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È sul lato settentrionale di piazza Duomo. Prima del 1508, anno in cui fu finalmente edificato compiutamente, il patrizio e i giurati (come dire il sindaco e l'attuale giunta) si riunivano sotto un portico (pressappoco dove il palazzo è adesso) che diede il nome di Loggia al palazzo comunale. Con il terremoto dell'11 gennaio 1693 l'edificio andò completamente distrutto. Nel 1696 un nuovo edificio fu iniziato abimisfundamentis nel 1695 dall'architetto veneto Sanarelli insieme con il capomastro locale Giuseppe Longobardo; questi fu uno degli artigiani più attivi e valenti nella ricostruzione della città dopo il terremoto e lo vediamo impegnato in diversi cantieri, fra cui quello dell'edificio universitario. Successivamente l'edificio (detto anche palazzo senatoriale) fu proseguito dai fratelli messinesi Amato con il Longobardo medesimo, arrivando nel 1730 al primo piano; in questo stesso anno il vescovo Galletti successo al vescovo Riggio, chiamò a Catania il suo concittadino palermitano Giambattista Vaccarini, perché intervenisse nei lavori di costruzione della cattedrale. A
Vaccarini nel 1732 fu affidato l'incarico di rifare il prospetto di
mezzogiorno di cui ci rimane il disegno che un collaboratore di
Vaccarini, Giuseppe Palazzotto, riprodusse in stampa e che il Leanti
allegò nel suo "Lo stato presente della Sicilia", pubblicato
nel 1761. Questo prospetto fu terminato nel 1750, diversamente dal
disegno anzidetto; Vaccarini fece anche la corte interna. Nel 1780 fu
completato il prospetto settentrionale, su piazza università, dal regio
ingegnere Carmelo Battaglia. A tutt'oggi l'edificio è sede della
municipalità. Il 14 dicembre 1944 fu incendiato durante una sommossa
popolare contro la coscrizione obbligatoria, episodio testimoniato da
una lapide Dall'atrio occidentale si può accedere a una bella scalinata attribuita all'architetto Sebastiano Ittar (1778 - 1847), figlio di Stefano. La struttura esterna è rimasta sempre pressoché immutata, mentre l'interno ha subito diverse ristrutturazioni. Ecco perché l'edificio si chiama palazzo degli Elefanti. Vaccarini adornò i frontoni dei balconi con l'iniziale della patrona (A) e con elefanti per richiamare l'emblema della città. Sul prospetto principale, nei sei balconi del primo piano, sono scolpiti, alternati, quattro elefanti e due A. Identica decorazione nel prospetto di Via Etnea e quello di via Merletta.Lo scalone d'onore che si apre sulla corte interna fu inserito infine nel XIX secolo da Stefano Ittar. All'interno del palazzo esiste un cortile quadrangolare con portici su due lati. Nell'androne del palazzo vengono conservate due carrozze del settecento di cui una berlina che viene usata durante i festeggiamenti di Sant'Agata per portare il Sindaco alla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace per la processione del giorno 3 febbraio. Nel salone d'onore al primo piano sono conservati dipinti del pittore catanese Giuseppe Sciuti.
Al balcone usano affacciarsi le autorità nel giorno della patrona
Sant'Agata, quando esse escono dal Palazzo sulla carrozza senatoria
(originale del XVIII secolo) per recarsi a consegnare alle autorità
religiose le chiavi della città.
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