L'era Pulvirenti

 

La nuova proprietà adotta la strategia della programmazione, esposta alla città nel giorno della presentazione. “Serie A entro tre anni” dichiara il nuovo ad Pietro Lo Monaco, braccio destro di Pulvirenti sin dai tempi dell’Acireale. Ha un passato remoto da calciatore poco affermato (ha militato in diverse squadre siciliane, tra Serie C e dilettantismo) e recenti trascorsi ben più importanti da dirigente (ha contribuito alla costruzione dell’Udinese di Zaccheroni, rivelazione della Serie A 1997/98, ed ha conquistato una promozione in massima serie col Brescia due anni dopo). Sin dal suo insediamento, utilizza come proprio cavallo di battaglia l’unità di quelle che lui definisce “le cinque componenti”: società, squadra, tifoseria, stampa e istituzioni. Nel nuovo organigramma spicca la nomina di presidente onorario riservata ad Ignazio Marcoccio; dura invece pochi mesi la vicepresidenza di Mario Petrina, prestigioso giornalista catanese che sbatte la porta per contrasti con la società.

 

 

 

 

 

 

 

Costantini

 

Sonetti

 

12° POSTO

2004-05

Suriano; Menegazzo; Serafini; Polito; Romano; Fresi; Lombardi; Paschetta; Suriano; Anastasi; Cardinale; Danucci; Higo; Mariniello; Messera; Mezavilla; Miceli; Walem; Baggio; Jeda; Kanjengele; Pellè; Vugrinec.

 

L’organico viene rivoluzionato in lungo e in largo: buona parte dei protagonisti dell’annata precedente, compreso mister Colantuono, mantengono il loro rapporto contrattuale coi Gaucci e migrano in massa al Perugia (che nel frattempo è tornato in cadetteria). Particolarmente dolorosi, per i sostenitori, si rivelano gli addii di perni come Stendardo, Delvecchio e Mascara. Chiude il proprio lungo ed indimenticabile ciclo Michele Fini, che passa all’Ascoli. Alle falde dell’Etna restano soltanto Firmani, Padalino, Kanyengele e Baggio (gli ultimi due di rientro dai rispettivi prestiti), mentre Fusco, Terra e Zeoli, inizialmente aggregati alla comitiva, si trasferiscono al Pescara di Simonelli prima che cominci il campionato. Con un’operazione simile a quella compiuta dai Gaucci, anche i nuovi dirigenti etnei portano in blocco dalla loro ex squadra, oltre al tecnico Maurizio Costantini (che nel 2003/04 ha guidato i suoi ragazzi alla conquista dei playoff), diversi giocatori: il portiere Ciro Polito, il centrale difensivo Giovanni Paschetta, i rincalzi Lo Monaco e Suriano, il mediano Maurizio Anastasi (meteora del Catania 1994/95) e, soprattutto, Orazio Russo, che torna per la terza volta ad indossare i colori rossazzurri. Non si fanno attendere i nomi “di grido”: l’uomo immagine del nuovo progetto è l’esperto centravanti Marco Ferrante, cuore granata, insignito della fascia di capitano; le chiavi del centrocampo vengono affidate ad un altro svincolato proveniente dal Torino, Johan Walem; in porta si punta su Armando Pantanelli, reduce dalla promozione in A col Cagliari; il parametro zero di spessore per la difesa è Salvatore Fresi, a lungo protagonista nell’Inter e nella Juventus (sebbene in qualità di riserva).

In ogni reparto giungono poi ulteriori rinforzi: in difesa lo stopper Paolo Bianco dal Treviso, il terzino sinistro Thomas Manfredini in prestito dall’Udinese (squadra in cui si è messo in luce in Serie A) e Nicola Mariniello, centrocampista reduce da sei mesi con Lecce nel massimo campionato, scelto per ricoprire il ruolo di terzino destro; nel settore centrale del campo un altro esperto svincolato, l’ex Piacenza Salvatore Miceli, una scommessa proveniente dall’Igea Virtus (Serie C2), Fabio Caserta, ed il centrocampista offensivo argentino Mariano Messera, prelevato dal Rosario Central (compagine militante nella massima serie albiceleste); in attacco il croato Davor Vugrinec, seconda punta affermatasi in Italia con la maglia del Lecce, ed il panzer Salvatore Bruno, giunto in prestito dal Chievo.

La prima stagione dell’era Pulvirenti si caratterizza come un’annata transitoria, utile alla dirigenza per far tesoro degli errori commessi e costruire, sulla base delle (poche) certezze acquisite, l’organico che a partire dal 2005/06 dovrà puntare alla promozione in Serie A.

 fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

Lassu' (e quaggiu') qualcuno mi ama. Intervista a Nino Pulvirenti.

di Fabiola Foti - Calciocatania.com
 

«Facciamo un’intervista breve, vero?» 

«Certo!» ho risposto mentendo al Presidente e alla fine, abbiamo fatto una chiacchierata di quasi due ore.
Antonino Pulvirenti è prima di tutto invasato del Catania, ma sarebbe troppo restrittivo intervistarlo senza parlare dei molteplici interessi economici che coltiva nella città e che fanno di lui un tecnico dell’economia siciliana.

Lei lo sa, che probabilmente è l’unico “uomo d’affari” vero di questa città?

«Sbagliato. Io sono un imprenditore, un uomo d’affari che non ci mette mai la passione nelle sue attività, il vero uomo d’affari non compra una squadra di calcio. Io l’ho fatto e mi sono accollato il rischio, diciamo per amore»
Lei ha cambiato il modo di viaggiare in questa città «Mi permetta di dire, che
ho cambiato in tutta l’isola modo di viaggiare.

Certo, non ho inventato niente di nuovo. Ho solo importato un certo modello in Sicilia, anticipando gli altri.»

Come commenta il fatto, che l’Alitalia stia diventando una compagnia low cost?

«Il sistema ha sfondato. All’inizio si tentò di ostacolare questo percorso appigliandosi a gap di sicurezza, ma le persone, nel tempo, hanno compreso che il prezzo basso non era a scapito della sicurezza. Il costo del biglietto dipende da economie di scala, che interessano la compagnia nel suo nascere e quindi lungi dall’impostazione iniziale di Alitalia e Meridiana. Nel passato potevano fare certi prezzi (alti) perché avevano il monopolio, dopo di che hanno tentato con la sicurezza e quando lo spauracchio è finito anche loro hanno deciso di ridurre il costo del biglietto».

Percepisce come concorrenti le compagnie aeree tradizionali?

«Certo, ma noi non possiamo prendere tutto il mercato. C’è spazio per tutti. Noi serviamo da calmiere, fino a quando non esauriamo i posti disponibili, loro devono stare al nostro prezzo, dopo di che, tornano ad essere quelli di sempre. A Maggio abbiamo registrato l’80% di pieno sugli aerei per tutte le tratte, si tratta di un risultato eccezionale, considerato che il settore è difficilissimo e che sconta il prezzo del petrolio in continua oscillazione.»

Il futuro qual è?

«L’africa. E’ una terra ancora in via di sviluppo.» Che non è stata sfruttata «Sì, (ride NdR) sono due facce della stessa medaglia. Quando finiranno gli “scompigli” africani la Sicilia potrà aspirare a diventare un hub naturale. La nostra isola, al centro del mondo potrebbe divenire l’interruzione naturale per smistare i passeggeri provenienti dal nord verso il sud. Ma siamo troppo in ritardo con le infrastrutture, specie a Catania.»

È soddisfatto del nuovo aeroporto?

«È una struttura nuova, ma che già ci sta stretta. In Italia il più grande incremento del traffico si registra in tre regioni: Lombardia, Lazio e Sicilia. Per ora può andare, ma per il futuro?»

Che intende per futuro?

«Due anni. Bisognerebbe pensare subito a come sfruttare la vecchia aerostazione per cercare di allargarlo.»
E le piste?

«Soprattutto le piste, non si riesce a fare i voli intercontinentali. E in proposito, non si intravede neanche uno spiraglio di luce all’orizzonte. Che peccato!»

Il posizionamento dell’aeroporto catanese è migliore di quello palermitano?

«Non è tanto questo, quanto il fatto che i numeri di Palermo non siano neanche la metà di quelli di Catania e questo vuol dire che la Sicilia orientale ha una cultura del viaggio più spiccata.»

Lei, in questo contesto, non si sente stretto? Il fatto di dover dipendere dall’immobilismo determinato dalla nostra politica?

«Il “pubblico” è comunque necessario visto che, viviamo qui.» E questa struttura (il centro sportivo di Torre del Grifo NdR)? L’ha realizzata, malgrado gli ostacoli. «Quando abbiamo cominciato la procedura per costruire questo centro, abbiamo attivato lo sportello unico e a Mascalucia non sapevano neanche cos’era. Ignari della prassi da seguire, il consiglio comunale si era automaticamente dotato di un potere che non aveva, mentre invece, doveva soltanto ratificare. Alla fine non è stato necessario rivolgersi a nessun legale. Abbiamo pagato 4 milioni di euro per oneri di urbanizzazione e 500 mila euro per finanziare un’opera da realizzarsi nel comune. Certo, non abbiamo avuto
una sola “lira” di contributi pubblici.»

Tutti si lamentano che il Catania arrivi alla salvezza sempre all’ultimo, ma secondo lei la città è pronta per una squadra che raggiunga i massimi livelli?

«Se la città è pronta non mi interessa, io vado avanti comunque. Il discorso è un altro: 6 squadre vanno in Europa: Inter, Milan, Juve, Roma, Lazio e Fiorentina. Il Catania ha ricavi per 30 milioni, loro per 270 circa e questo perché le tv a pagamento destinano le risorse economiche a squadre come l’Inter, con milioni di tifosi in tutto il mondo. Poi ci sono i ricavi dello stadio, il nostro è troppo piccolo per competere con San Siro. Le squadre investono l’80% dei loro ricavi in calciatori, a queste condizioni, noi non potremo mai competere, è un calcolo matematico, noi spediamo 20 milioni, loro 250 milioni. Però, lo sport non è solo analisi di numeri e allora abbiamo adottato un’altra strategia: la formazione dei giocatori. Torre del Grifo nasce con questo obiettivo. Questa è la strada del Barcellona, la squadra migliore del mondo,14 giocatori della loro rosa vengono dal vivaio».

Si è riappacificato con Acireale?

«Non ho mai litigato con Acireale, credo di essere stato quello che ha dato di più a quella squadra». Gli acesi si sono sentiti abbandonati «Non hanno capito. Era una cosa che desideravo da sempre, non ho cambiato Acireale con Giarre. Io sono nato a Catania era la squadra della mia città che io volevo da sempre.Nessun tradimento».

Di tutti i settori di cui si occupa, quale si è rivelato più problematico?

«Quella più difficile: la compagnia aerea, che dipende da tantissimi fattori. Ci si deve meravigliare quando un aereo arriva puntuale. Ricordi, che l’ultima a voler fare ritardo è la compagnia, perché gli costa, su 10 volte, 9 non è per responsabilità della compagnia.»

Mi faccia un esempio

«Basta che da Catania il primo volo in uscita mi ritardi un quarto d’ora perché non c’è il push back che spinge l’aereo. La mattina a Fiumicino arrivano contemporaneamente gli aerei provenienti da tutta l’Italia, se a Fontanarossa ritarda quello che spinge il vettore, a Fiumicino ti mettono in fila 20 minuti per atterrare ed in totale, io perderò tre quarti d’ora, che non potrò mai recuperare e ricadranno sui successivi voli.»
Una leggenda, che la windjet sia la più ritardataria?

«Adesso sì. Oggi abbiamo 13 velivoli, nel passato 1, se in questo momento mi si ferma un aereo io ne ho altri 12 su cui contare e distribuire il ritardo. Invece, con un solo aereo a terra, avevo il 100% della flotta fuori uso. I ritardi del passato sono partiti da qui ed erano veramente impressionanti.»

C’è ostruzionismo, voglio dire, si da la priorità alle compagnie tradizionali?

«Per certi versi è vero, ma se parliamo di ritardi non voglio fare la vittima, in passato la responsabilità era nostra che non avevamo una flotta di riserva. Ma come vuoi avviare una compagnia aerea, se non parti dal basso?»

Grande Distribuzione, alberghi di lusso, una squadra di calcio, compagnia aerea, c’è un altro settore che le interessa?

«No, però non mi precludo niente».

Come vanno gli alberghi?

«A Taormina bene».

Puntualizza?

«Sì certo, a Catania è difficile. Se siamo soddisfatti che in città arrivino i croceristi allora non abbiamo capito nulla. In cosa spendono? Un gelato e un souvenir e alla fine sporcano pure. Nessuna riserva per questo tipo di turismo, ma voglio solo dire, che al crocerista non interessa niente che non sia già sulla nave. Ogni tanto fanno l’escursione, scendono armati di capellino e infradito… e questo può essere il nostro turismo?»

Su cosa dobbiamo puntare allora?

«Sui centri congresso, dove si stravolgerebbe il settore turismo. Penso ad una struttura da 10.000 posti». Qualcosa del genere potrebbe nascere alla Playa. «Bene! Mi auguro che lo facciamo al più presto». Però ci sono problemi.

Pensa di poter fare una specie di evento stile motorshow a Catania?

«Penso a tutto. Le grandi multinazionali a convegno, in Sicilia abbiamo tutto: clima, mare e montagna. Una multinazionale che organizza convegni a Catania riempie gli alberghi della città per due-tre giorni e pure i posti a sedere dei ristoranti. Si è puntato sul campo da golf, ma non è per tutti, è per la nicchia.»

Le piace lo stadio di Catania?

«No, lei lo sa che nei servizi igienici delle curve non ci sono le porte? Per scelta, mica perché le hanno rubate. Come si fa ad andare in bagno?»

Per scelta di chi, non ci sono le porte?

«Dell’allora autorità competente che decise dopo i fatti del febbraio 2007 (derby Catania-Palermo NdR), che per poter riaprire lo stadio era necessario rimuovere le porte che potevano essere utilizzate come ariete contro i poliziotti. Ma è illogico, e sa perché? Perché da due anni i poliziotti in campo non ci sono più, e della sicurezza si occupa la società, che da quando gestisce non ha avuto più problemi di sicurezza – senza nulla togliere alla polizia, che ha lavorato anche in condizioni disumane – però bisogna capire che se tratti le persone come animali non potrai ricevere in cambio un comportamento civile. Si paga il biglietto per entrare».

Così non si avvicinano le famiglie allo sport. E lei dove lo immagina lo stadio?

«Fuori dalla città, con i parcheggi. Con la possibilità di raggiungere lo stadio senza fare tre ore di fila, e senza arrivare allo stadio che sono già un pazzo.» A Messina, hanno costruito subito lo stadio «Sì, ma anche quella è un’opera a metà. Oggi uno stadio senza copertura che senso ha?».

Il tifo quando cambierà?

«Quando cambieranno gli stadi. Dopo il centro sportivo alla fine sarà la società a costruire lo stadio. Però un’opera del genere ha bisogno di servizi, di strade, e questo, non possiamo mica farlo noi».

Che tempi si è prefissato per agire?

Torre del Grifo è nato in 18 mesi. Lo stadio potremmo costruirlo in 12, a parte i tempi burocratici».

Lo sa che alla fine sarete voi a farlo?

«Certo, il problema è dare la possibilità a chi vuole fare investimenti di poterli realizzare. Se l’aeroporto fosse stato privato, a quest’ora la pista era già realtà. Per allungarla, la soluzione c’è, basta interrare la ferrovia di Bicocca. Un progetto c’è già e i costi sono già noti».

È una questione di soldi?

«No, è che non sanno come dividersi il merito dell’opera».

 

 

 

 

 

 

 

 

Marino

 

Risultati immagini per catania calcio 2005 06

2° POSTO

2005-06

Sabato; Polito; Marchese; Anastasi; Russo; Del Core; Brevi; Dall'Acqua; Lucenti; 

 

CATANIA - "E' indubbiamente una promozione meritata al termine di un campionato difficile con società importanti che ci hanno dato filo da torcere sino all'ultimo. Questi ragazzi con i nostri mezzi ci sono riusciti". Antonino Pulvirenti, presidente del Catania, festeggia la promozione in serie A del club siciliano atteso ben 23 anni. "Erano troppi - aggiunge il numero uno del club etneo -, bisognava rompere questo digiuno, sono emozionato. Festeggio con i ragazzi, con i tifosi, con molto entusiasmo. Ci tenevamo tutti a conquistare questa serie A: ringrazio i tifosi, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, il tecnico Marino e la squadra. Abbiamo coquistato la serie A - chiude Pulvirenti guardando al futuro - ora vediamo cosa succederà...".

 

 

Un sogno lungo 23 anni. Il Catania torna in serie A e la festa degli etnei è un... vulcano in piena eruzione. Correva l'anno 1983 quando la squadra siciliana faceva la sua ultima presenza nel massimo campionato: dopo gli spareggi, con la carovana dei quarantamila tifosi a colorare di rossazzurro l'Olimpico di Roma nella "finale" con la Cremonese.

Poi il pronto ritorno in B, che riapriva l'era dei saliscendi tra i cadetti e la C1. Adesso è solo storia vecchia: il Catania torna nel calcio di prima serie con l'intento di restare il più a lungo possibile. Il campionato di serie B, vinto meritatamente dall'Atalanta, ha visto il Catania sempre in lotta per le prime posizioni. I bergamaschi di Colantuono hanno poi messo la parole fine al sogno degli etnei di vincere il torneo cadetto e da qui la lotta, splendida, per il secondo posto finale (vale la promozione diretta) tra il Catania ed un brillante Torino.

La forza dei siciliani ha il nome, su tutti, di Gionatha Spinesi. Ventitrè reti per l'ex centravanti di Arezzo e Bari, quattro rigori, ed una sicurezza a piene mani per il reparto offensivo dei rossazzurri, perla preziosa di un tridente sempre decisivo. Brillante stagione di Mascara, De Zerbi senza dimenticare i veterani Baiocco, Biso e Sottil.

E' la vittoria anche per la dirigenza Pulvirenti. Nel 2004 c'è stato infatti il passaggio di proprietà dalla famiglia Gaucci all'imprenditore catanese che ha sempre creduto in progetti ambiziosi ed ecco qui la prima splendida realtà. Il Catania chiude il campionato di serie B, come detto, al secondo posto, con 78 punti, frutto di 22 vittorie, 12 pareggi e 8 sconfitte.

Catania che conclude la stagione con il miglior attacco: ben 67 reti per gli etnei, a fronte però delle 42 subite. Adesso il Catania si affaccia nuovamente nel calcio di massima serie. La volata finale premia i rossazzurri di Marino e la prima ..."cartolina" arriva da Palermo e dal Palermo. C'è attesa per lo storico derby siciliano, lontano tanti anni dalla serie A. Tornerà presto nel calendario della massima categoria con la speranza di vedere (sempre) solo due belle partite di calcio e con una leale e sportiva rivalità che ha sempre contraddistinto la sfida a distanza tra i due più importanti club siciliani.

28/05/2006

 

 

 

 

 

 

 

Marino

 

13° POSTO

2006-07

Biso; Spadavecchia; Cesar; Minelli; Izco; Rossini; Corona; Morimoto; Del Core; Millesi; Falsini;

La stagione 2006-2007 inizia nel migliore dei modi: il Catania vince molte partite e riesce a chiudere il girone di andata con 29 punti, al quarto posto. Alla terza giornata di ritorno, il 2 febbraio, il Catania affronta il Palermo e, alla fine della partita, all’esterno dello stadio iniziano degli scontri tra alcune persone a volto coperto e la polizia, che causano la morte di un ispettore di polizia, Filippo Raciti.

 A seguito di tali scontri, dopo una breve sospensione del campionato, il Calcio Catania viene punito con l’obbligo di giocare le partite casalinghe a porte chiuse ed in campo neutro. Inizia un periodo nero per la squadra che la porta, all’ultima giornata, ad avere totalizzato solo 9 punti in tutto il girone di ritorno.

L’ultima giornata, il 27 maggio sul campo neutro di Bologna, il Catania affronta il Chievo in uno scontro diretto e, vincendo per 2-0, condanna i clivensi alla retrocessione in serie B (le reti sono siglate da Fausto Rossini e Mauro Minelli) e conquista la salvezza, a 42 anni di distanza dall’ultima. Al termine della stagione il tecnico Marino lascia la panchina del Catania per andare ad allenare l’Udinese: prende il suo posto Silvio Baldini.

https://www.tuttocalciocatania.com/2014/11/storia-calcio-catania/

 

 

 

la bellissima atmosfera allo stadio mezz'ora prima dell'incontro.

 

 

 

 

 

 

 

Baldini

 

Zenga

 

 

 

 

17° POSTO

2007-08

Silvestri; Edusei; Colucci; Bizzarri; Ioime; Grossi; Alvarez; Silvestre; Gazzola; Nardini; Sabato; Biagianti; Llama; Morimoto; Babù; Pià;

 

Nella stagione 2007-08, il girone d’andata si svolge discretamente bene per i rossazzurri, che chiudono all’undicesimo posto con 22 punti, +6 dalla zona retrocessione; contemporaneamente, eliminando Milan ed Udinese, il Catania conquista la sua prima semifinale di Coppa Italia. Tuttavia, nel girone di ritorno, la squadra subisce un forte calo di rendimento, con una serie di sconfitte in trasferta e la difficoltà a fare punti anche nelle gare casalinghe. L’1 aprile, dopo la sconfitta in casa con il Torino, diretta concorrente per la salvezza, Baldini lascia la panchina catanese, d’accordo con la dirigenza; a prendere il suo posto è Walter Zenga che esordisce nel migliore dei modi con un secco 3-0 contro il Napoli. Si salva all’ultima giornata pareggiando in casa contro la Roma, nel doppio confronto a distanza scudetto-retrocessione Parma-Inter con lo scudetto vinto da questi ultimi e la retrocessione dei parmigiani.

https://www.tuttocalciocatania.com/2014/11/storia-calcio-catania/

 

 

 

 

«Il Russo-azzurro è un libro carico di rabbia e rappresenta il mio punto di vista sul Catania di oggi e sui suoi possibili scenari futuri. Il lavoro prosegue sulla falsariga di Tutto il Catania minuto per minuto, il libro mastro sulla storia calcistica del club dell’elefante, di cui il Russo-azzurro mantiene l’impostazione generale di testo, fotografie, tabellini e classifica. Non volevo buttar giù qualcosa sull’argomento “calcio” in modo fine a se stesso, giacchè al tema “pallone” riconosco un forte elemento d’identificazione territoriale e aggregazione sociale. Di più, dedicandomi a questo genere di ricerche studio in modo approfondito tutto ciò che ruota attorno alla sfera di cuoio a spicchi colorati. Mi piace analizzare il calcio come grande fenomeno sociologico e osservare come si comportano i miei concittadini ora dopo conquiste e successi memorabili, ora a fronte di sonore batoste sportive e giudiziarie. Occuparmi di pallone dimostra pertanto il mio amore per la città di Catania, per le sue piazze, le sue fontane e la sua storia tutta.

Oggi, però voler bene a Catania significa per me prendere le distanze in modo deciso dagli accadimenti calcistici degli ultimi anni. Non nego infatti che da un po’ di tempo risulta difficile riconoscermi nella società del Catania e nel suo attuale proprietario, Nino Pulvirenti. Ancor oggi la squadra appare ingolfata e non riesce ad essere fluida sul terreno di gioco, un aspetto che secondo me rispecchia profondamente i problemi societari. Quello che affronto in questo lavoro è un parallelismo letterario che secondo me ci sta tutto, perché il calcio non esclude ciò che vi ruota attorno che poi è la vita reale, con i suoi aspetti letterari, artistici, musicali e cinematografici. Dice bene, del resto, lo scrittore Piero Isgrò: “Catania è una città commediante, cinica e servile. Da tempo fa ‘cinema’ nel senso che inganna gli altri e se stessa.” Qualunque sia la situazione che affrontano, i catanesi sono molto teatrali nelle espressioni e negli atteggiamenti. Il Russo-azzurro parte proprio da questi spunti e perfino dalla frase che la gente ciclicamente ripete a mo’ di sfottò nelle vie del centro quando s’incontra per un caffè: “Ah beddu Catania ca hai.”»

 https://letteratitudinenews.wordpress.com/2016/10/24/il-russo-azzurro-di-alessandro-russo/

 se vuoi vedere il video della presentazione del libro, avvenuta il 31.10.2016, clicca sulla copertina

 

 

 

 

 

 

 

 

Zenga

 

 

 

 

15° POSTO

2008-09

Kosicky, Terlizzi, Sardo, Sabato, Alvarez, Dica, Llama,Izco,Antenucci,Spinesi, Colucci, Edusei, Sciacca, Morimoto, Millesi, Plasmati.

Il Catania si appresta a disputare nella stagione 2008-2009 la sua dodicesima stagione in serie A. viene riconfermato Walter Zenga. La società si fa notare molto nel mercato estivo poichè acquista, sfruttando la plusvalenza di Vargas, il mediano Ezequiel Carboni dal Red Bull Salzburg, l’interno destro Pablo Ledesma (che con il Boca Juniors ha vinto 1 campionato argentino, 2 Coppe Libertadores, 1 Coppa Sudamericana e 1 Coppa Intercontinentale) e il trequartista rumeno Nicolae Dica, nominato nel 2005/06 terzo miglior giocatore della Champions League dietro a giocatori del calibro di Kakà e Cristiano Ronaldo. Inoltre il Catania prende in prestito secco l’Under 21 Michele Paolucci, mentre dall’Argentina ritorna dal prestito Ezequiel Llama. Grazie a questi acquisti sudamericani il Catania diventa la squadra con più argentini in rosa (ben 7), scavalcando l’Inter, fermo a 6.

La nuova stagione inizia molto bene, arrivando addirittura a toccare il primo posto in classifica per qualche ora alla 7° giornata, con 14 punti. I risultati arrivano quasi sempre in casa, al Massimino, e non mancano risultati di prestigio, ad esempio nel derby siciliano contro il Palermo (2-0) e contro la Roma (3-2); rilevante anche la vittoria conquistata contro il Torino alla 12° giornata per 3-2, che rappresenta la centesima vittoria del Catania in Serie A. Fuori casa invece, continuano le difficoltà già intraviste la scorsa stagione, tanto che alla fine del girone d’andata il Catania riesce a collezionare solamente 3 punti in trasferta. Tuttavia grazie ai 22 punti raccolti in casa, il Catania al giro di boa si trova all’undicesimo posto a 25 punti, +10 dalla zona retrocessione. Nel mercato di gennaio si interviene nelle fasce difensive, considerate da tifosi ed opinionisti il punto debole dei rossoazzurri. Così vengono ceduti Sardo e Sabato e acquistati Ciro Capuano dal Palermo e Alessandro Potenza dal Genoa.

 

 

Nel girone di ritorno, dopo aver inizialmente attraversato il momento peggiore del campionato (2 punti in 6 partite tra gennaio e febbraio ed eliminazione in Coppa Italia ad opera della Juventus), il Catania si allontana definitivamente dalla zona retrocessione con due vittorie consecutive contro Reggina e Palermo, con quest’ultima che, conseguita al Barbera di Palermo con il risultato storico di 0-4, permise al Catania di ritrovare la vittoria in trasferta dopo 33 turni e stabilire il record di gol di scarto realizzati in una partita fuori casa. A questi numeri si aggiunge il capolavoro di Mascara, che con un pallonetto scagliato da centrocampo realizza uno dei gol più belli della stagione 2008/2009 ed entra di diritto nel ristretto novero di calciatori che sono riusciti in questo capolavoro balistico. La salvezza matematica arriva alla 35° giornata con tre turni d’anticipo, nonostante la sconfitta casalinga contro la Fiorentina. La domenica successiva, battendo il Napoli in casa, il Catania festeggia un altro record, quello dei punti conquistati in Serie A (43), superando il precedente recordi di 41 punti della stagione 2006-2007.

Al termine di questa gara il tecnico Walter Zenga annuncia l’addio alla società. Al suo posto viene ingaggiato Gianluca Atzori. La stagione è da ricordare anche per la convocazione in Nazionale di Giuseppe Mascara e Marco Biagianti. Il Ct Marcello Lippi li ha chiamati per l’amichevole contro la Nazionale nordirlandese del 6 giugno 2009. Mascara ha esordito dal primo minuto nel tridente con Rossi e Pazzini mettendo a segno un assist ed è uscito alla fine del primo tempo; Biagianti è rimasto in panchina. Da segnalare inoltre gli esordi dei giovani della primavera Vito Falconieri, Andrea D’Amico e soprattutto Fabio Sciacca, convocato successivamente dall’Italia Under-20 per i XVI Giochi del Mediterraneo.

https://www.tuttocalciocatania.com/2014/11/storia-calcio-catania/

 

 

Mascara: «Io e quella sana follia che mi fece segnare»

www.lasicilia.it 01/03/2019 - di Giovanni Finocchiaro

L'ex fantasista del Catania, oggi tecnico della Sancataldese: «Me lo hanno fatto ricordare i miei figli. Bello no?»

 

Dieci anni fa, Giuseppe Mascara segnava da centrocampo uno dei quattro gol con cui il Catania ha violato il Barbera di Palermo in un derby che onorava la Serie A e il calcio meridionale. E il protagonista di quello che è stato definito, non a torto, una delle reti più spettacolari della storia del calcio fa spallucce. Con la solita modestia, evitando le luci della ribalta.

Peppe, ti ricordi?

"Francamente avevo dimenticato che era il... giorno, me lo ha ricordato mio figlio Marcello che sui social ha letto commenti su commenti e ha rivisto il video".

Fu, Mascara, un momento importante per il Catania e per lei.

"Eravamo arrivati alla sfida con il Palermo non certo con i gradi della favorita. Giocammo una partita perfetta".

Il gol segnato con un tiro al volo da centrocampo: che cosa ricorda?

"Sono stato un incosciente, ma nel calcio un pizzico di sana follia può anche servire".

Ha calciato per fare gol?

"Sicuramente, anche se l'azione è stata talmente veloce da non aver visto la posizione del portiere. Ho calciato al buio. Oggi si dice "no look", ma è la stessa cosa".

Lei ha segnato gol storici e bellissimi: a San Siro dalla linea di fallo sorprese Julio Cesar, sempre contro l'Inter al Massimino il cucchiaio su rigore a Mourinho, anche a Udine, due settimane dopo il gol al Palermo, un altro tiro dalla lunga distanza.

"Qualcosa ho lasciato ai miei figli, che ogni tanto riguardano i video di quei gol. Sono contento perchè ogni tanto se ne parla, ma ormai è acqua passata. Quello di Palermo, comunque, resta il gol più bello della mia carriera".

Nessun festeggiamento, dunque.

"C'è poco da festeggiare, spero che tra qualche anno, il Catania possa affrontare il Palermo in A e possa vincere".

Oggi Mascara è un allenatore che ha vissuto esperienze nel Catania dei giovani, a Giarre e a San Cataldo.

"Mi aggiorno sempre, studio. La passione per il calcio resta sempre e comunque".

Cos'è il calcio, per lei, Mascara?

"Un'emozione che si deve rinnovare ogni giorno".

https://www.lasicilia.it/news/sport/226170/mascara-io-e-quella-sana-follia-che-mi-fece-segnare.html#.XHmb63ULM6g.facebook

 

 

 

 

 

 

 

Atzori

 

Mihailovic

 

 

 

 

13° POSTO

 

2009-10

Kosicky, Augustyn, Potenza, Bellusci, Marchese, Moretti, Nicastro, Pesce, Barrientos, Sciacca, Del Vecchio, Carboni, Plasmati; Terlizzi;

La stagione 2009-2010 comincia con tre amichevoli contro Beşiktaş (1-1), Ceahlăul Piatra Neamţ (6-1) e FC Utrecht (0-0). Durante la sessione estiva di mercato dall’Argentina arrivano il portiere della Nazionale Mariano Andujar, vincitore della Copa Libertadores 2009 con l’Estudiantes de La Plata; Nicolás Spolli, difensore del Newell’s Old Boys, e Pablo Barrientos, fantasista del San Lorenzo di proprietà del FK Mosca. Dal mercato italiano invece arrivano Giuseppe Bellusci dall’Ascoli, difensore di prospettiva; Błażej Augustyn, difensore polacco di proprietà del Legia Varsavia in prestito al Rimini; Gennaro Delvecchio, che dalla Sampdoria ritorna a Catania dopo 5 anni; il centrocampista Federico Moretti e il portiere Andrea Campagnolo, entrambi a parametro zero. Sul fronte cessioni sono da registrare gli addii a Davide Baiocco, Gionatha Spinesi, Cristian Silvestri, Lorenzo Stovini e Albano Bizzarri. Inoltre la società trova l’accordo con il Genoa per il rinnovo della comproprietà di Alessandro Potenza e riscatta interamente il cartellino di Ciro Capuano dal Palermo.

Il 2 agosto 2009 il Catania affronta in casa il Cagliari e la Fiorentina in Dahlia Cup, riuscendo a vincere il primo trofeo organizzato dall’emittente Dahlia TV. L’ultimo giorno di mercato, il Catania piazza gli ultimi due colpi, acquistando Simone Pesce dall’Ascoli e Giovanni Marchese dal Chievo. Nell’operazione Marchese, rientrerà al Chievo Gennaro Sardo, ceduto nuovamente in prestito con diritto di riscatto. Il campionato inizia però male, alla 15ª giornata il Catania ha raccolto solo 9 punti (1 vittoria, 6 pareggi, 8 sconfitte), trovandosi all’ultimo posto insieme al Siena; il tecnico Atzori viene così esonerato e al suo posto viene ingaggiato il serbo Siniša Mihajlović. Il 20 dicembre 2009, alla 17ª giornata del girone di andata, avviene il colpo clamoroso: il Catania, benché ultimo in classifica, vince a Torino contro la Juventus per 2-1, grazie ai gol di Martínez al 23° del primo tempo su rigore e Izco al 42° del secondo tempo. Non accadeva da più di 46 anni e cioè dal 7 aprile 1963 che il Catania vincesse in campionato sul terreno della Juventus. Nella sessione invernale di calciomercato la società, in piena zona retrocessione, acquista l’attaccante argentino Maxi López che metterà a segno ben 11 gol nel giro di pochi mesi. Con l’allenatore serbo in panchina il Catania cambia marcia, ottenendo 14 punti in 8 partite e riemergendo per la prima volta stagionale dalla zona retrocessione. Il Catania chiude il campionato al 13° posto con 45 punti, cifra che rappresenta il nuovo record di punti in Serie A dei siciliani, superando di due punti quello dell’anno precedente.

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MAXI LOPEZ

 

E infine c'è lui: l’uomo con i lunghi capelli che sembra la  figurina di un album di fiabe Manga, con la chioma bionda da bel cavaliere che svolazza al vento dopo la liberazione dal dragone cattivo: Maxi Lopez.

Grazie alla genialità di Lo Monaco, nei primi giorni di febbraio (sembra avercelo mandato Sant'Agata) questo “liberatore”è arrivato qui e ….  non abbiamo capito più niente! Abbiamo visto cose incredibili, giocate mai viste da queste parti e undici gol uno più bello dell’altro che hanno salvato il Catania dal baratro. Non sono sicuro che oggi avremmo festeggiato la salvezza se non fosse arrivato lui.

Maxi Lopez è nato per fare il centravanti. Quando i difensori avversari se lo vedono sbucare dentro le loro retrovie, come un fantasma dalla nebbia, è ormai troppo tardi. Quando alla fine lo vedono ben per intero, pronto a perforarli, non c’è più tempo per rimediare al danno: la gallina bionda sta già per colpire. E loro, portiere compreso, non hanno più scampo.

Osservatelo bene: vaga per il campo come una leonessa nella Savana africana mentre, affamata, cerca l’antilope malata per abbatterla. Possiede la grande dote di captare il difensore in difficoltà, quasi a sentirne i globuli sanguigni in affanno, il ritmo cardiaco accelerato dalla paura di sbagliare e corre come un felino su di lui per attaccarlo, per togliergli la palla e andare in rete. Si muove con un’eleganza e una plasticità che oggi è difficile vedere in giro. Non sa nemmeno lui perchè lo fa. Lo fa e basta.

E’ un animale da area di rigore nato, completo in tutti i sensi: elevazione, tecnica, agilità, proprietà acrobatiche, intuito, insaziabile fame da gol, opportunismo, visione di gioco, precisione e potenza nel tiro (destro e sinistro). Tutte doti che farebbero la gioia di ogni presidente Paperone.

Anche qui abbiamo avuto grandi attaccanti e di un certo valore, vedi Cantarutti, Oliveira, Prenna, Calvanese, Bonfanti. Ma con tutto il rispetto per loro, erano fatti su misura per gli obiettivi del Catania: salvezza dalla B o promozione in A. Qui siamo davanti a qualcuno che non abbiamo ancora capito perchè è qui.

Nell'ultima partita mi sono avvicinato vicino la bandierina per vederlo in azione e avvertivo la stessa sensazione che avevo da ragazzino: la voglia di veder giocare da vicino il campione che calpestava il Cibali, ma con la differenza che il campione che avevo davanti aveva la casacca rossazzurra. Stavolta era mio!

E poi vederlo sfondare la stessa rete sfondata da Manca una decina di anni fa, quando la squadra ricominciò la sua risalita, fa un certo effetto. Lopez è stato il valore aggiunto, il salto di qualità del Catania, è qualcosa che qui non eravamo abituati ad avere, a vedere, applaudire. Molti hanno detto “Ma che c’entra col Catania? Questo è un fuoriclasse, che ci sta a fare qui? Non è un giocatore per noi, ce lo possiamo permettere?” 

In effetti è sembrato un lusso, una meteora. Tuttavia, sarebbe ora di finirla di considerare il Catania come la squadretta che non può permettersi certe cose. Perché il Catania non potrebbe continuare ad essere il proprietario di Maxi Lopez? Perché il Cagliari ci riuscì con Gigi Riva, entrando nella storia con lo scudetto del 1970? Perché la Samp tricolore si tenne stretti Vialli e Mancini? Perchè Verona e Parma sì e noi no? Perché gli altri possono farlo e il Catania no? Cos’hanno di più?

Se è arrivato davvero il momento di pensare in grande, far rimanere Maxi significa mettere realmente in atto quelle ambizioni europee dichiarate da Nino Pulvirenti. Intanto il diretto interessato si domanda perché tutto il clamore per la paura di perderlo che si è creato attorno a lui. Ogni volta che la stampa strimpella le sue imminenti partenze verso altri lidi, la Gallina bionda smentisce puntualmente tutti dichiarando che vuole rimanere qui, che è innamorato di Catania, del sole, del mare, del pesce, della gente. Proprio come fece Gigi Riva quando decise di rimanere in Sardegna), fa capire che non ne fa una questione di soldi e ribadisce di essere già pronto per il nuovo anno in rossazzurro promettendo faville.  

Prenna si innamorò del porto di Ognina e ci rimase tutta la vita.  Come per altri giocatori del passato, sta accadendo la stessa cosa con questi altri; già Baiocco, Sottil, Spinesi sono rimasti qui. Signori, non vogliono più andarsene! E la colpa è un un po' della Società: quando cercano una sistemazione per un nuovo arrivato lo spediscono in una casa in Riviera, Acicastello, Acitrezza, Scogliera, ecc. Come si fa, poi, a farlo andare via?

Anche Maxi se n'è accorto e sa pure che qui è diventato uno Zar e la bellissima moglie Wanda una regina, accolta in quella piccola comunità pallonara-argentina che ha fatto base ai piedi dell’Etna e che li fa sentire come in patria. Anche loro vogliono rimanere a Catania a vita.

Forse questi ragazzi sono l’esempio vivente che nella vita i soldi non sono tutto e che esistono altre soddisfazioni che meritano di essere colte. Forse hanno capito che vivere a Catania (per certi versi) è una di queste.

Mimmo Rapisarda

 

 

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Catania Calcio v ACF Fiorentina - Serie A : Foto di attualità

 

"Durante la mia carriera ho giocato con tantissimi Campioni tra River Plate, Gremio, Barcellona, Milan. Fenomeni come Ortega Cambiasso, Aimar, Messi, Rivaldo, Xavi, Iniesta, Ibra...gente che con la palla, fidatevi, faceva quello che voleva.

Ma ancora non avevo conosciuto uno che a mio avviso, tecnicamente, era un vero e proprio Fenomeno.

Peppe Mascara era davvero unico. Sul piano del palleggio e del tocco di palla non aveva da invidiare niente a nessuno.

A Catania, in allenamento facevamo delle scommesse da bambini, a chi da centrocampo circa, riusciva a prendere più volte la traversa su dieci tiri.

Scommettevano di tutto...arancini, cannoli, cene di pesce...be' perdevo sempre, non ho vinto una sola volta. Ricordo che un pomeriggio dopo l'allenamento fece 9 su 10 e l'ultimo tiro passò a un soffio dalla traversa. Impressionante.

Penso che Peppe avrebbe potuto fare una carriera sicuramente superiore. Ma a lui poco interessava.

Lui amava davvero questo sport e poi era uno che ti faceva ridere sempre, anche nei momenti difficili...con quella faccia come facevi a non ridere!?."

Maxi Lopez

 

 

 

 

 

 

 

Giampaolo

 

 

Simeone

 

13° POSTO

 

2010-11

Kosicky, Augustyn, Campagnolo; Pesce; Martinho; Potenza, Bellusci, Ricchiuti; Barrientos,  Ricchiuti, Ledesma; Llama; Bergessio; Terlizzi; Marchese

La stagione 2010/2011 inizia con Marco Giampaolo come allenatore, che firma un contratto biennale insieme al suo staff composto dal secondo Fabio Micarelli, il preparatore atletico professor Roberto Peressutti, il preparatore dei portieri Emilio Tuccella ed il collaboratore tecnico Lorenzo Rubinacci. La rosa si contraddistingue per l’alto numero di argentini, ben 12. La squadra termina il girone d’andata a 21 punti, +3 dalla zona retrocessione. Il 19 gennaio 2011 il Catania e Giampaolo risolvono il rapporto contrattuale e contestualmente viene nominato Diego Simeone quale nuovo allenatore della squadra etnea.

Nello stesso giorno gli etnei svolgono il loro primo allenamento nel nuovo centro sportivo della società situato a Torre del Grifo, inaugurato il 18 maggio. Durante la sessione invernale di calciomercato vengono ceduti Pablo Barrientos, Gennaro Delvecchio, Mirko Antenucci e soprattutto Giuseppe Mascara, capitano nonché calciatore che con la maglia del Catania ha realizzato più gol in partite di campionato (58) e in Serie A (31). Vengono altesì acquistati Francesco Lodi dal Frosinone, Ezequiel Schelotto dall’Atalanta e Gonzalo Bergessio dal Saint-Étienne.

L’esordio di Simeone non è dei migliori: i rossazzurri ottengono solo un punto nelle prime quattro partite. La prima vittoria del nuovo tecnico arriva alla quinta, nel match casalingo con il Lecce, con gol di Matías Silvestre e doppietta su punizione di Francesco Lodi, che capovolge il risultato. In 8 partite, il Catania conquista 11 punti (importante il successo nel derby di Sicilia al Massimino contro il Palermo, conclusosi con un secco 4-0, e il pareggio in extratime con la Juventus (2-2). Dopo la vittoria sul Cagliari per 2-0, il Catania conquista la salvezza l’8 maggio, ottenendo la prima affermazione stagionale in trasferta sul campo del Brescia, che retrocede in Serie B. Il 15 maggio, alla penultima giornata, con la vittoria all’ultimo minuto contro la Roma il Catania raggiunge l’undicesimo posto a quota 46 punti, stabilendo il suo nuovo record di punti in Serie A battendo quello di Siniša Mihajlović (45) della stagione precedente e quello di Walter Zenga (43) di due stagioni fa. Il campionato si conclude con la sconfitta contro l’Inter per 3-1 allo stadio San Siro. Al termine della stagione Simeone rescinde consensualmente il contratto ed il Catania lo sostituisce con Vincenzo Montella, il cui arrivo viene ufficializzato il 9 giugno 2011 firmando un accordo di durata biennale.

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Catania-Lecce, la sfida amarcord raccontata da Alessandro Russo

Il medico e scrittore catanese racconta a Leccenews24 alcune partite tra la compagine etnea e quella salentina che hanno fatto storia nelle sfide tra rossazzurri e giallorossi.

 

Lecce. Buongiorno, i miei rispetti agli amici giallorossi.

Sabato tredici febbraio alle venti e trenta, ventiduesima giornata del girone C del campionato italico di Lega Pro, al ‘Massimino’si giocherà Catania-Lecce. Trame confuse, nessun filtro a centrocampo e scarso mordente, e poi lanci lunghi, pochi fraseggi e nessun tiro in porta. Ecco i legionari del glorioso drappello etneo nato un sacco di tempo fa: per molti nel quarantasei per altri nientemeno che nel ventinove.

Nondimeno, oggi dì, codesti ragazzotti mostrano inquietanti cali di tensione e subiscono senza reagire. Zero triangolazioni e gioco alla ‘viva il parroco’, per di più senza un capitano a dettar i tempi. A dirla tutta, un condottiero non sta seduto in panca e manco nella stanza dei bottoni. Ordunque, alle pendici della Muntagna, i calciatori dicono d’esser senza testa e si muovono al rallentatore; di contro Pippo Pancaro, calabrese dalla zucca dura, ripete frasi fatte. Breve, da queste parti l’obiettivo è la salvezza non già della squadra ma dell’intera combriccola matricola 11700. Vi sto dicendo tutte queste cose perché giurai che non avrei parlato qui del patron e dei guai del club di pallone a cui son legato da bambino, da quando l’ammiravo a bordo campo accanto ad Angelo Massimino, mio nonno. Pur tuttavia, resto ottimista e siccome agli dei del calcio ci credo davvero, so che sabato sera i rossazzurri faranno una gran partita e magari vinceranno per uno o due a zero.

Propriamente cinque anni fa, in serie A,domenica tredici febbraio duemilaundici, rammento lo stopper Silvestre scardinare il bunker pugliese, deviando in rete un servizio di Llama. Epperò, i salentini mettevano i puntini sulle ‘i’ dapprima con Jeda e poi con Munari. Dieci i minuti che ci separavano dal triplice fischio, pesante l’aria che si respiravasugli spalti affacciati al rettangolo verde di piazza  Spedini. A un certo punto s’involò in area il Papu Gomez prima d’esser poi abbattuto ma la giacchetta nera col fischietto in bocca disse che non era rigore. Una superba pennellata di Francesco Lodi su calcio di punizione santificò il 2-2. Passati ancora cinque minuti, rivedo il fotogramma di Maxi Lopez che sacrifica le ultime energie in un pressing disperato. Il direttore di gara abboccò e vide un fallo dal limite. Quel pomeriggio il piede sinistro del numero dieci rossazzurro era fatato e il pallone lo spedì ancora una volta alle spalle di Rosati. Vennero fuori tre punti vitali e lo stadio si tramutò in una sarabanda festosa, che pareva di nuovo la festa di Sant’Agata.

 Un’altra volta che il Lecce scese giù era ancora febbraio ma l’anno era il duemilatre e si era tra i cadetti. Quella domenica girovagava per il campo Lulù Oliveira,un brasiliano con passaporto belga. Questi parlava bene il dialetto catanese e somigliava a un personaggio mitologico; indossava calzari dorati d’omeriana memoria e segnava da tutte le posizioni. Ci pensò lui a griffare il vantaggio del Liotro, prima che i compagni rimanessero con uno in meno, per l’espulsione di Vito Grieco. Quando, poi, igiallorossi beneficiarono d’un tiro dagli undici metri accaddero due prodigi. Uno lo realizzò il portiere Castellazzi volando a ribattere il penalty, l’altro lo fece l’ala destra Fini che raddoppiò con un corner velenoso. Infine il signor Bruno Cirillo, un difensore di Castellamare di Stabia, accorciò le distanze.

 Prima di chiuderla qua, m’impone la legge dello sport di commemorare due en-plein pugliesi in terra catanese. Lo faccio senza storcere il naso e parto da un pomeriggio di quasi settantacinque anni orsono, settima giornata d’un campionato di C.

 È domenica sette dicembre del quarantuno e son convinti gli etnei di far un boccone dei salentini, tanto più che questi si presentano al Cibali con dieci soli atleti. Ci pensa la bandiera Bettini a far harakiri al settantesimo, beffando il portierino Caruso. Si dispera in panchina mister Geza Kertèsz che tre anni dopo sarà fucilato nella sua Budapest per aver salvato da morte certa decine d’ebrei. Quando l’amministrazione comunale lo vorrà, una via della città dell’Etna porterà il suo nome.

 Nell’ultimo confronto al ‘Massimino’ la barchetta rossazzura condotta dall’Aeroplanino Montella sta solcando i mari della A ma è sazia e priva di carburante. Il calendario appeso al muro nello stanzone degli spogliatoi segna la data di mercoledì undici aprile duemiladodici. L’elefante va in vantaggio con Bergessio ma,in zona Cesarini, Corvia e  Di Michele regalano i tre punti ai lupi che d’altronde ne hanpiù bisogno.

 

http://www.leccenews24.it/sport/calcio/catania-lecce-la-sfida-amarcord-raccontata-da-alessandro-russo.htm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Montella

 

11° POSTO

 

2011-12

Kosicky, Augustyn, Campagnolo; Capuano; Bellusci; Wellington; Ricchiuti; Paglialunga; Seymour; Llama; Biagianti; Lanzafame; Suazo; Ebagua

L’ex allenatore della Roma è protagonista di una stagione molto positiva. Il primo momento particolarmente significativo è rappresentato dalla trasferta di Lecce: il 26 novembre 2011ottiene il primo successo esterno in coincidenza con la partita n.500 in Serie A e Barrientos realizza il primo gol italiano.

Nella sessione invernale del calciomercato i rossoazzurri prelevano quattro giocatori in prestito. Si tratta del portiere Juan Pablo Carrizo (Lazio), del terzino Marco Motta (Juventus), del centrocampista cileno Felipe Seymour (Genoa) e l’attaccante italo-nigeriano Osariemen Ebagua (Torino). Il Catania acquista inoltre a titolo definitivo l’esterno sinistro brasiliano Wellington Teixeira Dos Montes, proveniente dall’Uberaba. Il 28 aprile 2012 la formazione etnea non va oltre l’1-1 nel derby di Palermo, risultato che le consente di battere ancora una volta il record di punti in Serie A. Dopo un campionato che ha visto il Catania a lungo a ridosso della zona Europa, il calo di rendimento porta nel finale di stagione a chiudere all’undicesimo posto con 48 punti complessivamente ottenuti.

Dopo 8 anni si dimette l’amministratore delegato del Catania Pietro Lo Monaco, sostituito da Sergio Gasparin, e la società ingaggia un nuovo direttore sportivo: Nicola Salerno. Vincenzo Montella lascia la panchina rossoazzurra, al suo posto Rolando Maran, che ha sfiorato con il Varese la promozione in Serie A.

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Maran

8° POSTO

2012-13

Frison, Izco, Cani, Potenza, Capuano, Ricchiuti, Bellusci, Sciacca, Augustyn, Rolin, Biagianti, Keko, Doukara, Salifu

 

All’esordio il Catania di Maran ottiene un importante punto in trasferta contro la Roma e una vittoria contro il Genoa per 3-2. Il 4 novembre 2012 arriva il successo più rotondo della stagione, un sonoro 4-0 contro la Lazio. Il 9 dicembre, invece, il Catania vince la sua prima trasferta stagionale contro il Siena per 1-3. In Coppa Italia la formazione dell’Elefante non va oltre i Quarti di finale ma nel girone di ritorno in campionato resta a lungo in lizza per un posto in Europa League. La stagione di conclude mettendo ko di misura il Pescara e pareggiando 2-2 fuori casa con il Torino: è il risultato della conquista di un nuovo record di punti in Serie A, fissato a quota 56. Il Catania conclude il campionato all’ottavo posto, uguagliando il risultato dei campionati 1960-61 e 1964-65, e con 12 vittorie casalinghe ottiene il miglior risultato di sempre in Serie A.

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Gasparin andò via per lasciare il posto alla "risorsa" che avrebbe dovuto portarci in Europa, ma riuscì solo a portarci in serie B.

 

 

 

Maran

De Canio

Maran

Pellegrino

16° POSTO

2013-14

Frison; Capuano, Tachatsidis, Almiron; Plasil; Legrottaglie, Gyomber, Castro, Guarente, Alvarez, Freire, Leto, Boateng, Pektovic, Galbaceta, Monzon, Maxi Lopez;

 

Nel 2013-2014 la formazione etnea ha disputato un campionato di bassa classifica. Rolando Maran esonerato a Cagliari, poi rimpiazzato da Luigi De Canio, successivamente richiamato e riallontanato a beneficio dell’ex rossoazzurro Maurizio Pellegrino. L’11 maggio, malgrado la vittoria per 2-1 a Bologna ed i chiari segnali di ripresa evidenziati alla guida del nuovo tecnico, la squadra dell’Elefante è retrocessa in Serie B con un turno d’anticipo chiudendo il campionato davanti a Bologna e Livorno: in totale 32 i punti conquistati dagli etnei, frutto di otto vittorie, altrettanti pareggi e 22 sconfitte con 34 gol all’attivo e 66 al passivo.

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Il Catania e soprattutto i tifosi vogliono ripartire dopo la retrocessione in cadetteria, la campagna #ripartiAmo del Catania dà i suoi frutti: sono più di 10.000 gli abbonamenti sottoscritti per seguire le gare interne allo stadio Angelo Massimino. Numeri da primato nel contesto della Serie B.

Oltre alla cessione di Izco, bandiera rossoazzurra, da registrare in particolare le partenze di Gonzalo Bergessio, Francesco Lodi al Parma in prestito con diritto di riscatto, Pablo Barrientos al San Lorenzo, Mariano Andujar al Napoli, Pablo Álvarez al Rosario Central. Al Leeds vengono ceduti Giuseppe Bellusci in in prestito con diritto di riscatto, Mirco Antenucci e Souleymane Doukara. Federico Moretti va al Vicenza ritrovando il suo vecchio compagno Fabio Sciacca e Nicola Legrottaglie chiude la carriera nel Catania dopo 3 stagioni in maglia rosso-azzurra collezionando 80 presenze e 8 goal.

 

 

 

 

 

 

 

Pellegrino

Sannino

Pellegrino

Marcolin

RETROCESSO PER ILLECITO

2014-15

Terracciano, Anania, Ficara, Sauro, Craphek, Gyomber, Leto, Garufi, Calello, Cani, Parisi, Odjer, Piermarteri, Escalante, Spolli, Peruzzi, Rolin, Frison, Almiron, Monzon

In entrata grandi nomi per la Serie B l’ex Napoli Emanuele Calaiò autore di 18 goal in campionato ed Alessandro Rosina entrambi provenienti dal Siena. Dal Basilea arriva il centrale argentino Gastón Sauro, ritornano al Catania Raphael Martinho e Edgar Çani. Dal Boca Juniors arriva Gonzalo Escalante e dal Rangers de Talca Gonzalo Piermarteri. Raphael Martinho non è l’unico brasiliano infatti c’è anche Marcelinho ex (Atlético Madrid e Flamengo) in arrivo dallo Skoda Xanthi. Altri giocatori in arrivo sono: Michal Chrapek dallo Wisla Cracovia; il portiere Luca Anania proveniente dal Livorno, Adrián Calello dal Chievo, Moses Odjer aggregato alla Primavera debutta in prima squadra il 29 novembre 2014, nella partita contro contro la Ternana giocando 71 minuti dopo aver sostituito Alexis Rolin.

Le agenzie di scommesse pronosticano il Catania come la squadra super favorita per vincere il campionato cadetto, i fatti invece si rivelarono ben presto molto diversi, anche a causa dei numerosi infortuni e cambi di allenatore. Si parte da Maurizio Pellegrino, allontanato dalla panchina nel giro di poco tempo. Al suo posto Giuseppe Sannino, poi dimessosi dopo la brutta sconfitta di Livorno, il ritorno di Maurizio Pellegrino e la chiamata di Dario Marcolin, che torna ai piedi dell’Etna dopo l’esperienza da vice vissuta ai tempi di Mihajlovic. Catania nettamente più italiano nel mercato cosiddetto di riparazione, vera e propria rivoluzione nell’organico con Daniele Delli Carri Direttore Sportivo. La squadra, però, continua a stentare fino alla fine, conquistando la sicura permanenza in B soltanto all’ultima giornata pareggiando a reti inviolate contro il già promosso Carpi.

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I treni del gol, caso Catania

Il 23 giugno 2015 esplode una nuova bufera che travolge la società etnea, accusata di aver truccato e comprato alcune partite del campionato cadetto appena concluso, al fine di evitare la retrocessione in Lega Pro della squadra rossoazzurra. L’inchiesta, denominata I treni del gol, coordinata dalla Procura di Catania, porta all’arresto di sette dirigenti fra cui quelli del presidente Antonino Pulvirenti, dell’ad e procuratore sportivo Pablo Cosentino, dell’ex direttore sportivo Daniele Delli Carri, oltre a due procuratori e due gestori di scommesse online, destinati agli arresti domiciliari. L’accusa che viene contestata è di frode sportiva e truffa.

Il 20 agosto 2015 il Tribunale Nazionale della FIGC stabilisce la retrocessione in Lega Pro con una robusta penalizzazione e una multa di 150.000 euro più i 300.000 ad Antonino Pulvirenti con 5 anni di squalifica e i 50.000 a Pablo Cosentino, squalificato per 4 anni. Si riparte con non pochi dubbi ed incertezze, una rosa nuovamente rivoluzionata ed adeguata alla Lega Pro e Giuseppe Pancaro in panchina.

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Pancaro

 

Moriero

 

Risultati immagini per catania calcio 2015 16  calil

SALVO ALL'ULTIMA GIORNATA

 

2015-16

Bastianoni, Ferrario, Parisi, Ramos, Ficara, De Rossi, Bastrini, Musacci, Russo, Scarsella, Rossetti, Barisic, Plasmati, Calderini, Lupoli, Gulin, Pessina, Bombagi, Logofatu, Di Grazia.

 

 

 

In chiave mercato, dalla Salernitana arrivano il centrocampista Ivan Castiglia, il giovane portiere Luca Liverani, l’unico straniero Caetano Calil e l’ex Napoli Andrea Russotto. Da Lanciano arrivano i difensori Stefano Ferrario e Leonardo Nunzella. Dal Novara provengono i difensori Desiderio Garufo, Alessandro Bastrini e Dario Bergamelli. Poi da registrare il ritorno del portiere Giuseppe Ficara e di Gianvito Plasmati. Dall’Ancona arriva Loris Bacchetti, dal Catanzaro Elio Calderini, dall’Akragas Andrea De Rossi (cugino del romanista Daniele), dal Varese Luigi Falcone, dal Livorno il portiere Elia Bastianoni, dal Lumezzane il catanese Giuseppe Russo, dal Teramo Luca Lulli, il difensore Carlo Pelagatti dall’Ascoli, dalla Pro Vercelli Gianluca Musacci e poi i centrocampisti Fabio Scarsella dal Vigor Lamezia e Davide Agazzi dall’Atalanta.

 

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Rigoli

Petrone

Pulvirenti

 

ELIMINATO 1° TURNO PLAY-OFF

2016-17

Martinez, Sibilli, Tavares, Russotto, Longo, Di Stefano, Sessa, Anastasi, Fornito, Barisic, Bastrini, Manneh, Piscitella, Nava, Baldanzeddu, Paolucci, Calil, Bucolo, Gladestony, Di Cecco, Mbodij, De Rossi, De Santis, Matosevic

 

 

MASCALUCIA – Pietro Lo Monaco sarà nuovamente amministratore delegato e direttore generale del Calcio Catania. Per adesso è solo rientrato nel consiglio di amministrazione del club, in qualità di consigliere. Ma si tratta solo di una formalità prima dell’incarico definitivo. Questo pomeriggio, in una conferenza lunga due ore, ha incontrato la stampa. Aveva lasciato Torre del Grifo nel 2011, da dimissionario. Allora il Catania era in serie A. Adesso è in Lega Pro. Nuovamente a guida della dirigenza, rilancia il progetto serie A: da raggiungere in quattro anni. Ma chiede anche fondi a Finaria per riuscirci. Il suo arrivo non chiude alla possibile vendita-

 

 Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti in serie A. Ripartiamo. Sono passati quattro anni. Parlare di quello che sarà non penso si possa dimenticare. Stiamo ripartendo dalla Lega Pro e da una situazione non bellissima. Io ho passato anni importanti qua, li ho passati insieme alla gente di Catania. Abbiamo creato un modello. Un’azienda capace di farsi rispettare ovunque. Che ha fatto risultati importanti. Quando mi si diceva che parlavo di salvezza, e che lo scudetto del Catania sarebbe stato la salvezza, dopo un po’ di tempo qualcuno storceva il naso. Come la vorremmo avere ora, tutti quanti, la serie A. Era importante per l’azienda e per la città. Catania era una città di serie A.

 «In quattro anni in serie A»

Chiamatemi pazzo o sognatore, ma sono convinto che tra quattro anni riusciremo a fare quello che ci siamo proposti di fare. Impiegheremo quattro o cinque anni ma l’obiettivo è la serie A. Cascasse il mondo. Prima di ritoccare il nome del Catania dovranno passare sul nostro cadavere. Dobbiamo creare un clima che porti, chiunque viene a Catania, a sapere di giocare contro l’intera città.

 «Il mio arrivo non significa niente vendita»

Il mio arrivo non significa che il Catania non è più in vendita. La vita continua e bisogna fare delle scelte. Si poteva pensare a una gestione soft, per aspettare un compratore, o una scelta di rilancio. Si è parlato, in estate, di vendere o acquistare. Intanto il Catania rischiava da morire. Oggi la proprietà del Catania decide di rilanciare.

 Vergara

Riguardo al mio coinvolgimento con Jorge Vergara, mi è stata chiesta solo una consulenza che ho dato ben volentieri nel momento in cui sono stato contattato da uno studio commercialistico serio che mi ha prospettato un possibile mio coinvolgimento nel piano che questo imprenditore stava preparando per rilevare il Catania. Ma io posso dire che anche senza un soldo, all’ultimo giorno utile, mi sarei presentato in società per cercare di comprarla. Rientro con la carica di amministratore delegato e direttore generale, non sono socio.

 «Situazione economica ai limiti. Servono i fondi di Finaria»

Sinceramente sono qua per tentare un rilancio del Catania. E non si fanno con l’aria o con le chiacchiere ma coi fatti. Serve la volontà della proprietà. I soldi per rilanciare dovrà metterli la Finaria. Nel nuovo piano finanziario che presenterà il gruppo prevederà fondi per il ripianamento della situazione debitoria e per il rilancio. La situazione economica è ai limiti. Non si può pensare di rilancio senza un 1investimento che serva a guardarsi dietro e ripulire il Catania dagli errori. In questo momento è una statua dai piedi d’argilla. Purtroppo la Lega Pro non porta entrate, è un campionato difficile da vincere.

 «Gli errori di Pulvirenti. Quattro anni di oblio mentale»

Si riparte dagli errori. Pulvirenti ha la voglia di fare e garantire un nuovo futuro al Catania. Serve un lavoro importante per sistemare l’aspetto economico. Tre retrocessioni sono importanti e ammazzerebbero chiunque. Tutti insieme dobbiamo cercare di fare in modo che queste batoste si dissolvano. Questo fa onore alla proprietà che nonostante gli errori fatti vuole rilanciare. È passato uno tsunami da Catania. Sarebbe da stupidi nascondersi dietro un dito. Per essere successo tutto ciò sono stati commessi degli errori. I primi a dare una legittimazione a questi errori sono coloro i quali li hanno commessi.

 

 

 

 

Questo era Ciccio, il capo ultrà del Catania

di Alessandro Russo

 

«Con la morte di Ciccio Falange -scrive Lorenzo Velardi- non mi lega più niente al Calcio Catania» «Caro Ciccio Famoso –prosegue Roberto Ricca- hai lottato tutta la vita in nome dei tuoi ideali. Ricorderò sempre il tuo modo di parlare e il coraggio di criticare guardando sempre negli occhi. Occhi che erano di una persona buona, ricca di una grande umanità. Non ti sei mai nascosto ma hai sempre affrontato tutto e tutti a petto in fuori e sguardo fiero. Ciao Capo» «Un saluto a te- parola di Davide Baiocco- grande Ciccio Famoso, cuore rossazzurro. Grazie per quello che mi hai dato nell’esperienza calcistica catanese. Riposa in pace»

 Dotato d’una vitalità esuberante, Ciccio Famoso è stato il più grande capo ultrà della storia del Catania. La sua voce schietta e inconfondibile riproduceva perfettamente la persona: vera, spontanea e cordiale. Era un simpatico ragazzo di sessant’anni a cui veniva perdonato qualsiasi eccesso. Piccoletto di statura, aveva sopracciglia folte e un paio di occhi vivaci come le onde del mare. Da giovanotto faceva l’orafo e per un po’ gli toccò d’emigrar in Piemonte. Poi, tornato nella sua Catania, lavorava vicino alla Questura; un pomeriggio, alla fine degli anni settanta, si ficcò in testa di creare la “Falange d’assalto” con sede in Piazza Federico di Svevia, di fronte al Castello Ursino. «Credere, agire, combattere»- si sgolava con i giovanotti che gli capitavano a tiro. «A noi catanesi -insisteva e intanto li arruolava nel club- non devi toccare tre cose: la famiglia, Sant'Agata e il calcio Catania». Nel giro di pochi mesi, divenne il comandante d’una pattuglia di tifosi rossazzurri irremovibili. Era un vero condottiero e quando giocava il Catania lui c’era sempre: in piazza Spedini e nelle estremità meno accessibili dello Stivale italico. «La regola più importante –ripeteva cadenzando bene le parole- è la disciplina, poi ci si può pure divertire ma se ognuno va per i fatti propri, allora la curva non la riprendi più. La curva non è come la tribuna, la curva è un’altra cosa. In curva non c’è tempo e modo di vedere la partita, in curva è tutto diverso». In mezzo a mille tamburi, nascosto dalla fitta coltre nebbiosa dei fumogeni, s’ergeva in piedi sulla ringhiera della curva: sotto di lui, due omaccioni lo tenevano in bilico in piedi. Lassù, in una posizione davvero precaria, Ciccio orchestrava i cori e pareva stesse accarezzando le nuvole. «Questo Catania è nostro !» -gridava col megafono appiccicato alle labbra.

na volta mi raccontò della partita col Gravina giocata in quel di Fontanarossa perché in città aveva piantato le tende pure l’Atletico, definendo quella giornata la più umiliante della sua vita. Aggiunse che quella gara io non potevo ricordarla perché l’unico spettatore presente era lui. A Roma, una mattina d’estate di parecchi anni fa, insieme a Pippo, Michele e Giovanni s’incatenò sotto la sede della Federazione. Era Ciccio un personaggio un pizzico folcloristico ma sinceramente appassionato, era un leader di rilievo nazionale. Una volta, dopo una sconfitta disonorevole, decretò di bruciare uno striscione lungo quaranta metri; un’altra volta intimò ai suoi di non andare a Palermo ma quelli entrarono alla Favorita senza di lui. Una domenica a metà degli anni novanta, al ritorno da una trasferta calabrese, era alla guida d’un pulmino e salvò alcuni giocatori rossazzurri rimasti a piedi per un guasto all’autobus e inseguiti dai tifosi avversari. L’appartenenza all’intera comunità catanese era la sua marcia in più, logico che le battaglie più belle le combattesse con gli odiati “cugini” rosanero. A Gaetano Sconzo, un giornalista di Palermo di cui aveva grande stima, una volta disse: «Quannu valissi vossia, su nun fussi palermitano».

Di  tanto il tanto, nel vecchio Cibali, le sue urla si facevano meno gentili del solito. «Au carusi, cama fari! Auuuu fozza: tifate ! A pattita va viriti rumani a Teletna: i vulemu isari sti manu. Tutti di qua, niente di la, Il Catania è questo qua. Franco Proto non t’incazzare l'importante è partecipare». «Ciccio, Ciccio, il capo degli ultrà»- gli rispondeva festante l’intera curva. Ascoltava le canzoni di Pino Daniele e proteggeva i piccoli tifosi che entravano allo stadio; una sera, con una bomboletta, cambiò il segnale stradale da “Forza d’Agrò” in “Forza Catania”. Ai funerali del Presidentissimo stette accanto al feretro per l’intera durata delle esequie e piangeva come una fontana: «Io e Massimino eravamo come cane e gatto. -ribadiva- Il presidente sapeva che ero ancora più tifoso di lui, ma lui era un signore e faceva parte di tutti noi. La sua morte è un dramma». Impossibile immaginare la vita di Ciccio al di fuori del Catania; epperò in un prezioso documento capitato sotto i miei occhi, lessi una sua dichiarazione che oggi ricopio fedelmente: «Se non avessi fatto l’ultrà sarei diventato il Damiani della situazione». È la tesi di laurea in Scienze politiche del carissimo Simone Camurri, contiene una bella intervista a Ciccio e ha per titolo “Analisi storica, sociale e culturale sul mondo delle tifoserie ultras”.

 «Con Ciccio Famoso –chiude il cerchio l’amico Filippo Fabio Solarino- se ne va pure una testimonianza vivente di un certo calcio che si è estinto e che rende il nostro molto più povero. Ciccio era un pezzo di storia vivente e ha iniziato fare le trasferte ben prima che nascesse il movimento ultrà: era quello che impersonava meglio le contraddizioni del tifoso catanese. Piacesse o no, ha simboleggiato gli avvenimenti degli ultimi quarant’anni del Catania molto più che personaggi mercenari e presidenti che hanno sporcato la maglia».

http://www.calciocatania.com/articoli/articoli.php?Questo-era-Ciccio-il-capo-ultra-del-Catania-5758

 

CHI LO RICORDA

 

 

 

 

 

 «L’incontro con Pulvirenti…Avrei voluto ammazzarlo»

Quando ho rivisto Pulvirenti, se avessi potuto ammazzarlo l’avrei ammazzato. Dieci anni ho avuto accanto un tifoso innamorato della sua squadra. Nella vita poi si può anche impazzire. Il suo impazzire è durato quel che è durato, adesso dobbiamo resettare tutto. A Pasqua viene a casa mia una persona a me cara, un tifoso del Catania vero. È partito da una colomba al pistacchio. Gli devo dare atto che dopo 15-20 giorni è arrivata un’altra colomba al pistacchio, e mi ha detto qualcosa sulla possibilità di tornare al Catania. Abbiamo chiesto un permesso alla magistratura per parlare con Pulvirenti – che è agli arresti domiciliari – sono andato lì, e vi prego di credermi, tutta la rabbia è passata. Ci siamo rivisti il 28 maggio, lo stesso giorno in cui il Catania è tornato in serie A. Quando ci siamo rivisti è sembrato che quattro anni di guerre e cause, sono scomparsi in un minuto. Perché alla base ci sono stati 11 anni insieme in cui abbiamo costruito tanto. E voglio che il Catania si possa di riappropriarsi di quello che ha perso in questi anni. E spero che tra qualche anno, con lo stadio nuovamente pieno, possa esserci anche il presidente.

 «Uno tsunami si è abbattuto sul Catania quando è arrivato Cosentino»

A volte mi arrivavano notizie da Torre del Grifo che mi facevano rabbrividire. Questo centro l’ho pensato io, sedia per sedia. La prima cosa che mi ha fatto andare in bestia, è stato che il quadro con la gigantografia dello stadio Massimino nel giorno della promozione in serie A era stata fatta levare dall’uomo in canottiera, perché portava male. Il primo tsunami che si è abbattuto sul Catania è stato quando Pulvirenti si è imbattuto in Cosentino.

 «Anche io ho commesso un errore»

Il Catania è come un figlio per me. Io ho fatto un errore gravissimo. Perché quando ho deciso di andare via ho dimostrato di non amare il Catania. Sapevo come sarebbe andata a finire e non sarei dovuto andare via. Mi sono lasciato preso dalla collera. Ho commesso un errore nei confronti del Catania e sono qui per riparare a quell’errore. Farò di tutto perché il Catania si possa riappropriare del suo territorio. Non dissi perché sono andato via e non lo dirò adesso.

 «Pulvirenti ha dimostrato di provare amore per il Catania»

Questo va dato atto a Pulvirenti: ha dimostrato di avere dimostrato amore dopo i quattro anni di oblio mentale. Le cose che sono passate al Catania hanno dell’inenarrabile. Non ci sono rilanci che possono partire dal sistemare tutte le situazioni pendenti. La situazione è critica da un punto di vista economico per quello che è stato fatto. Ripartiamo dall’anno zero. Da una situazione di assoluto disagio. Contiamo di mettere la macchina in posizione. Ricominciamo con le cinque componenti sia nel bene che nel male. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

 «Bilancio e vertenza da 6,6 milioni di euro»

Ieri sono andato via a mezzanotte. Ho già un’idea della situazione debitoria e mi sono alzato stamattina con un forte mal di testa è una situazione difficile. I 6,6 milioni di euro che ho chiesto al Catania non esistono più. Non abbiamo neanche gli occhi per piangere. Serve un lavoro importante per sistemare l’aspetto economico. Tre retrocessioni sono importanti e ammazzerebbero chiunque. Tutti insieme dobbiamo cercare di fare in modo che queste batoste si dissolvano. Questo fa onore alla proprietà che nonostante gli errori fatti vuole rilanciare.

 «Tornato per non vedere morire il Catania»

Non me ne sono andato bene. In malo modo, anzi. I rapporti con chi, per me, per tanti anni è stato un fratello, si sono interrotti. Poi è successo quello che solo il Catania poteva fare. L’amore per il Catania. Il non starci assolutamente a vedere morire il Catania. Questo ha consentito che io e Pulvirenti ci siamo incontrati di nuovo. Vi direi una bugia se vi dicessi che non ho pensato mai e poi mai di tornare a Catania. Siamo partiti dieci anni fa senza euro, senza giocatori, senza settore giovanile e siamo riusciti a creare una multinazionale con una struttura come il centro sportivo che è diventato il vanto del Catania, di primo livello in Europa. Questo è riuscito a farlo il Catania.

 «L’esperienza al Palermo…»

Quando sono andato via da Catania non ho ricevuto neanche un applauso. Se ho lavorato con Preziosi e Zamparini è stato solo per distrarmi, per fare il mio lavoro. In tre mesi e mezzo ho scoperto l’affetto sincero dei palermitani che mi hanno riconosciuto di avere lavorato tanto per risistemare le cose. A Catania sono stato dieci anni, a Palermo tre. Chi fa paragoni fa demagogia.

 «Tifoseria e campagna abbonamenti»

Nessuno può dare torto alla tifoseria per avere fatto un passo indietro. Per recuperare il rapporto penso di non dovere fare niente. Sono certo che la gente risponderà presente. La gente si stringerà attorno alla sua squadra quando vedrà la nostra volontà di rilancio. La campagna abbonamenti partirà la prossima settimana e sono sicuro che i catanesi risponderanno alla grande. Allestiremo una formazione competitiva.

 «Azionariato popolare»

L’azionariato popolare può essere un’idea. Bisogna capire se è applicabile. In una piazza dove la squadra è amata come a Catania, la strada potrebbe essere percorribile.

 «Futuro tecnico e quadri societari»

Entro la prossima settimana presenteremo tutte le nuove figure tecniche del Calcio Catania. Serve un tecnico capace, di spessore, che voglia mettersi in discussione con il progetto. Chi viene a Catania deve sapere che viene in una piazza che vale. Avrà un contratto pluriennale. A testimonianza della nostra voglia di programmare. Alessandro Failla è già nuovo responsabile delle giovanili.

 http://www.mondocatania.com/wp/senza-categoria/lo-monaco-serie-a-in-quattro-anni-pulvirenti-lavrei-voluto-ammazzare-120133

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucarelli

 

ELIMINATO SEMIFINALE PLAY-OFF

 

2017-18

Martinez, Ripa, Caccavallo, Porcino, Fornito, Barisic, Manneh, Diordjevic, Blondett,  Bucolo, Fabiani, Esposito, Mazzarani, Brodic, Rossetti.

 

Lo Monaco: “Ho già il nuovo allenatore.

Chi resta non sarà più prima scelta ma alternativa”

L’amministratore delegato del Catania fa il punto della situazione ai nostri microfoni dopo l’eliminazione dai play off

di  Redazione ITASportPress, 15 maggio 2017

 

Ha chiuso il campionato con dignità il Catania. Nonostante l’eliminazione dai play off, i ragazzi di Pulvirenti a Castellammare hanno offerto una prova generosa pur confermando i limiti in fase di costruzione. Col senno di poi verrebbe da pensare a cosa sarebbe accaduto se fosse entrato il tiro di Djordjevic a 15′ dalla fine visto che la paura avrebbe poi divorato le gambe dei campani, ma è solo un rimpianto e nulla più. Adesso bisogna ripartire e l’amministratore delegato etneo Pietro Lo Monaco conferma ai microfoni di Itasportpress.it che la prossima stagione vedrà un Catania protagonista.

JUVE STABIA – “Dopo tre mesi di black-out abbiamo finalmente giocato da squadra, soffrendo, lottando palla su palla nonostante l’inferiorità numerica. Poi ci abbiamo provato nel finale a fare il colpaccio e se fosse entrato il tiro di Djordjevic non so come sarebbe finita. La Juve Stabia aveva paura e dal campo si vedeva, ma pazienza è andata così. E non dimentichiamo che ci siamo presentati al “Menti” molto rimaneggiati con mezza squadra rimasta a Catania. I nostri giovani hanno fatto un buon lavoro e sono convinto che con i nostri tifosi in curva le cose sarebbero andate diversamente”.Risultati immagini per catania antonino puglisi medico

RAMMARICO – “Mi dispiace che abbiamo buttato via tre mesi perchè giocare il primo turno play off al Cibali con 15 mila persone sarebbe stata un’altra storia. Questo è il mio più grande rammarico perchè penso che nonostante i nostri limiti saremmo andati avanti nei play off e poi poteva anche succedere di tutto”.

 LINEA VERDE – “Comunque sia possiamo essere soddisfatti per aver valorizzato giovani importanti come Manneh, Di Stefano e Graziano nelle ultime giornate. Bene hanno fatto anche Parisi e Di Grazia. Un segnale importante di come cresce il nostro settore giovanile che avrà un finale di stagione intenso con la Berretti a un passo del concentramento scudetto, mentre Allievi e Giovanissimi hanno superato il primo turno della fase nazionale. I primi andranno adesso a Parma, i secondi a Como”.

 RICOSTRUZIONE – “Adesso comincia per me una fase di lavoro intenso perchè bisogna ricostruire per iniziare bene la prossima stagione che non ci vedrà alla partenza con i punti di penalizzazione come successo negli ultimi due anni. Andranno via i calciatori che sono stati un freno per noi e acquisteremo elementi di categoria e di carattere. Quelli che rimarranno saranno delle alternative e non delle prime scelte. Arriverà entro i primi giorni di giugno un nuovo allenatore che ho già in mente. Ho quattro profili ma credo di aver già definito perchè il nuovo tecnico farà un calcio propositivo e non di attesa. Il Catania ha sempre avuto un’anima e non è mai stata una squadra che ha aspettato gli avversari nella propria metà campo. Faremo dunque una squadra forte e partiremo alla pari con le altre avversarie che lotteranno per la promozione”.

«Anastasi e Silva torneranno per restare. Li ho dati in prestito perché erano calciatori da Catania. Hanno fatto bene in giallorosso. Calil torna ma non fa parte del nostro modo di pensare e andrà via. Per Lodi ci sono da firmare le carte e aspettiamo l’arrivo della modulistica. Ciccio ha sposato la nostra idea. Pisseri e Di Grazia restano con noi. Il mercato è fermo, non so se verranno a chiederli le società ma il club importante l’hanno trovato qui. Manneh resta, è bravo. Rimarranno Marchese, Biagianti e Mazzarani».

 Ritiro «La nuova stagione inizierà il 14 luglio, quando ci riuniremo in sede. Il 16 cominceremo il ritiro a Torre del Grifo».

STAFF TECNICO – «Per quel che riguarda l’area tecnica abbiamo formato una squadra efficiente e non intendo cambiarla dopo un anno. Il percorso è appena cominciato. L’allenatore deve conoscere la categoria e deve condividere il progetto. Faremo una squadra forte. Ci eravamo posti l’obiettivo play off ma non dovevamo arrivarci e uscire in questo modo. Avremmo voluto raggiungere gli spareggi in maniera più competitiva. Avremmo voluto giocare la prima in casa. Non abbiamo avuto gioco adeguato, ma tre mesi fa eravamo la difesa meno battuta del campionato, senza la penalizzazione eravamo terzi. Poi si è spenta la luce».“Rimarrà il ds Argurio, che ha fatto un buon lavoro ed ha tra l’altro tre anni di contratto. E’ una persona perbene e seria e sta crescendo nella nostra struttura. Rimarrà anche il dirigente Marino. Il mister Pulvirenti invece già da domani tornerà a lavorare nel settore giovanile. Lo ringrazio perchè ha dato tutto insieme a Orazio Russo”.

 ISCRIZIONE – “Bisogna chiudere l’annata e sarà dura ma siamo in movimento per il nuovo anno. Abbiamo fatto tanto e entro il 16 giugno bisognerà pagare gli stipendi di marzo, aprile e maggio mantenendo fede a tutti gli impegni presi per evitare nuove sanzioni, ma siamo sulla buona strada”.

«A giorni è in programma l’assemblea dei soci e bisogna compiere passi decisivi per l’iscrizione. L’iscrizione è garantita. Servono due milioni. C’è la disponibilità del patron. In due o tre anni il Catania sarà un club senza debiti. Se dovessimo riuscire nell’impresa avremmo vinto il campionato».

 http://www.mondocatania.com/wp/calcio-catania/141748-141748

 

 

 
 
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Sottil

Novellino

 

.........° POSTO

2018-19

Pulidori, Fabiani, Esposito, Barisic, Manneh, Bucolo, Brodic, Rossetti, Curiale, Scaglia, Vassallo, Llama, Marchese, Di Grazia, Angiulli, Liguori, Vareau, Carriero, Ciancio, Lovric, Mujkic

 

 

 

 

 

L'ERA PULVIRENTI

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