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ll mio concetto di "pelota"
Volevo
ancora credere che il calcio fosse sempre quello, quella benedetta
palla bianconera che rotola ogni domenica sull'erbetta e che smettiamo
di seguirla con gli occhi solo alla sigla di chiusura della Domenica
sportiva. Volevo crederci ancora che era ancora quello. Mi ero
illuso. Purtroppo è successa una cosa infame, che ormai conosce il mondo intero e che ci etichetterà come una delle tifoserie più violente, come una città troppo agitata. Non lo dicono o non lo vogliono dire nascondendosi sotto frasi come "poteva succedere dovunque". Ma lo pensano, eccome. E noi catanesi lo sappiamo, eccome. Il calcio a Catania non era questo. E quanti ricordi di bambino in uno stadio pulito! Negli anni '60 mio padre fece fare a mia madre un maglione di lana a strisce rossazzurre. Ogni tanto mi chiedevo per chi fosse quel maglione e alla fine capii a chi era destinato: era la mia divisa da piccolo tifoso. Così ogni domenica allo stadio, ad ogni goal del Catania, mio padre mi prendeva in braccio e mi sollevava come una bandiera sballottandomi fra tante braccia festanti! Primitivo tentativo di mentalità ultras! Mi portava allo stadio fin dai tempi in cui il Catania era considerato l’ammazza-scudetti delle Grandi. Uno lo rovinò alla Juve e l’altro all’Inter di Herrera dopo che questi, dopo il 5-0 di San Siro nel girone di andata, considerò il Catania una squadra di post-telegrafonici che giocavano in un campionato aziendale. Poi al Cibali la pagò cara. Ma il mio ricordo più bello è legato a qualche anno più tardi, alla partita Catania-Inter del 28.3.1971. Tipico dei ragazzini, la notte prima non riuscii nemmeno a dormire pensando di veder giocare la squadra del mio cuore: l’Inter! Era l’Inter zeppa di vice Campioni del mondo ai Mondiali di Messico ‘70: Mazzola, Facchetti, Burgnich, Bertini, Boninsegna.
Col mio amico scendemmo sotto e andammo in curva, proprio vicino alla bandierina del calcio d'angolo per vedere meglio le azioni. Quel giorno pioveva, il cibali era un pantano, ma c’era abbastanza verde da far spiccare quei colori indossati dalla pantera Jair, da Mariolino Corso e da Bonimba. Vedere le mie figurine Panini lì davanti, in carne ed ossa, mi faceva venire i brividi. Quando smise di piovere, seppur inzuppato dalla testa ai piedi, ero ancora lì e al settimo cielo. L’erba bagnata emanava un fresco odore e potevo sentire Bordon mentre incitava Bellugi a lanciare il pallone verso l’ennesima cavalcata di Facchetti. Mi sembrava di stare in mezzo ai miei campioni. Non al Cibali, ma a San Siro. Cosa potevo desiderare di più a 13 anni? Oggi tutto questo sarebbe stato normale, ma negli anni Settanta no. Clamoroso al Cibali! In quel pomeriggio si è realizzato un sogno!
se vuoi conoscere quanto amo l'Inter clicca qui
Negli anni Settanta giocavo in una squadra chiamata Pollo d'Oro. Senza nulla togliere ad altre gloriose società catanesi come Massiminiana, Katane, Interclub, Palestro, Mongibello e Trinità, per blasone è una delle più famose e ricordate a Catania. Oggi questa squadra non esiste più perchè il suo creatore, Angelo Barbagallo, un presidente vecchio stampo alla Massimino, alla Rozzi, si è portato con lui tutto quel po' di gialloverde che era rimasto nel calcio etneo.
Figuriamoci cos'era per noi Presidente,
l'autorità che a settembre inviava le convocazioni per la
preparazione pre-campionato. Vedere nella buca delle lettere la busta
intestata della Società era meglio della lettera di Babbo Natale.
All'inizio del torneo tutti in sede a prendere in consegna la borsa (gialloverde,
che anche a quei tempi non doveva essere tanto chic), la tuta
d'allenamento, gli
accessori e le scarpine, che erano i parametri della tua
bravura. Si cominciava dalle Tepa Sport, ma se stregavi il Presidente
potevi arrivare alle Atala (allora molto in voga) o addirittura
arrivare al non plus ultra: la Pantofola d'Oro, la mitica scarpa di
calcio costruita ad Ascoli Piceno e che era l'oggetto Altri tempi. Solo recentemente, ho appreso che
tempo fa l'allenatore della squadra allievi del Catania è
stato massacrato di botte perchè non aveva fatto giocare un ragazzo
di 13 anni! Tutto diverso da quelle sensazioni. I ginocchi sbucciati sui campi di terra battuta come il Turati o il Duca d'Aosta, l'odore della crema Sifcamina sui muscoli e quello dell'alcool canforato sui polpacci, l'ormai familiare fetore dei paludosi spogliatoi, l'ansia o il piacere di rompere il fiato dopo il calcio d'inizio, l'emozione della "federalità" delll'incontro nel vedere la giacchetta nera dell'arbitro, l'incoraggiamento ai compagni prima di entrare in campo, i battiti del cuore nel vederti nella lista dei titolari al sabato sera, nella sede sociale. E poi quella rete, quella rete di plastica che dava tanta gioia quando la vedevi felicemente gonfiarsi. E come scordarsi delle voci di Enrico Ameri e di Sandro Ciotti nelle autoradio delle nostre Cinquecento? Solo loro potevano farti immaginare di essere lì, sugli spalti di Vicenza o al Comunale di Torino. Ecco, questo per me era il calcio. Ma forse è ormai troppo tardi per cambiarlo, perchè gli interessi economici e televisivi hanno il sopravvento anche su eventi tragici come quello del 2 febbraio. Ma quanta nostalgia di quel calcio genuino che ricordo io! Quelli,
per me, erano i campioni. I calciatori che vedevi soltanto sull'album
Panini oppure seduti la domenica sera da Alfredo Pigna con le loro enormi basette
che giganteggiavano su enormi nodi alla cravatta. Che non sapevano nemmeno parlare, che
si vergognavano davanti alle telecamere, che nemmeno si sarebbero
sognati di dire "life is now" o di fare i commentatori. Stadi
quasi in religiosi silenzi interrotti soltanto dai boati degli autentici sportivi,
gente composta che però sapeva stare al suo posto. Le marcature ad uomo, il
terzino sull'ala sinistra, lo stopper incollato sul centravanti, lanci
lunghi Già,
Riva. Secondo me il miglior attaccante della storia del calcio
italiano. Quando era in attività anche lui era un semidio come i campioni
di oggi, chi lo guardava arrivare da dietro la porta avversaria poteva
avvertire il rumore dei suoi passi potenti mentre scattava per farsi
trovare pronto all'appuntamento con l'oggetto del suo desiderio: una
sfera di cuoio da scaraventare in porta con una potenza inaudita.
Proprio per questo lo
Ecco,
il calcio è soprattutto divertimento. Diversamente da quello che oggi
è diventato. Al contrario di altri sport,
dove i movimenti rasentano la monotonia, dal calcio ti puoi aspettare
di tutto, sempre qualcosa di diverso, di geniale. Una partita al pallone non
sarà mai uguale a quella precedente o a quella successiva. Ecco
perchè sono ancora legato soprattutto a quello di trent'anni fa. So pure che dovrò aspettare anni per
rivedere quelle discese, quelle acrobazie, forse non le vedrò mai perché il calcio di
oggi non è fatto per i giocolieri ma per i gladiatori. Mi
accontenterò di rivederli in "Sfide". Sono le scarpette prima di tutto di veri uomini, e poi di campioni.
A lato, rispetto alle rigide norme di sicurezza di oggi, ecco come si assisteva alle partite, tutte giocate nel benedetto pomeriggio domenicale. Allora non c'era Sky che spezzettava e per sapere se un gol era in fuorigioco bisognava aspettare la Domenica Sportiva di Alfredo Pigna.
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'U CATANIA
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Il Catania. Versione maschile dell'amore per questa terra. Non "LA" ma "IL", anzi "U Catania. Tre sono le cose che non bisogna togliere al catanese: A Santuzza, i masculini (le alici) e 'u Catania.
Al contrario di altre città italiane dove si entra con calma e ci si va a sedere al proprio posto, al Cibali il varcare la soglia dell'accesso diventa una sorta di manche di "Giochi senza frontiere" . Si corre, si corre per arrivare a prendere il posto migliore. Voi direte, ma non c'è l'abbonamento? L'abbonamento è relativo, qui a Catania tutto è relativo. Se potesse, la Società metterebbe sulle tessere la postilla "N.B.: chi ultimo arriva male alloggia". E quando si comincia a vedere il verde terreno di gioco, a respirare l'odore di erba appena tagliata, il catanese (di qualsiasi ceto) appena seduto al suo posto, si trasforma: diventa "tifusu do' Catania". E
quando si comincia è uno spettacolo di colori e di suoni. Sfido
chiunque a recarsi allo stadio e vedere una partita senza farsi
distrarre dalle coreografie, dalle bandiere, dalle "liscie"
battute in tribuna, da quello che c'è scritto sugli striscioni.
Impossibile. Oggi i tifosi, specie quelli della Nord, sono ancora più
pazzi. E come loro, lo è diventata anche questa squadra che ci sta
regalando immense soddisfazioni: i calciatori sono diventati pazzi,
come i loro tifosi. Quando in campo cominciano a sentire dalla curva
"noi vogliamo questa vittoria", tutti insieme si trasformano
come per dovere. E' uno stato che dura una decina di secondi, i loro
occhi diventano quelli di una tigre e sugli spalti si percepisce
questa sensazione, e se ne accorgono tutti: in quei dieci secondi il Catania "vuole" segnare, deve segnare. E accade. E quando segna, la Nord continua a cantare ininterrottamente per mezz'ora. Anche se la squadra è in svantaggio, come ha fatto a San Siro mentre perdeva con l'Inter, come ha fatto all'Olimpico mentre incassava i gol dai centurioni romani. A Roma tutto lo stadio quasi si commosse a vedere quella scena che rimarrà nella storia del calcio: la squadra ospite perdeva 7 a 0, ma dalla curva cantavano continuamente come se nulla fosse accaduto, come se il risultato fosse in parità. Sembrava proprio quella scena del film Quo Vadis, quando Nerone vedeva i cristiani che al Colosseo andavano incontro alla morte e cantavano, cantavano. Certo, dai cori in trasferta in tutta Italia si capisce subito che i "cantanti" sono marca Liotru. L'accento li tradisce anche nel canto: "Canto per te" diventa "... canto ppe tte, solo ppe tte, solo ppe tte, solo ppe tte!". In
ogni partita, nel settore ospiti dello stadio volteggiano le bandiere
delle squadre avversarie ed ogni tanto i loro tifosi osano insultare
quelli rossazzurri. Al "Catania vaffanculo"
chiunque si aspetterebbe la pronta risposta, cioè un'offesa alla
città degli ospiti, no? E invece no, qui al Cibali è diverso. Se,
per esempio, la Ma pazzi anche la domenica mattina, quando si sa che quella domenica è speciale perchè il Catania gioca in casa. Recentemente, passeggiando in via Umberto, ho visto davanti al semaforo un signore, fermo in fila, che gridava dentro la sua auto. Ho guardato meglio: aveva l'autoradio accesa e stava ascoltando musica. Potevo capire Pausini, Ramazzotti, al limite Gigi D'Alessio o addiritture le canzoni napoletane..... No, era "Alè Alè Alè Alè Vulcano! Perchè il Vulcano è la terra che amiamo, dell'eruzione ce ne freghiamo! Alè!", uno degli inni della sua squadra, e lui gli andava appresso cantando a squarciagola. In parole povere: si stava caricando per il pomeriggio! Quello che da un paio d'anni sta accadendo nel calcio catanese è qualcosa di veramente magico, che sta coinvolgendo tutti. Un ringraziamento personale va al Presidente che ha costruito questo splendido giocattolo: Nino Pulvirenti, l'esempio che anche a Catania, rimboccandosi le maniche senza bisogno di piagnistei, raccomandazioni e sit-in davanti ai palazzi si può arrivare in alto, molto in alto. Come è arrivato lui con la sua flotta aerea tutta marca Liotru. E non può essere dimenticato il Presidentissimo, al quale ho dedicato una pagina:
Questo era quello che c'era scritto in questa pagina prima di Catania-Palermo.
poi successe questo:
LA MASSIMINIANA La
squadra che militò in serie C1 e che riuscì anche a lanciare
Pietro Anastasi Diventerà uno dei protagonisti della Juventus per tutta la
prima metà degli '70, dando un grosso contributo ai titoli del
1971-72, 1972-73, 1974-75. Fu ceduto all'Inter nell'affare
Boninsegna, ma in nerazzurro dimostrò segni di precoce
invecchiamento, non riuscendo più a segnare come un tempo. Fu
così ceduto all'Ascoli nel 1979, squadra con cui chiuse la
carriera dopo 3 campionati in massima serie.
< adesso avete capito perchè chiamavano "Petru u turcu" quel ragazzino che giocava alla cava ad Aquicella?
Dissero subito: «Come calciatore
è un paradosso». Avevano ragione: la lacuna più evidente finiva per
essere la sua arma segreta; risolveva i problemi creati dal
palleggio incerto con uno scatto ed una velocità impressionante. Lo
stop appariva sempre o quasi, approssimativo, ma lui riusciva a
raggiungere la palla prima degli avversari. http://ilpalloneracconta.blogspot.it/2008/04/pietro-anastasi.html
L'ATLETICO CATANIA La
società sportiva "Atletico Catania s.r.l." nasce nel 1986 ,
dal cambio di denominazione e relativo trasferimento a Catania della
squadra di calcio "S.C. Mascalucia 1969" . L' Atletico Catania
nel suo primo campionato a Catania , CND del 1986/87 , con il presidente
Salvatore Tabita raggiunse l' importante traguardo di vincere il
campionato e di ottenere così la prima storica promozione nel
campionato di serie C2 .
http://www.atleticocatania.altervista.org/la%20storia.HTM
La
Jolly Componibili Catania è stata una squadra di calcio femminile,
attiva a Catania tra il 1976 e il 1979. Ha vinto lo scudetto nel 1978.
Giocava le partite casalinghe allo stadio Cibali e la maglia era a
strisce rosse e azzurre. La
Jolly Componibili Catania (chiamata così per lo sponsor) partì dalla
Serie C nel 1976, appunto, vincendo subito il proprio girone. Subito
rinforzata, le ragazze di Questa
era la formazione titolare della squadra che vinse lo storico scudetto:
Virgilio; Caruso, Summa; Belviso, Pedrale, Musumeci; Carrubba, Lonero,
Zuccaro, M.Macaulo, Reilly. L'ala sinistra Rose Reilly, scozzese, era il
capitano e fu anche una delle giocatrici più rappresentative della
propria nazionale. «Il
calcio? È solo uno sport…» La storia di Gianni Prevosti e dello
Scudetto del Catania di Calcio Femminile. Nel 1976, Angelo Cutispoti iniziò un’avventura senza precedenti: creò una squadra di calcio femminile a Catania, la Jolly Componibili Catania. Il primo tassello fu la scelta dell’allenatore: il presidente contattò Gianni Prevosti, che per vent’anni aveva girato la Sicilia guidando molte squadre dilettantistiche. «Naturalmente cominciammo dal gradino più basso -inizia l’ex allenatore bresciano-, dalla Serie C, che era a livello regionale. Vincemmo subito il campionato e tutto ci andò benissimo, anche se in squadra non avevamo grandi giocatrici. In Serie B ci rinforzammo con delle ragazze dalla buona tecnica individuale e con un buon tocco del pallone. Il campionato era molto impegnativo, infatti erano state inserite nel nostro girone anche squadre romane e napoletane. Anche quell’anno conquistammo il primo posto, passando in Serie A, malgrado tra gli avversari ci fossero molte ragazze che giocavano bene e promettevano. Le migliori, comunque, le portammo con noi nella massima serie. Inoltre comprammo un’attaccante scozzese, Rose Reilly, che era veramente brava e dava delle legnate tremende. Per portare tutte queste giocatrici a Catania il presidente sborsò molti soldi, ma grazie a ciò giocammo a Milano, Verona e Torino, ottenendo sempre dei buoni risultati. Alla fine, vincemmo anche lo scudetto: non ce lo aspettavamo! Ci siamo meravigliati di trovare una resistenza così poco consistente: ogni avversaria aveva massimo 4 giocatrici con una tecnica decente, mentre invece la nostra squadra aveva solo ottimi elementi, tutti scelti e sui cui si poteva contare. Dopo lo scudetto, ho dovuto lasciare la squadra per tornare a dedicarmi al calcio maschile.» La situazione del calcio femminile Intervista a Gianfranco Forza, presidente del Gravina ACF Venticinque
anni fa, non era difficile che un catanese andasse abitualmente a vedere
una partita di calcio femminile. Allora, Angelo Cutispoti, Gianni
Prevosti e le ragazze della Jolly Componibili Catania andavano alla
grande in serie A. Bastavano un paio di giocatrici forti e dietro loro
si creava il vuoto: promozione in serie A, scudetto, terzo posto. Poi la
squadra si trasferì a Terni e l’interesse del grande pubblico per la
versione femminile dello sport più amato finì.
IL GRANDE MASCALUCIA DI D'URSO SOMMA
L'ACIREALE IN SERIE C NEL 1975
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ALTRI SPORT A CATANIA

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La
leggenda di Cola Pesce Nicola
fu l'ultimo dei numerosi fratelli: viveva con la sua famiglia a Messina,
in una capanna vicino al mare e fin da fanciullo prese dimestichezza con
le onde. Quando
crebbe e divenne un ragazzo svelto e muscoloso, la sua gioia era
d'immergersi profondamente nell'acqua e, quando vi si trovava dentro, si
meravigliava anche lui come non sentisse il bisogno di ritornare alla
superficie se non dopo molto tempo. Poteva rimanere sott'acqua per ore e
ore, e quando tornava su, raccontava alla madre quello che aveva visto:
dimore sottomarine di città antichissime inghiottite dai flutti, grotte
piene di meravigliose fosforescenze, lotte feroci di pesci giganti,
foreste sconfinate di coralli e cosi via. La famiglia, a sentire queste
meraviglie, lo prendeva per esaltato; ma, insistendo egli a restar fuori
di casa, senza aiutare i suoi fratelli nella dura lotta per il pane, e
vedendo che egli passava veramente il suo tempo dentro le onde e sotto
il mare, come un altro se ne sarebbe andato a passeggiare per i campi,
si preoccupò e cercava di scacciare quei pensieri strani dalla testa
del figliuolo. Cola amava tanto il mare e per conseguenza voleva bene
anche ai pesci: si disperava a vederne le ceste piene che portavano a
casa i suoi fratelli, ed una volta che vi trovò dentro una murena
ancora viva, corse a gettarla nel mare. Essendosi la madre accorta della
cosa, lo rimbrotto acerbamente: –
Bel mestiere che sai fare tu! Tuo padre e i tuoi fratelli faticano per
prendere il pesce e tu lo ributti nel mare! Peccato mortale è questo,
buttare via la roba del Signore. Se tu non ti ravvedi, possa anche tu
diventare pesce. Quando
i genitori rivolgono una grave parola ai figli, Iddio ascolta ed
esaudisce. Così doveva succedere per Nicola. Sua madre tentò di tutto
per distoglierlo dal mare, e credendolo stregato, si rivolse a santi
uomini di religione. Ma i loro saggi consigli a nulla valsero. Cola
seguitò a frequentare il mare e spesso restava lontano giorni e giorni,
perché aveva trovato un modo assai comodo per fare lunghi viaggi senza
fatica: si faceva ingoiare da certi grossi pesci ch'egli trovava nel
mare profondo e, quando voleva, spaccava loro il ventre con un coltello
e cosi si ritrovava fuori, pronto a seguitare le sue esplorazioni. Una
volta egli tornò dal fondo recando alcune monete d'oro e cosi continuò
per parecchio tempo, finché ebbe ricuperato il tesoro di un'antica nave
affondata in quel luogo. La
sua fama crebbe tanto, che quando venne a Messina l'imperatore Federico,
questi volle conoscere immediatamente lo strano essere mezzo uomo e
mezzo pesce. Egli
si trovava su di una nave al largo, quando Cola fu ammesso alla sua
presenza. -
Voglio esperimentare – gli disse l'Imperatore – quello che sai fare.
getto questa coppa d'oro nel mare; tu riportamela. -
Una cosa da niente, maestà, fece Cola, e si gettò elegantemente nelle
onde. Di
lì a poco egli tornò a galla con la coppa d'oro nella destra. Il
sovrano fu cosi contento che regalò a Cola il prezioso oggetto e lo
invitò a restare con lui. Un
giorno gli disse: -
Voglio sapere com'è fatto il fondo del mare e come vi poggia sopra
l'isola di Sicilia. Cola
s'immerse, stette via parecchio tempo; e quando tornò, informò
l'Imperatore. –
Maestà, – disse – tre sono le colonne su cui poggia la nostra
isola: due sono intatte e forti, l'altra è vacillante, perché il fuoco
la consuma, tra Catania e Messina. Il
sovrano volle sapere com'era fatto questo fuoco e ne pretese un poco per
poterlo vedere. Cola rispose che non poteva portar il fuoco nelle mani;
ma il sovrano si sdegnò e minacciò oscuri castighi. -
Confessalo, Cola, tu hai paura. -
Io paura? – ribatté il giovane – Anche il fuoco vi porterò. Tanto,
una volta o l'altra, bisogna ben morire. Se vedrete salire alla
superficie delle acque una macchia di sangue, vuol dire che non tornerò
più su. Si
gettò a capofitto nel mare, e la gente stava, ad attendere col cuore
diviso tra la speranza e la paura. Dopo una lunga inutile attesa, si
vide apparire una macchia di sangue. Cola
era disceso fino al fondo, dove l'acqua prende i riflessi del fuoco, e
poi più avanti dove ribolle, ricacciando via tutti i pesci: che cosa
successe laggiù? Non si sa: Cola non riapparve mai più. Qualcuno
sostiene ch'egli non è morto e che è restato in fondo al mare, perché
si era accorto che la terza colonna su cui poggia la Sicilia stava per
crollare e la volle sostenere, cosi come la sostiene tuttora. Ci
sono anche di quelli che dicono che Cola tornerà in terra quando fra
gli uomini non vi sarà, nessuno che soffra per dolore o per castigo. www.colapisci.it
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Il CUS CATANIA- Il sito del Prof. Italo Rapisarda

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Un
passato da scudetto con la Paoletti La
pallavolo a Catania ha radici molto forti. Sin dai suoi albori sono
stati ottenuti grandi risultati e nelle squadre che hanno
rappresentato la città hanno militato atleti e tecnici di notevole
valore, che tanto hanno dato alla pallavolo nazionale:
ricordiamo
Risina; il compianto prof. Abramo, grande maestro di volley, che è
stato un esempio per i giocatori che si sono formati atleticamente
nella sua scuola; la prof.ssa Pizzo che ha lasciato dietro di sé
una grande traccia con le figlie Tiziana e Donatella,
indimenticabili atlete della Torre Tabita in serie A; i fratelli
Paolo e Carmelo Reale apprezzati atleti e valenti tecnici; il valido
prof. Rapisarda che nell'anno 75/76 portò il Cus Catania
nell'olimpo del volley in Serie A, grazie ad atleti del calibro di
Barchitta, Castorina, Elia, Mazzerbo, Ninfa, Patti.
Il
sogno durò un solo anno ma si gettarono le basi per il futuro
scudetto conquistato nell’anno 77/78: un vero miracolo compiuto
grazie alla competenza del grande Carmelo Pittera. Il
campionato in quegli anni aveva fatto diversi esperimenti: la serie
A era passata dalle 14 squadre degli anni 73/74 e 74/75, a 16
squadre nel 75/76, a 24 nel 76/77, per ritornare a 12 nel 77/78; poi
fui sdoppiata in A1 e A2. Lo
scudetto, dicevamo, scende per la prima volta al sud nel 77/78: la
Paoletti di Carmelo Pittera ottiene una vittoria storica che fa
letteralmente impazzire la città di gioia. Al
Palazzetto di Piazza Spedini ogni partita diventa più intensa,
sabato dopo sabato e il tricolore più vicino. Quell'anno lo
scudetto arriva con largo anticipo sul previsto: su 22 partite la
Paoletti ne perde solo una a Torino con la famosa Klippan di
Lanfranco e chiude la stagione con otto punti di vantaggio sulla
Federlazio, allora campione uscente. La
squadra gioca con un modulo spettacolare: in regia il ceco Koudelka
e il catanese Toni Alessandro, con speciali compiti offensivi; al
centro Concetti e Fabrizio Nassi, di mano l'indimenticabile Nello
Greco, soprannominato "la pulce dell'Etna", con
un’elevazione m. 1,20 e l'altro siciliano doc Antonio Scilipoti.
Appena la città ha sentito il traguardo vicino si è mobilitata con
una massiccia rappresentanza di pubblico. Quell'anno
magico l'Italia partecipa ai mondiali. Viene scelto come allenatore
Carmelo Pittera che prende il posto di Shorek della Panini Modena.
Per i mondiali vengono convocati Alessandro, Concetti, Greco , Nassi
e Scilipoti della Paoletti, Di Coste della Federlazio, Innocenti e
Lazzeroni del Pisa, Di Bernardo, Negri Dall'Olio e Lanfranco.
L’Italia arriva ad un passo dall'oro nell’indimenticabile
partita con Cuba, persa di misura, e conquista l'argento, certo con
una punta di rammarico. Dopo
un altro anno di grande volley la squadra assume la denominazione di
Torre Tabita (80/81) e di Pallavolo Catania (81/82), che retrocede
in A2 . Poi il ritorno in A1 nella stagione 85/86 con la
denominazione di Acqua Pozzillo Catania alla cui guida ottiene
prestigiosi risultati un tecnico bravo e apprezzato dal mondo del
volley: Niki Lo Bianco. La squadra formata da Badalato, Ninfa,
Dall'Olio, Scilipoti, Squeo,Wagner si piazzerà a metà classifica e
negli anni a venire, fino al 91/92, conserverà sempre un posto
nell'olimpo dell'A1. Si alterneranno dei bravi giocatori, tra cui
Conte, Kantor, Mantovani, M. Ninfa, Castagna, Arcidiacono , La
Rocca, Vivenzio, Smario e l'argentino Ribeiro , atleti che hanno
dato tanto lustro alla città. I prodotti del vivaio catanese
dell'epoca sono a dir poco eccezionali si chiamano Castagna, Ninfa,
Rocca, che seppero scaldare il cuore dei loro tifosi. Purtroppo
il volley moderno oltre che un bel gruzzolo di miliardi presuppone
organizzazione, idee chiare, un apporto incondizionato di manager e
dirigenti lungimiranti. La squadra adesso ha bisogno di essere
riedificata su basi solide e con forze fresche, oltre a ricostruire
un grande vivaio che possa far nascere sotto le radici dell'Etna i
nuovi Greco, Alessandro, Castagna che potrebbero far spiccare quel
salto che la tifoseria attende. Raffaello Brullo ww.cataniaperte.com
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lo speciale di www.botteghino on-line (a cura di Raffaello Brullo)
in fase di aggiornamento
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Volley femminile 1978-79:
Torre Tabita Catania in Serie A1. Vince la Coppa Italia. 1979-80:
Alidea Catania campione d'Italia. 1980-97: 1997-98:
Catania Profumissima 12° in Serie B1, retrocessa in Serie B2. 1998-99:
Catania Volley 10° in Serie B2. 1999-00:
Catania Volley 12° in Serie B2, retrocessa in Serie C. 2000-01: 2001-02:
Hair Clan Ragazzi Catania 5° (promosso in Serie B1) e Toscano
Sicurella CT 12° in Serie B2. 2002-03:
Volley Club Catania 11° in Serie B1, retrocesso in Serie B2. 2003-04:
Gs Teams Volley Catania 3° (promosso in Serie B1) e Volley Club
Catania (retrocesso in Serie B2) 13° in Serie B2. 2004-05:
Volley Club Catania 12° in Serie B1, retrocesso in Serie B2. 2005-06:
B2 Volley Club Catania. |
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Tra
il 1963 ed il 1965 la prima squadra milita nel campionato di Serie C
conquistando l'anno successivo la promozione in Serie B. Nella
stagione 1969-1970 conquista la promozione in Serie A, la permanenza
in questo campionato dura solo un anno. Ritorna
in serie nella stagione 1972-1973 e vi rimane per sedici anni
(1987-1988). Dopo una stagione in Serie A2 si aggiudica i play-off
ottenendo di nuovo la promozione in Serie A, dove vi rimane per
sette anni. Nella stagione 1996-1997 retrocede in Serie A2 e due
anni dopo in Serie B. Riesce
a tornare in Serie A quattro anni dopo. Riesce a qualificarsi per i
play-off scudetto nella stagione 2004-2005, ma viene sconfitta dal
Benetton Treviso. Attualmente milita nel campionato Super 10. L'Amatori
è stata anche attività di sport internazionale e,
conseguentemente, di turismo, di contatti con il mondo, di cultura
oltre che di sport a livello mondiale. I
suoi lunghi anni di attività, svolta al servizio di un raccordo con
tutti i paesi del mondo, dall'America, all'Africa, all'Asia,
all'Australia, oltre che all'Europa, non hanno bisogno di essere
commentati perchè di evidente rilevanza, è sufficiente scorrere le
pagine e vedere le immagini in basso per rendersene conto, oppure
dare un occhio alla sezione foto gallery. Da
Samoa alle isole Fiji, da Hong Kong allo Sri-Lanka, alla Namibia,
allo Zimbawe, dall'Inghilterra all'ex-URSS, agli USA, dall'Ucraina
alla Svezia e così via: tutto il mondo rugbistico è venuto a
Catania, con i Seven organizzati dall'Amatori. L'attività
è stata premiata dall'International-Board che per la selezione ai
campionati mondiali di Seven del 1992 ha scelto per la fascia
asiatica la città di Hong-Kong e per la fascia occidentale quella
di Catania. Un
episodio riferito dall'ex Presidente della F.I.R. Mondelli dà un
senso all'impegno dell'Amatori: Il
Presidente Mondelli, recatosi alle isole Fiji con la moglie, si è
visto avvicinare da un operaio, che stava ripulendo il tratto di
spiaggia sulla quale si trovava, che, avuto sentore che il
Presidente e la moglie venivano dall'Italia, disse loro, con un
senso di soddisfazione che l'Italia era un bel paese e che nelle
isole Fiji si conosceva soprattutto la città di Catania, dove si
svolgeva ogni annu un Seven di notevole spessore. Le
manifestazioni internazionali durante tantissimi anni sono state
utile veicolo di cultura - perchè gli stage tecnici erano inseriti
nelle manifestazioni - di turismo, per i giocatori stranieri ed i
loro accompagnatori e per quanti, resi edotti, sono venuti a
Catania, di commercio per i rapporti che sono sorti a tanti livelli. Una
internazionalità non di maniera ma viva, sentita, partecipata oltre
ogni dire. Da
qualche anno non si svolgono più le manifestazioni internazionali
"serie" per le ristrettezze venute dagli Enti erogatori,
di contributi, a causa di una filosofia nuova e diversa, fuori da
ogni ipotesi di spirito panathletico, che è andata mutando certo
contro una vera spinta verso lo sport vero, autentico, che quindi
combatte ogni devianza di tipo non... ortodosso. Ma
tant'è! Non
può ovviamente l'Amatori, da solo, intestarsi una battaglia di
contestazione contro attività inutili, (che penalizzano valori
veri) e costosi oltre ogni dire! Cercare
di evitare degradi attraverso interventi punitivi, dimenticandosi di
potenziare attività giovanili di crescita, di entusiasmi, di
orgoglio non è certo una buona scelta; alla fine ne subiscono le
conseguenze non solo i più giovani ma anche quanti dallo sport
possono ricavare argomenti di varia valenza anche economica, con un
indotto che non può ignorare gli eventi! Finchè ha potuto - e solo fino ad allora - l'Amatori ha offerto la sua opera appassionata ed interventi cospicui anche finanziari al servizio di una attività internazionale di grande valore.
Storia
del Rugby a Catania di
Salvo Marino (foto e articolo tratto da www.cataniaperte.com )
Il
rugby a Catania arriva negli anni trenta con i giovani balilla.
Successivamente dopo la pausa bellica, nei primi anni cinquanta,
spuntò il "Giglio Bianco", squadra formata da ragazzi che
giocavano anche a pallanuoto. Questo binomio fu mantenuto anche
negli anni successivi. A metà degli anni cinquanta nasce il Cus
Catania, composto solo ed esclusivamente da universitari, e la
Ciclope che però partecipa solo a campionati giovanili. Nella
Ciclope iniziano personaggi come Renato Papa, oggi Procuratore della
Repubblica, Angelo Piazza, noto professionista ed ex arbitro di
rugby, Carlo Guida etc.. Nel Cus Catania iniziano personaggi come
Benito Paolone noto politico, Turi Gemmellaro detto "cicalone". Nei
primi anni sessanta la Ciclope viene sciolta ed alcuni componenti
della rosa passano al Cus Catania. Contemporaneamente dal Cus
uscivano Benito Paolone, Turi Gemmellaro e Santino Granata
(responsabile del settore atletica del Cus). Nel
1963 i fuoriusciti dal Cus fondano l’Amatori, che certamente tra
le tante squadre avvicendatesi nel panorama rugbstico catanese è
stata la società che ha ottenuto, fino ad oggi, i maggiori successi
in campo nazionale. Chi
scrive si appassionò alla palla ovale assistendo alle
"battaglie", nel polveroso Fontanarossa, tra l’Amatori e
squadre come il Petrarca, il Rovigo, l’Aquila etc. Per
citare solo alcuni dei giocatori più rappresentativi che hanno
fatto la storia dell’Amatori ricordo: Franco Di Maura detto il
"Vichingo" per la bionda capigliatura e la notevole
stazza, Elio Di Maura fratello di Franco, i fratelli Failla, Mariano
Falsaperla, i fratelli Puglisi (Pippo oggi è allenatore del Cus
Catania) e tanti, tanti altri. Nei
primi anni settanta, sull’entusiasmo dei buoni risultati
dell’Amatori, nascono la Fiamma (costola dell’Amatori) , l’Ardor
Sales, per volontà e impegno di Renato Papa e Marcello Salice, e la
Libertas Fortino. Mi
piace ricordare quegli anni che furono il mio inizio ed in
particolare le trasferte fatte con l’Ardor Sales a Palermo contro
il Cus Palermo: il pullman che ci metteva a disposizione Don Naselli
(responsabile del settore sportivo dei Salesiani di San Filippo
Neri) era quello destinato ai bambini e Lorenzo Guglielmino
(sfiorava i 140 Kg) aveva grosse difficoltà a trovare posto.
Arrivati a Palermo un paio d’ore prima della partita si pranzava
con degli enormi arancini fritti, che sommati alle non eccessive
qualità tecniche, ci facevano accumulare punteggi da pallacanestro.
Il ritorno a Catania iniziava con la classica fermata alla
circonvallazione di Palermo per assaggiare un po’ di "stigliola"
per poi proseguire sul cosiddetto "pullman" con sfottò e
barzellette, dimenticandoci che le avevamo prese in tutti i sensi. Il
1978 fu un anno importante per il rugby a Catania. Per volontà
sempre di Renato Papa, Franco Cimino (ex Amatori) e forse anche del
sottoscritto (allora ventenne) fu fondata la "Zagara 1". Dico
un anno importante perché quasi nessuno, a parte i fondatori,
avrebbe scommesso una lira sulla possibilità di raggiungere
traguardi di una certa rilevanza da parte di questa nuova squadra
formata nel parco giocatori dagli ex dell’Ardor Sales e del
Misterbianco , che di conseguenza vennero sciolte. Si
stava cercando di organizzare una società con obiettivi importanti,
non in contrapposizione all’Amatori ma senza nemmeno essere
dipendente dall’Amatori. Se le squadre minori fino ad allora
avevano come obiettivo far giocare i ragazzi più promettenti nelle
file dell’Amatori, la Zagara aveva come obiettivo il
raggiungimento di ambiziosi traguardi e quindi non avrebbe potuto
cedere i sui migliori giocatori all’Amatori per riceverne qualche
altro ormai su con gli anni. Si
coinvolsero altri ex rugbisti come Angelo Piazza, Angelo Maiorana ed
altri, ma la voglia di alcuni dirigenti di raggiungere subito le
serie maggiori, anche a costo di far giocare atleti di altre città
(Reggio Calabria, Messina, etc) a discapito dei giovani emergenti
del vivaio, contro la decisa opposizione di altri che oculatamente
avrebbero preferito ritardare di qualche anno le promozioni nelle
serie maggiori ma con un "quindici" formatosi nelle
giovanili, provocò l’abbandono di molti dei dirigenti e
simpatizzanti che nel frattempo si erano avvicinati alla società. Ricordo
che alcuni dei giocatori, di ottimo livello, che hanno dato una
grossa mano all’Amatori, provenivano dalle giovanili della Zagara
(Giuseppe Beretti, Giovanni e Alessandro Piazza tra i più
rappresentativi) dove non venendo adeguatamente valorizzati
cercavano di cambiare aria.Ciò nonostante, dopo tanti sacrifici
anche economici, la Zagara ha ottenuto prima la serie B e dopo la
serie A2 con risultati discreti. Purtroppo
chi ha diretto per anni il rugby a Catania non ha capito, o sarebbe
meglio dire, non ha accettato che il rugby, sia in campo
internazionale che nazionale, stava trasformandosi da sport
dilettantistico a sport professionistico. Infatti, per motivi
diversi le due maggiori squadre catanesi sono entrate in crisi:
l’Amatori (oggi in serie B) ha perso i suoi migliori atleti che
hanno preferito trasferirsi nelle squadre venete, romane o anche
estere, che possono o vogliono dare una remunerazione adeguata ad
atleti che dedicano gran parte del loro tempo ad allenarsi, come il
rugby odierno impone; la Zagara (che peraltro è l’ambiente che
conosco meglio per averci giocato per circa 16 anni), del dott.
Franco Cimino nelle vesti di "factotum", fu la prima
società a riconoscere ad alcuni atleti un "rimborso
spese" e ad avere avuto uno straniero sudafricano -contro le
critiche dei dirigenti delle altre squadre locali che nascondendosi
dietro un dito ritennero un disonore per uno sport dilettantistico
avvalersi delle prestazioni di atleti "pagati"- la storia
dice che ha avuto ragione. Alcuni anni dopo chi criticava si affidò
alle prestazioni di sud-africani, neozelandesi e argentini. Ritornando
alla Zagara, da alcuni anni ha iniziato una parabola discendente che
dalla serie A2 l’ha portata all’ultimo posto della serie C1 nel
campionato scorso. CONCLUSIONE Non
sarà facile né per l’Amatori né per la Zagara ritornare ad alti
livelli, ma se almeno l’Amatori può sperare in un ottimo
movimento giovanile, la Zagara, purtroppo, a mio parere non ha la
possibilità di emergere dalle paludi della serie C. Ritengo però
che le potenzialità a Catania sono enormi, ma necessità un
cambiamento generazionale dei vari "dirigenti" ed una più
idonea attenzione delle istituzioni che hanno il compito di dare i
contributi economici per la sopravvivenza di questo sport che
nonostante tutto resta sempre uno sport pulito, leale ed educativo.
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SCHERMA CUS CATANIA
1984
Los Angeles CAMPIONATI DEL MONDO 1994 Giovanna Ferro 1° Spada a squadre 1994 Giovanna Ferro 1° Fioretto a squadre 1994 Giovanna Ferro 1° Sciabola a squadre 1990
Giovanna Ferro 1° Spada a squadre Cat.
Maestri
La scherma piange Angelo
Arcidiacono Il presidente della FIS, Giorgio Scarso, ha voluto ricordare l`uomo e l`atleta: "La scherma italiana perde un grande campione e un grande uomo, che ha sempre saputo coniugare gli impegni agonistici con gli impegni privati. Anche dopo avere abbandonato le pedane ed essersi affermato come uno dei piu` apprezzati medici di Catania, Arcidiacono ha voluto mantenere i contatti con la scherma, in particolare con il "suo" Cus Catania. Alla famiglia vanno le piu` sentite condoglianze della Federscherma e un abbraccio fortissimo, che vuole testimoniare il dolore che oggi provano tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere Angelo e di apprezzarne la statura morale. I valori dei quali Arcidiacono ha dato testimonianza nel corso della sua vita sono i valori nei quali si riconosce tutta la scherma italiana". Tra i suoi compagni di squadra Michele Maffei, insieme al quale Arcidiacono conquisto` l`argento alle Olimpiadi di Montreal: `Angelo era un ragazzo che in pedana dava tutto, mettendosi in evidenza per la sua grinta e le sue capacita` tecniche. Fuori dalla pedana era una persona che spiccava per la sua serieta` e il suo garbo di stampo quasi inglese. Se si riusciva a penetrare la sua riservatezza, si scopriva una persona di rara sensibilita`".
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CAMPIONESSE DELL’ORIZZONTE DI PALLANUOTO RICEVUTE DAL PRESIDENTE RAFFAELE LOMBARDO.
“Siamo orgogliosi dei vostri successi e vi siamo grati per l’immagine positiva di questo territorio che esportate in tutto il mondo”. Con queste parole il presidente della Provincia di Catania, Raffaele Lombardo, ha accolto le atlete dell’Orizzonte di pallanuoto, che di recente hanno vinto la sesta Coppa dei campioni e proprio in questi giorni sono impegnate nelle finali per la conquista dello scudetto. E sarebbe il quattordicesimo di seguito…, “Un record assoluto” - ha sottolineato il presidente della società, Nello Russo – tra tutti gli sport”. Le atlete, accompagnate dal tecnico Mauro Maugeri, che è anche allenatore in seconda del “Setterosa”, hanno donato al presidente Lombardo un gagliardetto autografato. “La invitiamo fin da ora alla terza finale scudetto che giocheremo domenica pomeriggio”, ha aggiunto la capitana Giusy Malato, vera a propria leggenda vivente della pallanuoto mondiale. Un ringraziamento particolare il presidente Lombardo, che era accompagnato dal segretario generale Luigi Albino Lucifora e dal direttore generale Nino Scimemi, lo ha rivolto alle ragazze che hanno partecipa all’impresa dell’oro olimpico ad Atene: oltre alla Malato, Cristiana Conti, Silvia Bosurgi, Tania Di Mario, Maddalena Musumeci. Della “rosa” dell’Orizzonte fanno parte anche la nazionale Usa, Brenda Villa, terza ad Atene, e l’ungherese Aniko Pelle, eliminata proprio dall’ “ItaliaOrizzonte”.
L'albo
d'oro 13
volte Campione d'Italia 7
volte vice-Campione d'Italia 6 volte Campione d'Europa
La Pozzillo nel 1969
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Nonostante fosse pluridecorato, non ho trovato niente riguardo
al grande Cus Catania femminile. Chi è interessato, mandi qualcosa.

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I
Catania Elephants a.f.c nacquero nel Novembre 1984 grazie
all'impegno di alcuni appassionati ad uno sport che , a quei tempi ,
in Italia era pochissimo conociuto ed al quale i media si erano
avvicinati solo da alcuni anni.Il primo torneo a cui presero parte
fu il Southern Bowl organizzato in Puglia dalla squadra locale
Roosters di Bari.Nel Settembre 1995 si giocò il primo campionato
federale di serie C , il cui esordio vide , nel campo comunale di
Pedara , il record di 1500 spettatori.Gli Elephants chiusero il
campionato con un onorevole quarto posto e con un record di tre
vittorie e otto sconfitte.L'anno successivo il centro addestramento
organizzato dalla società porto un notevole aumento di materiale
umano a disposizione della prima squadra che sotto la guida dei
coaches Lloyd Teague e Mike Kairis e con l'arrivo di alcuni
giocatori dai "cugini" Palermo Cardinals e dell'amricano
Darrel Holyfield vide la prima stagione da record.La perfect season
portò gli Elephants alla loro prima promozione e all'accesso al
campionato nazionale aperto ai vincitori dei singoli gironi.Gli
Elephants colsero una memorabile vittoria contro gli Hoaks di Napoli
ma si lasciarono sfuggire la finalissima perdendo in semifinale
contro gli Hunters di Roma.Fù l'unica sconfitta del '86.Dopo alcuni
anni in serie B , nei quali alla guida della squadra si successero i
coaches Mike Kairis (1987-89) e Alessandro Motta (1990) , nel 1991
poterono contare su un coaching staff di tutto rispetto composto
dall'allenatore americano Vance " BEAR " Quinlin e da ben
quattro suoi assistenti molti dei quali con esperienza di college
negli Stati Uniti.Le promesse vennero mantenute ; la perfect season
(8 vittorie su 8 partite ) è coronata dal successo in finale contro
i Cavalieri di Roma che diede la tanto sospirata promozione in A2.Nel
1983 dopo una pausa di riflessione la squadra venne affidata ai
coaches Antonio Costarella e Matteo Belfiore , ma la vera sorpresa
venne in autunno quando la selezione under 21 , dopo aver vinto
tutte le partite del proprio girone , sorprese il mondo del football
in Italia laureandosi Campione d'Italia battendo alle finali di
Firenze prima i Brothers Macerata(14-12) e quindi i blasonati
Nightmare Piacenza (39-13).(Alessandro Gargiulo FB#28 M.V.P. del
Bowl).Faccio notare che i Catanesi partirono per Firenze pur
coscienti di essere solo in dodoci:(Io c'ero!!! n.d.r.).Nel 1994
sotto la guida di Matteo Belfiore riuscimmo ada accedere per la
prima volta ai play off della serie A2 ai quali subimmo una
onorevole sconfitta contro le Aquile Ferrara , una delle cinque
stella del gagliardetto F.I.A.F.Sotto la stessa guida , l'anno
successivo , si ebbe un'altra qualificazione ai play off perdendo
però l'autobus per l'A1 in 2000
winter league
2001
winter league Questa
volta è una perfect regular season, nessuno puo' resistere al
nostro attacco e la nostra difesa concede davvero pochissimi punti,
ma come sempre è nei play offs che, disabituati a giocare ad alti
livelli, dobbiamo cedere le armi ai Titans Forlì, che poi vineranno
il torneo contro i Kings Gallarate. Davide Giuliano, Alessandro
Motta e Renato Gargiulo compongono il coaching staff. 2002
FIDAF e arena league La nostra squadra, insieme ad altre nove, fonda una nuova federazione, la FIDAF, e partecipa al primo campionato organizzato dalla stessa, sbaragliando tutte le altre partecipanti, esplodono alcune nuove stelle, Lombardo, Mangano e Barbagalli su tutti, e il 15 Dicembre vinciamo il nostro primo titolo nazionale maggiore. Nello stesso anno partecipiamo ad un torneo in Spagna, tra le prime due della arena legue e le prime due della stessa categoria spagnola, anche quì ne usciamo vittoriosi e difficilmente dimenticheremo la notte dopo la vittoria.
1984:
fondazione dell'American Football Club Elephants Catania. 1985:
5° in Serie C Fiaf. 1986:
1° in Serie C Fiaf. Promosso in Serie B. 1987:
4° in Serie B Fiaf. 1988:
2° in Serie B Fiaf. 1989:
3° in Serie B Fiaf. 1990:
2° in Serie B Fiaf. 1991:
1° in Serie B Fiaf. Promosso in Serie A2. 1992:
3° in Serie A2 Fiaf. 1993:
3° in Serie A2 Fiaf. 1994:
2° in Serie A2 Fiaf. 1995:
2° in Silver League Fiaf. 1996:
Vince il Silver Bowl (finale di A2). Promosso
in Golden League. 1997:
5° in Golden League Fiaf. 1998:
3° in Golden League Fiaf. 11° nel girone finale. 1999:
5° in Golden League Fiaf. Rinuncia alla Golden League. 2000:
2° in Winter League Fiaf. 2001:
1° in Winter League Fiaf. 2002:
Vince il Cus Bowl e l'Arena Bowl Fidaf. 2003:
2° nell'Eleven League Fidaf. 2004:
1° in Serie B Nfli. Rinuncia alla promozione. 2005: 3° nel girone B di Serie B Nfli. Semifinalista play-off.
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