Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.

L’odierno cannolo siciliano avrebbe dunque antiche origini, anche se nei secoli ha subìto diverse trasformazioni, e il suo antenato potrebbe essere stato un dolce a forma di banana, ripieno di ricotta mandorle e miele.

L’ipotesi più accreditata sarebbe quella che le favorite dell’emiro, per passare il tempo, si dedicassero alla preparazione di prelibate pietanze, in particolare di dolci e in uno dei tanti esperimenti culinari avrebbero “inventato” il cannolo, allusione evidente alle “doti” del sultano.

Un’altra fonte, invece, tramanda che i cannoli siano stati preparati per la prima volta in un convento sempre nei pressi di Caltanissetta.

Si racconta che in occasione del Carnevale le monache “inventarono” un dolce formato da un involucro (“scorcia”) riempito da una crema di ricotta e zucchero ed arricchito con pezzetti di cioccolato e granella di mandorle (cucuzzata).

Sia che si tratti di suore o concubine, “queste donne, rese diverse dal voto di castità, probabilmente nel loro intimo non lo erano così tanto di fronte al piacere voluttuoso offerto dal magnifico dolce”.

Di certo sappiamo che le sue radici risalgono alla dominazione araba in Sicilia (dal 827 al 1091).

Gli Arabi, come i Greci, apportarono molte novità nell’arte, in generale, e nella cucina, in particolare, come ad esempio, la canna da zucchero, il riso, le mandorle, il gelsomino, il cotone, l’anice, il sesamo e le droghe: cannella e zafferano. Essi erano anche abilissimi pasticceri, e se è vero che la ricotta di pecora già si produceva in Sicilia, è anche vero che sono stati gli Arabi a lavorarla con canditi, pezzetti di cioccolato e ad aromatizzarla con liquori, dando vita ad un’accoppiata vincente, zucchero e ricotta , preludio dei dolci siciliani più famosi al mondo: la cassata ed i cannoli.

 

i famosi cannoli catanesi dell'antica pasticceria Savia

 

L’ipotesi sull’origine del sublime cilindro di ricotta, stimolante per il gusto ed accattivante per le interpretazioni tra sacro e profano, è descritta dal duca Alberto Denti di Pirajno, cultore di gastronomia. In “Siciliani a tavola” (la cui edizione fu terminata da Massimo Alberini, dopo la scomparsa del nobile siciliano) il duca sostiene che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta. Per l’esattezza, si legge: “Il cannolo non è un dolce cristiano, ché la varietà dei sapori e la fastosità della composizione tradiscono una indubbia origine mussulmana”.

La tesi è verosimile in quanto alla fine della dominazione araba in Sicilia, coincisa con l’arrivo dei Normanni, gli harem si svuotarono (si ricorda che Caltanissetta in arabo significa “Castello delle donne”, poiché gli emiri saraceni vi tenevano i loro harem), e una o più donne ormai libere, convertitesi al Cristianesimo, entrarono in convento. Qui potrebbero avere riprodotto alcune delle ricette con le quali avevano sedotto le corti degli emiri, trasmettendole in seguito a “quelle sante ancelle del Signore sino a noi poveri peccatori”. E ciò spiegherebbe l’esistenza di un legame tra le due leggende.

Altro che cialda e ricotta! Il dolce siciliano per antonomasia era apprezzato già dagli antichi romani: “Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus”, lo definì Marco Tullio Cicerone quando era questore in Sicilia, a Lylibeum (l’odierna Marsala), prima di diventare console romano destinato a fama imperitura. Mentre un Anonimo siciliano riportato dal Pitrè cantò così le lodi di questo straordinario dolce:

 “Beddi cannola di Carnalivari

Megghiu vuccuni a lu munnu ‘un ci nn’è:

Su biniditti spisi li dinari;

Ognu cannolu è scettru d’ogni Re.

Arrivinu li donni a disistari;

Lu cannolu è la virga di Mosè:

Cui nun ni mangia si fazza ammazzari,

Cu li disprezza è un gran curnutu affè!”

 Si tratta di un dolce, in tutto e per tutto siciliano, anche nei forti contrasti: nei colori, nel profumo, nel sapore, nella consistenza, e dall’intrigante forma cilindrica, conservatasi nel tempo. Giuseppe Coria evidenzia in uno studio sul rapporto tra la geometria e la simbologia che il suo aspetto rappresenterebbe la forma fallica. Il cannolo dunque esprimerebbe, un significato di fecondità, di forza generatrice, e di allontanamento delle influenze maligne.

E a proposito di dolci simili al cannolo, sembra che Brillant Savarin, sublime meditatore della “Fisiologia del Gusto” abbia detto: “il Creatore, obbligando l’uomo a mangiare per vivere, lo invita con l’appetito e lo ricompensa con il piacere”.

Quel che fin qui emerge è chiaramente il nesso tra l’origine del caRisultati immagini per sagra del cannolo aci bonaccorsi 2019nnolo e la città di Caltanissetta, e questo a prescindere da quello che è stato l’esatto fatto storico, sia esso sacro o profano: il convento o l’antico castello di Pietra Rossa. E svariati sono i siti internet che indicano in Caltanissetta il luogo in cui sarebbero nati i cannoli, come i seguenti, citati a caso e solo a titolo esemplificativo: accademiabarilla.it (cannoli siciliani), granarolo.it (le origini del cannolo siciliano), slowfoodsciacca.it (la storia millenaria della cucina siciliana), mondodelgusto.it (storia e leggenda del cannolo siciliano), cannoloanfriends.it (la storia del cannolo), siciliainformazioni.com (la storia del cannolo siciliano tra il serio e il faceto), primo piatto.barilla.com (i tesori della pasticceria siciliana).

Poiché gira e rigira, tra mito storia e realtà, Caltanissetta con il capolavoro dell’arte dolciaria siciliana c’entra sempre, è ora di renderle giustizia e dare vita ad un percorso fatto di incontri, dibattiti, sagre e fiere, per tributarle finalmente il giusto “riconoscimento di paternità” , quale CITTA’ DEL CANNOLO.

A beneficiarne sarebbe tutto il sistema economico della provincia: dalla valorizzazione del territorio, all’esaltazione del patrimonio artistico e culturale al conseguente incremento turistico.

 

Sarebbe interessante accettare una sfida dai territori palermitani e/o trapanesi, e se volete agrigentini, sull’origine dell’emblema dell’arte dolciaria siciliana: da Piana degli Albanesi ai vari conventi di monache Benedettine, come quelle della “martorana” che inventarono appunto il marzapane, o se preferite “pasta reale”, o le monache di Erice che asseriscono di essere state le depositarie dei segreti di questa pasticceria.

Cassate, bocconcini, ravioli, marzapane, babà, profitterol, saint honorè, “minni di vergini”, rollò.

Ma su tutti si erge, imperioso e prepotente, Sua Maestà: il cannolo!

Presidente di Provincia, Sindaco, Assessore al Commercio, al Turismo, e soprattutto, alla Cultura e associazioni di categoria, lanciate questa succulenta e simpatica sfida e organizziamo a Caltanissetta il “Festival internazionale del cannolo”.

Giù il ponte levatoio: animiamo di costumi medievali i quartieri arabi degli “Angeli”, curtigghi, trazzera, e ” ‘strata i Santi”, e ridiamo virtualmente vita al Castello di Pietra Rossa. Che i cavalieri, le dame e gli scudieri scendano in campo, armati di mestoli, di antiche ricette e di cannella, per lanciare la sfida sul dolce più buono che l’umanità abbia mai gustato, “duellando” scherzosamente e con gioia, contro le immancabili diffide, urla e alti lai, dei presunti padri adottivi della nissena leccornia, pronti a reclamarne la paternità.

https://bedduviddi.it/la-nascita-del-cannolo-siciliano-tra-storia-e-leggenda/

 

 

 

 

 

CANNOLI DI RICOTTA Ingredienti: Pasta: 500 g. di farina 00, due tuorli, 25 g. di alcool, 20 g. di sugna, vino (al posto del vino e l' alcool si può usare del vino rosso invecchiato), sugna per friggere.

Esecuzione: Fare la fontana con la farina e nel centro mettere lo strutto, i due tuorli e impastare con l´alcool e il vino fino ad ottenere una pasta abbastanza consistente.

Fate riposare un pochino la pasta coperta con un tovagliolo (1/2 ora circa).

Tirare poi una sfoglia dello spessore di 2 o 3 mm e tagliare la sfoglia in cerchi di diametro di 10 cm. circa.

Avvolgere ogni cerchio di pasta negli appositi cannelli (un tempo erano di canna, oggi si trovano di latta).

Badare a saldare bene i due lembi di pasta, poi friggere i cannoli in abbondante sugna. Quando saranno dorati, colarli sopra una carta assorbente.

Lasciare raffreddare e poi sfilare i cannoli dai cannelli.

Ripieno: Ricotta, zucchero,canditi tritati, cioccolata a pezzetti.

Esecuzione: mescolare la ricotta con lo zucchero e passare il tutto a setaccio perché deve risultare come una crema.

Aggiungere i canditi e il cioccolato e mescolare bene. Riempire i cannoli, pareggiare le due estremità con la lama bagnata di un coltello e decorare con mandorle brustolite tritate molto finemente. In ultimo spolverare con zucchero a velo.

 

 

CANNOLI AL CIOCCOLATO. Per la pasta: 100g di zucchero 50g di pasta di mandorle un pizzico di sale mezzo bicchiere di latte mezzo bicchiere d’acqua 25g di burro fuso 2 uova 125g di  farina farina per spolverizzare burro per ungere
Per il ripieno: 225g di cioccolato fondente un bicchiere di panna mezzo bicchiere di rum
Per la glassa: una bustina di glassa al cioccolato 15g di pistacchi

Lavorate in una terrina lo zucchero, la pasta di mandorle, il sale e il latte fino ad ottenere un composto omogeneo; incorporate l’acqua, il burro ammorbidito e le uova, aggiungete la farina e lavorate molto bene; coprite la terrina con un panno umido e lasciate riposare l’impasto per un’ora; dividete poi la pasta in cinque porzioni; ungete una teglia e cospargetela leggermente con la farina;

 ricavate da ogni porzione di pasta dei dischi di cm 10 di diametro, adagiateli nella teglia tenendoli distanti tra loro perché durante la cottura aumenteranno di volume; 

mettete la teglia nel forno già caldo per 8 minuti a 220°; quando i bordi dei dischi cominceranno a dorarsi, sfornateli e arrotolateli immediatamente intorno al manico di un cucchiaio di legno con la parte superiore verso l’esterno; per il ripieno, fate scaldare la panna in una casseruola, aggiungetevi il cioccolato ridotto a pezzettini e mescolate fino a che si sarà sciolto e i due ingredienti si saranno amalgamati bene; 

levate subito il composto dal fuoco, unite il rum e lasciatelo raffreddare; poi sbattetelo bene in modo che diventi cremoso; con l’aiuto di una siringa per dolci introducete la crema di cioccolato nei cannoli; fate sciogliere a bagnomaria, a fuoco tenue, la glassa al cioccolato e, con un cono di carta da forno forato nella parte inferiore, decorate i cannoli; tritate i pistacchi e mettete sulla glassa ancora umida; prima di servirli aspettate che ripieno e glassa si siano solidificati. 

 

Una cialda croccante e un cuore di ricotta fresca fresca che si scioglie in bocca. Chi mette piede in Sicilia non può certo perdere l’appuntamento con l’assaggio del cannolo, il dolce tipico più famoso, e più goloso, dell’isola.

I cannoli siciliani, quelli preparati come vuole la tradizione, sono 15-20 centimetri di estasi dolciaria e li si può vedere come un riassunto della regione: la cialda ricorda la terra arsa dal sole; il ripieno custodisce tutti i profumi dell’isola.

Il cannolo ha origini antiche, talmente antiche che spesso la sua storia diventa leggenda e si perde nella notte dei tempi. Quel che è certo è che all’inizio il dolce veniva preparato in occasione del carnevale, ma presto ci si accorse che era un vero peccato poter godere di questa leccornia una sola volta all’anno.

Sembra che il cannolo sia nato a Caltanissetta, su ispirazione di un’antica ricetta romana reinterpretata dagli arabi che un tempo occupavano la città con i loro harem. Leggenda vuole che furono proprio le belle spose dell’emiro a inventare il dolce.

Descrivere il cannolo senza averne uno lì, pronto da assaggiare, è una vera crudeltà. Il dolce è composto da una cialda croccante a forma di tubo che contiene una golosissima ricotta di pecora, alla quale si aggiungono vari ingredienti, dal pistacchio di Bronte alle gocce di cioccolato.

A Palermo il dolce ha le estremità impreziosite da due ciliegie candite e il dorso è guarnito da una fettina di buccia d’arancia. Nella parte orientale dell’isola, invece, è spolverato con una granella di nocciole o di pistacchi. Bisogna anche fare una distinzione tra il cannolo raffinato di città, con la ricotta più fine e spumosa, e quello più “verace” di campagna, ripieno di una ricotta densa, molto meno lavorata.

Qual è il migliore? È questione di gusti e, per scoprirlo, è doveroso assaggiarli tutti.

Salvo Puccio

 

 

TANTO AMATI DAL DOTT. PASQUANO

Manco a dirlo, il rito del cannolo come impasto di amore e morte, come segno di festa e di abbandono, di ricordo e di rimpianto ha avuto la sua epifania universale l’altra sera con la fiction televisiva del commissario Montalbano. Il professore Carabillò, ovviamente, non veniva neppure nominato, ma la scena sembrava scritta da lui, con il contorno delle parole rubate a Tomasi di Lampedusa. Al commissariato di Vigata, boccascena dei racconti scritti da Andrea Camilleri, il capo chiama nella sua stanza i collaboratori, da Augello a Fazio a Catarella. Sono appena tornati dal cimitero dove hanno accompagnato la salma del dottore Pasquano, il medico legale interpretato per diciotto anni da un attore – il formidabile Marcello Perracchio – morto due anni fa. Prima o poi, la fortunata serie televisiva doveva pur giustificare l’assenza di quella faccia asciutta e ironica, amorevole e beffarda. E come spesso succede nei teatri di maggiore sensibilità la fiction ha assorbito la realtà. Al punto che gli sceneggiatori hanno congegnato una puntata nella quale – all’interno di un giallo appassionante per trama e colori – si è narrata anche la morte improvvisa del dottore Pasquano, la cui popolarità era dovuta essenzialmente a due tormentoni: il linguaggio, confidenziale e spregiudicato, con il quale il medico legale si rivolgeva a Montalbano: “Commissario, ma lei è venuto per rompere i cabassisi?”; e i preziosissimi cannoli davanti ai quali – inesorabilmente, voracemente – l’incontenibile Pasquano allentava ogni freno inibitorio.

https://www.ilfoglio.it/cultura/2019/02/25/news/cannoli-d-amore-e-morte-239852/

 

Risultati immagini per cannoli blog

 

 

 

 

 

LA DOLCE RIVALITA' AD OVEST DELL'ISOLA

 

Il momento giusto per gustarli è Pasqua.di Martino Ragusa.Piana degli Albanesi, a 24 km da Palermo, è la patria del cannolo siciliano e meta di pellegrinaggio dei tanti devoti a questo dolce, diffuso in tutta l’isola ma qui capace di raggiungere vette di perfezione. Grazie all’abilità dei pasticceri pianesi e grazie soprattutto alla qualità della ricotta fatta con il latte di pecore allevate su un altopiano a circa 800 metri di altitudine.Nato come dolce di Carnevale, il cannolo una volta era disponibile solo in inverno e primavera.

Da qualche tempo si trova in tutti i mesi dell’anno, e non è detto che sia un bene. Intendiamoci, va benissimo che il periodo di produzione non sia più così ristretto, ma forse si è esagerato con l’allargamento a tutti e dodici i mesi. Ogni siciliano che si rispetti sa che la ricotta è buona solo da dicembre a maggio, quando i pascoli, specialmente quelli di monti e altopiani, si ricoprono di erbe aromatiche capaci di cedere il loro profumo al latte delle pecore. Fuori da questo periodo, si trovano cannoli fatti con la poco pregiata ricotta estiva o con quella congelata.

Tutta un’altra musica, apprezzabile solo da un palato impreparato.Se è disponibile la ricotta giusta, tutto il resto dipende dal pasticciere. Sta a lui trovare l’esatta proporzione tra zucchero e ricotta perché il cannolo risulti correttamente dolce, né insipido né stucchevole. Ed è sempre sua la decisione su come e quanto setacciare la ricotta già zuccherata per ottenere una crema dalla consistenza ideale, con una grana che non sia troppo fine, né troppo grossier. Abilità richiede anche la preparazione della cialda (chiamata “scorza”) fatta con fior di farina, zucchero, strutto, vino, cacao e caffè in polvere.

Ma, come sempre, è la mano di chi prepara e la qualità dell’olio usato per la frittura a decidere il risultato finale.Vale la pena ricordare che il vero cannolo siciliano è lungo dai 15 ai 20 centimetri, ha un diametro di 4 – 5 centimetri, deve essere riempito al momento, perché la ricotta non inumidisca la scorza facendole perdere coccantezza, e deve essere guarnito solo in superficie, sulle due facce, con ciliegie candite o scorza d’arancio candita o pezzetti di cioccolato. All’interno la ricotta deve essere libera da canditi o di cioccolato che ne contaminerebbero la purezza. A Piana degli Albanesi è garantito il “cannolo perfetto”, ma se vi trovate nella parte occidentale della Sicilia vi conviene fare un salto in un piccolo villaggio che da qualche tempo insidia a Piana il primato dei migliori cannoli.

E’ Dattilo, frazione di Paceco in provincia di Trapani, facile da raggiungere perché fornito di svincolo sulla A 29 Palermo – Trapani. La Pasqua Bizantino – Ortodossa di Piana degli AlbanesiChiamata Hora e Arbëreshëvet in arbëreshë, Piana degli Albanesi è tuttora abitata da una nutrita comunità albanese insediata su questo verdissimo altipiano dal XVI secolo. Lingua e tradizioni sono state scrupolosamente mantenute, e la religione è rimasta quella di rito Bizantino – Ortodosso dei primi profughi. La Pasqua viene celebrata con particolare solennità ed è un’occasione veramente speciale per visitare questa splendida cittadina.Ecco un breve calendario delle manifestazioni religiose della Settimana Santa – Domenica delle Palme: Processione del vescovo (Eparca) per le strade del paese in sella a un asino e con una palma in mano. – Giovedi Santo: lavanda dei piedi Venerdì Santo il mattino ed esecuzione di suggestivi canti evangelici tradizionali che narrano la Passione. Il pomeriggio, processione del Cristo deposto nell’urna con esecuzione di canti funebri.- Domenica di Pasqua: sfilata di donne e uomini abbigliati con gli sfarzosi costumi tradizionali Messa solenne di rito Bizantino–Ortodosso nella Cattedrale di San Demetrio, All’uscita della Chiesa e pubblica distribuzione delle uova rosse benedette (vetë të kuqe). Benedizione del Vescovo a tutti i presenti.

https://www.ilgiornaledelcibo.it/i-cannoli-di-piana-degli-albanesi/

 

cannoli siciliani

ALTRA CLASSIFICA SUI CANNOLI SICILIANI

 

Risultati immagini per cannoli cuffaro

 

RAGUSA

 

Intervista allo chef ragusano Antonio Colombo . Esistono due cialde di cannolo, che di distinguono anche nel nome, l’occidentale e l’orientale. A Palermo utilizzano un impasto a base di aceto di vino rosso mentre nella zona di Ragusa mettiamo il marsala al poto del vino. Anche la crema ha le sue varianti: quella a base di ricotta vaccina e quella in cui è utilizzata ricotta ovina.  Nel lato del Palermitano e del catanese si utilizza di più la ricotta di pecora, in quello di Ragusa di usa più la ricotta vaccina. Io dico sempre che la Sicilia è un po’ il centro del mondo: sono passati li Arabi, i Greci, i Normanni, gli Spagnoli … la Sicilia è stata colonizzata un po’ da tutti. A Modica ad esempio si fa il cioccolato modicano che è stato portato dagli spagnoli secondo la ricetta antica degli Aztechi.

 

 

La Sicilia ha risentito molto delle varie influenze: ad esempio la cassata prima si faceva solo con il marzapane e la ricotta, con la venuta degli Spagnoli si è aggiunto il pan di spagna; le granite si dice che siano di origine araba; le spezie la cannella, le essenze come quelle del gelsomino che ora rientrano, moltissimo nella cucina locale sono state portate sempre dagli arabi.

Anche il cannolo, penso, abbia preso delle pieghe diverse in tutto il suo percorso e secondo delle influenze dei popoli.

In Sicilia, del resto, è tutto così: basta spostarsi di dieci chilometri in dieci chilometri e troviamo una varante diversa di pensiero, dialetto, cultura… Tornando al cannolo e alle sue usanze, va detto che anche la frittura viene fatta in modo diverso di zona in zona.

Nella zona di Ragusa si frigge con l’olio di oliva: noi abbiamo l’IGP dei monti iblei che è un olio fantastico. Mi ricordo che ancora mia nonna  diceva “friggo nell’olio buono” che altro non era che quello di oliva.

Nel palermitano i cannoli  friggono, invece,  bello strutto,  che essendo grasso animale, che ha un punto fumo maggiore, conferisce una fragranza diversa, ha un sapore più intenso e perfino il colore risulta diverso, più scuro.

Le varianti proseguono se si passa a guardare gli ingredienti aggiuntivi: c’è chi mette pistacchio, chi le mandorle, chi il cioccolato, chi l’arancia.

 

 

Anche la gradazione zuccherina non è da meno: noi, nella zona di Ragusa, siamo abituati a zuccherare il ripieno  zuccherarla un po’ meno rispetto al palermitano. Lì  ci sono pasticcerie che fanno addirittura metà zucchero e metà ricotta: i cannoli più famosi, quella della piana degli Albanesi- una zona  delle masserie dove si produce la ricotta più buona- sono grandissimi  e con un tasso zuccherino elevatissimo.

Per me il cannolo è sacro: io lo servo come si vede nelle pasticcerie tradizionali. Non amo l’idea del cannolo scomposto o destrutturato: il cannolo nasce cannolo  e deve essere mangiato come tale. Io faccio la cialda di cannolo semplice con ricotta vaccina zuccherata solo al 10% aromatizzata con semi di vaniglia e buccia di limone grattugiata. La cialda è impastata con Marsala, farina di grano duro, uova e strutto e polvere di caffè per dare una colorazione ambrata ed una diversa aromaticità.

 Da un lato metto la scorzetta di arancia candita e dall’altro pistacchio di Bronte tostato e tritato. Servo il cannolo con accanto una zuppetta di vaniglia e una pallina di gelato al pistacchio. A me piace il gioco delle consistenze e dei contrasti quindi l’idea dell’alternanza di croccante e di cremoso con la zuppetta che avvolge tutto ed il gelato che crea una sorta di choc termico.

Chef Antonio Colombo

https://www.calendariodelciboitaliano.it/2017/04/28/intervista-chef-antonio-colombo/

 

 

 

Il cannolo siciliano nello spazio

 

Un cannolo nello spazio. L’impresa, il cui video sta spopolando su Youtube, è di un gruppo di ragazzi ennesi che hanno deciso di fare concorrenza ai tecnici della Nasa utilizzando come testimonial uno dei simboli più noti del made in Sicily. L’originale iniziativa è stata messa a punto da due filmaker, Antonella Barbera e Fabio Leone, che insieme all’ informatico con la passione per l’elettrotecnica Paolo Capasso hanno lavorato al progetto. Il cannolo è stato posizionato su un pallone sonda, riempito di elio e dotato di una microcamera per documentare il successo dell’impresa. Il lancio, autorizzato con una richiesta al 41/o Stormo di Sigonella, è avvenuto il 2 febbraio scorso nonostante le avverse condizioni meteo. Risultati immagini per cannolo nello spazio

Come “base” per il countdown è stata scelta la Rocca di Cerere, la montagna che sovrasta Enna. Sul drone, grazie all’ingegnosità di Capasso, è stato montato un Gps che ha consentito di seguire il tragitto della “navicella” fino alla stratosfera, a quasi 30 mila metri d’altezza. Il pallone, che al suo interno aveva un paracadute, ha sorvolato la zona del catanese per virare poi verso la Sicilia occidentale prima di atterrare “dolcemente” con il suo carico a Bompietro, un paese delle Madonie in provincia di Palermo, dove il cannolo è stato recuperato. Un’operazione nello spazio perfettamente riuscita, a metà tra l’esperimento scientifico e l’iniziativa goliardica. “Il nostro Sicilian Space Program - spiegano i quattro ideatori - è nato da una scommessa, dalla decisione di metterci alla prova. Un regalo ai siciliani che è anche un modo per farli sorridere. Un’azione performativa che appare come nonsense, ma che proprio per questo incuriosisce e porta la gente a cliccare il nostro video su Youtube”. (ANSA).

 

 

 

 

 

 

 

 

La leggenda vuole che questo dolce nasca durante la persequizione subita da Agata.Siamo sotto l'imperatore Diocleziano ed Agata dal greco Agathè=buona ,è perseguitata dal proconsole Quinziano è più volte marterizzata,Agata mentre veniva ricercata dai soldati di Quinziano,mentre china ad allacciarsi i calzari le sorse davanti una pianta di olivastro(olivo selvatico) celandola cosi alla vista dei soldati,e l'olivo la nutri con i suoi frutti.,ecco anche perchè la santa nel martiriologico è rapprsentata di verde vestita, ed è il verde delle foglie d'ulivo giovani
.Sant'Agata è la patrona di Catania,la festa della patrona, dichiarata dall'Unesco bene antropologico dell'umanità inizia il 21 gennaio per proseguire il 3,4,il 5 il culmine della festa, di febbraio.

 

 


Ingredienti per 6 persone:

500gr di pasta di mandorle-2/3 cucchiai di rosolio oppure di rum-il succo di spinaci crudi per dare il colore verde,oggi è sostituito da un colorante alimentare verde.

Pasta di mandorle per 6 persone:500 gr di mandorle dolci di Avola spellate-500gr di zucchero a velo 1 dl d'acqua-6 gocce d'essenza di mandorle amare-6 gocce d'essenza di cannella-1 busta di vanillina.Triturate nel mixer le mandorle,mescolate lo zucchero con l'acqua in un tegame,scaldare a fuoco dolce,mescolando con un mestolo di legno, fino a quando lo zucchero comincerà a filare.Spegnete il fuoco ed incorporate la vanillina e le gocce d'essenze e alla fine la farina di mandorle rimestando energicamente unendo il liquore stemperato con qualche goccia di colorante.Stendere l'impasto in uno strato abbastanza spesso.Staccate delle palline e dare loro la forma di olive.Disporre in un vassoio e lasciarle asciugare per 24 ore., guarnire ogni olivetta con una foglia d'olivo.Questa è la ricetta Catanese , ma al di fuori del territorio ci sono 2 varianti:1 invece della pasta di mandorle, si fà la pasta di pistacchio di Bronte*, la 2, le olive vengono intinte parzialmente in cioccolato fondente fuso.

Marcella Candido Chianchetti

 

 

 

 

BIANCO MANGIARE (CREMA DI MANDORLE) Ingredienti: 200 gr. di mandorle sbucciate, 200 gr. di zucchero, 1 lt. d'acqua, 90 gr. di amido per dolci, 1 buccia di limone fresco, cannella.

Esecuzione: sbucciare le mandorle e farle asciugare bene, tritarle e, messe in un canovaccio bianco, si "sdillacciunu" nell'acqua. Quando la mandorla e' ormai asciutta, avendo perso tutta la sua essenza, si prepara la crema secondo il solito, aggiungendovi la buccia di limone e un cannolo di cannella. La crema pronta si suole versarla nelle tipiche forme siciliane, prima inumidite. Una volta rapprese, le forme di bianco mangiare si servono su piatti di foglie di limone.

 

 

 

 

PANZEROTTI CATANESI ALLA CREMA O AL CIOCCOLATO
Il panzerotto catanese e' un pezzo da colazione sempre presente in tutti i bar e forni della zona. Il suo profumo appena sfornato e' indescrivibile, inconfondibile!
L' odore pizzicante di ammoniaca e' tipico, tanto che il catanese a spasso per le vie della città esclama senza dubbio alcuno:
- "Che profumo di panzerotti !"

Un guscio tenero che, sciogliendosi quasi in bocca, racchiude un cuore di morbidissima e vellutata crema.
Un gusto equilibrato, un biscotto non pesante dovuto al fatto che questa frolla non "frolla" non contiene uova, quindi non risulta biscottata: se fosse fatto con la classica pasta frolla sarebbe impossibile mangiarne uno intero.

La crema all'interno e' quella gia' descritta senza uova.
Non potrebbe essere altrimenti visto che deve mantenere durante la cottura una certa consistenza ed il colore bianco candido.

INGREDIENTI (per circa 12 panzerotti)
500 gr. di farina 00 175 gr. di zucchero 125 ml di latte 100 gr. di burro 100 gr. di strutto mezzo cucchiaino di ammoniaca vaniglia scorza grattuggiata di 1 limone crema senza uova ( mezza dose ) *La crema al cioccolato va aromatizzata con cannella e scorza di arancia.

PROCEDIMENTO

Mettere la farina a fontana e aggiungere lo zucchero il burro e lo strutto tagliati a pezzetti, l'ammoniaca, la vaniglia, la scorza grattuggiata di limone.
Impastare tutto rapidamente e far riposare in frigo per circa 1 ora.
Stirare l'impasto con un altezza di circa 1/2 cm e ricavarne 12 dischi con un taglia pasta rotondo di circa 7 cm di diametro e 12 con un taglia pasta di 9 cm (in alternativa potete usare un bicchiere ed una taza).
Posizionare sul disco piu' piccolo 2 cucchiai di crema in modo da formare una montagnetta e senza preoccuparvi che il ripieno possa fuoriuscire.

 

 

 

 

 

 

IRIS ALLA CREMA O AL CIOCCOLATO

Ingredienti: per 4 persone: 10 piccoli panini al latte (bocconcini), 5 uova, 200 gr. di farina 00, 300 gr. di pangrattato, 50 gr. di amido di mais, 1/2 litro di latte, 100 gr. di zucchero, 2 quadretti di cioccolato fondente, vaniglia. 

Istruzioni per la preparazione:  Preparate la crema pasticcera con tre uova sbattute con lo zucchero, l'amido di mais, la vaniglia e il latte tiepido. 

Mettete su fuoco basso e mescolando continuamente fate addensare. 

Dividete la crema in due parti ed in una di queste unite la cioccolata fondente precedentemente tritata. 

Fate fondere per bene ponendo il recipiente se necessario ancora un po' sul fuoco. 

Raschiate la crosta dei panini, fate un buco nella parte inferiore e con un coltellino affilato asportate la mollica interna e bagnate leggermente i panini con un po' di latte zuccherato.

 Riempite il vuoto dei panini alcuni con la crema bianca e gli altri con la crema al cioccolato, richiudete con il tassello asportato e passate nella farina, negli albumi (due) montati a neve, e nel pangrattato. 

Friggete in abbondante olio di semi e passate in carta assorbente per eliminare l'eccesso di unto. Servite tiepidi. 

 

Se pensavate che gli iris fossero solo dei bellissimi fiori, dovrete prepararvi piuttosto a fare una scorpacciata di questi dolci molto calorici, perché una volta assaggiati…non potrete più farne a meno!

 Parte integrante della tradizione culinaria siciliana da più di un secolo, si presentano in diverse varianti: da quelli ripieni di ricotta a quelli infarciti di abbondante crema al cioccolato e possono anche essere cotti al forno o fritti – anche se questa seconda versione è di sicuro la più celebre e amata dai più golosi.

 Gli iris hanno alle spalle una storia singolare; sembrerebbe infatti che un rinomato pasticcere palermitano, Antonio lo Verso, avesse creato queste golosità per celebrare la prima assoluta dell’omonima opera di Pietro Mascagni, “Iris” appunto. L’attenzione destata dagli iris e il conseguente successo spinsero moltissime persone ad assaggiare queste prelibatezze e lo Verso modificò addirittura il nome del suo bar in “Iris”.

http://www.vivict.it/usi-e-costumi/iris/

 

 

 

CASSATELLE DI SANT'AGATA

Ingredienti per 8 persone: 500 gr di farina-150 gr di strutto(adesso ahimè margarina)-150 gr zucchero semolato-1 albume- 1 uovo-50 di zuccata a dadini-500gr di crema di latte-50 gr di cioccolato fondente a scaglie-250 zuccchero a velo- un cucchiaio di succo di limone-latte- ciliegine candite.
Lavorare la farina con lo zucchero,lo strutto,l'uovo- il latte necessario per avere un composto consistente ed omogeneo.Mettere impasto chiuso con pellicola alimentare trasparente da cucina. in frigo per un'oretta circa, tolta dal frigo stendere in foglia sottile,e con un
bicchiere ricavarne dei dischetti,mettere i dischetti in stampini a coppetta, e riempite con la crema di latte ammalgamata con il cioccolato e la zuccata, ricoprire con altri dischetti e sigillare i bordi molto bene.

Capovolgete i dolcetti, su placca da forno,rivestita da carta da forno, spennellate i dolcetti con albume ben sbattuto ed infornare per 20 minuti a forno a 200 gradi.Sciogliere lo zucchero a velo con 4 cucchiai di zucchero a velo. 4 cucchiai di latte,il succo di limone-mettere colorante alimentare verde, oppure come una volta il succo di spinaci crudi e strizzati molto bene.

L'antica ricetta prevedeva un naspro di glassa ai pistacchi, con questo composto ricoprire i dolcetti freddi decorare con ciligiettina e fare riposare mezza giornata prima di servire.
*Crema di latte per 8 persone:10 dl di latte-150 grammi scarsi di amido per dolci-1 limone non trattato-150 gr di zucchero semolato-Scaldare il latte unitamente allo zucchero, la scorza di limone grattuggiata, filtrare ed incorporare sbattendo bene con una frusta l'amido.Rimettere al fuoco bassissimo e lasciare addensare.

W Sant'Ajta! Marcella Candido Chiachetti

 

 

 

 

 

 

Le crespelle di riso, “crispesddi” in siciliano, sono delle frittelle che assumono questo nome, ed anche quello di zeppole, per via della superficie increspata che a fine frittura assumono queste semplici leccornie siciliane. Possiamo affermare che in ogni luogo della Sicilia esiste una variante ed ognuna

rispecchia le diverse tradizioni di ogni territorio. Le più conosciute, molto simili fra di loro, sono quelle catanesi e siracusane. Altrettanto note sono quelle messinesi, che differiscono dalle precedenti per la presenza delle uova nell’impasto.

In tutte le zone della Sicilia esistono altre preparazioni che prendono  lo stesso nome, ma sono del tutto diverse da quelle di riso. Precisamente non sono dolci e sono costituite da un morbido involucro e farcite, più spesso. con ricotta o acciughe. Sono i crispeddi c’anciova e cà ricotta facilmente reperibili nelle rosticcerie popolari, dove l’avventore subisce il fascino (difficilmente riproducibile in casa) della stimolante fragranza di questi prodotti che sono parte integrante delle tradizioni culinarie siciliane.

Ingredienti

300 grammi di riso  - 1 litro di latte - 20 grammi lievito di birra - 60 grammi di zucchero semolato - 150 grammi di farina per dolci - Un cucchiaino da caffè di cannella in polvere - La buccia grattugiata di un’arancia e un limone -  Un cucchiaino da caffè di sale fino - Olio di semi di arachide per friggere - 200 grammi miele di zagara - Zucchero a velo q.b.

 Procedimento

Far cuocere il riso con il latte a fiamma dolce, aggiustando con il sale, fin quando il latte risulterà completamente assorbito. Continuare la cottura, aggiungendo se necessario acqua calda poco per volta. A fine cottura il risò dovrà essere una specie di risotto quasi scotto.

Togliere dal fuoco e, dopo averlo fatto raffreddare per circa cinque minuti, unire la farina, lo zucchero, la cannella, la buccia grattugiata dell’arancia e del limone ed il lievito diluito in acqua moderatamente calda. Amalgamare il tutto in modo che gli ingredienti sia ben assorbiti; quindi ricoprire con pellicola da cucina e mettere il composto a riposare in luogo tiepido per circa due ore.

Una volta che il riso sarà lievitato stenderlo su un tagliere, spolverato con farina, ad uno spessore di circa 2-3 cm. Con un coltello infarinato staccare dei bastoncini e (aiutandovi sempre col coltello o con le mani infarinati) dargli la forma di un cilindretto. A questo punto fare scivolare le crocchette ottenute nell’olio bollente. Non appena saranno ben dorate sgocciolarle e depositarle su carta assorbente da cucina. A questo punto trasferirle su di un piatto da portata.

http://www.ricettedisicilia.net/it/dolci/crespelle-di-riso-catanesi-al-miele/

 

 

 

 

 

Cassata siciliana, la sua storia dalla dominazione araba ai giorni nostri

08/05/2017 Carmen Bilotta

Insieme al cannolo, la cassata è tra i simboli indiscussi della Sicilia e capolavoro della sua pasticceria più raffinata. La sua celebrità, costruitasi in secoli di storia, ha oltrepassato i confini nazionali e si è affermata in tutto il mondo.

Cassata siciliana, la storia dagli arabi ai nostri giorni

Cassata siciliana, la storia dagli arabi ai nostri giorni.

Come per tante altre specialità siciliane tra cui la pasta, le arancine, il gelato, la pasta di mandorle, l’allevamento del bufalo d’acqua e, in parte, il torrone, anche la cassata siciliana è stata imitata in gran parte d’Italia.

Dolce calorico, ma anche irresistibile e scenografico, è composto da pan di spagna imbevuto di liquore, pasta di mandorle e pasta di pistacchio, con un ripieno di ricotta e gocce di cioccolato, vaniglia e pistacchi. Termina l’opera, una copertura irresistibile composta da glassa di zucchero e canditi disposti a forme geometriche o floreali.

 

 

 Cassata siciliana, storia e origini

Anche se oggi la troviamo nella pasticcerie tutto l’anno, sembra che la cassata fosse un dolce tipico della tradizione pasquale, tanto che un detto popolare recita:

 Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri Pasqua” (Povero chi non ha mangiato la cassata a colazione la mattina di Pasqua).

 Mangiare una fetta di cassata è come mangiare una fetta di storia: le sue origini, infatti, sono antichissime. Come spesso accade, anch’essa nacque per caso perchè doveva essere una specie di zuccotto di cacio fresco, successivamente sostituito dalla ricotta.

 La cassata siciliana, tra leggende e realtà storiche

Per quanto riguarda l’origine del nome, si ritiene che possa derivare o dal latino “caseus” (formaggio) o, più probabilmente, dall’arabo “q’asat” che indica una scodella rotonda e profonda.

 Qualcuno narra l’episodio di un pastore arabo che una notte decise di mescolare la ricotta, formaggio prodotto in Sicilia già da diverso tempo, con lo zucchero o forse il miele, e di chiamare questo dolce “Quas’at“ facendo riferimento alla bacinella o alla ciotola usata per l’impasto.

 Altri raccontano, invece, che mentre il “saracino” impastava quegli ingredienti in un pentolino di rame, abbia risposto “qas’at”, il nome arabo del pentolino, a un siciliano che gli aveva chiesto, in realtà, il nome del dolce.

 Il termine “cassata” compare per la prima volta nel XIV secolo, nel Declarus di Angelo Sinesio (1305-1386), il primo abate del grandioso monastero di San Martino delle Scale, autore anche del primo vocabolario siciliano-latino. Alla voce “cassata” si legge: “cibus ex pasta panis et caseus compositus”, cioè cibo composto da pasta di pane e formaggio, probabilmente un insipido cacio come la ricotta, dolcificato con il miele e racchiuso in un involucro di pasta di pane prima, di essere infornato.

 Dalla cassata al forno alla cassata siciliana

In questo dolce, è racchiusa tutta la storia della Sicilia e delle sue dominazioni, dalle quali derivano tante innovazioni e contaminazioni tra culture diverse.

 Due sono le versioni della cassata, solo apparentemente diverse tra loro dato che vantano la medesima origine: la cassata al forno e la cassata siciliana (qui le ricette).

 Per raccontare tutta la storia della cassata siciliana, bisogna risalire alla Palermo del periodo arabo, in quell’epoca, considerata la città più grande d’Europa. La coloratissima variante del dolce che oggi conosciamo non è altro che l’evoluzione della cassata al forno, nata in epoca normanna.

 Ma partiamo dall’inizio. Correva l’anno 827 quando, in Sicilia, iniziò la conquista araba che si protrasse per oltre 200 anni. Gli arabi, tra il IX e il XI secolo lasciarono segni profondi del loro passaggio nell’isola, influenzandone cultura, storia, arte e anche la cucina. È grazie a loro che furono introdotti cibi come il pistacchio, il limone, il cedro, l’arancia amara, la mandorla e, soprattutto, la canna da zucchero.

 In Sicilia, già da tempi più antichi, si produceva la ricotta la quale, unita ad altri ingredienti della cultura gastronomica araba, diede vita ad un dolce costituito da un involucro di pasta frolla, contenente un ripieno di ricotta, che veniva cotto in forno. In particolare, fu alla corte dell’Emiro, in piazza Kalsa a Palermo, che i cuochi decisero di avvolgere l’impasto di zucchero e ricotta con una sfoglia di pasta frolla e di cuocere il tutto al forno. Nacque così la prima vera versione della cassata che, gradualmente, si evolse fino ad assumere la fisionomia di quella più ricca e non infornata che oggi tutti conosciamo.

 Come testimonia anche il Nuovo dizionario siciliano-italiano di Vincenzo Mortillaro, ancora nel 1853, per “cassata” si intendeva prevalentemente quella al forno, mentre quella ricoperta di glassa e frutta candita si affermerà solo a partire dalla fine del XIX secolo.

 Sempre sotto la dominazione normanna, presso il convento della martorana a Palermo, le suore inventarono la pasta reale o pasta martorana, a base di farina di mandorle.

 Nel Settecento, la cassata inizia a subire delle trasformazioni. Nel corso della dominazione spagnola, da Genova, arrivarono in Sicilia il pan di Spagna che sostituì la pasta frolla e il cioccolato che venne aggiunto in scaglie alla ricotta. Con la pasta martorana vennero create delle decorazioni alle quali si aggiunsero anche quelle create con la frutta candita , la “zuccata” a base di zucca, e la glassa di zucchero.

 È attraverso questo percorso, dagli arabi alle monache fino agli spagnoli, che si giunge alla versione coloratissima della cassata che oggi conosciamo, e che fu codificata nel 1873 dal pasticciere palermitano Salvatore Gulì. Fu proprio lui a introdurre nella ricetta la “zuccata”, coltivata dalle abili suore della Badia del Cancelliere di Palermo.

 Fu proprio Gulì che uso il termine “cassata siciliana” e, per incrementarne la vendita, ne creò una “ricca di ogni sorta di ben di Dio di produzione della Casa!”. Il successo fu immediato perché quel trionfo barocco, meglio ubbidiva alla gran voglia di esprimere l’esuberante sensualità siciliana.

 Nel “Vocabolario siciliano etimologico” di Michele Pasqualino, edito nel 1785, la cassata viene definita “specie di torta fatta di ricotta raddolcita di zucchero con rinvolto di pasta anch’essa raddolcita e fatta a forma rotonda”.

 La cassata come dolce di Pasqua, già da qualche secolo era una realtà: nel 1575, infatti, il sinodo della diocesi di Mazara del Vallo aveva proclamato la cassata come pietanza ufficiale della festa, vietando ai vari ordini monacali di prepararla durante il periodo che precedeva la festa religiosa, per non incorrere in tentazione.

 Fuori dall’isola, la variante più famosa è certamente la cassata napoletana, meno decorata e caratterizzata da un pan di Spagna bagnato con il liquore Strega o con il maraschino.

https://www.gazzettadelgusto.it/cibo-e-storia/la-cassata-siciliana-storia/

 

La cassata siciliana non è un dolce poi così difficile da preparare: basta avere a disposizione gli ingredienti giusti (esempi: la ricotta di pecora che deve essere freschissima e qualche mandorla amara per dare più sapore alla pasta di mandorle del rivestimento) e partire qualche giorno prima con la preparazione del pan di spagna e della pasta di mandorle. Quest'ultima può essere preparata con largo anticipo (anche di diversi giorni) e conservata in frigorifero in un contenitore ermetico. Il pan di spagna, invece, può essere preparato due giorni prima. Gli ultimi due giorni, infine, potreanno essere dedicati al montaggio e alla decorazione della cassata.
Detto questo, passiamo agli ingredienti: un pan di spagna di ventisei cm di diametro; della pasta di madorle (dose da due etti di mandole) un terzo colorata lasciata al naturale e due terzi colorata di verde; 300 gr di ricotta di pecora freschissima; 100 gr di gocce di cioccolato di prima qualità 100 gr di zucchero a velo per la crema di ricotta (regolarsi nella quantità precisa a seconda dei propri gusti); della glassa a freddo (dose da 350 gr di zucchero a velo) e dello zucchero a velo (cento grammi almeno) per "infarinare" piano di lavoro e mattarello mentre si stende la pasta di mandorle; frutta candita mista intera (per la cassata della foto ho usato: mezzo mandarino, del cedro, della zucca, delle ciliege); della bagna per dolci preparata mettendo a bollire 200 gr di acqua con due cucchiai colmi di zucchero e un la buccia di un limone non trattato fino a quando l'acqua non si sia ristretta più o meno della metà (questo sciroppo, una volta raffreddato, va diluito con una quantita' uguale di maraschino o altro liquore a scelta).

Servono poi alcuni attrezzi irrinunciabili: uno stampo in cui comporre e fare riposare la torta, un mattarello per stendere la pasta di mandorle, della carta forno per preparare un cono di carta.
1) Stendere la pasta di mandorle verde, "infarinando con abbondante zucchero a velo", in modo da ottenere un disco di un paio di centimetri più largo del fondo dello stampo che si intende utilizzare e rivestirlo con questo come nella foto. Per facilitare l'estrazione della cassata, è opportuno rivestire lo stampo con una pellicola trasparente, prima di quest'operazione.
2) Stendere poi la restante pasta di mandorle (sia bianca che verde) e ricavarne dei rettangoli di uguale larghezza. Rivestire quindi le pareti dello stampo .
3) Tagliare il pan di spagna a fette il più possibile regolari...
4) ... e rivestire lo stampo con queste. Bagnare quindi il pan di spagna con la bagna per dolci, ricordandosi di non lesinare sulla quantita' di questa: il pan di spagna è molto spugnoso e, usando una quantità scarsa di bagna, risulterebbe irrimediabilmente asciutto.

5) Riempire quindi il centro dello stampo rimasto vuoto con la crema di ricotta preparata mescolando bene questa allo zucchero a velo e, una volta che questo si sia ben incorporato, aggiungendo le gocce di cioccolato. Ricoprire quindi con altre fette di pan di spagna e bagnare ancora con bagna.
6) Coprire bene con della pellicola trasparente e lasciare riposare qualche ora ALMENO in frigo (meglio se per tutta una notte). Per migliorare l'estetica finale del dolce, si puo' mettere un piatto sopra allo stampo e, su questo, un peso (per esempio, una pentola piena di acqua). http://www.gennarino.org

 

 

 

 

FRUTTA MARTORANA

  Ingredienti: 250 g. di farina di mandorle; 1 Kg. di zucchero; 200 g. di glucosio; coloranti per dolci; gomma arabica.

Preparazione: Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero ed il glucosio e versare il tutto in una pentola. Mettere sul fuoco a fiamma bassa mescolando sempre e togliere il composto prima che arrivi ad ebollizione. Versare su un piano (possibilmente di marmo) e lasciare raffreddare.

Lavorare il composto come per la pasta fatta in casa. Con le mani prelevare dei pezzetti di pasta, dare le forme più svariate di frutta, metterle al forno a calore medio; ritirarle quando presentano la doratura in superfice.

Colorare con le varie gradazioni di colore per dolci e, per dare lucentezza, lucidare con gomma arabica sciolta in acqua.

 

 

Pere Coscia. Vere? no!

 

 

 

 

a coddura o cuddhura, ? un tipico dolce siciliano, di derivazione ortodossa, che veniva e viene tutt?ora preparato nel periodo pasquale. Tempo fa, durante il periodo della Quaresima, si osservava una grande moderazione alimentare, che escludeva dalle tavole carne, uova e formaggi, ma con l?arrivo della settimana santa le privazioni terminavano, e le uova erano un alimento particolarmente utilizzato per la preparazione dei dolci pasquali.

In Sicilia, il dolce pasquale pi? diffuso ? ancora oggi la "cuddhura" o "coddura? , un grosso dolce di forma circolare, con incorporato un numero variabile, ma sempre dispari, di uova col guscio.
Il termine "cuddhura" deriva dal greco "Coulloura" col quale gli antichi greci indicavano particolari focacce offerte agli dei in cambio di favori e benevolenza, usanza che in epoca cristiana si rivolge ai fidanzati e non pi? agli dei pagani.

Le "coddhure" venivano portate in chiesa, la mattina del sabato santo, per la benedizione che, nella solennit? della Resurrezione, risvegliava l'idea di fecondit? consacrandone il valore.

Costituivano comunque un dono augurale: un tempo la "Zita" (la fidanzata) preparava la coddura a forma di cuore per il suo promesso, che ricambiava il dono con un dolce a forma di "agnidduzzu" (agnellino), e con questi gesti si celebrava la rinascita e la fertilit?.
La ricetta (per 2 portate) Ingredienti:
7 uova intere 125 gr. di zucchero 125 gr. di strutto fresco 500 gr. di farina bianca semi di papavero o di sesamo una piccola stecca di vaniglia 1 pizzico di sale 5 gr. di cremor tartaro

oppure altrettanto di lievito o di bicarbonato poco latte burro e farina per la piastra

Istruzioni: Dopo aver ben miscelato la farina, lo zucchero, il lievito e il pizzico di sale, fate la fontana sul piano di lavoro con un buco in cima. In questo buco mettete lo strutto ammorbidito e due uova intere. Intanto mettete a scaldare il latte con la stecca di vaniglia. Impastate gli ingredienti, e alla fine aggiungete il latte che basta per ottenere una pasta morbida ma asciutta. Tenetene da parte un pezzetto grosso all'incirca come un limone.  Sbattete ancora un uovo intero in una ciotola.  Scaldate ora il forno a 200 gradi. Formate con la pasta divisa in tre parti tre lunghi bastoncelli, uniteli in cima e intrecciateli con l'aiuto di un po' d'uovo sbattuto per tenerli insieme, e infine chiudete le estremit? a ciambella. Se siete prprio bravi potete invece modellare l'" acedduzzo", cio? un uccello visto di profilo, con la forma pi? o meno di una colomba, e ponete la vostra opera sulla piastra da forno imburrata e infarinata. A questo punto praticate nella parte bassa della ciambella o nella pancia dell'acedduzzo due piccole fossettine, spennellatele di uovo e ponetevi dentro le due uova. Usate il pezzo di pasta accantonato per fare delle fascette, o cinture, per fissare la pancia dell'uovo al vostro dolce. Guarnite la superficie con i semi di papavero. Spennellate tutto con il resto dell'uovo sbattuto. Ora potete infornare la "Cuddura" per circa quaranta minuti. Buon appetito !

 

 

 

 

CASSATELLE DI AGIRA Pasta per cassatelle:Ingredienti:• Kg. 3 Farina tipo “00” • Kg. 0,7 Zucchero• Kg. 1,3 Sugna• 4 uova (se sono piccole usarne 5) •, acqua.

Procedimento:Mescolare a mano farina e sugna in modo da sciogliere la sugna, aggiungere le uova sbattute e lo zucchero, amalgamare l’impasto e aggiungere lentamente dell’acqua in modo da dare alla pasta una consistenza tale da permettere di essere stirata con il mattarello.Far riposare la pasta per circa 10 ore prima di lavorarla.Lavorare la pasta in modo da realizzare dei bastoncini di un diametro tale che possano stare in una mano (non usare tanta forza).

Ripieno:Ingredienti:• Kg 1,25 di mandorle sgusciate e tostate • Kg 1,1 Zucchero• g. 90 Cacao amaro• g. 140 Cacao dolce• litri1,5 acqua• buccia di 3 limoni.• Farina di ceci o di grano duro.Procedimento:Tritare le mandorle tostate assieme alle bucce di limone.

Ripetere l’operazione di tritatura almeno tre volte in modo da raffinare il tritato.Mettere in pentola l’acqua con lo zucchero e le mandorle tritate, a fuoco lento portare all’ebollizione e mescolare in modo da rendere l’impasto omogeneo.

Una volta raggiunta l’ebollizione aggiungere il cacao e mescolare continuamente in modo da amalgamare bene l’impasto ed evitare che si attacchi al fondo della  pentola.Sempre a fuoco breve aggiungere la farina lentamente (in modo da evitare grumi) quella che prende per ottenere la giusta consistenza (di solito non più di 300 g.).Far cuocere il tutto per circa 5-10 minuti mescolando continuamente.Al termine della cottura riporre l’impasto in un contenitore  preferibilmente di ceramica o di smalto.Attendere che il riempimento si raffreddi prima di usarlo lavorarlo. (per evitare che si indurisca in superficie mescolare di tanto in tanto)

Staccare un poco di pasta dai bastoncini e realizzare delle palline che verranno stirate con il matterello per formare foglia di pasta di forma circolare (diametro 15 cm circa). (spargere l’area di lavoro con farina per evitare che la pasta si attacchi attenzione a non sporcare di farina la parte superiore della sfoglia perché altrimenti non sarà possibile chiuderla).Mettere un cucchiaio di impasto al  centro della foglia realizzata e richiudete a metà pressando con le dita sui bordi del semicerchio in modo da richiudere per bene il ripieno (attenzione evitate di sporcare i bordi con il ripieno o la farina per evitare che la cassatella rimanga aperta)e tagliarecon la rotella o l’apposita formina (realizzata artigianalmente ad Agira) in modo da formare la mezzaluna.Riporre le cassatele su una teglia (tipicamente si usano le teglie di latta che impediscono alle cassatele di attaccarsi, usare eventualmente la carta da forno con le teglie tradizionali) e far cuocere in forno ad alta temperatura (tipicamente viene usato il forno in pietra dove prima di mettere le cassatele viene fatta ardere la buccia di mandorle) per pochi minuti in modo da fare indurire la pasta esterna (occhio a evitare che si brucino).Spolverare le cassatele con zucchero o zucchero a velo e cannella in polvere, per far aderire meglio lo zucchero alla cassatella è consigliabile spennellare le cassatella con un collante prima di spolverarle.Il collante viene preparato facendo cuocere un poco d’acqua con dello zucchero e deve essere tale da non essere assorbito.

 

 

 

 

OSSA DI MORTO (ossa ri mortu) Tipici biscotti duri, tradizionalmente preparati per la ricorrenza del 2 novembre (festa dei morti)

Ingredienti: farina, zucchero, acqua e chiodi di garofano. 

Preparazione: con la farina, lo zucchero, i chiodi di garofano pestati al mortaio e con un po' d' acqua, preparare un impasto piuttosto morbido e porlo in una pentola sul fuoco. Rimescolando continuamente con la spatola di legno, continuare la cottura finchè l' impasto risulterà soffice. Ungere le apposite formelle con calchi a foggia di ossa, teschi, depositarvi il composto, lasciarlo riposare per un paio di giorni e prima di cuocerle in forno bagnarle alla base con acqua in modo che, durante la cottura, lo zucchero, trasbordando nella parte inferiore, forma una base di sostegno di colore marrone bruciato

 

 

 

RAME DI NAPOLI Per il biscotto: Farina 00, gr 250 Cacao in polvere, amaro, gr 25 Zucchero semolato, gr 125 Mandorle pelate, abbrustolite e spezzettate, gr 25 Cedro candito, in cubetti, gr 25 Latte intero, cc 60 Burro, gr 25 Miele di agrumi, 1 cucchiaino 6 gr di ammoniaca Uova, 1 piccola (max 60 gr) 

Per la glassa di cioccolato: Uova, 1 piccola Burro, gr 35 Zucchero a velo, gr 40 Cacao in polvere, amaro, gr 35; (si può sostituire con cioccolata 68-70%)
Esecuzione: Sciogliere nel latte intiepidito lo zucchero, il burro, il miele e il lievito; setacciare farina e cacao sulla spianatoia e fare la fontana;
rompervi l'uovo, mescolandolo con una forchetta, versarvi il latte con gli altri ingredienti. Impastare fino ad ottenere una pasta morbida che però non si attacchi alle dita. Al termine dell'impasto aggiungere mandorle e canditi e distribuire bene nella massa. Stendere col mattarello a uno spessore di circa 1 cm e ritagliare i biscotti, che devono avere forma ovale, pressapoco 10x6. Stenderli su una placca da forno e farli cuocere per circa 20 minuti a 180° C.
Quando saranno freddi ricoprirli con una glassa fatta mescolando accuratamente gli ingredienti. Mettere in luogo fresco e aspettare che la glassa si solidifichi... Sulla glassa non ancora rappresa si possono distribuire pistacchi (non salati) spezzettati, come decorazione.

ricetta e foto provengono da http://www.gennarino.org/nuovo_sito/content/view/292/247/

 

'ZUDDI   (ZULLE) Ingredienti: 1 kg di farina 0.0 900 g di zucchero 10 g di ammoniaca latte mandorle

Preparazione: In una ciotola molto capiente unite farina, zucchero, mandorle sminuzzate, ammoniaca e cominciate pian pianino ad unire il latte impastando con le mani, attenzione a non versarne troppo!
Lasciate riposare per qualche minuto l'impasto pronto, a cui avrete dato la forma di una palla gigante e coperto con un panno.
Messa la carta forno sulla teglia e acceso il forno a 180°C, prendere l'impasto a piccole dosi e fate tante piccole palline, rotolate ogni pallina in una ciotola con dello zucchero, poggiate la pallina sulla teglia e schiacchiate in questa maniera otterrete dei biscottini rotondi. Tagliate le mandorle in due nel senso della lunghezza e mettetene ogni metà su ogni biscotto. Infornate per 5 minuti.
Buon appetito!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il suo aroma e le qualità organolettiche il pistacchio verde di Bronte tradizionalmente è stato sempre il principe della pasticceria, delle carni insaccate di pregio e della gastronomia di alta classe.

In tempi recenti, oltre al favoloso gelato ed alla sempre osannata "torta al pistacchio" (prodotta con pan di Spagna, a volte farci­ta con uno strato di cioccolata o di nutel­la che si associano particolarmente al gusto del frutto), alle gustose "paste di pistacchio" (realizzate con la stessa procedura con cui si produce la pasta di mandorle) o ai torroncini ed al connubio fra ogni forma di cioc­colato ed il ver­de pistacchio si fanno sempre più strada il "pesto di pistacchio" (un prodotto di nuova inven­zione a base di solo pistacchio ed olio di semi, più delicato dell'olio di oliva, che coprirebbe il gusto del frutto),  la "crema al pistacchio" (una pre­parazione dolce da spalmare sul pane o da utilizzare per guarnire dolci), un liquore e la storica filletta al pistacchio (tradizionale dolce brontese guarnito del prezioso frutto).

http://www.bronteinsieme.it/4ec/pist_5ricette.html

 

 

 

 

 

 

 

in sottofondo MALATU P'AMURI, da "LA CANZONE CATANESE TRA '800 E '900"intrepretate e arrangiate  dall'Associazione Culturale "Schizzi d'arte"con la promozione del Rotary Club - Catania - Distretto 2110