IL RITORNO DI LO MONACO   “La squadra? Ho già fatto tutto, e la settimana prossima iniziano le presentazioni”

 Lo Monaco ha continuato a rispondere alle domande degli addetti ai lavori. Queste le parole dell’amministratore delegato del Calcio Catania, raccolte da newscatania.com:

 “Non si può parlare di rilancio senza un investimento che possa ripulire situazioni arretrate. La situazione economica del 2004 si può accostare a questa attuale, ma c’è una netta differenza. Eravamo in Serie B, chee porta entrate, la Lega Pro è un campionato a perdere. Non è facile vincere. Ripartiamo dagli errori e riparte Nino Pulvirenti che ha la voglia di garantire un nuovo futuro a questo Catania.

 “Chi può dare torto alla tifoseria? Non è facile da sopportare tutto questo. Cosa penso di fare per recuperare il rapporto con i tifosi? Niente. Sappiamo che siamo qui per rilanciare, la gente si stringerà attorno. Poteva succedere qualsiasi cosa: il Catania è per me un figlio. Poteva chiamarmi il Real Madrid, io sarei tornato qui. Per me era un problema di cuore. Cercare che Catania possa recuperare l’immagine di un tempo è uno degli obiettivi. Ma l’immagine la recuperi con i comportamenti: la capacità di recuperare le regole. È il lavoro che ti porterà di nuovo ad essere una realtà stimata. Solo il lavoro ci potrà far recuperare quello che abbiamo accantonato. Abbiamo un CdA aumentato di un unità con l’avvocato Gitto e sarà aumentato a 5 unità. Ho già fatto la squadra. Dalla prossima settimana cominceranno le presentazioni.

Serve un tecnico che sia capace, di spessore, con voglia di mettersi in discussione con il progetto. Catania vale. Chi viene a Catania deve sapere che viene in una piazza che vale. Questa è una dimostrazione d’amore di Pulvirenti. I problemi non li risolvi con la bacchetta magica, ma con i fondi. Il Catania rientra in un piano generale di Finaria. La situazione debitoria del Catania è molto difficile. Mi ha fatto molto piacere vedere il mio vecchio, giovane amico, che certe volte è stato come un figlio.

 

 

Cosa che nell’ultimo mio anno di gestione avevo perso. La prossima settimana apriremo la campagna abbonamenti e risponderemo da Catania e catanesi veri. Non torno da socio, ma da amministratore delegato. Non ho mai conosciuto Vergara. Sono stato sono contattato da uno studio commerciale romano che rappresentano gli interessi di Vergara in Europa. Ho dato loro una consulenza, perchè era quello che mi hanno chiesto. La vertenza di 6.6 milioni di euro? Già fatto. Risolto. Il Catania inizia la stagione per essere competitivo. Faremo di tutto di per esserci. Quando mi sono rivisto con Pulvirenti sono scomparse in un minuto. Alla base ci sono stati 11 anni insieme, anche se ci diamo del lei, ma siamo due persone che hanno costruito qualcosa davvero importante per la città. Il giorno che ci siamo rivisti con Pulvirenti era il 28 maggio. Voi sapete che giorno è…“

 http://newscatania.com/wpsite/lo-monaco-la-squadra-ho-gia-fatto-tutto-e-la-settimana-prossima-iniziano-le-presentazioni/

 

 

 

PORTIERI

DIFENSORI

 
         

CENTROCAMPISTI

 
 
     

ATTACCANTI

   

 

 

LO STAFF TECNICO A FEBBRAIO

 

 

LA SOCIETA'

RIGOLI

RUSSO

NASTASI

ONORATI

COLOMBINO

LICCIARDELLO

MASCARA

SCUDERO

LIBRA

Allenatore

Allenatore 2°

Prep. Atletico

Prep. Portieri

Prep. atletico

Resp. Sanitario

Allenatore

Giovanissimi

Medico sociale

Massaggiatore

CUTRONEO

FRANCO

LO MONACO

ARGURIO

MARINO

FAILLA

PASSANISI

FRANCHINA

SCALTRITI

Fisioterapista

Presidente

Amm.re Delegato

Direttore sportivo

Direttore tecnico

Resp. Giovanili

Team Manager

Relazioni pubbliche

Ufficio stampa

 

 

 

 

HANNO LASCIATO CATANIA A GENNAIO

 

RIGOLI

allenatore

RUSSO

 

allenatore 2°

 

LIVORNO MESSINA ANCONA ALESSANDRIA CREMONESE

RIS. CONTRATTO PRATO PAGANESE MESSINA LEONZIO

 

 

 

 

 

 

Gladestony, Nava, Diordjevic, Bastrini, Gil, Pisseri, Paolucci, Russotto, Calil, Scoppa, Biagianti

 

A  N  D  A  T  A

 

sab 27 ago 2016 (16.30)

 

dom 4 set 2016 (20.30)

 

 

 

mer 14 set 2016 (16.30)

 

dom 18 set 2016 (20.30)

 

dom 25 set 2016 (20.30)

 

mer 28 set 2016 (20.30)

 

dom 2 ott 2016 (20.30)

 

dom 9 ott 2016 (16.30)

 

dom 16 ott 2016 (16.30)

 

dom 23 ott 2016 (14.30)

 

dom 30 ott 2016 (16.30)

 

dom 6 nov 2016 (16.30)

 

dom 13 nov 2016 (16.30)

 

dom 20 nov 2016 (14.30)

 

 

 

Calcio Catania, Lo Monaco ci apre le porte di casa sua e si racconta a tutto campo

La Sicilia 15/01/2017 - di Giovanni Finocchiaro

 

VILLAFRANCA TIRRENA - Tutto vero. Pietro Lo Monaco dorme con un solo occhio chiuso: «L'altro è sempre aperto». Ce lo ripete, alle 10 del mattino, preparando il caffè nella cucina di casa sua, a Villafranca Tirrena. L'unica domenica libera che avrà da qui a luglio la spende aprendo, per la prima volta in assoluto, le porte al cronista: «Stiamo in cucina, è la mia base quando devo riposare». Ceramiche di Caltagirone e pietra lavica, un mix di buon gusto e catanesità: «Ho scelto per la robustezza e la qualità del materiale», ammicca Petrus.

Viviamo con l'ad del Catania una giornata di relax tra ricordi e programmazione futura. Il telefonino è spento:

«Ricevo tra 90 e 120 telefonate al giorno».

 La tele manda a ripetizione i gol degli anticipi di A e della Coppa d'Africa:

«O' Burkina... Che colossi che ha» esclama il direttore al replay del gol di Dayo. E via col primo aneddoto:

«Andai per conto dell'Udinese proprio in Burkina per seguire il calcio nel Paese più povero al Mondo. Ero con Maurizio Salvatori del Perugia che il giorno dopo andò via perché lo derubarono. C'era da aver paura per epidemie, furti. Pensi che un trasferimento in aereo per raggiungere la Capitale lo affrontai volando su un mezzo che non aveva chiuso il portellone. Tutto vero. Mi ingraziai una guida del posto, Pascal (lo chiamavo Pasquale) prendendo una banconota di 50 mila lire, strappandola a metà. Una parte la tenni io e gli dissi: “Quando lascerò il Paese se sarai accanto a me ti darò l'altra metà”. Mi seguì fino alle scalette dell’aereo...».

 Lo Monaco indossa una tuta del Catania. Fuori piove, il rumore del mare arriva e sembra di stare dentro un testo di Battiato. Fuori, nell'atrio di casa, tanto verde, alberi e cespugli di rose: «Le curo io. Vede, adesso le foglie delle piante sono malate, si devono curare. Ho poco tempo, ma quando devo rilassarmi curo il giardino».

 Questa domenica i cento che tenteranno di chiamare il direttore trovano la segreteria: «Il lunedì sarà un giorno di fuoco, come gli altri», sbotta Lo Monaco che ogni giorno percorre 280 chilometri, tra andata e ritorno, per raggiungere Torre del Grifo: «La mia casa resta qui, ho trovato questo angolo di serenità quando ancora tutt’attorno c'era poco. Ai miei piace il mare, ogni tanto andiamo a Erice o a Vittoria, altri due posti che fanno parte della mia vita famigliare».

 Il caffè è pronto: «Zucchero?» chiede Petrus.

«No grazie». «Com'è venuto?». «Direttore, una delizia. La giusta sveglia».

«Guarda, guarda o’ Camerùn». La tv ripropone i gol, Lo Monaco getta uno sguardo su un'immagine che conosce a memoria.

E , poi, soddisfa una nostra curiosità: «Potevo andarmene a vivere in Argentina? Ci ho pensato, ma la mia terra è la Sicilia. Sono andato decine di volte laggiù. Si gioca a pallone dalla mattina alla sera: stavo in media dodici giorni durante il mercato o durante le pause del nostro campionato. Guardavo tre partite al giorno, visionavo circa 300 giocatori. Facevo tappa a Buenos Aires. Facile, lì giocano Lanus, San Lorenzo, Velez, River, Indipendiente».

Un procuratore amico, quando Lo Monaco era direttore sportivo del Savoia in C2 (Torre Annunziata era la sua città natale) parlò con Gino Pozzo: «C'è un dirigente in Campania che conosce il calcio internazionale come pochi». Pozzo jr chiamò Lo Monaco: «Faccia l'osservatore, ma senza rimborsi». Petrus rilanciò: «Lavoro gratis per lei per tre mesi, se il mio lavoro soddisferà le sue aspettative, me assume ma come diesse». Pozzo lo tenne in considerazione: «Siamo come due fidanzati, allora: se son rose...».

 Racconta e si racconta senza pause, Lo Monaco. Ecco, le rose nel giardino: «Usciamo, le faccio vedere come le poto. Tra un po' ricresceranno». Si china, mostra i rami appena tagliati e completa il discorso Udinese, società chiave del suo percorso: «Sommese del Nola e Giannichedda del Sora furono i primi nomi che proposi a Pozzo. Andammo insieme a Sora per vedere Giannichedda: subito assunto per 100 milioni. Ah, poi lo hanno rivenduto a suon di miliardi». Nei tre anni trascorsi a Udine, Lo Monaco portò dall'Argentina uno sconosciuto Veron, proponendo Claudio Lopez, non assunto per mancanza di liquidità e poi preso dal Valencia per 10 miliardi.

Uno sguardo al nostro giornale, seduto in poltrona, dalla cucina ci si sposta nella sala da pranzo per gli ospiti, in un trionfo di trofei, targhe e riconoscimenti: «Sono affezionato agli elefantini, premio che per me è simbolico. Si mettono così - li sistema - con la proboscide verso la porta. Ecco, questa è la targa della Nord: “A sostegno di una fede” è la motivazione. Questa targa, ricevuta a Sant'Alfio coglie nel segno». Nella spiegazione c'è scritto che la realizzazione di Torre del Grifo equivale a una partecipazione in Europa: «Vero, verissimo. Adesso che sono tornato e ho messo un po' di cose a posto, il centro è rifiorito. Corsi pieni, attività ben gestita e clienti in arrivo».

Ci sono i premi ricevuti a Vittoria da Claudio La Mattina, quelli del club di Tino Cannavò, altre targhe e pergamene. In cucina, Petrus ha sistemato lo stemma del Catania, un calendario realizzato da Fabio De Luca con le foto di Filippo Galtieri con la pagina del mese di marzo in cui si vedono Maxi Lopez che esulta e lui, il direttore, nella classica posa severa, che incute timore: «Sono stato giocatore, ho allenato in D, conoscendo il calcio di base, quello senza soldi e senza futuro certo. Un calcio senza contratti e basato su volontariato, rischi e giubbini bucati. Sono stato calciatore anche io. Pensi, a 15 anni debuttati in C con il Savoia, affrontando il Lecce in trasferta. Scrissero che ero una promessa del calcio. Del resto non ti schierano, a 15 anni, in C da titolare. Ho fallito e dunque so che cosa passa, in positivo e in negativo, a ogni ragazzo che transita da Catania. Bisogna avere le palle per andare avanti. Io promettevo, ma ho toppato. A 28 anni allenavo di già, sono diventato uno dei tecnici più pagati in D, insieme a Busetta. Ho smesso perché mi piaceva organizzare».

Eccolo, il passaggio tra vita vissuta e pallone è un filo sottilissimo: «Nella mia vita sono stato abituato a gestire le difficoltà. Andavo a scuola con il cartone nelle scarpe per coprire i buchi. E non me ne vergogno. Non avevo i soldi per comprare i libri e li prendevo in prestito dai compagni solo per qualche ora. Avevo una grande capacità di immagazzinare nozioni e così ho ottenuto il diploma di perito elettrotecnico. Era la fame di apprendere sempre tutto. Forse ero tagliato per fare il dirigente, ma la buonanima di mio padre non ci credeva tanto. Mi diceva: quando arriverai in Serie A potrà morire sereno».

E, con la faccia buia, Lo Monaco, racconta - scoprendo un nervo umano e confidenziale inedito - una storia triste: «“Quando arriverà in Serie A potrò chiudere gli occhi sereno”. L'Udinese andò in A nel 1995, un mese dopo mio padre morì».

Il Catania è la vita di Petrus: «Anche quando me ne sono andato, il 21 maggio 2012, sono rimasto legato al Catania. Soffrivo a distanza, sapevo che un giorno sarei tornato, avevo lasciato una macchina perfetta costruita da zero dopo aver rilevato, grazie all'amore del presidente Pulvirenti (accettò a scatola chiusa, debiti compresi, tutto il pacchetto: zero giocatori, solo soldi da pagare) la società dai Gaucci. Barrientos è il calcio, Ledesma il mio grande cruccio: infortuni e il non adattarsi al nostro calcio lo hanno limitato. Martinez e Vargas a Catania hanno fatto faville per anni. Non erano meteore, ma la maglia pesa e quando hanno accettato nuove sfide non si sono adattati alla perfezione. A Catania erano colossi».

La premessa, o se preferite la promessa, era di non parlare del Catania di oggi. All’ora di pranzo ci accommiatiamo, ma scatta la domanda. Come sta il Catania, oggi?

Lo Monaco accenna: «Abbiamo ridotto da 16 a 9,8 milioni il debito, siamo in attesa del piano di rifinanziamento della Finaria, la proprietà farà di tutto per continuare a fare del Catania un’azienda viva, ma la Lega Pro è un campionato complicato. I play off sono alla portata, arriviamoci nella maniera più comoda possibile. Il pubblico ha vissuto troppi episodi negativi rischiando di perdere la matricola 11700. Ma i tifosi sono innamorati del Catania: faremo tutto quello che è possibile per riportare la società in B anche se non sarà semplice».

 

 

 

 

 

dom 27 nov 2016 (16.30)

 

sab 3 dic 2016 (16.30)

 

mar 6 dic 2016 (14.30)

 

sab 10 dic 2016 (14.30)

 

sab 17 dic 2016 (16.30)

 

 

 

 

 

 

 RITORNO

 

 

 

gio 22 dic 2016 (18.30)

 

gio 29 dic 2016 (18.30)

 

lun 23 gen 2017 (20.45)

 

 

 

“SENZA DUBBIO questa squadra é parte di me.. ma per un Cuore fiero non può esservi via di mezzo.. proprio per questo lasciare é stata una MIA scelta. Indossare questa maglia é stato il PRIVILEGIO della mia carriera. Il mio però, é solo un arrivederci, questi mesi hanno confermato quanto sia indissolubile il legame tra me e questa Terra che mi ha accolto e mi ha donato la mia Compagna di Vita, quí ci sposeremo e quí vivremo da grandi.. Ringrazio di cuore i miei compagni, da Marco (Amico e Capitano Vero), a tutti i vecchietti (senza offesa Mimmo..) fino all’ultimo giovane.. tutti ragazzi speciali con cui ho condiviso gioie e dolori e che anche nei momenti difficili non mi hanno mai fatto mancare sostegno e rispetto. Grazie ai massaggiatori, ai magazzinieri e a tutti coloro che lavorano nel club e che mi hanno supportato e sopportato! Grazie allo staff tecnico. Un grazie a Don Pietro e Argurio che mi hanno permesso di rivivere certe emozioni, giocare per il Catania a San Siro o nei campi sperduti della Lega Pro non ha fatto alcuna differenza, segnare al Massimino alla Lazio o al Monopoli é stato ugualmente SPECIALE. Ci lasciamo da Amici Catania, ma cercherò di farmi valere altrove. Un ultimo sentito grazie ai Catanesi, siete Unici e il vostro calore é impagabile, noi Giocatori passiamo, gli allenatori cambiano, i presidenti si alternano, ma siete Voi l’Anima del Catania, é l’Amore incondizionato della Gente il Cuore pulsante di questa Realtà.. é così da 70 anni, e non cambierà mai ! solo un’ultima richiesta : vi chiedo di sostenere questi ragazzi che danno il massimo ogni giorno e credetemi, non é affatto semplice…… in questi giorni di riflessione mente e cuore hanno avuto un bel da fare, sono stato pervaso da infinite emozioni, ma solo una di queste si é fatta sempre più nitida fino a diventare certezza : Questa sarà per sempre Casa Mia. Una parte del mio Cuore vi apparterrá per Sempre, Vi amo e vi auguro ogni bene.. Ni Viremu Catania Bedda”.

Michele Paolucci

 

 

«Non è mai facile lasciare un posto, principalmente quando il posto se chiama Catania , volevo ringraziare a tutti , principalmente i meie compagni di squadra di quale ho avuto un grande piacere a condividerlo questi un anno e mezzo con loro, un gruppo unito e di uomini veri… purtroppo non sono stato in grado di ripagare la loro fiducia al 100%, ma comunque vado consapevole di aver provato…. 1 anno mezzo, 13 gol sono poco per un giocatore come me, per questo chiedo scusa principalmente a quelli che hanno, e che credono in me!!! Magari sarà un solo arrivederci, però lascio da uomo, e chi conosce cosa ho passato nel ultimo mese, sa di che cosa sto parlando!!! Lascio un gran bocca al lupo al Catania!!!»

Caetano Calil

 

Si è letto di tutto e di più circa il mancato trasferimento al Catania di Francesco Lodi. C’è chi sostiene che il centrocampista fosse ad un passo dall’accordo con la Spal, ma soprattutto da più parti passa il messaggio che Lodi abbia tradito i colori rossoazzurri. Fortunatamente la compagna Lea Maiolino ha fatto un po’ di chiarezza.

 Il calciatore napoletano ha sempre messo in cima alle preferenze l’eventualità di fare ritorno ai piedi dell’Etna. Prova ne sia che, nei giorni scorsi, Lodi ha rifiutato offerte ben più allettanti della Spal (con tutto il rispetto dei ferraresi, ndr). L’unico ostacolo al felice esito della trattativa con il Catania è stata la mancata risoluzione del contratto con l’Udinese.

 Se fosse arrivata in tempo utile, il giocatore sarebbe immediatamente corso in direzione Catania firmando l’accordo per due anni e mezzo. Come la famiglia voleva, ma soprattutto Lodi voleva. In primis per una scelta di cuore. Lo stesso Giovanni Marchese, a lui molto legato, ha sottolineato come la volontà del diretto interessato fosse quella di tornare in Sicilia. Nessun tradimento dunque, l’ex giocatore del Frosinone è rimasto “prigioniero” dell’Udinese e mantiene un legame fortissimo con il Catania.

Lea Maiolino

 

 

“Eccoci qui in partenza.

Anche se è durata solo qualche mese e magari non è andata come speravo ci tenevo a ringraziare tutti perché a partire dalla società ai compagni in cui ho trovato tanti amici, alla gente, alla città, ognuno mi ha dato qualcosa e quel qualcosa me lo porterò sempre con me perché mi ha aiutato a crescere a migliorare soprattutto a livello umano.

Vi seguirò sempre,Un grosso in bocca al lupo”

Valerio Nava

 

 

“Il legame forte che ho con Catania e per il Catania rimarranno inalterati anche a chiusura del mio rapporto professionale con la società etnea. Non è un obiettivo non concretizzato che muta il sentimento profondo di rispetto e di onore che più volte ho manifestato verso questa la società e verso Catania“. Mi porto dentro un’esperienza meravigliosa che gioverà alla mia carriera. Chi fa questa professione sa ai rischi cui si espone e mi auguro che la squadra raggiunga i traguardi che avrei sperato conquistasse sotto la mia guida”.

Pino Rigoli

 

 

 

 

 

 

dom 29 gen 2017 (14.30)

 

 

 

Catania - Bruno Pace era stato defenestrato, correva la stagione 1988-89, e il Catania che cercava di risalire dalla Serie C1, scelse una soluzione interna: Melo Russo. La squadra era stata spedita in ritiro al Poggio Ducale, hotel accanto al nostro giornale. Quel giorno il capo del calcio, Pippo Garozzo, inviò un giovane cronista in avanscoperta per capire gli umori di una piazza che, ovviamente, contenta non era, visti i risultati deludenti.

Entrammo con penna e taccuino nella hall. C'erano molti tifosi. Se ne staccò uno dalla bolgia. Era piccolo, barba lunga e ci guardò fisso negli occhi: "E tu chi sei?" Ci presentammo educatamente. Ciccio Famoso ci accolse così: "Sembri un carusu onestu, ma sei troppo giovane per capire la storia del Catania. Studiala, io ti tengo d'occhio. Non da nemico, da severo esaminatore". Quella frase, a distanza di trent'anni, ci torna spesso in mente.

Francesco "Ciccio" Famoso si è spento dopo una malattia lunga, contro la quale era impossibile averla vinta. Ma colui che era sempre stato definito, anche nei cori allo stadio "Il capo degli Ultrà" mai si era arreso all'evidenza. In questi ultimi mesi di viaggi continui in ospedale, Famoso ha ricevuto visite delle delegazioni di decine di sostenitori avversari: dal Palermo, al Messina, passando per il Napoli. "Ciccio" era non solo il simbolo del tifo rossazzurro, passato attraverso varie generazioni, ma anche la storia degli ultrà del Catania.

Aveva sempre il megafono allo stadio e intonava lui i cori. Anche quando al comando delle curve sono arrivati altri capi, Ciccio era sempre e comunque rimasto "il capo degli ultrà", l'unico a cui gli uomini di curva dedicavano un coro goliardico per riconoscerne appartenenza, la lunga militanza e il carisma. Militanza perché "Ciccio" aveva vissuto in prima linea la storia del Catania: dal presidio al Tar di Milano (si incatenò con Pippo Tarraresu, Giovanni Pavone e Michele Romeo anche sotto la sede della Figc) quando Angelo Massimino conduceva la battaglia per non fare sprofondare e sparire la matricola 11700, fino ai cortei a Catania quando il club, in mano ai Gaucci, era stata estromesso dalla B per il caso Martinelli. E, poi, le feste per le promozioni in C1, in B, in A: le più recenti. L'ultima volta lo abbiamo incrociato mesi fa a Torre del Grifo. I tifosi lanciavano slogan, poi prese il magafono Ciccio, come al solito, e partì un coro classico: "Perché il vulcano è la terra che amiamo..."

Sul web in queste ore lo stanno salutando i suoi amici di sempre, i tifosi del Catania, molti calciatori transitati dal Massimino (citiamo tra i primi Baiocco, Ricchiuti) e la pagina social "La domenica allo stadio" sta pubblicando messaggi in arrivo da ogni parte d'Italia e anche filmati dei suoi trascorsi in curva. Per tutti era "Ciccio Falange" o "Il capo degli ultrà", un pezzo di storia del calcio rossazzurro che, come ha scritto un tifoso sul proprio profilo, adesso dialogherà di pallone con il cavaliere Angelo Massimino.

Giovanni Finocchiaro - Lasicilia.it

 

 

Ogni volta che un tifoso del Catania lascia questa terra, manca un po’ di quel sentimento stupendo espresso attraverso la passione sportiva: così è anche oggi, in un giorno molto triste per i nostri colori. Dopo aver lottato con coraggio affrontando una lunga malattia, si è spento Francesco Famoso, semplicemente Ciccio per tutti i catanesi: il Calcio Catania piange la scomparsa di un sostenitore sincero. Ovunque sventolerà la nostra bandiera e laddove i calciatori indosseranno la nostra maglia, Ciccio sarà sempre Famoso come il suo cognome: sarà così in memoria del suo esempio d’amore inesauribile e della sua presenza costante al fianco della squadra, della semplicità della testimonianza e degli slanci, dell’amicizia offerta a generazioni di tifosi. Un amore così grande come il tuo per il Catania, Ciccio, susciterà sempre la voglia di condividere: oggi condividiamo il dolore, da domani condivideremo il tuo ricordo, che ci spingerà a dare al Catania sempre il meglio e il massimo, come hai fatto per tutta la tua vita. Il Catania è con te.

Fonte: calciocatania.it

 

Ho imparato negli anni a capire che l'amore per il Catania non è una semplice passione sportiva ma un grande amore per la città e per i fratelli rossazzurri. Un amore così grande si condivide e non divide, questo mi hai insegnato! Sei nei racconti dei miei zii e nei miei, il tuo esempio lega generazioni di tifosi. Ciao, Amico". Fai buon viaggio, Ciccio. Mancherai tantissimo, ti sentiremo comunque in mezzo a noi.

Angelo Scaltriti

Quando anni fa ad una presentazione del volume ''Tutto il Catania minuto per minuto'' qualcuno ci chiese come mai avessimo invitato Ciccio ad intervenire, rispondemmo che piacesse o no, lui impersonava la storia degli ultimi 40 anni del Catania molto piu' che calciatori mercenari o presidenti che hanno sporcato la maglia. Perche' lui era un pezzo di storia vivente,come gli aneddoti raccontati al ritorno da una delle ultime trasferte libere: ''A Catania gli ultras sono sempre esistiti'' amava dire: gli scontri a Genzano nel 1974,quelli a Pisa nel 1979 quando non esito' ad accettare la sfida di un capo ultras pisano che lo sovrastava fisicamente, o di quando a Salerno nel 1980 dopo una trasferta movimentata gli era stato dato all'unanimita' lo scettro di ''capo'' dagli altri ragazzi del Fronte della Gioventu' che assieme a lui avevano fondato il primo gruppo ultras della citta'. Con lui se ne va pure una testimonianza vivente di un certo calcio che si è estinto e che rende il nostro oggi molto piu' povero. Ciao Ciccio, se puoi da lassu' aiuta il Catania che ne ha tanto bisogno.

Filippo Fabio Solarino

 

Oggi certamente è un giorno abbastanza triste per il mondo ultras catanese. Di Francesco Ciccio Famoso ho 2 ricordi particolarissimi. La prima volta lo incontrai alla libreria cavallotto, dove si teneva la presentazione del libro "tutto il Catania minuto per minuto" e lui era l'ospite d'eccezione; ricordo che finita la conferenza mi raccontò di quella volta a Cariati dove finì malamente fra le 2 fazioni opposte e si ritrovò a difendere una bambina se ben ricordo.

La seconda volta che lo incontrai si era alle ciminiere, sempre presentazione del libro di cui sopra; sempre a dibattito concluso me ne stavo in un angolo a far 4 chiacchere con Aldo Cantarutti.. lui si avvicina in compagnia di un ragazzo down e lo presenta al grande Bomber: "Ciao Aldo come stai ? Questo è un mio amico che ti voglio presentare...è un tuo grande tifoso..." ovviamente il buon Aldo strinse la mano al ragazzino e si fece immortalare in una foto ricordo.

Sicuramente oggi il mondo del tifo, perde un ultras vecchio stampo.

Rip

Sergio Nunzio Capizzi

 

 

 

mar 7 feb 2017 (20.45) - diretta Rai Sport

 

VITTORIA DEDICATA A SANT'AGATA E A CICCIO FAMOSO

 

 

Dopo l'esonero di Rigoli, il Catania presenta il nuovo allenatore Mario Petrone: «Adesso non ci sono più alibi»

 

TORRE DEL GRIFO - "Non ci saranno più alibi per i giocatori, lo hanno capito anche vedendomi uscire dallo stadio di Agrigento dopo una partita che giudico tra le peggiori che abbia mai viLega Pro, il Catania presenta Mario Petrone: «Adesso non ci sono più alibi»sto in vita mia". Pietro Lo Monaco ci va giù pesante alla presentazione del nuovo tecnico Mario Petrone: "Non mi piace cambiare tecnico, ma si erano creati i presupposti per farlo. E mi spiace, perché Rigoli - al quale va il mio grazie - ha dimostrato impegno e senso di appartenenza. Ma dopo Agrigento qualcosa doveva mutare per non lasciare per strada i tentativi che ci siamo imposti per arrivare ai play off. E non da semplici partecipanti, ma da protagonisti".

 Per un'ora e un quarto, Lo Monaco e Petrone hanno parlato di attualità e prospettive. Mario Petrone, nuovo allenatore rossazzurro, ha ribadito: "Per me sarà un'occasione importante sul piano professionale e so di avere una squadra completa, molto valida sotto ogni punto di vista. Lavorerò con una grande intensità per eliminare alcune situazioni che si sono create fuori casa. Il modulo? Il 4-3-3 è il biglietto di presentazione del Catania, ma si potranno trovare più soluzioni strada facendo, anche tenendo conto della disponibilità di calciatori. Attualmente, in vista della partita con il Taranto ne mancheranno un paio (Di Cecco, Baldanzeddu infortunati e lo squalificato Bergamelli, ndr) ma ci sono sempre soluzioni da applicare".

La Sicilia.

 

 

dom 12 feb 2017 (14.30)

 

sab 18 feb 2017 (14.30)

 

dom 26 feb 2017 (14.30)

 

dom 5 mar 2017 (14.30)

 

dom 12 mar 2017 (14.30)

 

dom 19 mar 2017 (18.30)

 

dom 26 mar 2017 (14.30)

 

dom 2 apr 2017 (18.30)

 

mer 5 apr 2017 (18.30)

 

dom 9 apr 2017 (18.30)

 

 sab 15 apr 2017 (18.30)

 

dom 23 apr 2017 (18.30)

 

dom 30 apr 2017 (14.30)

 

dom 7 mag 2017 (17.30)

 

 

 

 

 

«Il Russo-azzurro è un libro carico di rabbia e rappresenta il mio punto di vista sul Catania di oggi e sui suoi possibili scenari futuri. Il lavoro prosegue sulla falsariga di Tutto il Catania minuto per minuto, il libro mastro sulla storia calcistica del club dell’elefante, di cui il Russo-azzurro mantiene l’impostazione generale di testo, fotografie, tabellini e classifica. Non volevo buttar giù qualcosa sull’argomento “calcio” in modo fine a se stesso, giacchè al tema “pallone” riconosco un forte elemento d’identificazione territoriale e aggregazione sociale. Di più, dedicandomi a questo genere di ricerche studio in modo approfondito tutto ciò che ruota attorno alla sfera di cuoio a spicchi colorati. Mi piace analizzare il calcio come grande fenomeno sociologico e osservare come si comportano i miei concittadini ora dopo conquiste e successi memorabili, ora a fronte di sonore batoste sportive e giudiziarie. Occuparmi di pallone dimostra pertanto il mio amore per la città di Catania, per le sue piazze, le sue fontane e la sua storia tutta. Oggi, però voler bene a Catania significa per me prendere le distanze in modo deciso dagli accadimenti calcistici degli ultimi anni. Non nego infatti che da un po’ di tempo risulta difficile riconoscermi nella società del Catania e nel suo attuale proprietario, Nino Pulvirenti. Ancor oggi la squadra appare ingolfata e non riesce ad essere fluida sul terreno di gioco, un aspetto che secondo me rispecchia profondamente i problemi societari. Quello che affronto in questo lavoro è un parallelismo letterario che secondo me ci sta tutto, perché il calcio non esclude ciò che vi ruota attorno che poi è la vita reale, con i suoi aspetti letterari, artistici, musicali e cinematografici. Dice bene, del resto, lo scrittore Piero Isgrò: “Catania è una città commediante, cinica e servile. Da tempo fa ‘cinema’ nel senso che inganna gli altri e se stessa.” Qualunque sia la situazione che affrontano, i catanesi sono molto teatrali nelle espressioni e negli atteggiamenti. Il Russo-azzurro parte proprio da questi spunti e perfino dalla frase che la gente ciclicamente ripete a mo’ di sfottò nelle vie del centro quando s’incontra per un caffè: “Ah beddu Catania ca hai.”» https://letteratitudinenews.wordpress.com/2016/10/24/il-russo-azzurro-di-alessandro-russo/

 se vuoi vedere il video della presentazione del libro, avvenuta il 31.10.2016, clicca sulla copertina

 

         

 

50 volti per il Cibali

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