
ECCOCI QUA!

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Eh,
sì... col mio amico Forrrest vi salutiamo da Monterey, e chi si muove?.
Chi sarebbe quel fesso che arrivando qui, respirando la forte brezza
marina spruzzata dal Pacifico, la vita tranquilla, un sole
interminabile e che non ti fa
sudare, il tempo che scandisce lentamente le sue ore serene, farebbe il
diavolo a quattro per scappare via?. Quel molo di pescherecci pronti a
partire a caccia di Marlin, il ricco patrimonio ittico, la tipica
gastronomia californiana, il contatto continuo con
la fauna, la flora marina, tutto il verde privato, il bianco schiumoso
delle onde, l'azzurro del mare e del cielo, ti fanno fare dei cattivi
pensieri. Io stavo per dire "ragazzi, passate
avanti, io resto qui". Su tutta la 17 Miles drive quello che più
mi è piaciuto è appunto, Monterey. Per me è il posto ideale dove
vivere, dove amare, dove invecchiare, dove andare in pensione, dove
chiudere gli occhi. Dev'essere bello chiuderli qui, per l'ultima volta
seduti su una sdraio in legno invecchiata di sale, con Furore di
Steinbeck e gli occhiali scivolati sulle ginocchia, un cielo
di fronte dipinto da
nuvole barocche che si potrebbero anche mangiare e cormorani, lontre, gabbiani,
leoni
marini, scoiattoli e le onde del mare che ti cantano un requiem unico al
mondo. Ho capito perchè i miliardari americani comprano casa qui,
anche se non basta essere dei nababbi per acquistarla: a Pebble Beach
(che ricade nella famosa 17 miles drive) una speciale A Monterey c'è un negozio famoso per l'enorme fornitura di shirts con tutti i colori e con tutte le scritte. Insomma, se cerchi la shirt con la faccia di Sonny Bono, qui a Monterey la trovi. Entrando ho incrociato la prima commessa: un tipico donnone americano, un metro e ottanta, bionda, occhi azzurri, carnagione chiara, novanta chili pieni pieni di gelato, popcorn e hotdogs. Se non era americana quella......... mi avvicino a lei e le chiedo, in lingua inglese, se aveva la shirt "Lifeguard Santa Monica Beach". "Ccchhi bbboi?" Non il punto interrogativo finale, ma è tutta la sonorità della frase a "stroncarmi" con piacevole stupore. Eppure i miei tratti non sono proprio siculi,... in siciliano "che vuoi" si dice "cchi voi" ma in alcune zone, specialmente alle falde dell'Etna, si pronuncia proprio "cchi bboi". Ero molto sorpreso e fortemente meravigliato che in un posto così yankee al cento per cento, dalla bocca di un soggetto così tipicamente yankee al cento per cento, uscisse fuori una frase del genere, liotrica al cento per cento. La donna si era accorta che il suo interlocutore veniva dalla terra di origine dei suoi antenati, ma non credeva proprio così vicino. In effetti, la signora non si chiamava Smith, Ford, Williams, ma Finocchiaro. Semplicemente Mr.s Finocchiaro di origini addirittura acesi, di padre con sangue italiano e di madre californiana. Ci siamo fatti due risate pensando a quel "cchi bboi" difficilmente da dimenticare. (P.S. la shirt era disponibile solo con taglie XXL). |
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Nacque
il 27 febbraio 1902 a Salinas (California): l'origine famigliare era
irlandese e tedesca, il padre era funzionario del comune di Monterey, la
madre era insegnante elementare. Visse la primissima infanzia a stretto
contatto con la natura, nella quale amava immergersi con infinita
curiosità e intraprendenza. Dopo le scuole primarie, Steinbeck
frequentò la Salinas High School, in cui ebbe il modo di esprimere la
sua vena di scrittore collaborando al giornale dell'istituto scolastico. Il
grande successo gli venne decretato da pubblico e critica con la
pubblicazione del libro "Pian della Tortilla" (1935). La
notorietà conquistata in tutto il Paese e il considerevole benessere
economico raggiunto gli permisero anche di soddisfare l'altra sua grande
passione, quella per i viaggi: in quel periodo infatti visitò il
Messico, l'Europa e la Russia. La
sua parabola ascendente continuò con il romanzo di lotte sindacali
"La Battaglia" (1936); con la drammatica vicenda di due
braccianti che sognano di potersi comprare una piccola fattoria, dal
titolo "Uomini e topi" (1937); con una nuova serie dei suoi
racconti migliori, intitolata "La valle lunga" (1938); e con
il romanzo "Furore" (1939), un'opera intensa e significativa
che narra della disperata migrazione in cerca di fortuna di una famiglia
dell'Oklahoma verso la California, durante gli anni della grande
depressione. Con questa ultima opera vinse il premio Pulitzer. Negli
anni successivi vennero pubblicati: "Quel fantastico giovedì"
(1954), "Il breve regno di Pipino IV" (1957), "L'inverno
del nostro scontento" (1961). Nel 1960 Steinbeck volle
intraprendere un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, a bordo di
una roulotte e con la sola compagnia di un cane barboncino. Steinbeck si
sente spinto da un fortissimo desiderio di ristabilire un contatto più
vivo con il vecchio mondo, soprattutto con la gente dei piccoli paesi di
provincia e delle fattorie di campagna, dove il ritmo lento delle vita
consente ancora di godere serenamente delle piccole cose. John
Steinbeck morì a New York il 20 dicembre 1968, colpito da un attacco
cardiaco. Nel 1976 venne pubblicato postumo il libro dal titolo "Le gesta di
Re Artù e dei suoi nobili cavalieri": una rivisitazione delle
leggende del mitico Re di Bretagna, che aveva scritto tra il 1956 e il
1959.
Il Festival di Monterey Il Festival Internazionale di Musica Pop di Monterey si svolse dal 16 giugno al 18 giugno 1967. Vi parteciparono più di 200,000 persone ed esso è anche riconosciuto come l'inizio del movimento hippie e il precursore del festival di Woodstock, che si svolse due anni più tardi. Allestito vicino al paese di Monterey, California, il festival fu organizzato dal produttore discografico Lou Adler, dai cantanti Michelle Phillips e John Phillips dei The Mamas & The Papas, dal produttore Alan Pariser, e da Derek Taylor. La scaletta del festival incluse membri dei Beatles e dei Beach Boys. Il poster pubblicitario fu disegnato dall'art director Tom Wilkes. Gli
artisti suonarono gratis e tutto il ricavato fu donato in beneficenza,
con l'unica eccezione di Ravi Shankar che fu paga Il
festival entrò nella storia per la prima grande apparizione americana
di Jimi Hendrix, permessa grazie all'insistenza di Paul McCartney, e dei
The Who. Fu anche il debutto di Janis Joplin, che apparse come membro
dei Big Brother and The Holding Company, e Otis Redding, nei Booker T.
& The MG's. Redding morì pochi mesi dopo. Venerdì, 16 giugno: The Association, The Paupers, Lou Rawls, Beverly Johnny Rivers The Animals Simon and Garfunkel Sabato, 17 giugno: Canned Heat Big Brother & The Holding Company Country Joe and The Fish Al Kooper The Butterfield Blues Band Quicksilver Messenger Service Steve Miller Band The Electric Flag Moby Grape Hugh Masekela The Byrds Laura Nyro Jefferson Airplane Booker T. & The MG's Otis Redding Domenica, 18 giugno: Ravi Shankar The Blues Project Big Brother & The Holding Company The Group With No Name Grateful Dead Buffalo Springfield The Who The Jimi Hendrix Experience The Mamas & The Papas
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Il
rock californiano, dopo l'apparizione dei Doors e la cantante
texana, ma californiana d'elezione, Janis Joplin che si
rivolgevano ambedue al rock blues sviluppatosi più che altro nell'area
di Los Angeles, si rivolse tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70
all'area di San Francisco dove subì, invece, l'influenza del folk e il
country preesistenti in tutta la regione dell'Ovest fino alle
coste del Pacifico.
Un
buon esempio delle diverse anime del gruppo è l'album doppio Four
Way Street un live diviso in due parti distinte una elettrica
l'altra acustica. Col
trascorrere degli anni '70 la musica trasognata, ma legata profondamente
al rock, come quella di Jefferson Airplane e Grateful Dead e Quick
Messenger Service, lasciò spazio a nuovi gruppi più legati al country;
le atmosfere si rilassarono, e l'impegno politico e sociale scomparve.
E' qui l'Hotel California? di Alessandro Gandolfi In molti arrivano a Todos Santos inseguendo il mito della canzone degli Eagles. E si innamorano di questo villaggio della Baja California per le atmosfere relaxed, tra gallerie d'arte e nostalgie hippie
Sono tutti qui: turisti di passaggio e pittori locali, surfisti, galleriste messicane e compratori dal dollaro facile. Alla band mancava il bassista e così in mezzo al palco (tutto statunitense) spicca Alberto Poli, 36 anni, bolognese: "Mi è scoppiato il mal di Baja tre anni fa", spiega in una pausa del concerto, "e così ho deciso di rimanere a vivere in Messico. Stile e ritmo di vita sono quelli che fanno per me". Alberto ha aperto un piccolo albergo, il Sole Caliente, quattro belle casette a due passi dal Pacifico nelle quali gli capita di ospitare anche registi e produttori hollywoodiani. In una di queste alloggia Stefano, un ragazzo sardo che investe a Todos Santos nella costruzione di immobili. È lui, seduto al bancone del bar, che mi spiega come "i californiani stiano fuggendo da Los Angeles e San Diego dove i prezzi delle case sono aumentati troppo. Scendono nella Baja, acquistano terreno e si costruiscono le loro ville sul mare. E Todos Santos è una delle mete più richieste". Perché proprio Todos Santos? Questo sonnolento villaggio di quattromila anime tagliato in due dal Tropico del Cancro gode di un microclima eccezionale. A due chilometri dal mare, è un'oasi rigogliosa circondata da palme e piante di avocado dove l'acqua scende dalla vicina sierra La Laguna. Per questo, abbandonata la caotica Cabo San Lucas invasa da ragazzotti americani in preda al "trip messicano" (fenomeno che risale ai tempi del proibizionismo per il quale appena superato il confine gli yankee si sentono legittimati a ubriacarsi e a fare casino), Todos Santos è diventata la nuova San Diego South: la (discreta) residenza di artisti e creativi, di produttori e musicisti (Bono Vox per esempio, Peter Gabriel, Flea dei Red Hot Chili Pepper) che vengono qui appena possono. Per godere di quel clima da frontiera - i ritmi lenti, le strade non asfaltate, le spiagge deserte - che non è mai scomparso del tutto. |
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Si tratta di una strada lunga 13 miglia (non so perchèla chiama 17 mile...) che costeggia la penisola di Monterey (ingresso a pagamento per le automobili, libero per le biciclette), passerete tra campi da golf (Pebble Beach uno dei più famosi campi del mondo), ville miliardarie, tutto immerso in una vegetazione costituita dai classici cipressi che si piegano alla forza del vento.
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I primi abitanti della regione oggi conosciuta come Big Sur furono tre tribù di nativi americani: gli Ohlone, gli Esselen ed i Salinian. I reperti archeologici mostrano che queste tribù vissero nel Big Sur per centinaia di anni, conducendo un'esistenza da cacciatori-raccoglitori nomadi.[2] Sono sopravvissute poche tracce della loro cultura materiale. Le punte delle loro frecce erano fatte di ossidiana; questo indica che avevano rapporti commerciali con altre tribù distanti anche centinaia di miglia, dato che le fonti più vicine di ossidiana si trovano nelle montagne della Sierra Nevada e nella costa Nord della California. Attraverso tutto il Big Sur si trovano numerosi mortai, cioè rocce che queste tribù scavavano a forma di ciotola per schiacciare le ghiande di quercia fino a farne una farina.[3] I
primi europei a vedere il Big Sur furono i marinai spagnoli condotti da Juan
Cabrillo nel 1542, che risalirono la costa senza sbarcare.
Trascorsero due secoli prima che gli spagnoli tentassero di colonizzare
l'area. Nel 1769 una spedizione capitanata da Gaspar de Portolà fu la
prima, tra quelle europee, a mettere piede nel Big Sur, nel profondo Sud
vicino il San Carpoforo Canyon.[4] Intimiditi dalle scogliere ripide,
questi primi colonizzatori abbandonarono l'area e si spostarono verso
l'interno. Portolà sbarcò nella baia di Monterey nel 1770 e, con padre Junìpero Serra, che aiutò ad istituire molte missioni in California, fondò la città di Monterey, che divenne la capitale della colonia spagnola di Alta California. Gli spagnoli diedero al Big Sur questo nome proprio in quel periodo, chiamando la regione el paìs grande del sur o "Grande Paese del Sud", poiché era un territorio vasto, inesplorato ed impenetrabile, situato a sud della loro capitale Monterey. La colonizzazione spagnola devastò la popolazione dei nativi americani. Molti membri di queste tribù morirono a causa di malattie portate dagli europei, o a causa dei lavori forzati e della malnutrizione presente nelle missioni del XVIII secolo, mentre alcuni altri nel XIX secolo vennero assimilati come membri nei ranch di spagnoli e messicani.[5] Il Big Sur, come il resto della Califronia, divenne parte del Messico quando questo ottenne l'indipendenza dalla Spagna nel 1821. Nel 1834 il governatore messicano José Figueroa assegnò un terreno di 9.000 acri nel nord del Big Sur a Juan Batista Alvardo. In seguito suo zio acquisito, il capitano J.B.R. Cooper, ne assunse la proprietà. La più vecchia struttura ancora esistente nel Big Sur, la cosiddetta Cooper Cabin, fu costruita nel 1861.[6] Nel 1848, a seguito della guerra contro gli Stati Uniti, il Messico cedette a questi la California. Dopo l'approvazione dell'Homestead Act nel 1862 alcuni pionieri americani si trasferirono nel Big Sur, attirati dalla promessa della proprietà di 160 acri di terreno. Molte località con nomi ricorrenti come Pfeiffer, Post, Partington e McWay, vennero denominate proprio in quel periodo, dopo l'arrivo dei pionieri. Dagli anni 1860 ai primi decenni del XX secolo, l'attività dei boscaioli produsse l'abbattimento di gran parte delle sequoie. Grazie a questa e alle industrie basate sulla raccolta delle corteccie del Lithocarpus densiflorus, sull'estrazione dell'oro e sulla lavorazione del calcare, l'economia locale forniva più posti di lavoro e sosteneva una popolazione più grande di quella odierna. Negli anni 1880, una città del boom della corsa all'oro, Manchester, sorse ad Alder Creek, nell'estremo sud. La città vantava una popolazione di 200 abitanti, quattro negozi, un ristorante, cinque saloon, una sala da ballo e un hotel, ma venne abbandonata poco dopo l'inizio del nuovo secolo e ridotta in cenere da un incendio nel 1909.[7] Non esistevano strade affidabili per rifornire queste industrie, così gli imprenditori locali costruirono piccoli attracchi per imbarcazioni in alcune piccole cale lungo la costa. Nessuno di questi attracchi esiste oggi, e pochi altri segni di questo breve periodo industriale sono visibili al viaggiatore casuale. Il terreno rugoso e isolato tenne alla larga tutti, ad eccezione dei coloni più tenaci ed autosufficienti. Un viaggio di 45 km fino a Monterey poteva richiedere tre giorni in carrozza, lungo un percorso duro e pericoloso. Con
l'affievolimento del boom industriale i primi decenni del ventesimo
secolo trascorsero con pochi cambiamenti e il Big Sur restò quasi come
una giungla inaccessibile. Sino agli anni 1920 nessun abitante aveva
l'elettricità e anche quando arrivò, essa fu disponibile soltanto in
due abitazioni in tutta la regione, generata localmente da mulini ad
acqua e a vento. La maggior parte della popolazione visse senza
elettricità finché non fu stabilita la connessione con la rete
elettrica della California durante gli anni 1950. Il Big Sur si
modificò rapidamente a seguito del completamento nel 1937 della Highway
1, dopo diciotto anni di lavori, grazie ai fondi del New Deal ed
all'utilizzo dei lavori forzati. La Highway 1 modificò drammaticamente l'economia locale e avvicinò molto il mondo esterno, con ranch e fattorie che lasciavano rapidamente strada a località turistiche e seconde case. Anche con queste modernizzazioni, al Big Sur vennero risparmiati i peggiori eccessi dello sviluppo, grazie soprattutto alla previdenza dei residenti, che lottarono per mantenere incontaminate le loro terre. Il governo della Contea di Monterey vinse uno storico caso giudiziario nel 1962, affermando il suo diritto di vietare cartelloni pubblicitari e altre distrazioni visive lungo la Highway 1. La contea adottò quindi uno dei piani più stringenti a livello nazionale sulla pianificazione dell'uso del suolo, proibendo qualsiasi nuova costruzione che fosse visibile dalla highway. A metà del XX secolo, il relativo isolamento e la bellezza naturale del Big Sur iniziarono ad attirare un diverso tipo di pionieri - scrittori e artisti, tra cui Henry Miller, Robinson Jeffers, Edward Weston, Richard Brautigan, Hunter S. Thompson, e Jack Kerouac. La regione divenne anche sede di centri di studi e meditazione, di un monastero cattolico il New Camaldoli Hermitage, fondato nel 1958, e dell'Esalen Institute, un laboratorio e centro di ritiro fondato nel 1962. Esalen ospitò molte figure del nascente movimento "New Age", e negli anni 1960 giocò un ruolo importante nel popolarizzare le filosofie orientali, il "movimento per il potenziale umano" e la terapia gestalt negli Stati Uniti. Il Big Sur acquisì una reputazione bohemienne grazie a questi nuovi arrivati. Henry Miller raccontò che un viaggiatore bussò alla sua porta, alla ricerca del "culto del sesso e dell'anarchia". Apparentemente senza aver trovato né l'uno né l'altro, il visitatore deluso fece ritorno a casa. Il Big Sur resta scarsamente popolato, con meno di 1.500 abitanti, secondo il censimento statunitense del 2000. La popolazione del Big Sur oggì è una miscela di discendenti dei colonizzatori originari e delle famiglie di allevatori, di artisti e altri personaggi creativi, oltre a proprietari benestanti del mondo del commercio e dell'intrattenimento. Non esistono aree urbane, anche se tre piccoli ammassi di stazioni di rifornimento, ristoranti e motel, sono spesso segnati sulle mappe come "città": Big Sur, nella valle del fiume Big Sur, Lucia, vicino al Parco Statale di Limekiln, e Gorda, sulla costa meridionale. L'economia è quasi completamente basata sul turismo. Gran parte del terreno lungo la costa è di proprietà privata o è stato donato al sistema statale dei parchi, mentre la vasta Foresta Nazionale di Los Padres e la riserva militare di Fort Hunter Liggett occupano gran parte delle aree interne. Il terreno montuoso, residenti ambientalmente consapevoli e la mancanza di proprietà disponibili per lo sviluppo, hanno mantenuto il Big Sur praticamente incontaminato, e intatta la sua isolata mistica di frontiera. |
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| Los Angeles | Hollywood | Arizona | Grand Canyon | Mon. Valley | Page-Bryce C. | |||
| Zion-Utah | Las Vegas | Sierra Nevada | Yosemite | Pacific Coast | San Francisco |