Ruggero Albanese, il presidente sul piroscafo - Il nipote: «Mio nonno portò il calcio a Catania»

Marco Di Mauro 9 Gennaio 2016

Una famiglia unita dalla tradizione di andare sempre allo stadio. Fino a quest'anno, fino allo scandalo combine. Il ricordo di un pioniere dello sport che sarà tra i volti dei murales allo stadio. Tra litigi a scuola con il direttore e viaggi in nave per comprare scarpini e magliette. Per arrivare alla scelta dei colori rossazzurri

Suo nonno fu tra coloro che scelsero i colori della maglia del Catania: «Il rosso della lava e l’azzurro del cielo». Era il 1926 e  Ruggero Albanese (nella foto, il primo a sinistra) fondava - insieme ad altri dirigenti, Alberto Pappalardo e Saverio Gravina - la società sportiva Catania, che unì tutte le le squadre della città. Adesso anche il suo volto sarà tra i 40, scelti dai tifosi rossazzurri, che compariranno sui murales dello stadio Angelo Massimino. «È un riconoscimento dovuto a chi ha portato, per primo, il calcio a Catania», commenta il nipote, architetto, che porta lo stesso nome. Da generazioni, gli eredi non sono mai mancati a nessuna partita interna dei rossazzurri. Fino allo scandalo combine: «Quest'anno per la prima volta non andiamo».

Atleta di tiro a segno, appassionato di calcio, giornalista. Tutto era stato, Ruggero Albanese, fuorché uno studente modello: «Fu espulso da tutte le scuole del regno - ricorda il nipote - per cattiva condotta». A svelarne il temperamento è un colorato aneddoto risalente a quando aveva dieci anni: «Era convinto, in quinta elementare, che il maestro l'interrogasse apposta per fargli fare cattiva figura con la sua fidanzatina. All'ennesima interrogazione finita a scena muta gli lanciò il panino che aveva come merenda». Il duro codice scolastico era povero di alternative e Albanese «fu sospeso per un intero mese». Scontata la punizione «il direttore lo accolse in classe dicendogli: "Te lo sei potuto permettere perché era il maestro. Voglio vedere se avresti avuto lo stesso coraggio con me". Mio nonno gli lanciò il calamaio, tingendo il direttore di inchiostro».

Terminati anzitempo gli studi, i genitori gli affidarono una gioielleria in via Vittorio Emanuele, rimasta in attività fino a circa venti anni fa. Intanto, ultimo figlio maschio dopo tre femmine, aveva preso a interessarsi al calcio. Nel 1919 era il presidente dell'Unione sportiva Catanese. Organizzò, per due anni, il campionato di calcio catanese. E il trofeo assegnato alla squadra vincitrice si chiamava proprio Coppa Ruggero Albanese. Nel 1929 contribuì a riunire tutte le squadre della città sotto un unico nome. E dentro una sola maglia: rossazzurra. Ma il gioco del pallone, in quegli anni, non era molto praticato, in Sicilia: «Col piroscafo mio nonno andava fino a Malta per acquistare, a sue spese, magliette, scarpini e pantaloncini», ricorda. Nell'ex colonia inglese era possibile trovare le attrezzature, anche se a costi non certo contenuti: «Svaligiò l'incasso di molti mesi della gioielleria e partì».

Alla sua scomparsa, nel 1951, fu proposto di intitolargli l'allora stadio Cibali «per il suo ruolo fondamentale nella diffusione dello sport in città nel primo dopoguerra», come ricorda il libro Tutto il Catania minuto per minuto. L'impianto fu intitolato, nel 2002, ad un altro presidente: Angelo Massimino. Gli eredi della famiglia Albanese hanno continuato a seguire la squadra «sempre, come se ci appartenesse - ricorda l'architetto Albanese - Con qualunque tempo, in qualunque serie, almeno uno, tra gli eredi, era fra gli spalti a tifare. Anche nelle disgrazie, anche nelle giornate di lutto». In senso letterale: quando morì una loro zia, ci furono i funerali un'ora prima che giocasse il Catania. «Io e mio fratello stazionavamo fuori dalla chiesa. Si avvicina mio zio (il marito della defunta, ndr), e ci dice: "Che fate qua? Il funerale è finito. Andate allo stadio"».

Una tradizione interrotta quest'anno, al termine della stagione che ha visto il Catania coinvolto nell'inchiesta I treni del gol. «È stato il punto più basso mai raggiunto dalla nostra squadra», commenta il nipote dell'ex presidente. Nessun rappresentante della famiglia Albanese compra più il biglietto per lo stadio: «Non possiamo condividere la nostra passione con un proprietario che ha insultato, ridicolizzato e ridotto la nostra squadra a un livello di immoralità pari a una Juventus qualsiasi». Ma la passione per i colori rossazzurri, che suo nonno ha contribuito a scegliere, non si è spenta: «Torneremo, come sempre, come impazientemente speriamo, un attimo dopo che l'attuale proprietario sarà uscito di scena». 

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La storia del calcio Catanese comincia nel 1908, anno per altri versi infausto e triste in quanto il terremoto aveva spazzato via le città di Messina e Reggio Calabria.E’ il 19 giugno quando il Corriere di Catania annuncia la nascita, in riva allo stretto, di una società sportiva pro educazione fisica per le province di Catania e Messina, che grazie alla generosità dell’Amministrazione Comunale catanese dell’epoca, avrà uno stadio in Piazza d’Armi o Piazza Esposizione, (l’attuale Piazza Verga).La Società è la "Pro Patria", guidata dal presidente comm. Francesco Sturso D’Aldobrando, che promuove molte attività e molti sport: oltre il calcio anche la ginnastica, la scherma, l’alpinismo, l’aeronautica, l’automobilismo, ecc.

La prima partita ufficiale della squadra di football "Pro Patria" si svolge a Catania il 30 giugno 1909, in onore dei congressisti della Lega Nazionale e dei componenti della flotta del Mediterraneo, contro la squadra della Corazzata "Regina Margherita" che si trovava a passare dal porto di Catania. L’incontro terminò con il risultato di parità ,una rete per parte. La formazione schierata era la seguente:Vassallo: Gismondo Bianchi; Messina Slaiter Caccamo; Gregorio Binning Cocuzza Ventimiglia Pappalardo (Spedini), nomi che a quei tempi rappresentarono il pionierismo del calcio catanese. Da quella partita in poi, ogni qual volta una nave arrivava a Catania i ragazzi della Società si precipitavano a organizzare un incontro. Al seguito della squadra c’era anche un fotografo animato da una tenacia incredibile, tale da fargli trascinare dalla città fino a Fontanarossa quella pesante macchina fotografica, con relativo cavalletto, per immortalare gli atleti nelle loro fasi di gioco. Tra i calciatori di questa prima fase di pionierismo ricordiamo il Generale Spedini, ala sinistra molto veloce, e il portiere Roberto Nicotra (entrambi saranno travolti dal ciclone della 1ª Guerra Mondiale e ricordati come eroi), il dott. Cocuzza, valido centravanti, e il dott. Pappalardo, che partecipò alla Coppa Lipton, una manifestazione che a quel tempo rivestiva una certa importanza. Il 23 luglio si svolse un altro incontro al giardino Bellini con i componenti di una nave inglese che si trovava alla fonda nel porto di Catania, il "Broyser". I catanesi in quell’occasione subirono una sonora sconfitta per sette a zero.A questo punto il calcio si comincia a modificare: iniziano i campionati, nasce e si affianca alla "Pro Patria", lo "Sport Club Trinacria", con l’intenzione di forgiare nuovi atleti. Fu cosi che la "Pro Patria" si trasformò in "Associazione Sportiva Catanese" e accolse parecchi giovani alla ricerca di un sano svago.L’Amministrazione Comunale nel mentre provvide a costruire in piazza Esposizione un campo di calcio con due tribune, con una capienza di cinquemila posti.Il calcio a Catania aveva superato la fase pionieristica e soprattutto la 1ª Guerra Mondiale, quindi cominciò ad avere una sua collocazione in campo nazionale.Nel 1929 si costituisce a Catania la Società "SS. Catania" per merito del Console Santi Quasimodo e del suo segretario Ercole Pappalardo.Nel 1931/32 il Catania viene ammesso alla 1ª Divisione (l’attuale C1). Anche a quel tempo c’era nella squadra un pizzico di esterofilia: gioca il turco Mustafà, un libico di sangue misto che giocava scalzo nelle partite d’allenamento e soprattutto deliziava il pubblico con giocate di prima qualità. La squadra alla fine del campionato fu sesta, ma quello che bruciava a quel tempo come oggi, fu la sconfitta con i cugini del Siracusa per due a zero.A questo punto dobbiamo fermarci per parlare di un personaggio che diede tantissimo al calcio catanese:Nicolò Nicolosi, nato a Lercara Freddi, affettuosamente chiamato col nomignolo di "Cocò". Il suo ruolo era quello di centravanti e chi lo ha visto giocare ha parlato di lui come di un grande atleta con il senso innato del goal: difatti nel periodo che va dal ‘32 al ‘38 impressionò per la sua costanza e la regolarità con cui segnava; ma soprattutto era un uomo generoso che riempiva lo spogliatoio con la sua umanità. Era arrivato a Catania proveniente dalla Lazio; nell’Atalanta si era messo in luce a suon di goal conquistando per questo una convocazione nella Nazionale Universitaria. Alla fine della sua carriera fu allenatore: le sue tappe furono Ragusa, Enna, Pisa, Salerno, Modica, Acireale, Gela e Palermo.Nell’anno 32/33 il Catania è quinto sempre in 1ª Divisione, alternando prestazioni ottime a partite senza nerbo atletico. Nel 1933/34 finalmente arriva la tanto sospirata promozione in serie B che tutti attendevano.

 

 Catania - Livorno - 1935-36

 

Mario Canarelli, il primo portiere semiserio nella storia del catania. Il primo (correva l'anno 1929-30) fu Calogero Di Maira, un pugile che era prestato al calcio ( in circa 11 gare risucì a subire più di 50 gol) e nonostante l'impegno non era proprio mestiere suo; tanti i tentativi di rimpiazzarlo: prima monterosso, un terzino che venen adattato al ruolo di portiere ma fallì miseramente. Poi arrivò stella portiere del derthona, che alla prima a nola stecca clamorosamente (finisce 4-0 per i campani) beccando 3 gol in 16 minuti. A quel punto viene acquistato Mario Canarelli, che, coadiuvato dai terzini Mustafà e Sandrolini, riesce non di certo a sfoderare miracoli, ma a limitare i danni (la squadra catanese con lui in porta addirittura arriva a qualificarsi alla finale della coppa arpinati, persa a siracusa

 coi locali, in unclima di bolgia collettiva - arbitro, tifosi e pubblico aretuseo..ne farà le spese anche l'anno dopo il portierino rossazzurro). L'anno successivo parte titolare ma alla 3a dopo la sconfitta col savoia viene sostituito da cavenago; questi dopo il brillante match vinto ai danni della reggina, incassa 2 sconfitte, ed è di nuovo il turno di Mario...il match col cosenza, finito 4-1 per i calabresi, complice l'arbitraggio casalingo di puglia, le intemperanze dei tifosi cosentini, e il gioco poco signorile della squadra calabra, contribuisce a dare la svolta definitiva sulla scelta di chi mettere tra i pali da mister Mally...dentro cavenago dunque sino alla fine; finisce così la breve carriera di Mario Canarelli a Catania

Sergio Nunzio capizzi

Alla presidenza della squadra arriva un esponente della nobiltà locale: il Duca Vespasiano Trigona di Misterbianco, coadiuvato da un importante Consiglio d’Amministrazione che subito opera diversi acquisti di calciatori, tra cui Amedeo Biavati, che sarà un grande giocatore della Nazionale Italiana di Pozzo, e l’allenatore ungherese Geza Kertsz.Si vede subito la stoffa della squadra che conduce un campionato strepitoso, tanto che a tre giornate dalla fine si troverà a lottare con il glorioso Genova per la promozione in Serie A. 

 Nello scontro diretto, alla fine del primo tempo il risultato arride ai rossoazzurri per due a zero, con reti del bomber Nicolosi. Ma negli spogliatoi avvenne qualcosa d’imprevisto: ai giocatori fu dato l’ordine di non spingere troppo per ottenere la vittoria. Dopo si seppe che la società aveva un deficit di parecchi milioni e se la squadra fosse andata in Serie A le casse sarebbero rimaste completamente vuote. Il Genova pareggio l’incontro in maniera incredibile e andò in Serie A. La formazione del Catania in quell’occasione era la seguente:Sernagiotto: Bedendo Ferraro: Migliavacca Degni Micossi: Biavati Bodini Pignatelli Casanova Nicolosi.Nel 1936/37 nonostante la società disponesse di una rosa molto valida, si  trovò penultima in compagnia di Messina, Vercelli e Venezia, che furono facilmente battute dal Catania nello spareggio per non retrocedere. Ma a Messina, nella partita di ritorno, la società schierò i ragazzi, che alla fine del 1° tempo vincevano per due a uno. Negli spogliatoi Nicolosi fu avvicinato da dirigenti catanesi e messinesi i quali fecero presente che le società erano d’accordo per vincere ciascuna tutte le partite in casa e perdere quelle in trasferta, in modo da costringere la Lega ad annullare lo spareggio e mantenere tutte le squadre in Serie B. Il Catania perse l’incontro e la Federazione con somma beffa per tutti, impose alle quattro Società la ripetizione degli incontri con il sistema degli scontri diretti. Il Catania aveva che già mandato i propri giocatori in vacanza, perse tutte e quattro le partite.Ci vollero due stagioni prima che la Società si riprendesse.Alla fine del campionato 38/39, i rossazzurri dopo essersi classificati settimi nel girone h della Serie C, vincevano il torneo e rientravano in serie B.Dal 1939 al al 1945, data la situazione precaria del Nord Italia a causa della 2ª Guerra Mondiale e il conseguente blocco dei campionati, la squadra disputa dei campionati in serie C.Dal libro dei ricordi leggiamo che nel gennaio del 1942 si disputò un derbies con il Palermo.

Il Catania vinse per 4 a 1 e schierava questa formazione: Costanzo; Stivanello Nebbia; Tesi Nelli De Luca;Colombo Mattoni Koennig Miglioli Schillani.La guerra con il suo carico di bombe aveva stravolto anche i ritmi della gente e la vita di tutti i giorni; quando si cominciò a intravedere la fine di essa la gente prese coraggio e anche in Sicilia si cominciarono a porre le prime basi per quello che sarà il prosieguo del calcio a Catania.Nel 46/47 nasce il glorioso Club "Calcio Catania".Nell’anno 1946-47 nasce il glorioso Club Calcio Catania, la cui sede sociale a quell’epoca era in Via Terranova.La squadra di quell’anno era abbastanza modesta e difatti non andò oltre il 6° posto in Serie C. L’anno successivo si giocò un campionato di C allargato, con 18 gironi di qualificazione (una vincente per ogni girone), per creare un campionato a basi più ristrette nella la stagione 48-49.

 

 

 

Il Catania vinse il suo raggruppamento, dopo un epico duello con la Reggina battuta al Cibali per due a zero nella terzultima partita. Il Catania cosi fu ammesso alla nuova serie C, divisa in quattro gironi.Arriva in città il tecnico Banas e la  squadra, che tra le sue fila annovera giocatori di un certo valore come il portiere Goffi, Messora, Ardesi, e Prevosti, vince di nuovo il suo girone, battendo ancora una volta la Reggina, con il sostegno di una miriade di tifosi al suo seguito.

 

 
 
 
 
 
 

Quasimodo 

 

29-30

II° divisione girone A

7

  Messina; Mustafà; Musumeci; Cantone; Caresia; Aiazzi; Biasini; Neri; Piacentini; Sandrolini.


Armari

Gaudioso

30-31

I° divisione girone E

7

  D'Amelio; Mana; Conti; Masini; Pagliano; Novaira; Borasi; Canarelli; Guaschetti

Mally

Trigona

 

31-32

I° div.ne

 F

6

  Agnello; Bavazzano; Gruppo; Paolillo; Merenda; Foresto; Conti; Bergia; Bertola; Bianzino.

Papa

 

Joakim

 

Trigona

32-33

I° divisione girone I

4

 

 

 

  Cavenago; Buccheri; Lessi; Merenda; Nebbia; Pellarin; Mazzola;

Czeizler

 

 

 

 

 

 

Armari

Trigona

 

33-34

I° divisione girone D

7

 Fontana; Bavazzano; Bodini; Parovel; Pellarin; Migliavacca; Saccà; Buccheri; Bodini

Kertesz

 

Trigona

 

34-35

serie B

4

 

Pomi; Miniati; Catesi; Cozzi; De Bortoli; Manazza; Lessi; Casanova.

Kertesz

 

Trigona

35-36

serie B

8

Kertesz

Brusca

 

36-37

serie B

13

 

Kertesz

 

 

Brusca

 

37-38

serie C

4

Colombati

 

 

Degni

Brusca

 

38-39

serie C

1

 

 

 

Degni

Brusca

 

39-40

serie B

18

 

Hirzer

Metzaros

Sernagiotto

Orth

Ferraris

Albanese

40-41

serie C

6

 

Gusich

 

 

Teghini

41-42

serie C

6

Kertesz 

Teghini

42-43

serie C

1

Frisoni 

 

1943-44

 SOSPENSIONE SECONDA GUERRA MONDIALE

1945-46

CLUB CALCIO CATANIA (fusione fra Virtus ed Elefante)

 
 

 

 

Catania, una via per Geza Kertész. (Tutta) la vera storia del coach-eroe

Memoria 25 aprile 2015 di Francesco Lamiani

 

Finalmente una via cittadina sarà intitolata a Géza Kertész, l’allenatore ungherese del Catania che, tornato in patria, salvo degli ebrei dalla furia dei nazisti.

Dopo tanti appelli è stata disposta l’intitolazione ufficiale, e quindi la scelta della via o della piazza, che avverrà nella prossima riunione della Commissione Toponomastica del Comune di Catania.

La storia del coach magiaro è poco nota anche per una serie di criticità legate al periodo storico post bellico specie per quei Paesi passati da una dittatura all’altra: nazista prima, comunista poi.

Del suo caso ci siamo appassionati dopo aver letto “Tutto il Catania Minuto per Minuto”, il libro che racconta anche la ‘genesi’ del club rossazzurro e in cui si dedica un capitolo alla vita e alla morte Kertesz.

Di lui si sa che è stato il primo allenatore a portare il Catania in serie B, nel 1933,  e che ha anche il merito di avere introdotto il ritiro pre-partita ed è stato fra i primi ad immaginare, già negli anni ’30, tattica e nuove geometrie di gioco.

Dopo tanti anni trascorsi in Italia, prima come giocatore poi come allenatore, Kertesz ritorna nella sua Ungheria occupata dai nazisti e guida la squadra dell’Ujpest.

Il campionato, nonostante la guerra, va avanti così come proseguono le persecuzioni nei confronti degli ebrei. L’allenatore non rimane a guardare e insieme ad un ex compagno di squadra e tecnico del Ferncvaros, Istvan Toth, aiuta tantissimi ebrei a scappare dalla furia delle SS.

L’epilogo però è tragico: i due vengono scoperti. Verranno fucilati alcuni giorni prima della liberazione di Budapest insieme ad altri compatrioti.

Successivamente, abbiamo scoperto altri particolari: soprattutto che se la storia di Geza e del suo amico e collega Istvan è rimasta pressoché sconosciuta è anche per il clima di terrore in cui era ripiombata l’Ungheria, finita oltre la Cortina di ferro.

Certamente la figura di Kertesz, ex ufficiale dell’Impero Austro-Ungarico, sportivo e poi martire dell’Ungheria, era ingombrante e il silenzio sarebbe servito a coprire tutto. Anche l’eroismo.

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