Dal 06 all’11 febbraio in Duomo SS. Messe all’Altare di S. Agata alle ore 07,30; 10,00; 18,00. La S. Messa vespertina sarà animata dalle parrocchie: San Giuseppe e Santa Lucia in Ognina (06); Beato Dusmet a Misterbianco (07); San Pio X (08); Maria Ausiliatrice e San Domenico Savio a San Giorgio (09); Santa Maria del Carmelo a Canalicchio (10).

 

SABATO 11 FEBBRAIO

Ore 16,30 – S. Messa e amministrazione del Sacramento dell’Unzione degli infermi, adorazione e processione eucaristica interna, presiede S. E. Mons. Arcivescovo.

Ore 18 – Museo Diocesano - Concerto di beneficenza “Piccole note sulle orme di Abreu”, coro e orchestra a cura dei bambini e ragazzi del programma di educazione musicale “El Sistema” dell'Associazione Musicale “Alkantara” Nucleo Civita.

Ore 20/24 - Museo Diocesano e Badia di Sant'Agata: Arte tra cielo e terra : Visita delle terrazze della cupola della Badia e delle Terme Achilliane, con proiezioni di immagini sulla festa di Sant'Agata nei due siti.

 

DOMENICA 12 FEBBRAIO – Chiusura delle Celebrazioni

Ore 7,30; 9; 11; 12; 13; 16; 17 – SS. Messe

Ore 8 – Esposizione delle Sacre Reliquie. Dalle ore 09,30 alle ore 13,30 e dalle ore 15,00 alle ore 17,00 i fedeli potranno accostarsi al tradizionale bacio delle sacre reliquie presso la cappella di S. Agata

Ore 10/13 – Palazzo degli Elefanti, Municipio aperto al pubblico e concerto a cura del Teatro Massimo Bellini e dell’Istituto musicale.

Ore 10/13 – Apertura della cripta di Sant'Euplio nella omonima via

Ore 12 – Museo Diocesano e Badia di S.Agata - Premiazione del concorso fotografico “Sant'Agata dai tetti”

Ore 10 – S. Messa presieduta dal rev.mo mons. Salvatore Genchi, Vicario generale dell’Arcidiocesi

Ore 14,30 – S. Messa per i disabili presieduta dal rev.do mons. Alfio Russo

Ore 19 – S. Messa solenne presieduta da S. E. mons. Arcivescovo. Al termine processione delle Sacre Reliquie in piazza Duomo con la partecipazione delle autorità cittadine

 

 

 

 

 

 

Tutta la verità sulla salita di Sangiuliano
11 febbraio 2012 di Fabio Giuffrida

Di Fabio Giuffrida
Anche quest’anno si è conclusa la Festa di Sant’Agata con una scia alquanto irritante di polemiche. Nella prima parte dell’inchiesta avevamo messo in luce la strana comunione tra la Festa di Sant’Agata e la Mafia, confermata anche da due collaboratori di giustizia: una festa che odora più di estorsioni, bische, droga, abusivismo, mafia ed illegalità dilagante piuttosto che di fede. A confermare le nostre accuse anche monsignor Barbaro Scionti che al rientro in Cattedrale della santuzza ha esclamato furioso: “Questo è uno spettacolo vergognoso, oltremisura. Certa gente non dovrebbe portare il sacco di devozione a Sant’Agata. Non sapevo infine che Sant’Agata insegnasse la violenza”.

 

 

Parole durissime, finalmente una presa di posizione di una Chiesa, abbandonata dalle istituzioni e da sempre ostaggio della criminalità: se il Comune aveva dichiarato guerra ai delinquenti, bandendo un concorso pubblico per la ricerca di un capovara “con fedina penale pulita”, il Commendatore Luigi Maina, oramai star della festa della santuzza, aveva ribadito come la Chiesa non potesse fare una selezione naturale. Insomma non potesse chiedere ad un devoto se fosse un criminale o meno.
Quest’anno la festa, però, è terminata in netto anticipo, tra lo stupore di Michela Giuffrida, Direttore di “Telecolor”, che durante la diretta ha dovuto commentare, inorridita, una rissa in piena regola che sarebbe potuta sfociare in tragedia. Il capovara si è rifiutato di proseguire per la tradizionale “acchianata” di Sangiuliano che poi sarebbe terminata con il “canto delle suore”, le quali a loro volta non ne possono più di cantare all’alba, in un orario davvero improponibile. L’acchianata non è stata fatta per ragioni di sicurezza: la pioggia, copiosa, si era riversata nella notte sulla città di Catania. Ma un gruppo di devoti si è subito ribellato, scontrandosi violentemente e con toni poco civili contro il capovara che, da vero leader carismatico, non si è lasciato intimidire. Quello che tutti ci hanno segnalato è la capacità del capovara di instaurare un dialogo e soprattutto di farsi sentire: “Quando parlava lui stavano tutti in silenzio!” è il commento unanime di coloro che erano lì presenti. Ma c’è chi ha fatto di più: ha ripreso quelle scene indecenti e ha deciso di confessarsi ai microfoni di Lavika.

 

 

E’ il caso di un devoto, Riccardo C., che ai nostri microfoni ha dichiarato: “Molti sono stati gli applausi quando il capovara ha annunciato che per ragioni di sicurezza non avrebbero potuto fare la salita di Sangiuliano. Ma una ventina di ragazzini ha iniziato a contestare: inizialmente semplicemente non tirando – e questo ha comportato l’allentamento della corda – poi alcuni ‘delegati’ hanno iniziato una lunga discussione col capovara e chi gli stava intorno, sostenendo che la salita si doveva fare e che loro, i potenti che decidevano, gli stavano rubando la festa”. Ancora una volta si evidenzia lo strano rapporto tra taluni devoti e la santuzza, oltre che il mancato rispetto dei ruoli dando del “potente” al capovara che in realtà, accettando quell’incarico, finisce per assumersene tutte le responsabilità. Le stesse che hanno portato alla condanna a 4 mesi di reclusione e un risarcimento di 700 mila euro alla famiglia per l’ex capovara Alfio Rao in seguito alla morte di Roberto Calì, travolto nella folla proprio durante la salita di Sangiuliano. Piuttosto strano è che quest’anno non siano intervenute le forze dell’ordine che a quanto pare non erano neppure presenti (“Sono decisioni che deve prendere la Chiesa, non dipendono dall’amministrazione cittadina” ha tuonato il Sindaco di Catania in merito all’assenza delle forze dell’ordine accanto la vara). “Durante questi scontri verbali avvenuti all’interno del cordone – continua Riccardo – molti devoti si sono scandalizzati per i toni usati davanti la santuzza. Qualche devoto ha continuato a tirare il cordone, per cui il tecnico dei freni (Arcangelo Stanganelli, 48 anni, ndr) che li stava sistemando si è ferito alla mano, rischiando molto di più”.

Forse è proprio così che quei quattro scalmanati e irresponsabili si sono convinti che durante la salita, seppur coi freni tirati, il fercolo sarebbe potuto riscendere indietro, ferendo chi lo seguiva” dichiara Riccardo che poi conclude “Il capovara è stato molto bravo a gestire la situazione dimostrando un enorme carisma visto che nessuno osava parlargli sopra. E’ impensabile che dei ragazzini possano deviare il corso del fercolo con la forza. Ho ripreso solo alcuni secondi della disputa, ma poi mi è sembrato fuori luogo visto che era una scena davvero triste”. Una festa che costa alla città ben 500 mila euro (fonte: Giampaolo Adonia, Responsabile dell’Ufficio amministrativo del Comitato per le feste agatine) ma che non sarebbe “nulla in confronto al ritorno per la città”. In poche parole: un ritorno d’immagine acchiappa – turisti.
Il Sindaco di Catania Raffaele Stancanelli userà il pugno duro: “Chiederò di visionare i filmati delle forze dell’ordine per capire se si può configurare un reato nei confronti delle azioni di questi ragazzi. Le celebrazioni agatine non sono la festa di 15 stupidi ma di mille volontari, che sono la vera anima della festa. Sono stati tre giorni di grande livello ed è assurdo che l’intera festa sia macchiata dall’irresponsabilità e dalla delinquenza di un gruppo di facinorosi”. Amen

http://www.lavika.it/2012/02/ottava-festa-di-santagata-salita-di-san-giuliano/

 

S. Agata effettuata la salita si ferma all’angolo con la via Crociferi, antica via barocca della città, e successivamente, girati i cordoni ed il fercolo, la percorre, sostando davanti la chiesa di S. Benedetto per l’ormai tradizionale canto delle monache di clausura che cantano in onore della Santa Patrona.

 

 

 

 

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IN 100.000 IN SILENZIO ASSOLUTO

 

Città in festa per Sant' Agata: ecco l'attesa delle suore di clausura.  Le monache di clausura ci raccontano come vivono il momento
Tra i momenti più suggestivi di questo lungo cammino dei devoti al seguito della loro Santa, il tradizionale canto delle Benedettine del Santissimo Sacramento.

di Dorotea Lo Greco - 4 febbraio 2012
La festa di Sant'Agata è entrata nel vivo. E il tempo clemente, almeno finora, sta accompagnando il giorno più lungo dedicato alla Santa. Dall'alba - subito dopo la Messa dell'Aurora.  La Patrona è in giro tra i suoi devoti. Un giro esterno infinito che si concluderà solo domani dopo alcune tappe fisse, come l'ingresso del fercolo in piazza Carlo Alberto, la salita dei Cappuccini, il lento passaggio in via Plebiscito, i botti di Piazza Palestro e il rientro in Cattedrale.
Tra i momenti più suggestivi di questo lungo cammino dei devoti al seguito della loro Santa, il tradizionale canto delle Benedettine del Santissimo Sacramento - e non "Clarisse" come tengono a precisare loro stesse- dell'omonimo monastero sito in via Crociferi.

 


Le monache di clausura che intonano l'antifona ci raccontano come vivono quei momenti. "E' una usanza che nasce spontaneamente, come esigenza di pregare e ringraziare la Santa". In passato la Vara della patrona si fermava davanti al monastero di notte, loro cantavano dietro degli spioncini che non permettevano loro di vedere quanta gente assistesse a quel momento. Con gli anni la processione ha cominciato a fermarsi in pieno giorno, il che ha portato le monache a cantare dietro il cancello e a farsi, quindi, vedere, spezzando la magia della "poesia della notte", così come la definisce una delle suore che ci ha accolto nel suo monastero.


Il canto, realizzato dal musicista Tarallo, interpreta la preghiera che Agata ha fatto a Dio come ringraziamento per averla liberata da quell'uomo che voleva sposarla, "Comanda che possa venire verso Te" parte dell'implorazione.
"Si tratta di un canto brevissimo che commuove in una maniera impressionante: si crea un silenzio assoluto ed è come se la Santa fosse proprio lì davanti in carne e ossa. E' un momento che dà un senso di pace, la gente forse ,oggi più che mai, sente questo bisogno di Dio, di Fede e di Preghiera". "Ormai sono troppe le cose futili che ci distolgono dai valori importanti e se anche ci divide la grata, questo non significa che non siamo vicini alla gente, visto che l'ideale di vita che condividiamo è il medesimo".

E ancora sulla festa in generale, specificano che con l'eccessivo folklore e commercio si rischia di perdere il significato vitale. E sull'essere monache di clausura oggi, le Sorelle chiariscono che deve trattarsi innanzitutto di un bisogno interiore. " Avvertiamo l'esigenza di cercare,di pregare e di trasmettere quello che noi sentiamo da Dio. E' un evento innato che si ricollega a determinate circostanze della vita. Siamo sì separati,ma per essere più uniti al mondo:preghiamo per tutti i Fratelli,e specialmente per i giovani che vivono oggi più che mai un momento difficile".

 

 

 

Ecco il testo del canto "Stans beata Agatha", eseguito dalle suore Benedettine sul sagrato della Chiesa di San Benedetto per la prima volta nel 1987. Il testo latino è stato musicato alla fine dell'800 dal compositore di origini napoletane Filippo Tarallo:

 

 "Stans beata Agatha in medio carceris, espansi minibus orabat ad Dominum: Domine Jesu Christe, Magister bone, gratias tibi ago qui me fecisti vincere tormenta carnificum, jube me Domine ad tuam immarcescibilem gloriam feliciter pervenire"

(Stando la beata Agata in mezzo al carcere, elevate le mani pregava il Signore: Signore Gesù Cristo, Maestro buono, ti ringrazio perché mi hai fatto vincere i tormenti dei carnefici; esaudiscimi, o Signore, e fammi pervenire felicemente alla tua gloria infinita)

 

http://www.benedettineapcatania.it/


 

 

 
 
 

Successivamente la processione continua passando da piazza Dusmet, via Madonna dell’Indirizzo e piazza Mazzini; imboccando infine per via Garibaldi alla volta di piazza Duomo per il rientro in Cattedrale, tratto che viene effettuato di corsa, come per l’entrata al termine della prima processione di giorno 4 febbraio.

 

 

I due lunghi cordoni entrano in chiesa ed arrivano fino all’altare maggiore della Cattedrale, e quando si effettua la corsa, è un momento molto suggestivo ed emozionante. S. Agata, rientra in chiesa dopo la lunghissima processione iniziata il pomeriggio del giorno precedente, intorno le ore 9,00 circa del mattino di giorno 6 febbraio,  ma di anno in anno sempre con più ritardo.

 

 

 

 

Le sacre reliquie vengono prelevate dal fercolo e portate a spalla all’interno della cappella per essere infine custodite all’interno della cameretta. Quest’ ultima parte della festa è un momento molto commovente perchè si ha il doloroso distacco tra la Santa e il suo popolo di devoti, e molti piangono per questo angoscioso distacco.
 

 

 

 

Un selfie con Sant'Agata

Oltre che essere una festa storica, quella di sant'Agata è una festa che sta al passo della storia. Con la esse maiuscola e anche con quella minuscola. Uno scatto "rubato" dal nostro Davide Anastasi mostra un gruppo di giovani "devoti" arrampicati sulla cancellata della Cattedrale di Catania che si sono accaparrati così un posto in prima fila mentre l'amata Patrona, appena uscita dalla Cattedrale, sta per essere sistemata nel suo fercolo per il giro esterno. Ma l'attenzione di quei ragazzi non è solo per Sant'Agata: l'obiettivo è piuttosto farsi un estemporaneo selfie con la Santa, da postare in fretta per essere i primi, nel mare di foto e filmati riversati nel web nei giorni della festa.

Segni dei tempi, cui anche la Chiesa ha "chinato il capo": due anni fa con la pagina facebook di Sant'Agata e quest'anno con una App ufficiale dove si trova di tutto ed è anche possibile, attraverso la geolocalizzazione del fercolo, rispondere all'interrogativo che, visti gli orari incerti della kermesse sacra, tutti si pongono: "Dove è arrivata la Santa? ".

Ma segni dei tempi sono anche una ritrovata sobrietà della festa, che si estrinseca in tanti modi, anche se in questo cammino ci sono ancora altre tappe da fare. Una sobrietà che significa un maggiore controllo della Chiesa e delle autorità (ma anche della società civile) nella gestione di questa "macchina" preparata per mesi, e anche della lunghissima processione che si snoda per almeno 36 ore per le strade cittadine, sconfinando abbondantemente nel giorno successivo della festa "canonica".

Ma anche in cerimonie - religiose o mondane, e tante ce ne sono nei tre giorni dei festeggiamenti - finalmente più sobrie che poco spazio lasciano, finalmente, alle passerelle dei politici e alla "guest star" di turno.

E, se vogliamo, sobrietà significa anche "declinare" Sant'Agata meno nei gadget e più nelle iniziative culturali che permettono di ritrovare pezzi di storia cittadina, riconoscere l'importanza della patrona catanese nella storia dell'arte, formare le giovani generazioni a una fede più matura e a una cittadinanza più cosciente.

Oggi è il gran giorno di Agata: in Cattedrale dove un solenne Pontificale da sempre presieduto da un rappresentante del Vaticano - quest'anno il cardinale Domenico Calcagno - celebrerà la Martire e più tardi nelle strade di Catania per un lungo abbraccio corale da parte dei catanesi e anche dei tanti turisti che, con gli occhi in su, in questi giorni, collezionano istantanee di una città "impazzita".

I servizi in Cronaca di Catania

La Sicilia, 5.2.2015

 

 

 

 

 

S. Agata viene conservata in attesa di poterla rivedere per un’ultima volta il giorno dell’ottava della festa,

il 12 febbraio, per poi dargli un arrivederci alla prossima festa d’agosto ed alla grande festa dell’anno successivo.
 

IL RITORNO DEI GUERRIERI DOPO LA BATTAGLIA

 

(I testi in colore giallo sono di Vincenzo Zappalà)

 

 IL DOPO SANT'AGATA

 

 

 

 

«Sant'Agata con noi tutto l'anno»

Se l'Ottava è «il giorno di ringraziamento a sant'Agata per i giorni vissuti con Lei», è anche il primo momento di bilanci della festa, del periodo che l'ha preceduta e del funzionamento della complessa macchina devozionale. E anche dei possibili correttivi. Perchè «non possiamo fare della festa un feticcio intoccabile».

Per questo, in Cattedrale nell'incontro puntualmente organizzato di questo si parla con mons. Barbaro Scionti, delegato arcivescovile per la Festa di Sant'Agata e mons. Gaetano Zito, vicario episcopale per la Cultura.

«Giorni intensi - per mons. Scionti - quelli vissuti con sant'Agata. Certo i sacerdoti - sorride - non sono rimasti disoccupati. Per quanto riguarda l'aspetto sacramentale, numerosissime sono state le confessioni e anche le celebrazioni eucaristiche. Quello che vorremmo è che ci fossero più sacerdoti fra il cordone, fra la gente...

Il bilancio di che segno è?

Il bilancio delle celebrazioni è positivo come lo è stato negli ultimi anni. La Chiesa catanese sta camminando riportando il culto di sant'Agata nel solco di Cristo. E soprattutto stiamo guadagnando la fiducia dei devoti che hanno capito che non si vuole togliere niente e nessuno dalla festa. Solo che per godersela bisogna aderire a certe regole. Ma certo - aggiunge - c'è ancora tanti da lavorare, perchè non tutto è stato risolto. E ci lavoriamo tutto l'anno, non solo nei giorni di febbraio. Il mio primo impegno, per questo sono stato nominato parroco della Cattedrale 9 anni fa, è stato quello di occuparmi costantemente delle problematiche delle celebrazioni agatine

Ad esempio c'è il problema delle candelore "autonome"....

«Non ho niente contro le candelore. E' un segno del folklore e, come dice la radice della parola, il folklore va gestito dal popolo. I cerei sono nati come segno religioso, ma ormai non hanno più quel senso. Sfilano in processione ma è bene sottolineare che il senso e il valore del fercolo e del busto reliquiario sono molto diversi da quelli delle candelore.... ».

Mons. Zito, anche lei è impegnato tutto l'anno su questo fronte?

«Certamente e così deve essere. Questa città deve fare i conti con la festa durante tutto l'anno considerando anche che la festa in questa città determina ritmi e relazioni. Ci sono aspetti processionali critici su cui credo sia doveroso che la città discuta "a bocce ferme", cioè senza l'urgenza della festa. A partire da un importante assunto».

Quale?

«Non possiamo fare della festa un feticcio intoccabile. Patrimonio di studiosi ed esperti più o meno qualificati. Dobbiamo avvicinarci alla festa senza preconcetti. E rivedere le celebrazioni a partire dal significato di sant'Agata per la Chiesa di Catania».

Appunto, che cos'è sant'Agata per Catania?

«L'identificazione fra la Santa e il busto reliquiario è una identificazione deleteria. Sant'Agata è con noi non solo nei giorni di febbraio e il 17 agosto, ma tutto l'anno con la sua bontà, la sua Santità, la sua esemplarità, la sua protezione speciale della città, il suo culto popolare».

Da qui la sua idea di esporre il busto reliquiario tutto l'anno....

«Credo che possa favorire un rapporto diretto con la Martire e Patrona. Il progetto di tenere esposto il busto tutto l'anno è finalizzato a educare il popolo cristiano a tener vivo il rapporto con sant'Agata. Del resto, storicamente, il posto dei resti mortali della Patrona contenuti nei reliquiari era in una piccola cripta sotterranea, tutt'ora esistente, sotto l'altare della navata centrale. Come accade a San Pietro, a far segno che la Chiesa, intesa come comunità cristiana, è edificata sulle reliquie, sulla tomba dei martiri. Per questo sarebbe bene che l'effigie di sant'Agata fosse sempre visibile. Non è certo un problema turistico o di business, o una misura contro le manifestazioni che si registrano alla messa dell'Aurora, come qualcuno ha paventato. E' solo un modo più corretto, a mio avviso di rapportarsi alla figura di sant'Agata. E modificando il rapporto con il busto reliquiario, anche la la festa cambia, aiutando noi catanesi ad acquisire una nuova mentalità».

E le candelore?

«Le candelore? Dovrebbero uscire solo il 3. E non parlo di temi di legalità. Ricordo soltanto che le candelore votive erano l'omaggio delle corporazioni per la festa liturgica della Candelora. La processione di quel giorno si chiamava Luminaria perchè i cerei sfolgoravano di luce e tutta la città partecipava all'offerta della cera alla Patrona in segno di devozione. Quel giorno e solo quel giorno».

 

Rossella Jannello - La Sicilia, 13/02/2015

 

 

 

 

L'OTTAVA. Reliquie esposte dalla mattina, annullata per la pioggia la processione in piazza Duomo

 

Per un'intera ed intensa giornata, migliaia di catanesi hanno compiuto nel giorno dell'Ottava (oggi più correttamente chiamata chiusura delle celebrazioni) il tradizionale ed immancabile pellegrinaggio in Cattedrale per l'ultimo commosso omaggio a santAgata, le cui reliquie sono state solennemente esposte fin dalle primissime ore della mattinata alla venerazione dei fedeli catanesi.

Così tanti anziani, soprattutto durante le ore del mattino, sono confluiti alla spicciolata, al suono del campanone di sant'Agata, nella basilica per partecipare alle solenni celebrazioni eucaristiche, accostarsi alla confessione e per avere ancora una volta la gioia di baciare, sfilando ordinatamente davanti alla cappella della cappella di sant'Agata, i preziosi reliquiari antropomorfi prelevati dall'artistico scrigno reliquiario e che custodiscono da secoli i sacri resti dell'amata martire "picciridda" e di emozionarsi profondamente nel contemplare in preghiera il sorridente volto del pregevolissimo semibusto reliquiario della Santa Patrona.

Si sono rinnovati con serenità e sobrietà i toccanti momenti rituali dell'apertura della "cammaredda" - sotto l'impeccabile regia del parroco e delegato arcivescovile per la Cattedrale mons. Barbaro Scionti coadiuvato da sacerdoti e diaconi - del breve corteo del semibusto reliquiario attraverso il transetto fino alla teca sul lato destro dell'altare maggiore tra le acclamazioni dei devoti e il canto dell'inno popolare agatino sostenuto dalle note possenti del grande organo riattivato della Cattedrale.

Non sono mancati due appuntamenti molto seguiti: l'omaggio dei canonici del capitolo metropolitano, che era l'antico custode delle reliquie, con la celebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale e moderatore della curia mons. Salvatore Genchi, e la devota partecipazione dei fedeli disabili alla tradizionale messa celebrata dal presidente dell'Opera Diocesana Assistenza mons. Alfio Russo.

La Cattedrale ieri comunque non si è riempita solo di fedeli catanesi; è stata anche meta di numerosi turisti che hanno potuto avvicinarsi alle sacre reliquie ed ammirare la bellezza della basilica splendente di luci e le artistiche candelore recanti le ingenue scenografie del martirio di S. Agata, ornate. illuminate e pronte al brevissimo giro esterno di saluto.

Nel pomeriggio le navate della Cattedrale si sono riempite, in attesa del pontificale serale presieduto dall'arcivescovo mons. Salvatore Gristina con la partecipazione di canonici, parroci, diaconi, seminaristi ed alunni del corso per il diaconato "S. Euplio", alla presenza delle massime autorità civili e militari cittadine secondo il plurisecolare e solenne cerimoniale civico-ecclesiale gestito dal presidente del comitato organizzativo e cerimoniere onorario del Comune comm. Luigi Maina.

Nell'omelìa il metropolita richiamando la Liturgia della Parola e un brano della prima lettera di S. Pietro in cui l'apostolo esorta i cristiani a "non meravigliarsi della persecuzione scoppiata in mezzo a loro per metterli alla prova", ha rivolto ai presenti accorate parole di speranza e di conforto: «Davanti alle forme acute di sofferenza dobbiamo saper attingere come Agata la forza che viene solo dal Signore e non dai nostri sforzi umani. Ci comportiamo come Sant'Agata? Dobbiamo chiedercelo se vogliamo essere veri devoti. E' vero - ha continuato mons. Gristina - che tutti, voi ed io, dobbiamo ammettere che spesso ci comportiamo diversamente, ma è pur vero che anche a noi lo Spirito Santo dà la luce e la forza che diede ad Agata, irremovibile nella sua adesione a Gesù Cristo e al suo Vangelo e fedele fino al martirio. Non dobbiamo vergognarci di essere cristiani - ha concluso l'arcivescovo - al contrario, come Agata, dobbiamo essere fieri di appartenere a Gesù, di far parte della Chiesa, di questa nostra santa Chiesa catanese: nel nostro territorio c'è sempre maggiore esigenza di cristiani, fedeli alla missione che Gesù sempre ci affida». Al congedo liturgico, l'arcivescovo ha invitato intensamente a pregare per le vittime del mare e per i governanti affinché possano impegnarsi a risolvere questa situazione dolorosa e ha chiesto pure di pregare per gli ammalati, parecchi dei quali il giorno prima aveva visitato negli ospedali.

Dopo la solenne concelebrazione eucaristica, a causa della pioggia, si è snodata solo in basilica la breve e suggestiva processione dei venerati reliquiari di Sant'Agata, portati sulle spalle con le apposite varette dai devoti soci delle associazioni agatine con la partecipazione dell'arcivescovo, del clero, del seminario, del diaconato, dei ministranti, delle Associazioni Agatine e degli Amici del Rosario con le autorità e il popolo. A Villa Pacini, secondo programma, sono stati sparati i fuochi d'artificio. Una marea di fedeli con entusiasmo ha seguito le varette fin sulla soglia della cappella del sacello delle reliquie di Sant'Agata dove è avvenuto l'ultimo commovente saluto, con l'arrivederci al 17 agosto.

Antonino Blandini  - La Sicilia, 13/02/2015