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La Rivolta del sette e mezzo. Appena sei anni dopo l'annessione della Sicilia da parte dell'Italia, tra il 15 e il 22 Settembre 1866, i cittadini di Palermo, ma anche di altri comuni come; Monreale, Marineo, Misilmeri, Bagheria, Lercara Friddi, Montelepre, Campofelice di Fitalia, diedero vita alla "Rivolta del Sette e Mezzo", definita così, per la breve durata dei moti di piazza, sette giorni e mezzo, appunto.

La constatazione del fallimento degli intenti dichiarati all'indomani dell'Unità d'Italia, la percezione di essere stati ingannati, questi gli elementi che hanno innescato la miccia degli eventi.

I contadini, prima illusi dalle dichiarazioni di Garibaldi, circa la destinazione delle terre da coltivare e dalla realtà affermatesi poi,

 

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la leva obbligatoria sconosciuta in Sicilia fino all'affermarsi del regno Sabaudo, l'abolizione delle Confraternite religiose che tanto lavoro creavano con le varie categorie di artigiani, decoratori, stuccatori, sarti, falegnami ect.

In altre parole, malessere sociale e crisi economica sono stati gli ingredienti di questa insurrezione a cui aderirono anche coloro i quali in un primo momento avevano creduto, sostenuto e combattuto a fianco dei mille.

I palermitani della città e i cittadini della provincia si scoprirono degni eredi dei Vespri Siciliani, per lo spirito di ribellione, che come allora, si manifestò contro ogni forma di sopraffazione e di violenza.

La "Rivolta del Sette e Mezzo" fu soffocata nel sangue dal regio esercito sabaudo, forte di circa 40000 uomini sbarcati a Palermo con decine e decine di vascelli della marina militare Piemontese.

La città di Palermo venne bombardata e messa a ferro e fuoco, si consumarono violenze ed esecuzioni sommarie, i morti a migliaia, furono sepolti anche in fosse comuni.

Questi i fatti, resta l' eroico desiderio di libertà e il valore di quei "picciotti" che pur in inferiorità numerica e di equipaggiamenti, vollero ribellarsi alla tirannia degli invasori.

Una vera pagina di eroico patriottismo, che andrebbe DIVULGATA e fatta STUDIARE a scuola, in modo da offrire alle nuove generazioni di siciliani, una più esaustiva narrazione dei fatti reali della Storia moderna della Sicilia.

Enzo Castrenze Cassata

 

 

 

Catania durante l'unità d'Italia

Nei primi anni dell'Unità d'Italia, Catania non viene meno a tale tradizione. Nel 1865 è fondata la società I figli del lavoro, con Mazzini come presidente onorario; sciolta di lì a poco, verrà ricostituita nel 1876 dal radicale Edoardo Pantano. Dopo l'assassinio del presidente americano Abramo Lincoln, viene intitolata a lui la via Lanza (oggi Di Sangiuliano); si va formando uno strato di intellettuali radicali, presso i quali il democratismo si sposa alla totale fiducia nel potere rinnovatore della scienza. Vate di questi ambienti è Mario Rapisardi, poeta che sull'anticlericalismo e sul rifiuto del presente fonda la visione palingenetica di una umanità rinnovata.

Con le leggi di eversione dell'asse ecclesiastico, dopo il 1866, la città acquista gran parte di quei conventi, monasteri, ed altri beni immobili di cui la ricostruzione settecentesca aveva riempito il centro urbano.

Diventeranno scuole, caserme, uffici pubblici: concentrazione eccessiva di funzioni entro un breve perimetro, che oggi, a distanza di più di un secolo, è divenuta insopportabile. Ma è anche una grande occasione per acquistare, speculare, investire. Ed è su queste opere che la città inizia la sua crescita: si sistema la via Stesicorea (Etnea) abbassandone il livello; si imbrigliano le acque dell'Amenano (la fontana di piazza Duomo è del 1867); si tracciano e aprono nuove strade; nel 1866 si installa l'illuminazione a gas. E purtuttavia, l'epidemia di colera colpisce nel 1866-67 e ancora nel 1887.

 

 

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I monasteri catanesi che divennero sedi dell'amministrazione statale.

 Negli ultimi mesi del 1867 il Governo abolì le corporazioni religiose, confiscando i beni dei vari ordini

 

Si, era alla vigilia di Natale allorché i conventi e i monasteri passarono allo Stato e ai Comuni. L’esodo dei monaci, a Catania, avvenne tra le vive proteste delle autorità religiose e tra il fermento della popolazione, soprattutto dei ceti più poveri, che presso le congregazioni religiose avevano sempre trovato ospitalità e aiuti.

La nostra città contava allora ben venti monasteri dei quali sei femminili e quattordici maschili.

Nel convento di Santa Maria di Nuovaluce (sorgeva in via Teatro Massimo e piazza Bellini) -che aveva ospitato Certosini, Cassinesi di S. Agata, Teresiani, Riformati Eremiti scalzi- il Governo vi sistemò gli uffici statali e dell’Intendenza di Finanza.

Il convento di S. Francesco d’Assisi dei Minori Conventuali (si trovava tra le vie Vittorio Emanuele, S. Giuseppe al Duomo, S. Francesco e piazza S. Francesco d’Assisi) accolse gli uffici della Questura e l’entrata venne aperta da via Vittorio Emanuele n. 210 (oggi n. 222).

Il convento dei Minoriti (tra le vie Minoriti, Manzoni, Prefettura ed Etnea), passò all’Amministrazione provinciale che vi sistemò i propri uffici cedendo però l’ala di levante (di via

Etnea) alla Regia Prefettura. Allo stesso Ente vennero dati il monastero dei Domenicani e di Santa Caterina da Siena (detto del Rosario) -tra le vie Vittorio Emanuele, Mazza, Pulvirenti e S. Agata- che venne occupato dall’Archivio provinciale di Stato.

Il convento del Carmine di piazza Carlo Alberto, fu trasformato in Quartiere Militare con nome di “Caserma Lucchesi Palli”.

Il convento di S. Francesco di Paola alla Marina venne assegnato alle Guardie doganali e indi trasformato in caserma della Guardia di Finanza.

Parte dei monasteri vennero incamerati dal comune per la sistemazione delle Scuole. Il monastero dei carmelitani o di Santa Maria dell’Indirizzo di via Auteri fu occupato da una scuola elementare.

Nel monastero della SS. Trinità (tra le vie Vittorio Emanuele, Quartarone, Teatro Greco e Santa Barbara) trovarono ospitalità l’Educandato femminile e la Scuola Magistrale.

Il monastero dei Crociferi (in via Crociferi n. 55) divenne sede della Pretura; sempre nella via Crociferi il convento di S. Francesco Borgia dei Gesuiti, fu occupato dall’Ospizio di Beneficenza (detto il Convitto dei Poveri) mentre quello di S. Giuliano (monastero femminile) servì al Comune per molteplici usi.

Nel monastero dei Minori osservanti di S. Agata la Vetere, in via Santa Maddalena fu aperto l’Ospedale degli infetti. Il monastero dei Domenicani fuori le mura e il monastero dei Cappuccini divennero Caserma Militare. Il monastero degli Agostiniani, in via Vittorio Emanuele n. 318, venne adibito per le Guardie di Pubblica sicurezza.

Nel monastero dei Benedettini di piazza Dante, un’ala fu sede del Liceo Ginnasio “N. Spedalieri” e l’altra metà venne occupata dall’Esercito per alloggiarvi l’Arma di Cavalleria.

Aldo Motta

 

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Catania alla fine dell'800 e nei primi decenni del '900,aveva raggiunto un notevole progresso commerciale,grazie alle condizioni naturali della sua posizione topografica e con la costruzione del nuovo porto venne intensificato il traffico d'esportazione dei prodotti minerali ed agricoli del suo territorio e delle vicine provincie,con la costruzione della rete ferroviaria si ebbe lo sviluppo delle industrie chimiche e meccaniche, sorsero parecchie fabbriche per la molitura degli zolfi, tra queste primeggiava quella di Fontanarossa,della Società Generale degli zolfi,qui lavoravano circa 200 operai,oltre a questa esistevano le fabbriche Allegra e C. quelle del cav. Michele Paterno' Raddusa,Alonzo e Consoli e Marano,G.Fichera,Nicoletti ecc..vi erano anche le Industrie per la Molitura di grani e pastifici,molto progredite che fornivano merci per l'esportazione,questi stabilimenti erano eccellenti,provvisti di ottimi meccanismi ed erano tutti ad alta macinazione,come lo Stabilimento per la macinazione dei cereali dei F.lli Prinzi https://www.mimmorapisarda.it/STORIA/CATANESI/SABAUDO.JPGche produceva circa 150 mila quintali di farine,vi lavoravano circa 60 operai, l'Opificio Santa Lucia che forniva circa 100 mila quintali di farina che veniva trasformata in pane e paste eccellenti,con 43 operai,l'Opificio dei F.lli Consoli,lo stabilimento di Orazio Nicotra,il Pastificio dei F.lli Valenza,oltre a questi stabilimenti vi erano; la Fabbrica per la Distillazione del Cognac e del Vermouth dei F.lli Stecher,mentre i Barandom,Accurso e altri lavoravano per la produzione di birra e acque gassose,prestigiosa erano la Fabbrica di cioccolato e delle Conserve dolci del cav.Rosario Amato e quella del sign. Vincenzo Tricomi,troviamo anche importanti Opifici con segheria a vapore dei F.lli Malerba-Guerrera,numerose Fornaci da mattoni,quelle per la fabbricazione delle calci del sign.Grasso che si trovavano presso il Gazometro e verso Nesima si trovava quella del sign.Peratoner,vi erano anche Industrie Metalliche,Industrie Chimiche,la Manifattura Tabacchi dove veniva lavorata anche la foglia di tabacco siciliano,vi lavoravano circa 567 operai dei quali 523 erano donne,troviamo anche le Industrie per la lavorazione della liquirizia fatta a mano in otto stabilimenti,quelli di B.Fichera,G.Pastore,Licciradello,Grasso,Ursino ecc..diverse Concerie come quelle di Marano,Capace,Pennisi,Vasta ecc, che contano circa 300 operai,interessante era la Fabbrica di ghiaccio,la più antica era quella di Worthington che con due macchien ad evaporazione d'ammoniaca dei sistemi Carrè e Linde mosse da una macchina a vapore di circa 16 cavalli poteva produrre circa 90 quintali di ghiaccio al giorno,seguiva quella dei F.lli Prinzi che ne produceva altrettanto.

 

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Catania nel 1800

 

Alla Playa vi era un importante Opificio per estrarre l'olio di oliva proprietari dello stabilimento erano i F.lli De Geronimo,tante le Fabbriche di sapone come quella di G.Tomaselli Russo, Distillerie d'Alcool se ne trovavano 5 solo a Catania,quella dei Romeo,Pecora,Prestinicola e Lemma,Fabbriche d'agro cotto ed essenze di limone come quella dei F.lli Cucinotta,dei Russo,del cav.M.Scammacca e dei Mazzarella e Russo con più di 100 operai,Fabbriche di fiammiferi di cera e legno aperta nel 1883 e successivamente passata al cav.Elia e C. con circa 80 operai,una Fabbrica di polveri piriche si trovava a Picanello del sign.Foti,già nel 1871 vi erano in città diverse produzioni di mobili,in ebanisteria vi erano eccellenti operai,grandi depositi di mobili erano quelli dei F.lli Mollica,dei F.lli Spoto e della Società degli ebanisti,fabbriche di sedie,Costruzioni di carrozze,Industrie dei tessuti e vestiario che dava la rinomanza a Catania come città manifatturiera che dava sussistenza a 12 mila persone,vi erano circa duecento telai a mano per tessere la seta,numerose Sartorie,Calzolerie con abili maestri come quelle di Scandurra e Lamagna che hanno ottenuto diversi premi,richiestissima era la Confezione dei cappelli da donna,diverse Fabbriche di guanti esportati all'estero,vi erano quelle dei D'Arrigo,Lodi,Celona e quella di Marino con 44 operai,Industrie Artistiche come la scultura in marmo,in calcare ed in legno,terre cotte dipinte ecc.. e ancora,la Lavorazione dell'Ambra di Sicilia che costituisce una specialità catanese,e per finire vi è l'Arte Fotografica con gli Stabilimenti dei F.lli Biondi,del Pellicciari,per l'Arte Litografica troviamo i Zurria e Trinacria,per la Tipografia la Stamperia del sign. Pastore fondata nel 1779,quelle di Monachino,Martinez e quella dei Galàtola.

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CICLONE DEL 1884 A CATANIA

Non era ancora cessato il flagello del colera in Napoli, ed ecco un ciclone, dei più violenti ed immani che ricordi la storia, scatenarsi sulla bella e magnifica città dell'Etna.

Era trascorsa l'una pomeridiana del 7 passato ottobre,quando una densa e nera colonna comparve alle falde dell'Etna ,che,avanzandosi vertiginosamente e con un rumore pari a quello di un treno ferroviario, lanciato a grande velocità, si accosto' alla città che ne rimase letteralmente al buio,ma fu respinto da un furioso vento di ponente. Il terrore fu generale :tutti chiedevano una spiegazione dello straordinario e pauroso fenomeno; ma nessuno sapeva darla.

Intanto la pioggia cadeva a torrenti, il vento era impetuoso. Dopo poco il sole riapparve in tutto il suo splendore sull'orizzonte; ma al tempo stesso corse la voce che i sobborghi di Cibali,Borgo,Ognina,luoghi incantevoli e deliziosi, non erano più che un mucchio di rovine.La costernazione prodotta da una tale notizia fu grande. Le autorità civili e militari accorsero sul teatro dell'immensa sciagura. Monsignor Arcivescovo fu dei primi, come sempre, dovunque lo chiami una sciagura che venga a travagliare la sua greggia diletta.

 

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Dietro le autorità volarono le soldatesche,i carabinieri e le guardie municipali e di questura ad apprestare soccorsi. Il ciclone avea in quei sventurati sobborghi recato la distruzione e la morte :case abbattute, ville e villini elegantissimi ridotte in macerie, giardini rasi al suolo, vasti oliveti spiantati dalle radici, agrumeti, che formavano la fortuna di agiati cittadini e l'ornamento di quelle ridenti contrade,convertiti in campi di desolazione, e poi gente sepolta sotto le rovine, e feriti, e pianto e lutto. Tal era lo spettacolo di quei luoghi dove dianzi regnava la vita, la contentezza, la pace.I bravi soldati giunti appena sul luogo del disastro diedero mano all'opera coll'estrarre i morti ed i feriti dalle macerie.

Raccontansi molti pietosi e commoventi episodii ed atti eroici compiuti per salvar gente che se fosse rimasta mezz'ora di più sotto le mura o i tetti abbattuti, sarebbero morti asfittici; ma di questi lasciamo il compito alle gazzette, bastandoci d'avere tramandato ai posteri il caso orrendo, e di prenderne occasione per dire come tanta e si frequente vicenda di pubbliche sciagure renda sempre più evidente la mano di Dio che percuote l'Italia per le ragioni che tutti sappiamo.

Le vittime dell'immane disastro si fanno ascendere a 30 morti e 500 feriti senza contare i danni incalcolabili arrecati alle campagne ed all'intiera città.

 

 

 

 

 

E FINALMENTE NEL 1905 ARRIVÒ LA LUCE ELETTRICA

(di Aldo Motta)

Cenni storici sull'illuminazione a Catania

-Nell'orto di S.Salvatore, nel recinto destinato a deposito delle macchine agricole, dalla parte alta del viale Regina Margherita, il 6 febbraio 1881 ebbe luogo un esperimento di luce elettrica, già attuato a Parigi nel 1878.

L'intensità della luce che si estendeva per circa 100 metri,diede prova lampante degli eccellenti apparecchi adoperati. Così la cronaca del giornale "Il Plebiscito ":"Amanti del progresso della scienza, auguriamo che questo sistema di illuminazione esca dal campo dell'esperimento per estendere il suo dominio nell'applicazione pratica, e che la città nostra non resti indietro alle città del continente, le quali hanno già cominciato ad apprezzare i vantaggi ".

Dopo 4 anni del primo esperimento, 4 lampade Pilsen ,dalla potenza ciascuna di mille candele ,furono fatte accendere in piazza degli Studi (attuale piazza Università )in occasione della festa di Sant' Agata, l'esperimento si realizzò grazie alla Società dell'illuminazione elettrica composta dal prof.Sebastiano Speciale e dai fratelli Malerba.

In seguito, in molti negozi e caffè di via Stesicoro-Etnea avvennero ancora esperimenti per illuminazione a luce elettrica. Le prove riuscirono splendide e il 2 maggio del 1885 si comunicò alla cittadinanza che i periodi degli esperimenti erano terminati. L'illuminazione definitiva andò per gradi iniziando da via Etnea; per prime il Caffè Europa (che allora era al civico 58 di via Etnea )e contemporaneamente in alcuni magazzini e negozi, in un chiosco dirimpetto alla Collegiata e all'Hotel Centrale.

Fra i capoluoghi siciliani la prima ad avere l'illuminazione elettrica completa nelle strade fu la città di Siracusa; Catania l'ultima. E ultima anche ad avere l'illuminazione in casa e nei teatri perché gli amministratori del tempo si erano legati con la "Società Belga del Gaz" con un contratto capestro a lunga scadenza di ben 60 anni.

Fu solo nel 1905 che finalmente si poté avere, nelle strade e anche nelle abitazioni civili la tanto sospirata "fiamma elettrica ".Nel pomeriggio del 30 marzo si inaugurano pure le prime linee tramviarie

 

LE PRIME AUTOMOBILI A CATANIA

Le prime automobili a Catania furono appannaggio dell'aristocrazia ed apparvero già a fine Ottocento.

La prima automobile circolò nelle strade di Catania nel 1890 ,si trattava di una Benz acquistata in Germania dal barone Catalano di Vizzini.

Ma l'immatricolazione delle auto avvenne più tardi e la prima auto immatricolata al PRA (pubblico registro automobilistico )con la targa CT.1 fu registrata il 18 novembre 1927 a nome del signor Giuseppe Rapisarda fu Luciano abitante a Pedara in via Regina Margherita 13 e si trattava di una Citroen 16 HP .

Le auto circolavano senza immatricolazione fino al Regio Decreto Legge 27 marzo 1927 n.436 con l'obbligo di iscrizione al PRA

Fu un crescendo di auto e targhe abbastanza evidente dai dati statistici del PRA

-1949 immatricolazione della targa CT 16.000

-2 AGOSTO 1958 fu benedetta dall'arcivescovo Bentivoglio la targa CT 50.000 assegnata all'auto del prefetto Rizzo

-18 GENNAIO 1969 targa CT 200.000

-5 OTTOBRE 1972 targa CT 300.000

-5 LUGLIO 1976 targa CT 400.000

-13 MARZO 1980 targa CT 500.000

 

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E' lo stile architettonico fiorito tra la fine dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento a Catania, caratterizzato da linee curve, motivi floreali e un eclettismo unico.

 

 

La città si popola di commercianti stranieri: sono esportatori di agrumi, imprenditori, negozianti, che si chiamano Brodbeck, Caflisch, Caviezel, Ritter, Wrzy; svizzeri cui si deve la fondazione della chiesa valdese e di quella evangelica, e che ben presto si guadagnano un posto nei ranghi della élite locale. Divenuto sindaco nel 1902 De Felice inaugurò una politica di municipalizzazioni e di lavori pubblici (tra l'altro si deve alla sua sindacatura la messa in luce dell'anfiteatro romano).

 

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