
Addio a Stefano Rosso, cantò gli amici e lo spinello
Stefano
Rosso aveva debuttato nel 1969, in coppia col fratello nel duo Romolo
e Remo, con la canzone Io vagabondo. Partecipò al Festival di
Sanremo nel 1980 con L'italiano. Da ricordare, tra le sue
canzoni impegnate, anche Odio chi e Bologna '77,
dedicata a Giorgiana Masi, la ragazza uccisa a Roma, vicino al Ponte
Garibaldi, durante una manifestazione.
Stefano, scusa, avrei voluto esserci anch'io vicino a Manù. Perdonami se me ne sono accorto soltanto adesso ma la colpa è .... solo di questa vita bastarda che ci fa dimenticare tutto, che ci fa correre come pazzi facendoci dimenticare gli autentici valori, i veri amici e le cose che ....... ecco, tu eri una di queste. Con te sono cresciuto, in quel Letto col numero 26 che abbiamo un po' tutti nella nostra anima e con la mia prima chitarra poggiata sul cuscino pieno delle tue note. Sapevo che eri malato e che non volevi si sapesse; ogni tanto ti venivo a visitare in rete per apprendere notizie ma averlo appreso cercando il midifile di "Allora senti cosa fo", credimi, non è stato bello. Ciao romanaccio che non sei altro, suonale ancora quelle bellissime canzoni che per eseguirle mi hanno fatto venire i crampi al pollice e all'indice, fai sentire anche lassù che significa fingerpicking. Deliziali! A te dedico, carissimo amico di gioventù, questa pagina.
Un abbraccio. Mimmo
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L'ULTIMO MESSAGGIO DI MANU' Manù, 18-09-2008 - 20:10 incredibilmente te ne sei andato.....lo
sapevo....dicevo sono preparata....pensavo pensavo pensavo....ma adesso
non penso piu...mi
....la tua MANU'
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BIOGRAFIA
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Stefano Rosso, pseudonimo di Stefano Rossi (Roma, 7 dicembre 1948 – 15 settembre 2008) Impara a suonare la chitarra da un suo amico nel retrobottega di un fruttivendolo, sviluppando poi la sua cultura musicale nei night e nelle osterie. Il suo stile è piuttosto semplice, una voce caratterizzata dalla erre moscia ed il tono colloquiale, con testi ironici, dissacranti e spesso autobiografici e musiche che conciliano la canzone popolare romanesca con il country e il folk americano, spesso con arpeggi in finger picking molto elaborati e mai banali. Inizia a suonare insieme al fratello, formando il duo Remo e Romolo; ed è sempre con il fratello che avviene il suo debutto discografico, con un 45 giri inciso nel 1969 con lo pseudonimo di "Arca di Noè", e pubblicato dalla Vedette (etichetta a cui viene presentato da Roberto Castiglione): i due brani si intitolano Io e il vagabondo e La bambina di piazza Cairoli, il disco però non riscuote successo. Il duo pubblica l'anno successivo tre canzoni, Vecchio carillon, Il mondo è un circo e Così non va, in una compilation dell'etichetta; Stefano Rosso inoltre scrive per Miranda Martino Se il mondo cambiasse, su musica di Roberto Gigli, pubblicata su 45 giri nel 1970. Inizia quindi ad esibirsi da solo, e nel 1974 scrive due sue canzoni, C'è un vecchio bar nella mia città e Valentina, che vengono interpretate da Claudio Baglioni nel programma televisivo Ritratto di un giovane qualsiasi trasmesso nell'agosto 1974; Baglioni non inciderà mai su disco queste due canzoni, e del resto lo stesso Rosso pubblicherà solo Valentina qualche anno dopo nel disco Bioradiofotografie. L'anno
successivo partecipa come chitarrista fisso alle cinque puntate della
trasmissione Alle sette della sera, condotta da Gianni Morandi ed
Elisabetta Viviani, che va in onda dal 16 aprile al 17 maggio 1975 su
Raidue (da quest'esperienza nasce la canzone Milano, che inciderà su
disco 5 anni dopo). «
Che bello, due amici una chitarra e uno spinello... » L'album che segue di poco (a gennaio del 1977) prende il titolo da questa canzone, ed ha un discreto successo; contiene canzoni come La banda degli zulù, Anche se fosse peggio, ovviamente Una storia disonesta e Letto 26 (ma non il retro del 45 giri, Ci siamo ancora noi, che rimarrà inedito su LP). Sempre nel 1976 Mia Martini interpretò il suo brano Preghiera (Rosso la inciderà solo vent'anni dopo). Dopo Una storia disonesta che lo portò a ricevere nel 1977 il telegatto di Sorrisi e Canzoni incise ...e allora senti cosa fò , in cui, oltre alla canzone omonima, vi è una rilettura con un testo diverso di Letto 26 e altre belle canzoni come Odio chi e Bologna '77 dedicata a Giorgiana Masi, la ragazza uccisa il 12 maggio 1977 durante una manifestazione del Partito Radicale a Roma. Una curiosità: in un brano, C'era una volta... e ancora c'è, canta nei cori Ivano Fossati. Entrambi i primi due dischi sono prodotti da Antonio Coggio, collaboratore storico nonché autore di molte musiche dei primi dischi di Claudio Baglioni. La canzone Odio chi viene presentata in televisione con il testo completamente cambiato nel corso del programma Odeon. Tutto quanto fa spettacolo, ed in quella versione (che non verrà mai pubblicata) diventa Odeon chi. |
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Il 1979 è l'anno di Bioradiofotografie, con la collaborazione di Gianni Marchetti, musicista autore di molte musiche per Piero Ciampi, ed in copertina sul retro l'attrice Michela Miti; l'album viene praticamente boicottato dalla RCA, nonostante molti brani validi (come Ragazza sola e Lettera a un pulcino, bella canzone dedicata alla figlia più piccola Manu, la più grande si chiama Stefania), fatto questo che causò le ire e la rescissione del contratto con la casa discografica da parte di Rosso. Nel 1980 partecipò al Festival di Sanremo con L'italiano, inserito nell'album Io e il signor Rosso pubblicato dalla Ciao Records, insieme a canzoni come Quello che mi resta, Per male che gli vada e Quando partì Noè (canzone, quest'ultima, scritta da Stefano Rosso per uno spettacolo del gruppo di cabaret La Smorfia, con Massimo Troisi). Seguirono
altri due dischi, Vado, prendo l'America e torno e Donne. Nel 1987 viene pubblicato su 45 giri Com'è difficile, e nel 1989 esce l'album Femminando, con poco riscontro di pubblico. La
RCA pubblica nel 1997 Miracolo italiano, una raccolta con tre inediti,
mentre nel 2001 Il meglio racchiude nuove versioni delle sue canzoni
più famose oltre che alcuni inediti e la già citata Preghiera incisa
nel 1976 da Mia Martini. Gli ultimi lavori dell'artista, con la produzione di Antonella Orsaja, sono stati Fingerstyle guitar e Live at the Folk Studio del 2003, Banjoman del 2004, Lullaby of birdland del 2006, Mortacci del 2007 e Piccolo Mondo Antico del 2008. Nel 2005 la ska band Arpioni ha ripreso insieme a Stefano e a Tonino Carotone il pezzo Una storia disonesta nel disco Malacabeza: il pezzo è stato programmato nei maggiori network radiofonici ed ha così vissuto una seconda stagione di notorietà. Stefano Rosso muore a Roma il 15 settembre 2008 all'età di quasi sessanta anni; i funerali si sono svolti il 17 settembre alle ore 11 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere. Giordano Sangiorgi, organizzatore del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, lo stesso giorno annuncia che il M.E.I. dedicherà, a partire dall'edizione dello stesso anno, un premio alla memoria di Stefano Rosso per un giovane talento musicale. |
DUE POESIE DI LUIGI CAVALLONE DEDICATE A STEFANO
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Stefano
Rosso Quante persone questo pomeriggio Venute a renderti omaggio, tanti altri non sono qui fisicamente ma con il pensiero dicono presente. Sarà l’emozione del momento, o il clamore dell’evento, a spingerci in questo centro, Però
tutti noi,ti portiamo dentro. Non credevi di aver lasciato questo con quattro note ed un accordo disonesto, pensavi forse che il seguito si perde non
immaginando questo prato verde. perché è cambiata quest’ arte, non si segue chi esprime di cervello, ma chi fa più bordello. Avevi spostato il tuo pensiero Per la famiglia,ne andavi fiero, compreso gatti e cani a
cui cantavi versi strani. Qualche concerto con il banjo, il caffe al bar da Sergio ove chiacchieravi con amici di vecchia data sulle cose della vita,specie la passata, una capatina al giardinaggio, per
coltivare qualche ortaggio. Perché non si cancelleranno mai, lo stile da uomo onesto, le canzoni e tutto il resto. Se ogni pensiero vola, segue la tua ultima parola: “vado in braccio a DIO, perché là,è il posto mio.
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Profondo..
Rosso le sembrerà strano,ma sono l’Italiano, del piccolo mondo antico,l’ultimo Romano. Via della scala,sta sempre là, ed io dal letto 26,malato d’amore sto, allora senti cosa fò: Me ne vado per un po’, nella leggione straniera per dimenticare Valentina e per la libertà..e scusate se è poco. Vado,prendo l’America e torno, a me mi piace vivere alla grande ed odio chi ha una storia disonesta,come la banda degli zulù. Me ne sto all’osteria del tempo perso, quella dei tre fratelli, perché con America e Alì Babà, non gioco più. Grazie a Dio,il colpo di stato non ci sarà, per male che gli vada,i malati del far west non spareranno, neanche gli indiani ci sono più. Quanno c’era mi nonno, alla casa di Silvia,vicino a S.Maria in trastevere, si prendeva pane e latte,v’erano rose e gabbiani, la barcarola trasteverina, portava gli innamorati,quando la luna brillava. Negli occhi dei bambini,il circo, con il mago e la ballerina, quanti anni d’amore, tra Roma Romani e Romanisti. Domani è un altro giorno ed il sole si nasconde ed anche se fosse peggio, io per quello che mi resta,nella via del tempo, vado tra le nuvole,in braccio a DIO, perché
quello è il posto mio.
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LP / CD
45 GIRI
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La “storia disonesta” di Stefano Rosso, due amici, una chitarra e uno spinello
Cantautore romano dal tono scanzonato e ironico, mischiando folk americano e tradizione romanesca, è stato uno dei tanti passati per il Folkstudio ad alimentare le file della leggendaria scuola romana, che aveva ottimi allievi come Gaetano, Pietrangeli, Locasciulli, De Gregori, Marini, ma nessun maestro, solo il palco del locale di Trastevere. Stile semplice e immediato, per niente cupo o arrabbiato (anche se scrisse una canzone per l’assassinio di Giorgiana Masi), libertario e fricchettone, erre moscia e un rosso sempre addosso: foulard, collanina, bracciale, un marchio solare che gli è rimasto impresso. Nel
1976 riuscì nell’impresa di non vedersi censurato un ritornello così
esplicito come “che bello, due amici una chitarra e uno spinello”,
con cui aveva vinto persino un Telegatto. Eppure dentro quella
sensazione casalinga di libertà e leggerezza, Stefano Rosso aveva
infilato con garbo e Era l’ironia di un cantautore senza zavorre ideologiche, che cantava “Valentina che su una chiappa aveva scritto Libertà”, ma anche la solitudine “poi ti svegli un mattino e non ti trovi più là, per seguire il destino, mille donne e due sogni, e un po’ di libertà“(”Vado via“). L’esordio in coppia con il fratello nel 69, poi gli spettacoli da soli tra i locali e le osterie, nel 1974 le prime canzoni concesse agli altri, a cominciare da Claudio Baglioni che alla scuola romana aveva sempre strizzato l’occhio, e poi Mia Martini. L’esordio con la RCA col singolo “Letto 26“, la degenza dal suo letto pensando alla sua Trastevere, poi i dischi con Antonio Coggio collaboratore storico di Baglioni e l’immancabile San Remo. Scemata la popolarità, trovò persino il tempo per arruolarsi nella legione straniera, per due anni, a causa di una delusione amorosa. Poi tornò a incidere e a suonare le sue storie disoneste. http://contentistheking.wordpress.com/2008/09/18/riformista-storia-disonesta-stefano-rosso/
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E morì un giorno che non so... e i suoi bei sogni mi lasciò...
Ciao Stefano.

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