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T'immagino lassù. Chissà quante ne stai dicendo, in dialetto, a San Pietro perchè non ti vuole accendere il televisore per vedere il "tuo" Catania. Lui ti dirà "ma presidente, qui in Paradiso non si può, ci manca l'antenna!". Tu gli risponderai: "Lantenna? .... Vossia mi dicissi ni quali squadra ioca, ca scinnu n'terra e c'iu 'ccattu!" Ah... si putissi...... ti regalerei non un'antenna, ma un impianto satellitare che arrivi fino al cielo! Ciao Zu Angileddu, Grazie! |
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IL SITO UFFICIALE (clicca per sapere di più)
Il costo del libro è rimasto invariato (15,00 euro, escluse le spese di spedizione). Chi volesse prenotarlo on line soprattuto dall'estero (il Presidente è molto popolare in Giappone) può contattare direttamente Alessandro Russo all'indirizzo e-mail aerredue@alice.it o al tel. cellulare +39-347-296-3713.
Son sicuro che sulle nuvolette tifa, tifa ancora. E' sempre dietro la porta avversaria, col sale e gli amuleti in tasca, e sta provocando il portiere ospite dicendogli che sua moglie lo tradisce mentre lui gioca al pallone, apostrofandolo con parolacce, augurandogli di andare in quarta serie. Insomma, sta facendo il diavolo a quattro alla ricerca di quel gol per non retrocedere, ma stavolta la salvezza che gli sta a cuore è di ben altro tipo; oggi l'avversario da battere è un attaccante ostico il cui cognome è scritto sul retro della maglia: si chiama Leucemia. Attraverso il libro che il nipote gli ha dedicato, il Presidentissimo è ancor oggi protagonista e, a maggior ragione, per una giusta causa. Ecco perchè, grazie allla sua fantastica storia, il suo cuore batte ancora. Angelo Massimino era un grande di questa città e dovrebbe essere ricordato come uno dei suoi uomini illustri. Non avrà avuto la classe di Montezemolo o la cultura di Biagi, ma il suo cervello vulcanico girava a mille lo stesso. Invece proprio per quel suo modo di essere alcuni la pensavano diversamente, desiderando per Catania un presidente tutto giacca, cravatta e vocabolario; altri arrivarono ad insinuare speculazioni ai danni del calcio catanese. Invece non avevano capito niente. Non avevano capito che al calcio italiano mancano ancora dirigenti come lui, come Viola, Rozzi, Anconetani, Sibilia, Dall'ara, Moratti (il padre). Altri presidenti, altri tempi in cui bastava una stretta di mano per assicurarsi Bonfanti o Cantarutti. Soprattutto
non avevano capito come la
città di Catania, al contrario, fosse stata rappresentata nel calcio che conta da un figlio autentico, un vero tifoso, anzi un supertifoso.
Un figlio che per amore della madre e per la passione dei suoi colori ha speso
grandi capitali in cambio
di .......beh, lasciamo perdere. In molti non hanno riconosciuto i suoi meriti, nemmeno quando "un signore che sta ancora seduto su una poltrona avversa ai colori rossazzurri" ci ha fatto sprofondare nell'ultima categoria e lui, con immenso coraggio e rimboccandosi le maniche ha sollevato la squadra dal fango riportandola al suo .... rango. Non ha ricevuto ringraziamenti per le sue imprese? Gli hanno dedicato barzellette condite di amalgama, salmone e prosciutto? Nel bene o nel male, non gliene fregava proprio niente, non si offendeva, lui tirava dritto! Il suo amore per il Catania lo portava ad un tale egoismo da non accorgersi nè degli insulti, nè degli elogi. Il suo principale interesse era correre la domenica al Cibali ed appostarsi davanti alle curve dei suoi tifosi! Un altro testardo del tifo come lui nascerà solo fra mille anni. L'unica volta che lo incontrai fu a Fiumicino, nel 1994. La squadra, che attendeva di imbarcarsi per Catania, era reduce da una sconfitta in C2 con l'Astrea Roma allenata da un altro figlio di Massimino, un certo Angelo Crialesi che ci portò un giorno in serie A. Come al solito trasandato, aveva le tasche della giacca gonfie di cose e il nodo della cravatta alle ventitrè (odiata cravatta!). Mi passò vicino e urtandomi mi disse "mi scusi Assessore!" scambiandomi per chissà chi. Per i suoi malanni era diventato quasi cieco ma ragionava ancora, eccome! Lo sentivo brontolarsi col Mister di allora, Mario Russo. Si sfogava recriminando, in dialetto catanese, tutto l'operato pomeridiano dell'arbitro. In quel momento anche un trevigiano avrebbe potuto percepire la collera del Cavaliere, afferrare il risentimento di un uomo che vedeva la sua blasonata creatura sconfitta dal.... Tricase! Credo che quel pomeriggio Crialesi chiese scusa al Cavaliere per il dolore arrecato. E sono pure sicuro che pianse per il rimorso. In una vecchia intervista, la Sig.ra Codiglione raccontò che durante la finale Italia-Germania dell'11 luglio 1982, lei era in poltrona a godersi i gol di Paolo Rossi in quell'indimenticabile pomeriggio, mentre il marito era ......... in giardino a coltivare pomodori! Angileddu non era un tifoso del calcio, ma solo del suo Catania, e basta. Questo era Massimino. Ma nessuno ha mai riconosciuto la fortuna che la città ha avuto, per un trentennio, a portata di mano.
Mimmo Rapisarda |
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Acitrezza, 4 luglio 1991 - Il nonno Angelo alla festa di laurea del nipote Alessandro. |

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IL LIBRO |
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Un sogno nel cuore
"Il sogno è il nutrimento dell'anima come il cibo lo è del corpo.
" Paulo Coelho
Capisco di avere a che fare con il nodoso ordito di un romanzo
intrecciato: la storia d'amore di un uomo per la sua città.
E' una città priva, però, del comune senso di equilibrio e facilmente
si può sbilanciare il suo umore, deprimerla o esaltarla, distraendola
da questioni indubbiamente più importanti.
Il giornalista di turno lo definisce scorbutico, sanguigno, irruento,
ruvido e scomodo ma profondamente umano e di straordinaria intelligenza. La prosperosa cornice del boom economico disvela alle falde dell'Etna una realtà sociale effervescente ma disincantata, a volte preda di speculazioni, angherie, corruzione e financo di tracotante violenza. Quando, poi, l'ondata di benessere si ritrae, soltanto i più coraggiosi sono pronti a ricominciare.
Nell'estate del 1993, fagocitato da fumosi ma sconvolgenti progetti di
rinnovamento reclamati e pretesi da sordidi gangli di potere, il circolo
rossazzurro sta per dissolversi. E, a fine luglio, in una giornata di
soffocante canicola, viene escluso dalla Federazione per inadempienze
finanziarie.
La tragedia sembra concludere una storia sentimentale tra le più
intense ed appassionanti. Non è così perché la sua morte rafforza
nella memoria dei supporter il personaggio mitico che lotta fino
all'ultimo in loro nome. Ore
diciassette e trenta di venerdi 19 gennaio 2007: nella sede del Catania,
nel centralissimo Corso Italia, dentro una carpetta arida e polverosa
rinvengo un volantino degli Indians.
Da quel momento mi sento proiettato all'interno di ogni istante da lui
vissuto. Passo in esame archivi, almanacchi, quaderni e una congerie di
vecchi oggetti e veri e propri simulacri.
Si susseguono le mie visite alle librerie storiche e alle biblioteche
universitarie. Infine, con fare euristico, butto giù un curioso
messaggio su un periodico specializzato: " Cerco articoli,
fotografie, interviste su giornali, videocassette e quant'altro sul
cavaliere Angelo Massimino. "
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Il Catania del campionato di serie B 1980-81. Riconoscibili: Sorrentino, Casale, Bonesso, Croci, Labrocca, Morra, Barlassina, Piga, Gamberini. |

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Due grandi Capitani |
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L'ultimo saluto di un tifoso MASSIMINO: UOMO SOLO CONTRO TUTTI di Angelo Pesciaroli - cataniaperte.comLo
conobbi, in pratica, solo in un caldo pomeriggio del primo lunedì ‘93.
Prima i nostri rapporti di lavoro erano stati fugaci, d’inverno in Quel primo lunedì di agosto Massimino si presentò in redazione con un pacco di documenti: "Venerdì il mio Catania è stato radiato, sabato ho fatto aprire gli sportelli di una banca e ho messo tutto in regola. Stamane sono andato a bussare in Federcalcio, ma non mi hanno neanche fatto entrare. Eppure io ad Antonio lo feci eleggere presidente di Lega. Studiate questi documenti e decidete voi se è il caso di darmi una mano sul giornale". Il famoso caso Catania nacque così.
...e poi il grande salto con Gianni Di Marzio
Io
mi convinsi che, al di là delle sottigliezze della Covisoc, in un mondo
calcistico che stava franando, con decine di società che ogni anno
fallivano, non si poteva chiudere la porta in faccia a un imprenditore
un po’ disordinato che era pronto a pagare subito e di tasca propria,
in contanti, l’errore del venerdì precedente. E, senza essere un
professionista del diritto, mi resi subito conto che quella famosa
decisione del Consiglio Federale avrebbe procurato molte seccature e
guai in via Allegri. C’era un fatto che, pur non essendo stato uno
studente modello a giurisprudenza, non mi tornava: come fa, mi dicevo,
la Federcalcio a decidere in proprio la radiazione del Catania dopo aver
già affidato la stessa pratica al Tribunale Civile? E per tutta quell’estate fu una battaglia giornaliera, sbeffeggiata da qualche collega, nella quale mi resi conto subito di una realtà che il tempo, galantuomo, avrebbe confermato. La vita di Angelo Massimino, ricco di immobili e con una famiglia sistematissima, avrebbe avuto ormai un solo scopo: ottenere la riabilitazione del suo Catania. Un obiettivo persino più importante della sua salute, con la vista che lo stava già abbandonando, con il diabete che saliva, sempre di più. E lentamente, giorno per giorno, mi affezionai a quest’uomo che portava il mio stesso nome e che aveva dimenticato il famoso amalgama. Lo dissi anche a Pescante al quale i legali del Catania si rivolsero con il primo ricorso: "Presidente, le suggerisco una scappatoia. Senza dar torto a Matarrese, riammetta il Catania come atto di generosità legato alla sua recente elezione". Pescante non mi ascoltò, si rimise ai suoi "saggi", richiamati dal mare, e restituì i venti assegni circolari da cento milioni, incartati in un fazzoletto bianco, con i quali Massimino si era presentato al Foro Italico.
Tutto inutile. Ma prima il giudice Zingales, poi quelli del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, stabilirono con chiarezza che questo giornale non aveva appoggiato una battaglia donchisciottesca. La radiazione fu cancellata, ma la serie C non venne restituita dalla Federcalcio. Sono passati quasi tre anni e il giudizio di merito del TAR deve ancora essere emesso.
Non ha fatto il tempo a vedere né la fine della sua battaglia né il coronamento dell’ultimo sogno della sua vita. Un campione di determinazione. Per questo motivo i suoi familiari si sono guardati sempre dallo scoraggiarlo. Come frenare chi continua a battersi da leone per una squadra che non riesce più neanche a vedere? Io spero che la sua opera non rimanga incompiuta e che qualcuno, magari con lo stesso cognome, si assuma l’impegno di perseguire l’obiettivo di Angelo. Un uomo che amava il Catania e i catanesi con una forza d’animo che cresceva in maniera inversa alla vigoria fisica. Addio, presidente, e grazie. Lei è stato l’unico che, in qualche modo e senza saperlo, ha fatto felice mio padre, sepolto a Canepina. |



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LA VERA STORIA DI NONNO ANGELO di Tony Zermo (La Sicilia, 6.9.2007)
C’è un libro sulla vita e la morte di Angelo Massimino che più dettagliato e interessante non potrebbe essere perché scritto da un nipote diretto, il medico ortopedico Alessandro Russo, il quale ha tratto dall’album di famiglia foto e racconti vissuti. La prefazione è di Gaetano Sconzo. Ne
emerge non solo il vulcanico personaggio straripante di entusiasmo e di
passione per il Catania che tutti conosciamo, ma anche le sue qualità
umane, il suo coraggio, la sua testardaggine, come quando da giovane si
innamorò della sedicenne Graziella Codiglione e tanto insistette che
alla fine la sposò, nonostante la contrarietà iniziale dei genitori di
lei, ancora troppo giovane. Angelo Massimino e i suoi sette fratelli da semplici muratori divennero costruttori a furia di lavoro duro e onesto, e quando a Catania le aree disponibili cominciarono a mancare decisero un po’ alla volta di andare in Argentina. Lui si imbarcò su una nave con la moglie e la figlioletta il 3 gennaio del ’49. «Angileddu» ritornò dopo due anni e mezzo di lavoro proficuo che lo misero in grado di acquistare a Catania i primi terreni e poi costruire un palazzo dopo l’altro in via Gulisano, in via Fortino vecchio, in via Piave, in corso dei Mille, in via Ronchi, in via Pasubio. Erano gli anni del boom edilizio e «Angileddu» stava costruendo mezza Catania. Nel ’54 la squadra rossazzurra aveva conquistato la prima promozione in Serie A con i vari Seveso, Bearzot, Bravetti, Fusco, Bassetti, Cattaneo, Quoiani, Manenti, Micheloni, Pirola, Klein, allenatore Andreoli, presidente Pippo Rizzo. E’
l’ottobre del ’58 quando lui e suo fratello Turi mettono per la
prima volta piede nella sede del Club Calcio Catania, i giocatori sono
da mesi senza stipendio e loro portano una «valigiata» di soldi,
vengono «nominati» all’istante vicepresidenti. Il presidente ing.
Michisanti prende i soldi, ma li tiene in disparte. Allora l’intera
famiglia Massimino fonda la Massiminiana e anche quella Mentre i Massimino continuano a costruire, nel ’60 il Catania conquista per la seconda volta la massima divisione. In squadra c’erano Gaspari, Michelotti, Corti, Boldi, Macor, Ferretti, Biagini, Buzzin, Prenna, Morelli, Pizzul, allenatore Carmelo Di Bella, presidente Ignazio Marcoccio. Stagioni irripetibili, ma finanze insufficienti, per cui nel ’69 si conclude la lunga marcia di «Angileddu» alla presidenza del Catania con Marcoccio che dice: «Il
mio desiderio è stato sempre quello di pagare il 27 di ogni mese; con
Massimino sono sicuro che sarà così». E’ un primo anno magnifico:
con la famosa promozione di Reggio Calabria s’approda in Serie A
grazie ai gol di Bei campionati finiti nel ’93 (nel conto anche la splendida promozione dell’83 con Gianni Di Marzio alla guida) con la tragedia della cancellazione del Catania da tutti i campionati perché Massimino aveva pagato la prima rata delle spettanze alla Federcalcio con un giorno di ritardo. Una pagina vergognosa, non per il Catania di Massimino, ma per quanti avevano contribuito ad affossarla ingiustamente. Lasciamo perdere i nomi di chi ha commesso quell’autentico crimine sportivo contro la città, ormai è acqua passata. «Angileddu» soffre, non ci vede quasi più, ma non molla e ricomincia daccapo con il Catania nel campionato Dilettanti, girone I. Il 4 marzo del ’96, tornando da Palermo, l’auto guidata dall’ing: Inzalaco slitta sull’asfalto bagnato e «Angileddu» viene sbalzato sull’asfalto muorendo sul colpo. Aveva 69 anni. Resta di lui un ricordo affettuoso di un uomo che con slancio genuino aveva guidato il Catania in anni burrascosi, ma anche esaltanti. Il vecchio Cibali è stato intitolato a suo nome e «Angileddu», focoso, pittoresco e generoso resterà nel cuore dei tifosi rossazzurri. Quelli veri, non quella marmaglia che ha reso terribile la stagione appena finita, per fortuna con la raggiunta salvezza in extremis. Se si vuol fare un omaggio alla memoria di «Angileddu» vissuto con il Catania nel cuore cerchiamo tutti insieme di mostrarci degni di questa città e di questa squadra che milita in un campionato stellare. Quelle maglie rossazzurre erano anche la sua divisa.
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In esclusiva per questo sito, le foto di questa pagina sono state concesse dal Dott. Alessandro Russo,
autore del libro "Angelo Massimino, una vita per (il) Catania"
