LA RINASCITA GRAZIE A ROSS PELLIGRA. IL SUO E' UN CALCIO AL RECENTE E NEBULOSO PASSATO

 

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E' finita. Il Catania, quello che abbiamo sempre amato, non esiste più. In questa triste vicenda, un plauso va ai giudici del Tribunale di Catania che, fino alla fine, hanno cercato di rianimare un corpo ormai senza vita ma alimentato da ragazzi e da un allenatore straordinari che non dimenticheremo mai, disponibili addirittura a giocare gratis pur di concludere il campionato vicino ai loro tifosi.

Adesso chi avrà il coraggio di andare a dire a quel tifoso rossazzurro che dalla tribuna  diceva "chi ci pozzu fari? iaiu 'na malatia: U Catania!" che da questa domenica, nel pomeriggio dovrà fare ben altro? Per noi tifosi, senza il Catania non sarà più domenica. Come faremo a rispondere a chi ci domanda "chi fici u Catania?"

Risorgeremo. Forse con un'altra denominazione, sicuramente con un'altra matricola, è già successo ad altre squadre più blasonate di noi. Ma i colori della maglia no, quelli resteranno per sempre appiccicati sulla pelle di chi avrà la soddisfazione di indossarla e l'orgoglio di onorarla.

Presidentissimo, lo so che stai soffrendo. Assieme a Stefania Sberna, immagino come ti starai rivoltando sulla tua nuvola, spargendo quintali di sale lì sotto corredandolo,  ad ogni lancio, con un "cunnuti ca siti!". Esattamente come quando stavi dietro il portiere avversario e per deconcentrarlo gli sussurravi che sua moglie, nel frattempo, lo stava cornificando.

Ma lo sai come si dice qui da noi, no? "Melior de cinere surgo". Quattro parole in cui noi catanesi ci rispecchiamo da secoli e secoli. Ci hanno un po' etichettati così, ci siamo abituati. E proprio per questa nostra nomea risorgeremo nuovamente perchè siamo instancabili, indistruttibili e ancora una volta grideremo ...... FORZA CATANIA, VINCI PER NOI!

 

M.R.

 

 

Questioni chiuse & questioni aperte

(a cura di Alessandro Russo).

Il calcio Catania non c'è più epperò ora c'è il bando e si spera che non ci siano più i banditi. Il bando delle ciance invece lo abbiamo già fatto. Rimane il problema di Gravina che non è collegato al persistente traffico mattutino sullo svincolo autostradale ma al fatto che al signor Gabriele, di anni sessantotto e di professione presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, potrebbe non andar giù chi si aggiudicherà questo benedetto bandolo della matassa.

Ho scritto poco fa “benedetto” e non me ne vogliano gli amici lettori se involontariamente ho celebrato il nome di battesimo di uno che non accende belle rievocazioni all’ombra del pennacchio etneo fumante. Peraltro qui di questo tizio qua, fortunatamente, si è persa ogni traccia, laddove disgraziatamente numerose sono le impronte di Nino e di qualche altro ancora. Mi tocca precisamente aggiungere che dalle nostre parti sussistono anche ora sia le orme di Gaetano che quelle di Giovanni e ce ne è financo qualcuna pure di Pietro e anche di Riccardo.

C’è chi, nevvero, mi assicura di avvistamenti sospetti a Torre del Grifo, ma c’è pure qualcuno che giura e spergiura che le presunte apparizioni di costoro, tutti insieme o una per volta, sarebbero avvenute a Catania centro nel popoloso quartiere di Cibali: perdindirindina. Chi invece ogni giorno legge il nostro quotidiano sa per filo e per segno tutto quello che c’è da sapere su chi e su cosa si stia muovendo, cioè nulla. Il calcio Catania, dicevo, non c'è più e venti giorni orsono al “Viviani”, in quel di Potenza, per l’ultima volta ha giocato a pallone pareggiando per due a due una partita conclusasi poi in rissa. Ma, qualche giorno dopo, a fallire e a esser cacciata dal campionato non è stata solo una storica società sportiva ma un’intera città insieme alla sua squadra di football, alla sua amministrazione comunale senza sindaco e a tutta una serie di incapaci tra gli addetti ai lavori.

Adesso lasciamo perdere una volta per tutte le polpette, colui il quale le prepara e chi ce le porge a tavola; mettiamo da parte vecchi dilemmi e annose preoccupazioni, passiamo piuttosto alle buone nuove. Basta, per favore, scrivere e parlare di transazioni americane e di interlocuzioni arabe, nessuno vuol qui più saperne di sponsorizzazioni maltesi e di investitori inglesi: bonu chiui.

Nel più breve tempo possibile il calcio Catania risorgerà, me lo ha appena confidato un mio collega ortopedico che si chiama Angelo e che mi dice che in sogno gli è apparso mio nonno che poi si chiama proprio come lui. Ordunque possiamo ora dormire sonni tranquilli perché le cose andranno finalmente come devono andare, sarebbe a dire nel verso giusto e quindi per il meglio.

Ciò significa che tra un paio di mesi, tre al massimo, tantissimi catanesi sventoleranno fieri la bandiera rossazzurra in tribuna B o nelle due curve del Massimino. Non importa più niente a nessuno di loro della matricola né della categoria, qua si tratta di salvare la faccia. L’unico sistema per far ciò è vedere facce nuove, possibilmente quelle di gente seria che vorrà investire denaro liquido sulla sola cosa che ci resta, che poi e quella più importante e cioè la nostra passione.

Mi accingo a chiudere la quarantunesima puntata di Cosi di Catania (calcio), nondimeno mi accorgo che ci sarebbe ancora altro da dire; chiedo ordunque aiuto a tre “storici” amici.

«La faccia– attacca Roberto Quartarone – l'abbiamo già persa tutti quando ci siamo divisi in pulvirentisti, matricolisti, tacopinisti, sigisti, mancinisti e antagonisti vari. Avremmo dovuto vigilare e creare una coscienza critica contro gli avvoltoi che negli anni hanno razziato la maglia rossazzurra e i nostri sogni. Ora ci vorrebbe un imprenditore forte, che voglia fare i suoi interessi ma almeno con mezzi e obiettivi seri. Solo questi potrebbe raccogliere i cocci, spazzare via i dissensi ed evitare che domani ci ritroviamo di nuovo divisi tra tre o quattro squadrette che nulla avranno a che vedere con il nostro amato Catania.»

«Ale, scusami – così Salvo Giglio- ma sono pochissimo ispirato. Le vicende catanesi farebbero passare la voglia dì parlare dì calcio persino a Galeano, Soriano o Nick Hornby.»

«Il disastro–chiude Filippo Fabio Solarino- lo avevamo preconizzato otto anni fa. Siamo stati irrisi dalla gran parte dei tifosi ma si è tristemente conclamato. Un disastro con tanti padri: dall’attore principale, l’ormai ex imprenditore Pulvirenti, a una tifoseria disposta a compromessi con personaggi improponibili pur di vedere ancora la squadra in campo. Alla S.I.G.I. che ha illuso tutti senza avere i mezzi per un’impresa impossibile, a un tribunale che, con una scelta incomprensibile, nel luglio 2020 le assegna senza piano industriale una società irreversibilmente decotta. In ultimo una stampa che per anni ha nascosto la polvere sotto il tappeto per non inimicarsi la società. Sul futuro non mi faccio illusioni, solo una proprietà forte che non accetti compromessi con i soliti cascami del passato tutt’oggi galleggianti, potrà salvarci da un futuro calcistico che si prefigura difficilissimo.»

 

http://calciocatania.com/articoli/articoli.php?Cosi-di-Catania-calcio-Gravina-and-dintorni-9802

 

 

 

 

 

 

GRAZIE RAGAZZI!

 

 

 

Alcune delle tappe della fine del Calcio Catania.

 

📌 20 MAGGIO 2013: Pablo Cosentino, procuratore sportivo che non ha mai avuto esperienze dirette alla guida di società calcistiche, viene annunciato come nuovo vicepresidente del Calcio Catania. I rossazzurri hanno appena concluso una stagione esaltante in cui hanno sfiorato l'Europa League e hanno firmato il proprio record di punti in Serie A.

📌 12 MAGGIO 2014: al termine di una stagione fallimentare, il Catania retrocede in Serie B dopo otto anni nella massima categoria. Cosentino (nel frattempo diventato amministratore delegato) viene confermato.

📌 23 GIUGNO 2015: al termine di un'altra stagione fallimentare in cui si evita una nuova retrocessione, scoppia il caso "I Treni del Gol" per il tentativo di combine (da parte dei vertici del Catania e di altri soggetti) di alcune partite del campionato appena concluso. Nel giro di poco tempo, il Catania viene retrocesso in Lega Pro. A Pulvirenti e Cosentino viene dato il Daspo.

📌 9 GIUGNO 2016: Pietro Lo Monaco torna al Catania per tentare di risanare il club e annuncia di puntare alla Serie A in 4-5 anni (ma con apertura anche a possibili acquirenti).

📌 1 AGOSTO 2018: dopo aver perso la semifinale playoff (nella terza stagione consecutiva in Serie C), viene festeggiato un ripescaggio in Serie B in realtà mai ufficializzato.

📌 26 NOVEMBRE 2019: Pietro Lo Monaco, dopo aver millantato per mesi grandi progressi nel rilancio economico e sportivo del Catania, annuncia le proprie dimissioni da amministratore delegato e in conferenza stampa si "scaglia" contro giornalisti e tifosi.

📌18 MARZO 2020: vista la grave crisi in cui versa, Finaria SpA richiede il concordato preventivo al Tribunale di Catania.

📌 28 APRILE 2020: dopo gravissime accuse della Procura di Catania sulla gestione delle sue proprietà, Nino Pulvirenti abbandona definitivamente il Cda del club rossazzurro.

Vengono avviate interlocuzioni per la possibile cessione della società ed il Tribunale indice un'asta pubblica.

📌 16 LUGLIO 2020: il Tribunale di Catania dichiara inammissibile la richiesta di concordato preventivo e decreta il fallimento di Finaria.

📌 23 LUGLIO 2020: Sigi (Sport Investment Group Italia SpA), formata da imprenditori locali e che ha in Giovanni Ferraù e Gaetano Nicolosi le due figure di maggior riferimento, si aggiudica il bando per la cessione del Calcio Catania, diventando la nuova proprietaria.

📌 7 SETTEMBRE 2020: Sigi presenta il logo 11700 con cui celebra il salvataggio della matricola e presenta le iniziative per la nuova stagione.

📌 16 GENNAIO 2021: l'imprenditore americano Joe Tacopina firma con Sigi il contratto preliminare d'acquisto del Calcio Catania. Per la conclusione del contratto, Sigi si impegna a ridurre o dilazionare i debiti, in particolare quelli nei confronti del Credito Sportivo, dell'Agenzia delle Entrate e del Comune di Mascalucia.

📌 11 MAGGIO 2021: Sigi annuncia che la trattativa con Tacopina si è raffreddata e che la cessione, salvo novità, è saltata. Garantisce tuttavia la volontà di andare avanti nella gestione del club.

📌 12 OTTOBRE 2021: dopo mesi di grandi incertezze sul futuro del Catania, salta la ricapitalizzazione da parte dei soci, anche a causa dei tanti conflitti interni a Sigi.

📌 22 DICEMBRE 2021: il Tribunale dichiara fallito il Calcio Catania SpA. Scompare la matricola 11700. Viene avviato l'esercizio provvisorio da parte della curatela fallimentare in vista di una possibile asta per la cessione del ramo sportivo, per mantenere titolo e categoria.

📌 15 MARZO 2022: l'FC Catania 1946 Srl di Benedetto Mancini risulta l'unica società a presentare un'offerta d'acquisto per il ramo sportivo del Calcio Catania, dopo che le prime due aste erano già andate deserte.

📌 8 APRILE 2022: il Tribunale dichiara decaduta la trattativa per la cessione del club, vista l'assenza di Mancini alla firma del rogito giorno 4 ed il mancato versamento dell'importo previsto.

📌 9 APRILE 2022: il Tribunale dichiara chiuso l'esercizio provvisorio. Il Calcio Catania scompare definitivamente.

QuelliDel46

 

 

 

 

 

GLI AFFETTUOSI  MESSAGGI DI SALUTO

 

IZCO Ho provato a parlare davanti ai nostri tifosi, ma non ce l’ho fatta. Ho pianto e basta.

Avrei voluto dirvi mille cose, ringraziarvi di tutto, esprimervi la mia gratitudine per esserci stati sempre, condividere con voi la rabbia per alleviare un senso di vuoto che difficilmente andrà via.

Catania ha perso qualcosa di troppo importante, di troppo grande: un gruppo fantastico, una famiglia, gente genuina, giovani vogliosi di imparare, ascoltare e sacrificarsi.

Gente che non ha mai guardato al singolo ma che ha sempre messo il gruppo davanti a tutto e tutti.

Catania ha perso uno staff incredibile, dai magazzinieri a tutti gli impiegati di Torre del Grifo, gente che non cambierà squadra per continuare a lavorare, gente che dovrà reinventarsi in un nuovo lavoro.

Il Catania ha perso professionisti esemplari stimati in tutta Italia.

Catania ha perso un intero movimento calcistico, il sogno di qualsiasi bambino nato o cresciuto ai piedi dell’Etna.

Eppure, nello stesso giorno in cui il abbiamo perso tutto, abbiamo vinto ancora. Guardate quante gente, anziani e bambini, uomini e donne a dare un saluto, ad intonare un coro. Ditemi se non è una vittoria questa.

Nel giorno della fine sembrava di vivere una festa per la promozione. È questa la forza di Catania, rinascere nei momenti peggiori, più forti di prima. Non ho dubbi che questo accadrà, e chiunque lo vorrà, mi troverà sempre schierato a combattere per i colori di casa mia.

Per sempre rossazzurro, Mbare Mariano.

 

PROVENZANO “Ho fatto passare qualche giorno perché ancora adesso non riesco a metabolizzare quanto è successo. È stato un anno di sacrifici ma pieno di emozioni e soddisfazioni. Nessuno potrà toglierci ciò che di buono abbiamo fatto e il legame che si è creato con la città e i tifosi catanesi. Rimarrà sempre il rammarico di non aver completato quanto di buono costruito e la possibilità di giocarci i meritati playoff. Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine, i miei splendidi compagni, il mister, lo staff tecnico, sanitario e i nostri tifosi per questo anno bellissimo ..ma non doveva finire così! Grazie Catania”.

 

RICCHIUTI "È una notizia bruttissima, sparisce una società con una vera storia dietro. Non una storia recente, non una storia qualsiasi. Parliamo di un club che era in Serie A. È la fine di una matricola, una squadra così importante per una città altrettanto importante, come Catania. È ingiusto far morire così una squadra. Significa che dietro hanno fatto delle cose troppo brutte, ormai non più riparabili. È giusto ripartire con persone nuove, son certo che chi arriverà saprà riportare il Catania dove merita di stare, per la storia del club e per il pubblico.

Qualcosa non ha funzionato. Non ho trovato giusto interrompere il campionato a tre giornate dalla fine, dovevano sospendere il Catania prima o direttamente al termine. È come allungare la vita a un malato per poi lasciarlo morire all'improvviso. Non puoi stroncarlo così. Questi ragazzi hanno dato tutto. La società non c’era, ma loro erano lì, nonostante le difficoltà. Scendevano in campo e davano l'anima per quella maglia. Quei ragazzi meritavano, da parte della Federazione, più attenzione e rispetto.

C'è qualcosa che voglio dire ai tifosi. Li ringrazierò per sempre per tutto l’affetto che hanno verso di me. Loro ora si ritroveranno in una categoria più bassa. Ma io lo so, loro saranno lì. La squadra è la loro, la seguiranno da tutte le parti, ovunque, non la lasceranno mai. Perchè Catania è così, i tifosi del Catania sono così. Sono loro che prendo le delusioni più grosse, ma ci saranno sempre. Ho ricordi talmente belli che non me ne viene in mente uno brutto. È stato un crescendo di emozioni. È stato come avere un figlio che lo osservi mentre cresce e migliora. E questo mi rendeva sempre più orgoglioso.”

 

TUCCI DI MARZIO “Abbiamo scritto insieme la storia del Catania e nessuno potrà cancellare quei meravigliosi momenti e queste fantastiche immagini: adesso, per rispetto nei confronti della città, ricostruite con serietà un futuro all’altezza del glorioso passato”.

 

LO PORTO “Il fallimento del Calcio Catania Spa prima, la conclusione anticipata del campionato per la squadra rossazzurra poi, non sono cronaca, ma storia. Sarebbe errore di memoria e di onesta attribuire colpe eccessive a Benedetto Mancini, solo l’ultima figura grottesca che si è seduta in Tribuna Vip al “Massimino”. Prima di lui le rane della SIGI che volevano apparire buoi, più sprovveduti che arroganti. E prima ancora la gestione scriteriata, quella della polvere sotto il tappeto, degli ultimi anni della ricreata strana coppia Pulvirenti-Lo Monaco. La fine del Catania, sancita oggi, inizia con la retrocessione in Serie B decretata sul campo e poi con quella in terza serie decisa dalla giustizia sportiva e, ancora, dai Treni del gol che hanno prodotto una macchia indelebile, visibile sulle maglie rossazzurre fino all’ultima partita giocata. Tanti gli attori e gli spettatori di una sorta di via crucis durata anni, snodata sul sentiero di una dolorosissima farsa”.

 

PELLEGRINO E’ andato perso anche il valore tecnico di questi calciatori, che avevano già attenzioni di grandi club. Questo mi rammarica moltissimo. Annullato anche il settore giovanile, da cui avremmo preso spunto per le stagioni a venire. Oggi è una brutta giornata per tutti”.

  

PANTANELLI “Parlo poco e scrivo ancora meno. Ma insieme siamo tornati a fare “calcio” quello vero, quello in cui amore e passione sono tutto. Avete riacceso il fuoco e per questo vi sarò sempre grato. L’abbraccio più grande è per tutto lo staff e in particolare a Francesco Baldini, Luciano Mularoni, Davide Bertaccini e Diego Gemignani. A volte sai già come andranno le cose ma speri fino all’ultimo che possa cambiare persino l’evidenza. Ero qui nel giorno più felice della storia del Calcio Catania e mai avrei pensato a questo epilogo. Ma una storia d’amore come questa non può finire mai…”.

 

BALDINI “Noi abbiamo semplicemente onorato la maglia fino all’ultimo giorno. Voi non avete visto come si sono allenati questi ragazzi l’ultimo giorno, prima che ci dicessero che fosse finita. Non avevo nessun dubbio di come sarebbe finita la partita, visti gli allenamenti. Noi andiamo via, perché i giocatori e gli allenatori passano, è quello che avete detto voi. Vi vogliamo mettere in mano la responsabilità di una città, di una squadra, di una fede, perché voi siete i padroni di questa fede, siete i migliori custodi. Voi potete farlo, noi andiamo via, è il nostro lavoro, io sono toscano… mentre voi rimanete. Non permettete più mai a nessuno di far accadere quel che è successo, perché è triste per voi e per tutti noi. Nessuno di noi è mai andato a cena coi giornalisti o con qualcuno di voi. Quel che abbiamo fatto non è stato fatto per piaggeria, ma perché sentivamo di farlo. Spero che questa cosa vi faccia capire che ci sono dei ragazzi che non pensano solo ai soldi. Siete custodi di questa fede!”

Secondo me noi abbiamo rotto le uova nel paniere a tanti che avevano magari altri interessi, impegnandoci al 100% arrivando a 48 punti essendo dentro i playoff in questo momento , quindi secondo me nessuno si  immaginava che la squadra  potesse arrivare a questo punto e abbiamo rotto le uova nel paniere  a qualcuno che avrebbe preferito tutto questo e preferito prendere il  Catania in Serie D e avrebbe preferito che sparisse una storia del genere. Lascio ai tifosi la guardia di questa fede. Tutto fatto per puro amore, per il calcio e per questa città.

 

PAOLUCCI "Sono giorni brutti, ancora sono un po' stordito da quanto è successo. Una città e un tifo del genere non doveva scomparire... Impossibile cancellare però i ricordi che quella realtà ha tramandato e sono orgoglioso di averne fatto parte. Oltre la squadra di Civitanova, è l'unica che abbia mai tifato. Sono veramente triste, la terra è già martoriata e aveva nel Catania il suo senso di rivalsa. Conosco i catanesi e il loro cuore, risorgeranno dalle ceneri com'è scritto sulle porte della città. Torneranno, ci vorrà tempo e la ferita è grande. La cosa che mi ha fatto arrabbiare è sapere di certi pupazzi che hanno inscenato tragicommedie che non dovrebbero avere nulla a che fare con il calcio e che purtroppo sono ricorrenti. Non si capisce come siano sempre gli stessi a girare lì intorno, mi ricordano vecchi politici italiani... Il Catania era una realtà in grande difficoltà ma di enorme dignità, vedere certi proclami è stata veramente una grande mancanza di rispetto. Per il resto so che torneranno e io, per Catania, ci sarò sempre".

  

ROSAIA ..Mi sembra di vivere un Sogno….eh già, perché così per tanti mesi è stato…un sogno bellissimo, da cui speravo di non dovermi svegliare mai. Noi e Voi, una Città intera, quel legame indissolubile che si è creato…le Vittorie, le Sconfitte, tutto era magico. Sembrava davvero un sogno….avevamo ancora tanto da fare insieme ma tutto ad un tratto, è diventato un grande incubo.

Abbiamo fatto ogni singolo passo insieme, sudato e onorato la maglia… all’improvviso, FINE dei giochi..”

Difficile rialzare subito la testa, ma con l’amore incondizionato per questi colori sarà tutto più semplice…

Volevo ringraziare la Città, le splendide persone che ho conosciuto nel piccolo paese in cui ho abitato con la mia Famiglia ci hanno riempito di affetto…come se fossimo diventati una famiglia allargata.

Ho passato due Anni Indimenticabili, provando emozioni e gioie fortissime ed anche delusioni da cui siamo sempre ripartiti insieme.

Ho avuto l’Onore di rappresentare la Città, con la fascia di Capitano di Mariano Izco, bandiera e uomo vero…è stato motivo di responsabilità ed orgoglio per me.

Se sono qui a salutarvi oggi, e diventato ciò che sono…lo devo anche al Mister, la nostra guida, ed il suo Staff encomiabile…siete nel mio cuore. Per continuare con lo staff sanitario, magazzinieri…sempre al nostro fianco.

Ho conosciuto compagni, amici, UOMINI a cui voglio scrivere GRAZIE …abbiamo trascorso l’inimmaginabile insieme.

A voi TIFOSI… GRAZIE; ci siete sempre stati vicini, ci avete incitato e rispettato nei momenti difficili, siete stati una spinta incredibile….porterò sempre nel mio cuore i brividi provati sotto la Nord, nessuno riuscira’ MAI a farmi dimenticare … MAI !

Non riesco a crederci, e’ il momento di salutare TUTTI voi, e’ stato un percorso non semplice ma indimenticabile…. Il cuore piange, ma il fuoco per ripartire ancora più forti fa parte del nostro DNA.

Catania Tornerà Grande!

 

ZENGA Il Catania ? Mi si è aperta una ferita che adesso sanguina. Mi sembra tutto assurdo. Perché escluderlo adesso, con tre partite da giocare in casa e una a Palermo? Gli incassi non avrebbero potuto aiutare? Capisco se fosse successo due mesi fa, ma adesso proprio no, non è giusto. Mi dispiace tantissimo, non trovo le parole. Penso a Francesco Baldini e ai giocatori, ai sacrifici che hanno fatto per fare questo campionato. E penso ai tifosi, che perdono la loro squadra. Mi sono stupito anche io quando ho visto che nessuno si fosse interessato a rilevare una squadra del genere, con una tifoseria del genere. Ero in contatto con Joe Tacopina quando ha cercato di rilevare il Catania, speravo lo salvasse lui perché avrebbe di sicuro rilanciato il club . Spero che adesso si costruisca un progetto serio.  Ricordi ? Io sono arrivato a 8 partite dalla fine e ci siamo salvati all’ultima giornata contro la Roma. La stagione successiva ci siamo salvati a 7 giornate dalla fine. Risultati incredibili, una passione pazzesca, giocatori che sono riusciti a raggiungere l’apice delle loro carriere. Io ho lasciato il cuore a Catania e oggi sono molto dispiaciuto: non doveva finire così.

  

ZEMAN   "E' stata una situazione tipica italiana, ma noi siamo capaci di fare queste cose. Questo è un campionato irregolare ma poche cose sono corrette oggi nel calcio nostrano. E' l'ennesima gaffe che si poteva evitare, visto che siamo agli sgoccioli della stagione regolare e che, da quanto ho letto, c'era la piazza catanese, con imprenditori e sostenitori, pronti ad accollarsi la gestione societaria di quest'ultimissimo scorcio dell'annata con 35 mila euro raccolti. Ripeto che è un campionato irregolare, non è il primo e non sarà l'ultimo. Stavolta si è deciso di fermare tutto a tre partite dalla fine. Per la Federcalcio andava bene, ma il Tribunale ha deciso diversamente. Anche la Paganese ora non è più tranquilla e rischia di retrocedere. Io credo che i campionati si debbano fare sul campo e non deciderli a tavolino"

 

PINTO “Trovare le parole in un momento così buio e’ difficile.. la rabbia lo sgomento e la tristezza non possono però cancellare i ricordi, le emozioni, le gioie, le vittorie sofferte, le emozioni che una piazza del genere può regalarti..sono stati 3 anni intensi e complicati ma l’aria che si respira quando giochi per il Catania merita ben altri palcoscenici.. oggi si e’ chiuso un ciclo.. come nessuno avrebbe voluto, ma una volta che tocchi il fondo puoi solo risalire.. e sono certo che il Calcio Catania tornerà a splendere .. doveroso ringraziare tutta la gente che ci ha sempre sostenuto dal primo all’ultimo minuto in questa splendida avventura.. tutti i compagni che hanno condiviso gioie e dolori ogni giorno .. lo staff e la gente di Torre del Grifo che ha lavorato per noi dietro le quinte.. e’ stato un onore..”.

 

PAPU GOMEZ "Una città che mi ha accolto come un figlio. Una squadra che la chiamavano il piccolo Barcellona, un figlio catanese e 3 anni pieni di emozioni. Sento tanta tristezza e amarezza ma soprattutto rabbia perché il Calcio Catania non merita questa realtà. M i dispiace tanto e vi mando un grande in bocca al lupo per il futuro, augurando che sia un futuro migliore per tutto il popolo catanese. Per sempre un tifoso vostro. Papu.".

 

FURLAN "Pazzesco finisca così una STORIA come questa. Follia".

 

ZANCHI "Anche se non te lo aspetti, quando ti dicono è finita, la tristezza e la delusione sono infinite. Dalle mille difficoltà superate al legame incredibile con la città e la tifoseria che ha dimostrato un attaccamento unico, rimarranno indelebili nella nostra mente e nel nostro cuore tutti i momenti vissuti insieme. Sono orgoglioso di aver fatto la mia piccola parte nella grande storia di questa squadra. MELIOR DE CINERE SURGO".

 

RUSSOTTO “Se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: ”Ne è valsa la pena?”..io risponderei : “Ne è valsa la pena….ne è vlsa veramente la pena!! Grazie ragazzi”.

 

CATALDI “Ci sarebbero centinaia di cose da scrivere per spiegare tutto quello che ha rappresentato per me questo gruppo, questa maglia e questa città – le parole su Instagram – È difficile in questo momento trovare le parole giuste la delusione è tanta, si era creato qualcosa di magico tra di noi che ci è stato strappato dalle mani, perché questo gruppo di UOMINI prima ancora che professionisti ha lottato sul campo onorando sempre la maglia, nonostante tutto quello che succedeva intorno. GRAZIE perchè non potró mai dimenticare l’affetto che ho ricevuto in quest’annata indimenticabile mi avete fatto sentire veramente a casa… ma GRAZIE sopratutto a voi che siete stati come una famiglia e avete reso tutto questo possibile e per i tanti momenti che porteró per sempre nel mio cuore come ricordi indelebili… mi auguro che tutto questo un giorno possa tornare dove merita “MELIOR DE CINERE SURGO”.

 

GRECO “Eccoci qua. Non so cosa dire se non grazie, qua a Catania e col Catania sono cresciuto molto – scrive su Instagram – Ho trovato un gruppo di persone che giorno dopo giorno sono diventati la mia famiglia. È brutto arrivare ai saluti soprattutto dopo questa esclusione a poco dalla fine di un’impresa ma nonostante tutto so che porterò quest’esperienza impressa nella mia mente per sempre, sono arrivato in punta di piedi e vado via consapevole del fatto che questa piazza mi ha aiutato a esprimermi in tutte le mie potenzialità. Grazie ai miei compagni, grazie allo staff tecnico, ma soprattutto grazie ai tifosi per avermi coccolato e incitato sempre dalla prima all’ultima partita. Porterò Catania e il Catania per sempre con me, GRAZIE e Forza Catania. U Muturinu”.

 

LODI “Ho letto la notizia ed è stata una cosa che non avrei mai voluto apprendere. I tifosi, la città, i giocatori e lo staff non meritavano questo epilogo. Quello che è successo non cancellerà mai quello che ha rappresentato per me indossare questa gloriosa maglia. Dai gol nel derby a quello alla Juventus, ecco questo nessuno potrà mai rimuoverlo nonostante la notizia. Mi auguro che adesso per il futuro del Catania ci sia un progetto serio e duraturo. Per chi vuole fare calcio ad alti livelli questa è la piazza migliore, perché c’è una città che negli ultimi anni ha sofferto e adesso ha bisogno solo di gioie. Il rapporto che ho con la città per me rimarrà intatto e ancora più forte. C’è stato amore dal primo giorno in cui ho messo piede allo stadio. Dopo questa notizia triste mi auguro che ci sia un futuro migliore“.

 

MORO “Non doveva finire così… Per la squadra che siamo – scrive l’attaccante –, per il gruppo che si è creato, per l’intera città di Catania! Abbiamo fatto il possibile per far continuare questa favola, ma purtroppo ci sono cose che vanno oltre le nostre competenze. Volevo ringraziare tutta la squadra e le persone che ci hanno circondato per come mi hanno fatto crescere sotto ogni aspetto. Un grazie anche a Catania per come mi ha accolto e per avermi fatto sentire parte di una grande famiglia. Mi mancherà esultare al Massimino, sotto la Nord, ma il calcio è anche questo!. Quello con Catania e i tifosi non è un addio, speriamo di rivederci.  E’ un momento particolare per tutti, devo solo ringraziare tutti, a cominciare dai tifosi. L’abbraccio a Torre del Grifo è stato commovente, mi avete considerato uno di famiglia, un parente, un amico. Abbiamo fatto il possibile per continuare la favola, purtroppo però ci sono cose che vanno oltre le nostre competenze. Ringrazio tutta la squadra e le persone che ci hanno circondato. Sono cresciuto sotto ogni aspetto. Un grazie a Catania che mi ha accolto e fatto sentire parte di una grande famiglia. Mi mancherà esultare al ‘Massimino’ sotto la Nord, ma il calcio è anche questo. Le convocazioni in Nazionale? Emozione fortissima. Grazie al lavoro del gruppo, a Catania, Pellegrino e Baldini ho ricevuto le convocazioni che gratificano me, ma anche il ruolo dei miei compagni. Io in Serie A? Devo lavorare, migliorare. Mi piace per Catania, per ora ho solo questo in testa. Catania non ha eguali .Forza Catania!"

 

AMBROSI “Porgo un grandissimo saluto a tutti i tifosi catanesi che sono legatissimi alla squadra, come d’altronde lo sono io. Cerchiamo di stare uniti in questo momento bruttissimo per noi, che purtroppo ha segnato la fine del nostro amatissimo Catania. Dico solamente poche parole: bisogna portare avanti nel migliore dei modi e con grandissimo attaccamento, che abbiamo sempre avuto, la nostra passione e il nostro legame con la squadra di questa città in modo che prima o poi Catania possa tornare a gioire per le gesta della propria compagine. Una città del genere non meritava assolutamente un così triste epilogo. Da parte mia un grandissimo abbraccio, con la speranza anzi con la sicurezza che quanto prima torneremo a gioire per il nostro amato Elefante. Un abbraccio a tutti e un saluto fortissimo da Alessandro Ambrosi”.

 

TERLIZZI “Ai miei tempi il Catania era una squadra costruita anno per anno sempre meglio. I ‘Treni del gol’ li ho vissuti in prima persona, ancora aspettiamo i processi delle persone che hanno innescato il casino. Sembra che non sia successo niente, sono passati cinque anni e ancora aspettiamo gli eventi. Questa è la burocrazia italiana, quando devono andare avanti per creare scompiglio lo fanno, invece quando devono arrivare al dunque non fanno niente. Lo stesso Pulvirenti ha detto di essere stato truffato dai suoi dirigenti, tra cui Cosentino in primis e Delli Carri in seconda battuta. I guai del Catania sono arrivati quando Pulvirenti e Lo Monaco si sono divisi, interrompendo i presupposti per avere un Catania importante. Tutti pensavano che i soldi di Pulvirenti servissero per fare un Catania forte, in realtà servivano a Lo Monaco che era un grande scopritore di talento, prendendo giocatori a poco prezzo e realizzando plusvalenze con parametri di stipendio bassi. I più pagati eravamo noi italiani mentre gli argentini e stranieri venivano pagati molto poco rispetto al loro valore, vedi Gomez. Quando è arrivato Cosentino, ha alzato gli stipendi, hanno cominciato a fare un giro di soldi e quella è stata la fine del Catania.  

Adesso c’è preoccupazione per il futuro. La Sicilia l’ho vissuta per tanti anni, a Palermo, Trapani e Catania. Non ci sono più investitori seri, ma gente che viene lì per mettersi in tasca qualcosa. Non c’è l’investitore che viene perchè ha soldi e forze per investire su un progetto serio. Catania merita un progetto importante con persone serie, le giuste credenziali. Se gli imprenditori sono quelli attuali, il Sindaco farebbe bene a chiamare noi ex calciatori. Faremmo le cose per bene mettendo insieme 7-8 ragazzi, persone serie. Dispiace quando c’è il fallimento, poi il giocatore trova squadra facilmente mentre ai tifosi, piazza e città rimane la ferita e la delusione più grande”

  

 

MARINO “Era nell’aria un provvedimento, ma pensavo che la squadra potesse chiudere il campionato. Il dispiacere è enorme. E’ stata cancellata la storia del Catania, sono stati vanificati anni importanti. Io in D vestendo questa maglia? Facemmo una scalata importante e fu dura prevalere girando campi infuocati. C’erano 10mila persone allo stadio, l’altra squadra cittadina (l’Atletico) ne contava 1.500 in C1. Ma il Catania era il Catania. Da allenatore il quarto posto nel girone d’andata è stata un’impresa. Quando tornai a Catania per la prima volta da avversario, alla guida dell’Udinese, ci fu un lungo applauso e tutti i giocatori che avevo allenato l’anno si avvicinarono per salutarmi. Momento di grande emozione. A Catania mi chiamavano per nome, qui traspare effetto.

So la passione che hanno e la rabbia che c’è adesso. Spero in una ripartenza. Otto anni di A non si cancellano, le stagioni recenti sono stati difficili, ma Catania era diventata una realtà nazionale. Nonostante le difficoltà la squadra di Baldini ha espresso un buon calcio, Pellegrino ha scelto giocatori molto determinati che avrebbero portato a termine un campionato di prim’ordine classificandosi ai playoff. Maurizio e Baldini hanno fatto un grande lavoro, in quelle condizioni non è facile per nessuno mantenere regolarità di rendimento. Giù il cappello per staff tecnico, giocatori e dirigenti”.

 

DEL GROSSO “Da ex mi è scesa qualche lacrima. Venire esclusi a 3 giornate dalle fine, è assurdo, non se lo meritano. Perché non si è fatto finire il campionato? Sarebbe stato più giusto farlo al termine del girone d’andata, la situazione era nota perché si è continuato a farli giocare? E’ una storia che non riguarda il Bari ma immaginate se avessero ancora dovuto incontrare il Catania con un primo posto in gioco, sarebbe successo il finimondo. Per chi si gioca i playoff e la retrocessione è falsato, due partite sono tantissime”.

 

SPINESI "Hanno ucciso il mio Catania. Sono stati ghigliottinati. Se fosse successo a inizio anno ok, può capitare, ma così è una crudeltà, anche perché i giocatori, l’allenatore e lo staff sono stati un esempio. A dicembre non c’era neanche l’acqua calda per farsi la doccia. E invece solo proroghe, rinvii, prese in giro. Adesso provo un senso di abbandono profondo, come fosse successo a me. Chi doveva tutelare il Catania ha fallito. Si devono vergognare. È uno schiaffo alla professionalità di una piazza che merita la Serie A. Solo il nome Catania mi emoziona. C’è tutto: figli, amore, vita vissuta, gol, ricordi. La prima volta che ho giocato al Massimino avevo 27 anni. I primi due anni a Catania ho siglato gol a raffica: 23 nel 2006, 17 in Serie A la stagione successiva. Ho ricevuto amore incondizionato. Ai miei figli dico sempre che noi, lì, siamo stati sempre a casa. Non siamo mai stati ospiti”

 

RUSSINI “11700 volte grazie CATANIA”

 

LORENZINI “Ho voluto fortemente vestire questa maglia, perché è una maglia pesante perché è una maglia che ha una storia incredibile e questa occasione non poteva sfuggirmi di mano. Ho sempre saputo la situazione societaria ma la mia voglia di giocare in questa piazza ha fatto si che chiudessi gli occhi e scegliere di vestirla senza nessun dubbio. Voglio ringraziare i miei compagni per avermi fatto sentire fin da subito parte di questa famiglia. Voglio ringraziare lo staff che ci ha sempre aiutato nei momenti difficili. Per ultimi ma non meno importanti anzi fondamentali i NOSTRI TIFOSI. Il Catania risorgerà più forte che mai e spero che questo accada in fretta perché la storia di questa città lo merita. Grazie Catania”.

 

 

 

Catania Juve Stabia 3-2 - 10 ott 2021

 

Onore a questi straordinari ragazzi che assieme al grande Baldini hanno firmato un patto d'acciaio con la città, divertendosi ad abbattere chiunque con lo stesso spirito di una partita all’oratorio.

A mio parere, questo (a parte i portieri) è il più forte Catania che ho visto da quando siamo ripiombati in C. Commoventi i commenti finali di Angelo Patanè di oggi a fine partita, coi ragazzi seduti sul cartellone pubblicitario che ammiravano la Nord che li acclamava. Sembrava la vittoria della Champions League e invece era solo un’altra partita vinta da un gruppo favoloso fatto di uomini, atleti e professionisti con attributi grossi così.

E questo la città l’ha capito da tempo, come ha capito chi sono stati quegli avventurieri che abbiamo ormai sgamato. Non fatevi vedere più in Piazza Spedini!

(Massimino, unni si ?)

Quando il Catania chiama, noi accorriamo in suo soccorso e dai cori di oggi si è visto. Perché siamo fatti così, perchè per una gita fuori porta possiamo pure rinunciare alle partite in Pay TV se tifosi di Juve, Inter, Milan, ma se in programma c’è il Catania la nostra risposta è sempre quella: “No, oggi ioca U CATANIA, non è possibile, vacci tu!”

vedi anche la rubrica di Alessandro Russo su Calciocatania.com

 

 

GHIRELLI "Innanzitutto esprimo il massimo rispetto per l’operato della curatela e del giudice fallimentare. Con grande dolore debbo constatare che la chiusura dell’esercizio provvisorio ​nel corso di svolgimento della stagione regolare arreca un grave nocumento al Campionato di Serie C ​ed è questa una situazione che​, come Presidente di Lega, non avrei mai voluto vivere.

In questi mesi, ​e ancor prima fin dall’operazione Sigi, ho cercato in tutti i modi di far capire che gli impegni assunti dovevano essere rispettati; impegni che ​tuttavia non sono stati mantenuti.

E’ innegabile, il covid ha ​aggravato irreversibilmente la situazione, ma rimane il fatto che, in quest’ultima fase, sono state avanzate proposte prive di alcun senso che hanno determinato la più spiacevole delle conclusioni.

La Lega Pro ed i ​propri club, ​in quanto dotati di uno spiccato senso di responsabilità, sanno comunque ​affrontare e venire a capo di una situazione che avrebbe potuto determinare un danno non governabile.

Concludo sottolineando la insopportabile sofferenza che tutta questa​ vicenda provoca alla città di Catania, ai tanti tifosi del Catania in Sicilia, in Italia, nel mondo.​”

 

 

MASSIMO MAURO “Il Catania è stato dichiarato fallito, le squadre si sono viste togliere i punti che avevano conquistato contro la squadra etnea e ciò ha determinato lo stravolgimento della classifica. Problema sul problema, tutto questo si sta verificando a 3 giornate dalla fine. Una situazione incredibile, anche perché bastava trovare 50mila euro per permettere al Catania di chiudere il campionato. In pratica un po’ come è accaduto in Premier League con il Chelsea, in attesa che il club londinese passi la mano dopo il passo indietro di Abramovic. Altre cifre, è chiaro, ma questo rende ancora più paradossale la situazione. Perché il presidente della Lega di C, Francesco Ghirelli, ha risposto alla richiesta fatta dal tribunale che sostenere il Catania avrebbe falsato il campionato. Ma si trattava di sovvenzionare il treno o l’aereo per le ultime partite, mica di comprare un giocatore… E avrebbe fatto in modo che il risultato del campo sarebbe stato confermato, perché la priorità dovrebbe essere quello”.

“Ora invece, il Catanzaro da secondo si ritrova a rischio quarto posto (e in questo caso parlo con parzialità viste le mie origini), avendo di colpo perso i 4 punti conquistati con il Catania. E ad esempio la Paganese, da salva si ritrova in zona play out. Persino i tifosi del Palermo, tradizionali rivali del Catania, hanno dimostrato che non vogliono quel vantaggio ed hanno messo uno striscione in merito. Ghirelli avrebbe potuto mostrare lungimiranza, magari contando fino a 10 prima di prendere una decisione del genere”.

“La regolarità del campionato è falsata e mi chiedo: Ghirelli sono 30 anni che naviga nell’alta burocrazia del calcio, e nonostante ciò prende una decisione contraria alla passione, alla giustizia calcistica del campo. Come è possibile fare una roba del genere? L’unica squadra che è fuori da queste cose è il Bari che già sta in B (per volere divino), ma per il resto tutti sono sul filo per questa decisione assurda”.

 

 

 

ALESSANDRO RUSSO: “Sigi, non è stato un atto d’amore. E’ andata peggio della gestione Attaguile”

Scrittore di tante opere che riguardano la storia del Catania e nipote di Angelo Massimino, Alessandro Russo ha esternato le proprie considerazioni sulla gestione Sigi, ai microfoni di ‘Solo Calcio’ su Telejonica, in occasione dell’iniziativa del Network Mediatico Congiunto promossa da Max Licari:

“Siamo tornati al periodo scellerato della cordata di Angelo Attaguile. Riuscendo a fare peggio perchè quella volta, quando fu Angelo Massimino a rimettere in sesto la baracca, ci venne data una notizia dall’oggi al domani e fummo cancellati, poi grazie a Massimino siamo ritornati. Adesso il fatto di avere dato anche fin troppe speranze ha generato una sorta di disaffezione nella città di Catania. Nella Sigi non ho visto un voler fare parte della città legata alla squadra di calcio in modo viscerale, e allora si è arrivati ad una situazione penosa chiedendo soldi ai tifosi per poi dire che sarebbero stati restituiti, di andare in Serie B per poi mettere a rischio il termine della stagione. E’ veramente impossibile adesso per il più giovane avvicinarsi ad un fenomeno calcistico a Catania. Ci vorrà parecchio tempo prima di capire perchè la Sigi ha deciso di prendere il Catania Calcio. Io un’idea me la sono fatta e dico che non si tratta di un atto d’amore. Non c’è nulla di romantico e non poteva che essere così visto che siamo in un’epoca nella quale di romantico non c’è proprio nulla. Soprattutto mi sono fatto l’idea che quando è fallita la trattativa con Tacopina la Sigi credeva ancora di poter vincere il campionato. E’ come quando tu giochi a poker e invece di fare un passo indietro decidi di arrivare fino alla fine. Pensare però di potere partecipare ad un campionato come quello a cui stiamo assistendo rappresenta un altro errore strategico catastrofico della Sigi”.

Fonte: tuttocalciocatania -i Redazione -8 gennaio 202246202

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Baldini

 

...........POSTO -

2021-22

Stancampiano, Coriolano, Pinto, Monteagudo, Calapai (Crotone), Ropolo, Ercolani, Pinto, Ceccarelli (Juve Stabia) Provenzano, Maldonado (Catanzaro) Russotto, Izco, Cataldi, Simonetti, Russo, Sipos

 

Ormai è 'quasi' una certezza: chi parte sfavorito nel derby, poi in campo, ha una marcia in più, ed anche ieri la regola è stata rispettata. Sarà la voglia di rivalsa, la fame, l'occasione unica per riscattare errori, frustrazioni e delusioni di una stagione maledetta, ma anche ieri il derby è stata la partita di chi non poteva assolutamente sbagliare perchè quella era l'unica chance per dare un vero senso all'annata.

Il Catania ha vinto la partita ancor prima di iniziare, con gli sguardi nel riscaldamento, con l'atteggiamento della panchina, con l'aggressività che sin dal primo minuto ha sovrastato un Palermo che solo troppo tardi ha iniziato a giocare con la giusta determinazione. L'emblema di tutto ciò potrebbero essere Greco e Biondi e la scelta di puntare su un 4-2-3-1 che privilegiasse la corsa e l'intensità alla qualità. Per carità, le prestazioni dei due giocatori sono state apprezzabili anche sotto il profilo tecnico, ma è stata soprattutto la presenza massiccia in tutte le zone del campo, soprattutto dell'ex Torino, a fare realmente la differenza.

Poi, ovviamente, c'è Luca Moro. Pazzesco, inarrestabile, così forte, freddo e consapevole da essere considerato all'unanimità (avversari compresi) un patrimonio per il calcio italiano. 8 rigori su 8 trasformati (ma quello del derby vale triplo); 5 doppiette; 1 tripletta e la sensazione che i numeri possano ancora crescere esponenzialmente. Ah poi c'è il gol del raddoppio con la danza sul posto frutto di una tecnica sopraffina e l'incapacità avversaria di opporre qualsiasi forma di resistenza. Tanto l'epilogo era già scritto.

E poi Monteagudo, leader all'improvviso; gli infaticabili Calapai e Rosaia, e il finalmente lucido Maldonado. Tutti sul podio perchè in questo derby nessuno è rimasto indietro, ma tutti hanno contribuito a dare un senso alla stagione dei tifosi etnei. In primis Baldini. Oggi però è lunedì, e allora si deve tornare a pensare al futuro, alla riunione della Sigi e all'attesa per il piano che verrà presentato al Tribunale. Con una sensazione di hangover da festa sfrenata, purtroppo inusuale, la piazza inizia una nuova settimana, con la speranza che ci sia ancora da festeggiare.

https://catanista.eu/

 

 

E POI C'E' LUI, MOROMOTO!

Seguo calcio da quando ero ragazzino e centravanti, allo stadio e in tv, ne ho visti tanti ma tanti. Veri attaccanti, vere punte. Li nomino ? Boninsegna Riva, Chinaglia, Prati, Chiarugi, Pruzzo, Anastasi, Pulici, Bettega, Rossi, Schillaci.

Dopo, a parte Totti e Vieri, ne ricordo solo uno, un olandese di nome Marco, anche se non tifavo per lui.

Quest’anno a Catania abbiamo avuto la gioia di avere avuto in prestito dal Padova Luca Moro, diciannovenne che sta impressionando l’Italia e non solo per quello stratosferico cartellino personale delle reti segnate nel solo girone di andata.

Quest’estate il Padova non sapeva a chi girarlo per farlo crescere ed oggi lo sta piangendo, ma sta pure ridendo per i milioncini che guadagnerà a giugno dalla vendita di questo fenomeno. Non ci ha creduto.

Invece Maurizio Pellegrino sì, capace di costruire la squadra più forte da quando siamo in C, con pochi spiccioli rispetto ai soldi sprecati da Mr. Danni! per pagare dorati TFR a vecchie glorie che non potevano più nemmeno correre. Fiutò l’occasione e se lo portò a Catania in prestito secco. Grazie Direttore! Ce lo godremo fino a giugno, assieme a quell’altro fenomeno di Greco e agli altri campioncini che hanno messo in secondo piano i soldi pur di indossare la nostra maglia e a divertirsi a fare le ammazzagrandi.

Moro è uno di quei fenomeni che arrivano sulla Terra una volta ogni trent’anni, come Paolo Rossi o Roberto Baggio. Sono stelle scese dal firmamento del Dio Palla e deputate a far sognare migliaia di disperati, pazzi per quel rettangolo verde dopo le collere settimanali.

La nostra stella si muove nell’area di rigore come una belva, mettendo a sedere i difensori e andando a scagliare nell’angolo più remoto dove un portiere non potrebbe mari arrivare; una foga egoistica che ho visto solo a Bonimba; una potenza di tiro alla Riva e una plasticità ed eleganza appartenuta solo a Van Basten.

Qualcuno potrebbe dire “va bè, ma i rigori ?” Non ne ha sbagliato uno, tutti a segno con la freddezza di un veterano. Per noi è autentica goduria, abituati a quelli calciati da Mazzarani.

Spero che Mancini non sia così coglione da non portarlo ai Mondali, sapendo che non abbiamo attaccanti. Spero che abbia lo stesso coraggio che ebbe Bearzot quando, contro tutti, si portò in Argentina il ventenne Pablito.

Auguri, grande Luca. Anche per un solo anno, Catania non ti dimenticherà facilmente. Ambrosi ne sa qualcosa, per tutti noi Re Leone per sempre....  anche per soli sei mesi.

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PS: Il Sig. Ceccarelli, in tribuna e con lo stipendio pagato, come si è sentito mentre vedeva i suoi compagni a far festa sotto la Curva Nord?

(Mimmo Rapisarda)

 

 

 

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COSI DI CATANIA

Buongiorno e buona domenica. Flagellata dal maltempo, anzi da un diluvio quasi universale la città di Catania è ancora oggi sott’acqua. Epperò, rinvigorita da un piccolo rimpasto nell’organigramma e da una grossa modifica nello statuto continua a galleggiare invece la Sigi.

In due parole, da queste parti è successo praticamente un po’ di tutto. Dapprima è caduto giù un nubifragio ininterrotto di giorno e pure di notte, poi all’alba piuttosto che comparire il sole, hanno fatto capolino le solite passerelle di politici e tuttologi. Infine, grazie a Dio son venuti qua i giocatori del Palermo a portarci un po’ di calore rosanero. Ordunque, al Palazzetto sportivo di piazza Spedini, insieme ai colleghi-giocatori del Catania, questi signori hanno fatto da mangiare, apparecchiato la tavola e dato da bere ad alcuni nostri senzatetto: alleluja, alleluja, alleluja.

Chiedo scusa se provo adesso a cambiare canale ma mi tocca dire anzi scrivere una cosa non propriamente bella che ha a che fare con la legge della statistica. Infatti, nella lunga e per certi versi fantastica storia del club dell’elefante, sarebbe a dire in questi ultimi settantacinque anni filati, mai c’era stato uno stop così prolungato nei pagamenti dei nostri atleti. Non sto dicendo bugie, tanto è vero che la scorsa notte le lancette dell’orologio non le ho spostate indietro soltanto di un’ora ma ho eseguito una complessa e faticosa ricerca per concludere che manco negli anni 1987-‘92 e cioè ai tempi di Proto & di Attaguile sono successe queste cose qua.

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A ogni buon conto, nonostante le tante chiacchere e le tantissime promesse, cedolini per gli stipendi arretrati ai calciatori rossazzurri non se ne vedono all’orizzonte. I mancati riscontri ufficiali da parte di quelli della Sigi hanno messo in evidenza che una risposta, seppur ufficiosa, c’è ed è che soldi non ce n’è. Tutte queste cose che continuano a capitare qui, in questa città qua chiamata Catania, hanno lasciato senza parole pure i tifosi e in più manco i giornalisti sanno adesso cosa scrivere. Nondimeno a profferir parola ci ha pensato, qualche giorno orsono, mister Francesco Baldini, che è stato poi perfino criticato per aver contestato i suoi datori di lavoro: non si fa.

Frattanto, una decina di giorni orsono i giocatori etnei hanno scelto la messa in mora, compreso quel Luca Moro, il giovane centravanti un po’del Catania ma un po’ di più del Padova che non smette di far gol a tinghitè e di farli fare ai suoi compagni. Se qualcuno pensa che io non stia dicendo la verità vada a rivedere con molta attenzione le immagini video della partita del Monterosi Tuscia contro il Calcio Catania, la gara giocata insomma domenica 24 ottobre 2021 alle ore 2,30 pm allo stadio Enrico Rocchi di Viterbo.https://www.mimmorapisarda.it/2021/103.jpg

Ora però, prima di mettere un punto a questo mio nuovo articoletto corrispondente al trentacinquesimo appuntamento con Cosi di Catania (calcio), volgiamo entrambi gli occhi al futuro rossazzurro prossimo venturo. Neanche questa volta il Calcio Catania 1946 matricola 11.700 fallirà, piuttosto i bookmaker etnei prevedono una raffica di conversioni di tanti fra quelli etichettati come disfattisti. Vero è che all’ombra dell’Etna si coglie in atto un disinnamoramento per la compagine di pallone con la casacca tinteggiata “come la lava dell’Etna e per l’altra metà dal nostro mare“, ma non si può negare che le ultime prestazioni hanno risvegliato ultras, tifosi comuni e pure i vip.

Concludendo, la situazione è questa: qua la gente è sedotta dalle gesta della squadra ma si è disinnamorata della società. Però intanto in giro ci sono pure coloro i quali sperano nelle sconfitte in modo da poter dire che sarebbe stato meglio fallire: cosi di Catania.

Alessandro Russo

http://www.calciocatania.com

 

 

 

 

Cosi di Catania (Calcio): I miei miti? Matteo Russo & Luca Moro

La partita del Catania non è ancora finita

 

Catania, sabato ventisette novembre duemilaeventuno: cronistoria.

All’una e venticinque p.m. il tredicenne Matteo Russo sguscia veloce come un’anguilla dal “Galileo Galilei” salta in macchina, mi sorride e mi chiede dove sono i biglietti e i panini. Nel momento in cui metto in moto, lui si sfila il giubbotto e mi domanda se ho fatto in tempo a salutare gli storici colleghi medici del Policlinico. Quindici minuti più tardi siamo in centro e abbiamo già trovato posteggio; scendiamo dall’auto e festeggiamo quest’evento abbracciandoci in modo vigoroso.

 Quando poi, mano nella mano, mio figlio e io ci avviciniamo verso il più importante Tempio dello sport di Catania, il sole accarezza piazza Spedini ma l’emozione sovrasta il cielo. Di colpo, lo sguardo di Matteo si fa magnetico e questa cosa qui accadIl piccolo Matteo Russo insieme a Luca Moro. A sinistra il disegno di Enzo Salanitroe allorquando il mio rampollo legge con attenzione il nome e il cognome della persona a cui da quasi vent’anni quest’impianto cittadino è intitolato, sarebbe a dire il suo bisnonno. Mentre mio figlio sale piano piano le scale della tribuna A, i suoi occhi luccicano perché intravede il grande prato verde rettangolare delimitato dalle canoniche linee bianche ortogonali, la gigantesca circonferenza del centrocampo e i due piccoli semicerchi che circoscrivono le aree di rigore. Poco dopo, seduti sui comodi seggiolini rossi, ci guardiamo attorno e insieme scorgiamo un’unica sola bandiera rossazzurra sventolare con fierezza. Ancora una volta mi accorgo che da queste parti i pomeriggi autunnali così come anche quelli invernali sono dotati d’un tepore e di una luce che li rende primaverili se non addirittura estivi. Alle due e dieci diamo il via al nostro pranzo che di sicuro non è lauto ma abbonda in trepidazione e contentezza. Decido quindi di contare all’interno dell’intero stadio ognuno degli stendardi che inneggiano alla lava dell’Etna e al mare di questa nostra città che è Catania: ce ne sono solo tre. Da più di otto anni il club che ha per simbolo l’elefante rossazzurro è in crisi nera e da un minuto all’altro c’è nientemeno il rischio che la sua storia possa scomparire. Allo stadio “Angelo Massimino” frattanto sta cominciando Catania-Potenza, match valevole per la sedicesima giornata del torneo di calcio di serie C, girone C.

D’improvviso si ode un po’ di baccano ma non si tratta di quel tipo di frastuono che arreca fastidio, tutt’altro. Poi la sarabanda s’accresce, giacché alla nostra sinistra c’è un signore sui quaranta che con la mano destra raccoglie da un piccolo sacchetto azzurro un minuscolo quantitativo di sale molto grosso e lo lancia in modo ritmico e caratteristico verso l’interno del campo di gioco.

«Che sta succedendo?» domanda Matteo.

«È un rito propiziatorio,» -risponde un signore molto distinto e col viso da eterno ragazzo dietro di noi- «venire allo stadio consente in un certo senso di conoscere meglio la storia della propria città.»

«Insomma, oggi si vince!» conclude mio figlio con uno dei suoi sorrisi che mi emozionano ogni santo giorno.

Poi, alle due e mezza in punto, io mi deconcentro come talvolta mi succede un attimo dopo aver mangiato; mi torna in mente la settimana trascorsa e soprattutto l’appuntamento letterario dedicato a Vincenzo Bellini che ho organizzato mercoledì ventiquattro novembre al Palazzo della Cultura. Continuo a pensare ad altro, mi viene in mente la nuova avventura lavorativa che inizierà a breve nel reparto ortopedico dell’ospedale San Marco. Di colpo, però, rivedo pure il S. Natale del 2020 con l’Italia intera ferma durante la pandemia venuta fuori dalle pagine d’un thriller e mi ritrovo ricoverato in Rianimazione per il Covid. Ho come la sbiadita percezione di quanto mi sta accadendo in terapia intensiva, intubato e prono. Il corpo come robotizzato, le funzioni vitali monitorate da macchinari che emanano suoni stridenti, luci che si percepiscono a palpebre chiuse, presenze di altri malati che colgo con gli occhi della mente. Quasi un mese trascorso in una trincea dove la linea di demarcazione tra la vita e la morte non è mai netta. I tubi mi tengono ancorato alla vita, la posizione prona mi rende sempre più inerme epperò la mia testardaggine mi salva. Finis vitae, finis vitae, finis vitae leggo nel monitor di fronte a me, ripetutamente, a vari caratteri, con molteplici intermittenze ma con ogni probabilità si tratta d’una proiezione della mia paura che è diventata la mia realtà. Un mese di ricovero, e poi una significativa totale ripresa grazie alla mia famiglia, ai miei amici, al dottor Francesco OIiveri e grazie soprattutto a tutta Catania tutta.

Finalmente, poi, intorno alle 4,40 p.m. in macchina, mentre facciamo ritorno a casa, mio figlio mi rinfresca le idee e mi regala il resoconto integrale della partita di oggi.

 «Luca Moro –parola di Matteo Russo – è veramente fortissimo però oggi allo stadio Angelo Massimino c’era poca gente. Il Catania ha giocato un buon primo tempo e ha sbloccato la partita grazie a un campione vero, una persona dal cuore d’oro che ho conosciuto una settimana fa a Torre del Grifo. Oggi, alla fine del primo tempo e con un fantastico tiro dagli undici metri, Luca ha spiazzato il portiere avversario e lo ha beffato in modo micidiale. Nel secondo tempo, poi, al tredicesimo minuto con un altro dei suoi guizzi ci ha portati sul due a zero. Purtroppo dopo un quarto d’ora è arrivato il gol del Potenza, e secondo me, c’è stato in quell’occasione un errore del nostro portiere. Infine proprio al novantesimo abbiamo rischiato grosso, perché il Potenza stava per agguantare il pari. Per fortuna quel pallone è finito alto sopra la traversa e al novantaquattresimo minuto, dopo un rilancio lungo del loro portiere, l’arbitro ha fischiato la fine. Emozionante sentire le urla dei tifosi, che gioivano. Papà, anche oggi il Catania ha vinto grazie al suo “CR7” Luca Moro.»

 

Alessandro Russo

https://www.calciocatania.com/articoli/articoli.php?9458

 

 

 

“Tantissimi auguri al mio Catania. Quanti ricordi belli in 3 anni. Mio figlio Bautista nato a Catania fino a sfiorare l’Europa, 12 argentini in squadra. Indimenticabile”. Così il grande ex calciatore rossazzurro Alejandro Gomez augura buon compleanno al Calcio Catania, non dimenticando mai la sua esperienza alle pendici dell’Etna caratterizzata da oltre 100 apparizioni, 18 gol e 17 assist. Oggi il Papu milita nel Siviglia ed ha festeggiato, nei mesi scorsi, la vittoria della prestigiosa Coppa America con la Nazionale argentina.

 

 

Capitani di ieri, capitani di oggi. L'augurio social di Mariano Izco, argentino "naturalizzato" catanese:

"Dalla gloria della Serie A ai campi fangosi della C.

Ne abbiamo vissute 260 insieme, una piccola parte della tua storia, una grande parte della mia vita".

 

Dall'Argentina ai piedi dell'Etna, arriva veloce, via social, il messaggio del "più" Pablo Barrientos, corredato da una serie di immagini del suo periodo in rossazzurro: "Tanti auguri Calcio Catania!!!! Grazie per avermi permesso di far parte della sua storia

 

 

 

L'ex allenatore del Catania Gianni Di Marzio, nel giorno del 75° anniversario dalla fondazione del club ha detto la sua a

24 settembre

Il passato, il presente e il futuro del Catania, raccontato da un‘autentica icona per il club siciliano. Gianni Di Marzio, artefice della storica impresa della promozione in Serie A nel 1983, ha rilasciato in esclusiva un’intervista alla redazione di ItaSportPress.it, in cui è emerso tutto il suo attaccamento alla piazza, oltre al grande dispiacere per la situazione attuale. Il suo amore è rimasto invariato, quarant’anni fa come oggi; quando il Catania taglia il traguardo di ben 75 primavere.

 

SE LE DICO “CATANIA” COSA LE VIENE SUBITO IN MENTE?

“Lo spareggio del 1983 con 40mila catanesi a fare il tifo per noi all’Olimpico di Roma. Facemmo un’impresa! Ci seguirono fino all’aeroporto e ricordo che non dovemmo partire in ritardo. Poi, quando tornammo a Catania, ne trovammo in ugual numero ad aspettarci. Gente straordinaria”.

QUALE FU IL SEGRETO DELLA VOSTRA IMPRESA? TORNASTE IN SERIE A DOPO OLTRE VENT’ANNI!

“Non era una squadra di figurine Panini come alcuni club tendono a costruire adesso. Una volta era diverso. Adesso si parla degli “allenatori-manager” inglesi, ma non si inventano nulla di nuovo”.

IN CHE SENSO?

“Sarebbe la normalità, perché trent’anni fa il calcio era così. Erano gli allenatori che, giustamente, si costruivano le squadre. Eravamo sia tecnici, sia direttori sportivi. Quel Catania lo creai io, scegliendo calciatori compatibili tra loro per caratteristiche calcistiche e caratteriali: puntai sui vari Mastropasqua, Ranieri, Mastalli… Li avevo studiati e li conoscevo a perfezione. Per questo volli quei giocatori con me in quella squadra. La storia dice che non mi sbagliai”.

E’ UN MODUS OPERANDI DIFFICILMENTE ESPORTABILE NEL CALCIO ATTUALE?

“Assolutamente no, perché alla fine si tratta di fare semplicemente le cose fatte per bene. Nulla di più e nulla di meno. Guardiamo, per esempio, al Sassuolo di De Zerbi: ha fatto cose incredibili perché è stato lui a scegliersi i giocatori sui quali puntare, con la società che lo ha supportato”.

HA MANTENUTO LEGAMI CON LA PIAZZA?

“Eccome! Io ho la residenza a Catania. Amo la città e i catanesi. Ho una bella casa in un condominio con una piscina olimpionica. Per me Catania è la Miami di Italia. Ma poi c’è un’altra cosa che mi colpisce ogni volta”.

CHE COSA?

“Che la gente mi ferma per strada e mi ringrazia ancora per la promozione del 1983. Non solo i più anziani, ma anche i ragazzi giovani: è un racconto che si è tramandato di generazione in generazione”.

OGGI INVECE IL CATANIA È IN UN MOMENTO DI GRANDE DIFFICOLTÀ…

“Perché hanno fatto tutto il contrario di tutto quello che facemmo noi oltre trent’anni fa. Troppe scelte sbagliate hanno portato a questa situazione”.

NONOSTANTE TUTTI GLI SFORZI PER IL MANTENIMENTO DELLA MATRICOLA?

“Secondo me era meglio ricominciare da zero, con un progetto ambizioso, giovane e sul lungo termine. I tifosi lo avrebbero capito. Non c’è la disponibilità economica per mantenere la categoria, questo mi sembra evidente”.

IN QUESTE SITUAZIONI QUAL È L’INGREDIENTE NECESSARIO PER COMPATTARE IL GRUPPO E REAGIRE RISPETTO A QUANTO ACCADE ALL’ESTERNO?

“Io sono molto pessimista. Non mi sembra un gruppo ben amalgamato. Eppure si poteva prendere esempio da tante realtà limitrofe. Si guardi per esempio al Cosenza: non c’era chissà quale budget di partenza, ma Goretti ha costruito una buona squadra e, fin qui, stanno stupendo”.

GAETANO NICOLOSI HA RESPONSABILITÀ IN TUTTO CIÒ?

“Nicolosi è una brava persona, non agisce in cattiva fede. Lui non può nulla. Purtroppo la situazione è questa e bisogna fare i conti con la realtà”.

QUALE DEVE ESSERE L’OBIETTIVO STAGIONALE DEL CATANIA?

“Ribadisco che hanno salvato la matricola, ma conveniva ripartire da zero. Il Catania, insieme al Monopoli, è l’unica squadra che non è riuscita neanche a pareggiare soltanto una partita… Io credo che il supporto dei tifosi potrebbe essere l’unica chiave per provare a uscirne. Già dalla prossima partita contro il Catanzaro… Bisogna scendere in campo in primis per loro”.

 

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Raffaele

 

 

Baldini

 

6° POSTO - eliminato dal Foggia al

1° turno dei Play Off

2020-21

Confente, Rosaia, Tonucci Biondi, Pecorino, Distefano, Noce, Della Valle, Borriello, Santurro, Albertini, Claiton, Pellegrini, Sales, Zanchi, Izco, Manneh, Sarao, Vrikkis, Volpe, Di Piazza, Golfo

 

 

 

La stagione rossazzurra finisce qui. Ora c’è una storia che dura dal 1946 da far proseguire.

 

CATANIA-FOGGIA 1-3

Catania (4-3-3): Martinez 5; Calapai 6, Silvestri 5.5, Giosa 4.5 (41′ st Rosaia sv), Pinto 5 (1′ st Zanchi 6); Welbeck 6, Maldonado 6.5, Dall’Oglio 5.5 (22′ st Manneh 6); Piccolo 5 (22′ st Di Piazza 6), Sarao 5, Reginaldo 6 (13′ st Golfo 6). In panchina: Santurro, Sales, Claiton, Izco, Vrikkis. Allenatore: Baldini 5

Foggia (3-5-2): Fumagalli 7; Salvi 6 (48′ st Cardamone sv), Germinio 5.5, Del Prete 6 (38′ st Galeotafiore sv); Kalombo 6.5, Vitale 6 (32′ st Said sv), Rocca 6.5, Garofalo 6 (48′ st Moreschini sv), Di Jenno 6.5; Curcio 7 (48′ st Pompa sv), Balde 7.5. In panchina: Di Stasio, Jorio, Iurato, Morrone, Dema, D’Andrea, Nivokazi. Allenatore: Marchionni 7

Arbitro: Maranesi di Ciampino 5.

Reti: 33′ pt Balde, 19′ st Curcio, 22′ st Maldonado, 27′ st Balde.

Note: ammoniti Vitale, Balde, Silvestri, Manneh, Said. Angoli: 4-3. Recupero: 2′ e 5′.

 

Forse, meglio così…

È dura dirlo, ma considerato l’approccio alla gara sciorinato dai rossazzurri, è meglio chiudere qui la stagione e pensare alla sopravvivenza della società, messa in serio pericolo dalle ultime “peripezie”, tanto per utilizzare un pietoso eufemismo. Malgrado Pellegrino e Guerini abbiano fatto di tutto per “ovattare” la squadra da tutte le voci circolanti nell’ultima settimana in città, la realtà dei fatti, il "campo unico giudice" ha detto che questa squadra non è riuscita a reggere le pressioni, al di là dei valori tecnici e tattici che potrebbe esprimere. Se a ciò aggiungiamo alcune scelte iniziali non particolarmente felici di Baldini e un arbitraggio da barzelletta, otteniamo questo 3-1 che qualifica meritatamente i “satanelli” foggiani al secondo turno, da giocarsi a Bari contro i “galletti” di Auteri. Il fratello di Keita Baldé, Ibou,è parso un incrocio tra Henry e Weah, quindi, non solo per colpe “tecniche” dei vari Giosa o Silvestri, bensì (soprattutto) per un chiaro frastornamento generale ascrivibile alle problematiche societarie mostrato dagli etnei fin dai primi minuti del match, sebbene poi, per buoni venti minuti della ripresa, si sia tentato un recupero, più con i nervi che con la testa. Si conclude, così, una stagione che, sotto il profilo tecnico, date le premesse, può essere giudicata positiva, al di là della legittima amarezza dell’uscita alla prima gara degli spareggi promozione. Obiettivamente, con questi “chiari di luna”, anche passando il turno, al “Menti” le possibilità di accedere alla fase nazionale sarebbero state minime; pertanto, il “danno” appare relativo. L’errore più grande sarebbe, adesso, abbandonarsi al solito, catanesissimo, “tutti a casa”, la solita solfa di sempre. La sconfitta rimediata contro il Foggia non può mutare i giudizi complessivi. Questa squadra ha una buona base cui aggiungere forza e qualità per poter lottare ai vertici in questa categoria. Tuttavia, attenzione, su quali basi? Sta tutto lì il “busillis”, ora più che mai. Alla Sigi è demandato un compito da far tremare le vene e i polsi: spiegare (lo si farà martedì a Torre del Grifo in una attesissima conferenza stampa) dettagliatamente, senza infingimenti, alla città, quale sia lo stato dell’arte “hic et nunc”, dall’offerta “irricevibile” di Tacopina alle prospettive finanziarie, dall’eventuale ingresso di nuovi soci al pagamento di scadenze/iscrizione e al progetto tecnico che, in una piazza come Catania, non può che voler dire “lottare per la promozione diretta”. Otto anni di C, un record, troppi…

Foggia, più gamba, più testa

Fin dalle prime battute della partita si è compreso come i rossoneri pugliesi avessero maggior birra in corpo e testa più libera. Il 3-5-2 di Marchionni, impostato su di un centrocampo robusto (molto bene Rocca), due “quinti” (Kalombo e De Jenno) pronti a fluidificare e una coppia d’attacco ben assortita (Baldé-Curcio), ha messo in scacco il 4-3-3 “quasi titolare” di Baldini (in buona sostanza, assente il solo Russotto), incapace di far gioco in mezzo, dove il solo Maldonado è parso in palla, nonché poco brillante sulle corsie laterali, dove Calapai e Pinto hanno disputato la peggior prova degli ultimi mesi, Piccolo è sembrato in evidente ritardo di condizione e la scelta di Reginaldo per Golfo (autore di una doppietta la settimana prima alla stessa difesa rossonera) non ha fornito i frutti sperati. Anche il rientrante Sarao ha pagato lo stop plurisettimanale, mostrando poca reattività sotto porta.

Il gol in ripartenza di Baldé al 34’, complice un patatrac di Giosa, non può, dunque, stupire, così come la mancata reazione dei rossazzurri, incapaci di costruire azioni da rete. Nella ripresa, l’ingresso di Zanchi per il deludente Pinto e una predisposizione al pressing più marcata, illudono in direzione di una “rinascita” del Catania che, però, si infrange sulla clamorosa palla gol fallita da Reginaldo da due passi su cross di Dall’Oglio e sul susseguente palo di Maldonado (nettamente il migliore dei suoi). Una squadra che vuole andare avanti nei playoff non può permettersi tali errori. Errori che si pagano irrimediabilmente, come antica legge del calcio impone: al 64’ Curcio approfitta dell’ennesimo errore della coppia centrale difensiva etnea, si invola verso Martinez e lo batte in uscita. La partita, in pratica, finisce lì, sebbene i cambi offensivi di Baldini (dentro tutti gli attaccanti, da Di Piazza a Golfo a Manneh) e, al 68’, la punizione dai 30 metri dell’irriducibile Maldonado, complice una “papera” clamorosa di Fumagalli, riaccendano sopite speranze, spezzate inesorabilmente da un arbitraggio barzellettesco (incredibile un rigore non fischiato per nettissimo fallo in area su Dall’Oglio, nonché tanti fischi “a caso” da parte del signor Maranesi di Ciampino) e dall’ennesima fulminea ripartenza di Baldé che, al 72’, va via a Silvestri e batte ancora una volta da due passi l’estremo difensore spagnolo del Catania. Il resto, sostanzialmente, è solo frustrazione, tristi recriminazioni arbitrali e delusione profonda al triplice fischio finale che sancisce la fine della settima, consecutiva permanenza nell’inferno della terza serie per il glorioso Elefante etneo.

Un solo imperativo categorico: chiarezza

Ribadiamolo con forza: ora serve solo profonda sincerità nei confronti dei tifosi. Bisogna “riportare fedelmente e chiaramente” alla città come stiano le cose e cosa si stia facendo per salvare e rilanciare il Catania 1946. La Sigi dice che non si fallirà, bene: espongano dettagliatamente il “come” e il “perché”. Solo così sarà possibile far comprendere a un tifoseria stanca e delusa il (legittimo) rifiuto di una qualsiasi proposta che, sulla carta, comporterebbe comunque la salvezza della matricola. Let's go, Liotru, let's go!

Max Licari (calciocatania.com)

 

 

 

 

Oggi più che mai SIGI ha bisogno di fatti. E di fatti è il caso di parlare.

Il 23 luglio 2020, il Calcio Catania 1946 è stato salvato dal fallimento. Gli imprenditori e i professionisti catanesi che hanno creduto in questa iniziativa hanno messo il cuore, prima dell'investimento. Chi dovesse sostenere il contrario è in evidente mala fede.

I 50 milioni di euro di debiti, indicati dalla precedente gestione alla procedura fallimentare, sono divenuti 65 milioni dopo appena qualche giorno di controlli e la differenza non è poca. Questi sono fatti a cui si aggiunge l'immissione dei soci SIGI nel Calcio Catania di oltre 6 milioni di euro.

Il COVID 19 e la chiusura degli stadi, per l'intero campionato, la chiusura di Torre del Grifo, l'allontanamento di sponsor e la drastica riduzione della pubblicità e del merchandising sono fatti imprevedibili e inaspettati a luglio 2020.

Eppure, nonostante tutto, nessuno stipendio è stato pagato in ritardo e nessun adempimento gestionale è stato omesso. In una situazione normale tutto questo non costituirebbe un vanto, in questa situazione eccezionale, anche cose normali come queste assumono una connotazione speciale.Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, in piedi e giacche

Poi è arrivato Joe Tacopina e con lui la giusta speranza di rilanciare il Calcio Catania. SIGI ha subito manifestato la disponibilità "a cedere il passo" confidando in un glorioso futuro dei colori rossazzurri.  Il preliminare firmato a gennaio, ed è un fatto anche questo, costituiva l'inizio di una nuova avventura; le parti hanno assunto obblighi reciproci, nel contesto di una situazione contabile ereditata, come detto, drammatica.

I tempi di risposta dai creditori istituzionali sono andati ben oltre ogni ragionevole e pessimistica previsione; nessuno dei contraenti può essere dichiarato responsabile di tali ritardi.

Oggi SIGI ha posto un ordine contabile interno e una riduzione dell’esposizione debitoria senza precedenti, per i tempi a disposizione; nonostante questo, ancora alcune risposte non sono giunte.

Ai fatti va aggiunto che anche l'entourage di Joe Tacopina si è stancato dei tempi di attesa istituzionali, non dipendenti da SIGI.

Oggi SIGI attende una nuova proposta da Tacopina, ma i tempi sono minimi.

Non possiamo perdere più tempo.

SIGI concluderà la stagione e pianificherà la prossima con serietà, con senso di responsabilità e con investimenti che renderanno giustizia all’impegno da tutti profuso, con Tacopina o con altri importanti finanziatori, poco importa.

Catania, tutta la SIGI e i catanesi non mollano. Il Calcio Catania 1946, matricola 11700, non fallirà; dispiace per coloro che auspicano il contrario.

Il pensiero di un "nuovo" Catania è assolutamente abominevole, non è minimamente ipotizzabile.

In conclusione di questa nota, il fatto più importante.

Il Catania ha concluso la stagione al quinto posto sul campo, ha costruito un gioco di tutto rispetto e se la giocherà fino alla fine nonostante le molteplici ingiustizie subite; tuttavia, i provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, come le partite dell’ultima giornata di campionato, non bisogna commentarli. I ragazzi che scenderanno in campo sono lo specchio del Calcio Catania; lotteranno fino alla fine, contro tutto e contro tutti, perché crederci è più che doveroso. Il Catania è una cosa seria e noi ne siamo ben consapevoli.

7.5.2021

 

 

 

 

 

 

“Ciò di cui vado orgoglioso sono le mie origini siciliane. Sono cresciuto a Brooklyn, avevamo poca ricchezza e poco da mangiare ma ho mantenuto questo attaccamento alle mie radici, sono una persona onesta e ambiziosa. Mio padre, nato a Roma, mi ha esposto alla mentalità italiana in America, conservando questa passione per il calcio. Passione che, per l’italiano, è qualcosa che appartiene al tessuto della società. L’organizzazione del calcio è estremamente diversa in Italia rispetto all’America e mi rifaccio a questo tipo di organizzazione. Perchè ho scelto Catania? Qui c’è un potenziale che non è alto, bensì enorme. Vari fattori combinati mi hanno portato in Sicilia, un pò per la mia famiglia ma anche per il fatto che Catania è una delle città più importanti d’Italia e c’è una rete di sportivi e tifosi che non ha eguali in altre parti del Paese. L’altro fattore importante è la struttura di Torre del Grifo, un vero gioiello che porta capitali per squadra e città ma attrae anche giocatori importanti perchè strutture come queste in Italia non ce ne sono. Inoltre so bene come viene vissuto il calcio a Catania, ricordando l’esperienza dei 15mila allo stadio Olimpico di Roma che fu veramente un successo sugli spalti, al di là della sconfitta per 7-0 sul campo”.

“Sono stato a Roma, Venezia e Bologna. Il progetto Catania fa parte del mio destino perchè torno in Sicilia, che è la mia casa, ma serve anche tempo per riemergere. Siamo in C e bisogna andare in A. E’ un piano a lungo termine, la società è al collasso dal punto di vista finanziario e necessita di essere ristrutturata. Ci vorranno probabilmente 4 o più anni per tornare in Serie A e disputare competizioni più importanti. Anche il Venezia aveva una situazione di bancarotta, però sono cose totalmente diverse. E’ come se comparassimo mele e pere. Base di tifosi molto più grande qui con una struttura come Torre del Grifo, la storia del Catania è molto più importante, il progetto molto più ambizioso. Ho già ottenuto due promozioni consecutive con lo stesso club e voglio ripetermi a Catania, spendendo tanti soldi ma non in maniera selvaggia, con oculatezza e dove realmente occorre. Effettuando interventi mirati nei prossimi 4-5 anni. Torre del Grifo è come un trampolino, porta nuovi flussi d’incasso ed è un asset fondamentale nel nostro progetto. Dobbiamo risanare la società e portarla a vincere. Portare il Calcio Catania dove merita con lo stadio attuale che diventerà all’altezza degli altri stadi in Italia sistemando le luci, i seggiolini ed apportando altre migliorie. Tra cinque anni, magari, costruiremo uno stadio nuovo“.

“Indicazioni sul mercato a Pellegrino? Ho parlato con la squadra, sono dei buoni calciatori e giocano con carattere. L’obiettivo per la prossima stagione è la promozione in B, ma ci proveremo già adesso attraverso i play off. Mi sono confrontato con Pellegrino e l’allenatore che è ottimo, abbiamo delle idee, dei piani che non possiamo subito mettere in pratica attendendo il closing. Per adesso utilizzo un mio network con altre società in Italia come relazioni personali. Tutto diventerà concreto dopo l’acquisizione. Ogni mattina mi sveglio e voglio vincere qualcosa, anche in un videogioco. Fa parte di me. C’è molto potenziale in questa squadra. Scudetto? Quando ne parlai non era una fake news. Noi non siamo qui per sopravvivere, il progetto ha un respiro molto più ampio e ci stiamo lavorando. Lotterò come un leone, in Serie A vorremmo avere un team che possa partecipare alle coppe europee, una squadra competitiva. Non è tanto il discorso di promettere di vincere o non vincere lo scudetto, di certo prometto ai tifosi che saranno orgogliosi della squadra”.

 

 

 

 

EX ROSSAZZURRI – Bianchetti: “Catania, meglio fallire. Troppi debiti e stagione deludente…”

TUTTOCALCIOCATANIA.COM 3 luglio 202152055

Salvo Bianchetti

Una ventina d’anni trascorsi in rossazzurro da allenatore delle giovanili fino alla prima squadra in Serie C1 per Salvatore Bianchetti, provando svariate emozioni come il famoso derby di Palermo vinto negli anni ’90 per 2-0 dall’Elefante. Bianchetti è intervenuto nel corso della trasmissione televisiva ‘SalaStampa’, su PrimaTv, soffermandosi sulla situazione societaria del Catania:

“E’ strano che si debba fare una raccolta fondi verso i tifosi. Significa che in questo momento chi gestisce la società fatica ad avere i fondi necessari per andare avanti. Sarebbe stato meglio ripartire dalla D come hanno fatto Parma, Bari, Napoli, Venezia, Fiorentina, Palermo e tante altre che erano in difficoltà. Se il Catania lo avesse fatto la scorsa stagione, probabilmente già quest’anno sarebbe stato in Lega Pro e senza debiti. I debiti sono troppi, chiunque si avvicini al Catania si spaventa. Il Catania è ancora in Lega Pro e questo non va bene. La nuova dirigenza ha avuto dei meriti ed ha salvato il titolo, ma la stagione recentemente trascorsa è stata una delusione“.

“Ho visto la partita persa in casa contro il Foggia, Catania deludente che poteva e doveva fare di più dopo essere partito bene in campionato. Voto 5 alla stagione rossazzurra. Qualcosa non ha funzionato, la squadra sulla carta non era male. Tecnicamente il Catania era anche più forte dell’Avellino e dotato di cambi importanti, ma forse gli irpini hanno dimostrato di essere più di categoria con un’aggressività superiore. Il nuovo tecnico aveva messo Maldonado in mezzo al campo finalmente, mossa che ha dato i suoi frutti. E’ mancata un pò di ‘cazzimma’ secondo me”.

“Ora il Catania dovrebbe ripartire da gente come Silvestri, lo stesso Maldonado, Sarao che è un giocatore di categoria, dal fisico possente e con senso del gol. La società ha lavorato bene fino ad un certo punto, ma una città come Catania non può rimanere ancora in terza serie. Sono realista, proseguendo con questa situazione debitoria non si va da nessuna parte. Azionariato? Si organizza nel tempo un’iniziativa di questo tipo. L’azionariato popolare ha un senso se un club sta bene, allora dai un ulteriore aiuto. Ma in questa situazione non puoi risolvere mai il problema, perchè i debiti elevati restano. Comunque mi aspetto che il Catania attinga dal mercato degli svincolati ma sarà ancora più difficile l’anno prossimo il campionato, in quanto si preannuncia un girone C molto competitivo”.

 

 

Sei anni sono passati.

Non c’è stato giorno, attimo, in cui non abbia pensato ad un mio ritorno.

Ho sempre sperato in cuor mio di poter indossare ancora una volta questi colori perché,

credetemi, “belli comu a chisti nuncinnè”.

Amo Catania, amo il Catania e amo i Catanesi.

Aspettavo questo momento da tempo e sarà fantastico riabbracciarci.

Sogno il Massimino pieno di gente, di riascoltare i cori della Nord.

Sogno di indossare ancora la mia 13 e di sudarla come un matto.

Sei anni sono passati, è vero, ma la mia voglia di Catania non passerà mai.

Speriamo di vederci presto in campo e di lottare insieme.

- “Mbare” Mariano.