Le candelore, o cerei di Sant’Agata, sono grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie; fino ad un ventennio fa esse uscivano in processione a partire dal 2 febbraio. Alcuni storici ritengono che la festa della candelora sia stata istituita da papa Gelasio I nel 492, altri studiosi invece accennano a papa Sergio I, palermitano, il quale la istituì nel 687. In ogni caso la festa della candelora è la sostituzione di un rito sacro ad un rito pagano, simboleggiando la sua fiamma la “Luce del mondo”che squarcia le tenebre della notte.

Nel 1514 se ne contavano 22 la prima delle quali in processione era quella dei Confettieri adorna di “cosi zuccarati”; nel 1674 sappiamo fossero 28 , e dopo il terremoto del 1693 la processione dei cerei assunse tutte le caratteristiche di un’autentica festa barocca, tant’è che possiamo affermare che rappresentavano il barocco in movimento. Mentre agli inizi del ‘900 se ne contavano 15 ed esistevano pure quelle dei calzolai, carrettieri e dei muratori., oggi sono in totale 12 pesanti dai 400 ai 900 chili, portate a spalla, a seconda del peso, da 4, 8, 10 o 12 uomini.

Ciascuna di esse è legata ad una corporazione di arti e mestieri ad eccezione della prima, la più piccola, voluta dal vescovo Ventimiglia dopo l’eruzione lavica del 1776 che minacciò di invadere i paesi di Pedara e Nicolosi e dell’ultima quella del Circolo Cittadino di Sant’Agata fondato dal Beato Cardinale Dusmet.

 

 

COSI' IN PROCESSIONE, SECONDO L'ANZIANITA':

 

1 Cereo di Monsignor Ventimiglia

Apre la sfilata, ed è sempre la prima ad uscire. Questa piccola candelora non appartiene a categorie, da sempre è stato il comitato a curarne l'uscita in processione. Si tratta della più piccola e dal popolo viene meglio conosciuta come "a cannalora di Sant'Aita". Fu donata da Mons.Ventimiglia dopo l'eruzione lavica del 27 aprile 1766 che minacciava i paesi di Pedara e Nicolosi e in quella occasione, per volontà del vescovo e del senato, venne portata in processione la Sacra mammella di S.Agata. È tutta indorata e consta di tre ordini: una base, una parte intermedia e una parte superiore. 

Distrutta quasi totalmente dai bombardamenti del 1943 venne ricostruita nel 1952 su progetto del geometra Giacomo Tropea del Comune di Catania. E' stata restaurata nel 1985. Durante il congresso eucaristico del 1959 venne utilizzata come artistica base per la statua della Madonna di Fatima. Oggi è custodita nella chiesa di S. Placido ed è gestita dall’Associazione Sant’Agata in Cattedrale.

 

2 Cereo de Rinoti

E' la prima delle grandi ‘cannalore‘ in processione, essendo la più antica, ed è costruita in stile barocco. Intitolata “Primo Cereo”, difatti apre la processione dei grandi cerei.

Con quattro ordini fregiati in stile barocco e quattro caratteristiche aquile alla base, è da considerare un omaggio dei giardinieri e ortolani di S. Giuseppa la Rena.

Fino al 1692 la candelora  veniva smontata in più parti e conservata nella piccola chiesa parrocchiale. Attualmente si conserva in un locale appositamente costruito. E' stata ricostruita e completata tra il 1820 e il 1852 rispettivamente al tempo dei signori don Girolamo Messina e don Giuseppe Barbagallo, notabili della borgata. Giunge in città dopo la festa che viene organizzata nel rione, la mattina del 3 febbraio dopo un percorso di circa sei chilometri.  Nel secondo dopoguerra venne restaurata dal maestro indoratore Arancio e nel 1984 Ignazio Lo Faro.

Viene accompagnata dal rettore, dal comitato di quartiere e dalla banda del rione. E' tradizione che il 3 febbraio pomeriggio venga eletto, dopo un momento di fratellanza (un bicchierotto di buon vino tra amici e della buona musica), il rettore per l'anno successivo. E’portata in processione da gente della stessa borgata.

E' veramente uno spettacolo indimenticabile vedere avanzare questa candelora, tra gli alberi del boschetto della plaja in un contesto paesaggistico cosi diverso dalle altre che affrontano il traffico cittadino.

 

3 Cereo de Giaddineri (giardinieri, ortofloricoltori e fiorai).

Costruito in stile gotico veneziano, è sormontato da una corona ed è per questo motivo che è soprannominato la Regina delle cannalore; restaurata interamente nel 1983.

E' la più originale in stile gotico veneziano, consta di tre ordini: la base , il secondo ordine dove troviamo le artistiche statue dei santi, S. Euplio, S. Sesto, S. Quintiano, S. Pantaleo, S. Guglielmo, S. Fortunato, S. Attanasio, S. Stefano e S. Giuliano.

Nel terzo ordine al centro, S. Agata legata alla colonna con il seno tagliato circondata da otto angeli con simboli agatini. Al di sopra la caratteristica boccia a corona.

Negli anni '50, a seguito della controversia legale per motivi di precedenza che la categoria ebbe col comitato dei rinoti, non usci in processione fino al 1960.  D'allora, sottoposta ad alcuni restauri, partecipa alle processioni con regolarità.

Fino al 1917 si conservava accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie a Cibali, poi a S. Agata la Vetere ed attualmente si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

Negli anni '50 la categoria ebbe una causa con il comitato dei Rinoti per motivo di precedenza e per un lungo periodo, fino al 1960, non usci in processione.

 

4 Cereo de Pisciari (pescivendoli).

 

In stile rococò, detta anche “a Bersagliera”, si distingue per una corona floreale, pendente dagli altorilievi del secondo ordine, che conferisce una sensazione di movimento durante le evoluzioni dell’annacata. Al centro l'enorme cerone offerto dalla categoria alla Patrona.

E' stata restaurata nel 1986 mentre era rettore Salvatore Romeo. Ogni rettore cura annualmente lo stato della candelora, si interessa assieme ai collaboratori per la scelta dei portatori detti " a chiumma" per il complesso bandistico e per tutto ciò che è necessario alla festa.

Caratteristico il mazzetto di fiori freschi, oggi sostituito da fiori artificiali, che un tempo completava la candelora, che, al tempo dell’Arcivescovo Bentivoglio, veniva benedetto durante una manifestazione nel cuore della pescheria, la mattina del 3 febbraio.

In essa si ammirano i palcoscenici inneggianti al Martirio di Sant'Agata. Gli altarini sono cinti da una ghirlanda che dondola al procedere, rendendola così inconfondibile rispetto alle altre. La parte apicale, con corona a cimosa floreale artificiale, è cinta da tripudio di bandiere e gagliardetti ex-voto.

Sempre alla base  il nome del presidente della casa del pesce. Assieme ai festoni, segno dell'eternità, troviamo scolpiti dei pesci. Alla base vengono inserite due resistenti stanghe con al centro due trasversali per sollevarla da terra. Le stanghe vengono poste sulle robuste spalle dei portatori, lateramente a destra e a sinistra sono poste le " currie " delle grosse cinghie per bilanciare il peso e dare alle candelore quella grottesca e caratteristica andatura detta " annacata ".

Il centro della candelora è costituito da una sorta di piccoli palcoscenici che riproducono scene della " Passio Agathae" , cioè del martirio della Santa, come ad esempio l'interrogatorio dinanzi a Quinziano , lo stranno delle mammelle, la visita di San Pietro in Carcere, il martirio del fuoco.

Ai quattro angoli di questo ordine quattro preziosi angioletti che sorreggono nelle loro mani simboli agatini. Sotto la corona troviamo le statue di S Sebastiano, S. Giovanni Battista, S. Francesco di Paola preotettore della gente di mare, S. Pietro, S. Giuseppe, S. Paolo, S.Giorgio e S. Placido.

Caratteristico è il mazzetto di fiori freschi realizzato all'epoca dal fioraio Giovanni Milici che completa la candelora (oggi purtroppo di fiori artificiali). Questo mazzetto veniva benedetto durante una suggestiva manifestazione nel cuore della pescheria, la mattina del 3 febbraio dall' Arcivescovo Bentivoglio. la Bandiera tricolore fu dono del re Vittorio Emanuele III , in visita a Catania alla categoria. Caratteristica di questa candelora è la ghirlanda di fiori posta al di sopra della scenografia che oscilla al movimento del passo rendendola inconfondibile rispetto alla altre. Nel restauro l'antico cerone interno venne sostituito con uno in legno più leggero, quello antico si trova ora nella cappella della Madonna in Cattedrale.

Si conserva all'interno del mercato ittico.

 

5 Cereo de Fruttaiola (fruttivendoli).

 


Per la sua cadenza leggiadra ed aggraziata è denominata "la signurina".

Durante i lavori di restauro eseguiti 1959, è stata rinvenuta la data del 1888 forse di un precedente restauro avvenuto in quell'anno. Alla base di questa candelora sfolgorante di luci, figurano quattro artistici cigni.  Il fusto mostra scene del martirio, un trionfo di statue. Sotto la corona spicca la statua di S.Agata. Nel 1988 ebbe un nuovo restauro. E' conservata nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

 

6 La candelora de Chiancheri (Macellai)

Detta comunemente dei "chiancheri", è quella che ancor oggi conserva il legame più vivo con la sua corporazioni di cui il patrono è S. Sebastiano.

Si distingue moltissimo per la sua forma dalle altre: è un'artistica torre che consta di quattro ordini alla base quattro artistici leoni (simili a quelli dei bettolieri) nel secondo ordine angeli e scenografie, nel terzo ordine dentro nicchie ornate da colonne corinzie quattro statue : S. Sebastiano al centro, S.Antonio di Padova, S. Isidoro Agricola, la Madonna del Carmine.

La scelta di quest'ultima è motivata in quanto il simulacro settecentesco di S. Sebastiano patrono della corporazione e confraternita dei macellai, durante la processione veniva un tempo portato presso il santuario della Madonna del Carmine, a piazza Carlo Alberto; come pure è da ricordare che all'interno della pesceria, teatro naturale per la manifestazione delle candelore, si trova la monumentale chiesa della Madonna del Carmine all'Indirizzo, la cui festa, da qualche anno viene preparata dai macellai. L'ultimo ordine è costituito da quattro angeli che trattengono nelle loro mani la corona.

La fattura di quest'ultima fa pensare che in una delle ristrutturazioni della candelora abbia collaborato Vincenzo Cuscunà o qualcuno dei suoi figli.

 Danneggiata dal bombardamento del 1943, venne restaurata nel 1947. Un nuovo restauro si ebbe nel 1972.

Si conserva presso i locali annessi alla chiesa di S. Sebastiano nei pressi del Castello Ursino.

 

7 Cereo de Pastari (produttori di pasta).

E' l’unico che ha conservato il settecentesco candelone centrale in cera, le altre candelore hanno un cereo in plastica. L’ultima candelora che effettuò il cambio fu quella dei fruttivendoli, il vecchio cereo è visibile nella cappella dell’addolorata nella parte destra della basilica cattedrale di Catania, vicino alla cappella di Sant’Agata, risale ai primi anni del settecento ed è costruito in stile barocco.

E' un enorme candeliere semplice e bello, in stile barocco. E' l'unico dei grandi cerei in cui mancano le scenografie. Consta di tre ordini. Al centro le antiche statue di S. Agata , S. Pietro, S. Euplio, S. Berillo, secondo la tradizione primo vescovo di Catania.

Su di esse spicca la scritta "cereo dei padroni pastai". Al di sotto della corona quattro grandiosi angeli con simboli agatini in mano. All'interno si trova anche il cerone originale.

Fu la prima candelora ad essere restaurata per interessamento del cavaliere Luigi Maina, capo del cerimoniale del Comune e membro del comitato agatino, nel 1970.

E' conservato all’interno della chiesa dedicata a S. Francesco all’Immacolata.

 

8 Cereo dei Pizzicagnoli (alimentaristi).

E' Riconoscibile per lo stile art nouveau o liberty.

Consta di quattro ordini e alla sua ristrutturazione collaborò lo scultore Vincenzo Cuscunà con i figli Rosario e Sebastiano, intorno al 1914. Venne indorata per la seconda volta nel 1946 dall'indoratore Andrea Lombardo. nel secondo ordine troviamo le scenografie dl martirio di fine fattura. Nel terzo ordine furono scolpiti nei quattro angoli eleganti testine di angeli, viene arricchita da otto angioletti svolazzanti. Al di sotto della corona troviamo le statue di quattro apostoli : Andrea, Pietro , Paolo e Giovanni.

 La base della candelora è costituita da quattro bellissime cariatidi.

Nuovi restauri sono avvenuti nel 1980 e 1996 ad opera, rispettivamente di Ignazio Lo Faro e Sabina Fisichella.

Per un lungo periodo dal dopoguerra agli anni sessanta veniva adornata con artistici mazzetti di fiori dalle forme più strane: una enorme corona o una grande stella. Dopo l'ultimo restauta è stato allungato il cerone interno, rimessa una boccia di vetro secondo l'uso originale.

 

9 Cereo dei Putiari (bettolieri).

E' il più alto di tutti. È il secondo più pesante dopo quello dei panificatori ed è portato da 10 persone; la quale esce in processione a cura del comitato delle feste agatine da quando, agli inizi degli anni ’60, la corporazione non si occupò più della manutenzione e dell’uscita della candelora.

Consta di tre ordini:alla base troviamo quattro artistici leoni e grifoni che sorreggono delle volute su cui poggiano quattro graziosi angeli ai lati; al di sotto della corona, molto originale per la sua forma una serie di ben 12 artistici piccoli simulacri di santi.

All'interno di piccoli palcoscenici sono rappresentati quattro dei più significativi momenti del Martirio. Nell'arco del tempo questa candelora ha subito profonde trasformazioni. La candelora venne ristrutturata nel 1913  da Vincenzo Cuscunà e figli, poi nel 1935 e nel 1982. Furono totalmente sostituiti due ordini, si scambiarono le scenografie. Furono aggiunte al di sopra di esse le statue di quatto apostoli : S Paolo, S. Giovanni ,S. Pietro e San Bartolomeo e la corona che viene sorretta da quattro angeli barocchi, furono sostituiti anche gli angeli centrali.

Nel dopoguerra ebbe un periodo di grade splendore durante le feste agatine grazie alla famiglia Bruno commercianti di vino, all'epoca rettori della candelora.

Esce a cura del comitato delle feste agatine, da quando agli inizi degli anni '60 la categoria come alcune altre non si occupa più della manutenzione e restauro e dell'uscita della candelora. Si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

 

10 Cereo de Pannitteri (panificatori).

E' il più grande e pesante di tutti ed è trasportato da ben 12 portatori, portantini o vastasi. La prima sua costruzione risale al 1731 ad opera dell'intagliatore Santo Guarnaccia ed è costruito su di una base costituita da quattro statue di Atlanta. La parte successiva custodisce la raffigurazione "Vicende agatine" suggestive nei loro ampi incavi. 

Caratteristici nella parte finale erano due angeli che con una mano sorreggevano la corona e con l'altra una tuba. il terminale del cerone è con una grossa boccia a corona;

Negli anni venti una ulteriore trasformazione; della vecchia candelora si conservano gli otto grossi angeli e la base, nel terzo ordine sotto la corona furono aggiunte le seguenti statue dei santi: Metodio, Everio, Berillo, il beato Pietro Geremia.

Per la sua caratteristica andatura, è meglio conosciuta come "la mamma".  Fu quello più gravemente danneggiato tra le "cannalore" che durante il bombardamento dell'aprile del 1943 si trovavano in deposito nella "casa della Vara".  È stato ripristinato nel 1972 dall'indoratore Alfio Grasso. Oggi si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

 

11 Cereo del Villaggio Sant’Agata.

 

E' la candelora più giovane ,voluta dal sig Salvatore Russo ed inaugurata nel 2010. a ricevuto il benestare dal comitato dei festeggiamenti per partecipare alle processioni dei tre giorni nel 2012 e il 3 febbraio 2012 ha fatto la sua prima uscita in occasione dell’offerta della cera.

Gia negli anni 80 venne costruita una piccola candelora che girava nel quartiere, ma si è voluta donare alla cittadinanza del villaggio Sant'Agata una candelora degna delle altre 11.

Il Cereo è stato progettato nel 2007; è stato scolpito dalla ditta Scirè di Emanuele Branchitta ed assemblata dal fratello Eliseo. È alto, con il mazzo di fiori che la sovrasta, quasi 4,90 metri, pesa circa 600 kg ed è portato da 8 persone. Alla base vi sono quattro basamenti con teste di leone, mentre le statue dei santi e le scene del martirio di Agata sono state realizzate dalla illustre ditta Ferdinand Stuflesse di Ortisei.

 

 

 

12 Cereo dei Mastri Artigiani (nuova candelora)

Si vociferava già da tempo e adesso è arrivata l’ufficialità: la festa di Sant’Agata 2018 avrà una nuova protagonista tra le candelore in omaggio alla Santa Patrona. Il Comitato dei festeggiamenti Agatini ha infatti aperto le porte, dopo una trafila burocratica non indifferente, al nuovo Cereo dei Mastri Artigiani della Parrocchia Maria Santissima Assunta, della zona popolare del Tondicello della playa.

Il parroco don Santo Conti, dopo aver portato con impegno e dedizione l’istanza per l’ingresso della 13esima candelora in onore di Sant’Agata, ha avuto esito positivo per la felicità dei molti abitanti del quartiere. La candelora in legno, costruita nel recente 2009, è stata accettata dal Comitato tenendo conto della mancata considerazione ricevuta in passato durante la sua presentazione al Comune di Catania, a differenza del Cereo del Villaggio Sant’Agata, costruito nel 2011, che invece ricevette parere positivo, nonostante da anni si fosse tentato di entrare in processione con una candelora più piccola. “Preso atto che nel 2011 è stata aggiunta una Candelora alle undici già esistenti – si legge nel comunicato – non tenendo invece conto della analoga richiesta da parte della Candelora dei Mastri Artigiani, si è deciso di sanare questo vulnus. Pertanto, analizzato lo statuto dell’associazione e verificate le condizioni di sicurezza e di legalità, tale Cereo è ammesso alla Festa di Sant’Agata“.

Nonostante le richieste avanzate per tempo, quest’anno la candelora dei Mastri Artigiani non potrà partecipare alla processione con le altre sorelle, ma sarà visibile esclusivamente nella mattinata del 5 febbraio in piazza Duomo insieme alle altre, dopo il riuscito esperimento dello scorso anno di porle attorno al “Liotru” in conclusione del giro esterno della Santa.

Diverse sono state le polemiche in queste settimane per l’entrata del nuovo cereo, soprattutto tra diversi fedeli che ne hanno rivendicato la mancata appartenenza a Sant’Agata; infatti, voci di corridoio, più di una per l’esattezza, rivelano che fu costruita per essere dedicata alla Madonna Assunta e solo successivamente si prese in considerazione l’entrata tra le candelore Agatine. Sui social è scattata la polemica, tra molti che criticano la mancanza di scene del martirio Agatino tra le statuette presenti all’interno del corpo ligneo,  a conferma di una prima dedica alla Madonna Assunta, e altri che parlano di una sostituzione delle stesse con la presenza di nuove scene. Altri, invece, pensano che faccia parte di un’arte che non deve rischiare di essere messa da parte e che comunque sia andata la storia, si debba avere il piacere e l’onore di farla sfilare insieme alle altre.

Il Comitato, invece, dal canto suo “non ritiene opportuna una indiscriminata proliferazione di nuove Candelore e a tal proposito nel regolamento apposito prevedrà che eventuali nuove richieste in futuro dovranno dimostrare di rispettare stingenti criteri religiosi, artistici e storici, di essere associate ai mestieri, come da tradizione, e di dar prova di una lunga ed effettiva partecipazione alla vita civile e religiosa della città. Anche quest’anno, infine, grazie al lavoro proficuo ed incessante delle forze dell’ordine e all’impegno delle associazioni delle candelore, il regolamento redatto con il contributo di tutti i soggetti interessati, dalla Curia al Comune, fino alle associazioni per la Legalità è stato finora applicato con efficacia“.

http://catania.liveuniversity.it/2017/02/02/santagata-festa-nuova-candelora-mastri-artigiani-foto/

 

 

13 Cereo del Circolo Cittadino di Sant’Agata.

Realizzata nel 1874 e adornata nel 1996 con una statua del Beato Dusmet.

La copresenza di una statua raffigurante Sant’Agata ed una dell’Immacolata ricorda come i Catanesi, insieme a Sant’Agata, hanno sempre venerato la Vergine Immacolata compatrona della città. Si conserva presso la Basilica Collegiata sede del Circolo Cittadino Sant’Agata.

 Non appartiene a categorie, ma al Circolo Cittadino di S. Agata fondato nel 1874; La candelora venne realizzata alcuni anni dopo nel 1876, di stile composito, consta di quattro ordini. La base ricorda quella dei pescivendoli, su di essa quattro angeli che furono aggiunti intorno agli anni Venti; nel secondo ordine le scenografie; nel terzo quattro statue, della Santa Patrona, di S. Euplio, dell'Immacolata. Quattro volute a forma di piccoli grifoni sorreggono la corona.

La candelora nella parte finale fino alla festa del 1987 portava la tradizionale boccia di vetro; nel restauro del 1988,è stata sostituita con un mazzetto realizzato dal fioraio Samperi. Nel 1988 è stata restaurata.

ricostruzione resa possibile grazie alle informazioni tratte dal libro di Mons. Giovanni Lanzafame di Bartolo.

 

 

 

 

La festa di sant'Agata è inscindibile dalla tradizionale sfilata delle «candelore», enormi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candelore precedono il fercolo in processione, perché un tempo, quando man­cava l'illuminazione elettrica, avevano la fun­zione di illuminare il passo ai partecipani alla processione. Sono portate a spalla da un nu­mero di portatori che, a seconda del peso del cero, può variare da 4 a 12 uomini.

I maestri orafi del Trecento avevano realizzato il Busto di sant'Agata, un capolavoro d'ar­te raffinato e prezioso. Ma il popolo, da sempre vicino alla patrona, ha voluto essere presente nella festa con creazioni proprie, opere di fat­tura artigianale che rappresentassero, inoltre, associazioni di varie categorie di lavoratori.

Ognuna delle il candelore possiede una precisa identità. Sulle spalle dei portatori, es­sa si anima e vive la propria unicità, che si compone di diversi elementi: la forma che caratterizza il cero, l'andatura e il tipo di ondeggiamento che gli viene dato, la scelta di una marcia come sottofondo musicale.

 

 

Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. Ad aprire la processione è il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e fu realizzato all'inizio dell'Ottocento. È seguito da quello dei giardinieri e dei fiorai, in stile gotico-veneziano. Il ter­zo in ordine di uscita è quello dei pescivendoli, in stile tardo-barocco con fregi di santi e piccoli pesci. Il suo passo incònfondibile ha fatto guadagnare alla candelora il soprannome di «bersagliera».

 

 

Il cero che segue è quello dei fruttivendoli, che invece ha passo elegante ed è dunque chia­mato la «signorina». Quello dei macellai è una torre a quattro ordini. La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie.

La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, quella dei panettieri è la più pesante di tutte, ornata con grandi angeli, e per la sua cadenza è chiamata la «mamma». Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di sant'Agata che fu introdotta dal cardinale Dusmet. In passato le candelore sono state anche più numerose: esistevano quelle dei calzolai, dei confettieri, dei muratori, fino a raggiungere in alcuni periodi il numero di 28.

 

   
   
 

 

   

 

 

 

Il «rinoto» per passione che tramanda la tradizione

Il legame che unisce Rosario Carmelo Parisi a Sant'Agata è forte, così come la sua fede. Si emoziona quando parla della «sua Santa». Quando ricorda come da bambino attendeva il suo passaggio in processione tra le vie. «Avevo appena quattro anni - ricorda l'uomo oggi sessantaduenne - e aspettavo il fercolo tra via Principe angolo via Plaia. Da bambino facevo il chierichetto a padre D'Arrigo e ogni volta che potevo correvo a vedere i cerei».

Un uomo attivo, un gran lavoratore. Ogni mattina già all'alba è sul posto di lavoro, la sua pasticceria, nei pressi dell'aeroporto. Niente sconti, sebbene adesso lo aiuti anche il figlio Giuseppe (nella foto insieme al padre). Eppure quest'uomo tutto di un pezzo quando parla di Sant'Agata si ammorbidisce e gli occhi cominciano a brillare. «Il mio è un amore profondo - confessa - al di là dei festeggiamenti ogni anno per me rivedere Sant'Agata è una grazia e una speranza».

Una grande passione, Parisi è stato anche uno dei 71 tesorieri della candelora dei Rinoti che si fregia del titolo di "primo cereo" ed apre la processione dei grandi cerei. Secondo gli storici questa candelora venne ricostruita per volere del massaro Girolamo Messina tra il 1820 e il 1852. «Questo cereo è stato realizzato dai grandi feudatari e noi lo custodiamo in un locale che è stato donato dal commendatore DiStefano conosciuto nel quartiere come don Turiddu "un dollaro". Sono stato tesoriere nel '86, un grande onore per me che di nascita non sono "rinoto"».

E' come una grande famiglia: gli otto portatori del cereo sono tutti del quartiere. Quando iniziano i festeggiamenti, dopo la processione dell'offerta della cera alla Cattedrale alla casa del fercolo di san Giuseppe La Rena i soci si riuniscono nella sede «per eleggere i due nuovi tesorieri per la festa dell'anno successivo. Tesorieri che sono tenuti a rispettare e tramandare le tradizioni. Quando parte il cereo in processione anche i bambini si affacciano ai balconi e a San Giuseppe La Rena è festa. Poi ci si sente come svuotati, sensazione che svanisce quando il cereo dopo l'ottava di Sant'Agata ritorna a "casa"».

L. G.

La Sicilia, 5.2.2015

 

 

 

 

 

E l'«annacata» si fa sulle note di Bob Sinclair
Sabato 04 Febbraio 2012

 

Segno dei tempi se le candelore, nell'incedere lungo le vie della città - preludendo ai festeggiamenti agatini veri e propri - adeguino il proprio ritmo alle hit del momento. Sarà un segno dei tempi e delle moderne "contaminazioni", se l'inconfondibile "annacata" degli storici cerei, non venga scandita soltanto da motivetti evergreen - come "Nel blu dipinto di blu", "L'alligalli" o "Come facette mammeta" - ma niente di meno che da Bob Sinclar.

 E in particolare dal tormentone del momento: "A far l'amore comincia tu", remixato dall'originale della Carrà. E, per analogia, anche da "Come bello far l'amore da Trieste in giù".
Ebbene sì. In effetti, il ritmo c'è, trattandosi di disco music, e la trovata, improvvisata da chissà quale o quali musicisti, fa sorridere e lascia interdetti nel contempo.
Del resto, perché «Come facette mammeta» sì e «A far l'amore comincia tu» no?, si potrebbe obiettare. I più e meno giovani non ci avranno neanche badato, assimilando la novità come cosa normale; gli anziani, forse, non ci avranno neanche prestato attenzione, non riconoscendo il pezzo.
Del resto, la Candelora, al di là degli ex-voto, è ormai simbolo di folklore puro. E dunque di tradizione. Di una tradizione che, però, segue anch'essa il corso dei tempi, arricchendosi di novità che vengono di volta in volta assorbite. (In questo caso è ancora presto per dire se si tratti o no di una meteora).
Il fatto è che Sant'Agata è un po' una festa in progress, rinnovata dagli stessi catanesi. Trent'anni fa non si era mai vista la fiumana di enormi ceri del 5. Oggi sono una tradizione consolidata e intoccabile.
Vent'anni fa non si sarebbe mai immaginato di assistere al canto delle monache alle dieci del mattino. Fino allo scorso anno l'"annacata" era scandita dalle hit di Edoardo Vianello. Oggi l'"annacata" è alla Bob Sinclar. E tra dieci anni chissà cosa accadrà.
Alessandra Belfiore (La Sicilia, 4.2.2012)

 

 

I calciatori del Catania Chiavaro, Morra, Casale, Borghi, Leonardi, Castagnini, sulla Candalora per le vie della città (anni Ottanta).

 

PROGRAMMA DELLE CANDELORE

 

 

 

 

 

 

LA CANDELORA PIU' BELLA

Realizzata a regola d'arte dai genitori, il piccolo cereo è stato tra i protagonisti della domenica: applauditi i bambini e saluto con le "grandi".

È stata tra le protagoniste di questa prima domenica di festeggiamenti nel pieno centro storico di Catania: la nuova candelora dei bambini è stata accolta con gioia in piazza Duomo, attirando subito l’attenzione dei tanti devoti e curiosi che hanno immortalato il momento.

 Catania si prepara ad accogliere con grande fermento le spoglie di Sant’Agata e, come succede spesso da qualche anno a questa parte, sono tanti i bambini che entrano nel vivo della festa, tra divertimento, religiosità e tanto folklore, come si denota dalle candelore realizzate con materiali di fortuna.

 Ma ce n’è stata una, in particolare, che quest’anno ha attirato su di se grandissima curiosità e attenzione: la candelora dei bambini del Villaggio Ippocampo di Mare nel pomeriggio di domenica ha fatto il suo ingresso in piazza Duomo, andandosi a posizionare davanti la cattedrale insieme alle “sorelle maggiori”. Approfittando delle bande musicali delle candelore Monsignor Ventimiglia e Circolo Cittadino di Sant’Agata, nella loro tradizionale domenica di festa, i bambini si sono destreggiati con la classica annacata dei cerei votivi.

 Realizzata a regola d’arte, da due padri dei ragazzi, e rifinita di tutto punto senza lasciare nulla al caso, la candelora è interamente in legno intagliato e portata a spalla da quattro ragazzi, agghindata da candelabri illuminati, iconografie di Sant’Agata e perfino gagliardetti e tricolore a muoversi in modo cadenzato.

 “La candelora pesa molto in quanto realizzata in legno – ci racconta un genitore artefice dell’opera -, i ragazzi portano sulle spalle un peso davvero enorme in relazione alla loro statura. Fanno davvero fatica, ma lo fanno con piacere e soprattutto tanta devozione verso Sant’Agata. Abitiamo nei pressi del Villaggio Ippocampo di Mare e, su richiesta dei nostri figli, ci siamo ingegnati nel costruirla prendendo esempio dalle 13 candelore votive odierne“.

 Si danno il cambio in alcuni tratti di via Vittorio Emanuele II sino a piazza dei Martiri, luogo della festa e dell’omaggio alla stele di Sant’Agata, tra il sudore e la fatica, che è tutto tranne che finta. Accompagnati lungo il percorso da genitori e parenti, hanno un’età media di soli 12 anni Samuele M., Francesco D., Christian C., Samuele G. e Agatino I. e quello che portano sulle loro spalle ha tutti i requisiti per essere considerato un vero e proprio cereo: dall’imponente mazzetto di fiori finti in cima, alle curie anteriori e posteriori, fino alla ghirlanda di fiori sovrastante che emula quella della “Bersagliera”, la bellissima candelora dei Pescivendoli.

 Non hanno potuto fare a meno di notarla anche i portatori delle candelore Agatine lungo il percorso, con il cereo Monsignor Ventimiglia che ha onorato la presenza con il classico bacio tra le due curie anteriori. “Non siamo dei falegnami, ma l’abbiamo realizzata con il cuore: è una gioia vedere contenti i nostri figli, piccoli devoti ma innamorati follemente di Agata“, ha continuato Rosario, padre di uno dei ragazzi.

http://catania.liveuniversity.it/2018/01/29/festa-santagata-candelora-bambini-video-foto/

 

 

 

 

  

 

 

foto ricordo del Cereo dei Panettieri