con le foto di Francesco Raciti e Salvo Puccio

 

 

 

 

ll fascino antico di usanze e costumi che il dialetto trasformava in «musica»

 

Natali che toi, Pasqua ccu ccu voi! recita un antico proverbio Siciliano. Il modello è quello della Sacra Famiglia. E questo rito ha nella tradizione del focolare domestico che siede attorno al ceppo la sua consacrazione. Stare davanti al ceppo è un'occasione per riunirsi, discutere, riscaldarsi, scambiarsi gli auguri. È simbolo di vitalismo, di luce, della natura che muore per rigenerarsi. Il suo scoppiettare in singole pungenti faille, equivale allo scoccare stesso della vita. Al ceppo vengono affidati i sogni che ciascuno nasconde, anche se, poi, una volta consumato resta solo la cenere. In tutta la Sicilia, il sapore delle tradizioni Natalizie continua ad affascinare.

Nelle scuole e nelle chiese, soprattutto, ma anche nelle case private viene allestito l'albero di Natale e montato il presepe. Ma quante usanze popolari si sono perse nel tempo? La riscoperta di queste tradizioni passa attraverso un ritorno alla conoscenza del dialetto siciliano. Il dialetto, proprio perché origina dalle genuine e spontanee quotidianità del popolo, resta il migliore mezzo di apprendimento. Ritornare al passato può servire da stimolo per rivisitare e meglio comprendere il presente. Studiosi delle tradizioni popolari come il Pitrè, Vigo, Salomone Marino, Serafino Amabile Guastella, non sono passati invano. A loro si debbono le riscoperte di usi e costumi che altrimenti sarebbero andati irrimediabilmente perduti per sempre.

Proverbi, detti, giochi dell'infanzia, prelibatezze culinarie, rituali cabalistici e molto altro ancora. Agli inizi del ‘900, a Catania era abituale ‘A cunzata d'a Cona, cioè l'addobbo degli altarini e delle Icone, meglio se raffiguranti la Sacra Famiglia. Sull'origine della Cona si conosce ben poco. Di solito, dopo la festa dei Morti, si apriva il Mercato della Cona.

I venditori ambulanti con i loro carretti, cominciavano già il giro per i quartieri per vendere il materiale occorrente: Asparagi selvatici (sparacogna), cotone idrofilo (cuttuni sciusu) e Ferru filatu duppiu (fil di ferro, spesso). Quel che è certo è l'enorme partecipazione popolare che si raccolse attorno ad essa. Un modo spontaneo per aggregarsi e nello stesso tempo per pregare. L'addobbo zeppo di frutti di stagione e di ogni altro ben di Dio, oltre a simboleggiare il miracolo della riproduzione dei frutti della terra, a volte consentiva ai più poveri del quartiere anche di sfamarsi.

Capitava che le Cone venivano totalmente depredate. Da qui, in senso dispregiativo, nasce il detto tutto catanese Ti mangiasti e ti futtisti na cona. La Novena da cantarsi ogni sera davanti la Cona aveva inizio il 16 dicembre per protrarsi fino alla vigilia del 24. Nove erano i giorni della recita per simboleggiare i nove mesi di gestazione della Vergine Maria; Nove erano le candele poste sul davanzale dell'altarino da accendere una per ogni giorno di recita; Nonareddi erano chiamati gli incolti suonatori, trasandati e derelitti (meglio conosciuti come l'ovvi, in quanto spesso non vedenti), che intonavano nenie dietro compenso di un bicchiere di vino fresco e una manciata di biscotti. Il poeta chiamato a recitare, quando scatasciava (diceva ciò che non doveva dire) veniva "bonariamente" invitato ad attenersi al tema.

La Novena si divideva in due parti ben distinte: La prima era rigorosamente religiosa e comprendeva litanie in latino maccheronico; la seconda, invece, detta ‘A Junta, quasi sempre richiesta dal committente, era piuttosto folcloristica e comprendeva brevi danze con la diretta partecipazione del pubblico. In questo caso, le candele di cera venivano spente. Quando ai Nonareddi si preferivano i Ciaramiddara, la musica era diversa. Sin dal giorno dell'Immacolata, con lo strumento stretto su un fianco, calavano a frotte da Maletto, Randazzo e Bronte. Avvolti nelle loro robuste pelli, calzavano calosce di gomma ('i scappitti). La suonata de Ciaramiddari comprendeva 4 pezzi (detti caddozzi) dalla durata di dieci minuti ciascuno. Per tutto il periodo della natività lavoravano tantissimo. Per la loro esibizione, non chiedevano che pochi spiccioli. Ma a fare festa, c'era pure 'U mascularu colui il quale, al termine di ogni esibizione accendeva i mortaretti. Tutte le sere i ragazzi sciamavano in gruppo. A quel tempo non venivano definiti bulli ma semplicemente… monelli. Per loro, lo zampognaro, era u viddanu calatu de muntagni. Gli cantavano: Mmeru… Mmeru… lu ciaramiddaru… tri pirocchi l'assicutaru; l'assicutaru vanedda vanedda e ci scassanu la ciarammedda.

Santo Privitera - 22/12/2012

 

 

«A Pasqua e Natali sulu pi cu avi dinari»

 

Le feste natalizie, come da tradizione, sono precedute da una serie di ricorrenze liturgiche che la poesia popolare in rapida successione riassume: 'E quattru Barbara, 'E sei Nicola, 'E ottu Maria, 'E tridici Lucia, 'O vinticincu lu veru Misia. Era un proverbio che indicava efficacemente le date dei Santi festeggiati nel mese di dicembre. Ma detti e proverbi legati alla Natività si sprecano.

A Catania, Pari 'u spavintatu da stidda si dice a chi si lascia incantare troppo facilmente. Il riferimento alla stella cometa che con la sua luce accecante abbagliò i pastori di Betlemme, appare evidente. Di fonte a una tavola bandita di ogni ben di Dio, i nonni ammonivano i loro nipotini: Panettone più torrone più capitone, uguale indigestione. Il problema non si poneva per le famiglie meno abbienti che invece si accontentavano di pane, legumi e Baccalaru (stoccafisso). Ancora oggi, quando le feste di Natale passano, si nota la delusione sul volto della gente. Allora, Doppu Natali, lu friddu e la fami.

La festa era attesa per dodici lunghi mesi, perché Da Natali a Santu Stefanu, non è comu Santu Stefanu a Natale. La sintesi che racchiude il significato di questo proverbio è perfetta, conferma una volta di più la duttilità del dialetto siciliano nella sua forma così come nella sostanza. Che dire della fervente attività che si sviluppava in città al tempo in cui il Natale si viveva con spontanea naturalezza? Anche se i primi preparativi cominciavano subito dopo la festa dei Morti, solo l'8 dicembre, pp'a 'Maculata (per l'Immacolata Concezione), si dava il via ai festeggiamenti ufficiali. Le zolle di muschio appena colto dalle stradelle di campagna o dai muri 'a cruru (muretti di pietra) servivano per l'allestimento del Presepe. Mentre il suono delle ciaramelle invadeva le vie del Centro storico, si preparavano le Cone per la Novena serale.

Il segno della X sui muri dei cortili, stava a indicare che dal 16 al 24 dicembre in questo determinato luogo si sarebbe cantata la Novena.

Ai primi anni '60 de secolo scorso, l'usanza della Novena andò in soffitta. Scomparsi i vecchi Nonareddi, sventrata una consistente parte del vecchio S. Berillo dove sparsi per i vari cortili si trovavano antichi pittoreschi altarini, il Natale Catanese, come accadde nel resto del mondo, si arricchì di nuove insegne: quelle del consumismo. Oggi ritorna prepotente un detto creduto scomparso: E' Pasqua e Natali sulu pi cu avi dinari.

Santo Privitera

 

 

Natale in Sicilia - C’era una volta “u bammineddu…”

Testo a cura di Alfonso Stefano Gurrera. Giornalista free lance iscritto alla FLIP (Free Lance International Press). Esperto di gastronomia e viticoltura siciliana. Collabora con le testate: Quaderni del Pitrè, La Sicilia, Sicilia in Viaggio, Blumedia, il Sommelier. Autore del libro di cultura gastronomica Rigatoni... fuori dalla Norma Ed. Greco.

 

“San Giuseppe cu Maria sinni ieru a fare via”: era la colonna sonora dei Natali in Sicilia fino agli anni ‘60/70. Una dolce nenia accompagnata dal flautato suone delle zampogne. Apriva, nei quartieri popolari, guarniti dalle icone della Sacra Famiglia, e “parate” con arance, bacche e alloro, la novena rituale dell’Avvento. Aveva inizio, nel calendario gregoriano, nel giorno di S. Lucia per concludersi alla sera “d’a vigilia”, ovvero la Santa Notte della nascita “du bammineddu”. Verga così la descrisse ne ”I Malavoglia”: “Davanti ad ogni casa c’era la cappelletta adornata di frasche ed arance, e la sera vi accendevano le candele, quando veniva a suonare la cornamusa che era una festa per ogni dove”. I musicanti giungevano da Bronte e da Maletto dove sia la fabbrica dello strumento la “ciaramedda” che i canti venivano tramandati di padre in figlio.

Nel repertorio “ninnaredde” o “nannaredde”, rievocanti la storia sacra, l’Annunciazione e l’adorazione dei Re Magi. Queste tradizioni prevedevano che lo zampognaro “calatu” da Maletto o de ‘i Munciuffi”, con “i scarpitti ‘i pilu” simili alle “ciocie” laziali dei burini, girassero per le case dei “parrusciani” per suonare durante la Novena. Era il dono più attteso dai bambini: arrivava dopo la recita del Rosario recitato, e tramandato, in dialetto, perché potesse seguirlo anche la servitù. Trovavano sempre, gli zampognari, già pronta “a rutta” (il presepe) con sparacogna, lippu” (muschio) felci, pietre e scorze di quercia, a volte di sughero, reperite nei boschi e lungo i torrenti. Ma il “Bambino” veniva deposto rigorosamente solo alla mezzanotte.

Era tanto grande, il presepe, quanto ne potesse contenere il piano del comò. Spesso scolpito in cera e talvolta adagiato sul carillon sintonizzato sulle note di “Tu scendi dalle stelle” e non “Bianco Natale”. Invece nelle chiese, dove si preparavano allora come oggi, grandi presepi, alcuni con complicati meccanismi mobili, come quello presente nella “Badiedda” di S.Agata, di fronte al Duomo, allo scoccare della Notte Santa si cantava l’ Adeste fideles. Nella grotta vi erano sistemati i pastori, ma quella che più spiccava era una figurina emblematica dello stupore popolare nei confronti della stella cometa, “u spavintatu da ‘a stidda”. Naso rivolto all’insù con l’espressione di meraviglia divenuta metafora. Di recente, anche nel quartiere di pescatori ad Ognina a Catania, è stato ripristinato nel “Museo del Mare” un presepe con figure a grandezza naturale: offrono quei pesci dello Ionio, un tempo cibi tradizionali ‘a sira da ‘a vigilia e fra Gesù Bambino, Giuseppe, Maria e i pastori non mancano certo “u trizzoto” e la “ la sardara di Padron ‘ntoni come quella restaurata dal Capitano Grasso.

L’arte dei presepi diffusa in varie zone conserva oggi il suo primato nell’isola a Caltagirone. Oltre a quelli di terracotta, venivano anche organizzati nei paesi, presepi viventi, una sorta di Sacre Rappresentazioni, prime forme teatrali come quelle della Passione, per tramandare il racconto dei Vangeli. Le più famose sopravvissute sono quelle di Custonaci, Assoro ma nel catanese ancora sopravvivono quelle di Caltagirone, Motta, Giarratana, Bronte e Randazzo.

Quei Natali “poveri” hanno oggi perso tutta la loro…ricchezza. Nulla è più come prima e non si è salvata neppure la tombola familiare con “ciciri e fasola” per segnanumero. Intorno al “ceppo” sostituito dai termosifoni, solo giochi d’azzardo che nulla hanno a che vedere con la briscola “pazza” o col tressette amati dai nostri nonni. Sopravvivono per fortuna le “scuticchiate “. Oggi come ieri, il cibo costituisce la “santificazione” del rito, con usanze comuni o diverse, , da un paese all’altro, senza distinzioni sociali, perché legate ai prodotti locali e a tradizioni radicate nel costume.

 

 

 

Mettiamoci allora anche noi a tavola e viviamo, come in un viaggio a ritroso del tempo, il Natale delle tradizioni: è la vigilia e la cena è stata preceduta, - dal prescritto digiuno, (specie per i preti, recitata un un’anonima ottava) oggi coatto per la corsa stressante all’acquisto dei regali. Le nostre nonne preparavano invece un menu “ricco”, e faticoso!, di almeno sette verdure: cauliceddi, bastardi e broccoli (lessi o “affucati”) cadduni in pastella, cacoccioli chini ca’ muddica, minestra maritata, “ciconia”, e sinapi, come antipasti o contorni insieme a zuzzu (gelatina) di maiale che si ammazzava il 21 dicembre. Per per ricavarne anche salsicce preparate “al ceppo” con budello, non sintetico come oggi, finocchietto o con la variante, da Linguaglossa ad Acireale, di condimenti vari: peperoncino, formaggio con pepe, cipollina e pomodoro. Puculiarità rimasta in tutti i paesi etnei in gara con le Dop e le Doc a colpi di suino nero dei Nebrodi e Nerelli mascalesi che vivacizzano scoppiettanti cenoni meglio di quanto possano i mortaretti. E i forni, sia quelli in casa che nelle rosticcerie, lavoravano sin dal mattino per essere pronti ad accogliere scacciate, con tuma e acciuga, e cipollina fresca; o con ripieni di verdura. Massare e monsù friggevano crispelle tonde di ricotta o, allungate, con ripieno d’acciuga.

 

 

Famosi a Catania i Pistorio (anche oggi), i Lorenti e i fratelli Stella, rubicondi e ben pasciuti nella rosticceria di S.Berillo. Piatti forti della tavola, il pesce a cominciare dal baccalà, a frittelle o lesso con olio e limone, acciughe in salamoia, caponi, sgombri per le tavole più modeste, anguille e capitoni. E dolci a profusione. Dopo “u scaccio” di noci, nocciole, mandorle, fichi secchi e pistacchio, tradizionali ingredienti della pasticceria, monacale e casalinga, della provincia di Catania. Ad ogni paese il suo dolce, a cominciare da quelli comuni a tutti: cannoli di ricotta o cioccolato, maxi a Randazzo come ad Acireale (modello Piana degli Albanesi ed Avola) nucatoli e mustazzoli li ritroviamo a Vizzini e Mineo apprezzata dal “cuoco” Luigi Capuana, preparati da lui dalla zia Memè, dolci di Riposto… a Caltagirone, e ancora Acireale, torroni a Belpasso antenati di quelli del “Cavaliere” e mostarda di fichidindia a S.Cono e Militello. Ad ogni paese il suo dolce, a cominciare da quelli comuni a tutti: cannoli di ricotta o cioccolato, maxi a Randazzo come ad Acireale (modello Piana degli Albanesi ed Avola) nucatoli e mustazzoli li ritroviamo a Vizzini e Mineo apprezzata dal “cuoco” Luigi Capuana, preparati da lui dalla zia Memè, dolci di Riposto… a Caltagirone, e ancora Acireale, torroni a Belpasso antenati di quelli del “Cavaliere” e mostarda di fichidindia a S.Cono e Militello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Natale a Catania,  un ricco calendario di iniziative per le festività. Concerti, spettacoli teatrali, mostre, teatro di strada, presepi in mostra nelle chiese etnee e mercatini natalizi. Il giorno 8 dicembre Festa dell'Immacolata Concezione, compatrona della città, le celebrazione nella Chiesa di San Francesco d'Assisi all'Immacolata.

Come in molte città la Festa dedicata alla Madonna Immacolata segna l'inizo delle festività natalizie, così è anche a Catania che con questa festa, dedicata alla compatrona della città, dà inizio ai riti pre-natalizi. La festa si svolge nel Santuario di San Francesco d'Assisi all'Immacolata, che custodisce un artistico simulacro settecentesco della Madonna ed è preceduta dalla "dodicina", durante la quale molti fedeli si recano al Santuario. La processione dell'8 dicembre, che vede protagonisti fedeli, confraternite e alte cariche della città, si snoda per il centro storico, sostando dinanzi la chiesa di San Benedetto, per il tradizionale "canto delle suore" e ancora davanti la cattedrale per qualche momento di preghiera. Quindi la statua, seguita dal corteo processionale, fà rientro in Santuario dove rimarrà disposta di lato all'altare maggiore fino al giorno dell'Ottava, in cui il simulacro sul fercolo verrà ricollocato nella sua cappella nella navata laterale destra.

ESPOSIZIONE PRESEPI

Presepe artistico - Chiesa Cattedrale

Presepe artistico - Basilica Santuario Parrocchia Maria SS. Annunziata al Carmine, Piazza Carlo Alberto

Presepe artistico siciliano - Chiesa S. Francesco all'Immacolata, Piazza S. Francesco D'Assisi

Presepe artistico siciliano - Basilica Collegiata S. Maria dell’Elemosina, via Etnea 23 A

Presepe artistico siciliano - Chiesa di S. Benedetto, via Crociferi

P resepe artistico - Chiesa di S. Michele Arcangelo ai Minoriti, via Etnea 85

Presepe artistico siciliano - Chiesa di S. Biagio, Piazza Stesicoro

Presepe artistico siciliano - Parrocchia S. Euplio martire, Piazza Montessori 8/A

Presepe artistico siciliano - Parrocchia SS. Sacramento Ritrovato, Via VI Aprile

Presepe artistico siciliano - Parrocchia Nostra Signora di Lourdes, Viale Oderico da Pordenone 56

Mercatini di Natale Edizione 2017-2018

Merry Christmas Market in Via Minoriti (tratto Via Etnea – Via Manzoni), una splendida cornice cittadina dove artigiani e artisti del territorio si riuniscono dando vita alle magiche atmosfere dei mercatini del nord Europa, aperto fino al 27 dicembre 2017 tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 21.30.

Mercatino Artigianale di Natale in Via Coviello (CT) il 16 dicembre, dalle ore 10.00 alle ore 19.00,

Fiera di Natale al Piazzale Rocco Chinnici ex Asia (Ciminiere) dal 3 dicembre all’8 gennaio

 

 

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01 Venerdì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 18,00

Presentazione del libro “Re e Regine di Sicilia”, a cura Associazione per la valorizzazione del patrimonio culturale Officine Culturali.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

02 Sabato

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 18,00

Concerto di beneficenza “Note per Ekta”. A cura Associazione Ekta uniti per il volontariato. Ingresso con offerta libera.

III Circoscrizione Borgo – Sanzio, playground di Vulcania, ore 9,00

Torneo di basket.

03 Domenica

Museo Civico Castello Ursino, Musei Belliniano ed Emilio Greco, Palazzo della Cultura

In occasione della prima domenica del mese ingresso a tariffa ridotta al Museo Civico di Castello Ursino, Musei Belliniano ed Emilio Greco. Ingresso libero al Palazzo della Cultura, con visite guidate gratuite alla mostra “Soft Wall” per gruppi di minimo 15 utenti, con prenotazione obbligatoria ai numeri 3319178544 e 0957428008 entro il 1° dicembre ore 13,00

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore 10,00-12,00

Laboratori creativi "dicembre tra arte e archeologia al museo civico Belliniano", Mani in pasta: la ceramica neolitica, a cura dell'asso-ciazione poltrona rossa. Ingresso a pagamento.

Piazza Nettuno dalle ore 10,00 alle ore 14,00

Lungomare liberato Autobooks in Piazza Nettuno per il consueto scambio di libri

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 10,30Terme in Musica @ Terme Achilliane, Catania [3 dicembre]

Laboratorio sulla mostra “I tesori nascosti” di Vittorio Sgarbi. A cura dell’Associazione Guide Catania. Ingresso a pagamento.

Terme Achilliane, Piazza Duomo, sagrato Cattedrale, ore 10,00 e ore 12,00

Concerto del violinista Fabio Raciti, musiche di Vivaldi, Bach e Bellini. A cura del Museo Diocesano di Catania, Ingresso a pagamen-to € 5,00, biglietti acquistabili presso il Museo Diocesano, Via Etnea.

III Circoscrizione Borgo – Sanzio, playground di Vulcania, ore 9,00

Torneo di basket.

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Castello di Leucatia, Biblioteca R. Livatino, via Leucatia, 68, ore 18,00

Calamus Ensemble in Concerto. In collaborazione con l’Associazione Prometheus

04 Lunedì

05 Martedì

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Castello di Leucatia, Biblioteca R. Livatino, via Leucatia, 68, ore 16,30

Conferenza su “La Vedova Allegra”, operetta di F. Lehar, In collaborazione con l’Associazione Culturale A.E.D.E. Catania

06 Mercoledì

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

07 Giovedì

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore 16,30

Rassegna cinematografica proiezione del film "Casta Diva", a cura dell’Associazione Regionale Guide Sicilia. Ingresso a pagamento € 5,00 (biglietto, visita guidata e proiezione). prenotazioni angelainferrera@libero.it

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 20,30

Concerto per organo del maestro Giuseppe Di Mare. Organizzazione Diocesi di Catania. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

08 Venerdì

Come in molte città la Festa dedicata alla Madonna Immacolata segna l'inizo delle festività natalizie, così è anche a Catania che con questa festa, dedicata alla compatrona della città, dà inizio ai riti pre-natalizi. La festa si svolge nel Santuario di San Francesco d'Assissi all'Immacolata, che custodisce un artistico simulacro settecentesco della Madonna ed è preceduta dalla "dodicina", durante la quale molti fedeli si recano al Santuario. La processione dell'8 dicembre, che vede protagonisti fedeli, confraternite e alte cariche della città, si snoda per il centro storico, sostando dinanzi la chiesa di San Benedetto, per il tradizionale "canto delle suore" e ancora davanti la cattedrale per qualche momento di preghiera.

 

 

Quindi la statua, seguita dal corteo processionale, fà rientro in Santuario dove rimarrà disposta di lato all'altare maggiore fino al giorno dell'Ottava, in cui il simulacro sul fercolo verrà ricollocato nella sua cappella nella navata laterale destra. 

Il 6 gennaio presso la Chiesa Maria SS. Annunziata al Carmine, Piazza Carlo Alberto, alle ore 17,30 all'interno della S. Messa: Presepe vivente, ingresso danzato dei Re Magi, processione vivente della Sacra Famiglia e bacio del Bambin Gesù

Per maggiori informazioni: www.comune.catania

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 20,00

Sicily Folk Fest – IV Edizione, concerto “Stidda di L’orienti” Echi di canti natalizi della gente di Sicilia, di Carlo Muratori, a cura dell’Associazione Culturale Il Tamburo di Aci. Ingresso a pagamento € 5,00.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

09 Sabato

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 17,30

Incontro - concerto Voci artiche. Canti e racconti dalla Groenlandia con Aviaja Larsen, artista, musicista e intellettuale di origine groenlandese a cura dell’Associazione Musicale Etnea. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 21,00

Sicily Folk Fest – IV Edizione, concerto “Sentire la Grecia” storie, canti e musiche de popolo greco, di Carmelo Siciliano e Sergio Pugnalin, a cura dell’Associazione Culturale Il Tamburo di Aci. Ingresso a pagamento € 5,00.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,30

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45Risultati immagini per natale catania 2017

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento.

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Piazza Pergolesi (detta Piazza Scala) Ore 9,30 – 11,00

Autobus di “Babbo Natale” per gli alunni dell’I.C. “A. Malerba”, In collaborazione con A.M.T.

10 Domenica

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore 10,00-12,00

Laboratori creativi "dicembre tra arte e archeologia al museo civico belliniano", Miti siciliani in punta di ...pennello, a cura dell'asso-ciazione poltrona rossa. Ingresso a pagamento

Piazza Teatro Massimo ore 9,00

Partenza della VII Maratonina Città di Catania 2017 – a cura della Scuola di Atletica Leggera Catania. Per info: www.maratoninadicatania.it

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 21,00

Sicily Folk Fest – IV Edizione, concerto “Democratica”, di Davide Campisi, a cura dell’Associazione Culturale Il Tamburo di Aci. Ingresso a pagamento € 5,00.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

11 Lunedì

Piazza delle Belle, ore 10,00

“Adottiamo una cona" - adozione ed addobbo. come da tradizione" delle edicole votive della piazza da parte degli alunni delle scuole Battisti, Convitto Cutelli, Deledda, Diaz Manzoni, S. Giovanni Bosco, Tempesta, Vespucci Capuana Pirandello, a cura della sezione didattica " Storico - Monumentale" con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche -Direzione Pubblica Istruzione

12 Martedì

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali,Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 10,00

Rappresentazione teatrale “Ciatu”, testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello, elaborazione drammaturgica Federico Ristagno, creatori Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello, regia Monica Felloni, con Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Associazione Culturale Neon. Ingresso a pagamento € 5,00.

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 18,00

XVI edizione Premio Domenico Danzuso. Enti promotori: l'Accademia di Belle Arti di Catania, la Fondazione Domenico Sanfilippo, l'Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania, l'Istituto Siciliano di Storia e dello Spettacolo, il Lions Club Catania Host, la Società Catanese Amici della Musica, il Soroptimist, il Teatro Brancati, il Teatro Massimo Vincenzo Bellini, Il Teatro Stabile di Catania. ingresso libero fino ad esaurimento posti.

13 Mercoledì

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 18,30

Concerto del “Duo Verdi” – La lirica per la Pace nel Mondo” di Gianfranco Pappalardo Fiumara, a cura dell’Associazione Sicilia Arte e Cultura. Ingresso a pagamento € 5,00.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento.

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 10,00

Rappresentazione teatrale “Ciatu”, testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello, elaborazione drammaturgica Federico Ristagno, creatori Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello, regia Monica Felloni, con Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Associazione Culturale Neon. Ingresso a pagamento € 5,00.

Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico- Vittorio Emanuele, P.0. Gaspare Rodolico U.0. Clinica Pediatrica, ore 10,00

"E' Natali....Arriremu cu Giufa" - spettacolo teatrale degli alunni della scuola Malerba, a cura della sezione didattica "Cultura e tradizioni Siciliane" con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche - Direzione Pubblica Istruzione

14 Giovedì

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento.

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 10,00Risultati immagini per ciatu felloni natale 2017

Rappresentazione teatrale “Ciatu”, testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello, elaborazione drammaturgica Federico Ristagno, creatori Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello, regia Monica Felloni, con Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Associazione Culturale Neon. Ingresso a pagamento € 5,00.

Azienda Ospedaliera per I' Emergenza Cannizzaro, U.O. Pediatrica, ore 10,00

"Anche oggi è Natale" - spettacolo teatrale degli alunni della scuola Brancati, a cura della sezione didattica "Teatrale" con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche -Direzione Pubblica Istruzione.

15 Venerdì

Piazza Università dalle 7,30 alle 12,00

Attività di raccolta sangue nell’autoemoteca, a cura della Croce Rossa Italiana comitato di Catania.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 20,30

Concerto di purificazione e rigenerazione “Vibrazioni Gong” di Alfio Sciacca, a cura di Planeta S.r.l.. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento.

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 10,00

Rappresentazione teatrale “Ciatu”, testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello, elaborazione drammaturgica Federico Ristagno, creatori Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello, regia Monica Felloni, con Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Associazione Culturale Neon. Ingresso a pagamento € 5,00.

Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico-Vittorio Emanuele, P.O. Vittorio Emanuele, U.C.O. Pediatria e Pronto Soccorso, ore 10,00

"Quando verrà Natale" - spettacolo teatrale degli alunni della scuola Maiorana, a cura della sezione didattica "Teatrale" con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche -Direzione Pubblica Istruzione

16 Sabato

Piazza Università, ore 9,00 – 13,00

Manifestazione “Natale è …” Giochiamo in Piazza con ….. – Parliamo di diritti, parità di genere, solidarietà …., promossa dalla Direzione Pubblica Istruzione Sport – Pari Opportunità, P.O. Pari Opportunità-Oneri Legali, e con la partecipazione delle associazioni sportive che operano in regime di convenzione nelle scuole cittadine e Associazioni Tamaia e Galatea.

NOTTE DEI MUSEI dalle 19,00 alle 24,00 (seguirà programma dettagliato)

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Corte e Portici ore 19,00

Concerto dell’orchestra della Fondazione “La città invisibile”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Consegna della scultura “Neth” donata all’Amministrazione Comunale

con il programma Connessus Jahart – Arte e Pace”.

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 21,00

Concerto delle magie in musica del Natale “UNFORGETTABLE CHRISTMAS” di Giuseppe Lentini, a cura dell’Associazione Culturale Inside Produzioni. Ingresso a pagamento € 10,00.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento.

Teatro Sangiorgi, Via A. Sangiuliano, ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Ciatu”, testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello, elaborazione drammaturgica Federico Ristagno, creatori Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello, regia Monica Felloni, con Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferra-ri, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Associazione Culturale Neon. Ingresso a pagamento € 5,00.

17 Domenica

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 10,30

Laboratorio sulla mostra “I tesori nascosti” di Vittorio Sgarbi. A cura dell’Associazione Guide Catania. Ingresso a pagamento.

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore ore 10,00-12,00

Laboratori creativi "dicembre tra arte e archeologia al museo civico belliniano", L'arte del mosaico romano, a cura dell'associazione poltrona rossa. Ingresso a pagamento.

Vie del Centro Storico dalle ore 16,00

Sfilata di 10 carrozze storiche, dal Viale Kennedy, Via C. Colombo, Piazza Duomo, Via Etnea fino a Villa Bellini. A cura Ass. Gruppo Carrozze Catanesi.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 18,00

Concerto di Stefania Pistone (soprano) e Salvatore Daniele Pidone (chitarra), a cura dell’Associazione Centro Magma. Ingresso a pagamento € 5,00.

Piazzale Rocco Chinnici (ex Asia) ore 17,00 – 21,30

7° Motoraduno di Babbo Natale, con partenza da piazzale Rocco Chinnici (ex Asia) alle ore 17,00con un percorso che dal Lungomare porta alla Circonvallazione, Via Castaldi, Viali, le vie Ventimiglia, Dusmet, Etnea sosta in Piazza Università alle ore 20,00 circa e ritorno in piazzale R. Chinnici attraversando via Etnea , Circonvallazione, Lungomare e viale Africa. Raccolta di generi di prima necessità in piazza Università curata dalla Casa della Carità e a cura dell’Associazione Muvémini.

 

 

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,30

Concerto di “Domenico Scaminante, la sua chitarra e i giovani talenti del progetto Syrano”, a cura dell’Associazione Meridies. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, Via G. Fava ore 20,45

Rappresentazione teatrale “Il giuramento”, di Claudio Fava, regia Ninni Bruschetta, musiche Cettina Donato, con David Coco, Stefania Ugomari Di Blas, Antonio Alveario, Simone Luglio, Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Alessandro Romano. produzione Teatro Stabile di Catania. Ingresso a pagamento

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Piazza “I Viceré” ore 10,00 – 13,00

Mostra di Veicoli Storici, In collaborazione con il Club A.CA.VE.S.

18 Lunedì

Chiesa Madonna dell’Aiuto, Via Garibaldi angolo via S. Giovanni - ore 19,00

Concerto del coro femminile dell’istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania, Carmelo Crinò direttore. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 21,00

Concerto Jazz dell’ “Amato Jazz Trio” di Elio, Alberto e Sergio Amato, a cura dell’Associazione Culturale Musikante. Ingresso a pagamento € 10,00, € 7,00 ridotto.

Pala Arcidiacono, ore 9,00 – 12,00

"Giochi sotto I'albero" - incontri di baseball e di hockey con la partecipazione degli alunni delle scuole Alighieri, Convitto Cutelli, Dusmet/Doria, Sauro-Giovanni XXIII, Pestalozzi, a cura della sezione didattica " Sportiva”, in collaborazione con il CUS, con il coordinamento dalla P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche - Direzione Pubblica Istruzione

V Circoscrizione Monte Po' - Nesima – S. Leone – Rapisardi, Auditorium Via L. Vigo, 43 monte Po' ore 9,30

Canti natalizi dei cori delle scuole appartenenti alla 5° circoscrizione (P. Mascagni, G. Bosco, Istituto comprensivo Giovanni XXIII e Nazario Sauro).

19 Martedì

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 20,30

Concerto del trio Oi Dipnoi “ PONTOS” di Mario Gulisano, a cura dell’Associazione Culturale Darshàn. Ingresso a pagamento € 5,00.

Azienda Ospedaliera ARNAS Garibaldi U.O. Pediatria, ore 10,00

"La piccola cometa" - spettacolo teatrale degli alunni della scuola Verga, a cura della sezione didattica "Teatrale" con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche-Direzione Pubblica Istruzione.

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Sede, via P.G. Frassati 2, ore 16,00

Tombola di Natale, In collaborazione con il Centro Multizonale 2.

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Castello di Leucatia, Biblioteca R. Livatino, via Leucatia, 68, ore 17,00

“U Natali di ‘na vota” In collaborazione con il Centro Culturale “Vincenzo Paternò Tedeschi”.

 

20 Mercoledì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,00

Concerto di Imre Bojtar (oboe) e Fabio Barbagallo (chitarra), a cura dell’Associazione Amici della Musica. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 20,30

Presentazione del libro “Piaciri” un viaggio nei colori, profumi e sapori della Sicilia, attraverso le ricette di Roberto Toro, Executive Chef del Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina. A cura di Bianca magazine. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Teatro Massimo Bellini ore 19,00

Concerto “fantasia di Natale”, direttore Carmen Failla, Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania. Ingresso a pagamento.

Auditorium ex Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, ore 17,00

Lettura sceneggiata “Di là del mare” di Giovanni Verga, commentata da Rosario Castelli e Gabriella Alfieri. A cura Fondazione Verga Catania. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 20,30

Concerto per il Natale del coro “Imago vocis” diretto da Salvatore Resca. Organizzazione Diocesi di Catania. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Basilica Santuario Parrocchia Maria SS. Annunziata al Carmine di Piazza Carlo Alberto, ore 19,30

Concerto di solidarietà con raccolta di viveri destinati ai bisognosi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

21 Giovedì

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore 16,30

Rassegna cinematografica proiezione del film "L’Arte di arrangiarsi" di Luigi Zampa, con A. Sordi, a cura dell’Associazione Regionale Guide Sicilia. Ingresso a pagamento € 5,00.(biglietto, visita guidata e proiezione).prenotazioni angelainferrera@libero.it

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 20,30

Concerto per il Natale del corale “Anthea Odes” diretto da Maria Grazia Morello. Organizzazione Diocesi di Catania. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

22 Venerdì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 20,30

Racconto-concerto, performance di teatro musicale, dalla tradizione popolare “CuntiCuntu” di Viviana Militello, a cura di I Nabucco. Ingresso a pagamento € 5,00.

CHIESA SAN NICOLA L'ARENA, Piazza Dante, ore 20,30

Concerto per il Natale della corale “Doulce Memoire” diretto da Bruna D’Amico. Organizzazione Diocesi di Catania. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

23 Sabato

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 20,30

Concerto per chitarra di Fabio Maida, a cura dell’Associazione Culturale LuminArtis. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,30

Concerto di musica polifonica su repertorio sacro d’autore e popolare siciliano del “Coro Polifonico Sturm und Drang e dell’Orchestra da Camera L’Estro Armonico”, a cura dell’Associazione Culturale Musicale Coro Polifonico Sturm und Drang e dell’Orchestra da Camera L’Estro Armonico. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

24 Domenica

25 Lunedì

26 Martedì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 10,30

Laboratorio sulla mostra “I tesori nascosti” di Vittorio Sgarbi. A cura dell’Associazione Guide Catania. Ingresso a pagamento.

27 Mercoledì

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 17,00

Evento di musica, teatro dei pupi e letteratura “ Buon Compleanno Federico II di Svevia”, di Salvatore Luzzio, a cura dell’Associazione Culturale Bulldog. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Teatro Massimo Bellini ore 20,30

Concerto “Concerto Gospel”, Vincent Bohanan & The Sound of Victory Fellowship Choir. Ingresso a pagamento.

Basilica Santuario Parrocchia Maria SS. Annunziata al Carmine di Piazza Carlo Alberto, ore 21,15

Concerto di canti tradizionali della Sardegna e della Sicilia, a cura dell’Associazione Musicale Etnea. Ingresso a pagamento.

28 Giovedì

Piazza Università ore 11,30

Progetto D.A.M.E. Donne Arte Mondi in Evoluzione. Performance di ballo e arti circensi, concerto per archi.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore antimeridiane, ore 18,30, ore 19,00 e ore 21,00

Progetto D.A.M.E. Donne Arte Mondi in Evoluzione. Ore antimeridiane animazione e Installazione fotografica nel portico del Palazzo della Cultura, ore 18,30 Performance di ballo e arti circensi, ore 19,00 concerto di musica classica dei giovani talenti selezionati dall’Associazione Musicale Cromatismi del Mediterraneo; ore 21,00 Concerto da camera. A cura Associazione Baco da Seta. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

29 Venerdì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 20,30

ConcRisultati immagini per san silvestro a mare cataniaerto per chitarra di “Agatino Scuderi”, a cura dell’Associazione Sicilia Arte e Cultura. Ingresso a pagamento € 5,00.

Teatro Massimo Bellini ore 20,30

Concerto “Il suono dell’immagine” da “Rino Gaetano” a “Non essere cattivo” con Paolo Vivaldi musica dal vivo e proiezioni di estratti dalle fiction tv Rino Gaetano, La baronessa di Carini, La bella società, Edda Ciano e il comunista, K2, la montagna degli italiani, Gli anni spezzati, Olivetti - la forza di un sogno, Pietro Mennea - la freccia del sud, Non essere cattivo. Ingresso a pagamento.

Monastero e Chiesa dei Benedettini di S. Nicolò l'Arena – Piazza Dante, due repliche ore 19,00 – ore 21,00

“Percorso teatralizzato “Mille Miglia Lontano” a cura di Officine Culturali - ingresso a pagamento

30 Sabato

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,00

Rappresentazione teatrale “Orfeo – sulla sponda del fiume Stige” di e con Salvatore Guglielmino, a cura dell’Associazione Culturale Art’Expò. Ingresso a pagamento € 10,00.

Monastero e Chiesa dei Benedettini di S. Nicolò l'Arena – Piazza Dante, due repliche ore 19,00 – ore 21,00

“Percorso teatralizzato “Mille Miglia Lontano” a cura di Officine Culturali - ingresso a pagamento

31 Domenica mattina

Porticciolo di Ognina ore 10,00 San Silvestro a Mare – Associazione Sportiva Dilettantistica Nuoto Catania

31 Domenica sera

Sarà un Capodanno all’insegna di Vincenzo Bellini, autentico “Genius Loci” di Catania.

Il cuore della città, piazza Università e piazza Duomo, diventerà un grande “salone delle feste” dove la gente si ritroverà per brindare al Nuovo Anno con le immortali melodie del Cigno catanese. Risultati immagini per Valerio Festi

Lo spettacolo è stato ideato e sarà diretto da Valerio Festi che lo ha “cucito” addosso alla città e ai suoi spazi. Nelle due piazze, autentici palcoscenici barocchi, saranno rivissuti i momenti salienti della vita e delle opere di Vincenzo Bellini, con proiezioni in videomapping e spettacolari e oniriche coreografie volanti. Non solo, ma le note belliniane saranno le protagoniste, dopo la mezzanotte, di un originale Dj set che farà danzare catanesi e turisti, con un sofisticato mix di brani del sommo compositore rielaborati e attualizzati con un elaborato lavoro di post produzione.

E’ con gioia che saluto il ritorno a Catania di Valerio Festi - uno dei più apprezzati registi di eventi artistici di livello internazionale, già animatore di indimenticabili feste di Capodanno a Catania. Questa proposta che abbiamo sposato proietta Catania nel novero delle grandi capitali della Cultura. Valerio Festi lo ricordiamo fu protagonista con la sua trilogia “Festa del Fuoco” di tre capodanni catanesi fino al 2000. Il Capodanno di Catania sarà finanziato per buona parte da introiti della tassa di soggiorno.

Enzo Bianco

01 Lunedì

Teatro Massimo Bellini ore 19,00

Concerto di Capodanno, direttore Gianluigi Gelmetti, Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania. Ingresso a pagamento.

02 Martedì

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 20,30

Spettacolo teatrale e musicale “ Natale: La Storia nella storia”, a cura dell’Associazione Culturale Gravina Arte. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

03 Mercoledì

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 21,00

Concerto Jazz del “Triton Jazz Trio” di Antonio Petralia, a cura dell’Associazione Culturale Musikante. Ingresso a pagamento € 5,00.

04 Giovedì

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3 ore 16,30

Rassegna cinematografica proiezione di un film per bambini, a cura dell’Associazione Regionale Guide Sicilia. Ingresso a pagamento € 5,00. (biglietto, visita guidata e proiezione). prenotazioni angelainferrera@libero.it

 

 

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Auditorium “Concetto Marchesi” ore 17,30

Fiaba animata “ A Natale c’è posto anche per te” di Daniela Melluso, a cura dell’Associazione Culturale Teatro e Storia. Ingresso a pagamento € 5,00.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 20,30

Spettacolo di danza Butoh ”Luci e Ombre” di Valeria Geremia, a cura dell’Associazione Sicula Butoh. Ingresso a pagamento € 10,00 e € 7,00 ridotto.

05 Venerdì

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,00

Concerto Jazz di “Antonella Catanese 4ct.” di Antonella Catanese, a cura dell’Associazione Culturale Musikante. Ingresso a pagamento € 7,00, € 5,00 ridotto.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 19,00

Concerto del duo pianistico “Rhapsosuite in Duet” di Alberto Maria Giambello e Tania Cardillo, a cura dell’Associazione Centro Magma. Ingresso a pagamento € 5,00.

06 Sabato

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121, 123 – Area LibroScambio ore 10,00 – 13,00

“Piccoli lettori crescono”, una festa dedicata ai bambini, con scambio di libri, letture animate e altre fantastiche sorprese.

“Porta un tuo libro da scambiare, troverai ad aspettarti la Befana con tanti altri nuovi racconti”

Poi siediti comodo e ascolta la fiaba “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luìs Sepulveda, che ti trasporterà in volo sul mare e a sperimentare emozioni e creatività con il laboratorio espressivo in cui potrai divertirti a disegnare e colorare”.

III Circoscrizione Borgo – Sanzio, Parco Aldo Moro, ore 10,00

La Befana al Parco Aldo Moro.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 10,30

Laboratorio sulla mostra “I tesori nascosti” di Vittorio Sgarbi. A cura dell’Associazione Guide Catania. Ingresso a pagamento.

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 18,00

Recital teatrale “Mao, Belzebù e il Padreterno” di Nino Greco, regia di Alfio Guzzetta, a cura dell’Associazione Culturale Terreforti. Ingresso a pagamento € 5,00.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,30

Recital chitarristico, a cura dell’Associazione Centro Magma. Ingresso a pagamento € 5,00.

07 Domenica

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121 – Saletta Teatro - Scuola di recitazione “Umberto Spadaro” ore 18,00

Spettacolo teatro-comic-cabaret “GessoFava Christmas Show” con Matteo Favara e Rosita Trovato, a cura dell’Associazione Culturale Truecolorsevents. Ingresso a pagamento € 5,00.

Museo Civico Castello Ursino, Piazza Federico di Svevia ore 21,30

VIII rassegna invernale alla Ricerca dell’Astronomia e della Musica Perduta “ Le stelle, l’Astrolabio e la Musica nel Medioevo”, di Andrea Orlando, a cura dell’Istituto di Archeoastronomia Siciliana. Ingresso a pagamento € 10,00.

 

 

ALTRE ATTIVITA’

Chiesa di S. Nicolò l'Arena – Piazza Dante, dal 3 al 17 dicembre ore 9,00 – ore 13,00

Visite guidate a cura dell’Associazione Regionale Guide Sicilia. Ingresso a pagamento, prenotazioni angelainferrera@libero.it

Piazza Università dall'11 dicembre al 7 gennaio 2018

Proiezione sul maxischermo degli elaborati grafìco-pittorici realizzati dagli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado nell'ambito del concorso "Violenza? No grazie", coordinato dalla P.O. Scuola dell'obbligo e Attività Parascolastiche - Direzione Pubblica Istruzione.

dall'11 al 21 dicembre

Mostre di presepi, alberi e addobbi natalizi realizzati dagli alunni presso le scuole Brancati, Campanella Sturzo, Coppola, Calvino, Malerba, Pestalozzi, San Giorgio, Vittorino da Feltre, a cura della sezione didattica "Artistica" e delle Insegnanti extracurriculari con il coordinamento della P.O. Scuola dell'obbligo e Attivita Parascolastiche - Direzione Pubblica Istruzione

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Biblioteca C.C. “R. Livatino”, via Leucatia 68

9 e 10 – 16 e 17 dicembre 2017 dalle ore 9,00 – 13,00 // 16,00 – 19,30

9ª Mostra dell’Artigianato e dell’Ingegno Artistico, in collaborazione con la Biblioteca C.C. “Rosario Livatino

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Piazza Giambattista Pergolesi (detta Piazza Scala) e vie limitrofe

8, 9 e 10 dicembre 2017 dalle ore 9,30 – 24,00

3ª Edizione “Picanello in festa – Mercatini di Natale” – Manifestazione Artistico Culturale Ricreativa a cura dell’“Associazione Volontari di Picanello”

 

 

MOSTRE

Palazzo della Cultura, Via Vittorio Emanuele,121

Visitabili le mostre a ingresso libero:

"SOFT WALL” – di Pablo Echaurren, a cura di Francesca Mezzano, coorganizzazione con la Fondazione Terzo Pilastro di Roma. da martedì a domenica 10,00/19,00 aperture straordinarie: 8 dicembre 10,00/19,00 - 24 dicembre 10,00/13,00 - 25 dicembre chiusura - 26 dicembre 10,00/19,00 – 31 dicembre 10,00/13,00 - 1 gennaio 16,00/21,00 - 6 gennaio 10,00/19,00

Fino al 22/12 “DISTRESS” di Rasta Safari, dal 23/12 “Beniamin Art Collection” collettiva d’arte di 10 artisti a cura di Beniamin Arte

da lunedì a domenica 9,00 - 13,00/15,00 – 19,00 aperture straordinarie: 8 dicembre 9,00 - 13,00/15,00 – 19,00 - 24 dicembre 9,00/13,00 - 25 dicembre chiusura - 26 dicembre 9,00 - 13,00/15,00 – 19,00 – 31 dicembre 9,00/13,00 - 1 gennaio 16,00/21,00 - 6 gennaio 9,00 - 13,00/15,00 – 19,00.

Museo Civico Castello Ursino Piazza Federico di Svevia

da lunedì a venerdì 9,00-19,00, sabato – domenica 9,00- 21,00 la biglietteria chiude un’ora prima aperture straordinarie 8 dicembre 9,00/19,00 – 24 dicembre 9,00/13,00 -25 dicembre chiusura - 26 dicembre 9,00/19,00 – 31 dicembre 9,00/13,00 – 1 gennaio 16,00/21,00 – 6 gennaio 9,00/19,00

Visitabili le mostre con ingresso a pagamento:

“I tesori nascosti” a cura di Vittorio Sgarbi, oltre 150 capolavori dell’arte italiana, prodotta da Fenice company ideas

“Voci di pietra” a cura dello staff del museo in collaborazione con l’Università di Oxford, ISTC CNR, Liceo Artistico M.M. Lazzaro.

“Le monete di Catania greca e bizantina nelle collezioni del Museo Civico” Sono esposte le monete prodotte dalla zecca di Catania in epoca greca e nell'età bizantina. Mostra curata dal prof. Giuseppe Guzzetta – Università degli Studi di Catania;

Esposizione opere pittoriche dell' 800 catanese ( M. Rapisardi, Gandolfo, Sciuti, Liotta, Attanasio), esposizione curata dallo staff interno del museo.

Museo Belliniano ed Emilio Greco Piazza S. Francesco d’Assisi, 3

da lunedì a sabato 9,00 – 19,00; domenica 9,00 – 13,00, aperture straordinarie 8 dicembre 9,00/13,00 - 24 dicembre 9,00/13,00- 25 dicembre chiusura - 26 dicembre 9,00 – 13,00 – 31 dicembre 9,00/13,00 - 1 gennaio 16,00/21,00 - 6 gennaio 9,00/13,00

Visitabili le collezioni civiche con ingresso a pagamento.

 

 

 

 

Dal 1 al 26 dicembre

Corso Italia (tratto antistante Largo Aquileia) a cura Ass. Cult. Kap

Mercatini artigianali A cura della direzione “Sviluppo Attività produttive – Tutela del Consumatore”

Dal 8 al 24 dicembre

Via Dusmet zona pedonale antistante Villa Pacini cura Ass. le Pulci di Città

Mercatini artigianali A cura della direzione “Sviluppo Attività produttive – Tutela del Consumatore”

Dal 1 al 27 dicembre

Via Minoriti (tratto via Etnea-Via Manzoni) a cura Ass. Cult. Agorà Eventi

Mercatini artigianali A cura della direzione “Sviluppo Attività produttive – Tutela del Consumatore”

Dal 27 novembre al 26 dicembre

Via Montesano – Largo Colosi a cura Assoc. Cult. Liberamente

Mercatini artigianali A cura della direzione “Sviluppo Attività produttive – Tutela del Consumatore”

Dal 3 dicembre all’8 gennaio 2017

Piazzale Rocco Chinnici ex Asia (Ciminiere) a cura Sud Eventi S.r.l.

Fiera di Natale 2017. A cura della direzione “Sviluppo Attività produttive – Tutela del Consumatore”

Dal’8 all’10 dicembre

Palazzo della Cultura via Vittorio Emanuele,121, Portico dalle ore 9.00 alle ore 19,00

Mercatino di Natale, a scopo di beneficenza, a cura dell’Associazione Università della Terza Età.

 

La magia dei mercatini

 

Nonostante non si parli altro che di problemi, nell'aria c'è profumo di festa. L'atmosfera del Natale è sempre intensa e speciale. Avvolge tutti, anche se i tempi difficili e la crisi attanagliano molte famiglie. Forse in questi momenti più che mai si ha voglia di stare insieme, di riunirsi attorno ad un tavolo e dimenticare tra l'affetto dei propri cari le tristezze del quotidiano.

Chissà se l'anno in cui la crisi dilaga porterà gli adulti, disincantanti dalle problematiche del quotidiano, ad apprezzare il vero significato di questa festa. A riappropriarsi dei riti e delle tradizioni e a tramandarle. Ad insegnare ai bambini a credere negli elfi (che costruiscono i regali), nei folletti (che con un tocco li impacchettano) e nelle fatine (che donano loro la magia di far felice un bambino).

 

MERCATINO VIA COVIELLO 16 DICEMBRE

 

 

A credere possibile che il dolce Babbo Natale riesca in una notte a soddisfare i desideri di tutti i bambini del mondo, accompagnato dalle sue amate renne Cometa, Fulmine, Donnola, Feccia, Ballerina, Saltarello, Donato e Cupido, che «non solo fanno la slitta volare e in ciel galoppano senza cadere. Ogni renna ha il suo compito speciale per saper dove i doni portare… ». A ritornare a pensare al Natale come ad un momento di comunione spirituale e religiosa, intima o condivisa, poco importa, piuttosto che a regali, cenone e giocate a carte.

La gente desidera più comunione. Il Natale a Catania si attende tra appuntamenti artistici, mostre, musica, esposizioni di presepi artistici e mercatini natalizi nel centro storico cittadino. E così mentre si fa una passeggiata la mattina così come nelle ore serali d'incanto, svoltando un angolo, ci si imbatte in uno dei piccoli ma accoglienti mercatini in città che immergono i visitatori in un'atmosfera quasi magica. Ce ne sono diversi: in via Carcaci, via Montesano, a Porta Uzeda, a largo Paisiello e tra le viuzze di via Etnea (tutti organizzati da associazioni culturali e di commercio equosolidale), luoghi che si possono visitare con la famiglia e in cui ci si può intrattenere piacevolmente, magari acquistando qualche piccolo pensierino di artigianato.

Ma è anche un Natale di Solidarietà. Quest'anno più che mai sono numerose le manifestazioni finalizzate alla raccolta fondi per i meno fortunati. Numerose e portate avanti da vari enti. Anche lo sport è sceso in campo. I giocatori del calcio Catania hanno sostenuto diverse iniziative proprio a sostegno dei più deboli: grazie alle loro maglie ufficiali firmate, in un appuntamento sostenuto dall'associazione onlus Ibiscus, ben 22 più un pallone autografato da tutta la squadra, hanno fatto accorrere in massa i sostenitori etnei per un regalo di Natale davvero speciale, sostenere i bambini del reparto di ematologia oncologica pediatrica del Policlinico di Catania che riceveranno l'intero ricavato dell'asta.

Lucy Gullotta

 

 

 

Mercatino di Natale a Viagrande - "Sulla Via del Natale.." Canti natalizi, tradizione in musica, allegra armonia che si sprigiona nell'aria, sono gli elementi che faranno da Protagonisti al Mercatino di Natale di Viagrande.

 Mercatino di Natale a Aci Castello - Un percorso alla scoperta dell'artigianato siciliano, organizzato dall'associazione culturale CreAttiva con il patrocinio del Comune di Acicastello e la collaborazione dell'associazione Marenostrum.

Sfilata Storica dei Re Magi ad Aciplatani - XXV Edizione. Aci Platani festeggia in grande stile l’Epifania. Evento culturale e religioso unico che si svolge in un’atmosfera magica che suscita forti emozioni.

Natale a Bronte, esposizione permanente "Presepi di tutto il mondo". Un'ottima occasione per visitare la cittadina ricca di siti di interesse culturale, quali la Pinacoteca Comunale ed il Castello dei Nelson. 1 DIC 6 GEN

Natale ad Acireale tradizionale "Itinerario dei Presepi". Nella chiesetta della Madonna della Neve sarà presente un presepe di antica fattura, risalente al 1700.

Natale a Caltagirone - Natale 2014 a Caltagirone. Una miscela di Tradizione, Arte, Presepi Artistici, Gastronomia e Folklore per vivere una profonda esperienza tra i magici "carruggi" di Caltagirone. Presepe Vivente e "Natale in vetrina". Mostre ed esposizioni di Presepi artistici nei vicoli e negli androni di antichi palazzi del centro storico. "Le Strade del Gusto”, esposizione e vendita dei prodotti tipici. Presepe vivente.

Il Natale a Nicolosi. Lo spledido paesino alle pendici dell'Etna organizza, la consueta rassegna natalizia "Neve & Lapilli", previsti Mercatini di Natale, concerti, degustazioni, spettacoli

Mercatino di Natale a Pedara, il clima natalizio, gioioso e festivo allieterà i sensi. Artigianato, prodotti tipici, presepi.

Magico Natale a San Gregorio 2014 - Artigianato, prodotti tipici e tanta fantasia per un evento suggestivo. Le festività natalizie all’ombra dell’Etna si riempiono di colori, di suoni, di sapori e dell’eleganza di una città che ospiterà migli

Mercatino di Natale a Trecastagni - Nell'accogliente atmosfera del piccolo centro, saranno allestite le casette di legno nel caratteristico stile nordico. Degustazioni prodotti tipici, Mercatino di Natale.

Natale a Calatabiano - Il 13 dicembre la "Festa di Santa Lucia", tradizionale accensione dei "cannici". Mercatino natalizio, degustazioni tipiche, Presepe vivente, mostre e concerti.

Natale a Mascalucia , Un Natale di Festa. Mostre, Musica Arte, Concerti, Artigianato e degustazioni di prodotti tipici.

Treno dei Mercatini di Natale

 

Natale a Castiglione di Sicilia . Nei giorni che precedono il Natale tradizionale "Cantata di di novene"."I Presepi nei quartieri", degustazione di prodotti tipici e Mercatini di natale.

Mercatino di Natale a Aci Bonaccorsi - Il mercatino si svolge a Aci Bonaccorsi, piccolo paese in provincia di Catania, a partire dal mese di novembre. Esposizione e vendita di prodotti tipici e articoli d'artigianato.

Natale a Milo - Sapori di Natale, promozione e valorizzazione dei prodotti agricoli e del patrimonio enogastronomico. Il 31 dicembre Notte Bianca sull'Etna, "Notte di Suoni e visioni".

Presepe Vivente degli Antichi Mestieri ad Aci S. Antonio - Per tutto il periodo natalizio a Santa Maria la Stella, frazione dei comuni di Aci Sant'Antonio ed Acireale, si svolge il Presepe degli antichi mestieri, il 6 gennaio la tradizionale "Calata dei Pastori".

Mercatino di Natale a Giarre - Natale a Giarre. Nel mese di dicembre il dedalo di stradine del centro storico ospiterà il Mercatino natalizio, alla scoperta dell'artigianato e delle tradizioni.

Natale a Vizzini - Esposizione di "Presepi nei quartieri", Mostre di presepi, Concerti , passeggiate musicali e Presepe vivente.

Natale a Linguaglossa - Natale a Linguaglossa. Eventi e manifestazioni per tutto il periodo natalizio. Corteo Storico, presepi in vetrina, degustazioni in piazza. Concerti, cultura, spettacoli

 

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In occasione delle festività natalizie l’Azienda ha emesso un titolo di viaggio, a serie limitata, per augurare le Buone Feste alla cittadinanza. Il biglietto ha validità giornaliera e potrà essere utilizzato da venerdì 8 dicembre 2017 fino a lunedì 8 gennaio 2018. I biglietti potranno essere acquistati presso le maggiori rivendite di titoli di viaggio A.M.T. o presso l’ufficio abbonamenti di Via Sant’Euplio, 168 Catania. Il costo del biglietto è di €.2,00.

 

 

 

 

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logo fce"Nel mese di dicembre la metropolitana di Catania sarà aperta anche venerdì 8 e le domeniche del 10,17 e 24.  Durante tali giornate sarà operativa dalle 8,30 alle 21".

 

 


 

 

 

 

 

L'atmosfera che si respira nelle città, nei piccoli paesi, nei parchi e nei boschi della Sicilia è davvero unica al mondo. Impossibile resistere ad una terra che raccoglie e conserva diverse culture e tradizioni, soprattutto a Natale.
Con i primi freddi invernali arriva il Natale. La bellissima t
Risultati immagini per natale 2017 etnalifeerra di Sicilia ci accoglie con il tepore di un clima benevolo e la brezza proveniente dal mare, l'atmosfera delle sue feste barocche, i profumi intensi della natura e della cucina. Presepi, passeggiate, musica, fiaccolate e dolci, in un intrecciarsi di sacro e profano, di devozione religiosa e peccati di gola.

Sempre presente nelle case è il vischio, pianta con proprietà medicinali riconosciute fin dall'antichità, segno di augurio, simbolo di buon auspicio. Un'altra antica e affascinante tradizione popolare sono le "candelore di Natale" grazie alle quali si crede di conoscere in anticipo il clima dei dodici mesi dell'anno nuovo. In pratica i dodici giorni che precedono il Natale rappresentano ciascuno un mese dell'anno che verrà e in base al clima che fa in quel giorno si prevede quello del mese rappresentato.
Ma in Sicilia non è Natale se non c'è il presepe. Domestico, vivente o artistico, fatto con i più svariati materiali, dalla cera al corallo, è la nota dominante, il simbolo più rappresentativo di queste feste. A Scicli (Ragusa), nella Chiesa di San Bartolomeo, è custodito uno dei più antichi. Purtroppo oggi possiamo ammirare solo alcune sculture in legno alte circa un metro e mezzo, il resto è stato irremediabilmente danneggiato da un terremoto.

Caltagirone si pregia di presepi in ceramica realizzati dagli artisti Bongiovanni e Vaccaro che nel 1700 resero la cittadina celebre. A Modica, in provincia di Ragusa, se ne conserva uno di dimensioni monumentali, fatto con rocce calcaree, legno di quercia e carrubo presso la chiesa di Santa Maria di Betlem.
In provincia di Trapani i presepi sono fatti soprattutto di corallo, a Catania esiste un presepe particolarissimo in cui i personaggi sono fatti di una "pastiglia", un impasto particolare rivestito di pittura resinosa.
 Uno dei più famosi è il presepe vivente di Custonaci, in provincia di Trapani, che ha il suo scenario naturale nella vastissima grotta
Mangiapane il cui nome deriva dalla famiglia che vi ha vissuto per diverso tempo. All'interno c'è un piccolo borgo di case che era abitato fino alla metà del secolo scorso.
Ma addirittura interi paesi si trasformano in presepi dal vivo, gli abitanti si vestono di abiti antichi, le botteghe riscoprono antichi mestieri, le donne preparano il pane e la pasta o filano la lana con i fusi.
A fare da cornice antiche melodie, i canti della Novena, il suono caratteristico delle zampogne. Ad Erice (Trapani), incantevole cittadina medievale, numerosi zampognari giungono da tutta Italia per aggiudicarsi la "Zampogna d'oro".
In provincia di Messina il Natale si festeggia attraversando i boschi con le torce, al seguito della processione di pastori nel cuore dei monti Nebrodi. E nei dintorni di Palermo, precisamente a Ciminna le sere della Novena, in attesa della Natività, tutto resta illuminato solo da innumerevoli falò.
Rossana Cacace

 

 

In Sicilia, come d'altra parte in tutto il resto del mondo, la magica festa del Natale, nata nel 350 d.c. dalla chiesa d'Occidente, viene celebrata sotto tutti i punti di vista. Tradizioni antiche e nuove, religiose, folcloristiche e gastronomiche si fondono insieme per rendere questo periodo dell'anno, il Natale, unico nei festeggiamenti della nascita di Cristo il 25 dicembre.

Sono molte le ricette delle pietanze proposte in questo periodo, la tavola si imbandisce di piatti unici, tali per la grande varietà di ingredienti contenuti in essi.
 Tra questi l'impanata, variante del pastizzu, tipico piatto siciliano della provincia di Caltanissetta, dovuto alla passata dominazione spagnola, o lo sfincione, un particolare pane consumato a Bagheria in provincia di Palermo.
Tra i primi piatti abbiamo il pasticcio di Natale della città di Noto, o il timballo di riso, piatto natalizio della Sicilia orientale.

La pasticceria è un trionfo di dolci a base di pistacchio, mandorla, miele, cannella e zucchero, ed ancora cioccolata, vaniglia e ricotta.
Come la Cuccìa di Santa Lucia, che inaugura le festività natalizie, pietanza preparata appunto per il 13 dicembre, giorno della festa patronale; e la cassata che richiede ingredienti come il pan di spagna, la crema dei cannoli e la glassa di zucchero.
Altri dolci siciliani natalizi sono il buccellato, il torrone come la cedrata, ottenuto cucinando scorze tritate di cedri ed arance insieme a miele, cannella e vaniglia
Risultati immagini per natale 2017 etnalife, i mostaccioli o mustazzola, l' aranciata antichissimo dolce natalizio della Contea di Modica, che può essere preparato utilizzando scorze d'arancia, cedri, limoni, mandarini e mandaranci e poi ancora i dolcetti con fichi, anticamente offerti alla fine delle novene natalizie.

A simboleggiare l'arrivo delle feste vi è anche il fiorire di Presepi, di diverse fogge, tipi e materiali come il legno, l'oro, l'argento, l'avorio ed il corallo che troviamo in molte località. Antica tradizione risalente al XVI secolo, questi ultimi sono la rappresentazione iconografica per eccellenza del Natale.

Interi paesi si trasformano in presepi dal vivo, dove gli abitanti tra il suono delle zampogne ed i canti delle Novene, spesso commissionate da committenti privati ed eseguite all'interno delle loro abitazioni in prossimità del presepe, si vestono di antichi abiti ed inscenano antichi mestieri. Il più antico di questi è quello di Custonaci, in provincia di Trapani, all'interno della grotta di Mangiapane.
A Longi, in provincia di Messina, i presepi sono accompagnati da canti dialettali natalizi o da suoni di strumenti antichi come la zampogna "a chiave" utilizzata a Monreale (in provincia di Palermo), o quella "a paio" suonata a Licata (in provincia di Agrigento). L'antica arte di questi suonatori viene tramandata con la manifestazione "La Zampogna d'Oro", che si svolge ad Erice (in provincia di Trapani), evento che coinvolge zampognari che giungono da tutta Italia.

Ancora a Caltagirone, troviamo presepi realizzati prima di creta, poi di ceramica, talmente belli da fare di questa arte popolare, nel corso dei secoli, un'attività artigianale. Anticamente i Santari ed i Pasturari modellavano e coloravano le figure della Natività, realizzavano i "Bambinelli", sfruttando la duttilissima cera e le Scaffarate, cioè la rappresentazione della Natività posta su una bacheca a vetri, esposta durante tutto il periodo natalizio e conservata gelosamente durante il resto dell'anno. Pregiati anche quelli che a Noto che si trovano nella cripta dei Cappuccini e sulla scala di Santa Maria del Monte, quello di Ispica (in provincia di Ragusa), risalente al XVIII secolo e visibile nella Chiesa della Santissima Annunziata; altri esempi di presepe siciliano si trovano nella cittadina barocca di Scicli, (in provincia di Ragusa) dove nella Chiesa di San Bartolomeo, ne abbiamo uno dei più antichi ma fortemente danneggiato da un terremoto, o in provincia di Trapani dove sono realizzati soprattutto di finissimo corallo.
A Catania esiste un presepe in cui i personaggi sono fatti di una "pastiglia" particolare e rivestito di pittura resinosa. E' quello d'origine settecentesca di proprietà del barone Scammacca. Altro esempio suggestivo della Natività è rappresentato dal presepe settecentesco, presente ad Acireale (in provincia di Catania) costituito da una trentina di personaggi di grandezza

 naturale che si trova dentro una grotta lavica.

Le feste si chiudono con la celebrazione dell'Epifania il 6 gennaio, durante la quale in alcuni paesi della Sicilia come Piana degli Albanesi, Mezzojuso, Contessa Entellina e Palazzo Adriano, ricordano il battesimo di Gesù , tradizione tramandata dalle antiche comunità albanesi.

In chiesa o in piazza viene posta una vasca ricolma d'acqua, durante la funzione il celebrante immerge per tre volte una croce in queste vasche e la terza volta la colomba, che nella tradizione religiosa rappresenta lo Spirito Santo, è liberata e può effettuare il volo.
A Bordonaro, poco distante da Messina, in questo giorno nella piazza principale della città è allestito il pagghiaru, cioè un abete natalizio formato da una pertica di nove metri circa rivestita di verghe, fogliame ed agrumi, ciambelle e cotone, in cima vi è una croce alta due metri, anch'essa addobbata con frutta, nastri, ciambelle e forme di pane.
A Mussomeli infine, per la gioia dei bambini, tre abitanti del luogo mimano l'arrivo dei re magi a cavallo.

 

LE VECCHIE DI NATALE.  Viviamo in un tempo caratterizzato da mutamenti e da effimere quanto inconsistenti forme di memoria individuale e di gruppo.

Comportamenti in rapida evoluzione, disancorati dal peso delle tradizioni, connotano anche il vissuto sociale della nostra Isola.

Nei suoi contesti tradizionali tuttavia si manifestano momenti di consapevole resistenza a una "modernità" che, per essere consumabile, ha bisogno di negare immagini troppo forti o durature della propria identità. In tale orizzonte ideologico, del resto, il folklore è stato fatto oggetto di una crescente promozione turistica, caratterizzata da visioni estetizzanti e superficiali, adeguate a non "lasciare il segno" nel vasto e variegato pubblico dei fruitori. Di segni invece radicati e tenaci, perché elaborati collettivamente in tempi lunghi e atti a sfidare i cambiamenti, è composta la cultura dei siciliani che vivono e lavorano nei rioni e nei mercati popolari delle città o dei piccoli centri.

Il valore di questi segni costruttori di memoria non appare oggi soltanto campo delle analisi di storici e antropologi. Sempre più forte si pone l'esigenza dei ceti tradizionali di autorappresentarsi come detentori di un patrimonio di pratiche cerimoniali, ludiche ed ergologiche che hanno fatto, insieme ad altre, la storia della Sicilia. In questa dimensione le feste si ostentano, più che in passato, come luogo privilegiato per l'esercizio di molteplici negoziazioni dell'identità locale. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che esse costituiscono i serbatoi più ricchi di un sapere in grado di qualificare ancora attori e partecipanti di fronte alla comunità. Oggi l'esigenza mediatica di "stare sulla scena" genera alcune delle dinamiche di cambiamento cui, a livello di superficie, le feste sembrano sottoposte. Viceversa, la stessa natura pubblica e comunitaria dello spazio in cui annualmente esse prendono forma condiziona il permanere delle loro strutture profonde.

Esiti di una prassi dalla lunga durata, le celebrazioni tradizionali rispondono a quel bisogno di produzione simbolica e di orientamento collettivo nella realtà che sono alla base di ogni cultura.

Grazie alle loro stratificazioni semantiche, le feste comunicano esperienze fondamentali sul mondo: la sua rigenerazione, il suo rinascere secondo processi di ciclica ripetizione. Se anche i contesti storici ed economici, preagrari e agrari, che le hanno generate dovessero diventare solo un referente ormai inconsapevole, il senso del rinnovamento perenne della vita (cosmica e umana), trasmesso attraverso le immagini festive, continuerebbe a svolgere le sue funzioni fondanti: di propiziazione del futuro, di sconfitta incessante della morte.

L'intenso impatto emotivo e simbolico delle liturgie tradizionali rende conto quindi del loro permanere e anzi del loro moltiplicarsi nella società attuale, dominata dalle macchine. Il tempo della festa apre infatti a una dimensione speciale dell'esistere, in cui il corpo, il cibo, il dono divengono elementi di un diverso codice di accesso alla realtà, al sacro. Così è in Sicilia nelle feste di tutto il ciclo annuale, in cui l'albero o la spiga, le fave verdi, gli agrumi e i pani, che adornano i simulacri recati in processione o le tavole votive dedicate ai patroni, alludono ancora alla "verità" dell'eterno ricominciamento dei cicli stagionali e vitali. Come le numerose maschere, in forma animale (l'Orso di Saponara e il Cammello di Casalvecchio, in prov. di Messina; il Serpente di Butera, in prov. di Agrigento) o di demoni agrari (il Foforio di Mezzojuso e i Diavoli di Prizzi, in prov. di Palermo; i Giudei di San Fratello, in prov. di Messina, il Nardu di Sant'Elisabetta, in prov. di Agrigento) che continuano a proporsi come segni della potenza rigeneratrice della natura. Non diversamente, per il valore sacrale connesso al cibo (ricettacolo di energie), il consumo di grandi quantità di alimenti caratterizza in chiave augurale le celebrazioni festive. L'abbondanza goduta collettivamente, anche attraverso i circuiti cerimoniali del dono fra parenti e amici, fonda e rinsalda la solidarietà sociale.

In tale universo ideologico, non è un caso che le donne assumano uno statuto particolare. In quanto procreatrici, esse sono associabili infatti sul piano simbolico alle forze cosmogoniche - il seme, l'uovo - e agli emblemi della vita potenziata espressi dall'abbondanza alimentare e in genere dalla ricchezza. Così i loro compiti rituali, tra cui le questue di cibo e denaro effettuate per soddisfare un voto, insistono sul modulo centrale del potere degli alimenti, del valore della nutrizione e della continuità sociale.

La simbologia arcaica incentrata tenacemente sulle immagini della fecondità e del rinnovamento, ancora oggi ovunque attestabile in Sicilia, giustifica quindi la ridondanza dei tratti comportamentali e simbolici che caratterizzano l'intero ciclo calendariale. In modo emblematico consente di cogliere il significato profondo di certe figure femminili che ritornano anno dopo anno nello scenario delle celebrazioni natalizie e, sia pure residualmente, nel panorama di molte altre feste.

Esse appaiono nelle drammatizzazioni di fine-reinizio di un ciclo. Vecchia, Vecchia strina, Strina, Vecchia di Natali o di Capudannu, Carcavecchia, Nunna vecchia sono le denominazioni locali più comuni di una maschera, un tempo presente in tutta la Sicilia nelle notti del 24, 31 dicembre e 6 gennaio e nel periodo di Carnevale-Quaresima, in cui assumeva la denominazione di Nanna, Sarramònica o Coraìsima. La Vecchia appare correlata alle strenne e, oggi in modo privilegiato ma non esclusivo, ai bambini. Condivide ovviamente la sua identità profonda con la più nota Befana (Tufània) apportatrice di doni e paurosa abbastanza da competere con lei nell'elargizione di carboni neri quanto le colpe dei piccoli disubbidienti.

La Vecchia ha però qualcosa in più. Se giunge di notte non lo fa sempre silenziosamente, anzi il suo arrivo è caratterizzato da frastuoni assordanti realizzati con gli strumenti più vari (corni di bue, cerbottane e buccìni di mare, campanacci, padelle, pentole e casseruole), da grida acute e da fischi da abisso infernale. Così era a Mezzojuso, quando la sera del 24 dicembre irrompeva il fantoccio di una vecchia grinzosa e lacera, o ad Alia (Pa) dove un uomo travestito, con bisaccia a tracolla e rocca e fuso in mano, veniva annunciato dal chiasso provocato da zufoli e tamburelli.

Piuttosto che essere "ignorata" dagli ansiosi destinatari dei suoi regali, come la Befana (pena il castigo!), la Vecchia ama essere chiamata a squarciagola, anzi invocata e richiesta di doni. A Isnello (Pa) la notte del 31 dicembre i contadini questuavano infatti alimenti di porta in porta secondo una formula tradizionale che evidenziava nella Nunna vecchia la vera fonte delle elargizioni. La stessa Nunna ama del resto raccoglierne per le strade, come avveniva ad Alia o a Gratteri (Pa) dove, fino agli anni Sessanta, la notte di Capodanno tante erano le Vecchie che giravano nei quartieri per richiedere cibi. Oggi è la maschera che cavalca su un asino, in mezzo a un corteo rumoroso, a lanciare sulla folla caramelle, dolci tipici e frutta secca acquistati dalla Pro Loco. Il corteo è sicuramente uno dei tratti costanti dello scenario rituale in cui questa figura prende forma.

Ad accompagnarla sono sempre brigate di ragazzini e giovani che la tradizione vuole siano suoi figli, "i figghi dâ Strina". A Strina, a Strina! è del resto la formula intonata da svariati gruppi di monelli, un tempo anche di adulti, che vanno in giro a questuare dolci, frutta secca e denaro, ammassati in un paniere o in un sacco per una scorpacciata finale.

Con la sua controfigura mitica - la Befana - la Vecchia condivide però alcuni tratti. Ama sbucare, da Natale all'Epifania, da grotte, monti, castelli dirupati, guidando carovane di muli carichi di beni (rètini) che poi distribuirà. Il suo aspetto ugualmente pauroso - malgrado l'allegria con cui viene accolta - è reso minaccioso, con più pregnanza di quanto non facciano i dispetti o le punizioni della Befana, dalla credenza che una volta le Vecchie filassero lunga o breve, a seconda dei comportamenti, la vita degli umani.

Un pò benefattrici, un pò Parche dunque le Strine siciliane, che con tante altre entità consimili, più antiche e recenti, mediterranee ed europee, condividono statuto e funzioni simboliche. La loro contiguità con il tempo e lo spazio liminari (le notti, i luoghi selvaggi), con i frastuoni caotici ma festosi, con i colori della morte (il bianco o il nero dei loro mantelli) ma anche con gli odori della vita (i cibi e i dolci speziati elargiti in dono), queste portatrici di strenne (da qui la nostra strina e la strenua dei Romani) alludono all' eterno trascorrere dell'anno dalla fine all'inizio, dalla chiusura alla sua augurale riapertura.

Le modalità qualificanti queste maschere, le cui azioni festive non debbono essere scisse dal sistema di credenze ancora oggi radicato nell'immaginario folklorico, rimandano all'orizzonte simbolico della Grande Dea, figura antropomoffizzata dell'intera natura che in sé contiene vita e morte e il loro reciproco generarsi. I segni di questo codice antichissimo ma continuamente rifunzionalizzato, che traducono l'esperienza di un "principio" vitale perennemente riproducentesi, appaiono imperniati sulla divina facoltà di stimolare e distruggere ciclicamente laRisultati immagini per natale 2017 etnalife crescita, l'abbondanza, la varietà delle forme naturali. Fertilità e ambivalenza connotano dunque l'antica Dispensatrice in una dimensione simbolica che ne ha rappresentato, durante un tempo lunghissimo, i volti cangianti e molteplici e il patrocinio su ogni aspetto dell'esistente. Ecco perché assumono ancora oggi valore di propiziazione le pupe e pupidde di pasta o di zucchero donate e consumate in Sicilia nei rituali funebri, da Natale a Capodanno o in alcune feste patronali, in prossimità della conclusione-ricominciamento di un ciclo. Le bambole di pasta in sembianze giovanili, le Vècchie cariche di alimenti, questuati o tratti dalle viscere della terra, veicolano il medesimo significato: assumere in sé o ostentare nello spazio socializzato il principio procreatore per eccellenza, il principio femminile (anche quando paradossalmente a rappresentarlo nella scena rituale è un uomo, come avviene tuttora a Gratteri).

La Vecchia di Natale - tempo di ogni rinascita - coniuga dunque l'aspetto fecondante della moltiplicazione, grazie alla sua associazione con la copiosità alimentare, e quello dell'esaurimento energetico, tramite la sua figurazione di Anziana. Vecchia i Natali mancia pira cotti! si gridava infatti a Ciminna per enfatizzarne la bruttezza e la mancanza di denti.

Donatrice di vita, essa è anche regolatrice dei destini, nel suo aspetto di Parca. Se condivide quindi con la Befana, Babbo Natale, San Nicola e i Morti, sue controfigure più o meno addomesticate, lo statuto di antenata apportatrice di beni, il sistema di credenze e di leggende ancora attuale in Sicilia ne denuncia qualità più complesse e totalizzanti. Non è un caso che l'aspetto "materno" della Strina venga tuttora marcato dalla rappresentazione che rende suoi figli, numerosi e anonimi (una vera folla!), coloro che evocandola richiedono e ottengono doni (come a Vicari e a Isnello).

Lo stesso formulano tipico dei questuanti continua a correlare, sia pure in chiave ludica, la sua figura con l'idea della procreazione.

A Calamonaci (Ag), le strofe intonate dai bambini durante i giri di raccolta contengono maledizioni e invettive, per coloro che non manifestano la dovuta prodigalità, anche a sfondo sessuale.

Così essi cantano di porta in porta: La strina, la strina / la bedda matina. // S'un nni dati un cicireddu / vostru maritu cci cadi l'aceddu. // S'un nni lu dati ora ora / vostru maritu vi ietta fora.// La strina! Buon anno! (La strenna, la strenna / la bella mattina. // Se non ci date un cece [metaforico per "piccolo dono"] / a vostro marito cade l'uccello. // Se non ce lo date subito / vostro marito vi butta fuori. // La strenna! Buon anno!).

Strina e contemporaneamente stria (strega), questa maschera rituale perpetua ancora (insieme ad altre) un linguaggio cerimoniale in cui, tra augurio e minaccia, la vita continuamente si celebra, la morte si sconfigge.

Fatima Giallombardo

 

 

 

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Fiera di Natale 2017 dal 3 dicembre 2017 all'8 gennaio 2018

„Dal 3 dicembre 2017 all'8 gennaio 2018 appuntamento al Piazzale Rocco Chinnici (ex Asia) 'Le Ciminiere' con la Fiera di Natale 2017, a cura della direzione Sviluppo Attività produttive&Tutela del Consumatore e di Sud Eventi s.r.l. Ingresso libero.“

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN REMOTO E UN RECENTE PRESEPE


Ecce Dominus veniet, et erit in die illa lux magna ... - Prope est iam dominus ...
- Veni Domine, et noli tardare...Voci bianche di fanciulli e voci scure d'adolescenti, sopra le note dell'organo, là dalla cantoria come dall'alto del cielo, precipitavano tra le navate, cadevano sopra i fedeli. I cherichetti, in tunica rossa e cotta bianca, si muovevano sul presbiterio a passo di danza, facevano oscillare il turibolo, spandevano fumi  azzurri d'incenso. Tuonava con voce grave l'officiante là all'altare, sotto il drappo che nascondeva il presepe, sotto la faccia di saraceno del santo eremita che troneggiava dentro il catino dell'abside: "Praecursor pro nobis ingreditur ... Ipse est Rex iustitiae, cuius generatio non habet finem ... "

Sera dopo sera la cerimonia in chiesa, il rito affollato di suoni, luci, odori, figure, colori. Si snodava in questo modo la novena, si procedeva atto dopo atto, verso la conclusione del gioioso dramma, verso il Natale, l'apertura del sipario, l'apparizione del Bambino, il fulgore d'ogni luce, il dispiegamento d'ogni canto, il concerto delle campane.

 

 

Diciamo d'un remoto Natale in un paese ai piedi dei Nebrodi, nella piana fitta d'ulivi e d'aranci, il mare di fronte con le Eolie fantasmatiche all'orizzonte e le boscose colline alle spalle, l'immenso Etna in fondo di nevi e caligini.

C'era stata, già prima, tutta l'ansia, c'era stato il travaglio per preparare in casa il presepe. La ricerca di sugheri, legni, pietre, vetri, stagnola, cartoni, tutta l'ossatura del favoloso teatro, l'apparato di monti, valli, anfratti, fiumare, gole, grotte, la primigenia, la nuda creazione di un ritaglio del mondo.

E quindi, sopra il deserto, i segni dell'uomo, recinti d'ovili, casupole sparse, villaggi, masseria, casali, mulini, e la città sullo sfondo, alta incombente, la fortezza con mura merlate di un potere nefasto, di un re spietato che avrebbe introdotto nel quadro serafico la lama del male, la tragedia d'una Strage. La pelle poi sullo scabro apparato, il tenero muschio, smeraldo, raccolto lungo gli argini dei torrenti, sopra gli orli di gèbbie e lo spino pungente che diveniva nimbo sopra la Grotta, su cui si sarebbe adagiata, a fiocchi, la neve, avrebbero volteggiato in Gloria gli angeli. E prati, siepi, alberi - ginestre, fichidindia, corbezzoli, ulivi, palme -, cascate d'acqua, laghi d'argento. Nel notturno cielo di carta, stelle infinite, vie lattee, tenebrosi sprofondi e vividi sprazzi, l'arco della cometa che sovrasta e attraversa tutto il teatro. Il mondo animato infine, animali, uomini, divine presenze.

I pastori. Giungevano da santo Stefano di Camastra, il paese vicino dei "cretari", sortivano dalle fornaci dei Gerbino, dei Frantatonio, in cui si cuocevano giare alte e panciute come badesse (la giara di don Lolò dell'omonima commedia di Pirandello), scifi, brocche, piatti, mafarate, càntari, lucerne ... Tutto vasellame d'uso, ma il solo oggetto di "delizia", d'ornamento che gli "stazzonari" si concedevano era la mastrangela, la madre degli angeli, un'ottocentesca damina bianca con sulle spalle le ali spiegate. Ed erano di delizia anche i pastori a Natale, per cui erano delegati i "carusi", gli apprendisti. Che modellavano con mano grande, maldestra, come quella del ragazzo "aspro e vorace" di Saba, ma che spalmavano i pastori con colori soavi, rosa, pistacchio, celeste, giallo, i colori dei "pupi" di zucchero, del marzapane, dei gelati.

Si disponevano sul presepe prima i pastori dei margini, delle baide ignare, quiete, non ancora investite e sconvolte dell'improvvisa Novella: la vecchia che fila, il contadino che zappa, il garzone tra le pecore al pascolo, il mugnaio, il maniscalco, il pescatore, il dormiente, l'infreddolito davanti al braciere ...

Al centro poi la luce e il moto, la danza degli angeli sospesi, il procedere in terra verso il luogo del prodigio, del richiamo, il convergere all Grotta del miracolo: gli zampognari, gli offerenti, lo "spaventato", i Magi e, sulla soglia dell'antro, in piena luce, come sorti dal profondo, dal buio, l'asino, il bue, i due attori supremi, Giuseppe e Maria, chini, adoranti accanto alla mangiatoia ancora vacante. Un tempo lungo, di nove giorni, doveva trascorrere perché si concludesse il trionfo, con l'apparizione del bambino rosato, questo spettacolo.

In questo tempo, dopo il rito liturgico, c'era la notte l'attesa di un'altra Novena, quella cantata sotto il balcone dai ciaramiddari, cantata dal cieco:

Quannu Cesari jittavu lu gran
bannu 'mpiriusu.
'nta la piazza si truvava San
Giuseppi gluriusu.

questo il Natale di un paese ai piedi dei Nebrodi, il favoloso presepe della remota innocenza.

Tanti altri presepi poi vedemmo, con occhi ormai di disincanto, dai più preziosi del museo di Trapani ai popolari della Casa di Uccello. Ma ritrovammo per caso l'incanto, già carichi d'anni e malizia, grazie a un presepe di Angela Tripi, questa erede incantata di Giovanni Matera.

Avvenne a Parigi, sulla piazza del Municipio, in un padiglione dove ogni anno s'appronta il presepe d'un paese diverso.Risultati immagini per natale 2017 2018 acireale

La crèche de Sicile era un fantastico assemblaggio dei monumenti, dei luoghi più suggestivi dell'Isola. C'erano le chiese e i mercati di Palermo, i mosaici di Monreale, i templi greci di Segesta e di Agrigento, l'Etna fumante e il mare di Aci Trezza ... E i pastori, loro d'argilla e di stoffa, in umili panni o sfarzosi, ripetevano fisionomie, gesti, azioni, mobile com'era il presepe sonoro, di quel crogiolo di razze e di voci che è ancora la Sicilia.

"Ma dove siamo, in Oriente o in Occidente, siamo in Arabia o in terra cristiana? Cos'è questa confusione di monumenti, questa babele di epoche, lingue?" declamava la voce narrante. Eravamo in Sicilia, e la Natività era posta sotto le vele dell'abside, tra le colonne di una chiesa barocca diruta.

Concludeva la voce narrante: "Ecco il prodigio: è il riso del Bambino di Betlemme, dei bambini di Palermo e d'ogni luogo del mondo. E' l'amore, la pace, il messaggio antico e sempre nuovo del Natale".

Vincenzo Consolo

 

 

 

 

PRESEPI DALL'8 DICEMBRE AL 6 GENNAIO

Basilica Cattedrale, Piazza Duomo

Presepe artistico orario di apertura tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle ore 7,30 alle ore 12,00 e dalle 16,00 alle ore 19,00

Domenica dalle ore 8,00 alle ore 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30

Basilica Santuario Parrocchia Maria SS. Annunziata al Carmine, Piazza Carlo Alberto (fera o luni).

Presepe artistico orario di apertura tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 7,30 alle ore 12,00 e dalle 16,00 alle ore 19,00

Sabato e Domenica dalle ore 8,00 alle ore 12,30 e dalle 17,00 alle 19,00.

Dalla notte di giorno 24 Dicembre 2017 al 6 gennaio 2018 sarà possibile ammirare l'artistica scenografia della rappresentazione della Natività di Gesù Bambino che verrà allestita sull'altare maggiore.

Sabato 6 Gennaio ore 18,00 presepe vivente, ingresso dei Re Magi, processione e bacio del bambinello,

seguirà nel salone recita Natalizia curata dal gruppo giovani, al termine arrivo della Befana.

Chiesa S. Francesco all'Immacolata, Piazza S. Francesco D'Assisi

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 8,30 alle 12,00 e dalle 17,30 alle 19,00

Basilica Collegiata S. Maria dell’Elemosina, via Etnea 23 A

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 8,00 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 19,00

Chiesa di S. Benedetto, via Crociferi

presepe artistico siciliano orario di apertura il giovedì, dalle ore 7,00 alle 12,00 e dalle 15,30 alle 18,00 con ingresso da via S. Bene-detto e la domenica dalle ore 9,00 alle ore 11,00

Chiesa di S. Michele Arcangelo ai Minoriti, via Etnea 85

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 8,30 alle 12,00 e dalle 16,30 alle 20,00

 

 

Chiesa di S. Biagio, Piazza Stesicoro

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 7,15 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 19,00

Parrocchia S. Euplio martire, Piazza Montessori 8/A

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 8,00 alle 10,30 e dalle 16,00 alle 19,00, la domenica dalle ore 8,00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 19,00

Chiesa monumentale di S. Gaetano alle Grotte, Piazza Carlo Alberto

presepe artistico siciliano orario di apertura da lunedì a venerdì dalle ore 9,30 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 19,00.

Chiesa di S. Sebastiano, piazza Federico II di Svevia

Presepe artistico siciliano orario di apertura da domenica 9 dicembre sarà possibile visitare nei seguenti giorni: Martedì – Giovedì – Sabato dalle 17,00 alle ore 19,30, Domenica dalle 9,30 alle ore 12,00 e dalle 17,00 alle 19,30

Chiesa di S. Camillo dei Mercedari, via Crociferi 71

Presepe artistico siciliano orario di apertura Sabato dalle 15,00 alle 18,00, Domenica dalle 9,30 alle ore 12,30. In questi giorni sarà possibile ammirare la tradizionale “cona”.

Parrocchia SS. Sacramento Ritrovato, Via VI Aprile

presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle ore 7,15 alle 10,00 e dalle 17,00 alle 20,00, la domenica dalle ore 8,00 alle 12,00 e dalle 17,30 alle 20,00

Oratorio S. Filippo Neri, via Teatro Greco 32

Presepe artistico siciliano orario di apertura tutti i giorni dalle 9,30 alle ore 12,30 e dalle 16,00 alle ore 20,00

Chiesa Badia S. Agata via Vittorio Emanuele

Presepi artistici realizzati: all’interno della chiesa e nella scalinata di accesso. Orari: Mattina: dal martedì alla domenica ore 9,30-12,30; pomeriggio: dal mercoledì al sabato ore 15,30-17,30; serale: domenica ore 19,00-20,30. Ingresso libero.

Nelle terrazze delle monache allestimento di una mostra di presepi di provenienza da tutto il mondo, ingresso con contributo di € 1,00 il cui ricavato verrà devoluto in beneficenza, stessi orari di apertura di cui sopra.

Museo Diocesano (Piazza Duomo)

Da lunedì 11 dicembre 2017 a venerdì 5 gennaio 2018:

Esposizione al Museo dei presepi realizzati dai bambini delle Scuole dell’Infanzia, Primarie e Secondarie di 1° grado di Catania e provincia partecipanti all’iniziativa “Il tuo presepe al Museo”.

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, via P. G. Frassati 2

Mostra di Presepi Artistici, Realizzati dagli Artigiani e dagli alunni di Istituti Scolastici ricadenti nella 2ª Circoscrizione, dal 6 dicembre 2017 al 05 gennaio 2018, ore 9,00-13,00 da lunedì a venerdì // ore 15,30 – 17,00 giovedì sabato 9 e sabato 17 dicembre, ore 9,00 – 12,00,

II Circoscrizione Ognina – Barriera .- Canalicchio, Biblioteca C.C. “R. Livatino”, via Leucatia 68

Mostra di Presepi Artistici , Realizzati dal Laboratorio di falegnameria del C.T.A. – Villa S. Antonio di Aci S. Antonio, dal 6 dicembre 2017 al 05 gennaio 2018, ore 8,30 – 13,00 da lunedì a venerdì // ore 15,30 – 17,00 giovedì,.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL TEATRO DEL MONDO (Caltagirone)

Del Natale il presepe è la prima immagine, iconografia esemplare della tradizione, paesaggi e architettura di un luogo che appartiene all'infanzia di ciascuno ed è per questo parafrasi delle memorie familiari.

Al di là del suo apparato di simboli religiosi e cristiani, il presepe è teatro antico e ingenuo, spazio di affettuosa composizione e di domestica rappresentazione del mondo, orizzonte di segni e di figure partecipato in qualche modo da tutti, anche dai non credenti, perché allegoria del paese, microcosmo di una realtà sognata più che vissuta, dove i conflitti si stemperano e vince l'armonia.Risultati immagini per presepe caltagirone pastori terracotta

Quanto viene messo in scena attorno al tema della Natività evoca, da un lato, l'irruzione del Divino nella storia e, dall'altro, la dimensione quotidiana del vivere all'interno di un'ideale comunità umana.

Collocato tra le pareti di una stanza semibuia, quasi sospesa nel gioco misterioso delle luci intermittenti, ovvero custodito in piccole ed eleganti bacheche o sotto campane di vetro, il presepe, sia esso colto o popolare, esteso o miniaturizzato, è essenzialmente racconto, plastica narrazione di un evento centrale che si fonda sulla  costruzione di un "recinto" o spazio sacro entro il quale il tempo declinato nella ciclicità delle sue sequenze si rinnova eguale e presente. Fulcro della rappresentazione sembra essere la grotta, ove convergono i raggi delle stelle di cartone, gli scoscesi e tortuosi sentieri del villaggio, i passi e gli sguardi dei pastori carichi di offerte. Ma, a guardar bene, l'ordine cosmogonico disegnato dal presepe è dato dalla fitta trama delle relazioni spaziali, dal tessuto connettivo degli elementi topografici, dalla tridimensionalità dell'impianto scenografico, dalla rete di reciprocità descritta tra architetture e fondali, tra percorsi e statuette. Il groviglio di umanità, che anima la vita di questo teatro del mondo reinventato tra le mura domestiche, si dispiega attraverso l'illustrazione dei vari mestieri e la presentazione in forma di processione dei numerosi doni che pur nella loro sostanziale povertà valgono ad arricchire l'ordito dei legami e dei vincoli di riconoscimento della comunità.

Pur nello scomporre e ricomporre ogni anno la scenografia, variando o aggiungendo particolari, introducendo nuove figure o adoperando nuovi materiali, immutato resta tuttavia l'impianto complessivo della rappresentazione, l'idea della comunità, la sostanza narrativa del viaggio inteso come percorso simbolico verso la grotta ma anche come ricerca attraverso la memoria delle origini e dell'identità. Il paesaggio agropastorale del villaggio ricostruito si accompagna a scorci di un improbabile Oriente, frammenti di una Palestina immaginaria, con minareti in lontananza e sporadiche palme in mezzo al deserto di sabbia. Francesco Faeta ha osservato che "alcune volte, turrite mura di una Gerusalemme che sembra uscita da un fondale dell'opera dei pupi campeggiano sullo sfondo, in altri casi palazzi fortificati o loro ruderi si inscrivono nell'ambiente, altre volte ancora i resti di un tempio classico ospitano direttamente la Natività". Al di là della loro verosimiglianza, ciascuno dei segni costitutivi della scena presepiale è carico di evidenti funzioni simbolico-rituali: così il ponte che sormonta un breve ruscello scintillante di carta stagnola; così il piccolo lago con le acque sospese su cocci di vetro o di specchi; così le montagne di sughero, le fronde d'arancio, i candidi fiocchi di neve sfilacciati dall'ovatta e infine le stelle con al centro la cometa d'argento che brilla alta nel cielo blu di cartapesta. Nessuno di questi elementi paesagglstici trova riscontro in sicure fonti documentarie e tutti, pur ispirandosi con libertà ai testi della storia sacra, si richiamano ad una radicata tradizione orale e popolare, formatasi essenzialmente su una felice commistione di idealità artistiche e bisogni devozionali.

Dalla letteratura dei miti alla costruzione tridimensionale del presepe i passaggi, le migrazioni e i percorsi di segni e di simboli non sono né lineari né unidirezionali. Come accade per tutti i fatti culturali, la genesi delle prime rappresentazioni plastiche della scena della Natività è riconducibile a vicende e fenomeni diversi, la cui influenza è stata reciproca e sincronica. Come ha rilevato Gennaro Borrelli, "Presepe ha significato di greppia che per l'occasione fu adoperata quale culla: la più antica chiesa che porta questo nome è quella di Santa Maria ad Praesepe, ora S.Maria Maggiore in Roma. Il luogo dove sin dal tempo di Papa Liborio (fondatore della basilica) si adoperava un simulacro simboleggiante il divino evento è ora ubicato nella cappella Sistina della chiesa stessa, e rappresenta un piccolo ambiente, a forma di cripta, ove sin dal 354, anno in cui fu istituita la festa della Natività, si celebravano messe nel giorno di Natale, davanti ad un simbolo della sacra mangiatoia, sostituito, secondo la tradizione, tra il 642 ed il 649, dalle vere reliquie della sacra culla di Betlemme".

Se gli studiosi hanno accertato che gran parte dell'iconografia del Natale è mutuata dai Vangeli apocrifi non meno che da descrizioni e narrazioni antecedenti alla diffusione del cristianesimo, di provenienza dal mondo orientale e in particolare da quello siriaco, la tradizione presepiale è stata probabilmente modellata sulle forme e le strutture teatrali dei drammi sacri ma ancora più decisamente promossa e favorita dallo sviluppo che il tema della Natività ha conosciuto nelle arti plastiche e figurative. In questo senso, è ormai chiaramente riconosciuto il notevole influsso esercitato dal presepe napoletano su quello siciliano, considerati gli stretti rapporti sociali e culturali tra i due centri del Meridione e il ruolo politico ed economico preminente della città partenopea.

Apparso come oggetto di culto soprattutto all'interno delle chiese e diffuso in Sicilia a partire dal secolo XV, il costume di rappresentare la nascita di Gesù con statuine tridimensionali mobili riprende moduli spaziali e schemi formali della cultura figurativa già espressa su questo soggetto attraverso i codici miniati, i mosaici, le immagini a stampa, le pitture su pareti e su vetro, e soprattutto i bassorilievi in marmo. Basterà ricordare i nomi del Laurana e dei Gagini, i primi veri giganti della scultura presepiale siciliana, per identificare i modelli espressivi più compiutamente rappresentativi e risalire alle origini dell'illustre tradizione artistica. Il passaggio dalla esecuzione delle figure in pietra a quelle in legno a tutto tondo può essere storicamente considerato l'atto di nascita del presepe vero e proprio, che si caratterizza subito per la teatralizzazione delle composizioni plastiche e la forte impronta naturalistica affidata alla modellazione dei personaggi.

"Teatralità e naturalismo, ha scritto Antonino Buttitta, riflettono naturalmente un chiaro spostamento di interesse dall'evento della Natività in quanto tale alle composite scenografie e alle situazioni d'ambiente". Fra più antichi presepi siciliani è quello che si conserva nella chiesa di San Bartolomeo a Scicli, opera di fattura napoletana che si fa risalire al 1576 anche se ha subìto nel tempo reiterati interventi di restauro, con pesanti rimaneggiamenti e consistenti integrazioni.

A dare impulso alla pratica di disporre i gruppi di statue, realizzati anche a grandezza naturale, secondo una precisa e articolata ambientazione scenografica contribuirono senza alcun dubbio i Gesuiti, impegnati a divulgare anche attraverso questo nuovo strumento di comunicazione visiva la potenza della Chiesa post-tridentina unitamente al prestigio del proprio ordine religioso. Presepi monumentali erano allestiti davanti all'altare o nei chiostri e restavano esposti durante tutto il periodo natalizio: rituali novene eseguite da pastori con le tradizionali "ciaramelle" accompagnavano le visite dei devoti.

Già nella prima metà del XVII secolo è attestato l'impiego di figure mobili, scolpite in legno in piccola o in grande scala, all'interno di presepi montati nelle cappelle private dei nobili. Uscite dalle chiese ed entrate nelle case delle famiglie aristocratiche, le statuine crescono di numero e si arricchiscono sempre più di elementi decorativi che ne accentuano eleganza formale e vivacità realistica. Nell'assumere funzioni di arredo con ambizioni estetiche, i presepi che occupavano interi salotti erano destinati a diventare oggetti d'arte, motivo di vanto, di orgoglio e perfino di competizione.

Risultati immagini per natale catania

 

 

Quando si cominciarono ad usare materiali preziosi come l'oro, l'argento, la madreperla, l'avorio e il corallo, l'evoluzione del presepe in soprammobile in stile raggiunse il suo culmine. Chiusa dentro bacheche di vetro, la piccola composizione della Natività s'imponeva su antichi cassettoni o davanti a raffinate specchiere, rimanendo stabilmente esposta per essere a lungo ammirata. In epoca barocca, tra Seicento e Settecento, sicura perizia tecnica e accurata perfezione formale si coniugavano nella creazione di presepi artistici, a formato ridotto, di produzione prevalentemente trapanese. Mentre a Napoli si introducevano i manichini lignei rivestiti con le più ricche e sfarzose stoffe degli abiti della moda del tempo, in Sicilia la ricchezza e la ricercatezza nei gusti e nello stile erano date soprattutto dalla lavorazione a bulino delle pietre più pregiate, con le quali erano eseguite le piccole e splendide Sacre Famiglie, oggi in gran parte conservate presso il Museo Pepoli di Trapani. Nella stagione in cui le arti decorative conoscevano in tutta l'Isola uno straordinario e originale sviluppo, le maestranze trapanesi seppero interpretare con esiti di altissima qualità e creatività le esigenze di rappresentanza simbolica della ricca borghesia emergente locale. Argentieri e corallari diedero vita a un capitolo tutto nuovo e tutto siciliano della storia del presepe, attraverso la manifattura di piccoli gruppi scultorei raffiguranti la Natività inserita fra i ruderi di un edificio classico o nel folto di una rigogliosa vegetazione.

La sapiente commistione cromatica dei diversi materiali preziosi: il bianco intenso dell'avorio, il rame dorato, il rosso vivo del corallo, i contrastanti riflessi delle lamine d'argento sbalzate e delle gemme e degli smalti applicati, ha contribuito a fare, di queste minute ed elaborate composizioni, singolari opere d'arte la cui fama ha percorso tutta l'Europa. Fra gli autori di questi presepi si ricorda il maestro Giuseppe Tipa che con i figli Andrea e Alberto fu titolare di una prestigiosa bottega attiva a Trapani almeno fino alla fine del XVIII secolo.

Alla stessa città di Trapani e al nome di Giovanni Matera si legano le fortune di un'altra fondamentale pagina nella storia della cultura figurativa siciliana: l'arte della scultura modellata secondo le tecniche della "tela e colla". In legno di tiglio erano costruiti la testa e lo scheletro delle figure, su cui erano organicamente sovrapposte e morbidamente drappeggiate tele imbevute di colla e gesso a simulare i costumi dei personaggi. Matera fu insuperato caposcuola di queste particolari tecniche di scultura presepiale che troveranno in seguito applicazione nella realizzazione dei famosi gruppi dei Misteri della processione del Venerdì Santo. Le sue opere più significative si possono ammirare nel Museo Pitrè di Palermo e nel Museo Nazionale di Monaco di Baviera. Per il soggetto rappresentato e per la teatralità dispiegata nella forte carica gestuale e nell'audace torsione dei corpi, sono di straordinario interesse le figure che compongono le scene della Strage degli Innocenti. La brutale efferatezza dell'eccidio è riprodotta con sequenze plastiche ed espressionistiche che possiedono movimento e ritmo narrativo.Risultati immagini per presepe caltagirone

Tecniche e stile adoperati dal Matera furono a lungo modelli di riferimento per i costruttori di pastori dei presepi siciliani, grazie anche all'economicità dei materiali d'uso che favori una larga diffusione popolare di questa tradizione artigianale. Ciò non impedì nella lavorazione la sperimentazione di collanti a base animale, di nuove misture di argilla, stucco e pastiglia nella manifattura di composizioni scenografiche.

Un discorso a parte merita la produzione dei presepi in cera, particolarmente ricca nella regione iblea, che può vantare una storica e ancora fiorente apicoltura. La ceroplastica, attività praticata fin dal medioevo all'interno dei monasteri e dei conventi, diventò a partire dal secolo XVIII specializzazione dei cirari, che sfruttarono la versatilità e la duttilità della materia per eseguire ex voto, modellare santi e bambinelli e plasmare piccole Natività destinate ad una committenza non solo ecclesiastica. Dentro eleganti scaffarate le cere scolpite erano oggetto di culto ma anche di ammirazione artistica, per la varietà e la preziosità degli addobbi che spesso guarnivano i soggetti. Di notevole fattura sono le opere del siracusano Gaetano Zummo, tra i primi e il più celebre ceroplasta siciliano.

Nel Victoria and Albert Museum di Londra si trovano suoi gruppi statuari di grande pregio.

Attraverso documentate ricerche gli studiosi hanno accertato la paternità di non pochi presepi in cera. Sono, tra gli altri, noti i nomi di Anna Lo Fortino e di Rosalia Novelli di Palermo, di Giovanni Rosselli di Messina e di Ignazio Macca di Noto. Nel Museo Bellomo di Siracusa è possibile osservare parecchi esemplari della loro produzione ceroplastica, cheRisultati immagini per natale caltagirone ha attraversato tutto il Settecento fino a giungere ai primi decenni del secolo scorso. I temi della Sacra Famiglia, della Natività e dell'Adorazione dei Magi trovano negli effetti del bulino sulla docile cera un'accurata rappresentazione realistica animata da particolari espressivi e decorativi.

Alle soglie dell'Ottocento il presepe, definitivamente uscito dagli ambienti meramente ecclesiastici e aristocratici, comincia ad assumere connotati e caratteri popolari, diventa oggetto domestico rituale, entra anche nelle case delle famiglie meno abbienti, sia in città che nelle campagne. La svolta si può ricondurre all'evoluzione delle tecniche di lavorazione delle figure e, più in generale, ai mutamenti economici e culturali che investono la società siciliana. Sono gli anni durante i quali prende forma quella straordinaria tessitura di esperienze artistico-figurative che ha caratterizzato la vita e la cultura delle classi popolari dell'Isola nel cuore dell'800. Pitture su vetro e su carro, tavolette votive e cartelli dei cantastorie e dell'opera dei pupi sono alcuni dei prodotti e dei generi della tradizione iconografica siciliana che hanno conosciuto in quel periodo una fortunata stagione creativa. Ebbe particolare sviluppo anche in quegli anni la ceramica popolare e con essa l'arte dei flgurinai, ovvero degli artigiani che dall'argilla modellata ricavavano le statuine da presepe. L'introduzione degli stampi di gesso nel ciclo di lavorazione fu poi determinante per abbassare i costi e incrementare la produzione in serie delle figurine in terracotta. Da questo fatto tecnico e da questo preciso momento può farsi cominciare la storia del presepe popolare con le sue alterne vicende che continuano fino ai nostri giorni.

Antonino Cusumano

 

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Se è vero che l'arte popolare pur muovendo da modelli culti non è di questi semplice o passiva ripetizione né imitazione più o meno fedele o sbiadita, la rappresentazione plastica della Natività a livello popolare, per le funzioni sociali radicalmente diverse a cui si richiama, si lascia riconoscere per determinati tratti distintivi, assunti in corrispondenza dei particolari significati e valori simbolici attribuiti alle opere. Così, le statuine d'argilla dipinte a forti tinte non sono più filologicamente riconducibili alla realtà storica dell'Evento rappresentato quanto piuttosto a quella metastorica del mito rievocato. Nella semplice forma di "pastori", i personaggi che partecipano al rito nterpretano ruoli e vestono costumi che sono di un tempo diverso da quello narrato: sono contadini, artigiani, pellegrini, venditori, cacciatori e pescatori che hanno facce, fogge e posture appartenenti al mondo popolare e alla dimensione quotidiana delle comunità siciliane del secolo scorso. I possibili anacronismi, certe incongruenze geografiche e temporali, alcune vistose discrasie tecniche, la mescolanza di stili architettonici, sono motivati dal bisogno di attualizzare, dall'urgenza di avvicinare alla realtà umana e sociale del vissuto lo spazio sacro del presepe e i suoi abitanti. In questo orizzonte culturale più della stesssa Natività, illustrata dalle figure fisse e canoniche della Sacra Famiglia, sembra essere privilegiato lo scenario della vita materiale tradizionale, il mercato, le botteghe, i mestieri, il complesso sistema di relazioni tra i luoghi dell'abitare e quelli del lavorare.

Antonino Buttitta ha osservato che "mentre nei presepi d'arte la ricerca dei tipi è suggerita vuoi da compiacimenti arcadici, vuoi da una volontà di realismo esasperato letterariamente motivato, nei presepi popolari molto più semplicemente si tratta della rappresentazione del mondo in cui l'artigiano organicamente appartiene. E' significativo che in un presepe del Museo Etnografico di Palermo, proveniente da Caltanissetta, è compreso uno zolfataio, figura altrove insolita, ma nota nell'area nissena dove un tempo l'estrazione dello zolfo costituiva la principale attività economica".

 

adorazione dei Magi a San Gregorio

 

Giuseppe Pitrè e Carmelina Naselli ci hanno consegnato veri e propri cataloghi delle tipologie dei personaggi e degli elementi del paesaggio rilevati, tra la fine del'800 e i primi decenni del nostro secolo, nei presepi apparecchiati di anno in anno nelle case dei siciliani. Nello spoglio di questi elenchi dettagliati spiccano la quantità e la varietà degli offerenti attraverso i quali si dispiega l'amplissimo repertorio delle offerte, una sorta di inventario di tutto quello che si può mangiare e desiderare, un'abbondanza di beni alimentari che sembra voler riscattare la precarietà esistenziale della tradizionale condizione contadina. Anche se nelle rappresentazioni siciliane non c'è quell'immagine pantagruelica del mondo che viene evocata nelle scene al mercato dei presepi napoletani, tuttavia resta visibile nella ricchezza dei poveri frutti della terra portati in dono dai pastori l'idea del paese sognato più che vissuto, immaginato più che realmente abitato. Nelle repliche degli stessi soggetti che variano per piccoli particolari si esprime la volontà narrativa delle composizioni, il gusto per il racconto popolare, la tendenza a scandire in sequenze il movimento delle azioni compiute dai personaggi.

 

 Così, modellando la posizione delle braccia atteggiate in modo tale da caratterizzare i tipi desiderati, l'artigiano può ottenere dallo stesso stampo statuine differenti per funzioni e ruoli: il pastore che prepara la ricotta, quello che la sistema nelle fiscelle, colui che si mette in cammino per donarla, ovvero la lavandaia che deterge il bucato, quella che strizza i panni, quella che li batte e li strofina contro la pietra del fiume. Si aggiunga che allo scopo di dare movimento e gioco prospettico all'ambientazione le figure sono solitamente foggiate a diversa grandezza, in corrispondenza della loro importanza e soprattutto in rapporto alla collocazione a cui sono destinate nella spazio della rappresentazione.

Con l'introduzione sul mercato dei materiali sintetici prodotti dall'industria, il presepe sembra aver perso gran parte del suo fascino originario, minacciato se non soppiantato dalla moda imperversante dell'Albero o come questo adottato con funzione di semplice addobbo di luci e di arredo da salotto.

Nonostante ciò, la parabola storica di questo "piccolo teatro della memoria" non può ritenersi definitivamente conclusa. Nuove stagioni e nuove fortune possono dischiudersi sull'orizzonte Risultati immagini per natale caltagironedel presepe, con il recente recupero e il rilancio già avviato di antiche e prestigiose botteghe, ma anche attraverso l'affermazione di moderni orientamenti stilistici e formali che in direzione della scultura d'autore tentano di battere nuove strade sperimentali. Tra gli artigiani più illustri oggi attivamente impegnati, tra tradizione e innovazione, a dare un futuro all'arte di foggiare statuine di terracotta vanno ricordati almeno i nomi di Mario Lucerna di Messina, Angela Tripi di Palermo, Mario Iudici, Enzo Forgia, Francesco Scarlatella e Enzo Venniro di Caltagirone.

Con la semplicità di un tempo o con nuovo estro inventivo essi tornano a dare vita e forma agli umili e antichi pastori, estratti dall' argilla degli stampi come lo furono gli uomini nel gesto primordiale del mito della creazione.

Se il presepe non è destinato ad essere confuso con le altre rutilanti e suggestive suppellettili del nostro Natale, se non è un'effimera cornice al nostro nevrotico desiderio di immagini coreografiche, è perché nel piccolo spazio di quella vita rappresentata c'è probabilmente un frammento della vita vissuta, e di questa quella costituisce, a livello delle strutture profonde, una forma di riscatto, una metafora della nostra identità.

Nell'apologo di Edoardo De Filippo il presepe, piantato dal protagonista come una bandiera nel cuore di una casa lacerata da contrasti insanabili, sembra avere il valore di un accanimento anacronistico, di un irriducibile ammutinamento.

Quella "cosa commovente", di cui parla Luca Cupiello, quel presepe così inutile e per ciò stesso così necessario, diventa strumento di resistenza ideologica e culturale, luogo simbolico entro il quale è possibile dare soluzione alle insopportabili contraddizioni del nostro tempo.

Il presepe, dunque, come argine alla cancellazione della memoria, come segno di rifondazione della vita. Ecco perché "fare il presepe" ogni anno non è soltanto un rito, domestico e familiare. E'un pò come "rifare il mondo" o provare a fare, come scrive Vincenzo Consolo, "la nuda creazione di un ritaglio del mondo".

Antonino Cusumano

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

Stella di Natale: le cure per farla durare

Resta la pianta delle feste per eccellenza: sempre intensamente colorata, capace di attirare l’attenzione e di creare da sola un’atmosfera natalizia. In genere viene eliminata a fine stagione, invece curata bene può non solo sopravvivere ma diventare una splendida pianta verde da appartamento, assumendo talvolta forme insolite e contorte degne di un sapiente bonsaista.

Se dovete ancora acquistare la pianta, scegliete gli esemplari più folti, non importa se molto grandi, con brattee intensamente colorate e fusti fogliati fino alla base senza cicatrici che indichino come già abbia iniziato a spogliarsi. Una volta giunti a casa liberate la pianta perché, pur temendo l’aria secca delle nostre case, un ambiente confinato come la confezione può rivelarsi anche peggio. Comportatevi così anche con le piante ricevute in regalo e fate in modo che luce e aria possano raggiungere tutte le parti della pianta.

Teme l’aria troppo secca e il freddo

La stella di Natale è una pianta da appartamento fresco o addirittura da scale e da veranda: se queste sono condizionate e luminose, a temperature costanti di 20 °C e l’umidità resta elevata, Poinsettia pulcherrima o Euphorbia pulcherrima cresce con forza.

In questo periodo festivo, in cui la pianta si tiene in soggiorno, riservate alla stella di Natale la posizione più luminosa della casa: l’ideale sarebbe metterla davanti a una portafinestra che però si apra solo di rado per evitare le correnti fredde. Il fattore principale per la durata della pianta in casa e dopo è l’umidità dell’aria, che gioca un ruolo più importante delle bagnature: un’irrorazione quotidiana con acqua non calcarea, così che non si macchino le foglie, è sempre gradita. Si bagna ogni due o tre giorni saggiando con le dita il grado di umidità del terreno ma, meglio ancora, anche il peso del vaso perché, specie per le piante di taglia media e grande, non esiste un’adeguata proporzione fra massa fogliare e terra disponibile, e le piante con poca terra asciugano rapidamente e hanno bisogno di acqua spesso. Il terriccio non deve mai seccare del tutto ma restare fresco senza essere fradicio. Per questa ragione eliminate l’acqua presente nel sottovaso dieci minuti dopo la bagnatura.

Attenzione

Non posizionate la poinsettia in una zona di passaggio perché le piante con portamento eretto possono facilmente impigliarsi in chi passa e i rami non sono molto flessibili, è facile che si spezzino alla base, perdendo una parte rilevante dell’intera chioma.

 

 

Dopo le feste, come conservarla

Durante le feste la poinsettia è stata esposta in soggiorno. Subito dopo, se volete farla durare, deve essere spostata sulle scale o in un locale più fresco, non riscaldato e molto luminoso: deve restare a 16-18 °C, senza mai scendere verso i 15 °C. Quando le temperature, anche quelle notturne, si siano stabilizzate intorno ai 15°C (dalla primavera) si può spostare in veranda o sul balcone. Bagnate solo una volta la settimana in attesa che riprenda la fase di crescita attiva. In primavera è meglio accorciare i rami riducendoli a metà della loro lunghezza, sempre dopo che i fiori sono disseccati, impiegando zolfo in polvere per spolverizzare le superfici di taglio. Il taglio si esegue appena sopra l’innesto di una foglia. All’inizio dell’estate, se possibile, la pianta deve essere spostata all’aperto, quando si concima con un fertilizzante per piante da fiore ricco in potassio e fosforo. A metà estate rinvasarla in un contenitore di misura superiore con un substrato ricco di torba e ben drenato, senza mai pressare troppo il terriccio. In ottobre, andrà riportata in casa.

 

 

 

Quali nemici

Poinsettie apparentemente in buona salute muoiono a volte in modo repentino. Il problema può essere di origine virale e non dovuto a errori di gestione e non c’è soluzione. Se sulle brattee rosse appaiono macchie grigie, vuol dire che per la nostra pianta non c’è nulla da fare a causa di un attacco fungino: in questo caso è necessario gettare sia la pianta che il terriccio che rappresenta un pericoloso veicolo. Non c’è speranza nemmeno quando l’acqua che si accumula nel sottovaso assume il caratteristico odore di detersivo, è causato dalla fermentazione dei tessuti radicali già morti. Buone speranze di risolvere il problema si hanno nel caso le foglie si mostrassero appiccicose e infestate dagli afidi. La costante formazione di nuove foglie fa sì che i tessuti giovani siano particolarmente appetiti da questi parassiti e la stella di Natale, fra le piante di casa, è la prima a esserne colpita. Rimuoveteli manualmente, schiacciandoli, e applicate un insetticida a base di piretro. La cocciniglia a scudetto si rimuove facilmente perché risalta sulla corteccia chiara.

http://www.cosedicasa.com/stella-di-natale-le-cure-per-farla-durare-85813/

 

 

 

 

 

Le tradizioni musicali connesse alla celebrazione del Natale si sono mantenute in Sicilia particolarmente vitali. Con canti, musiche strumentali e azioni drammatiche si torna ogni anno a celebrare la Natività: dal 29 novembre, quando inizia la novena della Immacolata, al 6 gennaio, ricorrenza dell'Epifania.

 

Nelle case, davanti agli altari o ai presepi, nelle strade, presso edicole votive riccamente addobbate, e nelle chiese di molti paesi ancora si ripetono gli antichi canti, eseguiti dietro compenso da suonatori specializzati o in coro dai fedeli. E' inoltre ancora possibile osservare certe rappresentazioni drammatico-musicali della Natività, talvolta pienamente inserite nei medesimi circuiti di scambio (prestazione/offerta) che caratterizzano l'esecuzione "professionale" delle novene.

Tratto connotativo di queste forme espressive è il doppio registro stilistico determinato dal mescolarsi di apporti folklorici con ascendeze culte, dovute soprattutto a interventi operati dalla Chiesa. Tra il IV e il IX secolo, parallelamente al progressivo affermarsi di drammi sacri sul tema della Passione, sorsero infatti anche le rappresentazioni drammatiche incentrate sulla Natività. Queste, fondate sulla sequenza narrativa Annunciazione-Natività-Fuga in Egitto, vennero a costituire una forma particolare di dramma sacro, originariamente denominato officium pastorum. I canovacci destinati all'esecuzione pubblica erano prodotti in ambiente chiesastico e presentavano quindi testi rigidamente controllati.

Non diversamente accadeva per i canti. A tale riguardo basti ricordare l'emblematica vicenda degli orbi (ciechi), suonatori e cantori ambulanti siciliani. Gli orbi vennero infatti riuniti in congregazione a Palermo dai Gesuiti fin dal 1661, con il preciso obiettivo di diffondere presso il popolo un'ampia produzione di testi poetici dialettali di argomento religioso: storie di santi, canti di Natività e di Passione, rosari, ecc. La Chiesa fissava così, attraverso la scrittura, temi e motivi destinati alla più ampia ricezione popolare grazie alla mediazione "orale" degli orbi. L'ampio impiego di testi in latino e, più recentemente, in italiano - dalle Litaniae lauretanae a inni come Tu scendi dalle stelle, Evviva Maria, ecc. - conferma la natura "mista" del repertorio natalizio.

Caratteristica che emerge anche nella tipologia formale di molti moduli melodici associati ai canti e alle musiche strumentali del Natale, fondati su formule armoniche tonali e strutture ritmiche rigide (con predominio del 6/8) assai distanti dalle libere inflessioni del canto siciliano più arcaico (a esempio i canti dei contadini e dei carrettieri).

Così come il più recente repertorio strumentale ha accolto innumerevoli brani d'autore di circolazione sia nazionale che internazionale (dalla Bersagliera a Jingle bells).

I testi drammatici, poetici e musicali di provenienza soprattutto ecclesiastica si andarono tuttavia adattando all'ambiente in cui si diffondevano. Gli interpreti popolani tendevano a trasformare gli officia pastorum (o misteri) in rappresentazioni che lasciavano ampio spazio all'improvvisazione (anche con l'inserimento di danze, mimiche e dialoghi comici o addirittura osceni) e all'abbondante consumo di cibo e bevande (perfino all'interno delle chiese, nonostante le reiterate proibizioni sinodali). Le novene domiciliari assumevano l'andamento di una vera festa, con offerte alimentari, accensione di fuochi e balli estemporanei.

Nonostante secoli di attività normalizzatrice operata dalla Chiesa, ancora oggi in Sicilia sono osservabili questi comportamenti, significativa permanenza di più arcaici rituali destinati a celebrare il solstizio d'inverno: un passaggio stagionale ritenuto "straordinario" già in epoca preistorica e di cui il Natale costituisce, com'è noto, la riconfigurazione simbolica nei termini dell'ideologia cristiano-cattolica.

L'itinerario può prendere avvio da Monreale, importante centro a pochi chilometri da Palermo, dove diverse coppie di zampognari-cantori ancora si esibiscono dietro compenso dall'Immacolata all'Epifania. Particolare è però lo strumento impiegato da questi suonatori, unici in Sicilia a utilizzare la grande zampogna "a chiave" più comunemente diffusa nell'Italia centro-meridionale. Il medesimo strumento era adoperato dagli zampognari palermitani, la cui ultima generazione si è estinta all'inizio degli anni Sessanta. Questi sono stati però in parte sostituiti dai ciaramiddari di Monreale, che tuttora usano recarsi a suonare presso numerose famiglie e botteghe nei rioni popolari di Palermo (Brancaccio, Cuba-Calatafimi, Mezzomonreale, Guadagna, Uditore, Villa Ciambra, Boccadifalco). Dal 29 novembre al 7 dicembre si svolge la novena dell'Immacolata (nuvena dà Madonna), seguita dalla novena di Natale (nuvena i Natali) che va dal 16 al 24 dicembre. Il ciclo si chiude con l'ottava dell'Epifania (detta semplicemente ottava) che si celebra dal 29 dicembre al 5 gennaio. Il triduo (triinu) consiste in una prestazione musicale limitata ai tre giorni conclusivi dell'ottava (3-5 gennaio), e viene richiesto dalle famiglie meno abbienti o da quanti, se pure in ritardo, non vogliono rinunciare al "suono" della zampogna.

Novene, ottave e tridui si celebrano di mattina (a partire dalle sette) e di sera (dall'imbrunire). Le esibizioni avvengono all'interno delle abitazioni dei committenti (davanti al presepe o a immagini sacre) oppure all'esterno se vi si trova collocata un'edicola votiva (cappilluzza, cupulìcchia), ancora talvolta decorata secondo consuetudine con fronde d'agrumi cariche di frutti. I tre brani (tri caddozzi) in cui normalmente si articola ogni esibizione variano in funzione delle occasioni e delle richieste dei committenti (parrucciani). Il repertorio comprende canti di argomento devozionale analoghi a quelli ampiamente attestati in Sicilia nei secoli scorsi. Alcuni sono canti narrativi legati ai temi della Natività e della Passione: U caminu i san Giseppi (il viaggio a Betlemme); A la notti di Natali (la nascita); Ninu ninu lu picuraru (l'adorazione del Bambino); I tri Re (l'arrivo dei Magi); Quannu la santa Matri caminava (la ricerca del Cristo Morto da parte della Madonna). Altri raccontano "storie" di santi (Santa Rusulìa, Sant'Antuninu la missa nicìa, U miraculu i sant'Antuninu) e la parabola del Figliol prodigo (U figghiu prònicu).

Vi sono poi tre canzuni "lirico-narrative" (Quannu la santa Matri nutricava, San Gisippuzzu i fora vinìa, Sant'Antuninu quann'era malatu), una "canzonetta" (Dinghi dinghi la campanedda) e due versioni della Salve Regina (Sarvi Riggina dà Mmaculata, Sarvi Riggina di Natali).

Come normalmente accade nella musica di tradizione orale, un ridotto numero di melodie (quattro) viene adattato a testi diversi. Riguardo alle modalità perfermotive si rileva in particolare la contrapposizione tra l'andamento libero dei preludi (varianti più o meno estese della medesima struttura melodica) e il tendenziale assestamento metrico delle parti cantate (caratterizzate dalla propensione a ricercare la massima "consonanza" tra l'emissione vocale e il timbro dello strumento). Il materiale melodico delle canzuni viene anche proposto in forma strumentale, nell'ambito di estemporanei componimenti in cui si usa fondere più melodie.

Specificamente strumentali sono invece la Pasturali e la Litania (quest'ultima veniva però cantata un tempo sul testo latino delle Litaniae lauretanae). Vengono inoltre eseguiti adattamenti strumentali di celebri canzoni religiose (Tu scendi dalle stelle, Mira il tuo popolo, La Madonna di Fatima), di marce (Bersagliera) e di canzonette (Calabrisella, Lazzarella, Turidduzzu), oltrechè alcuni ritmi di danza (valzer, tarantella), nonostante questo tipo di zampogna non abbia mai avuto funzione di accompagnamento al ballo.

La struttura della Pasturali, fondata su progressive variazioni di una frase esposta in apertura rivela con evidenza il nesso tra la tradizione della zampogna a chiave siciliana e la musica strumentale di ambiente colto dei secoli XVII e XVIII (con speciale riferimento ai repertori organistici).

La Litania non presenta lo stesso tipo di elaborazione compositiva della Pasturali, essendo chiaramente fondata su moduli vocali di più semplice struttura (alternanza di tre moduli ritmico-melodici variamente iterati). Anche in questo caso appaiono tuttavia evidenti i referenti "extra-popolari" del brano che presenta i tipici tratti stilistici e formali della produzione musicale di origine chiesastica.

Tra i canti del repertorio monrealese quello che rispecchia la forma canonica della "novena" (nuvena, nnuena) - ovvero di un esteso componimento narrativo suddiviso in nove parti da cantarsi giornalmente nel corso di tutto il ciclo devozionale - è U caminu i san Giseppi. I suonatori, tuttavia, non rispettano più la tradizionale modalità esecutiva, e ne cantano frammenti a loro piacimento o in base alle richieste dei committenti. Si tratta di un lungo testo in quartine di ottonari che narra le peripezie della Sacra Famiglia, dalla diffusione del bando imperiale relativo al censimento fino al momento della Natività.

Un modulo narrativo diffuso in tutta Europa e che in Sicilia ha avuto un interprete celebre nel canonico monrealese Antonio Diliberto, noto sotto lo pseudonimo di Benedetto Annuleru. Questi fu autore, intorno alla metà del Settecento, di un componimento intitolato Viàggiu dulurusu di Maria Santissima e lu patriarca San Giuseppi in Betlemmi, il cui successo fu tale da suscitare una vera proliferazione di testi molto simili: parafrasi, rimontaggi di parti o strofe con eventuale interpolazione di nuovi versi, ecc. (ancora oggi, peraltro, il Viàggiu dulurusu si esegue in tanti centri nelle più svariate combinazioni vocali e strumentali). Del Caminu i san Giseppi riportiamo le strofe corrispondenti alla prima giornata della novena:

Nta la centru di lu nvernu manna Cèsani la bannu e li pòviri signuri tutt'a scrìviri si vannu. San Giseppi'n tanta affannu: "Comu fazzu cu Maria, si cci dicu di stu bbannu
voli vìniri cu mmia". Arnuvat'unni Maria cci la misi a rracuntari quali bbanu ddulurusu avìa ntisu publlicari.
"Lu tributu am'a ppagari senza nudda negativa, a la patria am'a ttuinnari a la patria nativa
A l'affritta di Maria san Giseppi ralligratu, cci ddicìa: "Signura mia, vui mm'aviti cunsulatu".

La documentazione relativa alle tradizioni musicali degli orbi-cantastorie, la cui tradizione si è protratta a Palermo fino agli anni Ottanta, e di questi ciaramiddani-cantori conferma la parziale sovrapposizione tra le due professioni.

Entrambe tipicamente urbane, hanno condiviso un repertorio poetico-musicale in gran parte analogo. Era tuttavia esteso a comprendere l'intero ciclo annuale il mestiere "devozionale" degli orbi, mentre appare rigidamente circoscritto al periodo natalizio quello dei ciaramiddari. Tra questi ultimi non è un caso che gli specialisti della zampogna "a chiave" non fossero pastori, come è nella tradizione dei suonatori di zampogna "a paio", bensì contadini e artigiani.

Questi zampognari-cantori del circondario palermitano, più sensibili a contesti semiculti e chiesastici, si sono posti, non diversamente dai cantastorie ciechi, come gli attori e i mediatori di un immaginario sacro ancora oggi in parte funzionale.

Tra le più singolari rappresentazioni musicali della Natività vi sono quelle rilevate in due piccoli centri interni rispettivamente situati sulle Madonie e sui Peloritani: Isnello e Antillo. La novena di Natale si usava annunciare ad Antillo (prov. di Messina) con la Pasturedda, un particolare ritmo a due campane che intendeva evocare il suono dei mulignedda (campanelli) appesi al collo degli animali recati dai pastori in dono al Bambino (quindi una "Adorazione dei pastori"). La Pasturedda si eseguiva insieme alla Campaniata (scampanata festiva pure eseguita con due campane) nei giorni della novena e nelle "vigilie" (15, 24 e 31 dicembre, 5 gennaio). Numerosi erano i fedeli che si avvicendavano - spesso per voto - a suonare la Pasturedda (specialmente in occasione delle vigilie). Oggi la novena non si svolge più secondo queste consuetudini, si è però mantenuto l'uso di eseguire la Pasturedda il 24 e 31 dicembre e il 5 gennaio.

Attualmente è soprattutto il parroco a mantenere viva la tradizione, anche attraverso il coinvolgimento di alcuni giovani del paese. Le campane vengono azionate mediante corde pendenti dai battagli stando in piedi vicino ai vasi. Una tecnica più elaborata caratterizza invece l'esecuzione della Naca o Bamminu nella notte di Natale a Isnello (prov. di Palermo). Qui sono cinque le campane che vengono manovrate da due suonatori mediante canapi (il campanaro più esperto, di norma il sacrestano, suona tre campane contemporaneamente). La sonata dura circa dieci minuti e si fonda su un preciso modulo nitmico più volte iterato. Il suono delle campane rappresenterebbe - similmente a quanto rilevato ad Antillo - lo scampanio degli armenti che con i pastori giunsero a cullare il sonno del Redentore.

 

 

 

 

 

La Naca si effettuava un tempo anche per le vigilie dell'immacolata e dell'Epifania, a sottolineare l'unitarietà con cui è vissuto a livello popolare l'intero ciclo festivo.

Straordinariamente vitale è la tradizione musicale del Natale a Licata, popoloso centro costiero dell'Agrigentino. Sono soprattutto gli zampognari ad animare le celebrazioni, partecipando alle processioni dell'Immacolata (8 dicembre) e di santa Lucia (13 dicembre) ed eseguendo le novene domiciliari. Centinaia di famiglie usano ancora addobbare le edicole (fiureddi) presso gli usci di casa, con fronde di vegetali (palme, pino, carrubbo) e agrumi (arance e mandarini), per potere ospitare i suonatori nei nove giorni che precedono il Natale. I pochi zampognari ancora in attività addirittura non riescono a soddisfare le tante richieste, e pertanto a essi si sono aggiunte due orchestnine composte da suonatori di banda che in parte ricalcano il repertorio tradizionale. La zampogna che si utilizza a Licata è del tipo "a paio" (ciaramedda a paru). Diversamente dalla zampogna "a chiave" monrealese, questo strumento - tuttora ampiamente diffuso in Sicilia - è impiegato per ritmare i balli oltre che per accompagnare canti sacri ed eseguire sonate solistiche. Il sostegno ritmico è sempre dato dal cìmmulu (cerchietto, munito di piattini e sonagli), suonato dal cantore che fa coppia con lo zampognaro (altri cantori, due o tre, si associano di norma a formare il coro). Con lo scuotimento del cìmmulu i suonatori segnalano il loro arrivo presso l'abitazione dei clienti. Appena questi - soprattutto donne e bambini - si riuniscono all'esterno, si dà inizio alla novena con un canto in italiano (Tu scendi dalle stelle, O Maria quanto sei bella) o in siciliano (varie canzuni lirico-narrative sul tema della Natività). Vi sono anche canti in cui si mescolano strofe dialettali ad altre in lingua, secondo una prassi che ribadisce le interferenze stilistiche caratterizzanti le rappresentazioni musicali della Natività.

Di notevole interesse è la gestualità del cantore solista, a braccia aperte in postura di omaggio all'immagine sacra verso cui sta costantemente rivolto. I moduli musicali possono essere sommariamente distinti in due tipi: uno di andamento più regolare, rispondente alle consuete stilizzazioni di origine semiculta; un altro più libero, tendente a inflessioni modali. Non è un caso che nei canti eseguiti secondo quest'ultimo modulo sia piuttosto arduo per chi non conosca già i testi comprenderne le parole, a causa della dilatazione delle durate e per la propensione a fondere la voce con il timbro della zampogna. A tale modulo melodico sono associati esclusivamente testi siciliani in endecasillabi che racchiudono nuclei semantici autonomi articolati in strofe brevi (dal distico alla sestina). La zampogna assume un ruolo di sostegno armonico, attraverso formule che alternano suoni tenuti a virtuosistici abbellimenti. Ogni canto si conclude con una cadenza corale sulla tonica della melodia, seguita da un postludio strumentale in tempo vivace e regolare (tendente al 6/8) scandito dal cìmmulu. Questa struttura poetico-musicale offre ampie opportunità di giustapposizione modulare, poichè permette di collegare tra loro testi diversi (ma di contenuto unitario) mediante parti strumentali di raccordo (il postludio funge da preludio al canto successivo e così via). Temi ricorrenti sono l'adorazione dei pastori e la ninna nanna al Bambino:

O Bbammineddu (e) quantu siti bbeddu, viniti a la me casa si vi piace, ah ... ah! Oh ... oh!
Ora ca li pasturi sunnu già arrivati, i longa via sunnu vinuti, ah ... ah! Oh ... oh!
U Bammineddu nta la naca ciancìa e l'ancilu Gabrieli lu nacava.
Tri palureddi santi ci diciva: "Dormi figliu, s'amatu di Maria". E li pasturi già l'amm'adunari, oh ... oh! Oh! ... oh!

Vengono inoltre eseguite diverse melodie esclusivamente strumentali specificamente associate al Natale, come la Pasturali e la Campaniata. Interessante in quest'ultimo caso è il principio imitativo su cui si fonda il brano, inteso a riprodurre il suono delle "campane di Roma" che annunciano la Natività (l'imitazione è sostanzialmente ottenuta attraverso formule fondate su note ribattutte).

Come tutti gli zampognari siciliani anche quelli licatesi adattano al loro strumento diverse melodie di vasta diffusione popolare (Bersagliera, Bandiera rossa, Marina, Bombolo, ecc.) ed eseguono brani di accompagnamento al ballo (ballitti). La struttura di questi ultimi si basa su uno schema costante: breve preludio a ritmo libero (in questa fase il suonatore di cerchietto si limita a scuotere lo strumento facendo risuonare piattini e sonagli); giustapposizione di formule melodico-ritmiche in tempo vivace (tendente al 6/8 o al 12/8), sostenute dal cìmmulu, che possono essere variamente iterate e combinate secondo l'abilità del suonatore. La novena si conclude sempre con un ballittu: se è già buio, e il luogo lo permette, non è raro che presso le fiureddi siano allestiti dei falò, scavalcati di corsa dai bambini mentre ancora riecheggia la musica. Con l'acclamazione corale Viva Gesù Bambino! si conclude la parte musicale del rito. Le famiglie offrono allora cibi e bevande ai suonatori e a tutti i presenti, e se l'offerta è stata particolarmente generosa si suona ancora un ballittu o un altro brano a richiesta.

L'aspetto più notevole della tradizione licatese risiede tuttavia nella Pasturali, una significativa permanenza degli antichi officia pastoram che si rappresenta dal 26 dicembre al 6 gennaio secondo modalità di committenza analoghe a quelle della novena. Data la durata, non inferiore a quaranta minuti, e il costo, pressochè corrispondente a quello pattuito per un'intera novena, il numero delle Pasturali inscenate ogni anno raramente supera la dozzina. La rappresentazione richiede la presenza di sei personaggi: tre pastori chiamati Bardàssaru, Marsioni e Titu (che nella tradizione locale sono i nomi dei Re Magi), un Curàtulu (soprintendente di masseria) e due suonatori. I pastori indossano i tradizionali costumi in pelle di capra, e il Curàtuilu porta il mantello. Tutti e tre hanno il volto coperto da lunga barba e reggono in mano un bastone. Particolarmente interessante è la struttura drammatica che fonde recitazione, mimica e musica senza soluzione di continuità.

Nelle parti recitate si alternano dialoghi "canonici" in italiano (certamente basati su un testo scritto di cui si è però persa la memoria) a battute improvvisate in dialetto strettissimo, a sfondo comico e talvolta osceno.

La fase preparatoria è affidata a coloro che hanno prenotato (addumannata) la Pastarali: famiglie e gruppi di vicinato (quasi sempre per voto, prumisioni), circoli o associazioni private (per vivacizzare le attività festive con uno spettacolo sempre gradito). L'allestimento della "scena" consiste nella costruzione di una capanna con legni, cartoni e frasche sotto una fiuredda addobbata come per le novene di Natale ma con maggiore illuminazione. In prossimità dell'edicola viene preparato un falò che sarà acceso all'inizio della rappresentazione, di norma effettuata nelle ore serali.

L'azione si apre con i pastori che si avvicinano lentamente, accompagnati dal suono di zampogna e cerchietto, simulando grande stupore per la forte luce che scorgono in lontananza. Giunti in prossimità della capanna la musica cessa, i pastori improvvisano qualche battuta scherzosa e poi si mettono a dormire. La musica riprende tra il russare e lo spulciarsi dei pastori, finché giunge il Curàtulu. Questi, che si mostra consapevole della miracolosa nascita con ampi gesti di gioia e meraviglia, tenta di svegliare il primo pastore per informarlo della "lieta novella":

Bardàssaru, come fai a dormire che al centro della notte Dio ha fatto giorno. Guarda che brillare di luce ch'è nato sulla grotta di Betlemme e tu dormi buon pastore, svegliati! Buon pastore, guarda gli agnelli che pascolano, gli uccelli che cantano e tu dormi o buon pastore, svegliati! Non temere, buon pastore, sveglia ch'è nato il Re di tutti i re!

Il tentativo fallisce e ricomincia la musica in sottofondo agli andirivieni del Curàtulu sempre più strabiliato dai sacri eventi. L'invito alla sveglia si ripete identico anche per gli altri due pastori, ma senza sortire effetti.

Il Curàtulu si rivolge allora di nuovo al primo pastore, ripetendo con lievi varianti la precedente esortazione per cercare di convincerlo, con le buone e con le cattive (a colpi di bastone), che è nato il Redentore. Questa volta Bardàssaru si alza e scambia qualche animata battuta con il Curàtulu, fino a concludere:

Buon pastore, tu dici che al centro della mezzanotte Dio ha fatto giorno, ancora gli occhi miei non sono convinti e questa non è ora di pascolare armenti!

La reazione di Bardàssaru non scoraggia il Curàtulu che, sempre intercalando gesti di meraviglia al suono della zampogna, si rivolge prima a Marsioni e poi a Titu, i quali replicano analogamente al loro compagno. La musica riprende e il Curàtulu prova ancora a persuaderli:

Titu, Bardàssaru e Marsioni, alzatevi o pastori! Venite anche voi ad adorare Gesù Bambino. Guardate che brillare sulla grotta di Betlemme, come fate a dormire o pastori, svegliatevi!

A questo punto i pastori finalmente riconoscono l'avvento del Messia, escono dalla capanna e si inginocchiano verso l'immagine sacra esposta nell'edicola. Il Curàtulu allora declama un componimento in siciliano (cinque quartine endecasillabe a rima alternata) che rievoca i momenti dell'Annunciazione e della Natività.

La Pasturali si conclude con l'offerta al Bambino di Canti e melodie di danza analoghe a quelle eseguite per le novene. Nel frattempo i più giovani distruggono la Capanna per alimentare il falò e saltarci attraverso dando prova di coraggio e vigore, mentre i commitenti avviano la distribuzione tra il pubblico di dolci, cibi e bevande.

Una forma di Pastorale molto diversa rispetto a quella appena descritta si inscena il giorno dell'Epifania per le strade e nella piazza principale di Sant'Elisabetta, un piccolo centro rurale dello Agrigentino. I nuclei essenziali di questa azione drammatica sono costituiti dalla lunga performance itinerante del Nardu, figura esemplare del servo pigro e indolente, un po' scemo un po' saggio, e dalla rappresentazione in piazza di alcuni momenti della vita di una masseria: si prepara la ricotta che servirà a condire le "lasagne" (poi consumate collettivamente), si raccolgono l'erba e la legna, si trasporta l'acqua, si caccia il coniglio (che viene immediatamente scuoiato, arrostito e mangiato), si cattura il "ladro di arance" e infine si uccide il "lupo" che minaccia di attaccare un agnello. A queste sequenze si aggiunge un epilogo del tutto autonomo, costituito dall'arrivo a cavallo dei Magi (i tri Re) che scortano la Sacra Famiglia in un breve percorso dalla piazza alla chiesa. Nardu partecipa a questo corteo palesando grande stupore per la nascita miracolosa e assume quindi un ruolo assimilabile a quello dello "spaventato" del presepe (u meravigghiatu dà rutta).

La fase itinerante dell'azione è connotata da un variegato panorama musicale entro cui si sovrappongono i richiami che il Curàtulu e il Vurdunaru (mulattiere) rivolgono a Nardu, le sonate delle zampogne e della banda, i ritmi del tamburo e gli spari a salve dei Campieri a cavallo, oltre al festoso scampanio di un gregge, che pure sfila ostentando sonoramente l'identità della comunità pastorale.

Nardu - con il volto imbiancato, la gobba e un bastone sopra la nuca su cui poggia i polsi (nella tipica posizione assunta dai pastori nel momento del riposo) - agisce in silenzio comunicando esclusivamente attraverso gesti e mimiche (spesso oscene).

Le esortazioni a lui dirette vengono non a caso pronunciate con la tipica inflessione impiegata per chiamare gli animali (Oh! Nardu! Eoh! oh! oh! oh! / Unn'am'arrivari di stu passu Nardu! / Unn'am'arrivari, ah!). Travestimento e azioni del protagonista, orientati al rovesciamento della norma (disubbidisce, perde tempo, provoca le donne) e allo spreco (sputa il cibo e le bevande che i pastori gli offrono, lancia ricotta e fasci d'erba sul pubblico), rivelano chiaramente quale sia la funzione simbolica di questa maschera ctonia: instaurare il caos originario, in modo da rinnovare la fertilità naturale e umana (significativa a riguardo è anche la presenza nel corteo dei Cardunara, personaggi che recano a tracolla fasci di cardi selvatici, veri guardiani dell'ordine naturale che ostentano i frutti spontanei della terra). Di grande interesse è quindi la confluenza in questa rappresentazione di elementi eterogenei che la rendono un esempio unico in Sicilia.

Un confronto anche sommario tra le due forme drammatiche esaminate offre l'opportunità per alcune considerazioni conclusive. In entrambe le circostanze va anzitutto osservata l'opposizione tra figure come Bardàssaru, Marsioni, Titu e Nardu, che presentano i tratti caratterizzanti del basso-corporeo (stupidità, aggressività, volgarità, oscenità), e figure connotate in senso positivo: sovrintendenti di masseria, mulattiere, campieri e pastori "laboriosi". Sia a Licata che a Santa Elisabetta è inoltre presente la transizione dal basso verso l'alto del primo tipo drammatico: i pastori licatesi riconoscono la Natività e la loro azione assume la forma dell'Offerta musicale al Bambino; il Nardu muta atteggiamento e si accoda compostamente al corteo della Sacra Famiglia. Nel caso di Licata si rileva però l'adesione al modello delle Pastorali di origine ecclesiastica, come dimostra il personaggio del Curàtulu che, illuminato dalla grazia divina, è il vero artefice del passaggio dei Pastori dalla condizione "selvaggia" all'armonia di un'esistenza riscattata dal peccato originale, mentre i Pastori, dal canto loro, non palesano eccessi paragonabili a quelli del Nardu. A Santa Elisabetta permangono invece evidenti i tratti di un arcaico rituale propiziatorio agro-pastorale connesso al solstizio invernale, il cui tentativo di riplasmazione entro la cornice della festa cattolica appare assai forzato.

Sergio Bonanzinga

 

 

 

 

In Sicilia, la tradizione natalizia è molto sentita, non solo dal punto di vista religioso ma anche da quello culinario e gastronomico.
Ancora oggi, infatti, si possono assaggiare piatti appartenenti alla più antica tradizione siciliana, che sono stati tramandati con cura a distanza di secoli, di madre in figlia.

Certo, la grande varietà di ricette e soprattutto, l’originalità degli accostamenti tra i vari ingredienti che rendono così particolare la cucina siciliana, sono sicuramente un retaggio delle varie popolazioni che in tempi passati hanno conquistato questa bellissima terra lasciandole in dono le proprie usanze gastronomiche.

Nel periodo natalizio, la Sicilia si trasforma in un vero e proprio laboratorio del gusto e dei sapori con le sue ricette stuzzicanti e particolari.

Al contrario di molte altre regioni, in Sicilia non c’è un menù prestabilito per la Vigilia ed un altro per il pranzo di Natale, ma ci sono semplicemente dei piatti tipici e tradizionali che vengono preparati a piacere.

Tra i più usuali ricordiamo senza dubbio il “timballo di riso” e le “lasagne cacate”, un tipico piatto di Modica preparato con la ricotta ed il ragù.
Famoso è anche il “pasticcio di Natale”, un vero e proprio miscuglio di carne, pasta, verdura, formaggio, che può essere servito anche come piatto unico.
Tra i secondi piatti, uno dei preferiti è sicuramente l’ “impanata al pesce spada”, anche se il pesce è un alimento molto presente nella gastronomia natalizia.

 

 

I PRODOTTI DI DICEMBRE

 

 

Altra ricetta tipica è lo “sfincione di San Vito”, una sorta di pizza che si consuma prevalentemente la sera di San Silvestro ma che fondamentalmente viene consumata durante tutto il periodo di natale.

Come contorno, ricordiamo il “pasticcio di spinaci” o “pastizzu” che può essere preparato anche con i broccoli.
Anche la Sicilia, per quanto riguarda i dolci, può vantare una grande e gloriosa tradizione natalizia.
Il dolce che solitamente “apre” le festività natalizie è la “cuccia di santa Lucia” che viene preparata il 13 dicembre in occasione, appunto, di Santa Lucia.

Altro dolce natalizio è il "Buccellato", una specie di ciambellone che può essere preparato anche nella variante dei "buccellatini", ovvero delle piccole ciambelle ricoperte poi di miele.

Abbiamo poi i “nucatili”, tipici biscottini natalizi a base di miele, i “mostaccioli”, presenti anche in altre tradizioni, e le “frittelle”, chiamate in dialetto siciliano, “sfinci”.

Come non ricordare la famosissima “cassata”, preparata in diverse varianti in base alla ricorrenza in cui si prepara.
La versione natalizia prevede come ingredienti principali, il pan di spagna, la crema dei cannoli e la glassa.

Citiamo, infine, i “cuddureddi”, dolci tipici natalizi per antonomasia, hanno una particolare forma ad anello ripiena di vino cotto, spezie, mandorle, cannella e canditi di arance locali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppe Valerio (In Viaggio allegato a La Sicilia - dic. 2008

 

Le feste di fine anno sono un'occasione per riscoprire l'enorme patrimonio gastronomico siciliano. Protagoniste scacce, scacciate, 'mpanate, sfincioni e cudduruni, variazioni sul tema delle tradizionali delizie da forno

Prima a che diventassimo tutti dei soggetti ipernutriti, grondanti colesterolo e etti di sovrappeso, le Feste di fine anno erano l'occasione "per farsi una bella mangiata".
Secondo la tradizione siciliana, le celebrazioni, e con esse le tavolate, iniziano con l'Immacolata, l'8 dicembre, giorno festivo dedicato alla realizzazione del Presepe e dell'Albero di Natale. Dopo un breve periodo di "riposo gastronomico", ecco arrivare la sera della vigilia. La cena del 24 dicembre, sempre secondo la tradizione, dovrebbe essere "di magro": pasta con le acciughe, baccalà e bastaddi affucati. In molte zone della Sicilia, per non dire la gran parte, però si preferiva, e si preferisce ancora, deliziarsi con focacce ripiene cotte in forno. Detta così, però, non si avverte la minima poesia (perché in fondo è di questa che stiamo parlando): il termine focaccia è italiano ed è praticamente inutilizzato dalla tradizione siciliana che invece si esalta con scacciate, scacce, 'mpanate, cudduruni, fuate, fuazzedde, sfincíoni e altre delizie.
Di fatto esiste un termine preciso per ogni luogo ma la zona geografica è generalmente molto limitata. Un esempio classico è quello di Catania e Misterbianco. I due centri sono confinanti, eppure se nel capoluogo si mangiano le scacciate, nel grosso centro etneo si preferiscono le 'mpanate.

 

 

E non si tratta di due nomi diversi dati alla stessa pietanza, le differenze di realizzazione sono sostanziali. Lo sfincione di Palermo è completamente diverso da quello catanese (il primo è una sorta di pizza salata, il secondo è fatto con riso e zucchero), e via dicendo. Il dato positivo è che a tutte le longitudini è tutto buonissimo.
 Così, nella provincia iblea, imperano le scacce. Premesso che sono a loro volta diverse da scacciate e 'mpanate, sia per "filosofia costruttiva" che per gusto (ma ancora una volta una delizia per il palato), tutte queste realizzazioni da forno non possono più essere considerate un piatto tipico, e soprattutto, esclusivamente natalizio. Durante tutto l'anno, anche nei mesi estivi, è infatti ormai possibile trovare il panificio che realizza focacce ripiene.
Ma semel in anno licet insanire, dunque a Natale, se abbiamo avuto la forza di non abusarne durante il resto dell'anno, pensiamo a goderci le prelibatezze della cucina siciliana in tema.
Le scacciate catanesi, ad esempio, per tradizione dovrebbero essere due semplici dischi di pasta di pane sovrapposti e farciti con tuma e acciughe, nella loro versione più povera, o con cavolfiori, olive e acciughe in quella più elaborata. Accreditata anche una versione con salsiccia, cipolla, olive e pomodoro a filetti, ma in realtà oggi le scacciate sono condite esattamente secondo il gusto dei commensali: se ne trovano facilmente farcite al prosciutto, con ricotta e spinaci, con funghi e salsiccia, insomma senza limiti alla fantasia del cuoco e col risultato sempre garantito di soddisfare tutti.

 

scacciata catanese in versione cavolfiori e olive nere

 

La scaccia ragusana viene lavorata con un apposito mattarello, u lasagnaturi: si tira una sfoglia rotonda, larga e piuttosto sottile di pasta di pane lievitata, quindi viene condita a piacere e ripiegata a più riprese fino a prendere la forma di una borsa a busta. Le scacce sono chiuse con un ricamo di pasta detto riefico. Il condimento varia secondo gli ingredienti stagionali: la base è il pomodoro condito con basilico fresco e il caciocavallo, con una spruzzata di olio d'oliva, sale e pepe, le varianti sono la melanzana, la cipolla, la ricotta, le patate, il prezzemolo.
Piatto di festa sono anche le 'mpanate, spianate di pasta con pane a forma di mezzaluna o circolari, ripiene di brocco e spinaci nel periodo natalizio, di baccalà alla vigilia di Natale, di agnello alla sera del sabato santo. Ma in alcune zone, soprattutto a Natale, vengono realizzate 'mpanate ripiene anche di patate.
Ma la madre di tutte le focacce, quella più antica e tradizionale, è la "facci 'i vecchia" (faccia di vecchia), prepara con pasta di pane lievitata, olio extravergine di oliva, origano, sale e niente altro. Un piatto povero ma di indubbio
gusto che ha fornito la base per la realizzazione di tutte le "varianti sul tema" di cui abbiamo disquisito sino ad ora.
Figlio diretto della facci 'i vecchia è la fuata", una sorta di pizza spessa, con unico condimento un po' di pomodoro, cipolla e acciuga.
Nella Sicilia occidentale, nella zona del palermitano soprattutto, lo sfincione è il piatto del menù delle vigilie più importanti nel ciclo natalizio.
Si tratta anche in questo caso di una sorta di pizza molto spessa, condita sobriamente con cipolla, pomodoro, acciughe, origano e pan grattato, che ha la particolarità, secondo molti, di diventare più buona e gustosa uno-due giorni dopo la sua cottura. Secondo una certa tradizione, anzi, andrebbe preparata e poi lasciata appoggiata sul pavimento anche per un paio di giorni Le focacce della tradizione siciliana non sono certo tutte qui: ogni città, ogni singolo paese ha la sua ricetta tipica e le sue varianti sul tema. E andarle a gustare tutte è la vera sfida.

IL PIZZOLO SIRACUSANO 

Il pizzolo è un prodotto tipico della cucina solarinese e sortinese, ma può gustarsi in tutte le pizzerie della Provincia di Siracusa o in apposite pizzolerie (rinomate quelle di Sortino).

Consiste in una pizza tonda di circa 20 cm di diametro, superficialmente condita con olio, origano, pepe, parmigiano e sale (a mo' di focaccia) e farcita con vari ingredienti, salati (in tal caso il ripieno sarà a base di salumi, verdure, formaggi, carne) o dolci (con ripieno di crema al pistacchio, crema cioccolato, ricotta e miele). Tipicamente sortinese è la focaccia (o in sortinese nfigghiulata) ripiena di fichi e nipitedda (melissa nepeta).

Incerte le sue origini. Si tratta, comunque, di un piatto tipico della tradizione contadina di Solarino e Sortino - che nella sua ricetta originaria consisteva di una focaccia farcita con peperoni - commercializzato, però, solo di recente (anni '90)
C'è nè per tutti i gusti dolce (nutella,pistacchio,crema di limone) salato (salame e svizzero,prosciutto crudo e provola affumicata)
oppure con i gamberetti,salmone,broccoletti,prosciutto cotto e mozzarella etc

 

FACCIA DI VECCHIA

Questa preparazione, che è del vittoriese e del ragusano, assume questo curioso nome che trova una precisa corrispondenza con l'analoga pizza emiliana detta stria (strega): entrambe infatti, cotte vicino al fuoco, assumono una colorazione gialliccia ed anemica, e per la grinzosità della superficie ammaccata dai pollici, hanno la stessa origine simbolica, che richiamava il volto di una vecchia. Quando si prepara il pane in casa avanza un poco di pasta lievitata.

Ingredienti
500 g di farina 0, 25 g di lievito di birra, 40 g di strutto, sale, pepe, 3 cucchiai d'olio extavergine d'oliva, origano Preparazione
Setacciate la farina sulla spianatoia, trasferitene 100g in una ciotola e amalgamatela con il lievito sciolto in mezzo bicchiere d'acqua tiepida. Lasciate quindi lievitare la pastella per circa 1 ora.
Trascorso il tempo necessario, impastate la farina rimasta con lo strutto, una presa di sale e l'acqua necessaria per ottenere una pasta soda; incorporate il composto lievitato e lavorate a lungo il preparato, fino a renderlo soffice ed elastico.
Ponetelo in una terrina infarinata e incidetelo con un taglio a croce, copritelo con un canovaccio e lasciatelo lievitare ancora per 2 1/2 ore in luogo tiepido e asciutto. 

stendete l'impasto in un disco spesso circa 1cm e adagiatelo in una teglia rivestita di carta da forno.
Praticate delle fossette con la punta delle dita e spennellate la superficie con una miscela di olio, sale e pepe.
Cospargete la focaccia con un'abbondante spolverata di origano e cuocetela in forno caldo a 220°C per 25-30 minuti. 

 

LE SCACCE RAGUSANE

La ricetta della scaccia ragusana la devo a mia madre che nelle sue scorribande siciliane un giorno "importò" nella scuola di cucina questa bellissima "architettura", come mi piace definire alcune ricette siciliane, di pane. in realtà, come spesso spieghiamo ai nostri ospiti, la scaccia è uno dei tanti modi per far pare, appunto, e per utlizzare i resti, infatti nel ripieno ci si potrebbe mettere di tutto. la versione che noi preferiamo è questa:
Ricetta: 250 gr farina o 1 uovo - 10 gr lardo o burro - 2 cucchiai da minestra di olio d’oliva - 12 gr. Lievito - Pizzico di sale

Per il ripieno: 200 gr ricotta - 250 gr salsiccia - 250 gr salsa di pomodoro - Caciocavallo fresco o altro formaggio di proprio gusto grattugiato o a fette - Sale e peperoncino qb - Foglie di menta fresca

Impastare bene la farina con gli altri ingredienti. L’impasto deve essere abbastanza sodo e morbido, fare una palla, coprire e lasciare lievitare per circa 30 minuti.  Preparare, intanto, il ripieno in un recipiente, mescolando bene gli ingredienti. Stendere l’impasto col matterello, cercando di formare un quadrato. La sfoglia non deve essere troppo sottile per contenere bene il ripieno.
Spalmare metà del ripieno sulla superficie dello sfoglio lasciando su tutti e 4 i lati un bordo di circa 3 cm. Rimboccarli sul ripieno formando una cornice. Ripiegare la sfoglia su se stessa. Spennellare con l’uovo, cospargere di sesamo e semi di papavero e infornare a 200° per 30 minuti. Lasciare riposare la scaccia fuori dal forno, coperta con uno strofinaccio per 20 minuti. Affettare e servire.

Alternativa molto buona che faccio io quando sono in versione "purista" e mi piace lavorare con alimenti integrali. la sfoglia viene molto saporita e croccante, io la preferisco, anche se quella siciliana classica è solo con farina di semola rimacinata: 400 g farina integrale - 100 g farina Manitoba - 1 bustina lievito liofilizzato - Olio, - 1 uovo - Acqua qb. - 2 cucchiaini da tè di zucchero - Pizzico abbondante di sale

Ripieno: Ricotta, salsiccia, melanzane e zucchine gratinate, parmigiano grattugiato, menta, basilico e un filo d'olio.

http://annatascalanza.com/

 

La scacciata (in lingua siciliana cuddura e scacciata) è un prodotto da forno artigianale tipico siciliano, a base di pane, broccoli, cavolfiori e patate, formaggio tuma o caciocavallo e olive nere. Piatto unico, simile al calzone molto conosciuto e apprezzato nelle regioni meridionali italiane, soprattutto per la sua fragranza e genuinità.

 Come prodotto da forno è notevolmente sviluppato in Sicilia dove rappresenta un'eccellenza. In alcune città è il simbolo di feste invernali ed anche di semplice armonia familiare. La maestria nella preparazione ne fa un capolavoro della cucina siciliana, molto imitato e commercializzato in molte varianti culinarie.

 Il piatto nacque alla fine del XVII secolo come piatto base delle tavole contadine. In Sicilia la ricetta venne tramandata ed ampliata in base alle voci culinarie del tempo. Nelle tavole rurali del Regno di Sicilia e poi Due Sicilie si sviluppò questo piatto semplice a base di pane, verdure e carne spesso gli avanzi di una cena abbondante o di un pranzo ricorrente. Oltremodo si presentò nelle tavole siciliane agli inizi del XVIII secolo con la ricetta a base di verdure e patate.

Raggiunse il suo successo quando lo stesso Moncada, principe di Paternò, nel 1763, lo volle sulla sua tavola nei festeggiamenti natalizi. Da allora la tradizione lo colloca come piatto natalizio con una ricetta tramandata da generazioni.

Ad oggi la scacciata presenta una vasta diffusione nel territorio siciliano ed una ampia commercializzazione di tipo unicamente artigianale.

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SFINCIONE PALERMITANO

"U Sfinciuni" è un tipico piatto palermitano, caratteristico del periodo natalizio; un equivalente siciliano della Pizza Napoletana.

Pietanza povera per la nostra cucina, nasce dalla necessità di non presentare, per le feste, il solito Pane, ma qualcosa di diverso, in una veste intonata alla circostanza.
Lo dice nella sua struttura (farina e lievito) probabilmente araba, mentre il suo nome è stato attribuito in Sicilia.
Si definisce tale con il nome sfincia qualcosa di soffice come recita il detto: "e' muoddu comu na sfincia" (è morbido come una sfincia).
Molte le sue varianti: si pensa che lo sfincione sia stato inventato, da alcune suore, all'interno del monastero di San Vito a Palermo.
A Palermo i semplici elementi base vengono arricchiti con della salsa di pomodoro ed altri ingredienti come acciuga e caciocavallo che danno loro un sapore diverso.
In alcuni paesi del palermitano, lo sfincione rappresenta il "pane e companatico" di origine contadina. A Bagheria è il tradizionale piatto principale del menù che si prepara il giorno prima di ogni festa natalizia (Immacolata, Natale, Capodanno ed Epifania).
La preparazione di questi sfincioni avviene esclusivamente in questo periodo, tranne, come riferisce il Pitrè, soltanto quando ci si preparava per la festa del fidanzamento, il cosiddetto "appuntamientu", che avveniva in casa della promessa sposa.

A Palermo anche lo sfincione è uscito dal tempo mitico della festa per entrare in quello ordinario.
Ora si può acquistare tutti i giorni, tanto è presente in ogni rosticceria e nelle caratteristiche bancarelle o motolape che circolano per le vie della città decantando la sua bontà: "accattativi u sfincionello..." caldo e soffice con un pizzico di origano, la mano svelta e competente lo irriga con un sottile filo d'olio di oliva per l'avventore di turno.

INGREDIENTI

1 Kg di farina 00 - 1/2 Kg di farina di grano duro 5 gr di lievito di birra 1 cucchiaio di sale 1 cucchiaio di zucchero 120 gr di strutto
acqua tiepida quanto basta 

Per la salsa:due kg cipolle tagliate a filettini sottili e leggermente stufate una dozzina di sarde salate salsa di pomodoro a ricoprire la pasta
pangrattato caciocavallo a dadini origano olio extra v. di oliva

Preparazione

Si setacciano insieme le due farine, e si fanno ricadere in un ciotolone. Si aggiungono il sale, lo zucchero, e il lievito sbriciolandolo con le mani insieme alla farina. Si comincia a versare acqua tiepida, sempre mescolando, finchè non si ottiene un impasto. Si trasferisce l’impasto su una spianatoia, un tavolo, o comunque una superficie non troppo fredda e ben infarinata e si aggiunge lo strutto. Si impasta con energia, usando il palmo delle mani, e aggiungendo un po’ di farina se si attacca, per circa venti minuti, finchè la pasta non è liscia, soffice e piacevole al tatto. A questo punto, se ne fa una palla, si rimette nel ciotolone infarinato, ci si fa su un taglio in croce, e si copre con un tovagliolo.
Si lascia lievitare in un posto tiepido per un paio d’ore, poi si rimette sulla spianatoia, si rimpasta, e si rimette a lievitare per almeno un’altra ora. A questo punto, si stende delicatamente, allargando la pasta con le mani e si dispone nelle teglie rettangolari (questa è una dose per circa due), si oleano per bene, e si ricoprono con la salsa di pomodoro. Se possibile meglio farlo lievitare in teglia un’altra mezz’ora, dopodichè aggiungere la cipolla, le sarde e infornare a 180°, per mezz’ora o più (dipende dal forno). A metà cottura versare il caciocavallo a dadini e ricoprire tutto col pangrattato.

   

M'PANATA SICILIANA

La prima descrizione è per la pasta e la seconda per il ripieno.

1) Pasta: 1/2 Kg di farina; 1cubetto di lievito di birra; 4 cucchiai di olio di oliva; 2 cucchiaini di sale;
1/2 cucchiaino di zucchero; poi diluite il tutto con dell'acqua tiepida.
2) Ripieno: 1 kg di patate; 300 gr di salsiccia; 1cucchiaio di concentrato di pomodoro; 1 cipolla tagliata sottile; 1spicchio di aglio; parmigiano grattugiato e per finire; 200 gr di pepato fresco primosale ( il primosale è il secondo passaggio dopo che la ricotta è stata privata del siero, quindi si passa al primo sale. 
PREPARAZIONE

Su una spianatoia versate a fontana la farina con il sale. Unite al centro lo zucchero, il lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida,l'olio e incominciate ad impastare aggiungendo acqua a sufficienza per formare un panetto liscio e morbido.
Mettere a lievitare per 2 ore circa. Intanto cominciate a preparare il ripieno. Pelate ed affettate le patate e mettetele a soffriggere in una padella con un po'di olio poi, appena saranno cotte e dorate, toglietele dall'olio e mettetele a riposare.
Nella stessa padella fate dorare la cipolla con l'aglio. Unite la salsiccia privata della pelle e sbriciolata, le patate che avevate messo da parte, lasciate cuocere 5 minuti quindi, aggiungete il concentrato di pomodoro. Mascolate bene e sfumate con poco vino, ora il sale ed il peperoncino. Lasciate cuocere 10 minuti a fuoco basso. 

Ora riprendete il panetto, poggiatelo sulla spianatoia e lavoratelo ancora per circa 5min. Stendete con il mattarello il panetto,ricavatene 2 dischi.
Ricoprite con un disco di pasta una teglia imburrata ed infarinata poi disponete all'interno il preparato e il primosale tagliato a cubetti, spolverate con abbondante parmigiano, coprite con l'altro disco, punzecchiate la superfice con una forchetta e fate riposare per 2 ore e .....per ultimo spennellate la superfice con olio di oliva e infornate a 200°C per un'ora circa.

 I BUCCATUREDDI 

Il termine «buccaturedda» è pressoché intraducibile. A voler tentare una traduzione potremmo azzardare un’assonanza con il verbo «abbuccari» che indica il rovesciare qualcosa: in questo caso «abbuccari», rovesciare la pasta della focaccia in maniera da creare un grosso panzerotto ripieno di verdure cotte. Perché questo sono, appunto, le «buccatureddi». Col nome di «buccatureddi» quindi, si intendono un tipo di focacce diverso per forma e lavorazione rispetto alle «scacce». Le dosi e la lavorazione della pasta sono pressoché uguali.
Ingredienti per 8 persone Per la pasta: 1 kg di farina di grano duro acqua q.b. sale olio extravergine d’oliva (mezzo bicchiere) lievito di birra (12 grammi circa per un Kg di farina) il succo di ½ limone ½ bicchiere di vino
Preparazione
Sulla spianatoia fare la fontana con la farina. Impastare aggiungendo acqua secondo il bisogno, il succo di mezzo limone e il vino, quindi lavorare la pasta fino a quando risulta ben liscia elastica e di giusta morbidezza.
Allargare e bucherellare la pasta con le dita e versarvi sopra dell’olio d’oliva e continuare a lavorarla fino al completo assorbimento dell’olio. Lasciarla riposare pochi minuti, quindi tirare la sfoglia a forma di disco, del diametro di circa 30 cm e dello spessore di circa 4-5 mm, aiutandosi se occorre con un po’ di farina.
Versare sulla sfoglia il condimento, disponendolo su una metà del disco di pasta e formando uno strato spesso fino a cinque cm (e anche più) La «buccaturedda» si chiude ripiegando l’altra metà della sfoglia i cui due lembi saranno uniti pressandoli con le dita e creando una sorta di cordoncino di pasta: il cosidetto «rieficu» (termine derivato dal linguaggio tecnico sartoriale che indica l’orlo di un vestito).
Una volta chiuse le «buccaturedde» si presenteranno come un grosso panzerotto con la forma di una mezza luna.
Spennellare la superficie della «buccaturedda» con olio d’oliva o con uovo sbattuto e praticatevi con i rabbi della forchetta dei fori che fungeranno da camino. Sistemare la «buccaturedda» su una teglia già unta (o foderata di carta forno) ed infornare a temperatura di pane (circa 200° C). Sfornare quando la pasta avrà assunto un bel colore dorato.
Per le «’mpanate» il procedimento è identico. Rispetto alle «buccaturedde» cambia solo la forma. Le «’mpanate», infatti, hanno una forma perfettamente circolare.
Una volta tirata il disco di sfoglia con uno spessore di 4-5 cm e del diametro di 30-35 cm, si sistemerà questo disco di pasta all’interno di una teglia circolare, già unta e dalle dimensioni adeguate, avendo cura di far fuoriuscire un discreto bordo di pasta.
Una volta farcita la «’mpanata», la si chiuderà con un altro disco di pasta dello stesso spessore, ma di diametro più piccolo creando anche qui il cordoncino di pasta detto «rieficu».
Anche qui la superficie superiore della «’mpanata», va spennellata con olio d’oliva o con uovo sbattuto e forata con i rabbi della forchetta. Infornare come sempre a temperatura di pane (circa 200° C).
Sfornare quando la pasta avrà assunto un bel colore dorato.

 

 

 

Natale in Sicilia: viaggio gastronomico nella storia culinaria dell’Isola

di Liliana Rosano

 

La cena di Natale è un omaggio alla secolare tradizione siciliana, rispettata anche dai sostenitori della nouvelle cuisine sicula che vuole rivedere i piatti tipRisultati immagini per baccalà frittoici, interpretandoli in modo nuovo. Tanti i piatti nelle più gustose versioni, da Catania a Ragusa, da Trapani a Modica

Natale in Sicilia: viaggio gastronomico nella storia culinaria dell’Isola

Nessuno può sottrarsi alla cena e al pranzo di Natale in Sicilia. È un’istituzione vera e propria. Un appuntamento di cui le donne di casa cominciano a parlare già un mese prima.

 

 

E le vedi adoperarsi nella scelta del baccalà da comprare, per consacrarlo poi alla frittura con olive o condirlo con il limone per un’insalata da antipasto.

Il rito, che si ripete da anni, anzi da secoli, è un viaggio gastronomico che affonda le radici nella storia della cucina siciliana. Quella che ci hanno lasciato in eredità greci, spagnoli, francesi e arabi.

Ecco perché il menù natalizio siciliano, pur avendo degli immancabili piatti comuni da Trapani a Catania, varia di provincia in provincia. Anzi, spesso di paese in paese.

La cena di Natale è un omaggio alla tradizione siciliana vera, rispettata anche dai sostenitori della nouvelle cuisine sicula che vuole rivedere i piatti tipici, interpretandoli in modo nuovo, alleggerendoli.Risultati immagini per crispelle benedettini

Le famiglie, numerosissime, si riuniscono intorno ad una tavolata unica, imbandita a festa.

A Catania, nella parte orientale della Sicilia, il via alla lunga notte che sembra non finire mai, lo danno le crispelle con ricotta e acciughe e quelle di riso e miele. Le crispelle vanno rigorosamente fritte, devono galleggiare nel grande padellone con olio. Il loro profumo, nelle strade, nelle case, è un segno indelebile nell’iconografia olfattiva siciliana.

 

Le crispelle di riso dette "dei Benedettini" sono dei tipici dolci fritti catanesi. Sembra che a realizzare questo dolce siano state per prime le suore benedettine del convento di Catania nel XVI secolo, come risulta da antichi testi di cronisti catanesi. Questa preparazione sembra avere anche un antenato più economico: il pane col miele. Quando anticamente si diceva "Cc’è-mmeli,… cc’è-mmeli…!", lo si diceva per partecipare alla venuta al mondo di un neonato, per cui quale cosa migliore farlo a natale con conseguente distribuzione di fette di pane spalmate con miele?

Regina indiscussa della tavola natalizia è la scacciata, con la sua variante di scaccia nel Ragusano e Modicano. Forse non erano nemmeno esclusività della gastronomia di strada, anzi c'è a Catania chi sostiene che le scacciate siano nate in casa e che solo quando furono demolite le vecchie cucine provviste di forno a legna, cioè quelle delle case nobili e borghesi, le scacciate siano scese in strada.

Per i sostenitori dell'origine nobile, le Scacciate non nascerebbero quindi cibo popolare, è probabile che siano invece le eredi di nobili torte salate, dei pastizzi, dei timballi, magari un tempo preparate per rifocillare nobili e borghesi in gita in campagna.

 

 

 

 

Interno crispella con ricotta

le immancabili crispelle catanesi con ricotta o acciughe

 

 

Non sarebbe un caso raro, è tanta la gastronomia tradizionale, oggi popolare, che un tempo era appannaggio delle classi più abbienti e dei conventi. Un esempio per tutti: la messinese Mpanata di piscispada. Non è quindi un caso che all'aristocratica pasta frolla, o ad una pasta sfoglia, si sia sostituita la popolare pasta di pane.

C’è la scacciata con cavolfiori affogati nel vino, arricchiti di aglio tritato, olive nere, primosale, acciughe, e pepe; una scacciata di cipolle, con cipollotti scalogni, acciughe, pepe e olio; una Scacciata di broccoli con broccoletti lessi e saltati in padella con aglio tritato, tuma, olive nere, acciughe, pepe e olio. Tutte varianti che sono rimaste usatissime fino ad oggi.

Un altro “pezzo forte” della cena natalizia  è la zucca rossa fritta con olive e i broccoli affogati con vino e olive nere. Si aggiungono poi la caponata, i formaggi tipici siciliani come il piacentino ennese, la tuma, il pecorino siciliano, la ricotta, il salame dei nebrodi, quello di suino nero.

A fine cena, ormai stanchi ma appagati, quando il vino rosso dell’Etna ha sposato felicemente le possibili e inimmaginabili variazioni, si fanno quattro chiacchiere davanti alla varietà di frutta secca: mandorle tostate, noccioline del Nebrodi, semi di zucca, pistacchio di Bronte.

C’è spazio però per il brindisi di mezzanotte. La tradizione vuole che sia il panettone classico, quello con frutta secca e canditi, sebbene non proprio appartenente alla tradizione siciliana,  a presenziare le ultime ore prima della capitolazione finale.

I dolci tipici siciliani, si riservano uno spazio nel giorno di Natale, quando oltre agli avanzi della sera precedente, si aggiungono le lasagne al ragù o agli spinaci, il pollo ripieno, l’arrosto con contorno. C’è chi preferisce anche la variante con carne di pesce, come il pesce spada.

Ma a Natale, nel pranzo più classico che ci sia, quello siciliano, i protagonisti sono i dolci. Cassata, cassatelle, cannoli, torrone sono i sempre eterni rappresentanti del patrimonio dolciario siciliano. A questi si aggiungono i dolci tipici del Natale: il buccellato, i nucatuli, la cubaita e i mostaccioli. Il cucciddatu come viene chiamato in dialetto siciliano il buccellato, è un impasto di pasta frolla, steso a sfoglia non sottile e farcita con un ripieno di fichi secchi, uva passa, mandorle, scorze d'arancia o altri ingredienti che variano a seconda delle zone in cui viene preparato, poi chiusa e conformata in vari modi, spesso a forma di ciambella.

Il ripieno di mandorle è costituito da un impasto di mandorle pelate, zuccata (zucca candita) e gocce di cioccolato. Il ripieno di fichi, più tradizionale, è invece costituito da un impasto di fichi secchi, frutta candita e pezzetti di cioccolato.

Il buccellato casereccio viene solitamente ricoperto di glassa, quello prodotto in pasticceria è ricoperto di zucchero a velo o di frutta candita.

Il Buccellato Siciliano Le Ricette di Nonna Gilda

 

Di tradizione araba, come quasi tutta la pasticceria siciliana, i nucatuli derivano dalla parola araba  nagal che vuol dire noce. Sono a forma di S, aperti sulla superficie, da cui esce la farcia, un impasto variabile di fichi secchi, uva passa, miele o mosto cotto, noci o mandorle, scorza d'arancia o limone e aromi.

Uno dei dolci preferiti dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri, la cubaita, torrone tradizionale siciliano, dalle antichissime origini arabe (è araba la parola qubbiat che significa mandorlato) è un trionfo di mandorle, pistacchio, miele, cioccolato. Camilleri la descrive così: La cubaita è semplice e forte, un dolce da guerrieri, lo devi lasciare ad ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad essere mangiato. Ti invita alla meditazione ruminante.

Rende più dolce e sopportabile l’introspezione che non sempre è un esercizio piacevole.

Alla dolcezza del miele mischia l'“amarostico” delle mandorle tostate e il ricordo del verde attraverso il pistacchio. Diventa così una sorta di filosofia del vivere.

Ma non finisce qui. A chiudere il pranzo di Natale ci sono i vini dolci siciliani come il passito di Pantelleria, il moscato di Siracusa. Quando tutto sembra essere finito e il corpo e la mente sembrano aver ritrovato ristoro e pace, i siciliani si ritrovano ancora la notte del 25 dicembre per consumare insieme, stanchi ma non vinti, gli avanzi di due giorni interminabili dove sapori, tradizioni, atmosfere uniche sopravvivono e si tramandano negli anni.

http://www.lavocedinewyork.com/food/2013/12/23/natale-in-sicilia-viaggio-gastronomico-nella-storia-culinaria-dellisola/

 

 

 

 

 

Uno dei piatti principe della tavola natalizia è sicuramente il baccalà. Pietanza antichissima importata  dalla Norvegia, il merluzzo che diventa “stoccafisso” e “baccalà” non può mancare a Natale. 

Lo troviamo nel menù della vigilia, ma anche come spuntino a mezzogiorno del 24 dicembre. In questa lunga giornata che prepara la grande abbuffata del Natale, il digiuno è d’obbligo. Ma è un digiuno un po’ speciale, perché spizzicare è permesso e non solo a chi sta ai fornelli. Pizze di scarole e baccalà fritto aiutano a giungere a sera con un sano appetito, ma senza troppo soffrire!

 

 

 

 

 

BACCALA' FRITTO

 

dosi per 4 persone: 700 G Baccalà Bagnato, 150 G Farina, 1 Uovo, 5 G Lievito Di Birra, 20 Cl Vino Bianco Secco, Olio Per Friggere.

Oltre al tempo di preparazione e cottura, bisogna tenere conto di 2 ore per il riposo della pastella. Prima di procedere alle operazioni sciacquate sotto l'acqua corrente il baccalà per dissalarlo ulteriormente. Sciogliete il lievito di birra in pochissima acqua tiepida. In una ciotola setacciate la farina, unitevi l'uovo, il lievito di birra sciolto, un pizzico di sale e il vino. Amalgamate accuratamente con un cucchiaio di legno o con una frusta. Se il composto risultasse troppo denso, diluitelo con qualche altro cucchiaio di vino. Coprite la ciotola con un telo e fate riposare la pastella per due ore. Scolate il baccalà e asciugatelo bene su carta assorbente. Tagliatelo a pezzi e immergete ciascun pezzo nella pastella rigirandolo più volte per ricoprirlo completamente. In una padella scaldate abbondante olio e quando raggiungerà una temperatura elevate fatevi friggere pochi pezzetti di baccalà per volta. Man mano che saranno dorati e croccanti prelevateli e fateli asciugare su carta assorbente. Teneteli in caldo fino a quando non avrete fritto tutto il pesce. Servite i pezzetti di baccalà fritti su un piatto di portata precedentemente riscaldato.

 

 

 

 

Come ti riciclo pandoro e panettone

LUCY GULLOTTA (La Sicilia 5.1.2013)

Gli inglesi, super organizzati e attenti ad evitare inutili sprechi, in cucina dei “leftovers” (avanzi) nei hanno fatto una vera e propria bandiera. Basta prendere esempio da loro, aggiungere un po’ di inventiva tutta italica, che tra i fornelli non manca certo, per evitare di gettare nel cestino dell’immondizia tutto quello che è rimasto nei nostri frigoriferi, tra surgelato e fresco, dei cenoni di Natale e Capodanno.

Il cibo si può riciclare. Anzi, cambiandogli aspetto, si possono creare piatti appetitosi che stuzzicano davvero l’appetito.

Eleonora Consoli, giornalista gastronomica e “maestra” tra i fornelli, ci svela qualche piccolo segreto su come riproporre in tavola gli avanzi, partendo da pandoro e panettone.

Se siete rimasti “vittime” (magari!) delle ceste di Natale, con i resti di pandoro e panettone, in modo semplice e veloce, si possono creare tante ricette. «Si possono tagliare a strati e alternare con una crema chantilly, preparata per renderla più leggera con crema pasticcera e panna montata in parti uguali; oppure ricoprire gli strati con una ganache (una crema molto densa e compatta realizzata con panna montata e cioccolato fuso). Tagliando il pandoro a fettine o anche, se si desidera, a dadini – consiglia Eleonora Consoli – si può realizzare una gustosa variante del tiramisù, sostituendo i biscotti, la preparazione resta la stessa». Ma attenzione il pandoro si bagna con il caffè non si inzuppa.

«Realizzando dei dadini con il panettone si possono ricette fantasiose. Si possono sistemare su una teglia e irrorare con crema inglese (un classico dessert al cucchiaio dal gusto delicato e dalla consistenza vellutata; a differenza della crema pasticcera, la crema inglese non contiene farina, risulta quindi più fluida ed è un ottima salsa da servire anche calda in coppa, accompagnata da savoiardi, lingue di gatto o altri biscotti secchi e per l’occasione il pandoro) e versare sopra una crema ai frutti di bosco (frullati) per creare il contrasto con la crema; o ancora – aggiunge Consoli - si possono realizzare dei mignon ricoperti con la ricotta (come il ripieno della cassata: ricotta impastata con lo zucchero e pezzetti di cioccolato); o ancora si possono infilzare i dadini di panettone in uno spiedino e tuffare nel cioccolato fuso e fare indurire, magari presentandoli a tavola con un aspec di frutta».

Infine, chi non è ancora stanco di invitare amici a cena può prendere dei bicchieri da vino rosso (solo perché sono più capienti) e sistemare sul fondo dei pezzi di panettone arrivando circa a metà del bicchiere. Preparare del caffè e, una volta pronto, versarlo sul panettone scegliendo a piacere se coprirlo del tutto oppure se fare in modo che penetri nel panettone, quindi montare della panna senza zucchero e con una siringa (o con un cucchiaio, più semplicemente) sistemarla sul panettone. Fatto questo si può aggiungere della cioccolata grattugiata, dello zucchero oppure della Nutella sciolta. Perché alla golosità non c’è fine.

E il «salato» si trasforma in condimento per panini

Eleonora Consoli

Pesce, carne e verdura. Come smaltire gli avanzi delle feste stipati nel frigo? Le lenticchie si dice che portino bene ma sono quelle che rimangono nel piatto, forse perché arrivano quando si è più che sazi e a quel punto non c'è più posto in pancia, nemmeno in nome della fortuna. «Con le lenticchie si può fare una purea e servire con un timballo di riso o polenta» suggerisce la scrittrice ed esperta cuoca Eleonora Consoli.

«Il pollo rimasto si può sfilettare e trasformare in una classica insalata e l'arrosto invece si può servire tagliato a pezzetti con insalata verde o di patate con capperi e olive. I resti del pesce si possono usare per realizzare la farcitura interna dei ravioli da servire poi con una salsa al pomodoro o semplicemente con burro e salvia. Con i gamberi rimasti si può preparare un'insalata russa e se invece è rimasta dell'insalata russa si possono imbottire dei tramezzi o dei panini».

Già l'idea-panino leggermente diversa dal normale può essere una soluzione accattivante. Una ricetta veloce e nuova: prendere una baguette piccola per ogni persona, tagliare il cappellino superiore e con l'attrezzino che si usa per svuotare le zucchine togliere la mollica. La carne avanzata si sfilaccia e la si condisce a seconda dei gusti aggiungendo anche un cucchiaino di salsa tartara; si riempie la baguette alternando uno strato di insalata, uno di carne e finendo con l'insalata quindi si mette in forno per 10 minuti in modo da far tostare. Con gli avanzi si possono preparare anche delle crêpes: basta tagliare la carne a striscioline e mescolarla con un po' di prezzemolo, qualche spezia a piacere, pepe e maionese. Una volta pronta la crêpe non bisogna far altro che riempirla con la carne rimasta e metterla in frigo per qualche minuto in modo tale che il condimento si amalgami per bene con il resto degli ingredienti.

«La carne cotta si può tritare e preparare delle polpette da fare fritte» consiglia Eleonora Consoli. «Le verdure rimaste, invece, si possono riciclare saltandole in padella o aggiungendole ad un minestrone; preparare al gratin o realizzarci delle torte salate» conclude.

 

http://www.dissapore.com/ricette/pranzo-natale-sicilia/

 

Il Capitone, la tradizione in tavola

 

L’anguilla femmina, anche chiamata “Capitone”, è l’unico piatto che i napoletani non si fanno mai mancare a tavola per la vigilia di Natale. Malgrado si possano riscontrare alcune diversificazioni da famiglia a famiglia riguardo agli antipasti, al primo ed ai contorni, il perpetuarsi della tradizione culinaria delle feste si manifesta nel consumo di questo ambiguo pesce-serpente, che va comprato il giorno dell’antivigilia e che viene, solitamente, servito fritto od in umido.Capitone fritto

LA STORIA – Le ragioni storiche che portano il Capitone sulle tavole campane si perdono nei meandri dei ritualismi e delle tradizioni popolari di una città che ha sempre vissuto di mare e pesca, motivo per il quale ogni anziano racconterebbe una storia diversa sul perché e sul come l’anguilla in questione sia diventato il piatto forte del cenone. Tuttavia le teorie più accreditate individuano le ragioni di tale consumo nella somiglianza tra questo pesce ed il serpente, simbolo del male: mangiare il Capitone esorcizza la malasorte e la malvagità, annullando l’oggetto portatore della negatività. Non stupisce, quindi, accorgersi che un popolo così superstizioso abbia continuato a scacciare la “malasorte” in questo modo per secoli.

 LE ABITUDINI DEL CAPITONE – Nello specifico, l’Anguilla Anguilla, questo il nome scientifico del Capitone, è un animale particolarissimo per le sue abitudini: vive in fiumi e laghi per la maggior parte del tempo, ma ad un certo punto del suo sviluppo abbandona i corsi d’acqua dolce per scendere a mare e così percorrere anche 8.000 km fino a raggiungere il Mar dei Sargassi dove inizia l’accoppiamento, la deposizione delle uova ed, infine, la morte. Le piccole larve, appena nate, intraprendono subito il viaggio in direzione opposta, ed in tre anni riescono ad arrivare sulle coste europee ed a passare nel Mediterraneo tramite lo stretto di Gibilterra. Qui viene pescato e distribuito, principalmente in Italia e in Nord Africa.

 Abbiamo parlato con un pescivendolo napoletano per parlarci del Capitone e delle usanze legate a questo piatto: Don Gennaro Russo, dell’Antica Pescheria e Baccaleria a Fuorogrotta.

 Qual è il pesce che vende maggiormente in questo periodo?

 Sicuramente il capitone, che si vende ancora tanto da queste parti. Poi tanti frutti di mare: vongole, lupini, taratufi…

 

 Ed il Capitone viene acquistato solo nel periodo natalizio?

 Lo vendiamo specialmente sotto Natale il 23 dicembre, come impone la tradizione, ma anche intorno alla fine dell’anno. Per Capodanno ne vendiamo quasi quanto per la vigilia.

Il prezzo del Capitone al Kg? 

Il prezzo si aggira tra i 18 ed i 20 euro al kg, e se ne trovi a meno vuol dire che non è un capitone quello che ti vai a mangiare! Si può fare confusione con il “Gorgo”, che però c’ha il muso meno a punta e sa di poco.

 

Il capitone: un secondo di Capodanno

 Non c’è mai stato un calo nelle vendite, in questi ultimi anni?

 No, a dire il vero è sempre molto richiesto. Non so in passato come siano andate le vendite, ma da sei anni a questa parte non è cambiato mai molto. La tradizione continua, insomma.

 Lei ha parlato del giorno 23 dicembre come data per comprare il capitone. Viene ancora richiesto vivo o lo vendete già pulito?

 Assolutamente no! Si compra rigorosamente vivo il 23; la gente lo vuole vivo per poterlo cucinare fresco la sera della vigilia. Quelli morti vengono scartati, anzi si deve stare attenti che non soffrano assai nelle vasche troppo basse.

 E come viene cucinato di solito?

 Generalmente viene fatto fritto o in umido, poi però, visto che si mangia anche il baccalà fritto, spesso il capitone rimane anche per il giorno dopo. Allora tanta gente lo fa marinato alla scapece.

 Quindi, altri pesci che vengono venduti in questo periodo oltre al baccalà?

 Si vendono i frutti di mare per le linguine, gli astici, e poi solitamente vanno bene le spigole, le orate, le pezzogne… tutti i pesci che vanno fatti al forno. Poi anche un po’ di frittura tra gamberi e calamari.

http://www.campaniasuweb.it/attualita/il-capitone-la-tradizione-in-tavola/

 

 

 

 

Cozze al Menu di Natale, scelta giusta per conciliare gusto e salute

La Sicilia, 11/12/2016 - di Sabina Licci

 

Il Natale si avvicina e già nelle case si comincia a pensare ai piatti per il cenone. Complice proprio la tradizione natalizia, che in tante regioni prevede un menu a base di pesce, dalla classica pasta alle vongole, alle cozze gratinate, al salmone scottato, tanto vale fare le scelte giuste per conciliare gusto e salute.

Si scopre così che se le cozze sono ottime alleate per combattere i reumatismi, sempre più in agguato con il repentino cambio di temperature, le vongole sono delle perfette “aiuto-spazzine” dei vasi sanguigni, i gamberi un potente antiossidante salva-invecchiamento, mentre un bel trancio di salmone può conciliare il sonno. Si tratta di alcune delle proprietà terapeutiche spesso nascoste di Risultati immagini per cozzepesci e molluschi, come rileva la Federcoopesca-Confcooperative in un sondaggio sugli italiani in fatto di cibo e salute.

Tre connazionali su quattro, infatti, sanno che la dieta alimentare è un alleato fondamentale per rimanere in forma, ma poi sette su dieci, invece di modificare il proprio menu, si curano assumendo integratori, un po’ perché non sa, un po’ per pigrizia.

Tra le dieci specie fresche più acquistate in Italia ci sono proprio le cozze, ricorda la Federcoopesca, che grazie all’alto contenuto di glucosamina sono considerate un forte antinfiammatorio naturale che aiuta a protegge da artrosi e artriti; sono anche fonte di proteine nobili, di vitamine C e B e di diversi sali minerali, come potassio, sodio, fosforo, zinco e ferro.

Ad assicurare una vera sferzata di salute, basta seguire la moda optando per pasta cozze e pecorino, ottimo connubio di gusto e salute; il Pecorino romano e sardo, infatti, contengono un rapporto ottimale di Omega 3 e Omega 6, grazie al latte di animali alimentati prevalentemente al pascolo ricco di essenze foraggiare diversificate dall’alto valore nutrizionale.

Le vongole poi, come un po’ tutti i molluschi bivalvi, possiedono una notevole quantità di vitamina B12, particolarmente carente nei regimi alimentari vegani, essenziale per l’azione che ha sul metabolismo dell’omocisteina che contribuisce a tenere nei giusti livelli, evitando che si depositi troppo colesterolo nei vasi sanguigni. Per conciliare il sonno via libera poi al pesce, meglio se grasso dal salmone, al merluzzo, al pesce azzurro. Una ricerca dell’Università norvegese di Bergen ha dimostrato come adulti e bambini con bassi livelli ematici di omega 3 e di vitamina D presentino un maggior rischio di disturbi della qualità del riposo.

Insomma un cambio di menu potrebbe essere utile oltre che gustoso, visto che in Italia si consumano meno di 20 chilogrammi l’anno di prodotti ittici, di cui appena il 15% con alto contenuto di omega 3.

 

 

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«Una ricetta per il cenone? Chiedetela alle vostre mamme»

La Sicilia, 11/12/2016 - di Concetta Bonini

I consigli dello chef stellato Accursio Craparo, "cuoco delle due Sicilie"

 

Modica (Ragusa) - «Volete una ricetta per Natale? Ognuno potrà certamente chiederla alla propria mamma». Lo chef Accursio Craparo, che da due anni ormai ha aperto la sua casa-ristorante nel cuore del centro storico di Modica bassa e che per il 2016 è stato l'unica nuova stella siciliana, come ha stabilito la Guida Michelin, sotto le feste non rinuncia ai piatti della famiglia e dell'infanzia.

Cappone ripieno«La notte di Natale - racconta Accursio - non deve mai mancare alla mia tavola un signor brodo di gallina, con tutta l'intensità di quei profumi che ci riportano immediatamente nelle sale da pranzo della nostra infanzia, mescolato a quello delle scacce, impastate a regola d'arte, tipiche della tradizione della Sicilia orientale. E poi, un cannolo siciliano come pre-dessert per chiudere con un'immancabile fetta di panettone».

Il cuoco originario di Sciacca ma ormai modicano d'adozione - tanto da essere stato definito “il cuoco delle due Sicilie” - riconferma così l'impronta della sua cucina, fortemente legata all'identità culturale della sua Sicilia, un po' dell'est e un po' dell'ovest: «Ci ho messo molti anni prima di imparare a fare una zuppa di pomodoro come quella che portava in tavola mia madre, tanti di più (e ore di chiacchiere coi pescatori, sulla riva) prima di capire come esprimere i prodotti del mare: ora mi sforzo di guardare la Sicilia dall’alto e di restituirne un ritratto inedito, ma fedele, che accoglie le contraddizioni e si lascia influenzare dalle contaminazioni».

Per il pranzo del giorno di Natale, poi, il piatto assoluto di Accursio è il cappone, «ripieno non di riso ma di castagne - precisa - magari dopo un buon piatto di cappelletti in brodo». Proprio i cappelletti con il brodo di faraona sono una delle ricerte che domina la tavola di Accursio Ristorante in questa stagione: «Un menu - racconta il cuoco stellato - tutto intinto nei toni caldi dell’arancio, dell’amaranto e del marrone. Ci sono i piatti che, oramai, fanno parte della mia storia, nella loro versione invernale e poi ci sono delle nuove intuizioni, come il carciofo con l’anima di baccalà».Risultati immagini per zuppa di fagioli con crostini

Il suo legame con la cucina della memoria, Accursio lo dimostra con un altro progetto per questo Natale. Si chiama “Legàmi” ed è dedicato al sud est, terra di legumi, che regnano sulla cucina contadina: «La fava cottoia, il fagiolo cosaruciaru, le lenticchie, i ceci - racconta Accursio - riscaldano le nostre case come un fuoco d'inverno e così pure il centro storico di Modica, attorno ad una piccola cucina. Dall'8 dicembre all'8 gennaio trasformiamo il nostro dehor in un focolare familiare, accogliente come la tavola delle feste, per farvi assaggiare le nostre ricette a base di legumi. Le fave si fanno vellutate, cremose e soffici, impreziosite dal profumo tipicamente ibleo del finocchietto selvatico. I fagioli Cosaruciaru, come delle perle avvolte dalla brezza marina, daranno corpo a un'insalata quasi di mare: senza pesci ma con le alghe, l'erba cipollina e tocco di agro di aceto. Le lenticchie, confortate dal calore della zuppa, si faranno compagnia con le verdure dell'orto e una filo dorato d'olio extravergine d'oliva. I ceci, infine, gialli come la pietra di Modica delle facciate barocche, si concederanno alla loro massima espressione minerale insieme agli ortaggi d'autunno».

foto di Alfio Bonina  http://www.dissapore.com/ricette/sicilia-5-timballi-di-natale/

 

La cura dopo il cenone . Come depurarsi dalle abbuffate
E’ ora di lasciarsi andare a tavola finalmente! Ma dopo come fare per rimediare agli inevitabili “sgarri” festivi?In Sicilia si sa il Natale porta con se tanti doni ma anche qualche chilo in più. Le specialità gastronomiche isolane non sono certo da classificare tra i piatti ‘light’. Tra carciofi in pastella, cassate, panettoni, stoccafisso e chi ne ha più ne metta, la prima cosa da fare dopo le feste è depurarsi.
E allora, per non soccombere alle abbuffate natalizie, secondo i consigli del nutrizionista Pietro Migliaccio, si può cominciare la giornata con 100 grammi di latte parzialmente scremato, caffè e un cucchiaino di zucchero, oppure uno yogurt magro da accompagnare a una fetta biscottata o un biscotto.
A metà mattina una mela, una pera o un kiwi e la sera 100 grammi di petto di pollo o di pesce, insalata, cicoria o zucchine con un cucchiaio di olio e quaranta grammi di pane.
La dieta di compenso è cosigliata solo oggi a pranzo, il 27 dicembre, il 29 e poi il 2 gennaio, il 4 e il 7. Il giorno successivo alle abbuffate possiamo optare anche per mezzo chilo di frutta al giorno o molta insalata.

 

 

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U Meli dû-Bbamminu

E’ il più semplice e genuino dolce natalizio: pane col miele. «Cc’è-mmeli,… cc’è-mmeli..»!
Era questa un'antica esclamazione, legata alla tradizione natalizia, con la quale, originariamente, si annunziava a nascita dû Bbammineddu e che, in seguito, è stata utilizzata per partecipare la venuta al mondo di un neonato.
L’esclamazione «Cc'è-mmeli» rappresentava un invito ppê picciriddi : in occasione di la Santa Nàscita, infatti, si era soliti distribuire ai bambini, fette di pane spalmate col miele.
In segno di festa, mentre i “grandi” (i ranni) spalmavano u meli, i ragazzini (i carusiddi) ne prendevano na iditata dal barattolo….Gli adulti, dal canto loro, festeggiavano sturando una bottiglia di vinello genuino….
Il miele e il mosto erano ingredienti dei quali si faceva grande uso per preparare alcuni tradizionali dolci denominati meli. Questo termine indica diversi tipi di cosaruci ottenuti facendo rapprendere sulla fiamma - fino a raggiungere la consistenza della mostarda - succo d'uva o di fichi d’India. Meli d’apa sono invece denominati alcuni dolci confezionati con miele e zucchero e addensati mediante cottura a fuoco lento.
Dall’usanza di preparare questi dolci, trae origine il detto: «Sgarrari la cotta di lu meli d'apa» che, metaforicamente, significa «Non azzeccarne una».
I Stidduzz’i Natali

Sono dolcetti di mandorla o pasta frolla, a forma di piccola stella.

Li Ferri vecchi

Dolci di cioccolato a forma di tenaglie, martelli, chiavi, cardini, chiodi o altri oggetti in ferro, preparati fondendo il cioccolato, lavorandolo con burro di cacao e poi versandolo entro stampi che impartiscono la caratteristica forma di ferru vecchiu. Non appena il cioccolato rapprende, si cosparge con cacao in polvere che simula a-rrùggia (ruggine).
I Mustazzola

Si possono confezionare con miele (mustazzola di meli), vino cotto (mustazzola di vinucottu) o fichi d’India (mustazzola di ficurinia). Questi ultimi si preparano setacciando i frutti e cuocendone il succo fino ad ottenere uno sciroppo che si addensa con la semola e al quale si aggiungono cioccolato, scorze d'arancia, mandorle e cannella. A cannedda può essere utilizzata in forma di piccoli “cilindri” che possono essere ricoperti con zucchero (cannedda ncunfittata) o profumati con chiodi di garofano (cannedda ngalufarata).
I mustazzola casarecci si aromatizzano con alloro , vaniglia e semi di cardamomo  (Elettaria cardamomum With. et Maton). Talvolta hanno forma di piccoli rombi, denominati moscardini, termine che indica anche alcuni dolci che si preparano durante le festività natalizie, amalgamando, a fuoco vivo, acqua, zucchero, cacao, farina e chiodi di garofano. L’impasto ottenuto, ancora caldo, va mescolato lentamente, posto negli appositi stampi e fatto asciugare per un paio di giorni, quindi, infornato.
A Cutugnàta e a Mustarda

Sotto le invitanti luci dâ vitrina dû cosaruciaru risalta il bel colore ambrato cutugnàta, una confettura a base di zucchero e polpa di cotogne, decorata dai disegni dello stampo di terracotta smaltata (u stampu) entro il quale è fatta asciugare.
Accanto alle cotognate, i mustàrdi sulle quali vengono adagiate i fogghi sicchi d'addauru che conferiscono un particolare aroma.
A mustarda di mustu, detta anche mustucottu, e a mustarda di ficurinia sono dolci a base di mosto o succo di fichi d’India, addensato con amido o semola (ccû-ll'àmitu o-ccâ simula), aromatizzato e condito con pezzi di mennuli munnati, cannedda, cardamomo, chiodi di garofano, scorze d’arancia tritate e infornate e, a piacimento, cacao o pezzi di cioccolato.
La mostarda o mustata si consuma sia fresca, sia secca (mustarda frisca o sicca) dopo averla fatta asciugare al sole, entro piccoli stampi di foggia varia.
U-BbucciddatuRisultati immagini per dolci siciliani natale

Tipico dolce natalizio, riempito con una farcitura (rriminatu) a base di vino cotto, fichi, pinoli, canditi, mandorle tritate e uva passa (pàssula di-rraçina ianca e-nniùra)
Simile al bbucciddatu è u nataleddu, un dolce a lunga conservazione, che si prepara con mandorle ricoperte di zucchero (mennùli ncunfittati), fichi, uvetta di Pantelleria o passulidda, l’uvetta passita che si adopera in pasticceria.
A Fondà

Nei giorni di festa, in piazza, tra le “praline, ”le radici di liquirizia e i "dolcetti" colorati, ordinatamente esposti supra u vancuni , non può mancare la cosiddetta fondà, a base di zucchero fuso e miele, generalmente ripiena di sciroppo di frutta e, in passato, anche di rrosolìu.
Da Natale alla festa della Befana, inoltre, è possibile trovare anche u carvun'i-zzuccaru, un dolce a base di zucchero e aromi che, nell'immaginazione popolare, a vecchia strina, portava in dono ai bambini.
Li Cuddureddi di ficu sicca

Insieme alla colorata frutta candita, ci sono le filze arrotolate di fichi secchi aromatizzati (dette anche cudduri o iunci), chiuse alle estremità con un pezzetto di canna; solitamente si mangiano insieme a noci e mandorle.
Cuddureddi sono denominate, comunemente, anche alcune focacce a forma di ciambella, ripiene di miele, fichi secchi tritati o farina impastata con sàpa (mosto concentrato mediante cottura prolungata).
Con i fichi secchi tritati, si prepara anche il ripieno di alcuni tipici dolci natalizi detti cannilicchia.
I Filletti

Sono dolci tradizionali di Bronte, preparati con uova montate, farina, zuccheroL'immagine può contenere: sMS e cibo e, a piacere, pistacchio, e cotti in una padella di rame dal fondo conico, arroventata da due bracieri (i conchi) posti al di sopra e sotto di essa (ccû focu supra e u focu sutta). La brace, che può essere messa anche direttamente sul coperchio della padella, è raccolta utilizzando una grande paletta (u palittuni ra braçia).
Nel Brontese, le “fillette” sono molto note ed apprezzate: durante le feste, questi delicati dolci si regalano, in segno d’augurio o di gratitudine, alle persone “importanti”.
E’ anche consuetudine portarne na-bbella nguantera (un vassoio pieno) a chi ha avuto un lutto: nella triste occasione, infatti, i filletti, insieme a latte e caffé, sono offerte ai parenti del defunto, in segno di conforto e partecipazione.
A Cassata e i cassateddi

Quannu l'Arabbi-dduminiàvanu m-Palermu, alla Kalsa, i cuochi del palazzo dell’Emiro, crearono la cassata, un “.. dolce nuovo e rotondo..” che, nel 1575, il Sinodo di Mazara del Vallo, avrebbe definito come “indispensabile della Pasqua”. Dopo il suo positivo “esordio”, a cassata, manipolata dai cucineri delle famiglie patrizie e dalle monache dei conventi, comparve sulle mense più riccamente imbandite, durante le più importanti ricorrenzRisultati immagini per mpanatigghie, prima tra tutte, il Natale.
Le cassate e le “cassatelle” sono a base di Pan di Spagna impregnato di liquore e ricoperto con ricotta impastata con vaniglia, zucchero, pasta ri mènnula di colore verde e pezzetti di cioccolato fondente. Il tutto è farcito e guarnito con frutta candita e zuccata, ossia con pezzi di zucca (cucuzza di cunfitteri) imbevuti di sciroppo e rivestiti con zucchero.
A cassata è uno dei più rinomati dolci siciliani: la sua indiscussa squisitezza è, spesso, utilizzata quale “termine di paragone” culinario… Quando, infatti, si vuole decantare la bontà di una pietanza, si suole dire: “E’-mmègghiu di na cassata!
U Turruni

E’ un dolce d’origine araba, molto apprezzato, in Sicilia, anche durante le feste natalizie. Originariamente, si preparava con mandorle e sesamo (a-ggiuggiulena) ma anche con i ceci tostati e cotti nel miele (cicirata).
Il torrone, confezionato in pezzi o in stecche, può avere consistenza dura o morbida ed essere ricoperto con sesamo , cioccolato, oppure ccû-ll’òstia, ossia con una sottile cialda di farina di frumento. I suoi ingredienti principali sono: zucchero, bianco d’uovo, cacao, miele, pistacchi, nocciole, arachidi, e mandorle, sgusciate e non, a seconda che si prepari il “torrone bianco” o il “torrone nero”(turruni iàncu o nìuru).
U turrunaru prepara il torrone cchê mennuli cocendo e mescolando continuamente, mandorle sgusciate e zucchero, in una particolare pentola. Quando lo zucchero si scioglie e assume un colore dorato, toglie il tegame bollente dal fuoco; nel frattempo, con l’olio, unge un tavolo di marmo sul quale verserà il torrone profumato e fumante. Questo, ancora caldo, va spianato e lavorato veloce
Risultati immagini per frutta martoranamente, servendosi di appositi arnesi, per evitare che rapprenda. Quando il torrone si raffredda è tagliato in pezzi, con affilati e robusti coltelli e variamente confezionato.
A fastucata è una sorta di torrone fatto con «.. pistacchio sfarinato e zucchero che serve a diversi usi nell’arte dei pasticceri e dei bericuocolai..», ossia di coloro che preparavano il “bericocolo”, una sorta di pasta dolce a forma di mustazzolu, fatta con farina e miele ed aromatizzata con frutta secca.
Spesso, accanto al tavolo dû turrunaru, lavora un altro artigiano che, con una speciale attrezzatura prepara u-zzuccaru filatu.
A Frutta Marturana

La colorata e invitante frutta Martorana è un tipico dolce siciliano così denominato perché, originariamente, confezionato dalle monache di clausura del Convento della Martorana di Palermo. Le religiose che, col tempo, tramandarono la loro ricetta ai pasticceri della città, elaborarono una tecnica che consisteva nel cuocere in "acqua d'arance" (acqua aromatizzata con cannella, vaniglia e buccia d’arancia tritata) un impasto a base di zucchero, miele e mandorle sfarinate, per ottenere la “pasta di marzapane. U mpastu, ingrediente base per la preparazione della frutta Martorana, veniva cotto in un recipiente di rame e modellato prima che si raffreddasse, quindi, infornato.

 

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Questa preparazione fu resa possibile grazie all’importazione dello zucchero di canna durante la dominazione araba. “Marzapane” deriva, infatti, dal termine mauthaban che, in origine, indicava una moneta, poi una misura di capacità (nel caso in specie, le giuste dosi di mandorle e zucchero da mischiare per preparare il marzapane) e, infine, il recipiente in cui riporre lo stesso.
La “pasta di marzapane”, squisita e delicata, divenne, ben presto, il “dolce” dei pranzi reali, meritando, così, l’appellativo di “pasta-rriàli”.
La consuetudine di preparare la frutta Martorana nei conventi, si diffuse sempre di più, distraendo le suore dalle loro incombenze: per tal motivo, nel 1575, il Sinodo della Diocesi di Mazara del Vallo ne vietò la produzione.
Le varie forme con
Risultati immagini per cassatelle di agira cui, anche oggi, è realizzata la frutta Martorana, sono scaturite a-ggustu e-ffantasìa dê “mònach’ i Palermu” che, già nel XII secolo, manipolavano piccoli marzapani dagli originali disegni, raffiguranti, perlopiù, ortaggi e frutti quali mele, fichi, albicocche, fragole e alivetti, ricoperti con zucchero o cioccolato.
In un primo momento, i piccoli dolci colorati e allustràti-ccâ gumma aràbbica erano confezionati soltanto ppî-ttuttisanti (festa di Ognissanti); in seguito, anche ppô-ddui nuvembri. Nel giorno della Commemorazione dei Defunti, infatti, la “frutta delle monache”, insieme ad altri dolcetti (cosi dê morti) era ammugghiàta ntê panareddi cchê-nnocchi-rrussi e-rrialàta ê picciriddi (incartata in
cestini decorati con nastri rossi e regalata ai bambini).
La consuetudine delle famiglie palermitane di acquistare la frutta Martorana, si diffuse in altri centri della Sicilia e divenne comune anche durante le festività patronali e natalizie.
Con pasta-rriàli, infatti, è confezionato anche il piccolo
funcìddu russu che "sorveglia" la capanna della Natività, innevata con zucchero a velo e immersa tra li sfogghji di-ccicculatti di una invitante torta di Natale.
I Cassateddi d'Agira

Squisiti dolci, a forma di raviolo, tipici di Agira, nell'Ennese. A pasta dê cassateddi si prepara con acqua, farina, zucchero, sugna e uova. Per il ripieno, si utilizzano mandorle tostate, cacao, zucchero, bucce di limone tritate e-ffarina di cìciri. Tradizionalmente, i cassateddi sono cotte ntô furnu a-ppetra ove, prima dell'infornata, si fanno ardere scocc'i mènnuli. Dopo la cottura, le "cassatelle" sono spolverate con cannella e zucchero a velo.

I Muffulittedd'i-rricotta

Dolci, anch'essi, a forma di raviolo, la cui pasta si prepara come quella dê cassateddi. Noti anche come cosa duçi dû picuraru, sono ripieni di ricotta amalgamata con zucchero e, insaporita, a piacere, con cannella, pezzetti di cioccolato e canditi.

A Stidda di Natali

Confezionata ccû Pan'i Spagna e la crema dû pasticceri e ricoperta con panna e frutti di bosco, la torta a forma di stella, così chiara e "luminosa", ricorda a stidda cumeta e rende ancor più festosa l'atmosfera che profuma d'antico della vecchia cucina dove, attorno alla tavola imbandita, tutti si scambiano l'augùrii di Bbunu Natali.

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SUA MAESTA'

 

 

 

 

 

 

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IL PANETTONE TRADIZIONALE, LA STORIE E LE REGOLE PER LA SUA TUTELA

 

 

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Panettoni solidali. Un'idea diversa per festeggiare il Natale e fare del bene

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È il momento delle abbuffate: tanti trucchi per mangiare senza mettere chili

La Sicilia, 21/12/2016

 

Il problema della scorpacciate una dietro l'altra senza intervalli regolari

Ci sta che durante le feste ci si lasci andare un po’ più del dovuto e anche il nostro organismo può manifestare verso le scorpacciate una certa “comprensione”. Il problema nasce, però, quando tali scorpacciate siano messe in fila l’una dietro l’altra con intervalli striminziti: i tempi per depurarsi o, per allentare la presa degli alimenti più dannosi, si riducono all’eccesso e di questo se ne pagheranno le conseguenze. Ecco una lunga serie di consigli per evitare di mettere su chili di troppo e per evitare stress all'apparato digerente e al sistema cardiocircolatorio.

Scegliere gli alimenti che scontano le calorie

Circa 20 minuti prima del pasto consumare un frutto o un piatto di verdura (250 grammi oppure 50 grammi se cruda in foglie) e accompagnali con acqua. «In questo modo la fibra contenuta in essi formerà un gel che dona sazietà e ti sconterà fino al 20% delle calorie introdotte. Infatti la fibra allenta e in parte impedisce l'assorbimento di grassi e zuccheri» spiega Chiara Manzi, autrice di “Antiaging con Gusto”.

Non saltare mai la colazioneImmagine correlata

Bisogna assumer tutti i nutrienti fondamentali ad ogni pasto: carboidrati derivanti dai cereali meglio se integrali, proteine dal secondo piatto, fibra ma anche vitamine e minerali da frutta e verdura. «Ma non saltare mai la colazione» avverte la nutrizionista. «Un buon tè verde con il limone o un cappuccino con latte parzialmente scremato accompagnato da una piccola fetta di panettone e da un frutto».

Attenzione alla qualità del cibo

Leggere sempre le etichette alimentari: «È importante evitare alimenti che contengono grassi di scarsa qualità come olio di palma o di cocco, oli vegetali e margarina. Inoltre, scegli tagli di carne magra ed elimina il grasso visibile, anche dagli affettati. Limita il consumo di formaggi».

Un pizzico di curcuma e pepe nero

La curcuma è una delle spezie più studiate dalla scienza. «Riduce il colesterolo, previene il diabete ed è in grado di bloccare la formazione di grasso corporeo. Aggiungila ai tuoi piatti ma sempre in abbinamento al pepe nero. Senza la piperina, ingrediente presente solo nel pepe nero, il suo assorbimento intestinale è 2000 volte inferiore» suggerisce l’esperta nutrizionista.

Gustare i cibi lentamente

Altra regola fondamentale è imparare a mangiare: un pasto deve durare almeno 20 minuti. «Masticare lentamente, non fare mai bis, non consumare il pranzo di fretta e in piedi».

Occhio alle porzioni

Fare attenzione alle quantità: rinunciare a pasta e dolci non è obbligatorio, ma è importante mangiarli con moderazione, anche perché diversi studi dimostrano che un consumo eccessivo di alimenti che affaticano la digestione può causare problemi di umore.

Spuntini light

Eliminare gli spuntini grassi a base di snack e sostituiscili con qualcosa di light. Può andar bene un frullato o un sorbetto, uno yogurt alla frutta o 50 grammi di fichi secchi. Se invece si preferisce il salato, è meglio mangiare 100 grammi di sedano accompagnati da un po' di formaggio cremoso light (circa 75 grammi) oppure un pezzetto di parmigiano reggiano (30 gr) e un grissino integrale.

Molti legumi ma con un ammollo speciale

I legumi sono fonti di vitamine del gruppo B e di fibre. Entrambi i nutrienti ci aiutano a non ingrassare. Studi scientifici hanno dimostrato che mettere in ammollo i legumi con succo di limone (10 grammi per litro di acqua) aumenta la ritenzione di queste vitamine.

Verdure croccanti e mai bolliteRisultati immagini per abbuffata feste

Attenzione al metodo di cottura. La bollitura non è consigliata perché priva gli alimenti dei nutrienti come le vitamine idrosolubili e i minerali, la cottura al vapore invece li mantiene nell'alimento. Mantieni le verdure croccanti dopo la cottura: è essenziale per preservare le vitamine tra cui quelle del gruppo B che intervengono nel metabolismo e ti aiutano a stare in forma.

Friggere pesce e verdure asciugando molto bene i cibi

La frittura è il metodo di cottura che preserva la vitamina C delle verdure e gli omega 3 del pesce fino all'80%. È consigliato utilizzare olio d'oliva o di arachidi, la friggitrice con termostato e tenere la temperatura costante a 170°C, inoltre tamponare ben tre volte l'alimento fritto con carta assorbente, immediatamente dopo averlo scolato dall'olio, per evitare gastriti e altri disturbi.

Utilizzare il sale iodato

Lo iodio contenuto nel sale iodato è utile alla formazione degli ormoni prodotti dalla tiroide che regolano il metabolismo e ci aiutano a non ingrassare. Ma non aggiungere più di un grammo di sale iodato a porzione: ricordarsi che un cucchiaino di sale pesa 5 grammi.

L'idratazione a zero calorie

Preferire sempre l'acqua ai pasti perché è l'unico alimento acalorico; le bibite zuccherate e gli alcolici sono ricchi di calorie. In alternativa si può preparare delle acque aromatizzate con erbe aromatiche o spezie ed aggiungere dolcificanti naturali al posto dello zucchero.

Prepara i dolci che fanno bene

Non privarsi del dolce o del classico panettone, ma fare attenzione alle quantità. «Se i dolci delle feste li prepari tu a casa, arricchiscili con frutta, come ad esempio i lamponi che sono i frutti più ricchi di fibra. Utilizza farine ricche di fibra come la farina integrale. Sostituisci lo zucchero con dolcificanti naturali privi di calorie, come la stevia, il latte intero con quello ad alta digeribilità che risultando più dolce permette di ridurre lo zucchero aggiunto» suggerisce Manzi.

Attenzione agli avanzi

Non lasciare dolci e avanzi in giro per la casa. Finita la cena, o andati via gli ospiti, rimettere tutto in frigorifero o regalare gli avanzi. Non averli sotto gli occhi, aiuterà a non indulgere nei peccati di gola e a non assumere altre calorie.

Evitare gli aperitiviRisultati immagini per abbuffata feste

Lo sai che due Spritz e una manciata di olive equivalgono circa a 500 calorie? Tutti i drink alcolici, in particolare i cocktail zuccherati, possono farci raggiungere un pieno di 1000 calorie, in un solo pasto! Questi drink, quindi, sono dei veri e propri dessert e vanno limitati. Da aborrire anche il biscottino sul divano guardando la tv o il pezzo di cioccolata (che, comunque, deve essere rigorosamente fondente al 70-80%).

Le tisane che sgonfiano

Tra un cenone e l'altro bisogna cercare di bere acqua e tisane. Gli infusi al finocchio, per esempio, sono un ottimo rimedio per aiutare la digestione e ridurre il gonfiore della pancia. Si può provare anche la tisana alla betulla che combatte in maniera mirata la ritenzione idrica e, con l'aggiunta di un pizzico di pepe e cannella, è molto indicata per bruciare i grassi in eccesso.

Giornate di “recupero”

Dopo i pranzi della Vigilia, di Natale e Santo Stefano concedere una pausa all'organismo e compensare gli stravizi con almeno due giorni di alimentazione sana, cioè a base di frutta e verdure fresche. Vanno bene zucca, cicoria (ricca di vitamina C), sedano e lattuga che depurano e sono ricchi di minerali: cuocere gli ortaggi al vapore e condirli solo con un filo d'olio. Assolutamente vietato il giorno dopo aver esagerato con le calorie, nutrirsi con gli avanzi di cibo.

Muoversi il più possibile

Dopo i festeggiamenti a tavola, non lasciarsi andare alla pigrizia sul divano, ma infilarsi un paio di scarpe comode e fare una bella passeggiata: può far bruciare anche fino a 280 calorie all'ora. L'Oms e la Società Italiana dell'Obesità raccomandano 10.000 passi al giorno per rendere più attivo lo stile di vita quindi: spostarsi a piedi il più possibile, scegliere di utilizzare le scale e non l'ascensore, portare a passeggio il cane più volte al giorno.

Evitare lo stress

I regali da comprare, il pranzo di Natale da preparare per gli ospiti, la suocera che non ti lascia in pace… Il Natale può essere anche fonte di stress, ma oltre a rovinare le feste fa salire anche l'ago della bilancia. Lo stress, infatti, ci porta a mangiare di più e a prendere più peso. È una reazione del nostro corpo che va assolutamente evitata.

http://www.lasicilia.it/news/home/50780/e-il-momento-delle-abbuffate-tanti-trucchi-per-mangiare-senza-mettere-chili.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE REGOLE DEI PRINCIPALI GIOCHI DI CARTE NEL NATALE SICILIANO

 

Scala Quaranta

Sette e mezzo Trentuno Ti vitti Zecchinetta
Briscola Tressette Pinnacolo Poker Stopp
Briscola in cinque Chemin de fer Peppa Ramino Tombola
Baccarà Mercante in fiera Scopa Machiavelli Cucù

 

 

 

 

 

COME FORMULARE I MIGLIORI AUGURI NATALIZI

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Cagnolino impaurito dai fuochi d'artificio si lancia dal balcone a Porto Empedocle. Terzo piano. Terrorizzato, ha scelto l'unica via di fuga. Belluno. Orso si sveglia e invade pista di sci

 

Mercoledì 02 Gennaio 2013 - La Sicilia

Giovanna Quasimodo

 

I suoi indegni padroni lo tenevano già da tempo in balcone vita natural durante, al terzo piano, senza neppure avergli procurato una cuccia dove potersi riparare dalle intemperie. Un cagnetto sfortunato come tanti, condannato al carcere a vita e a soffrire le pene dell'inferno. Ma il destino si è accanito ulteriormente contro di lui nel pomeriggio della vigilia Capodanno, quando nei balconi di via Enna (una strada che sorge a Piano Lanterna, rione popolare) alcuni balordi hanno cominciato a fare esplodere petardi.Risultati immagini per botti di capodanno animali

Benny (lo chiameremo così perché non conosciamo il suo vero nome) è come impazzito, ha cominciato a tremare di paura cercando un riparo che nel ballatoio non ha trovato. E dunque, impaurito, ha scavalcato la ringhiera del balcone, pensando, nella sua testolina, che quello fosse l'unico modo per salvarsi e trovare un cantuccio in cui rifugiarsi. Invece si è sfracellato, andando prima a finire sul tetto di un'auto e poi sull'asfalto. Ora il minimo che si aspetta è che il padrone venga quantomeno denunciato per maltrattamento agli animali.

Benny è una delle 5000 vittime che si contano ogni anno a San Silvestro tra gli animali secondo le stime della Lav (Lega antivivisezione), ma di loro nessuno parla perchè «tanto sono animali», non tenendo conto che si tratta di esseri sensienti e soggetti di diritti. Le leggi a tutela degli animali ci sono; è la cultura, purtroppo, ad essere ancora molto carente.

Non si tratta solo di animali d'affezione, ma anche dei selvatici che muoiono di crepacuore, soprattutto gli uccelli che vivono in aree urbane i quali, nella loro «reazione di fuga», vanno a sbattere mortalmente contro muri, lampioni e autoveicoli.

E proprio la Lav a fine anno ha diffuso una sorta di manuale proprio per salvaguardare la vita dei nostri amici animali in prossimità della fine dell'anno. Sono regole di civiltà da mettere in atto per difendersi dagli incivili che fanno usi di esplosivo senza prendere alcuna precauzione, né per se stessi, né per il prossimo. Nel decalogo della Lav, tra i vari accorgimenti, è specificatamente suggerito di non lasciare i cani sui balconi perché, perdendo il senso dell'orientamento, potrebbero lanciarsi nel vuoto e di non tenerli alla catena perché potrebbero strangolarsi.

La Lav, a tutela non solo degli animali, ma anche delle persone, a fine 2012 in molte città italiane, ha lanciato un appello ai sindaci di buon senso a emanare specifiche ordinanze che a Capodanno vietassero botti, petardi o artifizi pirotecnici che dir si voglia; ma nessuno ha risposto. I rischi sono peggiori e più disparati di quanto si possa pensare, come quello che si è corso, sempre nella notte di San Silvestro, su una pista da sci a San Vito di Cadore (in provincia di Belluno), dove si è riversato un orso che, svegliato dai fuochi d'artificio, spaventato e confuso, ha sconfinato nella pista fuggendo dalla sua tana nel bosco.

 

 

 

 

 

Buone Feste           da              MIMMORAPISARDA.IT