Presidenza Attaguile (solo per dovere di cronaca relativa alla storia del Catania)

 

 

 

 

 

 

 

Jaconi

 

 

Pace

 

 

15° POSTO

1987-88

Mattei; Puzone; Pellegrini;  Marini; Del Rosso; Palermo; Beccari; Rizzo; Picone; Tarantino; Cuicchi; Mandressi; Longobardo;  Carannante; Pierozzi; Frazzetto; De Simone;

 

 

Dopo sette anni “vissuti pericolosamente”, il Catania si ritrova in terza serie. Al posto di comando c'è sempre il contestatissimo Massimino che per l'ennesima volta, dopo una caduta, non tarda a programmare la risalita. Il Cavaliere riparte da un nuovo tecnico, Osvaldo Jaconi, quarant'anni sulla carta d'identità e due promozioni dalla C2 alla C1 con Civitanovese e Fano nel palmarès. Tanto è il lavoro da fare per rinnovare l'organico. A semplificarlo contribuiscono Mattolini, Maggiora, Vullo e Novellino, che appendono gli scarpini al chiodo. Salutano anche Benedetti (che va al Trento in C1), Braglia (che chiude la carriera nella Rondinella in C2), mentre gli unici a trovare sistemazione in Serie B sono Allievi (Arezzo) e Sorbello (Modena).

Per difendere la porta etnea viene richiamato Marigo; Onorati non ci sta a tornare in panchina e resta ai margini. In difesa, accanto a Polenta, nel frattempo divenuto capitano, si alternano alcuni confermati (Garzieri, Canuti, Longobardo, De Simone e Picone, quest'ultimo dopo essersi messo alle spalle una rottura del menisco che gli ha fatto saltare quasi tutta la stagione precedente) e il volto nuovo Roberto Carannante, proveniente dal Napoli. Dai campioni d'Italia in carica giunge anche il redivivo Puzone, ancora una volta con la formula del prestito. Il centrocampo lo si ricostruisce intorno a due uomini di fiducia di Jaconi, allenati l'anno prima a Rimini: Mirko Mattei, mediano incontrista, e Massimiliano Maddaloni, mezzala di regia. Il compito di inserirsi in avanti e innescare l'attacco è affidato a Puzone, al confermato Pellegrini e al centrocampista offensivo Giancarlo Marini, ventitreenne promessa sprofondata troppo presto in periferia, dopo aver accumulato una trentina di presenze in massima serie con la Lazio a inizio carriera. L'attacco, privo di Borghi (il quale insieme a Tesser si piazza in lista d'attesa), si poggia inizialmente su Mandressi e sul giovane ex Arezzo Pierluigi Pierozzi.

Si fa avanti una cordata di imprenditori guidata da Angelo Attaguile, presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Catania, e composta da diversi personaggi legati al mondo della politica (lo stesso capo-cordata è organico alla Democrazia Cristiana). Logorato dalle ultime annate, costellate da delusioni e polemiche, Massimino si fa da parte.

Il passaggio di mano si consuma il 30 ottobre 1987. Ne consegue una riorganizzazione delle cariche societarie: ad Attaguile va la presidenza, all'imprenditore Franco Proto il ruolo di amministratore delegato ed a Giovanni Carabellò quello di direttore generale. Intanto si apre il mercato autunnale e uno scambio col Messina porta De Simone in riva allo Stretto e tre rinforzi alle pendici dell'Etna: si tratta del centrale difensivo Romolo Rossi, del terzino Andrea Cuicchi e dell'attaccante Fabrizio Del Rosso.

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Pace

 

 

Russo

 

 

 

10° POSTO

1988-89

Onorati; Rizzo; Mattei; Casilli; Mastalli; Maddaloni; Picone; Di Dio; Garzieri; Russo; Farina; Cariola; Napoli; Palermo; Del Rosso; Cuicchi; Romeo; Ferrara; Montalbano.

 

Non è ancora passato un anno dall'insediamento di Attaguile & company ma l'umore della piazza è già deficitario. Il nuovo presidente fa tante promesse ma di fatti (leggasi nuovi acquisti) se ne vedono pochi. In panchina viene riconfermato Pace e a lui viene affidata una squadra che comincia a perdere molti dei giocatori lasciati in eredità dalla gestione Massimino. In porta torna il figliol prodigo Onorati e Marigo saluta definitivamente, trasferendosi in C2 alla Cavese. Dopo quattro anni di servizio vanno via Longobardo e Pellegrini: entrambi restano in terza serie, nel medesimo girone, passando rispettivamente all'Ischia e al Campobasso (i lupi molisani prendono anche Mandressi, promessa non mantenuta). Canuti, invece, scende in Interregionale con la Solbiatese, mentre Puzone viene restituito una volta per tutte al Napoli, che lo gira allo Spezia. In difesa si riparte dai riconfermati Polenta, Tesser, Mattei e Rossi, ma sin dalle prime battute si mette in luce e conquista una maglia da titolare il giovanissimo Massimo Tarantino, diciassettenne palermitano, da un paio d'anni fiore all'occhiello del settore giovanile etneo. A centrocampo con Maddaloni e Marini c'è Beppe Scienza, regista di 22 anni proveniente dal Foggia, uno dei prospetti più interessanti della categoria nel suo ruolo. In attacco a Borghi viene affiancato il prolifico centravanti Nicola D'Ottavio, reduce da 49 reti nelle ultime tre stagioni di C1, vissute a Taranto, Barletta e Caserta.

Il 9° posto finale in coabitazione col Giarre è un vanto più per Melo Russo che per la dirigenza. Il tecnico si distingue per un andamento d'alta classifica (26 punti in 22 partite) ed è l'artefice di una rimonta grazie alla quale si evita di restare impantanati per il terzo anno di seguito nella lotta per non retrocedere; Attaguile e soci invece compromettono definitivamente la loro credibilità agli occhi dei sostenitori, dopo un'annata caratterizzata da troppe parole e nessun risultato all'altezza delle aspettative. Per quanto concerne i giocatori, si mettono in mostra i componenti del reparto difensivo, tra i migliori della categoria, mentre l'attacco piange, con sole 22 reti all'attivo (solo Rimini e Campobasso fanno peggio). In questo contesto, conferma il proprio vizio del gol il centrocampista Marini, miglior marcatore della squadra con le sue cinque zampate.

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Russo

 

 

Sormani

 

 

6° POSTO

1989-90

Rizzo; Manieri; Rossi; Sciuto; Zuppardo; Fragliasso; Di Dio; Docente; Ferrara; Romeo.

 

La disillusione della città nei confronti del nuovo corso aumenta durante l'estate 1989. Succede infatti che si scioglie la partnership tra il politico Attaguile e l'imprenditore Proto. Quest'ultimo è uno dei principali punti di riferimento della cordata originaria e prende le distanze dal modus operandi del presidente, il quale sarebbe restio alla valorizzazione dei giovani e utilizzerebbe criteri poco consoni ad una sana gestione societaria nella scelta dei giocatori. A Proto non resta altro che cedere la propria quota e trasferire il proprio progetto sportivo presso un'altra realtà. Così, rileva l'Atletico Leonzio, squadra di Lentini militante in Serie C2, nata dodici mesi prima dalla fusione tra la Leonzio e l'Atletico Catania (quest'ultima compagine era stata fondata nel 1986 dall'imprenditore Salvatore Tabita tramite il trasferimento a Catania dello Sporting Club Mascalucia). Attaguile, rimasto solo al comando, conferma Russo in panchina ed avvia l'ennesima rivoluzione dell'organico. I reduci della stagione precedente si contano sulle dita di una mano: Mattei e Marini sono gli ultimi alfieri dell'era Massimino (essendo stati portati alle falde dell'Etna dal Cavaliere), mentre Scienza e, soprattutto, D'Ottavio, si augurano di ripagare le forti aspettative che sono state poste nei loro confronti.

Per il resto si registrano addii in serie. Tra i componenti della “vecchia guardia”, salutano Onorati (Prato), Polenta (che torna a Cava de' Tirreni, portando con sé Mastalli), Picone (chiamato da Bianchetti alla Leonzio), Tesser (che chiude la carriera al Trento) e Borghi (Torres). Vanno via anche Romolo Rossi, Maddaloni, Raise e Tarantino (la cui munifica cessione al Napoli si rivela fondamentale per le disastrate casse del club). La redini della rinnovatissima difesa vengono consegnate ad una coppia di esperti difensori centrali, composta da Angelo Schio (proveniente dal Foggia) e Walter Biagini (prelevato dal Taranto). Ai loro fianchi agiscono il giovane Germano Fragliasso, lanciato dalla Torres, e Angelo Sciuto, ventinovenne catanese protagonista della scalata nel professionismo del Giarre. Dai gialloblu giunge anche il centrocampista Maurizio Manieri. Un altro rinforzo d'esperienza per la mediana è l'ex Trento Leonardo Rossi, mentre per vivacizzare il gioco ci si affida alla guizzante ala argentina Gustavo Ghezzi, reduce da un'annata al Monopoli.

Dopo quindici giornate, i 17 punti accumulati sono sufficienti per non rimanere invischiati in acque agitate, ma non bastano a tenere il passo delle prime della classe e coltivare quindi l'obiettivo preteso dalla piazza e sventolato dalla stessa società: il ritorno in B.

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Sormani

 

 

 

11° POSTO

1990-91

 Rizzo; Della Scala; Zuppardo; Mattei; Sciuto; Cacciola; Vanzetto; Gianguzzo; Smirni; Pelosi.

 

In virtù del positivo epilogo del precedente campionato viene rinnovata la fiducia a mister Sormani. Attaguile gli consegna una squadra piena di riconfermati, in cui non mancano però addii di un certo peso, che la dirigenza etnea prova a rimpiazzare con alcuni nuovi acquisti. Un reparto che cambia poco è quello difensivo: Paradisi continua a proteggere la porta; Schio a dirigere la difesa; ai fianchi di quest'ultimo si alternano Mattei, Sciuto e Salvadori; i rinforzi provengono dalla Serie C2 e si chiamano Marino D'Aloisio, ventunenne libero, e Vincenzo Del Vecchio, terzino sinistro. Viene rivoluzionato, invece, il centrocampo, che registra le cessioni di Leonardo Rossi, Giancarlo Marini (i quali restano in C1 passando rispettivamente al Fano e all'Empoli) e Beppe Scienza (che sale di categoria con la Reggina). Accanto all'unico reduce Manieri trova quindi spazio il centrocampista col vizio del gol Fabio Perinelli, proveniente dal Perugia. Al posto di Ghezzi, che torna al Monopoli, arriva in prestito dal Parma l'ala destra Vincenzo Esposito. In attacco si rinuncia al flop D'Ottavio (il quale va a rilanciarsi in Interregionale col Benevento); al trascinatore Cipriani viene così affiancata una scommessa proveniente dal Derthona, Claudio Pelosi.

Gli etnei chiudono al 10° posto in coabitazione con Siracusa e Monopoli nella classifica finale. Particolarmente negativo si rivela il rendimento del reparto difensivo, quart'ultimo del girone per gol subiti, e persino un "guru" come Paradisi finisce sul banco degli imputati. Ciò va imputato anche alle scelte di Sormani, che penalizzano la difesa e valorizzano la prolificità del tridente composto da Cecconi, Cipriani e Pelosi, i quali raggiungono insieme quota 27 reti. Positiva anche la stagione degli stakanovisti Del Vecchio e Manieri, ai quali il tecnico non rinuncia mai.

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Caramanno

 

Vannini

 

Risultati immagini per catania 1991 92

6° POSTO

1991-92

 Marchetti; Palmisano; Conticelli; Grilli; Rizzo; Rigano; Mattei; Vanzetto; Patta; Romano; Colasante; Caliari;  Ferrara; La Torre; Gianguzzo; Sparacio.

 

Con uno 0-0 era calato il sipario sugli anni '80 e con lo stesso risultato si chiude il match che apre il nuovo decennio: il confronto interno con il Perugia del 7 gennaio. Sette giorni più tardi, a Brindisi, in occasione dell'ultima sfida del girone d'andata, gli etnei rimediano un 3-1 che costa caro a Melo Russo, esonerato nel corso della settimana successiva. La zona promozione, in questo momento, dista cinque punti: non troppi, considerando che c'è da affrontare l'intero girone di ritorno. La rincorsa viene affidata ad Angelo Benedicto Sormani, oriundo brasiliano che da calciatore aveva fatto fortuna, in Italia, nel Milan di Nereo Rocco (col quale vinse la Coppa dei Campioni del 1969), ma che da allenatore vanta soltanto una sporadica esperienza al Napoli e delle collaborazioni tecniche con Eriksson e Liedholm alla Roma.

Il Catania risale fino alla sesta posizione, che serve a salvare almeno in parte l'ennesima annata fallimentare della presidenza Attaguile. A mettersi in mostra più degli altri sono i rinforzi d'esperienza giunti dall'Empoli: il portiere Paradisi, che subisce solo 20 reti, ed il bomber Cipriani, il quale con 12 gol in 25 partite si distingue con un'invidiabile media realizzativa. Promossi anche il regista Beppe Scienza e l'ala Ghezzi.

 

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Il RITORNO DI MASSIMINO

 

Domenica 1 agosto 1993 una notizia fragorosa scuote l’Italia pallonara: il Consiglio Federale, celebratosi il giorno prima, ha escluso sei squadre (Casertana, Catania, Messina, Taranto, Ternana, Vis Pesaro) dalla Serie C1, disponendone la radiazione. La colpa della società etnea è quella di non aver presentato entro il termine del 31 luglio la fidejussione necessaria per l’iscrizione. A nulla vale il tentativo disperato di Massimino, che il giorno seguente tenta senza successo di farsi ricevere presso la sede della F.I.G.C. portando con sé due miliardi in contanti.

Il Cavaliere però non molla e avvia una lunga battaglia legale, rivolgendosi in prima istanza al C.O.N.I., che respinge il reclamo del 20 agosto. Ci si affida quindi alla giustizia ordinaria, attraverso un ricorso al T.A.R. di Catania.

 

 

Il 13 settembre, il giorno dopo l’inizio del campionato, il tribunale amministrativo dà ragione al Catania: da un lato, rileva che il club poteva usufruire di una dilazione dei debiti d’imposta, concessa da un decreto ministeriale alle società della Sicilia sud-orientale a seguito del terremoto di Carlentini del dicembre 1990; dall’altro, afferma che il termine del 31 luglio non avrebbe potuto essere considerato perentorio.

Viene quindi intimato alla F.I.G.C. di riammettere la squadra in C1 in luogo di quella ripescata al suo posto, ma il presidente Antonio Matarrese rivendica l’autonomia dell’ordinamento sportivo e non adempie. Con una seconda ordinanza il T.A.R. ordina alla Federazione di allargare la C1 a 19 squadre, per ricomprendervi anche il Catania, ma anche in questo caso Matarrese si oppone.

 

 

 

 

 

 

Bianchetti

 

 

RADIAZIONE

1992-93

Bertolone; Rizzo; Colasante; Di Stefano; Cacciola; Palmisano; La Torre; Vanzetto; O. Russo.

 

Il T.A.R. si vede così costretto a nominare due commissari ad acta che a fine settembre si insediano presso la Lega di Serie C e riscrivono il calendario, secondo il quale i rossazzurri dovranno esordire il 3 ottobre al Cibali contro il Giarre. I gialloblù, secondo il calendario stilato dalla Lega, devono scendere in campo al “Partenio” contro l’Avellino e propendono per questa seconda opzione. Il 9 ottobre 1993 la querelle giudiziaria si chiude dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, che con la propria sentenza conferma l’illegittimità della radiazione ed il diritto del Catania di essere nuovamente affiliato, ma al contempo riconosce alla F.I.G.C. il diritto di organizzare le competizioni in piena autonomia.

Il titolo sportivo è salvo, e con esso la matricola n. 11700, ma il 18 ottobre la società di Massimino viene inserita dalla Federazione nel campionato di Eccellenza, l’unico torneo in cui la propria presenza non suscita problemi organizzativi ai “piani alti” e proteste degli altri club.

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Cannavò e Massimino: due grandi catanesi e un’inutile polemica

Candidò Cannavò ha la sua piazza a Catania. Cosa buona e giusta. In tempi, quelli attuali, in cui la nostra città a livello nazionale non riesce a esprimere molte grandi personalità nel campo della cultura, dell’arte e perfino del giornalismo, ricordare chi è stato veramente bravo, non è una cosa sbagliata. Non dimentichiamo che diresse per quasi venti anni il più importante e diffuso quotidiano sportivo nazionale. E tutti sappiamo che in Italia lo sport, il calcio in particolare, è una cosa molto seria.

Sono quindi pretestuose e strumentali le polemiche scoppiate sull’intitolazione dell’ex piazzale Oceania a Candido Cannavò. La critiche di questi giorni si basano sul solito tema di alcuni che si ergono a difesa dei colori del Calcio Catania, non si capisce a che titolo, e tirano fuori la vecchia storia che Angelo Massimino fu avversato nel 1993 con la conseguente cancellazione della squadra dal Campionato di Serie C1. E Cannavò sarebbe stato il suo grande avversario e quindi, di conseguenza, anche nemico della città. Erano gli anni in cui il calcio cambiava e Massimino, con tutti i suoi grandi meriti sportivi e umani, rappresentava un’epoca diversa. Cannavò fu coraggioso e schietto nel dirlo. Basti pensare alle gestioni manageriali che si stavano affermando in Italia e nel resto del mondo proprio in quegli anni. Erano ormai finiti i tempi di Massimino al Catania, Rozzi all’Ascoli, Scibilia all’Avellino, Casillo al Foggia. Non c’è dubbio che Massimino fu un presidente eccezionale, un uomo vulcanico, di grande forze e di grande capacità gestionale. Ma nel 1993 le cose stavano… anzi no, erano cambiate.

L’anno prima, solo per fare un esempio, la vecchia Coppa dei Campioni era diventata la Champions League. Sulla scena calcistica erano già da tempo apparsi presidenti/imprenditori di grande livello a partire da Silvio Berlusconi nel 1987. Nel 1993, l’Italia era la prima nel ranking europeo Fifa a testimoniare il grande livello raggiunto da nostro calcio.

Massimino aveva la scorza dura e a 60 anni non poteva essere cambiato da niente e da nessuno. Non era più adeguato, anzi non si voleva per niente adeguare a un mondo che era totalmente cambiato. Un mondo, quello suo, forse migliore, pieno di passione e con un tantino di romanticismo, quello di gente come lui e come Raimondo Lanza di Trabia, per intenderci.

Ma le cose adesso erano diverse. Nel 1993, Antonio Matarrese (all’epoca presidente della FIGC) respinse l’iscrizione di diverse società: Catania, Messina, Frosinone (secondo la tifoseria frusinate e l’ex patron del club ciociaro Alfredo Scaccia, la società fu ingiustamente radiata su decisione di Antonio Matarrese, reo di aver voluto il fallimento dei ciociari al fine di avvantaggiare il Bisceglie Calcio, squadra della città del suo bacino elettorale), Pesaro, Arezzo, Casale, Varese e Casertana.

Non ci fu nessuna persecuzione come non ci fu nel 2001, quando la Covisoc escluse dal Campionato di Serie C2 l’Atletico Catania, e come non ci fu neppure nel 2003 durante il terzo “caso Catania”.

Il fatto che Massimino si presentasse negli uffici della Lega con un mazzetto di assegni testimonia che egli concepisse la gestione del calcio come un fatto assolutamente padronale e artigianale. Al di là dei leggendari aneddoti, pare che per effettuare i pagamenti Massimino utilizzasse la carta dell’involucro dei sacchi di cemento dei suoi cantieri sulla quale vergava con la penna il nome del beneficiario e l’importo da pagare. E in banca il cassiere non batteva ciglio: pagava. C’erano regole diverse a quei tempi, anzi: non c’erano regole. Poi le regole arrivarono, Massimino non le comprese ma le dovette subire. Il mondo era cambiato, come nell’impresa anche nel calcio cominciava l’era delle carte, dei libri contabili, dei bilanci.

A distanza di anni nessuno vuole disconoscere i grandi meriti di Massimino e non è piacevole ricordare queste cose ma all’epoca, nella contemporaneità, le critiche non erano peregrine. Cannavò, agli occhi parziali di alcuni, apparve ancora una volta scomodo perché non lesinava la verità. Tirare fuori questa vecchia polemica è inutile, squallido e specioso.

Entrambi, Massimino e Cannavò, erano dei grandi catanesi. Ognuno ha un posto importante nella nostra memoria collettiva, non solo sportiva. Probabilmente in questo momento, dopo avere osservato con noncuranza e perplessità, solo per un attimo, queste inutili polemiche, avranno continuato a parlare di calcio, il grande amore della loro vita.

Giovanni Iozzia

http://www.leggimionline.it/2015/03/05/12410/

 

 

 

 

 

 

 

Indelicato

 

Barlassina

 

3° POSTO

1993-94

Donato Rinaldesi Maugeri Rigano Corrente Cristaldi Mangano Pomo Bonanno  Mignemi Turone Virzì Piampiani Scotti Massimino.

 

 Nel 93/94 dopo un terzo posto in eccellenza, viene ripescato nel CND. La guida tecnica in quella stagione era stata affidata in un primo momento a Franco Indelicato. Purtroppo, le cose non andarono molto bene e al suo posto venne chiamato Lorenzo Barlassina (già ex giocatore etneo negli anni 80'). Nel 94/95 la formazione catanese, ritorna in serie C2 vincendo il campionato dopo una lunga lotta con il Milazzo. L'allenatore era Angelo Busetta che aveva sostituito  Pier Giuseppe Mosti dopo poche giornate dall'inizio del campionato. Nel 95/96 il Catania affronta il campionato di C2. L'allenatore è Lamberto Leonardi (tecnico che in C aveva già vinto con Latina e Nocerina). La squadra, purtroppo, non ha un gioco è la società chiama Mario Russo, tecnico di grande esperienza che qualche anno prima era stato l'artefice della promozione in B dell'Andria. Il Catania in quella stagione si piazzo 8°. Il 4 marzo del 1996 muore in un incidente stradale il presidente Angelo Massimino.

Ma nonostante tutto la famiglia continua a gestire la società. Nuovo presidente viene nominata la moglie di Massimino: Maria Grazia Codiglione. Nel 96/97 al termine del campionato arriva un 4° posto ma non basta per acquisire la promozione diretta, si deve spareggiare per i play-off contro la Turris. Il Catania pareggia 0 - 0 al Cibali ma perde per 1 - 0 il confronto di ritorno (ad Avellino) ed esce battuto. L'allenatore era Giovanni Mei che a stagione in corso aveva sostituito Busetta. Nel 97/98 Mei viene confermato dalla società ma la squadra alterna prestazioni positive ad altre tutte da dimenticare. Quindi, Mei venne esonerato e per salvare la stagione venne chiamato  Franco Gagliardi. Il Catania quell'anno si piazzò al decimo posto. Nel 98/99 la società prepara la squadra già in estate affidando la campagna acquisti al nuovo direttore sportivo Silvano Mecozzi che chiama alla conduzione tecnica Piero Cucchi ed ingaggia alcuni giocatori che in C2 fanno la differenza: l'attaccante Passiatore, il centrocampista Marziano, P. Tarantino, Monaco ecc. e a fine stagione arriva la promozione in C1. Nel 99/2000 viene smantellata la squadra della promozione. Vanno via alcune "bandiere" come Gennaro Monaco, Bifera, Furlanetto e tanti altri. I programmi sono a lunga scadenza (si parla di serie B in tre anni). C'è un nuovo direttore sportivo: Guido Angelozzi (catanese purosangue ed ex giocatore etneo anni 70'). Un nuovo allenatore che pratica il gioco a zona come Gianni Simonelli. Ma soprattutto tanti volti nuovi tra i giocatori: Napolioni, Facciotto, D'Angelo, Pagano, De Silvestro, Recchi e cosi via. Tra i "vecchi" rimangono Passiatore, Manca e Marziano. Il Catania si piazzò al 7° posto. Nel 2000/2001 la società viene rilevata dalla famiglia  Gaucci che promette subito la serie B. Riccardo Gaucci è il  nuovo presidente, mentre tra i giocatori ci sono diverse facce nuove: Umberto Marino, Turchi, Zeoli, Cicconi, Campolo, Capparella, Zancopè, insomma, tutta gente di prim'ordine per la serie C. La squadra, disputa un girone di andata piuttosto deludente, e ne fanno le spese l'allenatore Ivo Iaconi (esonerato per ben due volte e sostituito in entrambe le circostanze da Vincenzo Guerini) e alcuni giocatori. Il Catania si riprende, e grazie ad un favoloso girone di ritorno, e all'innesto di qualche giocatore di categoria superiore come Pane, Cordone, Corradi, Ambrosi e Criniti, arriva meritatamente il 3° posto che vale l'accesso ai playoff. Nella primo turno il Catania affronta il forte Avellino di Fini e De Martis (i due diventeranno rossazzurri la stagione successiva) e riesce ad avere la meglio. Quindi va in finale contro i cugini del Messina. La partita di andata si gioca al Cibali e gli etnei non vanno oltre lo 1 - 1.

 

 

La nascita di un vero e proprio movimento ultras a Catania si deve ad un solo uomo: Ciccio Famoso, in "arte", Ciccio-Falange. Fu questi infatti che agli inizi degli anni '70 fondò l'ormai storica Falange D'assalto divenuta poi il gruppo leader per decenni.Prima di questa non è che Catania facesse mancare il suo apporto alla squadra,ma certamente non si poteva parlare di movimento Ultras. Dopo la Falange, da sempre posta in curva Nord, nacquero numerosi altri club tra cui i "Giovani Rossazzurri" , l' Onda D' urto, i Star Fighters. A quel tempo ad esclusine dei Giovani Rossazzurri, posti in curva Sud (allora in legno) nessuno poteva competere con lo strapotere della Nord. La Falange assumeva sempre più importanza nel panorama ultras e facevano parte di essa molti ragazzi veramente "capaci". I Il supporto canoro era veramente impressionante,le coreografie,soprattutto col Palermo, spettacolari ed originalissime. Il "dominio" di Ciccio andò avanti per anni. Nel '91 accade un evento che sconvolgerà il mondo ultras catanese. Una piccola ma ottima frangia della Falange si stacca dalla Nord e va in curva Sud a dar vita ad un nuovo gruppo: Club Primo Amore (poi Irriducibili). Per loro gli inizi furono molto difficili in quanto la concorrenza della Falange era spietata. Ma questi essendo tutte persone veramente capaci, iniziarono man mano a prendere sempre più piede. Proponevano un nuovo stile di tifo, nuove coreografie, perfetta organizzazione. Fu così che molti ragazzi della Nord andarono in curva Sud. Si vissero anche dei momenti di grande tensione, ma poi gli animi si calmarono.

Col passare del tempo la Sud divenne il gruppo leader dello stadio. Ma nel '93 un terribile avvenimento scosse tutta Catania.Il Calcio Catania fu radiato (ingiustamente, come poi fu assodato) dai campionati professionistici. Solamente la caparbietà di Angelo Masimino riuscì a non farci scomparire del tutto e il Catania fu ripescato in eccellenza. Ad aggravare la situazione ci si mise anche un imprenditore di nome Proto.

Questi fiutando l'affare (Catania è una piazza da serie A) prima creò una squadra che disputò il campionato nazionale dilettanti,l'anno dopo portò a Catania la Leonzio,che giocava in C1. Così Catania si ritrovò ad avere due squadre. Una in C.N.D. (infatti il, Catania riuscì immediatamente a risalire di una categoria) e una in C1. Nonostante questo casino i catanesi restarono fedeli al suo unico amore: il Catania Calcio; la prima partita di eccellenza fu seguita da 10.000 persone, la squadra fu sempre seguita massicciamente ovunque. Nel C.N.D. eravamo sempre in almeno 6.000 per toccare picchi di 18.000. L'Atletico? Beh anche se era in C1 non era seguito che da 2-300 "sportivi", tranne in rari casi……Gli Ultras,ovviamente,restarono fedeli al Catania.Ma la situazione era totalmente cambiata. La Sud era diventata la curva più calda. Il suo tifo era assordante, le coreografie sensazionali. ….E la Nord…… La Nord non c'era più!! Già gli Irriducibili avevano dato la prima tremenda botta al club del "Castello", portando numerosissimi ragazzi in curva Sud poi arrivò il colpo di grazia: un'altra scissione. Un nutrito gruppo di ragazzi si staccarono dalla Falange e diedero vita ad un nuovo gruppo: i Decisi. Questi si collocarono in curva Nord ma staccati da ciò che rimaneva della Falange. Anche in questo caso gli inizi furono difficili, ma man mano iniziarono ad affermarsi riportando il tifo anche in curva Nord anche se non potevano assolutamente competere con gli Irriducibili. Mentre infatti la Sud offriva un colpo d'occhio veramente impressionante, nella Nord lo scenario non era dei migliori. Qui si vedevano infatti 2 gruppetti che intonavano sempre cori diversi l'uno dall'altro. Praticamente non si capiva niente.

dal profilo facebook di Ciccio Famoso, detto Falange.

 

 

 

 

 

 

 

Mosti

 

Busetta

 

1° POSTO

1994-95

Noto Garofalo Zizza Sparti Drago Berenato Anastasi Catalano Mosti Bonanno Rapisarda Coppa Virzì  Ardizzone Bonvini Cristaldi Corrente.

 

 

Mosca: “Volevano uccidere il Catania, facemmo un miracolo sportivo.

Scioccato quando andai via. A Trapani mi tolsi qualche sassolino”

 

E’ entrato nel tabellino dei marcatori praticamente ovunque abbia giocato. Tra le squadre in cui ha lasciato il segno, a suon di gol, spiccano Catania e Trapani. Parliamo dell’indimenticato ex bomber Giuseppe Mosca, grande protagonista della promozione in C2 del Catania nel momento più difficile della sua storia. La redazione di TuttoCalcioCatania.com lo ha contattato in esclusiva ricordando i trascorsi in rossazzurro e granata, analizzando il percorso etneo in questo campionato e molto altro.

 Fase clou della stagione, si fa sul serio adesso…

“E’ il momento in cui le squadre devono cominciare a trovare il bandolo della matassa, essere più concreti e dare continuità ai risultati come sta facendo la Juve Stabia dall’inizio del campionato. Adesso vengono fuori i veri valori sul rettangolo di gioco. Se hai lavorato bene, emergono. Ovviamente i nomi non bastano. Sono gli allenamenti, settimane di duro lavoro e di competenza che dicono come stanno le cose”

 i tifosi si attendono delle conferme dopo il 3-0 inflitto alla Casertana. Sei ottimista per il Catania?

Catania non è una piazza facile. L’ho vissuta io in prima persona, bisogna avere attributi per giocare in una piazza del genere. Mi conforta il fatto che l’allenatore abbia messo in discussione il suo sistema di gioco base, adottando il 4-3-1-2. Questo è un aspetto positivo perchè significa che c’è l’umiltà di calarsi nella situazione. Marotta e Di Piazza innescati da un giocatore come Lodi possono sfruttare appieno le potenzialità della rosa. E’ un modulo che più si addice alle caratteristiche dei calciatori”.

 Finalmente Curiale si è sbloccato. Da ex bomber quale sei ti chiedo quanto è importante ritrovare il gol per un attaccante?

Fondamentale. La piazza importante si aspetta sempre i gol del bomber. Più settimane passano e non segni, più ti pesa e la porta è come se si rimpicciolisse. Per Curiale significa ritrovare morale e fiducia. Gli attaccanti ed i portieri sono sempre i più criticati ed osannati. Devi essere portato a gestire certe pressioni caratterialmente”.

Svolta a Trapani in caso di risultato positivo?

“In ottica primo posto non lo so, anche perchè questo sembra essere l’anno della Juve Stabia, che spesso ha vinto o pareggiato negli ultimi secondi. Si sono da subito concentrati sul campionato, non hanno avuto problemi di ripescaggi e quant’altro. Ancora la stagione è lunga, però mi preoccupano le battute d’arresto del Catania a Bisceglie e Siracusa. Nei dettagli deve ancora migliorare la squadra etnea. Se Sottil continuasse a mettere da parte il suo credo calcistico adattandosi alle caratteristiche della rosa a disposizione, ne vedremo delle belle secondo me. Perchè Di Piazza, Marotta, Curiale, Lodi, Carriero, Sarno non ce li hanno tutti. Comunque non sottovalutiamo il Trapani che sta facendo bene. Ai miei tempi si giocava in erba naturale, ora in sintetico. Questo aspetto li potrebbe avvantaggiare sul piano tecnico ma anche a Catania i giocatori tecnici ci sono. Mi aspetto una bella partita”.

 A proposito di acquisti, come valuti il mercato di gennaio?

Sarno è davvero forte, l’ho visto giocare due anni fa a Lecce nel derby con il Foggia. Si tratta di un esterno a cui piace accentrarsi. Sottil ha a disposizione tutto il materiale possibile. Centrocampisti di qualità, quantità, tecnica, corsa, visione di gioco; attaccanti di fascia, fantasiosi, di rapina come Curiale, bravi tecnicamente. Sta a Sottil trovare di partita in partita giocatori e modulo ideali. Lo Monaco non poteva fare acquisti migliori. Tra l’altro a Catania devi prendere i i migliori sia per qualità che per carattere. Un calciatore che gioca nella Feralpisalò e fa 20 gol davanti a 50 persone, a Catania fatica perchè qui si campa di calcio. Io ricordo che una volta siglai una tripletta ed i tifosi già mi chiedevano due gol nella gara successiva. La gente ha fame di uscire da queste categorie. Più che la tecnica servono le qualità caratteriali a Catania, devi avere le palle e a volte fare il muratore con l’elmetto per portare a casa la vittoria. Perchè i tifosi rossazzurri vogliono vincere sempre”.

 Torniamo al derby Trapani-Catania, ricordo che segnasti contro gli etnei da calciatore granata…

In campionato siglai un gol all’andata e due nel match di ritorno, terminato 3-0. Ricordo in particolare questo risultato a fine dicembre 1997, giocavo in attacco con il catanese Gianguzzo. Io ero un ex bomber rossazzurro. Segnammo entrambi. Personalmente mi tolsi qualche sassolino nei confronti di alcuni dirigenti etnei. Fu una soddisfazione personale pensando a chi del Catania aveva contribuito a distruggere quel gruppo vincente e di uomini veri con cui ottenni la promozione. Quando conclusi la stagione trionfale col Catania in Interregionale, mi aspettavo la riconferma mia e di tutti gli altri protagonisti. C’erano anche giocatori che fecero la B e la A, Risultati immagini per calcio catania mosca serie d busettaeppure sposarono il progetto. Invece l’anno successivo la società portò gente che non aveva vissuto le nostre problematiche. In C2 vinsi la classifica capocannonieri con 18 gol a Trapani, ma perdemmo la finale col Crotone. A fine anno incontrai in un albergo di Palermo la vedova di Massimino che mi voleva di ritorno a Catania. L’allora Direttore Sportivo rossazzurro preferì operare altre scelte. Io ero coccolatissimo dai tifosi, mi volevano bene. Quando andai nella lontana Trieste, prima di gennaio ero un morto che camminava, giocavo svogliato, ero ancora scioccato di avere lasciato Catania perchè mi sentivo a casa, avevo la fortuna di giocare in una piazza che mi esaltava”.

 Quanto è stata significativa per te l’esperienza di Catania?

“Io non ci pensai due volte a dire sì al Catania quando mi venne proposto. Giocavo nel Giarre in C, eppure scesi di categoria rischiando di bruciarmi. A fine novembre eravamo quarti-quinti in classifica, c’erano contestazioni e casini vari ma sposai il progetto. Mi sono messo sotto, con i compagni e mister Busetta realizzammo un miracolo calcistico. Non eravamo i privilegiati del sindacRisultati immagini per calcio catania mosca serie d busettao che fece di tutto per avvantaggiare l’Atletico Catania. La squadra atletista si allenava in campi migliori dei nostri che, invece, lavoravamo sull’asfalto. Io consumavo un paio di scarpe la settimana. Poi le portavo dal calzolaio tifoso che cambiava puntualmente la suola. Il magazziniere Pippo Flores aveva due borsoni con tutta la roba nostra in uno scooter, non ti dico guarda… Sono cose che restano dentro. Fecero di tutto per uccidere il Catania e portare avanti l’Atletico. Eravamo un gruppo splendido. Io abitavo con la buonanima di Vincenzo Delvecchio e Pellegrino ad Acitrezza. Uno spettacolo, un gruppo di amici. Posso assicurare che quella gente ha sputato veramente sangue per il Catania. Tutti ci aspettavano per fare sportivamente la guerra in campo. Andavamo a giocare su terreni di gioco assurdi, in Calabria capitava che la palla finisse in mare. Avevamo gente umile, che non si metteva il gel sui capelli e quando c’era da tirare fuori la sciabola per il Catania lo faceva”.

 Anche tu ritieni che la Juve Stabia sia ormai imprendibile?

“Mi piacerebbe vedere salire di categoria sia il Catania che il Trapani. Adesso c’è una possibilità in più per salire tramite i Play Off. Io spero che entrambe ce la facciano e, magari, una delle due scavalchi la Juve Stabia nella speranza che abbia un calo di rendimento. Ci sono numerosi precedenti di squadre che hanno sprecato vantaggi consistenti in classifica. In passato il Livorno ha rischiato la vetta, l’Alessandria, il Lecce. Con i tre punti ci metti poco a scavalcare l’avversario. Attenzione anche al Catanzaro, una bella realtà da guardare a vista”.

 Cosa è mancato secondo te al Catania in questa stagione per tenere il passo della Juve Stabia?

Secondo me all’inizio Sottil, che puntava sul 4-2-3-1, non aveva tutti i giocatori adatti per caratteristiche ad esprimersi con quel sistema di gioco. Lodi spesso si abbassava come playmaker lasciando la punta in completa solitudine. Sarebbe stato utile un esterno come Di Grazia, ad esempio. Non a caso hanno preso Sarno adesso. Prima che arrivasse Carriero in mediana era troppo scoperto il Catania. Non è arrivato Palumbo ma meglio così, se non sei motivato a sposare un progetto è giusto andare altrove”.

https://www.tuttocalciocatania.com

 

 

 

 

 

Leonardi

 

Cerantola 

 

Russo

 

8° POSTO

1995-96

Fimiani; Speranza; Noto; Drago; Sampino; Sparti; Ercoli; Torlo; Macrì; Crisafulli; De Carolis; Anastasi; Cristaldi; Coppa.

 

 

 

Tutto inutile. Ma prima il giudice Zingales, poi quelli del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, stabilirono con chiarezza che questo giornale non aveva appoggiato una battaglia  donchisciottesca. La radiazione fu cancellata, ma la serie C non venne restituita dalla Federcalcio. Sono passati quasi tre anni e il giudizio di merito del TAR deve ancora essere emesso.

Ricordo quando, dopo aver fatto il giro dei migliori oculisti di tutta Europa, Massimino si recò a Boston per farsi operare. Mi telefonò dalla sua stanza d’ospedale. Avvocato – mi aveva ribattezzato così facendo rivoltare nella tomba mio padre che avvocato e non giornalista mi avrebbe voluto– una preghiera: voi dovete citare sul giornale il nome del chirurgo e dovete scrivere che persino qui vogliono il Catania in serie C1". Sì, anche nel Massachusetts".

Non ha fatto il tempo a vedere né la fine della sua battaglia né il coronamento dell’ultimo sogno della sua vita. Un campione di determinazione. Per questo motivo i suoi familiari si sono guardati sempre dallo scoraggiarlo. Come frenare chi continua a battersi da leone per una squadra che non riesce più neanche a vedere?

Io spero che la sua opera non rimanga incompiuta e che qualcuno, magari con lo stesso cognome, si assuma l’impegno di perseguire l’obiettivo di Angelo. Un uomo che amava il Catania e i catanesi con una forza d’animo che cresceva in maniera inversa alla vigoria fisica.

Addio, presidente, e grazie. Lei è stato l’unico che, in qualche modo e senza saperlo, ha fatto felice mio padre, sepolto a Canepina.

Cannavò e Massimino: due grandi catanesi e un’inutile polemica

Candidò Cannavò ha la sua piazza a Catania. Cosa buona e giusta. In tempi, quelli attuali, in cui la nostra città a livello nazionale non riesce a esprimere molte grandi personalità nel campo della cultura, dell’arte e perfino del giornalismo, ricordare chi è stato veramente bravo, non è una cosa sbagliata. Non dimentichiamo che diresse per quasi venti anni il più importante e diffuso quotidiano sportivo nazionale. E tutti sappiamo che in Italia lo sport, il calcio in particolare, è una cosa molto seria.

Sono quindi pretestuose e strumentali le polemiche scoppiate sull’intitolazione dell’ex piazzale Oceania a Candido Cannavò. La critiche di questi giorni si basano sul solito tema di alcuni che si ergono a difesa dei colori del Calcio Catania, non si capisce a che titolo, e tirano fuori la vecchia storia che Angelo Massimino fu avversato nel 1993 con la conseguente cancellazione della squadra dal Campionato di Serie C1. E Cannavò sarebbe stato il suo grande avversario e quindi, di conseguenza, anche nemico della città. Erano gli anni in cui il calcio cambiava e Massimino, con tutti i suoi grandi meriti sportivi e umani, rappresentava un’epoca diversa. Cannavò fu coraggioso e schietto nel dirlo. Basti pensare alle gestioni manageriali che si stavano affermando in Italia e nel resto del mondo proprio in quegli anni. Erano ormai finiti i tempi di Massimino al Catania, Rozzi all’Ascoli, Scibilia all’Avellino, Casillo al Foggia. Non c’è dubbio che Massimino fu un presidente eccezionale, un uomo vulcanico, di grande forze e di grande capacità gestionale. Ma nel 1993 le cose stavano… anzi no, erano cambiate.

L’anno prima, solo per fare un esempio, la vecchia Coppa dei Campioni era diventata la Champions League. Sulla scena calcistica erano già da tempo apparsi presidenti/imprenditori di grande livello a partire da Silvio Berlusconi nel 1987. Nel 1993, l’Italia era la prima nel ranking europeo Fifa a testimoniare il grande livello raggiunto da nostro calcio.

Massimino aveva la scorza dura e a 60 anni non poteva essere cambiato da niente e da nessuno. Non era più adeguato, anzi non si voleva per niente adeguare a un mondo che era totalmente cambiato. Un mondo, quello suo, forse migliore, pieno di passione e con un tantino di romanticismo, quello di gente come lui e come Raimondo Lanza di Trabia, per intenderci.

Ma le cose adesso erano diverse. Nel 1993, Antonio Matarrese (all’epoca presidente della FIGC) respinse l’iscrizione di diverse società: Catania, Messina, Frosinone (secondo la tifoseria frusinate e l’ex patron del club ciociaro Alfredo Scaccia, la società fu ingiustamente radiata su decisione di Antonio Matarrese, reo di aver voluto il fallimento dei ciociari al fine di avvantaggiare il Bisceglie Calcio, squadra della città del suo bacino elettorale), Pesaro, Arezzo, Casale, Varese e Casertana.

Non ci fu nessuna persecuzione come non ci fu nel 2001, quando la Covisoc escluse dal Campionato di Serie C2 l’Atletico Catania, e come non ci fu neppure nel 2003 durante il terzo “caso Catania”.

Il fatto che Massimino si presentasse negli uffici della Lega con un mazzetto di assegni testimonia che egli concepisse la gestione del calcio come un fatto assolutamente padronale e artigianale. Al di là dei leggendari aneddoti, pare che per effettuare i pagamenti Massimino utilizzasse la carta dell’involucro dei sacchi di cemento dei suoi cantieri sulla quale vergava con la penna il nome del beneficiario e l’importo da pagare. E in banca il cassiere non batteva ciglio: pagava. C’erano regole diverse a quei tempi, anzi: non c’erano regole. Poi le regole arrivarono, Massimino non le comprese ma le dovette subire. Il mondo era cambiato, come nell’impresa anche nel calcio cominciava l’era delle carte, dei libri contabili, dei bilanci.

A distanza di anni nessuno vuole disconoscere i grandi meriti di Massimino e non è piacevole ricordare queste cose ma all’epoca, nella contemporaneità, le critiche non erano peregrine. Cannavò, agli occhi parziali di alcuni, apparve ancora una volta scomodo perché non lesinava la verità. Tirare fuori questa vecchia polemica è inutile, squallido e specioso.

Entrambi, Massimino e Cannavò, erano dei grandi catanesi. Ognuno ha un posto importante nella nostra memoria collettiva, non solo sportiva. Probabilmente in questo momento, dopo avere osservato con noncuranza e perplessità, solo per un attimo, queste inutili polemiche, avranno continuato a parlare di calcio, il grande amore della loro vita.

Giovanni Iozzia

http://www.leggimionline.it/2015/03/05/12410/

 

Messina, 13 dicembre 1998: vent’anni fa il Catania "vestito" dai tifosi...

  di Salvatore Giovanni Emanuele

 

Ci sono partite che dimentichi già qualche minuto dopo il triplice fischio. Ce ne sono altre, invece, che ti entrano prepotentemente dentro cuore e cervello. Rimangono lì, impresse, a dispetto degli anni inclementi che corrono veloci manco stessero disputando la finale olimpica dei cento metri. Di anni, benedetti e dannati, ne sono passati venti. Venti, da quel pomeriggio messinese del 13 dicembre 1998, giorno di una delle gare simbolo della storia del Catania Calcio 1946. Una data cerchiata di rossazzurro, così come piace tanto a noi, a dispetto del risultato finale e della categoria. Per una volta, più delle gesta in campo, più dei punti (pesanti) in palio, furono i tifosi del Liotru a scrivere una pagina di storia. Bella, bellissima. Una pagina che trasmette ancora brividi. Una pagina che fa parte di un altro calcio, ormai scomparso, che non potrà più ripetersi. Ah, pallone andato, cosa darei per poterti rivivere così com’eri quando ti conobbi, quando eri festa della gente, forse meno ricco, ma sicuramente più genuino di adesso. Stupido nostalgico son io, oggi ancor di più. È il 13 dicembre, a Siracusa e Belpasso si festeggia Santa Lucia, ma io, nel mio album dei ricordi, ho il cuore carico di una “Celeste” nostalgia…

Al “Giovanni Celeste” del rione Gazzi non si gioca più. Il Messina, ormai da oltre un decennio, gioca le proprie partite casalinghe nel nuovo impianto che sorge in zona San Filippo. Il “Celeste” è una cattedrale vuota che trasuda storia, non solo giallorossa. C’è anche tanto rossazzurro in quello stadio incastrato fra i palazzi di via Oreto, via Umberto Bonino, viale Gazzi e via Vecchia Comunale. La tribunetta “Valeria”, piccolo settore destinato agli ospiti, ne ha visti tanti di Messina-Catania, così come quella gradinata centrale che in quel 13 dicembre di vent’anni fa era gremita da quattro mila catanesi. Presenza massiccia, come sempre del resto, ‘giustificata’ anche dalla posizione in classifica dei rossazzurri di Piero Cucchi, primi nel Girone C della vecchia e soppressa Serie C2, allora quarta ed ultima categoria del calcio professionistico dell’italico pallone. I padroni di casa, il Messina Peloro del palermitano Pietro Ruisi, dopo un avvio di torneo convincente, con tre vittorie di fila con Casarano, Astrea e Frosinone, attraversa un momento di appannamento, nonostante i gol del bomber Vittorio Torino, l’arma migliore dei biancoscudati, insieme agli ex rossazzurri Ciccio Pannitteri e Pippo Romano. La gara ha però una falsa partenza. I peloritani si presentano in campo con la maglia biancoscudata, mentre dall’altra parte della barricata, il Catania, ha portato con sé in riva lo stretto soltanto la seconda maglia di gioco, quella interamente bianca con risvolti rossi e azzurri. Qualcuno deve cambiare tenuta di gioco. Per ovvi motivi, dato che si gioca in casa loro, toccherebbe ai messinesi variare con la tradizionale casacca giallorossa. Ciò non avviene. Il patron peloritano, Emanuele Aliotta, con poca sportività, fiuta la possibilità di vincere la gara a tavolino, decidendo per la biancoscudata. Il regolare svolgimento della gara è seriamente a rischio. A sbrogliare l’intricata matassa ci pensano i tifosi del Catania. Dalla gradinata centrale del “Celeste” arrivano in campo le maglie rossazzurre necessarie per disputare la partita. Le maglie, prestate dai tifosi ai giocatori, hanno cinque varianti. Cinque undicesimi - Giuseppe Del Giudice, Gennaro Monaco, Umberto Brutto e Pietro Tarantino, quest’ultimo con il numero 46 sulle spalle, numero insolito per una categoria nella quale vige ferrea la numerazione classica dall’1 all’11 - hanno la casacca priva di sponsor, un po’ come faceva in passato il Barcellona. Francesco Ripaldi e Roberto Manca (che sarà decisivo nella gara di ritorno) indossano la casacca della stagione 1997-98. Capitan Nino Di Dio sfoggia la “Tamoil” della stagione 1995-96, mentre il metronomo Igor Marziano e l’indio Luca Lugnan hanno la casacca che del Catania 1994-95, annata conclusa con la promozione conquistata nella polvere di Gangi. La maglia in dote per l’anno 1998-99, con lo sponsor “SP” incastonato in un quadrato bianco con il marchio della Regione Siciliana sottostante, ha in Alessandro Cicchetti l’unico modello. Discorso a parte per il portiere Ciccio Bifera, con il suo maglione grigio con banda orizzontale nera, identico a quello indossato da Luca Marchegiani negli anni gloriosi della Lazio di Cragnotti.

La partita è maschia e spigolosa, da Serie C, con il Catania che prova in tutti i modi a violare la porta peloritana difesa dal randazzese Emanuele Manitta. Emblematico, in tal senso, è quanto accade nella porta sita sotto la Curva Nord dell’impianto messinese. Nel giro di dodici secondi i rossazzurri costruiscono quattro palle gol clamorose senza riuscire a perforare il muro biancoscudato. Tutto nasce dal destro di Luca Lugnan, abile ad imbeccare con un lancio dalla trequarti il collega di reparto Roberto Manca. L’attaccante di Oristano, appostato nel cuore dell’area messinese, dribbla secco Leo Criaco, e spara a botta sicura col sinistro. Il pallone, a Manitta battuto, si stampa sul palo interno e ritorna veloce al centro dell’area. È un rigore in movimento. Sulla sfera assai invitante si fionda come un rapace Ripaldi. Piattone destro di prima intenzione, scagliato dal limite dell’area di porta, e disperato salvataggio sulla linea di un difensore messinese. La palla, impazzita, finisce nuovamente sui piedi di Manca, sempre appostato a sette otto metri dalla porta, tira a botta sicura.

 

 

Il Catania 1995-96

Con un balzo felino Emanuele Manitta, sdraiato sulla linea di porta, respinge come può il pallone che carambola sul sinistro di Lugnan che nel frattempo aveva raggiunto il vertice alto dell’area piccola. Il sinistro ad incrociare del numero 11 rossazzurro, da posizione defilata, è nuovamente respinto coi piedi dal portiere di Randazzo: lo 0-0 è salvo. La partita finisce così, con le due squadre in dieci uomini per via delle espulsioni di Vittorio Torino e Gennaro Monaco, e con le maglie rossazzurre, intrise di sudore e di storia, che ritornano ai loro rispettivi padroni: i tifosi.

 MESSINA PELORO-CATANIA 0-0

MESSINA PELORO: Manitta, Milana (dal 63’ Beccaria), Marra, De Blasio, Sansone, Criaco, Pannitteri (dal 59’ Corona), Catalano, Torino, Romano. All: Pietro Ruisi

CATANIA: Bifera, Cicchetti, Di Dio, Tarantino, Monaco, Del Giudice, Brutto, Marziano (dal 76’ Rossi), Manca (dal 69’ Passiatore), Ripaldi (dall’84’ Calà Campana), Lugnan. All: Piero Cucchi

ARBITRO: Ciulli di Roma ESPULSI: Torino (ME) e Monaco (CT)

 

FOTO E TESTI FROM CALCIOCATANIA.COM

 

 

Nella camera mortuaria del cimitero di Termini Imerese il corpo del presidente del Catania arriva alle 17.45 scortato dalle voltanti della polizia stradale. Poco dopo entra nel piccolo obitorio del cimitero il medico legale Armando Pravatà che accerta la morte e provvede a svolgere l’esame necroscopico: “Il presidente del Catania è morto sul colpo. È volato fuori dalla macchina ed ha sbattuto con violenza il capo e precisamente la parte parietale subendo la frattura della zona destra, oltre a quella dei due femori. Aveva finito di mangiare un panino e proprio io gli ho tolto il cibo residuo rimasto in bocca. Fortunatamente il conducente della macchina non ha subito danni fisici ma gli ho consigliato di farsi visitare in ospedale”.

Le prime testimonianze parlano di forte velocità  e anche di assenza di cinture di sicurezza, forse se fossero state utilizzate il presidente Massimino avrebbe potuto salvarsi. C’è nervosismo tra i parenti che arrivano al cimitero di Termini. Le telecamere puntano gli obiettivi ed i faretti su di loro, qualcuno li allontana. Con gli occhi lucidi i fratelli del presidente Ottavio e Salvatore, quest’ultimo ex presidente del Messina: “L’ho saputo a Catania e mi sono subito precipitato a Palermo. Un dramma, non so proprio cosa dire. Come si può morire in questa maniera? Ancora non ci credo… Lasciatemi stare…”. Ci sono anche alcuni nipoti che trattengono a stento le lacrime: “Non è il caso di dire nulla in questo momento. Una tragedia che ci lascia senza parole. E’ morto lavorando per il suo Catania”. Nel corso della serata sono proseguiti tutti gli adempimenti burocratici per riportare la salma di Angelo Massimino a Catania: alle 22,30 il carro funebre è uscito dal cimitero di Termine Imerese per dirigersi a Catania. Oggi pomeriggio al Cibali sarà allestita la camera ardente. I funerali avranno luogo domani in Cattedrale.

Ci sono anche diversi curiosi fuori dal cimitero di Termini Imerese: “E’ morto il presidente del Catania Massimino? Sono profondamente addolorato – dice Ciccio Califano – malgrado sia un accanito tifoso del Palermo. È stato e resterà uno dei più grandi personaggi del calcio italiano”.

FIORI IN AUTOSTRADA - Il luogo della disgrazia è battuto dalle macchine che passano sotto la pioggia battente.Il selciato è stato ripulito, ma c’è già un mazzo di fiori posato da un tifoso che, forse, rientrando a Catania ha appreso della morte del presidente. Un tratto di strada maledetto. Ma torniamo a Termini per capire dove è stata portata la macchina. Una vettura distrutta. Irriconoscibile. La BMW 520 del presidente Massimino è sotto sequestro in un’officina dell’ACI di Termini Imerese. Qualche problema per vederla, poi si aprono i cancelli. Davanti ci troviamo un pezzo di lamiera contorta. Il lato dove si trovava il cavaliere è distrutto, segno evidente che l’impatto con il terreno è stato tremendo: “Forse andavano un po’ troppo forte – dicono quelli della Polizia Stradale – ma in questo momento è impossibile capire quali siano state le vere cause”. Certo il terreno viscido è stato fatale. E poi in quella zona tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli di incidenti mortali se ne registrano ogni settimana. Le autorità a questo punto dovrebbero provvedere a trovare dei rimedi perché come è morto Massimino possono morire anche altre persone. L’inchiesta sarà affidata al pm di Termini (Renato Perinu).

http://www.mondocatania.com/wp/flash-new/massimino-per-non-dimenticare-5238

 

L'ultimo saluto di un tifoso

MASSIMINO: UOMO SOLO CONTRO TUTTI  di Angelo Pesciaroli - cataniaperte.com

Lo conobbi, in pratica, solo in un caldo pomeriggio del primo lunedì ‘93. Prima i nostri rapporti di lavoro erano stati fugaci, d’inverno in qualche spogliatoio, d’estate nei saloni del mercato, Gallia, Leonardo Da Vinci, Milanofiori. Come tanti giornalisti, di Angelo Massimino conoscevo solo l’antologia delle frasi famose (l’"amalgama" da acquistare magari in comproprietà) e delle esplosioni negli spogliatoi. Come quella volta che l’arbitro Benedetti di Roma aveva annullato per gioco pericoloso uno splendido gol su sporbiciata di Cantarutti. Alla Juventus, mi pare.

Quel primo lunedì di agosto Massimino si presentò in redazione con un pacco di documenti: "Venerdì il mio Catania è stato radiato, sabato ho fatto aprire gli sportelli di una banca e ho messo tutto in regola. Stamane sono andato a bussare in Federcalcio, ma non mi hanno neanche fatto entrare. Eppure io ad Antonio lo feci eleggere presidente di Lega. Studiate questi documenti e decidete voi se è il caso di darmi una mano sul giornale".

Il famoso caso Catania nacque così.

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DOPO LA SCOMPARSA DEL PRESIDENTISSIMO, LA FAMIGLIA MASSIMINO CONTINUERA', ANCHE RIMETTENDOCI,  A SOSTENERE IL GIOCATTOLO DEL PRESIDENTISSIMO, PUR DI ONORARE LA SUA MEMORABILE PASSIONE PER LA SQUADRA DELLA CITTA'.

Presidente: Sig.ra Codiglione, vedova Massimino

 

 

 

 

Busetta

 

 

Mei

 

12° POSTO

1996-97

Fimiani;  Ricca; Pellegrino; D’Aviri; Giorgianni; Noto; Faieta; Napoli; Pizzimenti; Sparti; Bonanno; Pannitteri; Corrente; Naccari; Ferrier;  Anastasi; Calà Campana.

 

La famiglia Massimino, alle prese con la programmazione della prima stagione senza il Cavaliere, adotta una strategia dai due volti: quello della "restaurazione" in panchina, sulla quale ritorna l'amatissimo Busetta; quello della "rivoluzione", invece, per quanto riguarda l'organico, che perde diversi pezzi. Fra questi, anche alcuni protagonisti dell'annata in C.N.D., come Crisafulli, Sampino (che resta in C2 col Benevento), Drago e Del Vecchio (che tornano invece nei dilettanti, passando rispettivamente al Potenza ed al Milazzo). In porta resta tutto invariato con la conferma di Fimiani; in difesa si riparte dalla coppia Cicchetti-Grillo, ai quali si affiancano i centrali Antonino Di Dio e Giuseppe Marino (provenienti da Gualdo e Marsala) e i terzini Tonio Sarcinella e Roberto Ricca, con Sparti confermato in qualità di riserva. A centrocampo, salutati Mazzaferro e Migliorini, urgono forze fresche a supporto di Pellegrino e di un Pasquale Marino che per motivi anagrafici non può più dare garanzie per l'intero campionato: in quest'ottica si inquadrano gli arrivi di Massimo D'Aviri, mediano specialista su calci piazzati, pescato in C.N.D. dal Caltagirone, e di Davide Faieta, ventenne fantasista cresciuto nel Perugia. La batteria di esterni, già forte del titolare Intrieri e dell'outsider Ercoli, si arricchisce con l'ex Catanzaro Umberto Brutto. L'attacco, che perde Naccari (il quale torna a Messina, sponda U.S. Peloro), viene tirato a lucido: accanto a D'Isidoro vengono piazzati Ciccio Pannitteri, capocannoniere uscente del girone siculo-calabro del C.N.D., ed Orazio Russo, "figliol prodigo" prestato dal Lecce.

L’amaro finale non cancella i lati positivi di un’annata comunque da ricordare: tra questi, l’estenuante rimonta firmata Mei e la prolificità della coppia gol D’Isidoro-Pannitteri (24 reti in due), che regala al Catania il primato nella classifica dei gol fatti nel girone; l’altra faccia della medaglia è rappresentata dai troppi gol subiti, che fanno della difesa l’anello debole della squadra per il secondo anno consecutivo.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

Mei

 

 

Gagliardi

 

Una formazione del Catania 1997-98:in piedi da sinistra  Furlanetto, Cicchetti, Ricca, Costa, Rossi e Santarelli. Accosciati da sinistra Del Giudice,Tasca, Faieta, Brutto e Intrieri

7° POSTO

1997-98

Giorgianni; Calcaterra; D’Aviri; Piperissa; Intrieri; Di Julio; Tasca; Calà Campana; Ercoli; Nanè; Malafronte; La Cava; Signorelli;  Pellegrini;

 

L’ottimo andamento avuto dalla squadra sotto la sua gestione durante la stagione precedente vale a Mei la riconferma. La formazione allestita per il campionato 1997/98 è però profondamente rinnovata. Gli ultimi reduci dei “campi polverosi” (Sparti, Pellegrino e Pasquale Marino) chiudono il loro ciclo; parimenti salutano Fimiani e il tridente delle meraviglie Russo-D’Isidoro-Pannitteri (Orazio torna al Lecce per fine prestito, mentre i due bomber restano in C2 cominciando la stagione rispettivamente alla Maceratese ed alla Juveterranova Gela). Il nuovo guardiapali è Saul Santarelli, prelevato dal Torino. In difesa, accanto ai riconfermati Cicchetti, Di Dio e Ricca, cercano spazio gli esperti Alessandro Furlanetto e Fabio Calcaterra (quest’ultimo con trascorsi in A con le maglie di Inter, Cesena e Bari), nonché il giovane Angelo Tasca, proveniente dal Palermo. A centrocampo si riparte da D’Aviri, Faieta e dai nuovi arrivati, il mediano d’esperienza Giuseppe Del Giudice ed il duttile ex Pontedera Matteo Rossi. Sulle fasce con licenza di offendere trovano nuovamente posto Brutto ed Intrieri, mentre l’attacco viene ricostruito attorno ad Alessandro Costa, reduce da un’annata in C1 al Treviso. In alternativa a quest’ultimo, due attaccanti provenienti dal C.N.D.: Giuseppe Malafronte e Claudio Piperissa. In attesa che il manto erboso del rinnovato Cibali sia praticabile, il Catania disputa i primi match della stagione in trasferta.

Senza più obiettivi da raggiungere, i ragazzi di Gagliardi cercano di salvare almeno l’onore nelle ultime tre giornate: dopo il pari di Bisceglie (raggiunto, ancora una volta in extremis, da Furlanetto), giungono un rocambolesco 3-2 contro il Trapani (che complica la lotta playoff ai granata) ed un 1-1 a Chieti (che condanna i neroverdi ai playout). Il 10° posto finale è lo specchio di una squadra senza infamia e senza lode: l’attacco è il reparto più debole, nel quale deludono tutti gli interpreti, eccezion fatta (parzialmente) per Lugnan; la difesa invece, incassa in media un gol a partita e regge quel tanto che basta per evitare guai peggiori.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cucchi

 

 

1° POSTO

1998-99

Giannoni; Di Julio;  Esposito; Ripaldi; Rossi;  Gattuso; Margheriti; Spagnolli; Calà Campana; A. Costa; Del Giudice; Di Cunzolo; Faieta; M. Guarino.

 

 

Le delusioni degli ultimi due anni (la sconfitta di Avellino nei playoff contro la Turris ed il claudicante cammino nel campionato successivo) sono state intensificate dalle prestazioni della rivale cittadina, l’Atletico Catania, che ha raggiunto per due volte di fila le semifinali dei playoff in Serie C1 e in tali circostanze è riuscita a gremire il Cibali. La voglia di riscatto è tanta e lo si nota dalle scelte operate dalla società nell’ambito della programmazione della nuova stagione. La panchina viene affidata ad un tecnico di lungo corso: Piero Cucchi. Centrocampista affermatosi in massima serie con le maglie di Varese, Lazio e Ternana durante la propria carriera da calciatore, Cucchi ha poi conquistato da allenatore tre promozioni dalla C2 alla C1, con Giarre, Ischia e Juve Stabia, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Risultati immagini per calcio catania 1998 99

Il ds Mecozzi fa piazza pulita dei deludenti protagonisti dell’annata precedente e consegna al nuovo allenatore una rosa piena di rinforzi. In porta, al posto del partente Santarelli, arriva un estremo difensore di categoria superiore: Francesco Bifera, proveniente dalla Juve Stabia. Insieme a lui, dalle vespe, proviene anche Gennaro Monaco, un innesto che accresce la solidità della difesa, già forte delle riconferme di Cicchetti, Furlanetto e Di Dio. In mediana, tra i titolari, rimane il solo Di Julio, al quale viene affiancato Pietro Tarantino, incontrista prelevato dalla Turris. Oltre all’esterno Brutto, completano il reparto Matteo Rossi (il quale, insieme al nuovo acquisto Di Cunzolo, funge anche da alternativa nel ruolo di laterale difensivo) ed i giovani Calà Campana (prodotto del settore giovanile), Ripaldi ed Esposito: i tre vengono alternati nel posto da titolare che, per novità regolamentare, dev’essere riservato ad un Under 21, con l’obbligo di utilizzarlo per l’intera durata del match (ragion per cui, in caso di sostituzione, può subentrare soltanto un altro under). L’attacco, che necessita più di ogni altro settore di un restyling, riparte da Lugnan e dai volti nuovi Francesco Passiatore e Roberto Manca, giocatori di categoria che hanno ben fatto nell’ultima stagione, disputata rispettivamente a Benevento e Catanzaro. In attesa di sistemazione, rimangono e fungono da riserve Del Giudice, Faieta e Costa, mentre chiudono il loro ciclo Ricca, D’Aviri ed Intrieri.

 

Nel campionato si subisce un nuovo sorpasso ad opera del Messina Peloro, che approfitta del pari a reti bianche imposto dal Casarano al Cibali. Nel successivo turno ecco il controsorpasso, che peraltro giunge alla vigilia dello scontro diretto: la squadra di Cucchi espugna Trapani con una doppietta di Umberto Brutto e si porta a +2 sui rivali, bloccati sul pari dal Tricase. La partita di cartello, in programma il 25 aprile 1999, diventa quindi decisiva, poiché è la quart’ultima stagionale: un’eventuale vittoria non regalerebbe la promozione matematica, ma garantirebbe un vantaggio rilevante da poter gestire nelle ultime tre giornate; una sconfitta, invece, determinerebbe un nuovo sorpasso da parte della compagine del presidente Aliotta.

Nell’impianto di Piazza Spedini accorrono 23.000 tifosi, che fanno sfiorare il record storico d’incassi alla società e, soprattutto, spingono i loro beniamini per tutto il match. Gli ospiti soffrono ma reggono fino al 92°, minuto in cui Cicchetti si spinge insolitamente sulla fascia sinistra, si libera con una finta del proprio marcatore e spedisce un cross all’interno dell’area di rigore: lì giunge puntuale all’appuntamento con la storia Roberto Manca che con una precisa incornata gonfia la rete e fa impazzire il Cibali. Il 9 maggio 1999, nel seguente ed ultimo appuntamento casalingo, si festeggia ufficialmente la promozione, grazie al concomitante pari del Messina con la Turris che rende sufficiente l’1-1 con cui gli etnei chiudono la loro sfida contro la Juveterranova Gela. Dopo sei anni di inferno e purgatorio, la famiglia Massimino riesce così a mantenere la promessa di riportare il Catania in C1. Difficile trovare un principale artefice al termine di un’annata così entusiasmante: mister Cucchi si distingue per la sapiente gestione del gruppo; in attacco nessuno raggiunge la doppia cifra, ma tutti contribuiscono al primato nella classifica dei gol fatti (Passiatore 8, Lugnan e Brutto 6, Manca 5, e così via); la difesa, ben protetta da Bifera e dai suoi “scudieri”, è la meno battuta del girone; in mediana la coppia Marziano-Tarantino garantisce il perfetto mix di qualità e grinta.

 fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/

 

 

La filosofia da indiano di Luca Lugnan

"Ciao Ale, -chiedo scusa, ma al telefono c'è il mio amico Mimmo Rapisarda- solo un consiglio. Per il prossimo 'Golden ex' lascia perdere ciò che non serve: le api, il supermercato, la tua amica che ti chiama per strada, il campo di calcio di quando eri bambino.'Don't bury the lead' dicono gli anglosassoni, non allontanarti dal fatto più importante. Togli il superfluo e punta al cuore delle cose: più breve è il testo, maggiore sarà il valore di ogni parola."
Accontento Mimmo, vero tifoso del Catania e stregato d'amore per la città dell'Etna, e comincio a buttar giù il nuovo articolo. E' dedicato a una dinamica ala peperina al servizio dell'Elefante rossazzurro alla fine degli anni '90. Il numero 11 sulle spalle della gloriosa casacca in 52 partite di C2, 10 gol realizzati e una promozione in C1 luccicano nel suo palmares.
Non aggiungo altro.
Risultati immagini per calcio catania lugnan
"Grazie della chiamata, Alessandro; -ho in linea ora Luca Lugnan- mi fa piacere
avere conferma di aver lasciato un buon ricordo a Catania, la piazza che in assoluto mi ha regalato le più grosse soddisfazioni. Come sai sono una persona schietta, detesto la gente ipocrita e tutti quelli che amano fare i furbi. Ho girato una ventina di città senza mai riscontrare tanto affetto, calore e passione. Di più, vivete il calcio e l'amicizia in maniera totale e vi legate ai beniamini come in nessun'altra parte del Belpaese: siete incredibili e unici. Ora abito al confine con la Slovenia, in Friuli, a Ipplis di Premariacco, un paesino di 800 abitanti. Vivo qui con mia moglie Elisabetta e i nostri tre figli: Deborah di diciassette anni, Federica di tredici e il piccolo bomberino dei' pulcini', Gianluca di otto anni.
Durante il biennio all'ombra dell'Etna, il rapporto con i tifosi è stato positivo dal momento che un calciatore la stima e la fiducia se la guadagna sul campo. Nei primi mesi, è vero, ci furono contestazioni ma gli ultras con me si sono sempre comportati in modo splendido. Mi avevano affibbiato il nomignolo di 'Indio', giacché in effetti a un indiano ci somiglio un po'. Non riesco a descrivere il calore che mi hanno trasmesso nei momenti di difficoltà facendomi sentire importante. Essendo basato sulla generosità e sul pressing alla difesa avversaria, il mio modo di giocare era coinvolgente. Mi piaceva infiammare la folla, ero un po' il trascinatore della squadra e questa mia maniera di interpretare il calcio faceva piacere alla gente e spingeva i compagni a dare il massimo durante l'arco dei novanta minuti, gara per gara.
Un po' mi aveva infastidito l'esser considerato traditore perché poi andai al Palermo, anche se posso capire il punto di vista del tifoso che non conosce i dettagli. Se Angelozzi, il diesse del Catania dell'epoca, dopo la vittoria del torneo di C2 mi avesse proposto il rinnovo, nell'estate 1999 avrei comprato casa ad Acireale. Mia moglie Elisabetta e io ci stavamo pensando seriamente, perché da due anni abitavamo in un residence a Santa Tecla. Invece rimasi senza contratto e, per quello che avevo dato alla maglia rossazzurra in termini di dedizione e sacrificio, non lo meritavo proprio. Fu quasi una pugnalata, ma poi mi chiamò il Palermo, anch'esso in C1. Alla guida dei 'cugini' c'era Massimo Morgia che già mi aveva avuto alle sue dipendenze e che credeva molto in me. Passai dalla delusione al sogno di vincere con i rosanero; in quel caso sarei stato l'unico attaccante a conquistare due promozioni con le maglie più rappresentative della Sicilia. Comunque, ormai è acqua passata, con il Palermo arrivammo quinti e il sogno sfumò. E poi lo scorso giugno sono tornato a vestirlo il rossazzurro, al memorial "Valentina Valenti-Un gol alla leucemia", la manifestazione benefica svoltasi ad Aci S. Antonio.
Ora l'anagrafe è impietosa, ho compiuto 41 anni e dopo aver conseguito il diploma di base B Uefa per allenatori, ho creato il marchio 'socceraccademia' e un'agenzia di servizi sportivi, la L11 che si occupa di camp estivi per bimbi dai sette ai quattordici anni con docenti di Coverciano e corsi per gli istruttori stessi. Non nascondo che mi capita spesso di lasciarmi trascinare dalla nostalgia e ritornare con la mente al lungomare di Acitrezza, ai tifosi, agli amici di Catania e soprattutto ai suoi colori che non scorderò più per tutta la vita. Una volta giocavamo in casa e nel giro di cinque minuti avevamo già segnato due gol. Sugli sviluppi di un'azione entrai in area palla al piede, costringendo l'avversario al fallo da rigore. A quel punto, considerando che i rigoristi ufficiali avevano fatto cilecca in varie occasioni, decisi che toccava a me tirare dagli undici metri. Feci un cenno e sistemai il pallone sul dischetto ma mister Cucchi urlò che l'incaricato era Passiatore. Si creò un siparietto esilarante con il tecnico che indicava il mio compagno e io che non ne volevo sapere. Allora Cucchi decise di sostituirmi, ma io ero determinato a calciare il penalty e dissi alla panchina: prima lo trasformo, poi esco. Alla fine fui costretto a lasciare il rettangolo verde. Un'altra volta provenivo da una doppia squalifica e al rientro l'allenatore mi fece iniziare dalla panchina con la maglia numero 18. Ero sicuro che sarei entrato in campo e avrei fatto gol e, prima del fischio d'inizio, mi misi sotto quella con il numero 11. Così fu: entrai, segnai e mi levai la casacca mostrando il numero che mi apparteneva di diritto. Questo gesto fece impazzire i tifosi, che nella partita successiva esposero uno striscione raffigurante un grande numero 11. Per non vivere di soli ricordi, ora mi tocca star sempre in azione; d'altronde ero aggressivo in campo e lo sono nella vita che ogni giorno va presa di petto altrimenti ti schiaccia." Filosofia da indiano…

 

Alessandro Russo (Catania Magazine - marzo 2010)

 

 

 

a cura di Enrico Salvaggio

Dopo la sconfitta di Castel di Sangro che apre l’anno nuovo e chiude il girone d’andata, la dirigenza, delusa dal calo di rendimento registrato nelle ultime settimane, opera dei correttivi per consentire a Simonelli di recuperare il divario di sei lunghezze che separa i suoi ragazzi dai playoff. La difesa viene rinforzata con l’esperto terzino sinistro Riccardo Onorato, uno dei perni della Ternana di Delneri che negli anni precedenti si è resa protagonista di un doppio salto dalla C2 alla B. Umberto Brutto chiude il suo ciclo tornando al Catanzaro dopo tre anni e mezzo; l’esterno viene rimpiazzato dal giovane Emanuele Matzuzzi, giunto in prestito dalla Sampdoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Simonelli

 

7° POSTO

1999-2000

Alrtich Fiumana Onorato Brutto De Silvestro Battaglia Califano Facciotto La Cava Manca Paris Ripaldi; Martuzzi; Sbaccanti; G. Santarelli

 

 

 Ma il reparto che si rifà il trucco più degli altri è l’attacco: Zampagna passa al Brescello, De Silvestro va in prestito alla Spal; al loro posto si soffia ad una rivale come la Viterbese una coppia di giocatori affermati nella categoria, quali sono il bomber Gianni Califano (un habitué della doppia cifra in terza serie) ed il fantasista Lorenzo Battaglia, che Simonelli ha allenato a Nocera Inferiore l’anno prima. I rinforzi arrivano alla spicciolata nel mese di gennaio e vengono gradualmente inseriti in squadra dal “filosofo”; ciò nonostante, la seconda metà di stagione si apre con un’impressionante serie di undici risultati utili che cambia radicalmente il volto al campionato del Catania.

Una combinazione di risultati clamorosamente favorevole (sconfitte di Ascoli, Viterbese e Palermo; pareggio dell’Arezzo) consente ai ragazzi di Simonelli di issarsi addirittura al 3° posto, toccando così il punto più alto della loro stagione.

Le batterie sono scariche e col Palermo ci si rallenta a vicenda con uno scialbo 0-0. Ad Andria, poi, contro una Fidelis inguaiata nella lotta per non retrocedere, si rimedia un 2-0 che sembra spegnere ogni speranza. Tuttavia, la quinta piazza, occupata adesso dall’Ascoli, dista soli tre punti e gli etnei tengono aperti i giochi regolando in casa il Gualdo con un 3-2.

La situazione diventa insostenibile e al termine dell’estenuante campionato si fanno avanti diversi potenziali compratori, fra i quali spiccano Luciano Gaucci, patron di Perugia e Viterbese, ed una cordata rappresentata dal celebre conduttore televisivo Pippo Baudo e legata al gruppo Virlinzi (famiglia di imprenditori catanesi), a sua volta vicino all’ad della Juventus Luciano Moggi. Dietro le quinte si muove anche Antonino Pulvirenti, imprenditore di Belpasso, da un anno proprietario dell’Acireale.

La contesa è vinta dalla famiglia Gaucci che il 25 maggio 2000 rileva ufficialmente la società con un’operazione il cui valore si aggira intorno ai dieci miliardi. L’accadimento restituisce grande entusiasmo ai tifosi che invadono bonariamente il palazzetto dello sport di Piazza Spedini nel giorno in cui il nuovo proprietario si presenta alla città, a suon di proclami.

fonti:   http://www.calciocatania.com e http://tuttoilcatania.altervista.org/