PALERMO (Palasport) – 9 marzo (prima europea) ACIREALE (Palasport) – 10 marzo

I Deep Purple, la mitica hardrock band, si preparano a tornare in Italia con un Tour organizzato e prodotto da Barley Arts Promotion che partirà dalla Sicilia. Quattro date che vedranno la prima europea dell’attesa tournée al Palasport di Palermo, il 9 marzo.
Il giorno dopo (10 marzo) i Deep Purple, che per la prima volta si esibiranno in Sicilia, saranno ad Acireale (Palasport) per il secondo appuntamento organizzato da Giuseppe Rapisarda Management. “Assieme a Claudio Trotta – spiega il promoter Giuseppe Rapisarda – abbiamo fortemente voluto far partire il Tour dal Sud, proprio dalla Sicilia. Per tutti i fans si tratterà di due appuntamenti imperdibili, considerando che proprio in Sicilia i Deep Purple si esibiranno per la prima volta in assoluto”. Dopo le due date nell’isola, il “Rapture of the Deep” – Europe 2007 Tour farà tappa in Italia nei Palasport di Reggio Calabria (12 marzo) ed Andria (Bari, 13 marzo).
Un Tour attesissimo, quindi, soprattutto dagli indomabili fans della storica rock band inglese, che già registra l’apertura delle prevendite. I biglietti per la ‘due giorni’ in Sicilia di Palermo (9 marzo) ed Acireale (10 marzo) sono, infatti, già disponibili in internet, sul sito www.ticketone.it e nelle più importanti prevendite siciliane.
I Deep Purple hanno il merito di aver generato la micidiale macchina metallara; hanno gettato le incrollabili fondamenta dell’hard rock. La loro storia è controversa. Negli anni la band ha cambiato e ricambiato la formazione iniziale, rimanendo nello spirito uguale a se stessa. La formazione attuale è composta da Ian Gillan (voce), Roger Glover (basso), Ian Paice (batteria), Steve Morse (chitarra) e Don Airey (tastiere).
Da quando hanno cominciato a suonare insieme lo hanno sempre fatto senza alcun programma specifico, se non quello di esprimersi entro i confini di quell’ampio perimetro musicale delimitato dai loro gusti. Proprio da lì venne fuori quel suono che aveva in sé tante componenti, intrecci e sfumature, con molta dinamica ed inflessioni ritmiche differenti. I Deep Purple sono sempre stati una band underground. Ed è a questo che si deve il loro successo che continua negli anni. I riff e l’improvvisazione sono sempre stati un aspetto importante della loro musica, che li ha portati ad essere una vera e propria jam band. Il tempo non li ha cambiati. Anzi hanno recuperato il senso etico della band, per concentrarsi sulla musica, mettendo da parte ogni forma di ‘culto della personalità’. Dal vivo rispolverano a pieno regime quella virulenta trivialità, quella spudorata e chiassosa energia, indispensabile in un concerto di rock duro.
Nei live del nuovo Tour mondiale i Deep Purple riserveranno ai fans le loro canzoni entrate nell’Olimpo della musica; non mancheranno in scaletta pezzi immortali, come Black night, Hush, Woman from Tokyo e Smoke on the water, classico dei classici, con quel giro iniziale seguito dalla chitarra in distorsione che è stato emulato e copiato innumerevoli volte.
La prevendita per le due date in Sicilia del nuovo Tour dei Deep Purple è già partita. Sia per la prima europea al Palasport di Palermo (9 marzo) che per il concerto al PalaTupparello di Acireale (10 marzo) sono previsti due ordini di posto: la tribuna numerata (46 euro) ed il posto unico (29,90 euro). Tutti i prezzi sono comprensivi dei diritti di prevendita. Per tutte le informazioni sulla disponibilità dei biglietti si può contattare telefonicamente Giuseppe Rapisarda Management (infoline 899.600.097). Per tutte le informazioni sul Tour si può consultare

 

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STEVE MORSE PARLA DEL CONCERTO DI ACIREALE - martedì 13 marzo 2007 alle 14.39
Nelle sue ultime Notes from the Road, Steve Morse scrive anche riguardo al concerto dei Deep Purple ad Acireale, in riferimento alla morte di Brad Delp, cantante dei Boston, che era avvenuta proprio la sera prima.

"Avevamo appena finito di suonare davanti a un pubblico fantastico in Sicilia, quando ho saputo che Brad Delp era morto - ha scritto Steve - In un momento solista subito prima di 'Smoke', ho accennato il primo minuto di 'More than a feeling', sperando che la gente capisse il nesso, e molti di loro in effetti l'hanno capito".

Nelle ultime settimane, però, il chitarrista dei Deep Purple è stato colpito da un lutto ben più grave: lo scorso gennaio, infatti, è morto suo padre. Steve ne parla sempre a questa pagina. Noi ci limitiamo a riportare una frase: "La vita continua, ma ricordatevi di trattare sempre le persone care come se ogni singolo giorno sia importante... perché lo è".

http://www.deep-purple.it

 

March 12, 2007

This has been a tough time, and it's been a long while since I wrote. I was about to go to the NAMM show for the second day on our Dregs/SMB tour, when my Mom called. I had two choices, to get on the next plane and maybe see my Dad before he died of his brain hemmorhage, or go shake hands and smile for everyone while my Mom processed the sudden loss of her 56 year partner without me.

Janine and I were on the next flight out, dumbfounded that my Dad had just eaten dinner with us before we left on this trip, after he took his normal evening walk with Mom. Just a couple of years ago, I had succeeded in talking them into moving to our place and have really enjoyed having them living next to us. Priceless moments of seeing my Dad reading books to young Cassidy or Shauni. Playing basketball with my boy, Kevin. Getting advice on all things logical and spiritual.

He died with all 3 of his sons and my Mom right there. I couldn't imagine not being there, and if anybody reading this wonders why the last two gigs were cancelled, that's why. The following days are a blur, but I do want to thank all the friends who sent wishes and flowers, and things like that. At his memorial, all 3 pastors from his church gave part of the service. In his short time of being transplanted to the town where I lived, he quickly made friends, whether it be working for charities, preaching sermons when the regular pastors were sick, taking meals to elderly people, or helping older folks with their medicare forms. He loved to help people, and the pastors wanted to point out that it's pretty unusual to have all 3 of them to do a memorial service. Life goes on, but remember to always treat your loved ones as if every day counts.....it does.

We just played to another fantastic audience in Sicily last night when I found out that Brad Delp died. In a moment of spotlight before Smoke, I managed to play the first minute of "more than a feeling", hoping that people would recognize the connection, and many of them did. Boston was probably biggest in the States, but lots of people around the world know them. I was lucky enough to meet the band, mostly because of my association with Kansas and the fact that Tom Scholz is a super humble, nice guy.. Brad and his wife were very gracious and easy to talk to, and I understand that everybody thought of him as the nicest guy in rock and roll. I think we were even scheduled to perform with Boston, soon........We will definitely miss him.

After I collect my thoughts some more, I'll write more. For now, let me say that the stunning effect of losing your immediate family member have put me out of synch for a little bit. On the positive side, the music I've done with the Dregs, SM Band, and now Purple has been inspiring for me, still. One very memorable point that lifted me out of my depression over Dad was having Rod Morgenstein (our Dregs drummer) invite my son, Kevin and I to see them play a few hours away from our home. To our utter surprise, when Kip Winger walked in the bus right before the set started and invited Kevin to sit in, Kevin didn't hesitate at all to say "Sure!". At the prescribed time at the end of the set, Kev went up, Reb Beach gave him his guitar, John sang and conducted, Kip and Rod locked in with him, and I smiled all the way through the song. They gave him 2 solos, too. Something about watching a teenager reach out and go for a new challenge seemed fitting after experiencing my Father's untimely death. Thanks, Kip, Rod, Reb and John, for giving me that opportunity to smile..

 

 

 

 

 

Deep Purple – 10 Marzo 2007 – Palasport – Acireale (CT)

Report a cura di Giuliano Latina

Quando la Leggenda bussa alla nostra porta, chiedendo ospitalità per riposarsi un po’ e, successivamente, riprendere il suo lungo e glorioso cammino, a noi mortali si presentano due possibilità: la prima è non aprirle, continuando nei nostri soliti, limitati, miseri affarucci quotidiani; la seconda è farla accomodare, facendola sentire a proprio agio, con ospitalità e riguardo. Nel caso di cui ci apprestiamo a raccontare, cioè la prima volta dei Deep Purple in Sicilia (o, meglio, la seconda, dato che la prima è stata quella del giorno precedente, a Palermo), alcune persone, purtroppo, hanno scelto la prima strada, non recandosi al concerto, adducendo motivi vergognosi, come il fatto che in futuro ci saranno serate più importanti (più di questa?) o più vicine al loro stile musicale preferito (ancora sterili divisioni!), per non parlare di chi ritiene i Deep Purple troppo leggeri, vecchi, superati (pura blasfemia!), ecc. E’ veramente un peccato che ci sia gente che in Sicilia, da sempre terra affamata di rock, continua a ragionare in tal modo, comunque non ci si può lamentare, visto che coloro i quali hanno seguito la seconda via sono certamente la maggioranza, dato che il Palasport di Acireale (CT) è gremito in ogni ordine di posti, compresi i gradini di accesso agli spalti.

Senza voler esagerare, sono presenti oltre 6000 persone, tra cui parecchi ultracinquantenni, qualche bambino portato dai genitori ed altri seguaci di età intermedia, tra cui, naturalmente, un cospicuo numero di defenders accorsi da tutta la Sicilia orientale. L’attesa è enorme da mesi, tanto che molti hanno da tempo comprato il biglietto in prevendita, per maggior sicurezza: la fila ai cancelli si fa numerosa, ma ordinata, fin dalle prime ore del pomeriggio. La serata si prospetta epica, dato che attendiamo l’apertura, prevista per le 18.30, sotto una pioggia insistente, che sferza la Sicilia da tre giorni, illusa di poter bastare, da sola, a fermare i veri defenders.

Alle 20.30 è salito sul palco il gruppo spalla, i catanesi Volver, artefici di un pop-rock senz’altro valido dal punto di vista strumentale, ma assolutamente fuori luogo in ambito hard rock. Infatti, a parte gli applausi, normali per chi gioca in casa ed ha l’appoggio dei propri fan, il commento più generoso è stato: “Andate a Castrocaro!” (evitiamo di riportare insulti e bestemmie di vario genere). In ogni caso, per puro servizio di cronaca, è giusto riportare che i Volver hanno suonato per mezz’ora: sei brani in italiano, pieni di effetti computerizzati, spesso tendenti a ritmi disco, anche se qui e lì hanno fatto capolino alcuni elementi, come il wha-wha, o qualche assolo, che hanno reso il tutto più sopportabile. Ricordiamo, in particolare, il singolo “Parlami”, con spruzzi di funky, “Ossessione”, molto orecchiabile, insieme ad altri pezzi dal sapore sanremese (detto senza alcun disprezzo, ma soltanto con obiettività). Un prodotto piuttosto commerciale, insomma, lontano anni luce dall’ottica dei metallari, ma supponiamo che anche chi segue semplicemente il rock abbia avuto da ridire sulla scelta del gruppo spalla. Limitandoci alla Sicilia, non sarebbero stati più appropriati i Fiaba, già supporter in passato di una data di Fish (ex Marillion)?

Lasciando da parte le scelte stilistiche, probabilmente da ricondurre ad accordi manageriali locali, passiamo a raccontare ciò che ci interessa di più, cioè la comparsa dei Deep Purple, intorno alle 21.30. Si comincia con “Pictures of Home”, brano storico, ma, a nostro parere, poco azzeccato come apertura, dato che iniziare con “Highway Star”, come avviene di solito, avrebbe infiammato di più gli animi. Comunque sia, spetta ai musicisti fare le scelte: noi ci limitiamo a raccontare che “Pictures of Home” è proposta in medley con la nuova “Things I Never Said”, che scorre veloce, con le tipiche sfide tra strumenti, tra cui il tamburello di Ian Gillan, che sarà utilizzato dal cantante anche in altri pezzi. Segue “The Battle Rages On”, dall’album omonimo, ultimo arricchito dalla presenza di Blackmore; l’assenza del “Man in black” rimane una grave perdita, ma Steve Morse riesce a renderla sopportabile (impresa non facile), rendendo la canzone una perla rara, tramite il riff insolitamente darkeggiante. Naturalmente, i Purple sanno infiammare la platea: ne abbiamo un esempio quando parte “Strange Kind of Woman”, travolgente, con i duetti voce – chitarra che, se da un lato, per ovvi limiti fisici, non sono quelli degli anni ’70, sono comunque pieni di passione, tanto che sul palco vola uno striscione, gettato dal pubblico in delirio. Al termine Ian Gillan ci grida che siamo “fantastic”, “superb”, “unbelievable”: vorremmo vedere, dopo quarant’anni di attesa!
Il clima si fa più tranquillo con la nuova, arabeggiante “Rapture of the Deep”, che dà il titolo al nuovo album: un mid-tempo raffinato, con vari cambi di ritmo. Il pubblico ritorna ad incendiarsi con la mitica “Fireball”: il solo pensare che il brano è del 1971, ma suona quasi heavy metal, la dice lunga sull’innovazione che i Deep Purple portarono al rock e sul debito che tutti i defenders dobbiamo loro; non a caso, al termine della canzone, una parte dei presenti si alza ad applaudire i Maestri. Si continua con la nuova “Wrong Man”, dura, ma ricca di effetti, compreso un gran finale, seguita dall’esibizione solista di Steve Morse: lo strumentale “The Well Dressed Guitar” è magnifico, tanto che anche Gillan invita tutti ad applaudire il collega. Commovente è l’esecuzione di “When a Blind Man Cries”, lento blues del 1972, pezzo d’arte che ha, ancora oggi, tanto da insegnare a gente che si spaccia per musicista blues, anche in Italia. Si prosegue con “Lazy”, della stessa annata, frizzante, aperta dalle tastiere di Don Airey, già da qualche anno degno sostituto di Jon Lord (impresa titanica per chiunque altro), e con la nuova “Kiss Tomorrow Goodbye”, molto energica. Un altro spazio solista è riservato a Don Airey, che inizia la performance con un suono di organo, per procedere poi con pezzi di pianoforte e di honky, con la canzone popolare siciliana “Ciuri Ciuri” ed infine con effetti spaziali.

Tutto ciò è l’originale introduzione per “Perfect Strangers”, unico brano proposto risalente alla produzione degli anni ’80, che avanza maestoso, con favolosi effetti di luci; alla fine, Gillan ci grida che siamo “lovely”. Se all’inizio ci potevano sembrare convenevoli di circostanza, aggettivi che il cantante ripete in ogni città dove si esibisce, la frase “You are my friends” non è certo roba da poco e provoca i brividi, dato che è evidente che la band si sta trovando davanti un pubblico innamorato, fedele, che, probabilmente, non incontra così spesso, neanche nella loro patria.
Si conclude ancora con il 1972, precisamente con “Space Truckin’”, resa più lenta della versione originale, ma ugualmente incalzante ed arricchita da una immensa prestazione di Ian Paice, seguita dall’attesissima “Highway Star”, con intro blues, più lunga del solito, che si conclude con una standing ovation. Lo stesso tributo si verifica con una particolare versione di “Smoke on the Water”, aperta da Morse con la celeberrima “More Than a Feeling” dei Boston: il coinvolgimento dei fan è intenso, tanto da terminare con un lungo applauso, nuovamente in piedi.
Quanto abbiamo finora visto varrebbe da solo il prezzo del biglietto ed anche oltre, ma, dopo una breve pausa, richiesti a gran voce, i Deep Purple tornano sul palco, devastando l’auditorio con una lunga, spettacolare versione di “Hush” e soprattutto con “Black Night”: grandiosa nella sua semplicità, impreziosita dall’assolo fulminante di Roger Glover al basso e da un prolungamento di durata, dovuto a Steve Morse, che rende heavy metal ciò che heavy metal non era e gioca con il pubblico, creando dei duetti voce – chitarra, ben riusciti, anche se non ci permettiamo nemmeno lontanamente di accostarci a quelli che riuscivano (e riescono ancora oggi, anche se in maniera differente) a creare la voce e la chitarra della band.

Si chiude intorno alle 23.30, dopo due ore di grande hard rock; torniamo a casa, dopo aver trascorso oltre un’ora imbottigliati dentro una lunghissima coda per uscire dalla zona del Palasport, ma la soddisfazione rende il tutto tollerabile. Sulla band non c’è da aggiungere molto, tranne il ricordare la loro professionalità e la loro eccellenza come strumentisti, che, anche con l’avanzare dell’età, rimane di primissimo piano. Ringraziamo Barley Arts e Giuseppe Rapisarda Management per l’ottima organizzazione (con il piccolo appunto del gruppo spalla, assolutamente inadatto all’occasione, pur tecnicamente decente) e Polizia di Stato e Vigili del Fuoco per l’efficiente servizio d’ordine. Ricordiamo, infine, il fantastico pubblico che, a parte la defezione di qualche elemento di bassa lega, ha partecipato in massa, dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la Sicilia reclama a gran voce i concerti hard rock ed heavy metal che da sempre le sono stati negati, a causa di una sfavorevole posizione geografica, di una classe dirigente che ha sempre fatto da ostacolo, promuovendo l’arretratezza musicale e sociale della Sicilia, anziché il suo progresso, nonché di “organizzatori” competenti solo di denaro e non di qualità, al servizio della classe dirigente di cui sopra.

 

 

DA DA DA!... DA DA- DA DA!.... DA DA DA ...DA- DA!

 

 

 

SMOKE IN THE WATER               Deep Purple