I giardini pubblici dedicati al Cigno di Catania

L'ingresso monumentale del giardino Bellini da via Etnea.Il giardino Bellini è il più antico dei quattro giardini principali di Catania. Dai catanesi è chiamato a villa e rappresenta la villa per antonomasia.

Il giardino risale al Settecento ed apparteneva al principe Ignazio Paternò Castello, che lo aveva voluto secondo le tipologie di allora con labirinti di siepi, statue e fontane a zampillo di foggia tale da creare giochi d'acqua. Venne acquistato dal comune di Catania nel 1854 dagli eredi del principe e venne dato incarico all'architetto catanese Landolina di renderlo atto al nuovo tipo di uso. Per far questo vennero acquistati degli orti privati adiacenti che incorporati ne ampliarono la superficie. Il Viale degli Uomini Illustri ad ovest venne inaugurato nel 1880 con i busti posti su colonne dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese, ma già nel 1875 all'inizio del viale era stata posta la statua in bronzo di Giuseppe Mazzini. I lavori vennero conclusi nel 1883. Il giardino divenne l'abituale meta delle famiglie catanesi che vi portavano i bambini a giocare mentre passeggiavano conversando con gli amici. L'ingresso monumentale di Via Etnea venne realizzato ed aperto nel 1932 e l'anno dopo, alla sommità dello scalone, nel piazzale soprastante il tunnel di via Sant'Euplio vennero collocate le statue monumentali che rappresentano le arti opera dello scultore Domenico Maria Lazzaro. Alla fine degli anni cinquanta venne riordinata la zona del tunnel di Via Sant'Euplio e quelle adiacenti. In quegli anni venne curato ampiamente l'aspetto floreale ed esperti giardinieri creavano veri e propri disegni ed iscrizioni nelle aiuole delle collinette gemelle. Poco tempo dopo venne incrementato il numero di voliere e di volatili esotici, quindi acquisiti ed allevati anche volatili acquatici come anatre e cigni, il cui habitat era stato attrezzato nelle grandi vasche e fontane di cui il giardino era dotato. Verso il 1960 il giardino divenne anche un piccolo zoo con volatili stanziali in libertà ed animali, come varie specie di scimmie, ed infine anche elefanti.

 

il padiglione cinese è andato distrutto per un incendio.A partire dalla metà degli anni settanta iniziò un progressivo ridimensionamento dei fondi stanziati per la manutenzione e la decadenza non tardò a manifestarsi. Le piogge rovinarono ampiamente le aiuole in pendenza della parte sud del giardino e le piante mal curate inselvatichirono. Quelle stagionali scomparvero addirittura. Non miglior sorte toccò agli animali che lentamente si ridussero. L'elefante indiano donato alla città dal circo Orfei, ultimo sopravvissuto del piccolo ma ricco zoo del Bellini, morì alla metà degli anni ottanta. Il giardino Bellini di oggi è classificabile piuttosto come semplice parco alberato; nell'ultimo decennio è stato usato per manifestazioni culturali e religiose, per concerti canori ma non è più la meta di famiglie e bambini. 

Dopo anni di incertezza e abbandono in cui un incendio di origine non chiara ha distrutto totalmente il padiglione cinese posto alla sommità della collinetta nord, assieme al suo contenuto in libri e documenti, di recente si è ventilata la voce di una sua cessione a privati nell'ambito delle nuove politiche economiche del comune. Oggi la sua fruibilità è del tutto ridotta a causa di transenne e ponteggi che permettono solamente il transito nel senso della lunghezza nel viale alberato adiacente la via Sant'Euplio.

Uno dei quattro gruppi scultorei di D. M. Lazzaro (lato nord-ovest).Già di proprietà privata, ha la forma di un rettangolo piuttosto regolare e venne aperto al pubblico nel gennaio del 1883. Situato nel centro storico della città con l'ingresso principale sulla via Etnea, il giardino Bellini si estende su di una superficie di circa 72.000 metri quadri. L'ingresso da via Etnea avviene attraverso uno scalone, fiancheggiato da aiuole fiorite, che conduce ad un piazzale con al centro una grande vasca nella quale nuotano degli eleganti cigni. Sulla collinetta che fa da sfondo alla vasca, con un effetto scenografico molto apprezzabile, è sistemato un grande orologio il cui quadrante è costituito da piantine sempreverdi. Sopra di esso un calendario, che i giardinieri modificano ogni giorno, indica mese giorno ed anno.

La vasca dei cigni, l'orologio floreale ed il calendario; in alto sullo sfondo il padiglione della musica.La struttura del giardino nel suo complesso è costituita al suo interno da due colline simmetriche e da un grande viale che circonda, ad anello allungato, la collinetta nord. Concentrico ad esso vi è un altro viale pedonale collegato mediante vialetti contornati da siepi a labirinto alle varie piazzole ed aree nelle quali insistono grotticelle con giochi d'acqua e luoghi appartati con panchine. Alla sommità della collinetta sud è posto un chiosco in ferro battuto che contiene un palco per la musica nel quale fino agli anni sessanta venivano tenuti dei concerti di musica classica. Alla sommità dell'altra vi era un caratteristico chiosco in legno di forma circolare orientaleggiante in cui era ubicata una biblioteca. Il chiosco era un dono dell'imperatore della Cina. Questo si incendiò alla fine degli anni novanta e venne completamente distrutto. Lungo i viali secondari sono poste delle statue, fontane, vasche, voliere e chioschi. Sul lato ovest, parallelo alla via Salvatore Tomaselli, esiste il Viale degli Uomini Illustri, italiani e catanesi, che è fiancheggiato da busti, posti su colonne, rappresentanti le maggiori glorie della città. Una caratteristica, oggi perduta, erano le numerose grotte in pietra lavica al cui interno erano ricavate delle fontane con giochi d'acqua, spesso con pesci rossi nella vasca.

La flora è molto varia e presenta delle specie di provenienza subtropicale che si sono acclimatate molto bene. Esistono oltre cento specie diverse nelle quali si distinguono le palme presenti in un numero di varietà fuori dal comune. Molto presenti anche gli alberi di alto fusto come i platani ed enormi ficus magnolia dell'età di centinaia di anni oltre a numerose altre varietà di pini e di alberi sempreverdi.

Vista della vasca dei cigni guardando verso via Etnea dalla parte superiore dell'orologio floreale.Intorno agli anni sessanta, per oltre un decennio, al suo interno venne inserito un vero e proprio zoo con voliere ricche di molte varietà di uccelli, anatre, oche e cigni nelle varie vasche del giardino e pavoni in libertà, rettili e serpenti in apposite gabbie e varietà di scimmie ed altri piccoli animali, in un apposito recinto, anche alcuni elefantini tra cui un elefante indiano donato da un circo di passaggio, come simbolo della città di Catania. Le difficoltà economiche e una certa dose di insensibilità tuttavia depauperarono lentamente il prezioso patrimonio zoologico che piano piano si ridusse a zero e ridussero quello botanico.

Recentemente nel piazzale principale, posto fra le due collinette, nei mesi estivi sono stati organizzati concerti e spettacoli di vario genere ai quali potevano assistere anche 20.000 spettatori.

Nel 2006 è stato approntato un progetto di recupero funzionale[1] molto contestato perché stravolgerebbe l'aspetto globale architettonico e botanico del giardino Bellini[2].

Dopo 4 anni di chiusura al pubblico per lavori, il giardino Bellini è stato riconsegnato alla città il 23 settembre 2010, anniversario della morte di Vincenzo Bellini, con una pomposa cerimonia inaugurale che ha visto un concerto della banda dei carabinieri nel chiosco della musica da lungo tempo inattivo. Lo splendore dell'antico giardino è tuttavia offuscato dalla mancanza delle decorazioni floreali che ne costituivano l'attrazione e dall'assenza dei cigni di un tempo della grande vasca di ingresso, sostituiti da una scultura che rappresenta un gruppo di gru di cui molti hanno sottolineato la mancanza di alcuna attinenza col passato.[3]

Viale degli Uomini Illustri [modifica]
Il Viale degli Uomini Illustri, posto ad ovest del giardino, fu inaugurato nel 1880 con i busti dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese posti su colonne; già nel 1875 all'inizio del viale era stata posta la statua in bronzo di Giuseppe Mazzini. I lavori si conclusero nel 1883. Nel corso degli ultimi decenni, a causa dell'incuria e della scarsa vigilanza, i busti sono stati oggetto di vandalismi ed asportazioni furtive. Dopo la riapertura del 23 settembre 2010 sono presenti:

Luigi Capuana Francesco Paolo Frontini Mario Rapisardi Gaetano Emanuel Calì Federico De Roberto Nino Martoglio Giovanni Verga Giovanni Grasso
Angelo Musco Francesco Pastura Stesicoro Il busto di Francesco Paolo Frontini, opera di Mimì Maria Lazzaro del 1957, trafugato negli anni ottanta.

 

Il Giardino del tempo ritrovato 

di Carmela Grasso, foto di Antonio Parrinello - da In Viaggio allegato a La Sicilia del 30.10.2010

 

Speriamo proprio di non sbagliarci se, passeggiando in questo autunno al Giardino Bellini - la "Villa" appena restituita ai catanesi e a tutti quei forestieri che, da tre secoli, vi si rifugiano in cerca di quiete - ci viene in mente quella frase "La città del tempo ritrovato" il claim, lo slogan, di uno dei tanti centri commerciali sorti come funghi nella provincia etnea. Spazi irreali, non-luoghi identici a Bolzano come a Ragusa, sfavillanti paesi dei balocchi dove il tempo è scandito dagli acquisti di tutti i generi, fatti o rimandati per ragioni di portafoglio. Spazi dove non è concesso pensare, tale è l'accanimento degli altoparlanti piazzati in ogni angolo.
Il tempo ritrovato, invece, crediamo sia qui e adesso, al Giardino Bellini dove in una calda mattina d'autunno scopriamo che la Catania sempre più frenetica e arrogante sa ancora cedere all'antico sortilegio di Madre Natura. Varcati i cancelli della Villa, c'è ancora una città che sa ascoltare il silenzio e il fruscio delle foglie all'ombra di alberi altissimi, sa rallentare i suoi ritmi, sa guardare in alto o spingersi lontano, fermarsi a leggere sotto i platani nella mega-panchina in ghisa che abbraccia il piazzale centrale, o spingersi più in alto, su quella piccola acropoli che è il piazzale del Chiosco della Musica. La sua seduta circolare è un irresistibile invito a divenire protagonisti dello spazio. Intorno è il bianco di gelsomini e boccioli di candide rose botaniche.

Quanti amori e promesse immaginiamo dentro questo cerchio magico. L'Etna, con il suo filo di fumo, giganteggia immobile sempre a nord, mentre questo monumento vegetale vivente, muto testimone delle stagioni, questo "bene da vivere" che è il Giardino Bellini racconta nuove storie: se i giovani siciliani la percorrono al ritmo della corsa - isolati dal mondo nel limbo del proprio Ipod - almeno tre continenti si danno appuntamento fra i suoi viali profumati di lavanda. Le lingue straniere si intrecciano fra loro, mentre i più giovani - bianchi, neri o gialli - hanno già assimilato la sicula cadenza. Un tempo, quello da "ritrovare" alla Villa Bellini, che lo contiene tutto: passato, presente e futuro. È memoria collettiva - di un'intera comunità - e memoria individuale quella singola la singola, e a volte intimissima, di ognuno di noi, legata com'è alle persone care della nostra vita e agli istanti intensi trascorsi con loro fra il verde di questi viali.

Un tempo e una storia "ritrovate" anche per il Giardino Bellini che, frutto dell'accorpamento in tre periodi diversi di tre differenti parchi privati, ha portato l'autrice del progetto di restauro, l'architetto romano Marina Galeazzi, a condurre quell'indagine storica e scientifica su genesi e trasformazioni del giardino mai redatta in quasi trecento anni di vita del parco. Una ricerca tra biblioteche civiche, archivio di Stato e collezioni private, con il supporto del Dau, il Dipartimento d'Architettura dell'Università di Catania, recuperando documenti storici e inediti che hanno fatto da viatico alla stesura di quello che è il primo restauro filologico dal 1854 a oggi. "Un'operazione complessa - spiega la Galeazzi - alla costante ricerca di un ragionevole equilibrio tra la conservazione del giardino, storicamente inteso, e il progetto di architettura quale strumento privilegiato in grado di rivelare l'istanza contemporanea e, al tempo stesso, l'essenza del luogo-giardino".
Un restauro, tuttavia, che nonostante il plauso di uno fra i maggiori paesaggisti italiani come Marco Dezzi Bardeschi e di uno storico come Giuseppe Giarrizzo, si è scontrato con la memoria personale di un attivo comitato di cittadini che, dopo lunghe trattative, è riuscito ad apportare modifiche, nel segno della tradizione, all'originario progetto della Galeazzi più dinamico e creativo tanto da essersi conquistato un posto di rilievo nella graduatoria europea del bando. Per quanto ci è dato ricordare, gli ultimi quarant'anni sono stati i più infelici per la Villa: animali in gabbia e cigni trucidati da balordi, auto in transito e in sosta, statue sfigurate, chiassose bancarelle per la Festa dei morti, giostrino dalle musiche assordanti e infine, nel 2001, l'incendio della palazzina cinese e della sua biblioteca, dove - si spera presto - potrebbe nascere un'esclusiva caffetteria circondata dal verde e in pieno cen-tro storico. Un po' di nostalgia la vivono di certo quei vecchietti che, tra le panchine del grande piazzale centrale - destinato a concerti ed eventi della città -rimpiangono quei curatissimi decori vegetali dove figurava sempre "la musica" - come ce l'ha definita in confidenza uno di loro - ovvero la chiave di violino, il simbolo dell'arte di Vincenzo Bellini. Se è vero che occorre aspettare la primavera perché il fianco della collina si ricopra per bene - le essenze appena trapiantate sono ancora basse e non in fioritura - è anche vero che di maestri giardinieri, come i dieci in dotazione alla villa fino a qualche decennio fa, non ne esistono quasi più.
Fra le novità introdotte dal restauro ecco scoperchiata la scala a lumaca dell'antica casina del principe Biscari che finora è stata celata alla vista ed era accessibile, a discrezione dei custodi, da un portoncino al piano inferiore.
Rinvenuta poi un'altra scala che conduceva alla stessa dimora e che adesso, sottoposta a un accurato intervento di recupero, è percorribile da tutti i visitatori e costituisce una emozionante "ascesa" al grande piazzale. Sfoggiano un bel naso nuovo, infine, le statue dei 47 uomini illustri deturpate dai vandali. Le associazioni di volontariato e le istituzioni si preparano a una inedita "gestione condivisa" della Villa, mentre i bambini attendono la primavera per testare i nuovi giochi loro promessi. Adesso che la città ha ritrovato la "sua" Villa - e uno spazio dove recuperare la qualità della vita - sarà il caso di cedere il passo a Madre Natura e lasciarle tutto il tempo di esprimersi. Come ha già fatto con il secolare Ficus Magnolioides, il grande patriarca vegetale dalle possenti radici aeree eletto dai bambini delle ultime generazioni - quelle che non si fanno più ritrarre immobili, con l'abitino della festa e le aiuole ornate alle spalle - il "più fantastico gioco" della Villa. 

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Il ristoro del Principe

In origine tu il giardino privato del Principe di Biscari Ignazio Paternò Castello, che nel 1719 edificò su una delle collinette anche una casina di cui non si hanno più tracce eccetto la scala riportata alla luce nel corso dei restauri oltre a un labirinto a cielo aperto con schiere di cipressi che in altre epoche è stato confuso con il criptoportico sotterraneo, la cui pianta - dopo l'intervento di restauro - è identificabile oggi al piano della passeggiata da un percorso di ciottoli bianchi. Quindi l'area ottocentesca definita dall'architetto Filadelfo Fichera con il sistema dei tre viali sull'antico impianto dell'orto benedettino del San Salvatore e evidenziata lungo la via sant'Euplio dalle cancellate in ghisa il cui cromatismo rimanda allo stile francese come il marchio di fabbrica delle straordinarie e aggraziate statue muliebri che ai lati del chioschetto della musica indicano le quattro stagioni. Ultimo ambito spazio-temporale quello del Novecento, con il "giardino di pietra", all'ingresso da via Etnea, progettato da Giuseppe Samonà, l'architetto e urbanista palermitano che nel 1930 vinse il concorso per la sistemazione della Villa per la quale realizzò anche il ponte sulla via Sant'Euplio. Se si esclude una perizia realizzata da Sebastiano Ittar nel '700 l'ultimo atto ufficiale, colto e di rilievo sul Giardino Bellini è quello di Guido Libertini dei 1931, in occasione della Mostra del Giardino Italiano di Firenze. Una guida di Catania dei 1899 paragona infine la veduta dalle due colline, quelle dell'ex palazzina cinese e del chiostro della musica, all'emozione che si prova a Roma dalla spianata del Pincio o a Firenze da Piazzale Michelangelo. "I viali di questo giardino - è scritte. - sono diversi e tortuosi, fittamente ombreggiati e tracciati tanto sul pendio delle due collinette come nei punti piani della villa. Diversi ponticelli, costruiti con vera eleganza, i sottopassaggi, un tunnel, le aiuole fiorite, i praticelli erbosi e ricchi di ogni specie di fiori, la fontana, il piazzale che divide le due colline, tutto si fonde per trasformare questo meraviglioso giardino in un luogo di delizie". (c.g.)

 

 

 

 

 

COME LA VEDE UN MIO AMICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IN MEMORIA DI GINO E TONY

 

la Villa nella mente (di Tano Giuffrida )
 
http://www.psicogiardinaggio.it/alberta/la%20villa%20nella%20mente.htm

La Villa nella mente del Catanese è il luogo della fanciullezza, dell’oasi in cui rifugiarsi durante la calura estiva, dove rilassarsi e svagarsi a contatto con la natura, con le cose belle e pacifiche, con il sonnecchiare, con il dolce schiamazzo dei giochi dei bimbi; il luogo dove meditare sull’umana esistenza e sul suo senso.

Ma non solo, la Villa è anche il luogo dei primi amori, delle coppiette abbracciate su panchine tranquille e appartate, delle fontane, delle vasche d’acqua con ninfee e papiri, delle fontanelle con acqua fresca dove d’estate prendere un sorso di refrigerio.
Il luogo dove andare quando si marina la scuola, il luogo dove dare un appuntamento ad un caro amico e con lui trascorrere dei piacevoli momenti, magari sorseggiando un selz con sciroppo e limone seduti vicino il chiosco delle bibite.

Un giardino amorevolmente progettato, sapientemente coltivato e amato dai rispettosi visitatori, un punto d’incontro all’interno di una città in perenne scontro, un punto di tregua e pace fisica e spirituale.

Al suo interno, un tempo, il gazebo era il luogo dei concerti di musica d’arte, e la palazzina cinese il tempio della cultura, dove venivano raccolti e messi a disposizione di tutti i libri... i libri, questi strani oggetti, destinati a bruciare con tutto il loro contenitore, come accade alla famosa biblioteca di Alessandria: anche Catania ha avuto il suo rogo forse meno famoso, ma altrettanto significativo del degrado mentale. In una palazzina completamente costruita in legno ripiena di libri, lasciata all’incuria del tempo con scarsissima manutenzione e nessun sistema antincendio, come si fa a pensare che un bel giorno non bruci tutto? no, non può accadere... e se per caso dovesse accadere, certo non si tratterebbe di un evento calcolato bensì di una disgrazia!
Per ogni Catanese di una certa età la scimmia Gina era più famosa di Cita, la scimmia di Tarzan: sì, è vero Gina era prigioniera in una gabbia, ma era coccolata e corteggiata più di una star e questo di sicuro la faceva vivere bene.

In quella Villa i pavoni erano animali domestici come le galline, liberi di girare tra gli altri abitanti del giardino; i cigni sguazzavano tranquilli nella grande fontana, mentre in altre vasche c’erano trampolieri e pellicani, e grandi voliere ospitavano svariati pennuti di ogni specie. La cronaca racconta che molti di quei volatili diventarono prede di caccia notturna per cittadini bracconieri improvvisati.

Grande evento fu l’arrivo di un elefante. Per lui fu costruito un recinto senza sbarre, e solo un piccolo fossato lo separava dai visitatori. La solita imbecillità umana non tenne conto che quello non era il suo habitat ideale: il fatto che il simbolo della città di Catania fosse un elefante non servì a proteggerlo per nulla e il tentativo di trasformare la villa in zoo finì con la morte del povero elefante poco tempo dopo.

Oggi accade spesso che si organizzino all’interno della Villa manifestazioni, anche valide, ma che attirano migliaia di partecipanti tutti insieme e per svariati giorni consecutivi, al termine dei quali tutti si meravigliano e gridano allo scandalo che non è rimasto più un filo d’erba, addossando la colpa dell’inciviltà ai partecipanti, di sicuro vandali o unni.

O piuttosto la colpa non è degli organizzatori, o di chi ha dato il permesso criminale di realizzare là dentro certe attività di massa?

Villa Bellini. A Catania tutto è dedicato a Vincenzo Bellini, grande musicista... ma Bellini ha vissuto e composto la sua musica a Parigi, avendo passato ben poco tempo nella città etnea. Non basta aver dato la natività ad un uomo illustre per potersene vantare, bisogna avergli dato anche qualcos’altro per poterlo osannare come rappresentativo del buon Catanese e per dedicargli ogni cosa, piazze, palazzi, monumenti, ville, pizze, pasta e torte.

Oggi la Villa ha la sua importanza solo nell’immaginario collettivo del Catanese, poiché sembra che ormai non importi più a nessuno di lei. Magari prima o poi qualcuno proporrà di fare in sua vece un bel posteggio, così utile in pieno centro... o meglio ancora, un centro commerciale... questo sì che sarebbe un servizio di pubblica utilità!!

Tanto a Catania il verde è sempre stato scarso e se si elimina il poco sopravvissuto si aiuta a completare un processo naturale di desertificazione.

 

 

 

 

 

I NUMERI DEL GIARDINO BELLINI

 

Superficie totale Mq.61640
Illuminazione: a copertura totale buona.
Arredo: panchine e beverini omogeneamente divisi lungo la superficie.
Pavimentazione strade e vicoli: 60% asfalto; 25 % mattonelle d'asfalto.
Pavimentazione con mosaici: 15% presenti lungo i viali della collina nord e della collina del datario.
Attrezzature sportive: presenti lungo il perimetro comprendente anche strutture per portatori di Handicap.

Servizi igienici: siti presso collina nord lato entrata piazza Roma.

Fontane: entrata piazza Roma "Samaritana" entrata via Etnea "Vasca dei Cigni".
Bambinopoli: sita di fronte collinetta nord.
Verde fruibile: parziale solo dove presenti attrezzature sportive.
Alberate presenti in N°711: Platani, Schinus, Ficus m., Ficus e., Ficus M., Nerium o., Ligustrum J., Ligustrum v., Pino p., Pinus r., Chorisia s., Casalpina t., Sophora j., Sophora p., Araucaria e., Araucaria c., Araucaria b., Erytrina f., Brachichiton a., Grevillea r., Ceratolina s., Citrus a., Phytolacca, Ulmus c., Magnolia g., Merita d., Cedrus d.. Albero secolare :Ficus Magnolideis situato entrata lato Piazza Roma. Palmizi presenti in N°247: Phoenix c., Phoenix d., Phoenix r., Phoenix ro., Chamaerops h., Trachicarpus f., Washigtonia f., washigtonia r., Livistona c., Livistona a., Erythea a., Howea f., Cycas r., Dracena d., Cordyline i., Yucca e.

Aperture e chiusura parco: a cura del V° Servizio Tutela Verde Pubblico nei seguenti orari estivo " 06.00-23.00 ", primaverile autunnale " 06.00-22.00 ", invernale " 06.00-21.00 ".

Impianto d'irrigazione: automatico telecontrollato

La Villa Bellini

Per i catanesi il Giardino Bellini è semplicemente ‘a Villa, luogo di svago, di relax, di passeggiate e di incontri.
Occupa, nel suo complesso, una superficie di 70.942 mq all'interno della quale si dispongono, aiuole fiorite, piazze per manifestazioni sportive e musicali, panchine per il riposo e la lettura, viali ombreggiati e fontane. Una parte dello spazio, oggi occupato dalla villa, costituiva l'antico‘Labirinto', pittoresco giardino che circondava un edificio realizzato, nel ‘700, da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari.
L'abitudine di costruire giardini con percorsi intricati nei quali gli ospiti si potessero facilmente smarrire, era una delle tante mode diffuse nell'Europa del Settecento quando si fondevano e convivevano la razionalità e la fantasia, il gusto per le ‘meraviglie' e il rigore scientifico. Intorno alla metà dell'Ottocento il Comune di Catania acquistò la villa della famiglia Paternò Castello per costruirvi un parco pubblico. Negli anni successivi furono acquisiti nuovi terreni per dare ancora più spazio al giardino e consentire alla popolazione catanese di recarsi in un grande luogo verde, ricchissimo di decorazioni floreali, palmizi, alberi centenari e fontane. Tra le pagine di una breve ma essenziale guida di Catania, edita nel 1899, troviamo una gustosa descrizione del giardino che, sin dalla sua apertura, fu considerato uno dei più belli d'Europa. "Il Giardino Bellini - leggiamo nella guida - è il ritrovo più simpatico e ameno della città. La sua posizione è incantevole. Da due collinette, che si ergono nel centro e che sono divise da un ampio piazzale, si domina buona parte della città, la distesa del mare e lo spettacolo maestoso dell'Etna. Per questa diversità di panorami che offre, il Giardino di Catania è considerato come uno dei migliori d'Europa. Chi guarda da una delle due colline, prova le stesse impressioni di chi sta a guardare Roma dalla spianata del Pincio o Firenze dal piazzale Michelangelo. I viali di questo giardino sono diversi e tortuosi, fittamente ombreggiati e tracciati tanto sul pendio delle due collinette, come nei punti piani della villa.

Diversi ponticelli, costruiti con vera eleganza, i sottopassaggi, un tunnel, le aiuole fiorite, i praticelli erbosi e ricchi di ogni specie di fiori, la fontana, il piazzale che divide le due colline, tutto si fonde per trasformare questo meraviglioso giardino in un luogo di delizie. Nell'estate vi si godono pomeriggi freschi, col riparo degli alti ed ombrosi alberi: meravigliosi tramonti per la calda orientale vivacità dei loro riflessi; le serate si passano deliziosamente, quando sciami di signore popolano la villa illuminata fantasticamente e riccamente". Queste parole possono, ancora oggi, essere considerate pertinenti; l'atmosfera che si respira nella villa Bellini è la stessa che animava l'entusiasmo del nostro scrittore di guide. Nel 1932, l'antico ingresso sulla via Etnea venne reso monumentale; sempre quell'anno fu innalzato il cavalcavia sulla via Sant'Euplio e fu realizzata la grande vasca circolare nella quale vennero messi a dimora alcuni bellissimi cigni bianchi.
Nel 1933 l'artista M.M. Lazzaro collocò nel piazzale dell'ingresso principale le statue che personificano le arti.
Negli ultimi anni la villa Bellini accoglie spettacoli prestigiosi che allietano le serate dei catanesi e dei visitatori italiani e stranieri.
Bibliografia generale AA.VV., Enciclopedia di Catania, Catania 1987.
Guida di Catania e provincia, a c. di N. Recupero, Catania 1991.

Villa Bellini è il principale giardino pubblico della città. Occupa una superficie di 70.942 mq e deriva, attraverso vari processi di ampliamento e riadattamento, da un antico giardino settecentesco, del quale oggi restano poche tracce.

Il patrimonio botanico di Villa Bellini consiste, tra alberi e arbusti, in 106 specie di piante prevalentemente di origine esotica. Diversi sono gli esemplari ultracentenari che, per la loro maestosità, rendono pregevole il giardino.
Villa Bellini si presenta come un giardino formale e in parte bisimmetrico. La flora, per lo più di tipo subtropicale, è costituita da elementi che, tranne poche eccezioni, hanno ampia diffusione nel paesaggio verde cittadino.

In misura quantitativamente minore sono rappresentate specie del contingente mediterraneo (Ulmus canescens,Quercus ilex, Pinus halepensis, P. pinea, Cupressus sempervirens, Viburnum tinus).

La forma biologica dominante è quella fanerofitica, sia arborea che arbustiva la quale, nell'insieme, definisce
l'aspetto strutturale più significativo della copertura vegetale.
Sono presenti 106 specie, appartenenti a 83 generi e 54 famiglie; tra queste meritano menzione le numerose palme (Chamaerops humilis, Ph. canariensis, Ph. reclinata, Livistona chinensis, L. australis, Washingtonia filifera, W. robusta, Erythea armata, Trachycarpus fortunei, Howea forsteriana), varie specie di Araucaria (A. heterophylla, A. bidwillii,, A. columnaris A. cunninghamii) e Ficus (F. magnolioides, F. microcarpa, F. elastica), imponenti esemplari di Sophora japonica, Cupressus sempervirens, Phytolacca dioica, nonché filari di Platanus x hybrida e Schinus molle, componenti principali delle alberature dei viali.

Approfondimenti

Recupero e valorizzazione del verde storico "Giardino Bellini", per una migliore fruibilità anche ai fini ludico - spettacolari

Altri Parchi e Giardini Pubblici di Catania

|Giardino Bellini | Villa Pacini | Boschetto della Plaia | Parco Gioieni | Parco degli Ulivi | Parco Falcone | Parco M.T. di Calcutta | Parco Fenoglietti | Parco Gandhi | Parco I Vicerè | Parco Sciascia | Parco Vulcania "Piazza A.Moro" |

 

 

Il marcio dietro le aiuole

di Mirko Tomasimo (www.gli italiani.it)

 

“A villa rapiu”. Con queste parole molti cittadini increduli hanno salutato l’apertura del giardino Bellini a Catania, quello chiuso per un paio di anni alla cittadinanza e per i quali sono stati spesi vagoni di milioni di euro, tre dei quali raccattati in zona cesarini per non fare sfigurare del tutto la città di fronte all’Unione Europea.
Ma cosa è accaduto in questi tribolati anni di chiusura del giardino in cui tutte le operazioni sono state svolte nei segreti di Palazzo e non nella trasparenza con i cittadini? Di tutto e di più. Andiamo a vedere la cronistoria dei fatti.

Tutto inizia quel brutto giorno del 16 maggio 2007, allorquando la Commissione Europea chiede al Comune di Catania maggiori dettagli sulla modifica dei costi inerenti il progetto di ricostruzione della villa. Il Comune risponde che le variazioni dei costi del progetto sono avvenute in base al nuovo listino dei prezzi regionali recentemente modificato.
L’Unione Europea non si fida dei catanesi e nel 2009 effettua una revisione dei progetti facenti parte del programma Por per la Sicilia 2000-2006 in cui rientra il progetto dei lavori della villa.


Qui iniziano le comiche, anche perché la Commissione pretende massimo rigore e trasparenza nelle gare d’appalto e richiede maggiori informazioni dal Comune sulla pubblicazione della gara presso la gazzetta ufficiale dell’ Unione Europea, sulla parità di trattamento per i candidati e relativa pubblicazione dei risultati sulla gazzetta ufficiale.
Il tempo trascorre e mentre i lavori proseguono a rilento nel 2009 viene riaperta parte della villa acclamata come se fosse un evento straordinario dopo due anni di interminabili lavori.
Ma non è finita. Sorgono dei comitati spontanei di cittadini i quali richiedono trasparenza e legalità nell’esecuzione dei lavori oltre a conoscere quanti milioni di euro di fondi Por siano stati sperperati per la realizzazione del restauro.
Sempre nel 2009, in sede di Consiglio comunale, si crea una commissione di inchiesta voluta da quindici consiglieri per capire che fine hanno fatto i soldi e perché i tempi di realizzazione dell’opera a due anni di distanza non sono ancora terminati.
La commissione si rivela un bluff nonostante sia voluta da quindici “coraggiosi” consiglieri comunali i quali hanno cercato di fare un po di luce sulla vicenda. Ricordiamo qui di seguito i loro nomi per correttezza istituzionale. Manlio Messina (Pdl), Puccio La Rosa (Pdl Sicilia), Carmencita Santagati (Pdl), Andrea Barresi (Udc), Vincenzo Li Volsi (Pdl), Vincenzo Castelli (Pdl Sicilia), Carmelo Giustolisi (Pdl), Gemma Lo Presti (La Destra), Francesco Montemagno (Misto), Rosario D’Agata (Pd).
La commissione, abortita sul nascere, sarà ripudiata fin dal primo momento dal Pdl (ancora non si era scisso).
Sulla vicenda, frattanto, interviene anche la Procura della Repubblica di Catania (quella che ultimamente si è interessata anche a “Sud”) la quale richiede gli atti ufficiali al sindaco Stancanelli.
E qui avviene l’impensabile, per la serie “il bagaglino a Palazzo degli Elefanti”. Raffaele Stancanelli trasmette la documentazione necessaria in Procura, e per farlo chiede il tutto all’avvocatura comunale la quale risponde che gli atti sono in procura già da un anno, dopo l’intervento della guardia di Finanza che ha sequestrato tutto il materiale riguardante la villa.
Sembra un barzelletta eppure non lo è. In città, giornalisti, addetti ai lavori e soprattutto i cittadini si pongono alcune interessanti domande: perché il sindaco non ne sapeva nulla? Chi era a conoscenza di questo trasferimento di atti? Chi sapeva perché non ha riferito in Consiglio comunale?
La farsa non è ancora finita. Proseguono le lamentele per la mancata commissione di inchiesta e se di ciò se ne fa portavoce la consigliera dell’Udc Valeria Sudano, la quale ammette nauseata: “Siamo responsabili del nostro operato innanzi ai cittadini che ci hanno accordato il loro voto”. Da apprezzare la sana autocritica.
L’ultimo atto di questa scena patetica è la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell’Unione Europea degli avvenuti lavori di restauro della villa. Il Comune omette di pubblicare il bando dei lavori sulla gazzetta ufficiale italiana (figuriamoci su quella europea) in cui dovevano comparire le ditte che avevano partecipato alla gara d’appalto. Non avviene ciò. La Commissione Europea se ne accorge e richiede gli atti ufficiali.
Trascorrono i mesi e mentre il Comune si giustifica dicendo di avere le carte in regola, l’Unione Europea non riceve un fico secco da Catania.
Spazientita, la Commissione intima Catania a inviare gli atti. Volete sapere la scusa inventata dal Comune di Catania? La stampante risultava rotta e il materiale non poteva essere stampato e inviato.
Già, la stampante. Quello strumento che possiede ciascuno di noi dentro ogni casa era divenuto il limite invalicabile tra Catania e la Commissione Europea.
La “barzelletta”, come già predetto, si chiude con l’apertura del giardino al pubblico il 23 settembre. Qualcuno chiede dove siano stati reperiti i soldi per il completamento (fuori tempo massimo) dei lavori. Gli assessori rispondono in coro che sono stati reperiti dai mutui residui dell’amministrazione.
Bella consolazione. Tre anni di lavori, milioni di euro buttati al vento, e una figuraccia incredibile con l’Unione Europea. Cosa si vuole di più dalla vita?

 

 

PRIMOSOLE                                         Vincenzo Spampinato                                        (L'amore nuovo - 1991)