione siciliana in un gigantesco pachiderma che costa 400 mila euro al giorno. Umberto Scapagnini è stato poi nominato commissario straordinario per il traffico e per l’emergenza sismica: ma ha lasciato l’ ufficio con poche opere realizzate, molti debiti causati dall’appetito dei soliti imprenditori. Soldi spesi sempre alla ricerca del consenso elettorale. Tutto in una città dove l’informazione è in regime di monopolio e ha un nome ben preciso: Mario Ciancio editore e direttore de “La Sicilia”. La salverà la patrona Sant’Agata?
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140
milioni, effetto Report - Atti sequestrati al Comune ULTIM'ORA
/ Stamattina la polizia giudiziaria ha sequestrato documenti negli
uffici comunali. Si tratterebbe di atti relativi alla lista delle
infrastrutture inviata al Cipe per accedere ai fondi Fas, che poi il
governo, con decreto, ha permesso di utilizzare per ripianare il
bilancio del Comune Stasera del sequestro s'è parlato anche in Consiglio Comunale. Il consigliere Rosario D'Agata ha chiesto se fosse vera la notizia e se si trattasse di atti relativi alla lista di infrastrutture fornita al Cipe. Il segretario generale del Comune ha confermato che il sequestro c'era stato, in mattinata, ma su documenti prelevati dalla magistratura non ha dato indicazioni.
Nel
grande calderone televisivo la mia Catania cotta e mangiata "L'inchiesta
di Report ha scosso la città, ha messo una dietro l'altra molte
realtà molte "storture" che io in prima persona e il mio
partito abbiamo denunciato da tempo. Ma non compare mai come
contraltare quell'ampia parte di Catania che è sana, creativa,
propositiva, con punte di eccellenza". Ecco la lettera di Enzo
Bianco a "La Sicilia" Report
dunque ha confermato, tra l'altro, molte delle nostre preoccupazioni.
C'è, però, un limite grave a questo tipo di inchiesta: non compare
mai come contraltare quell'ampia parte di Catania che è sana,
creativa, propositiva, con punte di eccellenza, presenza che avrebbe
dato valore all'inchiesta stessa. Così come viene offerta allo
spettatore solo la visione di una città sempre governata da gruppi di
potere che fanno e disfanno; ciò che suona come una condanna senza
appello, come se Catania fosse una città irredimibile e rassegnata e
i catanesi condannati geneticamente a questo destino. Negli
ultimi venti anni Catania ha vissuto stagioni assai diverse e negli
anni Novanta, pur con tutti i problemi di fondo, non era certo la
città disastrata che gli ultimi anni di governo del centrodestra ci
hanno consegnato. Ma più in generale, si può ignorare chi ha fatto
cosa, e quando, senza offrire i necessari riferimenti alla memoria -
già virtù molto labile nei catanesi - dei telespettatori? Occorre
dunque distinguere i piani, i momenti storici. Per esempio, di un
immobile oggi abbandonato e vandalizzato - come il teatro di Librino o
Palazzo Bernini - sarebbe utile sapere quando, perché e da chi è
stato costruito, come doveva essere utilizzato, cosa è successo, chi
ha amministrato gli anni in cui è finito nel degrado. Certo, i tempi
della televisione spesso impongono la sintesi e la semplificazione e
questo talvolta non giova alla completezza dell'informazione, che ne
può uscire dimezzata. E una verità "visiva", parziale,
diviene verità assoluta o, viceversa, menzogna faziosa tout court da
tacciare come pretestuosa. Sulle
intercettazioni di cui ha parlato Report non credo ci sia nemmeno
bisogno di precisare che ogni illazione è priva di qualsiasi
fondamento. Questo lo sanno veramente tutti i catanesi: sanno che il
mio impegno è stato sempre di scontro fermo e duro non solo contro la
mafia, ma anche contro l'indifferenza o la semplice minimizzazione del
fenomeno. Lo sanno questi signori chi ha abbattuto le costruzioni
abusive a piazza Carlo Alberto e nell'Oasi del Simeto? Chi ha fatto
costituire, sempre, il Comune parte civile nei processi contro mafia,
usura ed estorsione? Suvvia... Da
"La Sicilia" del 26 marzo 2009 |

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CATANIA — Volendo il tour nella Catania by night ha anche il suo
fascino. Nell'aria c'e già odore di primavera e le luci spente di
strade e piazze sembrano una trovata per turisti. Catania e una città
al buio, non solo nei quartieri ghetto come Librino ma anche in
centro. Da giorni none illuminata Piazza Roma e persino un tratto
della mitica Via Etnea, buio pesto anche nelle stradine dei pub e
della movida. In Corso Italia la luce e tornata solo venerdì dopo una
settimana di tenebre ma a macchia di leopardo — confermano i vigili
urbani — le luci sono ancora spente in tante zone del centro». Alfio Sciacca dal Corriere della Sera del 28/1/08 __________________________________________________________ Il filosofo Manlio Sgalambro CATANIA
— "Sanno tutti che io non amo la luce e che le tenebre sono
connaturate al mio temperamento. Ma questo un buio diverso. E il buio
di una città che ha toccato il suo punto pia basso". Corriere della Sera del 28/1/08 |

A favula d’augghia*
sottotitolo
Notarella facile sulle modifiche alla legge
Costituzionale voluta dal caimano (cala-i-manu*) e ddò vavusu*.
(vavusu in quanto si vavia quando parla come un pesce del mare Adriatico che vive vicino il delta
Del fiume Po,noto per la bava copiosa e ripugnante ‘ntiso* pure Bossu delle cento leghe sotto i maroni).
Presidente del consiglio:
a) Determina e non coordina solo l’attività politica del governo;
b) Elezione diretta del candidato a premier;
c) S’insedia senza bisogno del voto di fiducia;
d) Nomina e revoca i ministri;
e) Ha il potere di chiedere lo scioglimento della Camera dei deputati.
Federalismo o devolution:
a) Alle Regioni passa la legislazione esclusiva (e non alternativa) su assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, polizia amministrativa e locale.
Parlamento:
a) I membri della Camera scendono da 630 a 518, 18 eletti dagli italiani all’estero;
b) I senatori da 316 sono ridotti a 252;
c) Il Senato non può sfiduciare il Presidente del Consiglio e la presentazione della mozione di sfiducia spetta solo alla Camera;
d) Il Senato si occupa delle leggi in cui Stato e Regioni hanno competenze comuni.
Iter delle leggi:
a) Alla Camera si discutono e approvano le leggi che riguardano materie riservate allo Stato;
Politica estera, immigrazione, sicurezza, politica monetaria;
b) Il Senato può proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera, ma è la Camera a decidere alla fine in via definitiva.
Capo dello Stato:
a) Scioglie la Camera solo per richiesta del Presidente del Consiglio;
b) Non può scegliere il premier in quanto è indicato ad elezione diretta dagli elettori;
c) Perde il potere d’autorizzare il Governo alla presentazione dei disegni di legge alle Camere;
Corte Costituzionale:
a) Rimane di 15 membri, ma non 5+5+5, in altre parole 5 eletti dal Parlamento, 5 dal Presidente della Repubblica e 5 dai magistrati. Con le modifiche diventano 7 dal Parlamento, 4 dal Presidente della Repubblica, 4 dai Magistrati.
Si può approfondire l’argomento cercando con internet: www.governo.it
Queste modifiche evidenziano che chi ha redatto la legge aveva poche idee, ma confuse in quanto vavusu! Le norme in argomento vanno abolite con un bel:
NO
Giorno 25 e 26 giugno prossimo!
S.C.

Corrieredaristofane
73
(edizione fuori commercio e dedicata con affetto al nuovo Governatore della Banca d’Italia, è inviata solo ai giornali d’economia e finanza e alle grandi… testate ).
Son tornati i Draghi nelle fiabe italiane.
Rispetto massimo al Governatore della Banca d’Italia, se non altro per la buona volontà dichiarata nel voler fare, forse semplificare, al grido di dolore...all’etica tornare!
(E’ dura per gli imprenditori italiani!)
C’è questo di nuovo e bello: Etica e Politica, o Etica e Finanza..o semplicemente Etica.
Gli imprenditori italiani si sono tutti prima confessati con Draghi. Assolti dal nuovo governatore (non poteva fare altrimenti) si sono visti infliggere, per il passato, la pena tremenda di quattro Avemaria e un Paternostro.
Poteva finire peggio, visto che il governatore uscente Fazio infliggeva agli imprenditori la pena inumana di recitare e spiegare la filosofia di San Tommaso d’Aquino on-line o in coro come quello antoniano o meglio…ambrosiano.
Son cambiati i tempi.
Dai tempo al tempo!
I lati sorprendenti della relazione sono che i problemi economici citati sono sempre gli stessi:
1) correzione dei conti pubblici ( auspicata dai tempi di Caligola imperatore!),
2) revisione profonda del sistema previdenziale ( il nuovo Ministro del lavoro Cesare Damiano afferma saggiamente: niente nuove riforme, già n’abbiamo tante);
3) Controllo rigoroso della spesa corrente ( in corsa o corrente dalla fine dell’impero romano..d’occidente);
4) recupero produttività (con gli extracomunitarii?),
5)abbattimento del cuneo fiscale (… un’altra legge sui tributi? Togliamo l’Ici, togliamo tutto, per cortesia togliamo pure la… spazzatura!);
6) lavoro flessibile con sussidi di disoccupazione (..paga Pantalone purché non tocchiamo il padrone!);
7) investimenti massicci sui giovani (i giovani dovranno obbligatoriamente assicurarsi contro gli incidenti stradali?)
8) revisione del sistema universitario …(professori liberi docenti non copiate, per cortesia, dalle tesi degli studenti!).
In Italia si assolvono sempre gli imprenditori (non solo nelle aule dei tribunali).
Quanto valgono gli imprenditori italiani, in quest’Italia post-made in Italy, post-office che non funziona, post-privatizzazioni falliti, post-Magalli-ciao-ti penso- in piazza grande.
Gli imprenditori non si toccano!Quante critiche feroci sono state fatte nel tempo a partiti, sindacati, destri e sinistri e palla al centro, e intellettuali d’asporto..
- Critiche all’on.le (allora non si era solo deputati) De Martino impazzito per gli equilibri più avanzati..
-…ai sindacati che hanno…rovinato l’Italia…
-…a Moro con il suo inutile compromesso storico rimasto abbandonato in via..Fani;
-... a Craxi, sporco brutto e cattivo ma sempre utile …sur padrun dalli bei braghi bianchi…
E dietro la banda che suonava la vecchia canzonetta( della bassa-padania!): padrone socialista sciopero!
-...ai giudici di mani pulite con i piedi sporchi e domani, berlusconianamente, meglio… castrati…
Ogni tanto si trova un capro espiatorio, tra gli imprenditori, così detto furbetto da quartierino.
Quanti altri furbetti si nascondono in altri “quartierini’.
L’importante è trovare un capro espiatorio d’abbandonare nel deserto dell’est o meglio del nord-est!
( Forse è stato scelto Ricucci perché felice sposo della bonissina Anna Falchi…, cosa non esplode per l’invidia…).
Per cinque anni abbiamo avuto un governo d’imprenditori o meglio favorevole agli imprenditori.
Finanche la legalità s’è abbassata a livelli mai raggiunti pur di incoraggiare gli investimenti.
Un giorno gli storici dell’economia scriveranno tante fiabe sul capitalismo italiano.
La prima fiaba inizierà così:
“ C’era una volta una banca italiana con tante banche intorno che avevano bisogno di un altro “cuore” per dissetarsi...magari un cuore di Drago. Nella favola bella gli imprenditori italiani si sono magicamente trasformati in sultani orientali del nord-est misterioso popolato dal proletariato indiano-sik del basso-impero ambrosiano...”
Caro Governatore Draghi ti voglio bene, sei simpatico a tutti, non somigli a Fazio con quell’aria di pacioso spermatozoo a mazza di hochey!
Tu sei così, semplice, conciso, con gli occhi pungenti, il naso a mitragliera, somigliante quasi all’attore Andy Garcia, che in ogni modo è più bello di te.
Hai l’aria precisina e intelligente di chi sa il fatto suo (ma lo sai veramente?).
Hai una bellissima moglie, e gli uomini importantissimi come te hanno sempre una bella moglie.
Con una bella moglie tutto riesce meglio e geniale (non mi riferisco alle intimità erotiche..).
Auguri Governatore…..ah dimenticavo, se gli imprenditori italiani fanno i monelli li porti in
Confessionale e la pena non superi le quattro Avemaria e un Paternostro!
Ciao.
Aristofane
2 juovi gghiugnu 2006 Sant’Eramu e festa ddò nbracchiu.
www.corrieredaristofane.it

CORRIEREDARISTOFANE N°69
IL Sindaco di Catania, SCAPAGNINI (scienziato!) sempre… contronatura. Catania a lutto per un grave "scippo" eseguito da operai del comune, che hanno impietosamente sradicato: alberi, palme orientali, aiuole, complessivamente un parco Pensile lussureggiante al centro di Catania sul lungomare (Piazza Europa), per costruire brutte opere in cemento! Sindaco Polecenella!
Polecenella* tagliò il bosco Quasi quasi di nascosto(ndè matinati*) Polecenella Scapagninu Ccù ddà faccia di parrinu* Ccù lu curtigghiu di li trona* sempri chinu. Ora pari 'n'abortu settiminu.* Polecenella contro i cittadini Scippa palme e fiorellini Napoletano spicchiusu* Finirà a mangiari maccaruni ndò dammusu* In complicità ccù l'assissuri: Drago, Maimone e Vasta S'arraspanu* tutti li ciuri di rasta.* Mentri sfasciavunu ccù la ramazza Vasta travagghiava ppi distruggire a chiazza(Carlo Alberto). Puttusi puttusi* Vasta-si ci sguazza*. L'assissuri Maimone Ccà duvissi fari ribbillione* Essendo fotti di litra e cotturali* Invece se la fici 'ndò rinali* Polecenella, Vasta, Drago, Maimone: assessori in avaria Sono pronti per trasiri nella vicaria* Polecenella scienziato maganzisi* e di cazzata Prestu ndà puliciusa* ccù tutta a lazzata*. Assissuri gnucculuni* Ccù li corna a pennuluni* Chi l'abbiri scantona Primo o poi ci scoppia lu curtigghiu di li trona*. Scoppierete comu a Vanna Macchi Degni figghi di li sgracchi* Sinnucu e assissuri la gente Etnea è stanca Ndà testa aviti na chianca* Ccò baccagghiu duru e citrignu* in bocca!
Aristofane
*Traduzione dei termini siciliani(diz.S.Camilleri): 1) Polecenella=pulcinella, secondo la terminologia secentesca napoletana; 2) ndè matinati=di mattina presto; 3)parrinu=prete; 4)curtighhiu di li trona=culo 5)n'abortu settiminu=un neonato nato di sette mesi; 6)spicchiusu=puzzolente 7)dammusu=sottotetto, era costruito una volta nelle case, termine d'origine araba; 8)S'arraspanu=hanno tolto 9)ciuri di rasta=fiori di vaso; 10)puttusi=buchi di strada; 11)sguazza=giocare nelle pozzanghere; 12)ribbellamentu=ribellarsi in quanto assessore ai beni culturali; 13)rinali=vaso da notte un tempo utilizzato per gli improvvisi bisogni; 14)vicaria=carcere; 15)maganzisi=come Gano di Magonza, cioè traditore! 16)puliciusa=carcere scritto in altro modo; 17)lazzata=con il gruppo con cui fa parte! 18)gnucculuni=preso d'interessi privati; 19)pennuluni=che pendono fino a terra; 20)sgracchi=sputi; 21)chianca=pezzo grosso d'albero utilizzato dai macellai per tagliare la carne, in questo caso significa che hanno tante corna quante se ne trovano nei magazzini del macello. 22)Baccagghiu duru e citrignu=morso per il cavallo, in parlata mafiosa vuol dire pure con la lingua paralizzata.

Corrieredaristofane
n° 66
Una
borgata di città: Picanello.
Una
volta era un borgo perché era distante dal centro città circa tre chilometri.
I suoi abitanti se andavano al centro, non dicevano: “andiamo al centro di
Catania, ma semplicemente: ”andiamo a Catania.”
Villini
e case ad un piano riempivano il borgo, un tratto impressionista, un po’
liberty.
Erano
gli anni cinquanta, senza auto, senza fretta, con le strade a fondo naturale
dove si muovevano carretti con ruote grandi di legno.
Via
caduti del lavoro si chiamava via Smedila perché il barone Smedila era
proprietario di mezza borgata.
I
villini non erano abitazioni per oziosi nobili catanesi ma, residenze di
commercianti, famiglie di lavoratori, che, se potevano, d’estate
s’affittavano la carrozza per andare a sentire le musiche di Vincenzo Bellini
nel giardino in Via Etnea.
Si
scendeva con il tram per andare a fare acquisti a “Catania”. Era il tram n°
3, almeno così dicono
Gli
“antichi” abitanti della borgata. Oggi c’è l’autobus 830, e il 3 è
rimasto, ancora, fra un otto e uno zero!
Noi,
da bambini, guardavamo passare i carretti, quelli con le ruote di legno colorati
come quelli di cumpari Turiddu. I bambini di strada, tutti eravamo di strada,
quelli bravi, sperti, pieni d’iniziativa, ci attaccavamo dietro il carretto
per farci trascinare, pieni d’ebbrezza per il viaggio brevissimo ma gratis:
“arreri ‘ncoppu di zotta”, era il grido di chi invidioso era rimasto a
guardare e la speranza che il carrettiere colpisse il compagno, dietro il
carretto, con la frusta.
Nelle
strade polverose, non asfaltate, con le biciclette, si descrivevano percorsi
come serpi sonnolenti.
Era
Picanello d’una volta, con le botteghe di generi alimentari che non
rispettavano le norme sanitarie e dove si poteva comprare tutto a peso:
maccaruneddi diritali, fillata, u vinu ddò putiaru*
Le
sigarette si potevano acquistare anche sciolte, ad una ad una.
Tanti
villini belli, bassi, sono rimasti; scampati alla furia degli “unni” che
hanno violentato questo quartiere con moderne, inutili costruzioni, i terribili
anni sessanta della speculazione edilizia.
Sono
nato in questo quartiere, in Via Smedila e mi ricordo che la mattina passavano
le pecorelle e si poteva comprare il latte dal pecoraio.
Una
grossa e simpatica parrucchiera era chiamata: “a pilucchera” che non è
vocabolo di cattivo gusto siciliano, ma una colta riduzione dell’equivalente
termine spagnolo: “peluchera”.
Picanello
sembra un nome misterioso, e per tanti studiosi lo è sempre stato, significa,
forse, semplicemente: “fico snello”, ma non siamo sicuri, perché nella
borgata vi erano e vi sono tante piante di fichi.
Uno
strano vecchio di cent’anni,abitava in via Macaluso, mi confidava: “quando
ero piccolo, nel quartiere di Picanello, vi era un albero di fichi dove i
fidanzati si scambiavano gli anelli…”
Boh!
Le solite minchiate dei catanesi!
Oggi
è tanto diversa. Picanello, non è più una borgata, è un quartiere con tanti
palazzi scoloriti, costruiti a “tradimento” negli anni sessanta.
Ma
questa è un’altra storia!

Corrieredaristofane
n°65
Edizione
straordinaria
Nella
legge finanziaria per il 2006 prevista la sanatoria
per…Tutto!
In
particolare:
Presentando
domanda in carta semplice, si possono sanare i reati compiuti da:
1)
Venditori di fumo… con la seguente motivazione: sebbene molti richiesti nelle
stanze del…potere, sono perdonati perchè costretti ora a…fumare fuori del
“palazzo” nell’attesa. delle nuove elezioni politiche;
2)
Famosissime(!) dell’isola dei famosi, sebbene
occupano gli spazi televisivi con piagnistei, lazzi, frizzi e marvizzi*,
incretinendo il popolo italiano, sono perdonati perchè
costretti a sopportare il cantante Adriano Pappalardo,
3)
Presentatori, presentatrici televisive, giornalisti, mezzibusti, mezzecalzette,
mezzeporzioni, cantanti a metà prezzo, cuochi televisivi senza sale e saltati
in padella, televenditori di cose inutili… sono perdonati in quanto,
nonostante sparino.smafarati*
interplanetarie, …hanno promesso di esibirsi e recitare gratis regalando
gl’incassi al comune di Catania, per sanare il deficit di bilancio ed evitare
la
Bancarotta
semplice o fraudolenta!
4)
Fiscalisti d’uomini politici…con la seguente motivazione: in quanto sebbene spataioli*,
pure i commercialisti hanno un’anima (forse) purchè s’astengano da chiedere
la sanatoria senza avvisare i loro clienti, specialmente se presidenti del
consiglio dei ministri;
5)
Arrivisti… in quanto sebbene scavalcatori, cavalcatori di colleghi di lavoro,
qualcuno cavalcato, per la folle corsa s’arrampicano nei muri lisci riportando
spesso fratture, rotture e malocchio;
6)
Giornalisti Jizzu*
nonostante dediti alle lecconerie hanno dimostrato d’essere
di buona FEDE!
7)
Leghisti (vedi foto di testa: cane mastino, chiamato Borghezio): nonostante il
loro parlare zaurdu
e vastasi*,
sono degni di perdono perchè hanno promesso d’andarsene definitivamente dal
panorama politico italiano e di dedicarsi solo alla raccolta delle acque del Po
e le acque delle fognature delle città della Padania.
8)
Ciclisti catanesi, con la seguente motivazione: sebbene utilizzano per le loro ncursioni*
in città i marciapiedi, i sensi vietati, il sesto senso,
rischiano d’essere arrotati dalle auto, in quanto la città è priva di piste
ciclabili(ma quannu?);
9)
Architetti e artisti consulenti del comune di Catania che hanno messo una testa
di plastica…in una statua borbonica, vicino palazzo
Biscari, senza testa, fatta smammare*
da focosi garibaldini nel 1860 (vedasi foto sempre…in testa al presente
messaggio), dimostrando cattivo gusto e di essere a loro volta na bella testa di
min….
10)
I
Tangentisti…sono perdonati con la seguente motivazione: sebbene
a sprezzo …delle leggi hanno rapinato l’economia nazionale conquistandosi
l’oscar del disonore “made in italy”, … nonostante tutto hanno fatto
sempre meno di chi ha eseguito omicidi e stragi (anche quest’ultimi
nell’attesa di sanatoria? Se resta tempo….).
Aristofanesco
Comunicazioni
di servizio e avviso ai naviganti catanesi.
I
cittadini catanesi che hanno adibito i loro garage ( dieci metri quadrati) a
ristoranti, pub, sale da gioco, casini di caccia, Fini Casini e altro sono
pregati di pagare, per detti garage, la tassa per la spazzatura al comune di
Catania;
Coloro
che hanno adibito le soffitte e ddammusi* a garage, specie nei piani alti,
considerato che il comune di Catania li ha considerati autorimesse, sono pregati
di trasportare a mano le automobili evitando di danneggiare gli ascensori!
Si
ricorda, per chi l’avesse dimenticato, che: la mafia fa schifo!
Non
gettate i televisori funzionanti nella spazzatura, prima distruggeteli con buoni
martelli!
(possono
riprodursi!)
*Traduzione
delle parole siciliane:
marvizzi=tordo
smafarati=minkiate;
spataioli=ladri;
jizzu=schiavo;
zaurdu
e vastasi=maleducati, scurrili;
ncursioni=veloci
corse;
smammare=buttare
fuori;
ddammusi=(arabo)
controsoffitto.

Corrieredaristofane
n° 64
I
misteriosi cavalieri di Belzebù e i suspiri di monaca!
-
(Elegia per trame nere e tramezzini, traduzione dalla lingua madre siciliana,
nella lingua figlia italiana, alla fine della satira).
Tanti
CAVALIERI DI BELZEBU’
E
quanti scecchi* ccà ci su!
Colpa
di Bellusconi-pappagoni che a tutte l’ore trasmette di queste sucalore*.
Vero
pezzo di salifizzio*
Fa
in televisione quest’afflizzio*
Lascerebbe
la…CONSOTTE
Pur
di comandare di notte e notte*
Non
perde FEDE con la tonaca
Ma
recupera solo… SUSPIRI DI MONACA*.
Bellusconi
ora ha pensato
Di
non mettersi di lato
Lesto
chiama I CAVALIERI DI BELZEBU’
Spioni
pronti a far BUBU’
I
cavalieri spioni fascistizi
Ora
lavorano per Bellusconi-salifizzi*.
Ai
tempi di Rodolfo Graziani governatore libico
I
cavalieri presero lo sciddico*
Con
il generale DE LOR (O) NZO
Stavano
preparando lo sconzo*
Tramavano
con JULIO BORGHESE
Decima
flottiglia mas…che bel paese!
Sono
ancora negli avelli
Con
GELLI il signore degli anelli.
In
COSTI
Cercano
“carta”…usa e getta.
Ora
lavorano per questo fascistigno
Con
il grugno e con il tigno.
Se
ne vanno CRAI CRAI*
Riempiendo
l’Italia di guai.
(invocazione
finale)
Re
Artù liberaci da questa bubù
Spaccaci
il pupù
Ai
cavalieri di Belzebù!
Traduzione:
1)
Scecchi= asini,
2)
Sucalore= poppatoi, nel senso che “alluppianu*”, come dare l’oppio
ai telespettatori;
3)
Salifizzio=scorpione che si muove senza tregua.
4)
Afflizzio=tristezza;
5)
Di notte e notte= modo di dire siciliano, cioè anche a notte fonda;
6)
Suspiri di monaca=sospiri, anche d’amore, che non hanno effetti
desiderati; (anche dolci tipici di Messina).
7)
Sciddico=discesa facile;
8)
Sconzo (u) =confusione, qui nel senso di colpo di stato;
9)
Crai crai=altro modo di dire siciliano, forse provenzale, come il
gracchiare del corvo (diz.Piccitto);

Corrieredaristofane
n° 62
Dedicato
a Sant’AJITA* martire catanese
Tantissimi
furono i cristiani siciliani e in particolare catanesi perseguitati da
funzionari dell’Impero Romano intorno al 250 d.c.
Consoli
come Quinziano, il giustiziere della “Santuzza”, non erano rari in quel
tempo di
Lotta
al Cristianesimo, religione non sempre tollerata, spesso e volentieri sottoposta
a rappresaglie dure.
E’
intuitivo credere che giovani fanciulle cristiane attirassero, in particolar
modo, i detentori del potere. In tutti i tempi chi ha il potere cerca
d’abusarne ed è facile tentare di abusare di una giovane donna bella e priva
di difesa, rea di “lesa maestà.”
Inutile
perdersi nel pro e contro la storia della vita e martirio di Santaituzza Bedda.
Sturiusi d’ogni RISIMA*, si sono perduti tra il sacro e il profano…anzi, il
pagano!
I
catanesi stavano per perdere la loro “patrona”, attorno al milleseicento,
per colpa dei soliti palermitani che: sporchi, brutti e cattivi, sostenevano che
Agata felicissima e Santa, era nata a Palermo e ivi aveva subito il martirio.
E’
noto che i palerminati sono invidiosi dei catanesi e non perdono un solo momento
per “allisciarici a mutria”*.
I
canonici di legno* di Catania presero subito.. fuoco, guidati, nella feroce
difesa della natività d’Agata, dal prode dotto ecclesiastico Bernardo Colnago,
che vinse la disputa, dinanzi ai tribunali vaticani, senza appello!
Purtroppo
la vita non è semplice, al solito, struriusi e altri sturiusi non hanno dato
pace ad Agata, ch’è stata considerata anche erede del culto di Demetra,
Atena, e soprattutto Iside.
Del
culto della dea Iside i catanesi erano seguaci fanatici da tempi remotissimi.
L’obelisco
di Piazza Duomo sopra la famosissima statua di pietra dell’elefante, è un
obelisco egiziano con scritti e forse preghiere, indirizzate alla dea, appunto,
Iside, sposa egiziana del dio Osiride.
Gli
isidei erano vestiti di bianco e gridavano: “cives vivat isis”, che oggi
equivale al nostro “cittadini e viva Santajita”
Storici
dei “culti e miti dell’antica Sicilia”, come il famoso prof. Emanuele
Ciaceri, hanno sostenuto in diversi scritti , che il culto religioso di Agata,
nelle sue manifestazioni folkloriche e più popolari , non è altro che la
trasposizione cristiana della religione pagana propria dell’antico Egitto, cioè
la religione di Iside e Osiride.
Affermazioni
contestate sempre dagli studiosi di scuola religiosissima apologetica, come
monsignor Salvatore Romeo, che, non hanno mai creduto ad una sola parola del
professore Ciaceri.
Emanuele
Ciaceri insegnava nell’università di Catania fino ai primi del novecento, era
stimato ed approfondito studioso di culti religiosi antichi, molti scritti, in
merito, si trovano nella rivista dell’Archivio storico di Catania.
La
“calata da marina”* con cui iniziano i festeggiamenti del 4 febbraio, è un
rito di “calata”, appunto, della nave verso le acque dello Jonio, di una
grande barca, come la divinità orientale Iside, idolo della gente di mare.
Una
calata simile avveniva, per Iside, nelle acque della città di Corinto.
Iside
era molto amata dalla gente di mare e il culto molto diffuso nell’Italia
meridionale.
In
tempi antichi non molto lontani, la vara o fercolo di Sant’Ajita era, appunto,
a forma di nave.
Vara-barcone
ormai scomparsa, ma che in antiche fotografie ancora si può vedere ed ammirare.
(per
esempio nel libro pubblicato nel 1922 e scritto da monsignor Salvatore Romeo)
La
vara a barca era molto simile alla vara di Santa Rosalia che, fino ad oggi,
nella festa di luglio, gira per Palermo con la statua della santa palermitana.
I
minnuzzi di santajituzza* sarebbero il relitto di una cerimonia che facevano i
sacerdoti isidei
Portando,
durante la festa, una coppa a forma di seno di donna, pieno di latte, simbolo di
fertilità, latte che era regalato copiosamente al popolo dei fedeli pagani.
Non
possiamo scrivere: ai posteri l’ardua sentenza, perché questi studi storici,
antropologici o demopsicologici non sono stati continuati ed approfonditi e oggi
nessun studioso, ci s’ammisca*.
La
fede e la devozione a Sant’Agata è straordinariamente importante, se solo si
contano non solo i numerosi fedeli e le numerosissime chiese intitolate a
Sant’Agata e sparse per il mondo.
Oltre
che in Sicilia, si trovano chiese cattoliche dedicate a Sant’Agata in: Ancona,
Ravenna, Roma, Malta, San Marino, Cremona, Bologna, Vercelli (Santhia), Bergamo
(Martirengo), Como. L’elencazione non è completa e dovrebbe comprendere anche
chiese cattoliche ubicate all’estero e, in particolare, nell’america del
sud.
In
questi tempi di televisione dove l’informazione è preparata per metterci nel
sacco,
è
molto meglio entrare nel sacco che indossano i devoti di Santaituzza.
Spegniamo
il televisore, anzi: buttiamo a mare i televisori senza pietà!
Avviso
Sacro
Tutti
a vedere la grandiosa Festa barocca di febbraio, che prevede:
1)
A calata da marina;
2)
Acchianata* dei cappuccini;
3)
Acchianata di via San Giuliano;
4)
..u suspiru*.. delle monache benedettine;
5)
i vastunati o scuru* e di notti e notti fra i fedeli del rione cappuccini
e i fedeli dell’angelo custode, …arbitro padre TIGNA! Con disfida finale in
via Alonzo e Consoli (dove in tempi cavallereschi si facevano i duelli rusticani
a Catania)
6)
annacata ddè cannalori;
7)
arriccogliuta taddi* e relativo incazzamento dell’arciprete don
Ajulidda Janca* della diocesi di Centorbi*
masculi
mangiativi i minni…fimmini i sfingiuni*….olivetti e magari …i viscotti ccà
liffia*…nsumma addivittivi e lasciate solo in TV il presentatore Cocuzza che
sebbene catanisi pari npocu nciucciatu di pipiritani*…
Cittadini
evviva SANT’AJITA!
Nihil
obstat quominus imprimatur, Magoo, censor ecclesiaticus.
*Traduzione
di alcuni termini da lingua madre (siciliano) in lingua figlia (italiano)
sturiusi
d’ogni risima=studiosi di diverse materie;
allisciarici
a mutria= schiaffeggiare in viso;
canonici
di legno= modo di dire siciliano per indicare tempi remoti;
calata
da marina=discesa verso il mare;
minnuzzi
di santajituzza=seni di Sant’Agata;
s’ammisca=s’intromette;
acchianata=salita;
suspiru
ddè monichi=canto delle monache benedettine al passaggio della processione;
vastunati
o scuru=botte da orbi,
arricogliuta
taddi=ritornare tardi;
Ajulidda
Janca=frate religioso(diz.Camilleri)
Centorbi=Centuripe
masculi
mangiativi i minni..fimmini i sfingiuni=uomini e donne mangiate i dolci tipici
della festa;
viscotti
ccà liffia=biscotti con crosta di zucchero(diz.Piccitto)
nciucciatu
di pipiritani=tutto preso da meretrici.
www.corrieredaristofane.it

Corrieredaristofane
n° 60 (arte)
Il pittore siciliano Francesco lo Jacono, il ladro della luce. Francesco lo Jacono, raffinato pittore siciliano, palermitano.
Le
tele di Francesco lo Jacono sono la Sicilia ottocentesca, un macchiaiolo un pò
speciale, un paesaggista che fotografa, ruba la luce introducendola, esaltandola
come poesia magica dei paesaggi siciliani.
Sogni
d’un tempo che fu.
Il
paesaggio dipinto è diverso da quello che vediamo alle prime luci del mattino,
correndo verso Palermo.
I
paesaggi dipinti sono la Sicilia dell’unità d’Italia, ancora borbonica.
Una
Sicilia che lui rappresentava così, senza intellettualismi, senza contorcimenti
fumosi, una Sicilia che sembra serena, solare, è una Sicilia senza la storia,
nuda e cruda privata della solita violenza dei fatti storici, dell'angoscia
della quotidianità.
La
storia è violenza, ha scritto giustamente Elsa Morante.
Abbandoniamoci
all’estasi, anzi, alla “sindrome di Stendhal”
La
Sicilia, al tempo di Francesco Lo Jacono, aveva vissuto pericolosi momenti. La
rivoluzione del quarantotto, le rivolte antiborboniche, la controversa conquista
del regno delle due Sicilie compiuta da Garibaldi, la strage di Bronte per opera
del generalissimo Nino Bixio, un plebiscito d’annessione al regno dei
“piemontesi”, manipolato, la delusione delle classi sociali siciliane meno
agiate, la rivolta del sud, un brigantaggio che non era brigantaggio ma una
guerra civile di popolo, che, voleva un ritorno al Regno Borbonico, voleva
continuare a sopportarsi i Borbone di Napoli, meglio così, dei due mali
volevano scegliere il minore.
Poi
persero.
La
Sicilia di Francesco lo Jacono è una Sicilia serena, senza preoccupazioni
politiche, col cuore in mano, i fatti e i misfatti della crudele quotidianità
si avvertono appena.
Il
dipinto: “L’arrivo inatteso” (vedasi foto in testa) è il “fatto”
storico, la sintesi di un’esperienza di guerra, dopo, che la comunità dei
contadini vive nel ritorno del parente, dell’amico, forse d’un compagno dei
lavori nei campi.
Da
quale guerra o fatto d’armi ritorna il nostro “eroe”?
Le
guerre sono tutte le stesse.
Vincitori
e vinti accomunati dalla stessa brutalità.
Tutti
perdenti.
L’eroe
del dipinto (!), abbraccia una giovane contadina, la contadina sembra con la
pancetta un po’ gonfia, certamente una piccola mamma nella attesa.
La
sposa si dedica al lavoro dei campi, come le altre contadine, si direbbe:
giovani e forti contadine siciliane, i personaggi del dipinto sono tutte donne
meno due.
Lavoravano
le donne quasi certamente perché i mariti andavano al fronte, o forse perché
non erano, alcune, neppure sposate, ma da “signorine” abituate alla fatica.
Tutte
donne quelle presenti nel dipinto, scrivevamo, meno due: il soldato che ritorna,
e uno strano bracciante in primo piano, ch’è tenuto stretto dalla sua
compagna, una contadina che difende il suo “uomo” con una piccola falcetta,
non vuole regalarlo allo Stato che si ricorda dei contadini solo per inviarli al
fronte.
La
sposa del soldato “inatteso” non si abbandona ad abbracci sensuali, quasi
frena l’ardore represso del suo soldato, del suo sposo, che si era liberato
della paura del fuoco nemico.
Ora
il soldato “inatteso” è tra amici, compagne di lavoro, forse domani
ritornerà tra loro a lavorare, tagliare o a raccogliere fra campi di finocchio
riccio e selvatico: a “scibbare”, come dicono i braccianti nei paesini dei
Nebrodi o nelle sonnacchiose campagne palermitane del latifondo agricolo.
Più
tardi, nell’intimità delle loro pareti, la sposa timida sarà più
appassionata del marito.
Erano
così le donne siciliane, una volta.
Paura
d’apparire sfacciate, ma di nascosto una vera sorpresa… per gli uomini.
A
quei tempi, nell’ottocento, e in tutti i tempi, le donne siciliane erano tutte
“acque chete”, rovinavano i ponti nel chiuso delle loro stanze, con
animalesca e dolce sensualità nascosta.
Nell’intimità,
nessuna timidezza.
E’
poco credibile la moglie del principe Salina, il Gattopardo del romanzo di
Tomasi di Lampedusa.
Una
moglie complessata, quella descritta dal famoso romanziere siciliano. Una moglie
inibita da un’educazione religiosa che definisce tutto “peccato”.
“A
razziaddìu, è fatta per essere accucciata, vissuta, amata”. La grazia di
Dio, è fatta per viverla, amata e godersela.
Il
vero peccato è soffocare il diritto delle donne ad amare, ad essere desiderate,
in fondo Dio le ha create anche per questo.
Il
vero peccato è abbandonarle, trascurale, in nome d’una morale che, in questo
solo caso, diventa ostacolo alla bellezza e alla natura. Il “vero” peccato
verso Dio è andare contro-la-vita, il desiderio.
Dentro
la sessualità c’è un dono di spiritualità.
.Il
soldato inatteso è circondato, da donne sorridenti, una sola prega.
Dio
l’ha esaudita, ha pregato per gli altri.
Dio
ha vinto ancora sul male.
La
guerra è il male, che esce sconfitto dalle sole preghiere.
Eravamo
nell’attesa di essere acchiappati, rapiti, dalla famosa: SINDROME DI STENDHAL,
un colto professore di liceo (artistico?) spiegava ai suoi allievi questo e
quello.
In
verità disturbava un poco, con il seguito d’irrequieti ragazzi di scuola.
Bisogna
riconoscere, a parte la “rottura”, che condurre i ragazzi delle scuole a
vedere dipinti e opere d’arte, rappresenta un momento educativo importante. Un
mezzo, anche esiguo, per combattere le stupidità dell’informazione e dei
programmi informativi “spazzatura” opprimenti o deprimenti.
Mi
accorsi che il professore aveva un’approfondita conoscenza della storia
dell’artista e dei dipinti e declamava:
”..l’arrivo
inatteso” di Francesco lo Jacono, fu una tela acquistata dalla regina
Margherita e da Umberto primo, i reali d’Italia, per le collezioni Savoia.
Questo dipinto fece scrivere a Gabriele D’Annunzio frasi memorabili, nel
giornale Fanfulla della Domenica,
scrisse
D’Annunzio: …..il pittore Francesco lo Jacono pieno d’impeto e di
prorompenti effusioni soffocatrici…”
Boh!
Soffocatrici… ma di che cosa? (pag.322
del catalogo della mostra)
Povero
D’Annunzio…
Consiglio
agli appassionati d’arte di non fidarsi dei critici. Il professore testè
citato, in fondo lo perdoniamo, del resto doveva tenere a bada, disciplinati,
circa trenta diavoletti scatenati che capivano e non capivano d’arte.
Non
fidiamoci dei critici d’arte, fosse pure Sgarbi, critico sanguigno e
competente.
Non
fidiamoci dei critici d’arte perché ci mettono nei giudizi una retorica dotta
che ci fa girare le scatole, e alla fine ci porta fuori strada. Scrivono della
loro esperienza, giudizi caldi e freddi dinanzi al dipinto, la loro sensibilità
(se ne sono in possesso), non la nostra, ognuno, nel mondo è diverso
dall’altro.
Guardiamo
e basta! Che te frega, se ci sei o non ci sei, oppure se senti qualcosa, se ti
dimentichi tutti e tutto guardando un quadro, un dipinto..va bene così.
Alla
fine facciamo noi le nostre “dotte” deduzioni, meglio in… privato.
Non
compriamo libri d’arte commentati, oppure compriamoli ma dopo, dopo aver
visitato la mostra, dopo aver visto.
Del
resto il catalogo in vendita non è tanto caro.
Non
si possono descrivere tutti i 130 dipinti esposti, e il valore indiscusso dagli
altri pittori contemporanei nel tempo e nello stile verista, che fanno da dolce
contorno all’arte di Francesco lo Jacono.
Guardiamoci
un'altro favoloso dipinto di Francesco Lo Jacono: Dopo la pioggia (vedesi foto
in testa).
Questo
dipinto, di dimensioni notevoli, sembra ricordare la ben nota poesia di Giacomo
leopardi: La quiete dopo la tempesta.
Non
è così.
Nella
lirica del poeta di Recanati, dopo la tempesta c’è la gioia: “…..odo
uccelli far festa…”, non solo per gli uccelli che ritornano a cacciare e
svolazzare, ma felicità, anche, per tutti i paesani del “…natio borgo
selvaggio…”
Nel
dipinto di Francesco Lo Jacono, a parte che non svolazzano uccelli, i tre
personaggi dipinti e i due cavalli sembrano rassegnati a sottomettersi ad una
natura che capricciosa fa quello che vuole.
C’è
la rassegnazione dei siciliani al: “..accussì voli IDDIU…”.
Il
dipinto porta la data del 1886, la Sicilia sta perdendo la speranza di ritornare
borbonica, inizia un periodo di decadenza economica, tristi, molto tristi navi,
anzi bastimenti si stanno preparando, nei porti, per traghettare i lavoratori
disoccupati siciliani e di tutto il sud, verso le americhe e in terre
d’oltremare come: l’Argentina, gli Stati Uniti, l’Australia.
“…Partuni
i bastimenti ppi terri assai luntane…”
Nel
dipinto non si vedono “bastimenti” ma la rassegnazione dei lavoratori dei
campi sopra i due cavalli, imbacuccati pensano alla giornata non buona e anche
loro “traghettano” verso la speranza del giorno dopo.
L’acqua,
delle pozze in centro del dipinto, è l’umore umido dei “cavalieri” che si
allontanano, appena rischiarate da un ombrello rosso tenuto aperto.
Si
tiene aperta la speranza, appunto, come dire: “….calati juncu ccà passa a
china”.
L’ombrello
rosso, tenuto quasi di malavoglia, appoggiato sulla spalla, che non copre
neppure amichevolmente l’altro cavaliere, è portato così, forse non c’è né
alcun bisogno, rassegnato.
Il
colore rosso è stato sempre il colore della gioia.
In
oriente, in quasi tutti i paesi, la sposa si veste con abiti rossi per il
matrimonio (India)
Gli
stessi sacerdoti, della chiesa cattolica, si vestono con la stola rossa per
celebrare messa nelle festività di grande importanza religiosa. Il rosso è il
colore che attira in modo mirabile, il rossetto delle donne, il richiamo di
fiori per la gioia degli insetti, la bandiera delle rivoluzioni.
Francesco
Lo Jacono ha dipinto l’ombrello in rosso per dare un’ultima speranza ai
siciliani, per ravvivare un paesaggio che sarebbe stato irrimediabilmente
triste, depressivo, troppo malinconico, un rosso messo lì, non a caso, nella
sezione aurea.
Con
l’auto che ci portava, di mattina presto, verso Palermo, abbiamo notato strade
e stradine di campagna che rassomigliavano a questa strada dipinta del pittore.
Le
strade non sono calpestate da cavalli carichi di passeggeri infreddoliti, né
fanciulli si attardono a guardarsi gli oggetti tra le mani, come fa il ragazzino
che si vede di spalle: “dopo la pioggia”.
Oggi,
la nostra campagna siciliana è umida lo stesso, con pozzanghere qua e là,
gocce sopra i carciofeti di Cerda, tra case di campagna ora antiche ora nate o
rifatte secondo uno stile che vuole essere moderno, ma ch’è solo di cattivo
gusto.
I
moderni impianti che costeggiano il mare, vicino Termini Imprese, hanno spezzato
l’incanto che rapiva il viaggiatore alla vista del mar Tirreno sbucando dalle
valli delle Madonie.
La
pioggia c’è sempre, oggi, tra strade e stradine di campagna, in Sicilia.
Tristi notizie giornalistiche affermano che ora piove acqua acida.
Bontà
del progresso!
Non
è acida la pioggia raccolta nelle strette fossette di acqua che padroneggiano
il dipinto.
E’
un’acqua ottocentesca, alla buona, rimasta lì a ricordarci che la natura
esiste, forse amica, non matrigna, come affermava il poeta Leopardi.
Gabriele
D’Annunzio se ne ricordò nella sua famosissima poesia: “la pioggia nel
pineto”?
D’Annunzio,
dimenticandosi la sua forza lirica interiore, ci lascia detto che:
“…prorompenti
Effusioni
soffocatrici..” aleggiano o volteggiano nei stupendi dipinti del Lo Jacono.
Retorica
di muscoloso fascista, non di poeta di raffinata sensibilità.
Un
buono e bravo giovanotto, che vigilava nelle sale della mostra, precario anche
lui in questi tempi …precari e di… precariato, mi vietò d’utilizzare la
camera fotografica.
Mi
sembra giusto.
Fu
allora che mi ricordai, guardando quei dipinti, che in qualche modo la
fotografia doveva aver affascinato pittori di quel tempo. Probabilmente
(sicuramente!) anche il nostro macchiaiolo siciliano.
Le
ombre che fanno emergere l’afa estiva, il paesaggio colto, rapito in
un’istantaneità miracolosa, l’abbandono sensuale al caldo di fraticelli
stanchi, e, anche loro oppressi dalle esigenze del corpo più che dell’anima,
i riflessi placidi sul mare fermo, tutto è afferrato in una frazione di pochi
secondi, trasmesso da un’istantanea fotografica.
Certamente
questi poeti della pittura, pur utilizzando le voluminose macchine fotografiche
su treppiedi di legno, con lastre fotografiche esagerate, non potevano
accontentarsi dell’istantanea del paesaggio o della scena ripresa. Dovevano
con calma ritornare nei luoghi per rivivere l’emozione lirica o l’intuizione
lirica, come avrebbe detto Benedetto Croce.
L’emozione
del paesaggio siciliano, solare, caldo, sensuale e sempre nuovo.
Con
la fotografia si fermavano le ombre, si tracciavano le linee del dipinto; con il
colore, dopo, con calma, si preparavano i “miracoli” della creazione di
un’opera d’arte, delle bestemmie che l’artista crea in concorrenza con il
Divino.
Uscendo
dall’ex convento di Sant’Anna, oggi museo adibito a mostre di questo
prestigio, mi ritrovai nel vecchio suk arabo di via dei lattarini, non si può
immaginare un tempo così lontano come quello in cui gli arabi spadroneggiavano
in Sicilia, possiamo oggi intrufolarci, però, nel mondo ottocentesco siciliano,
che i dipinti di Francesco Lo Jacono rappresentano con la poesia di…..
Un
tempo che fu.

Corrieredaristofane
n°59
Coppola
nera e storta
Sei
sempre tu siciliano
Con
la coppola nera e storta
T’ho
visto in strette viuzze medievali
Con
ingenua aria di bbabbalàcchiu*
Spaurito
Tirano
contro di te
Sassi
pesanti
Dolorosi
Dolorosi
asciugarli
Nella
fronte umida
Sei
buono
Con
la coppola nera e storta
Non
sei mafioso
Non
sai maffiare
Sei
buono
Stai
lì
Aspettando
nuovi sassi
Sporchi,
pesanti.
Tirano
contro di te
Sassi
pesanti
Dall’Olgiata
o dal Casalpalocco
Da
Roma
Tirano
contro di te
Sassi
pesanti
Dalle
brumose lunghe nebbie
Del
naviglio
Nebbie
basse fuse d’orgoglio
Da
Milano.
Uomo
vecchio siciliano
Padre,
fratello, amico.
Tu
dici sempre: “Si”
Come
serva nzalanuta*
Tu
dici sempre: ”Si”
E
pure ringrazi!
T’hanno
tolto tutto
T’hanno
tolto
Atene,
Bisanzio, Damasco, Aragona…
Ed
anche: free de rics
Gli
Dei dalla Sicilia se ne sono andati spesso
Sei
rimasto tu
Solo
Con
la coppola nera e storta
A
prender SASSI.
Santo
Catarame
*Traduzione
da lingua madre (siciliano) in lingua figlia (italiano):
-bbabbalàcchiu=
balbuziente, in questo caso timido e sottomesso,
-serva
nzalanuta=serva fra le nuvole, poco attenta.
-free
de rics, cioè freno dei potenti, è parola provenzale (lingua d’oc) con cui
era definito Federico secondo, re del regno di Sicilia, dal poeta provenzale
Limosino Gausbert de Poicibot.

Corrieredaristofane
n° 58
Ferrovia
locale, la circumetnea, un mondo poetico….
L’ultima
volta che ho viaggiato sulla littorina della circumetnea è stato circa
cinquant’anni fa, ero un bambino, adolescente,
viaggiavo, quasi sempre, in estate. Da bambini fare un viaggio è
un’esperienza meravigliosa. Negli anni cinquanta non erano iniziati i grandi
viaggi nazionali e intercontinentali di oggi. La vita era semplicemente
respirata tra piccole cose, Catania era più piccola, più paesana, forse si ci
conosceva di più, si camminava di più
Allora,
viaggiavo sempre con mio padre e mia madre. Mio padre era un uomo bellissimo,
alto biondo, con gli occhi verdi, d’origine slava, ma ormai tutti parliamo IN
FAMIGLIA a“ccaccarara”, cioè in siciliano d’hoc, e tutti i parenti sono
figli “ddò liotru”.
Prendevamo
la littorina per andare nella località di Passopisciaro, nel comune di
Castiglione di Sicila, dove avevamo una casetta piccola,
non mancavano le comodità,
antica casa, con il gabinetto che si trovava fuori, in giardino in
una casupola minuscola, vicino alle stanze da letto.
Con
mio padre e mia madre partivamo la mattina presto.
A
volte andavamo con il fratello di mia madre che aveva un’auto fiat- seicento,
una seicento nuova degli anni cinquanta, facevamo il giro inverso, prima
Acireale, Giarre, Piedimonte. A me piaceva la “littorina”, nell’auto stavo
stretto, al chiuso.
Con
la littorina potevo vedere di più, stavo più comodo. Il viaggio in ferrovia è
diverso, più riposante, la possibilità che la mamma mi passasse con calma un
dolcetto: si mangia meglio.
Oggi,
negli anni del consumismo senza limiti, prendere la “littorina”, come si
chiama ancora, è come fare un viaggio poetico, un viaggio nel passato,perdere
tempo, un’analisi della nostra infanzia, come stare nel lettino dello
psicanalista e raccontargli tutte le storie di quando eravamo piccoli, felici
con poco.
La
strada l’ho voluta fare tutta: da piazza Galatea a Riposto, mi sono
abbandonato, di mattina presto a questi ricordi, raccolti in fretta, in una
mattinata di dicembre, chissà perché.
Diventando
vecchi, si ritorna bambini, si afferra la vita con le mani aggrappandosi.
L’aurora
era appena passata, sono sceso nella “underground”, come si dice oggi(
parlando un pò sofisticati, in inglese).
Oggi
è un’occasione unica, ritorno indietro di cinquant’anni, oggi il grande
miracolo: si ritorna bambini.
Alle
sette del mattino non c’è anima viva nella “underground” catanese. La
stazione metropolitana di piazza Galatea è bella, più bella delle
metropolitane di Roma e di Milano.
Scendendo
nel sottosuolo avvolto dalle pareti lucide di mattonelle bianche brillanti, mi
accorgo che non c’è controllo, nessun impiegato, nessun viaggiatore solitario
come me.
Probabilmente
sono spiato dalle telecamere.
Nel
marciapiede, nel sottosuolo, vicino alle strette linee ferrate, dopo dieci
minuti arriva uno studente, giovane, con libri e quaderni, mi guarda come se
fossi un animaletto uscito da un giornalino dove si descrivono extraterrestri.
La
mattina in questa stazione della metropolitana si ritrovano tutti, e si
conoscono tutti, cambiano alla stazione Borgo, dove aspettano la coincidenza con
i treni all’aperto che girano attorno all’Etna., verso Paternò,
Randazzo, Riposto.
Alla
stazione Borgo arrivo anch’io, un intruso, un curioso anziano che tutti
guardano perché non l’hanno visto mai, un tale ch’è disposto a fare una
levataccia, pur di ritrovarsi adolescente.
Un
bambino che , forse, vuole anche pensare a suo padre che non c’è più.
Ho
portato con me le mie macchine fotografiche.
Cattiva
abitudine.
I
turisti, quelli veri, sono sempre con le macchine fotografiche in mano, oggi con
supertecnologiche camere digitali o piccoli gioiellini computerizzati.
Perché
cattive abitudini?
Perché
il turista non si abbandona alla novità, sta lì a “catturare” immagini,
monumenti, vuole “avere” non vuole “essere”. Viviamo in una società
dove tutto si deve” consumare” e consumare in fretta.
Il
turista non si fa coinvolgere dalla poesia di piccoli sentimenti, emozioni,
frammenti di visioni mattutine artistiche e non artistiche, ma piccole cose di
un tempo che fu.
Uomini
e cose della vechia Sicilia
Oggi
no, sono fortunato, ho tutto il tempo a mia disposizione, posso guardare le
vecchie littorine posteggiate, non più riparabili, dove un cane “cirneco”
dell’Etna si avvicina con la gamba alzata profanado una vetustà che sa di
fascismo, di saluti romani.
La
circumetnea non è stata realizzata durante l’era del “fascio”, molto
prima, dopo l’unità d’italia. Fu pensata dai Borboni, ma non fecero in
tempo a costruire la strada ferrata. Garibaldi arrivò in fretta fece subito
l’italia, qui.
La
circumetnea, invece, non arrivò subito, dopo quasi venti anni dopo l’unità
d’Italia.
Littorina
fu il nome che gli diede il fascismo, da “littorio” o “fascio littorio”.
Scendono
dal trenino, alle otto quasi del mattino, tanti studenti che si recano a Catania
per studiare, c’è pure un vecchio di Maletto con la zampogna, arzillo, più
tardi sarà ubriaco di vino.
Gli
zampognari sono tutti di Maletto, una razza in via d’estinzione. Suonano
davanti i presepi, ed è tradizione mai tralasciata che, alla fine della
sonatine, gli si regali un bicchiere di vino, alla fine ritornano in paese
ubriachi fradici, dormono nei treni delle circumetnea con la zampogna sullo
stomaco, sazi, ebri, figli di un dio minore: Dioniso.
A
Natale mancano solo due settimane.
Il
trenino parte orgoglioso strisciando tra le lave di Nesima e mi siedo
vicino a tanti viaggiatori che sono preoccupati della giornata un po’
nuvolosa. Piove, come si dice in Sicilia, “assuppa
viddanu”, cioè con piccole gocce che non fanno male.
I
Siciliani non amano la pioggia, si sentono a disagio.
C’è
tanta gente sul treno. Non me l’aspettavo.
La
professoressa, biondina, carina, giovane, corteggiata da un bigliettaio
lavativo,dolce ma lagnoso, che ride sempre.
Salgono
tanti studenti, anche loro, lavativi, vanno a Misterbianco e a Paternò.
Paternò
è una città importante, una città etnea dove ci sono più scuole.
Le
giovani studentesse non sono come le ragazze siciliane degli anni cinquanta.
Negli
anni cinquanta in queste”littorine”, s’incontravano ragazze che neanche ti
guardavano, timide, senza fidanzato, accompagnate da genitori o parenti, era una
Sicilia “islamica” ormai perduta per sempre.
Ci
descrivono ancora oggi, i
settentrionali, con le donne in testa lo scialle nero, madonne con il velo, i
vecchi e anche i giovani con la coppola nera .
Non
ci sono più questi simboli d’una civiltà antica, i settentrionali sbagliano,
non conoscendo, non visitando la Sicilia, non hanno mai capito nulla di
noi.
Le
ragazze, pure ragazzine, ora guardano negli occhi i maschietti, sono
intraprendenti, vestono con jeans stretti e top provocanti.
I
ragazzi ( maledetti) non corteggiano più le ragazze, sembrano “passuluni”,
cioè fichi maturi che cadono a terra senza essere “mangiati”.
Le
ragazze, a volte, cominciano con discorsi imbarazzanti del tipo. “ho lasciato
Luca perché m’annoiavo, forse mi metto con Salvatore ch’è tanto carino, se
solo fosse un po’ più vicino a me…”.
I
maschi siciliani sono storditi, hanno perso un po’, forse molto, del
dongiovannismo, si mettono, i tappi nelle orecchie per ascoltare chiassose
canzoni, non guardano le ragazze che gli muoiono davanti.
La
fine del maschio siciliano?
E
le donne stanno a guardare….
Il
trenino ora passa per Piano tavola, nell’area commerciale di Catania,. tra
tante tante piante di fichid’india, che nessuno raccoglie,
qualche bella pianta di zzamara,
pianta grassa che in italiano si dice agave o aloe, gli immancabili agrumi di
Paterno, la qualità sanguinello, qualche albero di limone e tanti uccelli
caccarazze che volteggiano arroganti di ramo in ramo
Dopo
Piano tavola , subito, la nuova, quasi
pronta Etnapolis.
Etnapolis
è una lunga e grande muraglia di cemento, un deposito lungo un chilometro, una
megalopoli e non Etnapolis, non c’è nessuna tradizione greca da richiamare,
è un “fatto” commerciale dove importanti lobby italiane e straniere hanno
deciso che la Sicilia è un grande mercato di consumo.
Niente
cambia, così ci considerarono dopo l’unità d’italia i “piemontesi”.
La
lunga costruzione di cemento somiglia tanto al quartiere romano di Corviale, un
lungo caseggiato, triste, una lunga casa popolare estesa un chilometro,
un’idea pazzesca di costruttori post-moderni.
Etnapolis
è grande, occuperà tanti giovani, niente male se ogni tanto si perde un
“pezzo” di poesia.
Per
fortuna la vicinissima stazioncina di Valcorrente ci restituisce la poesia del
paesaggio che per pochi minuti avevamo perduto.
Valcorrente
è una fragile stazione della circumetnea, circondata da
fichidindia e con una piccola sala ch’è d’attesa con una porta
antica arredata con tendine ricamate finemente.
Purtroppo
questa stazioncina minuscola, aggraziata, fra le lave e il verde solitario della
campagna, rischia di essere trasformata in una grande stazione moderna per
l’utilità di nuove e grandiose iniziative commerciali.
Nella
stazione di Paternò mi sorprende una strana manovella, girata con ardore da un
ferroviere imbaccuccato.
A
“manuvella” arrotola un filo robusto d’acciaio che per mezzo di carucole
in alto e, per tutto il prospetto della stazione, corre ad abbassare il
passaggio a livello che impedisce alle automobili l’entrata nella città di
Paternò.
Sinceramente
non me l’aspettavo.
Sembra
un gioco per fanciulli, fatto dai grandi, ma la ferrovia circumetnea è così.
Speriamo che resti così ancora tanto tempo.
Prima
di Adrano sfioriamo un campo di calcio mai completato da anni.
Spesso
in Sicilia le opere pubbliche s’iniziano e non si completano. Può darsi che
l’attività è ferma per ragioni di “carte”, cioè burocrazia, spesso
perché rivalità politiche, inutili,impediscono il completamento;, spesso
interviene l’autorità giudiziaria che si confonde tra le “carte” e poi si
arriva tardi o con troppo ritardo in Cassazione.
I
siciliani non sono fatalisti, sono contemplativi, è diverso; molti è
vero si danno da fare e diventano ricchi, ma i siciliani non hanno perso
la mentalità orientale, un po’ bizantina un po’
Levantina,
araba.
Vediamo
le coltivazioni di pistacchio fino a Bronte ed oltre.
Prima
di parlare del pistacchio, una fermata del treno a Passo zingaro, scende uno dei
pochi contadini rimasti a coltivare la terra, era salito nella vicina stazione
di Adrano, seduto accanto a me, prima di scendere, mi aveva confidato che aveva
l’auto guasta, che la circumetnea non gli
interessava e la potevano togliere subito, anche se vecchio, troppo
vecchio per lavorare ancora, non poteva abbandonare i suoi pistacchi che qui si
chiamano pure: oro verde.
Voleva
solo la sua auto vecchia per spostarsi.
Costa
caro il pistacchio, costa caro soprattutto raccoglierlo, poi bisogna pagare i
contributi e i braccianti.
I
braccianti, sono, anche loro, una razza in via d’estinzione,
ora anche stranieri; se
lavorano trenta giorni ne vogliono “segnati” cinquantuno all’ufficio di
collocamento.
Molti
proprietari si lamentano per questi “pizzi”, ma poi pagano i contributi
all’Inps in più, in fondo il prezzo del pistacchio è remunerativo.
I
proprietari sempre si lamentano, ma il pistacchio è buono anzi eccezionale,
come quello che si produce in Turchia, gli acquirenti pagano e guadagnano meglio
rivendendolo in bustine, un po’ ridicole, ma carissime di prezzo.
Dopo
Bronte il treno si prende d’affanno, a tutto gas attacca la salita verso
Maletto, siamo nei pascoli alti di Maniace, il treno a Maletto raggiunge i mille
metri d’altitudine: un record assoluto in Sicilia.
Maletto
è il paese dei “picurara” dei silenzi tra il verde e le valli che sembrano
alpine.
Pecore
tra sassi pieni di muschio, brucano la “veccia”, un’erba di cui vanno
ghiotte pure le vacche.
Qui
c’è l’alpeggio, estate ed inverno, il paesaggio ricordo il verde, il dolce
verde incantato d’Irlanda.
Non
occorre andare in Irlanda, a Sligo oppure a Galway, qui c’è un pezzo di terra
anglosassone.
Anglosassone
era Nelson, a cui i Borboni regalarono una bella e fertile ducea, per i suoi
meriti militari: aveva fermato l’arroganza e prepotenza francese nelle acque
di Trafalgar.
Tutto
inutile, la rivoluzione francese fece il suo corso, nel bene e nel male.
La
rivoluzione francese non è mai arrivata veramente in Sicilia.
E’
arrivata la rivoluzione delle “donne”, delle donne che lavorano, delle donne
imprenditrici che hanno creato laboratori anche immensi dove si producono capi
d’abbigliamento. Bronte, Randazzo, Maletto e alri paesi dell’Ennese e dei
Nebrodi sono pieni zeppi di laboratori dove si lavora a “facon”.
Al
Duca Nelson, come scrivevamo, fu regalata una ducea grande come un immenso
feudo.
Le
malelingue, anche gli storici più precisi, affermano che il duca Nelson non
venne mai a Bronte a vedere la sua ducea di Maniace
Può
darsi.
Sono
certamente arrivati i suoi eredi, suoi eredi erano quelle inglesine che venuti a
godersi le vacanze in Sicilia, nella ducea del loro avo, per il grande caldo
d’agosto, pensarono maliziosamente di spogliarsi nude completamente e fare il
bagno in una piccola piscina, che esiste
all’interno del castello di Maniace.
Erano
tutte ignude e rilassate quando un “picuraro” curioso, nascosto tra cespugli
e alberi non crede ai suoi occhi di siciliano arrapato.
Sarà
stato il caldo, oppure un’astinenza forzata tra le pecore del gregge; insomma
il “pastorello” non frenò e si lanciò correndo e focoso verso le inglesine
nude e sprovvedute.
Il
pastorello ebbe la peggio.
Non
ci fu l’orgia da lui prevista, ma un sacco di legnate con sedie di ferro che
le belle e nude bagnanti inflissero al giovane in ardore.
Il
pastorello fu ricoverato con prognosi riservata nel vicino ospedale e con
diverse imputazione di reato: tentativo di stupro e altri .
“Cunnutu
e vastuniatu”. Cornuto e bastonato, perché ormai nessuno corteggia con modi
garbati o all’inglese le donne…anche ignude, u “picuraru” poi, quando
mai! Rimase rosso di lividi e in…bianco e con infinite grane con la giustizia.
Sfortunato
pastorello di Maniace.
Torniamo
a Maletto, che nel verde irlandese, si prepara al Natale con i suoi pochi
zampognari che prendono la littorina della circumetnea per andare a Catania, per
suonare davanti ai presepi montati da grandi e piccini.
Un’occasione
per fare buoni soldi.
Scendiamo
verso Randazzo.
L’Etna,
come la chiamiamo noi: “a montagna” è piena di neve. Neve bianca e lava
nera. Mongibello, dall’arabo: GEBEL, che significa montagna.
Tra
Maletto e Randazzo un’immensa quantità di piante tipiche del paesaggio etneo.
Ho
avuto la fortuna di restare sulla littorina con un appassionato palermitano
d’insetti, un entomologo; si recava nel museo di Scienze naturali di Randazzo.
Da
Maletto a Randazzo siamo rimasti soli in treno, e quindi abbiamo avuto il tempo
di parlare. Ho ascoltato la descrizione di alcuni rari uccelli e rare piante che
si trovano in Sicilia, non ho capito molto, invece, d’insetti, argomento per
me molto difficile.
L’amico
palermitano conosceva pure i
cespugli, e mi raccontava che molte piante si trovano solo in Sicilia. Alcune
piante sono velenose, come il tasso baccato che vive nei boschi etnei o nel
bosco di Mangalaviti.
I
frutti del tasso baccato si possono mangiare, e gli uccelli ne sono ghiotti, ma
le foglie sono velenosissime.
Nella
campagna non è raro il finocchio marino,( come mai in montagna?), le
violacciocche selvatiche, i capperi, ginestre, querce, bagolari, lo spino santo.
Piante che magari ammiriamo ma non comprendiamo come si riproducano lì dai
tempi in cui l’uomo non era neanche comparso sulla terra.
Tra
Maletto e Randazzo si trova la grande vallata che scende fino alle contrade di
Maniace.
Petrosino,fondaco,
e dietro la contrada di semantile, pezzo, poi
la strada che porta fino a Tortorici e Alcara li fusi, ma siamo già
nelle montagne dei Nebrodi.
In
questo periodo invernale non si vedono molti uccelli, ma mi diceva il mio amico
viaggiatore che con la stagione dei fiori, si possono ammirare tante specie di
volatili, grandi e piccoli, a portella mandrazzi o portella femmina morta.
Una
volta,. non tanto tempo fa, in Sicilia volavano i grifoni, uccelli dalle immense
ali; scomparvero perché mangiavano i corpi morti delle volpi avvelenate.
Le
volpi erano un flagello per i contadini; i grifoni, invece, uccelli d’ammirare
nei loro ampi volteggi.
Spesso
per il cattivo ci va dimezzo il buono. Così con l’avvelenamento delle volpi
sparirono pure i grifoni.
I
cattivi rimangono lo stesso: le volpi sono sempre presenti nei boschi dell’etna
e non è raro incontrarle; i grifoni, purtroppo, sono spariti.
Il
mio compagno di viaggio, entomologo palermitano mi ha riempito la testa di
strani nomi, nomi di piante e
uccelli, non posso ricordarle tutte. Mi chiedevo dentro di me, quante piante ci
sono in Sicilia e quanti animali piccoli e grandi.
Come
siamo ignoranti delle cose di questa terra.
Gli
entomologi studiano solo gli insetti, ma finiscono per conoscere tutto il genere
umano e tutte le piante.
A
Randazzo sono sceso insieme al mio nuovo amico palermitano, incontrato in treno
.Siamo andati insieme nel museo di scienze naturali di Randazzo. Il museo è
bellissimo, ma io non ho resistito molto a tutte le spiegazioni approfondite e
logorroiche; alla descrizione di tutti gli uccelli che ci guardono fissi,
immobili, imbalsamati testimoni di una natura bella e a volte irrecuperabile.
Troppi
nomi, troppe piante, troppa ignoranza la mia.
La
Sicilia delle piante e degli animali è una Sicilia tutta da scoprire (almeno
per me!)
Ci
siamo salutati davanti ad un caffè corretto bevuto in un bar di Randazzo. Bar
antico d’almeno cento anni, dove un paffuto proprietario ci spiegava gli
intonaci liberty che erano stati recentemente restaurati.
Stucchi
restaurati male; ma lo stile, l’arte, l’atmosfera del tempo che fu c’era,
si faceva strada fra rozze ridipinture.
Col
mio occasionale amico ci siamo salutati e sono ritornato nella stazioncina di
Randazzo.
La
littorina della circumetnea, da Randazzo a Riposto, attraversa un paesaggio
verde e ormai poco coltivato.
Pochi
passeggeri, sembra un trenino per oziosi come me.
Due
fidanzati che si punzecchiavano dispettosi, una polacca che mi spiegava come la
littorina non si fermava più in tutte le piccole stazioni.
Passò
pure dritta davanti alla stazione di
Passopisciaro.
Per
potersi fermare bisognava dirlo prima al conducente del treno. Poco male, potevo
andare a Passopisciaro in auto, in un’altra occasione, o forse mai.
I
ricordi bisogna lasciarli come sono, fissi, immobili, lievemente dolci e
inutili, tutti o quasi nel sogno . Rivedere la casa d’estate che non è più
di proprietà, non è una bella soluzione.
La
giornata la stavo passando rilassandomi, perché aggravarla di rimpianti?
Lontano,
il bosco di Malabotta, nell’agro di Moio Alcantara, tutta Valdemone, ma la
littorina da Piedimonte corre, gira lesta verso Nunziata di Mascali, brevissima
sosta e poi il mare, il porto di Riposto.
Il
viaggio sta per finire; s’intravedono
le piccole navi accostate alle banchine del caricatore.
Il
mare Jonio, il mare dei Greci.
Il
porto di Riposto era un porto importante nell’ottocento, ma anche molto prima;
porto commerciale ed ora anche un po’ turistico.
Oggi
è giornata di scuola e di lavoro, ho molto oziato con questa littorina che gira
tutta l’Etna.
Non
posso ritornare a Catania, il trenino si ferma qui.
Posso
rifare la strada al contrario, non mi conviene: sono ritornato di nuovo bambino.
Santo
Catarame (Aristofane junior…)

Corrieredaristofane
Edizione
Straordinaria per lo sciopero generale.
Welfare
o non Welfare?
Ministoria
Dello
Stato
Sociale in Italia fino alla sciagurata politica del lavoro del governo
Berlusconi.
Nel vocabolario inglese-italiano leggiamo che WELFARE significa: benessere, prosperità, benessere della nazione, previdenza, assistenza sociale….
La storia della nascita e dello sviluppo dello stato sociale (welfare) è la nascita e lo sviluppo
Della civiltà contemporanea completamente libera dall’oscurantismo ottocentesco e dai residui della legislazione feudale di tipo corporativo.
Nel medio-evo, esiste, una forma arcaica di welfare; esistono istituzioni di beneficenza, organizzazioni corporative delle arti e mestieri dove maestri d’arte e apprendisti lavorano insieme.
Confraternite che si preoccupano della salute spirituale e materiale, ove possibile, dei confratelli
La quantità di confraternite esistenti nel medio-evo era considerevole.
Le confraternite erano legate al concetto di mestiere, che a sua volta era tramandato di padre in figlio.
Per esempio in Sicilia, e in tutto il sud, durante il regno Borbonico, importante era la confraternita dei lavoratori del lino e della seta..
Una strada di Catania si è voluta chiamare, in tempi lontani “consolato della seta”, fino ad oggi si chiama così, e testimonia un’attività ormai scomparsa.
Attività scomparsa proprio perché non protetta dalla politica economica dei nuovi governanti “piemontesi”, venuti dal nord-italia.
Una volta molto era lasciato alla generosità dei ricchi e dei potenti, e, logicamente all’onore dei patrizi. L’aristocrazia elargiva per riaffermare un prestigio, ma anche per pagarsi una buona entrata in paradiso.
La mano morta ecclesiastica aumenta d’importanza con acquisizioni di doni, o, a volte d’interi patrimoni che venivano “legati”.
Questi patrimoni lasciati in “legato” erano destinati ad opere pie, opere di beneficenza e destinati alla ristorazione del popolo povero e diseredato.
In alcuni casi erano fondate case per “la nutrizione”, o “reclusori”, per assistere i bambini abbandonati (projetti) e per avviare ad un lavoro redditizio e legale le fanciulle che: sedotte ed abbandonate, potevano perdersi nelle difficoltà della vita.
In fondo la società antica e medievale non era così sprovveduta, e il “sentimento” d’assistenza sociale e di pietà per il prossimo era abbastanza conosciuto e praticato.
Il Regno d’Italia non innovò molto rispetto agli Antichi Stati, la legislazione sociale fu presa in considerazione dopo il consolidarsi dell’industria dei “panni” nel italia settentrionale e sfruttamento del lavoro delle donne, e con l’attenzione che s’incominciò a sviluppare nei confronti del lavoro dei fanciulli, soprattutto nel sottosuolo e nelle miniere di zolfo in Sicilia.
Il secolo romantico, in altre parole l’ottocento, finì con le storie non-romantiche dello sfruttamento di donne e fanciulli
Il lavoro delle donne nei nuovi opifici, e il lavoro dei “carusi” siciliani, sensibilizzò il mondo civile, e quindi politico, per una legislazione più “umanitaria”.
In Italia, finalmente, nel 1893 fu approvata la legge sulla “polizia delle miniere”, primo nucleo di
Quell’ispettorato del lavoro che in seguito avrebbe creato tante attese per i lavoratori, ma anche tante delusioni.
Nel 1898 si approvava la prima legge sugli infortuni sul lavoro e un primo “abbozzo” di legge
Sull’invalidità
e vecchiaia, assicurazione solo facoltativa
e non obbligatoria.
E’ il principio d’assicurazione privata che domina i progetti del legislatore, siamo ancora lontani
Dalla legislazione sociale amministrata dai pubblici poteri.
Le leggi di prevenzione infortuni prevista solo per i lavoratori delle miniere, la competenza per l’attuazione apparteneva al Ministero dell’Industria.
Non esiste ancora il Ministero del lavoro.
In Italia l’inizio del welfare porta un solo nome: Giovanni Giolitti.
Giovanni Giolitti, capo del governo, liberale, ma sensibile alle sofferenze della classe lavoratrice, inaugura il nuovo corso.
Le leggi del lavoro, imposte nel Regno d’Italia, si approvavano un po’ copiando dalle soluzioni giuridiche anglo-sassoni, e dai nuovi orizzonti di gloria del movimento operaio degli Stati Uniti d’America.
Giovanni Giolitti ha in parte imitato le soluzioni e le leggi degli altri paesi, è vero anche che l’Italia, per quei tempi, non rimane indietro ad una concezione moderna d’assistenza e previdenza.
La legge per l’ordinamento dell’orario di lavoro del 1923, nasce come conquista sudatissima del movimento dei lavoratori.
La legge sull’orario di lavoro è redatta con una stesura complicata, che dimostra le tragiche mediazioni tra governo, imprenditori e lavoratori usciti dalle lotte del “biennio rosso”.
Otto ore di lavoro per tutti è in ogni modo una dolce realtà.
Per gli imprenditori conservatori e bigotti: una sconfitta.
Per gli imprenditori più progressisti solo un evento da gestire con grande managerialità.
La rivincita della “razza padrona” si attua solo pochi mesi dopo con la presa del potere delle camicie nere.
Il fascismo e il duce ex socialista, però, non bloccano questo processo all’espansione delle leggi del lavoro.
Bisogna riconoscere che durante il ventennio tantissime furono le leggi approvate a favore dei lavoratori, (busta paga, libretto di lavoro, riposo domenicale ecc.ecc.) mentre prendevano corpo e sostanza gli istituti previdenziali: INPS, INAIL, INAM.
Durante il fascismo la settimana lavorativa viene, in linea di massima (!), stabilita in 40 ore settimanali. La “vera” attuazione delle 40 ore settimanali è delegata ai contratti corporativi.
Se il fascismo esorcizzò la paura del comunismo per far piacere a “razza padrona”, dall’altra bisogna riconoscere che l’impegno a favore dei lavoratori subordinati assunse una dimensione efficace.
Era il segno dei tempi.
La crisi economica del 1929 fece più paura del comunismo sovietico.
Gli economisti inglesi gridavano al “nuovo corso” in economia (J.M.Keynes)
Il nuovo corso era l’impegno dello Stato a potenziare risorse per evitare che il calo dei consumi privati precipitasse il “sistema capitalistico”.
La legislazione sociale veniva in aiuto del sistema capitalistico.
Assistenza e previdenza si armonizzavano con il concetto d’ammortizzatori sociali.
La nuova minestra per creare la società dei consumi era pronta.
Dopo la seconda guerra mondiale, in Italia bisognava ricostruire tutto.
Fu
ricostruito il Ministero del lavoro: il
collocamento fu funzione pubblica.
Amintore Fanfani, con la scelta corretta che il collocamento bisognava tenerlo sotto controllo,
non contentò tutti, ma pose le basi per un’istituzione che è durata a lungo e con successo
I
recenti cambiamenti delle leggi sull’avviamento al lavoro, approvati con
un’illogica ansia di rivincita del privato
sul pubblico, non hanno risolto nulla, ma hanno soltanto creato un’immensa
quantità di giovani e non giovani precari.
San Precario non è un santo nato per caso, è un’icona dell’Italia moderna.
Nel novembre di quest’anno il giornale della confidustria: il Sole-24 ore, ha dovuto ammettere che il lavoro part-time è aumentato di circa tre milioni di dipendenti. Questo dato non è per nulla confortante e positivo, ma evidenzia come i datori di lavoro preferiscono mimetizzare un lavoro full-time con un lavoro a tempo parziale e precario per dimezzare il pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.
La finanza poco creativa dell’on.le Tremonti ha complicato il versamento dei contributi a favore dei lavoratori.
Una miriade di leggine ed esenzioni ad hoc sui contributi sociali, non fanno crescere lo sviluppo, ma complicano i conti delle imprese senza creare la voglia d’investire da parte egli imprenditori.
E’ inutile diminuire le imposte se non cresce la voglia di “fare” impresa..
E’ inutile privare gli enti e le istituzioni dei fondi pubblici, la recessione sarà sempre più grande.
I consumi sempre più bassi.
Gli insegnamenti di J.M.Keynes sono ancora validissimi.
Non si possono mortificare gli enti previdenziali svendendo il loro capitale immobiliare all’insegna di una parola difficile e per questo paurosamente ingannatrice:
Cartolarizzazione.
Vendere
gli immobili dell’INPS è come vendere il risparmio dei lavoratori., in nome
di una finanza creativa che sa d’imbroglio.
La
risposta per una ripresa economica non sta in teorie e diagrammi o dati sul PIL.
Difendere legislazione del lavoro significa rispetto per la storia del lavoro in Italia.
La recente polemica fra welfare attivo e welfare passivo, nasconde solo la voglia d’indirizzare la legislazione del lavoro ad un ridimensionamento o arretramento che non è nelle tradizioni storiche del nostro paese, e che, è ridicola se si pensa agli sforzi che si fecero prima con il governo Giolitti, con il fascismo e in seguito nella terribile notte del dopoguerra.
In periodi difficilissimi per la finanza pubblica e per le risorse a disposizione degli imprenditori e dell’Italia tutta.
.Il mantenimento della pace sociale è condizione di serenità, sviluppo economico e condizione unica che convincerà gli imprenditori creativi a rischiare negli investimenti, più semplicemente ad aver voglia di far impresa.
In questo festival d’illegalità vengono meno pure gli organi di controllo per far applicare la legislazione sociale.
L’ispettorato
del lavoro “accorpato” agli ex uffici del lavoro, versa ormai in
uno stato d’avanzata decomposizione
iniziato da qualche tempo, per colpa di
“casi” di mancanza di freni
morali di personale ispettivo, che
dimentica irresponsabilmente come l’ufficio sia nato per difendere sopratutto
le leggi e i contratti per i lavoratori.
Si auspica che l’Arma dei Carabinieri, già presente negli uffici dell’ispettorato del lavoro,
erediti la competenza in materia del lavoro e si crei un Nucleo Indipendente, come già avviene egregiamente per i nuclei d’assistenza sanitaria e per la difesa dei beni culturali.
La fine degli Ispettorati del lavoro e il potenziamento dei Carabinieri, che trasferiscono nella loro organizzazione militare le competenze in materia di legislazione sociale, può far ritornare la speranza nei lavoratori che lo Stato per loro ancora c’è!
Dr Santo Catarame, ispettore del lavoro i.q.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
(la foto di testa appartiene a Uliano Lucas)
Aristofane e Magoo ogni tanto “ospitano” argomenti più impegnativi
Il presente messaggio e mail viene spedito.ad amici o ad indirizzi resi pubblici, non contiene spam e può essere facilmente rimosso, non ha scopo di lucro. Questo sito capo-maglia comunica con circa 500 siti web o indirizzi e mail.anche del bacino del mediterraneo.
www.corrieredaristofane.it e le nuove fotografie: uomini e cose della vecchia Sicilia.
25
vènniri nuvièmmuru 2005 Santa Catarina

Aristofane aderisce al partito siciliano:
La
mafia fa schifo.
Miniminagghia (indovinello)
Chi
scrisse? “l’abitudine
a credere è l’ostacolo
De
immenso (g.b.)
P H I L O S O PH I A
Quanti filosofi ci sono in servizio dipendente (libro paga) in Italia?
Scegliere la risposta:
1) Nessuno;
2) Uno, nessuno e centomila;
3) Alberoni, Bottiglione o Bottiglione, Pera, Cacciari..
1) Alberoni della scuola “dell’innamoramento ed amore”, è riconosciuta a livello intercontinentale e interinale come la scuola Filosofica delle casalinghe: inquiete, innamorate, arrapate, in amore.e pure in calore.
Alberoni,
filosofo dell’intolleranza
di tendenza aziendalista e falso moralista.
(Leggasi
prima pagina giornale Corrieredellasera, del
lunedì. Articoli filosofici tra le pagine dello SPORT, insieme al CALCIO
parlato scritte dal FILOSOFO ALBERONI (?).Un calcio… pure per Alberoni)
Alberoni,
mezza punta e mezza tacca di sfondamento al viagra,
contemplativo di nascita, mezzano-ruffiano nelle dispute
logico-etico-ontologico-gnoseologico-gnocco-alla-romana-
metafisico
e mezza-pugnetta- meta tisico-estetico-stitico-epistemologico-non mi pistari u
peri- un po’ bruttino senza parrucchino-innamorato di bellusconi-pappagone-
frequentatore
di salotti milanesi e di CASINI
Onorevoli
Scopritore
di testi: SESSUAL-Filosofici.
2)
Buttiglione,
che con la famosissima filosofia del BOTTIGLIONE ha rotto pure i cojoni, di
orientamento teologico-salesiano-ratzingeriano-papale-papale in altre parole
papalino-senza mano-sottobanco-dammi il ministero- tanto sono filosofo e non
penso alle poltrone mi basta la botte di Diogene-
e-la botte piena
di vino. Sono un GUAGLIONE, ed esercito la FILOSOFIA
DEL BOTTIGLIONE!
3) Pera, della scuola popperiana….
(Karl Popper,filosofo, avversario dichiarato della televisione:e rigorosamente laico-liberale…..la vita non è che un continuo risolvere problemi!)
Il
vero problema è il “filosofo” PERA,
che è popperiano
ma scrive con il papuccio
RATZINGER, e fa festuccia con i dittatori dell’emittenza(!)..mi
consenta!
Perché
POPPER
A PERA,… sì quelle della Carlucci(!)
Pera,
uomo filosoficamente
disinteressato, vuole fare
solo il Presidente della Repubblica;
fa
il presidente del Senato…imparziale.. tifa solo a destra
Pera
liberale, col vizietto clericale.
Pera sarai Presidente se ti metterei sempre sull’attenti (filosoficamente) dinanzi alla LEGA, tanto che te frega, sei un filosofo… distaccato.
Attento ai Casini che sono FINI e può essere che RU(V)INI.
Sei
liberale, potresti aspirare ad una cattedra
interinale( o anche fuori il rinale)
con quella testa a ..PERA!
Pera
sei metafisico? Hai voluto POPPER e non ti sei accorto che il filosofo è al di
sopra del potere, non cerca incarichi e neanche BRISCOLE!
PERA
perché non pensi solo alla CARLUCCI e alle sue… POMPER(testa-coda-sei-nove)…
A.. PERA?
4)CACCIARI?
(lario
in siciliano significa brutto! Oppure la moglie di….lui)
Una
volta era marxista, ai tempi della lista(unica)…poi
divenne fanculista negativo(Nietzsche e Wittgestein) e perse la vista ed entrò
in KRISIS*
Perché
s’innamorò di una signora ARRIVISTA
, che faceva la… BELLAVI(S)TA(!) in un teatro
per solo uomini…..ma a lei che cosa interessa, è per caso BUDDILISTA?(nel
senso di CASINI)
No..è
che mi mancò la vista nel vedere questa bella signora arrivista
che si metteva in vista,
come
se nulla fosse con le popper
in vista!
Vuole
dire KARL
POPPER?
No
questo è stato detto sopra per PERA. e ti sbagghi..
E
per Cacciari ?
……Basta
lisciarici lu pilu e dari l’agghi!*
.
Magoo
& Aristofane
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
In
testa il dipinto di Raffaello: la scuola di Atene, e la pubblicità della
Regione Siciliana contro la mafia.
*Basta
lisciari lu pilu e dari l’agghi=dargli una lezione…. (proverbio citato dal
Pitrè)
Soluzione
della miniminagghia= Spaccio de la bestia trionfante.
Pera
è riconosciuto “seguace” del filosofo Karl Popper, ma agisce in
modo….contrario;
*Cacciari,
marxista, è attento al “pensiero” negativo e a filosofi come: Nietzche e
Wittgestein, proponendo una sintesi complicata e un po’ fumosa; ha scritto,
“Krisis, saggio sul pensiero negativo……”
Bottiglione….non
si capisce cosa pensa!
Questa
e mail è spedita senza scopo di lucro (ppi sfaccinnamentu) non contiene spam e
può essere rimossa facilmente, è inviata a circa 500 indirizzi nell’area del
bacino del mediterraneo.
E’
inviata ad indirizzi d’amici o resi pubblici. Potete chiedere l’annullamento
dell’invio
in
cambio vi sarà spedito un ricordino….
www.corrieredaristofane.it
è anche una galleria fotografica.
29
marti nuvièmmuru 2005 Santa Livia

CORRIEREDARISTOFANE N° 53
ARISTOFANE:
Risvegliato, evocato, disturbato e interrogato da sciamano siberiano, così parlò in merito alla Recente polemica sulla
SATIRA POLITICA, dai suoi tempi a ROCKPOLITIK.
Parla ARISTOFANE:
In principio era la SATIRA,
Nacque da un BOATO che ignoranti scienziati post-moderni hanno chiamato, con un nome volgare, in altre parole: BIG-BANG.
In realtà FU una grande risata del CREATORE accortosi, che fra i cieli e la terra c’era poco da ridere,
pensò, giustamente, di riderci sopra creando questo TEATRINO, abitato, in parte da esseri umani.(e da qualche cretino!)
I primi abitanti furono Adamo ed Eva, e qui cominciarono le risate.
Non fu Eva a dare la mela ad Adamo, ma fu Adamo che la strappò al serpente, accertato che questo , con la scusa di strisciare di nascosto, si stava mangiando tutte le mele del paradiso terrestre.
Con i Sumeri, gli Egizi ed OMERO, c’era poco da ridere.
Poi arrivò ARISTOFANE, CIOE’ IO.
Accortomi che i miei compatrioti piangevano ascoltando le TRAGEDIE GRECHE, decisi di satireggiare un po’.
E’ vero che nacqui in un’isola dell’Egeo, ma vissi in Sicilia
I SATIRI nacquero in principio TUTTI a Catania (KATANE),
erano
chiamati: STRURUSI.
STRURUSU è parola d’incerta origine etimologica.
Secondo
i dizionari siciliano-italiano, STRURUSU
significa: sarcastico o dispettoso, parola molto diffusa, appunto in Catania, ma
anche in altre provincie siciliote.
STRURUSU
si può dire anche: STRUDUSU, ma quest’ultima parola non è utilizzata nella
parlata catanese d’hoc.
STRURUSU
non è da confondersi con JARRUSU, perché quest’ultima è parola d’origine
PERSIANA e significa: CIAURUSU. Chi
si profuma molto è CIAURUSU e alla fin fine anche un poco JARRUSU.
CIAURUSU, non va confuso con chi si fa trapiantare i capelli o se li tinge, in quest’ultimo caso è proprio:
FANCULISTA!
(frocio)
Ai
miei tempi, cioè nel IV secolo a.c., nessuno si faceva trapiantare i capelli,
al massimo i CONNA
ma in questo caso il trapianto avveniva GRATIS
con sommo gaudio delle mogli, conviventi e fidanzate provocanti
e avvenenti.
NESSUNO poteva essere eletto in POLITICA se di statura inferiore al metro e novanta.
Furono esclusi pertanto: BUSH, BELLUSCONI, PUTIN e TOTO’ U CURTU e altri soggetti MALVIVENTI, perché meglio fare a meno di chi è CUTTU e NZIGALATU o SINGALIATU cioè
! E’ SSINGALIATU CUTTU E AVI AD ESSIRI TINTU PPI-FFOZZA! (Attenti! E’ segnato e corto, non può essere nulla di buono!).
IO, ARISTOFANE mossi morto in Catania e fui sepolto in piazza Stesicoro!
(Le mie ossa furono ritrovate durante gli scavi per il rifacimento di via Etnea, ma il sindaco SCAPAGNINI, che accertò il…decesso avvenuto nel IV secolo a.c., rimase fesso e non si spiegava come in tutto quel fracasso ero rimasto immobile e di sasso!)
Dopo di me si rise con i Romani, poco con gli Arabi, per via di Maometto, che essendo extracomunitario fu rimpatriato dalla chiesa cattolica perché eretico e VENTRILOQUO, cioè amante delle danzatrici del ventre..
Il cognato di Maometto: ALI’, reagì alla flotta dei PISANU e dalle acque del GOLFO PERSICO nacque BIN LADEN.
Nel MEDIO EVO, in Sicilia si rideva prima del VESPRO, perché gli Angioini non mangiando “CICIRI” erano STITICHI e furono messi alla porta da GUALTIERO DA CALTAGIRONE.
Quest’ultimo essendo CANTRARO e quindi appassionato di ceramica fine marmorizzata, riteneva opportuno importare: SPAGNOLETTE, e, la Sicilia Bedda passò sotto il regno SPAGNOLO ARAGONESE.
Bisogna andare al periodo BORBONICO per farci altre quattro risate, perché, nonostante che i borbonici risollevarono ECONOMICAMENTE il REGNO DELLE DUE SICILIE, tutti i RE BORBONICI ERANO: NASONI E BOMBA!
Con l’Unità d’Italia s’incominciò a ridere al nord, mentre al SUD…SI PIANGEVA.
GARIBALDI FU FERITO?
Certamente, ma come il solito, in Italia, si esagerò.
LA SATIRA divenne farsa con il FASCISMO, perché si scherzava e si satireggiava in locali quali: VAVVERI; CUSTURERI (barbieri e sarti) e luoghi ameni come PUTIE E FUNNACI (vinaioli e locande) dove circolavano BARZILLETTE.
VESTIVAMO ALLA MARINARA e in spiaggia, ad OSTIA, il DUCE nell’ONDA cercava la QUARTA SPONDA.
Trovò invece BADOGLIO, uomo d’orgoglio (?), che con un imbroglio, girò LA SPONDA
Con gli ANGLO-AMERICANI, e gli italiani non trovarono manco un POLLO e restarono con il sedere a MOLLO!:
Venne la D.C., e le risate si fecero assordanti.
La D.C. fece PSI, e… PSI; PSI, PSI tutti incontinenti, prostrati con prostata, scappavamo nei cessi in mezzo a tanti pro-cessi!
E ARISTOFANE?
ARISTOFANE E’ RIMASTO LO STESSO!
Ora siamo fra LENTO e ROCK.
Se il rock è..stock ed è fisso, può essere stokafisso!
Se è lento, me ne pento, so poco contento, ma per questo non vado in CONVENTO e SOTTOVENTO!
Allora CIAURUSI, ridete, SATIREGGIATE, in queste contrade, non vedete come vanno le cose?
PACIENZA, comprate a CRIRENZA (a credito)
Volete la PENSIONE?…E’ un lusso da CREDULONE.
Ascoltate il mio consiglio, rideteci sopra, non è vero che state male… è tutto un imbroglio.
E’ veramente un BRUTTO IMBROGLIO! (leggi e governo)
SCRISSE un famoso STORICO catanese (giarrizzo):
BUON CACHINNO A TUTTI!
ARISTOFANE & MAGOO
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Cachinno è voce latina medievale che significa: ridere in modo sguaiato.
La presente e mail è inviata senza spam e non ha scopo di lucro, è inviata ad indirizzi e mail resi pubblici e può essere rimossa inviando una risposta con scritto annulla.
Questo sito è-capo-maglia e raggiunge circa cinquecento indirizzi.
11 venniri nuviémmuru 2005 (undici novembre 2005)

Edizione
straordinaria
RISPOSTA
FORTE ALLA PREPOTENZA E ARROGANZA
La
recente scelta dell’On.Le Lombardo, presidente della provincia di Catania, di
abbandonare il partito UDC, per creare un movimento sicilianista: il Movimento
per l’autonomia siciliana; e
la determinazione dell’On.Le Nello Musumeci, parlamentare europeo e
vice-sindaco di Catania, di lasciare Alleanza
Nazionale per fondare il
partito Alleanza
Siciliana, coinvolge tutte
le forze politiche della Sicilia alla riflessione, per una politica di quasi-separatismo.
La
destra siciliana ha già scelto di portare la lotta, con decisione nuova, contro
il governo nazionale, considerato inaffidabile e latitante
sugli importati problemi della mai risolta: questione
meridionale.
Le
scelte nuove coinvolgono la stessa SINISTRA,
al cui interno è gia iniziato un dibattito vivace e definito interessante, che
sta animando l’inizio della campagna elettorale per l’elezione dei
rappresentati all’assemblea regionale siciliana nel 2006.
Sono
troppe le lacune del governo Berlusconi. Troppe concessioni inutili alla LEGA
NORD, troppe attenzione ai problemi del ITALIA SETTENTRIONALE, nulle le
iniziative nei confronti del sud.
La
volontà dei Siciliani non è, al momento, animata da EMOTIVITA’
INSURREZIONALI,
Da
una preoccupata riflessione: come sono passati inutilmente questi CINQUE
anni di legislatura nazionale per gli irrisolti problemi della SICILIA, e come
invece siano stati proficui questi cinque anni per soddisfare le attese di BOSSI
e della sua CRICCA; costringe di più i siciliani ad aprirsi uno spiraglio
all’orizzonte, per crearsi un ASTRO NUOVO, ma sempre antico: il SEPARATISMO.
I siciliani hanno sempre COVATO nei secoli, l’aspirazione a ritornare come SICILIA STATO, così come quest’idea è stata chiarita dal PENSIERO e AZIONE di molti politici siciliani di destra e di sinistra, non prezzolati dall’integralismo degasperiano.
Finocchiaro
Aprile, Canepa, Attilio Castrogiovanni, il Duca di Carcaci e tantissimi altri,
sono i nomi che ritornano nei discorsi politici attuali sia dell’UOMO DI
STRADA siciliano, sia dal politico navigato e dicono BASTA ad un governo che ha
fatto e sta facendo di tutto per provocare una reazione separatista nel sud e in
Sicilia in particolare.
Bossi
e compagni si sono prodigati a far mutare l’inno nazionale: fratelli
d’Italia di Mameli in quello tanto conosciuto dell'opera "Nabucco"
di Giuseppe Verdi. E’ l’unica cosa che Berlusconi, fino ad oggi, non ha
concesso.
I siciliani stanno preparando l’orchestra per suonare la melodia dall’opera: ”I puritani” di Vincenzo Bellini, inno di tutti gli indipendentisti vecchi e nuovi?
Ai
posteri l’ardua sentenza.
Magoo
-per
un approfondimento della problematica sull’Indipendenza Siciliana si consiglia
leggere:
-Memorie
del Duca di Carcaci, il movimento per l’indipendenza della Sicilia;
-Natale
Turco, l’essenza della questione siciliana, storia e diritto 1812-1983.
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20
rumminica nuvièmmuru 2006-Sant’Ottavia,
PROVERBIO
SICILIANO:
Cumannari
è megghiu di…farisiri futtiri!
.:
Corrieredaristofane
n° 48:.
(tempo e spazio non esistono)
Y
O G A
Le culture e le civiltà
occidentali hanno ignorato per molto tempo il patrimonio spirituale orientale:
la letteratura, la filosofia, l’arte, la medicina ecc.ecc.,
Il “modo” d’essere orientali é concepire
i veri valori del mondo; un rispetto antico per gli uomini e gli animali,
l’amore per Dio, la pratica religiosa senza dogmi.
La spiritualità orientale è anche compassione
per tutto, specialmente per gli esclusi dalla società, che non facilmente
perdona, é considerare la ricchezza materiale e il troppo denaro come un peso
grave, quasi un’infelicità.
Dicono in oriente: “quel tale è
ricco……chissà com’è infelice!”
L’amore per la contemplazione per le opere di
Dio, i mantra, le preghiere liberatrici,
La religione come liberazione, come gioia, non
sofferenza, non penitenza, ricerca dell’assoluto, del nirvana, meditazione
come abolizione delle ansie e dei pensieri negativi, ricerca
Dell’Unione con Dio
Namasté, è il saluto indiano che è per
tutti, per chi viene da paesi lontani per stupirsi dell’India, magari carico
di pregiudizi e di superiorità occidentale.
Sono stati gli occidentali a NON volere la
“globalizzazione” vera, quella spirituale con le genti dell’Africa, gli
Arabi, gli Asiatici.
In passato, gli imperi colonizzatori, sono
andati in oriente a catturare prede, uomini da utilizzare per le piantagioni nel
nuovo “mondo”, da sacrificare negli “altari” preparati per la violenza e
dove la razza bianca era la forza, il diritto a sacrificare l’umanesimo in
ragione dell’opportunità produttiva, come affermare che: “in
principio….c’era il diritto alla materializzazione, era ed è tutto costi e
ricavi.
Un esercito di pirati é andato in oriente con
velieri inglesi, che si mutarono in “Compagnia delle indie orientali”.
Gli indiani li accolsero con affetto e gli
invasori lì “civilizzarono” in nome del dio “profitto”.
Ancora continuano, ancora……….
…..sei
ancora quello della pietra e della fionda………
….dentro il carro di fuoco…..
….eri tu con la tua scienza esatta persuasa
dello sterminio…
……………………………………………………………..
(S. Quasimodo)
Abbiamo
perduto l’armonia con le cose del mondo, la semplicità, non guardiamo di sera
le stelle, non ci fermiamo neppure un attimo a fantasticare col mare, siamo
indifferenti alle nuvole alte sovrastanti campi e colline, distruggiamo ogni
giorno il bambino che è in noi.
Indifferenti all’arte antica degli sguardi,
mangiamo di corsa anche l’amore, in fretta,
perché
non c’è spazio né tempo per pronunciare discorsi inutili come: poesia,
colori, fiabe e racconti.
Tutto
è: fast-food, vip, on-line, at the cost of life, be quick,
business………….
Corriamo ansiosi per nuovi “guadagni e
ricavi”, il tempo è prezioso, il tempo è denaro, abbiamo perduto il “sano
istinto animale”, la contemplazione del silenzio,
la consapevolezza che dentro di noi brilla un sole piccolissimo, atomo
infinitesimale, che fa dire agli amici indiani, salutando cortese:
Namastè:
saluto il Dio che c’è in te.
Siamo pietra grezza da cui può trarsi un
diamante.
Solo se lo vogliamo possiamo cambiare noi
stessi e rinascere felici.
Illusione (maya) è l’avere, reale è la
gioia dell’essere.
Ch’è
tutta st’amprèscia………
( che significa tutta questa fretta….
Se
inesorabile ci attende sempre la fine del fuso
(nel senso della fine del “filo” della
vita…)
S.C.
Magoo
Leggete
www.corrieredaristofane.it
(nuove novelle, poesie, foto di viaggi, satire in dialetto)
(traduzione)
Tri
fimminazzi sinistrossi
tre
belle donne
di sinistra
Son
pigghiati
e d’amor scossi
prese d’entusiasmo d’amore
Delli
ziti masculini discutono
dei corteggiatori
Cuntun
pregi e attarini.
E
dei loro pregi e difetti
Parra
prima la Fassina
prende la parola la prima
Formosetta
e culumbrina:
allegra
e
di bell’aspetto
-lu
me zitu è un veru stellu
-il mio fidanzato
Bellu
comu cicciu-bellu
è bello come un bambolotto
Mi
purtau a margarita mi
porta sempre fiori
Certamente
mi marita!-
certamente mi sposerà-
Ci
arrispunni Mussicusa
ci risponde la smorfiosa
Sua
cumpagna ma ‘nvidiusa:
amica invidiosa
-Haju
‘nzitu jorni e notti
ho un fidanzato sempre
Ciauria
a Bergamotti
profumato
al bergamotto(?)
Voli
sempre lu me pugnu
vuole che lo saluti col pugno chiuso
Mi
piaci e ci lu dugnu.
Lo faccio volentieri
Cumunisti
di burgata
siamo comunisti di
base
Semu
tutti nna lazzata-
siamo tutti una cosa sola
Venni
all’ultimu Angius-divina
l’altra amica come angelo divino
Puru
idda culumbrina
pure
lei provocante
Dici:
dice:
-Un
pocu di creanza
un po’ d’equilibrio
Anzamai
vi cala a vaddira ddà panza
potreste stare male con l’ernia
Megghiu
fallo(!) o scuru o scuru
meglio trattative riservate
Ccù
Rosselli ccà è ‘n mulo
con Rosselli(?) il vigoroso(?)
Non
mi spagnu si cc’è ’Alena
non mi
spavento di Alena(?)
Raramente
restu prena!-
raramente resto incinta!
(cunsiderazioni)
Ma
cchi razza i fimminazzi
che
razza di donne
Sunu
chini di spaccazzi
pensano a litigare
Quannu
virunu li mazzi
appena vedono occasioni
Fannu
scerri comu i pazzi
sembrano fuori di testa
(cunsolu)
Se
del democratico pattito
di
un buon partito per sposarvi
Vi
rimane solo un dito
vi rimane poco
Se
quel dito non v’abbasta
e quel poco è insufficiente
Non
vv’à arraspati a rasta?
Non vi disperate?
(mastru
finali)
Mussi
mussi mussiava
la smorfiosa
E
la coppula rattava
si innervosiva
La
Fassina s’allippava
la prima allegrotta
E
la clava non lassava
non voleva cedere
Angius-dei
ormai in caluri
la terza irritata
Craxiava
ccù assai amuri
cercava
(crasti) soluzioni sentimentali
(invucazioni
all’unità)
Fimminazzi
fimminazzi
care donne
Non
tuccati li spaccazzi
non fate liti e scissioni
Nesci
spacchi e sono guai
le
divisioni sono guai
Vi
finisci crai crai!
Vi finisce male!
Aristofane
c i c i l i a n o
![]()
Tutto
quello che avreste voluto sapere sull'affaire Piazza Europa
(www.ildito.it) - Piazza
Europa e lo scempio - Silenzio sul progetto tra ruspe e parcheggi
Dopo
piazza Sciascia, adesso le ruspe hanno colpito una delle piazze più
amate dai cittadini: piazza Europa.
Gli
alberi sono stati sradicati, senza alcun riguardo per le bellissime
palme e il verde secolare, nonostante il grido di allarme degli
ambientalisti. Al loro posto “catrame e cemento” come direbbe
Celentano. Motivo? La costruzione dell’ormai famigerato parcheggio
multipiano, con annesso centro commerciale.
Nei
giorni scorsi, con le macchine appena in movimento, i consiglieri
comunali della Margherita, hanno cercato di riportare il buon senso;
hanno chiesto all’amministrazione Scapagnini di ragionare sulle
conseguenze del progetto. Fino all’accorato appello di Enzo Bianco
che, da sindaco, in quella piazza era riuscito a riportare all’antico
splendore. Obiettivo: “verificare se fosse opportuno continuare ciò
che era stato iniziato”.
Gli
appelli, però, sono rimasti inascoltati, gli alberi non ci sono più e
ai cittadini non è dato sapere cosa riserva il sindaco per quell’area.
Non
è dato conoscere la copia del progetto esecutivo, e quello dell’atto
di convenzione stipulato tra il comune di Catania e la ditta
appaltatrice dei lavori.
Tutto
segreto, insomma, tra i muri di Palazzo di Elefanti, un po’ come è
avvenuto per la delibera sull’aumento dell’Ici, la cui esistenza fu
negata dal sindaco nonostante fosse già stata approvata.
E
mentre l’amministrazione comunale si trincera dietro silenzi e
bisbigli, affermando che questi sono progetti realizzati grazie ai
cosiddetti “poteri speciali” del sindaco, il mistero continua, alla
faccia della trasparenza. Intanto, i “poteri” sono scaduti e
l’ufficio non ha più un responsabile.
Sarebbe
interessante capire il motivo di tanta fretta, nonostante la
mobilitazione dei consiglieri comunali e dei cittadini. E nonostante il
sindaco in persona, il 26 aprile, abbia assicurato in una seduta della
commissione Urbanistica “che con estrema urgenza avrebbe relazionato
al consiglio per offrire massima chiarezza sull’attività svolta
attraverso i Poteri speciali”.
Cosa
che, ad oggi, due mesi dopo, non si è mai verificata.
Ma vuoi mettere un parcheggio interrato per 397 autovetture, funzionante
ventiquattr’ore su ventiquattro con una tariffa, diciamo così, “politically
correct”? E che dire dei 600 ( seicento) parcheggi auto a raso,
limitrofi a quelli interrati?
Chiudete gli occhi e immaginate il futuro parcheggio di piazza Europa.
Tutti ne parlano ma pochi ne conoscono il volto. Il volto che verrà,
naturalmente e che potrebbe rimanere uguale a se stesso per almeno
quarant’anni, giusto la durata della concessione.
Questo volto ve lo anticipiamo noi.
L’operazione sarà elefantiaca, la prima del suo genere in città.
Sotto terra quasi 400 macchine, sopra e precisamente nelle vie
Zoccolanti, piazza S. Maria della Guardia, viale Africa, via Cervignano,
piazza Galatea, via vecchia Ognina, via Milazzo, via Messina, Corso
Italia, via delle Acacie, piazzale delle Americhe, piazzale Oceania, via
Correnti, via Leopardi, largo Sarajevo, via Monfalcone, via Pola, via
Milano, via Livorno, via Condelli, via Asiago, via Teramo, largo
Aquileia, via Trieste, piazza Ariosto, via Gradisca, via della Zagare e
via Metastasio.
Che fine farà la gestione di Sostare in queste aree, beh, c’è da
chiederselo.
La gestione dei parcheggi a raso sarà effettuata dal concessionario
nelle sua piena autonomia, con il solo vincolo del rispetto della
tariffa oraria.
I tempi di realizzazione?
Per il progetto definitivo, un tempo di 120 giorni dalla data di
comunicazione di avvio della fase di progettazione definitiva, un tempo
massimo di 80 giorni per la realizzazione del progetto esecutivo, 21
mesi per la realizzazione delle opere al netto di tutte le tempistiche
per autorizzazioni e collaudi.
Il Comune si impegnerà a conferire al concessionario in uso o in
diritto di superficie, gratuitamente e per tutta la durata della
concessione, gli spazi da adibire a parcheggio.
Il concessionario si impegnerà anche a corrispondere gli onorari e le
spese relative alle indennità previste per legge al responsabile unico
del procedimento, nonché spese e oneri accessori.
Il concessionario provvederà alla manutenzione ordinaria e
straordinaria delle opere eseguite.
E veniamo ai nomi.
Sul verbale di consegna delle aree compaiono gli attori della vicenda.
La ditta concessionaria – appunto il soggetto aggiudicatario
della
concessione che si dovrà occupare della progettazione definitiva ed
esecutiva dell’opera, che la realizzerà e che si occuperà della
gestione finanziaria e dello sfruttamento economico - con la quale il
Comune ha firmato il contratto lo scorso giugno 2005 si chiama “Parcheggio
Europa spa”, il progettista è invece Renato Grecuzzo e il
responsabile unico del procedimento è Tuccio D’Urso. O meglio era
Tuccio D’Urso, visto che l’oramai ex capo dell’Ufficio poteri
speciali non è più al servizio dell’amministrazione comunale, né
come capo, né come direttore generale.
Il “Parcheggio Europa spa” ha un consiglio di amministrazione
presieduto dal cavaliere del lavoro Ennio Virlinzi.
Il verbale che porta la data del 24 marzo 2006, serve a ratificare l’autorizzazione
a procedere alla ditta concessionaria all’impianto di cantiere.
Ma c’è un altro, interessante, ventaglio di sigle che compare nell’atto
di convenzione per la progettazione esecutiva. Per esempio quello dell’associazione
temporanea di imprese EVIRFIN, di cui fa parte la Repin srl via Duca
degli abruzzi 180, la Fin.cos. srl di via Palazzotto 13 , la R.e.a.
ingegneria 2000 consulting srl sede Padova via Emanuele Filiberto di
Savoia 3, la Keynesia srl di via Cervignano 29 e la Cisa spa di via
Odorico da Pordenone 50.
Nell’atto di convenzione il Comune si richiama al Programma triennale
delle opere pubbliche, al Piano commissariale degli interventi, e in
particolare al “Piano urbano parcheggi”.
I parcheggi di piazza Europa saranno realizzati grazie alla Merloni ter
e al project finacing (la formula che prevede il finanziamento di un’opera
pubblica da parte di privati che, a loro volta, si autosostengono grazie
ai flussi di cassa generati da un’efficiente gestione).
Dimenticavamo.
Quanto pagheremo una volta arrivati dentro il parcheggio? Per il
sotterraneo, un euro e 50 per la prima e la seconda ora, 1, 10 € per
la terza e la quarta, 0,20 dalla quinta ora in poi. Di notte 1,40 €
per la prima e la seconda ora, 0,20 dalla terza all’ottava, gratis
dalla nona in poi.
Pagheremo anche nei festivi sia di giorno che di notte. Possibili
abbonamenti con la formula 24 ore.
Per quelli a raso 2,10€ dalle 8,30 alle 13 (sola mattinata) idem per
il pomeriggio. Costeranno 25 euro gli abbonamenti mensili.
Venghino singori, venghino.
La partita è appena iniziata.

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PIAZZA BELLA PIAZZA
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Parcheggi Ct, Licandro: «È allarme generale!» Cannata: Al via petizione popolare.-
3 giugno 2007 Catania, 28 maggio 2007
Totò,
Peppino e il parcheggio Europa La Parcheggio Europa s.p.a. mette in vendita locali commerciali nel futuro parcheggio scambiatore. I dubbi sulla legittimità dell’operazione sono parecchi e fondati giuridicamente. Totò in un suo celebre film riuscì a vendere perfino la fontana di Trevi, ma quello era pur sempre un film… Il parcheggio in piazza Europa che ha fatto discutere (forse non quanto avrebbe dovuto) fino a qualche mese fa, non si stanca di stupire. Da quando sono iniziati gli scavi infatti non è difficile notare un bel cartello che pubblicizza l’opera nel quale, ai più attenti, non sarà sfuggito di leggere la messa in vendita di locali commerciali, da realizzarsi dentro il colosso di cemento armato, da parte della ditta appaltatrice, una non ben precisata Parcheggio Europa s.p.a. Il dubbio sul reale significato della scritta e sulla legittimità dell’operazione ha sorvolato giuristi e non, e noi fra essi. C’è
da sapere che il parcheggio Europa, facente parte delle opere
pubbliche messe in progetto nel piano triennale del Comune di Catania
nel 2003, è stato messo in bando utilizzando la forma del Project
Financing. Tale strumento permette al Comune, che deve realizzare un’opera
pubblica ma non ha i soldi per farlo, di dare in appalto il progetto a
una ditta privata, che si occupa di investire il proprio denaro per la
realizzazione dello stesso. Lo stesso privato godrà del diritto di
gestire e sfruttare economicamente l’opera pubblica per un
determinato periodo di tempo, così da recuperare il denaro investito
e guadagnare un utile. Punto fondamentale e imprescindibile del
Project Financing è il piano economico-finanziario che la ditta
appaltatrice deve presentare al Comune. In tale piano infatti deve
essere ben chiaro il programma economico attraverso il quale la ditta
riuscirà a completare i lavori e ricavarne un utile dalla sua
gestione nel tempo prestabilito. Se il piano economico-finanziario non
rispetta dei requisiti ben severi di equilibrio e fattibilità, l’opera
non può essere appaltata al privato. Oltre queste voci ce n’è un’altra però, che fa riferimento al cartello citato, che fa sorgere i dubbi maggiori. Si legge infatti nel bando che il concessionario (la Parcheggio Europa s.p.a.) può incrementare i ricavi attraverso “la realizzazione di superfici commerciali che possono essere cedute a terzi o concesse in locazione” e che “Il prezzo di cessione è lasciato alla libera contrattazione tra le parti”. Ora,
è prevista dalla legge la possibilità, come abbiamo visto, di cedere
in proprietà o godimento beni immobili dell’opera pubblica, ma allo
scopo di garantire l’equilibrio economico-finanziaro ed assicurare
così che il privato riprenda i suoi soldi e un utile. Ciò, tuttavia,
deve essere previsto nel bando con riferimento preciso alla natura e
alla destinazione dell’immobile, in quanto ciascun concorrente deve
essere a conoscenza degli strumenti finanziari di cui può disporre.
Se non viene specificata il tipo di esercizio che può nascere all’interno
del parcheggio, come si può sapere quali saranno i guadagni e quindi
preservare il tanto osannato equilibrio del piano economico (un
autolavaggio concede delle entrate ben diverse da quelle di un negozio
di elettrodomestici)? Inoltre, come specificato dalla legge sempre al
comma 2 dell’articolo 19, l’utilizzazione dell’immobile deve
essere strumentale e connessa all’opera pubblica. Ad un parcheggio
scambiatore potrà essere strumentale e connesso un autolavaggio.
Sicuramente non lo è il già citato negozio di elettrodomestici.
Senza queste specifiche, non solo non è assolutamente garantito l’equilibrio
del piano economico-finanziario (la matematica non è un’opinione e
questo gli esperti dovrebbero saperlo), ma l’operazione di Project
Financig non sembra rispettare il suo interesse, che è quello
relativo alla realizzazione di una specifica opera pubblica, un
parcheggio, e non ad un nuovo potenziale centro commerciale (peraltro
illegale) in una zona che, fino a poco tempo fa, era tra le più belle
del territorio catanese.
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«Era
meglio non fare» Quest’estate
una nonna ha scritto a questa rubrica perché la nipotina piangeva per
gli alberi di Piazza Europa, tolti per far spazio alle ruspe. E ha
chiesto una promessa ai nostri amministratori: quella di far tornare il
sorriso alla bambina rimettendo gli alberi al loro posto. Credo che la
bambina piangerà ancora di più. Piazza Europa era già bella com’era,
non era necessario stravolgerla per far spazio a negozi sotterranei,
parcheggi dai costi proibitivi, ecc. Dovunque stanno andando avanti da
soli, senza il parere di illustri urbanisti, senza comitati cittadini,
senza chiedere il consenso della cittadinanza. Il vecchio cavalcavia di
Ognina era perfetto, funzionale. Adesso per tornare a Ovest occorre
arrivare quasi alla Scogliera schivando un pericoloso albero senza
nessun valore. Ma il ponte sì è dovuto abbattere perché siamo in zona
sismica, caratteristica che perdiamo già a In
edicola ho visto un giornalino locale dove in prima pagina c’è
scritto, a caratteri grossi "Ecco come vi sto cambiando
Catania". Non sarebbe stato meglio scrivere, con più umiltà e nei
tempi giusti, "Ecco come avrei intenzione di cambiarvi Catania. Voi
cosa ne pensate?".
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Sul
sito ufficiale del Calcio Catania, Lo Monaco ha lanciato l'allarme: lo
stadio non è pronto. Queste le sue parole: "Catania, non
soltanto il Catania, non si può permettere di non avere lo stadio
pronto. Se per la prima giornata l'impianto non dovesse essere
funzionale, sarebbe una vergogna per la città." MIMMO RAPISARDA - La Sicilia 6.7.2007 |
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