LA PASQUA IN SICILIA

 

Questa ricorrenza religiosa e', ovviamente, tra le piu' importanti dell'anno liturgico ed in Sicilia ha dato origine a molte feste cittadine che uniscono magnificamente i momenti salienti della Passione, Morte e Resurrezione di Gesu' Cristo alla ritualita' popolare le cui origini affondano in tempi antichissimi, alle forme espressive a volte teatrali e drammatiche che spesso si presentano in maniera articolata e complessa e simboli di rinnovamento piu' totale.
Quello che colpisce principalmente delle feste pasquali siciliane e' l'attiva partecipazione popolare che si manifesta non solo nei classici cortei e pellegrinaggi, ma anche nell'alternanza dei sentimenti tristi del lutto per la morte del Redentore e quelli allegri e festosi per la Sua Resurrezuione.
Mentre per gli ebrei tale ricorrenza celebrava il ricordo della liberazione dalla schiavitu', con la venuta di Cristo, dunque per i cristiani, si ha un nuovo significato, la liberazione dal male e dal peccato.
La Pasqua ha i suoi momenti liturgici stabiliti lungo i 40 giorni della Quaresima ed in modo particolare nella settimana santa che va dalla domenica delle Palme, antecedente quella di Pasqua, quando si benedicono i ramoscelli d'ulivo, a quella di Pasqua, che generalmente ha come date estreme il 22 marzo ed il 25 aprile, e che comunque segue il plenilunio dell'equinozio primaverile.

La domenica delle palme è molto particolare a Scicli, in provincia di Ragusa, perchè si festeggia S. Maria della Pietà. Il simulacro che la simboleggia ha una storia così particolare che trascende la leggenda: pare che agli inizi dell'anno Mille la statua è stata ritrovata nella piccola chiesa di S. Maria della Cava; la statua era venerata sin dai primi anni di diffusione del Cristianesimo, ma fu dimenticata quando intorno il 700 arrivarono i Saraceni nell'isola ed i Cristiani, per sottrarla dalle mani mussulmane, la nascosero; dopo il suo ritrovamento e la costruzione della Chiesa S. Maria la Nova, ad essa furono affiancate le statue delle pie donne e Cristo morto.
Attualmente il gruppo statuario è portato in processione fino alla Chiesa del Carmine e per le vie cittadine ed esso è posto all'interno di una vara ed il Cristo è raffigurato quando oramai è disceso dalla croce, con le braccia e le gambe quasi staccate dal resto del corpo. In questa ricorrenza alla Madonna sono offerte delle composizioni di foglie di palma, denaro ed ex-voto.
Anche il resto della settimana santa è molto particolare in queta cittadina.
Il venerdì santo si ha una particolare processione: la statua di S. Maria Addolorata è prelevata dalla chiesa di S. Giovanni Evangelista per giungere in processione alla chiesa di S. Maria La Nova, dove il simulacro del Cristo morto è prelevato; la processione continua per tutto il giorno; la domenica di Pasqua si ha la celebrazione dell' "Uomo Vivo", costituita da 2 processioni; la prima si svolge la mattina, quando il SS. Sacramento è portato per le vie della città, per poi far ritorno nella chiesa di S. Maria La Nova per essere sostituito con il simulacro di Gesù risorto, il soggetto della seconda processione che poi verrà riportato nella chiesa del Carmine dove resterà per qualche ora, visto che la processione riprenderà nel pomeriggio per concludersi la sera quando il simulacro è riportato nella Chiesa di S. Maria La Nova. Da ricordare che a Scicli il Signore ha vari appellativi, uno fra tanti è "U gioia".

La Domenica delle Palme e' un giorno particolare per Buseto Palizzolo, una cittadina che raccoglie poco piu' di 3.000 anime e che e' situata in provincia di Trapani. Si sta parlando della "Processione della Via Crucis" , una manifestazione dal notevole interesse religioso e folcloristico che prevede il coinvolgimento di 16 gruppi viventi che effettuano un percorso notturno per rievocare gli eventi della morte e risurrezione di Gesu' Cristo.

Il giovedì santo a Marsala (Tp) si ha un'imponente processione sacra dedicata alla Passione e morte del Cristo effettuata da 9 gruppi di figuranti, ognuno dei quali rappresenta eventi legati alla Passione del Cristo, partendo dalla ultima cena e fino all'ascesa al Calvario, gruppi hanno un loro posto nel corteo e che sono preceduti da un uomo incappucciato che porta la croce, da un giudeo che suona la tromba ed un altro giudeo che suona il tamburo; il corteo prevede la partecipazione delle statue del Cristo morto e dell'Addolorata posti alla fine della processione e portati dalle consorelle e dai confratelli della Chiesa di S. Anna e di altri due gruppi, posti davanti al tutto e costituiti da ragazze che portano palme e rametti di ulivo e di bambini e bambine che portano dei preziosi copricapi di propietà della Chiesa e che sono impreziositi dai monili d'oro della famiglia d'appartenenza della famiglia del bambino. In genere la processione dei misteri si colclude la sera con la rappresentazione teatrale dei momenti più significativi della Passione.
La teatralità dell'evento, i costumi adoperati dai figuranti (ad esempio il secondo gruppo è costituito da ragazze vestite di bianco per simboleggiare la purezza), non devono far dimenticare che parte della fede isolana è formata dal carattere popolare che avvicina i valori cristiani ai sentimenti della popolazione che così diventa più partecipe dell'evento.

La rappresentazione dei Misteri è visibile in altre due città isolane, Trapani e Caltanissetta.

La processione dei Misteri di Trapani si attua con delle statue e l'evento prevede un lavoro particolare delle varie maestranze coinvolte già durante i venerdi di Quaresima, quando si attua "a scinnuta dei misteri", cioè quando il gruppo statuario che rappresenta il "misteri" di turno viene posto in evidenza rispetto agli altri. In tutto si hanno sei misteri che sono addobbati per l'occasione, a partire dalla Caduta al Cedron, alla flagellazione, fino ad arrivare all'Addolorata. Ogni misteri è affidato ad una particolare confraternita di artigiani e lavoratori. Durante questi venerdì di Quaresima i ragazzi trasportano a spalla dei fercoli con delle immagini sacre e poi andranno in giro per la città a raccogliere le offerte dei fedeli.
Già dai primi giorni della settimana santa si hanno delle processioni: il martedì santo si ha la processione della Madonna dei massari, organizzata dai discendenti dei portatori delle masserizie, che in passato erano pagati dai contadini più agiati per trasportare i misteri e che poi furono esclusi dalla processione ufficiale del venerdì; il mercoledì santo è il turno dei fruttivendoli che organizzano la processione in onore della Madonna della Pietà per le vie cittadine fino alla rituale visita alla Madonna dei massari.
Il venerdì santo si ha la processione più imponente di questi misteri con la partecipazione dei 18 gruppi lignei appartenenti alle maestranze più l'urna del Cristo morto e dell'Addolorata. Tale processione parte nel primo pomeriggio del venerdi, con l'accompaganento musicale, per terminare la mattina del sabato.

La processione dei misteri di Caltanissetta fonda le sue origini sin dalla fine del 1700 ad opera della Congregazione di S. Filippo Neri, corteo che prevedeva il trasporto di 5 barette, la base di altrettante statue di terracotta, rappresentanti alcuni dei misteri relativi alla morte del Cristo.
Dopo qualche tempo tali rappresentazioni furono sostituiti da 14 statue, in base al numero delle stazioni della Via Crucis. Nel corso degli anni tale processione ha avuto dei cambiamenti e delle fasi di maggiore o minor fortuna, fino ad arrivare a quasi alla fine del 1800, quando si raggiunse il numero di 16 statue la cui costruzione fu affidata a degli artigiani napoletani. Tale processione è attuata il giovedì santo.
Le manifestazioni della settimana santa di Caltanissetta prevedono anche la processione dei variceddi, 14 gruppi in terracotta, del mercoledì santo, e quella della deposizione del Cristo il sabato.

Durante la settimana santa, e precisamente dal mercoledi al venerdi santo, a S. Fratello, nelle Nebrodi messinesi, si ha un altro esempio di questa particolare unione tra sacro e profano. Qui si ha anche l'unione del dolore per la perdita del Cristo e della fastosità tipica del carnevale.
Una miriade di contadini e pastori si travestono da "giudei" con dei particolari costumi costituiti da giubbe rosse e gialle impreziosite con motivi floreali e ricami e da un cappuccio rosso che ricopre la testa. Tali costumi ricordano in parte quelli dei soldati romani che flagellarono Gesù e sono di propietà delle famiglie del posto e sono tramandate da padre in figlio.
Tali "giudei" ripercorrono le vie della città con squilli di trombe, catene minacciose e campanacci in modo allegro con il chiaro intento di distogliere l'attenzione popolare dal dolore per la morte di Gesù Cristo.
Il contrasto ha il suo punto cruciale il venerdì santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato ed interrotto nel suo cammino dall'arrivo festoso dei giudei.
In passato la festa era più irriverente e pericolosa, tanto da proibire la vendita di alcolici.

La settimana santa è caratteristica anche a Barcellona, in provincia di Messina, dove il giovedì santo 12 uomini, che rappresentano gli apostoli, attuano la canonica lavanda dei piedi e poi il peregrinare per le chiese ed i tabernacoli della città. Il venerdì santo si ha la processione di circa 20 statue fastose realizzate con l'uso di vari materiali come la cartapesta ed il legno, numero destinato a crescere quando si aggiungono quelle provenienti da Pozzo di Gotto. Ancora oggi, un vago ricordo di quello che avveniva in passato, si ha la riunione dei "vissillanti", visto che resiste l'abitudine di far seguire le vare adoperate nella processione, tranne quella del Cristo morto, da un manipolo di devoti che cantano.
 

La Pasqua è molto sentita anche a Caltagirone, in provincia di Catania, dove si venera Gesù Crocifisso. Si ha la venerazione della Madonna Addolorata una domenica di passione in cui i fedeli si raccolgono nella chiesa dei cappuccini per venerare il gruppo ligneo del 1700 che rappresenta il Cristo e la Madre, giorno in cui rientrano, dopo 15 giorni, le bancarelle dove si vendono i simboli della passione in terracotta ed i dolci.
Nei primi giorni della settimana santa, poi, si organizza la Via Crucis molto caratteristica che sfrutta la maestosa scalinata della città, adiacente la piazza del municipio; tale via crucis ripercorre gli ultimi eventi della vita terrena di Gesù, dall'incontro con Pilato alla sua morte in croce. Uno dei momenti più forti per la fede di questa città è il venerdì santo, quando il Cataletto del Cristo morto, cioè una scultura lignea riposta in un'urna costruita in legno e vetro e rifinita con oro, e la statua della Madonna Addolorata sono portati in processione. Le due statue sono trasportate a spalla dai fedeli. La domenica di Pasqua si ha una processione più imponente: ci sono tre statue, quella di S. Pietro proveniente dall'omonima chiesa, costituita di cartone pressato e vuota all'interno per far spazio al portatore, quella del Cristo risorto che proviene dalla Chiesa della Sacra Famiglia e che va incontro a quella della Madre. Quando si ha l'incontro tra Madre e Figlio, in prossimità della scalinata di S. Maria del Monte, la statua della Madonna è liberata dal manto nero del lutto e scopre quello bianco e celeste, segno di gioia.

Tutta la settimana santa nella parte antica di Ragusa, Ibla, si hanno varie manifestazioni. C'è innanzitutto lo spostamento delle statue dalle chiese dove sono conservate alla chiesa madre di S. Giorgio ad opera di varie confraternite. La domenica delle palme i primi a muoversi sono i confrati della chiesa di S. Maria dell'Itria che hanno il compito di portare la statua della Addolorata mentre i confrati della chiesa dedicata a S. Maria Maddalena e San Teodoro fanno altrettanto con la statua dedicata alla Maddalena ed i confrati del SS. Rosario portano il simulacro di Cristo alla colonna. Il lunedì tocca ai confrati di S. Giacomo Apostolo con il simulacro di Gesù nell'orto ed ai confrati della chiesa di S. Maria dello Spasimo che trasportano il simulacro della Pietà; il martedì tocca ai confrati di S. Filippo Neri che trasportano il simulacro della Veronica. Tutto questo per l'esposizione del SS. Sacramento per le "40 ore" . Il giovedi santo si ha la visita dei fedeli alle varie parrocchie per effettuare i "sepolcri", cioè si rende onore ai vari altari preparati in alcune chiese di Ibla con fiori, ornamenti funebri, vasi con cereali che riproducono l'originario sepolcro del Cristo; in altre chiese, come quella dedicata al Crocifisso, si rispetta l'antica usanza di lasciare la chiesa al buio per venerare il Cristo in altro modo. Si arriva così al venerdi santo quando si ha la processione dei simulacri del Cristo e della Madonna, evento che parte dalla Chiesa madre S. Giorgio e ripercorre alcune vie di Ibla.

I riti greci legati alla settimana santa hanno conservato il loro fascino all'interno della Piana degli albanesi, nel palermitano, dove si ritrovano cinque delle otto comunità albanesi presenti nell'isola. Qui resiste un clima di convivenza civile tra due diverse etnie, anche se la minaccia economico-sociale del sistema capitalista è sempre evidente. I riti pasquali di questa comunità iniziano con il canto "lazeri", intonato dai giovani la settimana precedente quella di Pasqua per commemorare la resurrezione di Lazzaro; per l'occasione i giovani sono accompagnati dal sacerdote, il "papas". La domenica delle palme si rievoca l'entrata di Cristo a Gerusalemme attraverso la processione del vescovo che cavalca un asino e che ha le mani occupate con un crocifisso ed una piccola palma. Il momento più atteso dai fedeli è la lavanda dei piedi attuata il giovedì santo, quando il sacerdote che impersona San Pietro accetta di farsi lavare interamente dal vescovo. Il momento migliore per ascoltare i canti tipici è il venerdì santo, quando si intonano i passi evangelici che narrano la passione e morte del Cristo, eseguiti durante la mattinata; il pomeriggio si ha invece il corteo dell'immagine del Cristo, preceduta dal Crocefisso deposto in un'urna ricca di fiori ed incenso ed accompagnata dai fedeli e dai canti funebri eseguiti dal sacerdote.
Il giorno del sabato santo è caratterizzato dai battesimi per immersione, dalla liturgia di S. Basilio, dal salmo della resurrezione, cantato, e dai sacerduti che indossano la veste bianca che sostituisce il lutto.
Il giorno di Pasqua, nella Cattedrale di San Demetrio, si ha la preparazione della "mensa", che riunisce tutti i fedeli.

Anche a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, la settimana santa è molto particolare. Il lunedi santo i confratelli della congregazione di San Vito indossano un saio bianco ed un mantello blu, mentre quelli della congregazione di S. Filippo indossano un saio bianco ed un mantello viola; così vestiti, essi precedono il simulacro della Croce di Cristo che è portata in processione. Gli stessi preparativi si hanno per la processione del martedì santo che riguarda le congregazioni di S. Giovanni e del SS. Salvatore e quella del mercoledi santo che riguarda quella del SS. Sacramento.
Il giovedì santo è il giorno dei "sepolcri", che in questa città prevedono non solo le tradizionali e già citate visite nelle chiese della città, ma anche che tali visite siano sette, in onore dei sacramenti, e che nelle chiese, oltre le tradizionali preghiere, i fedeli debbano consumare del cibo nel sagrato dell'ultima chiesa visitata. Si arriva al venerdì santo, che conclude questa quadro con la processione dei simulacri del Cristo morto, che è deposto in un'urna, e della Madonna Addolorata, evento che coinvolge tutta la popolazione.

A Pietraperzia, in provincia di Enna, il venerdi santo si ha dalle prime ore del giorno una processione di fedeli in preghiera che cantano la passione del Cristo fino ad arrivare alla Chiesa del Carmine per deporre il simulacro del Cristo nella Cappella che l'ha ospitato durante l'anno. Nella piazza di fronte la Chiesa è montato un fercolo, un palo di cipresso di otto metri al quale si fissano delle fasce di lino di 30 metri, simbolo della devozione; alla sera il Cristo è agganciato alla croce del fercolo e, quando un fedele batte il terzo colpo ai chiodi della croce, l'asta del Crocifisso è issata grazie alle fasce ed ha inizio la processione con in testa il fercolo, mosso da almeno 500 fedeli, e che termina con la Madonna Addolorata, portata da gruppi femminili. La processione ha due momenti particolari, le girate, che sono effettuate in contrada Santa Croce e davanti la Chiesa Madre e che servono per far girare su se stesso il fercolo.

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a settimana santa è coinvolgente anche ad Enna, visto che prevede una sentita e concreta partecipazione delle dieci confraternite presenti nella città. I festeggiamenti iniziano la domenica delle Palme con la distribuzione e la benedizione dei rametti d'ulivo e delle palme. La partecipazione delle confraternite è visibile già nella processione del mercoledì santo, quando i simulacri del Cristo e dell'Addolorata sono portati a spalla; le statue sono abbellite dai doni offerti dai fedeli. Il giovedì santo i membri delle confraternite sono vestiti in modo particolare: hanno un saio ed un cappuccio con i colori propri della propria confraternita; alcuni di loro trasportano dei ceri e delle torce ed hanno il compito di accopagnare le due vare in processione fino a notte fonda; i confrati hanno anche il compito di portare i propri stendardi e dei vassoi con dei simboli del martirio del Cristo, vassoi che poi saranno depositati ai piedi dell'altare del duomo cittadino. Il venerdì santo i confrati si ritrovano nel Duomo dove sono stati riposti i due simulacri, pronti per ripartire per una nuova processione che durerà fino a notte fonda, per poi rientrare nel Duomo. La domenica di Pasqua si ha l'incontro tra la Madonna ed il figlio risorto, evento che attua la scomparsa del dolore e l'arrivo della festa.

Il venerdì santo ad Ispica, in provincia di Ragusa, è molto particolare. La processione del "Cristo alla colonna" ha origini molto antiche delle quali si coservano gli aspetti più sani e si sono persi gli atteggiamenti più medievali come la costituzione di un gruppo di fedeli che rappresentano i "flagellanti", degli uomini a torso nudo e col capo cosparso di spine che si percuotevano le spalle con vario materiale (corde, vetro, ferro, chiodi...).
Oggi la processione è organizzata dalla confraternita della Chiesa di Santa Maria Maggiore che si occupa di prendere il simulacro del Cristo alla Colonna e di attuare la processione che inizia dopo la mezzanotte del giovedì santo fino alle prime luci dell'alba del venerdì, per poi iniziare alle tre del pomeriggio. Prima della processione la statua è sommersa dai baci dei fedeli ed è deposta in una vara. Questa cittadina non è immune dalle diatribe tra i Santi presenti anche in altre città isolane. Qui i cittadini si dividono tra "cavari", appartenenti alla Chiesa di S. Maria Maggiore, e "nunziatari", appartenenti alla Chiesa della SS. Annunziata. Entrambe le confraternite volevano avere una parte attiva nei festeggiamenti legati alla settimana santa e, per togliere ogni problema, si è giunti ad una sorta di compromesso: una delegazione dei nunziatari rendono omaggio alla Madonnina posta nella chiesa madre e poi alla statua del Cristo preservata nella chiesa S. Maria Maggiore; così inizia la processione organizzata dai cavari della chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre il venerdì santo è il turno dei nunziatari con il Cristo alla Croce, previo prelevamento di una delegazione della confraternita legata a Santa Maria Maggiore, l'inchino in onore della statua della Madonna della Chiesa madre e a quella dei cavari.

Tutta la settimana santa prevede vari eventi nel paesino Gangi, immerso nelle Madonie (Pa). Tutto inizia, ovviamente, la domenica delle palme, quando i vari esponenti delle confraternite, con i loro mantelli ricamati, attraversano le vie della città portando in spalla delle palme benedette. La preparazione di tale processione è molto particolareggiata e prevede un certo cerimoniale.
Sono coinvolte le confraternite cittadine, una decina. A turno, seguendo un preciso ordine ciclico, ognuna di loro ha il compito di provvedere alla raccolta delle palme e dei datteri, ed il conseguente peso economico dovuto alla raccolta. Le palme sono suddivise in gruppi di dieci, tante quante sono le confraternite, e suddivise tra esse tramite sorteggio. Dopo la suddivisione, le confraternite si predispongono per la processione. Intanto, altri esponenti delle confraternite hanno il compito di partecipare alla processione portando le insegne della confraternita d'appartenenza. Un esponente per confraternita ha il compito di portare in corteo il cero con il simbolo che rappresenta la confraternita stessa, cero sostenuto da un bastone. Il corteo attraversa la città e le confraternite hanno un posto assegnato in base allo ordine cronologico della loro fondazione. Il corteo segue varie tappe prestabilite, prima fra tutte di fronte la Chiesa madre dedicata a S. Nicola di Bari, dove le palme sono benedette. Il corteo procede ovviamente coinvolgendo i fedeli ma anche dei tamburi che accompagnano tutto il percorso fino al rientro nella chiesa madre. Il giovedi santo le confraternite si riuniscono nelle loro chiese attorno ad una tavola ricca di pani a forma di agnello e preparati con la farina di semola. Il venerdì santo si ha la processione di varie statue, che sono trasportate a spalla, e cioè quelle di Gesù nell'orto del Getsemani, di S. Maria della pietà, di Gesù e dell'Addolorata; le statue sono accompagnate dai confrati che trasportano i ceri.

Il momento più folkloristico è la domenica di Pasqua.
La conflittualità tra i devoti di diversi santi, tipica della Sicilia, ha trovato una soluzione pittoresca e poco violenta nella gara molto colorata presente sempre a Gangi, dove i devoti del Signore e della Madonna si sfidano con la creazione di addobbi da riporre nella via principale della città, a breve distanza tra loro e vicino il Duomo cittadino. Tali addobbi assumono la forma di archi e sono creati con materiale vario, come il pane e dei vegetali.

I
l venerdì santo a Monterosso Almo (Rg) si ha la rappresentazione di alcune scene della passione di Gesù Cristo. Si ha anche la processione del "cataletto", un'urna coperta da un velo bianco e pieno di fiori dove è riposto il Cristo disceso dalla Croce, che in un secondo momento è riportato in Chiesa dove si ha l'incontro con la statua della Madonna, mentre i fedeli cantano il miserere.

A Ribera, in provincia di Agrigento, la domenica di Pasqua si ha un gran fermento: si devono preparare le tre statue coinvolte nell'incontro che siboleggia la gioia della resurrezione, cioè le statue del Cristo risorto, della Madonna e dell'Arcangelo Michele. La statua del Cristo, addobbata con nastri colorati, fiori e fave verdi, e quella dell'arcangelo, che ha il compito di annunziare la resurrezione alla Madonna, sono preparati dagli uomini del paese, mentre quello della Madonna, che indossa un manto celeste sotto quello nero del lutto, è preparata dalle donne. L'incontro è organizzato sin nei minimi particolari: già durante la settimana santa i giovani incaricati del trasporto della statua si esercitano per assumere il giusto ritmo da sostenere durante la processione. L'incontro tra Madre e Figlio avviene a mezzogiorno, dopo che l'Arcangelo ha corso tra le due statue per portare la notizia. Nel momento dell'incontro la Madonna si libera del manto del lutto, mentre l'arcangelo s'allontana.

 

La settimana santa ad Alimena, un paese in provincia di Palermo, prevede una serie di processioni che vanno dalla domenica delle palme fino al giovedì santo. Tali processioni molto ordinate prevedono la partecipazione di narratori appartenenti a delle confraternite che ricordano la passione del Cristo, mentre altri confrati hanno il compito di trasportare dei ceri, tranne quello che porta una croce lignea; essi sono seguiti da altri confrati che intonano le "lamentanze". Il giovedì ed il venerdì santo si ripetono la fiaccolata e l'adorazione della Croce. La fiaccolata si svolge la sera ed è costituita dalla processione di un'urna in cui è riposto il Cristo e della statua dell'Addolorata, accompagnati da dei bambini che portano delle torce e dei membri delle confraternite che traspoetano dei grossi ceri; la processione si ferma al Calvario per una breve sosta, per poi arrivare alla Chiesa del Carmelo dove i bambini spengono le torce. Il venerdì santo si allestiscono i sepolcri nei vari altari delle chiese, costituiti da vasi contenenti fiori e piatti con semi germogliati; gli appartenenti alle varie confraternite hanno il compito di visitare tre chiese e sono accompagnati dalla banda musicale. A mezzogiorno si ripete l'adorazione della Croce. Il momento più toccante è la processione, così organizzata: la statua del Cristo è issata in una Croce ai piedi della quale ci sono le statue della Madonna e di Maria Maddalena; quando la processione giunge al Calvario, la statua del Cristo è staccata dalla Croce e riposta nell'urna; il corteo ritorna su suio passi fino a riporre le due statue e l'urna al loro posto.


 

A Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, la processione del venerdì santo prevede tre momenti distinti: l'incontro tra Gesù Cristo e S. Giovanni Battista, Veronica che aciuga il volto del Cristo ed il congiungimento dei simulacri del Cristo e della Madonna Addolorata. A sera esce il simulacro destinato ad accogliere il corpo del Cristo ed il maestro incappucciato che deve guidare la processione verso il Calvario è nominato un'ora prima dell'inizio della processione e la sua identità è conosciuta solo dal capo delle forze dell'ordine.

A Vittoria (Rg) la settimana santa prevede per il giovedì santo con la processione del "Cristo alla colonna", processione dalle antiche origini, un tempo affidata alla congregazione omonima oggi scomparsa e che prevede il giro del fercolo dorato del Cristo per le vie della città. Il venerdì si ha la rappresentazione della "Scesa della croce": nel tempio Calvario addobbato con delle maioliche colorate rappresentanti scene della passione e morte di Cristo, gli attori con l'abito d'epoca e recitanti in dialetto depongono il corpo del Cristo sceso dalla croce in un'urna che viene portata in processione per le vie cittadine fino a dove un tempo sorgeva la chiesa ed il monastero di S. Teresa, per poi tornare nella chiesa madre dove il Cristo è deposto nel letto funebre; una seconda processione riguarda il Cristo morto insieme al simulacro di S. Maria Addolorata ed è organizzata dalla congregazione del SS. Crocifisso; tale evento si conclude con la crocifissione del simulacro del Cristo ed alla sua destra è posto il simulacro della Madonna dentro il suo fercolo.

Il sabato santo, nelle campagne di Terrasini (Pa), si ha un rito particolare: si recide un albero selvaggio, generalmente un pompelmo, alla radice, in modo che possa essere addobato collegialmente dal comitato della festa degli scapoli, attraverso l'aggiunta di rami posticci e di addobbi particolari. Il peso dell'albero così preparato oscilla tra i 50 e i 55 chilogrammi. Tale evento ha radici remote e simboleggia il risveglio della vegetazione. La benedizione degli alberi rappresenta il ritorno della primavera, di primaria importanza nell'economia agricola della Sicilia.

A Comiso, in provincia di Ragusa, si hanno vari festeggiamenti per la settimana santa. Il mercoledì santo si ha la processione che parte dalla Chiesa madre e che compie tre giri: il primo è dedicato ai sacerdoti e si svolge vicino la chiesa di S. Biagio, il secondo è dedicato alla confraternita di Maria Ss. Addolorata ed il terzo è dedicato alla congregazione del SS. Sacramento e si svolge vicino la Chiesa dell'Annunziata. Il venerdì santo si ha una seconda processione: il simulacro del Cristo Morto e quella di Maria Addolorata sono portati per le vie della città.
Il sabato, domenica e lunedi di Pasqua le campane della Chiesa dell'Annunziata sempre a Comiso, suonano a festa. Ricorre la festa di Maria Annunziata, che però perde il titolo di festa patronale perchè rientra nelle feste pasquali.
Prima che la giornata di sabato sia conclusa, la statua della Madonna è prelevata dalla sua nicchia all'interno della Chiesa perchè il giorno di Pasqua ci sarà la processione di questa statua insieme a quella del Cristo risorto. Tale processione è denominata anche "la pace": raggiunto uno spiazzale adeguatamente grande, le due stanze sono poste l'una di fronte alla altra, a distanza di circa 50 metri, per poi ricongiungersi in un incontro accompagnato dal battere delle mani dei fedeli, dal movimento di fazzoletti bianchi per aria e dall'esecuzione dell'inno reale da parte della banda musicale; questo incontro è ripetuto più volte e raggiunge il suo culmine quando il rito è ripetuto nella piazza fonte Diana, quando l'evento è anche accompagnato dallo strepitio delle campane della chiesa. L'ultima rappresentazione della "pace" si ha quando le statue rientrano in Chiesa.

A S. Biagio Platani (Ag) i devoti della Madonna e del Signore trovano un motivo di gara la domenica di Pasqua, quando hanno il compito di preparare gli addobbi che vanno ad abbellire il corso principale cittadino e che consistono in mosaici, strutture archittettoniche, fontane ... il tutto per riprodurre eventi biblici in onore della Resurrezione del Cristo. Gli addobbi, preparati con materiale vario come i cereali e vegetali di vario tipo e con molta cura dai due gruppi di devoti facenti capo a due confraternite diverse, quella del SS. Sacramento e del SS. Rosario, sono realizzati in gran segreto e servono per abbellire la via principale, scenario dell'incontro tra il Cristo risorto e la Madre.

Il mezzogiorno del venerdì santo ad Acate (Rg) si ha l'incontro della statua della Madonna in lutto per la perdita del figlio e del Cristo che porta la croce sulle spalle. La statua della Madonna è portata in spalla ed accompagata da delle ragazze, mentre quella del Cristo è preceduta da delle bambine in abito bianco, alcune delle quali portano il lenzuolo della Veronica, dove si asciugò Gesù Cristo; il momento più particolare della processione si ha quando Cristo rende omaggio alla Madre muovendo un braccio, a sua volta mosso attraverso dei fili.

 

Il venerdì santo di Canicattini Bagni (Sr) è caratterizzato da molti anni da una processione che ha perso alcuni dettagli organizzativi nel corso del tempo, ma non ha di sicuro perso il suo fascino ed il coinvolgimento dei numerosi fedeli. Si porta in processione, attuata attraverso l'ausilio di macchinari, la statua dell'Ecce Homo, in cartapesta e posta su di un fercolo di stile gotico, immagine preceduta da uno stendardo nero che anticamente era portato in processione dal contadino che aveva offerto la più grossa quantità di grano al Signore e che oggi è trasportata da una persona regolarmente retribuita. Anche le offerte di prodotti agricoli attuate nel passato sono state sostituite da quelle in denaro.


A Modica (Rg), il giorno più caratterristico dei festeggiamenti pasquali cade proprio il giorno di Pasqua, quando il simulacro della Madonna ancora in lutto è portato in processione per la via pricnipale della città, il corso Umberto; quando si scorge da lontano la statua del Cristo risorto, la processione prevede l'incontro delle due statue, la liberazione dal manto nero della Madonna ed il volo di colombe. L'evento è noto con l'espressione di "Madonna Vasa-Vasa" perchè, nel momento dell'incontro, le due statue si avvicinano per un bacio. Tale bacio si ha nella piazza S. Domenico, vicino il Palazzo di città. Tale festa risale al '600 ed ha origini spagnole.

La settimana santa del capoluogo isolano prevede varie manifestazioni come le rappresentazioni sacre dell'ultima Cena all'interno delle varie chiese cittadine, manifestazioni che raccolgono centinaia di giovani che lavorano per vari mesi per la loro riuscita. Ma un giorno veramente particolare è il Venerdì Santo che prevede quattro processioni, curate nei minimi particolari.
La prima è quella dei "cocchieri" che in passato, quando la nobiltà palermitana era fiorente, era molto più fastosa perchè c'era l'utilizzo di livree molto eleganti con i colori di riferimento delle casate d'appartenenza. Oggi tale confraternita si è allargata a tutti i ceti sociali, vista la già citata decadenza della nobiltà. I cocchieri portano in processione la vara del Cristo morto ela statua della Madonna; essi partono dalla Chiesa della Madonna dell'Itria nel primo pomeriggio e le due vare sono portate a turno da 32 persone, scortate da figuranti che indossano armature tordo-medievali.
La seconda processione è organizzata dalla confraternita dei panettieri, intestata a S. Maria Addolorata. In questo caso i due simulacri citati precedentemente sono scortati non solo dai fedeli, ma anche dei figuranti che indossano delle armature romane complete di tutto e costruite artigianalmente basandosi sull'esempio di maestri pupari. La processione parte dalla sede della confraternita e segue i confini del culto della Madonna. Il corteo si conclude a notte fonda con un rito religioso, dopo aver coinvolto i sei figuranti con le armature romane, le fanciulle devote alla Madonna, un "centurione romano", l'urna del Cristo morto seguita da alcuni confrati e la Statua della Madonna.
La terza processione riguarda la vergine SS. Addolorata della Soledad, una processione che porta per le vie della città la scultura lignea del Cristo morto e della Vergine della Soledad. In passato tale processione coinvolgeva anche i corpi militari.
La quarta ed ultima processione del venerdì santo palermitano coinvolge gli artigiani palermitani, devoti della Madonna del Lume, che portano il simulacro della loro protettrice dalla loro sede fino al Teatro Massimo e lungo le vie cittadine.

 

 

LA "DIAVOLATA" DI ADRANO (CT)

Anche ad Adrano, in provincia di Catania, la Domenica di Pasqua, si effettua "La diavolata", una rappresentazione sacra d'origine medievale.

Essa si effettua nei pressi della piazza cittadina principale sfruttando come scenario ideale il Castello-Museo cittadino.

In questa zona e' costruito un palco che ospitera' cinque diavoli vestiti di rosso che escono da una botola accompagnati da fiammate e fumo, Lucifero, la Morte - indossa un abito raffigurante uno scheletro - ed un angelo - e' rappresentato da un bambino -.

L'evento e' costituito da una serie di discussioni sul bene e sul male e si conclude quando l'Angelo costringe i diavoli a pronunciare la frase "Viva".

Costumanze analoghe sono diffuse in tutta Europa; basti pensare che addirittura in Polonia esiste una diavolata simile a quella di Prizzi. A Kolednicy la morte, armata di falce è seguita da due esseri infernali chiamati orsi, tuttavia simili nella foggia del vestire e nelle mansioni ai diavuli dell’abballu sicilianu. Ad Elzach (Selva Nera) compaiono le maschere infernali degli Schuddingen, mentre in Austria (zona del Salisburghese) nelle celebrazioni del solstizio invernale si ha una contesa tra i puri e gli impuri. Anche nelle nazioni extraeuropee di cultura latina esistono simili rituali.

La chiesa veniva a proiettarsi nell’America Latina attraverso la Spagna e mescolava alle antiche tradizioni locali usi e costumi cristiani, modificati in funzione delle arcaiche credenze politeistiche. Da qui le numerose fiestas de los diablos (diablade), feste del male celebrate nel periodo di Pasqua. Ad Oruro (Bolivia) si svolge la più suggestiva ed impressionante di queste fiestas dove comunque sono sempre protagonisti i diavoli.

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La domenica di Pasqua della cittadina di Prizzi (Pa) prevede l'abbellimento della via principale e l'incontro delle statue del Cristo risorto e di Maria Addolorata, scortata da due angeli che portano in mano una lancia. Ai piedi delle due statue si trovano due figuranti che, con tute rosse ed una maschera in viso, impersonano i diavoli che devono baciare i piedi delle due statue prima del loro incontro. Essi hanno una catena in mano e sono accompagnati da un altro figurante in tuta gialla e con una balaustra in mano e che rappresenta la morte. I tre hanno il compito di disturbare e di ritardare l'incontro tra Madre e Figlio muovendo le loro armi e ballando ai loro piedi, finchè, dopo 3 tentativi d'incontro, la Madre riconosce il Figlio e si libera programma_settimanasantacaltanissetta_2019del manto nero del lutto per rivelare il vestito della gioia, in colori più tenui; In questo momento intervengono i due angeli per colpire i diavoli con le loro lance. Ma i due si devono subito separare per poi arrivare ad un successivo incontro, preceduto da un momento più profano che prevede la presenza musicale, altri movimenti dei tre figuranti già citati che disturbano i fedeli per raccogliere le offerte cheandranno a coprire le spese dell'affitto dei costumi.
Il terzo incontro prevede un ulteriore intervento dei due angeli che colpiscono i due diavoli, il simbolo del male, mentre la morte non è toccata perchè è gia stata sconfitta dal Cristo. Anche in questo caso la Madonna si libera del manto nero. Si hanno poi altri due incontri tra le due statue.

La lotta tra bene e male ha un'ulteriore rappresentazione, sempre a Prizzi, ma stavolta dal sapore piu' profano rispetto alla precedente.
Alcuni cittadini si travestono da "diavoli" grazie all'ausilio di grandi maschere torve e costumi rossi ed attraversano la citta' con l'intento di prendere dei prigionieri da condurre all'inferno. Tale luogo altro non e' che una comune osteria dove i "dannati" sono obbligati a bere vino e ad offrirlo ai presenti.
Solo a tarda sera, quando oramai le botti saranno svuotate, interverra' la Vergine, accompagnata da uno stuolo di angeli, a liberare i malcapitati, nonostante un ulteriore intervento dei maligni che cercheranno ancora di corrompere i malcapitati offrendo dei dolci.

Tutta la settimana santa a Delia (Ag) prevede varie manifestazioni che ricalcano quelle sacre che avvenivano nel 1700. Il giovedì santo si ha la processione per le vie cittadine delle statue del Cristo e della Vergini, fino alla loro separazione perchè Cristo deve affrontare da solo i vari momenti della sua passione; nel pomeriggio si commemorano l'ultima cena, il tradimento di Giuda e l'arresto del Cristo. Il venerdì santo nel primo pomeriggio nella piazza vicino la chiesa madre dedicata alla Madonna di Loreto si ha la rappresentazione del processo e della condanna del Cristo, attuata da alcuni attori. In un secondo momento si attua la rappresentazione della crocifissione del Cristo, nella parte più alta del paese e con l'accompagnamento di canti attuati da parte dei fedeli.La crocifissione è attuata dai sacerdoti. Dopo la Sua morte, il corpo del Cristo è posto in un'urna che è portata in processione, seguita dalla statua dell'Addolorata, di S. Giovanni, dalla banda musicale e dai fedeli.

 

 

I LAMINTATURI
Un tempo, molto più che oggi, l’attesa della Pasqua aveva un carattere di penitenza ed in tempo di Quaresima i devoti digiunavano per partecipare alle sofferenze patite dal Cristo. A mezzanotte del martedì grasso, il tocco a morto delle campane annunciava l’inizio dei rituali penitenziali ed i fedeli portavano in processione il Crocifisso percotendosi ed intonando dei canti lugubri e lamentosi, detti, appunto, “lamenti”, “lamentazioni” o “mortori”. Questi sono forme poetico-musicali popolari che accentuano il pathos narrativo della drammatizzazione e sono eseguiti dai cosiddetti “lamintaturi”, composti da cinque o sei voci: il solista, che esegue le strofe, ed il coro, che interviene a rafforzare la nota finale della strofa eseguita dal solista.
Oggi i lamenti sono eseguiti solo durante le processioni della Settimana Santa e, quasi esclusivamente, dalle persone più anziane. Molto spesso i testi dei lamenti sono incomprensibili alla gente che li ascolta, ma quel che conta è la suggestione che essi riescono a creare, le emozioni che riescono a suscitare. Essi sono il grido di dolore della Madre per la perdita del figlio, l’urlo dell’umanità per non aver compreso la Parola di Gesù.

Durante la settimana santa a S. Cataldo, in provincia di Caltanissetta, si svolge una particolare rappresentazione, un processo a Gesu' Cristo che si attua per tre giorni di seguito presso la Chiesa del Rosario. L'evento coinvolge numerosi figuranti che rappresentano cavalieri, centurioni e legionari, nonche' Gesu' Cristo e Pilato.Risultati immagini per sicilia settimana santa 2019
Sono coinvolte anche delle "vare", dei gruppi statuari realizzati in cartapesta risalenti al 1800 e rappresentanti episodi della passione di Gesu'.
La domenica di Pasqua tutto lo scenario ed il clima cambiano, tutto diventa piu' allegro e festoso ed al posto del processo e' effettuata una particolare sfilata alla quale partecipano i "Salaparuta", delle statue di cartapesta risalenti al 1800, come nel caso precedente, e figuranti che rappresentano gli undici apostoli.

La domenica di Pasqua ad Adrano, in provincia di Catania, si effettua "La diavolata", una rappresentazione sacra d'origine medievale.
Essa si effettua nei pressi della piazza cittadina principale sfruttando come scenario ideale il Castello-Museo cittadino.
In questa zona e' costruito un palco che ospitera' cinque diavoli vestiti di rosso che escono da una botola accompagnati da fiammate e fumo, Lucifero, la Morte - indossa un abito raffigurante uno scheletro - ed un angelo - e' rappresentato da un bambino -. L'evento e' costituito da una serie di discussioni sul bene e sul male e si conclude quando l'Angelo costringe i diavoli a pronunciare la frase "Viva Maria".

 

 

Volto la testa verso il prato dove sono nato, voglio vederla, forse è lei con il muso infilato fra le sbarre che mi chiama, che mi chiama, poi entriamo in una stanza e qui ci sbattono a terra. Che posto strano. Ci sono dei ganci che pendono dal soffitto e ci sono delle macchie scure sui muri. Mi avvicino, ne annuso una, è un odore pungente che mi ricorda il sangue, ma non può essere sangue, sono macchie troppo grandi, poi quello strano essere che chiamano uomo afferra uno dei miei amici agnellini per le zampe, lo lega al gancio, fa lo stesso anche con l’altro, poi è il mio turno. Mi divincolo, ho paura, voglio la mamma, ma quelle braccia sono troppo forti e lo vedo, l’uomo, lo vedo mentre belo e piango a testa in giù, lo vedo che prende un oggetto da un tavolino, si avvicina a me, mi prende per la testa, me la solleva e l’ultimissima cosa che ricordo, prima che tutto diventi scuro, è che quando sono nato ed ho cercato di mettermi in piedi sulle zampe il muso di mamma era lì, a sostenermi, ed io ho pensato che ci sarebbe stato tutta la vita.

P.S.: 22 sono in media i giorni che vivono gli agnelli destinati ad essere ammazzati per Pasqua
di Alessandro Vegano Vettorato

Ho ancora gli occhi impastati di sogni quando gli esseri strani a due zampe entrano nella stalla e mi svegliano. Non lo fanno molto delicatamente, mi rovesciano a testa in giù e mi tirano su per le zampe. Mi fanno male, cerco di farglielo capire belando, ma quello che mi ha preso mi scuote, dice delle cose in un linguaggio strano, sembra arrabbiato. Cerco mamma con lo sguardo, la trovo, lei è sveglia e sta belando forte. Mi dice che mi vuole bene. Mi dice che sarò sempre il suo bambino. Mi dice che non mi dimenticherà. Mamma piange. Mi portano via. Il mondo a testa in giù è anche divertente da vedere, ma non voglio che mamma sia triste. Le mani che mi tengono le zampe stringono, fanno male. Vedo che stanno portando via anche altri due agnellini.
Dove ci portano?
Siamo fuori. Siamo fuori dal prato. Abbiamo superato le sbarre. Forse questo significa diventare grandi. Avere il vello folto. Ma la mamma mi manca.
 

 

 

 

Il martedì di Pasqua a Palagonia, in provincia di Catania, si festeggia S. Febronia. La tradizione religiosa ci tramanda che tale ragazza visse, nei primi anni del IV secolo, in un monastero ai confini della Siria. finchè l'imperatore Diocleziano inviò lì i suoi ministri per arginare la diffusione del Cristianesimo e la ragazza fu martirizzata. A tali eventi sono stati aggiunti dei particolari: pare che un frate, di ritorno da Roma alla sua città natale Militello con delle reliquie - comprese quelle di S. Febronia - perse la strada e si riparò vicino palagonia; durante la notte sognò la Santa che gli raccomandò di portare le sue reliquie a Palagonia; il giorno seguente il frate riprese il suo viaggio, noncurante del sogno, ma fu interrotto nuovamente da un temporale e si riparò nelle grotte dette "li costi"; qui decise di obbedire alla Santa. La sera del lunedì di Pasqua la Chiesa madre della città è gremita di fedeli che guardano verso l'altare maggiore dove è postoRisultati immagini per sicilia settimana santa 2019 un tronco d'albero diviso in due dove è posta una statua della Santa iin atteggiamento di preghiera, mentre degli angeli scendono dall'alto per deporre una corona nella testa della statua. Il giorno della festa la statua della Santa è portata in processione fino alle grotte Li Costi, per poi ritornare nella chiesa madre per recitare un ottavario, per poi ripartire in processione.

Il secondo giovedì dopo Pasqua si festeggia S. Francesco da Paola a Palermo.
E' noto che il patronato della città spetta a S. Rosalia, ma qui come in altre città isolane sono festeggiati altri Santi, e precisamente S. Francesco da Paola. La storia di questo Santo ci fa sapere che Egli nacque il 1416, nacque e morì di venerdì ed ebbe un colloquio di 13 ore con la Madonna ed il dono da Dio di elargire 13 grazie giornaliere ai suoi devoti.
Per i primi 13 venerdì dell'anno si attuano i cosiddetti "viaggi" a Lui dedicati, cioè dei pellegrinaggi effettuati dai suoi fedeli, in particolar modo le donne incinte, nella sua Chiesa recitando il santo rosario.
Alla fine di questi 13 venerdì si arriva quasi sempre alla settimana santa, quando tutti gli altri festeggiamenti sono generalmente sospesi e ci si concentra sulla Passione e morte del Cristo.
Si deve attendere il secondo giovedì dopo Pasqua per ricominciare i festeggiamenti con la preparazione dell'imponente statua in argento del Santo che l'indomani riceverà le offerte dei fedeli e gli ex-voto. La domenica successiva si ha la processione della Statua in un bagno di folla e per le vie cittadine; durante la processione il Superiore della confraternita dei muratori, che ha come Santo protettore proprio S. Francesco, un uomo eletto precedentemente, ha il privilegio di far fermare la statua vicino le abitazioni di familiari, amici e persone di riguardo.

 

Mmiàti l'occhi chi vìttiru Pasqua, si diceva un tempo: beati coloro che sono arrivati vivi - e felicemente - alla nuova Pasqua. Festa sentita, desiderata, gioiosa, nonostante l'intermezzo del Venerdì Santo con le relative processioni, i "misteri", le sacre rappresentazioni.

Verrà infatti il Sabato Santo - annunciato dalle campane a festa - che perentoriamente ci invitano alla pace, alla serenità, alla contentezza (non per nulla dice il proverbio: èssiri cuntèntu comu na Pasqua). Certo non è cosi per tutti: qualche sfortunato avrà in questo periodo i suoi contrattempi e il detto vèniri la Pasqua di joviri a unu, ossia il sopraggiungere la Pasqua di giovedì, ne sta ad indicare la scombinata condizione. Se qualcun altro avrà addirittura subìto delle disgrazie, si dirà fici na mala Pasqua (proprio come accadde al povero compare Turiddu di buona memoria).

Ma una cosa è certa: le campane del Sabato Santo invitano tutti quanti alla tavola, per degustare una eccezionale quanto tipica gastronomia. Al contrario di altre festività, le cui tradizioni si vanno man mano perdendo, alcune abitudini legate alla Pasqua sono rimaste immutate nel tempo: tra queste l'uso di cucinare l'agnello, di offrire e mangiare uova e la preparazione di una grande varietà di dolciumi. Insomma un gran lavorìo di cucina che giustamente ha fatto sorgere il detto avìri cchiù chiffàri di lu furnu di Pasqua.

L'agnello e le uova compaiono anche nelle pasticcerie. Le vetrine si riempiono di picureddi, pecorelle di pasta reale, la cui posa è divenuta ormai un classico: sdraiate su un fianco sopra un prato verde disseminato di confettini multicolori, con una banderuola rossa, simile a quella che nell'iconografia sacra è in mano a San Giovanni, infilzata sul dorso.

Le uova, di cioccolata e prodotte industrialmente, custodiscono la "sorpresa" facendo bella mostra di sé infiocchettate e rivestite di coloratissima carta. Ma in quasi tutta l'Isola, nelle famiglie che osservano ancora le tradizioni, si dispongono a tavola uova sode colorate e si preparano i pupi cu' l'ova, panierini di pasta da pane che contengono, immersi o affioranti, delle uova, spesso colorate. Le forme di questi dolci casalinghi sono tantissime e spesso curiose come i nomi con i quali vengono indicati: aceddi cu' l'ova, panarina, cuddùra, cudduredda e così via.

Notevole, per varietà e quantità, è pure la produzione di biscotteria da forno come i viscòtta di casa, tradizionali nella foggia e genuini nel riispetto di semplici e antiche ricette.

Ma su tutti di dolciumi, su tutta la pasticceria, assurge a mito la cassata, ormai famosa in tutto il mondo. Costituiva, almeno quando veniva preparata solo per Pasqua, il punto di arrivo per una degna celebrazione della festività. Cassate grandi, piccole, cassatèddi di ogni forma e dimensioni, tutte ben gonfie di ricotta addolcita, decorate e impinguate con frutta candita e marmellata di albicocca, ricoperte da glasse colorate. Quasi un obbligo consumare per Pasqua le cassate (cu nn'appi nn'appi cassatèddi 'i Pasqua), a meno di non essere estremamente poveri: mischìnu cu nun manciàu cassàti 'a matìna 'i Pasqua.

La cassata è il dolce che in tutto il mondo immediatamente si identifica con la pasticceria siciliana. La sua origine è un dolce arabo, il quas'at, una specie di zuccotto di tuma fresca dolcificata con zucchero.

Non incontrando il gusto dei siciliani, questi sostituirono dapprima la tuma con la ricotta dolcificata, foderandola in un secondo tempo con pan di Spagna. Bisognerà aspettare la metà del 1700 perché la cassata assuma la sua forma definitiva e simile a quella attuale, con le decorazioni barocche realizzate con canditi colorati, ad opera, così sembra, delle suore del Monastero di Valverde in Palermo.

Dell'antica tradizione della cassata in Sicilia, fa fede un documento del Sinodo di Mazzara del 1575 (capitolo XXI, pag.IV) dove si legge che la cassata è uno dei dolci "immancabili nelle festività". La preparazione casalinga è teoricamente semplice, ma la bravura consiste nel saperne armonizzare gli ingredienti.

Giuseppe Coria

Articolo tratto da "La Sicilia Ricercata" Bruno Leopardi

http://www.press.sicilia.it/pasqua_in_sicilia7.cfm

 

 

 

La colomba della Pasticceria Savia di Catania. Pan di spagna, crema e marmellata alle mandorle.

 

 

  Il Quaresimale, altro dolce tipico di Pasqua... Mandorle, uova, zucchero, scorza arancia, miele, cannella e vaniglia.

 

 

 

L'uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c'è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un'origine radicata nel lontano passato.

Le uova, infatti, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita.
Gli uccelli infatti si preparavano il nido e lo utilizzavano per le uova: a quel punto tutti sapevano che l'inverno ed il freddo erano ormai passati.

I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano scambiate all'equinozio di primavera, data di inizio del "nuovo anno", quando ancora l'anno si basava sulle le stagioni.
L'uovo era visto come simbolo di fertilità e quasi magia, a causa dell'allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare.
Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.

Le uova, associate alla primavera per secoli, con l'avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell'uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell'uovo, oggetto a prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba.

Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo.
L'usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite d'oro e decorate da donare come regalo di Pasqua.
Ma le uova più famose furono indubbiamente quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria.
Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d'oro che a sua volta contenva un piccolo pulcino d'oro ed una miniatura della corona imperiale.
Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare tutti gli anni.

 

 

 

Aceddu cu l'ova.  Ingredienti 1 kg di farina 450 gr di zucchero 250 gr margarina 5 uova 2 buste di lievito 2 buste di vanillina uova q.b. per guarnire i biscotti codette ( o ciriminnacchi ) q.b.

Preparazione Unite farina, lievito, vanillina, zucchero, uova e margarina, impastate tutto insieme e lasciate riposare per qualche minuto.
Mettete a bollire le uova che serviranno per guarnire i biscotti.
Stendete la pasta e date ai biscotti la forma a cuore o la forma che preferite. Adagiate sul biscotto le uova precedentemente bollite ( potete mettere uno o più uova a seconda della dimensione che avete dato al biscotto ).
Spennellate il biscotto con l' albume, precedentemente montato a neve, e guarnire con le codette.
Mettete in forno a temperatura moderata 180° e fate cuocere finché il biscotto non sia dorato.

 

ispirata al Maestro Ignazio Barbagallo, l'uomoche sussurrava alle galline (VIDEO)

 

Si sa, per chi va in Sicilia, è impossibile non assaggiare anche per sbaglio una fetta di questo originalissimo e coloratissimo, nonché ottimo dolce tipico della tradizione gastronomica locale. Di cosa stiamo parlando?! Ma della Cassata naturalmente!
Un documento ufficiale del sinodo dei Vescovi Siciliani, tenutosi a Mazara del Vallo nel 1575, afferma infatti, che la Cassata è un dolce irrinunciabile durante il periodo Pasquale ed a testimonianza di questo c’è anche un antico proverbio Siciliano che recita: “Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri pasqua”, letteralmente, “meschino chi non mangia la Cassata la mattina di Pasqua”.

La Cassata siciliana è un dolce molto calorico a causa della ipercaloricità degli ingredienti e della densità del dolce.

Il segreto della cassata sta nel dosare in modo sapiente gli ingredienti in modo tale da ottenere un dolce non stucchevole e con un gusto bilanciato.

La Cassata siciliana è una tradizionale torta siciliana a base di ricotta zuccherata, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero. Come per ogni ricetta tipica di una regione, anche della Cassata esistono innumerevoli varianti locali diverse soprattutto per le svariate decorazioni che possono variare da una semplice decorazione fatta di glassa e un po’ di scorza d’arancia candita fino a opulente decorazioni realizzate con perline e frutta candita. Naturalmente, sempre secondo le varianti locali, ci possono essere numerosi ingredienti aggiuntivi come pistacchio, cioccolato, pinoli, cannella, maraschino ed acqua di zagara. Una delle varianti più famose è quella dei “Minnuzzi di Sant’Aita”, dolci tipici della bellissima Catania dove vengono preparati in occasionedella festa patronale.

Questi dolci, fatti con pan di spagna imbevuto di liquore, farcito con crema, e ricoperti di glassa bianca con sopra una ciliegia candita, rappresentano una mammella e simboleggiano una chiara allegoria delle mammelle che furono asportate alla Santa prima del martirio finale.

Per quanto riguarda le origini della Cassata, questo dolce il cui nome deriva dall’ arabo “qas’at“, “bacinella”, risale alla dominazione saracena in Sicilia dal IX al XI secolo.

Gli Arabi, infatti, avevano introdotto nella gastronomia Siciliana la canna da zucchero, il limone, il cedro, l’arancia amara, il mandarino e lamandorla che, insieme alla tipica ricotta che si produceva in Sicilia fin dall’antichità, sono gli ingredienti base per la preparazione della Cassata.

C’è da dire che però, all’inizio, la Cassata non era altro che un involucro di pasta frolla con un ripieno di ricotta ed una copertura di zucchero mentre, con l’avvento della dominazione Normanna, fu “inventata” la cosiddetta “pasta reale” un impasto di farina di mandorle e zucchero, che, colorato di verde con estratti di erbe, sostituì la pasta frolla come involucro decretando così, il passaggio dalla cassata al forno a quella a freddo.
Furono gli Spagnoli ad inserire poi il cioccolato ed il pan di Spagna in Sicilia, ed in seguito, durante il Barocco furono introdotti anche icanditi, altro elemento essenziale della Cassata.Custodi del segreto della cassata erano soprattutto le suore dei monasteri ed i cuochi dei nobili casati. Alcuni monasteri, come quello di Valverde, erano famosi per la qualità e la delicatezza della loro cassata che veniva preparata prevalentemente durante il periodo Pasquale.

 

ALCUNI DOLCI CONSIGLI

   
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FUOCONE - LA SPINA in L'amante del paradiso 1997: "...vede tutto scuro scuro, lo stabbio..., il mestolo, il fuocone..." (p. 280).

Italianisation de sic. fucuni, enregistré par Piccitto II 140 "fornello portatile di terracotta o di ferro .2. rudimentale fornello approntato con pietre per cucinare all'aperto...", cf. Rohlfs 282 fucune "focolare". Sic. fucuni, calabr. fucune < calabro-sic. focu 'feu' < lat. FOCU(M) 'id.'.

 

 

Arrostire la carne sul fuoco è un compito alla portata di chiunque. Per preparare un’ottima brace, invece, bisogna seguire qualche accorgimento.

Innanzitutto ogni amante del barbecue deve prepararsi con largo anticipo, accendendo il fuoco molto prima della cottura dei cibi: in questo modo avrà disposizione una scorta di brace sufficiente e, soprattutto, senza fiammate improvvise.

 

Preparazione

Per una grigliata che si rispetti, poi, occorre scegliere un tipo di carne con piccole venature di grasso (braciole di maiale, costine di agnello e filetti di manzo) e accompagnarla con una buona marinatura.

Prima della cottura, i cibi vanno immersi in una miscela composta da tre ingredienti base: olio, acidi (aceto, limone o vino bianco) e aromi. Le bistecche, ben irrorate, saranno così più morbide e saporite e, durante la cottura, non si seccheranno.

La marinatura, fondamentale per dare un qualcosa in più alla nostra brace, permette agli amanti del barbecue di sprigionare la propria fantasia e di sperimentare diversi sapori. A nostra disposizione, infatti, ci sono diversi tipi di olio (extravergine di oliva, di semi, di noce), di aceto (di vino rosso, di vino bianco, balsamico e di mele), di erbe aromatiche (rosmarino, timo, dragoncello, basilico, alloro) e di spezie (chiodi di garofano, semi di finocchio). Senza dimenticare sale, pepe e aglio.

Per rendere più saporita le nostre portate basta scegliere una composizione di nostro gradimento, facendo attenzione ad utilizzare una stessa quantità di olio e aceto (o limone). Una volta preparato l’intingolo, la carne può essere immersa per un periodo medio di due ore. Per quest’ultima operazione vanno usati solo contenitori di plastica, ceramica, acciaio inox e vetro e mai quelli in rame o alluminio.

E se vogliamo marinare anche altri cibi, dobbiamo preparare di nuovo il tutto: nella carne, infatti, ci sono dei batteri che muoiono anche a basse temperature, ma non nella nostra marinata.

 

Combustibile

Prima ancora di iniziare a cuocere gli alimenti, occorre scegliere un tipo di combustibile adatto al cibo che stiamo per mettere sulla griglia: il legno di ulivo è indicato per cuocere il pesce e la carne d’agnello, quello di ciliegio va bene con le carni rosse, mentre la quercia s’abbina con tutto. Da evitare, se possibile, le cassette della frutta e il legname resinoso (pino e abete).

Il tipo di combustibile usato per la brace incide fortemente sul sapore dei cibi cotti sulla griglia: si può scegliere tra la legna comune e la carbonella, e va evitato l’uso di materiale di cui non conosciamo la provenienza, come i residui di cantiere e i legni verniciati.
Chi preferisce la legna, invece, può scegliere tra le tipologie “dure” (faggio, quercia, ulivo, faggio e alberi da frutto in generale), ricordando che il pino e l’abete, molto resinosi, possono andare bene per avviare il fuoco perché altamente infiammabili, ma non per la cottura degli alimenti: il loro sapore, infatti, sarebbe compromesso dalla resina.
Per accendere la carbonella ci sono le diavoline o altri prodotti reperibili sul mercato, come stecche, bustine, zollette e liquidi infiammabili, ma non bisogna mai usare l’alcool o altri prodotti simili, soprattutto per ravvivare il fuoco: si corre il rischio di gravi ustioni.
Con ogni tipo di combustibile, comunque, bisogna aspettare che la fiamma viva lasci il passo alla brace ardente: una quarantina di minuti e la carne può essere messa a cuocere, cercando di mantenere la griglia a una distanza corretta. I cibi non vanno mai cotti sulla fiamma perché si carbonizzano e possono produrre sostanze pericolose per l’organismo.
Il bello di un barbecue a carbone sta nella sua semplicità. Alla base di un buon barbecue a carbone c'è una griglia per il carbone su cui mettere il combustibile. Sopra a questa c'è una griglia di cottura. Un coperchio con prese d'aria completa il tutto. Semplicissimo.
Le griglie di cottura sono generalmente costruite in alluminio nichelato o cromato. Una griglia di cottura più spessa, e di materiale più pesante, durerà più a lungo e distribuirà e tratterrà meglio il calore. Le griglie trattate con smalto porcellanato sono normalmente una caratteristica positiva. Le migliori griglie vengono prodotte in ghisa , acciaio inossidabile, o alluminio o ghisa smaltata.

 

Cottura

Il risultato della brace dipende dalla sua temperatura: se questa è troppo alta, infatti, gli alimenti si arrostiscono, perdono il loro sapore e si fanno eccessivamente duri. 

E’ meglio prepararsi prima, avendo cura di iniziare a cuocere quando non ci sono più le fiamme e quando si è formato un leggero strato di cenere bianca sulla carbonella o sulla legna.

Per capire quando è giunto il momento di adagiare la carne sulla griglia, si può usare il palmo della mano: se riusciamo a tenerlo ad una decina di centimetri dalla carbonella sopportando il calore per tre secondi, allora possiamo procedere con la cottura (5 secondi è il tempo indicato per il pesce, la verdura e le carni bianche, che richiedono una temperatura leggermente più bassa). Per non alterare la temperatura, inoltre, dobbiamo evitare di aggiungere legna durante la cottura.

L’ottima riuscita del barbecue dipende anche dall’ottima cottura degli alimenti: ma quando bisogna toglierli dalla griglia? Per capirlo, si possono usare i termometri per alimenti che ci sono in commercio oppure si può semplicemente levare la bistecca dalla brace e tagliarne un pezzetto. Diverso il discorso per il pesce: basta aprirlo un po’ con una forchetta e verificare se si sfalda facilmente. In ogni caso, i due alimenti non vanno cotti insieme: il loro grasso, infatti, libera gli odori, alterando il sapore dell’uno e dell’altro.

 

Qualche trucco

La prima regola è quella di non avere fretta: si inizia a cuocere solo quando la fiamma è spenta del tutto e resta solo la brace (ben rossa per la carne, velata da uno strato di cenere per i pesci piccoli o le carni delicate).

La brace deve essere disposta in modo differente a seconda della quantità e della qualità dei cibi da cuocere e, soprattutto, deve essere disposta in modo tale che si possa aumentare o diminuire l'intensità calorica secondo necessità: è meglio ammucchiare più brace sull'esterno, in modo da aumentare l'uniformità del calore.

 

La griglia deve essere sempre posta in anticipo sulla brace e deve essere ben calda quando vi si poggiano gli alimenti, per evitare che i cibi si attacchino e che si rovinino nel momento in cui devono essere girati.

 

Evitare di cuocere i cibi sulla fiamma, ma accertarsi che questa sia completamente spenta prima della cottura. Nel primo caso, gli alimenti si bruciano esternamente; nel secondo, invece, si cuociono in maniera uniforme.

Aggiungere il sale sulla carne solo al termine della cottura. Il sale estrae l’acqua e le sostanze nutritive dagli alimenti, rendendoli meno saporiti e più stopposi.

Come combustibile preferire una carbonella di qualità: non usare mai il legno che, ricco di resina, rischia di rovinare il sapore dei cibi.
Per una buona cottura la carbonella deve essere ardente e coperta dalla cenerespenta. Basteranno all'incirca 10/15 minuti per una grigliata perfetta.

 

Una volta adagiata la carne sulla griglia, bisogna evitare di girarla di continuo per permettere una cottura uniforme.

 

Evitare di rigirare continuamente la carne sulla griglia: salsicce, spiedini e bistecche vanno cotti bene prima da un lato e poi dall'altro.

Mai condire la carne prima della cottura: eviterete così di indurirla o bruciarla sul barbecue.


Dopo la cottura sistemare i cibi su un tagliere con bordi scanalati e farli riposare un po' prima del taglio.

Le verdure alla brace sono più saporite se cotte a temperature basse. Prima di cuocere la carne è meglio non togliere il grasso: la mantiene più tenera (e comunque si scioglie durante la cottura).

Una volta spenta, la brace va tolta dal barbecue, che altrimenti rischia di rovinarsi. Infine, bisogna ricordarsi di coprirlo, per proteggerlo dall’umidità e dalla pioggia.

 

Non lasciare mai incustodito il barbecue, fino al completo spegnimento delle braci, soprattutto se vi trovate all’aperto può essere pericoloso. Dopo ogni cottura, il barbecue va pulito a fondo. Per eliminare il grasso residuo, la griglia può essere scaldata oppure strofinata con cuscinetti abrasivi o spazzole con setole metalliche. Per i più precisi, in commercio ci sono sgrassatori specifici.

 

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(di Gianni Nicola Caracoglia (da "La Sicilia" - fascicolo allegato "In viaggio" - dicembre 2008)

 

Secondo me è solo il senso di colpa che fa ingrassare perché "carne fa carne, pane fa panza e vino fa danza .

Perché non partire da un antico proverbio, commentato a proprio uso e consumo, per "condire" il senso della vita? E per uno che di mestiere fa lo chef?

Il salame nebroideo ci dà un ottimo aggancio per parlare di salsiccia, vera regina della cucina popolare italica ma non disdegnata anche dai menu nobiliari. Con l'aiuto del grande Chef Carmelo Chiaramonte, nostro Virgilio "enogastromico" ripercorriamo, idealmente, una via che in Sicilia ha un suo percorso ben preciso.
Esiste una strada siciliana della salsiccia?

Nell'area iblea sicuramente si. A partire da Palazzolo Acreide, la cima della cuccagna della salsiccia, passando per le vicine Sonino, Cassaro, Ferla, Buscemi, Buccheri. Sono territori che hanno una grande tradizione della carne, essendo tra le zone più alte e fredde di quel territorio. Qui non mancavano le neviere dove poter conservare la carne macellata. Da considerare che le vie iblee sono tortuose e sinuose come un cordone di salsiccia".
Perché Palazzolo è la cima?
"A Palazzolo Acreide hanno trovato una ottima sintesi. La salsiccia si prepara con il vino rosso nell'impasto della carta che resta a riposare per un giorno intero. La salsiccia è molto grossa e fitta e il vino le conferisce un profumo particolare. Si riconosce per il suo colorito rosso bruno e non rosso vivo. Lo stesso procedimento si usa anche a Modica e Ragusa. Il Nero d'Avola o anche il vino di Pachino sono perfetti, l'importante è che sia un rosso siciliano di almeno 15 gradi, di quelli che "scippano la testa", come si usa dire in dialetto".
E la salsiccia di cinghiale?
E' molto presente nella zona iblea, soprattutto a Cassaro. In quel piccolo paese sono stati ripresi gli allevamenti di cinghiale e ci sono macellerie che preparano salsiccia di cinghiale veramente ottima. Nonostante la carne di cinghiale sia un po' più asciutta rispetto a quella di maiale, è, però, più dolce e più intensa. Si condisce allo stesso modo di quella di maiale, con pepe nero, peperoncino, e semi di finocchio. I semi di finocchio hanno una grossa capacità antisettica e digestiva".
La salsiccia in Sicilia è buona anche secca.
In questo caso la punta di eccellenza la raggiunge la zona di Chiaramonte Gulfi. Una buona salsiccia secca ha bisogno di almeno tre settimane di stagionatura".
La variante catanese in cosa si distingue?

La salsiccia catanese classica è condita solo con il pepe nero e il peperoncino. Poi ci sono le varianti moderne con il pomodoro e il formaggio. Fa storia a sé la salsiccia etnea della zona di Linguaglossa, Randazzo, Piedimonte Etneo che non prevede l'uso del tritacarne ma viene tagliata al cepo, cioè è tagliat a mano col coltello sul ceppo di legno, quindi i pezzi sono più grossolani.
Come si mangia la salsiccia?
In Sicilia la salsiccia grigliata non ha una collocazione ben precisa, spesso si mangia anche come antipasto. Qualche volta si mangia anche come finale del pasto, dopo il primo e il secondo, calda e croccante, quasi fosse un dolce, per "passarsi la bocca". Alla salsiccia spesso di abbinano e verdure amare come i "caliceddi", tipici della zona etnea, e gli "amareddi" avvero la senape canuta quella che nel ragusano viene chiamata "lasini". Accanto alla salsiccia si usa anche il "sinapo fritto", con molto limone. Per chi ama la cottura al forno, la salsiccia si può preparare affogata nel vino. Nella zona iblea, nei mesi freddi, chi non si poteva permettere di comprarla, preparava un sugo finto senza carne ma con il finocchietto, l'alloro e un po' di vino rosso, tipici condimenti del sugo di maiale, per richiamare i sapori della salsiccia.
I nobili la mangiavano?
Soprattutto quella secca che loro chiamavano salame. I ragù ricchi, quelli dei monsù, hanno sempre la salsiccia dentro, per arricchire il piatto della festa. La si ritrova anche nella pasta al forno o nel timballo.
Il cuciniere errante Chiaramonte come la propone?
Sulla spianata della pasta farei un bel sugo con una pasta corta - cavatelli, mezze maniche, quello che capita -, due/tre chili di ricotta con la maggiorana condita all'olio di oliva. In cima alla montagna di pasta metterei i rocchetti di salsiccia cotti nel sugo, e pian piano tutti quanti con la propria forchetta vanno a scavare la montagna di pasta alla ricerca dell'ambito premio che è la salsiccia piena di sugo. Un vero Vulcano di salsiccia da abbinare al Nerello Mascalese o al Nero d'Avola. Sarebbe molto buona anche in agrodolce, brasata in padella con miele e aceto".
A Natale in Sicilia come si mangia la salsiccia?
"Nei mesi freddi aumenta il consumo di salsiccia secca che riesce a stagionare anche meglio ma c'è comunque un buon consumo di salsiccia fresca, soprattutto nei piccoli centri. Mentre fino a mezzo secolo fa la scannata del porco era prerogativa del periodo di Carnevale, ora è molto diffuso anche nel periodo natalizio. Prima il Natale non era così vissuto dalle comunità siciliane, almeno a tavola. Nella tradizione iblea, in pratica da Noto a Modica passando da Chiaramonte Gulfi, il must è l'ampanata, la focaccia di ricotta e salsiccia. Si può aggiungere anche la cipollina fresca o il prezzemolo, l'importante è che la ricotta sia lavorata col rosso d'uovo nel ripieno perché non si sciolga. Basta un rosso d'uovo ogni mezzo chilo di ricotta. Molto diffusa è anche l'ampanata di broccoli e salsiccia o cavolfiore e salsiccia. A Modica c'è la tradizione dell'involtino di salsiccia dove i pezzi di salsiccia già cotta vengono arrotolati in fettine di lonza di maiale e tra la salsiccia e la lonza c'è un po' di verdura. L'involtino viene poi panato e fritto. Un piatto divertente da mangiare. Altro piatto ibleo, della famiglia delle "scacce", sono i "Tomasini", involtini di pasta arrotolata a spirale con ricotta, formaggio e salsiccia".
Come si cuoce la salsiccia alla brace?

Nella tradizione catanese, l'unità di misura è il "caddozzo", un pezzo di salsiccia lungo 15/20 centimenti chiuso alle estremità dallo spago, che si cuoce nel "canale" ovvero nella tegola di terracotta che si pone sulle braci. Nella contea di Modica invece si misura a ruota. Ciò che conta è che ci sia un fuoco abbastanza vivo per dare subito la crosta, per poi passarla nella brace più lenta. I puristi non fanno scolare neanche il grasso e preferiscono mangiarla così. Conta anche il budello in cui è conservata. La salsiccia si può mettere dentro un budello fine di agnello, per chi vuole confezionarla più sottile, o dentro un budello più grosso di maiale. La salsiccia tradizionale siciliana è sempre abbastanza grassa, un po' "villana". La cottura alla brace ideale segue quella dei carciofi: la salsiccia viene messa dentro la brace meno calda, ovviamente senza carta stagnola. A cottura ultimata si toglie la cenere e si mangia con o senza pelle.
Da dove vengono gli animali usati per la salsiccia che mangiamo in Sicilia? Possiamo stare tranquilli dopo i problemi legati ai maiali irlandesi?
La produzione locale non serve a soddisfare tutta la domanda; parte della carne viene, quindi, importata e in Sicilia arriva molta carne dall'Emilia e dalla Spagna. In Sicilia i principali allevamenti sono nel Siracusano, nel Ragusano e nel Nisseno. E' importante guardare sempre l'etichetta che tutti i macellai devono esporre sul banco. Da noi i controlli sanitari sono molto rigorosi,,.
Come si conserva la salsiccia?

La salsiccia fresca ha una durata massima di 4/5 giorni dentro il frigorifero. Se la si vuol fare durare di più si aggiunge altro sale e la si fa seccare. Vorrei aggiungere un particolare: spesso si trova salsiccia con un colorito marroncino scuro: è un fenomeno naturale, dovuto al sale e al pepe, che avviene dopo un paio di giorni dalla preparazione ed è un segno di onestà da parte del macellaio che non ha utilizzato nitrato di potassio come conservante".

 

 

 

 

LA PASQUETTA DI LITTERIO
.... All'ultimo momento a Duminica a sira decidemmo iranninni a farini a scampagnata di Pasquetta, io, Affio i picciriddi e le rispettive signore ... SIGNORE ... cu mu fici fari!.
Decidemmo di partiri prestu picchì i stradi avissiru a statu affollati di machini.
A matina , alle TRE e UN QUARTO in punto caricamu a machina , ci misimu un pocu di mangi ari sufficiente ppa jurnata, nni purtamu: tri chili e menzu di sasizza cunzata e tri chila di chidda semplici, na teglia di due chili di pasta o furnu, cinque chila di pani, na bella nsalata di pumaroru e citrolu, sig. La Rosa (copula), na bella capunatina, vinticinque cacocciuli arrustuti, ... una frittata di 16 uova, tri belli cudduri ccu l' ova ... na cassetta di arance e mannarini, e n'biduni di 25 litri di vinu di chiddu ca fanno ndo paisi.
Finalmente partemu e passamu da casa di Affio! zaurdo ... mangiari si nni purtavu ca puteva stari tri misi, la bestia.

Signor La Rosa, inchiemo a machina al punto che avevamo a respirare a turno. Iù respirava unchiannu u pettu e Affio ava sucari u ciato inveci. ca quannu poi ni taliamu ndo specchietto retrovisore da machina, parevamo vistuti di carnaluvari: iù m'attruvai con na rota di sasizza 'ndo coddù a tipo collana indiana di toro seduto stanco, ddu purpetta nde buchi pirtusa del naso e un citrolo 'ntaucca
Affio anveci aveva addivintatu una specie di mulatto….era tutto annichiluto dal sugo da pasta o furnu assittato supra una teglia intera, ccu l' ovu 'nde manu ... "Basta" ci dissi iù: "ho deciso! dato che ancora abbiamo la fortuna di esseri genti liberi, andiamo alla spiaggia libera; così ognuno è libero di fari quello che vuole".
Dopo tutte quelle petrapizzie sbarcammu alla spiaggia libera, un affollamento di folla ca non pottumu scinniri da machina. Ci abbiamo insinuato in una insenatura, l'unica ca c'era indisponib
ile e ddocu capii che il problema non era chiddu di attruvari il posto per mangiare, il difficili era putiri mangiari.

Veni Affio e mi fa: "Litterio, a vuoi un pocu di pasta?" "E comu?" - ci dissi iù - doppu tri uri ca ci si assittatu di supra ca mancu al tempo da guerra, manco al tempo da carestia? Basta avevo la sasizza a portata di mano, ca mi pinneva dal collo fino ad arrivare quasi sotto i ginocchia e stava accuminciannu a mangiari ... Mancu u tempu di mittirimi a sasizza 'nde la vucca, spuntò un ragazzino, tutto rimminchilonito, sicco sicco, rappareddu comu a lei Sig. La Rosa, ca pareva il grisso del tonno, mi talià tutto stranizzato, cca vucca aperta, pari ca aspittava i passulumi, trasiu a testa ndo finistrinu della mia seciento bianco sporco assatenato graffiato originale e pari ca mi tirava u ciatu ... ma non parlava ...
Allura iù per rompere il ghiaccio, u taliai 'nda l'occhi e ci dissi: "Hai mangiato, beddu?"

"No" mi dissi iddu!
"E allura tu po' fari u bagnu".