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Efesto, Vulcano per i latini, dio del fuoco e fabbro divino, nacque da Era e Zeus. Nell' Iliade, Omero ci racconta di come Efesto fosse brutto e di cattivo carattere, ma con una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui tutto ciÚ che faceva era di un'impareggiabile perfezione. Essendo accorso in aiuto della madre Era durante un litigio con Zeus, Efesto dovette subire le ire del padre che, infuriato, lo scaraventÚ gi˜ dall'Olimpo. Nella caduta si fratturò le gambe per cui da quel giorno camminò zoppicando. Efesto aveva le sue fucine nelle viscere dell' Etna e nelle isole Eolie, a Vulcano e Lipari . I suoi aiutanti erano i Ciclopi monocoli. Efesto era un fabbro, un artista eccellente,un orafo inimitabile. Tutti gli dei e gli eroi ricorrevano a lui per avere armi invincibili e preziose. La sua fucina però non era sull’Olimpo ma dentro i vulcani e sai perché?…. Quando
Efesto nacque era così brutto che la bellissima mamma, Era, lanciò un
grido di orrore e non seppe resistere all’impulso di gettarlo via. Lo
buttò, dunque, giù dall’Olimpo. Il piccino cadde, continuò a
rotolare per un intero giorno ed una notte fino a quando atterrò su un’isola.
Era Lemno, l’attuale Sicilia, terra vulcanica, dove abitavano le
"ninfe". Il bimbo fu amorevolmente raccolto ed accudito da
loro. Amava giocare sull’Etna, era attratto dall’eruzione del monte;
gli piacevano il colore delle fiamme, i lapilli che schizzavano via come
saette, la lava che, colando giù, creava delle lingue rosse in
movimento….Efesto ammirava emozionato ed entusiasta…! Il grande Zeus, suo padre, commosso dal fatto che era un figlio ripudiato, lo nominò "dio del fuoco" e gli fece costruire la sua officina nel "cratere" dell’Etna dove Efesto lavorava allegramente in compagnia dei Ciclopi. Il dio del fuoco, qualche volta, quando era più triste e stanco del solito, era tormentato dal fatto che a ridurlo così fosse stata sua madre, quando lo aveva buttato via come un giocattolo rotto. Giorno dopo giorno ideò la sua vendetta. Preparò per la madre Era un regalo che sembrava bellissimo: era un trono elegante, luccicante, tutto d’oro, tempestato di brillanti e smeraldi scolpito con l’abilità del migliore maestro. In verità, quando Era vi si sedette, quel trono regale si trasformò in una trappola: era legata da fili invisibili, tenaci, potenti, comandati da un meccanismo infernale che nemmeno il capo degli dei sapeva disinnescare. Tutti gli dei, compreso Zeus, lo supplicarono di slegare la madre. Efesto lo fece ma chiese in cambio di poter abitare anche lui sull’Olimpo come tutti i suoi fratelli. Era sì brutto, ma pur sempre un dio! Zeus accettò, Era fu liberata ed Efesto soddisfatto. Nell’Olimpo però vi rimase per poco tempo perché si trovava meglio tra i suoi Ciclopi. Ha ispirato scrittori e poeti come Virgilio,Dante,Esiodo.E' di Virgilio il terzo libro dell'Eneide,la magistrale descrizione dell'Etna,così come la Mitologia lega miti al vulcano:Tifeo,il gigante che volle sfidare il Dio Giove nella scalata del cielo,li venne rinchiuso il quale ancora oggi con la sua collera erutta lapilli e lingue di fuoco .... Gli antichi guardavano il monte con paura e rispetto, poiché " li " vi era la dimora di Vulcano, Dio del fuoco e dei Ciclopi. Gli antichi navigatori del Mediterraneo lo conoscevano bene, perché molte volte faceva loro da faro, ed il suo breve nome esiste dagli albori della civiltà.Il suo significato perciò si perde nella notte dei tempi e degli antichi idiomi. Gli Arabi ne rimasero tanto colpiti da definirlo "il monte dei monti"("Mongibello"), la montagna per antonomasia. L'Etna ha circa 500.000 di anni, nata da un fenomeno legato alla divisione dei continenti e allo scontro che avvenne tra la piattaforma tettonica Afro-Asiatica,causò l'espulsione di magma dai fondali marini violentemente dando vita al vulcano cosi come alla catena delle Alpi in Europa e dell' Himalaya in Asia. Nel corso delle ere geologiche L'Etna ha modificato la sua "veste" con le sue notevoli eruzioni, le conosciute sono molte , ma certamente inferiori a quelle realmente avvenute.Dalla storia, già secoli prima della nascita di Cristo si descrive delle attività vulcaniche , negli anni 575 e 396 a.C. Una delle più grandi attività del vulcano, anticipate da terremoti si manifestò nel 1669 dando vita a nuove bocche eruttive che in meno di venti giorni distrusse la cittadina di Nicolosi e parte della città di Catania.Nel 1881, devastante eruzione ebbe luogo nella valle del Bove formando nuovi crateri.
CARATTERISTICHE Vulcano Etna - 3350 mt - Sicilia - Europa - Italia Coordinate: Latitudine:37°.7N, Longitudine:15°.0E Tipo: Struttura di base a scudo evoluta, in seguito, in uno stratovulcano. Nome: Il nome Etna viene dall'antico greco romano Aetna. Nel medioevo il vulcano ha acquisito un secondo nome: Mongibello che deriva dall'italiano "monte" e dall'arabo "djebel" che ha lo stesso significato. Geografia: La base del vulcano è delimitata ad Est, dalla costa del mar Ionio, a Nord, dai fiumi Simeto ed Alcantara, a Sud dalla Piana di Catania che separa il basamento etneo dai più antichi monti Iblei di origine vulcanica. Dimensioni Struttura conica a base ovale superficie di base circa 1600 kmq, perimetro di base 150Km, asse maggiore di base Nord-Sud lungo 60Km, asse minore Est-Ovest lungo 40Km. L'edificio sino a 1800mt di quota si innalza con pendenza inferiore al 10%, la parte terminale si innalza rapidamente con 32% di pendenza. Il cono vulcanico ha una figura tozza sormontata a quota 1800 mt da un cono piccolo di brusca pendenza: il Mongibello. Geologia
Al margine delle zolle di Europa ed Africa che convergono, si trova su una zona di estensione del blocco continentale Maltese Siciliano. Altezza Attualmente 3350 metri s.l.m; la cima varia con l'attività del vulcano, cambia continuamente forma ed altezza per cedimenti ed eruzioni. Il Cratere NE è il punto più alto del monte Etna con 3350 metri, il Cratere Centrale con i suoi 3318 metri risulta più in basso. Attualmente il Cratere SE è in crescita e misura 3300 metri, potrebbe divenire molto presto la cima più alta dell'Etna. Cratere centrale Il Cratere Centrale è formato da Voragine (1778) e Bocca Nuova (1968). Complessivamente il diametro è di 500mt ed perimetro d'orlo 1700mt. Crateri Nomi e data di formazione dei principali crateri: Monti Rossi (1669); Montagnola (1763); Monte Nuovo (1763); Monte Luna (1763); Monti Calcarazzi (1766); Voragine del Cratere Centrale (1778); Monte Simone (1812); Monti Centenari (1853); monti Sartorius (1865); Monte Leone (1883); Monti Silvestri (1892); Monti Recupero (1910); Cratere Nord Est (1911); Bocca Nuova (1968); Crateri Ponte (1971); Cratere Sud Est (1971); Monti de Fiore (1974); Monte Cumin (1976); Sudestino (2000). Tipologia eruttiva A predominanza effusiva (colate laviche), anticamente erano prevalentemente esplosive. Rocce Magmi alcalini, basalti, hawaiiti, mugeariti e trachiti.
Età Iniziano 700mila anni fà le prime eruzioni sottomarine in un golfo marino ora inesistente, poiché è stato totalmente riempito o dall'attuale area di base dell'Etna. Da 500a 200mila anni fà emerge e si forma il monte Calanna antenato dell'Etna; 80mila anni fà si forma il Trifoglietto, altro antenato, 64.mila anni fà il Trifoglietto sprofonda creando una grande caldera; 34mila anni fà affianco alla caldera si forma l'Etna. L'attuale struttura di vetta si forma 14.000 anni fà. Il Cratere Nord-Est, punto più alto del l'Etna , si forma nel 1911 a quota 3100 metri raggiungendo oggi nell'anno 2000 i 3350 metri. Storia eruttiva Non è facile quantificare ed elencare le innumerevoli eruzioni dell'Etna, storicamente se ne segnalano almeno 150 di una certa entità. Ecco un parziale elenco di date: 693aC, 475aC, 425aC, 396aC, 140aC, 135aC,126aC, 122aC, 49aC, 44aC, 36aC, 32aC, 252dC; 812, 1122, 1169, 1194, 1197,1250, 1285, 1329, 1381, 1408, 1537, 1556, 1610, 1614, 1634, 1646, 1651, 1669, 1755, 1763, 1766, 1778, 1788, 1792-93, 1811-12, 1819, 1822, 1842-43, 1852-53, 1865, 1879, 1883, 1886, 1892, 1910, 1911, 1923, 1928, 1947, 1949, 1950-51, 1955, 1957-58, 1960-61, 1961-64, 1966-67, 1968, 1971, 1972, 1974, 1975-76, 1977, 1978, 1979, 1981, 1983, 1984, 1985, 1986-87, 1991-93, 1995, 1997, 1999, 2000.
Catania (693aC, 252 dC, 1381, 1669); Treccastagni (1408); Adrano (1610); Randazzo (1614, 1981); Nicolosi (1634,1669); Belpasso (1669); Mompilieri (1669); Mascalucia (1669); Camporotondo (1669); San Giovanni Galermo (1669); San Pietro Clarenza (1669); Misterbianco (1669); Zafferana Etnea (1792); Bronte (1843); Linguaglossa (1923); Mascali (1928); Milo (1950); Fornazzo (1950, 1972, 1979); Sant'Alfio (1972); Ragalna (1983) Le vittime 1843: 50 persone restano uccise per lo scoppio di una cisterna d'acqua investita dalla lava. 1979: 9 persone uccise da un evento esplosivo sul bordo della Voragine (parte del Cratere Centrale). Popolazione Circa un milione di persone vivono nella provincia di Catania, che comprende il territorio del vulcano. Città vicine Catania con 340.000 abitanti. Grossi centri etnei: Acireale, Giarre, Andrano, Paternò, Randazzo. Tra i più vicini: Nicolosi, Zafferana Etnea, Linguaglossa. |
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L'Etna è il vulcano più alto e più attivo d'Europa. L'Etna e' il più imponente vulcano italiano, le sue basi si ergono dalla costa ionica e sorreggono un cono isolato, é la cima più alta d'Italia se si escludono le Alpi. Situato nella parte Est della Sicilia, ha tutto il perimetro di base e parte dei pendii popolati ed urbanizzati da piccoli e medi centri. A soli 30 Km dal vulcano, vi é Catania, grossa città, centro commerciale e marinaro, di 500.000 abitanti. Il vulcano é uno dei più attivi del mondo, a memoria d'uomo lo si ricorda sempre molto attivo, almeno 150 le eruzioni rilevanti registrate. Quelle memorabilmente disastrose sono una decina, la storia ricorda le eruzioni del 475aC, del 396aC, del 36aC, del 1183, del 1329. Una delle peggiori si ebbe nel 1693 in quell'occasione la lava raggiunse e distrusse parte di Catania e moltissimi centri nei dintorni del vulcano. Tra le recenti, quella del 1928, che giunse sino al litorale ionico di Mascali e tra le ultimissime, quella del 1971 distrusse l'Osservatorio Etneo. Tra le più recenti e spettacolari si ricorda quella del 1983. Il monte Etna e' composto da moltissimi crateri, i più attivi sono situati nell'area sommitale : il Cratere N.E., il Cratere S.E., il Cratere Occidentale, la Voragine, Bocca Nuova.
Punto culminante della Sicilia, incappucciato dalla neve nel periodo invernale, l'Etna, ancora attivo, è uno dei più famosi vulcani d'Europa. La sua altezza, continuamente modificata dalle eruzioni, è oggi circa 3350 m s.l.m. L'altro nome dell'Etna, Mongibello, deriva da una errata interpretazione dell'arabo Gebel, monte, cui è stato aggiunto una seconda volta l'appellativo. Etna sarebbe così un suggestivo "due volte monte". L'Etna
nasce da eruzioni sottomarine nella zona di Acitrezza che, in epoca
quaternaria (circa 500.000 anni fa), formano anche la Piana di Catania,
prima occupata da un golfo. Le eruzioni dell'Etna nell'antichità sono
assai numerose, almeno 135. Nel Medioevo il vulcano erutta nel 1329 e nel
1381, seminando il terrore nella gente che vive nella zona. Ma è nel 1669
che ha luogo il cataclisma più terribile: il torrente di lava scende fino
al mare devastando in parte Catania al suo passaggio. In epoca più
recente le eruzioni più rilevanti sono quelle del 1910 con la formazione
di ventitrè nuovi crateri, quella del 1917 quando una fontana di lava
zampilla fino ad 800 m al di sopra della sua Le ultime esplosioni di "collera" del vulcano hanno luogo nel 1928 quando una colata, di lava distrugge Mascali, nel 1954, 1964, 1971, 1974, 1978, 1979, 1981, 1983, 1985, 1991, fino a quelle del 2001 e del 2002 ………... L'Etna mantiene sempre il suo pennacchio di fumo e può in qualsiasi momento entrare in attività. Tutt'intorno ai crateri, le colate di lava nere se sono recenti, grigie quando invece risalgono a tempi più lontani e cominciano a ricoprirsi di licheni, testimoniano con la loro presenza e, qua e là, con i loro funesti effetti (strade interrotte, edifici distrutti) l'incessante attività del vulcano. A quasi 3000 m di altitudine, sul versante del cratere centrale, nella zona Torre del Filosofo il cui rifugio è stato distrutto dalla lava nel 1971, appaiono quattro crateri: quello di sud-est, nato nel 1978, l'immenso cratere centrale, quello di nord-est, la cima più alta, la cui attività non si è più manifestata dopo il 1971, e la Bocca Nuova, ultimamente la più attiva.
PARCO DELL'ETNA Istituito nel 1987, il parco copre un'estensione di 59000 ha. La montagna appare come un enorme cono nero, visibile in un raggio di 250 km. Alla sua base, estremamente fertile, prosperano numerose colture di aranci, mandarini, limoni, olivi, agavi, fichi d'india, nonchè banani, eucalipti, palme, pini marittimi e viti da cui si produce eccellente vino Etna. Tra la vegetazione spontanea, invece, particolarmente presente è l'euforbia arborea. Sopra i 500 m crescono noccioli, mandorli, pistacchi, castagni che più in alto lasciano il posto alle querce, ai faggi, alle betulle ed ai pini, soprattutto nella zona di Linguaglossa (si veda oltre). Il paesaggio a queste quote è inoltre caratterizzato dalla ginestra dell'Etna. Superati
i 2100 m di quota ha inizio la zona desertica dove si trova lo spinosanto
(Astragalus siculus), piccolo cespuglio spinoso, a cui spesso si trovano
associate variopinte varietà endemiche di viole, seneci e altri fiori che
popolano le pendici dei crateri secondari. Verso le punte più elevate, la
neve e la lava calda per lungo tempo, impediscono la crescita di qualsiasi
tipo di vegetazione macroscopica. E' il cosiddetto deserto vulcanico.
Il parco dell'Etna ospita anche una fauna variata di piccoli mammiferi (istrici, volpi, gatti selvatici, donnole, martore, ghiri), volatili (gheppi, poiane, fringuelli, picchi, upupe), alcuni rettili, tra cui la vipera, e moltissime farfalle tra le quali spicca l'Aurora deIl'Etna (Anthocharis damone) Equipaggiamento - Sia per le escursioni a quota più bassa che per quelle che invece raggiungono le altitudini più elevate (si veda oltre) è necessario tener presente che, sebbene ci si trovi in Sicilia, qui la temperatura può raggiungere minime molto basse. E' quindi consigliabile essere equipaggiati con un maglione ed una giacca a vento e calzare scarpe adatte (meglio se scarponcini da trekking, perchè spesso in alto si trova la neve). Chi dovesse arrivare sprovvisto del giusto abbigliamento, può comunque noleggiare giacche a vento e scarpe adatte. Inoltre, dato che il riverbero del sole può essere molto intenso, è meglio essere sempre provvisti di occhiali da sole.
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LE ESCURSIONI Molti sono gli itinerari possibili all'interno del parco, sia percorsi brevi che escursioni più lunghe, più complesse tra cui La Grande Traversata Etnea -GTE- (5 giorni di trekking con tappe dai 12 ai 15 km), sentieri natura e, per i più pigri, la circumetnea sia in auto (si veda oltre) che in treno. Quest'ultima utilizza il tratto ferroviario che "circumnavigando" l'Etna, parte da Catania ed arriva a Riposto. Da qui, per rientrare a Catania è possibile prendere un autobus. Per informazioni, rivolgersi allla Ferrovia Circumetnea 095/541246.
di Catania tel. 095/317722, all'Azienda di Soggiorno e Turismo di Nicolosi tel 095/911505 o alle Pro Loco dei comuni etnei tra cui Linguaglossa (tel. 095/643094), Zafferana Etnea (tel. 095/70 82825) ed al Gruppo Guide Alpine Etna Sud a Nicolosi tel. 095/7914755). Questo vulcano, uno dei più attivi del nostro pianeta e il più grande d'Europa, costituisce la principale attrazione della Sicilia. Di facile accesso partendo da Catania e da Taormina, potrete farne il giro, sia in treno, sia in macchina, o meglio, imboccando le strade che ne solcano i fianchi e che permettono poi di effettuare l'ascensione fino alla vetta. Molto prima dell'arrivo dei Greci. i Siculi onoravano già Adranos "Maestro delle viscere tumultuose della terra" (il cui culto era soprattutto localizzato ad Adrano). I Greci, colpiti dalla violenza dei fenomeni vulcanici, fecero dell'Etna la dimora dei giganti Tifone e Encedade. La loro mitologia fa spesso allusione al vulcano, soggiorno dei ciclopi e di Vulcano,e si contano più di 35 eruzioni disastrose.. La più antica fra le conosciute, è quella del 47 a.c., descritta da Pindaro e da Eschilo nel suo "Prometeo cantenato". Quella del 396 a.c. impedì alla flotta cartaginese di costeggiare la riva tra Naxos e Catania. Durante il medioevo, si registrarono tutta una serie di eruzioni tra cui quella del 1381 che distrusse interamente Catania. La più tragica descritta dal fisico Borelli, ebbe luogo nell 669 e provocò la formazione dei Monti Rossi: il vulcano si squarciò dal cratere fino a Nicolosi, versando un fiume di lava che si spinse fino ad 1 km. nel mare, distruggendo tutto al suo passaggio e uccidendo 20.000 persone. Quello del 1693 fece 60.000 vittime. Il XVIII secolo conobbe 16 eruzioni e il XIX secolo 19. Dall'inizio di questo secolo, l'attività non si è affievolita. Il 27 Maggio 1911, la lava arrivò vicino al fiume Alcantara. Nella notte del 24 Giugno 1917, si osservò un fenomeno unico: dal cratere sgorgava una fontana di lava di circa 800 m. di altezza, e, in pochi minuti, vomitò più di tre milioni di mc di lava. Nel Maggio del 1923, il vulcano si aprì per circa 3 km. tra i 2.000 e i 2.500 m. di altitudine. Il 2 Novembre 1928, da una profonda apertura sgorgarono due cascate di fuoco che distrussero la città di Mascali, e che costituisce l'eruzione più micidiale di questo secolo. Nel 1950-1951 si registrò l'eruzione più lunga. Nel cratere centrale si formarono tre coni esplosivi il più alto dei quali raggiunse i 3.326 m., altezza attuale del vulcano. Durante questa eruzione si è valutata in ottocento milioni di mc la quantità di lava emessa. Quella del 1971 distrusse il secondo troncone della teleferica e l'osservatorio vulcanologico. L'attività del vulcano prosegue ogni giorno sotto i nostri occhi. L'immensa Piana di Catania era occupata, un tempo, da un golfo e sono state delle eruzioni sottomarine che hanno provocato l'apparizione dell'Etna. Esso occupa una superficie di 1570 kmq e il suo perimetro è di 65 km. La sua altezza varia secondo le attività eruttive. Essa era di 3.274 m. nel 1900, di 3.269 m. nel 1942 e di 3.326 m. nel 1950. Sui fianchi dell'Etna si distinguono tre zone disposte a ripiani: coltivata, boscosa e desertica. Nella zona coltivata, particolarmente fertile, si trovano vigneti, che producono un vino rinomato, e numerosi alberi di frutta: aranci, limoni e mandarini, che crescono fino a 1.200 m. di altezza; si trovano anche peri e ciliegi fino a 1.500 m. La zona boscosa è coperta da castagni, da faggi e betulle. La zona desertica, che inizia a 2.000 m. presenta un aspetto insolito con i suoi immensi campi di lava e le sue colate di scorie da crateri secondari. Non tutta la vegetazione tuttavia è assente poiché si trovano piante erbacee fino a 3.000 m.
IL GIRO DELL'ETNA IN MACCHINA Circuito di 140km. dalla strada statale n. 114 da Catania a Fiumefreddo, poi la n.120 fino a Randazzo, la n.284 da Randazzo ad Adrano e la n.121 per ritornare a Catania. Da
Catania a Fiumefreddo, seguite la litoranea. A Fiumefreddo imboccate a
sinistra la n. 120 che sale sinuosamente offrendo belle vedute sulla
costa. A 44 km. Piedimonte Etneo (348 m.) punto di partenza per
l'escursione sui Monti Arsi (880 m.). Al km. 50, Linguaglossa (550 m.),
centro dell'industria del legno, punto di partenza per le escursioni e
ascensioni del vulcano. Le ascensioni verso il cratere, dal versante
nord hanno luogo da giugno a ottobre e sono organizzate dalla società
STAR , Via Roma, 334. Vi consigliamo vivamente di prendere dalla strada
molto pittoresca di Mareneve che conduce alla pineta di Linguaglossa (17
km.) e allo Chalet delle Ginestre, (1.425 m. di altezza, ristorante).
Dopo lo chalet, una strada permette di arrivare in 7 km. al Rifugio
Pouchoz a 1.800 m. di altezza (scuola italiana di sci, bar). Se avrete
seguito questa variante, potrete raggiungere direttamente Randazzo,
senza ritornare a Linguaglossa, da una nuova strada sulla sinistra,
recentemente aperta e che non figura ancora sulle carte. Da Linguaglossa
a Randazzo, 20 km. dalla statale n. 120. Randazzo (13.000 abitanti),
situata a 754 m. di altezza, sui versante settentrionale dell'Etna ha
perduto molto del suo carattere durante l'ultima guerra. Un'ora è
sufficiente per visitare le tre chiese che sono sfuggite ai
bombardamenti del 1943. Arrivando per Via Regina Margherita troverete,
sulla destra, Via Umberto che attraversa tutta la città e conduce alla
chiesa di S. Maria. Questo edificio, costruito tra il 1217 e il 1239
nello stile normanno, e stato
Il Municipio racchiude un piccolo museo, in corso di sistemazione (aperto al mattino nelle ore d'ufficio), contenente oggetti trovati nel corso degli scavi. Interessanti sono i vasi a rilievo con decorazione "a tempera". Da Via Umberto I e da Viale Corradino, si perviene ai resti di un mausoleo romano, di epoca imperiale, detto Castello Corradino, da dove si gode di una magnifica veduta sulla Piana di Catania e suIl'Etna. Si possono anche vedere resti di case romane, nel vallone Difesa e nella contrada Panneria, oltre ai resti di un edificio termale nel vallone dei Bagni. Da Centuripe, è possibile raggiungere la statale n. 192 e l'autostrada Catania-Palermo a Catenanuova, 13 km. Ritornate sulla statale n. 121 e proseguite in direzione di Regalbuto (km. 23), grosso paese a 525 m. di altitudine e a 5 km. dal lago artificiale di Pozzillo, creato sul Salso per alimentare una centrale elettrica. AI km. 37: Agira (670 m. di altitudine), città dii 5.000 abitanti, situata sulle pendici di una collina e dominata da un castello medievale. L'antica città sicana d'Agyron, colonia greca dal 339 a.c., ha avuto l'onore di vedere nascere Diodoro Siculo, il primo storico che abbia tentato di scrivere una storia universale, nel I secolo a.c. La Chiesa di 5. Salvatore, in Piazza Roma, con la facciata del XVI secolo e un campanile parzialmente gotico, racchiude un inestimabile tesoro composto da paramenti sacri e da pergamene del XII secolo. Nella Chiesa di 5. Antonio, in Piazza Garibaldi, statua di 5. Silvestro (XVI secolo) e, nel tesoro, pitture su marmo raffigurante l'Adorazione dei Magi. Nelle vicinanze, nella Chiesa di Santa Maria del Gesù, Crocifisso dipinto da Fra Umile da Petralia (1580-1639). AI km. 44: Nissoria. Al km. 50: Leonforte, cittadina fondata all'inizio del XVII secolo dal Principe Branciforte e conosciuta soprattutto per la sua grande fontana (Granfonte) ad arcate, sormontata da un frontone, con 24 zampilli che versano I'acqua in una bella vasca. AI km. 70: Enna. Uscendo da Enna, imboccate la strada statale n. 121 che contorna Biancavilla fondata nel 1480 da famiglie albanesi. Nella Chiesa Madre sono conservate la Madonna dell'Elemosina e una statuetta-reliquario di 5. Zenone, portate dai primi abitanti. La strada attraversa in seguito belle distese di aranceti e passa per S. Maria di Licodia, il cui nome proviene dall'antica abbazia benedettina, attuale sede del municipio. La Chiesa di 5. Maria ha conservato il suo campanile, tardo medioevo, in pietra di lava. km. 120: Paternò. Città di 40.000 abitanti, a 279 m. di altitudine, sopra la vallata del Sineto e dominata da una roccia sulla quale si erge un castello d'origine normanna. Vi si accede salendo per Via Matrice. In cima si trova la Chiesa Madre (5. Maria dell'Alto); a sinistra, altre due chiese in rovina con le rovine dei conventi; a destra, il castello, costruito da Ruggero il Normanno nel 1073, trasformato nel XVI secolo e restaurato nel 1958. Bellissimo panorama sull'Etna. La strada attraversa in seguito la linea ferrata dell'Etna e una colata di lava del 1669. km. 132: Misterbianco città di 5.000 abitanti, che sorge su due colline, dominata da alcune chiese. Km. 140: Arrivo a Catania.
IL GIRO DELL'ETNA IN TRENO Per le prenotazioni, rivolgetevi alla stazione di Catania o alle agenzie di viaggio. Questa escursione permette di girare intorno all'Etna in treno partendo da Giarre Riposto. Percorso di 114 km. in 4 ore circa. Da Catania potrete arrivare alla stazione di Giarre Riposto sia con treni diretti (35 mn.), sia in autobus. La Ferrovia Circumetnea, passa per Linguaglossa, Randazzo, Maletto, Bronte e Paternò, attraversando zone di vegetazione lussureggiante che si alternano con paesaggi brulli, invase da colate di lava. Avrete costantemente una bella veduta dell'Etna.
LE STRADE DELL'ETNA Una eccellente rete stradale permette di percorrere il fianco est delI'Etna. Vi diamo due itinerari partendo da Catania. Da Catania a Linguaglossa per Zafferana Etnea, strada di 44 km. Uscite da Catania da Via Etnea e da Piazza Gioieni, svoltate a sinistra per raggiungere Barriera del Bosco, poi a destra per S. Agata Li Battiati. Attraversate il paese e svoltate a destra in direzione di Viagrande. La strada di sinistra conduce a Trecastagni (586 m. di altitudine); al bivio di una strada per Acireale e Nicolosi. La strada passa ai piedi dei crateri secondari dell'Etna e attraversa FIeri, Malpasso e Sarro prima di arrivare a Zafferana Etnea (al km. 23, 595 m. di altitudine). Luogo di villeggiatura sulle pendici del vulcano e centro di escursioni. Da Zafferana, avete la possibilità di arrivare al Rifugio Sapienza, a 1881 m. di altezza, per mezzo di una strada di 22 km. Escursione molto raccomandata, che permette di raggiungere Catania passando da Nicolosi. Se continuate in direzione di Linguaglossa, la strada attraversa la vallata del Bove, da dove si possono andare a vedere, con una guida, le fantastiche muraglie di lava e di tufo che raggiungono talvolta circa 1.000 m. di altezza. Al km. 28: Milo, da dove si scorgono le colate di lava dell'eruzione del 950 che si sono arrestate a soli 300 m. dal centro abitato. Km. 30: Fornazzo (840 m. di altitudine) centro di escursioni da dove una strada, sulla sinistra, permette di salire al Rifugio Citem a 1.741 m. (piste di sci) e di raggiungere Linguaglossa a 30 km. Una strada più breve (14 km.) scende da Fornazzo verso Linguaglossa. L'ascesa al vulcano può essere effettuata sia dal versante nord che dal versante sud. I due percorsi offrono panorami e caratteristiche diverse. Più brullo, nero e desertico il percorso che da Nicolosi porta al Rifugio Sapienza, immerso nel verde il tratto che conduce a Piano Provenzana. Dalla costa al versante sud Percorso di 45 km con partenza da Acireale - 1/2 giornata ca Diversi sono gli approcci per raggiungere il versante sud del vulcano, quello più brullo, nero di lava frantumata a formare un paesaggio dall'aspetto lunare. Molti sono i paesini da cui si può passare per raggiungerlo e tutti hanno in comune una caratteristica: la pietra lavica a pavimentare le strade, ad ornare portali e finestre delle case, a creare mascheroni resi più minacciosi dal colore scuro, a sottolineare le linee delle chiese. Nicolosi è considerata la porta dell'Etna. Qui hanno sede le guide Alpine Etna Sud (tel. 095/7914755) e da qui si snoda la bella strada che conduce fino al Rifugio Sapienza, luogo di partenza per le escursioni al cratere. Verso la cima dell'Etna - Il percorso permette di scoprire un volto inusuale e proietta il visitatore in unta dimensione quasi fantastica, ove le note dominanti sono il nero della lava e l'azzurro del cielo con, qua e la, qualche spruzzo bianco di neve. Prima di giungere al rifugio, un'indicazione segnala i Crateri Silvestri, una brevissima passeggiata a quota 1886 m. ma che ci catapulta sulla luna, con i suoi crateri.
Ascesa al versante sud - L'escursione si svolge parte in funivia (dal Rifugio Sapienza) fino a 1923 m, parte in fuoristrada (fino a 2608 m). L'ultimo tratto a piedi. Per ragioni di sicurezza non è più possibile avvicinarsi alla bocca centrale. Si giunge però, dopo un breve cammino, ad una zona "calda", in cui la terra fuma. La gita prevede anche una sosta in fuoristrada nei pressi della Valle del Bove, vasta zona depressa (da qui l'appellativo valle) delineata da muraglie di lava alte fino a 1000 m in cui si aprono crepacci e voragini. La zona è stata spesso teatro di eruzioni di cui alcune particolarmente pericolose, in cui la lava è riuscita a raggiungere i centri abitati (1852, 1950, 1979 e 1991). Il versante nord-orientale. Percorso di 62 km con partenza da Linguaglossa - 1 giornata. Linguaglossa - Il paese, letteramente due volte lingua (Glossa in greco) testimonia, nell'ipotesi più intrigante, la sua posizione "calda" proprio sulle pendici dell'Etna che spesso furono invase da sciare di lava incandescente. La piazza centrale è caratterizzata dalla presenza della Chiesa Madre, in pietra lavica e arenaria. All'interno, si può ammirare un bel coro ligneo del 1728 con scene della vita di Cristo. La Pro Loco di Linguaglossa, lungo la via principale del paese, funge da principale punto di riferimento per le escursioni sull'Etna. Materiale e pannelli esplicativi all'interno della sede aiutano a conoscere il parco ed il vulcano, a programmare le gite. Lungo la strada Mareneve, fiancheggiata da una bella pineta di pini lanci, si giunge fino a Piano Provenzana dove si può lasciare la vettura per effettuare l'escursione ai crateri sommitali. Ascesa al versante nord - In un bellissimo percorso, il pulmino fuoristrada raggiunge i 3000 m ca di altitudine. Su questo versante è stato installato il nuovo osservatorio che ha sostituito quello distrutto dalla lava durante l'eruzione del 1971 (durata 69 giorni) che ha interessato sia il versante sud (ove oltre all'osservatorio viene "cancellata" la vecchia funivia), che il versante orientale ove la colata lavica arriva a minacciare alcuni centri abitati (Fornazzo, Milo) per fermarsi a circa 7 km dal mare. Dalle vicinanze dell'osservatorio, a 2750 m ca, si gode di una magnifica vista. Si prosegue poi fino a quota 3000. Qui si abbandona il fuoristrada per procedere a piedi e vedere da vicino quelle terribili sbuffanti bocche che a seconda del loro umore decidono di risparmiare le terre attorno o di mondane di una sciara, o di fuoco vivo. Il percorso varia a seconda dei capricci del vulcano. Lungo il ritorno, viene effettuata una sosta a 2400 m d'altitudine, per vedere i crateri protagonisti dell'eruzione del 1809. La strada orientale - Una volta ritornati a Piano Provenzana si può proseguire lungo la strada panoramica Mareneve che costeggia la zona sommitale dal lato est. Sulle basse pendici del versante orientale dell'Etna, si trovano numerosi paesini agricoli che sfruttano la fertilità del suolo vulcanico per coltivare vite ed agrumi. In località Fornazzo, appena prima di immettersi sulla strada che collega Linguaglossa con Zafferana Etnea, si giunge fino all'incredibile colata lavica che, nel 1979, ha "rispettato" la piccola Cappella del Sacro Cuore (sulla sinistra) sebbene addossandosi ad uno dei muri e riuscendo a penetrare un poco all'interno: Oggi è meta dei numerosi fedeli che vedono in questo un evento miracoloso e vi portano numerosi ex-voto. Da Fornazzo una breve deviazione sulla sinistra permette di raggiungere Sant'Alfio. Ritornare in direzione Fornazzo e proseguire a sinistra verso Milo. Proseguire in direzione di Zafferana Etnea e raggiungere Trecastagni e poi Nicolosi per poi proseguire sul versante sud o verso Catania.
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L'Eruzione del 1669 Quella del 1669 è la più grande eruzione laterale avvenuta in epoca storica. Dalla fenditura prodottasi in quei giorni sgorgò una delle più disastrose colate laviche che la storia etnea ricordi; la colata che stravolse il versante sud-orientale del vulcano distrusse non solo numerosi centri abitati ma gran parte della stessa città di Catania. Una enorme tragedia vissuta dalle genti dell'Etna e che segnò inesorabilmente la vita di decine di migliaia di persone. A
partire dal giorno 8 marzo sino alle ore 06.00 dell'11 marzo 1669 una
sequenza impressionante di terremoti interessò l'area compresa tra gli
abitati di Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Mascalucia e Gravina causando
notevolissimi danni alle abitazioni. L'11 marzo accompagnata da sinistri
rimbombi si aprì una fenditura profondissima e larga circa 2 m. che si
estendeva da Piano S. Leo (circa 6 km. dall'abitato di Nicolosi) sino
alla sommità dell'Etna. Quella stessa mattina nel pianoro sottostante
il monte Nocilla (2 km a Nord-Ovest di Nicolosi) si aprì un'enorme
voragine da cui proruppero globi di cenere e blocchi accompagnati da …grandi
tuoni, fragori, e tremuoti….durante lo stesso giorno si aprirono altre
voragini allineate lungo la medesima direzione dalle quali si …cacciava
con urli, e strepiti spaventosissimi un denso fumo nero. Dopo il
tramonto, si aprì un'enorme voragine che nella notte cominciò a
vomitare un gran profluvio di liquidi sassi, che all'aspetto dell'aria
acquistando durezza, e tetro rosseggiante colore di schiumoso ferro,
formavano quel vario misto che la lava si appella…. Nel frattempo, alle bocche (attuali Monti Rossi) l'accumulo dei brandelli lavici lanciati in aria dalle esplosioni aveva formato un monte bicorne alto 50 piedi. L'attività esplosiva di questo monte fu talmente violenta che le ceneri vulcaniche spinte dai venti raggiunsero non solo le contrade meridionali della Sicilia ma anche molte zone della Calabria. Questo cratere bicorne, che crebbe come un malefico bubbone in corrispondenza delle bocche effusive del 1669, fu per tanto tempo denominato Monti della Ruina. Il tempo ha steso un velo di oblio su di esso rendendolo parte integrante del paesaggio geografico e su di esso é stata impiantata una verde pineta. Ai suoi piedi oggi si gioca e si passeggia, si recita e si amoreggia. Pochi ricordano però che esso è una sorta di santuario, un posto dove Madre Natura ha scritto con lettere di fuoco, una delle pagine più drammatiche della storia etnea. Giorno 25 marzo, un fortissimo terremoto distrusse parzialmente il cratere centrale che, sollevando un'altissima colonna di ceneri, crollò al suo interno. Nel frattempo le colate laviche scaturite andarono espandendosi in diverse direzioni divorando Malpasso, Mascalucia, S. Pietro Clarenza, Camporotondo, San Giovanni Galermo e Valcorrente. Il 29 marzo 1669, 2 bracci circondarono Misterbianco e la sera del 30 la lava distrusse quasi tutte le abitazioni. Il giorno 1 aprile 1669 le lave si trovavano a 2 miglia ad occidente della cinta muraria di Catania; avvicinandosi la colata investì dapprima la borgata di Cibali e ricoprì il pianoro del lago di Nicito nei pressi del Bastione degli infetti. La lava abbatté un antico acquedotto e molti altri monumenti per scavalcare poi le mura di cinta della città; dopo aver distrutto la parte sud-occidentale di Catania, le lave raggiunsero il mare alle due di notte del 23 aprile 1669. Il suo pauroso fronte, largo ben 2 miglia ed alto più di dodici metri, fece avanzare la costa di oltre un miglio. Giorno 9 giugno 1669 nella zona di Nesima si aprì una bocca effimera dalla quale sgorgò una copiosa colata lavica che circondò il Castello Ursino (che allora dominava la costa) per riversarsi poi in mare a formare una sorta di promontorio. L'eruzione
cessò del tutto verso la metà di luglio dopo che lava, scaturita dalle
bocche eruttive poste a circa 820 m. s.l.m. aveva raggiunto il mare e
aver emesso quasi un miliardo di metri cubi di lava. Nell'immaginario collettivo delle popolazioni del versante meridionale dell'Etna e degli abitanti di Belpasso e Paternò, anche se per motivi diversi, è ancora presente il triste ricordo della grande eruzione iniziata l'11 marzo 1669 e conclusasi dopo 122 giorni. Un fiume di fuoco lungo 16 km rese sterile oltre 38 kmq di territorio, distrusse migliaia di costruzioni e con oltre 970 milioni di metri cubi di lave seppellì 16 centri abitati minori e parzialmente distrusse la città di Catania. Il 20 marzo 1669 come descrittoci dal Canonico Alessi, "…l'infocato profluvio giunse a Malpasso, abitato da 8000 persone e nell'arco di 20 ore fu tutto ricolmo da quel fiume di fuoco e dagli ammassati sassi…". Ricostruito più in basso con il nome di Fenicia Moncada venne distrutto dal terremoto del 1693. Riedificato nello stesso luogo, dal 1695 prende il nome di Belpasso. Quest'eruzione è nota anche per il primo tentativo documentato di deviazione di una colata. La lava che aveva scavalcato le mura di Catania fu infatti deviata tramite barriere di terra, sassi e macerie delle case crollate. Ma ancora più sorprendente per quel tempo, fu il tentativo effettuato da un manipolo di temerari guidati dal sacerdote Don Diego Pappalardo, effettuato nei pressi di Malpasso; con incredibile audacia, tentarono infatti di praticare una breccia nell'argine della colata. Coperti con velli di bue bagnate d'acqua, attraverso delle aste di ferro, riuscirono ad arrivare al cuore del canale, tanto che il liquido fuoco si riversò lateralmente iniziando a scorrere nella campagna circostante per notabile spazio. Avrebbero potuto continuare nella loro opera se non fossero stati bloccati dagli inferociti abitanti di Paternò, preoccupati della possibile invasione del loro paese a causa dell'intervento operato. Che si lasci correre il fuoco laddove la Provvidenza l'ha destinato.
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LINKS
http://www.siciliatourist.tv/etnatv/nordnumeri.htm
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Sezione di Catania
The Etna web cams of Hotel Corsaro
The Etna pages of Stromboli On-line
Tom Pfeiffer's "Decadevolcano.com
Etna Volcan Sicilien, by Charles Rivière
The Etna pages of VolcanoWorld
"From Etna to Stromboli" by Thorsten Boeckel
The Etna pages of the Global Volcanism Network
etna2000.com by Simone Genovese
Malosito/Geoarchive by Marco Busetta
"Etna passionately, day after day"
Etna Speleology: Volcanic caves on Etna
Etna eruption photos, 1971 and 1974
The official web site of the Etna Natural Park


FOTOGRAFIE
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