Come siamo andati in Serie A

 

Di Alessandro Russo - 28/02/2019

 

Buongiorno, buongiorno.

Benarrivati dalle nostre parti e benvenuti in questo luogo un po’ fatato ove sarà possibile fare un gigantesco salto all’indietro nel tempo, rimanendo però arpionati al presente.

Questa è la seconda puntata della rubrica Come siamo andati in serie A, dal titolo cioè d’un libricino buttato giù all’incirca sessant’anni orsono dal nostro ex-calciatore Mario Corti.

Così come sette giorni fa, anche quest’oggi parleremo anzitutto di passato remoto rossazzurro ma daremo perfino una lesta occhiata alle vicende del presente. Tutto questo grazie a Rosario e Carmelo, due signori che vi ho presentato settimana scorsa e che mi onorano della loro amicizia. Con loro, non ogni giorno ma sovente, capita che discuta io d’un elefante che gioca a pallone.

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

 

3° CLASSIFICATO - PROMOSSO IN SERIE A

1959-60  

Seveso; Ducati; Bonci; Compagno; Francia; Pizzul; Salmeri; Veglianetti; M. Boldi; Caceffo.

 

Il primo obiettivo di Marcoccio è quello di risolvere il problema dei debiti societari, che superano i 100 milioni di lire. Ci riesce ottenendo dal Comune la concessione di un mutuo grazie ai buoni uffici col sindaco La Ferlita. La società resta sotto la lente d’ingrandimento della Lega che vincola ogni trattativa alla propria approvazione. La conferma dei big dell’organico diventa quindi più importante di quanto non lo sia mai stata in precedenza e anche quest’obiettivo viene raggiunto trattenendo i vari Grani, Corti, Prenna, Macor e Buzzin. S

In porta Giuseppe Gaspari, proveniente dal Livorno, soffia il posto da titolare a Seveso; dal Como arrivano il difensore Giorgio Michelotti ed il mediano Amilcare Ferretti; in prestito dalla Juventus ecco il terzino Benito Boldi; il centrocampo viene rinforzato con la mezzala ex Palermo Alvaro Biagini; infine, il reparto offensivo viene puntellato con l’ala sinistra Remo Morelli, messosi in luce col Legnano in terza serie.

Il Catania si segnala sin dalle prime battute come una formazione di tutto rispetto che può dire la sua. In casa si vola, e prima che sul 1959 e sull’intero decennio cali il sipario, la squadra di Di Bella inanella davanti ai propri tifosi cinque vittorie consecutive (tra le quali è memorabile il 4-0 inflitto al Verona).

La sconfitta contro il Marzotto fanno scivolare la squadra al 2° posto al termine del girone d’andata. Il piazzamento comunque è più che soddisfacente in quanto lascia presagire serie chances di promozione in Serie A.

Tra i “top” in un’annata tanto gloriosa, da un lato gli imprescindibili Gaspari, Michelotti e la mente del centrocampo Ferretti, dall’altro i prolifici Prenna, Biagini, Buzzin e Macor.

 

fonti:   http://www.calciocatania.com

 e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

«Mannaggia, -attacca Rosario con una punta di dispiacere- chi mali frusculi; non siamo più in A ma annaspiamo al quarto posto di un bruttissimo campionato di C. Stiamo dietro a Juve Stabia, Catanzaro e Trapani, u sapiti chi vi ricu: macari a st’annu mi siddiai!»

Visto che stiamo disquisendo di attualità, oltre a riportare il pensiero di Rosario, giunto è il momento di trascrivere che i nostri dirigenti le stanno tentando tutte per vincere questo benedetto torneo di terza serie, impegnandosi nel possesso pieno delle loro facoltà. Lo scorso venerdì, in virtù dei non proprio eccellenti risultati sportivi, hanno addirittura deciso di far ricorso a un vecchio rituale scaramantico. Quel pomeriggio in via Magenta, a Mascalucia, nel salone congressi di Torre del Grifo faceva la sua comparsa un uomo corpulento e ben vestito, occhialuto e incravattato. In previsione di Viterbese-Catania, questo signore inizialmente si è accostato con delicatezza a un noto protocollo propiziatorio. Poi, di botto, come una marionetta, ha ripetutamente alzato tutte e due le braccia, entrambi i gomiti e le mani verso il Cielo. A quel punto, seguendo un cerimoniale preistorico, ha invocato a squarciagola l’organo sessuale maschile.

 

 

«U risuttato –parole di Carmelo- fu ca a Viterbo pessimu st’autra pattita. Ci fu un cristianu ca si chiama Polidori ca duminica faceva u compleanu, ca u sapiti chi fici? Astutau i cannilini e poi ci abbaiu du puppetti o’ Catania. Aieri matina arrivau nautru allenaturi, Novellino e macari nautru putteri, Bardini, ca viremu…»

Mentre trascrivo queste brevi ma stuzzicanti considerazioni, un pizzico si rafforza la mia idea che di certo ci rifaremo la prossima volta, sarebbe a dire alle due e trenta del pomeriggio di domenica tre marzo duemilaediciannove. Quel giorno, infatti, nella centralissima piazza Spedini della città etnea, si svolgerà la partita di pallone tra Catania e Potenza, valevole per la decima di ritorno del campionato di serie C, girone C.

Adesso, però, la palla è il caso che la passi al signor Mario Corti e agli altri due deliziosi capitoli del suo Come siamo andati in serie A, stampato nella città del liotru nel giugno del millenovecentosessanta.

Chapeau!

 

 

 

Quando venni lo scorso anno a Catania per iniziare la preparazione al campionato che abbiamo appena concluso con la promozione, chiesi subito in società quali sarebbero stati i miei nuovi compagni di squadra. Avevo sentito un mucchio di voci in giro, avevo letto un pozzo di nomi sui giornali, ma si sa che ad ogni ini io di stagione tanta gente si diverte ad inventare trasferimenti ed a varare ipotetiche formazioni. Così chiesi al dott. Marcoccio, commissario straordinario della Lega, chi erano gli acquisti del Catania per il 1959-60. Mi rispose: «Ferretti, Michelotti, Boldi II, Gaspari Morelli, Biagini». A questi più tardi dovevano anche aggiungersi quelli di Compagno e Boldi III ed in più c'eravamo noi della “vecchia guardia”, quelli che eravamo rimasti dalla sfortunata annata precedente, e cioè: io, Seveso, Grani, Prenna, Buzzin, Macor, Bonci, Salmeri, Caceffo, Veglianetti e Francia.

 

Quando sentii i nomi dei “nuovi” e mi resi conto che quasi tutti i “vecchi” eravamo rimasti, allora cominciai a credere nella promozione in Serie A, anche tenendo in considerazione il fatto che di promozioni ce n'erano assicurate tre e che di squadre fortissime sulla carta, eccezion fatta per il Torino e forse per la Triestina, non ce n'erano tante in giro. A dire il vero, il mio ottimismo non era condiviso da molti: la maggior parte credevano che il nostro fosse soltanto un campionato di assestamento e che, semmai, alla promozione si sarebbe pensato l’anno prossimo. I fatti hanno di­ mostrato che io avevo visto giusto e che fortunatamente erano gli altri a sbagliarsi.

Ricordo la prima volta che andammo, lo scorso anno, al Cibali ad allenarci. Guardavo con una certa curiosità Ferretti, che sapevo doveva fare coppia con me nella linea mediana, e ad essere sincero non mi sembrava un gran che a vederlo così in borghese. Quando fummo sul campo e cominciò a tirar calci al pallone dovetti invece ricredermi. E di molto anche. Ferretti, infatti, è stato sempre tra i migliori quest’anno e si è guadagnato gli applausi di tutti i pubblici che ci hanno visto giocare. Con lui nella mediana mi sono trovato benissimo e credo che abbiamo integrato a vicenda il nostro gioco rendendolo quanto più possibile vicino a quelle che sono state le esigenze della squadra. Fuori dal campo Ferretti è un mattacchione. Ci fu un periodo che faceva scherzi a tutti, specie quando eravamo in trasferta e la monotonia dei “ritiri” pareva dovesse sommergerci tutti.

In occasione della duplice trasferta di Modena e Parma andammo a stare quindici giorni in un albergo nei pressi di Sassuolo, in provincia di Modena. “La Salvarola” si chiamava quest'albergo ed era molto bello ma anche molto isolato sicché tutto il giorno non c'era proprio nulla da fare inoltre eravamo sotto le feste di Natale, faceva un freddo che levati, pioveva assai spesso, c'era nebbia, nevischio bufere, neve, di tutto insomma. Così Ferretti passava le sue ore a suonare il juke-box dell'albergo, e lo suonava... gratis. Aveva scoperto, infatti, che invece delle cento lire per tre dischi bastava mettere due monete da dieci lire e poi ancora un’altra da cinque perché la “macchina” manovrata a dovere con leggere pressioni sull'apposito tasto, scattasse lo stesso e col duplice vantaggio di poter scegliere dischi all’infinito e di recuperare anche le venticinque lire che erano state introdotte per metterla in movimento. Una sera con questo sistema arrivammo persino a suonare tutti e duecento i dischi che il juke-box comprendeva. I proprietari dell'albergo credevano naturalmente di fare tanti quattrini a questo modo, invece quando andarono ad aprire la cassettina degli incassi e la trovarono pressoché vuota capirono il... trucco. Ma erano brava gente e non si arrabbiarono, d'allora in poi tennero soltanto d'occhio Ferretti tutte le volte che lo vedevano armeggiare attorno alla “macchina urlante”.

Dell'albergo “La Salvarola” ricordo un’altra cosa. C’era freddo, vi ho già detto, e tutte le stanze con riscaldamento le avevamo occupate noi della squadra, sicché c'era un vecchio cuoco fiorentino che, piuttosto che andare a dormire in una stanza piena di freddo, preferiva alla sera prepararsi il letto nel corridoio dove passavano i tubi delle stufe e dove c'era perciò un bel calduccio. Il malcapitato, però, non aveva fatto i conti con alcuni dei miei compagni i quali una notte gli portarono via mentre dormiva, tutte le coperte ed un'altra notte gli misero attorno al letto alcune candele accese: tutte due le volte il cuoco si arrabbiò e così la smisero di far gli scherzi. La smisero anche perché qualcuno disse in giro di averlo sentito minacciare che ci avrebbe... avvelenato tutti. Di certo c'è che dopo questa notizia molti a tavola guardava no con una certa diffidenza la minestra.

 

I MOMENTI PIÙ DIFFICILI DEL CAMPIONATO

Adesso voglio raccontarvi quali sono stati i momenti meno belli per me nello scorso campionato. Anzitutto c’è l'episodio di Monza che mi sta sul gozzo e per il quale mi arrabbio ancora adesso tutte le volte che ci penso. A Monza ci tenevo a fare una bella partita di fronte al mio vecchio pubblico, e ce la misi tutta quel giorno, corsi come un dannato dovunque vedevo che potevo rendermi utile. Sembrava andasse proprio bene per noi perché vincevamo per uno a zero e la partita andava esaurendosi lentamente, ormai mancavano pochi minuti alla fine ed il pubblico già cominciava a sfollare, anche gli avversari parevano rassegnati alla sconfitta.

Invece, proprio all’ultimo minuto di gioco, su una punizione in seconda contro di noi stoppai malamente il pallone e glielo misi proprio sui piedi a Carminati appostato a pochi metri da Gaspari. Quel gol non si poteva sbagliare ed infatti Carminati non lo sbagliò ma ne fece tesoro per pareggiare una partita che era persa per loro. Quella volta uscii dal campo completamente avvilito, invano rincuorato dai compagni e dallo stesso allenatore Di Bella. Ancora adesso, vi ripeto, se penso a quella partita mi arrabbio maledettamente con me stesso!

Un altro fatto antipatico, stavolta però fuori dal campo, si verificò a Novara in una delle quattro volte che vi andammo quest'anno per giocarvi quella partita che alla fine dovevamo incredibilmente perdere. Venivamo dai pareggi di Lecco e Mantova, anzi era proprio la domenica sera della partita di Mantova da dove ci eravamo portati a Novara dove avremmo dovuto giocare poi il giovedì. La notte mi svegliai con un mal di denti terribile, uno di quei mal di denti che quando arrivano pare che vi strappino via il cervello. Dapprima cercai di calmarlo con qualche pastiglia datami dal nostro massaggiatore Pallotta, ma era tutto inutile e mi veniva persino da piangere dal dolore. Così ad un certo punto mi vestii e me ne andai in giro di notte per Novara finché non venne l’alba; allora cercai un dentista, ma era ancora troppo presto ed erano tutti chiusi. Mi sembrava di non poter più resistere, mi sentivo a pezzi, ero disfatto. Per fortuna trovai un meccanico dentista, uno di quelli - sapete - che, volgarmente parlando, preparano le dentiere o roba di questo genere, e chiesi aiuto a lui. Dapprima mi disse che non era autorizzato a fare estrazioni, poi dovette commuoversi del mio stato perché mi portò nel suo gabinetto dentistico, o come diavolo si chiama, e mi estirpò il dente malato e con esso il dolore che mi tormentava. Adesso non rammento neanche come si chiami questo galantuomo, ma so soltanto che gli rimarrò eternamente riconoscente, perché se continuava ancora un po' quella volta a Novara io ammattivo davvero.

Naturalmente nei miei ricordi poco lieti di quest'anno trova posto la sfortunata partita di Brescia che ha concluso il nostro campionato e che ci ha fatto temere per qualche minuto di essere stati raggiunti in classifica dalla Triestina che ci ha dato fino all'ultimo una caccia spietata per contenderci la promozione. Dalla fine della partita di Brescia fin tanto che seppimo del pareggio della Triestina a Parma (il che ci garantiva la Serie A) passarono si e no poco più di cinque minuti, ma furono minuti veramente terribili, drammatici, estenuanti, lunghissimi. Eravamo seduti sulle panche dello spogliatoio bresciano e non ce la facevamo nemmeno a spogliarci dalla tenuta di gioco, eravamo come annientati, molta gente intorno piangeva, c'era il commissario Marcoccio che si struggeva come se gli fosse successa una disgrazia in famiglia, insomma il nostro spogliatoio era proprio il quadro della disperazione. Poi ci portarono la notizia del pareggio tra Parma e Triestina, cioè ci dissero che malgrado la brutta sconfitta eravamo lo stesso in Serie A, ed allora quelli che prima piangevano dalla disperazione si misero a piangere dalla gioia, successe una confusione tremenda, non ci capimmo più niente. Posso dirvi soltanto che tanta gente (conosciuta ed anche sconosciuta) come quel giorno non l'ho abbracciata e baciata mai. Poi alla sera, io che sono un astemio convinto, trangugiai ben ventitré (li contarono gli altri, perché io ero già “svanito”) bicchieri di liquore e mi presi la più colossale sbronza che mai ricordi. Il tutto dedicato alla sudatissima ma ormai finalmente raggiunta promozione in Serie A.

 

http://www.calciocatania.com/articoli/amp_article.php?7442

 

 

 

LA CAVALCATA NELLA MASSIMA SERIE

 

DEL GRANDE CATANIA

 

 

Marcoccio, l'uomo dal braccio d'oro

Nasceva 100 anni fa e divenne un personaggio straordinario per la sua normale onestà. Aveva solo la sinistra. E con quella faceva tutto, anche legarsi la cravatta e le stringhe delle scarpe

 

La Sicilia di Domenica 03 Novembre 2013 -  Tony Zermo
Cento anni fa, il 7 novembre 1913, nasceva a Catania Ignazio Marcoccio, scomparso il 28 gennaio di due anni fa. Un personaggio che è ancora tra noi, nel senso che alcune delle cose da lui realizzate come sindaco, o come assessore, o come presidente del Catania Calcio, o in altri ruoli sono ancora parte del panorama cittadino. Era un uomo normale che è diventato straordinario perché quella normalità che lui incarnava fatta di dedizione, di altruismo, di senso del dovere, di passione civica senza nulla mai chiedere, nella società di oggi è merce rara.
Era un uomo semplice, un catanese di razza, come suo fratello Umberto scomparso prima di lui e che aveva una singolare esclamazione scherzosa: «Madonna di lu pitroliu! ». Ignazio era rimasto senza il braccio destro perché a quattro anni era entrato nella fabbrica di famiglia (apparecchiature metalliche) in corso delle Province e aveva messo la mano sotto una pressa che si era messa in movimento all'improvviso. Avvenne lo schiacciamento di alcune dita, poi sopravvenne una cancrena e in ospedale gli tagliarono l'avambraccio. Ma la sua volontà era così forte che pur senza l'uso della mano destra riusciva a legarsi le scarpe e a farsi il nodo della cravatta, diventò anche campione regionale di tamburello, e allora non c'era il campionato per paranormali. Faceva praticamente di tutto con il solo braccio sinistro, aggiustava le cose che si rompevano in casa, sistemava orologi, serrande, lavandini, solo a tavola si faceva tagliare la carne e il pane. Era l'uomo dal braccio d'oro che non solo aggiustava tutto in casa, ma faceva lo stesso in politica e sul piano del fare. Per un lungo periodo non guidò auto, tra l'altro suo padre l'aveva mandato ad Alessandria d'Egitto per controllare una fabbrica di famiglia che produceva mobili per ufficio e lì era stato per qualche anno imparando l'arabo e studiando anche il francese. Poi negli anni 50 il figlio Raffaele gli procurò una delle rare auto con il cambio automatico e con il freno a mano che era stato spostato a sinistra.

 

 


Era pronto ad aiutare gli amici che lo meritavano, sua moglie gli diceva: «Meglio averti per amico che per marito, perché per gli amici ti fai in quattro». Raccontano i figli Rosaria e Raffaele: «Un giorno chiese a un giornalista suo amico, Pippo Garozzo, di citare un tale assessore. Garozzo gli rispose: "Ma se non ha fatto niente" e papà rispose: "Lo devi cita
re perché questa volta non ha fatto niente, ma la prossima volta metterà i bastoni tra le ruote e non ci farà fare niente"».
«In un'azienda della zona industriale nel corso di una visita con dei manager venuti dal Nord, mio padre vide tra gli operai un vecchio amico e lo abbracciò. I dirigenti della fabbrica chiesero poi all'operaio perché non li aveva avvertiti che era amico del sindaco, e questi rispose: "Ma eravamo amici da ragazzi e pensavo che magari non mi avrebbe riconosciuto o avrebbe fatto finta di non conoscermi, lui è famoso e io un semplice operaio"».
Ignazio conosceva il valore dell'amicizia e non dimenticava mai nessuno, ma non sopportava gli scansafatiche. «C'era al Comune un geometra che doveva controllare i lavori esterni e che ne approfittava per non lavorare e per badare ai suoi cantieri. Allora mio padre gli tolse quella mansione e gliene diede un'altra che gli impediva di assentarsi. Durante un concorso di cui mio padre era presidente di commissione - si trattava di assumere barellieri per l'ospedale Vittorio Emanuele - vide quel geometra e gli disse: "Ma tu qua che ci fai? ". E lui: "Faccio parte della giuria come sindacalista e a lei gli debbo fare una statua perché, costringendomi a restare dentro al Comune, ho trovato l'alternativa della carriera sindacale"».
Lui è stato tutto, delegato del Coni, presidente del Catania, anche assessore comunale ai Lavori Pubblici dopo l'arresto del vicesindaco Antonio Succi. Realizzò la piscina comunale, il campo di atletica leggera, il Palazzetto di basket di piazza Spedini, la palestra del Coni per l'atletica pesante. E si dovette occupare pure del Teatro Stabile di Catania.
Ai tempi di «Catania Milano del Sud» Ignazio Marcoccio era diventato un personaggio popolare «e un giorno - dice Raffaele - in una rubrica del Corriere della sera intitolato Chi c'è oggi a Milano, leggo: "In città c'è anche il sindaco di Catania Ignazio Marcoccio" e questo mi sorprese e mi inorgoglì. Invece mi facevano arrabbiare certi pettegolezzi, c'era anche chi diceva che eravamo diventati ricchi e una volta ho sentito un ragazzo che diceva: "Vado gratis allo stadio perché sono amico del figlio del sindaco". Per dire com'era mio padre faccio solo un esempio: un giorno vennero a casa dei manager di una società petrolifera che avevano un progetto e chiesero a mio padre cosa voleva per farlo approvare. E lui rispose: "Se il progetto è regolare e serve alla città lo farò approvare in 15 giorni senza nulla in cambio, altrimenti mi potrete fare tutte le promesse di questo mondo, ma non ci sarà nulla da fare"». Di lui e del Catania s'è parlato a lungo, erano i tempi de «clamoroso al Cibali» e del sodalizio con Michele Giuffrida, il tesoriere del Catania, e con l'allenatore Carmelo Di Bella, un terzetto che prendeva i giocatori per pochi soldi e per tante amicizie. Ignazio era stato anche un discreto calciatore da giovane.
S'è parlato di intitolargli una via o una piazza. Dicono i figli: «Uno scultore, un pittore, un musicista diventano celebri e gli dedicano una piazza. Giusto, ma loro hanno lavorato per se stessi, non per la propria città. Noi non chiediamo nulla, diciamo solo che se i catanesi ritengono nostro padre degno di questo riconoscimento è giusto farlo. Avrebbe voluto che lo stadio portasse il suo nome, ma noi gli dicevamo: "La colpa è tua. Se morivi prima di Massimino lo stadio lo intestavano a te"». Ma ora come si risolve la questione?

 

IMMAGINI TRATTE DAL VOLUME "DAL FONDO UN TRAVERSONE

 

nel 1960 viene scritto il primo inno al Catania

 

Per affrontare il ritorno in massima serie il Catania riparte, come prevedibile, dal gruppo guidato da Di Bella durante la stagione precedente. Tra i giocatori di peso abbandonano soltanto il terzino Boldi e l’ala Compagno, i quali, scaduti i rispettivi prestiti, si accasano in formazioni di categorie inferiori. Nella settimana che precede l’inizio del campionato dice addio anche Buzzin che passa al Siracusa: il goriziano è tutt’oggi presente nella top ten della classifica “all time” dei marcatori rossazzurri. Le casse del club non sono ancora floride ed impongono al commissario straordinario Marcoccio e ai suoi collaboratori Giuffrida e Silvestro Stazzone di concludere soltanto operazioni oculate e low cost. Rinforzano così le fila dell’organico il terzino Franco Giavara e due incognite che rispondono al nome di Mario Castellazzi, ala destra proveniente dalla Roma, e Salvador “Todo” Calvanese. Quest’ultimo, oriundo argentino, è un attaccante duttile e tecnico ma poco prolifico ed è reduce da un’esperienza poco felice al Genoa.

 

 

 

Capitan Corti.

"Gentile dott. Russo, speravo se in qualche modo la città di Catania avesse ricordi di Mario Corti, mio padre. Non è un bel periodo perchè la sua salute non è il massimo ma ho capito che a papà mancano tanto i vecchi tempi. Ho anche inserito un filmato su youtube intitolato 'Calcio Catania-capitano Corti'. Vorrei far sapere dove lo ha portato la sua passione per il pallone e spero che oltre ad essere ricordato come capitano della Catania serie A, si sappia che ha giocato e allenato in Serie A australiana fino a 42 anni, poi si è messo a fare solo l'allenatore. Mio padre è stato uno dei pionieri a sviluppare il football a livello professionale in Australia, poi è diventato campione del mondo di squash per i dopo 50. Lui mi ha insegnato tanto specialmente nella psicologia sportiva che applico negli arti marziali. Scusi i miei errori, sono in Italia da qualche anno ma l'inglese é la mia lingua madre. 

Ciao e grazie, Paul Corti,"
Tre minuti dopo aver letto questa missiva sono già al lavoro. Dal mio piccolo archivio storico rossazzurro estraggo un volumetto regalatomi dal collezionista Angelo Cocuzza. È un libricino genuino come le pagnotte casarecce di una volta, si intitola" Come siamo andati in serie A", è stato stampato nel giugno del '60 presso la Tipografia Etna di via Ventimiglia 13. Ma la cosa davvero importante è che trattasi di un'antologia di ricordi scritta di suo pugno da Mario Corti.
"L'idea di scrivere -inizio a leggere- un piccolo libro sul Catania e sulla mia carriera di calciatore mi venne un giorno di gennaio grigio e lungo, pieno soltanto di tanta pioggia. Il "Cibali" era un pantano e io e i miei compagni eravamo rimasti tappati negli spogliatoi rimandando all'indomani l'allenamento. Mentre gli altri scambiavano tra di loro le solite quattro chiacchiere, io invece mi tirai su il bavero dell'impermeabile ed uscii sulla pista a godermi la pioggia e a guardare le tribune vuote. Fu allora che pensai per la prima volta di raccontare agli sportivi rossazzurri i tanti episodi di cui è stata composta la promozione della 'loro' squadra in A, i tanti episodi di cui è infiorettata la breve carriera di un calciatore. Naturalmente mi auguro che nessuno rida di questo mio lavoro; il mio mestiere, lo sapete, è tirar calci a un pallone e non gingillarmi con le parole. Tuttavia spero di riuscire a trovare lo stesso quelle più indicate per farvi una breve storia del Catania 1959-'60, delle sue aspirazioni, delle sue battaglie, delle sue sofferenze (abbiamo avuto, sì, anche quelle), delle sue soddisfazioni. 

 Anzitutto è bene che mi presenti perché non sono affatto sicuro che tutti mi conoscono e ho una tremenda paura di sembrare uno che si sopravaluti. Dunque, mi chiamo Mario Corti e sono nato a Genova ventinove anni addietro, il 16 novembre del 1931. Genova, dovete sapere, è una gran bella città, grande e piena di sole come soltanto una città marinara può esserlo, con tante piazze dove i ragazzini vanno a giocare interminabili partite con una palla di stracci o, nei casi più  fortunati, con un vecchio e rappezzatissimo pallone di cuoio. Cominciai anch'io così: marinavo la scuola, arrivavo in piazza, mettevo i libri a far da segnaporta e mi gettavo in mezzo alla mischia cercando di dare quante più pedate potevo al pallone. Dove andasse non importava, eravamo in tanti e quello che contava era riuscire ogni tanto a colpirlo con un calcione. Un giorno un capoccione che m'aveva visto giocare diverse partite pressoché regolari con sette da una parte e sette dall'altra e tempi variabili da mezz'ora ad un'ora, mi chiamò a sè: "Mario, giovedì procurati un paio di scarpe come quelli che usano i veri calciatori, proprio da football insomma, e aspettami alle 16 in piazza De Ferrari. Voglio farti vedere da quelli della Sampdoria, mi pare che cercano un elemento come te per la squadra ragazzi'. Cominciò così la mia carriera, avevo 13 anni e l'anno appresso ero centromediano titolare della squadra ragazzi della Sampdoria dove rimasi a farmi le ossa fino ai 17 anni. Così è cominciata la mia vita di calciatore. Niente di speciale, ma ho voluto raccontarvela così saprete che razza d'uomo è quello che alla domenica si mette sulle spalle la maglia rossazzurra numero 6 e che s'è ficcato in testa di buttar giù i capitoli che seguiranno… "

A questo punto, rimetto il prezioso volumetto al suo posto, mi siedo e compongo il numero di un grande conoscitore di calcio catanese. " Mario Corti -mi spiega con calma Raffaello Brullo- è un vero capitano. L'ho sentito un annetto fa, quando mi ha detto testualmente che 'avere un siciliano per amico non è una cosa facile ma, quando ce l'hai, è per il resto della vita'. Da noi arriva nella stagione 57-'58, dove ritrova Gipo Poggi, il tecnico che l'ha cresciuto e fatto esordire in A con i blucerchiati. Il suo costo è di 14 milioni di lire, il suo ruolo è laterale difensivo ma se la cava bene anche da interno e da libero. Con lui il primo anno si ottiene un dignitoso piazzamento di centro classifica, mentre la stagione successiva si rischia di ruzzolare in C. Il terzo campionato, stagione 1959-60, coincide con l'arrivo di Ignazio Marcoccio, con la conferma di Carmelo Di Bella e con il ritorno in A. È il '60 e Mario rimane per altri quattro memorabili campionati di A diventando, guida, bandiera e punto di riferimento per l'intera combriccola.

Mario Corti oggi, ama fare scherzi terribili ma sa come mantenere alta la concentrazione del gruppo. Lo chiamano 'signor Smemoranda' per via delle continue dimenticanze, in campo è però uno con gli attributi e negli spogliatoi prima di una gara tosta, carica i compagni gridando 'Due palle abbiamo noi e due ne hanno loro'. Negli anni trascorsi qui il suo rendimento è all'apice tanto che 'Il calcio italiano' lo definisce tra i migliori laterali della A. Apre perfino un ristorante in Piazza Trento, poi dopo 200 partite in rossazzurro passa al Paternò in D. L'anno seguente, nel '65, emigra in Australia e va a giocare nell'Adelaide Juventus. Un giorno, poi, arriva la notizia di un'inchiesta su una presunta combine in Catania-Sampdoria 1-5 dell'aprile '64. Mario Corti viene additato da un tale, che mi pare si chiami Antonio Pettinato, quale responsabile del fattaccio, ma sono tutte fandonie tanto è vero che le indagini non portano a nulla, se non ad un amaro sipario per uno dei più grandi protagonisti del pallone etneo".

 

 

Ci sarebbero le premesse per vivere una stagione all’insegna della sofferenza, ma sin dalle prime giornate Corti e compagni contraddicono gli scettici marciando a spron battuto sia in casa che in trasferta. Le uniche sconfitte pesanti si rimediano, fuori casa, contro le corazzate Milan e Juventus; per il resto arrivano tanti successi ricchi di gol (su tutti il 4-0 al Vicenza) e persino degli inaspettati colpi esterni, come quelli di Bologna ed Udine.

Il Catania veleggia nelle zone alte della classifica e a partire dalla 10a giornata colleziona sette risultati utili consecutivi (tra i quali spicca la vittoria al “San Paolo” contro il Napoli).

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

Marcoccio

 

Di Bella

10° POSTO

1960-61  

 

Seveso; Ducati; Bonci; Compagno; Francia; Pizzul; Salmeri; Veglianetti; M. Boldi; Caceffo.

 

Per affrontare il ritorno in massima serie il Catania riparte, come prevedibile, dal gruppo guidato da Di Bella durante la stagione precedente. Tra i giocatori di peso abbandonano soltanto il terzino Boldi e l’ala Compagno, i quali, scaduti i rispettivi prestiti, si accasano in formazioni di categorie inferiori. Nella settimana che precede l’inizio del campionato dice addio anche Buzzin che passa al Siracusa: il goriziano è tutt’oggi presente nella top ten della classifica “all time” dei marcatori rossazzurri. Le casse del club non sono ancora floride ed impongono al commissario straordinario Marcoccio e ai suoi collaboratori Giuffrida e Silvestro Stazzone di concludere soltanto operazioni oculate e low cost.

 

 

 

CLICCA E GUARDA IL VIDEO DI QUESTA PARTITA

 

 

Rinforzano così le fila dell’organico il terzino Franco Giavara e due incognite che rispondono al nome di Mario Castellazzi, ala destra proveniente dalla Roma, e Salvador “Todo” Calvanese. Quest’ultimo, oriundo argentino, è un attaccante duttile e tecnico ma poco prolifico ed è reduce da un’esperienza poco felice al Genoa.

Ci sarebbero le premesse per vivere una stagione all’insegna della sofferenza, ma sin dalle prime giornate Corti e compagni contraddicono gli scettici marciando a spron battuto sia in casa che in trasferta. Le uniche sconfitte pesanti si rimediano, fuori casa, contro le corazzate Milan e Juventus; per il resto arrivano tanti successi ricchi di gol (su tutti il 4-0 al Vicenza) e persino degli inaspettati colpi esterni, come quelli di Bologna ed Udine.

Il Catania veleggia nelle zone alte della classifica e a partire dalla 10a giornata colleziona sette risultati utili consecutivi (tra i quali spicca la vittoria al “San Paolo” contro il Napoli).

 

 

 

 

 

arbitro: De Marchi di Pordenone

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Clamoroso al Cibali. Il grido di Sandro Ciotti a Tutto il Calcio minuto per minuto il 4 giugno del 1961 è entrato nella storia, il Catania ha battuto l'Inter di Herrera per 2-0
Ricordo di quel mitico Catania, da allora simbolo della riscossa delle provinciali
CLAMOROSO AL CIBALI è diventato uno slogan, ha dato nome a siti internet, lo sentiamo tirare in ballo quando c'è un risultato clamoroso, fa da contenitore di storie di bidoni, di imprese singolari.
La partita del "clamoroso al Cibali", urlato da Ciotti al secondo gol rossazzurro l'abbiamo ricostruita con le testimonianze dei giocatori del Catania che erano in campo quel giorno. E vinsero 2-0

L'ANTEFATTO - Ultima giornata di campionato. L'Inter è seconda in classifica a due punti dalla Juve.
Ma dopo si dovrà ripetere Juventus-Inter, lo scudetto è ancora possibile. La partita si era giocata in campionato il 16 aprile ed era stata sospesa dall'arbitro Gambarotta perché oltre cinquemila spettatori che non avevano trovato posto sugli spalti si erano piazzati a bordo campo. Decisione della disciplinare: 0-2 per l'Inter. La Juve non ci sta, presenta ricorso (Umberto Agnelli è presidente della Juventus e della Figc). La Caf, proprio alla vigilia di Catania-Inter, decide che la partita dovrà ripetersi, Per l'Inter è una brutta mazzata, ma non è ancora tutto perduto. Invece….
LA VENDETTA - Il Catania, neo promosso in A, è la rivelazione del campionato. Alla penultima di andata è secondo a due punti dall'Inter, che dovrà affrontare a San Siro. Il Catania ne prende cinque, quattro sono autoreti. Helenio Herrera dichiara a fine partita: "Abbiamo
battuto una squadra di postele-grafonici". E il Catania se la lega al dito.
Così ricordava Memo Prenna (1930-2008) centrocampista e leader della squadra: "Per come avevamo giocato forse aveva pure ragione, quattro autoreti sono un po' troppe. Ma ci siamo guardati in faccia promettendoci vendetta".
Aggiunge Amilcare Ferretti, mediano che giocò poi nella Fiorentina e nel Torino: "Herrera involontariamente ci diede una carica enorme. Dopo il 5-0 di San Siro abbiamo battuto il Milan per 4-3. Raccontano che Herrera abbia detto all'interista Bicicli: ti mando a giocare con i postelegrafonici". E Mario Castellazzi, autore del primo gol: "Eravamo un gruppo unito, Prenna era un vero capitano anche fuori dal campo. Ci invitava a casa sua, eravamo decisi a vendicarci".FATE I BRAVI - Giorgio Michelotti, terzino, rivela un particolare: "Qualche giorno prima della partita vennero i dirigenti ad offrirci un premio doppio se avessimo lasciato vincere l'Inter. Ci alzammo tutti in piedi: 'No, ci dispiace. Ce la giochiamo'. E giocammo alla morte".
"Quella partita - aggiunge il portiere Gaspari - l'abbiamo preparata noi giocatori. Abbiamo mandato tutti fuori, Di Bella, i dirigenti, ci tenevamo troppo".
"E comunque quel Catania poteva vincere con chiunque", ricorda il centravanti argentino Salvador Calvanese, che è ritornato nel 1974 nella sua Buenos Aires e che abbiamo rintracciato in vacanza a Bariloche.
LA PARTITA - "La palla loro l'hanno vista poco - dice Ferretti - Mi hanno detto che in tribuna c'era anche Suarez che l'Inter aveva acquistato per la stagione successiva. Mi sono divertito tanto, il Cibali era un inferno per gli avversari, quell'anno riuscì a vincere solo la Juve". E il fondo campo catanese non era il massimo. Nelle note di quella partita la Gazzetta scrive: "Terreno con qualche vago presentimento d'erba".
Non può dimenticarla nemmeno Alvaro Biagini, centrocampista: "Mi sono sposato tre giorni dopo. Ricordo un torello fatto da me, Calvanese e Ferretti con Facchetti frastornato tra gli olè del pubblico. Conservo una foto di Gaspari portato in trionfo dai tifosi catanesi".
E Prenna: "I nostri tifosi intonarono un ironico Herrera cha cha cha. E quando Calvanese capitava vicino
alla panchina dell'Inter, stoppava la palla col sedere sotto gli occhi del mago". Michelotti: "Facchetti era così confuso da sbagliare spogliatoio a fine partita".
Gaspari dopo la partita andò a salutare i giocatori dell'Inter nel loro albergo. "Avevo giocato a Livorno con Picchi e Balleri. Erano amareggiati. Balleri si era fatto pure espellere. Mi dissero: ci avete rovinato".

La Juve, pareggiando in casa col Bari, vinse lo scudetto. A quel punto la ripetizione della partita diventava ininfluente. Il 9 giugno l'Inter mandò in campo per protesta una squadra di ragazzini. Finì 9-1 per la Juventus, con sei gol di Sivori, che però non riuscì a vincere la classifica dei marcatori. Il gol per l'Inter venne segnato dal debuttante Sandro Mazzola. Fu anche l'ultima partita di Boniperti
 CHE GOL - Il primo fu di Castellazzi: "Me lo ricordo benissimo, respinta della difesa dell'Inter, stop di petto e tiro a volo all'incrocio, Me ne annullarono un altro, presi una traversa. Poteva finire anche 4-0".
"Ricordo che fu un golazo, anche se ho dimenticato come si sviluppò l'azione", afferma Calvanese, commosso a sentir parlare di Catania, di quella partita. Con un rimpianto. "Dopo aver giocato nel Catania, avevo cominciato ad allenare i ragazzi del vivaio rossazzurro molti erano pronti per diventare titolari. Massimino non voleva saperne. Un giorno (all'inizio della stagione 1971-72 n.d.r.) offre a me la panchina della prima squadra. Io gli dico che preferisco restare con i giovani anche perché non ho il tesserino di allenatore, Lui insiste. La Federcalcio non lo consentì e io rimasi fuori sia dalla prima squadra che da quella ragazzi. Ecco perché ho lasciato Catania".
Ma lui resterà sempre quello di Clamoroso al Cibali. Nato per colpa di Helenio Herrera.

Fonte: www.gazzetta.it - Testo di Giuseppe Bagnati

 

 

IL 5 A 0 A SAN SIRO CHE SCATENO' LA VENDETTA DEI POSTI TELEGRAFONICI

 

 

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Tre storiche vittorie del Catania sull’Inter, tutte al Cibali.

4 giugno 1961: Catania-Inter 2-0. La domenica precedente, penultima di campionato, la vetta della classifica: Inter e Juventus punti 46, Milan 44, anche perchè i nerazzurri hanno vinto a tavolino il confronto diretto, sospeso al 30’ per invasione pacifica del campo. Ci si dovrebbe avviare ad uno spareggio...
Ma a metà settimana avviene il più diabolico colpo di scena: a Roma, la Commissione d’appello annulla la delibera del giudice sportivo, ordinando la ripetizione dell’incontro, a campionato concluso. L’alta classifica cambia volto: Juventus 46, Inter e Milan 44. E così la Juve, che può pareggiare (1-1) in casa con il Bari (portandolo agli spareggi-salvezza con Udinese e Lecco), è campione d’Italia, mentre la più frastornata Inter si fa infinocchiare al Cibali.
Biagini, Ferretti e Corti dirigono alla grande l’orchestra della squadra etnea, che dà un severo colpo di spugna allo 0-4
d’andata - con quattro autoreti - mortificato dall’appellativo di postelegrafonici. Reti: Castellazzi al 25’ e Calvanese al 70’. Catania: Gaspari; Michelotti, Giavara; Ferretti, Grani, Corti; Caceffo, Biagini, Calvanese, Prenna, Castellazzi. All. Di Bella. Inter: Da Pozzo; Picchi, Facchetti; Bolchi, Guarneri, Balleri; Bicicli, Lindskog, Firmani, Corso, Morbello. All. Herrera.
30 settembre 1962: Catania-Inter 1-0. È la terza giornata; il Catania è reduce da due pari sui campi di Torino (1-1) e Spal (2-2), invece l’Inter - poi campione d’Italia - dal pari esterno con il Mantova (0-0) e dalla vittoria casalinga sul Lanerossi Vicenza (1-0). Al Cibali i nerazzurri si confermano fuori corda, nè miglioreranno 8 giorni dopo a Palermo (1-1). E il Milan fa invano la corte al portierone Vavassori, che il Catania valuta la favolosa - per l’epoca - cifra di 100 milioni; ma il club rossonero ribatte invano: 70 milioni, più il terzino Zagatti. Rete: Milan al 63’. Catania: Vavassori; Giavara, Rambaldelli; Corti, Bicchierai,
Benaglia; Vigni, Szymaniak, Calvanese, Milan, Prenna. All. Di Bella. Inter: Lorenzo Buffon; Picchi, Facchetti; Dellagiovanna, Guarneri, Masiero; Bicicli, Bettini I, Hitchens, Corso, Morbello. All. Herrera.

 

 

 

1960-61

 


20 febbraio 1966: Catania-Inter 1-0. Ventiduesima giornata. Il Catania, che retrocederà con Sampdoria e Varese ma che grazie a questo successo balza dal penultimo al terzultimo posto, è reduce da un buon pari a Firenze (0-0); l’Inter - che vincerà lo scudetto - da diciassette risultati utili, cioè dieci vittorie e sette pareggi (una sola sconfitta, a Roma 0-2, il 26 settembre). Protagonista è Carlo Facchin, che firma il gol decisivo, colpisce un palo e si vede annullare un’altra rete. Rete: Facchin al 19’. Catania: Vavassori; Buzzacchera, Puccini; Fantazzi, Lampredi, Bicchierai; Fanello, Artico, Petroni, Cella, Facchin. All. Di Bella. Inter: Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Cappellini. All. Herrera. Arbitro: D’Agostini di Roma.

GAETANO SCONZO (La Sicilia del 12.3.2010)

 

 

 

E' TUTTA UNA

LEGGENDA METROPOLITANA?

 

Le discussoni via e-mail fra Mimmo Rapisarda e .... un "clamoroso" scettico. (il nome ed altri riferimenti, per ovvi motivi, sono stati omessi)


Gent. Sig. Rapisarda buongiorno, mi chiamo F........... e vivo a Torino.
La contatto in quanto ho una certa affezione per il Catania e ho letto la pagina dedicata a "quelli che hanno fatto grande il Catania"

Pur essendo tifoso del Torino, quello vero s'intende, non quello di oggi, ho seguito per diversi anni la vostra squadra. Eravamo e siamo amici di famiglia con quello che è stato il vostro capitano per 5 - 6 anni, vale a dire Buzzacchera, (il quale aveva giocato 5 anni a Torino, da qui deriva la nostra amicizia) seguivamo spesso il Catania quando veniva al nord: Como, Bergamo, Varese, Vicenza,Torino, Alessandria. Ho avuto anche l'occasione di conoscere Fogli, Rado, Pereni... tutti ottimi ragazzi.
Devo fare un appunto a quello scritto riguardo il famoso "clamoroso al Cibali". Ricordo molto bene quella partita, seguivamo con affetto il Catania ed eravamo incollati a "Tutto il calcio". Ricordo bene l'intervento - non sono certo se di Ciotti o Ameri - ma ricordo bene la voce: "Clamoroso al Cibali....Catania in vantaggio sull'inter". La settimana prima della partita Herrera aveva dichiarato che il Catania era una squadra di postelegrafonici...dunque, di qui il "clamoroso" fatto del povero Catania che batteva i campioni d'europa e del mondo dell'Inter.
Ma proprio qui devo fare l'appunto,

 la stagione era quella del 1965 - 66, non il 1961.

 Inoltre non ci sarebbe stato granchè di clamoroso nel battere un'Inter che in quegli anni non valeva certo lo squadrone che ha avuto dal 63 in avanti.
Oltretutto la cosa mi è rimasta molto impressa proprio perchè chiedemmo al nostro amico: "Ma come avete fatto a battere l'Inter...avevamo messo 2 fisso sulla schedina, accidenti"!. Risposta: "Uomini di poca fede"!. Non ho mai avuto dubbi su questo aneddoto, ho sentito con le mie orecchie "Clamoroso al Cibali". Ma era il 1965. 

ciao F.........., quindi il clamoroso avvenne nel 1965-66? perchè su internet lo associano al 2-0 a del 1961. In effetti la grande Inter fu più tardi e lì , infatti, c'era del clamoroso. appena posso correggo le pagine correlate grazie tante!
mimmo rapisarda

Grazie per la risposta! Ma voi non ricordate nulla?
Io ne sono certo, inoltre ho continuato a pensarci in queste ore e ne sono sempre più convinto, fermo restando che ho il mio ricordo personale!.
Nel 61 il Catania non aveva alcun problema di classifica, anzi, andava piuttosto bene e non c'era nulla di clamoroso se a Catania si batteva l'Inter che, ripeto, era forte, ma certo non era quella del 65... con Corso Jair Mazzola Peirò Suarez...forse non c'erano nemmeno Facchetti e Sarti. Prova a chiedere a qualcuno sopra la cinquantina e vedi cosa ti dice!!!.
Se posso aggiungere alcuni ricordi...Il Catania di fine anni 60 e primi 70 non era niente male, era una squadra solida dalla quale non ho mai visto fare prestazioni penose o ridicole (come gli ultimi 16 anni del Torino, tanto per intenderci).
Non offriva chissachè, è vero, però era squadra compatta e seria. Solo una volta ho visto perdere il Catania, a Como, 1 a 0, per il resto pareggi assai dignitosi, e di solito andavano sempre in vantaggio!.
Una partita su tutte, contro il Varese, la terz'ultima del 1969. Una partita decisiva contro il Varese di Bettega. Erano andati in vantaggio con Bonfanti, avevano un bel gioco arioso, addirittura elegante. Infatti due domeniche dopo, vincendo a Reggio Calabria 3 -1, hanno raggiunto la promozione!
C'erano giocatori d'esperienza e qualità: Rado, Buzzacchera, Pereni, il capocannoniere della B, Bonfanti. C'era anche il bravissimo Limena, vincitore della classifica come miglior terzino della serie B. Purtroppo sappiamo com'è andata.
Mio papà allora dirigeva (...OMISSIS...) qui a Torino e quando seguivamo il Catania si portava sempre appresso degli articoli... c'erano diversi calciatori di allora che (OMISSIS)  di Torino... andavamo sempre agli allenamenti prima della gara!.
Un giorno, nel 72, ricordo d'essere entrato proprio negli spogliatoi dello stadio di Bergamo, dove mi hanno presentato il grande Romano Fogli, anche lui aveva iniziato nel Toro. Mi ricordo di avergli detto (chissà con quale coraggio)! "Voglio vedere perlomeno una partita come Torino - Rangers (bellissima gara alla quale avevo assistito il mercoledi precedente)...e Fogli mi ha risposto: "A noi, del Toro, non ce ne fa un baffo"!!! Naturalmente io scherzavo...e anche lui! E' stato molto spiritoso!.
Era una bella squadra, poverella, ma bella!. Se trovo qualche foto te la mando, chiedo solo la cortesia di non pubblicarla... non si sa mai!
Un carissimo saluto

Questo era su la gazzetta dello sport, c'e' anche su wikipedia. F..........., non metto in dubbio la tua testimonianza, perche' se tutto fosse il contrario sarebbe un bel colpo. Chiedero' lumi anche ad Alessandro Russo, nipote del grande Massimino.

(n.d.r.: Lo speciale della Gazzetta riportato sopra)

 

Ulteriore balla! Guarda su wikipedia la storia del Catania, parlano si, del 1961 riferendosi a quella frase, ma danno il risultato di 1 a 0.
Credi a me, scrivono un sacco di minch....... ma tu non hai idea di quante!
Attenzione perchè i giornalisti di fesserie ne scrivono tante...ma tante, ma tante, ma tante. Più che altro mi fido dei ricordi dei calciatori protagonisti... ma non è detto che loro abbiano, anzi, certamente NON HANNO ascoltato Tutto il calcio. Comunque c'è da dire una cosa basilare: in quegli anni, se ben ricordi, o forse non eri ancora nato, nelle ultime giornate di campionato Tutto il calcio minuto per minuto trasmetteva UNICAMENTE la cronaca del secondo tempo di una partita che non interessasse la zona scudetto o retrocessione! Ne sono assolutamente convinto, era una regola ferrea!.
Le trasmissioni regolari da tutti i campi si interrompevano alla terza o quart'ultima giornata! Ricordo molto bene un INTER TORINO 2-2 ultima giornata del 64-65 pareggiata all'ultimo minuto da Mazzola...il quale correva come un matto intorno al campo perchè l'Inter grazie al suo gol vinceva matematicamente lo scudetto! Non poteva infatti sapere che il Milan, secondo in classifica, stava perdendo a Cagliari...e che l'Inter avrebbe comunque vinto lo scudetto!. Non esisteva collegamento radiofonico!!!. Nessuno sapeva i risultati!. Dunque mi pare assolutamente impossibile che una partita in cui giocava la seconda in classifica fosse trasmessa in dirette a Tutto il calcio. Questo è matematico!.
Se veramente quel Catania Inter si è giocato la penultima di campionato e l'Inter era seconda in classifica, ti assicuro che il famoso Clamoroso al Cibali si riferisce al 65...anzi al febbraio 66, quando il Catania era in discesa a rotta di collo e l'Inter era uno spocchioso ammasso di campioni gasati!. Nessuno se l'aspettava!.
Fammi sapere, ci tengo molto e voglio ancora indagare!!!.
Buon pomeriggio, un caro saluto a Catania! C'è ancora la pasticceria SAVIA in via Etnea? Da lì i giocatori del Catania mi portarono una favolosa cassata siciliana!
Mi spiace per tutti quelli che per qualche motivo hanno scritto tutte quelle fesserie.
Collegati qui: ascoltati bene le bojate che dicono!
Risultati immagini per catania calcio 1962

Ad un certo punto dicono...Il Catania era la squadretta.....ecc ecc, mentre l'Inter era la stratosferica squadra che vinceva in Europa e in tutto il mondo. Balle! L'Inter del 61 non vinceva nulla, avevano chiamato Herrera perchè erano stufi di non vincere nulla!. Parlano perchè gli piace riempirsi la bocca di parolone!
La partita è quella del 66. Dài retta a me, quella del 61 fu una grande vittoria, ma Clamoroso al Cibali non si riferisce ad allora. Fossi nei giocatori del 66 mii incazzerei perchè sono stati depauperati della giusta gloria! A me fa testo quello che ho sentito alla radio e quello che mi è stato detto: "Uomini di poca fede, non avete avuto fiducia nel Catania"!!!.
Sono pronto a scusarmi, ma me lo deve spiegare qualcuno tipo Alfredo Provenzali, forse lui c'era già!.

 

caro F............, hai scatenato l'inferno.
Ci sono le migliori menti pallonare catanesi che a seguito dei tuoi dubbi stanno elaborando, dando pareri, cercando fra gli archivi e vecchi giornali. Fra non molto qualcosa ti arriverà, tramite me.

Per carità, non volevo scatenare questo, però mi pare sia un argomento interessante!.
Converrai con me che: sicuramente tra il Catania e l'Inter del 61 non c'era una differenza abissale.
L'Inter non era campione di niente e non era la grande Inter, quindi non c'era nulla di così clamoroso. Nei commenti sento parlare di Inter campione di tutto...si, nel 66, non nel 61!.
Inoltre se effettivamente era la penultima di campionato, come dicevo, scordati Tutto il calcio, perchè non si collegavano in diretta con tutti i campi!!!.
Terza ipotesi...e se sono contenti lasciate le cose così: la famosa frase è stata detta effettivamente nel 61 (ma ripeto è molto improbabile, se non altro per la mancanza di collegamento con un campo in cui si giocava per lo scudetto), ed è stata ripetuta anche nel 66, e io l'ho ascoltata nel 66!.
Fate voi! Ciao 
(Secondo me dovreste contattare qualche giocatore di allora, del 66!)

tv.repubblica.it Le voci dei protagonisti di 'Tutto il calcio minuto per minuto', la trasmissione sportiva che il 10 gennaio compie 50 anni.

 

 

 

GRAZIE ALL'AIUTO DI ALESSANDRO RUSSO, ECCO LE REAZIONI:

 

Alessandro Russo

Buondì Mimmo, a differenza di quanto riporto in UNA VITA PER (IL) CATANIA l’idea che mi son fatto finora di questa leggenda metropolitana è che Sandro Ciotti riferisca il fatidico CLAMOROSO AL CIBALI qualche giorno dopo il 4 giugno del 1961. L’ occasione si verificherebbe, insomma, non già nel tradizionale TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, ma nella trasmissione radiofonica mandata in onda in differita qualche giorno dopo come approfondimento settimanale del resconto della domenica. Rispondendo a F.......... da Torino, questa mia risoluzione spiega come mai il collegamento esista seppur siamo a fine campionato e ci sia di mezzo una squadra in lotta per il tricolore (l’Internazionale). In ogni caso, la tesi tua o meglio di F........... non è solo suggestiva o interessante punto e basta, è molto di più. Per questo mi son messo di buzzo buono a lavorar sulla spionsa questione. Cosa ho combinato? Ho parlato con Alfredo Provenzali e con Bruno Pizzul; entrambi si sarebbero convinti della bontà delle affermazioni vostre, ma non avendo una prova oggettiva nessuno potrebbe smentire quanto affermato dalle attuali fonti d’informazione. Ordunque, servirebbe la prova della pistola fumante per risalire all’assassino e alla data del delitto, e io son convinto che prima e poi arma, movente, criminale e perfino giorno , mese e anno del fattaccio saranno identificati una volta per tutte. 

 

Sergio Nunzio Capizzi

Effettivamente nella gara del 61 in campo non v'era Sarti (bensì da pozzo)...c'è un'errore di fondo da parte di F.......... che scrive che il famoso match del 4-6-1961 era la penultima giornata...falso..era la 34a dunque l'ultima...anche se l'inter doveva recuperare la gara con la Juve finita col famoso 9-1 (inter in campo con i ragazzi, ultima di boniperti e prima di mazzola). Non ti so dire se abbia ragione  F........, anche a me ha sollevato i dubbi...ma nell'immaginario collettivo rimase la sfida del 4-6-1961, anche perchè all'andata si era perso malamente per 5-0 con diverse autoreti...

Ci sono altri episodi come questo Alessandro, poco chiari...per esempio campionato 1959-60 all'ultima giornata il catania perse a brescia 4-2...ora si dice che i giocatori piansero a fine gara perchè la triestina conduceva a parma...FALSO !!! La Triestina già al primo tempo se non sbaglio era sotto di 2 reti, e accorciò solo le distanze...altro episodio: in un intervista remo morelli, racconta di essere stato cacciato da un ristorante di napoli per aver segnato un gol che aveva retrocesso in b la squadra partenopea...FALSO PURE QUESTO !!! Morelli aveva segnato contro il napoli nel 61, ma ad un punto del campionato in cui la squadra era ancora in gioco...fu invece prenna nelle ultime battute del torneo 62-63 a spedire quasi matematicamente in b il napoli...entrambi gli errori sono presenti nel libro dal fondo un traversone...cosiccome l'episodio del "clamoroso al cibali".
Però...sto signor F........... ha sollevato una bel quesito..secondo me l'unica cosa sarebbe da vedere i giornali di entrambe le sfide del 61 e del 66 sempre che ne accennino qualcosa.

Ps. e perchè non potrebbe essere allora quella del 63, la famosa sfida di clamoroso al cibali ? Anche allora era una corazzata l'inter e aveva già i vari sarti,mazzola, burgnich, facchetti e compagnia bella...anche se ancora vittorie zero...ma lo scudetto lo vinsero proprio quell'anno, contro un catania che stentò molto, ma battè milan inter e juve.

 

n.d.r.

(la foto a destra riguarda un Catania-Inter 2-3 del 1965 ) 

 

 

 

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Roberto Quartarone

Non sono convinto di questa tesi. Nel senso che se posso credere che l'attento torinese ha ascoltato alla radio "Clamoroso al Cibali" nel '66, ma che nel 61 sia stato gridato ai microfoni per la prima volta ha anche un senso... Consideriamo la storia del premio a perdere raccontata da Michelotti, che il Catania era tranquillo, che l'Inter si giocava lo scudetto dopo tutte le polemiche, che non aveva ancora vinto nulla ma i rossazzurri erano delle matricole... Be', considerate anche che la frase è abusata da tempo e quello del '66 potrebbe essere stato il primo caso in cui è stata ripresa... Un controllo in biblioteca non ci starebbe male, cmq, perché tra le foto de La Sicilia che ho io non se ne parla..

 

Filippo Fabio Solarino
Io invece sono convinto che la tesi sia attendibile ,ma manca la prova, e questo non e' poco. A dire il vero la prova mancherebbe anche per 

la partita del 60-61,ma  purtroppo non c'e'. Anche se la storia dice che quando l'Inter arriva a Catania nel 61 ha ormai perso lo scudetto a meno di un suicidio della juve..E dice pure che l'Inter che arriva a Catania nel 66 e' quella euromondiale,e non quella ancora un po sfigata del 61. .. 

Roberto Quartarone 

http://www.step1.it/index.php?id=6615-clamoroso-al-cibali-o-forse-no

Sandro Ciotti pronunciò davvero la storica frase il 4 giugno del 61 durante la partita Catania-Inter? Non esistono registrazioni e cè chi mette in dubbio la paternità delle tre parole entrate nel lessico comune per commentare un evento inaspettato. Tutti i particolari della storia nella nuova puntat...

Filippo Fabio Solarino

ncredibile la coincidenza..o forse non lo e' (visto che radio zammu' e' proprio di catania) . quindi la trasmissione e' andata in onda ieri.....

forse e' anche strano che uno di noi non sia stato interpellato.... cmq i dubbi restano, ma purtroppo nei dubbi vince la vulgata popolare,che e' quella del clamoroso al Cibali pronunciato da Ciotti nel 61 

appena ascoltata (purtroppo)... avrei ucciso il conduttore quando ha detto che l'Inter che arrivava nel 61 era quella campione d'europa di Herrera.... (ndr: condivido!) Sono quasi certo che la frase non sia del 61, ma manca la prova decisiva

Antonio Buemi

Ciao Ale,
tutta la discussione è molto interessante, sembra plausibile che il vero clamoros al Cibali sia quello del 1966. Ho cercato in rete quel libro di cui parlava Provenzali è, guarda caso, ho trovato questo :
http://www.minervaedizioni.com/SchedaProdotto.aspx?oid=2cf2ea61-1b01-426b-b91d-8b24354ecb49

Si tratta di un libro di Riccardo Cucchi, giornalista RAI, dato in uscita ad agosto 2010 (magari hanno ritardato). Non penso comunque troveremo informazioni diverse da quelle che abbiamo ascoltato dalla viva voce dell'autore nella puntata celebrativa de "La Storia siamo noi", nella quale si riferivano comunque sempre al 2-0 del 1961. D'altra parte allora la cosa clamorosa sarebbe stato il fatto che l'Inter avrebbe perso lo scudetto all'ultima giornata, ma dalle cronache del tempo sembra che non ci credessero più, per via della mancata assegnazione della vittoria a tavolino contro la Juventus che era nll'aria.
Libro Clamoroso al Cibali!, Riccardo Cucchi - in vendita da Minerva edizioni
www.minervaedizioni.com

 

Filippo Fabio Solarino

Interessantissimo.se solo riuscissimo a trovare la maledetta ''pistola fumante''...Certamente l'Inter divento grande solo nel 1963, e quella de 61 non vinceva nulla dai primi anni 50, ne aveva mai fatto la coppa dei campioni. e quando venne da noi quel fatidico giorno aveva pochissime speranze di farcela....sicuramente la leggenda metropolitana sul ''clamoroso'' va oltre le cazzate di internet,ed e' diventata verita' intoccabile...Potremmo parlarne tra le righe del nostro racconto, ma se i dati rimangono questi e' difficile sostenere una tesi diversa.

 

 

 

VISTO CHE IL SIGNOR F. HA SCATENATO L'INTERESSANTE QUESITO DA GIALLO POLIZIESCO, RIMETTENDO TUTTO IN DISCUSSIONE E NON SAPENDO QUANTO NOI CATANESI SIAMO CURIOSI E AFFASCINATI DA QUESTI GIOCHETTI , IN ATTESA DI SCOPRIRE L'ASSASSINO, IL DIBATTITO E' ANDATO A FINIRE

 QUI:

 

Il popolare conduttore della storica trasmissione "Tutto il calcio minuto per minuto", Alfredo Provenzali, è l'ospite di "Catania Show", il roto...calcio radiofonico condotto da Nicola Savoca, in onda su Radio Flash tutte le volte che gioca il Catania. Domencia l'inizio della trasmissione è fissato per le 15.00, in contemporanea con l'avvio di Sampdoria-Catania. Provenzali, per lungo tempo inviato dei principali campi di calcio assieme a Enrico Ameri e Sandro Ciotti,
dirà la sua sul "Clamoroso al Cibali", la frase pronunciata nel 1961 dopo il 2-0 a sorpresa del Catania contro l'Inter. Fu davvero Ciotti a ricorrere a quella espressione ? Sulla scia del rimbrotto di Berlusconi all'allenatore del Milan ( "Si sistemi i capelli prima delle interviste" ) un approfondimento semiserio è dedicato a "Come porti i capelli bel Catania", le acconciature dei giocatori rossazzurri Gli aggiornamenti e le pagelle della partita sono a cura di Daniele Lo Porto. Al talk-show radiofonico collaborano Maddalena Bonaccorso, Veronica Parasiliti, Alfio Sciacca, Fabio 

 

mercoledì 27 ottobre 2010 BRUNO PIZZUL A "CATANIA SHOW": ECCO CHI DISSE 'CLAMOROSO AL CIBALI' !

Il popolare telecronista della Rai Bruno Pizzul è uno degli ospiti di "Catania Show", il roto...calcio radiofonico condotto da Nicola Savoca, in onda su Radio Flash tutte le volte che gioca il Catania. Domenica 31 ottobre, a partire dalle ore 20.45 - in contemporana con Catania-Fiorentina - la voce più famosa del calcio italiano dirà la sua sulla leggenda del "Clamoroso al Cibali", la definizione che - secondo gli storici del calcio - sarebbe stata pronunciata il 4 giugno del 1961 da Sandro Ciotti dopo l'inaspettato - quanto, appunto, clamoroso - 2-0 in casa del Catania contro l'invincibile Inter di Helenio Herrera.
La mitica vittoria dei rossazzurri tolse dalla maglia dell'Inter lo scudetto di quella stagione per assegnarlo alla Juventus. Ma fu davvero Ciotti a pronunciare quella frase ? In realtà non esistono registrazioni audio-video di quella partita. Da questa settimana "Catania Show" ascolterà protagonisti e testimoni di quegli anni per fare luce su una leggenda mai chiarita fino in fondo. Se volete dire la vostra sull'argomento inviate una mail a
info@radioflash.fm.http://sicilia-journal.blogspot.com/

 

http://sicilia-journal.blogspot.com/

E ANCHE QUI       

                                                                   

Anche al titolare di questo sito, attraverso Radio Flah Catania, il  10 nov 2010 è stato chiesto il parere sulla vicenda.

 

 

Sergio Nunzio Capizzi

Caso "Clamoroso al cibali (quando è stato pronunciato ?)" nuove prove sul banco degli inquirenti...per la prima volta leggo su un giornale il termine "clamoroso" (clamorosa) accostato al match catania-inter...il catanianei bassifondi di classifica batte l'inter in serie utile da 17 gare, e lo fa meritatamente...niente clamore per la vittoria del 1961 (si parla solo di vendetta) e solo un trafiletto nell'ottobre 1962 per la vittoria con gol di milan...inoltre ho letto altrove in una rubrica di cannavò "parliamone insieme" che rispondeva ad un lettore de la sicilia, che della vittoria del 1966, ne parlarono i giornali di tutta europa....che sia la strada giusta ?

 

Filippo Fabio Solarino

Caso "Clamoroso al cibali (quando è stato pronunciato ?)" nuove prove sul banco degli inquirenti...per la prima volta leggo su un giornale il termine "clamoroso" (clamorosa) accostato al match catania-inter...il catanianei bassifondi di classifica batte l'inter in serie utile da 17 gare, e lo fa meritatamente...niente clamore per la vittoria del 1961 (si parla solo di vendetta) e solo un trafiletto nell'ottobre 1962 per la vittoria con gol di milan...inoltre ho letto altrove in una rubrica di cannavò "parliamone insieme" che rispondeva ad un lettore de la sicilia, che della vittoria del 1966, ne parlarono i giornali di tutta europa....che sia la strada giusta ?Filippo Fabio Solarino nei giornali di Catania tra il 61 e meta' anni 80(anche e sopratutto nelle settimane delle partite con l'Inter) non si parla mai della frase. Piu' che essere strano e' una prova.

 

Antonio Buemi
Nello speciale sui 50 anni di "Tutto il Calcio MpM" Provenzaqli afferma che sicuramente la frase non fu detta in diretta, ma forse in qualche trasmissione di commento successiva. Il nostro amico Mimmo Rapisarda ha ricevuto informazioni da un signore di Torino....

 


NUOVO, CLAMOROSO, COLPO DI SCENA! CHI E' STATO A DIRLO?

 

 

 

 

il giallo continua, alla caccia del testimone per risolvere il giallo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

10° POSTO

1961-62

Alberti; Barluzzi; Michelotti; Zannier; Caceffo; Desiderio; Ferrigno; Benaglia; De Nobili.

 

 

Gli incassi da record registrati durante la stagione precedente contribuiscono a migliorare sensibilmente la situazione economica della società e consentono a Marcoccio di programmare con maggior tranquillità il secondo campionato in Serie A. Gli unici due titolari che fanno le valigie portano in dote, oltre ad un’ottima plusvalenza, delle contropartite tecniche niente male: al posto di Ferretti dalla Fiorentina arriva il pari ruolo Renato Benaglia; ma il vero colpaccio è lo scambio con la Juventus che porta alle falde dell’Etna Giuseppe Vavassori con Gaspari che fa il percorso inverso.

 

 

La ciliegina sulla torta è l’acquisto dal Karlsruhe del centrocampista di qualità Horst Szymaniak, nazionale tedesco. La conferma degli altri principali “attori” dell’ultimo biennio pone le premesse per un’annata interessante.

Archiviata la stagione regolare, c’è spazio per la “Coppa dell’Amicizia”, un torneo amichevole che contrappone squadre italiane, francesi e svizzere e che prevede un calendario a eliminazione diretta con sfide di andata e ritorno.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

Il portiere di Rivoli era stato “epurato” dalla Vecchia Signora a causa di un paio di errori decisivi commessi con la maglia della nazionale in un’amichevole contro l’Inghilterra. Un'altra operazione intelligente è quella condotta con la Sambenedettese, alla quale viene ceduto l’esperto Macor, ormai un rimpiazzo, per arrivare al giovane terzino Renato Alberti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

11° POSTO

1962-63

Petroni; Seveso; Lovise; Michelotti; R. Battaglia; Alberti; Stefanelli; De Dominicis; Biagini; Caceffo; Morelli.

 

Nonostante i risultati più che lusinghieri fin qui conseguiti, quella targata Marcoccio resta una gestione provvisoria e irta di difficoltà, ma stante l’assenza di soggetti interessati all’acquisto del club il commissario straordinario prosegue sulla linea della continuità insieme al fido Di Bella. L’unica cessione estiva “di grido” è quella dell’ala Castellazzi al Livorno, alla quale si sopperisce con l’ingaggio in prestito dalla Sampdoria del ventiquattrenne Remo Vigni. Urge un ricambio generazionale: Grani, complice l’infortunio dell’anno precedente, è ormai a fine carriera e in attesa che trovi sistemazione viene sostituito dall’emergente Remo Bicchierai, proveniente dall’Inter ed esploso qualche anno prima nel Lecco; nel ruolo di terzino sinistro, dopo due stagioni da comprimario, conquista una maglia da titolare Renato Rambaldelli; a centrocampo il colpaccio Luigi Milan, mezzala prelevata dalla Fiorentina, mette in naftalina Alvaro Biagini; l’attacco, che da troppo tempo si regge sul solo Calvanese e sul supporto dei centrocampisti offensivi, viene rinforzato con la promessa Bruno Petroni, centravanti giunto in prestito dall’Inter.

 

La certezza matematica arriva al penultimo turno al Cibali, grazie ad un’altra vittoria di prestigio, quella sul Milan campione d’Italia in carica che tre giorni dopo ha in programma la finale di Coppa dei Campioni col Benfica: per superare i rossoneri è sufficiente un gol d’astuzia di Petroni.

Per il secondo anno consecutivo i rossazzurri chiudono la propria stagione partecipando alla Coppa dell’Amicizia, alla quale in questa circostanza partecipano solo squadre italiane e francesi. La squadra etnea viene eliminata immediatamente dal Lione, che vince sia all’andata che al ritorno nei quarti di finale. In un’annata caratterizzata da troppi alti e bassi le sicurezze si chiamano Corti, Benaglia e Szymaniak. Anche Vavassori, a dispetto dei troppi gol subiti, si conferma portiere d’alto livello e torna nel giro della nazionale. La rivelazione è Petroni, il quale va in doppia cifra e “scippa” il titolo di capocannoniere interno a Prenna, il quale comunque continua a mantenere la propria fama di centrocampista goleador con 8 reti. Si mettono in luce anche Rambaldelli ed i nuovi acquisti Bicchierai e Milan.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

Horst Szymaniak

di Ellebi

10.10.2009 - Dopo una lunga malattia è morto ieri a Melle l'ex centrocampista del Catania Horst Szymaniak, uno dei protagonisti dei fantastici anni '60 trascorsi dai rossazzurri in Serie A sotto la gestione di Ignazio  Marcoccio in società e di Carmelo Di Bella in panchina.

Nato il 29 agosto 1934 a Erkenschwick, in Germania, Szymaniak ha collezionato con la maglia del Catania 62 presenze e 8 reti in campionato, 2 presenze e 1 rete in Coppa Italia, oltre a due 2 presenze nelle Coppe Europee.

Marcoccio lo portò in rossazzurro all'alba della stagione 1961-'62, strapandolo al Karlsruher e compiendo un colpo a sensazione, uno dei tanti che lo avrebbero reso celebre. Nel 1961 il possente centrocampista fu addirittura in lizza per il Pallone d'Oro, premio che poi fu assegnato ad Omar Sivori. Dopo la fortunata parentesi ai piedi dell'Etna, durata due stagioni, Szymaniak passò all'Inter, con cui vinse la Coppa dei Campioni, pur trovando pochisismo spazio in maglia nerazzurra, passò al Tasmania Berlino 1900, prima della parentesi al Biel-Bienne in Svizzera e dell'avventura statunitense con la formazione del St Louis Stars.

Un altro pezzo di storia rossazzurra dunque se ne va, ma rimane lo splendido ricordo dei magici momenti che il gigante tedesco ha regalato al pubblico del Cibali. Speriamo che il Catania possa ricordare Szymaniak giocando con il utto al braccio la prossima gara di campionato in programma contro il Cagliari il 18 ottobre prossimo.
http://diariossazzurro.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=434

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

11° POSTO

1963-64

Sgrafetto; Branduardi; Miranda; Corti; Battaglia; Magi; Alberti; Cordova;  Longo; Filippazzo; Vergazzola; Inferrera; Michelotti; Manzoni.

 

L’opera di ringiovanimento della squadra avviata da Di Bella e Marcoccio un anno prima prosegue senza sosta anche durante la programmazione per la nuova stagione, la quarta consecutiva in Serie A. Particolarmente rinnovato risulta il reparto arretrato, anche se l’unico vero e proprio innesto è quello del terzino destro Giampaolo Lampredi, ventitreenne proveniente dal Padova. Non c’è però più Giavara, il quale passa alla Carrarese dopo essere stato escluso dai piani tecnici, ed anche due “mostri sacri” come Michelotti e Corti vengono messi in secondo piano, a vantaggio dei vari Bicchierai e De Dominicis.

Come due anni prima, le operazioni di mercato più importanti in entrata e uscita derivano dagli scambi: per portare a Catania la mezz’ala offensiva brasiliana classe 1935 Cinesinho, promessa dall’Inter al neopromosso Messina, Michele Giuffrida sfrutta i rapporti privilegiati con Angelo Moratti ma deve cedere in cambio il faro Szymaniak; la Fiorentina, per riprendersi Benaglia, cede a titolo di parziale contropartita il centrocampista Giancarlo Magi, ma il nuovo mediano titolare arriva dal Brescia ed è il ventiquattrenne Faustino Turra.

Il centrocampo perde Milan, il quale dopo una sola (positiva) stagione passa all’Atalanta e restituisce spazio al redivivo Biagini. Le partenze per fine prestito di Vigni e Petroni obbligano la società a risolvere due dei nodi principali delle ultime due stagioni: l’ala e il centravanti. Nel primo dei due ruoli arriva una certezza: Giancarlo Danova, già due volte campione d’Italia col Milan e reduce da un’esperienza in chiaroscuro col Torino. Per la maglia numero 9 le cose sono più complicate e si comincia il campionato alternando nel ruolo il brasiliano Miranda, giunto in prestito dalla Juventus, e l’irriducibile Memo Prenna, il quale però a 33 anni viene considerato un esubero.

In un campionato molto equilibrato nella parte centrale della graduatoria, un filotto positivo come quello centrato dal liotru è sufficiente per attestarsi all’8° posto, che verrà mantenuto anche a fine stagione nonostante i risultati altalenanti delle ultime giornate (fra i quali spicca il 4-4 dell’Olimpico di Roma contro i giallorossi), dettati dalla mancanza di obiettivi.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

Immagine correlata

8° POSTO

1964-65

Branduardi; Codognato; Alberti; Michelotti; Rozzoni; Cordova; Samperi; Di Pierro.

 

Sulla falsariga delle annate precedenti, Di Bella e Marcoccio all’inizio della stagione sembrano sul punto di far le valigie ma finiscono poi col rinnovare i rispettivi impegni e proseguire insieme una cavalcata entusiasmante. L’organico, rinnovato durante il campionato precedente, ha bisogno di pochi ritocchi. In difesa, dopo tre anni da riserva, viene rispolverato l’esperto Michelotti; in mediana, la cessione di Turra al Bologna campione d’Italia viene colmata dall’arrivo di Renzo Fantazzi, una delle tante giovani scommesse provenienti dalla Serie C sperimentate con successo dalla dirigenza etnea di quegli anni. Insieme a Fantazzi, dalla Reggiana arriva anche l’ala sinistra Carlo Facchin. In cambio del duo la società emiliana ottiene De Dominicis. Per il resto vengono confermati tutti i big, ma il ritorno di Fanello al Napoli impone di cercare per l’ennesima volta un numero 9: arriva in prestito dalla Lazio Rozzoni, ma non può bastare e così ecco un gradito ritorno, quello di Todo Calvanese, reduce da un biennio positivo all’Atalanta. Per un senatore che viene, ne va via uno dei più autorevoli: si tratta di capitan Corti, che passa in Serie D al Paternò e saluta dopo 190 presenze in sette stagioni che gli valgono oggi il 9° posto della graduatoria degli alfieri rossazzurri. La fascia passa sul braccio del carismatico Cinesinho.

Al tirar delle somme, il Catania conferma il proprio miglior piazzamento (l’8° posto), sfoggiando il quinto miglior attacco del campionato (dietro a Inter, Milan, Fiorentina e Torino) e il quarto posto nella classifica marcatori della rivelazione Facchin, che chiude a 13 reti, sopravanzando di un solo gol il compagno Danova.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Bella

17° POSTO

1965-66

Branduardi; Criscuolo; Michelotti; Petroni; Landoni; Bertoletti; Lampredi; Christensen; Artico; Rossetti; Puccini.

 

Dopo due splendide annate il Catania si trova costretto a cedere alle lusinghe delle concorrenti che si fiondano sui pezzi da novanta Danova e Cinesinho. Il primo prosegue la propria carriera all’Atalanta, che in cambio cede la mezzala Landoni. Una tantum, lo scambio si rivelerà deleterio per i colori rossazzurri, a causa degli attriti tra il centrocampista e Di Bella. L’asso brasiliano è invece il prescelto dell’allenatore della Juventus Heriberto Herrera che gli affida la pesante eredità della maglia numero 10 di Sivori, passato al Napoli a seguito dei contrasti col tecnico paraguaiano. Nella sua esperienza torinese Cinesinho conquisterà, da protagonista, il suo primo ed unico scudetto nel 1967.

 

 

 

Non si registrano ulteriori cessioni eccellenti, ma a differenza delle precedenti campagne acquisti la dirigenza commette numerosi errori: innanzitutto non trova un valido sostituito di Danova, costringendo Di Bella ad adattare senza successo i vari Calvanese e Fanello (quest’ultimo nuovamente prelevato dal Napoli); ne risente anche un altro cavallo di ritorno, Bruno Petroni, che mal supportato si riscopre con le polveri bagnate. L’unico acquisto azzeccato è quello del polivalente centrocampista Giancarlo Cella, che tuttavia per caratteristiche non può rimpiazzare adeguatamente Cinesinho.

Alla vigilia dell’inizio del girone di ritorno, a raccogliere il testimone è Valsecchi, il quale replica quanto fatto intravedere due anni prima con sei punti nelle prime sei partite della sua gestione, conquistati grazie ai pareggi contro compagini d’alta classifica quali Milan, Napoli e Fiorentina e soprattutto grazie all’ennesimo scherzetto di cui è vittima l’Inter di Helenio Herrera: il 20 febbraio 1966 Facchetti e compagni sono battuti da un colpo di testa di Carlo Facchin, unico superstite dell’attacco atomico dell’anno precedente.

La stagione finisce nel peggiore dei modi: nell’ultima partita casalinga all’espulsione di Fantazzi i tifosi etnei reagiscono rabbiosamente con una sassaiola che costa la sconfitta a tavolino ed un turno di squalifica del campo; nel match conclusivo, i rossazzurri salutano la A con un indegno 6-1 rifilato dal Milan a San Siro.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

Addio a Marcoccio, presidente del Catania «clamoroso al Cibali»
A 99 anni si è spento il dirigente del club etneo che negli anni '60 batté l'Inter di Herrera. Cordoglio di Lombardo

 

CATANIA - Addio a un pezzo importante della storia del calcio etneo. È morto Ignazio Marcoccio, storico presidente del Catania degli anni Sessanta, che portò la squadra in Serie A battendo anche l'Inter di Herrera, impresa resa immortale dal «clamoroso al Cibali» gridato da Sandro Ciotti nella radiocronaca di Tutto il calcio minuto per minuto al secondo gol degli etnei. Marcoccio avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 7 novembre. Era presidente onorario del Catania e consigliere del Teatro Stabile.

La notizia è stata diffusa sul sito ufficiale del Catania calcio, di cui Marcoccio era presidente onorario dal 2004. «Il presidente Antonino Pulvirenti, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, i dirigenti ed i collaboratori, i tecnici e gli atleti della prima squadra e del settore giovanile del Calcio Catania S.p.A - si legge sul sito - piangono la scomparsa del Commendatore.

In memoria del brillante e versatile dirigente sportivo, catanese sincero ed appassionato, il Calcio Catania ha chiesto ed ottenuto dai vertici del calcio italiano l'autorizzazione ad osservare un minuto di raccoglimento prima del fischio d'inizio della gara contro il Parma. Il Catania giocherà inoltre con il lutto al braccio».

Marcoccio, il 16 marzo 1959, fu nominato commissario straordinario del Catania. La società rossazzurra era sull'orlo del fallimento e grazie ai suoi appoggi Marcoccio riuscì a salvare la squadra. Il sindaco Luigi La Ferlita gli concesse anche un mutuo di 120 milioni di lire. Con Michele Giuffrida e Silvestro Stazzone ricostruì la squadra; si confermò Carmelo Di Bella come allenatore e il Catania fu subito promosso in A, giocando sei stagioni consecutive nella massima serie. Tra i giocatori acquistati dal presidente Marcoccio si ricordano Amilcare Ferretti, Giuseppe Vavassori, Salvador Calvanese, Giancarlo Danova, Carlo Facchin, Bruno Petroni, Cinesinho e Horst Szymaniak. Lasciò il 25 ottobre 1969, quando la squadra fu rilevata da Angelo Massimino. Marcoccio è stato anche sindaco di Catania negli anni Settanta: dal 21 gennaio 1972 al 3 agosto 1975.
«Con la morte di Ignazio Marcoccio se ne va un pezzo di storia della città di Catania»: così il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo commenta la notizia del decesso. «Ho conosciuto Marcoccio negli anni Settanta - aggiunge il governatore - e di lui custodirò per sempre il ricordo di un uomo d'altri tempi. Una persona amabile, cordiale, che ha speso la sua vita al servizio della città di Catania, da semplice cittadino, da amministratore lungimirante e da straordinario dirigente sportivo che insieme a Carmelo Di Bella ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del Calcio Catania, promuovendo allo stesso tempo la realizzazione di importanti impianti sportivi. Un gran signore - conclude il presidente Raffaele Lombardo - che lascia un vuoto difficilmente colmabile».

Redazione online
28 gennaio 2012

 

Nonno Ignazio  (di Alessandro Russo) - tratto da La Zona Franca - n. 10/2009 - Novembre.

 

Mi capita, ultimamente, di passare al telefono molto più tempo del solito.

“Sono sei mesi - mi strilla l’editore all’orecchio destro- che aspettiamo questa ‘famosa’ intervista per La Zona Franca… “

“Sissignore - provo goffamente a difendermi - ma il dottor Ignazio Marcoccio, monumento inossidabile di una Milano del sud rossazzurra d’elite, non a ma ricevere intrusi in casa.”

“Si ricordi che ogni promessa è un debito e lei ci aveva prospettato un vero e proprio percorso di memoria storica del mondo sportivo etneo. Un’ultima cosa, caro il mio Russo: lasci perdere le opinioni del direttore Cagnes ! Incastri pure quei suoi cappelletti all’inizio di ogni articolo, chè a me piacciono, intesi ?”

“Strana gente, i miei capi al giornale” penso mentre poso il cellulare in tasca.

Così  ora son qui che busso a casa Marcoccio. Accanto a me Filippo Solarino e Roberto Quartarone, due fra i più diligenti studiosi di storia del calcio catanese che io conosca.

All’ingresso ci accoglie, cordiale e sorridente, il presidente onorario del Catania e del Teatro Stabile, novantasei anni appena compiuti, un concentrato di simpatia e umanità.

“Il pallone di oggi è marcio, – esordisce con una voce carica di energia- una volta non era così, in generale fare sport era una cosa magnifica, c’era un entusiasmo goliardico, ora c’è un carrozzone che va verso un pericoloso declino. Niente di genuino, solo un mero interesse economico, per questo da un giorno all’altro io ho mollato e non sono più andato allo stadio. Non è sport, questo, ma un pretesto per riscuotere denaro.

Quando ero ragazzo, giocavo una partita dopo l’altra; mi torna in mente il Duca di Misterbianco, un presidente che ci ha rimesso tanti soldini. Aveva un ufficio di rappresentanza in via Etnea che poi divenne la sede della società; ero un fanatico di pallone e facevo parte dell’Associazione Fascista Calcio Catania. Giocavo all’ala sinistra ma non sono arrivato in prima squadra; in compenso ci riuscì mio fratello Umberto che era più bravo di me e giocò con la casacca rossazzurra in serie C. Quando le forze alleate liberarono la città nel ’43, per un po’ i catanesi si concentrano sulla ricostruzione poi, un giorno, qualcuno riprende a giocare. Ormai la società legata al vecchio regime non esiste più e mancano veri appassionati in grado di plasmarne una forte. Rinascono quattro squadre che poi diventano due, ma lo spirito dei veri sportivi è immutato. Nel settembre ‘46 grazie all’impegno di Gianni Naso viene firmata la carta che sancisce la nascita della nuova società. Ma quasi tutti i dirigenti e i giocatori erano quelli del vecchio Catania, la maglietta è rimasta rossazzurra e anche lo stemma è identico a quello precedente.

Intanto mi trasferisco a Roma ed entro a far parte del C.O.N.I. poi nel ’59 vengo nominato Commissario straordinario di un club sull’orlo del baratro e senza soldi nemmeno per i dipendenti. Riesco a salvarlo e vi rimango alla guida per dieci anni: sono stati tornei bellissimi, sia in A che in B. Ho dato ciò che potevo, senza mai prendere una lira. Mi piaceva l’idea di competere con le società del nord e l’ho fatto per la mia città, non certamente per mettermi in mostra; sin dall’inizio ho cercato di smuovere le acque e far andare avanti una baracca malmessa. Ero ottimo amico di Angelo Moratti e in buoni rapporti con i più importanti presidenti così da Torino e Milano, tornavo a casa con buoni giocatori che ci consentivano di tenere alta la nostra bandiera.

Mi dicevano che avevo capacità manageriali, che ero un  punto di riferimento ma la verità era che non mi interessava il lucro. Formammo una sorta di triplice alleanza; al mio fianco c’erano Michele Giuffrida, un dirigente bravo come pochi nel condurre le trattative e mister Carmelo Di Bella. Questi due signori erano formidabili a far funzionare le cose. Il mio compito, invece, era spiegare ai calciatori di non pensare a guadagni spropositati, anzi che si preoccupassero di giocare bene e divertirsi. La squadra era una famiglia: si viveva intensamente dentro e fuori dal campo. Mi è rimasto nel cuore Giorgio Michelotti, difensore arcigno e grintoso;  l’episodio che ho invece impresso è il 2-0 con cui al Cibali liquidammo l’Internazionale, che poi perdette lo scudetto. Ci avevano definito ‘post-telegrafonici’ e hanno avuto ciò che si meritavano.

 

IL CATANIA DI MARCOCCIO NEL SUO MASSIMO SPLENDORE

 

 

Quando nel 1969 la Federazione volle trasformare i club in società per azioni, ho capito che non c’era più spazio per me. Sapevo che prima o poi lo spirito vero dello sport ne sarebbe uscito con le ossa rotte. Ricordo il momento in cui tutti noi dirigenti eravamo riuniti a Torino; c’era Umberto Agnelli e con lui gli altri presidenti, una confusione indescrivibile. Uno sbraita da un lato ‘Facciamo questa cosa !’, dal fondo della sala gli risponde un altro ‘No, facciamo questa !’ Dentro di me penso ‘Questi discorsi e questa baraonda non mi piacciono‘ e quando tocca a me dico: ‘Arrivederci e grazie, avete rovinato il calcio.’ La mia dichiarazione bomba è ancora annotata agli atti: prima non  si pensava al dio denaro, ora è scomparso lo sport. Ho passato la mano, è venuto Angelo Massimino, un grande innamorato, uno che si esponeva in prima persona rischiando in proprio. Non è vero che avevamo un rapporto conflittuale, è stata la stampa a ricamarci su in questa vicenda. Il mio concetto di come fare sport non coincideva col suo e Massimino era troppo accondiscendente con i calciatori.

Vengo trascinato in politica e nel ’72 sono primo cittadino. Sistemo piazza Europa, faccio il campo scuola e altri impianti di atletica. Tutti sanno che non sono lì per arraffare ma per mettere la mia esperienza al servizio della cittadinanza. A un certo punto capisco che anche da sindaco è meglio passare la mano; mi propongono di fare l’onorevole regionale. Rispondo: no, grazie…”

È il congedo, lo sguardo e la voce di Ignazio Marcoccio tradiscono un pizzico di malinconia.

“Grazie per la visita, ragazzi. Io non amo parlare con la stampa, anche perché ho una certa età. Ho fatto un’eccezione per voi, come l’ho fatta in radio con Silvia Ventimiglia, che conosco da una vita e che mi chiama affettuosamente ‘Nonno ‘Gnazio’.” 

  Alessandro Russo 

 

 

Addio a Marcoccio, presidente del Catania «clamoroso al Cibali»


A 99 anni si è spento il dirigente del club etneo che negli anni '60 batté l'Inter di Herrera. Cordoglio di Lombardo

CATANIA - Addio a un pezzo importante della storia del calcio etneo. È morto Ignazio Marcoccio, storico presidente del Catania degli anni Sessanta, che portò la squadra in Serie A battendo anche l'Inter di Herrera, impresa resa immortale dal «clamoroso al Cibali» gridato da Sandro Ciotti nella radiocronaca di Tutto il calcio minuto per minuto al secondo gol degli etnei. Marcoccio avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 7 novembre. Era presidente onorario del Catania e consigliere del Teatro Stabile.

Il 16 marzo 1959 fu nominato commissario straordinario del Catania Calcio. La società rossazzurra era sull'orlo del fallimento. Grazie ai suoi appoggi, Marcoccio riuscì a salvare la squadra. Il sindaco Luigi La Ferlita gli concesse anche un mutuo di 120 milioni di lire. Con Michele Giuffrida e Silvestro Stazzone ricostruì la squadra. Confermò Carmelo Di Bella come allenatore, il Catania fu subito promosso in A e giocò sei stagioni consecutive nella massima serie. Tra i giocatori acquistati dal presidente Marcoccio si ricordano Amilcare Ferretti, Giuseppe Vavassori, Salvador Calvanese, Giancarlo Danova, Carlo Facchin, Bruno Petroni, Cinesinho e Horst Szymaniak. Lasciò il 25 ottobre 1969, quando la squadra fu rilevata da Angelo Massimino. Marcoccio è stato anche sindaco di Catania negli anni Settanta: dal 21 gennaio 1972 al 3 agosto 1975.
Un'immagine della vittoria del Catania sull'Inter del «mago» Herrera «Con la morte di Ignazio Marcoccio se ne va un pezzo di storia della città di Catania»: così il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo commenta la notizia del decesso. «Ho conosciuto Marcoccio negli anni Settanta - aggiunge il governatore - e di lui custodirò per sempre il ricordo di un uomo d'altri tempi. Una persona amabile, cordiale, che ha speso la sua vita al servizio della città di Catania, da semplice cittadino, da amministratore lungimirante e da straordinario dirigente sportivo che insieme a Carmelo Di Bella ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del Calcio Catania, promuovendo allo stesso tempo la realizzazione di importanti impianti sportivi. Un gran signore - conclude il presidente Raffaele Lombardo - che lascia un vuoto difficilmente colmabile».
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/sport/2012/28-gennaio-2012/addio-marcoccio-presidente-catania-clamoroso-cibali-1903052137969.shtml

 

 

 

“IL MISTER E IL BAMBINO”

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C’era più polvere che gloria sportiva in quel vecchio campo di calcio in terra battuta ma gli orgogliosi abitanti di quella città a metà strada fra le onde del mare di Pescara e l’eternità di Roma, si ostinavano ugualmente a chiamarlo “stadio”.

 Però, a dire il vero, questo particolare Giovanni non lo aveva neanche notato.Risultati immagini per fanello catania

In fondo la sua razione di gloria l’aveva già vissuta e quando, sorprendendo tutti gli addetti ai lavori, aveva deciso di riporla definitivamente nel cassetto dei ricordi senza tanti rimpianti e senza tanti clamori non aveva avuto nessun ripensamento.

 E sì, Giovanni a poco più di trent’anni aveva detto basta al grande Calcio ed aveva maturato la convinzione che, a quel punto della sua vita, la cosa più importante dovesse essere quella di dedicare il suo tempo ed il suo amore alla donna che aveva sposato e ai bambini che insieme dovevano crescere.

 Sapete, se è vero che esiste una canzone per ognuno di noi, i versi che meglio meglio si adattano a Gianni Fanello sono sicuramente questi:

 “Un mestiere scelto a caso, giramondo per passione, tanti sogni nelle tasche, l'orizzonte da inseguire...

ci vuole la passione e anche un grande cuore...”

 E lui di passione ne aveva profusa in quantità industriale durante la sua carriera di calciatore.

Così tanta che era riuscito a fare cose incredibili: 26 reti in 37 partite con i “Grigi” dell’Alessandria in Serie B nel 1961, un record di marcature rimasto imbattuto per trentasette anni, una Coppa Italia vinta con il Napoli e poi la gioia della convocazione nella Nazionale Azzurra per la grande Olimpiade di Roma del 1960 con tanto di 2 partite giocate e anche un gol realizzato durante lo svolgimento del torneo.

 Per più di dieci anni Fanello vive una vita con la valigia pronta: Catanzaro, Milan Alessandria, Catania, Napoli, Torino, tanta umiltà e tanti gol ma poi dice basta.

Giovanni esce di scena senza spiegare nulla a nessuno nel 1970.  Passano cinque anni da quel giorno.

Cinque anni che devono essergli sembrati infiniti, proprio come i sogni con cui era cresciuto a Pizzo, il paese calabrese dove era nato.

Forse proprio per questo motivo, quando il Dottor Evasio Di Renzo, Presidente della Squadra di Calcio del Celano ed i suoi dirigenti lo andarono a cercare nella sua abitazione romana non ebbe il coraggio di rifiutare.

Cosa gli dissero quelle persone?

“Signor Fanello... noi non l’abbiamo mai dimenticata. Magari la nostra squadra non è la più forte del campionato ma sicuramente non ha mai avuto la fortuna di essere guidata da un uomo della sua esperienza... le piacerebbe essere il nostro nuovo allenatore?”

Fu esattamente così che la polvere dello Stadio Bonaldi di Celano finì per riempire i grandi occhi di Giovanni ma a lui quella nebbia d’amore e di passione non dava fastidio, anzi, lo rendeva felice.

E quando quella domenica di settembre, poco prima del fischio d’inizio della partita d’esordio come Mister dei “Biancazzurri” del Celano sentì gridare da tutti i tifosi di casa il suo nome e baciò un bambino che gli stava regalando un grande mazzo di fiori, le lacrime di commozione spazzarono via tutta la polvere dell’universo.

Era il 1975, un oceano di tempo fa!

Come sono strane le storie del mondo.

Lo scorso ottobre ho conosciuto un nuovo amico.

Lui è venuto ad assistere ad un mio spettacolo e poi, qualche giorno fa, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l’immagine di una vecchia figurina Panini che ritraeva il padre Giovanni Fanello!!!!

Sono bastati solo un paio di messaggi per avere qualche conferma e così è tornato a galla anche il ricordo di un giorno di sport ormai lontano.

“Amico mio, il bambino che regalò i fiori a tuo padre ero io.

Quando la prossima volta andrai a trovarlo in Calabria per favore diglielo... e digli anche che io quel quel giorno non l’ho mai dimenticato.

Era un altro Calcio ed anche un mondo migliore.”

(Mario Cantoresi)

 

 

L’Inter da parte sua, con quel corredo di campioni, sembrava inebetita dal ritmo imposto dal Catania, e sprecò le uniche due occasioni per pareggiare, con Mazzola e Jair.Sembrava l’inizio di una ripresa per gli etnei , ma purtroppo non fu così; i rossoazzurri vinsero quell’anno solo due volte, con la Roma per uno a zero, e con il Varese per tre a zero. Quell’anno la squadra si classificò penultima dietro il Varese retrocedendo in serie B, dopo sei anni di massima serie. I marcatori furono Facchin con nove reti, Fanello con quattro reti , Petroni e Magi con tre reti. Inoltre alla fine del campionato il Catania partecipò a due incontri internazionali nell’ambito della  Coppa Amicizia: con il Lens e a Grenoble nell’ambito del gemellaggio della stessa città con Catania. In ambedue gli incontri il Catania perse in modo molto netto.

1966-1967 Ritrovarsi in B per il Catania non fu facile. Dopo gli anni in cui la città e la squadra avevano camminato allo stesso livello delle grandi del calcio, pur con mezzi inferiori, ci si illuse che questa conduzione societaria del Presidente Marcoccio e il Dirigente Giuffrida potesse durare in eterno. Ma non fu cosi.

 La squadra venne smembrata: il centravanti Fanello andò via a novembre; poi lo segui Magi, Vavassori -il grande portiere che aveva entusiasmato la platea catanese, andò a Bologna per finire la carriera- in cambio del portiere Rado -che poi si rivelerà un grande portiere- la mezzala Fara e l’ala Pasqualini. Andò via Biagini, Facchin ,Petroni, Cella, Branduardi, Lampredi, Michelotti e Landoni.

Ci fu un repulisti generale. Degli anziani rimasero solo Calvanese e Rambaldelli a fare da chioccia ai nuovi arrivati. Oltre ai già citati Rado e Fara arrivarono Montanari (stopper), l’ala Albrigi dal Torino, il mediano Teneggi dal Torino, il laterale Vaiani e, per il settore di punta, l’ala Carelli e il centravanti Baisi, Pereni dal Novara - mezzala di buona tecnica- e infine l’ala Girol, un elemento che si rivelerà mobile guizzante e costante nel rendimento. La squadra venne affidata ad un ottimo allenatore per quel tempo, Dino Ballacci, un sergente di ferro affezionato alle proprie idee che però non ebbe grande feeling con la gente di Catania. Nella fase iniziale la squadra tardò a trovare i giusti ritmi, poi con il rientro di Calvanese la squadra cominciò ad avere una sua fisionomia e ottenne brillanti risultati totalizzando 42 punti.

 

 

 

Il suo nome è ritornato sulle pagine de ‘La Gazzetta dello Sport’ a distanza di decenni, per l’ultimo saluto: “Veloce come un fulmine, proprio come quando sgommava in campo sulla fascia destra, Giancarlo Danova, detto Pantera, ha imboccato la strada degli spogliatoi. Aveva 75 anni [...] Danova, quando era in giornata, era davvero un diavolo: i difensori avversari lo vedevano all’inizio e alla fine di ogni partita: nel mezzo c’era solo lui, con le sue finte, accelerazioni, i suoi dribbling e i tiri. Il limite era il carattere: si arrabbiava spesso e gli arbitri lo spedivano a fare la doccia prima del 90″.

 Lasciato il calcio nel 1974 si dedicò ad allenare. Infine divenne osservatore per il Milan. Due stagioni con la maglia del Catania. In totale, 57 presenze e 19 reti (fonte statistiche Wikipedia).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ballacci

4° POSTO

1966-67

Calvanese; Criscuolo; Christensen; Artico; Teneggi; Imperi; Bicchierai; Contestabile; Carelli.

 

Orfano della Serie A e di Carmelo Di Bella (che si accasa in cadetteria al Catanzaro), il tandem Marcoccio-Giuffrida prova a rimettere insieme i cocci affidando la panchina a Dino Ballacci, che proprio con il Catanzaro ha raggiunto un’incredibile finale di Coppa Italia (poi persa, ma solo ai supplementari, con la Fiorentina) durante la stagione precedente. Inevitabile il viavai che consegue alla retrocessione: Facchin prosegue la propria carriera in massima serie con la maglia del Torino, che in cambio gira al Catania l’ala Enrico Albrigi ed il difensore Luciano Teneggi; Cella passa all’Atalanta; Petroni resta in Serie B, ma con la maglia del Genoa; Lampredi si trasferisce alla Reggiana nell’operazione che porta alle falde dell’Etna il ventiduenne Paolo Montanari, stopper di belle speranze; dopo sette stagioni saluta Giorgio Michelotti; in attesa di sistemazione vengono esclusi dal progetto Magi, Landoni e Biagini, ed il centrocampo riparte da Mauro Vaiani, scommessa proveniente dalla Serie C, e dai giovani Angelo Pereni e Giorgio Girol, prelevati rispettivamente da Novara e Como; in avanti si punta su un'altra promessa, la punta Pietro Baisi. Della vecchia guardia rimangono Vavassori, Buzzacchera, Rambaldelli, Fantazzi e Fanello, oltre agli esperti Bicchierai e Calvanese che fungono da comprimari.

La stagione rimane nella storia, sotto il profilo tecnico-giuridico, per la svolta epocale impressa dalla Federazione che impone lo scioglimento delle vecchie associazioni calcistiche con contestuale nuova costituzione delle stesse nella veste di società per azioni: nasce così l’8 aprile 1967 il “Calcio Catania S.p.A.” che sostituisce il “Club Calcio Catania”.

 

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

Nella stagione 1967-1968 Ignazio Marcoccio, ormai da nove anni al timone della società etnea, conferma in panchina Dino Ballacci. Dal Catanzaro arriva il centravanti Alessandro Vitali, dal Bologna l'ala Mauro Pasqualini, che con Fara e Vitali ha costituito il trio delle meraviglie nella "Primavera" del Bologna del 1966, dal Torino arriva Angelo Volpato. Vengono confermati i migliori e vi sono aggiunte quattro promesse come Giovanni Gavazzi, Umberto Strucchi, Gianfranco Trombini e Giuseppe Unere. Dopo aver fatto sognare per anni il pubblico del Cibali, appende le scarpe al chiodo "Todo" Calvanese.

 

 

 

 

 

Ballacci

 

Valsecchi

10° POSTO

1967-68

Criscuolo; Artico; Bella; Barbaresi; Bechelli; Gavazzi; Pasqualini; Rambaldelli; Strucchi; Volpato

 

Un altro abbandono dopo anni indimenticabili è quello di Remo Bichierai che passa alla Reggiana. Si inizia con l'eliminazione dalla Coppa Italia a Bari a settembre. Inizio campionato negativo, dopo la sconfitta interna contro il Palermo di Carmelo Di Bella, a fine novembre viene sostituito l'allenatore, viene chiamato Luigi Valsecchi, sotto un nubifragio il suo esordio fortunato con il Padova, il Catania pian piano si riprende, terminerà il campionato a metà classifica con 40 punti. Saranno promossi in Serie A Palermo, Pisa e Verona.

Con il cambio della forma societaria cambia anche il ruolo di Marcoccio, che dopo 8 anni sveste i panni di commissario straordinario e assume il ruolo di amministratore unico. La rimonta compiuta nel positivo girone di ritorno della stagione precedente induce la dirigenza a confermare Ballacci in panchina e ripartire dallo stesso gruppo di atleti, privo soltanto di Albrigi e Baisi che passano al Torino in Serie A. I granata ricambiano girando al Catania il terzino sinistro Giuseppe Unere e l’ala Angelo Volpato.

Salutano anche gli illustri Bicchierai, il quale chiude la carriera alla Pistoiese, e Calvanese, che si ritira. Arrivano diversi giovani pronti ad inaugurare un nuovo ciclo all’ombra del vulcano: dalla Reggiana, alla quale si restituisce dopo tre anni Fantazzi, ecco il difensore Umberto Strucchi e l’ala Giovanni Gavazzi; il settore degli esterni offensivi viene ulteriormente rinforzato con Gianfranco Trombini. Ma il rinforzo più atteso è quello riguardante il centravanti: dal Catanzaro arriva il promettente Alessandro Vitali, che guidato da Di Bella l’anno precedente ha realizzato 13 reti in cadetteria.

 

 

Per il secondo anno di fila Rado contiene il passivo con 34 reti subite in 39 presenze; tra i più utilizzati figurano il leader difensivo Buzzacchera ed un Teneggi reiventato mediano; il centrocampo si conferma il reparto più interessante, con l’imprescindibile Vaiani, la stellina Fara e l’exploit di Girol che sigla 8 reti insidiando la palma di miglior marcatore, conquistata da Vitali (che si ferma a quota 9).

 

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rubino

5° POSTO

1968-69

Criscuolo; Zanonn; Grossetti; Carrera; Bernardis; Reggiani; Carosi; Zaccarelli

 

Esigenze di cassa impongono a Marcoccio di ridimensionare le ambizioni e varare la cosiddetta “linea verde”. Partono diversi “big”: il libero Montanari si gioca la propria chance passando in prestito al Milan; dopo sette stagioni Renato Rambaldelli, ultimo reduce del gruppo della Serie A, abbandona la fascia sinistra rossazzurra; Unere viene riscattato dal Torino; l’emergente Fara passa al Bari dove sarà tra gli artefici del ritorno in massima serie dei galletti; infine, la punta Vitali va a mostrare le proprie doti realizzative nel massimo campionato con la maglia del Lanerossi Vicenza. Le lacune sulle fasce difensive sono colmate da Massimo Cherubini, mediano che si adatta da terzino destro, e Luciano Limena, ventenne prodotto del vivaio del Torino che presidia il versante opposto. A centrocampo si punta sull’esplosione di Pereni, al quale viene affiancata la mezz’ala proveniente dalla Reggiana Silvio Zanon. In avanti, per convertire in gol le iniziative dei confermati Girol, Volpato e Trombini la società punta su una scommessa proveniente dalla Serie C, il ventottenne Maurizio Cavazzoni. Il gruppo viene affidato alle cure di Egizio Rubino, tecnico che alle soglie dei 50 anni ha già raccolto delle soddisfazioni, come la promozione in Serie B con il Potenza e la salvezza ottenuta in A col Foggia.

Prima della fine della stagione un’altra gioia arriva dalla vittoria esterna di Reggio Calabria contro una Reggina in piena lotta per il salto di categoria. La salvezza non viene mai messa in discussione ma il campionato lo si conclude all’11° posto. Diametralmente opposte rispetto a quelle dell’attacco sono le prestazioni del reparto arretrato, protetto da un Rado sempre più affidabile, che beneficia dell’intesa prontamente raggiunta tra capitan Buzzacchera, Strucchi ed i nuovi arrivi Cherubini e Limena.

Ma è ormai tempo di voltare pagina: la trasformazione in società per azioni ha reso obsoleto il modello gestionale dello storico commissario Marcoccio, che si basava quasi esclusivamente sui contribuiti pubblici del Comune e sulle eventuali plusvalenze di mercato. Per portare avanti la baracca, pesantemente indebitata, servono gli investimenti di imprenditori con portafogli importanti.

Scocca così l’ora di Angelo Massimino, imprenditore edile innamorato del calcio e del Catania che già negli anni ’50 insieme al fratello Salvatore aveva provato a rilevare il club dopo averlo finanziato per diverso tempo. Il Cavaliere ha dimostrato di saperci fare portando la Massiminiana in Serie C e lanciando talenti del calibro di Pietro Anastasi. Il cambio della guardia al vertice della società restituisce entusiasmo ai tifosi che al termine del match di fine stagione con il Como portano in trionfo Massimino in Piazza Spedini dopo che quest’ultimo annuncia il proprio avvento per risollevare le sorti del sodalizio rossazzurro.

 

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

L'ULTIMA PARTITA DELLA PRESIDENZA MARCOCCIO