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Aprile 1963
PLEASE PLEASE ME
Parlophone PMC 1202; PCS 3042 - March 22, 1963 - (CD) Parlophone CDP 7 46435 2 - February 26, 1987 - Capitol CLJ 46435 - July 21, 1987 I saw her standing there/ Misery Anna (Go to him) Chains Boys Ask me why Please please me Love me do Ps I love you Baby it's you Do you want to know a secret A taste of honey There's a place Twist and shout Con l’uscita dell’ album scattò la prima operazione commerciale della loro casa discografica. Da fenomeno prettamente londinese i quattro cominciarono a farsi conoscere in tutto il Regno Unito. Ad agosto uscì , attesissimo, il nuovo singolo: "She loves you"/"I’ll get you" anche questo primo nelle chart con la conseguente prima vera tournee che toccò anche altre nazioni europee. Non eravamo ancora alla Beatlesmania ma il loro nome cominciava a girare sempre più velocemente in tutto il vecchio continente. Alla fine di novembre uscì il secondo 33 giri. Con le bellissime "All my loving" e "Till there was you" Nella musica devi stupire, devi essere innovativo: tanto vale rischiare:la nascita dei Beatles. Questo avrebbe comportato l'introduzione di un nuovo target del pubblico discografico, i giovani. Quelli che finalmente non dovevano aspettare di diventare grandi. Basta i vecchi vinili polverosi di papa e mammà di musica da camera, jazz e be-bop: questa è musica leggera, quella vera, quella allo stato primordiale. Musica, ma anche crociata : lo intuisce bene John Lennon che crea il suo ideale di successo leggendo le pagine di On The Road di Jack Kerouac: ' perché aspettare di essere grandi per darsi alla scrittura e alla musica? Un adolescente ha un cervello così come lo può avere un uomo' Liverpool
1960. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Stuart Sutcliffe e
Pete Best erano i componenti dei Silver Beatles. Cambiato il nome del gruppo da Silver Beatles a The Beatles ed eliminati Pete Best e Stuart Sutcliffe, John, Paul e George sono pronti a partire nella loro stratosferica avventura insieme al batterista acquisito Ringo Starr. E basteranno i colpi del singolo di Love Me Do per scatenare le follie di una vera e propria mania musicale da teen agers. Rispetto
a come la mente richiama i Beatles ' versione prima maniera' sul modello
di A Hard Days Night (1964) One, two, three, for, five! Sono queste le prime parole pronunciate dai Beatles sull'onda di uno dei primi pezzi firmati Lennon e McCartney che inaugurano un album di 14 tracce (tra cui 5 cover) per circa mezz'ora di musica: ecco l'inizio: I Saw Her Standing There: c'è la grinta, l'orecchiabilità di un motivo semplice che rimane subito in testa tra deliri e assoli di chitarra davvero ineccepibili per l'epoca. Caschetto, camicia, giacca e cravattino: l'evoluzione ha la faccia acqua e sapone, un impegno immenso nel cuore e la dolcezza in superficie così come si rispecchia nella tranquillità un po' da spiaggia di Misery che va sfumando nella delicata Anna ( Go To Him) per poi ripartire pian piano con il ritmo di Chains fino a cadere nel rock'n'roll più acuto di Boys, si tratta però di canzoni scritte da altri paroliere, ma finalmente la vera nota creativa dei testi dei Beatles si fa risentire con la canzone d'amore Ask Me Why che ben si accorda con la successiva Please Please Me al suono di un' armonica. Tutto scorre in un'atmosfera senza sbalzi e quasi acquerellata, ma basta prepararsi ad un'esplosione da vulcano per far nascere il ritmo di Love Me Do: il primo singolo estratto, secondo per efficacia solo alla selvaggità della successiva hit Twist And Shout che ha l'incarico di chiudere questa prima pagina beatlesiana che nella seconda parte regala una piccola perla come Do You Want To Know A Secret e una cover di Baby It's You di Bacharach. Senz'altro un album ancora giovane, ma con i signori Beatles, la musica deve essere analizzata pian piano: bisogna tenere conto che tutto nasce dal nulla, prima non esisteva assolutamente niente o quasi dell'intero genere musicale che in pratica i Beatles si stanno inventando. Quanti album avranno potuto avere negli scaffali delle loro stanze per farsi un'idea sulla musica da seguire? Qualche esempio ci sarà pure ma tolto Elvis, la quantità è inconsistente , questo è il fatto. E allora, lode e gloria ad un foglio bianco che tenta con successo di riempirsi. La strada è ancora lunga però i quattro scarafaggi dal pop-rock hanno già un identitatà sonora caratteristica. In generale, Please Please Me dunque, non può che essere un album essenziale non fosse altro per il simbolismo che conserva al giorno d'oggi a cui la musica tanto deve. Nella fattispecie dei Beatles, pure si tratta di qualcosa da tenere a mente, si tratta della loro prima tappa musicale, delle loro radici primordiali che tanto saranno modellate ma che tanta rimarranno un po' nell'essenza di tutti i loro lavori antecedenti a Rubber Soul (1965) Groudy.Blue
Novembre 1963
WITH THE BEATLES
Parlophone PMC 1206; PCS 3045 - November 22, 1963 - (CD) Parlophone CDP 7 46436 2 - February 26, 1987 - Capitol CLJ 46436 - July 21, 1987 It won't be long All I've got to do All my loving Don't brother me Little child Till there was you Please mr. Postman Roll over Beethoven Hold me tight You really got a old on me I wanna be your man Devil in her heart Not a second time Money (That's what I want) WITH THE BEATLES vendette oltre un milione di copie nella sola Gran Bretagna. Ma la vera sorpresa fu, dopo solo una settimana dalla pubblicazione dell’album, l’uscita di un altro singolo inedito: "I want to hold your hand"/"This boy" con il quale si chiude questo anno fondamentale per la crescita artistica del gruppo. Il 1964 cominciò in tono minore. Del resto i Beatles in pochi mesi avevano prodotto singoli e un album di successo. Nel mese di febbraio i Beatles sbarcarono in America e furono 73milioni i telespettatori che li guardarono all’Ed Sullivan Show. Oramai la beatlesmania cominciava a dilagare e puntualmente nel mese di marzo uscì il loro nuovo singolo "Can’t buy me love"/"You can’t do that". Il momento era l’ideale per tentare altre strade per pubblicizzarli ulteriormente. Qualche mese dopo il gruppo cominciale riprese di A hard day’s night (in Italia ribattezzato Tutti per uno), un film dove i Beatles si autointerpretavano. E venne anche il primo tour mondiale. I beatles toccarono anche Asia, Nuova Zelanda e Australia. Dopo
Please Please Me i Beatles pubblicano il loro secondo LP nel secondo
semestre 1963, inaugurando quella che fu un'abitudine dei primi anni
della loro attività, e cioè pubblicare un LP ogni sei mesi. Nel Regno
Unito fu pubblicato sia in edizione mono che stereo.
Agosto 1964
A HARD DAY’S NIGHT
Parlophone PMC 1230; PCS 3058 - July 10, 1964 - (CD) Parlophone CDP 7 46437 2 - February 26, 1987 - Capitol CLJ 46437 - July 21, 1987 A hard days night/ I should have known better/ If I feel/ I’m happy just to dance with you/ And I love her/ Tell me why/ Can’t buy me love me/ Anytime at all/ I’ll cry instead/ Things we said today/ When I get home/ You can’t do that/ I’ll be back con le bellissime "I feel fine" e "And I love her". Un nuovo tour negli Stati Uniti consacrò ulteriormente la loro popolarità. Per il gruppo non c’era un solo attimo di tregua. In novembre era già pronto un nuovo singolo: "I feel fine"/"She’s a woman" e, il giorno dopo, un nuovo 33 giri a solo cinque mesi dal precedente! Edito
dalla parlophone nel 1964, il disco esce come colonna sonora per
l'omonimo film di Richard Lester, ormai John Lennon, Paul McCartney,
Ringo Starr e George Harrison godono di una fama mondiale e sfornano
successi su successi. Troviamo ancora una manciata di belle ballads
firmate tutte da Lennon e McCartney questa volta, tra le quali vale la
pena di ricordare And I love her, Can't buy me love e la title track A
Hard day's night. Mentre i Beatles erano in una fase di grande crescita si prospetta loro la possibilità di fare un film, in cui glorificare la Beatlemania che diventava sempre più un fenomeno inarrestabile. E
il risultato fu davvero eloquente. Sia il disco che il film A HARD DAY’S
NIGHT possono considerarsi emblemi della Beatlemania stessa.
Novembre 1964
BEATLES FOR SALE
Parlophone PMC 1240; PCS 3062 - December 4, 1964 - (CD) Parlophone CDP 7 46438 2 - February 26, 1987 - Capitol CLJ 46438 - July 21, 1987 No reply/ I’m loser/ Baby’s in black/ Rock and roll music/ I’ll follow the sun/ Mr. Moonlight/ Kansas City/ Eight days a week/ Words of love/ Honey don’t/ Every little thing/ I don’t want to spoil the party/ What you’re doing/ Everybody’s trying to be my baby Si chiudeva così il 1964, ennesimo anno trionfale per il quartetto di Londra. Come per gli altri anni, l’inizio del 1965 è all’insegna della tranquillità. Tranquillità che dura, però, soltanto pochi mesi. Esce il nuovo singolo: "Ticket to ride"/"Yes it is"; ma soprattutto i Beatles furono al centro del più grande scandalo di quegli anni. Vennero insigniti, infatti, dell’onoreficenza dell’ Ordine dell’Impero in omaggio alla grossa pubblicità resa, alla nazione, in tutto il mondo. La cosa non andò giù al mondo aristocratico inglese e ai tanti cittadini che avevano conquistato quella onorificenza per meriti di guerra. Furono tanti coloro che la restituirono per protesta. Nello stesso periodo i quattro furono di nuovo sul set e cominciarono le riprese del loro secondo film Help! (in Italia, Aiuto!). il film usci alla fine di luglio unitamente al nuovo 33 giri dal titolo omonimo. Un
disco da sentire in autunno, quando l'estate lascia il posto ad una
piacevole pace malinconica autunnale. "No
Reply" - con la sorprendente potenza del suo middle sixteen in
progressione che parte a 1 minuto dopo l'inizio della canzone (non a
caso ma voluto e studiato con una professionalità compositiva adulta),
unico e volutamente non ripetuto, seguendo la filosofia del "meno
c'è meglio è". Trenta secondi di magia, una delle vette più alte
della espressività dei Beatles. Non
dimentichiamoci che: è il 1964, Paul ha 22 anni, John 24; sono due
ragazzi, questo è il quarto LP in ventun mesi, senza contare i 45 giri.
Non come ora che un artista fa un disco ogni due anni dal quale estrae i
45 giri. Il disco fu assemblato per esigenze di mercato e messo su in
fretta e furia e le canzoni furono composte durante un massacrante tour
di concerti all'estero. http://debaser.it/recensionidb/ID_6533/Beatles_Beatles_For_Sale.htm
Luglio 1965
HELP!
Parlophone PMC 1255; PCS 3071 - August 6, 1965 - (CD) Parlophone CDP 7 46439 2 - April 30, 1987 - Capitol CLJ 46439 - July 21, 1987 Help!/ The night before/ You’ve got to hide your love away/ I need you/ Another girl/ You’re gonna lose that girl/ Ticket to ride/ Act naturally/ It’s only love/ You like me too much/ Tell me what you see/ I’ve just seen a face/ Yesterday/ Dizzy miss Lizzie Tante le chicche. Ma una spanna sopra tutte la celeberrima "Yesterday". Cominciò una nuova tournee e, finalmente, i quattro sbarcarono in Italia. Concerti a Milano, Genova e Roma e tutto esaurito. Il nuovo album fu posto in vendita alla fine del 1965 e, in contemporanea, usci anche il singolo anticipatore: "Day Tripper"/"We can work it out". Il
1965 sembra ripercorre le tappe dell'anno precedente: tournée - dischi
- film - successo - beatlemania che negli USA toccò livelli d'isteria
del tutto esagerati.
Dicembre 1965
RUBBER SOUL
Parlophone PMC 1267; PCS 3075 - December 3, 1965 - (CD) Parlophone CDP 7 46440 2 - April 30, 1987 - Capitol CLJ 46440 - July 21, 1987 Drive my car/ Norwegian wood (This bird has flown)/ You won’t see me/ Nowhere man/ Think for yourself/ The word/ Michelle/ What goes on?/ Girl/ I’m looking through you/ In my life/ Wait/ if I needed someone/ Run for your life La chicca è Michelle. Senza però dimenticare successi come Girl e Nowhere man. Il 1966 fu l’anno dei primi cambiamenti. Gorge si sposa con Patty Boyd, modella e attrice nota per aver partecipato come comparsa nel loro primo film. I Beatles nel frattempo cominciarono una tournee in Gran Bretagna con una serie di concerti memorabili che terminarono a Londra, a Wembley, il 1° maggio. Fu il loro ultimo concerto, live, in Inghilterra! Il mese successivo registrarono il loro ennesimo 45 giri. "Paperback writer/"Rain". Il lato B fu il primo esperimento di psichedelia dei Quattro. La tournee continuò toccando altri posti sconosciuti come il Giappone. È
tale la sostanza del lavoro, che entriamo ormai in un territorio in cui
le note critiche hanno un valore quasi esclusivamente soggettivo. - [Roy
Carr / Tony Tyler]
Agosto 1966
REVOLVER
Parlophone PMC 7009; PCS 7009 - August 5, 1966 - (CD) Parlophone CDP 7 46441 2 - April 30, 1987 - Capitol CLJ 46441 - July 21, 1987 Taxman/ Eleanor rigby/ I’m only sleeping/ Love you too/ Here, there and everywhere/ Yellow submarine/ She said she said/ Good day sunshine/ And your bird can sing/ For no one/ Dr. Robert/ I want to tell you/ Got to get you into my life/ Tomorrow never knows "Here, there and everywhere" fu uno dei cavalli di battaglia unitamente a "For no one". Dopo l’estate tutti sentirono il bisogno di staccare un po’ la spina e si dedicarono ad alcuni progetti personali. La casa discografica ne approfittò per regalare, a Natale, una raccolta dei loro più grandi successi. Dopo
aver ampliato i propri confini artistici con "Rubber Soul"
(1965) i Beatles conquistano la vetta del Rock. L'album
prende il via con una composizione di George Harrison, "Taxman".
Un pezzo di rock serrato dove il riff del basso è l'elemento di maggior
attrattiva del brano fino all'esplosione chitarristica di Paul McCartney. Dicembre 1966 A COLLECTION OF BEATLES OLDIES (OLDIES… BUT GOLDIES) She loves you/ From me to you/ we can work it out/ Help!/ Michelle/ Yesterday/ I feel fine/ Yellow submarine/ Can’t buy me love/ Bad boy/ Day tripper/ A hard day’s night/ Ticket to ride/ Paperback writer/ Eleanor Rigby/ I want to hold your hand Nel mese di febbraio del 1967 uscì il loro nuovo 45 giri. "Penny lane"/"Strawberry field forever" e cominciarono la lavorazione di quello che comunemente viene definito non solo il loro capolavoro ma IL CAPOLAVORO della storia della musica pop/rock.
Giugno 1967
SGT. PEPPER’S LONELY HEART CLUB BAND
Parlophone PMC 7027; PCS 7027 - June 1, 1967 (traditional date; actually rush released May 26, 1967) - Capitol (S)MAS 2635 - June 2, 1967 (CD) Parlophone CDP 7 46442 2 - June 1, 1987 Sgt. Pepper’s lonely heart club band/ With a little help from my friends/ Lucy in the sky with diamonds/ Getting better/ Fixing a hole/ She’s leaving home/ Being for the benefit of mr. Kite/ Within you without you/ When I’m sixty-four/ Lovely Rita/ Good morning good morning/ sgt. Pepper’s lonely heart club band (reprise)/ A day in the life Nell'estate
del 1967, la "Summer of Love", i Beatles si sciolgono
virtualmente per lasciare spazio ai loro alter ego artistici: La
Sergeant Pepper's Lonely Hearts Club Band. L’album resterà in vetta alle classifiche di vendita americane e inglesi per più di un anno. Venne anche pubblicato un 45 giri: "All you need is love"/"Baby, you’re a rich man". Durante l’estate avvenne anche l’incontro con lo Yogi Maharishi. Un week end insieme ad altri esponenti della musica rock per rilassare corpo e spirito dai disturbi causati dallo stress. Non si parlava d’altro, in Inghilterra. Una notizia tragica, però, li costrinse a tornare a Londra. Il loro manager e amico di tante battaglie, Brian Epstein, era stato trovato morto. Non fu mai chiarita la causa del suo decesso ma per i quattro fu un duro colpo. Quel contratto stipulato nel 1962 non era stato mai rinnovato in quanto non ce n’era bisogno. Era considerato uno di loro e mai si sarebbero separati. Verso la metà di novembre uscirono, contemporaneamente, il nuovo film (Magical mistery tour) e il 45 giri ("Hello goodbye"/"I am the walrus"). Un mese dopo il nuovo 33 giri che portava lo stesso titolo del cortometraggio.
Dicembre 1967
MAGICAL MISTERY TOUR
Capitol (S)MAL 2835 - November 27, 1967 - PCTC 255 - November 19, 1976 - Parlophone PCTC 255 (Yellow Vinyl) - May 1979 Magical Mystery Tour was originally released in the UK as an Extended EP, (S)MMT 1 (CD) Parlophone CDP 7 48062 2 - September 21, 1987 Magical mistery tour/ The fool on the hill/ Flying/ Blue jay way/ Your mother should know/ I am the walrus/ Hello goodbye/ strawberry fields forever/ Penny Lane/ Baby you’re a rich man/ All you need is love Finì l’anno e anche se altri successi dovevano ancora avvenire cominciò la loro parabola discendente. All’inizio del 1968 uscì l’ennesimo 45 giri. "Lady Madonna"/"The inner light". Il lato B fu registrato a Bombay con l’ausilio di musicisti indiani. Seguì una tournee proprio in India dove alternarono concerti con momenti di meditazione con il Maharishi. Nei mesi successivi arrivò la vera svolta, in senso negativo. Quella che segnò l’inizio della fine. John Lennon lasciò Chintya Powell e nella sua vita entrò Yoko Ono. Dopo una notte di sesso & droga i due registrarono Two virgins, un disco davvero indefinibile.. Fu il caos per i fan e per gli altri componenti del gruppo. Come
certo saprete, tutto avviene immancabilmente a caso. E il caso non è
per nulla idiota. Anzi, s’ingegna di lasciar trasparire una sua
intelligenza viziosa, spesso crudele. Di più: sovente cova una
insopprimibile propensione narrativa, tanto che le sue trame sanno
imporsi sul resto procurandoci docce di brividi, paure arcane, stupori
sublimi.
Novembre 1968
THE WHITE ALBUM
UK) Apple PMC 7067-8; PCS 7067-8 - November 22, 1968 - (US) Apple SWBO 101 - November 25, 1968 - Capitol SEABX 11841 (White Vinyl) - August 1978 - Parlophone PCS7067/8 (White Vinyl) - 1979 (CD) Parlophone CDP 7 46443 2; CDP 7 46444 2 - August 24, 1987 Back in the USSR/ Dear prudence/ Glass onion / Obladì obladà/ Wild honey pie/ The continuoing story of Bungalow Bill/ While my guitar gently weeps/ Happiness is a warm gun/ Martha my dear/ I’m so tired/ Blackbird/ Piggies/ Rocky raccoon/ Don’t pass me by/ Why don’t we do in the road/ I will/ Julia/ Birthday/ Yer blues/ Mother nature’s son/ Everybody’s got something to hide except me and my monkey/ Sexy Sadie/ Helter skelter/ Long, long, long/ Revolution 1/ Honey pie/ Savoy truffle/ Cry baby cry/ Revolution 9/ Good night A novembre, dopo che anche Gorge Harrison, fortemente influenzato dalle atmosfere indiane, ebbe pubblicato il suo primo album da solista (Wonderwall music) uscì il nuovo lavoro del gruppo. Un disco doppio, senza titolo, comunemente chiamato THE WHITE ALBUM. In molti hanno tentato di spiegare il mistero Beatles. Tra le tante ipotesi formulate nel corso degli anni, una ci pare più equilibrata, sobria e convincente delle altre: John, Paul, George e Ringo erano quattro emissari di un’evolutissima civiltà aliena scesi sulla Terra a portare la felicità. Il che ci risparmia l’onere di trovare un barboso antefatto giornalistico al “Doppio Bianco”. Dunque, i Beatles. Nel 1968. Le aspettative più caute lasciavano presagire una pagina fondamentale della storia umana. Così fu. Accantonato il rutilante cromatismo di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Magical Mystery Tour, dietro l’austero involucro della copertina candida si celava la quintessenza del rock come lo conosciamo oggi. Forti dei mezzi economici messi a disposizione dalla EMI, sorretti dalla perizia tecnica degli ingegneri di Abbey Road, liberi da vincoli espressivi di sorta, i quattro erano pressoché onnipotenti e in grado di trasformare in musica qualsiasi idea. A bordo del jet supersonico che annuncia Back In The U.S.S.R., Paul e John si svincolano dalla paranoia della “guerra fredda” levando una travolgente ode boogie-surf alle gioie della vita in Unione Sovietica, vista dall’ottica privilegiata di un “compagno” che se la spassa tra ucraine e moscovite. Nel 1979 Elton John ne fece il clou dei suoi celebri concerti oltre cortina insieme a Ray Cooper. I ricordi del soggiorno in India affiorano su due capolavori di Lennon: Dear Prudence, affettuosa dedica alla sorella di Mia Farrow, Prudence, incorniciata in un suggestivo arpeggio elettrico che ispirerà i 10cc per Feel The Benefit (Deceptive Bends); Sexy Sadie, brillante refrain che dietro il pentagramma nasconde un ritratto al vetriolo del Maharishi Mahesh Yogi, il “santone” conosciuto a Ryshikesh per smascherare il quale a John bastarono pochi minuti. Glass Onion alimenta le congetture sui testi dei Beatles con una serie di enigmatiche auto-citazioni (Strawberry Fields Forever; I Am The Walrus; Lady Madonna; The Fool On The Hill; Fixing A Hole). Con The Continuing Story Of Bungalow Bill e Happiness Is A Warm Gun, l’indole pacifista di Lennon inquadra due bersagli ideali: un cacciatore pusillanime e una congrega di fanatici associati sotto le insegne dell’American Rifle Association (il memorabile documentario di Michael Moore - Bowling For Columbine - farà conoscere al mondo i principî morali di quei gentiluomini). Soverchiato dalla coppia Lennon/McCartney, George Harrison doveva sfruttare a fondo i pochi spazi a disposizione per esprimere il proprio talento di autore: While My Guitar Gently Weeps si impose immediatamente come una delle più belle canzoni di tutti i tempi, ripresa nel corso degli anni da Kenny Rankin, Jeff Healey e Toto. La versione originale vanta un epico assolo di Eric “Slow Hand” Clapton, prossimo a cadere vittima della stessa donna - Patti “Layla” Boyd - che proprio allora stava spezzando il cuore di George. Ancora di Harrison, Piggies genera un efficace contrasto tra la misantropia delle liriche e l’atmosfera cameristica suggerita dal clavicembalo. Prodigiosa invenzione di McCartney, Martha My Dear si sviluppa su una sequenza di note captata in qualche galassia remota, mentre nell’arco di 2 minuti e 28 secondi accade di tutto: un impeccabile piano vaudeville introduce le parole, a loro volta doppiate da una piccola sezione archi; impostato il falsetto, Paul dialoga col timbro grave della tuba, per poi abbandonarsi a una sorprendente fuga soul-swing; l’interludio charleston tramuta lo stupore in ebbrezza, un attimo prima che la sublime melodia ritorni sul finale. I’m So Tired ripropone l’indolenza come antidoto ai problemi del mondo, tema caro a Lennon sin dai tempi di I’m Only Sleeping (Revolver) e spinto alle estreme conseguenze col clamoroso bed-in all’Hilton di Amsterdam (Marzo 1969). L’arte di McCartney risalta su due geniali miniature acustiche: intesa da alcuni come un omaggio al movimento delle Black Panthers, Blackbird verrà interpretata da Crosby, Stills & Nash (Allies) e Bobby McFerrin (The Voice); i versi bucolici di Mother Nature’s Son, sottolineati da una fine partitura per ottoni, sembravano scritti apposta per il poeta del Colorado, John Denver, che ne registrò un’incantevole cover su Rocky Mountain High. Col suo profumo di reggae e un ritornello infallibile, Ob-La-Di, Ob-La-Da si installerà nell’immaginario collettivo accanto a motivetti di dominio universale come Yellow Submarine e Love Me Do. Eseguita dal solo John con voce e chitarra, Julia è un’intensa dichiarazione d’amore per la madre perduta troppo presto, una lacuna affettiva appena colmata dalla forte personalità di Yoko Ono (… ocean child …). Nella sua semplicità e concisione, I Will sintetizza l’innata attitudine di McCartney a ottenere meraviglie anche col minimo indispensabile: il ritmo scandito dai bonghi e il basso “onomatopeico” (dum dum dum) ne fanno una serenata di incomparabile spontaneità, nonostante le 67 take impiegate per raggiungere la perfezione. Il gusto di Paul per il pastiche nostalgico, già confessato con When I’m Sixty-Four (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band), ritornava su Rocky Raccoon, scanzonato racconto western, e su Honey Pie, stupenda parodia dell’era del “muto” e dei 78 giri: nel 1975 You Gave Me The Answer (Venus And Mars) avrebbe completato il poker. Squassata da deflagranti riff elettrici, Birthday è una poderosa, irresistibile, attualissima party-song. Con Yer Blues Lennon irrideva alla sua maniera personaggi allora in voga come come Graham Bond e John Mayall. Cry Baby Cry è un’ambigua filastrocca di John, in coda alla quale venne aggiunta, forse perché altrettanto misteriosa, un’idea incompiuta di Paul (can you take me back where I came from, can you take me back?). Momento storico e titolo evocativo conferivano a Revolution un valore speciale, al punto che i Beatles ne incisero due arrangiamenti diversi: il primo (Revolution 1), presente nel disco, era un blues alquanto elaborato e mostrava Lennon ancora indeciso sulla posizione da assumere (… don’t you know that you can count me out … in …); il secondo (Revolution), più duro, aggressivo e adatto al messaggio, verrà pubblicato sul retro del singolo Hey Jude, ma quel “in” provocatorio nel frattempo era sparito. Tre passaggi, in particolare - «if you want money for people with minds that hate, all I can tell you is “brother, you have to wait“», «you say you got a real solution, well, you know we’d all love to see the plan» e «if you go carrying pictures of Chairman Mao, you ain’t going to make it with anyone anyhow» - indicavano un’istintiva lucidità politica. I Beatles erano rinomati per concludere gli album con una mossa a sorpresa (Tomorrow Never Knows; A Day In The Life; All You Need Is Love): rifinita da George Martin con una sontuosa orchestrazione degna di Gordon Jenkins, cantata in stile “crooner” da Ringo e composta, a dispetto delle apparenze, da John invece che da Paul, Good Night era una romantica ballad arricchita dal solenne coro dei Mike Sammes Singers. Con l’intuito dello specialista, Johnny Mandel ne colse il mood natalizio e la fece interpretare ai Manhattan Transfer nel loro splendido The Christmas Album. [P.S. - HEY JUDE / REVOLUTION - Fedeli a una prassi consueta all’epoca, i Beatles escludevano dagli album ufficiali i brani pubblicati sui singoli. I casi più eclatanti furono We Can Work It Out / Day Tripper (Rubber Soul), Paperback Writer / Rain (Revolver) e Strawberry Fields Forever / Penny Lane (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Anche Hey Jude, sebbene incisa durante le sofferte session di The Beatles, fin dal suo concepimento era destinata al formato 45 r.p.m. - Pochi mesi prima, Jimmy Webb aveva infranto il muro dei tre minuti “regolamentari” con MacArthur Park, ambiziosa mini-suite che, affidata all’ugola shakespeariana di Richard Harris (A Tramp Shining), volò in cima alla classifica U.S.A. - I Beatles, antesignani nella violazione dei tabù stilistici, risposero alla stimolante “sfida” dell’autore americano con una ballad acustica, piano e chitarra, espansa fino alla durata di 7’08” grazie alla lunga coda orchestrale su cui dilagava il celeberrimo “nah, nah, nah, nah, nah, nah, nah”. Il successo planetario, la purezza della melodia, l’intensità delle parole, la sentita interpretazione di Paul, le soavi armonie gospel, il maestoso coro finale e l’indimenticabile “video” girato da Michael Lindsay-Hogg negli studi Twickenham fecero di Hey Jude qualcosa di più di una semplice canzone: era la fine degli anni Sessanta trasfigurata in un’opera d’arte, un inconsapevole addio ai sogni e all’innocenza, un inno generazionale che preludeva all’impegno politico, ai conflitti sociali, ai tormenti interiori, ai rimpianti e alla rabbia del decennio successivo. Sul lato “B” (si fa per dire) la versione hard di Revolution, anch’essa immortalata in uno splendido filmato dello stesso regista.] - B.A.
Dicembre 1968
YELLOW SUBMARINE
(US) Apple SW 153 - January 13, 1969 - (UK) Apple PMC 7070; PCS 7070 - January 17, 1969 - (CD) Parlophone CDP 46445 2 - August 24, 1987 Yellow submarine/ Only a northern son/ All together now/ Hey bulldog/ It’s all too much/ All you need is love dove i Beatles erano presenti nella sola facciata A riservando il retro alla colonna sonora del cartone animato (Yellow submarine) uscito qualche mese prima a cura di George Martin e della sua orchestra. Nonostante il buon successo di questa annata era sempre più evidente il dissidio all’interno del gruppo. Il 1969 si aprì con l’avvento di Allen Klein. Doveva in qualche modo prendere il posto di Brian Epstein ma fu la causa di tanti litigi. Nel frattempo Paul aveva conosciuto Linda Eastman, bella fotografa, alla quale si era sempre più legato. Nel mese di marzo John sposò Yoko e Paul, Linda. Il mese successivo videro la luce due nuovi 45 giri. "The ballad of John and Yoko"/"Old brown shoe" e "Get back"/"Don’t let me down". Uscirono lavori solisti di George e, soprattutto, di Lennon. Infatti, dopo una delle tante notti "battagliere" con Yoko, in una camera d’albergo di Montreal fu partorita Give peace a chance. Yellow Submarine uscì nelle sale cinematografiche di Londra il 17 luglio del 1968. Traeva ispirazione dall'omonima canzone scritta da Paul McCartney, uno dei più noti episodi di quello straordinario album dei Beatles intitolato Revolver che, pubblicato esattamente due anni prima, aveva rappresentato il cosciente passaggio del gruppo dalle arene stipate di ragazzine strepitanti alla esplorazione di una musica frutto dello scavo delle possibilità offerte dallo studio di registrazione, ricca di invenzioni, di nuove influenze, di spunti filosofici. Ma nell'estate del '68 la situazione dei Beatles era molto cambiata. Morto Brian Epstein, il manager che fungeva da collante tra le varie anime del gruppo, metabolizzata la Summer of Love del '67, di cui i Fab Four erano stati straordinari protagonisti col capolavoro psichedelico Sgt. Pepper, i Beatles avevano fondato la loro etichetta, la Apple, e stavano registrando The Beatles, più noto come "White Album", enciclopedica summa dello scibile beatlesiano nelle cui trenta canzoni era però molto più semplice distinguere, rispetto al passato, le cose di Lennon da quelle di McCartney e di Harrison, che proprio a quell'album diede un corposo contributo compositivo. Era questo il segno che i Beatles, intesi come alchimia artistica fatta di cuori, anime e cervelli, iniziavano a mostrare cedimenti. I Beatles contribuirono alla costruzione del film quasi esclusivamente attraverso la loro straordinaria musica, senza la quale è lecito chiedersi se Yellow Submarine avrebbe avuto lo stesso impatto sul mondo dell'arte grafica e sul pubblico. Essi scrissero appositamente per il progetto tre canzoni: Only A Northern Song, All Together Now e Hey Bulldog. Forse perché insoddisfatti di una precedente serie televisiva a cartoni animati che li vedeva come protagonisti, i Beatles trascurarono Yellow Submarine. Tutto era già stato pianificato quando il gruppo visionò lo storyboard per la prima volta e i Beatles non riuscirono neanche a rendersi disponibili per il doppiaggio. Alla fine furono usati dei doppiatori professionisti e sembra che nessuno dei Fab Four fosse contento della voce scelta per rappresentarlo. La stampa fu evidentemente tenuta all'oscuro di questo aspetto, se Variety prese un clamoroso granchio annunciando al mondo che le voci dei Beatles erano "immediatamente riconoscibili". Nei titoli furono riportati i nomi dei doppiatori Paul Angels, John Clive, Dick Emery, Geoff Hughes e Lance Percival, senza specificare il loro ruolo. Si è poi scoperto che Clive era la voce di John, Hughes quella di Paul, Peter Batten interpretava George e Angels doppiava Ringo. Quando poi il gruppo ebbe l'occasione di vedere iI risultato quasi ultimato, rimase talmente sorpreso nel trovarsi di fronte a qualcosa di ben lontano dal filone disneyano che accettò di recitare nell'epilogo del film. All'epoca la Disney dominava il mercato con i suoi classici prodotti (Il libro della giungla uscì nel 1967). Yellow Submarine cambiò il modo di fare cinema d'animazione, così come avvenne anche per la pubblicità. La regia di George Dunning e il lavoro di Heinz Edelmann, artista grafico ceco o jugoslavo di lingua tedesca, influenzarono il look dei commercials, tanto è vero che grandi compagnie come 7 Up e General Electric cominciarono a reclamizzarsi con spot a base di cartoons e campagne ispirate dal film. Se prima di Yellow Submarine gli studios che realizzavano pubblicità con cartoni animati vivevano quasi di stenti, successivamente coloro che operavano nel campo e sposarono il nuovo stile furono sommersi di lavoro, arricchendosi con la creazione di spot ricchi di arcobaleni, farfalle e fiori. Sebbene Yellow Submarine sia da considerare quindi una pietra miliare del cinema d'animazione, poco è stato scritto sulle persone che realmente crearono questo classico. All'epoca molti apprezzamenti furono rivolti a Al Brodax, executive producer della King Features, la compagnia che aveva finanziato la produzione del film. Egli fu addirittura accreditato di parte dello script con Lee Minoff, Jack Mendelsohn e Erich Seagal. Gran parte dei testi era invece opera del poeta di Liverpool Roger McGough, chiamato a infondere nei dialoghi il richiamo alla sua città, e liquidato, senza apparire nei credits, con 500 sterline. I Beatles ebbero naturalmente il merito per la musica e Heinz Edelmann fu riconosciuto come il talentuoso disegnatore del film. John Coates, il vero produttore della pellicola, fu inserito nei titoli come semplice supervisore alla produzione. Se il film fosse uscito oggi, Brodax sarebbe risultato come executive producer e Coates come produttore. Ma le cose nel 1968 andarono diversamente. Per Coates e Dunning non fu di sicuro un'impresa facile. Nell'agosto del 1967, a produzione appena iniziata, fu loro annunciato che l'anteprima di Yellow Submarine si sarebbe improrogabilmente tenuta a Londra nel luglio del 1968. Avevano meno di un anno per portare a termine il film e lo staff fu costretto a fare doppi turni in fase di inchiostratura e colorazione. Edelmann supervisionava tutto e si aggirava nella notte negli studi per correggere i disegni degli animatori che non corrispondevano ai modelli da lui creati. Nonostante i riconoscimenti ottenuti dal suo lavoro, egli non ha più realizzato un cartone animato. Dunning decise che la grafica del film sarebbe stata costruita attorno a 12 brani dei Beatles (tre dei quali inediti). Negli Usa la canzone Hey Bulldog, riguardante un cane a tre teste, fu tagliata (la versione americana del film dura 85 minuti anziché gli 89 di quella inglese e anche il finale è più soft, con la "conversione" dei Blue Meanies). A ogni canzone fu dedicato uno speciale look grafico, frutto della sperimentazione di diverse innovazioni tecniche. Charles Jenkins, supervisore agli effetti speciali, usò luci polarizzate, cellophane e un filtro rotante utilizzato, ad esempio, per creare l'inusuale ciclo di colore alla fine della sequenza dove per la prima volta compare George. Uno dei momenti visivamente più eccitanti è la donna che cavalca nel cielo in Lucy in the Sky with Diamonds. I disegni furono colorati con libere pennellate piuttosto che inserendo le tinte perfettamente entro i bordi della figura. La vernice cambiava così continuamente forma e colore e l'espressività visiva della canzone acquistava il suo bizzarro fascino onirico. Solo in parte ci si ispirò alla Pop Art, più spesso si sfidò ogni tentativo di classificazione. Come in When I'm Sixty-Four, dove il numero appare in così tanti diversi design che è impossibile definire lo stile grafico della sequenza. I fan dei film Disney si trovarono davvero in difficoltà. Erano abituati a solidi plot narrativi con personaggi ben sviluppati e ben disegnati. Difficile per loro accettare l'approccio estetico di Yellow Submarine, che si concentrava sulla fantasia creativa e permetteva alle immagini di cambiare costantemente. Dunning e Edelmann si assunsero molti rischi scegliendo un così poco convenzionale uso di colori e forme. Ma proprio per questo Yellow Submarine è ancora un film fresco e eccitante, arricchito da brillanti e innovative intuizioni. Animali surreali, invenzioni meccaniche, l'uso di parole e numeri "viventi" e altri divertenti "tocchi", restano meravigliose e bizzarre creazioni. Per quanto semplice, la storia è tuttora abbastanza plausibile da trascinare lo spettatore nell'avventura del salvataggio di Pepperland dai nemici della musica. E dopo la visione del film, le canzoni dei Beatles tornano a risuonare per giorni nella mente. Repubblica.it (paolo gallori) (10 luglio 1999)
Settembre 1969
ABBEY ROAD
(UK) Apple PCS 7088 - September 26, 1969 - (US) Apple SO 383 - October 1, 1969 - Parlophone PCS 7088 (Green Vinyl) - 1979 - (CD) Parlophone CDP 7 46446 2 - October 19, 1987 Come together/ Something/ Maxwell’s silver hammer/ Oh! Darling/ Octopu’s garden/ I want you (She’s so heavy)/ Here comes the sun/ Because/ You never give me your money/ Sun king/ Mean mr. Mustard/ Polythene pam/ She came in through the bathroom window/ Golden slumbers/ Carry the weight/ The end/ Her majesty Nel mese di ottobre si diffuse la notizia, ovviamente fasulla, della morte di Paul. Lennon, intanto, continuava sempre più a far parlare di sé. Usci un suo nuovo lavoro da solista, un altro album solista dal vivo e alla fine dell’anno restituì l’onoreficenza ricevuta qualche anno prima e che tanto discutere aveva fatto. Ormai John era di fatto un ex-beatle. All’inizio del 1970 per tentare di risanare le sorti della APPLE, Klein decise di pubblicare un disco utilizzando il vasto materiale giacente in studio e mai utilizzato in quanto considerato scarto. Chiamò a produrre il disco Phil Spector con la conseguente detronizzazione, dopo tanti anni, del fido George Martin. Durante la lavorazione una lite furibonda tra Paul (molto legato a Martin) e Spector segnò l’allontanamento dal gruppo dello stesso Paul. Nella confusione più totale, uscirono: un 45 dei Beatles ("Let it be"/"You know my name"), un album solista (il primo) di Ringo e un album solista di Paul. Un mese dopo usci il 33 giri. di Alessandro SessapluslessNon si può comprendere appieno il significato di "Abbey Road" senza prima sapere che cosa si cela dietro questo album, come è stato prodotto, in quali condizioni e soprattutto in quali stati d'animo da parte dei quattro ragazzi di Liverpool. E' l'ultimo lavoro dei Beatles, "Let it be", come tutti sapranno, è uscito in seguito, ma proviene da registrazioni precedenti alle session di "Abbey Road". I Beatles sono più che prossimi allo scioglimento: Lennon è ormai una mina vagante, quasi completamente avulso dalla realtà del gruppo, Harrison sta producendo dei dischi sperimentali ("Wanderwall music" ed "Electronic Sound") e Starr è impegnato nel suo nuovo amore, il cinema; l'unico a dimostrare ancora un po' di spirito di coesione e iniziativa è Paul McCartney, che spinge gli altri a riunirsi ancora una volta in sala d'incisione (anche perché avevano un contratto da rispettare con la Emi); alla produzione, ci sarà ancora una volta George Martin, che si preventiverà però di assicurarsi che non sarebbero mai avvenuti i memorabili litigi che caratterizzarono le session del "White Album" e di Twinckenham. Le premesse non sono buone, potrebbero essere il preludio per la registrazione di un album stanco, ripetitivo, banale e senza idee, non sarà così. Paradossalmente i Beatles saranno presenti contemporaneamente durante le sedute di registrazione solamente poche volte, più che altro per registrare le basi ritmiche; la maggior parte del lavoro di "Abbey Road" è stato compiuto solisticamente, sovraincidendo le singole parti. Per capire che tipo di atmosfera si respirasse all'interno del gruppo sarà sufficiente dire che Lennon avrebbe voluto mettere le sue canzoni nel lato A e quelle di McCartney nel lato B. Nonostante ciò, sarà un album di gruppo, più di quanto lo sia stato il Doppio Bianco: anche se fisicamente i Beatles hanno lavorato da soli, infatti, il risultato finale non tradisce la frammentarietà della conduzione del lavoro. L'album si apre con "Come Together", storico pezzo di Lennon che proporrà dal vivo in tutti i suoi concerti negli anni a venire: atmosfera cupa, bassi esaltati e toni alti del tutto assenti, ottimo lavoro di Starr alla batteria; Lennon bisbiglia "shoot me" il che ci fa rabbrividire se pensiamo a cosa sarebbe avvenuto 11 anni dopo; il testo rappresenta una summa degli stili adottati da Lennon durante la sua carriera, sovrappone aspetti biografici a non-sense, metafore e giochi di parole. Segue "Something", forse il pezzo più bello mai scritto da Harrison, e uno dei migliori dei Beatles: è una storia d'amore, l'esecuzione è dolcissima e accurata; da sottolineare la linea di basso di questa canzone da ricordare - a giudizio di chi scrive - tra le più belle della storia della musica pop e rock. "Maxwell's Silver Hammer" fu motivo di aspre divergenze tra McCartney, che ne era l'autore, e Lennon; il primo la riteneva degna di un singolo, il secondo semplicemente la detestava. Un testo senza pretese, un pezzo leggero anche se ben arrangiato, in cui fa la sua presenza il Moog (sintetizzatore) inventato da pochi mesi, che caratterizza l'assolo. I Beatles faranno un uso molto parsimonioso e intelligente del Moog evitando così di cadere negli abusi perpetrati da quasi tutti i musicisti di quel periodo. In "Oh! Darling" si riconoscono un effetto parodistico e i riferimenti, nella musica e nel testo, alle canzoni anni 50; molto meticoloso fu McCartney nella registrazione della parte vocale, che fu sovraincisa svariate decine di volte. La seconda e ultima canzone dei Beatles firmata Richard Starkey è "Octopus's garden": allegra e spensierata, racconta di un mondo sottomarino, e sembra rifarsi alle atmosfere irreali (nothing is real) di "Yellow Submarine", cantate sempre da Starr tre anni prima. Lo spunto per questa canzone sembra che venne suggerito addirittura dai polipi della Sardegna (!), che costruivano dei giardini raccogliendo oggetti luccicanti sul fondo. "I Want You", con i suoi 7' e 51'', è la canzone piu' lunga mai incisa dai Beatles (eccettuata "Revolution 9"); fu mixata nell'agosto del 1969, l'ultima volta in cui i Fab Four si incontrarono tutti insieme in sala d'incisione; è una canzone d'amore, inequivocabilmente dedicata a Yoko Ono. Basata su pochissimi versi, descrive il nuovo corso del Lennon autore: è un blues, cupo e inquietante, la cui coda è costituita da un arpeggio di chitarra ripetuto numerose volte, notevole difficoltà richiese l'inserimento dell'"effetto vento" nella conclusione del pezzo (non esistevano artifizi elettronici); il brano si interrompe bruscamente tagliando la battuta e creando una sorta di effetto black-out; fine del lato A (parliamo di 33 giri, naturalmente). In risposta a chi non riusciva e vedere più nulla di innovativo nella musica dei Beatles, il lato B di "Abbey Road" presentava elementi nuovi e rivoluzionari. E' composto quasi interamente da un medley, ossia da una serie di canzoni tutte collegate una all'altra come in un'unica traccia. Fu essenzialmente un'idea di McCartney e di George Martin (che curò e diresse personalmente tutti gli arrangiamenti delle parti orchestrali), mentre Lennon si disinteressò al progetto e non nascose mai la sua avversione al medley ma, nonostante ciò, contribuì con numerosi pezzi alla realizzazione di quest'ultimo. Si parte con "Here Comes The Sun", pezzo acustico dal testo essenziale ma in piena sintonia con la musica, che rivela il periodo d'oro di George Harrison, troppo spesso messo in secondo piano dalla coppia magica Lennon/McCartney. Con "Because" inizia il medley vero e proprio: è un pezzo di Lennon, è composto dagli stessi accordi del Chiaro di Luna di Beethoven, ma a sequenza invertita; le liriche sono stranamente chiare, niente metafore, nessun oscuro riferimento. Segue "You never give me your money", di McCartney: il testo è chiaramente autobiografico e riguarda la disastrosa situazione economica in cui versava la Apple; il pezzo può considerarsi una suite, composta da tre momenti, solo in apparenza autonomi; si intrecciano storie e atmosfere diverse e si preannuncia una fuga da quella realtà. "Sun King" e la successiva "Mean mr Mustard" sono frutto invece della penna di Lennon: la prima ripresenta il classico non-sense Lennoniano con frasi italiane e spagnole (compare anche un "paparazzi" di felliniana memoria), mentre la seconda fu ispirata da un personaggio realmente esistito. Sempre di Lennon è la successiva "Polyethene Pam", sorella del "signor Mostarda", anch'essa ispirata a un personaggio realmente esistito e cantata con un marcato accento liverpooliano. Di McCartney segue "She came in trough the bathroom window", ispirata probabilmente a un'avventura vissuta dall'autore in seguito all'improvvisa intrusione di una fan; il linguaggio adottato, ricco di immagini e di sapore vagamente surreale, ci riporta alle atmosfere di "Sgt. Pepper". La successiva "Golden Slumbers", tipica ballata McCartneyana al pianoforte, è caratterizzata da splendidi arrangiamenti di archi e fiati superbamente diretti da George Martin. "Carry that weight" esplode senza preavviso, mescolandosi ai versi della precedente: il testo rappresenta una metafora, l'autore descrive la sua condizione di leader suo malgrado, mentre all'interno vi è una reprise dei versi di "You never give me your money", che rafforzano il significato delle liriche precedenti. "The End", sempre a cura di McCartney, è idealmente l'ultimo brano dell'ultimo album dei Beatles: presenta una prima parte strumentale, preceduta dall'unico assolo di batteria di Ringo Starr della sua carriera (per evidenti motivi...); è un rock'n'roll puro, con chitarre distorte e un ritmo veloce, sembra quasi che i Beatles vogliano regalarci l'ultima prova tous ensemble prima del commiato, che arriva accompagnato da un tappeto di archi e da una splendida chitarra che sottolinea l'unico verso della canzone, il loro testamento artistico, Lennon lo definì un verso cosmico, filosofico: "...e alla fine l'amore che prendi è uguale all'amore che fai". Dopo 16 secondi di silenzio compare quella che noi oggi chiamiamo una "ghost track", è "Her Majesty", un irriverente ma garbato ritratto della regina d'Inghilterra, che dimostra come fossero mutati gli atteggiamenti dei Beatles verso l'establishment politico, rispetto a quando erano stati insigniti, nel 1965 dell'MBE. Si può parlare di traccia fantasma perché quest'ultima traccia, che era inizialmente parte integrante del medley e poi scartata, non era segnalata nei titoli di copertina. Il titolo comparirà solo nelle successive ristampe. L'album doveva inizialmente chiamarsi "Everest", in onore di una marca di sigarette fumate dall'ingegnere del suono Geoff Emerick, ma come noto, si era ormai del tutto esaurito lo stimolo di affrontare nuovi progetti, così dal momento che nessuno aveva voglia e tempo di andare sull'Himalaya per fare le fotografie della copertina, si decise molto più economicamente di farle sulla strisce del passaggio pedonale della Abbey Road, davanti agli studi in cui i Beatles avevano registrato per otto anni, rendendola così popolarissima nel mondo. A detta di molti, "Abbey Road" è il miglior album dei Beatles, o secondo soltanto a "Sgt. Pepper". E' inconfutabile che si tratti di un album prodotto magnificamente: trasmette sensazioni e atmosfere intense, ricercate, del tutto assenti nel "White Album". E' un lavoro unitario nella sua frammentarietà. Anche se fisicamente lontani, i Beatles abbandonano le loro prese di posizione egoistiche e mettono a disposizione le loro peculiarità in favore di un tutto unico. McCartney raggiunge la piena maturità di compositore e arrangiatore; Lennon, nonostante si disinteressi del prodotto, regala perle decisive per la riuscita dell'album; Harrison è in piena esplosione creativa e firma due pezzi splendidi; Starr dimostra un sensibile miglioramento, non tanto nella tecnica quanto negli arrangiamenti, più vari ed articolati. I Beatles sono i Beatles, anche se non si incontrano si influenzano a vicenda, sono una fucina di idee, di esperienze; il dualismo Lennon-McCartney è condizione necessaria perché gli ingranaggi girino, anche se porterà alla disgregazione del gruppo. "Abbey Road" rappresenta l'apice di una parabola che ha portato i Beatles leggeri e scanzonati dei primi anni a un acme di sperimentazione raggiunto negli anni 1967/1968, e che li ha visti tornare a dare più importanza alla melodia, senza rinunciare alle contaminazioni dall'esperienza passata e creando così un autentico capolavoro.
Maggio 1970
LET IT BE
(UK) Apple PXS 1 (with book) - May 8, 1970 - (US) Apple AR 34001 - May 18, 1970 - (UK) Apple PCS 7096 (without book) - November 6, 1970 - Parlophone PCS 7096 (White Vinyl) - 1979 - (CD) Parlophone CDP 7 46447 2 - October 19, 1987 Two of us/ Dia a pony/ Across the universe/ I me mine/ Dig it/ Let it be/ Maggie mae/ I’ve got a feeling/ One after 909/ The long and winding road/ For you blue/ Get back L'ultimo album dei Beatles è in realtà il penultimo: sì, perchè “Let it be”, pubblicato in Inghilterra nel maggio del 1970, è stato inciso quasi interamente oltre un anno prima, dunque precedente ad “Abbey Road”, uscito nel settembre del 1969. Alla base di questo disco che è comunque da considerarsi la testimonianza sonora della fine dei Beatles, c'era, in realtà, un progetto di più ampio respiro che prevedeva la realizzazione di un documentario per la televisione incentrato sul lavoro di una band in sala di incisione. Il progetto in questione avrebbe dovuto intitolarsi “Get Back” a significare l'idea di un ritorno al passato, alle origini musicali dei Beatles; il titolo mutò poi significativamente in “Let it be” quando durante la lavorazione del disco tutti capirono che nulla avrebbe più potuto arrestare il processo di disgregazione del quartetto e, con esso, di uno dei periodi più straordinari ed irripetibili della musica e di tutti i tempi. Alla fine fu realizzato un film (premio Oscar, guarda caso, per la miglior colonna sonora nel 1970 - tra le sequenze più famose quella dell'esibizione del vivo del brano “Get back” realizzata sul tetto dell'edificio che ospitava gli studi della Apple-) ed un disco che uscì solo quando ormai McCartney aveva già pubblicato il suo primo lavoro da solista, ad un mese soltanto dalla notizia ufficiale dello scioglimento della band, e pesantemente rimaneggiato dalla post-produzione del famigerato tecnico del suono Phil Spector senza che ormai nessun componente del gruppo avesse più il controllo artistico sul proprio lavoro. In copertina, sulla quale, in origine, avrebbe dovuto campeggiare la foto dei quattro affacciati dalle scale degli studi della Emi esattamente come per il loro primo album “Please, please me” (foto realmente realizzata e poi utilizzata per la compilation postuma “The Beatles 1967/1970”), i volti dei quattro ex ragazzi di Liverpool sono ritratti incorniciati da un funereo sfondo nero e guardano ciascuno in una direzione diversa. L'immagine rappresenta emblematicamente quello che è fondamentalmente questo album: il ritratto di una band in disfacimento, un disco frammentario, disomogeneo, sforzato, un progetto abortito dove il marchio di fabbrica dei Beatles è spesso quasi irriconoscibile, strappatogli di mano dalla soffocante post-produzione di Spector. Solo alcuni brani, restando fedeli allo spirito originario del progetto, mirano a ricreare l'atmosfera della sala d'incisione con voci, rumori, suoni sporchi, senso di immediatezza e spontaneità mentre altri appaiono più forzatamente inseriti in un contesto dal quale restano sostanzialemente estranei (anche se qualcosa delle iniziali buone intenzioni deve tuttora trasparire, oltre 30 anni dopo, se Delfinabizantina ascoltando il disco per la prima volta si è chiesta se questo fosse uno dei primi album dei Beatles). Ma ecco come suonò l'album sui piatti dei giradischi nella primavera del 1970... Apre il disco “Two of us”, un bel motivo, forse un po' esile ma ben caratterizzato dal suono delle chitarre acustiche, che parla di una coppia (John e Paul? Paul e la moglie Linda?) in un'atmosfera tra il nostalgico e lo scanzonato, in bilico tra il racconto di una amicizia e di una storia d'amore. “Dig a pony”, il primo brano che i Beatles incisero per il poi naufragato progetto “Get back”, è un piacevole brano rock dal testo pieno di nonsense linguistici così tipici dello stile di Lennon così come la successiva “Across the universe” è un altrettanto tipico “viaggio” musicale di John, scritto sotto la benefica l'influenza orientaleggiante del Maharishi Yogi, in una atmosfera sognante e con un testo tra i più belli dell'intera produzione dei Beatles, una sorta di dichiarazione d'amore universale. Questo, però, è anche uno dei brani che ha risentito in maniera più pesante degli arrangiamenti aggiunti dopo l'incisione, con la musica originaria che rimane quasi completamente soffocata dagli archi e dal coro. “I me mine”, scritta e interpretata da Harrison, è quasi un valtzer con un brutto ritornello ed è anche, in assoluto, l'ultimo brano in ordine di tempo registrato in studio dai Beatles e, forse non a caso, è sostanzialmente una riflessione sulla prevalenza dell'ego. “Dig it”, 50 secondi senza senso per collegare una canzone con la successiva nel vano tentativo di restituire all'ascoltatore l'atmosfera di una seduta di registrazione, porta addirittura le firme dell'intera band caso, mi pare, unico nell'intera discografia dei Beatles; il suo grande merito è quello di abbandonare rapidamente i solchi del vinile e di introdurre indegnamente quello che è uno dei più famosi attacchi dell'intera storia della musica: sono gli accordi iniziali di pianoforte di “Let it be”, brano che per quanto spesso sopravvalutato, incensato, reinterpretato rimane comunque una delle cose migliori incise dei Beatles ed una delle migliori prove del McCartenty autore, con quel suo andamento quasi gospel, da inno religioso, con il suo testo che parla di dolore, di abbandono, di separazione, di rassegnazione ma anche di speranza, di risposte, di opportunità: coinvolgente senza sdolcinature, emozionante senza forzature. Il perfido sarcasmo di John Lennon ha voluto che al misticismo di “Let it be” (introdota dalla sua voce in falsetto che dice irriverente “Ascolta, arrivano gli angeli”) dovesse far seguito la storia molto più profana di “Maggie mae”, 40 secondi di un canto da osteria tradizionale della marineria brittanica, già nel repertorio dei Quarryman, la band progenitrice dei Beatles (in realtà se stessimo ascoltando il disco in vinile, dopo “Let it be” avremmo dovuto girarlo sul lato B ma la moderna versione in Cd crea questo inconsueto accostamento). “I've got a feeling”, nata come spesso è accaduto dalla fusione di due abbozzi di canzone, è l'eccezione che conferma la regola per quanto riguarda il lavoro effettuato sull'album da Spector: in questo caso il suo missaggio sui due tronconi mi sembra ottimo e conferisce al brano una buona unitarietà stilistica. “One after 909” è un pezzo scritto dalla premiata ditta Lennon-McCartney negli anni dell'adolescenza, provato anni prima in sala di incisione ma mai realizzato appartenente anch'esso al repertorio dei Beatles delle origini. “The long and winding road” è la canzone che con “Across the universe” risente maggiormente della mano pesante di Spector che affidò ad oltre cinquanta musicisti una partitura che si sovrappone, distruggendola, alla linea melodica originale. Narra la leggenda che McCartney non abbia mai voluto ascoltare la versione pubblicata su “Let it be” di questa sua canzone soffocata dai violini, c'è chi sostiene che lo abbia fatto una sola volta prima di portare il nastro davanti all'Alta Corte di giustizia come prova per sollecitarne il pronunciamento sulla sua richiesta di scioglimento del sodalizio, certo è che la versione pubblicata sull'album è pesantemente compromessa da un arrangiamento caramelloso ed invadente. “La lunga strada tortuosa” dell'album prosegue con “For you blue”, un brano ibrido country/blues senza grandi pretese, scritto e cantato da Harrison prima del gran finale di “Get back “; il brano è quello che meglio esemplifica ciò che il disco avrebbe dovuto essere: atmosfera live, niente sovrastrutture, solo vecchio, sano e anche un po' sconclusionato (come è il testo di questa canzone) Rock'n Roll. Si arriva così alla fine di un disco che doveva segnare un ritorno alle origini, alla semplicità, alla immediatezza ed alla freschezza degli inizi del gruppo e che ne testimonia, invece, la fine; non ci resta che aspettare il 17 novembre quanto uscirà in tutto il mondo “Let it be...naked” ossia il disco così come lo avevano pensato e realizzato i Beatles in sala d'incisione nel 1969, senza rimaneggiamenti e sovrapposizioni, nudo appunto...ma questa è un'altra opinione.
2001
ONE
Perché
la compilation 1 dei Beatles sta diventando uno degli album più venduti
della storia? Un giornalista e beatlesiano doc risponde per noi a questi
e ad altri quesiti legati alla beatlemania. Secondo la stampa inglese sono stati investiti oltre dieci
milioni di sterline. Dalla Emi italiana non trapelano dati, ma fanno
sapere di non aver allestito nulla di particolare. La solita routine
promozionale (anche se un mega schermo installato nella centralissima
piazza San Babila di Milano trasmette senza sosta i videoclip di 1). Poi
tutto è successo da sé: le radio hanno iniziato a mandare in onda
brani di 1, la contemporanea uscita dall’autobiografia Anthology e la
prima posizione raggiunta La collezione definitiva dei Fab 4 risale comunque al 1973, anno di uscita dei doppi The Beatles 1962/66 e The Beatles 1967/70. Pubblicati in tutta fretta per contrastare le straordinarie vendite di una raccolta illegale (il quadruplo lp The Beatles Alpha Omega) sono i greatest hits più articolati e completi dei Beatles, e gli unici consigliabili per chi vuole avvicinarsi all’arte dei Fab 4 senza avventurarsi in tutti i loro album. Notevoli anche le due copertine, che ritraggono i Beatles nello stesso luogo (le scale della Emi House di Londra) a distanza di sei anni. La prima foto è stata scattata per l’album d’esordio (Please Please Me), mentre la seconda è stata realizzata per precisa volontà di John Lennon, che voleva utilizzarla per l’ultimo disco del gruppo. La discografia dei Beatles include altre raccolte, tutte di qualità mediocre, sia per i brani selezionati sia per le copertine, aspetto al quale McCartney e compagni dedicavano le stesse cure che riservavano alle canzoni. Rock’n’Roll (1976) e Love Songs (1977) hanno il difetto d’origine di voler mettere in evidenza un solo aspetto della musica dei Quattro (come si evince dai titoli). Altrettanto sconclusionata Reel Music (1982), che raccoglie i brani apparsi nei cinque film del gruppo. Un motivo debole per realizzare un’antologia, ma tant’è. Infine 20 Greatest Hits (1982), antenato di 1, raccoglie i singoli arrivati in testa alla classifica stilata dal British Market Research Bureau (che veniva ripresa dalla Bbc). Come il suo nipote del 2000, anche 20 Greatest Hits non include Please Please Me, numero uno nelle charts di New Musical Express e Melody Maker, ma non in quella del British Market Research Bureau. In compenso troviamo Love Me Do, inclusa solo per celebrare il ventennale dell’incisione. Tutte queste antologie sono ormai più rare dei bootleg: un segno dello scarso interesse che hanno raccolto presso il pubblico. C’è da chiedersi se 1, dopo tutto lo scompiglio che ha creato, avrà identica sorte: il dimenticatoio. Intanto è accomunato ai suoi predecessori dalla scadente copertina, "indegna della loro tradizione" come sottolinea Antonio Taormina. Un pregio di 1 potrebbe essere quello di conquistare nuovi fan: "Può essere utile", afferma fiducioso Giambelli, "per raccogliere nuovi proseliti beatlesiani: se un adolescente scopre la musica dei Beatles nel bailamme delle mediocri proposte attuali, non la abbandonerà mai". Altro pregio va ricercato nel booklet interno, che riproduce molte immagini dei vari 45 giri pubblicati in ogni angolo della terra. Al proposito Giambelli svela, con orgoglio, che alcune copertine italiane potrebbero essere state tratte dal suo poster che riproduce tutte i singoli pubblicati in Italia (vedi immagine in alto a sinistra). "Ho consegnato alla Apple, che me le aveva espressamente richieste, tutte le foto che ho scattato per il mio manifesto. Quindi è verosimile che qualcuna sia stata utilizzata per il libretto di 1." Il successo raccolto da ogni pubblicazione beatlesiana negli anni 90 (le ristampe in cd delle raccolte The Beatles 1962/66 e 1967/70, Live At The Bbc, i tre volumi di Anthology, Yellow Submarine) lascia ipotizzare che gli archivi di Abbey Road avranno altro da svelare nei prossimi anni. Indiscrezioni indicano la prima versione di Let It Be (assemblata da Glyn Johns) come prossima candidata a invadere i negozi di dischi, magari affiancata dall’omonimo film, tuttora inedito come home video. "Pubblicare la prima versione di Let It Be sarebbe come ripubblicare Fermo e Lucia di Alessandro Manzoni", sostiene Zanetti. "Avrebbe senso per collezionisti e studiosi dei Beatles, non per il grande pubblico. La Emi farebbe un’azione meritoria se decidesse di rendere disponibile tutto il materiale registrato dai Beatles. Potrebbero comprare un enorme spazio Web e mettere tutto lì. Chi è interessato se li va a sentire." Più drastico il parere di Antonio Taormina: "Non ho nessun entusiasmo per queste operazioni. Vorrei un Wwf per i Beatles, che stabilisse: d’ora in poi non si rimescolano le stesse cose all’infinito. Si rischia la saturazione mentale". Intanto, i collezionisti fanno sapere che 1 contiene anche un ‘inedito’ su cd: la versione stereo di Can’t Buy Me Love, altrimenti reperibile solo su 45 giri o sugli album in vinile. Vale il prezzo del cd? Fate voi.
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2006
LOVE
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ROMA - Tornano i Beatles, ovviamente in modo virtuale. Arrivano nei negozi il 20 novembre un cd e un dvd dei Fab Four dal titolo Love, (ma è preferita la grafia 'LOVE') e le sorprese potrebbero essere molte. "Questo album riunisce di nuovo insieme i Beatles, perché improvvisamente ci sono nuovamente John e George con me e Ringo", dice Paul McCartney commentando l'operazione. Il cd contiene 78 minuti di musica, mentre il dvd contiene una versione più estesa con ben 81 minuti di musica. Sir George Martin, il leggendario produttore del gruppo, e suo figlio Giles, hanno rilavorato tutto il materiale dei Beatles: il risultato - dicono - è un approccio senza precedenti alla musica, usando i master originali conservati agli Abbey Road Studios della Emi. L'iniziativa è partita dopo la richiesta da parte di Ringo e Paul, insieme con Yoko Ono, la vedova di John Lennon, e Olivia Trinidad Arias, la vedova di George Harrison, di sperimentare nuovi mix a partire dalle registrazioni originali per una collaborazione con il 'Cirque du soleil'. L'album Love è di fatto la colonna sonora dello spettacolo che con lo stesso titolo il 'Cirque du soleil' continua a replicare al Mirage di Las Vegas. E l'uscita è molto attesa. "E' qualcosa di magico. Ho addirittura sentito registrazioni che mi ero dimenticato avessimo inciso", ha affermato Ringo Starr. "Quest'album esprime amore ed è questo il motivo per cui il titolo è Love", ha aggiunto Yoko Ono. "La musica è sorprendente. Penso che la cosa meravigliosa sia che la puoi scomporre e tutti gli elementi portano con sè tutta l'essenza dell'intera canzone", ha detto Olivia Harrison. "La musica era per il solo spettacolo di Las Vegas - ha detto Sir George Martin - ma in realtà abbiamo creato un album dei Beatles. I Beatles erano sempre alla ricerca di altri modi per esprimere se stessi". E presto la musica dei quattro di Liverpool, potrebbe essere immortalata in un film. In occasione della sua partecipazione al Festival del cinema di Roma, durante il quale ha presentato il suo nuovo film The namesake, la regista indiana Mira Nair ha parlato a Repubblica del suo prossimo progetto dedicato ai Beatles. "Ci sto lavorando. I Beatles hanno vissuto in India nel '68. Mentre il mondo esplodeva in fermenti hanno vissuto in un ashram (una comunità spirituale analoga ai nostri monasteri ndr) per otto settimane e in quel periodo hanno scritto ben quarantotto canzoni - ha spiegato la regista bollywoodiana - Voglio intervistare persone che hanno diviso quell'esperienza, da Ravi Shankar a Mia Farrow, sarà una ricerca sul tema dell'ispirazione". L'album
Love comprende 26 brani
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