La stagione rossazzurra finisce qui. Ora c’è una storia che dura dal 1946 da far proseguire.

 

CATANIA-FOGGIA 1-3

Catania (4-3-3): Martinez 5; Calapai 6, Silvestri 5.5, Giosa 4.5 (41′ st Rosaia sv), Pinto 5 (1′ st Zanchi 6); Welbeck 6, Maldonado 6.5, Dall’Oglio 5.5 (22′ st Manneh 6); Piccolo 5 (22′ st Di Piazza 6), Sarao 5, Reginaldo 6 (13′ st Golfo 6). In panchina: Santurro, Sales, Claiton, Izco, Vrikkis. Allenatore: Baldini 5

Foggia (3-5-2): Fumagalli 7; Salvi 6 (48′ st Cardamone sv), Germinio 5.5, Del Prete 6 (38′ st Galeotafiore sv); Kalombo 6.5, Vitale 6 (32′ st Said sv), Rocca 6.5, Garofalo 6 (48′ st Moreschini sv), Di Jenno 6.5; Curcio 7 (48′ st Pompa sv), Balde 7.5. In panchina: Di Stasio, Jorio, Iurato, Morrone, Dema, D’Andrea, Nivokazi. Allenatore: Marchionni 7

Arbitro: Maranesi di Ciampino 5.

Reti: 33′ pt Balde, 19′ st Curcio, 22′ st Maldonado, 27′ st Balde.

Note: ammoniti Vitale, Balde, Silvestri, Manneh, Said. Angoli: 4-3. Recupero: 2′ e 5′.

 

 

Forse, meglio così…

È dura dirlo, ma considerato l’approccio alla gara sciorinato dai rossazzurri, è meglio chiudere qui la stagione e pensare alla sopravvivenza della società, messa in serio pericolo dalle ultime “peripezie”, tanto per utilizzare un pietoso eufemismo. Malgrado Pellegrino e Guerini abbiano fatto di tutto per “ovattare” la squadra da tutte le voci circolanti nell’ultima settimana in città, la realtà dei fatti, il "campo unico giudice" ha detto che questa squadra non è riuscita a reggere le pressioni, al di là dei valori tecnici e tattici che potrebbe esprimere. Se a ciò aggiungiamo alcune scelte iniziali non particolarmente felici di Baldini e un arbitraggio da barzelletta, otteniamo questo 3-1 che qualifica meritatamente i “satanelli” foggiani al secondo turno, da giocarsi a Bari contro i “galletti” di Auteri. Il fratello di Keita Baldé, Ibou,è parso un incrocio tra Henry e Weah, quindi, non solo per colpe “tecniche” dei vari Giosa o Silvestri, bensì (soprattutto) per un chiaro frastornamento generale ascrivibile alle problematiche societarie mostrato dagli etnei fin dai primi minuti del match, sebbene poi, per buoni venti minuti della ripresa, si sia tentato un recupero, più con i nervi che con la testa. Si conclude, così, una stagione che, sotto il profilo tecnico, date le premesse, può essere giudicata positiva, al di là della legittima amarezza dell’uscita alla prima gara degli spareggi promozione. Obiettivamente, con questi “chiari di luna”, anche passando il turno, al “Menti” le possibilità di accedere alla fase nazionale sarebbero state minime; pertanto, il “danno” appare relativo. L’errore più grande sarebbe, adesso, abbandonarsi al solito, catanesissimo, “tutti a casa”, la solita solfa di sempre. La sconfitta rimediata contro il Foggia non può mutare i giudizi complessivi. Questa squadra ha una buona base cui aggiungere forza e qualità per poter lottare ai vertici in questa categoria. Tuttavia, attenzione, su quali basi? Sta tutto lì il “busillis”, ora più che mai. Alla Sigi è demandato un compito da far tremare le vene e i polsi: spiegare (lo si farà martedì a Torre del Grifo in una attesissima conferenza stampa) dettagliatamente, senza infingimenti, alla città, quale sia lo stato dell’arte “hic et nunc”, dall’offerta “irricevibile” di Tacopina alle prospettive finanziarie, dall’eventuale ingresso di nuovi soci al pagamento di scadenze/iscrizione e al progetto tecnico che, in una piazza come Catania, non può che voler dire “lottare per la promozione diretta”. Otto anni di C, un record, troppi…

Foggia, più gamba, più testa

Fin dalle prime battute della partita si è compreso come i rossoneri pugliesi avessero maggior birra in corpo e testa più libera. Il 3-5-2 di Marchionni, impostato su di un centrocampo robusto (molto bene Rocca), due “quinti” (Kalombo e De Jenno) pronti a fluidificare e una coppia d’attacco ben assortita (Baldé-Curcio), ha messo in scacco il 4-3-3 “quasi titolare” di Baldini (in buona sostanza, assente il solo Russotto), incapace di far gioco in mezzo, dove il solo Maldonado è parso in palla, nonché poco brillante sulle corsie laterali, dove Calapai e Pinto hanno disputato la peggior prova degli ultimi mesi, Piccolo è sembrato in evidente ritardo di condizione e la scelta di Reginaldo per Golfo (autore di una doppietta la settimana prima alla stessa difesa rossonera) non ha fornito i frutti sperati. Anche il rientrante Sarao ha pagato lo stop plurisettimanale, mostrando poca reattività sotto porta.

Il gol in ripartenza di Baldé al 34’, complice un patatrac di Giosa, non può, dunque, stupire, così come la mancata reazione dei rossazzurri, incapaci di costruire azioni da rete. Nella ripresa, l’ingresso di Zanchi per il deludente Pinto e una predisposizione al pressing più marcata, illudono in direzione di una “rinascita” del Catania che, però, si infrange sulla clamorosa palla gol fallita da Reginaldo da due passi su cross di Dall’Oglio e sul susseguente palo di Maldonado (nettamente il migliore dei suoi). Una squadra che vuole andare avanti nei playoff non può permettersi tali errori. Errori che si pagano irrimediabilmente, come antica legge del calcio impone: al 64’ Curcio approfitta dell’ennesimo errore della coppia centrale difensiva etnea, si invola verso Martinez e lo batte in uscita. La partita, in pratica, finisce lì, sebbene i cambi offensivi di Baldini (dentro tutti gli attaccanti, da Di Piazza a Golfo a Manneh) e, al 68’, la punizione dai 30 metri dell’irriducibile Maldonado, complice una “papera” clamorosa di Fumagalli, riaccendano sopite speranze, spezzate inesorabilmente da un arbitraggio barzellettesco (incredibile un rigore non fischiato per nettissimo fallo in area su Dall’Oglio, nonché tanti fischi “a caso” da parte del signor Maranesi di Ciampino) e dall’ennesima fulminea ripartenza di Baldé che, al 72’, va via a Silvestri e batte ancora una volta da due passi l’estremo difensore spagnolo del Catania. Il resto, sostanzialmente, è solo frustrazione, tristi recriminazioni arbitrali e delusione profonda al triplice fischio finale che sancisce la fine della settima, consecutiva permanenza nell’inferno della terza serie per il glorioso Elefante etneo.

Un solo imperativo categorico: chiarezza

Ribadiamolo con forza: ora serve solo profonda sincerità nei confronti dei tifosi. Bisogna “riportare fedelmente e chiaramente” alla città come stiano le cose e cosa si stia facendo per salvare e rilanciare il Catania 1946. La Sigi dice che non si fallirà, bene: espongano dettagliatamente il “come” e il “perché”. Solo così sarà possibile far comprendere a un tifoseria stanca e delusa il (legittimo) rifiuto di una qualsiasi proposta che, sulla carta, comporterebbe comunque la salvezza della matricola. Let's go, Liotru, let's go!

Max Licari (calciocatania.com)

 

 

 

 

Oggi più che mai SIGI ha bisogno di fatti. E di fatti è il caso di parlare.

Il 23 luglio 2020, il Calcio Catania 1946 è stato salvato dal fallimento. Gli imprenditori e i professionisti catanesi che hanno creduto in questa iniziativa hanno messo il cuore, prima dell'investimento. Chi dovesse sostenere il contrario è in evidente mala fede.

I 50 milioni di euro di debiti, indicati dalla precedente gestione alla procedura fallimentare, sono divenuti 65 milioni dopo appena qualche giorno di controlli e la differenza non è poca. Questi sono fatti a cui si aggiunge l'immissione dei soci SIGI nel Calcio Catania di oltre 6 milioni di euro.

Il COVID 19 e la chiusura degli stadi, per l'intero campionato, la chiusura di Torre del Grifo, l'allontanamento di sponsor e la drastica riduzione della pubblicità e del merchandising sono fatti imprevedibili e inaspettati a luglio 2020.

Eppure, nonostante tutto, nessuno stipendio è stato pagato in ritardo e nessun adempimento gestionale è stato omesso. In una situazione normale tutto questo non costituirebbe un vanto, in questa situazione eccezionale, anche cose normali come queste assumono una connotazione speciale.Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, in piedi e giacche

Poi è arrivato Joe Tacopina e con lui la giusta speranza di rilanciare il Calcio Catania. SIGI ha subito manifestato la disponibilità "a cedere il passo" confidando in un glorioso futuro dei colori rossazzurri.  Il preliminare firmato a gennaio, ed è un fatto anche questo, costituiva l'inizio di una nuova avventura; le parti hanno assunto obblighi reciproci, nel contesto di una situazione contabile ereditata, come detto, drammatica.

I tempi di risposta dai creditori istituzionali sono andati ben oltre ogni ragionevole e pessimistica previsione; nessuno dei contraenti può essere dichiarato responsabile di tali ritardi.

Oggi SIGI ha posto un ordine contabile interno e una riduzione dell’esposizione debitoria senza precedenti, per i tempi a disposizione; nonostante questo, ancora alcune risposte non sono giunte.

Ai fatti va aggiunto che anche l'entourage di Joe Tacopina si è stancato dei tempi di attesa istituzionali, non dipendenti da SIGI.

Oggi SIGI attende una nuova proposta da Tacopina, ma i tempi sono minimi.

Non possiamo perdere più tempo.

SIGI concluderà la stagione e pianificherà la prossima con serietà, con senso di responsabilità e con investimenti che renderanno giustizia all’impegno da tutti profuso, con Tacopina o con altri importanti finanziatori, poco importa.

Catania, tutta la SIGI e i catanesi non mollano. Il Calcio Catania 1946, matricola 11700, non fallirà; dispiace per coloro che auspicano il contrario.

Il pensiero di un "nuovo" Catania è assolutamente abominevole, non è minimamente ipotizzabile.

In conclusione di questa nota, il fatto più importante.

Il Catania ha concluso la stagione al quinto posto sul campo, ha costruito un gioco di tutto rispetto e se la giocherà fino alla fine nonostante le molteplici ingiustizie subite; tuttavia, i provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, come le partite dell’ultima giornata di campionato, non bisogna commentarli. I ragazzi che scenderanno in campo sono lo specchio del Calcio Catania; lotteranno fino alla fine, contro tutto e contro tutti, perché crederci è più che doveroso. Il Catania è una cosa seria e noi ne siamo ben consapevoli.

7.5.2021

 

 

 

 

 

 

 

Raffaele

 

 

Baldini

 

6° POSTO - eliminato dal Foggia al

1° turno dei Play Off

2020-21

Confente, Rosaia, Tonucci Biondi, Pecorino, Distefano, Noce, Della Valle, Borriello, Santurro, Albertini, Claiton, Pellegrini, Sales, Zanchi, Izco, Manneh, Sarao, Vrikkis, Volpe, Di Piazza, Golfo

 

 

 

 

 

“Ciò di cui vado orgoglioso sono le mie origini siciliane. Sono cresciuto a Brooklyn, avevamo poca ricchezza e poco da mangiare ma ho mantenuto questo attaccamento alle mie radici, sono una persona onesta e ambiziosa. Mio padre, nato a Roma, mi ha esposto alla mentalità italiana in America, conservando questa passione per il calcio. Passione che, per l’italiano, è qualcosa che appartiene al tessuto della società. L’organizzazione del calcio è estremamente diversa in Italia rispetto all’America e mi rifaccio a questo tipo di organizzazione. Perchè ho scelto Catania? Qui c’è un potenziale che non è alto, bensì enorme. Vari fattori combinati mi hanno portato in Sicilia, un pò per la mia famiglia ma anche per il fatto che Catania è una delle città più importanti d’Italia e c’è una rete di sportivi e tifosi che non ha eguali in altre parti del Paese. L’altro fattore importante è la struttura di Torre del Grifo, un vero gioiello che porta capitali per squadra e città ma attrae anche giocatori importanti perchè strutture come queste in Italia non ce ne sono. Inoltre so bene come viene vissuto il calcio a Catania, ricordando l’esperienza dei 15mila allo stadio Olimpico di Roma che fu veramente un successo sugli spalti, al di là della sconfitta per 7-0 sul campo”.

“Sono stato a Roma, Venezia e Bologna. Il progetto Catania fa parte del mio destino perchè torno in Sicilia, che è la mia casa, ma serve anche tempo per riemergere. Siamo in C e bisogna andare in A. E’ un piano a lungo termine, la società è al collasso dal punto di vista finanziario e necessita di essere ristrutturata. Ci vorranno probabilmente 4 o più anni per tornare in Serie A e disputare competizioni più importanti. Anche il Venezia aveva una situazione di bancarotta, però sono cose totalmente diverse. E’ come se comparassimo mele e pere. Base di tifosi molto più grande qui con una struttura come Torre del Grifo, la storia del Catania è molto più importante, il progetto molto più ambizioso. Ho già ottenuto due promozioni consecutive con lo stesso club e voglio ripetermi a Catania, spendendo tanti soldi ma non in maniera selvaggia, con oculatezza e dove realmente occorre. Effettuando interventi mirati nei prossimi 4-5 anni. Torre del Grifo è come un trampolino, porta nuovi flussi d’incasso ed è un asset fondamentale nel nostro progetto. Dobbiamo risanare la società e portarla a vincere. Portare il Calcio Catania dove merita con lo stadio attuale che diventerà all’altezza degli altri stadi in Italia sistemando le luci, i seggiolini ed apportando altre migliorie. Tra cinque anni, magari, costruiremo uno stadio nuovo“.

“Indicazioni sul mercato a Pellegrino? Ho parlato con la squadra, sono dei buoni calciatori e giocano con carattere. L’obiettivo per la prossima stagione è la promozione in B, ma ci proveremo già adesso attraverso i play off. Mi sono confrontato con Pellegrino e l’allenatore che è ottimo, abbiamo delle idee, dei piani che non possiamo subito mettere in pratica attendendo il closing. Per adesso utilizzo un mio network con altre società in Italia come relazioni personali. Tutto diventerà concreto dopo l’acquisizione. Ogni mattina mi sveglio e voglio vincere qualcosa, anche in un videogioco. Fa parte di me. C’è molto potenziale in questa squadra. Scudetto? Quando ne parlai non era una fake news. Noi non siamo qui per sopravvivere, il progetto ha un respiro molto più ampio e ci stiamo lavorando. Lotterò come un leone, in Serie A vorremmo avere un team che possa partecipare alle coppe europee, una squadra competitiva. Non è tanto il discorso di promettere di vincere o non vincere lo scudetto, di certo prometto ai tifosi che saranno orgogliosi della squadra”.

 

 

 

 

 

Sei anni sono passati.

Non c’è stato giorno, attimo, in cui non abbia pensato ad un mio ritorno.

Ho sempre sperato in cuor mio di poter indossare ancora una volta questi colori perché,

credetemi, “belli comu a chisti nuncinnè”.

Amo Catania, amo il Catania e amo i Catanesi.

Aspettavo questo momento da tempo e sarà fantastico riabbracciarci.

Sogno il Massimino pieno di gente, di riascoltare i cori della Nord.

Sogno di indossare ancora la mia 13 e di sudarla come un matto.

Sei anni sono passati, è vero, ma la mia voglia di Catania non passerà mai.

Speriamo di vederci presto in campo e di lottare insieme.

- “Mbare” Mariano.