Ho rinnovato la pagina dedicata alla ristorazione catanese. I tempi cambiano, nuovi locali aprono secondo le tendenze e alcuni di quelli gloriosi chiudono ma Catania resta sempre una di quelle poche città in cui, nonostante la crisi , occorre almeno mezz'ora di attesa in piedi per trovare un tavolo libero. Anche se i locali sono centinaia, ho fatto il possibile per aiutarvi a scegliere la zona e la tipologia.  Rispetto al passato, molti locali hanno abbandonato i domini internet ovviando ai più semplici profili Facebook, più facili da gestire e soprattutto più visitati. Ovviamente  mancano ancora tanti esercizi.  Nel caso, segnalatemeli. Buona cena!

 

 

Mangiare bene a Catania non è per nulla complicato: qui si trovano alcuni dei piatti più buoni di tutta la Sicilia. Tra le ricette più conosciute domina l'insalata di mare con polpi, gamberi e occhi di bue bolliti, i masculini marinati (ovvero le alici marinate in olio e limone), le acciughe salate, gli occhi di bue arrostiti sul carbone e la pepata di cozze. Una cucina a base di mare dunque.

 Ecco che il pesce si presenta negli antipasti, nei primi (come nella pasta con il muccu, ovvero con i pesciolini neonati, giusto per fare un esempio) e nei secondi piatti. Diffusissima è la frittura di pesce, il pesce alla carbonella (soprattutto per le specie come orate, saraghi e dentici).

 Ma non dovete pensare che la cucina sicula si fermi qui: nei tanti ristoranti di Catania sarà possibile gustare alcuni piatti famosissimi in tutto il mondo, come la pasta alla Norma preparata con pomodoro, melanzane fritte e ricotta salata grattugiata. E ancora la pasta 'ncaciata, fatta con cavolfiori, acciughe e olive, la parmigiana, la caponata con melanzane e pomodori, l'insalata di arance e i piatti misti di verdura cotta.

 E come dimenticare i famosi arancini (ovvero le palle di riso ripiene nei modi più variegati), le crespelle salate, la siciliana (una pasta fritta con tuma e acciughe) e la schiacciata, con acciughe o con le verdure.

 Non va dimenticata poi la pasticceria siciliana, una delle più rinomate in tutta Italia: chi ama il dolce non saprà resistere ai prelibati cannoli di ricotta con cioccolato fondente o frutta candita, la frutta martorana (una pasta di mandorle con frutta colorata), i biscotti della monaca con strutto, latte e aromi e i tanti torroni e torroncini che vengono prodotti in questa zona. Gelati e granite completano poi il quadro dei dessert catanesi.

 Per quanto riguarda il bere, è il vino rosso dell'Etna a farla da padrone. Molto amato è anche il seltz al limone, una bibita fresca preparata con sale, limone spremuto e seltz. Tipico di Catania, inoltre, è il latte di mandorla amato dai più piccini e dagli adulti.

http://www.logitravel.it/guida-turistica/mangiare-catania-359_2.html

 

 

 

 

 

IN CITTA'

 

 

 

 

 

 

Un viaggio nella nostra terra diventa sempre un’immersione con tutti e cinque i sensi in un’atmosfera unica, piena di colori,profumi, suoni, sapori. E parlare di cucina significa iniziare un viaggio dentro il viaggio.

Il calore del sole esalta l’odore della terra, che si mischia al profumo del mar Mediterraneo portato dalla brezza. Sull’Etna, come tra le campagne della Piana o in quelle del Calatino è un susseguirsi di colori forti e fragranze intense. I sapori in questa terra generosa sono decisi e unici e stanno in un delizioso equilibrio tra terra e mare. Cucina della costa, dunque, e cucina dell’interno.

Questa guida vuole accompagnare il visitatore alla scoperta dei prodotti e dei piatti tipici della provincia di Catania: formaggi, frutta, ortaggi, pesce, cereali sono alla base di piatti tradizionali di cui andare fieri.

Alcuni Comuni della provincia di Catania non sono stati menzionati perché non presentano tradizioni gastronomiche specifiche, soprattutto se si trovano nelle vicinanze della città. Ma la varietà dei piatti, la ricchezza dei profumi, delle spezie e dei prodotti costituiscono un panorama gastronomico talmente variegato che il viaggiatore attento e desideroso di conoscenza si troverà impegnato in un vero e proprio viaggio del gusto.

A Catania, parlare di cucina è d’obbligo, mangiare diventa un momento per celebrare i sensi. Una cucina esuberante, barocca, controversa.

L’approccio consigliato, per chi vuole conoscere la città, sarebbe quello di dare una sbirciatina ai mercati storici della Pescheria e di Piazza Carlo Alberto, a fera ‘o luni: si rimarrà sedotti dalla straordinaria abbondanza di cibo, dall’ottima qualità e anche dai prezzi particolarmente accessibili.

Tutto appare unico, dall’ aglio all’ origano, dalle montagne di verdura di campagna esposte sulle bancarelle alla grande varietà di frutta, primi fra tutti gli agrumi.

Accanto al Duomo, costeggiando la fontana dell’ Amenano, chiamata dai Catanesi l’acqua ‘o linzolu, il viaggiatore potrà visitare la Pescheria. Un tempio sacro del pesce.

Le bancarelle traboccanti di ghiaccio espongono tonno e pesce spada, sarde argentee, da non confondere con le prelibatissime alici (i Masculini o anciova, alici salate), sfavillanti spatole. Si cucinano in mille modi, arrostiti e conditi con il salmoriglio; fritti o sfumati in agrodolce, con aceto e zucchero, per raggiungere un delicato equilibrio tra dolce e salato. I più curiosi, alla ricerca dei sapori più tipici, potranno degustare u mauru, un’ alga che si mangia cruda con una spruzzata di limone.

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

 

 

La cucina è la chiave di lettura di un popolo. A Catania essa assume un carattere forte e gioioso come quello dei suoi cittadini. Ciò che rimarrà indelebile nella memoria, sarà sicuramente il gusto unico dei piatti che avrete la possibilità di assaggiare nei numerosi ristoranti e trattorie che si incontrano per le strette vie del centro storico:

sarde a beccafico o con la cipollata, pasta con il finocchietto riccio, polpette di neonato fritte (u muccu), spaghetti al nero di seppia, caponata di melanzane, parmigiana di melanzane, macco di fave condito con olio extra vergine di oliva oppure fritto con finocchietto selvatico, bastardo affogato (cavolfiore in padella).

Il piatto più celebre della tradizione catanese è la pasta alla Norma. Maccheroni condita con salsa di pomodoro fresco, croccanti melanzane fritte, basilico verde e profumato e tanta ricotta salata grattugiata. Il nome viene da un’ opera lirica del famoso musicista Vincenzo Bellini, nato a Catania, e vuole essere un omaggio alla sua grandezza.

http://catania.gds.it/2013/07/04/il-gusto-del-cibo-di-strada-dal-centro-alla-periferia-272003_164330/

 

 

 

La Pescheria (Piscarìa in lingua siciliana) è l'antico mercato catanese del pesce che ancora oggi conserva e custodisce l’antico folclore.

Se volete immergervi nel più antico e caratteristico luogo di Catania, non potete assolutamente non fare una visita tra i numerosi banchi della pescheria dove i mercanti invitano la gente ad acquistare il pesce fresco.

Tra i più antichi monumenti della città, partendo dalla Porta di Carlo V arrivano fino a Piazza Alonzo di Benedetto e Piazza Pardo, si estende il mercato ittico. Tantissime persone lo affollano tutto il giorno.

 

clicca sopra e vai al mercato storico della Pescheria

Pesce di ogni specie, fasolari, vongole, cozze, ricci sono solo alcune delle tante varietà di pesce che potrete trovare. Gli esperti mercanti sapranno consigliare il pesce migliore e magari suggerirvi come prepararli al meglio.

 Oltre i banchi del pesce, che viene tagliato e pulito con estrema abilità davanti ai vostri occhi, potete trovare bancarelle di frutta e agrumi o di altri prodotti tipici di Catania.

Lasciatevi travolgere dal frenetico movimento, dalle grida di richiamo, dai forti odori dei pesci e dai tipici tendoni rossi che colorano il cielo del mercato.

 

 

 

MANGIARE DENTRO LA PESCHERIA

 

 

 

Movida in pescheria a Catania: un equilibrio possibile sospeso fra tradizione e futuro

Carmen Greco

 

Catania - E' il luogo da cui passano tutti. Che abbiano due ore o due settimane di tempo. La “sorpresa” della pescheria dietro la fontana dell’Amenano, in piazza Duomo, è citata in tutte le guide turistiche. Il mercato del pesce, the Catania fish market, l’agorà vociante di piazza Alonzo Di Benedetto, le bancarelle di frutta verdura , le macellerie, le spezie. I turisti, passano, fotografano, si sentono dentro una fiaba. Via Gisira, piazzetta Pardo, Porta Uzeda, piazza Currò , le strade dei turisti storditi dai suoni, dalla confusione, dal fascino decadente del mercato, con situazioni inesistenti in qualsiasi area commerciale d’Europa, le carni ancora appese ai ganci all’aria aperta, teste di pesce spada e ricci, “mauro”, “sangeli” e “masculini” crudi. Ma anche aperitivo con tartare di tonno e prosecco, il coppo di carta paglia con il fritto misto, ostriche e birra artigianale, parmigiana ed Etna Bianco. Catania com’era. Catania com’è.

Un tuffo in un altro mondo che fa di questo storico mercato nel cuore della città un luogo imperdibile, tanto che oggi, sulla pescheria si potrebbe giocare una partita fondamentale per lo sviluppo turistico.

La pescheria di Catania come la Boqueria di Barcellona o il Borough market a Londra, il bazar delle spezie ad Istanbul o il mercato centrale di Budapest? Luoghi storici e vivi al tempo stesso, in cui il mercato è ancora mercato, al servizio della comunità e del quartiere. Strutture al coperto, certo, che non hanno perso, però, il contatto con gli abitanti della zona, con il territorio, che sono cresciute in termini di qualità dell’offerta dei prodotti, e che sono diventate, anche per questo, grandi attrazioni turistiche. Paragoni impossibili e lontani? Forse.

Certo, anche a Catania sono stati i ristoratori, i primi a cambiare volto alla pescheria, a farla vivere anche di sera. Trattorie che hanno chiuso e poi riaperto, locali nuovi o semplicemente “trasformati”, vecchi magazzini per il ricovero dei banchi che hanno lasciato il posto ai tavolini, nella stessa piazza dove, appena qualche ora prima, si sguazza sulle basole viscide d’acqua e di scarti di pesce.

Un boom, un business a traino privato, come sempre accade. Gente che scommette su un’idea e la porta avanti, magari in solitudine. Perché sulla pescheria, a tutt’oggi, non c’è un progetto vero, un’idea che possa farne, un domani , qualcosa di più che un semplice suq con il solo fascino dell’arretratezza come principale attrattiva.

Eppure a giudicare dai tanti locali che stanno aprendo come funghi i tempi sarebbero anche maturi per capire che un salto di qualità è possibile. Il problema è sempre quello di trovare un equilibrio fra la tradizione del mercato antico e la dimensione del futuro. Oggi che tante botteghe della pescheria hanno chiuso, che il mercato al dettaglio langue perché la maggior parte delle persone preferisce la rassicurante quotidianità degli scaffali dell’hard discount, oggi è forse il momento di guardarsi in faccia e provare a comprendere cosa potrebbe rappresentare questo posto. Senza che trascorrano 30 o 40 anni prima che qualcun altro ce lo venga a spiegare. Ad aprire il libro dei sogni della pescheria c’è sicuramente la nuova mecca della “movida”, attirata dal cibo di qualità, ma anche un mercato più moderno grazie alle nuove tecnologie per la conservazione degli alimenti. Risultati immagini per catania pescheria via pardo

La pescheria meriterebbe eccellenza e qualità. Meriterebbe attenzione e coccole, servizi e meno burocrazia, navette e isole pedonali che non la confinino in un ghetto invalicabile. Meriterebbe un “direttore d’orchestra” con le idee chiare, come chiedono alcuni degli imprenditori che qui hanno compreso, prima e meglio dei “local”, le grandi potenzialità di questo luogo ipotizzando magari anche uno spostamento del mercato in una struttura al coperto del porto. Un’eresia per gli innamorati della “catanesitudine” che ancora esiste e resiste tra i banchi del pesce, un sacrificio “necessario” per chi vorrebbe salvaguardare, e non solo economicamente. Meno folklore e più Europa? Più turismo e meno abusivismo?

La scommessa sul futuro della pescheria passa dalla capacità di trovare un punto d’incontro tra questi mondi che apparentemente sembrano lontanissimi, soprattutto a Catania. Una cosa è certa. Nessuno può negare l’enorme capacità attrattiva di un luogo e di un quartiere tutto, in piena trasformazione. Fino a vent’anni fa, un palazzo in rovina di via Gisira serviva da deposito per gli ambulanti e da magazzino dei i cd taroccati. Oggi ci si può dormire, in stanze d’arte. E più i turisti si addentrano nelle vie del mercato storico, più gli stessi venditori provano ad adeguarsi. Le mandorle di Avola, il pistacchio di Bronte, oggi vengono offerti in parallelo alle mandorle californiane e al pistacchio iraniano, un prezzo maggiore per una qualità maggiore. E c’è qualche commerciante che te lo sa anche spiegare. Si sta facendo strada (ma con quanta lentezza!), la consapevolezza che la qualità dei prodotti innalza anche l’interesse di chi compra. Una pescheria mercato alimentare della città e anche punto di riferimento per mangiare siciliano, degustare prodotti tipici o imparare a cucinare la pasta alla Norma. Sarebbe una fiaba. E non solo per i turisti.

http://www.lasicilia.it/news/speciali/105156/movida-in-pescheria-a-catania-un-equilibrio-possibile-sospeso-fra-tradizione-e-futuro.html

 

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Mm Trattoria nasce dalla felice intuizione della famiglia Marino e da una sana, innata, infinita passione per la buona cucina siciliana. Da una antica macelleria si poteva pensare a una trattoria dove mangiare ottima carne. Il contesto e la vicinanza al mercato del pesce hanno trasformato Mm in una apprezzata e riconosciuta trattoria dove mangiare ottimo pesce fresco in base al pescato del girono e vari e gustosi piatti a base di carne. Oltre a ottimi primi, antipasti della tradizione siciliana, dolici fatti in casa.

 

 

Tra wine dell'Etna e pepato cheese, i turisti nuovi clienti della Pescheria

11/07/2018 - 20:07di Carmen Greco

Nel mercato storico più bello della città, si fa a gara nel proporre degustazioni "live" ai visitatori stranieri: per evolversi, ma soprattutto per fronteggiare la crisi delle vendite...

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Alfred infilza un pomodoro secco con uno stecchino e lo porge a Mary che sta sorseggiando un bicchiere di Etna bianco. Alle 10.30 in pescheria ci sono già 28 gradi, e il vino fresco scende giù tutto d’un fiato. La degustazione prevede ricotta infornata, pepato fresco, provola, salame di Brolo e olive, al bancone della salumeria. Si paga dai cinque ai sette euro, a seconda di quello che si sceglie, per fare l’esperienza di uno spuntino nel mercato storico più bello della città.

 “Come si cambia per non morire”. Anche i salumieri della pescheria, contagiati dallo street food che spopola ormai ad ogni latitudine, si sono attrezzati per far degustare i prodotti siciliani ai turisti. Solo che qui la “wine taste experience”, si mescola alla più pragmatica necessità di fare cassa per l’ormai cronico calo delle vendite. Ecco, allora che facendo un giro tra via Pardo e via Gisira, di salumieri diventati micro-ristoratori ce ne sono quattro nel giro di pochi metri. Tavoli, ombrelloni, sgabelli, qualche parola in inglese, qualche cartellone bilingue e la pescheria in versione Boqueria (si fa per dire) è servita. Sulla forma ci si deve ancora lavorare (e molto), ma lo spirito è lo stesso.

 Tra i commercianti c’è chi la vede però come una necessità «perché si lavora ormai pochissimo», e chi come un’opportunità per cambiare «anche il mercato si è evoluto e noi ci dobbiamo adeguare». Così si sono riforniti di macchinette per il sottovuoto, pos, bicchieri di vetro e bottiglie di vino per offrire ai turisti bocconi di sicilianità.

 «È nato tutto per gioco - racconta Salvatore Della Vita che rivendica la primogenitura dell’iniziativa -. C’erano delle guide che portavano qui i turisti per fare acquisti e abbiamo visto che funzionava. Poi abbiamo iniziato anche con il bicchiere di vino, il pezzetto di formaggio, le olive, a quel punto abbiamo provato a farlo seriamente tutti i giorni, cambiando la predisposizione dei banchi e ai turisti è piaciuto. Pian piano questa cosa si sta allargando. Altri, vedendo me, hanno cominciato pure loro. In fondo è semplice, non abbiamo cucina, facciamo degustazioni a prezzi contenuti, non ci interessa truffare il turista. Penso che per un po’ di anni questa formula avrà successo, poi magari ci dovremo inventare qualcos'altro... non so, se la salumeria si dovrà trasformare in un ristorante, ci adegueremo. Io sarei il primo a farlo».

 Più tradizionalista Gaetano Grillo il cui banco di formaggi è presidiato dal nipote che, in inglese, invita i turisti a fermarsi: «Bisogna dire grazie ai turisti - dice - ormai il mercato è arrivato. Grazie a tutti questi ipermercati non viene più nessuno e abbiamo grandi difficoltà, meno male che ci sono i turisti, se non fosse per loro il mercato sarebbe chiuso, sono loro che creano confusione. Rispetto a dieci anni fa c’è stato un calo dell’80 per cento delle vendite i catanesi di nuova generazione non vengono più, gli anziani vanno a morire... non ci sono autobus che arrivano qui, non ci sono parcheggi... In questo modo cerchiamo di andare avanti, di aggrapparci a qualcosa, i turisti vogliono i nostri prodotti tipici, ma non possiamo vivere solo di turismo, non vede quante botteghe in vendita che ci sono?».

 «Turisti ce ne sono tantissimi - conferma Anna Mannino, dall'altra parte della strada - ma il lavoro è poco. Così facendo cerchiamo di incentivarlo. Il catanese non scende più a fare la spesa tutti i giorni, invece i turisti sì. Pernottano in zona, scendono dai B&b, vengono qui, assaggiano il pecorino, le provole, qualcuno compra». La lavagna propone un breakfast a base di cheese an wine, mortadella and prosecco, sicilian ham and sicilian wine il tutto a 7 euro. Due turisti hanno già ordinato e sono seduti in uno dei tavolini “alti” allestiti nel vicolo adiacente al negozio. Nella mise en plave, piantine e taglieri.

«Il famoso street food lo possiamo gestire anche noi - afferma Nino Bonaccorso, che praticamente nella salumeria di via Pardo c’è nato -. Offriamo tagliere di formaggi, salumi e qualcosa da bere per 6 euro a persona. In qualche modo siamo stati costretti ad orientarci verso un altro tipo di clientela, ma io le posso dire che anche il catanese viene da noi a degustare questi prodotti, perché in fondo spendi 6 euro, ti fai un piccolo pranzetto e te ne vai. Ci stiamo reinventando un po’ tutti, questo tipo di vendita è plus rispetto a quello che offriamo. Non penso che la pescheria perderà la sua vocazione commerciale, semplicemente Catania è arrivata più tardi rispetto alle grandi metropoli dove nei mercati si mangia da anni. Adesso il punto è avere l’appoggio dell’Amministrazione su un mercato storico come questo. Una cosa da fare subito è riaprire immediatamente via Dusmet e potenziare parcheggi, linee dell’autobus e metropolitana».

 

http://www.lasicilia.it/news/catania/174376/catania-tra-wine-dell-etna-e-pepato-cheese-i-turisti-nuovi-clienti-della-pescheria.html

 

 

 

 

 

     
     
   

 

 

Trattorie con 'u fucuni

 lungo la via Plebiscito a Catania, in principio erono macellerie di carne equina, che dalla mattina mettevano sul fuoco un pentolne per cucinare i resti del maiale e il sanguinaccio (cosiddetto Sangeli) e al pomeriggio accendevono il barbeque sulla strada dove una fettina, un paio di sanguinacci, un po di vino e quattro chiacchere era tappa obligatoria degli artigiani e del popolo che svolgeva lavori manuali. Adesso queste sono diventate Trattorie sempre molto economiche, dove si possono assaporare i piatti grigliati tipici catanesi; parodossalmente in città si consuma molta più carne che pesce.

Le più richieste sono la fettina e le polpette di carne di cavallo, la cipollata, che sarebbe pancetta intorno all’erba cipollina (My Love), spiedini di carne al pistacchio (Fenomenali), fettina di carne di Asina, la quaglia, la stighiola (per chi ama i sapori forti) e tant’altro.

Di solito é presente anche il tavolo buffet per l’antipasto moltovario che va dai funghi dell’etna alla parmigiana siciliana dalla caponata alle olive, e tutto quello che offre la nostra ricca cucina.

In queste trattorie si ci puo andare a qualsiasi ora del giorno e della notte e si ci trova sempre la massima accoglienza tipica del popolo siciliano.

http://www.postazioneavanzata.com/carne-di-cavallo-pebliscito_19_05_2012/

 

 

 

 

 

 

Cibo di strada. Ma forse, per rendere meglio l'idea, è il caso di parlare di «Arrusti e mangia». Se n'è parlato ieri nel corso della trasmissione di Radio Giornale di Sicilia «Ditelo a Rgs», in onda dal martedì al sabato tra le 7.15 e le 9.
Da via Acquicella Porto a piazza Dante, cuore popolare di Catania, il panino con la carne di cavallo - l'arrosto «fai-da-te» sui bracieri messi a disposizione dalle macellerie equine - è quello che rappresenta più efficacemente l'idea di «cibo di strada». Veloce, sano, nutriente: gli esperti approvano.

Storcono il naso, invece, pensando al «sangeli» - il sanguinaccio di carne di maiale - e alla trippa che costituiscono prove più impegnative per il palato e l'intestino cui turisti e catanesi si sottopongono (con piacere) nei mercati storici, alla Fiera e alla Pescheria, ma non solo. Decisamente meno stressante dal punto di vista digestivo il «mauro» - alga croccante - con sale e limone, oppure aceto. Immancabili i carciofi arrostiti, anche se alcune riviste specializzate scrivendo di Catania definiscono «il cibo da strada per eccellenza» la cipolla di Zafferana arrostita alla brace: «La cipolla - spiegano - viene servita su fette di pane abbrustolito, condito con olio extravergine di oliva, origano e una freschissima sarda, anch'essa cotta alla brace, aperta a libretto e diliscata». Per dissetarsi, infine, meta obbligata sono i chioschi, disseminati in ogni angolo della città, per un seltz, limone e sale. La bevanda ufficiale dei catanesi in estate

http://catania.gds.it/2013/07/04/il-gusto-del-cibo-di-strada-dal-centro-alla-periferia-272003_164330/

 

 

Arrusti e mangia

A Catania vige una forte tradizione di cucina di strada. Basterà raggiungere piazza Castello Ursino o via Plebiscito per trovare una miriade di macellerie che all’ imbrunire si trasformano in caratteristici punti di ritrovo. Il panino con la carne di cavallo è la loro specialità. Su griglie gigantesche vedrete cuocere fette di carne di cavallo, polpette equine, la cipollina avvolta nella pancetta. Vi serviranno queste delizie dentro un panino grigliato!

Qua e la, si incontrano le Putie, che vendono vino e cibo tradizionale, dove avrete modo di assaggiare la gelatina di maiale, u zuzzu, condita con succo di limone, potrete gustare ottimi formaggi e salumi, accompagnandoli con del vino locale, che il putiaro estrarrà direttamente dalle botti.

Sempre nella zona del centro storico, vi capiterà di imbattervi in piccoli ristori ambulanti in cui troneggia un grande pentolone, a quarara, posto sul fuoco. Qui si prepara u sangeli, un tipico piatto siciliano che viene preparato utilizzando il budello del maiale, riempito di sangue dell’animale, e la trippa.

ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

 

La tavola calda

La tavola calda è un elemento immancabile nei bar e nelle rosticcerie di Catania.

Una via di mezzo tra lo snack e lo street food, uno spuntino a metà giornata o un pasto leggero come pranzo o cena.

I pezzi di tavola calda sono sostanzialmente: Pizzetta, Arancino, Cartocciata, Bolognese, Bomba, Sfoglia, Cipollina e Siciliana. La pizzetta è generalmente tonda piuttosto alta, preparata con pomodoro, mozzarella, olive nere e origano.

L’ arancino può essere considerato il re della tavola calda siciliana, una divinità di riso fritto che cela meraviglie. Il primo segreto dell’arancino sta nella forma: Classico a forma di cono rovesciato: con il ragù e tocchetti di carne; Tondo: in bianco (con mozzarella, prosciutto cotto e burro); Ovale con ripieno di verdure; Ingabbiato dentro una pasta brisèe o una sfoglia, cotto al forno.

La cipollina è uno scrigno di pasta mezza sfoglia farcita con salsa di pomodoro, mozzarella e abbondante cipolla appassita; in alcuni casi viene aggiunto anche del prosciutto cotto. La siciliana è un calzone fritto o al forno con “tuma”, tipico formaggio locale senza sale, e acciughe salate. La bolognese è una pizzetta ricoperta da una mezza sfoglia farcita di mozzarella, prosciutto cotto e uovo sodo. La cartocciata, a forma di fagotto, è cotta al forno, la sua pasta è morbida e alta, un po’ simile quella a della brioche; è farcita con prosciutto cotto, mozzarella e pomodoro.

 

 

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La colazione a Catania

La tipica colazione catanese era ed è la granita: di limone, alle mandorle, al cioccolato, ecc., specialmente in estate e nelle zone costiere. Tradizionalmente andava accompagnata da pane fresco e croccante, ma nel tempo è stato sostituito dalla tipica brioscia siciliana preparata con pasta lievitata all’ uovo e dalla forma a base semisferica sormontata da una pallina (chiamata tuppu).

Ogni bar presenta le proprie specialità in fatto di granita. Alcuni offrono un’ ottima granita con le mandorle tostate, altri quella al pistacchio, altri ancora sono specializzati in granite alla frutta, come ad esempio di gelsi.

Non meno prelibate sono le altre specialità da colazione - cornetti, treccine, iris, panzerotti, graffe fritte e ricoperte di zucchero, raviole di ricotta - che vengono però preferite nel periodo invernale.

 

 

I chioschi

Il ciosco o ciospo (il chiosco) per la vendita di bevande dissetanti è sempre stato un punto di incontro, di giorno e di notte, diventato nel tempo un vero e proprio “cult” della vita dei catanesi.

L’evoluzione nel modo di preparare e vendere bevande trova origine dai venditori di acqua e  zammù, acqua e anice, che nell’ 800 dissetavano i catanesi durante il periodo del gran caldo.

Nel tempo, questa attività ambulante si trasforma e appaiono così delle postazioni fisse dalla caratteristica forma esagonale, dislocate in molte piazze sia della Catania antica che di quella moderna.

Zucchero, frutta, acqua seltz, misurini e presse sono gli elementi immancabili per un chiosco. La particolarità è che sono gli stessi cioscari a produrre gli sciroppi per bibite al sapore di mandarino, per il tamarindo, per l’ orzata, per lo sciampagnino (cedrata con acqua e seltz), per il completo (orzata, succo fresco di limone, anice e selz).

Ma la bibita tradizionale per eccellenza è sicuramente il selz, limone e sale, dall’ effetto altamente dissetante e digestivo; molto popolare è anche limone e mandarino che unisce l’aspro del limone e il dolce del mandarino o il tamarindo con limone e bicarbonato, anch’ esso un ottimo rimedio per la digestione.

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

 

Savia 

In una citta' golosa e raffinata come Catania, la Pasticceria Savia incarna i fasti della dolcezza, tra cannoli invitanti e cassate variopinte, tra paste di mandorla e l'esplosione di colori del marzapane.

 Come consuetudine cittadina,da piu' di Un Secolo, dal caffe' all'aperitivo,dall'arancina al pasticcino, a seconda dell'ora e degli impegni, la Pasticceria Savia e' la meta preferita da giovani e meno giovani impiegati e manager ranpanti nella pausa pranzo.

 Fu fondata nel 1897 dai coniugi Angelo ed Elisabetta Savia in quella zona anticamente chiamata Piano di Nicosia. Da li' mosse i primi passi e accrebbe la sua esperienza grazie all'intuito e alla sagacia di Alfio e Carmelina Savia trovo' degna sistemazione nel cuore della citta';

 Per i pochi che non lo sapessero la Pasticceria Savia si trova incastonata ad angolo tra la via Etnea e la Via Umberto, in quello che Federico de Roberto battezzo' col nome prestigioso di Salotto di Catania.

 In quell'illustre angolo matura, grazie ad Angelo Savia, la tradizione dolciaria che trova i suoi punti di forza nell'eccelsa qualità delle materie prime, nella magistrale professionalita' e cortesia del suo personale e nel confezionamento dei prodotti sempre freschi e fragranti.

 Forte di questi capisaldi la Pasticceria Savia ha iniziato un nuovo capitolo della sua storia Da oggi insieme ai nipoti Alessandro e Claudio, si presenta alla clientela in una veste completamente rinnovata, conservando sempre la qualita' e le tradizioni di un tempo.

http://www.savia.it/

 

le famose pizzette di Savia

 

 

Etna Food Academy

 

 

 

 

 

 

La pasticceria catanese

Fra i dolci più tipici e tradizionali il primo posto va al cannolo di ricotta, composto da una cialda croccante ripiena di crema di ricotta e decorato con scaglie di cioccolato e granella di pistacchio, farcito rigorosamente al momento della degustazione. Altrettanto famose sono la cassata e le più piccole cassatelle, i minuzzi ‘i Sant’ Aita , sempre a base di ricotta, nonché la Frutta Martorana. Quest’ ultima è una specialità a base di farina di mandorle e zucchero, caratteristica perché riproduce perfettamente frutta, ortaggi e pesce. In occasione della tradizionale festa di Sant’ Agata, la patrona di Catania, si preparano le olivette di Sant’ Agata, squisiti dolcetti di pasta di mandorla verde a forma di olive, da cui prendono il nome.

E ancora possiamo citare le paste di mandorla, di nocciola e di pistacchio. Le gelaterie a Catania sono particolarmente rinomate per gli squisiti gelati artigianali,

prodotti nei più svariati gusti, e i cosiddetti pezzi duri, spesso decantati dagli scrittori siciliani come un trionfo della gola.

Un’ altra specialità tipica di Catania sono i biscotti della monaca, biscotti secchi a forma di “S” aromatizzati con semi di finocchio, chiamati così perché verso la fine dell’8oo una monaca di casa cominciò a confezionarli e a venderli.

ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

Via Santa Filomena la vanedda chic di Catania

di Lucia Murabito

Meta di turismo enograstronomico, centro della movida catanese e nuovo salotto della Catania bene: questa la descrizione che ormai da qualche tempo viene fatta di via Santa Filomena.

Vanedda incastonata tra via Umberto, via Etnea e via Pacini, via Santa Filomena è ormai “sulla bocca di tutti”: non c’è catanese che non abbia testato la qualità e la varietà di prodotti che i tanti locali – tutti diversi per impostazione, target e offerta – portano in tavola.

Usciti indenni dai recenti controlli a tappeto dei Nas, i ristoranti di via Santa Filomena sono l’isola felice per i palati sopraffini e per le buone forchette, il baluardo dell’autocontrollo alimentare a Catania.

Ma volendo – concedetecelo per una volta – lasciare da parte l’ormai imperante riferimento gastronomico, va ricordato come questa graziosa viuzza del centro storico nasca come via degli artigiani.

In tempi non sospetti, via Santa Filomena contava numerose botteghe di produzione manufatturiera: rilegatori, pellettieri, sarti e le pioniere della produzione di oggettistica con materiali di riciclo.

Pochi i superstiti, incastonati come gemme nella moltitudine di ristoranti.

Preziose come gemme le realtà di cui stiamo parlando: Boudoir 36, Ibridi e la libreria Vicolo Stretto.

E a parlarci della realtà di via Santa Filomena è proprio Maria Carmela Sciacca, titolare della libreria Vicolo Stretto. 23m² di legno, libri e “vibrazioni positive”, come dicono i clienti di questa perla della cultura catanese.

Mari è qui da tre anni, da quando via Santa Filomena era ancora la strada degli artigiani: nella sua libreria organizza laboratori per bambini, conferenze, mostre pittoriche, performance musico-teatrali, corsi gratuiti di lingua spagnola. “E poi vendiamo libri” conclude. “Tornata dalla Spagna laureata e disoccupatissima mi hanno proposto questa botteguccia: costava poco e io non avevo la più pallida idea di che cosa significasse gestire una libreria e di cosa sarebbe diventato questo posto.

Adesso, a distanza di tre anni, ho la consapevolezza che i miei clienti sono i miei e non di via Santa Filomena. Perché chi sceglie Vicolo Stretto ne sceglie la filosofia: tutto è accuratamente selezionato e organizzato secondo uno spirito. Siamo una libreria indipendente. Qui invece tutto è massificato, manca totalmente il concetto di bellezza diffusa e di varietà dell’offerta: mi piacerebbe vedere qualche negozio in più su questa strada”.

Sì, perché se la via dei ristoranti ricorda tanto i boulevard parigini, a mancare è proprio la varietà delle attività commerciali che affacciano le loro porte sul vico. “Io ho un’altra concezione del social” ci dice Andrea Ganci, titolare di Ibridi.ibridi

“Questa strada ha un potenziale pazzesco e l’ho sempre immaginata come un salotto elegante e rilassato. Ho aperto il mio brand 7 anni fa: non riuscivo a trovare lavoro e l’idea era quella di creare un negozio dove io stesso avrei speso volentieri i miei soldi.

Da un annetto ci siamo ritrovati al centro di questo fenomeno modaiolo e mediatico, ma non mi sento parte di tutto questo: manca la leggerezza, come atteggiamento e filosofia di vita”.

“Commercialmente – ci dicono entrambi – abbiamo potenzialmente ampliato il bacino d’utenza: adesso passa davvero tanta gente da qui, anche al mattino. Ma, al di là dei nostri clienti affezionati, sono i turisti ad apprezzare la nostra attività”.

“Sarebbe utile un’associazione dei commercianti di via Santa Filomena”, ci dice Andrea Ganci. “L’unione fa la forza e per ora non riusciamo nemmeno a far rispettare il divieto d’accesso a macchine e motorini: questa strada dovrebbe essere pedonale sempre, non solo il sabato sera quando il muro di gente ti impedisce materialmente il passaggio.

Sarebbe bello che l’arredo urbano fosse curato in maniera uniforme, con panchine, fiori. E sono certo che la gente troverebbe utile avere a disposizione una linea wi-fi gratuita. E non solo per pubblicare le foto dei piatti su Facebook”.

“Avremmo più voce in capitolo anche con l’amministrazione comunale”, conclude Mari. “Se la strada è sempre pulita dobbiamo ringraziarci a vicenda: ognuno fa la sua parte pulendo il proprio pezzo di marciapiede. Lo spazzino passa, ma sembra fare finta. Il problema però è che qui ogni commerciante parla di Via Santa Filomena, ma in realtà parla della propria attività”. Su una cosa sono tutti d’accordo però: via Santa Filomena è una realtà a sé stante, da salvaguardare e migliorare. Con qualche accorgimento e un po’ di collaborazione si potrebbe anche esportare e usare come modello per l’intero centro storico catanese.

http://catania.sudpress.it/_/via-santa-filomena-la-vanedda-chic-di-catania/

 

 

 

 

 

Qualunque sia il percorso scelto per trascorrere la serata, c’è un momento che accomuna tutti i nottambuli a spasso per le città dell’Isola: il rito della colazione all’alba. Che si tratti del classico cornetto appena sfornato, di una granita o di una cioccolata calda… bar, laboratori e pasticcerie cominciano ad affollarsi tra le 4 e le 6 del mattino, con le macchine per caffè espresso che producono a ritmo continuo caffè e cappuccini e l’aria che si riempie dei racconti della serata appena trascorsa. E domani è un altro giorno, o meglio, un’altra notte…


 

 

 

 

A Fera o Luni

Ricco di molteplici e caldi colori, allegre musiche, tintinnii di campanellini degli abiti orientali, profumi intensi e coinvolgenti, fra i tendoni rossi, blu e bianchi, si snoda il mercato storico di Catania, in gergo a Fera o Luni.
Luogo folkloristico, ricco di tradizione, in cui si può trovare davvero di tutto, dalla frutta e verdura al pesce, dalle carni ai formaggi, dagli indumenti agli attrezzi e ai materiali per realizzarli, dagli utensili alle scarpe, dalle stoffe ai vestiti e agli accessori di seconda mano.
Vi si accede da via S. Gaetano alla Grotta, dietro piazza Stesicoro, dove fa angolo palazzo Beneventano, con il suo portone possente, sopra il quale, sostenuto da due angeli, si colloca lo stemma del casato raffigurante un leone e un orso in posizione eretta.
Qui si trovano per lo più bancarelle di indumenti, caratterizzati dai colori eccentrici dei costumi e delle magliette, da quelli caldi delle tuniche arabe e delle pashmine, dal luccichio dei piccoli gioielli realizzati a mano accostando coralli, ametiste, turchesi ad argento o metallo.

Percorrendo tale via, fra le musiche diverse ed il vociare incessante si incontra sempre un signore di colore, anziano, magro e pacato, il quale, con voce gentile offre la sua merce: federe di cuscini colorati, azzurri, verdi, bianchi e al rifiuto del passante augura con il sorriso sulle labbra un buongiorno.
Seguendo l’arteria si giunge in piazza Carlo Alberto, centro della fiera, zona di pesce fresco, di merluzzi, triglie, calamari, polipi, pesce spada, frutti di mare adagiati su un letto di ghiaccio e innaffiati con acqua di mare. Accanto a questi gli aromi per condirli: aglio, prezzemolo, basilico, limoni grossi, gialli, succosi, spezie ed aromi, offerti al passante dai venditori che magari intercalano qualche commento, a volte anche in versi, che descrive la merce esposta.

Vengono poi i banchi di frutta di stagione, sapientemente adagiata in forma di piramide, e le ceste di verdure, di peperoni rossi e verdi, di melanzane violacee, di pomodori indicati dai venditori con solerzia ai passanti e i banchi dei formaggi dove una voce sovrasta le altre urlando “Pepato vecchio”.
In questo periodo l’arancione delle arance rosse di Sicilia è sostituito dal verde dei fichi d’india, e dal giallo delle pesche, accompagnati dai colori forti delle ciliegie, dalla delicatezza delle fragole, dal tocco esotico di ananas. Non possono mancare neppure i meloni: essi, gialli, rossi, piccoli, grandi, angurie o c.d. cantalupi, si comprano “a prova”, ovvero dopo averne assaggiato il sapore.

La via Pacini e la via Grotte Bianche sono dominate per lo più da macellerie che espongono le carni all’aperto, le tagliano in strada, espongono ceste ricolme di uova sovrastate spesso da una gallinella di paglia. In quelle zone si trovano anche terrecotte artigiane decorate, arnesi da cucina in latta e vetri colorati.

Sia fra i venditori che fra gli acquirenti le nazionalità sono diverse: africani, asiatici, italiani di Catania e provincia, siciliani si incontrano, chiacchierano, propongono i loro prezzi, li comparano con la qualità offerta, discutono fra loro del Catania calcio o del film visto in tv la sera precedente, intessendo una vera e propria amicizia che si accresce giorno dopo giorno.
Anche i prodotti da consumare al minuto hanno la loro importanza in un contesto tanto tradizionale e folkloristico: accanto a pizzette, cartocciate, patè e cipolline, è possibile assaporare il seltz, ottima bibita artigianale in diversi gusti che vanno dal limone al mandarino verde, dal chinotto al tamarindo, bevanda che, soprattutto in estate, riesce a far tollerare meglio il caldo catanese.
Fanno da sfondo palazzi d’epoca e due chiese: la Basilica del Carmine del 1737, che presenta una facciata di pietra calcarea con zoccolato in pietra lavica e tre navate precedute da un ampio vestibolo sormontato da tribuna, all’interno della quale si possono ammirare quattordici vetrate artistiche raffiguranti Santi carmelitani, realizzate con la tecnica medievale grisaille che, mediante l’uso della polvere di piombo sul vetro, permette la realizzazione di particolari policromi e del chiaroscuro, e la piccola chiesetta rupestre di San Gaetano alle grotte, costruita su una grotta vulcanica, con affreschi cinquecenteschi purtroppo andati quasi interamente perduti.
Sovrasta, ma senza interferire, l’Etna che dall’altro veglia su Catania.
www.angelaallegria.com   Luglio 2009 in Katane

 

 

 

Catania si prepara alla movida estiva: ecco le regole dei "caffè concerto"

La Giunta municipale di Catania ha approvato la delibera con cui viene varata la nuova stagione dei Caffé concerto, che quest'anno prenderà il via il 30 maggio per concludersi il primo di novembre

La Giunta municipale di Catania ha approvato la delibera con cui viene varata la nuova stagione dei Caffé concerto, che quest'anno prenderà il via il 30 maggio per concludersi il primo di novembre. Le domande saranno esaminate da un Tavolo tecnico composto da rappresentanti delle direzioni Attività produttive, Ecologia, Cultura e Polizia Municipale.

Rispetto allo scorso anno ci sono alcune novità riguardanti i criteri di amplificazione, gli orari della cessazione della musica, della chiusura dei locali e l'esclusione di un tratto della via dei Crociferi da piazza San Francesco d'Assisi a via Antonino di Sangiuliano, perché sottoposta a tutela storica e monumentale, viene esclusa dall'area dei Caffé concerto.

L'orario della concessione di suolo pubblico è stato stabilito dalle 20 alle 2 del mattino. Dall'amplificazione, realizzata con un unico impianto, sono esclusi gli strumenti a percussione. Inoltre i locali dovranno rispettare il limite di decibel previsto dalla normativa: 65 dalle 20 alle 22 e 55 dalle 22 alle 0,30, quando la musica dovrà cessare del tutto. Nelle aree Ztl dovrà essere garantito il passaggio di mezzi di soccorso e di vigilanza lasciando liberi almeno tre metri di carreggiata e l'accesso dei residenti alle proprie abitazioni e ai garage. Gli arredi dovranno essere amovibili e rimossi al termine dell'orario di concessione e sulle aree non potranno essere collocati banchi frigoriferi o altre attrezzature.

Le sanzioni per coloro i quali non rispetteranno questi parametri sono state inasprite rispetto allo scorso anno: alla seconda violazione nel biennio, infatti, sarà considerata decaduta la concessione di suolo pubblico. E per coloro i quali, decaduta la concessione, dovessero continuare, ci potrebbe essere la sanzione accessoria della revoca della licenza.

"La delibera - ha sottolineato il sindaco di Catania Enzo Bianco - vuole contemperare le esigenze degli esercenti con quelli dei residenti. Siamo pronti a controllare con estrema attenzione attraverso squadre dotate di apposite apparecchiature che i parametri sulle emissioni sonore siano rispettati e non ammetteremo furbizie o forzature. I Caffé concerto devono ritrovare il loro spirito originario, quello che fece balzare la movida catanese all'attenzione dell'intero Paese". "Questa iniziativa - ha aggiunto l'assessore alle Attività produttive Angela Mazzola - si inserisce in quell'opera di riqualificazione dell'intero centro storico condiviso da residenti ed esercenti. Questi ultimi potranno utilizzare lo stesso modulo con cui si chiede la concessione di suolo pubblico per richiedere anche la possibilità di effettuare esibizioni musicali all’aperto".

 

 

   

 

Chi conosce Catania potrebbe suggerirmi tanti posti...la scogliera ad esempio con i solarium comunali o uno dei lidi presenti alla Playa (zona a sud della città)…ed io vi rispondo subitissimo…nooooooooooo…nei primi c'è troppa confusione di fighetti e poi il sole si dovrebbe prendere in piccoli spazietti ricavati dando spintoni a destra e a manca su tavole di legno!!…nei lidi della Playa in cui la spiaggia è sabbiosa oltre al tempo che starei per raggiungerla, il mare non è poi il massimo della pulizia essendo la zona molto prossima al porto…quindi le acque non sono certo sempre cristalline…

 

 

E allora che fare?...la risposta è semplice…almeno per me…si va a S. Giovanni Li Cuti…S. Giovanni Li cuti è un cosiddetto borgo marinaro che si trova praticamente in pieno centro (zona mare) a Catania…per anni ed anni è stato bistrattato e considerato solo un piccolo rione di pescatori il cui mare non era certo molto apprezzato ed i pochi locali che vi si trovavano non andavano certo per la maggiore…

 

 

 S. Giovanni Li Cuti si estende in lunghezza per non più di 800 metri. E' in pratica una striscia di terra che divide il mare Ionio dal Lungomare di Catania, la cosiddetta circonvallazione a mare. In pratica non è neanche possibile annoverare come frazione…ma è un piccolo agglomerato di casette basse che si affacciano sulla spiaggia e sul piccolo porticciolo che però oramai è praticamente dimesso. Dello spettacolo che tale borgo offre la sera ne parlerò più tardi.

Ma ecco che qualche anno fa, alla amministrazione comunale di Catania è venuta l'idea di cambiare radicalmente l'aspetto di questa zona…ed allora ecco creata una spiaggia in quattro e quattro otto di grande fascino…fascino?...sì…fascino perché questa spiaggetta è stata praticamente creata quasi dal nulla…si tratta di una striscia lunga almeno 300 metri e larga una settantina tutta costituita da sabbia nera cioè sabbia di origine vulcanica…una vera e propria spiaggia "nera" molto simile a quella dell'isola di vulcano nelle Eolie…ma mentre lì a Vulcano possiamo parlare di sabbia finissima qui dobbiamo usare il termine sabbia "a grani grossi"…

 

 Certo ammetto che può non piacere a molti come tipo di superficie…ma per uno che ormai da tre anni la frequenta posso dirvi che non è affatto scomoda per prendere il sole mentre rispetto alla sabbia normale sia essa bianca o nera…ha un enorme vantaggio…non vi rimarrà "impicata" cioè appiccicata addosso fino a che a che una poderosa doccia casalinga non sarà stata fatta.

Per gli amanti del bagno e non della tintarella, vi posso dire che potrebbe a tutti sembrare assurdo fare il bagno di fronte ai palazzoni del lungomare catanese ed alle case che circondano lo specchio di mare…ed invece ecco il bello della spiaggetta di S. Giovanni Li Cuti…il mare è praticamente quasi sempre pulito e cristallino. Quest'anno ad esempio non vi è stato un giorno in cui abbia dovuto rinunciare alla mia nuotata ristoratrice…

 Ma quali sono gli altri punti di forza di questa spiaggetta,…la presenza di un attrezzatura messa a disposizione dall'amministrazione della Città in modo assolutamente gratuito…e cioè le docce (ben 8!!!), gli spogliatoi ed i bagni chimici, nonché la passerella per i disabili, inoltre sono presenti due passerelle che portano a mare in cui sono presenti due scalette per permettere l'accesso comodo al mare…

Dimenticavo che nella spiaggia sono stati posti dei grossi massi tra la spiaggia ed il mare per evitare il danneggiamento della spiaggia per le ondate nonché per rendere fruibile la massima quantità di spiaggia per i bagnanti. Ho trovato su internet delle foto che aggiungo alla opinione anche se cercherò di scattarne io un po' al più presto…

 Come raggiungere la spiaggia?...Allora…la stradina che percorre il borgo è interdetta alle auto ed alle moto (escluse quelle dei residenti…grande cosa). All'ingresso della suddetta stradina vi è comunque presente un piccolo parcheggio rigorosamente abusivo per i motorini e le moto. La macchina può anzi deve essere parcheggiata sul lungomare, in cui ahimè sono presenti le tanto odiate strisce blu…(1 ora di parcheggio 0.52 €). Si può comunque raggiungere la spiaggia usando gli autobus della AMT (dal centro si prendere il 534 che passa da Via Etnea). Io invece dato il poco tempo a disposizione e l'amore per le due ruote, vado sempre in bicicletta (da casa mia arrivo in 10 minuti) e posso posteggiarla proprio sulla spiaggia….

Concludo questa panoramica…parlandovi di S. Giovanni Li Cuti di sera…è una passeggiata a mare piacevolissima…senza smog, senza rumori di macchina, la strada non è illuminata a giorno quindi è proprio romanticissima…lì sono presenti un po' di bei locali…accoglienti in cui è possibile naturalmente gustare dell'ottimo pesce fresco o sgranocchiare un buona pizza…vi segnalo il "Porto San Giovanni" e l'"Andrew's Faro" oltre al ristorante biologico "Cuti lisci"…è molto carino e romantico anche comprare qualche pezzo di tavola calda, tipo un arancino, una cartocciata, una cipollina ed andarla a gustare in dolce compagnia sugli scogli in riva al mare dove una piacevolissima brezza mitigherà la calura estiva…

 Spero di essere stato esauriente…ed avervi descritto bene questo bellissimo posto…dimenticavo…la spiaggia è ben frequentata e rappresenta un fiore all'occhiello per la città di Catania…Un buon bagno a tutti

 Antonio Magrì

 http://viaggi.ciao.it/altri_luoghi_in_Sicilia__Opinione_634931

 

 
 

 

Ognina è uno dei quartieri più affascinanti di Catania, ma in pochi se ne accorgono, ammorbato com’è dal traffico, a causa di un’uscita della circonvallazione che vomita in continuazione automobili proprio in uno dei suoi angoli più suggestivi, un porticciolo turistico sovrastato da un lungomare poco curato ma potenzialmente bellissimo.

Un vero spreco di bellezza, dato che chi passa non viene incoraggiato a fermarsi e a vivere il quartiere, in cui si trova un piccolo ma delizioso Museo del Mare e interessanti beni culturali e storici.

A non farsi scoraggiare sono invece i veri intenditori o i semplici appassionati di gastronomia popolare che sanno della presenza nel quartiere di un fenomeno davvero caratteristico, una sorta di ristorazione di strada diffusa, collocata nel cuore marinaro di Ognina, piazza Mancini Battaglia.

Qui, a distanza di pochi metri uno dall’altro, ci sono due esercizi di ristorazione che permettono di fare una magnifica quanto singolare esperienza di cibo consumato per strada.

Il primo è anche il motore principale di questo fenomeno: Frutti di Mare da Nitto. E’ un ibrido tra un negozio di pescivendolo specializzato e una ristorazione a sua volta sospesa tra street food e take away.

Al suo interno, in alcune piccole vasche, si agitano ancora vivi i frutti di mare tipici del territorio: vongole, fasolari, cozze, telline. Talmente freschi che ti spruzzano l’acqua addosso mentre gli giri intorno.

La prima possibilità è quella di prendere un bel piatto di crudo di pesce da consumare sul posto, magari delle croccantissime patelle con sopra una spruzzata di limone. Il limone è una materia prima presente a chili in questo locale, insieme all’immancabile prezzemolo.

A questo punto ci si può avvicinare al banco della gastronomia dove si trovano parecchi preparati, alcuni già pronti al consumo, altri da cuocere. Il massimo però è farsi preparare un piatto di pasta espresso ai frutti di mare, rigorosamente in bianco.

Bisogna augurarsi di avere la fortuna di capitare qui uno di quei rari giorni in cui si trovano i fimmineddi. Si tratta di una rara tipologia di frutti di mare, simile a una vongola, ma immensamente più dolce e carnosa. Quasi nessuno la pesca, per la difficoltà di reperimento. Quando capita che li trovino, basta esporli sui banconi e i fimmineddi spariscono in un attimo, perché gli amatori non se li fanno sfuggire.

E adesso viene il bello. Se volete mangiare tutto caldo senza muovervi da lì, ecco che i gestori del locale vi faranno attraversare la strada grazie a un provvidenziale semaforo pedonale…… facendovi raggiungere il marciapiede dalla parte opposta della carreggiata, dove apriranno un tavolino e delle sedie di legno e vi faranno accomodare, proprio davanti al mare. Impossibile immaginare qualcosa di più bello e frugale allo stesso tempo.

Dimenticherete così le migliaia di auto che vi staranno scaricando addosso i loro gas a un passo da lì, talmente sarete rapiti da uno scorcio di Catania che ci si perde solitamente, passandoci distrattamente in preda al tran tran quotidiano.

Intanto il personale di Nitto vi porterà l’antipasto che avrete selezionato, profumato come il mare che avete sotto gli occhi.

Poco dopo seguirà un fumante e abbondante piatto di pasta cotto alla perfezione, da consumare in due persone, vista la quantità.

Tutto da mangiare alla buona, dentro vaschette di alluminio e con posate di plastica, ma con una felicità che i poveracci che frequentano i ristoranti stellati non potranno mai capire.

Finito il lauto pasto, basta fare letteralmente due passi e ci si imbatte, sempre nella stessa piazza, nella strepitosa pasticceria Quaranta, a detta di tanti la migliore di Catania.

I gelati? Strepitosi, soprattutto quelli alla frutta territoriale, come il mandarino, esaltante. Le paste? Eccezionali, soprattutto quelle alla frutta anch’essa locale, come i pasticcini alla Fragola De.Co. di Maletto, inconfondibile per aspetto e bontà superiore.

Anche il resto è eccellente, dalle torte ai dolci alla ricotta, dalla pasticceria secca ai semifreddi.

A questo punto, senza essere andati in alcun ristorante, avrete mangiato magnificamente prodotti di lusso in un contesto splendido, dal primo al dolce tutto ottimo, ma spendendo pochissimo.

Sarà quindi tempo di fare ancora due passi per il lungomare, dove scorgerete i panni stesi di una clochard che si è stabilita in zona…… o gli immancabili gatti randagi intorno a un’edicola votiva…… vi ricorderanno quale sia la vera anima popolare di Catania, la stessa che avrete appena gustato tra un take away e una pasticceria, ma che fareste molta fatica a trovare in un ristorante convenzionale della città.

Perché sulle strade del cibo di Catania tutti hanno diritto di cittadinanza. Ci puoi vedere i meno abbienti che vogliono spendere poco seduti a un passo da una tavolata piena di manager in giacca e cravatta, tutti con l’aria soddisfatta che mangiano le stesse cose.

A Catania, la vera giustizia sociale, la fa (soltanto) il mangiare di strada.

http://www.storienogastronomiche.it/ognina-catania-pesce-dolce-ristorazione-diffusa-per-strada/

 

 

 

 

Il pane e i panifici

Catania ha una incredibile varietà di pane, basta entrare in un qualsiasi panificio per rendersene conto: pane di semola, con i semi di sesamo, integrale, di soya; dalle svariate forme, u cucciddato, facilmente riconoscibile per la sua forma rotonda e il buco al centro, la mafalda, i gemellini, solo per citare le più tradizionali. I panifici preparano anche pizze e scacciate. Le scacciate con tuma e acciughe o quelle con cavolfiore, salsiccia e tuma sono tra le più rinomate e vengono preparate soprattutto nel periodo di Natale. I fornai preparano anche cipolle, melanzane e peperoni cotti interi al forno ed esposti su teglie nere.

Altre specialità che potrete trovare sia nei panifici che nei bar sono ’nzuddi, totò, bersaglieri e rami i’ Napuli (*), che si preparano a Novembre in occasione della ricorrenza dei Morti. L’origine del nome sembra che sia da riferirsi all’unificazione del Regno delle due Sicilie (Napoli e Sicilia) nel 1816. In quell’occasione il re Carlo di Borbone fece coniare una moneta con la lega del rame, materiale povero che sostituiva l’oro e l’argento. Così i siciliani riprodussero in cucina le monete di rame e crearono un biscotto dal cuore morbido ricoperto da una glassa di cioccolato, aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e essenza d’arancio.

Le Friggitorie

In origine presenti solo nel centro storico, adesso le friggitorie sono disseminate dappertutto, sia in città che nei paesi vicini.

Vi si preparano crispelle dolci e salate. Quelle dolci sono immerse nel  miele, quelle salate hanno due forme – una tonda, ripiena di ricotta e l’altra allungata, con l’acciuga dentro.

Il crispellaro le prepara “a vista” (spesso proprio in strada) manipolando la pasta quasi liquida con una straordinaria abilità e tecnica dei movimenti delle mani e poi le frigge a galleggiare in un enorme padellone di oltre un metro di diametro e profondo circa 30 cm.

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

FUORI CITTA'

 

 

 

Località balneare tra le più famose e richieste della Sicilia orientale, Acicastello mantiene un fascino unico, con le acque cristalline del suo mare che si scagliano nei costoni di pietra lavica, all’ombra del Castello normanno da cui la città prende il nome. In estate si popola di turisti e da numerosissime persone che dalla vicina Catania vi si recano in villeggiatura. Le serate sono sempre vive e movimentate, grazie ai numerosi ristoranti e locali, specializzati nel preparare prelibati piatti a base di pesce.

Sia Acicastello che Acitrezza accolgono decine di migliaia di turisti, oltre ai buongustai della zona, non solo durante il periodo estivo ma un pò tutto l’anno. La brezza marina che si gode, oltre allo scenografico castello e i faraglioni di Acitrezza sono il luogo preferito di migliaia di persone durante le belle serate siciliane. Qui prendono posto alcuni dei migliori ristoranti in assoluto in Sicilia. Per i più giovani, le serate sono animate da discoteche sul mare e da club, dove è possibile bere e ballare le hit dell’estate. Ma le serate possono essere anche un po’ più tranquille: prendere un bel gelato e passeggiare presso il lungomare durante le notti di luna piena, ascoltando il mare che accarezza gli scogli, è l’atmosfera ideale per gli innamorati.

Acicastello

Costruito su una rupe di lava in mezzo al mare, il Castello si erge imponente sulla piazza, come la prua di una nave. Alle spalle si stende la Riviera dei Limoni. Camminando tra i vicoli ci assalgono i profumi di una cucina tradizionalmente legata al pesce. Le cassette dei pescatori sono colme di ricci di mare, cozze, polpi, patelle e occhi ‘ i voi, masculini (alici tipiche del Mar Ionio). I masculini da magghia (dalle maglie delle reti utilizzate per la pesca) trovano svariati utilizzi: marinati con olio e limone saltati con finocchietto selvatico e piselli per condire gli spaghetti.

 Acitrezza

Il borgo marinaro di Acitrezza brulica di barche dai mille colori e di pescatori che ricordano Verga e i suoi Malavoglia. Il piccolo molo mantiene immutato il suo antico fascino.

La cucina sa di mare. Qui si assaggia il mauro, un’ alga carnosa che si mangia cruda con succo di limone. L’abbondanza di pesce, crostacei e molluschi fa sì che questi siano onnipresenti sulle tavole dei numerosi ristoranti cucinati in umido, fritti o alla griglia.

A giugno per la festa di San Giovanni si svolge la pantomima U pisci a mari, una rappresentazione della pesca del pesce spada che vede come protagonisti i pescatori e il rais (colui che dirige la pesca). Quest’ ultimo dall’ alto di uno scoglio spia il pesce in acqua e dà istruzioni ai suoi compagni per catturarlo tra gli incitamenti e le urla incalzanti del pubblico sul molo e sulle barche. Il pesce è interpretato da un esperto nuotatore che si nasconde tra le barche e che alla fine viene catturato. Ma proprio quando sta per essere ucciso, riesce a liberarsi e fugge. Una rappresentazione della continua lotta per la sopravvivenza in una terra che fa del pesce la sua principale fonte di guadagno.

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

La "Sagra del Pesce spada di San Giovanni" ad Acitrezza (Catania), in occasione dei solenni festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Giovanni Battista.

Allo Scalo di Alaggio, dalle ore 20.00, vengono installate tre grandi griglie dove viene cucinato da cuochi esperti tanto buon pesce spada, pescato nei giorni precedenti dalle “spadare” trezzote. Il pesce viene poi sapientemente condito con olio, origano, sale ed insalata fresca ed accompagnato dall’immancabile bicchiere di buon vino bianco insieme al “pane di casa”.

Ed infine, sulla scia del grande successo di pubblico degli anni passati, si svolge la mostra ed esposizione dell’artigianato e dei prodotti tipici locali, che fanno da cornice allo splendido scenario del Lungomare dei Ciclopi e l’incantevole sfondo della marineria con l’isola Lachea ed i faraglioni dei Ciclopi.

 

 

Il rito della granita

In estate, da vari decenni, ad Acitrezza si ripete il rito della granita.

Dalle prime ore della mattinata fino a mezzogiorno inoltrato coppie e gruppi di giovani, ai tavoli all’aperto che occupano gran parte della piazza principale del paese, danno vita all’usanza di deliziarsi a gustare la tradizionale “granita e brioche”. La “ordinazione” è sempre la stessa, con le “varianti” però del “gusto” particolare della granita.

 

Cafè Mithos ad Acitrezza - la granita al lungomare coi faraglioni davanti. Tutto l'anno

Fino a circa cinquant’anni addietro la scelta era limitata tra le granite al limone e quelle, più delicate, alla mandorla, alle quali si aggiunsero presto quelle al cioccolato, che permettevano l’aggiunta della panna.

Poi, la fantasia dei gelatai siciliani introdusse con audace efficacia altri “gusti” che dapprima si limitarono all’ambito della frutta locale di stagione (arance, pesche, albicocche) e poi spalancarono la porta anche alla frutta esotica (dall’ananas alla papaia, dal mango al kiwi) finendo anche con l’insaporire la vetusta granita mediante ingredienti imprevedibili quali le more, i fichidindia e, persino, i gelsomini.

Intere generazioni di “trizzoti” e catanesi hanno contribuito in massa a mantenere viva l’antica tradizione, spesso pronuba di relazioni effimere o durature. Ai tavolini della piazza la sensazione è quella di partecipare ad un rito collettivo.

Umberto D’Arrò

http://acitrezza.it/il-rito-della-granita/

 

 

 

LA GROTTA
la bettola dei marinai da Lorenzo Risultati immagini per acquapazza santa tecla logo

 

 

Capo Mulini

Capo Mulini è una frazione del comune di Acireale, in provincia di Catania. Si trova a sud di Acireale, da cui dista circa 5 chilometri, nei pressi dell'omonimo capo che segna il limite settentrionale del Golfo di Catania.Nei pressi dell'odierna borgata doveva sorgere la città di Xiphonia e sono stati rinvenuti reperti d'età romana. Nel 1800 fu progettato un grande porto commerciale ma questo non fu eseguito, essendosi preferito creare una struttura nella vicina e più popolosa.

La Torre Sant'Anna, oggi faro, fu iniziata nel 1582 in corrispondenza del Capo Mulini e finita in circa un ventennio. Vi alloggiava un corpo di guardia con il compito di allertare all'avvicinarsi di navi corsare.

L'economia della frazione si basa sulla pesca, sulla ristorazione e sul turismo. Ormai abbandonate sono le attività industriali (concerie) presenti tra il XIX e il XX secolo

 

Acireale

La barocca Acireale si trova al centro della riviera dei limoni, su una terrazza fertilissima dal nome Timpa. La città dei mitologici Ciclopi è terra ricca di sorgenti d’ acqua e di agrumi; vi si producono limoni, arance, ulivi, fichi e rigogliosi vitigni. Durante i mesi estivi la granita diventa un vero e proprio rito: al limone, ai gelsi, al caffè, alla mandorla o al cioccolato, purché servita con grandi brioches ancora calde.

La cucina di Acireale, marinara e nello stesso tempo contadina, segue i tempi delle stagioni; le sue ricette hanno un segreto, l’uso di ingredienti freschissimi e di prima qualità.

Piatti tipici della città sono le “Polpettine ne pammini da lumia”, polpettine di carne trita o di pesce azzurro condite con sale, uova, pecorino siciliano grattugiato e trito di prezzemolo, che vengono grigliate racchiuse tra due grandi foglie di limone e le frittelline di nunnatu.

“Nunnatu” (neonato) si riferisce al pesce appena nato e può essere di varie specie: sardine (muccu), alici, pagello. Il termine “muccu” viene dall’ Arabo “sumuk” (pesce) ed è usato nella costa Ionica della Sicilia.

Si condisce il “nunnatu” con uova, prezzemolo trito, sale e pecorino. Si fanno delle polpettine, si friggono in abbondante olio di oliva e si mangiano ancora fumanti.

 

Aci Bonaccorsi

Qui le campagne abbondano di agrumi ed uva; notevole è la produzione di formaggi locali.

Ottime le ricotte che caratterizzano molti piatti della cucina di Catania e provincia. Grande cura è riservata alla stagionatura, alla salatura e messa in forno delle ricotte che presentano numerose forme: a torretta , canestrata, stagionata nelle cavagne.

Aci Sant’Antonio

Il borgo ha una storia medioevale contrassegnata dalle innumerevoli eruzioni dell’ Etna. L’agrumicoltura e la viticoltura sono i veri motori trainanti dell’economia del paese. Terra del noto limone verdello. La pasticceria è un palcoscenico di dolci a base di mandorle, miele, pistacchio e ricotta.

 

Riposto

Deposito (“u ripostu”) per conservare merci e botti da imbarcare via mare, ecco l’ origine del nome Riposto.

La gente del luogo ha sviluppato un rapporto intimo con il mare, principale mezzo di sussistenza e punto nevralgico di mercanti, pescatori, armatori, “sensali” (mediatori), “bordonari” ( proprietari di un mulo o di un asino, dediti al trasporto di grano e fave) e marinai.

La tradizionale cucina ripostese è rinomata per le fritture di pesce e per l’alalunga - il pregiato tonno bianco che i pescherecci catturano al largo della costa. “Masculini” (acciughe), spigole, calamari, gamberi sono cucinati nei modi più svariati per soddisfare anche i palati più esigenti: alla griglia, con la cipollata, fritti, al cartoccio o marinati crudi.

La tipica bevanda dell’ estate ripostese è u cor ’i cani, un misto d’acqua, granita di limone e sciroppo di menta.

 

Giarre

Il fitto Bosco di Aci che nell’antichità occupava tutti i territori posti a Nord-Ovest di Acireale, nell’ antica contea di Mascali, per volere del vescovo Caracciolo, venne disboscato e coltivato a vite. Ai suoi margini nacque la città di Giarre, il cui nome trae origine dalle giare, contenitori di terracotta che contenevano vino, olio e cereali. L’ economia agricola giarrese produce ottime qualità di patate, agrumi, cereali, ciliegie e vino.

Già dal ‘500, durante la dominazione spagnola, la preparazione, una volta alla settimana, del pane fatto in casa era un doveroso rito. Le farine più grezze e poco raffinate venivano utilizzate dai poveri, mentre le classi sociali più abbienti facevano uso della farina di Majorca, corrispondente all’odierna farina di grano tenero 00. Con la Majorca si preparavano anche le scacciate. Il pane, cotto nel forno a legna d’ulivo, appena sfornato veniva cunzatu (condito) con olio extravergine d’oliva, origano, peperoncino e sale.

 

Stazzo

 

 Calatabiano

Le possenti mura di cinta del castello di Calatabiano fanno da sentinella all’accesso orientale della valle dell’ Alcàntara, il cui nome viene da Al qantar, il ponte, che sta ad indicare il punto di confine tra le province di Catania e Messina.

Calatabiano è sempre stato un centro prevalentemente agricolo. Qui si producono nespole in abbondanza. Primeggiano le qualità chiamate vaniglia e nespolone. Le nespole di Calatabiano sembrano racchiudere in sé tutto il colore e la dolcezza del sole. Vengono raccolte sul finire dell’autunno, riposte nella paglia per farle maturare a dovere in modo che risultino dolci e succose. Straordinariamente buone sono poi le marmellate, gli ottimi gelati alla nespola e i liquori fatti in casa, tra i quali vale la pena assaggiare il “nespolino”.

Ad Agosto si svolgono le giostre del Saracino, del Cinghiale e dell’ Anello, che rappresentano un vero e proprio tuffo nella storia medievale di Calatabiano. Un’occasione per assaggiare e riscoprire i suoi antichi sapori: vino, olio extravergine di oliva, liquori alla frutta, ricotta fresca e formaggi nostrani.

 

 

Mascali

Le terre di Mascali, alle falde dell’ Etna, sono enormi distese laviche che si affacciano sul mare, costellate da vecchi palmenti dove avveniva la pigiatura e la conservazione del vino in enormi botti di castagno.

Qui i vitigni si coltivano da almeno quattro secoli, dai grappoli d’uva si ottiene il pregiato e celebrato “Nerello Mascalese”, Si coltivano anche cereali, agrumi e mandorle.

Un prodotto tipico è il raro fagiolino mascalese, coltivato solo in questa zona. Spunta verso la metà del mese di luglio e dura fino alla fine d’agosto.

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

 

 

 

Un patrimonio alle falde dell’ Etna

Circumnavigando il vulcano si attraversanno tutti i comuni che fanno parte del Parco dell’ Etna. Un delizioso miscuglio di sapori: dalle mele di Pedara ai funghi di Nicolosi, dalle salsicce di Linguaglossa al miele di Zafferana Etnea, dai torroncini di Belpasso alle fragole di Maletto, dal pistacchio di Bronte alle insalate di Adrano e all’olio di Ragalna, ai salumi di suino nero di Maniace. E poi tanto vino di qualità proveniente dagli splendidi vigneti di Sant’ Alfio, Castiglione di Sicilia, Milo, Viagrande, Randazzo, Linguaglossa.

Ogni comune ha le sue specialità, è impossibile citarle tutte.

 

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Viagrande

Prese il nome dall’ antica via “regia” “Và ranni”, via grande, che congiungeva Catania a Messina. Da essa venivano trasportate sui carramatti (carretti tirati da muli) le botti di legno di castagno piene di vino. Un passato fortemente legato alla terra e ai suoi prodotti come il fico d’ india, la ciliegia, e nei vecchi palmenti la produzione d’ Olio Extravergine. In uno dei caffè storici più importanti della Provincia presente da lungo tempo a Viagrande nasce la celebre Siciliana, una sorta di calzone fritto con tuma di pecora, acciughe ed olive nere. Altro fiore all’ occhiello è lo Spumone, un semifreddo dagli svariati gusti. La tavola calda poi è ricca di vere e proprie leccornie quali le crispelle alla ricotta o alle acciughe.

Zafferana Etnea

Sulle pendici orientali del vulcano si trova Zafferana, “la perla dell’ Etna”. Il paese deve il suo nome al termine arabo “Zafaran” (giallo) e ci ricorda il colore delle ginestre locali e dello zafferano. Punti di forza nell’ economia locale sono: la pastorizia, il vino e l’apicoltura. L’ oro dell’ Etna, il miele, è la principale fonte di reddito. “I lapari” (gli apicoltori) zafferanesi producono miele millefiori, di zagara, d’ eucalipto e di castagno. Il miele, inoltre, viene usato per la preparazione di dolci e piatti tipici. Zafferana è anche terra d’olio, di mele, di funghi e di castagne.

Piatti tipici sono le Foglie da tè, sottili foglie al pistacchio, alla mandorla e alle nocciole, gli Sciatori, biscotti ricoperti di cioccolato, ‘a siciliana (pizza siciliana) un calzone fritto ripieno con tuma o pepato fresco, acciughe e pepe nero.

 

LO SCIATORE.

Questo biscotto venne "inventato" da un pasticciere acese che lavorava nello storico bar del paese di Zafferana Etnea (CT). Si tratta di un biscotto soffice ricoperto di cioccolato lavorato e raffinato in laboratorio, molto semplice nella ricetta. Inizialmente chiamato "Tripulinu", poi "Regina della Neve", gli fu infine attribuito il nome di "Biscotto Sciatore" perchè era il preferito dagli sciatori del Club Alpino che prima o dopo le loro escursioni sulle nevi dell'Etna, sostavano a Zafferana per fare il pieno di energie.

Da lì la ricetta si è diffusa in tutta la fascia jonico-orientale dell'Etna, con molte varianti (al pistacchio, ripieni di marmellata, ecc.).

Daniele Pennisi

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Voglio darvi questa ricetta dei biscotti CA LIFFIA....così chiamati nel mio paese...ma sono tipici di ZAFFERANA ETNEA.....e sono chiamati Sciatori : biscotti al latte ricoperti di cioccolato fondente, nati dalle mani dei pasticceri zafferanesi per rifocillare gli sciatori che rientravano dalle piste innevate dell’Etna. Sono una vera prelibatezza per i golosi che amano gustare il cioccolato.

INGREDIENTI

1kg di farina manitoba 15 cucchiai di zucchero 150gr di burro 400gr di latte 4 uova 1 fialetta di arancia 1 pizzico di sale vanillina

25gr di lievito di birra Cioccolato fondente per la copertura

PROCEDIMENTO

Nella macchina del pane ho messo il latte con il lievito sciolto.... la farina, lo zucchero,man mano a farle assorbire le uova sbattute, il pizzico di sale, la vanillina, il burro a pezzetti, la fialetta d'arancia, se vedete che l'impasto è duro aggiungete altro latte.....se viceversa è troppo molle aggiungete farina....si deve formare un impasto morbido ed elastico.

Naturalmente chi non ha la macchina del pane può impastare a mano o nel robot.

Mettere l'impasto a lievitare fino al raddoppio.

Formare con dei pezzi di pasta dei cilindri.....e porli a forma di S su cartada forno.....fare lievitare ancora fino a quando sono belli gonfi

mettere in forno a 200° per 15'

Lasiare raffreddare ...nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria (io l'ho sciolto al micro) prendere i biscotti già freddi capovolgerli e bagnarli nel cioccolato....rimetterli nella teglia con carta da forno e lasciare raffreddare.

SONO MORBIDISSIMI...PROFUMATI......si possono fare anche con il lievito naturale lili o pm. La prossima li farò con il lili

http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=182014

 

 

 

Milo

Milo accarezzato dalla neve in inverno si trasforma in fresca dimora d’estate. Le eruzioni nel tempo hanno ricoperto di lava i boschi, i vigneti e gli antichi casolari. La natura vulcanica del terreno favorisce un’ ottima produzione di vino, castagne, nocciole, funghi, uva da mosto, frutta, soprattutto mele e ortaggi.

La cucina è fatta di parmigiane, verdure in pastella, caponate, peperoni arrostiti o ripieni. Particolare è il “pane cotto” a base di pane duro, cipolla, pomodorino e prezzemolo trito. Molto apprezzato è il pane fresco a lievitazione naturale preparato nel forno a legna. Crostate alla frutta, semifreddi, cassate di ricotta e rosoli delizieranno il vostro palato alla fine del pasto.

Valverde

Comune in provincia di Catania, sorge a 305 mt s.l.m. Sul finire del Medioevo, la nascita di Valverde, con ogni probabilità ad opera della popolazione acese che nel tempo lasciava la costa per le scorrerie della pirateria musulmana, avviene attorno ad una edicola della Madonna eretta lungo una delle poche ed insicure strade che attraversavano il bosco di Aci. Le origini di Valverde affondano nella leggenda della fondazione della chiesa di S. Maria. Tale leggenda, riportata per la prima volta nelle Vitae Sanctorum Siculorum di Ottavio Gaetani, narra di un brigante pentito Dionisio e di diverse apparizioni della Madonna nel 1040.E dovè essere la particolare bellezza del dipinto che ingentiliva l'edicola valverdese a far nascere sia la leggenda della sua origine miracolosa ("divinitus picta") sia la notizia dell'erezione della chiesa.

S. Venerina

Santa Venerina ha conosciuto un notevole sviluppo economico e demografico a partire dalla metà del XIX sec. con la nascita di numerose distillerie e con l’ affermarsi di una ricca produzione vinicola.

Specialità del luogo sono lo stinco di maiale, la tuma e la ricotta fritta, la pasta fresca fatta in casa come le casarecce al pistacchio, le verdurine pastellate, i secondi a base di carne, selvaggina e funghi porcini.

Eccellenti i liquori a base di erbe o frutta prodotti dalle distillerie del luogo, quali limoncello, fragolino e arancello.

 

pasticceria Russo, cotognata

ANTICA PASTICCERIA RUSSO (di Sara Pettignano)

 

 

Sant’Alfio

Un palcoscenico di rara bellezza da cui ammirare la macchia mediterranea da una parte e il deserto lavico dall’ altra. S.Alfio è fra i paesi più rinomati per la produzione di mele, nocciole, uva da mosto e castagne. La pasticceria è conosciuta per le sue ottime paste di mandorla, di pistacchio e di nocciola. Si produce anche un’ eccellente qualità di miele. Particolarmente gradevoli sono quello di eucalipto e quello di zagara. I boschi sono ricchi di funghi presenti in molti piatti della cucina locale. In crescente sviluppo risulta l’ allevamento di equini e caprini. Dal latte locale si producono ottimi formaggi.

  

Piedimonte

Terra di faggi, di lecci, di betulle, di pini, di querce e di castagni. Disseminate qua e là le dagale, isole verdi in mezzo a un mare di colate laviche, vengono coltivate a frutteti, vigneti, ed uliveti; mentre tra le rocce s’ inerpicano alberi di pistacchio e pale di ficodindia.

Al confine con Fiumefreddo, vi sono ricche colture di agrumi su terreni sapientemente terrazzati: arance, mandarini, clementine e limoni. Piedimonte produce ottimi vini D.O.C. I vitigni coltivati sono il Carricante e il Nerello Cappuccio, mentre i frutteti offrono ottime qualità di mele , pere (da ricordare la pera coscia), pesche e ciliegie.

 

Linguaglossa

A Linguaglossa gli edifici barocchi si fanno beffa dei passanti con i loro mascheroni neri in pietra lavica e antichi palazzi Liberty si affacciano sulle graziose vie del centro dominate sullo sfondo dal vulcano. In passato la neve dell’ Etna, in inverno, veniva accumulata e conservata, costituiva fonte di guadagno per la gente del posto che, in estate, sotto forma di lastroni di ghiaccio la rivendeva ai Catanesi per la preparazione delle granite.

L’ economia di Linguaglossa è da sempre stata legata alla produzione del vino. Ottime anche le nocciole, vanto della zona.

La salsiccia viene preparata alla maniera antica utilizzando carne suina con aggiunta di lardo. La carne viene lavorata su un ceppo di legno di quercia poi viene condita con pepe nero, sale, e seme di finocchietto selvatico di “terri forti”. A Linguaglossa c’è anche un’ottima tradizione pasticcera. Risultano particolarmente accattivanti le paste di nocciole, di pistacchio e i singolari mustazzoli.

LA SALSICCIA AL CEPPO

 

Da una parte c’è la materia prima che deve essere genuina e di qualità.

Dall’altra c’è il cliente, che va sempre rispettato dandogli il meglio. Saro Pennisi sta esattamente al centro, a selezionare carne di prima scelta e a consigliare cosa comprare a chi passa dalla sua macelleria di Linguaglossa in provincia di Catania.

Per questo ogni settimana trascorre almeno un paio d’ore a preparare personalmente il budello per salsicce e salami, “perché così so cosa vendo e pazienza se le ore di lavoro aumentano – dice –. L’importante è non  avere conservanti, budelli sintetici”, ma solo carne di ottima qualità e un mestiere custodito nelle mani da sessantanni.

 “Avevo otto anni quando ho iniziato ad andare a bottega da un macellaio per imparare questo lavoro - racconta mentre mette in ordine al carne nel bancone -. Da allora non mi sono mai fermato”. La sua specialità è la salsiccia tagliata al ceppo. “In questo modo - spiega - la carne non si maltratta e si insaporisce”. Ma si fa presto a dire salsiccia. “Perché sia gustosa deve essere preparata con cinque tipi di carne di maiale - si raccomanda Pennisi - pancetta, guanciale, lardo, coscia e capocollo. Solo così riusciamo ad ottenere un gusto saporito ed equilibrato”.

 Nel suo bancone si spazia dal maialino dei Nebrodi alla Modicana, dai polli ruspanti alle preparazioni a base di tritato e foglie di limone, dagli involtini agli hamburger. E nei giorni giusti, è possibile trovare anche la gelatina fatta come si faceva una volta e – ma solo in inverno – la frittola. Un consiglio: se andate alla macelleria Pennisi, non siate troppo di fretta. Scambiare quattro chiacchiere con Saro vale il viaggio come la carne che vende.

 Clara Minissale

 http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/311-il-personaggio/10717-si-fa-presto-a-dire-salsiccia-ecco-come-la-fa-il-qmaestroq-pennisi.html

Macelleria Pennisi - Via Nuova, 2 Linguaglossa (Ct) Tel: 095 643160

 

 

Castiglione di Sicilia

Un paese tra il Parco dell’ Etna e quello dell’ Alcantara, su una collina di roccia tra boschi di castagni, querce e ginestre. Uno scenario incantevole di aranceti, vigneti e noccioleti. In Primavera il paesaggio diventa un tripudio di colori, dai mandorli in fiore alle zagare. L’economia di Castiglione è basata sull’ agricoltura, principalmente uva e nocciole. Molti sono i vigneti e le cantine che producono ed esportano pregiati vini DOC, tanto da meritare a Castiglione il nome di “Città del vino”. Tra i vitigni più prestigiosi ricordiamo il Nerello Mascalese, il Carricante, il Merlot, il Frappato, il Nero d’ Avola e il Catarratto.

Fra le specialità gastronomiche da provare ricordiamo “u maccu” (il macco) di fave, i maccheroni con il sugo di maiale e ricoperti di ricotta al forno, i “tagghiarini” alle ortiche; i cuddureddi con miele e nocciole, e le frittelle di ricotta, chiamate sciauni.

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Nicolosi

Terra di sapori e profumi forti. Fra le specialità da gustare ricordiamo provole, salumi, ricotta fresca di pecora, pomodori essiccati al sole, insalate di arance dell’ Etna, condite con olio extra vergine, pinoli tostati, cipolletta fresca e cannella, fave fresche condite con la ricotta salata e la mentuccia, il “maccu ‘cca pasta frittu”, i risotti ai funghi di ferula, grigliate di carne su pietra lavica, polpettine di vitello in foglia di limone, la schiacciata con i broccoli. Per concludere i dolci: gelo al limone o di mandorle, torta al pistacchio o al limone.

 dall'opuscolo pubblicato dal  Servizio Politiche Culturali del Turismo e dello Sport, ex Provincia Regionale di Catania.

 

Tremestieri Etneo

“…Sti palli d’oru cu dintra la crema, pirchì hannu lu nomu di lu gigghiu d’iris sarvaggiu? Chistu è lu problema! Cantu la storia…”

Con queste parole si apre la ballata dell’iris dedicata al paese di Tremestieri Etneo, interamente scritta in dialetto, il cav. Pino Correnti, (82 anni) gastronomo conosciutissimo inizia la sua composizione musicata dal cantastorie Luigi Di Pino, narratore della leggenda storica del “dolce iris”, che tanto stimola la gola dei catanesi e dei palermitani.

Cavaliere, da quale cucina nasce il famoso dolce fritto?

Bisogna andare indietro nel tempo, quando i cavalieri di Malta erano i padroni dell’isola nella metà del ‘500. In quel periodo i nobili guerrieri avevano con loro diverse donne una di loro era Iris, legata al principe Rossello di Gravina. Il nobile cavaliere durante un assalto dei saraceni fu La Dolce Storia di Iris ucciso lasciando alla bella Iris buona parte delle ricchezze possedute. Ma intorno al 1581, quando il gran maestro dell’ordine gerosolimitano cacciò tutte le donne legate ai molti cavalieri stessa sorte toccò a Iris che partì per Catania con al seguito il fedele cuoco “mastro Alù”.

Arrivata a Catania i parenti del nobile Rossello Gravina diedero a Iris una proprietà nella zona del lago di Nicito dove si stabilirono. Col tempo mastro Alù, in forza dell’esperienza acquisita e della sua bravura, diventò il cuoco di diverse famiglie nobili catanesi alle quali proponeva tutte quelle pietanze e dolci che aveva imparato a preparare nelle cucine del Priorato di Malta tra le quali questi “panuzzi” fritti farciti con la crema.

Ma quando la zona del lago di Nicito venne distrutta dalla lava una parte degli abitanti, scampati al disastro, si stabilirono nella zona tra Tremestieri e Nicolosi dove anche Iris e mastro Alù trovarono casa. Nel corso del tempo -ricorda Pino Correnti – questi dolci fritti finirono nelle cucine dei padri Benedettini che nella zona tra Tremestieri e Nicolosi avevano possedimenti e conventi”.

Questa dovrebbe essere con ” beneficio di inventario” la leggenda storica della creazione del dolce fritto

Iris che ormai da 5 anni viene celebrato a Tremestieri Etneo con una sagra che attira grande affluenza di pubblico.

Salvo Fichera

 

 

 

 

 

Custodito tra le propaggini degli Erei e dei Monti Iblei, lambito a Nord dal fiume Simeto, si sviluppa il Calatino, un’ area di grande valore storico e culinario.

Qui regna una radicata tradizione di piatti tipici che mostrano mille volti di un complesso intreccio di popoli che si sono succeduti nell’ isola, ognuno dei quali ha lasciato nel tempo un tassello per comporre un incredibile puzzle gastronomico. Una simbiosi tra natura, prodotti di ottima qualità e tradizione.

Una danza di piatti poveri e genuini che s’ intreccia con i sontuosi piatti della cucina baronale siciliana, tutto all’insegna della straordinaria generosità della terra..

 

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 Caltagirone

La cucina tipica di Caltagirone è la conseguenza di una società che per secoli si è articolata in due classi sociali: una ricca, colta e aristocratica, l’altra povera e contadina.

I piatti della cucina “povera” manifestano un forte legame con i prodotti della terra. Un piatto molto popolare è il macco di fave, u maccu.

Già Aristofane attribuiva a questa purea di fave il potere di far compiere a Ercole incredibili gesta amorose. Preparato in occasione della festa dedicata a San Giuseppe, prevedeva la presenza di altri legumi quali piselli, ceci, fagioli, lenticchie, nonché verdure varie quali borragine, finocchietto selvatico, pomodori secchi, cipolla.

Il macco costituiva il piatto unico di tanti braccianti, cui i padroni passavano solo una scodella come pasto principale della giornata. Solo durante la trebbiatura era concesso loro un piatto di pasta.

La cucina “ricca” è stata sensibilmente influenzata delle varie dominazioni. Lo si avverte in particolare nella pasticceria dagli influssi arabi e francesi. Dolci come cassatelle, cannoli e collorelle qui sono motivo di orgoglio.

L’ allevamento e la disponibilità di latte di pecora favoriscono la produzione di ottima ricotta e formaggi eccellenti quali tuma, primo sale, pecorino e ricotta salata.

Di qualità altrettanto elevata è la produzione di ortofrutta, come la pesca di Piano S. Paolo, l’uva, l’arancia a polpa rossa. Un altro prodotto pregiato è l’ olio extravergine di oliva.

Piatti tipici sono i vaccareddi (lumache), i favi nuveddi (fave fresche), i piruni (calzoni con spinaci o broccoli), a cocuzza ru nvernu (zucca gialla), a frittata ri sparaci (frittata di asparagi).

 Castel di Judica

Uno dei piatti più tradizionali è la cuccia. Si tratta di un piatto a base di grano bollito che ha origine araba. Questa tradizione è collegata ad una lunga carestia e alla comparsa miracolosa di un carico di grano che venne subito cotto e mangiato dal popolo affamato.

Il grano cotto viene dolcificato con miele o mosto cotto, o in alcuni casi con ricotta di pecora fresca.

La cuccia viene preparata spesso ed è di buon auspicio condividerla con i vicini e i familiari. Era abitudine offrirla ai poveri il giorno della morte di un parente stretto.

Piatti tipici di Castel di Judica sono la mostarda (calda e fredda), i maccheroni fatti in casa con il sughetto di fichi d’ India, i cannoli ripieni con crema dello stesso frutto. Prodotti tipici: agrumi, Arancia Rossa di Sicilia IGP, cereali, olive.

  Grammichele

Intorno all’ 827 gli arabi conquistano la Sicilia. Portano una raffinatissima cultura gastronomica, che ben presto diventa patrimonio e vanto dell’isola. E così zucchero, mandorle, agrumi e cannella, hanno costituito una vera e propria rivoluzione nelle abitudini alimentari dei Siciliani.

I Cuddureddi ‘i meli, antico dolce le cui tracce risalgono al XV secolo, sono tipici della città di Grammichele, si preparano durante le festività natalizie e hanno una forma ad anello o ad S. I dolci hanno spesso forme geometriche simboliche.

Il cerchio, ad esempio, è simbolo maschile di completezza ed eternità, mentre la forma ad S simboleggia il serpente.

Le principali feste religiose sono legate a dei cibi e soprattutto a dei dolci particolari: la cuccìa per Santa Lucia, le sfingi per San Giuseppe, l’aceddu ’cu lova (uccello con l‘uovo) e i cassateddi di ricotta per Pasqua, il pane benedetto per Sant’Antonio di Padova e in occasione dei pellegrinaggi all’eremo di Sant’ Arcangelo, i cocomeri per San Rocco, la salsiccia per la Madonna del Piano.

Altri cibi e dolci tipici di cui alcuni con nomi fantasiosi che si usano nelle varie feste sono i testi di turcu, i tumai di ricotta, i piruni a base di spinaci, i cudduri e i cucciddati farciti con i prodotti tipici della terra: mandorle, fichi secchi, uva passa, noci, pinoli, frutta candita, scorza d’arancio, e la cucuzzata.

Imperdibile infine è la salsiccia, il cui trito di carne ricavato da maiali allevati biologicamente ne fa un prodotto di eccellenza. Cotta alla brace, nelle piazze gremite di gente, viene arrostita e mangiata calda. Un’ altra ricetta tipica di Grammichele è la trippa fritta.

Mineo

Mineo si contraddistingue per la ricca produzione di agrumi, uva da mosto, mandorle, grano, fichidindia, e per l’eccellente olio extravergine d’ oliva che è possibile assaggiare a dicembre nell’annuale Sagra dell’ olio d’ oliva.

Ricavato nei frantoi secondo l’ antico sistema tradizionale, viene utilizzato per insaporire una miriade di pietanze, tra le quali spiccano i legumi con le cotiche e la verdura.

Nelle sue campagne si allevano bovini, ovini e suini. Sono prelibati gli agnelli, i capretti, i conigli selvatici, le galline allevate “a parti di casa”. In alcune masserie, che mantengono immutato il fascino della campagna calatina, si può ancora assaggiare la ricotta calda appena fatta.

I piatti rinomati della zona sono senza dubbio i cavatieddi, conditi con salsa di pomodoro, melanzane e ricotta salata e la pasta di casa con i finocchietti selvatici. Tra i dolci i più caratteristici sono i sfinci.

Licodia Eubea

In epoca medievale, Licodia fu considerata la Piccola Palermo per l’ abbondanza di nobili presenti nel suo territorio e la ricchezza stessa delle sue terre.

Antiche sono le ricette locali a base di legumi, come i Fagioli di Santa Pau, i ceci alla Buriana e le lenticchie dei Cappuccini, pietanze medievali che è possibile assaporare durante la Sagra della patacò. È chiamata patacò la farina ricavata dalla macina di una pianta leguminosa: la cicerchia. L’utilizzo di questa polenta in territorio Licodiese risale alle antiche Puls romane (polenta di legumi). La Sicilia sotto l’ impero assorbì modi e costumi della grande Roma e con essa anche le abitudini alimentari.

Fiorente è l’allevamento di bovini, ovini, caprini e equini e la produzione di squisiti formaggi tipici siciliani.

È abitudine locale preparare nei mesi freddi ed in particolare a Natale, a Pasqua e durante il carnevale la pagnuccata. Questo dolce caratteristico Licodiese era considerato “il torrone” dei poveri perché non venivano utilizzate le mandorle, sicuramente più costose, ma veniva mantenuto lo stesso aspetto del torrone.

 Militello in Val di Catania

La gastronomia militellese predilige i dolci con mandorle o vino cotto.

Tipiche le cassatiddine o dolci della zia monaca , dolcetti di pasta frolla ricoperti di glassa, un tempo preparate nel convento di Sant’ Agata.

A Natale si preparano prelibate leccornie dolciarie quali i mastrazzola e i ‘nfasciateddi, mentre per le feste di Santa Lucia e di San Giuseppe sono d’obbligo la cuccìa di frumento cotto e la pipirata di riso.

 Mazzarrone

Il nome Mazzarrone ha un’etimologia interessante, di origine greca, legata profondamente al culto del cibo: Maz, spiga, e aron o arun, frumento, è cioè terra ricca di frumento.

Un’ antica usanza, tramandata di padre in figlio, è la Cena di San Giuseppe, preparata come segno di voto per grazia ricevuta. In quest’ occasione si invitano a banchettare tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia e si preparano le pietanze più tipiche.

Il culto della tradizione, la tutela della genuinità e l’ ambizione di migliorare la qualità dell’uva hanno fatto di Mazzarrone un punto nevralgico della produzione d’uva da tavola. Dunque uva, vini locali, mostarda e tutti i dolci tipici preparati con vino cotto qua regnano sovrani.

 Palagonia

Paese celebre per la produzione delle arance rosse, l’oro rosso di Palagonia.

Ovunque si diriga lo sguardo la Piana appare ricoperta di giardini di arance rosse, succose e profumate.

Anche a Palagonia, come a Castel di Iudica, si prepara la cuccia. E’ il piatto tradizionale che si prepara il 13 dicembre per Santa Lucia.

 Raddusa

Raddusa, terra di abbondante vegetazione, dall’ arabo Rabdusa . In passato questo paese ha meritato il titolo di granaio della Sicilia orientale per la sua abbondante produzione di grano.

Selezione e duro lavoro lo hanno reso un prodotto di eccellenza in Sicilia. Infatti il grano di Raddusa fa parte dei prodotti di nicchia delle Vie del gusto. Se ne ricava un ottimo pane. Una preparazione tipica è u brusciareddu, grano duro cotto in graticola con la carbonella.

Da assaggiare la cuccia condita spesso con finocchietto selvatico. A marzo per la festa di San Giuseppe vengono allestiti gli altari votivi e in quell’ occasione viene offerta la minestra di San Giuseppe, a base di legumi e pasta fatta in casa. Secondo le antiche tradizioni essa viene preparata in una grande quadara (pentola) e distribuita nei piatti o nelle pentole che gli invitati hanno portato da casa.

Ma Raddusa è anche culla di formaggi prelibati come il pecorino raddusano, forse il più antico formaggio prodotto in Sicilia: le sue origini risalgono infatti al IX sec. a.C. Una preparazione tipica a base di formaggio è la carrubella.

 

La cuccìa è un dolce tipico siciliano, a base di grano bollito e ricotta di pecora o crema di latte bianca o al cioccolato. Viene guarnito con zuccata, cannella e pezzetti di cioccolato, ed è tradizionalmente preparato e consumato in occasione della festa di Santa Lucia (13 dicembre). È una tradizione in particolare del palermitano e del siracusano[2], ma diffusa in tutta la Sicilia[3].

 Secondo la tradizione, infatti, il 13 maggio del 1646 approdò nel porto di Siracusa una nave carica di grano, che pose fine ad una grave carestia. Per poterlo consumare immediatamente il grano non venne macinato, ma bollito e mangiato. Per ricordare quel giorno, i siciliani tradizionalmente non consumano cibo a base di farina, ma cuccìa ed arancini.

 La variante del trapanese consiste nel consumare il frumento bollito semplicemente con il cosiddetto "vino cotto", che altro non è che il mosto di vino cotto fino alla riduzione a circa 1/6 del volume originario e alla caramellizzazione.

 

 Ramacca

Il paesaggio ramacchese è abbellito dalle splendide masserie sparse tra le campagne: veri e propri capolavori d’architettura rurale. Terra di carciofi, dove si coltiva il carciofo violetto di ottima qualità. La coltivazione del carciofo a Ramacca ha una storia più che millenaria: sembra risalga agli arabi che tra il IX e il X sec. gli diedero il nome di Kharshuf.

Quella del carciofo è una pianta davvero generosa, si utilizza praticamente tutto: dai fiori ai cardi, le foglie fresche e quelle secche per il bestiame. A fine estate, quando la terra matura i suoi frutti, si preparano pietanze a base di carciofo da offrire ai visitatori nelle piazze vestite a festa.

Anche a Ramacca, come in tante altre parti della Sicilia, il prodotto principe è il grano. Qui in passato i contadini del luogo crearono e selezionarono una speciale qualità di grano, chiamata Margherito, che prende il nome dall’ omonima contrada. Il pane che se ne ricava è famoso in tutta la zona orientale dell’Isola.

Nell’economia locale importantissimo è l’allevamento degli ovini; la produzione casearia eccelle per varietà: da citare u picurinu, il pecorino.

San Cono

A sud dei monti Erei, adagiato ai piedi del Monte San Marco, sorge il piccolo comune di San Cono, Città del Ficodindia. Hernàn Cortès nel quindicesimo secolo lo portò in Europa, e in Sicilia servì inizialmente per dare una nota esotica alle residenze nobiliari.

Un vecchio proverbio recita: Jinchi la panza e jinchilia ri spini (riempi la pancia e riempila di spine) forse a giustificare il fatto che anche le bucce venivano mangiate, panate e fritte.

Il ficodindia, oltre ad essere consumato fresco, viene lavorato in svariati modi, ottenendo così succhi, liquori, gelatine, marmellate, gelati. Anche le pale possono essere mangiate fresche, in salamoia, candite, mentre le bucce, sapientemente spinate, spesso vengono cucinate a cotoletta. I contadini le utilizzano anche come foraggio.

Nella medicina popolare l’applicazione diretta della polpa su ferite costituisce un ottimo rimedio antiflogistico. Il decotto dei fiori ha proprietà diuretiche.

I frutti sono considerati astringenti per la loro ricchezza in vitamina C.

 San Michele di Ganzaria

L’ antico borgo di San Michele è di epoca araba. Esso raggiunse il massimo sviluppo in età angioina. Il nome deriva dal suo Santo Patrono con l’ aggiunta del termine arabo Kanzir che significava allevamento di maiali.

Il paese vanta una ricca produzione di cereali, uva, olive, frutta e agrumi, oltre a consistenti allevamenti di ovini, caprini, suini e bovini. Ottima la produzione di uova fresche.

Fra i piatti tipici ricordiamo la pasta con i finocchietti e la muddicata (la mollica di pane soffritta con olio e acciughe), il chiullo, una polenta ricavata dalla farina di cicerchia, il crastagneddu (il castrato), u pani che ficu, il pane con fichi secchi, le lasagne preparate in casa e condite con il sugo di coniglio, la cutinedda, la cotenna di maiale.

 Scordia

Il nome Scordion di origine greco-bizantina, significa aglio.

Il paese è uno dei principali centri agrumicoli della Sicilia per l’ eccellente qualità del prodotto. Numerose aziende locali, infatti, sono impegnate nella coltivazione delle arance destinate ormai al mercato internazionale.

Varie sono le tentazioni per il palato: frutta secca, confetture, fichi d’india essiccati, vari tipi di salumi ed insaccati, formaggi, pasticceria.

Tra i piatti della tradizione scordiense è d’ obbligo citare le scacciate, la gelatina, i ceci abbrustoliti, i cucciddati, la pagnuccata, i biscotti chiamati ossa dei morti, la mastazzola, l’insalata di arance. La schiacciata è una tradizionale preparazione della cucina popolare del catanese. Infinite sono le varianti: la classica é quella preparata con olive nere, acciughe e la tuma, un formaggio locale. Altri ingredienti utilizzati per il ripieno sono il cavolfiore, la salsiccia e il pepato fresco.

ex Provincia Regionale di Catania.

 

Vizzini

Il prodotto tipico per eccellenza di Vizzini è la ricotta fresca di pecora. Gli allevatori nel tempo hanno selezionato ottime razze da latte che hanno consentito la produzione di pregevoli formaggi Rinomati sono i dolci preparati con la ricotta locale. Questo è il posto giusto per deliziarsi con la cassata, le cassatelle, i pasticcini, il gelato alla ricotta, la mostarda di mosto, la nucatola, la mostarda di fichi d’India, il cutumé, le frittelle di S.Giuseppe, i biscotti giulebbati, le giammelle.

 

La ricotta di Vizzini, un prodotto tutto da scoprire

 

Fresca o stagionata, infornata o asciugata dal sole, salata o dolce, può soddisfare tutti i palati. Non è propriamente un formaggio perché viene ottenuta non dalla coagulazione della caseina ma dalle proteine del siero di latte, cioè della parte liquida che si separa dalla cagliata durante la caseificazione. Vizzini, il piccolo paese - situato tra le province di Catania, Ragusa e Siracusa - che regalò i natali al grande Giovanni Verga ne è diventato la patria, tanto che, da quasi quarant’anni le dedica una sagra, diventata ormai uno degli incontri gastronomici più antichi ed importanti della Sicilia: la sagra della ricotta.

Tale appuntamento, che ogni anno coincide con il giorno della Liberazione d’Italia, offre la possibilità di osservare l’antico procedimento di produzione della ricotta nella cosiddetta "quarara", un’enorme pentola di rame dove il siero di latte della specie prescelta viene unito al sale e al latte della stessa specie e viene riscaldato a circa 90°C e mescolato con un grande bastone di lagno, "u zubbu", fino a quando la ricotta, affiorata, viene raccolta nelle fiscelle, cestini di giunco che consentono al prodotto di eliminare il siero in eccesso.

A Vizzini, questo latticino, ottenuto dalla ricottura del siero di latte residuato dalla fabbricazione del formaggio, viene prodotto principalmente con il latte di pecora ma esistono anche ricotte realizzate con il latte vaccino, caprino e di bufala.

Con il suo inconfondibile profumo di siero, e la sua invitante morbidezza, la ricotta viene generalmente consumata ancora calda nelle tradizionali cavagne, ovvero quei tipici contenitori dalla forma conica creati con listelli di canna, ma può essere lavorata per creare piatti invitanti e gustosi: semplici come la pasta condita con la ricotta fresca e la frittata con la ricotta, o più elaborati come i cutumè, frittelle a base di ricotta, farina, uova, zucchero e cannella, come i più famosi cannoli siciliani e come la celebre cassata siciliana, una torta realizzata con la ricotta zuccherata (tradizionalmente di pecora), il pan di Spagna, la pasta reale e la frutta candita.

Avete già l’acquolina in bocca? Allora non vi resta altro che assaporarla in tutte le sue varianti.

di Paola Federica Giordano

http://www.ilgiornaleweb.it/food/gastronomia/1111_la-ricotta-di-vizzini-un-prodotto-tutto-da-scoprire-au49.html

 

 

 

LA ZONA DEI NEBRODI

 

 

CENTRI COMMERCIALI

 

 

 

Ragalna

Il ciliegio ingentilisce le aspre e ruvide terrazze in pietra lavica. Il “funciaro” con il “panaro” di vimini raccoglie nei fitti boschi i funghi di ferula. Oggi come allora, è facile imbattersi in persone chine per le campagne a fari a viddura (raccogliere la verdura). Si produce un ‘ottimo olio D.O.P. .

Sopravvive un’ antica cultura rurale che utilizza i prodotti della terra come gli asparagi selvatici e un’infinita varietà di verdure come i cosci ‘i vecchia (verdura Costolina) e i caliceddi (cavolicello), che di solito, saltati in padella con aglio e peperoncino, accompagnano la salsiccia alla griglia.

Biancavilla

Qui il suolo è straordinariamente ricco di potassio, elemento importantissimo per le produzioni ortive; inoltre, il territorio biancavillese brulica di sorgenti d’ acqua e gode spesso di un clima particolarmente mite, il motivo per cui Biancavilla ha da sempre avuto una spiccata vocazione ai sistemi di agricoltura Biologica. Le campagne sono ricche di vasti pascoli, il foraggio ed il fieno, qui, abbondano, ecco il motivo che ha permesso lo sviluppo dell’allevamento di ovini, bovini, caprini, con ottime rese.

Si producono ottime qualità di mandorle dolci, olive DOP nocellara dell’Etna, ficurinia- ficodindia – e fioroni ottenuti dalla seconda fioritura del ficodindia, pregiate arance rosse, tarocchi e molti altri prodotti ortofrutticoli.

Negli antichi Palmenti e nei frantoi oleari del territorio si ottengono superbe qualità Olio extravergine d’oliva. I vitigni danno buoni vini da tavola come il pregiato Etna Rosso.

Fra le specialità del luogo ricordiamo scacciate con tuma, un’ infinità di erbette di campo fatte in ogni modo, olive cunzati (condite con aglio e origano), ottime parmigiane di melanzane. In pasticceria c’è solo l’ imbarazzo della scelta: torroncini morbidi alle nocciole, Scumuni (lo spumone gelato), gelati, biscotti, iris, paste di mandorla, una notevole varietà pasticceria di riposto (secca da the) e di pasticceria mignon. Straordinaria la pasticceria tradizionale come i cannoli con ricotta e canditi, i mastazzoli, le mostarde, le cotognate e i rosoli di fico d’ india.

Randazzo

È il regno di betulle, castagni, volpi, ricci e conigli selvatici che rendono questo luogo affascinante ed unico. La sua cucina è a base di funghi, salumi e carni provenienti sia dall’ Etna che dai vicini monti Nebrodi. Le ricette sono una sintesi delle tradizioni gastronomiche Etnee: funghi di ferula alla brace, carpaccio di porcini e ovuli, provola dei Nebrodi, arrosto con funghi trifolati, ricotta fresca o infornata e verdure locali. La pasticceria offre gli “occhi di bozze” (biscotti di nocciole), la pignolata, la marmorata, i tirrimulluri, la mostarda.

Maletto

Nelle sue campagne abbondano  vecchi vitigni e i sempre verdi fragoleti, che offrono il prodotto più noto e tipico della zona: la “fragola di Maletto”. Si allevano bovini, ovini, suini e si producono ottimi formaggi e un’incredibile ricotta.

Il turismo rurale si avvale di un’ offerta gastronomica straordinariamente varia: l’ agnello e il castrato locale cucinato al forno o alla griglia, le tagliatelle ai funghi di ferla, la salsiccia di suino locale semplice o condita con pomodorini e formaggio, la frittata d’ asparagi selvatici, il risotto alle fragole, le pappardelle fresche ai funghi porcini e i maccheroni col sugo di coniglio selvatico, pane fatto in casa e un buon vino locale, legumi, cereali,frutti, ortaggi.

 

 Bronte

Nella dura roccia lavica i contadini hanno impiantato alberi di pistacchio che riescono a crescere forti e rigogliosi. Ed è proprio il pistacchio la principale risorsa

economica del territorio. Ottime anche le pesche, le albicocche, prodotte lungo la fertile valle del Simeto. Spiccano i prodotti caseari come l’ ottimo formaggio pecorino e la ricotta, che primeggia per il sapore antico e genuino.

I brontesi amano gli sparacogni, una verdura che somiglia all’ asparago e cresce spontaneamente nei boschi e nelle sciare tra i pistacchieti (detti Lochi). La cultura contadina, ha trasformato proprio il caratteristico sapore leggermente amarognolo in piatti gustosi. Con la pasta o fritti, con l’ uovo o anche come contorno o nelle tradizionali frittate.

La pasticceria tradizionale è ricca di ricette con ingrediente fondamentale il pistacchio, come i “mammurati” (i “cosaruci”, cose dolci), composto da un impasto di mandorle e/o di pistacchi, bianco d’uova e zucchero, a forma di cuore, ricoperto da una glassa bianca punteggiata da “javuricchi” (diavolina colorata) e cotto al forno.

 

 ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ristorante    VICO SAN BARNABA' - Catania

Nella casa più antica di Catania, la famiglia Comes offre la sua ospitalità agli amanti delle bellezze e bontà tipiche della terra di Sicilia. L'Associazione Culturale "Vico San Barnabà" vive per offrire una attenta ricerca dei piatti tipici Siciliani, delle bontà gastronomiche tipiche dell'isola e della cultura storica artistica ed artigianale del paese. Le sue terrazze si affacciano sui tetti della vecchia città, sul Monastero dei Benedettini e godono di un fenomeno tipico della collina più alta di Catania. I locali sono aperti a cena nei giorni di Giovedì, Venerdi e Sabato con prenotazione. Via S. Barnabà 21 - traversa di via Santa Barbara (zona Piazza Dante/ Via Vittorio Emanuele) Catania - Tel.  095-322911 095-322911 347.0486126 www.grupposanbarnaba.it/

trattoria    DA FEDERICO - Acitrezza

La trattoria "da Federico" si trova proprio al centro di Acitrezza, accanto alla chiesa Madre. Il locale è dotato di una terrazza estiva oltre che di una veranda aperta di fronte al porticciolo. I Catanesi sono amanti del pesce fresco, centinaia di locali in città e provincia ne sono pieni, ma come lo cucinano da Federico……. immergetevi in un luogo dove la carne è quasi bandita e tuffatevi negli antipasti del Golfo, nei primi che ti lasciano in bocca il sapore del mare per parecchie ore, negli arrosti intrisi di salmariglio. Consigliata la sua famosa zuppa di pesce, che da sola costituisce un unico pasto. E' consigliata la prenotazione. Via Provinciale, 115 - Acitrezza (CT) Tel. 095 276364 http://www.trattoriadafederico.it/

pasticceria    RUSSO - Santa Venerina

Nasce nel lontano 1880 e si trova a Santa Venerina (uscita Giarre sulla A18) sulle colline est dell'Etna; locale che ancora in alcune sue parti è rimasto tale e quale, in perfetto stile liberty. Sulle mensole dei mobili si trovano le ipercaloriche attrazioni fatali, tali da far salire la glicemia solo ad annusare l'odore delle sue pareti.Specialità sono la crema pasticcera, la mostarda d'uva e la cotognata. E' presente una sala di degustazione che soprattutto in estate pullula di avventori, la maggior parte dei quali non è sicuramente locale, perché da Russo si gusta una spettacolare granita (non come quella di "mia matre" in tv) con un'infinita varietà di brioches e cornetti.  Via Vittorio Emanuele, 105 - Santa Venerina (CT) - Tel. 095 953202  http://www.dolcirusso.it

pizzeria    DA ZIA CICCINA - Milo

Affacciata sullo splendido panorama ionico che offre la Valle del Bove, al fresco dell'aria condizionata naturale si possono gustare prelibatezze alla brace, gustosissime pizze, focacce e la specialità della casa: le "Facci di vecchia" del mastro fuochista Pippo, chef della Scuola Italiana Pizzaioli. A richiesta, piano bar e karaoke sotto le stelle dello Sgarbaglio. Eccezionale è la rinomata "Estasi milense" preparata dalla padrona di casa: fettuccine con panna e funghi porcini dei boschi di Milo. Tavoli all'interno e sulla terrazza. Locale totalmente ristrutturato.

Via .............(M.F., sto scherzando!)

masseria CARMINELLO - Valverde.

Io non credo ci siano parole per descriverla! Non è soltanto un'esperienza culinaria pazzesca, ma alla masseria Carminello tutto è pazzesco!Risultati immagini per masseria carminello

Partendo da Antonio e Giovanni che sono adorabili e sempre disponibili e i ragazzi che ci lavorano non sono da meno. Il locale è davvero bello, diviso in due parti: una più rustica e l'altra, un giardino d'inverno, più moderna e romantica... per non parlare della vista e la terrazza in estate. Per quanto riguarda il cibo vi posso solo consigliare di andare e provare voi stessi. Gli antipasti sono tantissimi e buonissimi dal primo all'ultimo (soprattutto la caponata e, quando è periodo, la zucca), primi e secondi di ogni tipo e prodotti di qualità, freschi e di stagione. Per quanto riguarda i dolci, cuore caldo da leccarsi i baffi, ma non solo!

Abbiamo festeggiato tanti eventi e per ognuno siamo stati seguiti e accontentati fino all'ultimo dettaglio...che dire, tutto perfetto né più né meno. 110 e lode (recensione da Tripadvisor)  - concordo M.R.

trattoria LE TRE BOCCHE - Catania.

La trattoria Le Tre Bocche è un locale ordinato, accogliente, raccolto e raffinato, un luogo in cui la dimensione dell'uomo e il suo bisogno di stare bene trova la sua effettiva concretezza. Una superba gestione non mancherà di mettervi immediatamente a vostro agio come a casa propria. La cucina genuina e casalinga è realizzata con materie prime provenienti da un mercato giornaliero: il menu è composto da specialità tipiche marinare per cui la carta varia in base al pescato del giorno; ciò è, innanzi tutto, garanzia di freschezza e della bontà delle materie prime utilizzate dallo chef Francesco per realizzare pietanze assolutamente gustose. I piatti vengono accompagnati ad un'ottima carta dei vini con etichette locali e nazionali. Davvero molto originale, con quel pizzico di eleganza e nello stesso tempo informale rende Le Tre Bocche il luogo ideale per trascorrere piacevoli serate con gli amici davanti ad un'ottima e succulenta pietanza.

Via Ingegnere, 11  CATANIA (CT) - Tel. 095-538738

agriturismo - azienda agricola biologica  L'ORTO DEI SEMPLICI - Linguaglossa-Mascali

Il fabbricato rurale, tradizionalmente destinato all’essiccazione delle nocciole della zona, è stato recentemente ristrutturato per realizzare quattro camere doppie con bagno e due appartamenti dotati di stanza da letto, cucina-soggiorno e bagno, per una disponibilità complessiva di 15 posti letto. Inoltre, l’azienda è dotata di parco giochi per bambini, aree pic nic e di dieci stalli per camper e roulotte. L’azienda dispone, inoltre, di biciclette per effettuare escursioni nel territorio e di alcune aree gioco dedicate al ping pong ed alle bocce. L’azienda offre la possibilità di realizzare incontri tematici di carattere ricreativo, naturalistico, salutistico e socio-culturale durante i week end. C.da Nocilla – Mascali (CT).  Tel. 339 5012092 Tel. 338 1137637     

ristorante    LA CASA DEL GRECALE - Acireale

Sospesa tra cielo e mare, la casa del grecale si compiace di essere una villa ottocentesca sorta sulla costa dei grandi miti, ad Acireale, capitale del barocco siciliano, sulla terrazza naturale della romanticissima Timpa di Santa Caterina. A dimora dei quattro elementi: tra Acqua e Terra, tra Aria e Fuoco, il grecale soffia su un panorama che toglie il respiro. Qui, in un ambiente antico-elegantedi gran gusto e di spiccata personalità si ritrova l'anima autentica della Sicilia antica ed amabile, con pietanze legate alla tradizione, al territorio e alle stagioni. Interno fino a 250 posti, • Prato estivo panoramico, specialità pesce e prodotti tipi siciliani. Via S. Caterina, 51 Acireale (CT) Tel. 095 605 105   

pasticceria    SAVIA - Catania

(dal suo sito web) In una citta' golosa e raffinata come Catania, la Pasticceria Savia incarna i fasti della dolcezza, tra cannoli invitanti e cassate variopinte, tra paste di mandorla e l'esplosione di colori del marzapane.Come consuetudine cittadina,da piu' di Un Secolo, dal caffe' all'aperitivo,dall'arancina al pasticcino, a seconda dell'ora e degli impegni, la Pasticceria Savia e' la meta preferita da giovani e meno giovani impiegati e manager ranpanti nella pausa pranzo. Fu fondata nel 1897 dai coniugi Angelo ed Elisabetta Savia in quella zona anticamente chiamata Piano di Nicosia. Da li' mosse i primi passi e accrebbe la sua esperienza grazie all'intuito e alla sagacia di Alfio e Carmelina Savia trovo' degna sistemazione nel cuore della citta'; Per i pochi che non lo sapessero la Pasticceria Savia si trova incastonata ad angolo tra la via Etnea e la Via Umberto, in quello che Federico de Roberto battezzo' col nome prestigioso di Salotto di Catania. In quell'illustre angolo matura, grazie ad Angelo Savia, la tradizione dolciaria che trova i suoi punti di forza nell'eccelsa qualità delle materie prime, nella magistrale professionalita' e cortesia del suo personale e nel confezionamento dei prodotti sempre freschi e fragranti. 

 www.savia.it

gelateria  POLICASTRO-VECCHIA GELATERIA da Calogero - Catania

Non ha siti web, non si fa molta pubblicità, non ci sono banconisti in livrea, non gliene frega niente di avere un locale in periferia perchè la fila arriva, da generazioni, fino al marciapiedi antistante. Se vi viene voglia di un cremoso e gustoso gelato, dal sapore intenso e fatto di ingredienti genuini, questo è quello che fa per voi. Da scegliere, tra gli oltre venticinque gusti, la nocciola, l’amarena, il limone e la stracciatella. Catania - Via Policastro, 29 (angolo via Re Martino, pressi chiesa S. Lucia - Picanelly Republic) Telefono: 095-7126079. Orario Chiusura: mai; Ferie : Nov-Feb. Solo da poco ho saputo che la gelateria della mia infanzia, nascosta fra le tante più rinomate della mia città, è segnalata da Gambero Rosso che l'ha scoperta solo per la sua qualità e non certo per le insegne luminose o i tavolini in granito.

Trattoria Antico Corso da ACHILLE - Catania

(da una risposta in un forum) Se invece vuoi calarti nella tradizione catanese più classica con carne di cavallo, polpette di cavallo e cipollata (ma in questo caso si vira sul mooooolto rustico e non si deve essere schizzinosi) avventurati in via Plebiscito, un quartiere popolare molto caratteristico dove è meglio andare con qualcuno del luogo (ogni catanese ha una sua trattoria di fiducia in via Plebiscito) e magari lasciare la propria auto altrove... Non ti voglio fare preoccupare, io ho camminato tante volte a piedi, da solo e di notte in questo quartiere e non è mai accaduto nulla però sai, un'auto "straniera"

potrebbe saltare all'occhio. Le mie scelte in via Plebiscito cadono su "Concetto Scapellato l'originale" (via Plebiscito, 428, praticamente un garage riattato a trattoria) o "Trattoria Antico Corso Da Achille" (via Plebiscito, 734).

bar CAFFE' EUROPA - Catania

Il Caffè Europa è un vero pezzo di storia della città di Catania.
Ubicato alla fine del Corso Italia, oggi una delle vie più prestigiose dello shopping d’elite, fu fondato nel 1962 quando ancora il Corso Italia era solo uno spazio semideserto bordato dal mare.
Tino Venuti, autentico maestro dell'alta pasticceria, dirigeva il laboratorio dell'azienda producendo granite, dolci, torte, gelati e le molteplici prelibatezze dai gusti inconfondibili. Da allora non è cambiato nulla, i sapori sono genuini e autentici come quelli di una volta e lo stile e l’accoglienza conservano quell’atmosfera elegante e raffinata di un tempo. Il Caffè Europa è un’oasi esclusiva, dove sostare per una colazione, un gelato, aperitivo, pranzo o cena veloce, diventa un occasione di vero benessere in ogni momento della giornata.
Situato alla fine del c.so Italia Caffè Europa costituisce fin dal 1962 uno dei punti di incontro più famosi di Catania.

osteria    LA PAGLIA - Catania

Tra i banchi di pesce, i colori delle verdure, della frutta fresca e le grida degli ambulanti della storica Pescheria di Catania, si affacciano la centenaria trattoria la Paglia. La piccola cucina all'ingresso del locale con i fornelli anneriti da decennali fritture, gli antipasti di mare esposti sul bancone e i tavolacci della sala un po' angusta imbottita di sedie per sistemare quanti più avventori possibile vi faranno sentire ancora addosso l'atmosfera da suk che si respira appena fuori. Innanzitutto le sarde "a beccafico". Poi insalatina tiepida di polpo, zuppa di cozze e vongole o "masculini marinati" (le alici dello Ionio marinate con olio e limone). La scelta veramente difficile è decidere come condire gli spaghetti: con i ricci, praticamente il mare nel piatto; con il "muccu" (neonata di mare); oppure con un sughetto alla marinara preparato con polipetti, calamari, vongole e cozze; o, ancora, con il nero di seppie addomesticato con l'estratto di pomodoro ma molto saporito, o, infine, alla classica Norma, con pomodoro, melanzane e basilico. Il tonno qui finisce alla griglia o fritto con le cipolle: come dire, senza pietà. Imperdibile la frittura di "sparacanaci" e cioè di triglie neonate, ma anche quella classica di calamari e gamberi non lascia delusi. A tavola si viene serviti con una deferenza fuori dal tempo che solo la conduzione di una famiglia siciliana con a capo una donna forte sa trasformare in una qualità. Piazza Pardo, 23 - Catania - Tel. 095 346838

ristorante  LA SOLITARIA - Santa TeclaRisultati immagini per la solitaria santa tecla

"Siamo stati a pranzo in questo locale delizioso segnalatoci da un amico, il proprietario si è presentato e con modi garbati e competenza ci ha 'raccontato' i piatti alla carta. Abbiamo optato per una carrellata di antipasti caldi e freddi e tre diversi primi. Tutto eccezionalmente fresco ma il top sono state le linguine con alga Mauro patelle e pomodorini, un piatto da estasi. Dolci di buona qualità e vino bianco di nera che è il mio preferito. Che dire: continuate così!"

Concordo la recensione su Tripadavisor. Aggiungo che  appartiene a gente che non si vergogna a dire che i gamberoni sono congelati (poche volte), il che significa che tutto il resto è tutta roba fresca dello spettacolare repertorio ittico della Timpa acese. L'unico neo, gli antipasti standard che sono simili a quelli degli altri ristoranti. Quindi non sprecate lo spazio rimasto nel vostro palato e passate direttamente ai primi e ai secondi!  M.R.

http://www.ristorante-lasolitaria.com/   https://www.facebook.com/ristorantelasolitaria

 

continua.....

 

 

 

 

 

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