Vedendo certe foto in notturna di Padova ed Assisi, (ma così tranquille da definirle quasi "parrinare") mi era venuta voglia di creare un reportage con analoghe cartoline riferite alla mia Citta.

E cu mu fici fari?

Eppure, mentre scendevo le scale di casa con il palato insaporito dal primo caffè e i polmoni gonfi di aria mattutina, mi ripetevo:"colei che mi ha dato questo galeotto appuntamento, per la sua bellezza merita questa levataccia e poi, alle 4 del mattino, chi vuoi che ci veda per le strade? Non ci sarà nessuno e così potrò ammirarla e immortalarla solo per me, tranquillamente. Io e lei soltanto, da soli".

M...chiuni! E quant'erumu?.....

Di notte fermo al semaforo, in fila come se in quel momento fossero state le nove del mattino: chi ballava, chi scherzava, chi creava capannelli umani ancora indecisi su come smaltire le ultime ore della notte o chi quelle ultime ore le stava smaltendo già, vomitandole sulla spiaggia di Li Cuti. 

Poi un giro per la zona barocca, in Via Crociferi, con una cicalina all'orecchio: "vossia picchì non fotografa sta chiesa...... vidissi cche bella! Senta....  ma fa na' fotografia a mmia?".

La mia notte d'amore continua al Duomo, Li Cuti, Ognina, tutte parti di un corpo tanto bello da indurmi a fissare altri futuri appuntamenti notturni con questa donna misteriosa, che mi fa scappare dal letto di casa per regalarle fotoritratti sotto la luna. Bella sì, ma quant'è vivace! E che fatica correrle appresso!

Le dico "stai ferma!", e quando sono certo di averla messa finalmente a fuoco, scappa via e si sfa sfocare le gambe.

Ecco, questa è la donna che ho incontrato stanotte. A differenze di altre, è un soggetto difficile da fotografare perchè non riesce mai a mettersi in posa. Le sue istantanee sono tutte mosse, soprattutto quelle delle ore piccole.

Però.... carusi,. quant'era bedda sta fimmina...... si chiama Catania!

 

 

 

 

 

 

 

 

l'altra notte non avevo sonno.....

 

 

 

 

 

Uno sguardo a 360° da Trecastagni a firma del grande Francesco Raciti

 

COME MI VUOI    Eduardo De Crescenzo