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POLPETTERIA

 

AL GUSTO SICILIANO

 

BLANC A MANGER

 

ETNEA UNA

 

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CURTIGGHIU

 

FILOMENA

 

SIKUCINA

 

NOVANTA500

 

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SANT'AGATA

 

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JAMES JOYCE

 

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7 EVEN

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SCARDACI

STECCO NATURA

 

MY CREAM 109

PASTICCERIA SOAVE

CAFFE' EUROPEO

 

INSIGNE CAFE'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pasticceria catanese

Fra i dolci più tipici e tradizionali il primo posto va al cannolo di ricotta, composto da una cialda croccante ripiena di crema di ricotta e decorato con scaglie di cioccolato e granella di pistacchio, farcito rigorosamente al momento della degustazione. Altrettanto famose sono la cassata e le più piccole cassatelle, i minuzzi ‘i Sant’ Aita , sempre a base di ricotta, nonché la Frutta Martorana. Quest’ ultima è una specialità a base di farina di mandorle e zucchero, caratteristica perché riproduce perfettamente frutta, ortaggi e pesce. In occasione della tradizionale festa di Sant’ Agata, la patrona di Catania, si preparano le olivette di Sant’ Agata, squisiti dolcetti di pasta di mandorla verde a forma di olive, da cui prendono il nome.

E ancora possiamo citare le paste di mandorla, di nocciola e di pistacchio. Le gelaterie a Catania sono particolarmente rinomate per gli squisiti gelati artigianali,

prodotti nei più svariati gusti, e i cosiddetti pezzi duri, spesso decantati dagli scrittori siciliani come un trionfo della gola.

Un’ altra specialità tipica di Catania sono i biscotti della monaca, biscotti secchi a forma di “S” aromatizzati con semi di finocchio, chiamati così perché verso la fine dell’8oo una monaca di casa cominciò a confezionarli e a venderli.

ex Provincia Regionale di Catania.

 

 

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Via Santa Filomena la vanedda chic di Catania

di Lucia Murabito

Meta di turismo enograstronomico, centro della movida catanese e nuovo salotto della Catania bene: questa la descrizione che ormai da qualche tempo viene fatta di via Santa Filomena.

Vanedda incastonata tra via Umberto, via Etnea e via Pacini, via Santa Filomena è ormai “sulla bocca di tutti”: non c’è catanese che non abbia testato la qualità e la varietà di prodotti che i tanti locali – tutti diversi per impostazione, target e offerta – portano in tavola.

Usciti indenni dai recenti controlli a tappeto dei Nas, i ristoranti di via Santa Filomena sono l’isola felice per i palati sopraffini e per le buone forchette, il baluardo dell’autocontrollo alimentare a Catania.

Ma volendo – concedetecelo per una volta – lasciare da parte l’ormai imperante riferimento gastronomico, va ricordato come questa graziosa viuzza del centro storico nasca come via degli artigiani.

In tempi non sospetti, via Santa Filomena contava numerose botteghe di produzione manufatturiera: rilegatori, pellettieri, sarti e le pioniere della produzione di oggettistica con materiali di riciclo.

Pochi i superstiti, incastonati come gemme nella moltitudine di ristoranti.

Preziose come gemme le realtà di cui stiamo parlando: Boudoir 36, Ibridi e la libreria Vicolo Stretto.

E a parlarci della realtà di via Santa Filomena è proprio Maria Carmela Sciacca, titolare della libreria Vicolo Stretto. 23m² di legno, libri e “vibrazioni positive”, come dicono i clienti di questa perla della cultura catanese.

Mari è qui da tre anni, da quando via Santa Filomena era ancora la strada degli artigiani: nella sua libreria organizza laboratori per bambini, conferenze, mostre pittoriche, performance musico-teatrali, corsi gratuiti di lingua spagnola. “E poi vendiamo libri” conclude. “Tornata dalla Spagna laureata e disoccupatissima mi hanno proposto questa botteguccia: costava poco e io non avevo la più pallida idea di che cosa significasse gestire una libreria e di cosa sarebbe diventato questo posto.

Adesso, a distanza di tre anni, ho la consapevolezza che i miei clienti sono i miei e non di via Santa Filomena. Perché chi sceglie Vicolo Stretto ne sceglie la filosofia: tutto è accuratamente selezionato e organizzato secondo uno spirito. Siamo una libreria indipendente. Qui invece tutto è massificato, manca totalmente il concetto di bellezza diffusa e di varietà dell’offerta: mi piacerebbe vedere qualche negozio in più su questa strada”.

Sì, perché se la via dei ristoranti ricorda tanto i boulevard parigini, a mancare è proprio la varietà delle attività commerciali che affacciano le loro porte sul vico. “Io ho un’altra concezione del social” ci dice Andrea Ganci, titolare di Ibridi.ibridi

“Questa strada ha un potenziale pazzesco e l’ho sempre immaginata come un salotto elegante e rilassato. Ho aperto il mio brand 7 anni fa: non riuscivo a trovare lavoro e l’idea era quella di creare un negozio dove io stesso avrei speso volentieri i miei soldi.

Da un annetto ci siamo ritrovati al centro di questo fenomeno modaiolo e mediatico, ma non mi sento parte di tutto questo: manca la leggerezza, come atteggiamento e filosofia di vita”.

“Commercialmente – ci dicono entrambi – abbiamo potenzialmente ampliato il bacino d’utenza: adesso passa davvero tanta gente da qui, anche al mattino. Ma, al di là dei nostri clienti affezionati, sono i turisti ad apprezzare la nostra attività”.

“Sarebbe utile un’associazione dei commercianti di via Santa Filomena”, ci dice Andrea Ganci. “L’unione fa la forza e per ora non riusciamo nemmeno a far rispettare il divieto d’accesso a macchine e motorini: questa strada dovrebbe essere pedonale sempre, non solo il sabato sera quando il muro di gente ti impedisce materialmente il passaggio.

Sarebbe bello che l’arredo urbano fosse curato in maniera uniforme, con panchine, fiori. E sono certo che la gente troverebbe utile avere a disposizione una linea wi-fi gratuita. E non solo per pubblicare le foto dei piatti su Facebook”.

“Avremmo più voce in capitolo anche con l’amministrazione comunale”, conclude Mari. “Se la strada è sempre pulita dobbiamo ringraziarci a vicenda: ognuno fa la sua parte pulendo il proprio pezzo di marciapiede. Lo spazzino passa, ma sembra fare finta. Il problema però è che qui ogni commerciante parla di Via Santa Filomena, ma in realtà parla della propria attività”. Su una cosa sono tutti d’accordo però: via Santa Filomena è una realtà a sé stante, da salvaguardare e migliorare. Con qualche accorgimento e un po’ di collaborazione si potrebbe anche esportare e usare come modello per l’intero centro storico catanese.

http://catania.sudpress.it/_/via-santa-filomena-la-vanedda-chic-di-catania/

 

 

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Qualunque sia il percorso scelto per trascorrere la serata, c’è un momento che accomuna tutti i nottambuli a spasso per le città dell’Isola: il rito della colazione all’alba.

Che si tratti del classico cornetto appena sfornato, di una granita o di una cioccolata calda… bar, laboratori e pasticcerie cominciano ad affollarsi tra le 4 e le 6 del mattino, con le macchine per caffè espresso che producono a ritmo continuo caffè e cappuccini e l’aria che si riempie dei racconti della serata appena trascorsa.

E domani è un altro giorno, o meglio, un’altra notte…


 

 

 

 

A Fera o Luni

Ricco di molteplici e caldi colori, allegre musiche, tintinnii di campanellini degli abiti orientali, profumi intensi e coinvolgenti, fra i tendoni rossi, blu e bianchi, si snoda il mercato storico di Catania, in gergo a Fera o Luni.
Luogo folkloristico, ricco di tradizione, in cui si può trovare davvero di tutto, dalla frutta e verdura al pesce, dalle carni ai formaggi, dagli indumenti agli attrezzi e ai materiali per realizzarli, dagli utensili alle scarpe, dalle stoffe ai vestiti e agli accessori di seconda mano.
Vi si accede da via S. Gaetano alla Grotta, dietro piazza Stesicoro, dove fa angolo palazzo Beneventano, con il suo portone possente, sopra il quale, sostenuto da due angeli, si colloca lo stemma del casato raffigurante un leone e un orso in posizione eretta.
Qui si trovano per lo più bancarelle di indumenti, caratterizzati dai colori eccentrici dei costumi e delle magliette, da quelli caldi delle tuniche arabe e delle pashmine, dal luccichio dei piccoli gioielli realizzati a mano accostando coralli, ametiste, turchesi ad argento o metallo.

Percorrendo tale via, fra le musiche diverse ed il vociare incessante si incontra sempre un signore di colore, anziano, magro e pacato, il quale, con voce gentile offre la sua merce: federe di cuscini colorati, azzurri, verdi, bianchi e al rifiuto del passante augura con il sorriso sulle labbra un buongiorno.
Seguendo l’arteria si giunge in piazza Carlo Alberto, centro della fiera, zona di pesce fresco, di merluzzi, triglie, calamari, polipi, pesce spada, frutti di mare adagiati su un letto di ghiaccio e innaffiati con acqua di mare. Accanto a questi gli aromi per condirli: aglio, prezzemolo, basilico, limoni grossi, gialli, succosi, spezie ed aromi, offerti al passante dai venditori che magari intercalano qualche commento, a volte anche in versi, che descrive la merce esposta.

Vengono poi i banchi di frutta di stagione, sapientemente adagiata in forma di piramide, e le ceste di verdure, di peperoni rossi e verdi, di melanzane violacee, di pomodori indicati dai venditori con solerzia ai passanti e i banchi dei formaggi dove una voce sovrasta le altre urlando “Pepato vecchio”.
In questo periodo l’arancione delle arance rosse di Sicilia è sostituito dal verde dei fichi d’india, e dal giallo delle pesche, accompagnati dai colori forti delle ciliegie, dalla delicatezza delle fragole, dal tocco esotico di ananas. Non possono mancare neppure i meloni: essi, gialli, rossi, piccoli, grandi, angurie o c.d. cantalupi, si comprano “a prova”, ovvero dopo averne assaggiato il sapore.

La via Pacini e la via Grotte Bianche sono dominate per lo più da macellerie che espongono le carni all’aperto, le tagliano in strada, espongono ceste ricolme di uova sovrastate spesso da una gallinella di paglia. In quelle zone si trovano anche terrecotte artigiane decorate, arnesi da cucina in latta e vetri colorati.

Sia fra i venditori che fra gli acquirenti le nazionalità sono diverse: africani, asiatici, italiani di Catania e provincia, siciliani si incontrano, chiacchierano, propongono i loro prezzi, li comparano con la qualità offerta, discutono fra loro del Catania calcio o del film visto in tv la sera precedente, intessendo una vera e propria amicizia che si accresce giorno dopo giorno.
Anche i prodotti da consumare al minuto hanno la loro importanza in un contesto tanto tradizionale e folkloristico: accanto a pizzette, cartocciate, patè e cipolline, è possibile assaporare il seltz, ottima bibita artigianale in diversi gusti che vanno dal limone al mandarino verde, dal chinotto al tamarindo, bevanda che, soprattutto in estate, riesce a far tollerare meglio il caldo catanese.
Fanno da sfondo palazzi d’epoca e due chiese: la Basilica del Carmine del 1737, che presenta una facciata di pietra calcarea con zoccolato in pietra lavica e tre navate precedute da un ampio vestibolo sormontato da tribuna, all’interno della quale si possono ammirare quattordici vetrate artistiche raffiguranti Santi carmelitani, realizzate con la tecnica medievale grisaille che, mediante l’uso della polvere di piombo sul vetro, permette la realizzazione di particolari policromi e del chiaroscuro, e la piccola chiesetta rupestre di San Gaetano alle grotte, costruita su una grotta vulcanica, con affreschi cinquecenteschi purtroppo andati quasi interamente perduti.
Sovrasta, ma senza interferire, l’Etna che dall’altro veglia su Catania.
www.angelaallegria.com   Luglio 2009 in Katane

 

 

 

 

 

     

 

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