T'immagino lassù. Chissà quante ne stai dicendo, in dialetto, a San Pietro perchè non ti vuole accendere il televisore per vedere il "tuo" Catania. Lui ti dirà "presidente, qui in Paradiso non si può, ci manca l'antenna!". E tu gli risponderai: "Lantenna? .... Vossia mi dicissi ni quali squadra ioca, ca scinnu n'terra e ciu 'ccattu!" 

Ah...  se potessi...... ti regalerei non un'antenna, ma un impianto satellitare che arrivi fino al cielo!

Ciao Zu Angileddu,  Grazie!

 

 

nella foto di Sergio Capizzi: Catania-Avellino 1-0 (a palermo) 1973-74; Massimino rilancia in campo il pallone dopo il gol di Spagnolo, e riceve un calcione di stizza da parte di un giocatore biancoverde. Questo era Massimino!

 

 

 

 

Diciotto anni senza il Presidentissimo

 

 

Domani un nuovo diciottenne a Catania festeggerà il traguardo della maggiore età. Eppure 18 anni fa Catania piangeva uno degli uomini più amati dalla gente comune: Angelo Massimino. Domani, infatti, saranno diciotto anni da quel tragico schianto sulla Catania-Palermo che tolse la vita al ‘presidentissimo’ rossazzurro.

 Abbiamo chiesto ad Angelo Russo, quel nipote che Massimino aveva messo accanto a sé per guidare la società, di ricordarlo affinché anche il tifoso che domani compirà 18 anni potrà saperne di più su un uomo che Catania non ha dimenticato.

 A distanza di così tanto tempo perchè Angelo Massimino è ancora amato?

 “Sinceramente è una domanda che mi pongo spesso, anche perché vedo che quest’amore trascende l’ambiente strettamente calcistico. Non posso fare a meno di considerare che, nonostante il mio personale ricordo di lui sia davvero intatto, sono già passati diciotto anni da quel maledetto pomeriggio di marzo, e diciotto anni sono tanti. Vedere che questo ricordo viva nel cuore e nella mente di moltissimi, mi dice che questo è un sentimento profondo, frutto di un legame che il tempo non scalfisce, anzi.

Onestà, coraggio, creatività, spontaneità, irriverenza verso il potere che vuole solo dominarti ed un senso di attaccamento alla propria terra che solo i siciliani hanno: questo è ciò che la gente riconosce in lui e credo che lì sia da ricercarsi la chiave dell’amore popolare verso Angelo Massimino”.

I rapporti con i tifosi, però, hanno avuto degli alti e bassi. Quale il momento più alto e quello più basso?

“Non conosco nessun rapporto prolungato, di nessun tipo, che non abbia sofferto e soffra di alti e bassi. Immaginarsi poi nel mondo del calcio e fra tifosi, laddove la contraddizione, la vittoria e la sconfitta, lo sconforto dopo l’esaltazione, sono il quotidiano. Le vittorie marcano i ricordi apparentemente più belli, e di vittorie da ricordare nella sua lunghissima gestione ne abbiamo davvero tante. Ma nessuna vittoria è possibile se non si sa gestire bene la sconfitta. L’ho visto piangere per il Catania, accettare umiliazioni e sconfitte che avrebbero piegato chiunque. Ripartiva, subito. Non c’era nemmeno il tempo di rendersi conto della caduta che già si era rialzato.

Accadde così anche quel pomeriggio d’inverno del 1996, a poche settimane dall’incidente fatale; era il campo polveroso di Viagrande ad ospitare un contestato allenamento del Catania che si stava battendo con grande difficoltà nel campionato di C2. Alcuni scalmanati si avvicinarono alla squadra minacciosi, lui lo impedì e si mise in mezzo, cieco e solo. Finì per terra tra gli strattoni; gli scalmanati vedendolo in terra andarono via.

È una pagina non troppo conosciuta ed all’apparenza è anche il momento più oscuro del rapporto con i tifosi. Ma si rialzò, gli scalmanati capirono di averla fatta grossa e lui li perdonò subito. Non ne parlò mai e soprattutto non portò mai rancore. Ed è così che il momento più oscuro diventa allo stesso tempo il momento più alto. Morì circa un mese dopo lasciando tutti inconsolabili, soprattutto gli scalmanati di Viagrande che quel pomeriggio conobbero un amore verso la squadra più grande del loro. La sua morte coincise anche con il momento calcistico più difficile della storia del Calcio Catania; è un’altra dimostrazione della profondità di questo sentimento”.

Angelo Massimino si sarebbe adattato al calcio moderno, quello della  tv?

“Appena quarantenne divenne presidente del Catania e al primo anno vinse il campionato dei cadetti e si ritrovò nell’olimpo del Calcio. Nei successivi trentadue anni, con qualche rara parentesi, rimase in sella. Il calcio dei Presidenti che si riunivano al Gallia di Milano per il mercato estivo, lasciava spazio negli anni alle modifiche della sentenza Bosman ed ai procuratori sportivi.

 Non ho dubbi sul fatto che sarebbe riuscito ad assorbire anche questi ultimi cambiamenti, che ci hanno portato ad un calcio sempre più virtuale e televisivo. Di sicuro però non gli sarebbe piaciuto, visto che amava vivere le emozioni forti dello stadio, quelle urla di gioia e rabbia che sono il D.N.A. di ogni vero tifoso”.

 Mai nessuno potrà ripetere l’impresa del Catania: ripartire dai dilettanti per conquistare la Serie A (adesso c’è il Lodo Petrucci), questa storia merita di essere ricordata più spesso?

 “Certamente. È un esempio rarissimo di un’enorme passione popolare che non conosce sosta nemmeno quando il palcoscenico domenicale è quello dei paesini attorno al capoluogo etneo. Quello che a volte si dimentica è che fu una ribellione di massa a colori e passioni senza storia che la politica e parte dell’imprenditoria volevano inculcare ai catanesi, prendendosi gioco dei loro sentimenti.

 Grave errore, tipico di chi catanese non è (come non lo erano gli artefici di quel progetto). Sappiamo subire le dominazioni (e Dio solo sa quante ne abbiamo subite nel corso della storia…) ma non accettiamo che si calpestino i nostri sentimenti e che ci vengano imposte le nostre passioni. Da questo scatto di orgoglio nasce quella risalita che rimane unica nel panorama calcistico italiano e non solo”.

I funerali di Angelo Massimino furono un evento. Si consumò anche una sorta di pace fra i tifosi di Catania e Palermo. Cosa ricorda?

“Ricordo i capotifosi palermitani con le loro sciarpe rosanero, piangendo davanti la sua bara ed abbracciarsi sconsolati con i nostri tifosi. Grande esempio di civiltà e umanità. Se ne era andato un simbolo di sportività e sicilianità che non conosceva confini. Personalmente apprezzai moltissimo quella visita che servì per dimostrarmi ancora una volta quanto grande era l’amore della gente per lui. Ancora oggi, dopo tanti anni, passando dal luogo dell’incidente in territorio palermitano, mi capita di vedere sciarpe rosanero e rossazzurre insieme. Da brividi”.

Torniamo al presente, secondo lei, il Catania si salva?

“La classifica è complicata, questo è sotto gli occhi di tutti. Il rendimento della squadra lontano dal Massimino non lascia molto spazio alla speranza. Se però mi si chiede se il Catania si salverà io rispondo: non è così importante. La legge dello sport ci dice che le vittorie e le sconfitte si alterneranno sempre e che questo è inevitabile.

Nella storia del Calcio Catania ci sono state vittorie, molte ed importanti. Se il Catania quest’anno ce la farà, avrà scritto una pagina epica, frutto di un recupero incredibile.

Se non ce la farà dovrà rialzarsi in fretta, facendo tesoro degli errori. Quello che è sicuro è che la gestione della sconfitta è importante almeno quanto la vittoria.

Quello che la gente non perdonerebbe mai è arrendersi prima del fischio finale, quando ancora la matematica non avrà emesso la condanna.

Lasciatemi però rispondere come avrebbe fatto Angelo Massimino: Il Catania si salva? Certo che si salva, perchè lei ha dubbi?”

effelle - redaizone 3.3.2014

 http://catania.blogsicilia.it/diciotto-anni-senza-il-presidentissimo/241163/

 

 

CATANIA - Non c’è più un trofeo a ricordarlo, il “classico” dell’estate catanese, resta una targa all’ingresso della vecchia sede sociale, in quello stadio che da Cibali ha preso il suo nome: “Angelo Massimino”. Quello stadio che tra qualche anno andrà in pensione. In pensione non potrà mai andar però il suo ricordo, la sua immagine nelle menti dei catanesi che l’hanno tanto amato quanto osteggiato se non odiato, sicuramente rimpianto a lungo, almeno fino all’arrivo di una nuova dirigenza disposta a “sacrificarsi”, a spendere ed a spendersi per il Catania, senza dubbio con modi e maniere profondamente diversi, come diversi sono ormai i tempi.

Il 4 Marzo del 1996, Catania si accorgeva dell’importanza che il Cavaliere Angelo Massimino ricopriva per il calcio catanese, unendosi senza più contrasti né polemiche, nel dolore, nella riflessione. A sedici anni da quella data, ricordare Angelo Massimino nel giorno della sa scomparsa è importante come mai, perché in futuro non vorremmo restasse questa, l’unica eco che riporti la memoria a quei tempi non più da rimpiangere ma senza dubbio un valore da ricordare.

Di seguito un articolo pubblicato da “Il Corriere della sera” il giorno dopo la scomparsa:

Il tragico incidente ieri alle 14,30 sotto la pioggia, in un tratto molto pericoloso tra Scillato e Tremonzelli. L’auto era condotta dal genero Giuseppe Insalaco ed è andata completamente distrutta. Inutile l’arrivo di un elicottero, il povero Angelo Massimino è morto sul colpo, il genero si è salvato per miracolo. La camera ardente oggi pomeriggio al Cibali, domani i funerali in Cattedrale”. 

TERMINI IMERESE - E’ morto lavorando per il suo Catania. Il cavaliere Angelo Massimino si era recato in mattinata a Palermo per sbrigare alcune faccende legate alla società di cui era presidente anche in vista di un parere del Tar previsto nelle prossime ore. Una puntata in Lega, qualche appuntamento di lavoro e poi, intorno alle 13.30, via verso Catania, in macchina sulla potente BMW 520 grigia metallizzata guidata del genero, Giuseppe Insalaco. Prima di proseguire però il costruttore ed il suo accompagnatore decidono di rifocillarsi: un panino, una bevanda e nuovamente in macchina. Sono le 14.15, su Palermo e provincia piove, l’asfalto è viscido. La vettura di Massimino supera il bivio di Scillato ed al chilometro 65 la BMW sbanda, Insalaco perde il controllo e la macchina schizza via, come una scheggia impazzita. Si rivolta più volte, il presidente Massimino viene sbalzato fuori dalla vettura, cade pesantemente sul terreno e muore sul colpo. Subito Insalaco, rimasto miracolosamente illeso, chiede soccorso con il suo cellulare. Sono attimi di panico ma prontamente arrivano le volanti della polizia stradale diBuonfornello che allertano anche l’Elisoccorso che arr iva immediatamente ma purtroppo per costatare la morte del presidente Massimino.

 

 

IL DRAMMA - Nella camera mortuaria del cimitero di Termini Imerese il corpo del presidente del Catania arriva alle 17.45 scortato dalle voltanti della polizia stradale. Poco dopo entra nel piccolo obitorio del cimitero il medico legale Armando Pravatà che accerta la morte e provvede a svolgere l’esame necroscopico: “Il presidente del Catania è morto sul colpo. È volato fuori dalla macchina ed ha sbattuto con violenza il capo e precisamente la parte parietale subendo la frattura della zona destra, oltre a quella dei due femori. Aveva finito di mangiare un panino e proprio io gli ho tolto il cibo residuo rimasto in bocca. Fortunatamente il conducente della macchina non ha subito danni fisici ma gli ho consigliato di farsi visitare in ospedale”.

Le prime testimonianze parlano di forte velocità  e anche di assenza di cinture di sicurezza, forse se fossero state utilizzate il presidente Massimino avrebbe potuto salvarsi. C’è nervosismo tra i parenti che arrivano al cimitero di Termini. Le telecamere puntano gli obiettivi ed i faretti su di loro, qualcuno li allontana. Con gli occhi lucidi i fratelli del presidente Ottavio e Salvatore, quest’ultimo ex presidente del Messina: “L’ho saputo a Catania e mi sono subito precipitato a Palermo. Un dramma, non so proprio cosa dire. Come si può morire in questa maniera? Ancora non ci credo… Lasciatemi stare…”. Ci sono anche alcuni nipoti che trattengono a stento le lacrime: “Non è il caso di dire nulla in questo momento. Una tragedia che ci lascia senza parole. E’ morto lavorando per il suo Catania”. Nel corso della serata sono proseguiti tutti gli adempimenti burocratici per riportare la salma di Angelo Massimino a Catania: alle 22,30 il carro funebre è uscito dal cimitero di Termine Imerese per dirigersi a Catania. Oggi pomeriggio al Cibali sarà allestita la camera ardente. I funerali avranno luogo domani in Cattedrale.

Ci sono anche diversi curiosi fuori dal cimitero di Termini Imerese: “E’ morto il presidente del Catania Massimino? Sono profondamente addolorato – dice Ciccio Califano – malgrado sia un accanito tifoso del Palermo. È stato e resterà uno dei più grandi personaggi del calcio italiano”.

FIORI IN AUTOSTRADA - Il luogo della disgrazia è battuto dalle macchine che passano sotto la pioggia battente.Il selciato è stato ripulito, ma c’è già un mazzo di fiori posato da un tifoso che, forse, rientrando a Catania ha appreso della morte del presidente. Un tratto di strada maledetto. Ma torniamo a Termini per capire dove è stata portata la macchina. Una vettura distrutta. Irriconoscibile. La BMW 520 del presidente Massimino è sotto sequestro in un’officina dell’ACI di Termini Imerese. Qualche problema per vederla, poi si aprono i cancelli. Davanti ci troviamo un pezzo di lamiera contorta. Il lato dove si trovava il cavaliere è distrutto, segno evidente che l’impatto con il terreno è stato tremendo: “Forse andavano un po’ troppo forte – dicono quelli della Polizia Stradale – ma in questo momento è impossibile capire quali siano state le vere cause”. Certo il terreno viscido è stato fatale. E poi in quella zona tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli di incidenti mortali se ne registrano ogni settimana. Le autorità a questo punto dovrebbero provvedere a trovare dei rimedi perché come è morto Massimino possono morire anche altre persone. L’inchiesta sarà affidata al pm di Termini (Renato Perinu).

http://www.mondocatania.com/wp/flash-new/massimino-per-non-dimenticare-5238

 

 

 

D'accordo col mio amico Alessandro, questo è quello che mi son sentito in dovere di fare in memoria di un uomo che ha dato tanto a Catania e al Catania. Anche la sua disgraziata fine è colorata di rossazzurro, perchè se n'è andato mentre stava cercando di salvare il calcio catanese. 

Son sicuro che sulle nuvolette tifa, tifa ancora. E' sempre dietro la porta avversaria, col sale e gli amuleti in tasca, e sta provocando il portiere ospite dicendogli che sua moglie lo tradisce mentre lui gioca al pallone, apostrofandolo con parolacce, augurandogli di andare in quarta serie. Insomma, sta facendo il diavolo a quattro alla ricerca di quel gol per non retrocedere, ma stavolta la salvezza che gli sta a cuore è di ben altro tipo; oggi l'avversario da battere è un attaccante ostico il cui cognome è scritto sul retro della maglia: si chiama Leucemia. 

Attraverso il libro che il nipote gli ha dedicato, il Presidentissimo è ancor oggi protagonista e, a maggior ragione, per una giusta causa. Ecco perchè, grazie allla sua fantastica storia, il suo cuore batte ancora. 

Angelo Massimino era un grande di questa città e dovrebbe essere ricordato come uno dei suoi uomini illustri. Non avrà avuto la classe di Montezemolo o la cultura di Biagi, ma il suo cervello vulcanico girava a mille lo stesso. Invece proprio per quel suo modo di essere alcuni la pensavano diversamente, desiderando per Catania un presidente tutto giacca, cravatta e vocabolario; altri arrivarono ad insinuare speculazioni ai danni del calcio catanese. Invece non avevano capito niente. Non avevano capito che al calcio italiano mancano ancora dirigenti come lui, come Viola, Rozzi, Anconetani, Sibilia, Dall'ara, Moratti (il padre). Altri presidenti, altri tempi in cui bastava una stretta di mano per assicurarsi Bonfanti o Cantarutti.

Soprattutto non avevano capito come la città di Catania, al contrario, fosse stata rappresentata nel calcio che conta da un figlio autentico, un vero tifoso, anzi un supertifoso. Un figlio che per amore della madre e per la passione dei suoi colori ha speso grandi capitali in cambio di .......beh, lasciamo perdere.

In molti non hanno riconosciuto i suoi meriti, nemmeno quando "un signore che sta ancora seduto su una poltrona avversa ai colori rossazzurri" ci ha fatto sprofondare nell'ultima categoria e lui, con immenso coraggio  e rimboccandosi le maniche ha sollevato la squadra dal fango riportandola al suo .... rango. 

Non ha ricevuto ringraziamenti per le sue imprese? Gli hanno dedicato barzellette condite di amalgama, salmone e prosciutto? Nel bene o nel male, non gliene fregava proprio niente, non si offendeva, lui tirava dritto! Il suo amore per il Catania lo portava ad un tale egoismo da non accorgersi nè degli insulti, nè degli elogi. Il suo principale interesse era correre la domenica al Cibali ed appostarsi davanti alle curve dei suoi tifosi! Un altro testardo del tifo come lui nascerà solo fra mille anni.

L'unica volta che lo incontrai fu a Fiumicino, nel 1994. La squadra, che attendeva di imbarcarsi per Catania, era reduce da una sconfitta in C2 con l'Astrea Roma allenata da un altro figlio di Massimino, un certo Angelo Crialesi che ci portò un giorno in serie A.  Come al solito trasandato, aveva le tasche della giacca gonfie di cose e il nodo della cravatta alle ventitrè (odiata cravatta!). Mi passò vicino e urtandomi mi disse "mi scusi Assessore!" scambiandomi per chissà chi. Per i suoi malanni era diventato quasi cieco ma ragionava ancora, eccome! Lo sentivo brontolarsi col Mister di allora, Mario Russo. Si sfogava recriminando, in dialetto catanese, tutto l'operato pomeridiano dell'arbitro. In quel momento anche un trevigiano avrebbe potuto percepire la collera del Cavaliere, afferrare il risentimento di un uomo che vedeva la sua blasonata creatura sconfitta da una squadra da quattro soldi! Credo che quel pomeriggio Crialesi chiese scusa al Cavaliere per il dolore arrecato. E sono pure sicuro che pianse per il rimorso.

In una vecchia intervista, la Sig.ra Codiglione raccontò che durante la finale Italia-Germania dell'11 luglio 1982,  lei era in poltrona a godersi i gol di Paolo Rossi e compagni in quell'indimenticabile pomeriggio, mentre il marito era ......... in giardino a coltivare pomodori! Angileddu non era un tifoso del calcio, ma solo del suo Catania, e basta. 

Questo era Massimino. Ma nessuno ha mai riconosciuto la fortuna che la città ha avuto, per un trentennio, a portata di mano.

 

Mimmo Rapisarda

 

 

"Il Calcio Catania tra cronaca e storia: Angelo Massimino, “il presidentissimo” a cavallo di due metodi di gestire il calcio".

 

E’ questo il tema della conferenza  organizzata dall’Ufficio stampa dell’ERSU e dall’Assostampa di Catania, che si terrà venerdì 24 gennaio 2014, nella Sala Museion, della Residenza ERSU, via Verona, 25/A, ore 18,30.

Dopo i saluti del presidente dell’ERSU, prof. Alessandro Cappellani, interverranno i giornalisti Nino Milazzo e Luigi Ronsisvalle, l’avvocato Enzo Trantino, lo storico Tino Vittorio; gli autori del volume “Tutto il Catania minuto per minuto”: Antonio Buemi, Alessandro Russo,  Filippo Fabio Solarino, Roberto Quartarone; Sergio Capizzi. Modera Daniele Lo Porto, segretario provinciale dell’Assostampa, il sindacato unitario dei giornalisti.

La partecipazione è libera.

 

 

SPECIALE SALASTAMPA SULL'EVENTO

 

 

 

 

 

 

Acitrezza, 4 luglio 1991 - Il nonno Angelo alla festa di laurea del nipote Alessandro.

IL LIBRO

VAI A "MASSIMINIANA STORY"

 

 

foto di gruppo con "Petru u tuccu", calciatore della Massiminiana ....e poi diventato il grande Anastasi nazionale.

 


Denso di gustosissimi aneddoti e ricco di contenuto letterario, "Angelo Massimino, una vita per (il) Catania" è un pezzo pregiato della storia della nostra città.
Il volume è infarcito di ricordi inediti ed è interamente dedicato al presidentissimo, visto sotto una luce familiare. All'interno di un lungo giro d'orizzonte interamente colorato di rossazurro, il lettore vi intravede una sceneggiatura cinematografica bell'e pronta e un invito a non mollare, a essere tenace, a coltivare i
propri sogni sin da bambino.
Non si parla soltanto di pallone, al contrario sono descritti inumerevoli eventi storici, culturali, mondani e politici. Tali avvenimenti non fanno da semplice corollario al testo ma si integrano bene all'interno della corretta ricostruzione storica del volume che si gusta una pagima dopo l'altra. Sono narrate le tappe della vita privata di Angelo Massimino e si scoprono alcuni aspetti reconditi di una personalità dotata di istinti fanciulleschi e di una passione inesauribile per squadra e città.
Corredano il testo, bellissime foto a colori tratte dall'album di famiglia e da quello Panini, insieme ad alcuni importanti documenti: il vittorioso ricorso al TAR del 13 settembre '93, la lettera di un giovanissimo tifoso rossazzurro, un volantino elettorale del 1975 e l'estremo saluto degli Indians.

 

 

 

 

Il Catania del campionato di serie C 1978-79. Riconoscibili: Muraro, Fusaro, Chiavaro, Brighi, Malaman, Morra, Leonardi, Labrocca.

 

Un sogno nel cuore

"Il sogno è il nutrimento dell'anima come il cibo lo è del corpo. " Paulo Coelho
Domenica 31 dicembre 2006, San Silvestro papa, spiaggietta di San Giovanni Li Cuti di Catania, mezzogiorno e venticinque.
Il mare è calmo e azzurro, il sole impareggiabile.
Fa caldo, ci sono ventidue gradi e una quarantina di irriducibili in costume che, olio abbronzante in mano, celebrano nuove opportunità di tintarella. La temperatura divora sei di loro che si incamminano verso un bagno tonificante. Mi torna in mente il professor Gustavo Cumin che, sessant'anni fa, ha dimostrato che qui si fruisce della maggiore quantità di ore di soleggiamento di tutta l'Europa.
Digito Angelo Massimino sui motori di ricerca di Google del mio telefono cellulare, mi imbatto in più di mille link e mi ritrovo dentro le spire di una molla. Mi connetto al sito www.cornettoalgida.com e leggo questo nome e cognome perfino su confezioni di gelati, in occasione di un concerto di Claudio Baglioni nel più importante impianto polisportivo comunale.
Questo stadio sito nel cuore della città, in piazza Spedini, e passato alla storia calcistica il 4 giugno di quarantacinque anni fa in virtù del raddoppio sull'Internazionale del mago Helenio Herrera e del deus ex-machina Angelo Moratti, è ora intitolato all'indimenticabile patron dei rossazzurri. Corre il minuto settantunesimo quando, dopo un assist del mediano Mirko Ferretti, l'argentino Todo Calvanese spedisce la sfera alle spalle del guardiano della porta nerazzurra Mario Da Pozzo.
In quel momento un urlo gracchiante ma suadente, "ATTENZIONE-CLAMOROSO AL CIBALI", irrompe sulla trasmissione radiofonica "Tutto il calcio minuto per minuto. " E' del trentatreenne Sandro Ciotti, non ancora principe dei cronisti del pallone, che annuncia l'imprendibile diagonale dell'estroso numero nove dei padroni di casa.
Mi accorgo che gran parte delle informazioni si riferisce alla cerimonia di giovedi 20 giugno 2002 quando il Cibali diventa ufficialmente l'Angelo Massimino. Splendide fotografie e una miriade di pagine biografiche scaricate dalla rete rimarcano l'eccezionale intensità emotiva di un uomo che per tantissimi anni, con atteggiamenti balzani ma generosi, persegue e coltiva il sogno della sua vita.
E' un dedalo di preziose informazioni, poichè in ognuna è delineato il carattere di un Presidente controverso ma dai grandi valori, tuttora amato e rimpianto.

Capisco di avere a che fare con il nodoso ordito di un romanzo intrecciato: la storia d'amore di un uomo per la sua città.
Un uomo forte, una città forte, un amore invincibile.
Luogo degli eventi è una disordinata, calda e iridescente perla barocca del Mediterraneo. In questa metropoli frenetica e aggrovigliata, paradossale ma seduttrice, germoglia una variopinta alchimia sentimentale. Secondo lo storico Plutarco, come leggo sull'enciclopedia virtuale del sito Wikipedia," il suo nome deriva da Katane cioè grattugia per l'associazione con l'asperità del territorio lavico su cui sorge." Distrutta nella sua storia sette volte da eruzioni e terremoti e soprannominata negli anni Sessanta la Milano del Sud per l'espansione edilizia e per la crescita economica nell'agrumicoltura, mette in bella mostra il salotto di via Etnea e un elegante e curato centro storico.

 

 

 

 

Il Catania retrocesso in serie C nel campionato 1973-74- In piedi: Malaman, Petrovic, Piccinetti, Benincasa, Spanio, Ceccarini, Ghedin. Accosciati: Fogli, Biondi, Colombo, Cantone, il massaggiatore Pallotta.

 

E' una città priva, però, del comune senso di equilibrio e facilmente si può sbilanciare il suo umore, deprimerla o esaltarla, distraendola da questioni indubbiamente più importanti.
Ne è innamorato un imprenditore edile che già da bambino inizia a conoscere una passione divorante per il football. Il suo nomignolo ironico è Malpassotu, fa il portiere e si tuffa meglio a sinistra, probabilmente perché è mancino. L'unica distrazione è organizzare a fine giornata memorabili partitelle con gli operai in cantiere, alle quali talvolta interviene più d'una vecchia gloria.
Del resto, la squadra è già bell'e fatta in famiglia.
Alfredo, Ottavio, Pippo, Gaetano e Luigi sono i suoi cinque fratelli che, insieme a suo cugino Alfio Leone, ne fanno parte.
Ottavio, Sfasciamachini, e Alfredo, detto Sciabolazza, sono i cerberi della retroguardia difensiva mentre Pippo, U partigianu, insieme al cugino Alfio, detto Iuzzo, i grandi faticatori di centrocampo.


Gaetano, Pupu niuru, e Luigi, Alivitta, hanno il compito di scagliare la palla in rete. Dirigente accompagnatore, trainer e rincalzo d'attacco è il valente Salvatore, Turi, fanatico del cinema ma soprattutto di Totò.


In questo contesto nasce la trovata di una compagnia tutta loro in casacca giallorossa, un'idea chiamata Massiminiana.
Ma il suo uzzolo è diventare il più alto dirigente dei rossazzurri: dedicarsi per una vita intera, anima e corpo, alla sua genuina dedizione per questi colori.
Angelo vorrebbe grande la città e grande la formazione di calcio, un binomio che diventa un unicum in cui crede e al quale si consacra.
Emblema del Presidente-tifoso, offre gli anni migliori alla città e comincia a lasciarvi in eredità il cuore e il sentimento. Sfogliando un album di ricordi grande poco meno di un'intera costellazione, un ghirigoro di avvenimenti testimonia un entusiasmo ed un amore inesauribili.
In un'imponderabile concatenazione, fra meriti e torti, la sua epopea è contrassegnata da ventuno stagioni quale maggiore dirigente del sodalizio etneo. E' un caleidoscopio altalenante di imprese entusiasmanti e di cocenti delusioni in cui spiccano le sei promozioni ottenute.
 Sei medaglie delle quali andare fiero, a dimostrazione del valore della propria dottrina: condurre la sua città al massimo livello.
Non avendo hobby di alcun genere, trova facile origine un connubio dorato: l'entourage rossazzurro è la sua famiglia, con figli da accudire e crescere. L'ideale carrellata analitica dei campionati ha per filo conduttore la sua sviscerata passione.
La sua conduzione rispecchia intimamente l'indole dell'uomo: fuori dai canoni, eccentrico, singolare.

 

 

Il Catania della serie A 1970-71

 

Il giornalista di turno lo definisce scorbutico, sanguigno, irruento, ruvido e scomodo ma profondamente umano e di straordinaria intelligenza.
Se la domenica si vince, l'intera città lo inneggia: diventa il padrone della terra, l'uomo più felice al mondo. Invece, se si perde, inevitabilmente, la sua giornata è adombrata da un velo di tristezza. Sente franare il terreno sotto i piedi e avverte un unico desiderio: isolarsi da tutti.

 La prosperosa cornice del boom economico disvela alle falde dell'Etna una realtà sociale effervescente ma disincantata, a volte preda di speculazioni, angherie, corruzione e financo di tracotante violenza. Quando, poi, l'ondata di benessere si ritrae, soltanto i più coraggiosi sono pronti a ricominciare.

Nell'estate del 1993, fagocitato da fumosi ma sconvolgenti progetti di rinnovamento reclamati e pretesi da sordidi gangli di potere, il circolo rossazzurro sta per dissolversi. E, a fine luglio, in una giornata di soffocante canicola, viene escluso dalla Federazione per inadempienze finanziarie.
La radiazione è per Angelo un sasso in piena fronte.
Ne deriva una ferrosa, interminabile battaglia legale condotta quotidianamente da un uomo ormai malato, quasi cieco, ferito nell'orgoglio e provato dalle durissime lotte sostenute.
Gli acciacchi lo perseguitano; ogni giorno che passa le sue residue capacità visive si assottigliano mentre, impavido, continua a sventolare uno stendardo sotto il naso dei gotha del calcio e della politica.
Ma nel pomeriggio del 4 marzo del 1996, di ritorno da Palermo dove si sta battendo per far restituire la categoria agonistica di appartenenza, viene tragicamente a mancare in un terribile incidente stradale Scompare così, all'età di sessantanove anni, uno sportivo vecchio stampo, burbero soltanto in apparenza, un uomo fiero e dinamico, ricco di una passione e di un entusiasmo straripanti, isolato dalle sottili trame della politica.

 

Il Catania promosso in serie B nel campionato 1974-75 - In piedi: Petrovic, Malaman, Poletto, Giagnoni, Ciceri, Prestanti, Massimino. Accosciati: Fatta, Biondi, Spagnolo, Battilani, Benincasa.

 

La tragedia sembra concludere una storia sentimentale tra le più intense ed appassionanti. Non è così perché la sua morte rafforza nella memoria dei supporter il personaggio mitico che lotta fino all'ultimo in loro nome.

Ore diciassette e trenta di venerdi 19 gennaio 2007: nella sede del Catania, nel centralissimo Corso Italia, dentro una carpetta arida e polverosa rinvengo un volantino degli Indians.
Accanto alla sua fotografia c'è scritto:
"Ciao Presidente…te ne sai andato inseguendo un pallone.
Errori e cocciutaggine non cancelleranno l'amore immenso che hai dato ai colori rossazzurri e ad una città spesso incapace di capire la valenza sociale del fenomeno-calcio. Una città, quella degli imprenditori e della 'gente importante', che si prostrava ossequiosa di fronte a mafiosi e politici, ma si vergognava del tuo modo di parlare."
In questo piccolo foglio di carta risalta la sincerità di un esplicito affetto per il Massimino incolto e criticamente descritto come chi è solito fare a pugni con la lingua italiana.

Da quel momento mi sento proiettato all'interno di ogni istante da lui vissuto. Passo in esame archivi, almanacchi, quaderni e una congerie di vecchi oggetti e veri e propri simulacri.

Si susseguono le mie visite alle librerie storiche e alle biblioteche universitarie. Infine, con fare euristico, butto giù un curioso messaggio su un periodico specializzato: " Cerco articoli, fotografie, interviste su giornali, videocassette e quant'altro sul cavaliere Angelo Massimino. "
Recupero una quantità imprevedibile di documenti, poster, ritratti, targhe, VHS, trofei, coppe e ancora fotografie di case e di palazzi da lui costruiti.
Insieme ad un po' di sbiadito ciarpame, la frenetica ricerca smuove una valanga di testimonianze che mi intimidisce per mole e significato.
Investito da una mareggiata di reminiscenze, raggranello centinaia di aneddoti in un ordine forse non cronologico, ma animato, vivo.
Per un attimo dimentico il compito che mi sono prefisso e fra cimeli e gigantografie di formazioni vittoriose, ritrovo nitida la malinconica immagine di mio nonno Angelo.
Ne rivedo i suoi gesti talvolta impetuosi, gli sbalzi d'umore, la generosità e la profonda dolcezza, nota soprattutto a noi familiari.
Non è facile assemblare il mosaico della vita di una persona cara e guardarla scorrere davanti agli occhi come fosse un lungometraggio, senza essere travolti da una grandinata emotiva.
Tra le fitte maglie di ciò che resta in mente del passato, arrivo a districare gli elementi più significativi, quelli che la memoria aiuta a frammentare, individuandone molteplici sfumature.
Interrogo suoi funzionari e operai, ascolto appassionati racconti e testimonianze entusiastiche.
Incontro un suo compagno di scuola, massaggiatori, atleti, radiocronisti, allenatori, fotoreporter.
Nella cantina di casa spacchetto scatoloni colmi di vecchi libri e scartoffie, sfoglio innumerevoli copie di quotidiani ingialliti, tesi di laurea, lettere e perfino intere raccolte di figurine Panini.
Dentro le sue vicissitudini provo a fotografarne pensieri e sensazioni, mentre un profluvio di screziate istantanee ricompone un grande puzzle, impregnato dall'essenza di un mondo che non c'è più.

Alessandro Russo

 

 

 

Il Catania del campionato di serie B 1980-81: Sorrentino, Mastrangioli, Ardimanni, Bonesso, Croci, Labrocca, Tarallo, Massimino.
accosciati: Morra, Barlassina, Piga, Cantone.

 

 

Massimino, vent'anni dopo il Presidentissimo. Il ricordo di alcune vecchie glorie rossazzurre

Marco Di Mauro, 4.3.2016

 

Una partita del Catania. Un uomo è seduto su una panchina, a metà strada tra il campo e la pista di atletica. Per un attimo, lo sguardo di un piccolo tifoso si stacca dal pallone e fugge altrove, come i pensieri solitari fanno. Si ferma davanti al cappotto con dentro quell'uomo: quasi cieco, ormai. E domanda al papà se è possibile avere quel posto. «Non si può - sorride il papà - lì si può sedere solo il presidente». Oggi il piccolo tifoso e suo padre hanno vent'anni in più. E l'uomo seduto su quella sedia è diventato, per tutti, il Presidentissimo: un superlativo che è stato attribuito ad Angelo Massimino solo al suo funerale. È morto a Scillato, sull'autostrada Catania-Palermo, il 4 marzo 1996. Nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, alcune vecchie glorie rossazzurre - intervistate da MeridioNews - raccontano quali secondo loro sono stati i motivi che hanno portano i catanesi a dare a Massimino, già cavaliere del lavoro, il titolo e la poltrona di Presidentissimo. Sulla quale siede idealmente ancora adesso.

«Amava il Catania, profondamente. Lo ha difeso in ogni modo, momento e luogo. Ma tante persone non l'hanno capito», risponde Damiano Morra. Centrocampista classe '55, di origini argentine, fu il faro dell'undici promosso in A negli spareggi di Roma, 1983. Ed è ancora oggi il rossazzurro col maggior numero di presenze: «Sono arrivato a Catania a 20 anni e sono andato via a 29. Massimino per me è stato un secondo papà». E Morra fu per lui il pupillo: «Forse perché la maglia rossazzurra me la sentivo addosso. La partita per me era una guerra. Lui l'apprezzava molto», è la spiegazione che dà il giocatore. Che ricorda pure cosa accadeva quando i risultati, in campo, erano deludenti: «Mercoledì ci portava tutti fuori Catania, a mangiare pollo in una trattoria piena di camionisti. E la domenica dopo vincevamo, sempre».

 

«Era una persona eccezionale. E anche il solo che tirava fuori i soldi, tanti soldi», ricorda Giovanni Gavazzi. L'ex attaccante fu tra i protagonisti della promozione in serie A datata 1970, il primo anno di presidenza Massimino. I rossazzurri la spuntarono solo all'ultima giornata, vincendo 3-1 sul campo della Reggina: «In preda alla gioia, al fischio dell'arbitro, Massimino mise le mani sul filo spinato che separava il campo dagli spalti. Ebbe un malore, fu portato negli spogliatoi e adagiato sul lettino - dice l'attaccante - Gli dissi "presidente, lei è un attore", e ne ridemmo insieme». Una gara memorabile per tutti i protagonisti. I calciatori ottennero un cospicuo premio partita «che il presidente pagò di tasca propria», rivela l'attaccante. E pure per i tifosi quella giornata resta indimenticabile: «Allo stadio c'erano solo bandiere del Catania», conclude Gavazzi.

«Il suo amore per il Catania era irrazionale, non cercava alcun tornaconto», spiega Angelo Busetta, guida tecnica del Catania negli anni '90. A quei tempi la salute di Massimino era già condizionata dal diabete: «Ma, nonostante tutto, era sempre presente accanto alla squadra». Durante le partite in trasferta sedeva in un'altra panchina rispetto a quella del Cibali: la stessa dalla quale Busetta dava ordini ai suoi giocatori: «Vinsi la mia gara d'esordio e lui mi abbracciò tanto forte da farmi perdere la catenina che avevo al collo». E anche durante gli allenamenti - finito il giro mattutino tra i suoi cantieri, che gli servivano per finanziare il Catania - Massimino non mancava quasi mai. Una presenza costante su cui Busetta conserva anche ricordi che risalgono a molti anni prima che lui sedesse in panchina. «Mi hanno raccontato perfino che calciava i rigori insieme a Ciceri e Spagnolo. Che tentavano di spillargli qualche soldo a ogni rete segnata».

«È stato presidente per venti anni. Vissuti per il Catania fino all'ultimo istante», racconta Melo Russo, allenatore dei rossazzurri dal 1989 al 1990. Quasi del tutto cieco, per colpa del diabete, il 4 marzo 1996 Massimino era diretto in auto, accompagnato da un nipote, alla sede della Federcalcio regionale per caldeggiare il ripescaggio in serie C1, quando ebbe l'incidente in cui perse la vita. «Era un ottimista. Mai l'ho visto scoraggiato davanti a critiche o difficoltà», aggiunge l'ex allenatore. Tre anni prima, su richiesta di Lega e Figc, il club aveva rischiato di essere radiato per inadempienze economiche. La determinazione di Massimino vinse in tribunale. Titolo sportivo e matricola furono salve, ma la squadra dovette ripartire dai dilettanti. «Si è battuto da catanese sanguigno. Un guerriero che non aveva alcun timore». Neppure di cacciare via dai suoi cantieri gli estorsori. Con la stessa energia con cui cacciava i portoghesi dalle tribune dell'allora Cibali.

http://catania.meridionews.it/articolo/41262/il-catania-di-moriero-riparte-da-una-sconfitta-battuto-1-0-dalla-penultima-il-martina-franca/

 

Due grandi Capitani

L'ultimo saluto di un tifoso

MASSIMINO: UOMO SOLO CONTRO TUTTI  di Angelo Pesciaroli - cataniaperte.com

Lo conobbi, in pratica, solo in un caldo pomeriggio del primo lunedì ‘93. Prima i nostri rapporti di lavoro erano stati fugaci, d’inverno in qualche spogliatoio, d’estate nei saloni del mercato, Gallia, Leonardo Da Vinci, Milanofiori. Come tanti giornalisti, di Angelo Massimino conoscevo solo l’antologia delle frasi famose (l’"amalgama" da acquistare magari in comproprietà) e delle esplosioni negli spogliatoi. Come quella volta che l’arbitro Benedetti di Roma aveva annullato per gioco pericoloso uno splendido gol su sporbiciata di Cantarutti. Alla Juventus, mi pare.

Quel primo lunedì di agosto Massimino si presentò in redazione con un pacco di documenti: "Venerdì il mio Catania è stato radiato, sabato ho fatto aprire gli sportelli di una banca e ho messo tutto in regola. Stamane sono andato a bussare in Federcalcio, ma non mi hanno neanche fatto entrare. Eppure io ad Antonio lo feci eleggere presidente di Lega. Studiate questi documenti e decidete voi se è il caso di darmi una mano sul giornale".

Il famoso caso Catania nacque così.

 

 

 

Il Catania del campionato di serie B 1981-82. Riconoscibili; Sorrentino, Miele, Castagnini, Ciampoli, Mosti, Piga, Morra, Barlassina, Chiavaro. 

 

...e poi il grande salto con Gianni Di Marzio

Io mi convinsi che, al di là delle sottigliezze della Covisoc, in un mondo calcistico che stava franando, con decine di società che ogni anno fallivano, non si poteva chiudere la porta in faccia a un imprenditore un po’ disordinato che era pronto a pagare subito e di tasca propria, in contanti, l’errore del venerdì precedente. E, senza essere un  professionista del diritto, mi resi subito conto che quella famosa decisione del Consiglio Federale avrebbe procurato molte seccature e guai in via Allegri. C’era un fatto che, pur non essendo stato uno studente modello a giurisprudenza, non mi tornava: come fa, mi dicevo, la Federcalcio a decidere in proprio la radiazione del Catania dopo aver già affidato la stessa pratica al Tribunale Civile?

E per tutta quell’estate fu una battaglia giornaliera, sbeffeggiata da qualche collega, nella quale mi resi conto subito di una realtà che il tempo, galantuomo, avrebbe confermato. La vita di Angelo Massimino, ricco di immobili e con una famiglia sistematissima, avrebbe avuto ormai un solo scopo: ottenere la riabilitazione del suo Catania.  Un obiettivo persino più importante della sua salute, con la vista che lo stava già abbandonando, con il diabete che saliva, sempre di più. E lentamente, giorno per giorno, mi affezionai a quest’uomo che portava il mio stesso nome e che aveva dimenticato il famoso amalgama.

Lo dissi anche a Pescante al quale i legali del Catania si rivolsero con il primo ricorso: "Presidente, le suggerisco una scappatoia. Senza dar torto a Matarrese, riammetta il Catania come atto di generosità legato alla sua recente elezione". Pescante non mi ascoltò, si rimise ai suoi "saggi", richiamati dal mare, e restituì i venti assegni circolari da cento milioni, incartati in un fazzoletto bianco, con i quali Massimino si era presentato al Foro Italico.

 

 

 

 

Il disastroso Catania del campionato di serie A 1983-84 - In piedi: Ranieri, Sorrentino, Torrisi, Mosti, Cantarutti, Pedrinho

Accosciati: Giovannelli, Luvanor, Morra, Mastalli, Mastropasqua.

 

Tutto inutile. Ma prima il giudice Zingales, poi quelli del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, stabilirono con chiarezza che questo giornale non aveva appoggiato una battaglia  donchisciottesca. La radiazione fu cancellata, ma la serie C non venne restituita dalla Federcalcio. Sono passati quasi tre anni e il giudizio di merito del TAR deve ancora essere emesso.

Ricordo quando, dopo aver fatto il giro dei migliori oculisti di tutta Europa, Massimino si recò a Boston per farsi operare. Mi telefonò dalla sua stanza d’ospedale. Avvocato – mi aveva ribattezzato così facendo rivoltare nella tomba mio padre che avvocato e non giornalista mi avrebbe voluto– una preghiera: voi dovete citare sul giornale il nome del chirurgo e dovete scrivere che persino qui vogliono il Catania in serie C1". Sì, anche nel Massachusetts".

Non ha fatto il tempo a vedere né la fine della sua battaglia né il coronamento dell’ultimo sogno della sua vita. Un campione di determinazione. Per questo motivo i suoi familiari si sono guardati sempre dallo scoraggiarlo. Come frenare chi continua a battersi da leone per una squadra che non riesce più neanche a vedere?

Io spero che la sua opera non rimanga incompiuta e che qualcuno, magari con lo stesso cognome, si assuma l’impegno di perseguire l’obiettivo di Angelo. Un uomo che amava il Catania e i catanesi con una forza d’animo che cresceva in maniera inversa alla vigoria fisica.

Addio, presidente, e grazie. Lei è stato l’unico che, in qualche modo e senza saperlo, ha fatto felice mio padre, sepolto a Canepina.

 

 

 

 

LA VERA STORIA DI NONNO ANGELO

di Tony Zermo (La Sicilia, 6.9.2007)

C’è un libro sulla vita e la morte di Angelo Massimino che più dettagliato e interessante non potrebbe essere perché scritto da un nipote diretto, il medico ortopedico Alessandro Russo, il quale ha tratto dall’album di famiglia foto e racconti vissuti. La prefazione è di Gaetano Sconzo.

Ne emerge non solo il vulcanico personaggio straripante di entusiasmo e di passione per il Catania che tutti conosciamo, ma anche le sue qualità umane, il suo coraggio, la sua testardaggine, come quando da giovane si innamorò della sedicenne Graziella Codiglione e tanto insistette che alla fine la sposò, nonostante la contrarietà iniziale dei genitori di lei, ancora troppo giovane.

Angelo Massimino e i suoi sette fratelli da semplici muratori divennero costruttori a furia di lavoro duro e onesto, e quando a Catania le aree disponibili cominciarono a mancare decisero un po’ alla volta di andare in Argentina. Lui si imbarcò su una nave con la moglie e la figlioletta il 3 gennaio del ’49.

«Angileddu» ritornò dopo due anni e mezzo di lavoro proficuo che lo misero in grado di acquistare a Catania i primi terreni e poi costruire un palazzo dopo l’altro in via Gulisano, in via Fortino vecchio, in via Piave, in corso dei Mille, in via Ronchi, in via Pasubio. Erano gli anni del boom edilizio e «Angileddu» stava costruendo mezza Catania.

Nel ’54 la squadra rossazzurra aveva conquistato la prima promozione in Serie A con i vari Seveso,

Bearzot, Bravetti, Fusco, Bassetti, Cattaneo, Quoiani, Manenti, Micheloni, Pirola, Klein, allenatore Andreoli, presidente Pippo Rizzo.

E’ l’ottobre del ’58 quando lui e suo fratello Turi mettono per la prima volta piede nella sede del Club Calcio Catania, i giocatori sono da mesi senza stipendio e loro portano una «valigiata» di soldi, vengono «nominati» all’istante vicepresidenti. Il presidente ing. Michisanti prende i soldi, ma li tiene in disparte. Allora l’intera famiglia Massimino fonda la Massiminiana e anche quella è stata una bella avventura in Serie D con Anastasi detto «Petru u’ turcu» e Di Pietro che macinavano gol come noccioline.

Mentre i Massimino continuano a costruire, nel ’60 il Catania conquista per la seconda volta la massima divisione. In squadra c’erano Gaspari, Michelotti, Corti, Boldi, Macor, Ferretti, Biagini, Buzzin, Prenna, Morelli, Pizzul, allenatore Carmelo Di Bella, presidente Ignazio Marcoccio.

Stagioni irripetibili, ma finanze insufficienti, per cui nel ’69 si conclude la lunga marcia di «Angileddu» alla presidenza del Catania con Marcoccio che dice:

«Il mio desiderio è stato sempre quello di pagare il 27 di ogni mese; con Massimino sono sicuro che sarà così». E’ un primo anno magnifico: con la famosa promozione di Reggio Calabria s’approda in Serie A grazie ai gol di  Aquilino Bonfanti e di un ottimo gruppo guidato dal buon Egizio Rubino. Ci sarà poi l’intermezzo della presidenza Coco e di un periodo sabbatico di Massimino, ma quindi il cavaliere tornerà sulla breccia per non fare affondare il vessillo rossazzurro.

Bei campionati finiti nel ’93 (nel conto anche la splendida promozione dell’83 con Gianni Di Marzio alla guida) con la tragedia della cancellazione del Catania da tutti i campionati perché Massimino aveva pagato la prima rata delle spettanze alla Federcalcio con un giorno di ritardo.

Una pagina vergognosa, non per il Catania di Massimino, ma per quanti avevano contribuito ad affossarla ingiustamente. Lasciamo perdere i nomi di chi ha commesso quell’autentico crimine sportivo contro la città, ormai è acqua passata. «Angileddu» soffre, non ci vede quasi più, ma non molla e ricomincia daccapo con il Catania nel campionato Dilettanti, girone I. Il 4 marzo del ’96, tornando da Palermo, l’auto guidata dall’ing: Inzalaco slitta sull’asfalto bagnato e «Angileddu» viene sbalzato sull’asfalto muorendo sul colpo. Aveva 69 anni. Resta di lui un ricordo affettuoso di un uomo che con slancio genuino aveva guidato il Catania in anni burrascosi, ma anche esaltanti.

Il vecchio Cibali è stato intitolato a suo nome e «Angileddu», focoso, pittoresco e generoso resterà nel cuore dei tifosi rossazzurri. Quelli veri, non quella marmaglia che ha reso terribile la stagione appena finita, per fortuna con la raggiunta salvezza in extremis.

Se si vuol fare un omaggio alla memoria di «Angileddu» vissuto con il Catania nel cuore cerchiamo

tutti insieme di mostrarci degni di questa città e di questa squadra che milita in un campionato stellare.

Quelle maglie rossazzurre erano anche la sua divisa.

 

 

Cannavò e Massimino: due grandi catanesi e un’inutile polemica

Candidò Cannavò ha la sua piazza a Catania. Cosa buona e giusta. In tempi, quelli attuali, in cui la nostra città a livello nazionale non riesce a esprimere molte grandi personalità nel campo della cultura, dell’arte e perfino del giornalismo, ricordare chi è stato veramente bravo, non è una cosa sbagliata. Non dimentichiamo che diresse per quasi venti anni il più importante e diffuso quotidiano sportivo nazionale. E tutti sappiamo che in Italia lo sport, il calcio in particolare, è una cosa molto seria.

Sono quindi pretestuose e strumentali le polemiche scoppiate sull’intitolazione dell’ex piazzale Oceania a Candido Cannavò. La critiche di questi giorni si basano sul solito tema di alcuni che si ergono a difesa dei colori del Calcio Catania, non si capisce a che titolo, e tirano fuori la vecchia storia che Angelo Massimino fu avversato nel 1993 con la conseguente cancellazione della squadra dal Campionato di Serie C1. E Cannavò sarebbe stato il suo grande avversario e quindi, di conseguenza, anche nemico della città. Erano gli anni in cui il calcio cambiava e Massimino, con tutti i suoi grandi meriti sportivi e umani, rappresentava un’epoca diversa. Cannavò fu coraggioso e schietto nel dirlo. Basti pensare alle gestioni manageriali che si stavano affermando in Italia e nel resto del mondo proprio in quegli anni. Erano ormai finiti i tempi di Massimino al Catania, Rozzi all’Ascoli, Scibilia all’Avellino, Casillo al Foggia. Non c’è dubbio che Massimino fu un presidente eccezionale, un uomo vulcanico, di grande forze e di grande capacità gestionale. Ma nel 1993 le cose stavano… anzi no, erano cambiate.

L’anno prima, solo per fare un esempio, la vecchia Coppa dei Campioni era diventata la Champions League. Sulla scena calcistica erano già da tempo apparsi presidenti/imprenditori di grande livello a partire da Silvio Berlusconi nel 1987. Nel 1993, l’Italia era la prima nel ranking europeo Fifa a testimoniare il grande livello raggiunto da nostro calcio.

Massimino aveva la scorza dura e a 60 anni non poteva essere cambiato da niente e da nessuno. Non era più adeguato, anzi non si voleva per niente adeguare a un mondo che era totalmente cambiato. Un mondo, quello suo, forse migliore, pieno di passione e con un tantino di romanticismo, quello di gente come lui e come Raimondo Lanza di Trabia, per intenderci.

Ma le cose adesso erano diverse. Nel 1993, Antonio Matarrese (all’epoca presidente della FIGC) respinse l’iscrizione di diverse società: Catania, Messina, Frosinone (secondo la tifoseria frusinate e l’ex patron del club ciociaro Alfredo Scaccia, la società fu ingiustamente radiata su decisione di Antonio Matarrese, reo di aver voluto il fallimento dei ciociari al fine di avvantaggiare il Bisceglie Calcio, squadra della città del suo bacino elettorale), Pesaro, Arezzo, Casale, Varese e Casertana.

Non ci fu nessuna persecuzione come non ci fu nel 2001, quando la Covisoc escluse dal Campionato di Serie C2 l’Atletico Catania, e come non ci fu neppure nel 2003 durante il terzo “caso Catania”.

Il fatto che Massimino si presentasse negli uffici della Lega con un mazzetto di assegni testimonia che egli concepisse la gestione del calcio come un fatto assolutamente padronale e artigianale. Al di là dei leggendari aneddoti, pare che per effettuare i pagamenti Massimino utilizzasse la carta dell’involucro dei sacchi di cemento dei suoi cantieri sulla quale vergava con la penna il nome del beneficiario e l’importo da pagare. E in banca il cassiere non batteva ciglio: pagava. C’erano regole diverse a quei tempi, anzi: non c’erano regole. Poi le regole arrivarono, Massimino non le comprese ma le dovette subire. Il mondo era cambiato, come nell’impresa anche nel calcio cominciava l’era delle carte, dei libri contabili, dei bilanci.

A distanza di anni nessuno vuole disconoscere i grandi meriti di Massimino e non è piacevole ricordare queste cose ma all’epoca, nella contemporaneità, le critiche non erano peregrine. Cannavò, agli occhi parziali di alcuni, apparve ancora una volta scomodo perché non lesinava la verità. Tirare fuori questa vecchia polemica è inutile, squallido e specioso.

Entrambi, Massimino e Cannavò, erano dei grandi catanesi. Ognuno ha un posto importante nella nostra memoria collettiva, non solo sportiva. Probabilmente in questo momento, dopo avere osservato con noncuranza e perplessità, solo per un attimo, queste inutili polemiche, avranno continuato a parlare di calcio, il grande amore della loro vita.

Giovanni Iozzia

http://www.leggimionline.it/2015/03/05/12410/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 In esclusiva per questo sito, le foto di questa pagina sono state concesse dal Dott. Alessandro Russo,

autore del libro "Angelo Massimino, una vita per (il) Catania"

 

 

 

 

 

 

in sottofondo      CLAMOROSO AL CIBALI, di Giuseppe Castiglia