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Cosa c'entra un sito marca Liotru con la Puglia? In effetti si tratta del mio tour fotografico durante il viaggio in quella regione nell'estate del 2005. Potevo semplicemente pubblicare le immagini dove stava scritto "qui sono a .... ", ma non mi bastava. Siccome, per natura, non riesco ad essere banale e visto che questo sito non si chiama Puglia-Vacanze.it ma mimmorapisarda.it, l'ho trasformato in uno Speciale. Quindi, oltre alle foto scattate dal sottoscritto ho aggiunto "qualcosina" di questa bella terra facendo, al contempo, sorbire al visitatore anche i motivi di questo viaggio ... dove si capirà perchè ...."c'entra". |


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Io
sono
per metà catanese e per metà tarantino, quindi mezzo pugliese. Istruttore di canottaggio, era molto conosciuto e rispettato da tutti per la sua correttezza, signorilità, lealtà e bontà d'animo. Ma soprattutto per la sua generosità, che era proverbiale: quando andava al mercato acquistava la stessa spesa presso due commercianti diversi, per non far torto a nessuno dei due! Lo ricordo ancora quando la sera, davanti al televisore, sfidava il colonnello Bernacca sulle previsioni meteo dell'indomani. Quelle sue erano tutte sballate, ma aveva quasi sempre ragione! Le estati si passavano a Taranto con i nonni materni, ma soprattutto con lui. Anzi, le passavo attaccato a lui come una cozza. Quando arrivava il momento di ritornare in Sicilia era una pena perchè allagavo l'auto di famiglia del mio pianto, uno tsunami di lacrime che ci spingeva fino a Catania. In compenso ero carico carico di amore per il mare che lui mi metteva in valigia: ancorette, stemmini militari, cappelli da marinaio. I Aveva un portamento regale, un paio di baffi da ammiraglio in un corpo possente, una camminata ammaccata che ricordava Spencer Tracy ed emanava calorosa bontà da ogni poro della sua pelle, dura e corrucciata come quella di un marinaio. Affondare le mie mani nel suo torace, avvolgermi fra le sue braccia, cercare nel sonno le sue spalle larghe come il ponte di una nave significava risalire in coperta dopo la mareggiata nel porto dei miei sogni, rappresentava un accogliente e sicuro rifugio dopo aver attraversato un mare forza otto sul cuscino. In parole povere, come per qualsiasi bambino, per me quella figura era decisamente una favola, un libro di avventure sempre a portata di mano, perennemente aperto. E sfogliarne le pagine era meglio di una lettura di Salgari! Più
stavo con lui e più cresceva in me l'amore per il mare. Osservavo
attentamente le sue mani che erano bitte, le sue mascelle timoni, le sue braccia
tatuate di sirene
come due ancore, gli occhi erano un albero di trinchetto e il
suo sorriso
un boccaporto dal quale uscivano le storie più fantastiche: tempeste in
mezzo al mare con onde alte (lasciamo stare i metri....), guerre mondiali, nemici austriaci, murene lunghe
così...... quante storie mi ha raccontato, quanti incrociatori colati a
picco
solo con le parole! Ma a bordo, dentro di lui, esisteva una stiva eccezionale perchè
conteneva un cuore e un coraggio così grandi, ma tanto grandi che fu
anche decorato per il suo valore: salvò due marinai in mare durante una
burrasca al porto e quando gli alleati
bombardarono le corazzate italiane a Taranto, in mezzo a quel girone
dantesco che era Mar Piccolo c'erano lui e la sua barca per recuperare i marinai italiani. Avevo una gran nostalgia di rivedere i luoghi della mia adolescenza e i miei parenti; avevo un forte desiderio di risentire odori che ristagnavano soltanto nella mia immaginazione, volevo riascoltare i battiti del mio cuore mentre calpesto la sabbia di Viale del Tramonto e verificare se oggi palpiltavano alla stessa velocità di allora. San Vito è una magica spiaggia abitata dal dio Nettuno, che ebbe anche la fortuna di ascoltare le storie di un indimenticato e leggendario Lupo di mare chiamato Zi' Cilluzzo. Il giorno che mio nonno se ne andò i tritoni e le sirene di quella baia incantata, per rendergli omaggio, smisero di suonare e cantare. Tutto cambiò, infatti quel luogo non è più lo stesso. A parte quello che scrivo in calce, assieme a lui se n'era andata dentro di me la voglia di ritornare in quei luoghi. Ma è passato tanto, troppo tempo. "Forse verrò la prossima estate" dicevo a tutti. Ma lo dicevo da 23 anni! Troppi! E poi la mia conoscenza della Puglia si limitava alla città jonica, non conoscevo altro, non sapevo niente della mia terra d'origine. Per questo ho fatto questo viaggio di due settimane, questa sorta di "biochetasi esistenziale". Ho
fatto base a Taranto e poi, parafrasando una
vecchia canzone, via sulla strada di Pescara, assalito dai
parenti ingordi che non volevano lasciarmi andare e che si sentivano di
fottere (*). Ma scaricai le mie pistole a salve, regalai le mie parole
ai sordi e sono partito per conoscerla davvero la mia seconda terra. A torso nudo, coi finestrini aperti che facevano volare mappe e cartine, che facevano entrare il rumore di grilli in amore e un forte odore di menta e di rucola selvatica, mi sentivo come un Ulisse in terra salentina. Sigarette e rutto libero, la
terra rossa, ulivi e case bianche a sinistra e il mare azzurro a
strapiombo a destra, scoprivo ad ogni curva qualcosa di nuovo
meravigliandomi ad ogni
tornante e come i bambini fare "Oohhh!". Lasciandomi lo Jonio alle spalle,
passavo direttamente all'Adriatico (col sole che
cambia da ovest ad est) solcando coi pneumatici l'atlante
geografico nell'arco di un minuto. Ho pensato "oh, ma qui sono tutti mandrilli!" Chissà quali notti d'amore consumate in quella casa, oggetto dei ricordi del parente! Cugino, invece non dimenticherò mai quella birra gelata sul lungomare, alle due di notte, bevuta accanto a due tranesi che parlavano fra loro. Tu stesso, che sei pugliese, non avevi capito una mazza! L'indomani incontro a Barletta la mia amicona Pippina, quasi una sorella. Il tempo di cogliere al volo lo scatto di un originalissimo manifesto elettorale prima di ammirare la galleria del grande De Nittis al Castello. Poi a pranzo a casa sua per gustare la famosa parmigiana assieme a sua figlia Serena e a Franco, il suo prezioso (certifico!) marito. La sera concerto di Francesco De Gregori al Fossato assieme ad altri amici (uno dei motivi). Mentre suona si accorge che sotto il palco ci siamo io e Pippina e ci fa un gesto come per dire "che cacchio ci fate qui?". Grande concerto! Il Principe si toglie la corona e indossa un'armatura di note trasformandosi per una notte in Ettore Fieramosca, capitano di ventura per una serata in quel di Barletta, luogo di una famosa disfida fra italiani e francesi. E per quella volta è lui l'eroe di Barletta, è lui che con la sua musica fa vibrare i torrioni del castello, fa scricchiolare le feritoie, fa traballare le corazze nel maniero al suono della sua armonica quando canta Rimmel. Beh, il resto del viaggio sono chilometri, cozze pelose, iavatun, friselle, focacce terzarule e pane di Altamura, pesche grosse come cocomeri, svariati torcicolli causati dalla bellezza delle donne pugliesi, il piacere di rivedere persone care, i miei cugini ormai coi capelli brizzolati e che invece immaginavo ancora bambini. E poi spirito d'avventura, scariche di adrenalina, emozioni e una vocina (che mi scandiva in testa puntuale come lo sciroppo per la tosse) che continuava a ripetermi "Ciao uomo, dove vai?". Un Grazie a tutti. Un viaggio che mi ha permesso, appena in tempo, di aggiungere al titolo di questa pagina due paroline finali scritte in basso. Infine, ... un'altra cosa che descriverò in fondo, dopo la galleria fotografica del tour. |
INDICE
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| TARANTO - Mar Piccolo - Base Militare Marina | TARANTO Vecchia - venditori di cozze | TARANTO - San Vito - Viale del Tramonto |
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Un’isoletta,
la «Città vecchia» e la terra ferma, la «Città nuova»,un mare,
quello «Piccolo», protetto e racchiuso da due penisole a formare un
bacino, separato da un altro mare., quello «Grande», definiscono
storicamente e geograficamente una delle più interessanti e laboriose
città del nostro sud: la latina Tarentum, la nostra Taranto,ricca
città della Magna Grecia. Proiettata sul mar Ionio, che da sempre è
stato un’importante via marittima di scambi economici e culturali tra
due civiltà, quella romana e quella greca, la Città di Taranto deve la
sua origine, secondo la tradizione, a coloni ellenici di origine
spartana o, forse, ancor prima, a coloni Pelasgi, efficienti e validi
lavoratori del ferro (chissà se le moderne attività metallurgiche di
Taranto derivano proprio da quel popolo?). |
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| TARANTO - Baia del Pescatore | TARANTO - Lido Gandoli | TARANTO - Ponte girevole |
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È nota la strategica importanza di Taranto quale base navale della nostra Marina che trova riparo nel bacino del Mar Piccolo dominato dal famoso Ponte Girevole, inaugurato il 22 maggio del 1887, il cui funzionamento e sicurezza sono affidati al personale della Marina Militare. Il Ponte è considerato dai marinai che vi transitano, la «porta di casa». Non è raro, infatti, osservare lungo le sponde del breve canale navigabile che congiunge i due Mari, la presenza di familiari nell’attesa dell’arrivo o della partenza di unità della marina, per salutare o accoglierei marinai allineati a bordo; è un momento di vita marinara che sa di affetti, di trepidazioni e, in modo particolare, di quanto il cuore dei tarantini viva con la nostra Marina e partecipi ai suoi eventi. Infatti, non solo i parenti corrono lungo il canale, nelle varie occasioni più o meno importanti: sono tutti i cittadini di Taranto che si fanno testimoni, senza retorica, con vero slancio fatto di riconoscenza e di amor patrio. Il Ponte Girevole è una mirabile opera dell'ingegneria navale. Al tempo della prima invasione dei Saraceni, i tarantini tentarono di scavare in questo punto, un fosso per difendersi dai nemici. Ferdinando I d'Aragona lo fece approfondire ed ingrandire quando i Turchi, assediata Otranto nel 1480, minacciavano di assalire Taranto. Filippo II lo rese navigabile; Ferdinando I di Borbone lo migliorò e alla parte nord fece costruire un ponte che fu detto "Ponte di Porta Lecce". Ma era riservato alla meccanica moderna di rendere questo canale atto al passaggio delle nostre superbe corazzate e ad unire la città vecchia con quella nuova, mercé un ponte girevole. Il gran ponte in ferro misurava 86.4 metri di lunghezza e 6,7 metri di larghezza. Quando qualche nave doveva entrare nel Mar Piccolo o uscirne, il ponte si apriva per forza idraulica in due bracci che giravano su se stessi. Fu costruito per conto del Ministero della Marina, sotto la direzione del Genio Militare locale. Demolito, fu rifatto con criteri e mezzi moderni tra il 1957 e il 1958 e edicato a San Francesco di Paola, patrono della gente di mare. |
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| TARANTO - San Vito - Viale del Tramonto | TARANTO - Viale Virgilio | TARANTO - Mar Piccolo |
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Taranto
mostra la sua sensibilità e l’attaccamento alle sane antiche
tradizioni, rinnovando ogni anno i riti della Settimana Santa;unico
nello svolgimento, quest’evento,una pubblica manifestazione di fede,
si conclude con la solenne processione del Venerdì Santo che parte
dalla Chiesa di San Domenico e, portando le statue che simboleggiano la
passione, procede per le strade del «Borgo Umbertino». La processione
è preceduta dai «Perdúne»: nel pomeriggio del Giovedì Santo coppie
di confratelli della Confraternita del Carmine escono dalla loro Chiesa,
una delle più belle e più amate della Città e a piedi nudi, indossato
l’abito con fraterna le, effettuano un lento pellegrinaggio verso le
principali chiese dove sono allestiti i sepolcri. |
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MARTINA FRANCA (TA) |
MARTINA FRANCA (TA) |
MARTINA FRANCA (TA) |
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Elegante
cittadina situata a 431 m. di altezza sul livello del mare, adagiata su
una delle ultime colline meridionali della Murgia sud-orientale, Martina
Franca domina l'incantevole Valle d'Itria, splendida distesa verde
biancheggiante di trulli. La maggiore attrattiva della città è senza
dubbio costituita dal caratteristico centro storico, splendido esempio
di arte barocca, che con le sue stradine, i suoi bianchi vicoli, i
palazzi signorili e le maestose e monumentali chiese. Oltre
ad un ricco paesaggio punteggiato dalle antiche "casedde", i
famosi trulli, e dalle tipiche costruzioni delle masserie, preziose
testimonianze dell'archeologia industriale, Martina Franca gode di un
vasto territorio carsico ingemmato da suggestive grotte. La città, che conta oggi circa 49 mila abitanti, è una meta turistica molto ambita, non solo per il suo ricco e prezioso patrimonio artistico architettonico, storico ma anche per la sua vivacità culturale, che trova massima espressione nell'ormai celebre e atteso Festival della Valle d'Itria. La
cucina martinese è il frutto di un perfetto equilibrio fra le
tradizioni gastronomiche contadine e la memoria storica di una
popolazione, che ha fatto dell’olio e del vino i componenti
fondamentali dell’arte del desinare. L'agroalimentare
costituisce uno dei comparti produttivi più importanti nell'economia
cittadina. |
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| MARTINA FRANCA (TA) | MARTINA FRANCA (TA) | LA TERZA - Santuario |
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Recentemente, il Comune di Martina è entrato a far parte della rete delle "Città Slow" istituita dalla "Slow Food", associazione impegnata nella valorizzazione dei prodotti tipici dell'agroalimentare. Tra le prelibatezze gastronomiche locali premiate dalla "Slow Food" particolare importanza ricoprono il capocollo e la ricotta forte che presto diverranno titolari di propri presidi di tutela. Moltissimi sono i dolci tradizionali martinesi prodotti durante il periodo delle festività natalizie (carteddete, purcidde, pettule, entreme de vicchie) e pasquali (pucciatidde, cavaddistre, fecazzedde). Eccoci
giunti a Laterza! Avverti questo delizioso profumo? Ebbene sì, proviene
proprio dai medievali forni sparsi per il paese che portano avanti l’antica
tradizione della produzione degli squisiti prodotti da forno (pane,
focaccia, friselle, taralli). Essa fonda le sue origini nell’età del bronzo con la civiltà Eneolitica, fino ad arrivare ai primi segni di cultura attribuiti ai Peuceti, popolo dedito alla produzione di ceramica, decorata con stesura cromatica turchina su smalto bianco. Sicuramente sarai curioso di assistere a questa secolare tradizione in una originale fornace laertina. Seguendo il nostro appassionante percorso, giungerai nella misteriosa Cantina Spagnola, chiesa rupestre recentemente scoperta, risalente al XVIII secolo, che conserva affreschi sacri e profani completate da sculture in alto rilievo. Non molto lontano troverai la Fontana Medievale, costruita in pietra e abbellita da archi e da volti in alto rilievo. La sorgente è situata nei pressi del Santuario Mater Domini, eretto in seguito all’apparizione della Madonna col Bambino al pastore laertino Paolo Tria il 20 maggio di molti anni fa. Alberobello, la città fatta di trulli, occupa un terreno fortemente sottoposto all'azione erosiva delle acque meteoriche, tanto in superficie quanto in profondità; le rocce calcaree stratificate offrono così il materiale da costruzione che contraddistingue non solo l'immagine della città ma l'intero territorio, abitato sin dal secolo XV da coloni cui il signore del luogo affidava la terra affinché fosse bonificata e coltivata.
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| LA TERZA - Le famose focacce | ALBEROBELLO (BA) | ALBEROBELLO (BA) |
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Pare
che le ragioni storiche del trullo come costruzione a secco siano da
ricondurre all'abuso di potere con il quale il feudatario poteva a suo
piacimento allontanare il colono dalla terra senza riconoscergli alcun
diritto, primo fra tutti quello di essere "cittadino", se si
pensa che agli inizi del seicento i diversi nuclei familiari che si
erano stabiliti nel territorio di Alberobello - attirati anche dalle
franchigie concesse dai conti di Conversano - risultavano a tutti gli
effetti abitanti della vicina Noci. Era
nata una vera e propria comunità stabile tenuta in pugno dal conte
Giangirolamo Acquaviva d'Aragona, in aperta violazione alla prammatica
che vietava ai feudatari di costruire, senza il permesso del re, nuove
città. I
trulli, cattedrali di pietre a secco. L'immagine
del trullo, costruzione rurale senza tempo, è da sempre associata alla
Puglia come una delle espressioni più tipiche della sua anima
contadina. Popola le province di Bari, Brindisi e Taranto, trovando la
consacrazione assoluta e monumentale nella città di Alberobello, da
poco entrata a far parte del patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco. |
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| PORTO CESAREO (LE) | PORTO CESAREO (LE) | NARDO' (LE) |
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Nel 1975, grazie alla volontà dei residenti che chiedevano da tempo l'autonomia dal comune di Nardò, Porto Cesareo divenne a sua volta comune a tutti gli effetti. Oggi quest'ultimo è ormai una rinomata località di bagni grazie ai suoi 17 km di spiaggia dorata in parte attrezzati e acqua molto limpida fronteggiate da un arcipelago di isolotti ricchi di vegetazione e di fauna che conta specie molto rare. Dal 1997 il Comune è sede di una delle 20 aree marine protette d'Italia per la presenza di una ricchissima e diversificata comunità marina di elevato valore biologico. L'area si estende fino a 7 miglia dalla costa, tra Punta Prosciutto a nord e Torre dell'Inserraglio a sud. Importanti sono anche la Stazione di Biologia Marina e il Museo Talassografico che contiene una raccolta malacologica, un erbario e rare specie ittiche. Nel 2002 Porto Cesareo è balzato agli onori della cronaca per una notizia molto curiosa che ebbe molta eco e fu imitata successivamente anche in altre parti d'Italia: l'intitolazione di una statua a Manuela Arcuri. L'opera, realizzata dallo scultore salentino Salvatino De Matteis, richiama ancora adesso molti curiosi che, in vacanza nella zona, vengono a visitarla; essa rappresenta la moglie del pescatore che aspetta impaziente il proprio marito che torna dal mare. C'è da annotare, però, un triste primato: recentemente in un sondaggio il comune è risultato il secondo più abusivo d'Italia, una realtà infelice che affligge da anni questo bellissimo territorio e che le autorità di competenza non riescono a fermare. |
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| GALLIPOLI (LE) | GALLIPOLI (LE) | GALLIPOLI (LE) |
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Sicuramente una tra le più gettonate mete turistiche, non solo del Salento, ma di tutta Italia, Gallipoli con i suoi dintorni, rappresentano il fiore all'occhiello dell'industria turistica della Provincia di Lecce. Il suo Centro Storico straordinariamente intatto, si propone come un raro esempio di Città Isola protetta dal mare, con all'ingresso la splendida mole del Castello cinquecentesco, costruito sull'acqua a protezione del Porto, che era a quel tempo uno degli scali commerciali più importanti, insieme a Taranto, sul mare Jonio. La città nuova risulta separata dal Borgo Antico da un ponte e si estende su un promontorio lungo più di 2 Km. Nella zona nuova e su tutta la costa, trovano ampi spazi le moderne strutture ricettive e l'area commerciale. Gallipoli è ormai diventata la località turistica piu rinomata della Puglia, con le sue splendide spiagge, il mare limpido e incontaminato, le strutture turistiche in cui si preparano squisiti piatti tradizionali a base di pesce e non, e i tantissimi locali nottuni... Ma Gallipoli non è soltanto mare e spiagge ha nel suo centro storico (costruito su di un isola e collegato alla terraferma tramite un ponte del 1500) importanti monumenti storici, come castelli e chiese e fontane greche. Gallipoli dal greco "Citta Bella" è una delle più caratteristiche città Ioniche, che sa unire al suo interno splendide spiaggie, bellissimi monumenti storici ed una squisita e salutare cucina tradizionale... Certo a Gallipoli non ci si può certo annoiare, dopo una giornata in spiaggia si puo approfittare del tardo pomeriggio per ammirare il Centro Storico con il suo Castello, la Cattedrale la fontana oppure si può fare un giro e a fare shopping tra i numerosissimi negozi.., e dopo una sostanziosa e saporitissima cena con pesce fresco o prodotti tipici salentini, e poi un giro tra i numerosissimi e belli locali notturni sulla spiaggia o all'interno per conoscere nuova gente!! Insomma non vi resta che passare un pò di giorni a Gallipoli per scoprirla e apprezzarla...... |
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| S.MARIA DI LEUCA (LE) | S.MARIA DI LEUCA (LE) | S.MARIA DI LEUCA (LE) |
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Santa Maria di Leuca: il cui nome gli venne attribuito dagli antichi marinai greci che provenivano dall'oriente, vedevano questo posto illuminato dal sole e perciò leukos, bianco. Il resto del nome trae origine dallo sbarco di S. Pietro dalla Palestina, da numerose testimonianze è emerso che proprio qui abbia incominciato il suo processo di evangelizzazione, cambiando anche il nome della cittadina dedicandola alla Vergine. Il
nome De finibus terrae invece nasce dai Romani. Santa Maria di Leuca è
un centro balneare e peschereccio, nell'insenatura tra Punta Ristola e
Punta Meliso, sorge in una magica posizione, dove da sempre si crede che
il Mare Adriatico e il Mar Ionio si incontrano. Figlio di questa cittadina è Aldo Riso. Nonostante i suoi continui e lunghi viaggi nell'Unione Sovietica, in Africa, nell'America del Nord e in quella Latina, innamorato della sua terra, la Puglia, ne rimane il vessillifero; è l'artista che si è dedicato a realizzare le immagini più significative, trasferendole sulla carta e sintetizzando, attraverso un pulito acquarello il vasto e sempre diverso paesaggio. Nell'acquarello, al di fuori di ogni schema restituisce a questa tecnica una forza nuova, proprio un senso del colore, è sopratutto nella luce che simbolizza tutto un mondo che sembra rimasto immobile pur attraverso il lungo viaggio nei secoli. Con questa sua espressione fa rivivere personaggi e paesaggi in una forma quasi surrealistica. Il gioco delle ombre che servono a rendere la nitidezza del tratto ed il largo uso del bianco mettono in risalto i suoi paesaggi, le strade assolate, le piazze, le case immobili sotto il sole, rese vive da un passante, da un fiore o da un panno ad asciugare. |
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| S.MARIA DI LEUCA (LE) | S.MARIA DI LEUCA (LE) | LITORANEA SALENTINA |
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Perla dell'estremo lembo d' Italia, Leuca si adagia in un tratto di costa alternato da scogliere e piccole calette di sabbia. Le numerose grotte sono di grande interesse storico e naturalistico e i fondali marini sono un vero e proprio paradiso per il turismo subacqueo. Con un entroterra prodigo di storia e cultura, di paesaggi splendidi da ammirare, di sontuose e colorate ville ottocentesche che declinano verso il lungomare. Una scalinata di 184 gradini collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice all' Acquedotto Pugliese che sfocia in mare, cominciato a costruire nel 1906 ma, con lo scoppio della prima guerra mondiale, i lavoro dovettero fermarsi, i cantieri si riaprirono conclusa la guerra e si giunse nella marina nel 1939. La monumentale scalinata e la colonna romana furono inviate dal Duce di Roma. La cascata è stata aperta diverse volte in sessant'anni. |
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| CASTRO MARINA (LE) | CASTRO MARINA (LE) | CASTRO MARINA (LE) |
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La grotta della Zinzulusa, una delle più famose ed importanti manifestazioni del carsismo costiero italiano, si affaccia con una maestosa apertura sul mar Ionio, lungo il litorale tra Castro Marina e Santa Cesarea Terme. La grotta, originatasi durante il Pliocene a seguito di intensi processi di erosione marina che interessarono l'intera Penisola Salentina, si articola in tre parti geomorfologicamente distinte. La prima, che si estende dall'ampio ingresso sino alla Cripta, è scavata in calcari compatti e risulta caratterizzata appunto da una grande varietà di stalattiti e stalagmiti e numerosi fenomeni di crollo della volta; in questa parte vi è la prima importante manifestazione idrologica della grotta, "La Conca", invasa da acque limpidissime in cui si mescolano componenti marine a componenti dulciacquicole. La seconda parte, che si estende dalla Cripta sino all'ampia cavità denominata "Il Duomo", mostra una tipica morfologia erosiva risalente al Cretacico; in questa zona la roccia si presenta meno compatta e più evidenti risultano gli esiti dell'intensa azione erosiva delle acque interne; inoltre, le stalattiti e le stalagmiti diminuiscono, come pure non si osservano evidenti fenomeni di crollo. Infine, la parte terminale che ospita le acque limpidissime del "Cocito" la cui natura anchialina è dimostrata dalla evidente stratificazione tra una lente superficiale più fredda e dolce ed un livello sottostante più caldo e salmastro. |
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Santa
Cesarea è situata su un ripiano della scogliera che si affaccia sul
Canale d'Otranto in una cornice collinare ricoperta da una fitta
vegetazione di macchia mediterranea e pineta di alto fusto. |
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| CASTRO MARINA - Grotte della Zinzulusa | LITORANEA SALENTINA | SANTA CESAREA (LE) |
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| PORTO BADISCO (LE) | PORTO BADISCO (LE) | PORTO BADISCO (LE) |
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Porto Badisco è un piccolo centro abitato da pescatori, molto frequentato nel periodo estivo da un turismo internazionale. Sorge tra "Punta Scuru" a nord e "Capo Palascia" a sud, nei pressi di Otranto. Porto Badisco è una stupenda caletta naturale della costa salentina, una piccola convalle che degrada lentamente verso il mare e forma un porticciolo naturale. Secondo la leggenda narrata da Virgilio Porto Badisco è la prima sponda adriatica toccata da Enea nel suo viaggio in Italia, in fuga da Troia. Badisco rappresenta oggi uno dei rari esempi di costa alta ancora integra dell'Italia peninsulare. Sono evidenti i fenomeni carsici ed erosivi: calette e anfratti ricchi di particolari geologici di spettacolare bellezza, come la Marmitta dei Giganti, una flora ricca di piante medicinali, una fauna selvatica nidificante, arricchita da passaggi migratori. Il mare di Porto Badisco è una distesa blu scuro, interrotta solo dal bianco della costa frastagliata. Roccia chiara bordata dallo scintillio di schiuma bianca. L’entroterra è lievemente ondulato con valli e rilievi, punteggiato da muretti a secco, architetture chiare e isolate rocce bianche. Profumi e colori sono dovuti alla gariga. Nel vento si mescolano le essenze del mirto, del timo, della salvia, del finocchio selvatico, ecc. Il sole accende le tonalità verdi di ulivi, fichi d'india, oleandri, palme, e quercia spinosa. Una piccola caletta di spiaggia sabbiosa completa un ambiente incontaminato, apparentemente inaccessibile, e forse per questo non ancora intaccato dalle moderne forme di turismo selvaggio e dall’abusivismo edilizio. |
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| OTRANTO (LE) - Panorama | OTRANTO (LE) | OTRANTO (LE) |
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Otranto, chiamata anche 'Porta d'Oriente', si affaccia nello stretto che prende il suo stesso nome, il Canale d'Otranto, situato a sud dell'Adriatico, nel punto più orientale d'Italia. Anticamente capoluogo della terra, ancora oggi conserva l'aspetto caratteristico delle antiche città commerciali che si affacciavano sul Mediterraneo. Si mostra ai numerosi visitatori che affollano le sue coste ed il centro storico ogni anno, solare e con il suo fascino orientale. E' possibile intravedere le montagne dell'Albania, distanti 70 miglia nelle giornate più limpide. A testimoniare l'incubo delle invasioni dei Turchi sono rimaste le due torri medievali di avvistamento. Il centro storico della città è rimasto intatto nonostante la grande espansione edilizia. Otranto si presenta ai suoi visitatori con la Cattedrale, terminata e aperta al culto nel 1088, con la sua notevole dimensione, è da ritenersi la Chiesa più grande della Puglia, di incomparabile valore è il mosaico pavimentale eseguito da un monaco, conserva i resti degli 800 martiri uccisi dai Turchi. Otranto è anche il Castello Aragonese, con le torri, i bastioni e le mura. il borgo antico, con le strade fatte in pietra viva, strette e che si snodano a serpentina tra le case, il porto che ha sempre avuto un'importanza notevole per gli scambi con l'Oriente e infine, ma non meno importante, il mare cristallino e limpido, ricco di dune, anfratti, grotte e insenature, che insieme alla presenza dei Laghi Alimini, rendono questa cittadina veramente incantevole, da innamorarsene a prima vista. |
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| OTRANTO (LE) | OTRANTO (LE) | OTRANTO (LE) |
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Otranto deve la sua suggestività soprattutto al suo borgo antico, il quale ha resistito alle burrasche del tempo e si presenta oggi come ieri. Vi si accede da "Porta Terra", che si apre lungo un bastione, recentemente restaurato, d'epoca napoleonica. Una volta entrati nel cuore della cittadina, ci si trova in una piazza triangolare, realizzata nella seconda metà del Cinquecento. Più avanti, si erge "Porta Alfonsina", costruita nel 1481 e dedicata ad Alfonso, duca di Calabria, al quale si deve la liberazione del borgo dagli Ottomani. E'
emozionante camminare sull'antico lastricato fatto di pietre vive. Corso
Garibaldi rappresenta l'arteria commerciale del paese. Vanta, infatti,
la presenza di innumerevoli negozietti, aperti fino a tarda serata, nei
quali si può trovare di tutto: souvenir, oggettistica locale e non,
cartoline, abbigliamento, ecc. Il Corso si conclude in Piazza del Popolo
dove si può notare la "Torre dell'orologio", edificata nel
1799 e impreziosita dallo stemma cittadino. Successivamente, tra
localini e bar, si giunge a "Porta a Mare", attraverso la
quale, percorrendo una lunga scalinata in legno, si arriva al porto. |
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| BARLETTA - Scorcio | BARLETTA - Manifesto di Lega Sud | BARLETTA - Il leggendario luogo della sfida |
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L'esistenza del nome Barduli è testimoniata solo in età romana, ma alcuni ritrovamenti del IV sec. a.C. indicano un precedente centro apulo. Dal 584 al 590 si popolò con i rifugiati dell'importante Canosa di cui Barletta era il porto - per sfuggire ai Longobardi; ma acquistò importanza militare ed economica solo con i Normanni, e s'ingrandì con gli abitanti di Canne, distrutta da Roberto il Guiscardo nel 1083. Diventò una tappa importante dei Crociati e di tutto il traffico verso la Terra Santa; nel Duecento ospitò il Patriarca Rondolfo, fuggito da Gerusalemme. Nel 1228 Federico II, prima di partire per la Crociata, vi adunò il parlamento dei baroni. Nel 1310 fu dichiarata città demaniale. Sotto gli Angioini, nel XIV e nel XV sec., ebbe il periodo del suo massimo splendore grazie ai commerci con l'Oriente e alla costituzione di una potente flotta mercantile. Il 4 febbraio 1459 vi fu incoronato Ferdinando I d'Aragona. Nella prima metà del '500, durante le guerre tra Francesi e Spagnoli, ebbe luogo la celebre Disfida (13 febbraio 1503) fra 13 cavalieri italiani (al servizio degli Spagnoli) guidati da Ettore Fieramosca e 13 francesi comandati dal capitano Guy de La Motte, conclusasi con la vittoria degli italiani. Nei secoli successivi subì terremoti e pestilenze. Si risollevò nella seconda metà del Settecento. Nelle due guerre mondiali il valore della città fu riconosciuto con 11 medaglie d'oro e 215 medaglie d'argento. Il suo maggiore sviluppo è iniziato negli anni Cinquanta del secolo scorso. Il toponimo deriva da Barduli, formato a sua volta dalla base prelatina bard-, fango. Fra i personaggi illustri della città Pietro Mennea (per 17 anni primatista mondiale nei 200 metri con 19"72). Il nome di Barletta è legato al ricordo della celebre Disfida di Barletta. L'episodio è noto: il capitano francese La Motte, prigioniero degli Spagnoli in una delle tante guerre combattute su territorio italiano dalla Francia e dalla Spagna, mentre era a cena con il comandante spagnolo Mendoza, sostenne che gli italiani non fossero dei buoni combattenti. Ettore Fieramosca, capitano di ventura al servizio della Spagna, sfidò allora il condottiero e il 13 febbraio 1503 un drappello di tredici italiani affrontò sul terreno, tra Andria e Corato, altrettanti francesi; un francese cadde, gli altri si arresero con l'onore delle armi. |
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| BARLETTA - Castello Svevo | CASTEL DEL MONTE | BARLETTA - Souvenir digestivo |
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Ogni anno i cittadini di Barletta rivivono la "Disfida" con una suggestiva e pittoresca manifestazione. Davanti ad una immensa folla di turisti, convenuti da ogni parte d'Italia e soprattutto dalla Francia, vengono ricordati i momenti del fatto storico. Dalla Lettura del Cartello di sfida all'investitura del Cavalieri, al Certame Cavalleresco tra splendidi elmi e cimieri, gualdrappe, corazze e costumi sfarzosi; una suggestiva successione di quadri viventi, resi con fedeltà e realismo impressionanti. Il Centro storico della Città di Barletta , nel "quartiere della marineria" con le belle chiese, i palazzi e gli altri monunenti, conserva ottimamente l'aspetto medievale e non appare contaminato da costruzioni moderne.Imponente è il Castello Svevo di Barletta costruito da Federico Il su una preesistente Rocca normanna e, successivamente, ampliato da Carlo . Ma a caratterizzare Barletta è il cosiddetto colosso Eraclio una delle sculture in bronzo fra le più belle pervenuteci dal mondo antico. L'identificazione iconografica è incerta (Valentiniano I o Marciano?) come è incerta la sua provenienza. Si credeva, infatti, che :provenisse dal vicino Oriente, forse da Bisanzio, ma oggi par prevalere la tesi della sua provenienza dalla città di Canosa, dove si ergevano altri colossi di bronzo ormai scomparsi. Degno di particolare attenzione è il Museo Civico dove è possibile ammirare la più vasta raccolta di dipinti di Giuseppe De Nittis (1846-1884), il grande pittore di Barletta vissuto nella seconda metà dell'Ottocento, che ebbe tanto successo a Parigi, sì da essere insignito della "Legione d'Onore" a soli trentadue anni e fu autorevole rappresentante della corrente degli impressionisti. De Nittis affidò la sua fama specialmente agli squisiti ed eleganti ritratti di Parigine, ma non meno belli e suggestivi sono i suoi "paesaggi" in cui spesso tornava con struggente amore alla sua terra ("Strada campestre-Lungo I'Ofanto", "Paesaggio sotto il sole", "Fiume", "Contadini" e "Strada da Brindisi a Barletta"). A 12 chilometri dalla città, tra la campagna e le anse dell'Ofanto, sulla riva sinistra del fiume è Canne della Battaglia, dove avvenne l'epico scontro tra i Cartaginesi di Annibale e i Romani che nella tragica battaglia lasciarono sul campo oltre cinquantamila caduti |
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| BARLETTA - Ettore Fieramosca | BARLETTA - Soundcheck | BARLETTA - De Gregori in concerto |
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Castel
del Monte Nei pressi di Andria, a 540 metri sul livello del mare,
isolato su di un colle della Murgia Pugliese, sorge Castel del Monte, il
più famoso monumento dell' epoca dell' Imperatore Federico II di
Svevia. La costruzione di Castel del Monte risale alla prima metà
del '200 e sintetizza mirabilmente negli schemi plano volumetrici ,
tutte le influenze di stile e di cultura della cerchia artistica
dell'Imperatore svevo. |
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| Trani - Venditori di pesce | Trani - Donne pugliesi | Trani - Fontana dell'Acquedotto pugliese |
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Per
qesto l'impianto ottagonale, proprio dei battisteri, è stato usato in
edifici sacri del mondo imperiale cristiano quali San Vitale a Ravenna e
la Cappella Palatina ad Aquisgrana. Ma è molto suggestiva l'ipotesi che
Federico si sia ispirato a un monumento che senza dubbio alcuno lo aveva
affascinato, la moschea di Umar a Gerusalemme, che ai suoi tempi era
conosciuta come il Templum Domini. Per la sua struttura ottagonale e il
dedalo dei disimpegni (ma anche per il percorso obbligato) al suo
interno, Castel del Monte è stato paragonato a un labirinto, con tutte
le implicazioni simboliche di tale disegno (ottagonale era il labirinto
sul pavimento della cattedrale di Reims). Castel
del Monte è un esempio di architettura pecisa e allo stesso tempo
simbolica: ciascun elemento costruttivo risponde a precise regole
algebriche e astronomiche. Secondo alcuni studiosi, è stato scelto e
progettato per essere il più grande osservatorio spaziale del Medioevo!
Oggi, Castel del Monte completamente restaurato, è interamente
visitabile: dal solenne portale in breccia corallina che nelle porzioni
e nella forma ricorda gli archi trionfali di epoca romana, si accede
nella prima sala a pian terreno. Questa, come tutte le camere di Castel
del Monte, ha forma trapezoidale con volte a crociera.Superate due
sale si accede al cortile sempre ottagonale. Da qui si aprono tre porte
finemente decorate. Attraverso una ripida scala a chiocciola si accede
al primo piano. La volta del vano scale è risolta con dei costoloni
poggianti su mensole antropomorfe altamente espressive, pregevoli pezzi
di scultura del XIII secolo. Nelle sale del primo piano di Castel del
Monte, tutte naturalmente uguali fra loro, sono interessanti i marmi
policromi delle colonne, le porte e le finestre in breccia corallina, i
camini e infine le "chiavi di volta" dalle coperture
antropomorfe. Chissà che in fondo Federico non ambisse a costruirsi un
maniero-modello, a sua vera immagine, nel quale ritrovarsi con i suoi
pochi saggi amici e i suoi diletti falconi. E lì vivere gli ultimi anni
in solenne, beato ozio studioso, immerso in un contesto che lo
proponesse di continuo lex animata in terris, isolato quasi - oseremmo
dire- come una vivente reliquia della sacralità imperiale? |
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Questi
sono gli anni più proliferi della carriera di Domenico Modugno. Prende
parte a trasmissionmi radiofoniche e scrive ballate in dialetto. Ma il
vero successo planetario giunge con la canzone "Nel blu dipinto di
blu" ("Volare"). In controtendenza ad ogni stereotipo
musicale dell'epoca, "Volare" consacra il successo di Modugno,
che nel 1958 vinse il Festival di Sanremo. Ma non solo, "Nel blu
dipinto di blu" viene tradotta in ogni lingua, scala tutte le
classifiche musicali raggiungendo la vetta e nello stesso anno, in
America del Nord, Domenico Modugno riceve due Grammy Awards in quanto
"Volare" è la canzone dell'anno (1958), come pure il disco. All'apice
del proprio successo, però, durante una trasmissione televisiva, Mr.
Volare viene colpito da una trombosi e da ciò accusa menomazioni nel
linguaggio e nei movimenti. |

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Eccomi. Gli ultimi quattro giorni del viaggio li ho dedicati al mio zione. E' uno zio acquisito, ma per me è stato ed è come un padre, un
fratello, un amico. E la cosa è reciproca. Lui l'ha amata la sua vita, l'ha assaporata al cento per cento, c'è salito sopra come su un ottovolante e se fosse possibile rifarebbe punto per punto tutto quello che ha fatto senza toccare una virgola, un respiro, una parola, una vangata, una fucilata. Se, per miracolo, nascesse di nuovo risposerebbe certamente sua moglie della quale è ancora perdutamente innamorato, rifarebbe lo stesso lavoro e si farebbe destinare a Metaponto, di nuovo, per farsi ancora un altro giro di giostra! Non so quante volte ho sentito questa frase "se dovessi rinascere, farei questo e quest'altro...". Lui no, ripeterebbe tutto senza cambiare nessuna battuta, primo secondo e terzo atto. Se dovessi identificarlo con una una canzone sceglierei "Grazie alla vita", sembra che la canti proprio lui. Metaponto è un luogo che nel 56', quando lui arrivò da Taranto, doveva essere come Piovarolo nel film di Totò; un luogo dove ognuno, colto dalla nostalgia, avrebbe fatto di tutto pur di scappare e tornare nella città. Ma lui, appena scoprì quel Paradiso che nessuno riusciva a "vedere" capì subito, al contrario di altri che cercano effimere felicità, che quello era un dono divino. Capì che soltanto lì avrebbe potuto vivere a misura d'uomo, raccogliere tutti i frutti che la natura gli metteva a disposizione senza nessuna formalità, respirare ogni mattina l'odore della campagna e del mare, vivere davvero in modo biologico, concepire il commercio con gli abitanti del luogo solo con scambi in natura e tramutando la moneta in verdure, ortaggi, fichi, pesce, fagiani, salumi, lavoretti e cortesie. Insomma, appena arrivò in quella terra capì in un attimo di che pasta era fatta la felicità. E' stato proprio quel vivere "ruspante", il godersi fino in fondo la terra che ha coltivato, dimenticare (se mai le ha pronunciate) parole quali "ansia", "tristezza", "malinconia" che lo hanno forgiato a dovere fino a fargli capire davvero come si dovrebbe vivere nel vero senso della parola. Forse è stato un privilegiato e nemmeno lo sa. Che vita avrebbe mai potuto fare un uomo che a 25 anni girava per le strade in Lambretta, con la fidanzata seduta dietro sul sellino e davanti il suo Leo, fedele bracco da quaglie? E che a 75 va a ballare il Liscio al Lido, con le ragazze che fanno a gara per due salti (zomp) con lui mentre la moglie gli corre dietro con le camicie di ricambio?
Mentre il treno cominciava a muoversi, sapendo che difficilmente sarei ritornato in Puglia, mi sembrava che quel vagone, con quel fantastico passeggero a bordo, si portasse via tutta la mia infanzia per non rivederla più, consentendomi soltanto di poterla raccontare agli amici: le mie estati a Metaponto, le infruttuose battute di caccia che finivano con i pallini scaraventati sulle angurie, le anguille del Basento, suo figlio utilizzato per confondere le tortore e farle avvicinare al suo fucile, le masserie ripitturate da cima a fondo, i bisognini all'aria aperta di campagna con la speciale carta igienica fornitami da mio zio: foglie d'ortica! E poi le notti passate sulla sua barca a tirare le reti, a pescare gli sgombri al bolentino, ad attendere le alici sulla sabbia fredda all'alba, ad arrostire enormi cefali di fiume, a sparare nei pomeriggi al tiro al piattello; le visite alle aziende agricole con mucche, oche e mezzadri che sembravano balzati fuori da un dipinto di Fattori o dai libri di Giovannino Guareschi. E come dimenticare il suo orto con l'antistante "officina"? (il garage dove mette subito sott'olio i suoi prodotti). I suoi vecchi cani li ho conosciuti quasi tutti, come le sue galline insaziabili, polli, colombe, capponi, conigli restii all'accoppiamento e che per punizione si ritrovavano la sera in salmì. Gli facevo compagnia anche quando lavorava. E quando era libero dal servizio, ogni tanto "si andava in servizio" lo stesso: ci recavamo allo Scalo per missioni burlone nei confronti dei suoi colleghi o (se proprio volevamo fare i bravi ragazzi) raccoglievamo lumache per la cena vicino i binari della stazione, illuminati da quelle affascinanti luci blu-violetto. Insomma, estati piene di tutto...di tutto..quello che quest'uomo mi ha insegnato. Ebbene,
quella mattina alla stazione di Catania, tutto quel ben di Dio se lo
stava portando il treno. Al ritorno in auto piansi, perché sapevo
che se anche fosse ritornato in Sicilia, mai avrei riprovato quelle
gioie. Cioè ..... nei suoi luoghi, a casa sua, dà il meglio di se stesso. Una mattina mi sono presentato da lui e gli ho detto "Ho fatto il mio viaggio disintossicante. Adesso sarò la tua ombra. Non ti mollo, ti seguirò dovunque andrai", sicuro che andandogli appresso avrei scoperto sempre qualcosa di nuovo, di fantastico. Appena gli dico questa frase il suo viso, come sempre, si trasforma magicamente da persona adulta a bambino monello: le labbra birbanti gli si cominciano ad allargare, le sue orecchie vibrano, una ruga scugnizza solleva le sue gote briccone che gli fanno diventare gli occhi così birichini da portarli in un collegio. E quando rivedo quella faccia discola, quella faccia da monellaccio, capisco subito cos'ha in mente. Già immagino quello che lui sta pregustando, cosa mi sta riservando, le trappole che mi sta preparando. In fondo era quello che voleva: passare un paio di giorni col suo vecchio compagno di giochi, preparargli subito un letto pieno di molliche e che sarà teatro di goliardici attentati notturni. E così è stato:
quattro giorni appresso ad un grande uomo che
è l'Agriturismo fatto persona, che qualsiasi itinerario ti farà
percorrere non sarà mai un percorso banale perché ha già in testa
quale incontro meraviglioso vuol farti fare col suo secondo amore: la natura.
E se lo assecondi, è felice di presentartelo, il suo amore. Un pomeriggio l'osservavo mentre dormiva: si addormenta dopo tre secondi esatti assumendo la posizione di un bambino mentre fa la nanna, girato di lato e con le mani sotto la guancia. E mentre è nelle braccia di Morfeo sorride, beatamente, e allarga le sue guance innocenti con l'espressione di colui che gode per qualcosa: forse sogna lepri che saltano o anatre di plastica che dovrà sistemare per scherzo nello stagno a danno di un ingenuo cacciatore. Ecco, quando un uomo dorme così non si può definire diversamente: è un'anima pura. A un uomo così c'è da augurargli soltanto una cosa: ancora tanti giri di giostra!!
Te lo dico proprio come si dice da voi: adesso anch'io mi sento di fottere!
Mimmo
Dicono che c'e' un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare. Io dico che c'era un tempo sognato, che bisognava sognare. (Ivano Fossati)
(*) "mi sento di fottere" è un termine usato specialmente nella bassa Puglia per esternare sconforto e malinconia. Sta di fatto che un siciliano in vacanza in Puglia rischia grosso e il pericolo di prendere un paio di ceffoni è notevole. Di contro, una pugliese in vacanza in Sicilia rischia grosso lo stesso. Ma non per prendere ceffoni. (P.S. Giuro di non averlo mai saputo prima di questo viaggio!) |
