"Chi non ride mai non è una persona seria» amava dire Charlie Chaplin. La sua maschera ha accompagnato le risate di diverse generazioni del Secolo breve; oggi la sua ironia è archiviata sul web, alla portata di tutti. Ma non tutti, per quanto disposti a riconoscere la grandezza dell'ironia dolente di Charlot, sono altrettanto disponibili ad ammettere che il riso sia un fatto umano, felicemente umano, talmente umano da avere spinto Aristotele, secoli prima, a sostenere che anche la capacità di ridere ci distingue dagli animali. Su una lunghezza d'onda non toppo distante Oscar Wilde scriveva che «l'umanità si prende troppo sul serio» e aggiungeva, da libertino lungimirante, che proprio questa difficoltà di sdrammatizzare usando l'arma dell'ironia sia «il peccato originale del mondo».

 

 

CARNEVALE DI ACIREALE 2017

 

 

 


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La capacità di ridere di sé e dei propri simili, comunque, è alimentata dalla voglia di farlo e questa diventa happening collettivo nei giorni del Carnevale, quando il mondo si concede il sapore della trasgressione mettendosi in maschera, ribaltando i ruoli e prendendo in giro i simboli sacri del potere. Prima di tornare all'ordine e alla continenza della Quaresima.

In un passato non troppo lontano i momenti di furioso divertimento o semplice spensieratezza (soprattutto in Paesi dalla forte identità cristiana) hanno rappresentato una valvola di sfogo importante capace di evitare che la gente, in condizioni di estrema povertà, potesse dare luogo a rivolte vere e proprie. Il disagio sociale, insomma, veniva «ritualizzato» attraverso le maschere e messo in scena e il Carnevale, festa allegra e divertente, dissoluta e trasgressiva consentiva di assumere, protetti dall'attimo fuggente del gioco collettivo, atteggiamenti e posizioni non tollerati in altri contesti.

La gioia di mettersi in maschera era anche dettata dalla necessità di mascherare pensieri e parole altrimenti improponibili in società estremamente gerarchizzate e in cui la mobilità sociale era poco più di una chimera. Tra le maschere italiane più conosciute, capaci di portare folle festanti sul terreno della rivolta simbolica, ci sono Arlecchino, Colombina, Pulcinella. Oggi altri personaggi ispirano i nostri travestimenti e affollano il nostro immaginario: veline, calciatori, personaggi dei videogiochi, «eroi» dei nostri giorni che, per dirla con Manuel Vasquez Montalban, hanno «usurpato il ruolo degli dei che in altri tempi guidarono la condotta degli uomini, senza arrecare conforti soprannaturali, ma soltanto la terapia dell'irrazionale». Carnevale contiene questa irrazionale euforia e la lascia esprimere per le strade. Ma innocua e felice. La spensieratezza della gente che va per vie e piazze vere divertendosi, resta un toccasana e in periodi come il nostro, in cui la rabbia cresce anche per effetto della crisi, è bene restituire al Carnevale il sapore sano della risata irriverente verso i ruoli che ciascuno ricopre, ma rispettosa dell'umanità che tutti accomuna.

  

23/02/2014 La Sicilia 24.2.2014

 

 

Pulcinella, Pantalone e Arlecchino. i volti di un'Italia unita e divertente

 

Il Carnevale è il periodo di festa tra l'Epifania e il digiuno quaresimale. Per molto tempo si è creduto che l'origine del termine Carnevale derivasse da «carnem levare», ovvero prepararsi al digiuno quaresimale. E il fatto che per 40 giorni si dovesse digiunare per fede e per prepararsi alla Pasqua, doveva risultare non poco pesante per un popolo che già il digiuno lo faceva «forzatamente» per tutto l'anno.. Il giorni più intensi del periodo di Carnevale sono il giovedì e il martedì «grasso».

In Italia ci sono dei Carnevali famosi e celebrati che ogni anno attirano migliaia di visitatori nelle città che ne sono il teatro. Su tutti Venezia e Viareggio, ma non solo. Durante i giorni del Carnevale, in queste città, si festeggia con maschere, carri che raffigurano personaggi famosi, coriandoli e stelle filanti.

Tutta Italia però fa festa e le maschere danno il tono a questa esplosione di allegria collettiva. Pulcinella è tra le più famose: nato a Napoli, ha umore mutevole, pauroso e poco affidabile. Si caccia spesso nei guai e per uscirne usa ogni mezzo a disposizione. L'unico suo affanno è procurarsi il cibo, per il quale è disposto a raccontare bugie, rubare e farsi prendere a bastonate.

Pantalone ci porta a Venezia. Mercante ricco, avaro e pedante piange miseria ed è alla costante ricerca di soldi. I suoi servi patiscono la fame e ha la strana abitudine di cacciarli proprio quando è il momento di mettersi a tavola.

Arlecchino nasce in uno dei quartieri più poveri di Bergamo, è un servo ingenuo e credulone e per non mettersi nei guai non esita a ingannare, tradire, raccontare bugie e fare dispetti, mentre Brighella che nasce nei quartieri ricchi di Bergamo, è anche lui un servo dalla proverbiale capacità di brigare.

  

La Sicilia 23/02/2014

 

 

Il Carnevale è sempre stato e sempre sarà il sinonimo della licenziosità, del divertimento estremo, dello sfarzo nel gioco, nel travestimento e nella tavola.
Anticamente i festeggiament
i legati a questa manifestazione profana e folcloristica duravano più di un mese, a partire dal giorno seguente l'Epifania e fino al giungere della più triste ed austera Quaresima, ma dopo il terremoto dell'undici gennaio 1693 la durata della festività incominciò ad esser ridotta ed attualmente essa dura una settimana da anteporre alla Quaresima che essa anticipa.
Da sempre la festa ha rappresentato lo specchio delle condizioni sociali, politiche e civili dei tempi, nonché tempio e massima rappresentazione della trasgressività.
Il termine utilizzato per designare la festa si ricollega a quello latino "Carnem Levare", cioè al divieto ecclesiastico di consumare carne durante il periodo quaresimale.
Le origini della festa pagana per eccellenza sono antichissime: il periodo in cui si svolge fa pensare alla festa ateniese a sfondo dionisiaco delle Antesterie (fine di febbraio), quella ellenistica che si basa sulla processione del carronave di Iside che anticamente si svolgeva agli inizi di marzo e soprattutto ai Saturnali latini

 

 

 

 

 

 

Il Carnevale acese ha origini antichissime. Come la tragedia greca, che secondo Nietzsche nacque dallo spirito della musica, si pensa che la manifestazione sia nata spontaneamente e venne ripetuta negli anni.

Il primo documento ufficiale che cita la manifestazione è un mandato di pagamento del 1594

Nel 1880 iniziarono le sfilate dei carri allegorici successivamente costruiti con la cartapesta perché in città vi erano molti artigiani che già utilizzavano questa tecnica per decorazioni.

Nel 1930 vennero introdotte le macchine infiorate, mentre risale al 1934 la prima edizione del Numero Unico. Nel secondo dopoguerra vi sarà la introduzione dei minicarri abbandonata alla fine degli anni Sessanta. Cola Taddazzu e Quadaredda, ai quali successe il popolarissimo Ciccitto (l'indimenticato Salvatore Grasso) furono alcuni dei personaggi più famosi.

Negli anni la figura dei carristi ha sospinto ed aumentato il valore artistico della manifestazione.

Questo l'elenco dei carri allegorici in concorso: associazione Scalia-Fichera «Fateci Spazio»; associazione Scalia- Fichera «Ciò che ci nutre ci distrugge»; associazione Principato Mario «Shock economy»; associazione Messina «La Repubblica delle bufale»; associazione Belfiore-Di Paola «Le sinistre ossessioni del Cavaliere»: associazione Coco «Onda anomala»; associazione Principato «Crazy Love»; associazione Ardizzone«Sopra la banca la capra campa, sotto la banca la capra crepa».

Questi i carri infiorati in concorso: associazione Urso «Come se fosse un gioco…»; associazione Gli antichi maestri dei fiori «La Macchina»; associazione Immagini Floreali «Le Burlesque»; Impresa Riolo Francesco «2 pesi e 2 misure»; associazione Arte e Cultura Cavallaro Paolo G. «La vita è bella»; associazione Bonanno«Pesca grossa»; associazione Cavallaro Orazio «Una lacrima sul viso»: associazione Trovato Felice - Sebastiano «Oltre ogni limite».

 

La Sicilia 23/02/2014

 

 

CARNEVALE DI ACIREALE 2014 - by Francesco Raciti