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IL GRANDE AGGIORNAMENTO SULLA STORIA DI CATANIA

 

 

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Potenza - Catania 1 - 0: dalla Basilicata il nulla.

SAB 17 OTT - ORE 17.30

(in chiaro in TV su Telecolor CT ch 11, nonchè in streaming

 

 

Orbene c’è un vecchio elefante che da quattro anni e rotti vive fuori dalle mura di piazza Spedini.

Non è scappato, non si è perso.

È stato messo sotto chiave in una fredda stanza d’un tribunale fallimentare, all’interno d’una cartellina violacea con su scritto “bene immateriale”. È il nostro carissimo liotru, quello vero per intenderci, col pallone di cuoio in fronte e le strisce rossazzurre addosso.

La procedura ufficiale per l’acquisto di questo benedetto stemma partirà tra pochi giorni, la base d’asta è di cinquantacinquemila euro, la scadenza sarà il quattordici di ottobre del duemilaventisei. L’asta partirà il giorno dopo, sarebbe a dire il quindici ottobre.

Insomma, per fare uscire il Liotru dalla gabbia “ora ci volunu i soddi.”

E fin qui, niente di nuovo sotto il cocente sole catanese.

Mentre scrivo di liscia russo-azzurra mi torna in mente di quella volta in cui il nostro vice-Presidente, scorreva il duemilaventidue, assicurò che tutto il patrimonio della vecchia società sarebbe stato recuperato, come accaduto a Napoli e a Palermo.

Poi calò però un silenzio lungo e Al momento stai visualizzando Un liotru in gabbia – storia di loghi, di vizi e di virtùassoluto -perfino dei nostri sostenitori- fin quando un misterioso gruppo manifestava l’intenzione di partecipare a un bando aperto già dall’ottobre di due anni fa. In quel momento un tifo silente si ricordava improvvisamente del suo ruolo di cane da guardia.

Ancora mi domando prima che fine abbiano fatto le Coppe conquistate tra il 1954 e il 2006 e poi se è immaginabile che il Catania vada in B e poi in A o si qualifichi perfino in Champions senza logo originale né museo storico.

M’interpello perfino se Peppe Mascara ha avuto bisogno del marchio registrato per fare il cucchiaio all’Inter, o se Angelo Massimino chiedeva una perizia sul valore del brand prima di comperare un centravanti.

Per vincere è necessaria una società strutturata in modo decente o il vecchio marchio appeso in bacheca (che non è peraltro quello più bello né l’originale ma che per situazioni collaterali è diventato il più importante)?

Aggiungo, per onestà intellettuale che da oltre quattr’anni in città amiamo un nuovo stemma diverso da quello originale e stilizzato da Mastro Liuzzo, con una meravigliosa C furba disegnata con la proboscide.

È moderno, è premiato a livello internazionale con il WOLDA, e qualcuno dice (sottovoce, però, perché siamo a Catania) che è più bello di quello vecchio. Ci siamo affezionati, è nostro figlio, anche se adottivo.

E qui s’arriva al punto cruciale, giacché questa storia del derby fratricida tra due marchi, il vecchio e il nuovo, serve a dare in pasto alla comunità rossazzurra un argomento futile e indi distogliere la massa dai tanti problemi strutturali che oggi questa nuova società, con gli stessi identici secolari personaggi all’interno, palesa e perfino talvolta ostenta.

Il fatto è che il logo non fa il settore giovanile, nè ricostruisce Torre del Grifo. Non sceglie un direttore sportivo bravo, non fa uno scouting decente, nè crea una rete di osservatori validi.

In molti, invece, desidereremmo una società di pallone forte e strutturata, capace per esempio di riorganizzare in modo risolutivo il settore giovanile, di avere un’idea manageriale, di non cambiare tre allenatori l’anno e soprattutto di far divertire i tifosi rossazzurri

Punto.

A un club ben articolato, solido, catanese nel cervello e nel portafoglio, andrebbero chiesti il logo, le maglie, la storia, i musei eccetera eccetera.

Giammai invece a quello di Vince Grella e di Ross Pelligra, che non è per nulla organizzato. Che è venuto dalla lontana Australia con entusiasmo iniziale ma dopo quattro anni ancora non ha capito che qua il pallone non è una start-up.

In conclusione, secondo me al Catania FC non frega un accidenti della storia di Peppe Mascara né di quella di Memo Prenna, di Géza Kertész o di Antonio Dal Poggetto. Non sanno manco chi siano questi.

Non è colpa loro, è che proprio non gli appartengono. Riverenze

Post Scriptum.

La mia sensazione è che al Catania FC non interessi nulla di figurine di un album Panini che non hanno mai comprato ne’ sfogliato.

Sarebbe meglio pertanto non chiedere il logo a questi signori venuti dalla lontana Australia e che non sanno nemmeno dove sta via Cifali. Non aspettiamoci un museo da chi non conosce a fondo la storia di Manganaro, quella di Michisanti o di Marcoccio.

Lasciamo perdere per adesso logo, maglia storica, museo e tante altre cose ancora.

Da queste parti non amiamo il pietismo peloso, l’elemosina a stelle e strisce, la carità del padrone che ci concede il nostro stesso passato a rate.

Se il Catania FC volesse comperare qualcosa, comprassero un’idea, una struttura, un futuro.

Il Liotru, quello vero, sa stare anche in gabbia un altro po’.

Ha aspettato tanto e può attendere che a liberarlo non siano un paio d’imprenditori affittuari.

«Abbiamo ritenuto doveroso –la parola va ora al sindaco Trantino- che il Comune fosse presente a questa asta perché il logo storico del Calcio Catania 1946 non può essere considerato soltanto un bene suscettibile di sfruttamento commerciale. È un simbolo che appartiene alla storia della nostra città e soprattutto al sentimento di migliaia di tifosi e sportivi rossazzurri, a Catania come in Italia e nel mondo alla squadra di vertice che la rappresenta con il nome della Città.»

Riverenze. Anzi no, stavolta no.
(Alessandro Russo)   

https://tuttoilcataniaminutoperminuto.it/2026/10/05/un-liotru-in-gabbia-storia-di-loghi-di-vizi-e-di-virtu/

 

 

 

 

 

 

 

 

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