Baldini

 

...........POSTO -

2021-22

Rosaia,

 

Ormai è 'quasi' una certezza: chi parte sfavorito nel derby, poi in campo, ha una marcia in più, ed anche ieri la regola è stata rispettata. Sarà la voglia di rivalsa, la fame, l'occasione unica per riscattare errori, frustrazioni e delusioni di una stagione maledetta, ma anche ieri il derby è stata la partita di chi non poteva assolutamente sbagliare perchè quella era l'unica chance per dare un vero senso all'annata.

Il Catania ha vinto la partita ancor prima di iniziare, con gli sguardi nel riscaldamento, con l'atteggiamento della panchina, con l'aggressività che sin dal primo minuto ha sovrastato un Palermo che solo troppo tardi ha iniziato a giocare con la giusta determinazione. L'emblema di tutto ciò potrebbero essere Greco e Biondi e la scelta di puntare su un 4-2-3-1 che privilegiasse la corsa e l'intensità alla qualità. Per carità, le prestazioni dei due giocatori sono state apprezzabili anche sotto il profilo tecnico, ma è stata soprattutto la presenza massiccia in tutte le zone del campo, soprattutto dell'ex Torino, a fare realmente la differenza.

 

Poi, ovviamente, c'è Luca Moro. Pazzesco, inarrestabile, così forte, freddo e consapevole da essere considerato all'unanimità (avversari compresi) un patrimonio per il calcio italiano. 8 rigori su 8 trasformati (ma quello del derby vale triplo); 5 doppiette; 1 tripletta e la sensazione che i numeri possano ancora crescere esponenzialmente. Ah poi c'è il gol del raddoppio con la danza sul posto frutto di una tecnica sopraffina e l'incapacità avversaria di opporre qualsiasi forma di resistenza. Tanto l'epilogo era già scritto.

E poi Monteagudo, leader all'improvviso; gli infaticabili Calapai e Rosaia, e il finalmente lucido Maldonado. Tutti sul podio perchè in questo derby nessuno è rimasto indietro, ma tutti hanno contribuito a dare un senso alla stagione dei tifosi etnei. In primis Baldini. Oggi però è lunedì, e allora si deve tornare a pensare al futuro, alla riunione della Sigi e all'attesa per il piano che verrà presentato al Tribunale. Con una sensazione di hangover da festa sfrenata, purtroppo inusuale, la piazza inizia una nuova settimana, con la speranza che ci sia ancora da festeggiare.

https://catanista.eu/

 

 

E POI C'E' LUI, MOROMOTO!

Seguo calcio da quando ero ragazzino e centravanti, allo stadio e in tv, ne ho visti tanti ma tanti. Veri attaccanti, vere punte. Li nomino ? Boninsegna Riva, Chinaglia, Prati, Chiarugi, Pruzzo, Anastasi, Pulici, Bettega, Rossi, Schillaci.

Dopo, a parte Totti e Vieri, ne ricordo solo uno, un olandese di nome Marco, anche se non tifavo per lui.

Quest’anno a Catania abbiamo avuto la gioia di avere avuto in prestito dal Padova Luca Moro, diciannovenne che sta impressionando l’Italia e non solo per quello stratosferico cartellino personale delle reti segnate nel solo girone di andata.

Quest’estate il Padova non sapeva a chi girarlo per farlo crescere ed oggi lo sta piangendo, ma sta pure ridendo per i milioncini che guadagnerà a giugno dalla vendita di questo fenomeno. Non ci ha creduto.

Invece Maurizio Pellegrino sì, capace di costruire la squadra più forte da quando siamo in C, con pochi spiccioli rispetto ai soldi sprecati da Mr. Danni! per pagare dorati TFR a vecchie glorie che non potevano più nemmeno correre. Fiutò l’occasione e se lo portò a Catania in prestito secco. Grazie Direttore! Ce lo godremo fino a giugno, assieme a quell’altro fenomeno di Greco e agli altri campioncini che hanno messo in secondo piano i soldi pur di indossare la nostra maglia e a divertirsi a fare le ammazzagrandi.

Moro è uno di quei fenomeni che arrivano sulla Terra una volta ogni trent’anni, come Paolo Rossi o Roberto Baggio. Sono stelle scese dal firmamento del Dio Palla e deputate a far sognare migliaia di disperati, pazzi per quel rettangolo verde dopo le collere settimanali.

La nostra stella si muove nell’area di rigore come una belva, mettendo a sedere i difensori e andando a scagliare nell’angolo più remoto dove un portiere non potrebbe mari arrivare; una foga egoistica che ho visto solo a Bonimba; una potenza di tiro alla Riva e una plasticità ed eleganza appartenuta solo a Van Basten.

Qualcuno potrebbe dire “va bè, ma i rigori ?” Non ne ha sbagliato uno, tutti a segno con la freddezza di un veterano. Per noi è autentica goduria, abituati a quelli calciati da Mazzarani.

Spero che Mancini non sia così coglione da non portarlo ai Mondali, sapendo che non abbiamo attaccanti. Spero che abbia lo stesso coraggio che ebbe Bearzot quando, contro tutti, si portò in Argentina il ventenne Pablito.

Auguri, grande Luca. Anche per un solo anno, Catania non ti dimenticherà facilmente. Ambrosi ne sa qualcosa, per tutti noi Re Leone per sempre....  anche per soli sei mesi.

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PS: Il Sig. Ceccarelli, in tribuna e con lo stipendio pagato, come si è sentito mentre vedeva i suoi compagni a far festa sotto la Curva Nord?

(Mimmo Rapisarda)

 

 

 

COSI DI CATANIA

Buongiorno e buona domenica. Flagellata dal maltempo, anzi da un diluvio quasi universale la città di Catania è ancora oggi sott’acqua. Epperò, rinvigorita da un piccolo rimpasto nell’organigramma e da una grossa modifica nello statuto continua a galleggiare invece la Sigi.https://www.mimmorapisarda.it/2021/102.jpg

In due parole, da queste parti è successo praticamente un po’ di tutto. Dapprima è caduto giù un nubifragio ininterrotto di giorno e pure di notte, poi all’alba piuttosto che comparire il sole, hanno fatto capolino le solite passerelle di politici e tuttologi. Infine, grazie a Dio son venuti qua i giocatori del Palermo a portarci un po’ di calore rosanero. Ordunque, al Palazzetto sportivo di piazza Spedini, insieme ai colleghi-giocatori del Catania, questi signori hanno fatto da mangiare, apparecchiato la tavola e dato da bere ad alcuni nostri senzatetto: alleluja, alleluja, alleluja.

Chiedo scusa se provo adesso a cambiare canale ma mi tocca dire anzi scrivere una cosa non propriamente bella che ha a che fare con la legge della statistica. Infatti, nella lunga e per certi versi fantastica storia del club dell’elefante, sarebbe a dire in questi ultimi settantacinque anni filati, mai c’era stato uno stop così prolungato nei pagamenti dei nostri atleti. Non sto dicendo bugie, tanto è vero che la scorsa notte le lancette dell’orologio non le ho spostate indietro soltanto di un’ora ma ho eseguito una complessa e faticosa ricerca per concludere che manco negli anni 1987-‘92 e cioè ai tempi di Proto & di Attaguile sono successe queste cose qua.

https://www.mimmorapisarda.it/2021/101.jpg

A ogni buon conto, nonostante le tante chiacchere e le tantissime promesse, cedolini per gli stipendi arretrati ai calciatori rossazzurri non se ne vedono all’orizzonte. I mancati riscontri ufficiali da parte di quelli della Sigi hanno messo in evidenza che una risposta, seppur ufficiosa, c’è ed è che soldi non ce n’è. Tutte queste cose che continuano a capitare qui, in questa città qua chiamata Catania, hanno lasciato senza parole pure i tifosi e in più manco i giornalisti sanno adesso cosa scrivere. Nondimeno a profferir parola ci ha pensato, qualche giorno orsono, mister Francesco Baldini, che è stato poi perfino criticato per aver contestato i suoi datori di lavoro: non si fa.

Frattanto, una decina di giorni orsono i giocatori etnei hanno scelto la messa in mora, compreso quel Luca Moro, il giovane centravanti un po’del Catania ma un po’ di più del Padova che non smette di far gol a tinghitè e di farli fare ai suoi compagni. Se qualcuno pensa che io non stia dicendo la verità vada a rivedere con molta attenzione le immagini video della partita del Monterosi Tuscia contro il Calcio Catania, la gara giocata insomma domenica 24 ottobre 2021 alle ore 2,30 pm allo stadio Enrico Rocchi di Viterbo.https://www.mimmorapisarda.it/2021/103.jpg

Ora però, prima di mettere un punto a questo mio nuovo articoletto corrispondente al trentacinquesimo appuntamento con Cosi di Catania (calcio), volgiamo entrambi gli occhi al futuro rossazzurro prossimo venturo. Neanche questa volta il Calcio Catania 1946 matricola 11.700 fallirà, piuttosto i bookmaker etnei prevedono una raffica di conversioni di tanti fra quelli etichettati come disfattisti. Vero è che all’ombra dell’Etna si coglie in atto un disinnamoramento per la compagine di pallone con la casacca tinteggiata “come la lava dell’Etna e per l’altra metà dal nostro mare“, ma non si può negare che le ultime prestazioni hanno risvegliato ultras, tifosi comuni e pure i vip.

Concludendo, la situazione è questa: qua la gente è sedotta dalle gesta della squadra ma si è disinnamorata della società. Però intanto in giro ci sono pure coloro i quali sperano nelle sconfitte in modo da poter dire che sarebbe stato meglio fallire: cosi di Catania.

Alessandro Russo

http://www.calciocatania.com

 

Catania Juve Stabia 3-2 - 10 ott 2021

 

 

Cosi di Catania (Calcio): I miei miti? Matteo Russo & Luca Moro

La partita del Catania non è ancora finita

 

Catania, sabato ventisette novembre duemilaeventuno: cronistoria.

All’una e venticinque p.m. il tredicenne Matteo Russo sguscia veloce come un’anguilla dal “Galileo Galilei” salta in macchina, mi sorride e mi chiede dove sono i biglietti e i panini. Nel momento in cui metto in moto, lui si sfila il giubbotto e mi domanda se ho fatto in tempo a salutare gli storici colleghi medici del Policlinico. Quindici minuti più tardi siamo in centro e abbiamo già trovato posteggio; scendiamo dall’auto e festeggiamo quest’evento abbracciandoci in modo vigoroso.

 Quando poi, mano nella mano, mio figlio e io ci avviciniamo verso il più importante Tempio dello sport di Catania, il sole accarezza piazza Spedini ma l’emozione sovrasta il cielo. Di colpo, lo sguardo di Matteo si fa magnetico e questa cosa qui accadIl piccolo Matteo Russo insieme a Luca Moro. A sinistra il disegno di Enzo Salanitroe allorquando il mio rampollo legge con attenzione il nome e il cognome della persona a cui da quasi vent’anni quest’impianto cittadino è intitolato, sarebbe a dire il suo bisnonno. Mentre mio figlio sale piano piano le scale della tribuna A, i suoi occhi luccicano perché intravede il grande prato verde rettangolare delimitato dalle canoniche linee bianche ortogonali, la gigantesca circonferenza del centrocampo e i due piccoli semicerchi che circoscrivono le aree di rigore. Poco dopo, seduti sui comodi seggiolini rossi, ci guardiamo attorno e insieme scorgiamo un’unica sola bandiera rossazzurra sventolare con fierezza. Ancora una volta mi accorgo che da queste parti i pomeriggi autunnali così come anche quelli invernali sono dotati d’un tepore e di una luce che li rende primaverili se non addirittura estivi. Alle due e dieci diamo il via al nostro pranzo che di sicuro non è lauto ma abbonda in trepidazione e contentezza. Decido quindi di contare all’interno dell’intero stadio ognuno degli stendardi che inneggiano alla lava dell’Etna e al mare di questa nostra città che è Catania: ce ne sono solo tre. Da più di otto anni il club che ha per simbolo l’elefante rossazzurro è in crisi nera e da un minuto all’altro c’è nientemeno il rischio che la sua storia possa scomparire. Allo stadio “Angelo Massimino” frattanto sta cominciando Catania-Potenza, match valevole per la sedicesima giornata del torneo di calcio di serie C, girone C.

D’improvviso si ode un po’ di baccano ma non si tratta di quel tipo di frastuono che arreca fastidio, tutt’altro. Poi la sarabanda s’accresce, giacché alla nostra sinistra c’è un signore sui quaranta che con la mano destra raccoglie da un piccolo sacchetto azzurro un minuscolo quantitativo di sale molto grosso e lo lancia in modo ritmico e caratteristico verso l’interno del campo di gioco.

«Che sta succedendo?» domanda Matteo.

«È un rito propiziatorio,» -risponde un signore molto distinto e col viso da eterno ragazzo dietro di noi- «venire allo stadio consente in un certo senso di conoscere meglio la storia della propria città.»

«Insomma, oggi si vince!» conclude mio figlio con uno dei suoi sorrisi che mi emozionano ogni santo giorno.

Poi, alle due e mezza in punto, io mi deconcentro come talvolta mi succede un attimo dopo aver mangiato; mi torna in mente la settimana trascorsa e soprattutto l’appuntamento letterario dedicato a Vincenzo Bellini che ho organizzato mercoledì ventiquattro novembre al Palazzo della Cultura. Continuo a pensare ad altro, mi viene in mente la nuova avventura lavorativa che inizierà a breve nel reparto ortopedico dell’ospedale San Marco. Di colpo, però, rivedo pure il S. Natale del 2020 con l’Italia intera ferma durante la pandemia venuta fuori dalle pagine d’un thriller e mi ritrovo ricoverato in Rianimazione per il Covid. Ho come la sbiadita percezione di quanto mi sta accadendo in terapia intensiva, intubato e prono. Il corpo come robotizzato, le funzioni vitali monitorate da macchinari che emanano suoni stridenti, luci che si percepiscono a palpebre chiuse, presenze di altri malati che colgo con gli occhi della mente. Quasi un mese trascorso in una trincea dove la linea di demarcazione tra la vita e la morte non è mai netta. I tubi mi tengono ancorato alla vita, la posizione prona mi rende sempre più inerme epperò la mia testardaggine mi salva. Finis vitae, finis vitae, finis vitae leggo nel monitor di fronte a me, ripetutamente, a vari caratteri, con molteplici intermittenze ma con ogni probabilità si tratta d’una proiezione della mia paura che è diventata la mia realtà. Un mese di ricovero, e poi una significativa totale ripresa grazie alla mia famiglia, ai miei amici, al dottor Francesco OIiveri e grazie soprattutto a tutta Catania tutta.

Finalmente, poi, intorno alle 4,40 p.m. in macchina, mentre facciamo ritorno a casa, mio figlio mi rinfresca le idee e mi regala il resoconto integrale della partita di oggi.

 «Luca Moro –parola di Matteo Russo – è veramente fortissimo però oggi allo stadio Angelo Massimino c’era poca gente. Il Catania ha giocato un buon primo tempo e ha sbloccato la partita grazie a un campione vero, una persona dal cuore d’oro che ho conosciuto una settimana fa a Torre del Grifo. Oggi, alla fine del primo tempo e con un fantastico tiro dagli undici metri, Luca ha spiazzato il portiere avversario e lo ha beffato in modo micidiale. Nel secondo tempo, poi, al tredicesimo minuto con un altro dei suoi guizzi ci ha portati sul due a zero. Purtroppo dopo un quarto d’ora è arrivato il gol del Potenza, e secondo me, c’è stato in quell’occasione un errore del nostro portiere. Infine proprio al novantesimo abbiamo rischiato grosso, perché il Potenza stava per agguantare il pari. Per fortuna quel pallone è finito alto sopra la traversa e al novantaquattresimo minuto, dopo un rilancio lungo del loro portiere, l’arbitro ha fischiato la fine. Emozionante sentire le urla dei tifosi, che gioivano. Papà, anche oggi il Catania ha vinto grazie al suo “CR7” Luca Moro.»

 

Alessandro Russo

https://www.calciocatania.com/articoli/articoli.php?9458

 

 

 

 

 

 

 

“Tantissimi auguri al mio Catania. Quanti ricordi belli in 3 anni. Mio figlio Bautista nato a Catania fino a sfiorare l’Europa, 12 argentini in squadra. Indimenticabile”. Così il grande ex calciatore rossazzurro Alejandro Gomez augura buon compleanno al Calcio Catania, non dimenticando mai la sua esperienza alle pendici dell’Etna caratterizzata da oltre 100 apparizioni, 18 gol e 17 assist. Oggi il Papu milita nel Siviglia ed ha festeggiato, nei mesi scorsi, la vittoria della prestigiosa Coppa America con la Nazionale argentina.

 

 

Capitani di ieri, capitani di oggi. L'augurio social di Mariano Izco, argentino "naturalizzato" catanese:

"Dalla gloria della Serie A ai campi fangosi della C.

Ne abbiamo vissute 260 insieme, una piccola parte della tua storia, una grande parte della mia vita".

 

Dall'Argentina ai piedi dell'Etna, arriva veloce, via social, il messaggio del "più" Pablo Barrientos, corredato da una serie di immagini del suo periodo in rossazzurro: "Tanti auguri Calcio Catania!!!! Grazie per avermi permesso di far parte della sua storia

 

 

 

L'ex allenatore del Catania Gianni Di Marzio, nel giorno del 75° anniversario dalla fondazione del club ha detto la sua a

24 settembre

Il passato, il presente e il futuro del Catania, raccontato da un‘autentica icona per il club siciliano. Gianni Di Marzio, artefice della storica impresa della promozione in Serie A nel 1983, ha rilasciato in esclusiva un’intervista alla redazione di ItaSportPress.it, in cui è emerso tutto il suo attaccamento alla piazza, oltre al grande dispiacere per la situazione attuale. Il suo amore è rimasto invariato, quarant’anni fa come oggi; quando il Catania taglia il traguardo di ben 75 primavere.

 

SE LE DICO “CATANIA” COSA LE VIENE SUBITO IN MENTE?

“Lo spareggio del 1983 con 40mila catanesi a fare il tifo per noi all’Olimpico di Roma. Facemmo un’impresa! Ci seguirono fino all’aeroporto e ricordo che non dovemmo partire in ritardo. Poi, quando tornammo a Catania, ne trovammo in ugual numero ad aspettarci. Gente straordinaria”.

QUALE FU IL SEGRETO DELLA VOSTRA IMPRESA? TORNASTE IN SERIE A DOPO OLTRE VENT’ANNI!

“Non era una squadra di figurine Panini come alcuni club tendono a costruire adesso. Una volta era diverso. Adesso si parla degli “allenatori-manager” inglesi, ma non si inventano nulla di nuovo”.

IN CHE SENSO?

“Sarebbe la normalità, perché trent’anni fa il calcio era così. Erano gli allenatori che, giustamente, si costruivano le squadre. Eravamo sia tecnici, sia direttori sportivi. Quel Catania lo creai io, scegliendo calciatori compatibili tra loro per caratteristiche calcistiche e caratteriali: puntai sui vari Mastropasqua, Ranieri, Mastalli… Li avevo studiati e li conoscevo a perfezione. Per questo volli quei giocatori con me in quella squadra. La storia dice che non mi sbagliai”.

E’ UN MODUS OPERANDI DIFFICILMENTE ESPORTABILE NEL CALCIO ATTUALE?

“Assolutamente no, perché alla fine si tratta di fare semplicemente le cose fatte per bene. Nulla di più e nulla di meno. Guardiamo, per esempio, al Sassuolo di De Zerbi: ha fatto cose incredibili perché è stato lui a scegliersi i giocatori sui quali puntare, con la società che lo ha supportato”.

HA MANTENUTO LEGAMI CON LA PIAZZA?

“Eccome! Io ho la residenza a Catania. Amo la città e i catanesi. Ho una bella casa in un condominio con una piscina olimpionica. Per me Catania è la Miami di Italia. Ma poi c’è un’altra cosa che mi colpisce ogni volta”.

CHE COSA?

“Che la gente mi ferma per strada e mi ringrazia ancora per la promozione del 1983. Non solo i più anziani, ma anche i ragazzi giovani: è un racconto che si è tramandato di generazione in generazione”.

OGGI INVECE IL CATANIA È IN UN MOMENTO DI GRANDE DIFFICOLTÀ…

“Perché hanno fatto tutto il contrario di tutto quello che facemmo noi oltre trent’anni fa. Troppe scelte sbagliate hanno portato a questa situazione”.

NONOSTANTE TUTTI GLI SFORZI PER IL MANTENIMENTO DELLA MATRICOLA?

“Secondo me era meglio ricominciare da zero, con un progetto ambizioso, giovane e sul lungo termine. I tifosi lo avrebbero capito. Non c’è la disponibilità economica per mantenere la categoria, questo mi sembra evidente”.

IN QUESTE SITUAZIONI QUAL È L’INGREDIENTE NECESSARIO PER COMPATTARE IL GRUPPO E REAGIRE RISPETTO A QUANTO ACCADE ALL’ESTERNO?

“Io sono molto pessimista. Non mi sembra un gruppo ben amalgamato. Eppure si poteva prendere esempio da tante realtà limitrofe. Si guardi per esempio al Cosenza: non c’era chissà quale budget di partenza, ma Goretti ha costruito una buona squadra e, fin qui, stanno stupendo”.

GAETANO NICOLOSI HA RESPONSABILITÀ IN TUTTO CIÒ?

“Nicolosi è una brava persona, non agisce in cattiva fede. Lui non può nulla. Purtroppo la situazione è questa e bisogna fare i conti con la realtà”.

QUALE DEVE ESSERE L’OBIETTIVO STAGIONALE DEL CATANIA?

“Ribadisco che hanno salvato la matricola, ma conveniva ripartire da zero. Il Catania, insieme al Monopoli, è l’unica squadra che non è riuscita neanche a pareggiare soltanto una partita… Io credo che il supporto dei tifosi potrebbe essere l’unica chiave per provare a uscirne. Già dalla prossima partita contro il Catanzaro… Bisogna scendere in campo in primis per loro”.

 

https://www.itasportpress.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaele

 

 

Baldini

 

6° POSTO - eliminato dal Foggia al

1° turno dei Play Off

2020-21

Confente, Rosaia, Tonucci Biondi, Pecorino, Distefano, Noce, Della Valle, Borriello, Santurro, Albertini, Claiton, Pellegrini, Sales, Zanchi, Izco, Manneh, Sarao, Vrikkis, Volpe, Di Piazza, Golfo

 

 

 

La stagione rossazzurra finisce qui. Ora c’è una storia che dura dal 1946 da far proseguire.

 

CATANIA-FOGGIA 1-3

Catania (4-3-3): Martinez 5; Calapai 6, Silvestri 5.5, Giosa 4.5 (41′ st Rosaia sv), Pinto 5 (1′ st Zanchi 6); Welbeck 6, Maldonado 6.5, Dall’Oglio 5.5 (22′ st Manneh 6); Piccolo 5 (22′ st Di Piazza 6), Sarao 5, Reginaldo 6 (13′ st Golfo 6). In panchina: Santurro, Sales, Claiton, Izco, Vrikkis. Allenatore: Baldini 5

Foggia (3-5-2): Fumagalli 7; Salvi 6 (48′ st Cardamone sv), Germinio 5.5, Del Prete 6 (38′ st Galeotafiore sv); Kalombo 6.5, Vitale 6 (32′ st Said sv), Rocca 6.5, Garofalo 6 (48′ st Moreschini sv), Di Jenno 6.5; Curcio 7 (48′ st Pompa sv), Balde 7.5. In panchina: Di Stasio, Jorio, Iurato, Morrone, Dema, D’Andrea, Nivokazi. Allenatore: Marchionni 7

Arbitro: Maranesi di Ciampino 5.

Reti: 33′ pt Balde, 19′ st Curcio, 22′ st Maldonado, 27′ st Balde.

Note: ammoniti Vitale, Balde, Silvestri, Manneh, Said. Angoli: 4-3. Recupero: 2′ e 5′.

 

Forse, meglio così…

È dura dirlo, ma considerato l’approccio alla gara sciorinato dai rossazzurri, è meglio chiudere qui la stagione e pensare alla sopravvivenza della società, messa in serio pericolo dalle ultime “peripezie”, tanto per utilizzare un pietoso eufemismo. Malgrado Pellegrino e Guerini abbiano fatto di tutto per “ovattare” la squadra da tutte le voci circolanti nell’ultima settimana in città, la realtà dei fatti, il "campo unico giudice" ha detto che questa squadra non è riuscita a reggere le pressioni, al di là dei valori tecnici e tattici che potrebbe esprimere. Se a ciò aggiungiamo alcune scelte iniziali non particolarmente felici di Baldini e un arbitraggio da barzelletta, otteniamo questo 3-1 che qualifica meritatamente i “satanelli” foggiani al secondo turno, da giocarsi a Bari contro i “galletti” di Auteri. Il fratello di Keita Baldé, Ibou,è parso un incrocio tra Henry e Weah, quindi, non solo per colpe “tecniche” dei vari Giosa o Silvestri, bensì (soprattutto) per un chiaro frastornamento generale ascrivibile alle problematiche societarie mostrato dagli etnei fin dai primi minuti del match, sebbene poi, per buoni venti minuti della ripresa, si sia tentato un recupero, più con i nervi che con la testa. Si conclude, così, una stagione che, sotto il profilo tecnico, date le premesse, può essere giudicata positiva, al di là della legittima amarezza dell’uscita alla prima gara degli spareggi promozione. Obiettivamente, con questi “chiari di luna”, anche passando il turno, al “Menti” le possibilità di accedere alla fase nazionale sarebbero state minime; pertanto, il “danno” appare relativo. L’errore più grande sarebbe, adesso, abbandonarsi al solito, catanesissimo, “tutti a casa”, la solita solfa di sempre. La sconfitta rimediata contro il Foggia non può mutare i giudizi complessivi. Questa squadra ha una buona base cui aggiungere forza e qualità per poter lottare ai vertici in questa categoria. Tuttavia, attenzione, su quali basi? Sta tutto lì il “busillis”, ora più che mai. Alla Sigi è demandato un compito da far tremare le vene e i polsi: spiegare (lo si farà martedì a Torre del Grifo in una attesissima conferenza stampa) dettagliatamente, senza infingimenti, alla città, quale sia lo stato dell’arte “hic et nunc”, dall’offerta “irricevibile” di Tacopina alle prospettive finanziarie, dall’eventuale ingresso di nuovi soci al pagamento di scadenze/iscrizione e al progetto tecnico che, in una piazza come Catania, non può che voler dire “lottare per la promozione diretta”. Otto anni di C, un record, troppi…

Foggia, più gamba, più testa

Fin dalle prime battute della partita si è compreso come i rossoneri pugliesi avessero maggior birra in corpo e testa più libera. Il 3-5-2 di Marchionni, impostato su di un centrocampo robusto (molto bene Rocca), due “quinti” (Kalombo e De Jenno) pronti a fluidificare e una coppia d’attacco ben assortita (Baldé-Curcio), ha messo in scacco il 4-3-3 “quasi titolare” di Baldini (in buona sostanza, assente il solo Russotto), incapace di far gioco in mezzo, dove il solo Maldonado è parso in palla, nonché poco brillante sulle corsie laterali, dove Calapai e Pinto hanno disputato la peggior prova degli ultimi mesi, Piccolo è sembrato in evidente ritardo di condizione e la scelta di Reginaldo per Golfo (autore di una doppietta la settimana prima alla stessa difesa rossonera) non ha fornito i frutti sperati. Anche il rientrante Sarao ha pagato lo stop plurisettimanale, mostrando poca reattività sotto porta.

Il gol in ripartenza di Baldé al 34’, complice un patatrac di Giosa, non può, dunque, stupire, così come la mancata reazione dei rossazzurri, incapaci di costruire azioni da rete. Nella ripresa, l’ingresso di Zanchi per il deludente Pinto e una predisposizione al pressing più marcata, illudono in direzione di una “rinascita” del Catania che, però, si infrange sulla clamorosa palla gol fallita da Reginaldo da due passi su cross di Dall’Oglio e sul susseguente palo di Maldonado (nettamente il migliore dei suoi). Una squadra che vuole andare avanti nei playoff non può permettersi tali errori. Errori che si pagano irrimediabilmente, come antica legge del calcio impone: al 64’ Curcio approfitta dell’ennesimo errore della coppia centrale difensiva etnea, si invola verso Martinez e lo batte in uscita. La partita, in pratica, finisce lì, sebbene i cambi offensivi di Baldini (dentro tutti gli attaccanti, da Di Piazza a Golfo a Manneh) e, al 68’, la punizione dai 30 metri dell’irriducibile Maldonado, complice una “papera” clamorosa di Fumagalli, riaccendano sopite speranze, spezzate inesorabilmente da un arbitraggio barzellettesco (incredibile un rigore non fischiato per nettissimo fallo in area su Dall’Oglio, nonché tanti fischi “a caso” da parte del signor Maranesi di Ciampino) e dall’ennesima fulminea ripartenza di Baldé che, al 72’, va via a Silvestri e batte ancora una volta da due passi l’estremo difensore spagnolo del Catania. Il resto, sostanzialmente, è solo frustrazione, tristi recriminazioni arbitrali e delusione profonda al triplice fischio finale che sancisce la fine della settima, consecutiva permanenza nell’inferno della terza serie per il glorioso Elefante etneo.

Un solo imperativo categorico: chiarezza

Ribadiamolo con forza: ora serve solo profonda sincerità nei confronti dei tifosi. Bisogna “riportare fedelmente e chiaramente” alla città come stiano le cose e cosa si stia facendo per salvare e rilanciare il Catania 1946. La Sigi dice che non si fallirà, bene: espongano dettagliatamente il “come” e il “perché”. Solo così sarà possibile far comprendere a un tifoseria stanca e delusa il (legittimo) rifiuto di una qualsiasi proposta che, sulla carta, comporterebbe comunque la salvezza della matricola. Let's go, Liotru, let's go!

Max Licari (calciocatania.com)

 

 

 

 

Oggi più che mai SIGI ha bisogno di fatti. E di fatti è il caso di parlare.

Il 23 luglio 2020, il Calcio Catania 1946 è stato salvato dal fallimento. Gli imprenditori e i professionisti catanesi che hanno creduto in questa iniziativa hanno messo il cuore, prima dell'investimento. Chi dovesse sostenere il contrario è in evidente mala fede.

I 50 milioni di euro di debiti, indicati dalla precedente gestione alla procedura fallimentare, sono divenuti 65 milioni dopo appena qualche giorno di controlli e la differenza non è poca. Questi sono fatti a cui si aggiunge l'immissione dei soci SIGI nel Calcio Catania di oltre 6 milioni di euro.

Il COVID 19 e la chiusura degli stadi, per l'intero campionato, la chiusura di Torre del Grifo, l'allontanamento di sponsor e la drastica riduzione della pubblicità e del merchandising sono fatti imprevedibili e inaspettati a luglio 2020.

Eppure, nonostante tutto, nessuno stipendio è stato pagato in ritardo e nessun adempimento gestionale è stato omesso. In una situazione normale tutto questo non costituirebbe un vanto, in questa situazione eccezionale, anche cose normali come queste assumono una connotazione speciale.Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, in piedi e giacche

Poi è arrivato Joe Tacopina e con lui la giusta speranza di rilanciare il Calcio Catania. SIGI ha subito manifestato la disponibilità "a cedere il passo" confidando in un glorioso futuro dei colori rossazzurri.  Il preliminare firmato a gennaio, ed è un fatto anche questo, costituiva l'inizio di una nuova avventura; le parti hanno assunto obblighi reciproci, nel contesto di una situazione contabile ereditata, come detto, drammatica.

I tempi di risposta dai creditori istituzionali sono andati ben oltre ogni ragionevole e pessimistica previsione; nessuno dei contraenti può essere dichiarato responsabile di tali ritardi.

Oggi SIGI ha posto un ordine contabile interno e una riduzione dell’esposizione debitoria senza precedenti, per i tempi a disposizione; nonostante questo, ancora alcune risposte non sono giunte.

Ai fatti va aggiunto che anche l'entourage di Joe Tacopina si è stancato dei tempi di attesa istituzionali, non dipendenti da SIGI.

Oggi SIGI attende una nuova proposta da Tacopina, ma i tempi sono minimi.

Non possiamo perdere più tempo.

SIGI concluderà la stagione e pianificherà la prossima con serietà, con senso di responsabilità e con investimenti che renderanno giustizia all’impegno da tutti profuso, con Tacopina o con altri importanti finanziatori, poco importa.

Catania, tutta la SIGI e i catanesi non mollano. Il Calcio Catania 1946, matricola 11700, non fallirà; dispiace per coloro che auspicano il contrario.

Il pensiero di un "nuovo" Catania è assolutamente abominevole, non è minimamente ipotizzabile.

In conclusione di questa nota, il fatto più importante.

Il Catania ha concluso la stagione al quinto posto sul campo, ha costruito un gioco di tutto rispetto e se la giocherà fino alla fine nonostante le molteplici ingiustizie subite; tuttavia, i provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, come le partite dell’ultima giornata di campionato, non bisogna commentarli. I ragazzi che scenderanno in campo sono lo specchio del Calcio Catania; lotteranno fino alla fine, contro tutto e contro tutti, perché crederci è più che doveroso. Il Catania è una cosa seria e noi ne siamo ben consapevoli.

7.5.2021

 

 

 

 

 

 

“Ciò di cui vado orgoglioso sono le mie origini siciliane. Sono cresciuto a Brooklyn, avevamo poca ricchezza e poco da mangiare ma ho mantenuto questo attaccamento alle mie radici, sono una persona onesta e ambiziosa. Mio padre, nato a Roma, mi ha esposto alla mentalità italiana in America, conservando questa passione per il calcio. Passione che, per l’italiano, è qualcosa che appartiene al tessuto della società. L’organizzazione del calcio è estremamente diversa in Italia rispetto all’America e mi rifaccio a questo tipo di organizzazione. Perchè ho scelto Catania? Qui c’è un potenziale che non è alto, bensì enorme. Vari fattori combinati mi hanno portato in Sicilia, un pò per la mia famiglia ma anche per il fatto che Catania è una delle città più importanti d’Italia e c’è una rete di sportivi e tifosi che non ha eguali in altre parti del Paese. L’altro fattore importante è la struttura di Torre del Grifo, un vero gioiello che porta capitali per squadra e città ma attrae anche giocatori importanti perchè strutture come queste in Italia non ce ne sono. Inoltre so bene come viene vissuto il calcio a Catania, ricordando l’esperienza dei 15mila allo stadio Olimpico di Roma che fu veramente un successo sugli spalti, al di là della sconfitta per 7-0 sul campo”.

“Sono stato a Roma, Venezia e Bologna. Il progetto Catania fa parte del mio destino perchè torno in Sicilia, che è la mia casa, ma serve anche tempo per riemergere. Siamo in C e bisogna andare in A. E’ un piano a lungo termine, la società è al collasso dal punto di vista finanziario e necessita di essere ristrutturata. Ci vorranno probabilmente 4 o più anni per tornare in Serie A e disputare competizioni più importanti. Anche il Venezia aveva una situazione di bancarotta, però sono cose totalmente diverse. E’ come se comparassimo mele e pere. Base di tifosi molto più grande qui con una struttura come Torre del Grifo, la storia del Catania è molto più importante, il progetto molto più ambizioso. Ho già ottenuto due promozioni consecutive con lo stesso club e voglio ripetermi a Catania, spendendo tanti soldi ma non in maniera selvaggia, con oculatezza e dove realmente occorre. Effettuando interventi mirati nei prossimi 4-5 anni. Torre del Grifo è come un trampolino, porta nuovi flussi d’incasso ed è un asset fondamentale nel nostro progetto. Dobbiamo risanare la società e portarla a vincere. Portare il Calcio Catania dove merita con lo stadio attuale che diventerà all’altezza degli altri stadi in Italia sistemando le luci, i seggiolini ed apportando altre migliorie. Tra cinque anni, magari, costruiremo uno stadio nuovo“.

“Indicazioni sul mercato a Pellegrino? Ho parlato con la squadra, sono dei buoni calciatori e giocano con carattere. L’obiettivo per la prossima stagione è la promozione in B, ma ci proveremo già adesso attraverso i play off. Mi sono confrontato con Pellegrino e l’allenatore che è ottimo, abbiamo delle idee, dei piani che non possiamo subito mettere in pratica attendendo il closing. Per adesso utilizzo un mio network con altre società in Italia come relazioni personali. Tutto diventerà concreto dopo l’acquisizione. Ogni mattina mi sveglio e voglio vincere qualcosa, anche in un videogioco. Fa parte di me. C’è molto potenziale in questa squadra. Scudetto? Quando ne parlai non era una fake news. Noi non siamo qui per sopravvivere, il progetto ha un respiro molto più ampio e ci stiamo lavorando. Lotterò come un leone, in Serie A vorremmo avere un team che possa partecipare alle coppe europee, una squadra competitiva. Non è tanto il discorso di promettere di vincere o non vincere lo scudetto, di certo prometto ai tifosi che saranno orgogliosi della squadra”.

 

 

 

 

EX ROSSAZZURRI – Bianchetti: “Catania, meglio fallire. Troppi debiti e stagione deludente…”

TUTTOCALCIOCATANIA.COM 3 luglio 202152055

Salvo Bianchetti

Una ventina d’anni trascorsi in rossazzurro da allenatore delle giovanili fino alla prima squadra in Serie C1 per Salvatore Bianchetti, provando svariate emozioni come il famoso derby di Palermo vinto negli anni ’90 per 2-0 dall’Elefante. Bianchetti è intervenuto nel corso della trasmissione televisiva ‘SalaStampa’, su PrimaTv, soffermandosi sulla situazione societaria del Catania:

“E’ strano che si debba fare una raccolta fondi verso i tifosi. Significa che in questo momento chi gestisce la società fatica ad avere i fondi necessari per andare avanti. Sarebbe stato meglio ripartire dalla D come hanno fatto Parma, Bari, Napoli, Venezia, Fiorentina, Palermo e tante altre che erano in difficoltà. Se il Catania lo avesse fatto la scorsa stagione, probabilmente già quest’anno sarebbe stato in Lega Pro e senza debiti. I debiti sono troppi, chiunque si avvicini al Catania si spaventa. Il Catania è ancora in Lega Pro e questo non va bene. La nuova dirigenza ha avuto dei meriti ed ha salvato il titolo, ma la stagione recentemente trascorsa è stata una delusione“.

“Ho visto la partita persa in casa contro il Foggia, Catania deludente che poteva e doveva fare di più dopo essere partito bene in campionato. Voto 5 alla stagione rossazzurra. Qualcosa non ha funzionato, la squadra sulla carta non era male. Tecnicamente il Catania era anche più forte dell’Avellino e dotato di cambi importanti, ma forse gli irpini hanno dimostrato di essere più di categoria con un’aggressività superiore. Il nuovo tecnico aveva messo Maldonado in mezzo al campo finalmente, mossa che ha dato i suoi frutti. E’ mancata un pò di ‘cazzimma’ secondo me”.

“Ora il Catania dovrebbe ripartire da gente come Silvestri, lo stesso Maldonado, Sarao che è un giocatore di categoria, dal fisico possente e con senso del gol. La società ha lavorato bene fino ad un certo punto, ma una città come Catania non può rimanere ancora in terza serie. Sono realista, proseguendo con questa situazione debitoria non si va da nessuna parte. Azionariato? Si organizza nel tempo un’iniziativa di questo tipo. L’azionariato popolare ha un senso se un club sta bene, allora dai un ulteriore aiuto. Ma in questa situazione non puoi risolvere mai il problema, perchè i debiti elevati restano. Comunque mi aspetto che il Catania attinga dal mercato degli svincolati ma sarà ancora più difficile l’anno prossimo il campionato, in quanto si preannuncia un girone C molto competitivo”.

 

 

Sei anni sono passati.

Non c’è stato giorno, attimo, in cui non abbia pensato ad un mio ritorno.

Ho sempre sperato in cuor mio di poter indossare ancora una volta questi colori perché,

credetemi, “belli comu a chisti nuncinnè”.

Amo Catania, amo il Catania e amo i Catanesi.

Aspettavo questo momento da tempo e sarà fantastico riabbracciarci.

Sogno il Massimino pieno di gente, di riascoltare i cori della Nord.

Sogno di indossare ancora la mia 13 e di sudarla come un matto.

Sei anni sono passati, è vero, ma la mia voglia di Catania non passerà mai.

Speriamo di vederci presto in campo e di lottare insieme.

- “Mbare” Mariano.