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Ogni tanto c'è qualcosa di futile che faccio invece di impiegare il tempo in
cose più serie o, al limite, non far proprio niente. Cioè mettermi in macchina,
con qualsiasi temperatura, per una missione precisa: mettermi alla ricerca,
l’indomani, della preda avvistata il giorno prima.
Finalmente individuare il muro o il cartellone pubblicitario al quale penso da
una notte. Quindi star fermo lì in contemplazione, come davanti al mausoleo di
Lenin, a due passi da quello che c'è scritto sopra e che deve essere immortalato
ad ogni costo, nonostante il pericolo di fare "clik" in alcuni quartieri
"residenziali"; magari col rischio di dovermi giustificare con gente sospettosa
che capisce altro e che non sa che cosa significhi per me fotografare l'ambito
premio, editarlo al computer, pubblicarlo.
Ebbene, a Catania tutto ciò si chiama... malucchiffari.
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Diffidate
dei gabinetti senza scritte sui muri
(Bob
Dylan)
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Ogni
tanto c'è
qualcosa di futile che facciamo (specialmente noi catanesi) invece di impiegare il
tempo in cose più serie o, al limite, non far proprio niente...... oppure
riposarci. E cioè mettersi in macchina con la calura pomeridiana per
una missione precisa:
percorrere chilometri in cerca della preda da avvistare, girare in quartieri
"residenziali" magari col rischio di giustificare quel gesto a
gente poco raccomandabile che ti può prendere a calci nel sedere od essere fermato dalla forze
dell'ordine perchè non capiscono quel che stai facendo.
Finalmente individuare
il muro che ricordi e al quale pensi da un giorno e una notte.
Poi
fermarsi lì in contemplazione, davanti a qualcosa che sembra il
mausoleo di Lenin, a due passi da quello che c'è scritto sopra e che deve
essere assolutamente immortalato, ad ogni costo. Fotografare
l'ambito premio, editarlo al computer, pubblicarlo.
Ebbene,
a Catania
tutto questo si chiama .......sbaddu.
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Mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione questo
breve sonetto d’amore, che, pur nella sua apparente brevità di contenuti e
banalità di concetti, si segnala invece per la sua straordinaria poeticità.
Dal punto di vista della metrica, il sonetto è
composto da un verso pentasillabo, o quinario, e da due trisillabi in
successione (trinario): LU-I-E’-MI-O; AB-BO-LA; SCU-PI-NA.
Poesia e innovazione di contenuti si fondono in appena undici sillabe.
Shakespeare in confronto era babbalecco.
In un’epoca contraddistinta da tradimenti e promiscuità tra uomo e donna,
complice anche un uso distorto dei social network, che alimenta certamente la
difficoltà ad impegnarsi in un rapporto serio, maturo e duraturo, l’autrice
contrappone, ribadendolo, il sentimento dell’appartenenza e del possesso a
quello della protezione della “cosa propria”, di verghiana memoria.
L’autrice, superando dogmaticamente l’antica usanza di tirarsi i capelli tra
donne, invita la rivale in amore a lasciar perdere il proprio amato: non
“uottìnni” o “scoffa” o “non ti fari avviri chiui”, immagini e parole che dal
punto allegorico avrebbero palesato il timore di un ritorno. Ma “abbola”, cioè
letteralmente “vola via lontano”.
La chiosa finale conclude l’unicità di pensiero. L’insulto come sciabolata
finale di un duello a livello semantico. “Scupina”. Variante dialettale al
femminile di “scopino”, piccola scopa, arnese destinato alla pulizia del
gabinetto. Degno di pregio è l’uso consapevole della gerarchia dell’offesa.
L’autrice vuole dire alla rivale: “tu non sei un cesso, tu sei qualcosa di
peggiore del cesso, tu sei ciò che viene utilizzato per pulire il cesso dalle
sue impurità, tu sei addirittura peggio delle impurità del cesso”.
E quel punto finale, in un epoca in cui la punteggiatura è soppiantata dagli
emoticon e dai puntini di sospensione buttati a sistiare. Quel punto diventa
concetto. Ed il concetto è: non ho più nulla da dire e tu, mia rivale, non puoi
aver più nulla da dire.
Ecco, se una donna fosse capace di elaborare simili concetti per me, io mi
presenterei domenica stessa con un tabarè di “Quaranta” a casa dei suoi per
chiedere la sua mano.
Mattia Iachino Serpotta
http://mattiaserpotta.wordpress.com/


Viale L. Bolano - Catania




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PURA GENIALITA'
MARCA LIOTRU



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...
nel senso più spontaneo, giocherellone, ruspante, ingenuo, castigato,
affettuoso, pittoresco e folcloristico... del termine.
Un
riconoscente omaggio a... quell'affare
là.
Fotografia
scattata a Picanelly Circus |





Qualora
i visitatori fossero interessati alla pubblicazione di originali scritte murali
nonchè estrosi, romantici
e spiritosi
messagg, prego di
volerli inviare allo scrivente
imbucandoli sotto.
Mimmo
Rapisarda

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