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20 LUGLIO 1969. Come oggi, l'uomo sbarcò sulla Luna.

Quella notte, la prima volta che accadde nella storia dell’uomo, ci arrivò anche con una discreta dose di fortuna, come si sarebbe scoperto soltanto decenni dopo. L'apparecchiatura informatica di bordo disponeva di una potenza di calcolo inferiore a quella di uno smartphone odierno; la CPU era stata inventata appena un anno prima e quel piccolo armadio di transistor e circuiti, paragonabile – con tutte le dovute proporzioni – a un Olivetti M24 del 1981, che già allora era una sciccheria, andò in tilt per l'enorme quantità di dati da elaborare. Solo grazie all'esperienza aeronautica dei comandanti Armstrong e Aldrin, che nella fase finale ricalcolarono manualmente i parametri di avvicinamento servendosi di una calcolatrice Texas Instruments, il LEM poté atterrare.

Intanto Collins continuava a orbitare attorno alla Luna, pregando Dio di trovarsi puntuale all'appuntamento con la navicella che sarebbe ripartita dal LEM per riportarli tutti a casa.

La frase, l'impronta, la bandiera, le pietre: sono immagini che ormai appartengono alla memoria collettiva e che riaffiorano ogni volta che rivedo la fotografia e il video celebrativo che ho pubblicato.

Ma quella notte noi ragazzini di allora come la vivemmo? Che cosa fantasticavamo osservando quella palla bianca che ogni sera illuminava la nostra fanciullezza, senza bisogno di troppi neon?

Io la trascorsi nella casa al mare dei miei nonni, aspettando lo sbarco tra le fantastiche friselle di mezzanotte preparate da mia nonna. Insieme a quei tre lassù, quella notte eravamo tutti svegli, in ogni angolo del mondo. In Italia, dando pugni sul televisore per eliminare le maledette strisce orizzontali, eravamo tutti sintonizzati sul Primo Canale RAI ad ascoltare Tito Stagno, che s'incasinò in diretta quasi più del rincoglionito Ruggero Orlando da Houston.

L'Italia era fresca campione d'Europa e il Milan di Rivera e Prati aveva appena conquistato la Coppa dei Campioni. Nixon era stato eletto presidente degli Stati Uniti e, nel rispetto della tradizione dei suoi predecessori, continuava a giocare a Risiko spostando le pedine sulla casella Vietnam. I Beatles attraversavano le strisce pedonali di Abbey Road e i Rolling Stones incendiavano Hyde Park. Imperversava il movimento studentesco e fascisti e comunisti se le davano di santa ragione nei licei di mezza Europa. Da noi non si comprava ancora una lavatrice a rate: si pagava in contanti. Ancora per poco.

Naturalmente le esigenze erano ben diverse da quelle di oggi. Non avevamo bisogno di quattro televisori in casa, sette utenze telefoniche, computer, condizionatori, né dell'immancabile vacanza nel luogo di tendenza, giusto per poter scrivere al ritorno: «Indovinate dove sono stato?» nei gruppi Whatsapp.

Eppure, nel '69, senza conoscere nemmeno lontanamente le comodità che ci avrebbe regalato il futuro, si stava benissimo lo stesso. Anche la cosa più banale, perfino un'estate trascorsa senza partire, la vivevamo con leggerezza. E soprattutto con un solo stipendio in famiglia.

Questo significava potersi permettere – udite, udite! – una mamma a tempo pieno. Casalinga, sì, ma con un ruolo fondamentale: contribuiva al bilancio familiare evitando sprechi in lavanderia, in sartoria e in cucina. https://www.mimmorapisarda.it/Altro/nasa.jpg

Vi pare poco? Sfido qualsiasi bambino di oggi a dirmi che riceve ogni giorno le magliette perfettamente stirate, le fette di pane con la Nutella per la merenda, il secondo canale già sintonizzato sulla Nonna del Corsaro Nero e, soprattutto, il sorriso di una mamma sempre a portata di mano invece di quello freddo di un monitor.

Vi pare poco essere abbracciati dalla mamma anziché litigare con uno sconosciuto che commenta un vostro post su Facebook? Non so voi, ma io credo che, almeno sotto certi aspetti, si vivesse meglio.

Noi bambini consumavamo le scarpe giocando a pallone per strada e i nostri genitori non chiamavano già l'obitorio se tardavamo a rincasare. Soprattutto, eravamo irrintracciabili e in piena libertà. Che meraviglia! E come avrebbero potuto trovarci? Il massimo della tecnologia era il gettone telefonico e, per fare un'interurbana, serviva quasi il consiglio di famiglia.

La ragazzina non si conquistava con messaggi nascosti o SMS, ma con un gesto infinitamente più coraggioso: la dichiarazione d'amore, che era un momento terribile, soprattutto la prima volta. Si balbettava, si arrossiva, si dimenticavano le parole, si recitavano in fretta le frasi imparate a memoria con l’inevitabile gastrite da emozione. E tutto quel concentrato di adrenalina, solo per sentirsi rispondere: «Sì... ti voglio bene, ma come un fratello. Ci devo pensare.». In realtà lei ci aveva già pensato da un pezzo. Ma, per un maschietto del 1969, quella era probabilmente la risposta più atroce che si potesse ricevere.

Così, ogni sera, dopo Giochi senza frontiere... «Un, deux, trois...»... si usciva a guardare quella stessa Luna, bianca e irraggiungibile come la ragazzina dei nostri sogni. Quasi la si pregava come fosse una divinità, sperando che il giorno dopo arrivasse finalmente quel «sì».

Ma poi, alla nostra prima tachicardia, arrivava subito un altro problema: «E se mi dice sì, come mi devo comportare?». Oggi i ragazzini la risposta la conoscono fin troppo bene; allora, invece, era un disastro. Però, a pensarci, era infinitamente più romantico. Perché una ragazza si conquistava con una penna, magari già usata, e un cornetto Algida. Che tempi!

Non esistevano i condizionatori nelle automobili e, per sfuggire al caldo, si partiva tutti insieme, senza il fuggi-fuggi individuale di oggi, nelle ore più fresche della notte. Stretti stretti in macchina, senza bisogno di station wagon per giustificare certi capricci moderni. I colori dell'alba, osservati dal finestrino, ripagavano di ogni scomodità e di tutto il sudore. I ragazzi di oggi quei colori spesso non li conoscono nemmeno, impegnati a dormire fino a mezzogiorno per smaltire la sbornia della notte precedente. Noi, al massimo, ci ubriacavamo con l'aranciata in bustina e, se volevamo proprio fare i folli, con il Cocktail San Pellegrino, facendo attenzione a dove cadeva il tappo, perché sotto poteva nascondersi un premio.

Eppure, anche se cambiano i tempi e queste memorie faranno sorridere i più giovani, sono convinto che i nostri nipoti quella Luna complice la guardino ancora ogni sera, confidandole i loro desideri. Perché cambiano le mode, cambiano gli usi, cambiano i costumi….. ma i cuori no. I cuori restano sempre gli stessi.

Forse, fra cinquant'anni, qualcuno leggerà queste righe su un social network installato direttamente nelle proprie orbite e riderà di me, come di un reperto archeologico recuperato dall'internet del secolo scorso. Ma se, fra quei commenti del futuro, ci sarà qualcuno che abbasserà gli occhi, sorriderà e cliccherà «Mi piace» solo col pensiero, allora vorrà dire che avevo ragione. Vorrà dire che i cuori non smetteranno mai di battere allo stesso modo.

Sono andato fuori tema? No. La Luna è sempre lì, pallida e paciona. Ogni sera alza il suo volto verso di noi e continua a osservare, paziente, le nostre eterne sciocchezze.

(M.R.)

 

 

 

 

 

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La cipollina, un classico della rosticceria catanese - Picture of Da Turi, Piacenza - Tripadvisor

 l'ODISSEA di Nolan è girato nella Sicilia Ovest. Questo TRAILER è l'alternativa, girato nella Sicilia Est.                     LO SPECIALE  

l'essenza della Cipollina di Catania, raccontata nei quartieri natii di Tempio e Musco.

 

 

 

 

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SQUADRA  ATTUALE

Rinaldi
Pagliai
Donnarumma
Ierardi
Di Gennaro
Mihai
Lunetta
Corbari
Cicerelli
Leonardi
Caturano

Caserta si allontana, De Giorgio lo supera, ritorno di fiamma per Caserta ma Longo è sempre più vicino, no si allontana, eccolo riagganciato… Nemmeno Tito Stagno avrebbe fatto di meglio durante l’allunaggio del 1969. È una tortura che da quattro anni noi tifosi dobbiamo sopportare ad ogni inizio estate, amareggiandoci l’esistenza con la fatidica domanda “chi sta fannu u Catania? Chiddu arriva o no?” dettata dalla lentezza da bradipo della dirigenza rossazzurra.

Sperando che arrivi finalmente questo principe azzurro corteggiato come se fosse Guardiola, ricominciamo sperando di ottenere quel podio che meritiamo. Nemmeno quest’anno la fortuna ci ha aiutato, seppur in debito col Catania fin da quei dieci centimetri sopra la thttps://www.mimmorapisarda.it/2026/cuculo78.jpgraversa del Siena su punizione di Lodi. Speriamo bene.

Non è che poi siamo stati lì a guardare dopo la minchiata di Pulvirenti. Fra fallimenti, rivoluzioni, debiti e ripartenze, in 11 anni abbiamo preso i migliori cannonieri della categoria, anche se tutte meteore agli sgoccioli atterrate da noi come bomber acclamati e poi (fatto salvo Luca Moro) sgonfiatesi sul campo come neve al sole: vedasi i vari Calil, Pozzebon, Curiale, Marotta, Barisic, Ripa, Paolucci, Russotto, Di Carmine, Montalto (specialista della categoria), De Luca, Inglese, Rolfini, Caturano. Inoltre, ogni anno abbiamo dovuto subire le “blasonate” (elette dalla stampa) che “dovevano” andare in B; quindi quello era l’anno del Bari, poi quello del Lecce, del Catanzaro, Palermo, Ternana, Juve Stabia, Avellino. Ma quando arriverà mai quello del Catania?

Per l'anno passato, va un pensiero “cu tuttu u cori” al Sig. Porro in quel di Latina: cunnutu ca si!

Per l'anno prossimo sarà ancora più dura perché nel girone C ci sarà nuovamente la Salernitana e si aggiungerà il superprotetto Bari di De Laurentiis. Ci negheranno tutto, a partire dalle trasferte dei tifosi perché ci stanno facendo ancora pagare il caso Raciti, i Treni del gol e la diatriba Lo Monaco-Lotito quando ottenemmo la B e poi ci fu negata con un colpo di mafia romana.

Però non sanno che nonostante i divieti, un catanese a sventolare la bandiera rossazzurra sugli spalti ci sarà sempre e dovunque, in cielo, in terra, in ogni luogo, con la neve o in mezzo ai lupi.

Lo so, siamo passionali e "malu sangu", ma abbiamo dato. Adesso basta!

So anche che alle mie parole qualcuno mi dirà “ma ancora ci credi?”. Ancora una volta ci voglio credere, e alla ripartenza della squadra dedico il mio ultimo corto (ovviamete liscio) dal titolo “Qualcuno volò sul nido del Cibali”, ispirandomi a un famoso film premio Oscar del 1975. Dura solo pochi minuti.

PROVACI ANCORA, CALCIO CATANIA!

(Mimmo Rapisarda)

 

 

 

 

 

 

 

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